dicembre 2017

Agire o subire le Accise? UtilitEnergy è il luogo fisico e virtuale dove – confrontarsi sulle nuove esigenze che impongono un forte ripensamento dei ruoli e dei processi – valutare nuove idee e soluzioni da portare in azienda – essere propositivo e farsi promotore del cambiamento – essere informato su tutti gli aggiornamenti normativi e i loro impatti operativi – incontrare nuovi potenziali partner per sviluppare in modo innovativo il business – fare un benchmark con altri settori sui progetti cardine dell’evoluzione in atto.

In programma quest’anno la Sessione “Procedure in tema di esclusioni, esenzioni e agevolazioni”

Focus Tecnico
Speech di chiarimento rispetto a quali sono le tipologie dubbie delle varie attività (industriali e esercizi commerciali)
– Pietro Bracco, Commercialista, Puri Bracco Lenzi Associati

Tavola Rotonda “Soluzioni a confronto”
Condivisione delle casistiche particolari per le diverse tipologie di clienti
– Andrea Camerinelli, Responsabile Accise e Dogane, ENI
– Stefano Pavan, Responsabile Accise e Dogane, Enel
– Francesco Careri, Responsabile Accise, Utilità
– Elisabetta Borzone, Billing&Tax Specialist, AXPO Italia
– Vito Gerardo Cipriano, Esperto Accise

Panel “Troviamo insieme le soluzioni”
Confronto one to one tra Tax Manager e un Direttore Commerciale per arrivare a definire insieme durante il dibattito

Quali procedure attivare per evitare criticità in seguito alla fase di acquisizione del cliente
Come realizzare un rapporto proficuo tra le 2 aree aziendali per la gestione corretta delle informazioni da dare al cliente e di come reperirle
– Alessandro Biffi, Responsabile di divisione gas naturale ed energia elettrica, Europam
– Gianfranco Villa, Energy Management, Egea Commerciale

24 Gennnaio 2018 – Novotel Milano Nord Ca’ Granda

www.utilitenergy.it

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Involuzione dei Centri Commerciali. Siamo abituati a pensare che viviamo nel Paese più bello del mondo. Ed è vero: siamo il Paese dove si mangia bene, dove si beve bene, dove ci si veste bene, dove l’artigianalità e la qualità sono ancora valori che fanno la differenza.

Ma cosa succede se non si trovano più gli alimentari, le botteghe, i negozi di abbigliamento o di oggettistica, i così detti negozi di vicinato?
Non si tratta di una domanda retorica: sempre più spesso, passeggiando per le vie di un piccolo centro cittadino, dove prima c’era un negozio in piena attività è ora molto facile trovare una saracinesca abbassata e un cartello recante la scritta “Chiuso”. Per fallimento, per cessata attività, per liquidazione.
Anche gli ultimi dati di Confcommercio confermano questo quadro: su un campione di 40 città italiane, escluse le più grandi come Roma, Milano e Napoli, nel periodo 2008-2016 i negozi del commercio al dettaglio hanno subito un calo del 13,2%.
Nei centri storici in particolare la loro presenza è scesa del 14,9%, mentre fuori si attesta un -12,4%. Sono numeri che devono farci riflettere e sui quali in particolare la categoria a cui appartengo, cioè quella degli architetti, deve soffermarsi.

E’ naturale pensare che questi numeri scontino l’evoluzione dei tempi, che porta con sé un modo nuovo di vivere il tempo libero e gli spazi urbani, tuttavia quello che maggiormente sta contribuendo a segnare il destino dei nostri centri storici è la crescita smodata della GDO, dei grandi centri commerciali che con le loro politiche di prezzi aggressive non aiutano il piccolo commerciante.
Tralasciando i dati più prettamente economici e politici, che non mi competono, da architetto mi preme invece sottolineare l’aspetto estetico e culturale. Nel primo caso, credo sia sotto gli occhi di tutti la scarsa attrattività di alcuni centri commerciali, assimilabili a “grandi scatoloni”, privi di qualsiasi senso estetico e mal inseriti nei contesti circostanti, senza alcuna continuità ambientale.
Dal punto di vista sociale, invece, dovremmo ragionare su come la loro presenza abbia cambiato il nostro modo di aggregarci e incontrarci.

La piazza, che per secoli ha fatto parte della nostra cultura è stata infatti progressivamente sostituita da questi nuovi luoghi dedicati alla socialità, sempre più lontani dal centro abitato. Si tratta di un aspetto, quest’ultimo, che non prescinde dai valori che sia l’architetto che la classe politica devono considerare nella progettazione dello sviluppo di un centro urbano.
Gli ultimi progetti retail che ho visto presentati al MAPIC di Cannes nelle scorse settimane, invece che cogliere questa fotografia cupa dei nostri centri urbani, cavalcano ancora la moda dei grandi centri commerciali costruiti in zone lontanissime dal centro, spesso e volentieri senza preoccuparsi di creare o di trovare un possibile legame con la storia, la cultura, il territorio in cui andranno a sorgere.

Alcuni di questi progetti sono gallerie commerciali gigantesche che non hanno alcun rapporto con il contesto, “atterrati” da un altro pianeta, come astronavi dotate di un linguaggio architettonico completamente astruso dall’ambiente architettonico e culturale circostante.
Questi progetti mi fanno seriamente pensare che invece che ad un’evoluzione del retail, stiamo assistendo ad un’involuzione: la proliferazione di questi nuovi mall, che quasi fanno a gara a chi è più grande, rischia sempre più di impoverire e di uccidere i nostri centri, che invece sono la ricchezza del nostro Paese e un perno della nostra tradizione e della nostra memoria.

Come architetto mi sono trovato più volte a confrontarmi con i clienti che ci chiedevano progetti per nuovi centri commerciali e quello che ho sempre cercato di trasmettere è un nuovo modo di vivere e di concepire questi luoghi, con la volontà di instaurare un legame forte e positivo tra il costruito, il contesto e il contenuto, sia che si trattasse di nuove realizzazioni che di riqualificazioni di vecchi immobili.
Nonostante ciò, sono assolutamente convinto che si possa fare di più e si possa intavolare una discussione propositiva con le municipalità e soprattutto con i developer e i gestori, per ripensare ad un format diverso, che non voglia dire solo inserire entertainment nel luogo commerciale, ma ri-proporre una vita reale, fatta di luoghi veri per la socialità.

E’ necessario invertire questa rotta e muoverci per riattivare i centri cittadini, attraverso operazioni di “de-malling”, di riqualificazione e di rivalorizzazione che devono ricucire queste zone commerciali con il contesto e farle tornare ai loro antichi “fasti”, per dare vita a delle esperienze di vera qualità.

Dobbiamo riappropriarci della nostra storia e della nostra cultura, esserne orgogliosi e non adottare modelli che non ci appartengono: i centri commerciali nascevano infatti negli anni ’50 negli USA, per creare delle destinazioni, dei luoghi artificiali di incontro e di eventi per sopperire alla mancanza di questi nelle campagne americane dell’epoca.
Noi non abbiamo bisogno di questi luoghi “finti”, perché abbiamo già i centri urbani, le piazze e le vie più belle del mondo!

Una proposta potrebbe essere di non conteggiare più nella SLP gli spazi commerciali di vicinato, una sorta di “defiscalizzazione” dei metri quadri retail nei centri urbani; ossia una serie di misure per alleggerire il carico fiscale e dar respiro ai commercianti al dettaglio, permettendo loro minori costi, eliminando per periodi iniziali l’affitto, tornando ad essere competitivi e soprattutto rivitalizzando i nostri stupendi centri storici.

Interventi come quello realizzato nell’area Garibaldi-Repubblica con la realizzazione di una nuova area apogea, piazza Gae Aulenti, sono esemplari per dimostrare che il commerciale migliore è quello inserito nel contesto urbano, utile a ricucire il territorio ed ad integrare funzioni differenti, anche se si tratta di nuova edificazione.
Alla fine potremmo stare seduti nelle nostre città aspettando turisti da ogni parte del mondo che vengano a ri-vivere le vibranti esperienze delle nostre radici storiche; insomma un’Italia aperta al futuro, ma ricca del suo passato!

Sono disponibile e aperto ad approfondire questa discussione con chi, come me, ha a cuore il futuro delle nostre città!

arch. Massimo Roy – Progetto CMR

www.progettocmr.com/profilo/

Media Partner Forum Retail e Retail Award 2017. BYinnovation e SmartEfficiency hanno partecipato come partners al successo per la diciassettesima edizione di Forum Retail, l’evento di riferimento del settore ideato e organizzato da IKN Italy.
 (altro…)

Green Logisitics Expo – 90 giorni. Parallelamente alle continue nuove adesioni, si va sempre più delineando il programma di incontri, convegni e seminari di Green Logisitics Expo (dal 7 al 9 marzo a Fiera di Padova), di cui SmartEfficiency e BYinnovation sono Media Partner.

INTERMODALITA’
In apertura l’intervento di Thomas Baumgartner, Presidente ANITA e di Fercam, ed è completo il panel del convegno d’apertura dal titolo “Dall’industria ai porti. Le nuove frontiere green dell’intermodalità” che vede tra i relatori anche Renato Mazzoncini AD del Gruppo FSI, Zeno D’Agostino, Presidente di Assoporti, Guido Ottolenghi, Presidente Gruppo tecnico di Confindustria per la logistica, Cristobal Milan De La Lastra, Capo dell’Unità C2 dell’innovazione e reti Agenzia esecutiva (INEA).

Sempre in tema di intermodalità, è in via di definizione un secondo importante incontro, previsto nella mattinata di giovedì 8 marzo, dal titolo “Il ‘Sistema mare’: Porti e Interporti, una risorsa per la crescita sostenibile” che si propone di individuare le strategie per una completa razionalizzazione dei rapporti tra i due soggetti primari dell’intermodalità. L’incontro vede il coinvolgimento delle due associazioni di riferimento – Assoporti e UIR – il coordinamento di Oliviero Baccelli, docente alla Bocconi e il contributo di Pietro Spirito, Presidente dell’Autorità Portuale di Napoli.

Fercam, Iveco, Liquimet saranno invece tra i protagonisti dell’incontro “Veicoli alternativi per una logistica sostenibile: lo stato dell’arte e le tecnologie emergenti” previsto anch’esso nella mattinata di giovedì 8 marzo.

E-COMMERCE & DIGITAL TRANSFORMATION
E-commerce & Digital Transformation”, l’evento nell’evento che Green Logistics Expo dedica alla grande novità che sta rivoluzionando il mondo della logistica: l’e-commerce. Studi, analisi e presentazioni con due sessioni di lavoro, una mattutina e una pomeridiana, in calendario giovedì 8 marzo 2018, coordinate da Studio Cappello, Ewolf e CTS.

Le problematiche dell’e-commerce analizzate dal punto di vista del logistico saranno al centro della sessione mattutina che avrà per tema “Come cambierà la logistica per il futuro dell’e-commerce, integrazione dei processi aziendali e della supply chain nei nuovi modelli e nei mercati digitali.” Tra i temi affrontati le opportunità della Digital innovation, i processi di Click&Collerct, Reserve&Collect, resi in negozio oltre a un quadro d’insieme dell’e-commerce in Italia.

Nel pomeriggio una diversa angolazione degli interventi. In primo piano le aspettative del consumatore e le problematiche del retail raggruppate sotto il titolo “Vendita omnicanale e multicanale”: i processi di acquisto, la comunicazione con il cliente, i nuovi mercati digitali dell’Asia, l’ottimizzazione e la governance dei processi di interazione tra aziende industriali e i servizi di global forwarding saranno i temi della sessione pomeridiana.
Nel panel dei relatori l’Osservatorio Multimediale del Politecnico di Milano, Oracle, Netsuite, Google, Connect Bay, Qpala, Metro, Fruttaweb e Thun.

LOGISTICA DEL FOOD
Green Logistics Expo dedica alla logistica del food un’area espositiva con la presenza di importanti operatori del settore e il contributo di grandi aziende dell’alimentare come Aia e Barilla. A questo si aggiunge la voce dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano per la Sostenibilità Alimentare.

Il mercato richiede soluzioni a basso impatto ambientale e sostenibili da un punto di vista prima di tutto economico e poi naturalmente anche ambientale. Green Logistics Expo è il luogo dove le aziende che operano nella filiera dell’alimentare, siano esse produttrici che fornitrici di servizi logistici, trovano nuove opportunità e soluzioni coerenti con i trend del settore e che tengono conto dell’evoluzione normativa a livello nazionale ed europeo.

greenlogisticsexpo.it

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World Energy Markets Observatory 2017 di Capgemini rileva che le nuove tecnologie accelerano la Transizione Energetica. Capgemini ha pubblicato la diciannovesima edizione del suo report annuale che, per la prima volta, esce dai confini europei diventando un osservatorio mondiale sul mercato energetico: il World Energy Market Observatory (WEMO), creato in partnership con i team dell’I4CE, De Pardieu Brocas Maffei e Vaasa ETT.

Dallo studio emerge che i progressi compiuti nell’ambito delle tecnologie per la produzione di energia hanno favorito un’accelerazione verso la Transizione Energetica, mentre la crescita delle energie rinnovabili continua a destabilizzare sia i mercati dell’elettricità all’ingrosso che i maggiori player.
Inoltre il report evidenzia un profondo cambiamento dei consumatori nell’utilizzo dell’energia, nei loro comportamenti ed aspettative. Questo cambiamento ha contribuito alla diffusione, ad esempio, dell’autoconsumo, dello Smart Home, dello Smart Building, dello Smart Plant e delle Smart City e alla creazione di comunità per l’acquisto e la gestione dell’energia.
Di conseguenza, la situazione finanziaria delle Utilities rimane sfidante. Il report incoraggia tali aziende ad accelerare i propri sforzi verso la trasformazione e sfruttare sempre di più il potere della Digital Transformation.

Le tre principali evidenze del World Energy Markets Observatory sono:

1. La rapida evoluzione delle tecnologie di produzione energetica rende inarrestabile la penetrazione delle energie rinnovabili, grazie ai vantaggi in termini di competitività e nonostante la conclusione del “conto energia” in Europa
Negli ultimi 12 mesi, il prezzo delle energie rinnovabili è ulteriormente diminuito: in alcuni paesi, il costo delle turbine eoliche situate sulla terraferma e delle tecnologie fotovoltaiche di livello industriale (photovoltaic – PV) sta diventando sempre più competitivo rispetto a quello delle fonti di energia tradizionali (nucleare, carbone, gas). In Arabia Saudita, una recente asta per degli impianti fotovoltaici si è conclusa con un valore molto basso di soli 17 $/MWh. Inoltre, anche i costi dei sistemi di accumulo a batterie sono calati del 20%. Tutto questo ha fatto sì che la Transizione Energetica raccogliesse consensi, richiedendo un limitato intervento a livello politico.
Secondo Antonio Barile, Vice President, Head of Energy & Utilities di Capgemini Italia: “Gli sforzi fatti in ambito di R&D e industrializzazione stanno incoraggiando lo sviluppo delle energie rinnovabili, anche in considerazione dell’intermittenza degli investimenti sulla rete di distribuzione dell’energia. Al giorno d’oggi, questa intermittenza, unita con l’assenza di riforme che regolino i prezzi, fa sì che l’impatto delle energie rinnovabili sui prezzi dei mercati all’ingrosso sia una minaccia per la fornitura di elettricità, oltre ad influenzare negativamente l’aspetto finanziario delle società del comparto”.

2. I consumatori che utilizzano le tecnologie Smart Energy spingono le aziende produttrici a fornire nuovi servizi energetici.
Tutti i consumatori (dell’area residenziale, terziaria o industriale) si aspettano che i fornitori offrano loro una migliore gestione dell’energia (ad esempio con soluzioni di autoconsumo, Smart Home, Smart Building, Smart Plant e mobilità elettrica). Grazie all’aggregazione dei consumatori in comunità con focus il tema dell’energia, stiamo assistendo anche a un’evoluzione dei comportamenti di acquisto e gestione collettiva della stessa.
Antonio Barile commenta: “Stiamo assistendo a un nuovo fenomeno: le utility stanno creando delle divisioni ad hoc per i consumatori, il cui difficile obiettivo è differenziare i servizi ritenuti più importanti dai propri clienti, permettendo così lo sviluppo di nuovi flussi di ricavi con margini migliori. Ovviamente ci sono delle differenze da un paese all’altro, ma la stragrande maggioranza dei player si sta muovendo in questa direzione, anche se, al momento, solo un numero limitato di essi è riuscito a trovare la giusta soluzione.
Le capacità legate all’innovazione e l’agilità sono gli elementi chiave per un go-to-market rapido e di successo ma, generalmente, sono proprio quelli che mancano”.

3. Le aziende tradizionali hanno intrapreso la via della trasformazione per effetto del pesante impatto della Transizione Energetica e delle mutevoli aspettative dei consumatori. È arrivato il momento di accelerare attraverso l’implementazione della Digital Transformation.
La gran parte dei principali player del settore ha avviato dei piani di trasformazione, che vengono implementati con molta attenzione. Questo è quanto si nota anche in Nord America, area nella quale gli aspetti finanziari delle Utility sono meno a rischio rispetto a quanto avviene in Europa, poiché la Transizione Energetica avviene più lentamente e le normative di mercato sono diverse. Questi piani per la trasformazione, oltre a semplificare i processi interni, generalmente si concentrano sul business downstream (reti, energia pulita e servizi energetici a valore aggiunto per i consumatori), creando e gestendo nuove operation e nuovi business model.

Ulteriori guadagni potrebbero anche provenire sul lato della produzione.
Le tecnologie digitali sono in continua evoluzione e producono continuamente nuove soluzioni (per esempio l’Automazione Robotica dei Processi, l’Intelligenza Artificiale, l’Internet of Things o il Blockchain, tutte innovazioni che non erano disponibili solo un paio di anni fa). Il valore dei dati gestiti – Analytics – continua a non essere completamente sfruttato.

Il World Energy Markets Observatory è un report annuale di Capgemini che monitora i maggiori indicatori nei mercati dell’elettricità e del gas in Europa, Nord America, Australia e Sud-est asiatico e registra i progressi e le trasformazioni avvenute nel settore. La 19° edizione utilizza, per la maggior parte, fonti pubbliche integrate con le competenze di Capgemini nel settore energetico, e si basa su dati relativi al 2016 e all’inverno 2016/2017. Le competenze specifiche su normative, cambiamenti climatici e comportamento dei consumatori sono stati forniti rispettivamente dai team di ricerca di De Pardieu Brocas Maffei, I4CE – Institute for Climate Economics – e VaasaETT.

www.capgemini.com/wemo

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