dicembre 2018

FV: il mercato italiano è pronto per un nuovo rilancio ma serve regolamentazione. Autoconsumo, comunità energetiche, contratti di acquisto di energia a medio-lungo termine e digitalizzazione le opportunità da cogliere.
Il mercato italiano del fotovoltaico è pronto per tornare a essere florido e competitivo per ridare ossigeno a una filiera industriale che ha grandi possibilità di sviluppo. Tecnologia, know-how, investitori e obiettivi di crescita ci sono, quello che manca è la regolamentazione che crei le condizioni per dare avvio alla transizione energetica.
È quanto è emerso durante il FORUM ITALIA SOLARE 2018 “A Vision for the Energy Transition in Italy”. Un evento che ha registrato oltre 400 partecipanti, un’affluenza così non la si registrava dagli anni d’oro del fotovoltaico, chiaro segnale che è tornata alta l’attenzione del settore.

Gli obiettivi europei ci chiedono di soddisfare almeno il 30% del consumo interno lordo di energia con fonti rinnovabili entro il 2030, con gli Stati membri che dovranno garantire ai cittadini il diritto di produrre energia rinnovabile per il proprio consumo, di immagazzinarla e di vendere la produzione in eccesso.
A livello italiano significa raggiungere circa 50-55 GW di potenza fotovoltaica, contro gli attuali 20 GW, con una produzione pari a circa 80 TWh in un lasso di tempo di 12 anni. In termini numerici vuol dire passare dagli attuali 400 MW annui di nuova potenza fotovoltaica a oltre 5 GW.

Ulteriori stimoli allo sviluppo delle rinnovabili e in particolare del fotovoltaico arrivano da Bruxelles che ha annunciato che la Direttiva RES II entrerà in vigore entro la fine dell’anno. “Autoconsumo, comunità energetiche e stabilità degli investimenti sono le pietre miliari della nuova Direttiva Rinnovabili e saranno a fondamento della transizione energetica verso fonti non fossili entro il 2030”, ha detto Francesco Maria Graziani della Commissione Europea, Direzione Energia.
La stabilità degli investimenti passa attraverso la regolamentazione definita e sarà il cuore della direttiva poiché il testo prevede il divieto dei tagli retroattivi dei meccanismi di sostegno. Il testo dovrà essere recepito da tutti gli stati membri entro giugno 2021.

Gli obiettivi di sviluppo del fotovoltaico potrebbero essere raggiunti solo attuando una rivoluzione energetica che dovrà passare da un nuovo modello basato su autoconsumo, aggregatori, comunità energetiche e sviluppo di grandi impianti con contratti di vendita di energia su medio e lungo termine (PPA).
Soluzioni non impossibili tanto che in alcuni Paesi europei sono già state introdotte, come esempio in Austria dove è consentito l’autoconsumo collettivo, così come in Olanda dove è possibile vendere l’energia prodotta ai quartieri limitrofi. Estonia e Danimarca, grazie agli open data e alla digitalizzazione, stanno creando dei “data hub” per scambiare dati legati all’energia, in modo che le aziende possano creare business model adeguati.

Ultima, in termini di tempo, la Spagna che ha introdotto una nuova normativa di autoconsumo flessibile e aperta.

L’Italia non è tra queste, sebbene la Strategia Energetica Nazionale preveda l’autoconsumo e le comunità energetiche, ma purtroppo manca ancora la regolamentazione che le renda possibili. Un po’ meglio è lo stato dell’arte dei PPA in Italia, dove da qualche tempo il settore sta muovendo i primi passi, sebbene manchino ancora le installazioni di grande taglia già operative e pronte a vendere l’energia ai privati con contratti di lungo termine.
Eppure in Italia i dati economici sono favorevoli, grazie all’elevato prezzo dell’energia e alla buona insolazione.

“Il potenziale del mercato italiano è enorme e le oltre 400 persone presenti al Forum lo dimostrano. Abbiamo davanti a noi un’opportunità industriale imperdibile, ma il settore è ancora fermo a 400 MW all’anno installati. Per rivitalizzare il comparto serve una regolamentazione che possa dare avvio ai nuovi sistemi energetici. Non è una questione di costi né tanto meno di tecnologia, ma di impedimenti normativi e burocratici”, ha detto Paolo Rocco Viscontini, Presidente di Italia Solare.

In 10 anni il prezzo dell’energia elettrica fotovoltaica è calato del 90% grazie alla riduzione del costo della tecnologia, un fenomeno mai registrato in nessun settore industriale. La competitività economica c’è, ora serve la semplificazione normativa per la realizzazione degli impianti e soprattutto per le azioni di repowering e di revamping che dovrebbero prevedere procedure semplificate per fare in modo che i 20 GW installati non perdano di produttività.

Nel nuovo scenario di transizione energetica anche la digitalizzazione ha un ruolo fondamentale perché è l’elemento tecnologico che consente la comunicazione dei dati con raccolta e gestione in tempo reale. Permetterà, infatti, di aumentare la quota di energia condivisa e di misurare l’energia condivisa perché consumata simultaneamente alla produzione, oltre a favorire l’ottimizzazione nell’uso della rete e la capacità di aggregazione.

ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che promuove la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando:
•modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili con particolare attenzione al solare fotovoltaico;
•l’integrazione delle fonti rinnovabili, fotovoltaico in particolare, con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica e per l’incremento della prestazioni energetiche degli edifici.

ITALIA SOLARE conta oltre 500 soci: operatori, proprietari e gestori di impianti fotovoltaici, installatori, progettisti e semplici sostenitori.

www.italiasolare.eu

Renewables-led power system. Flexible energy options, such as (1) energy storage, (2) smart-charging electric vehicles, (3) demand response and (3) interconnectors, are needed to ensure that the energy transition proceeds on an optimal path.
Our expensive power system would otherwise be reliant on fossil-fueled backup and installing excess wind and solar capacity.

The four types of flexibility mentioned above can accelerate the transition to a cleaner power system and ultimately enable the efficient integration of 80% or more renewable energy by 2040, according to two new reports published by BloombergNEF (BNEF) in partnership with Eaton and Statkraft.

The ‘Flexibility Solutions for High-Renewable Energy Systems’ reports model a number of alternative scenarios for future power systems in the U.K. and Germany, respectively, depending on how each flexibility technology might develop in the coming years.

Energy storage and smart electric vehicle charging provide flexibility by moving large volumes of renewable energy to periods of high demand, or moving demand to periods of high renewable generation. Dispatchable demand response reduces the need for fossil-fired backup plants in the power system, reducing emissions. Interconnecting to Nordic hydro can address periods of both excess supply and excess demand, providing different benefits over the decades as the needs of the system evolve.

The two studies – focused on the U.K. and Germany – highlight that policies and regulation accelerating the adoption of these technologies are key to make a cleaner, cheaper, and more efficient power system possible.

Specific findings for the U.K. include:
– None of the scenarios halt the transition to a low-carbon power system. In all scenarios, the renewable share of generation exceeds 70% by 2030 as wind and solar become dominant, thanks to their dramatic and ongoing cost improvements. However, without new sources of clean flexibility, the system will be oversized and wasteful, making it 13% more expensive by 2040 and with 36% higher emissions.
– Greater electrification of transport yields major emissions savings with little risk to the power generation system. Avoided fuel emissions far outstrip added power sector emissions in the U.K. The power generation system will comfortably integrate all these electric vehicles, and the system benefits are even greater if most EVs charge flexibly. However, local distribution networks are likely to face challenges.
– Accelerated energy storage development can hasten the transition to a renewable power system in the U.K., with significant benefits by 2030 including a 13% emissions reduction and 12% less fossil backup capacity needed.

Specific findings for Germany include:
– In Germany, adding flexibility supports coal through 2030, even as renewables grow to dominate the market. This counterintuitive finding is not due to a problem with batteries, EVs, demand response or interconnectors – cheap coal is the culprit. Flexible technologies are important because they can integrate inflexible generation – and in Germany’s case, its inexpensive lignite plants also benefit. To decarbonize, Germany needs to address existing coal generation while investing in renewables, flexibility and interconnection.
– Still, by 2040, adding more batteries, flexible electric vehicles and interconnections with the Nordics all enable greater renewable penetration and emissions savings. More flexible demand, on the other hand, reduces the need for battery investment.
– Even with Germany’s coal-heavy power, adding EVs reduces transport emissions.

“There is now little doubt that renewable energy will be the dominant force in the power sector for decades to come. The next challenge is to make sure these sources are complemented by clean forms of flexibility – storage, demand and interconnection – to deliver cheaper, deeper decarbonization,” said Albert Cheung, head of global analysis at BloombergNEF.

“The relentless advance of solar and wind energy technologies are driving us inexorably towards an electricity system dominated by variable renewable power generation. Combined with the expected growth in electric mobility, we are now in the midst of an energy transition which will massively lower carbon emissions and improve air quality. However, this opportunity will be limited unless energy markets are designed and regulated in a way that unlocks the full value of flexibility in the electric system. The time is already upon us to prepare and start investing in the technologies, services, and modifications that can enable our energy system to cope with the dramatic shift in how we generate and use electricity,” said Cyrille Brisson, Eaton EMEA vice president of sales and marketing.

“For Statkraft, as the largest generator of renewable energy in Europe, it is interesting to see that Nordic hydropower reservoirs can play an important role for decarbonization of the European power systems, together with other flexibility solutions. This is consistent with our own analyses – confirming that a global renewables share of 70 percent is possible by 2040 if we let modern solutions for flexibility and market design allow cheap renewables to replace more expensive fossil solutions,” said Henrik Sætness, SVP strategy and analyses at Statkraft.

ABOUT EATON
Eaton is a power management company with 2017 sales of $20.4 billion. We provide energy-efficient solutions that help our customers effectively manage electrical, hydraulic and mechanical power more efficiently, safely and sustainably. Eaton is dedicated to improving the quality of life and the environment through the use of power management technologies and services. Eaton has approximately 98,000 employees and sells products to customers in more than 175 countries.

ABOUT STATKRAFT
Statkraft is a leading company in hydropower internationally and Europe’s largest generator of renewable energy. The Group produces hydropower, wind power, solar power, gas-fired power and supplies district heating. Statkraft is a global company in energy market operations. Statkraft has 3500 employees in 17 countries.

About Bloomberg NEF
Bloomberg NEF (BNEF), Bloomberg’s primary research service, covers clean energy, advanced transport, digital industry, innovative materials and commodities. We help corporate strategy, finance and policy professionals navigate change and generate opportunities.
Available online, on mobile and on the Terminal, BNEF is powered by Bloomberg’s global network of 19,000 employees in 176 locations, reporting 5,000 news stories a day.

www.bloomberg.net

www.eaton.com

www.statkraft.com

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Economia circolare: buone pratiche e primi “numeri” della Piattaforma italiana ICESP: circa 80 fra istituzioni e aziende di rilievo nazionale coinvolte e 60 buone pratiche elaborate da 6 gruppi di lavoro su 6 tematiche trasversali: questi in estrema sintesi i numeri presentati alla prima conferenza annuale sulla Piattaforma Italiana per l’Economia Circolare (ICESP), coordinata da ENEA, che si è svolta al Senato alla presenza, tra gli altri, del sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo, del presidente dell’ENEA Federico Testa, della presidente della commissione Ambiente del Senato Vilma Moronese, della senatrice della commissione Ambiente Patty L’Abbate e di Antonello Pezzini, membro del Comitato Economico e Sociale Europeo, e rappresentante della piattaforma ECESP, che riunisce gli stakeholder europei sull’economia circolare (European Circular Economy Stakeholder Platform).

“Nell’economia circolare l’Italia primeggia in Europa per numero di occupati, valore aggiunto e brevetti e nel campo del riciclo siamo un passo avanti a Francia, Germania e Regno Unito. Ma rispetto a questi tre paesi siamo molto al di sotto per investimenti nel settore, a conferma delle nostre ottime prestazioni pur con strumenti non del tutto adeguati”, ha sottolineato Roberto Morabito presidente ICESP e responsabile del Dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali dell’ENEA.

“Nel consumo di materiali riciclati siamo un gradino più in alto di Francia e Germania, mentre per capacità di riciclare i rifiuti solidi urbani siamo più su di Francia e alla pari con il Regno Unito. La percentuale di riciclo dei rifiuti in Italia è del 67% contro il 55% della media europea; anche sul riciclo dei rifiuti da imballaggio siamo ben oltre la media Ue, in particolare nel caso dei rifiuti di legno ci attestiamo al 60% contro il 40%. Molto buona anche la percentuale di addetti nel settore dell’economia circolare rispetto al totale degli occupati in Italia, che si attesta al 2,05% contro l’1,71%. In Europa siamo quindi sopra la media per indici di riciclo di tutte le tipologie di rifiuti, ad eccezione di quelli elettrici ed elettronici dove siamo sotto”, ha aggiunto Morabito.

“Nel nostro Paese manca una normativa che sostenga l’economia circolare; in particolare sarebbe utile avere un’applicazione più efficace delle norme sull’end of waste in grado di avviare il mercato di una vasta gamma di materie prime seconde, in tempi certi e al passo con le esigenze del sistema paese. Inoltre, sarebbe necessario rendere l’applicazione della disciplina del sottoprodotto certa e uniforme sul territorio nazionale, in maniera tale da consentire l’adozione di pratiche di simbiosi industriale come normali pratiche di gestione e valorizzazione degli scarti; simbiosi industriale che peraltro, si configura come un’efficace strategia per la prevenzione della produzione di rifiuti”, ha concluso Morabito.

Le 60 buone pratiche elaborate sono relative ai settori più svariati, dal riciclo dei materiali ai prodotti da materiali secondari, dalla sharing economy ai modelli di gestione; ora saranno condivise con la piattaforma ECESP che finora ha raccolto 184 buone pratiche di cui 24 italiane.

I sei gruppi di lavoro della piattaforma ICESP sono coordinati da Università di Bologna, Regione Puglia e CNA, Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo Economico, ENEL e Intesa Sanpaolo Innovation Center, Regione Puglia e Unioncamere.

ICESP è nata a seguito della scelta da parte della Commissione europea di includere ENEA nel Gruppo di Coordinamento della piattaforma europea ECESP in qualità di rappresentante del mondo della ricerca. Come unico membro italiano è stata invitata a svolgere il ruolo di hub nazionale per l’economia circolare, agendo come interfaccia tra il sistema Italia ed ECESP. Sulla base di questo incarico ha promosso la realizzazione della piattaforma ICESP, che ha la finalità di creare un punto di convergenza nazionale su iniziative, esperienze, criticità, prospettive e aspettative legate all’economia circolare, che il sistema Italia vuole e può rappresentare in Europa con un’unica voce, promuovendo il modello italiano di economia circolare.

ICESP è aperta all’adesione di attori del settore dell’economia circolare secondo un approccio inclusivo.
I partecipanti aderiscono alla Carta ICESP, che definisce gli obiettivi, la composizione, i campi di interesse e gli strumenti operativi della piattaforma, impegnandosi a contribuire in maniera interattiva alle varie attività tra cui: partecipare alle iniziative della piattaforma e ai gruppi di lavoro, fornire buone pratiche e promuovere ICESP nel proprio network di riferimento.

www.enea.it

www.icesp.it

Ecomondo Circular Economy. On the European platform organized by Italian Exhibition Group dedicated to the green economy and renewable energies, for four days the key players were the enterprises, the market and the institutions.
Innovation, international business and scientific contents distinguished what Italy´s Minister for the Environment Sergio Costa described as ´The great Expo of the circular economy´ at the inauguration ceremony.
An unmissable event for all those who want to be key players in the transition to the green economy.

A world really represented by large companies, consortia and start-ups.
Organizations that have already taken the virtuous road of those adopting a green footprint for their business models.
In the expo halls the key players were the technological and industrial proposals of the economy´s new paradigm, also found in the Sustainable City sector, which gathered together excellent products and services available for smart cities.

The Ecomondo and Key Energy expos closed at Rimini Expo Centre with a 4% increase in professional attendees.
Buyers carefully considering the proposals from companies that for the first time fully occupied the expo centre´s 129,000 sq.m. of exhibition space.
There were also positive results as far as international visitors were concerned, who accounted for 10% of the total. At the event there were trade and industry members from 115 countries: 70% from Europe and 9% from the Mediterranean basin, but also important participation from China and the Russian Federation.
There was massive interest on behalf of the media: at the end of the four days, there had been approximately 170 million contacts.

Great appreciation was shown for the industrial and scientific contents and the presentation of the most advanced European programs on the waste cycle, bioeconomy and renewable energies, as well as the various focuses defined for 2018: European strategy on plastic, management and exploitation of water resources, soil remediation, the upgrading of sites and port areas, prevention and management of hydrogeological risks, treatment and purification of indoor and outdoor air, emission monitoring, energy efficiency, etc.
Ecomondo and Key Energy were once more strategic stages for the announcement of product previews on behalf of large international brands and for establishing cooperation between industrial groups aimed at rapidly taking advantage of the business opportunities of programs financed by European organizations.

Numerous in-depth international events were held: for the first time in Italy, Ecomondo hosted
– the European summit on phosphorus, on which projects and investments aimed at recovering it from purification sludge are concentrated;
– via the EASME (Executive Agency for Small and Medium Enterprise), the European Union presented 38 projects financed by four different Community Programs;
– close attention was focussed on business opportunities in the Middle East, North African and Sub-Saharan African regions;
– there was a particular close-up on the prospects of investment in Morocco, which has decided to concentrate on plants for the production of renewable energies;
– the topic of the development of green jobs in Canada was also spotlighted.

In the course of the four days, Italy´s Minister for the Environment Sergio Costa and numerous members of the government were interlocutors of the industrial system and scientific community, and received a unanimous request to give priority on the Institutions´ agenda to the national plan for the circular economy, founded on public-private partnerships.
Italian Exhibition Group also showed the solidity of Italy´s system, borne out by the figures of the Conai Report (67.5% of packaging waste was sent to be recycled in 2017) and the circularity index, which shows Italy in second place in European ranking after Holland.
On the first two days, the States General of the Green Economy put the accent on the prospects of green investments, emphasizing that 7-8 billion euros per year of public investments in the next 5 years would lead to 21.4 billion in private investments and 440,000 new jobs per year.

The next editions of Ecomondo and Key Energy will be held at Rimini Expo Centre from November 5th to 8th 2019.

www.ecomondo.com

www.keyenergy.it

Accise Energia Elettrica e Gas: IKN UtilitEnergy, la community specializzata nel settore, presenta l’ottava edizione di Accise nell’Energia Elettrica e il Gas, l’unico evento in Italia interamente dedicato ai Tax Manager del mondo Gas&Power.

In programma a Milano il prossimo 23 gennaio, l’evento, che ha visto la partecipazione di oltre 450 persone in 7 edizioni, mette a confronto Professionisti ed Esperti con l’obiettivo di presentare alla platea interpretazioni ed applicazioni pratiche.

L’appuntamento di riferimento per l’area amministrazione e finanza delle Utilities si rinnova: rappresenta una occasione unica di incontro tra i Responsabili Accise delle Società di Vendita di energia elettrica e gas, Esperti e Tributaristi per una disamina delle problematiche e delle relative soluzioni per la gestione delle accise.

L’edizione 2019 si articola in 3 Sessioni Interattive dal tema “Le domande delle Aziende” e “Le risposte degli Esperti”, 4 Focus Tecnici e 1 Case Study.

Gli argomenti che saranno approfonditi durante l’evento sono:
– I criteri interpretativi della Regolazione in merito a esclusioni, esenzioni e agevolazioni
– Le procedure corrette per la richiesta di rimborsi, trasferimenti e compensazioni
– Individuazione degli aspetti controversi in materia di ravvedimenti operativi per una gestione ottimale dei contenziosi

L’evento prevede, inoltre, lo svolgimento di un Workshop dedicato ai giovani neoassunti, dal titolo “Principi base delle accise: affrontare con successo le professioni amministrativo-fiscali nella aziende fornitrici di EE e Gas” che si svolgerà il 22 gennaio e, a seguire, il giorno 24 è in programma il Corso Avanzato dal titolo “Simulazione pratica della compilazione della Dichiarazione di Consumo (anno 2018) Energia Elettrica e Gas”.

IKN Italy è l’acronimo di:
– Institute: realtà riconosciuta nel mondo della Formazione e del Content Networking. Competenza ed eccellenza dimostrate negli anni per le seguenti aree di business: Farmaceutico, Sanitario, Energy & Utilities, Assicurativo, Retail & GDO, Bancario, Logistico, Food, Sviluppo e Amministrazione del personale, Industrial, Information Technology, Legale e Fiscale, Marketing e Vendite , Project Management e Amministrazione. Questo ha permesso all’Azienda di creare le proprie communities, luoghi fisici e virtuali che racchiudono contenuti esclusivi condivisi da figure dello stesso settore.
– Knowledge: punto di raccolta dei dinamici bisogni dei clienti che vengono soddisfatte attraverso una continua ricerca e analisi del mercato per offrire temi e programmi sempre up-to-date e innovativi, e attraverso una Faculty di esperti in grado di portare un sapere unico e internazionale. Questo permette alle aziende clienti di restare aggiornate e informate su tutte le trasformazioni del proprio settore. Attraverso canali tradizionali, digital e social l’Azienda da la possibilità di condividere conoscenze, esperienze aziendali, best practice e innovazioni.
– Networking: teatro esclusivo di incontro che mette in contatto i professionisti. La creazione di communities specializzate consente di costruire una fitta rete di relazioni e interazioni tra tutti gli esponenti del settore, attraverso grandi appuntamenti in cui confrontarsi con partner, colleghi e protagonisti di spicco.
L’azienda studia e sviluppa continuamente nuovi formati per i propri eventi che favoriscano il networking per le aziende partecipanti creando e implementando numerose occasioni di business.

IKN Italy è certificata UNI EN ISO 9001 : 2008 e qualificata per la presentazione di piani formativi a organi istituzionali e fondi interprofessionali che si occupano delle richieste di finanziamento e della gestione dei processi burocratici

23 Gennaio 2019, Milano – Novotel Ca Granda

BYinnovation è Media Partner di UtilitEnergy

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Sottostazioni digitali per eolico. In Italia la tecnologia basata su ABB Ability per aumentare l’efficienza e consentire la fornitura di energia eolica pulita.
ABB ha messo in servizio due sottostazioni digitali situate a Tolve e Vaglio, in Basilicata. Le sottostazioni integreranno e trasmetteranno l’elettricità generata dai parchi eolici locali a tutta la penisola italiana e contribuiranno all’obiettivo dell’Italia di soddisfare il 28% del suo fabbisogno energetico attraverso le fonti rinnovabili entro il 2030.

Elementi chiave dello scopo di fornitura delle sottostazioni sono i sistemi ABB AbilityTM di automazione e controllo, dispositivi di protezione intelligenti, trasformatori con sensori intelligenti, quadri di comando digitali e sistemi avanzati di comunicazione prodotti in Italia. ABB ha inoltre firmato un contratto di service della durata di 20 anni per supportare l’efficienza della nuova sottostazione digitale di Vaglio. Questa soluzione include il monitoraggio online 24 ore su 24, 7 giorni su 7 attraverso centri di controllo remoto italiani con sede a Genova, Sesto San Giovanni e Santa Palomba (Roma).

Le sottostazioni sono elementi essenziali nell’infrastruttura elettrica che facilitano la trasmissione efficiente e affidabile e la distribuzione di energia elettrica. Controllano e proteggono i flussi di energia, collegano le sottostazioni alla rete e collegano reti di trasmissione e di distribuzione ai consumatori finali.

I componenti digitali migliorano la controllabilità e l’affidabilità ottimizzando i costi operativi. Consentono inoltre comunicazioni interoperabili tramite cavi Ethernet anziché fili di rame, riducendo conseguentemente lo spazio di costruzione necessario. La digitalizzazione offre anche funzionalità di monitoraggio da remoto e migliora significativamente la visibilità delle risorse e dei sistemi installati. Aiuta a raccogliere dati utilizzabili per fornire, agli operatori nei centri di controllo, informazioni in tempo reale e per ottimizzare le operazioni e prevenire i guasti.

L’energia eolica generata in Basilicata fornisce oltre la metà della richiesta totale di energia regionale. La regione è ben nota per la sua preistorica città di Matera, che è una delle zone più anticamente abitate del mondo e che è stata designata come capitale europea della cultura 2019.

“Queste pionieristiche sottostazioni digitali contribuiranno a fornire energia eolica pulita a milioni di persone in questa regione storica che abbraccia il futuro”, ha dichiarato Claudio Facchin, presidente della divisione Power Grids di ABB. “Questi progetti sono un altro esempio di come la digitalizzazione stia giocando un ruolo essenziale nella definizione dei sistemi di alimentazione e riaffermano la posizione di ABB come partner di riferimento per consentire reti più forti, più intelligenti e più sostenibili “.

La sottostazione digitale di Vaglio è stata messa in servizio per conto di Lucania Wind Energy Srl e quella di Oppido Lucano è stata commissionata a Tolve Wind Holding Srl in collaborazione con la società italiana Engineer, Procurement and Contracting (EPC), PLC Service Srl.

ABB (ABBN: SIX Swiss Ex) è un leader tecnologico all’avanguardia nelle reti elettriche, nei prodotti per l’elettrificazione, nell’automazione industriale, nella robotica e nel controllo di movimento, al servizio dei clienti nelle utility, nell’industria, nei trasporti e nelle infrastrutture a livello globale. Continuando una storia di innovazione lunga più di 130 anni, oggi ABB sta scrivendo il futuro della digitalizzazione industriale con due chiari obiettivi: portare l’elettricità da qualsiasi impianto di generazione a ogni utenza e realizzare l’automazione nei processi industriali dalle materie prime ai prodotti finiti. Come partner principale di Formula E, la classe di motorsport internazionale FIA con vetture interamente elettriche, ABB sta spingendo i confini della mobilità elettrica per contribuire a un futuro sostenibile. ABB opera in oltre 100 paesi con circa 147.000 dipendenti.

www.abb.com

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Air Liquide: hydrogen for mobility. The company to build first world scale liquid hydrogen production plant dedicated to the supply of Hydrogen energy markets. Air Liquide will build the first world scale liquid hydrogen production unit dedicated to the hydrogen energy markets, located in the Western U.S., and has signed a long-term agreement with FirstElement Fuel Inc (FEF), a leader in retail hydrogen infrastructure in the U.S., to supply hydrogen to FEF’s retail liquid hydrogen fueling stations in California.
These new commitments will serve the growing needs of the hydrogen mobility market in California and help enable and complement the deployment of hydrogen fuel cell electric vehicles and support the hydrogen merchant market across the state.

Air Liquide expects to invest over 150 million US dollars to build a liquid hydrogen plant in the western United States, with construction to begin in early 2019. The plant will have a capacity of nearly 30 tons of hydrogen per day — an amount that can fuel 35,000 Fuel Cell Electric Vehicles (FCEVs).
Through this investment, Air Liquide will enable the large-scale deployment of hydrogen mobility on the west coast, providing a reliable supply solution to fuel the 40,000 FCEVs expected to be deployed in the state of California by 2022. The plant will also support other fuel cell vehicle and transportation markets in the region, such as material handling and forklifts and heavy duty trucks.

The new plant is the first large scale investment into the supply chain infrastructure needed to support hydrogen energy solutions for the energy transition, starting with transport and mobility. The pace of FCEV deployment has now reached a level requiring a growing scale of investment and is paving the way for the growth of zero emission mobility in other geographies.

In addition to the long-term supply agreement, Air Liquide and FEF have entered into an agreement outlining Air Liquide’s intent to make an equity investment in FEF, following previous assistance to the company by Toyota and Honda. With these agreements, Air Liquide also builds upon its existing collaborations with Toyota and Honda to further enable a robust hydrogen fueling infrastructure and, along with others, bolster the deployment of fuel cell electric vehicles and the retail fueling infrastructure in California.

Michael Graff, Executive Vice President & Executive Committee Member of L’Air Liquide S.A. and Chairman & CEO of American Air Liquide Holdings, Inc., said: “This new investment in hydrogen production and our collaborative relationship with FirstElement Fuel, further demonstrate our long-term commitment to the development of hydrogen energy for mobility, and accelerate the deployment of new hydrogen fuel cell electric vehicles — cars, trucks, buses — planned by automotive manufacturers like Toyota, Honda and other leading OEMs.
We are convinced that hydrogen is an essential sustainable energy vector of the future and a cornerstone of the energy transition.”

“This signals a transitional moment for the hydrogen automobile market,” said Joel Ewanick, Founder & CEO of California-based retail hydrogen station company, FirstElement Fuel Inc. “Air Liquide is bringing significant private investment to build a key piece for growing California’s hydrogen network. It’s yet another indication of the momentum for hydrogen as a replacement for gasoline.”

Jim Lentz, CEO of Toyota North America, said: “The commitment to construct a hydrogen plant of this scale by Air Liquide and supply FirstElement Fuel with hydrogen for its fueling stations in California is a clear demonstration of the shared vision of global leaders like Air Liquide, Toyota and the OEM community to innovate, build and deploy the vehicles and infrastructure to enable clean mobility of the future.”

Steven Center, Vice President, Connected & Environmental Business Development Office, American Honda Motor Co., Inc. said: “Honda welcomes Air Liquide’s significant investment in hydrogen refueling infrastructure for fuel cell vehicles. Their commitment will broaden the appeal of fuel cell electric vehicles and speed the adoption of this promising zero-emission vehicle technology.”

Air Liquide in the U.S.
Air Liquide employs more than 20,000 people in the U.S. in more than 1,300 locations and plant facilities including a world-class R&D center. The company offers industrial and medical gases, technologies and related services to a wide range of customers in energy, petrochemical, industrial, electronics and healthcare markets.

Air Liquide’s commitment to hydrogen energy
In the past 50 years, Air Liquide has developed unique expertise enabling it to master the entire hydrogen supply chain, from production and storage to distribution and the development of applications for end users, thus contributing to the widespread use of hydrogen as a clean energy source, for mobility in particular. Air Liquide has designed and installed more than 120 stations around the world to date.

Hydrogen is an alternative to meet the challenge of clean transportation and thus contributes to the improvement of air quality. Used in a fuel cell, hydrogen combines with oxygen in the air to produce electricity, emitting only water. It does not generate any pollution at the point of use: zero greenhouse gases, zero particles and zero noise. Hydrogen provides a concrete response to the challenges posed by sustainable mobility and local pollution in urban areas. Air Liquide’s hydrogen investments in the U.S. complements our current biogas investment strategy and our vision to improve the carbon footprints of our company and the customers we serve.

Air Liquide annuncia la costruzione della prima unità produttiva di idrogeno liquido di grandi dimensioni destinata ai mercati dell’energia basata sull’idrogeno.
Air Liquide annuncia la costruzione, negli Stati Uniti occidentali, della prima unità di produzione di idrogeno liquido di grandi dimensioni destinata ai mercati dell’energia basata sull’idrogeno. Il Gruppo inoltre ha firmato un contratto a lungo termine con FirstElement Fuel Inc. (FEF), uno dei principali attori nella distribuzione dell’idrogeno negli Stati Uniti, per la fornitura di idrogeno alla sua rete di stazioni in California. Questi nuovi impegni serviranno a soddisfare le crescenti esigenze del mercato della mobilità a idrogeno in California e contribuiranno allo sviluppo di veicoli elettrici a idrogeno, nonché all’espansione di questo mercato in tutto lo stato.

Air Liquide prevede di investire più di 150 milioni di dollari americani per realizzare un impianto di idrogeno liquido negli Stati Uniti occidentali, la cui costruzione sarà avviata all’inizio del 2019. Il sito avrà un capacità produttiva di quasi 30 tonnellate di idrogeno al giorno, un volume in grado di rifornire 35.000 veicoli elettrici a celle a combustibile (FCEV). Grazie a questo investimento, Air Liquide contribuirà allo sviluppo su larga scala della mobilità a idrogeno lungo la costa occidentale degli Stati Uniti. Infatti, la messa in servizio di questa fonte di approvvigionamento affidabile permetterà di servire i 40.000 veicoli elettrici alimentati a pile a combustibile attesi in California entro il 2022. L’impianto servirà anche altri mercati della regione oltre a quelli della mobilità e dei trasporti, come il settore della movimentazione dei materiali, dei carrelli elevatori e dei mezzi pesanti.

Questo nuovo impianto rappresenta il primo investimento su larga scala nell’infrastruttura della catena di approvvigionamento necessaria per sostenere lo sviluppo di soluzioni a idrogeno nel processo di transizione energetica, in particolare nei settori dei trasporti e della mobilità. Il tasso di diffusione dei veicoli elettrici a celle a combustibile ha raggiunto un livello che richiede grandi investimenti, favorendo così la crescita della mobilità ad emissione zero in diverse aree geografiche.

In aggiunta a questo contratto di fornitura a lungo termine, Air Liquide e FEF hanno firmato un accordo relativo all’acquisizione da parte di Air Liquide di una partecipazione nel capitale di FEF, società già sostenuta da Toyota e Honda. Tali accordi consentono ad Air Liquide di rafforzare i legami di collaborazione esistenti con Toyota e Honda in vista della costruzione di una solida infrastruttura di approvvigionamento di idrogeno. Essi promuovono inoltre, insieme ad altri partner, l’impiego di veicoli elettrici a celle a combustibile e una rete di stazioni di distribuzione in California.

Michael Graff, Executive Vice President e membro del Comitato Esecutivo del Gruppo Air Liquide, che supervisiona le Americhe, ha dichiarato: “Questo nuovo investimento nella produzione di idrogeno e la nostra collaborazione con FirstElement Fuel dimostrano il nostro impegno a lungo termine per lo sviluppo della filiera dell’idrogeno destinata alla mobilità. Tali accordi consentono di accelerare l’introduzione di nuovi veicoli a idrogeno – auto, camion, autobus – previsti da case automobilistiche come Toyota, Honda e altri importanti produttori di componenti di primo piano in California. Siamo convinti che l’idrogeno costituisca un vettore energetico sostenibile essenziale per il nostro futuro e un pilastro fondamentale della transizione energetica”.

Questo dimostra che stiamo compiendo un passo avanti decisivo all’interno della filiera dell’idrogeno nel settore automobilistico – ha dichiarato Joel Ewanick, Fondatore & CEO di FirstElement Fuel Inc., leader nella distribuzione di idrogeno in California. – Liquide apporta importanti investimenti privati che permetteranno l’implementazione di una componente chiave, che consentirà la crescita della rete californiana di idrogeno. Ciò testimonia l’attuale dinamica dell’idrogeno come sostituto del gasolio.

Jim Lentz, CEO di Toyota Nord America, ha commentato: “L’impegno preso da Air Liquide per la costruzione di un impianto a idrogeno di queste dimensioni e la fornitura di idrogeno alle stazioni di servizio FirstElement Fuel in California evidenziano la visione condivisa di leader globali quali Air Liquide, Toyota e la comunità dei produttori di componenti, per innovare, fabbricare e distribuire veicoli e infrastrutture per consentire lo sviluppo di una mobilità pulita“.

Steven Center, Vice President Honda Motor Co., Connected & Environmental Business Development Office, ha aggiunto: “Honda accoglie con favore il significativo investimento fatto da Air Liquide nell’infrastruttura di
rifornimento di idrogeno per veicoli elettrici a celle a combustibile. Questo impegno aumenterà l’attrattiva dei veicoli elettrici a fuel cell e accelererà l’adozione di questa promettente tecnologia per veicoli a emissioni zero.“

Air Liquide negli Stati Uniti
Air Liquide impiega più di 20.000 collaboratori negli Stati Uniti in più di 1.300 sedi e impianti, tra cui un centro R&D di livello mondiale. L’azienda fornisce gas industriali e medicali, tecnologie e servizi correlati ad una vasta gamma di clienti nei settori dell’energia, petrolchimico, industriale, elettronico e sanitario.
L’impegno di Air Liquide nella filiera dell’idrogeno
Da 50 anni, Air liquide ha sviluppato una competenza unica sull’intera catena di fornitura dell’idrogeno, dalla produzione allo stoccaggio fino alla distribuzione e allo sviluppo di applicazioni per i clienti finali, contribuendo così a diffondere l’uso di idrogeno, come fonte di energia pulita, soprattutto per la mobilità. Ad oggi, il Gruppo ha progettato ed installato 120 stazioni di idrogeno nel mondo.

L’idrogeno è una soluzione alla sfida posta del trasporto pulito e contribuisce inoltre a migliorare la qualità dell’aria. Utilizzato in una cella a combustibile, l’idrogeno si combina con l’ossigeno dell’aria per produrre elettricità rilasciando solamente acqua. L’idrogeno non genera alcun inquinamento al punto di utilizzo: zero gas a effetto serra, zero particolato, zero rumore. L’idrogeno risponde concretamente alle sfide poste dalla mobilità sostenibile e dall’inquinamento nelle aree urbane.
Gli investimenti di Air Liquide nel settore dell’idrogeno negli Stati Uniti completano la nostra attuale strategia d’investimento nel settore del biogas e la nostra visione per migliorare l’impronta ecologica dell’azienda e dei suoi clienti.

Air Liquide è il leader mondiale dei gas, delle tecnologie e dei servizi per l’Industria e la Sanità. Presente in 80 paesi con circa 65.000 collaboratori, il Gruppo serve oltre 3,5 milioni di clienti e di pazienti. Ossigeno, azoto e idrogeno sono piccole molecole essenziali per la vita, la materia e l’energia. Esse incarnano il contesto scientifico di Air Liquide e sono al cuore dell’attività del Gruppo, fin dalla sua creazione nel 1902.

L’ambizione di Air Liquide è di essere il leader nel suo settore, di conseguire performance di lungo termine e di contribuire a un mondo più sostenibile. La sua strategia di trasformazione centrata sul cliente mira ad una crescita redditizia nel lungo periodo. Essa poggia sull’eccellenza operativa e la qualità degli investimenti, sull’innovazione aperta e l’organizzazione in network messa in campo dal Gruppo su scala mondiale. Grazie all’impegno e all’inventiva dei suoi collaboratori per rispondere alle sfide del cambiamento energetico e ambientale, della sanità e della digitalizzazione, Air Liquide crea ancora più valore per l’insieme dei suoi stakeholders.

Il fatturato di Air Liquide ha raggiunto i 20,3 miliardi di euro nel 2017. Le sue soluzioni per proteggere la vita e l’ambiente rappresentano oltre il 40% delle vendite. Air Liquide è quotata alla Borsa Euronext di Parigi (compartimento A) ed è membro del CAC 40, di EURO STOXX 50 e FTSE4Good.

www.airliquide.com

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Climate change: packaging, quale ruolo gioca. In occasione della Conferenza mondiale dell’Onu sul clima, Forest For Future ha organizzato una tavola rotonda per approfondire le potenzialità di un ripensamento del ciclo di vita del packaging, come contributo alla riduzione dell’impatto sul climate change.
Riduzione dei consumi; riciclo; riutilizzo. Questi i tre pilastri sui quali poggia l’economia circolare. Un modo nuovo di intendere l’intera catena di produzione e elemento chiave per una gestione in grado di tutelare le risorse del pianeta e che riduca l’impatto sui cambiamenti climatici.

In questo scenario, quale ruolo gioca il packaging?
Quali soluzioni adottare in grado di ridurre l’impatto sui cambiamenti climatici?

Sono questi i temi che hanno animato il dibattito della tavola rotonda “Sustainable packaging and conservation” organizzata da Forest For Future – associazione che promuove un equilibrio che va dalla conservazione e sfruttamento sostenibile delle foreste, alla lavorazione del materiale, fino alla diffusione di prodotti cartari sostenibili e all’educazione per un corretto riciclo.
Ha preso spunto da studi italiani condotti dall’Università Bocconi e ha visto la partecipazione di esperti del settore, delegati istituzionali e speaker di grandi aziende internazionali.

– Francesco Bertolini, docente di Public Management and Policy presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi e Presidente di Forest for Future
– Andrea Di Stefano, responsabile progetti speciali di Novamont e Direttore della testata Valori
– Librian Angraeni, Vice Direttrice Sustainability Manager & Stakeholder Engagement di Asia Pulp & Paper
– Roberta Ianna, Senior Advisor Direzione per lo Sviluppo Sostenibile, il Clima e l’Energia Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Francesco Bertolini, Presidente dell’Associazione Forest For Future ha dichiarato: “L’emergenza climatica ci vede ormai tutti protagonisti. Siamo chiamati ad affrontare la questione in maniera proattiva ripensando tutti processi, a partire da una progettazione che tenga conto fin dall’inizio del ciclo di vita del packaging stesso in quanto prodotto. La posta in gioco è alta ed è importante che realtà che hanno sviluppato competenze, conoscenze e reti nell’ambito della sostenibilità e dell’economia circolare collaborino e promuovano una visione estesa della responsabilità sociale d’impresa.”

Forest For Future, associazione senza fini di lucro volta ad aggregare soggetti pubblici e privati e creata con l’obiettivo di aumentare la sensibilità sul mercato italiano intorno ai temi legati alla conservazione di foreste primarie, alla tutela delle biodiversità e alla sostenibilità dell’intera filiera dell’industria del legno, della carta e del packaging.

forestforfuture.org

Contratti PPA: opportunità per produttori e consumatori. Gli ambiziosi obiettivi di transizione energetica verso un sistema sempre più alimentato da fonti energetiche rinnovabili, definiti dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) e dalla Commissione Europea per l’Italia, potranno essere raggiunti solo a seguito della definitiva maturazione industriale del settore.

Uno degli aspetti cruciali di tale processo evolutivo è la diffusione dei contratti di acquisto di energia a medio-lungo termine (c.d. PPA – Power Purchase Agreement) da impianti a fonti rinnovabili, fotovoltaico in primis.
In tal modo gli impianti potranno rendere sicuri i propri ricavi su tempi medio-lunghi, compatibili con le esigenze dei propri piani industriali, senza necessità di ottenere incentivi dallo Stato.

In Italia la formula è ancora poco diffusa, poiché pochissimi clienti consumatori sono disposti, oggi, a stipulare contratti di durata superiore ai 2-3 anni.
All’estero invece sono sempre più comuni gli esempi di operatori che imitano i colossi high-tech tipo Google, Amazon, Microsoft, Apple e altri colossi dell’informatica che, spinti dalla necessità di coprire il crescente fabbisogno energetico dei centri elaborazione dati, sono stati i primi a sottoscrivere contratti di lungo termine per le fonti rinnovabili.

La Strategia Energetica Nazionale prevede anche per l’Italia la possibilità di stipulare contratti di lungo termine per la vendita di elettricità da impianti fotovoltaici di grande taglia, mentre per i piccoli impianti rimane sempre la strada dell’autoconsumo.

Con la riduzione dei costi dei componenti fotovoltaici (moduli e inverter) il MW installato arriva a un valore inferiore a 700mila euro. I grandi impianti fotovoltaici, grazie a un basso Lcoe (Levelized cost of electricity), hanno raggiunto un buon livello di redditività.
In Italia il settore sta muovendo i primi passi da qualche tempo, sebbene manchino ancora le installazioni di grande taglia già operative e pronte a vendere l’energia in modalità PPA. Eppure in Italia i dati economici sono favorevoli, grazie all’elevato prezzo dell’energia e alla buona insolazione.

Il primo operatore ad aver creduto nel fotovoltaico senza incentivi è il fondo d’investimento inglese Octopus, che ha siglato contratti PPA per 170 MW con prezzo fisso per 5 anni.
Nel mercato si affacciano via via altri investitori che stanno contrattualizzando accordi per una potenza inferiore ai 20 MW con un prezzo fisso per 10 anni.
In prospettiva si possono prevedere volumi molto maggiori, dell’ordine dei GW, con progetti di varie dimensioni: medie (15-30 MW) e grandi (50-100 MW), con formule finanziarie e contrattuali diverse a seconda dei soggetti, con contratti a 5/10 anni con prezzi fissi o variabili.

Di contratti PPA si parlerà durante il Forum, esaminando le opportunità di mercato e per i consumatori.

ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che promuove la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando:
– modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili con particolare attenzione al solare fotovoltaico;
– l’integrazione delle fonti rinnovabili, fotovoltaico in particolare, con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica e per l’incremento della prestazioni energetiche degli edifici.
ITALIA SOLARE conta oltre 500 soci: operatori, proprietari e gestori di impianti fotovoltaici, installatori, progettisti e semplici sostenitori.

Forum ITALIA SOLARE 2018
A Vision for the Energy Transition in Italy
11 dicembre 2018, Hotel Quirinale Roma

www.italiasolare.eu

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Economia circolare e imprese italiane: al convegno “Circular – L’economia che fa Sistema” organizzato dall’Associazione IMQ si è approfondita la relazione tra imprese ed economia circolare, nell’ambito del sistema industriale, con focus sul tema della misura e competitività.
Il Presidente dell’Associazione IMQ, Matteo Marini, e Maria Antonietta Portaluri, Vicepresidente con delega alla Sostenibilità, hanno aperto i lavori e dato il via agli interventi dei relatori: Tim Jackson, Economista e Direttore del CUSP (Centre for the Understanding of Sustainable Prosperity), Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali di Confindustria e Paola Brambilla, Delegato WWF Italia per la Lombardia.

“Il tema dell’economia circolare tocca tutti, dalle industrie ai cittadini, per questo deve essere centrale nella prospettiva economica e politica di Italia e Europa” sottolinea Matteo Marini, Presidente dell’Associazione IMQ. “IMQ, in questo quadro, si pone come trampolino per dare lo slancio a questo processo: la nostra mission è infatti quella di tutelare sia aziende, sia consumatori, e in generale di diffondere una cultura di sicurezza, qualità e sostenibilità. IMQ riunisce in un’unica entità i diversi attori coinvolti: dalle imprese alle istituzioni, agli enti di normazione tecnica, alla cultura e all’università, fino all’utente finale; può dunque rappresentare la sintesi di un processo, di un sistema virtuoso, in cui, ad oggi, manca la fase di chiusura del cerchio, ovvero la certificazione, che permette di rendere trasparenti tutti i passaggi precedenti”.

“La nuova visione di un’economia circolare e sostenibile richiede un ruolo di rinnovata responsabilità per tutti i livelli della filiera, nella produzione e progettazione di beni e strumenti sostenibili, ai fini di un loro riutilizzo e riciclo, sia per un nuovo consumo responsabile. Occorre implementare e gestire nuovi modelli di produzione e consumo responsabile, ritrovando anche nell’innovazione una leva di crescita e sostenibilità. Un ruolo fondamentale nell’incentivare l’economia circolare è sicuramente rivestito dalle istituzioni: il 14% del PIL è infatti rappresentato dagli appalti, e in questo senso la domanda pubblica è una leva straordinaria per implementare politiche ambientali e sostenibili” ha affermato Maria Antonietta Portaluri, Vicepresidente dell’Associazione IMQ con delega alla Sostenibilità. “La direzione in cui bisogna muoversi è evidentemente quella di un cambio di paradigma nel modello: occorre spingere e caratterizzare la domanda verso produzione e consumo sostenibili; occorre favorire anche in termini applicativi una valutazione dell’offerta più economicamente vantaggiosa intesa non come semplice prezzo, ma come costo complessivo. La Total Expenditure riguarda infatti tutto il ciclo di vita, dai costi di manutenzione alla performance energetica, attraverso prestazioni misurabili e certificabili che portino un vantaggio non solo ambientale ma anche economico. Richiamato sullo sfondo il parametro base sia già implementato con i Criteri Ambientali Minimi, dobbiamo continuare a lavorare nella direzione dell’innovazione e del partenariato perché l’aspetto ambientale abbia uno spazio sempre più significativo nelle scelte governative, amministrative e imprenditoriali”.

“Un elemento chiave del discorso sull’economia circolare è la differenza tra prosperità e crescita: è necessario cambiare l’architettura della nostra economia ripensandola a partire dalle sue stesse fondamenta” sottolinea Tim Jackson, economista e Direttore del CUSP. “Il sistema odierno si basa su una privatizzazione dei guadagni e una socializzazione dei costi, che vengono pagati dall’ambiente, con una conseguente perdita del nostro ecosistema del futuro. La mia tesi è che già oggi abbiamo gli strumenti e le possibilità per costruire le fondamenta dell’economia del domani, un’economia che funzioni per tutti. Per prima cosa bisogna riformulare la nozione di impresa in termini di servizio, spostando l’attenzione dalla quantità all’efficienza e dunque alla qualità; in questo modo ogni elemento della società dev’essere ricalibrato secondo un nuovo vocabolario economico, in cui il lavoro diventi coinvolgimento sociale piuttosto che produttività, gli investimenti diventino commitment sul futuro invece che speculazione finanziaria. Dobbiamo chiederci cosa vuol dire prosperità in un mondo limitato: per me la risposta è che vuol dire fiorire come essere umani”.

“Per l’industria l’aspetto ambientale è ormai imprescindibile, ma dev’essere visto come un’opportunità piuttosto che un vincolo” ha dichiarato Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali di Confindustria. “L’Italia ha un comportamento virtuoso e performance superiori alla media europea in ambito di economia circolare, grazie alla sua storia manifatturiera di utilizzo intelligente delle materie prime, ma le sfide sono ancora significative, in particolare riguardo all’emergenza rifiuti. Come sistema confindustriale chiediamo un piano nazionale su tre punti principali: un abbattimento delle barriere normative con un nuovo assetto statale; un adeguamento impiantistico in ottica di circolarità; un utilizzo della domanda pubblica funzionale allo sviluppo di un mercato privato attraverso il riconoscimento dei prodotti, ad esempio tramite la certificazione, che porti ad un sistema di classificazione standard”.

“Il benessere e la salute sono una sfida globale e la risposta alla complessità dei problemi ad essi connessi dev’essere culturale, attraverso l’introduzione di standard a tutti i livelli, dall’istituzione all’impresa, fino al consumatore finale, che deve essere aiutato e supportato nelle scelte: la sfida della sostenibilità, infatti, si gioca soprattutto sulla domanda, attraverso i 9 miliardi di persone che orientano l’offerta con le loro scelte” ha concluso Paola Brambilla, Delegato WWF Italia per la Lombardia. “Le Nazioni Unite hanno stilato un insieme di 17 Sustainable Development Goals, che le imprese devono saper utilizzare come opportunità per fare business: il settore privato deve muoversi di concerto con i governi al fine di adottare standard comuni e processi trasparenti. L’adozione di standard volontari ambientali credibili, ovvero di processi certificati, porta a benefici sistemici e diretti non solo per l’ambiente, ma anche per l’impresa stessa. La direzione è quella di un’economia sostenibile in cui i servizi ecosistemici diventino una componente del costo e i limiti di risorse finite non siano un ostacolo ma un valore per il rispetto dei diritti umani di tutti. Il ruolo delle ONG nella diffusione della cultura della circolarità, nella validazione da parte di soggetti terzi del sistema, da credibilità all’insieme e aiuta il consumatore a comprenderne il valore”.

Lo stato dell’arte e gli obiettivi
Tra i grandi Paesi europei, l’Italia è quello con la quota maggiore di recupero di materia prima nel sistema produttivo, con una quota pari al 18,5%. L’Italia infatti, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro).

In dieci anni è riuscita a dimezzare il proprio consumo di materie prime, facendo molto meglio rispetto alla Germania che, oggi, impiega 423,6 tonnellate di materia per milione di euro. L’Italia è anche seconda per riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a recupero (dopo la Germania con 59,2 milioni di tonnellate ma prima di Francia, 29,9 t.; Regno Unito, 29,9 t. e Spagna, 27 t.). Un recupero che fa risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO2 .

All’economia circolare è dedicato il pacchetto di provvedimenti approvato lo scorso 20 aprile dal Parlamento europeo. Secondo gli obiettivi del piano, la quota di rifiuti urbani da riciclare dovrà passare dall’attuale 44% al 55% nel 2025, fino al 65% nel 2035. Entro il 2035 non più del 10% dei rifiuti potrà essere smaltito nelle discariche (in Italia è al 28% per il 2016).

A che punto sono le aziende
In questi anni le imprese hanno investito soprattutto nelle attività di marketing e commerciali (61%) e nelle attività di ricerca e sviluppo e rinnovo dei propri prodotti (48%). Il 52% dichiara che l’occupazione è aumentata grazie all’adozione di pratiche di economia circolare, l’assunzione di nuove figure professionali tecniche e l’aggiornamento delle risorse interne.
L’economia circolare offre alle imprese ampi spazi di innovazione e competizione attraverso una gestione più efficiente delle risorse e l’adozione delle nuove tecnologie riconducibili nell’ambito dell’industria 4.0.

Il ruolo della certificazione
In tale contesto la certificazione si attesta come necessaria, quale opportunità e strumento di verifica della misura di circolarità sia sui processi industriali, sia sui prodotti. E necessari sono standard oggettivi misurabili, in funzione di sicurezza e sostenibilità (quali le certificazioni di processi e di prodotti).
Il Gruppo IMQ è presente e lo sarà ancora di più nell’affiancare l’industria nella certificazione della circolarità, perché un valore è tale se viene correttamente percepito, misurato e certificato.

Numerosi sono le soluzioni già offerte da IMQ nel suo ruolo di principale organismo italiano nella valutazione della conformità. Tra gli altri, l’LCA (Life Cycle Assessment), la Carbon e la Water Footprint, il supporto nell’applicazione della direttiva EcoDesign, ma anche strumenti come l’impronta ambientale dei prodotti (PEF) e delle organizzazioni (OEF).

IMQ effettua test di invecchiamento accelerato e revamping, prove di biodegradabilità dei materiali e accreditamento per la raccolta RAEE.
Alcune certificazioni, infine, garantiscono il rispetto di parametri ambientali: la certificazione FSC ® identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici; PEFCTM certifica invece che le foreste, i prodotti in legno, la carta, i derivati dalla cellulosa e i prodotti forestali non legnosi rispettino specifici parametri, criteri e indicatori relativi ad aspetti ambientali e sociali.

Gruppo IMQ
Rappresenta la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità (certificazione, prove, verifiche, ispezioni). Forte della sinergia tra le società che lo compongono, dell’autorevolezza acquisita in oltre 65 anni di esperienza e della completezza dei servizi offerti, il Gruppo IMQ si pone infatti come punto di riferimento e partner delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza, la qualità e la sostenibilità ambientale.

www.imqgroup.eu

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