maggio 2017

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Renewable Energy Report MIP. Energie innovabili in Italia: filiera solida e buone prospettive. Energy e Strategy Group – School of Management Politecnico di Milano, ha presentato i dati aggiornati al 2016.
Nel corso dell’anno sono stati installati in Italia 778 MW di nuova potenza da rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico. Un numero che conferma la tendenza positiva dell’ultimo triennio, dal 2014 ad oggi, e l’uscita definitiva dalla “turbolenza” innescata dalle profonde modifiche al regime di incentivazione cominciate nel 2012. Se infatti tra il 2008 e il 2012 il settore era decollato, con un tasso di crescita medio annuo del 7,5%, si è assistito tra il 2012 e il 2015 a un calo drammatico quantificabile in un -14,2% annuo, che ha sostanzialmente vanificato l’effetto degli anni precedenti, ma che tuttavia ha lasciato una filiera per certi versi più solida, specialmente per quanto riguarda le aziende detentrici degli asset.

Infatti, oggi ci si trova davanti a una filiera industriale di tutto rispetto (risultato di un inevitabile processo di concentrazione) caratterizzata da una certa solidità della redditività operativa e capace di garantire – a meno di ulteriori “stravolgimenti” normativi che questa volta però metterebbero in ginocchio il settore – una prospettiva di stabilità nel tempo, con le conseguenti ricadute positive in termini economici ed occupazionali.
Sono alcune delle conclusioni che emergono dall’ultimo Renewable Energy Report redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, presentato questa mattina: un’attenta fotografia di tutti gli aspetti legati alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia nel 2016, realizzata con il contributo di numerosi partner e di oltre 500 imprese, enti e associazioni.

Tuttavia, 778 MW sono un numero piccolo se lo si paragona ai 51 GW di potenza da fonte rinnovabili (33 GW se si esclude l’idroelettrico “storico” installato) e dunque insufficiente a garantire il necessario ricambio e il miglioramento tecnologico che può farne un asset strategico fondamentale per l’intero sistema elettrico.
“Servono interventi virtuosi di revamping e di repowering sulla base installata – è il parere di Vittorio Chiesa, Direttore dell’Energy&Strategy Group – come del resto chiedono in modo pressante anche gli operatori del settore, permettendo talora di riparare gli errori che la fretta, nei periodo di finestre strette per il conseguimento degli incentivi, ha fatto commettere.
Sono interventi per i quali è necessaria la lungimiranza dei proprietari di asset, alle prese con la convenienza economica e i ritorni degli investimenti, la capacità della filiera di offrire soluzioni adeguate, la visione del legislatore nel garantirne la fattibilità. Insomma, serve un’azione dell’intero sistema”.

Rispetto al 2013-2016, le previsioni di mercato per il prossimo quadriennio sono più favorevoli. Si attendono infatti nuove installazioni per 4,4 GW così suddivisi: 2,3 GW nel fotovoltaico, 1,6 GW nell’eolico, 320 MW nell’idroelettrico e 200 MW in tutte le altre fonti (biomasse, geotermia, CSP). A questo vanno aggiunte le stime sull’andamento del mercato (dal 2017 al 2025) degli interventi di revamping/repowering.

Nello scenario ottimistico, sono oltre 9 GW (il 17% del parco installato attuale, escluso l’idroelettrico “storico”) gli impianti che si pensa saranno oggetto di interventi di efficientamento, per un controvalore di investimenti pari a circa 5,5 miliardi di euro; cifre che scendono rispettivamente a 5,8 GW e 2,2 miliardi nello scenario pessimistico.
“Sono numeri importanti alla stessa stregua di quelli del mercato primario e sono numeri che hanno ricadute economiche e occupazionali estremamente significative sulla filiera impiantistica, dell’EPC e degli O&M delle rinnovabili – conclude Vittorio Chiesa -. Tuttavia, richiedono uno sforzo di coordinamento tra operatori, proprietari di impianti e ovviamente il regolatore, nazionale e locale, uno sforzo di sistema che forse il mercato delle rinnovabili in Italia è finalmente pronto a fare”.

Il quadro del mercato primario delle rinnovabili in Italia
Dopo il rallentamento del 2015, in Italia le installazioni legate alla produzione di energia rinnovabile sono tornate a crescere, a riprova che il mercato esprime ormai una domanda indipendente dai meccanismi di incentivazione, sebbene non ai livelli del periodo 2010-2013. La nuova potenza installata nel corso del 2016 è stata di 778 MW, inferiore di circa 112 MW (-12%) a quella dello stesso periodo del 2015, ma superiore di 78 MW di quella del 2014.
Complessivamente la potenza installata da rinnovabili ha quindi superato la soglia dei 51 GW.

E’ di nuovo il fotovoltaico a guidare la classifica delle installazioni con 369 MW, seguito dall’eolico con 290 MW, mentre le biomasse chiudono con soli 40 MW. Il volume complessivo di potenza fotovoltaica installata a fine 2016 ha dunque raggiunto i 19.261 MW (+24% rispetto all’anno precedente) e il valore del mercato delle nuove installazioni i 637 milioni di euro: il comparto residenziale ha pesato per oltre 417 milioni (66% del totale), rappresentando il 57% della potenza installata con livelli di costo al kW di circa 2.000 euro.
Ciononostante, si è registrata anche una leggera inversione di tendenza, con il 7% della potenza totale in impianti di taglia superiore a 1 MW.

Per quanto riguarda l’eolico, il volume complessivo di potenza installata superava i 9.450 MW a fine 2016, con un valore di nuove installazioni pari a circa 290 MW (-30% rispetto al 2015) e a 454,5 milioni di euro, oltre il 75% del totale (più di 344 milioni) rappresentati da impianti di taglia superiore a 10 MW. In numero di impianti, però, il 97% delle nuove installazioni riguarda quelli inferiori ai 200 kW, soprattutto a causa del fatto che al di sotto dei 60 KW è possibile accedere direttamente all’incentivo.

Il volume complessivo di potenza idroelettrica installata a fine 2016, invece, era di 18.606 MW, con un valore delle nuove installazioni pari a circa 79 MW, volumi simili rispetto al 2015. Le Regioni più attive risultano essere la Lombardia (13,3 MW), il Piemonte (12,8) e la Valle D’Aosta (8,4). Il valore del mercato delle nuove installazioni è pari a circa 327 milioni di euro, in larga parte attribuibile agli impianti di piccola taglia.

Infine, sommando le diverse tipologie di biomassa utilizzate per la produzione elettrica (biomasse agroforestali, biogas, bioliquidi, forsu) la potenza cumulata al termine del 2016 ha raggiunto i 4,2 GW, con una crescita di soli 40 MW nell’anno. Il trend di discesa delle nuove installazioni è qui tale da poter parlare di un mercato sostanzialmente fermo. Le uniche variazioni riguardano le biomasse agroforestali (+30 MW) ed il biogas (+10 MW). Sostanzialmente invariata la potenza delle altre fonti.

Il ruolo degli incentivi
Un ruolo ancora importante lo hanno giocato, ad esclusione del fotovoltaico, gli incentivi. Con il DM 23 Giugno 2016 sono stati incentivati 1,2 GW di potenza totale, circa la metà dei 2,4 GW assegnati con il DM Luglio 2012 (rispetto agli oltre 4,4 GW messi a bando). Se si mettono a confronto i due provvedimenti, tenendo presente che il primo comprende 3 tornate di aste, registri e rifacimenti mentre il secondo solamente una, si può notare che in entrambi l’eolico è quello che ha riscontrato tra gli operatori un maggiore interesse (con una potenza totale richiesta sempre molto superiore al contingente messo a bando) e che si riscontrano notevoli differenze in termini di potenza incentivata rispetto a quella messa a bando.
Il fatto indubbiamente positivo, vero soprattutto per l’eolico, è l’esistenza di una domanda di realizzazione di impianti da rinnovabili che esula dall’incentivo. Da qui si dovrebbe partire – a detta degli operatori – studiando soluzioni che vadano al di là del contingentamento per fonte, ad esempio attraverso aste “tecnologicamente neutre” che permettano un più efficace impiego del contingente a disposizione.

Una filiera finalmente solida
Partendo da un’analisi campionaria di oltre 914 imprese appartenenti alle diverse fasi della filiera, il report ha valutato lo stato di salute degli operatori delle rinnovabili in Italia, misurato attraverso la redditività del core business (EBITDA%). I dati raccolti hanno permesso di scattare diverse fotografie – anche per taglia dimensionale delle imprese – e di confrontare i dati dei periodi 2008-2012 (quello della grande espansione delle rinnovabili) e 2012-2015 (quello invece della grande crisi e del tentativo di ripresa).

“Il quadro che ne esce dovrebbe essere tenuto in debita considerazione nel momento in cui si decidano modifiche al contesto normativo e regolatorio – commenta Chiesa –. Innanzitutto, il tasso medio di crescita annuo (CAGR) di tutto il settore delle rinnovabili tra il 2008 ed il 2015 è pari a -2,4%, segno di un comparto che si trova oggi in una condizione peggiore, per quanto riguarda la redditività del core business, rispetto al 2008.
Tuttavia, il pesante processo di razionalizzazione che ha lasciato sul terreno diversi operatori ha fatto sì che oggi, delle 914 imprese analizzate, ben 550 (il 60%) si trovi in una situazione di prestazione superiore alla media”.
Alla fase di crescita (CAGR medio +7,5% annuo) tra il 2008 e il 2012 è infatti seguito un calo drammatico (-14,2% all’anno) dovuto alle modifiche repentine del quadro normativo che ha sostanzialmente vanificato l’effetto degli anni precedenti, ma che tuttavia ha lasciato una filiera per certi versi più solida.
E’ la categoria dei detentori di asset quella che (dati 2015) esprime ancora la maggiore redditività, con un EBITDA % che varia dal 14% circa del fotovoltaico sino al 27% dei detentori di portafogli multi-fonte, nonostante sia gravato dagli ammortamenti e dal servizio del debito.

Sono gli operatori di O&M invece quelli che hanno sopportato la maggior accelerazione (+68,5% annuo dell’EBITDA nel periodo 2008-2012 per il fotovoltaico) e decelerazione (-33,6% annuo dell’EBITDA nel periodo 2012-2015 per l’eolico) sulle “montagne russe” delle rinnovabili. Eppure, gli operatori di O&M risultano oggi solidi, con una redditività compresa tra i 7,2% delle biomasse ed il 16% dell’eolico.
La filiera rimasta a seguito della contrazione del mercato è costituita dai soggetti più strutturati e organizzati, che esprimono redditività coerenti con un’attività industriale svolta in un mercato che ha raggiunto un maggior grado di maturità – conclude Chiesa -.
Tuttavia, se si provasse ad applicare alla redditività misurata nel 2015 per le varie categorie lo stesso stress sperimentato nel periodo 2012-2015, tutti gli operatori di O&M, per non parlare della componentistica elettrica, si troverebbero in situazioni difficilmente sostenibili”.

Opportunità concrete di crescita: il revamping ed il repowering degli impianti esistenti
Allo stato degli impianti in esercizio per fotovoltaico, eolico ed idroelettrico e alle concrete potenzialità di revamping/repowering è dedicata un’ampia parte del Report. In particolare si sono valutate, insieme agli operatori del settore, le alternative concrete di investimento e la redditività attesa, prendendo anche in considerazione gli impatti di questi interventi sulla produzione elettrica degli impianti e le possibilità concesse dall’attuale quadro regolatorio.
Il mercato del fotovoltaico italiano può vantare un parco impianti di notevole potenza: grazie agli oltre 19 GW è il secondo mercato europeo per base installata. Il performance ratio (PR) caratteristico degli impianti di grande taglia si attesta intorno al 75%, mentre per gli impianti nuovi sale all’84-86%. Prendendo in considerazione il triennio 2010-2012 – quando è entrato in funzione il 70% dell’installato e le centrali solari rappresentavano oltre il 50% delle nuove installazioni – si deduce che il deterioramento degli impianti è stato più elevato di quanto ci si aspettasse.

L’analisi economica sulle opportunità di revamping e repowering nel fotovoltaico permette di evidenziare l’assoluta convenienza degli interventi che hanno per oggetto il riassetto del layout (e che fanno registrare IRR medi nell’ordine del 40-50%) e il posizionamento comunque sopra la soglia di convenienza, con la sola parziale eccezione degli impianti residenziali, degli interventi di sostituzione degli inverter. Per gli impianti più obsoleti questo intervento porta ad incrementi della produzione anche nell’ordine del 9%. Il fotovoltaico si conferma dunque un ambito dove gli interventi di revamping e repowering possono rappresentare alternative di investimento interessanti.

Il mercato dell’eolico conta un parco impianti di oltre 9 GW, il 30% dei quali (circa 2,7 GW) ha almeno 10 anni di vita ed entro la fine del 2019 vedrà terminare il regime incentivante dei certificati verdi. Nello specifico, circa 1.200-1.500 MW si apprestano a compiere 14-15 anni di attività e si avvicinano alla loro data di fine vita utile (20 anni), perciò si presentano appetibili ad attività di revamping o ricostruzione completa.
Il mercato dell’idroelettrico italiano, il più anziano tra quello delle rinnovabili, ha già subìto in passato un forte rinnovamento grazie ai regimi incentivati (certificati verdi e aste & registri per i rifacimenti/ricostruzioni parziali/totali): tra il 2001-2003 e nel quinquennio 2008-2013 oltre l’80% degli impianti di taglia superiore a 3 MW ha subìto opere importanti di ammodernamento.
L’analisi economica sulle opportunità di revamping e repowering nell’idroelettrico evidenzia, a differenza di quanto visto negli altri casi, come la convenienza economica sia ancora lontana. A differenza di quanto successo con i grandi impianti, che però hanno beneficiato di incentivi interessanti, è quindi assai più ardua la strada dell’efficientamento per gli impianti di taglia piccola o media.

Le forme di finanziamento innovative
L’andamento delle emissioni a livello globale di Green Bond dal 2007 al 2016 ha registrato una crescita estremamente significativa, con un balzo verso emissioni complessive per oltre 100 miliardi di euro che sembra essere solo l’inizio (le previsioni per il 2017 parlano di quasi 200 miliardi di euro di nuove emissioni).
Si tratta di obbligazioni con una determinata scadenza e un vincolo “forte” all’utilizzo dei capitali raccolti per impieghi quali gli investimenti in rinnovabili. La crescita del mercato delle obbligazioni verdi si deve nel 2016 soprattutto all’ingresso massiccio della Cina (44% delle risorse complessive raccolte).
Anche l’Europa si sta muovendo in maniera significativa: Polonia e Francia sono stati i primi Paesi europei ad emettere Green Bond di Stato tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 e anche Germania e Lussemburgo paiono essere mercati con una certa vitalità.

Discorso a parte merita l’Italia, che sta muovendo i suoi primi passi in questo ambito. Spetta ad HERA il primato dello strumento: la multi-utility è stata infatti la prima impresa italiana ad aver lanciato nel 2014 un’emissione obbligazionaria decennale che tuttavia è stata inizialmente quotata sul mercato Lussemburghese e solo recentemente inclusa nel segmento dedicato ai green e/o social bond sul mercato ExtraMOT di Borsa Italiana.
Sempre all’estero in Lussemburgo – e non ancora rientrato in Italia – è stato emesso nel 2016 il Green Bond da 375 milioni di euro di Alperia. E’ però Enel, attraverso la controllata Enel Finance International, ad essere a tutti gli effetti la prima impresa italiana a collocare il 9 Gennaio 2017 in Italia un Green Bond Corporate, destinato ad investitori istituzionali e assistito da una garanzia rilasciata dalla stessa Enel.
L’operazione ha raccolto adesioni per un importo di circa 3 miliardi di euro, manifestando chiaramente l’interesse del mercato.
In Italia dunque sono gli operatori industriali ad avere fatto il primo passo. Ora potrebbe toccare al Governo, seguendo l’esempio francese, dove si sono mossi contemporaneamente sia il Governo sia i principali operatori industriali del Paese, oppure si potrebbe pensare ad una terza via dove siano le banche a convogliare nuovi capitali per gli investimenti in rinnovabili.

La crescita dello storage e del biogas
Uno dei segmenti di mercato più vivaci nel mondo delle rinnovabili è quello dello storage, che vede la presenza in Italia di diversi operatori e tipologie di offerta. Nonostante le aspettative di riduzione dei costi è però ancora limitata la redditività economica per questa tipo di investimenti, dal punto di vista dell’impiego sia nel residenziale che negli impianti di produzione da rinnovabili.
Tuttavia, nell’ottica di una progressiva elettrificazione dei consumi (ad esempio a seguito della diffusione della mobilità elettrica) e della conseguente maggiore redditività dell’autoconsumo per i prosumer, il potenziale per questo tipo di soluzioni è destinato a crescere.
La scelta, peraltro già fatta da altri Paesi, di consentire anche alle rinnovabili (e a maggior ragioni a quelle dotate di sistemi di storage) di partecipare al mercato dei servizi di rete appare dunque l’unica via per garantire un’opportunità di sviluppo di queste applicazioni anche in Italia.

Altro mercato in relativo fermento è quello del biogas, soprattutto per la produzione di biometano. Al 2016 sono stati realizzati in Italia solo 7 impianti che producono biometano, la maggior parte dei quali di tipo dimostrativo, in pratica prototipi di impiantisti, società di engineering o soggetti che vogliono proporsi come partner tecnologici. Questa situazione certo non incoraggiante è comunque il frutto di un percorso normativo lungo e assai articolato, ampiamente descritto nel Report.

www.energystrategy.it

Commissione europea agevola cogenerazione. Aiuti di Stato: la Commissione ha approvato la riduzione delle maggiorazioni sulla cogenerazione per le imprese ad alta intensità energetica in Germania e in Italia
Nell’ambito delle norme dell’Unione in materia di aiuti di Stato, la Commissione europea ha approvato le riduzioni, concesse alle imprese ad alta intensità energetica, sulle maggiorazioni destinate a finanziare il sostegno alla cogenerazione in Germania, nonché le riduzioni sulle maggiorazioni destinate a finanziare il sostegno alla cogenerazione e alle fonti rinnovabili in Italia.

La Commissione ha constatato che entrambe le misure promuovono gli obiettivi dell’UE in materia di energia e clima e garantiscono la competitività delle industrie ad alta intensità energetica sul mercato internazionale, preservando nel contempo la concorrenza nel mercato unico unionale.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “La cogenerazione produce energia elettrica e in più sfrutta il calore prodotto nel processo, un’efficienza che contribuisce a raggiungere gli obiettivi europei in materia di energia e clima. Grazie alle decisioni odierne, gli Stati membri possono progettare finanziamenti sostenibili a favore della cogenerazione, come per le energie rinnovabili, in modo da promuovere le politiche ecologiche preservando la competitività delle imprese fortemente dipendenti dall’energia.”

Le norme UE in materia di aiuti di Stato, in particolare la Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014, permettono riduzioni delle maggiorazioni destinate a finanziare regimi di sostegno alle energie rinnovabili per alcuni settori e imprese, e fino a un certo livello, per consentire agli Stati membri di garantire il sostegno all’energia elettrica da fonti rinnovabili e assicurare la competitività globale delle industrie europee ad alta intensità energetica.

Analogamente, i sistemi di cogenerazione (per gli impianti di produzione combinata di calore ed energia elettrica) hanno spesso bisogno di contributi finanziari dai consumatori di energia elettrica. La disciplina non si applica alle riduzioni delle maggiorazioni destinate a finanziare i regimi di sostegno per la cogenerazione. Tuttavia, nella valutazione la Commissione ha rilevato numerose analogie fra l’obiettivo dei regimi di sostegno alle energie rinnovabili e alla cogenerazione, l’obiettivo e la struttura delle maggiorazioni e l’obiettivo delle riduzioni. La Commissione ha constatato che le riduzioni delle maggiorazioni da cogenerazione potrebbero essere necessarie per rendere sostenibile il finanziamento dei regimi di sostegno alla cogenerazione, in particolare laddove la maggiorazione per la cogenerazione si somma a quella per le fonti rinnovabili.

L’Italia fornisce sostegno all’energia elettrica da fonti rinnovabili e alla cogenerazione di energia elettrica e calore. Il sostegno è finanziato mediante maggiorazioni su consumi e connessioni di energia elettrica riscosse dai fornitori e dai distributori.
In base ai piani dell’Italia, le riduzioni delle maggiorazioni destinate a finanziare il sostegno all’energia elettrica da fonti rinnovabili e alla cogenerazione saranno limitate alle imprese ad alta intensità energetica che operano nei settori esposti agli scambi internazionali e ad un massimo dell’85% delle maggiorazioni sulle energie rinnovabili e la cogenerazione.
L’Italia ha anche presentato un piano di adeguamento per sopprimere gradualmente le riduzioni destinate alle imprese non ammissibili e allineare il livello delle riduzioni destinate a quelle ammissibili.
Su queste basi la Commissione ha ritenuto i piani dell’Italia in linea con le norme UE sugli aiuti di Stato nella misura in cui promuovono gli obiettivi climatici ed energetici dell’UE senza falsare indebitamente la concorrenza nel mercato unico.

Certificazione energetica e marketing reputazionale. Osservatorio ACCREDIA-ISNOVA: chi sceglie la certificazione energetica accreditata aumenta reputazione, visibilità sul mercato e fiducia dei clienti.

Per imprese e PA la certificazione è al 60% opportunità di innovazione, per gli Esperti in Gestione dell’Energia è al 48% aumento della reputazione, per gli Energy Service Company è al 66% aumento della fiducia dei clienti.

Nel 2016 certificati sotto accreditamento 1674 EGE, 1025 ESCo e 1269 organizzazioni per la norma ISO 50001.
Le certificazioni accreditate contribuiscono in maniera decisiva al miglioramento del mercato dei servizi energetici, con benefici energetici, ambientali, sociali e di produttività; per tutti gli attori coinvolti, dalla PA alle imprese, ai consumatori ma anche per il sistema Paese in generale.

E’ quanto è emerso dall’Osservatorio ACCREDIA “Le certificazioni accreditate per l’efficienza energetica”, realizzato dall’Ente unico italiano di accreditamento, in collaborazione con Isnova, (I’Istituto per la Promozione dell’Innovazione Tecnologica), controllato da Enea, e presentato oggi a Roma dal Presidente di ACCREDIA Giuseppe Rossi e dal Presidente di Enea, Federico Testa, insieme a rappresentanti delle imprese e della Pubblica Amministrazione.

Lo studio ACCREDIA-Isnova delinea ruolo, benefici, criticità e aree di miglioramento dei processi della certificazione accreditata delle competenze (figure professionali e organizzazioni) e dei sistemi di gestione dell’energia ed è stato realizzato su un campione composto da soggetti e organizzazioni in possesso di certificazioni per il miglioramento della performance energetica: EGE (Esperti in gestione dell’Energia), ESCo (Società che forniscono servizi energetici) e organizzazioni certificate ISO 50001 “Sistemi di gestione dell’energia”.

La certificazione accreditata, rilasciata da un organismo verificato da ACCREDIA, presenta maggiore credibilità e autorevolezza rispetto agli altri tipi di certificazione, come l’autodichiarazione di conformità o la qualificazione emessa da fornitori o subfornitori e presenta vantaggi per la PA, le imprese ed i consumatori.

Per quanto riguarda la PA essa è uno degli strumenti impiegati per lo sviluppo di politiche energetiche e ambientali per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica fissati a livello europeo e nazionale. Essa inoltre semplifica i controlli sulle imprese e consente una corretta valutazione dei fornitori negli acquisti verdi.

Per quanto riguarda le imprese, la certificazione accreditata conferisce maggiore incisività e penetrazione sul mercato, grazie al vantaggio competitivo; inoltre attraverso di essa il fornitore può dimostrare al cliente che opera in conformità alle norme nazionali ed internazionali e alle prescrizioni attinenti al proprio campo di attività. Essa infatti verifica, in modo terzo e indipendente, il mantenimento e l’aggiornamento delle competenze dei professionisti o l’approccio sistemico al miglioramento continuo dei processi relativi a un sistema di gestione. In più, è facilitato l’accesso alle gare pubbliche e si accresce la reputazione aziendale e la fiducia trasmessa ai consumatori.

Questo tipo di certificazione risponde, infine, alla richiesta dei consumatori di avere garanzie sempre crescenti sull’affidabilità e sostenibilità dei beni e servizi acquistati, contribuendo all’adozione di comportamenti energeticamente consapevoli e con ricadute positive sull’ambiente.

Per ciò che riguarda nello specifico, i benefici derivanti dalla certificazione accreditata, gli EGE hanno evidenziato – l’aumento della reputazione professionale (per il 48%),
– una maggiore visibilità sul mercato (32%),
– l’avanzamento professionale (11%)
– la facilitazione nelle gare di appalto (10%).

Le Società che forniscono servizi energetici (ESCo) hanno identificato come benefici:
– l’aumento della fiducia del cliente nel prodotto o servizio offerto (per il 66%),
– la maggiore visibilità sul mercato (per il 64%),
– l’aumento della qualità dei servizi forniti (55%),
– la facilitazione nella partecipazione a gare d’appalto (51%)
– la maggior credibilità con le istituzioni bancarie (26%).

Le organizzazioni certificate ISO 50001 hanno evidenziato come benefici l’opportunità di misurare la prestazione energetica (72%), o di innescare l’innovazione di processo, l’identificazione delle priorità in campo energetico (53%), il miglioramento delle competenze (31%).

Nel 2016 sono stati 1674 gli Esperti in Gestione dell’Energia certificati sotto accreditamento: il 44% di essi lavora nel settore dell’agricoltura, che è quello che ha il maggior numero di organizzazioni che si sono dotate di un energy manager certificato EGE, seguito da quello dell’industria e del terziario, rispettivamente con il 25%, della PA con l’11% e dei trasporti con il 7%.

Le ESCo certificate sono state 1025: il settore di attività prevalente indicato è quello industriale con il 49%, seguito da quello terziario con il 20%, dalla PA con il 18%, residenziale con l’8% e agricoltura con il 4%.

Le organizzazioni che hanno fatto certificare il loro sistema di gestione dell’energia secondo la ISO 50001, nel 2016, sono state 1269, appartenenti prevalentemente al settore dell’industria (47%), seguito dal terziario (31%) e PA (13%).

Oggi quello dell’efficienza energetica è uno degli strumenti principali per raggiungere gli obiettivi di politica ambientale e per il miglioramento dei consumi energetici che ha individuato l’Unione Europea. E affidarsi alle certificazioni accreditate è una delle soluzioni che ha introdotto anche il Governo italiano per raggiungerli”, ha commentato il Presidente di ACCREDIA, Giuseppe Rossi.

“Come evidenziato dalla ricerca, chi punta alla sostenibilità dei propri servizi ottiene un vantaggio competitivo sul mercato, riduce il rischio, si posiziona meglio, accresce la propria reputazione tra i clienti e rafforza credibilità e immagine. La certificazione rilasciata da un organismo autorizzato, terzo e indipendente diventa pertanto un asset vantaggioso per tutti, dalle imprese, alla PA, ai consumatori finali”.

Per questo – ha spiegato Rossi – abbiamo deciso di coinvolgere nell’indagine gli esperti e le aziende che si occupano e si sono dotate di certificazione accreditata per approfondire gli aspetti positivi e aree di miglioramento di questo settore, raccogliendo anche il contributo del Ministero dello Sviluppo Economico e di quello dell’Ambiente, che hanno ribadito come la qualificazione degli operatori rappresenti un fattore chiave per migliorare il mercato dei servizi energetici”.

Rispetto ad altri Paesi come la Germania, che vanta più di 6 mila aziende che hanno certificato il loro sistema di gestione dell’efficienza energetica – continua Rossi – siamo un po’ più indietro nell’utilizzo di queste forme di certificazione, attestandoci oggi su un numero di certificati vicino ai 1300; il trend però è in forte crescita rispetto all’anno scorso e le politiche incentivanti del Governo dovrebbero ulteriormente facilitare il ricorso da parte delle imprese e pubblica Amministrazione a questi strumenti

ACCREDIA è l’Ente unico nazionale di accreditamento designato dal Governo italiano. Il suo compito è attestare la competenza, l’imparzialità e l’indipendenza di chi deve garantire un grado elevato di protezione degli interessi pubblici, quali la salute, la sicurezza e l’ambiente.

ACCREDIA è un’associazione privata senza scopo di lucro che opera sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico e svolge un’attività di interesse pubblico, a garanzia delle istituzioni, delle imprese e dei consumatori.
ACCREDIA ha 67 soci che rappresentano tutte le parti interessate alle attività di accreditamento e certificazione, tra cui 9 Ministeri (Sviluppo Economico, Ambiente, Difesa, Infrastrutture e Trasporti, Interno, Istruzione, Lavoro, Politiche Agricole, Salute), 7 Enti pubblici di rilievo nazionale, i 2 Enti di normazione nazionali, UNI e CEI, 13 organizzazioni imprenditoriali e del lavoro, le associazioni degli organismi di certificazione e ispezione e dei laboratori di prova e taratura accreditati, le associazioni dei consulenti e dei consumatori e le imprese fornitrici di servizi di pubblica utilità come Ferrovie dello Stato ed Enel.

L’Ente è membro dei network comunitari e internazionali di accreditamento ed è firmatario dei relativi Accordi di mutuo riconoscimento, in virtù dei quali le prove di laboratorio e le certificazioni degli organismi accreditati da ACCREDIA sono riconosciute e accettate in Europa e nel mondo.

www.accredia.it

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Aumentano le E-bike, anche in Italia come in Europa cambia il modo di andare in bicicletta. I dati del mercato Bici del 2016 sia tradizionali che a pedalata assistita, in Italia, mostrano una tendenza analoga a quanto sta accadendo nel resto d’Europa. Si contraggono i dati della bicicletta tradizionale ma risultano in forte crescita quelli della E-Bike.
Da quest’anno, anche in Italia, il dato di mercato che riguarda le e-bike mostra un trend decisamente “europeo”, 124.400 e-bike pari ad +120% rispetto al 2015.
E’ un dato di disponibilità interna del mercato che calcoliamo, da sempre, come dato delle biciclette prodotte aggiungendo il numero di bici importate meno quelle destinate all’export.
E’ il secondo parametro, quello relativo all’import che spiega la crescita di ebike nel 2016 e che rivela che sarà ancora maggiore, molto probabilmente, nel 2017. Nel 4° trimestre del 2016, infatti, abbiamo importato un numero di bici elettriche (40.800) quasi uguale a quello dei primi 9 mesi (60.000) del 2016. Segno che si è venduto parecchio nel 2016 ma che molto di quanto importato nel 2016 sarà venduto nel 2017.

Lieve flessione sulla bici normale (-2,6%) ma meglio che in altri paesi d’Europa (-8/9%) dove ormai si assiste ad un vero e proprio “cambio di bicicletta”.
La vendita delle E-bike, per il momento, è a vantaggio solo dei dealer specializzati. La Grande Distribuzione non è ancora pronta soprattutto sul versante dell’assistenza al veicolo e dei servizi post vendita.

Aumentati anche i numeri della produzione italiana di E-bike: si passa dai 16.600 del 2015 ai 23.600 veicoli dello scorso anno. Nasce anche una filiera intera di veicoli Made in Italy sia come assemblaggio ma soprattutto come costruzione di motori e componentistica elettrica ed elettronica. Diverse infatti sono le realtà che producono sistemi per e-bike e che faranno sentire la loro voce nel 2017. Bene anche le esportazioni passate da 3.400 e-bike nel 2015 a 8.000 nel 2016.

Il dato interessante, dal nostro punto di vista di associazione di categoria, non è solo quello legato ai dati di produzione di questi sistemi ma anche alla loro progettualità e produzione di brevetti. Tutto questo ci restituisce il concreto auspicio di vedere un Made in Italy “elettrico” in grado di confrontarsi ad armi pari e non sleali con la concorrenza internazionale.

I motivi di questo successo europeo risiedono nell’estetica di questi veicoli ormai sempre più simili a delle biciclette tradizionale grazie a dimensioni sempre più ridotte di motore e batteria e alla loro integrazione con i telai delle biciclette.
La velocità di questi veicoli (25Km/h) rappresenta un buon compromesso per spostarsi nel traffico urbano, soprattutto nelle zone più congestionate dal traffico dove si riduce parecchio il differenziale di velocità con le auto e le moto rendendo più sicura la circolazione promiscua.

Inoltre, i sofisticati livelli di erogazione della potenza (250Watt) permettono di scegliere a proprio piacimento quanta fatica fare e questo permette di utilizzare sempre di più la bici in zone montane. La E-Mountain Bike è ormai il segmento di mercato leader indiscusso di vendita.

Infine vi è anche un vantaggio sul furto. Se ricordiamo di togliere il computerino che gestisce l’elettronica la bici diventa inutilizzabile mentre se portiamo con noi anche la batteria risulta insensato rubare un veicolo al quale, successivamente, occorre spendere qualche centinaio di euro per l’acquisto di una batteria in after market.

Sulle biciclette tradizionali registriamo una flessione di circa il 2,6% che è un dato migliore della generale flessione dell’8/9% del resto d’Europa. A conferma che il panorama e lo scenario dell’utilizzatore della bici sta cambiando e virando verso nuove forme di bicicletta.

La diminuzione di vendita di bici tradizionali segna, come conseguenza, la diminuzione dei dati della componentistica di bici che soffre, soprattutto in export, questa flessione di mercato internazionale.

L’Export di parti subisce così una flessione in valore in linea con i numeri di mercato europei.
Grazie all’effetto e-bike osserviamo aumenti in valore sia sull’import sia sull’export di biciclette complete. Restano invece in linea con l’anno precedente i valori di export delle bici tradizionali.

La bilancia commerciale del nostro export è in attivo di 66 milioni di euro.

I dati di mercato 2016 confermano il grande cambiamento in atto degli anni precedenti: le E-Bike stanno cambiando il modo di andare in bici – dichiara Corrado Capelli, presidente di Ancma Confindustria -. Infatti sono sempre di più gli appassionati delle 2 ruote che scelgono le biciclette a pedalata assistita per muoversi nel traffico urbano e per fare sport soprattutto in montagna. L’agilità e la riduzione della fatica negli spostamenti sono solo due fra gli indicatori positivi di questa crescita sia nella produzione che nell’export. Avremo lo stesso trend anche per il 2017”.

www.ancma.it

Collaborazione MCE e ANIE. Mostra Convegno Expoconforrt e Federazione ANIE rafforzano l’accordo di collaborazione fra THAT’S SMART all’interno di MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT 2018 e Federazione ANIE, una delle maggiori organizzazioni di Confindustria, che con le sue 14 associazioni rappresenta l’industria tecnologica italiana (1.200 aziende associate, 86 miliardi di euro di fatturato aggregato e 485 mila addetti).

La partnership prevede anche una collaborazione con ANIE RINNOVABILI, l’associazione che in Federazione ANIE riunisce le principali aziende operanti in Italia nel comparto dell’energia da fonti rinnovabili, che svolgono un ruolo sempre più significativo nel panorama energetico ed economico nazionale e internazionale.

La collaborazione, nata dal reciproco interesse a valorizzare le eccellenze italiane del settore elettrico, si consolida andando ad aggiungere all’appuntamento di THAT’S SMART all’interno di MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT – in calendario dal 13 al 16 marzo 2018 in Fiera Milano, il Comfort Technology RoadShow – Progettare e Installare l’Integrazione per l’Efficienza, Un tour di eventi dedicati alla progettazione efficiente nell’edilizia e nell’impiantistica che MCE organizza in tutta Italia per fare formazione e informazione.

I temi portanti del Comfort Technology RoadShow – Progettare e Installare l’Integrazione per l’Efficienza spaziano, infatti, dalle tecnologie per l’efficienza energetica negli edifici e nei servizi, allo sviluppo di un nuovo paradigma di produzione e consumo dell’energia, dall’applicazione delle tecnologie digitali per l’efficienza energetica negli edifici e nelle industrie e le relative opportunità di mercato e alle normative. Il Road Show, partito da Milano lo scorso 22 febbraio, farà tappa a Venezia il 18 maggio, per arrivare a Bari il 14 settembre e concludersi a Roma il 16 novembre.

Un programma di eventi di alto livello che si integra perfettamente con le attività di informazione e di promozione in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili che da molti anni ANIE e ANIE Rinnovabili portano avanti a livello istituzionale, industriale e normativo. Più in concreto, dalla prossima tappa veneta il Comfort Technology RoadShow – Progettare e Installare l’Integrazione per l’Efficienza potrà avvalersi nel panel dei relatori del prezioso contributo e delle competenze dei rappresentanti di ANIE.

Il consolidamento della partnership fra MCE – MOSTRA CONVEGNO EXPOCOMFORT e ANIE e ANIE RINNOVABILI si inserisce in una strategia di lungo termine volta a venire incontro alle esigenze di un settore industriale che si sa rinnovare costantemente per affrontare le evoluzioni dei mercati e rispondere alle esigenze di informazione degli operatori professionali.

Una sinergia che troverà in THAT’S SMART, l’area espositiva e congressuale di MCE dedicata a Home & Building Automation, Smart metering, Electric Mobility e Energie rinnovabili elettriche, una preziosa occasione di collaborazione per mettere in evidenza come la sinergia fra mondo elettrico, mondo della climatizzazione e idrotermosanitario sia fondamentale per una progettazione integrata dell’edificio in grado di assicurare maggiore efficienza, risparmio e comfort.

Tendenza confermata sia dalla presenza di aziende sia dalla presenza di operatori nell’area espositiva e ai workshop organizzati nell’edizione 2016 e dalle adesioni già ad oggi confermate per l’edizione 2018 che si preannuncia in crescita e ricca di novità.

www.mcexpocomfort.it

www.anie.it

IKN presenta Utility Day 2017. In programma il 20 settembre 2017 a Milano, AtaHotel Expo Fiera. Dopo il successo registrato nell’edizione 2016, UtilitEnergy, la community di IKN Italy specializzata nel settore, presenta UTILITY DAY 2017, l’evento dedicato alle soluzioni innovative e specifiche del mondo delle Utilities.
In programma a Milano all’AtaHotel Expo Fiera il prossimo 20 settembre, l’evento presenta una serie di novità e un’agenda articolata in 2 Sessioni Plenarie, 9 Sessioni Tematiche, 6 Tavole Rotonde, 1 Survey, 1 Tavolo Interattivo, 3 Tavoli di Confronto, 2 Panel Discussion.

Utility Day è il luogo dove ogni anno i professionisti italiani del settore Gas & Utilities si incontrano, si confrontano, si aggiornano e discutono per fare il punto sulle Utilities e sulle sfide che il settore sta affrontando.

La giornata prenderà il via con un’overview sul settore attraverso:
– il Tavolo di confronto: Industry Challenges – Il Mercato energetico che vogliamo! Sfide e opportunità
– la Tavola Rotonda Disruptive – Approcci commerciali innovativi: settori ed esperienze a confronto
– Annual Utility Survey – Che cosa il settore si aspetta rispetto dalla completa liberalizzazione del mercato nel 2019? Che cosa possono fare le aziende in questo anno?

I lavori continueranno attraverso 9 Sessioni Tematiche che andranno ad affrontare i seguenti argomenti:
– The future of CRM & Customer Engagement,
– ICT & Digital Transformation,
– Smart City e Smart Mobility,
– Business Analytics – Data Management,
– Il ruolo del sistema informativo integrato nei prossimi 5 anni,
– Smart Grid & Resilienza,
– Le nuove tecnologie per la “Data Revolution”,
– Energy Saving Services & Smart Home,
– Smart Metering.

La giornata si concluderà attraverso il dibattito “Live or die: l’industria del gas e dell’elettricità cambierà o morirà?

www.utilityday.it/

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Personalization Programs Increase Leading Companies’ Revenues by 6% to 10%. Brands that create personalized experiences by integrating advanced digital technologies and proprietary data are seeing revenues increase by 6% to 10%, according to new research by The Boston Consulting Group (BCG)—two to three times faster than those that do not.
Personalization leaders stand to capture a disproportionate share of category profits while slow movers will lose customers, share, and profits. BCG expects that over the next five years in three sectors alone—retail, health care, and financial services—personalization will push a revenue shift of some $800 billion to the 15% of companies that get it right.

In many consumer categories, high-value customers drive 70% or more of the value for companies,” said Mark Abraham, a BCG partner. “Brand individualization unlocks the ability to enhance loyalty with these and other customers by tailoring the brand experience to each contextual user journey.”

The BCG survey of personalization programs at more than 50 companies in ten industries underscores the potential value to be achieved but also highlights the execution challenges. Two-thirds of respondents said that they expect at least a 6% incremental annual revenue lift from personalization, with companies in several sectors—apparel, financial services, grocery and wholesale clubs, and technology—anticipating increases of 10% or more.
About a quarter of companies in those sectors have already achieved revenue increases of 6% or more.

Many companies are making significant investments in personalization: half of the survey respondents have more than 25 employees dedicated to personalization programs and are spending more than $5 million a year on personalization campaigns. At half of the top performers, the CEO and the board oversee personalization programs; that is the case at only about 20% of total companies.

For incumbents to defend—and expand—share, they need to reimagine their business with an individualized value proposition at the core, merging physical and digital experiences to deepen their customer connections,” said Steve Mitchelmore, a BCG partner. “They need to put brand individualization at the forefront of their strategy agenda to influence everything that they do, including marketing, operations, merchandising, and product development.”

At this stage, only about 15% of companies can be considered true personalization leaders, and most of them are tech companies and digital natives. Another 25% are experimenting with one-to-one campaigns, but only 13% say they deploy truly customer-specific individual messages and only 7% manage fully integrated tailored communications across all channels. The remaining 65% are still using segmented marketing or even mass-market approaches.

Digital natives have a head start because their business models are built around collecting data and responding to customer needs,” said Sean Collins, chief investment officer of BCG Digital Ventures. “These companies build strong customer loyalty using both traditional vehicles, such as loyalty programs, and new models, like ‘free’ and short-notice delivery, automatic replenishment, and other forms of convenience.
The deeper direct connection enables digital natives to more fully understand what customers need and create new ways to serve them, both on their own and by working with their suppliers.

Companies face significant hurdles to realizing the full potential of personalization.
These include the technical barriers that one might expect, such as poor data centralization (companies collect ample data, but struggle to aggregate it and form one universal view of each customer), legacy technology that doesn’t support one-to-one communication at scale, and insufficient measurement capabilities.
Almost 60% of companies struggle to effectively measure and attribute the impact of campaigns, limiting their ability to learn from customer feedback and adapt accordingly, which is at the core of individualizing the brand experience.

The lack of dedicated personnel is the most-oft-cited barrier (74%), but the majority of companies also face hurdles that are organizational and cultural in nature. These include insufficient cross-functional coordination (61%), inadequate creative processes (57%), lack of talent and knowledge (54%), and cultures that are not conducive to innovation (52%).
More than 60% feel that they lack a clear roadmap, and half cite the absence of a clear business case and objectives.

At 60% of companies, no one team is responsible for personalized cross-channel communication to consumers, and 54% of companies say they have no or low cross-functional coordination for personalization efforts.
In addition, in a field where speed is essential, 57% of companies take three to six weeks to create a campaign (another 22% take several months) and up to four weeks to measure the results. More than half take one to four weeks or more to make changes based on the lessons learned.

Bcgperspectives.com features the latest thinking from BCG experts as well as from CEOs, academics, and other leaders. It covers issues at the top of senior management’s agenda. It also provides unprecedented access to BCG’s extensive archive of thought leadership stretching back 50 years to the days of Bruce Henderson, the firm’s founder and one of the architects of modern management consulting.
All of our content—including videos, podcasts, commentaries, and reports—can be accessed by PC, mobile, iPad, Facebook, Twitter and LinkedIn.

The Boston Consulting Group (BCG) is a global management consulting firm and the world’s leading advisor on business strategy. We partner with clients from the private, public, and not-for-profit sectors in all regions to identify their highest-value opportunities, address their most critical challenges, and transform their enterprises.
Our customized approach combines deep insight into the dynamics of companies and markets with close collaboration at all levels of the client organization.
This ensures that our clients achieve sustainable competitive advantage, build more capable organizations, and secure lasting results. Founded in 1963, BCG is a private company with 85 offices in 48 countries.

www.bcg.com

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Successful Business Transformation. Forbes Insights Report Identifies Key Components. Accurate, high-quality data is the critical foundation for engaging customers digitally. A new report by Forbes Insights, in association with Pitney Bowes, “Digital Transformation: Using Data-Driven Insights for Exceptional Customer Engagement,” concludes that customer engagement can be transformed across digital touchpoints by pulling together high-quality customer data from multiple sources and capturing insights from advanced analytics and software.

Market research firm IDC predicts that by 2019, 5 percent of revenue will come through customer interactions with a digital assistant like Amazon’s Alexa or Google Home, and that demand for digital-related services will account for more than 70 percent of all external services growth. It also forecasts that as early as the end of 2017, revenue growth from data-based products will be double that of the rest of the product or service portfolios for one-third of all Fortune 500 companies.

These forecasts indicate something about the topography of the business landscape we’re entering, and the kinds of business models that will dominate in that space. But it is critical that organizations get their data—the underpinning on which the rest of the transformation runs—right from the start.

Through interviews with industry experts and analysts, and an examination of real-world use cases, this report explores some of the challenges of digital transformation, as well as the imperatives that demand it through the lens of customer engagement.
It discusses this complex topic in three parts: a road map for a digital transformation strategy that delivers unique, hyper-personalized, scalable and relevant experiences in the right moment and through the right channel; perspectives from analysts, industry professionals and real-world users on the digital customer engagement transformation; key takeaways and advice for businesses looking to invest in their own digital transformation journey.

If your data is unreliable or redundant,” said Bruce Rogers, Chief Insights Officer and Head of the CMO Practice at Forbes Media, “it’s difficult to avoid sending redundant or even conflicting messages to your customers.”

Digital transformation doesn’t happen in a vacuum. It’s a corporate-wide initiative that everyone has to buy into,” said Chris Hall, Vice President of Customer Engagement Solutions at Pitney Bowes. “Part of transforming requires enhancing the customer experience, but organizations can only do so with clean and complete data. With the right leadership team, systems and partner support, digital transformation and engaging customer experiences are attainable.”

Takeaways and advice:

Commit:
Leadership must be emotionally ready to make changes. Until they reach that point, despite intellectual awareness of the need for change, top executives are likely to drag their feet.

Demonstrated differentiated capabilities:
Look for partners with a demonstrated differentiated capability, those that understand the particulars of your industry and regulatory environment, with clear scopes, goals and objectives for what success looks like, with a proven record of success. Partners should be able to help you leapfrog any deficiencies in digital maturity.

Trust and fit:
Assess vendors on their prior success in solving the same kinds of business challenges with others within your industry, their flexibility in adapting to new circumstances, realistic goal setting and deliverables, and a high level of customer service. Don’t be afraid to get referrals.

The end-to-end process:
Vendors should be able to address the end-to-end customer journey and the moments that impact customers along that journey in a unified way.

Get data right, and make sure there’s a plan:
Quality data is fundamental to digital transformation. There should be a clear plan from the vendor for data, one that takes into account how all the disparate databases, files and records will be identified and digitized; what the process is to de-duplicate and validate that data; and how it will be integrated into systems going forward.

Integrate vertically, rather than horizontally:
Digital transformation doesn’t need to be tackled all at once. Organizations will do better when they “go deep” in one channel rather than attempting to go across multiple channels right out of the gate. A lot of companies push new channels but without really thinking through issues such as data privacy and agility.

About this research
For this report, Forbes Insights interviewed industry experts and analysts—and examined real-world use cases—to explore both the challenges of digital transformation and the business imperatives that demand it, with a special focus on its implications for customer engagement.

Forbes Insights is the strategic research and thought leadership practice of Forbes Media, a global media, branding and technology company whose combined platforms reach nearly 75 million business decision makers worldwide on a monthly basis.
By leveraging proprietary databases of senior-level executives in the Forbes community, Forbes Insights conducts research on a wide range of topics to position brands as thought leaders and drive stakeholder engagement. Research findings are delivered through a variety of digital, print and live executions, and amplified across Forbes’ social and media platforms.

Pitney Bowes (NYSE: PBI), is a global technology company powering billions of transactions – physical and digital – in the connected and borderless world of commerce. Clients around the world, including 90 percent of the Fortune 500, rely on products, solutions and services from Pitney Bowes in the areas of customer information management, location intelligence, customer engagement, shipping, mailing, and global ecommerce. And with the innovative Pitney Bowes Commerce Cloud, clients can access the broad range of Pitney Bowes solutions, analytics, and APIs to drive commerce.

www.forbes.com

www.pitneybowes.com

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Industria 4.0 e Iperammortamento. Un portale a cura di ICIM, ANIMA ed UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE per tutte le imprese Manifatturiere.
È interamente dedicato a Industria 4.0 il nuovo portale messo a punto da ICIM, ente di certificazione indipendente, insieme ad ANIMA-Federazione delle associazioni nazionali dell’Industria Meccanica di Confindustria e a UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e tecnologie ausiliarie.

Il portale Industria 4.0 e iperammortamento, a cui si accede dai siti ANIMA, ICIM e UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, nasce con l’intento di fornire alle imprese italiane, di qualsiasi settore e dimensione, un sito completo di tutti gli elementi per potersi informare sulle opportunità e gli adempimenti previsti dal Piano, porre domande specifiche, richiedere preventivi, gestire lo scambio on-line di documenti necessari per la verifica dell’analisi tecnica.

Il portale è diviso in 4 sezioni: Industria 4.0 e iperammortamento – informazioni e documentazione aggiornata a cominciare dalle normative di riferimento (leggi e circolari del MISE), articoli, commenti e case histories ma anche le varie possibilità di finanziamento; Domande e risposte – dove trovare riscontri o porre nuovi quesiti sul proprio caso specifico in totale privacy; Come usufruire dei benefici fiscali.

I servizi ICIM – modalità di accesso alle agevolazioni e come trovare il servizio ICIM adeguato alle proprie necessità; e Area riservata alle aziende clienti ICIM – con la possibilità di caricare in completa sicurezza informatica i propri progetti di innovazione 4.0 e richiedere a ICIM un’offerta per la valutazione tecnica e il rilascio dell’attestazione di conformità.

Per rispondere ai quesiti, ICIM, ANIMA e UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE mettono in campo un team di esperti in grado di esprimere le migliori competenze per la corretta applicazione dei criteri della legge di bilancio 2017 e della relativa linea guida del Ministero dello Sviluppo Economico.
Possono accedere alle funzionalità del portale tutte le aziende che intendono valutare nel 2017 l’opportunità di investimento in ottica Industria 4.0.

Grande spazio viene dato, naturalmente, allo strumento cardine del Piano, l’iperammortamento al 250%: per beneficiarne, le aziende devono fornire garanzia che il bene possa rientrare nell’agevolazione, con l’obbligo di un’attestazione di parte terza per beni di valore superiore a 500.000 euro.

La recente circolare dell’Agenzia delle Entrate precisa che l’attestazione di terza parte è sempre possibile anche per beni di valore inferiore, e consiglia di affiancare all’attestazione l’analisi tecnica, un documento di dettaglio che descrive il rispetto dei requisiti e ha l’obiettivo di evitare possibili contenziosi in futuro.
A tal proposito ICIM, quale organismo di certificazione accreditato, offre ampie coperture assicurative a tutela dei clienti che dovessero avere contestazioni del beneficio fiscale goduto e competenze multisettoriali di processo, impianti e sistemi aziendali.

All’interno del portale vengono illustrate anche le altre misure di incentivazione e sostegno previste dal Piano Nazionale Industria 4.0, come la proroga del superammortamento e le agevolazioni a supporto delle PMI.

Alla voce finanziamenti spicca, inoltre, un progetto di sistema di Federazione ANIMA, nato per diversificare le tradizionali fonti di finanziamento del debito bancario: è Meccanica Bond, studiato insieme al Politecnico di Milano, per consentire alle imprese di ottenere il capitale necessario per finanziare progetti di investimento di medio-lungo termine in tecnologie 4.0 per acquisire nuovi impianti, fare ricerca e sviluppo, investire in brevetti o acquisire altre imprese.

“ICIM è in grado di rispondere a ogni richiesta e a ogni dubbio delle aziende italiane sui temi dell’Industria 4.0 – dice Gaetano Trizio, Amministratore Delegato ICIM – dando tutte le risposte in piena sicurezza e riservatezza dal momento che trattiamo temi strategici per la concorrenzialità delle imprese.
In particolare, è importante che vengano comprese le logiche del Piano, a cominciare dall’interconnessione, un requisito non sempre semplice da soddisfare ma basilare per la definizione dell’innovazione e, dunque, del beneficio fiscale. Inoltre – conclude Trizio – come ente accreditato possiamo anticipare e gestire tutti i rischi insiti nell’industria 4.0, volgendoli in vantaggio competitivo per le imprese”.

Le nostre aziende guardano all’Industria 4.0 come una leva competitiva necessaria – dice Andrea Orlando, Direttore Generale di ANIMA – Il portale è uno strumento adeguato per passare dall’idea di una “fabbrica intelligente” al progetto. Le informazioni, i documenti e il confronto con professionisti ed esperti, tramite il portale, accompagnano l’imprenditore alla ricerca della migliore soluzione. Alcuni settori sono già all’avanguardia sul 4.0 e sono di esempio alla filiera e ai concorrenti.
Il tempo è un fattore cruciale e il portale è uno strumento completo e veloce che risponde alle esigenze dei nostri imprenditori. La Quarta Rivoluzione Industriale, grazie ai benefici messi a disposizione dal Piano Nazionale, oggi è possibile”.

Alfredo Mariotti, Direttore Generale di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE ha aggiunto: “Il Piano Nazionale ha avuto il grande merito di rimettere la manifattura al centro dell’agenda politica economica del Paese e i primi dati di andamento ordini di macchine utensili sul mercato italiano confermano la validità della scelta operata dal Governo.
Alle organizzazioni come UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE spetta ora il compito di sostenere le imprese in questo delicato passaggio. Il nuovo portale, realizzato in collaborazione con ICIM e ANIMA, nasce proprio per accompagnare le imprese nei processi di innovazione e sviluppo e consentire loro di sfruttare le nuove fonti di creazione del valore della trasformazione digitale”.
Il portale è già stato preso come riferimento da alcune associazioni territoriali di Confindustria per supportare i propri associati in questa importante rivoluzione industriale.

ICIM S.p.A. è un ente di certificazione indipendente, socio di maggioranza è ANIMA Confindustria. Nell’ambito di Industria 4.0, alle competenze multidisciplinari, ICIM aggiunge la garanzia di imparzialità e il controllo per l’uniformità dei propri valutatori, che sono altresì tenuti alla massima riservatezza: acquistare nuovi macchinari e dotazioni, infatti, è una scelta strategica che può diventare vantaggio competitivo sul mercato.

ICIM può dare supporto alle imprese anche sui rischi di continuità operativa e di attacchi informatici che l’introduzione di tecnologie potrebbero causare: dispone, infatti, delle competenze necessarie negli ambiti della sicurezza informatica, della business continuity, della gestione e della formazione delle risorse umane, oltre che nei settori, per esempio, della sicurezza sul posto di lavoro alla luce delle nuove interfacce uomo-macchina.
Infine, l’attestazione e l’analisi tecnica di un ente terzo assumono rilievo anche per quanto riguarda i soggetti finanziatori (banche, società di leasing) chiamati a finanziare l’acquisto dei beni stessi, per le quali l’attestazione di ICIM rappresenta l’equivalente di una due diligence.

ANIMA – Federazione delle Associazioni Nazionali dell’Industria Meccanica Varia ed Affine – è l’organizzazione industriale di categoria che, in seno a Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine, un settore che occupa 210.000 addetti per un fatturato di 44,7 miliardi di euro e una quota export/fatturato del 58,5% (dati riferiti al preconsuntivo 2016). I macrosettori rappresentati da ANIMA sono: macchine ed impianti per la produzione di energia e per l’industria chimica e petrolifera – montaggio impianti industriali; logistica e movimentazione delle merci; tecnologie ed attrezzature per acqua e prodotti alimentari; tecnologie e prodotti per l’industria; impianti, macchine prodotti per l’edilizia; macchine e impianti per la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente; costruzioni metalliche in genere.

UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE è l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili robot e automazione. Fondata nel 1945, UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE conta circa 200 imprese associate cui va ascritto il 70% del Made in Italy di settore. Leader indiscussa nel panorama internazionale, l’industria italiana di settore è quinta nella classifica dei produttori e terza in quella dei consumatori.

www.icim.it

www.anima.it

www.ucimu.it

IKN Forum Retail 2017: SmartEfficiency e BYinnovation sono media Partners dell’evento in programma a Milano il 30 novembre e 1 dicembre. Innovazione – Interazione – Ispirazione.
La manifestazione, giunta alla diciassettesima edizione, diventata l’evento di riferimento del settore, in virtù della completezza e dell’approfondimento dei contenuti, dell’alto livello degli Speaker e dei visitatori.
Le passate edizioni hanno registrato numeri da record: oltre 900 Speaker hanno lasciato la loro prestigiosa testimonianza, 580 Sponsor hanno creduto nell’evento e più di 12.000 partecipanti hanno preso parte alla manifestazione.
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