Marzo 2020

Sugherificio Molinas impresa solare. I mesi invernali sono stati sfruttati per allestire il nuovo impianto fotovoltaico, che porta a 2 MWp la potenza nominale complessiva oggi installata sul Sugherificio Molinas.
La scelta, condivisa con SmartEfficiency advisor del progetto, di utilizzare pannelli di altissima qualità, garantiti 25 anni su prodotto e prestazioni, di potenza 345 W, permetterà di generare nel corso dell’anno almeno ulteriori 1,4 MW/h, grazie anche alla generosità del sole della Sardegna.

Anche in questi giorni di gravi difficoltà, il Sugherificio Molinas, dotatosi di tutti i presidi richiesti dall’emergenza, sta producendo e salvaguardando l’occupazione e la sostenibilità del tessuto sociale del comprensorio.
La qualità delle persone, dagli imprenditori alle maestranze, determina la continuità della qualità del lavoro e della vita anche nei momenti più impegnativi.

Nonostante tutto, il sole sorge ogni giorno.

Il Sugherificio Molinas
È passato più di un secolo da quando Pietro Molinas fondava, a Calangianus, la sua azienda per la lavorazione del sughero. Un’attività semplice basata sull’utilizzo di pochi ed elementari utensili con i quali si eseguivano tutte le fasi di lavorazione del sughero. Una condizione comune a molti altri piccoli artigiani della zona, ma dalla quale è iniziato il percorso che ha portato alla moderna realtà industriale di oggi. Un percorso lungo, durante il quale un ruolo fondamentale è stato quello di Peppino Molinas. Fu lui, infatti, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, ad imprimere una svolta decisiva alla trasformazione dell’azienda da artigiana ad industriale. Con lui arrivarono i primi operai e fu avviata la meccanizzazione di molte fasi di lavorazione.
Tecnologia e valore delle risorse umane: è questo oggi il Sugherificio Molinas, la cui attività è articolata su quattro distinte unità lavorative riunite in un unico complesso industriale di quasi 50.000 metri quadrati di superficie coperta. Qui, uomini e donne di consolidata esperienza e professionalità, coadiuvati da una tecnologia sempre all’avanguardia, lavorano ogni giorno per ottenere dal sughero una vastissima gamma di prodotti. Dai tappi per l’enologia, quasi un miliardo all’anno fra le diverse tipologie, agli isolanti, ricercatissimi nella moderna bioedilizia; dai componenti per l’industria calzaturiera, ai rivestimenti per pareti e pavimenti.

Una complessa attività che utilizza e dà valore ad una materia prima naturale rinnovabile per definizione, visto che con la sua raccolta gli alberi e le foreste non subiscono alcun danno. Al contrario, grazie proprio al sughero, nel tempo hanno acquistato un notevole valore economico e sociale che le mette al riparo da ogni altra attività che ne potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza. Una materia prima che per essere avviata ai vari cicli di lavorazione necessita di un accurato lavoro di selezione. Un’attività basilare per la qualità finale dei prodotti che si ottengono e che, da sempre, il Sugherificio Molinas affida a personale di altissima competenza; personale formato in azienda e che del sughero conosce ogni minimo segreto.

Cuore di tutto il complesso è il laboratorio di ricerca e sviluppo. È qui che vengono messi a punto nuovi processi di lavorazione e monitorata la costante e rigida applicazione delle norme imposte dalle numerose certificazioni che il Sugherificio Molinas ha conseguito nel corso degli anni.

www.molinas.it

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Contro la deforestazione filiere sostenibili. È stata dedicata alla relazione fra boschi e biodiversità la Giornata Internazionale delle Foreste 2020, che è tenuta in tutto il mondo sabato 21 marzo. “Troppo preziose per perderle”, recita lo slogan scelto per questa edizione dalle Nazioni Unite, che hanno istituito questa Giornata Mondiale nel 2012.

Ed è la stessa Fao, l’organizzazione dell’Onu per il cibo e l’agricoltura, a ricordarci che le foreste sono l’habitat dell’80% della biodiversità terrestre e ospitano più di 60 mila specie di piante. Più di un miliardo e mezzo di persone dipendono poi direttamente dalle foreste per cibo, riparo, produzione di energia da biomasse e reddito.
Gestire le foreste in modo sostenibile, e ripristinarle quando necessario, è quindi fondamentale per le persone, la biodiversità e il clima e una delle sfide globali più grandi è ridurre l’impronta ambientale di una serie di commodities.
La grande produzione agricola monoculturale è, infatti, la principale causa diretta di deforestazione e degrado delle foreste nei Paesi tropicali: la promozione di filiere sostenibili e trasparenti – mission da sempre di FSC® – e il coinvolgimento di istituzioni, produttori, intermediari e cittadini, consente di contrastare la deforestazione e la conseguente perdita di biodiversità.

Il peso delle commodities
L’ultimo rapporto dell’IPCC, il Comitato scientifico sui cambiamenti climatici istituito dalle Nazioni Unite, spiega che la fornitura pro capite globale di oli e carne è più che raddoppiata dal 1961 ad oggi, con importanti impatti su foreste, emissioni e climate change. Un recente report di IDH – The Sustainable Trade Initiative (coalizione olandese che mette insieme governi, società civile e Ong per promuovere pratiche sostenibili) sottolinea l’urgenza di agire per ridurre l’impronta ambientale di 8 principali commodities (olio di palma, soia, manzo, cacao, caffè, gomma, polpa di legno e carta, legname tropicale) in 12 mercati europei e in 7 Paesi produttori.
Il rapporto di IDH evidenzia infatti come gli hotspot della deforestazione si stiano spostando: se nel 2002 il Brasile e l’Indonesia rappresentavano il 71% della perdita di foresta tropicale primaria, nel 2018 questo dato si è ridotto a meno della metà del totale, mentre Colombia, Costa d’Avorio, Ghana e Repubblica Democratica del Congo sono diventate ora i Paesi dove si registrano i maggiori record negativi; sei dei primi dieci Paesi tropicali che hanno registrato il maggiore tasso di perdita di foreste tra il 2017 e il 2018 sono africani.
Sempre più questa situazione è direttamente collegata alla produzione di materie prime: a tagli illegali, piantagioni create a scapito di foreste naturali e pratiche slash and burn (una tipologia di attività agricola che prevede il taglio e la combustione di piante in una foresta o bosco per creare terreni coltivabili), si è sommato negli ultimi anni l’aumento di richiesta di prodotti come cacao e palma da olio, facendo crescere la pressione esercitata sulle foreste.

Il ruolo dell’Europa e dell’Italia
Una quota significativa della domanda globale di materie prime agroforestali viene dai Paesi europei, particolarmente attraverso le grandi industrie di trasformazione. I dati dimostrano che, in media, le emissioni da deforestazione prodotte da queste importazioni rappresentano il 50% delle emissioni agricole nazionali nei 12 Paesi europei presi in esame (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna, Svizzera e UK).
L’approvvigionamento di commodities da filiere sostenibili potrebbe però far risparmiare quasi mezzo miliardo di tonnellate di CO2 nel prossimo decennio. In questo senso, un segnale positivo arriva dal settore forestale e dalla produzione di legname tropicale sostenibile, che interessa oggi 30 milioni di ettari: attualmente il 25-32% dei principali prodotti legnosi tropicali importati nell’UE è accompagnato da certificazione di filiera sostenibile.

“Foreste e biodiversità – spiega Diego Florian, direttore di FSC Italia – sono davvero preziosi per il nostro futuro: ecco perché dobbiamo impegnarci a livello locale, nazionale e internazionale per proteggere e valorizzare questo immenso patrimonio. Come? Gestendo le foreste in modo sostenibile; ripristinando aree degradate o soggette a deforestazione, salvaguardando i servizi essenziali che riceviamo da alberi e boschi”. Per quanto riguarda l’Italia, le tre maggiori materie di importazione sono palma da olio (1,3 milioni di tonnellate/anno), polpa di cellulosa (3,3 milioni) e soia (3,5 milioni). Il legno tropicale, nel quinquennio 2011-2016, si attesta sulle 224 mila tonnellate/anno ( -5.8%). L’industria è chiamata a garantire filiere trasparenti e sicure, i proprietari e gestori forestali, dal canto loro, devono essere incentivati nell’applicazione di modelli volti alla valorizzazione dei servizi naturali, e premiati per il loro contributo positivo al benessere e alla resilienza dei territori. Le istituzioni pubbliche dovranno infine implementare politiche coraggiose e strategie condivise, in grado di far fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici. Le azioni di oggi serviranno a dare un futuro migliore alle generazioni che verranno”.

Il Forest Stewardship Council (FSC) è un’organizzazione non governativa e no-profit che include tra i suoi 900 membri internazionali gruppi ambientalisti e sociali, comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno e la carta, gruppi della grande distribuzione organizzata, ricercatori e tecnici, che operano insieme allo scopo di promuovere in tutto il mondo una gestione responsabile delle foreste.

FSC Italia nasce nel 2001 come associazione no-profit, in armonia con gli obiettivi di FSC International. Il marchio ha assunto un ruolo di primo piano nel mercato dei prodotti forestali quali legno, carta e prodotti non legnosi (come ad esempio il sughero), collocando il nostro Paese al secondo posto nella classifica internazionale di certificazioni FSC della Catena di Custodia (Chain of Custody, CoC).
Il marchio FSC identifica infatti i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. La foresta di origine viene infatti controllata e valutata in maniera indipendente in conformità a questi standard (principi e criteri di buona gestione forestale), stabiliti ed approvati dal Forest Stewardship Council International tramite la partecipazione e il consenso di tutte le parti interessate.
Nel 2018 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a verificare scientificamente e certificare gli impatti positivi della gestione responsabile sui servizi naturali forestali, e le ricadute ambientali, sociali ed economiche di tali impatti.

www.fsc-italia.it

Scenari Immobiliari dopo crisi. Il Real Estate non si ferma. Non abbiate paura! Chi lavora nell’immobiliare ha paura, e non solo del coronavirus. Non ci sono appuntamenti per vedere le case o gli uffici in vendita. Le locazioni brevi sono ferme e non si fanno prenotazioni per l’estate. Negozi chiusi e richieste di riduzione dei canoni di locazione.

Le banche non rispondono al telefono, così come gli investitori esteri. Il governo, ma non è una novità, non considera degno di attenzione immobiliare ed edilizia. Che pure valgono quasi un quinto del pil nazionale.

In questi giorni “cadono” i miei 45 anni di analisi e studio dell’immobiliare: tante crisi e tante riprese. E ogni volta ci sono stati cambiamenti importanti.

Oggi non siamo in crisi.

Se siamo ottimisti consideriamolo uno stop non voluto.

Ma se siamo realisti dobbiamo pensare che, quando torneremo a lavorare e a darci la mano, diverse cose cambieranno.
C’è stata un’accelerazione dello smartworking che porterà un cambiamento culturale e nel modo di lavorare nel terziario a più lungo termine.
Si è avviato un processo di diversificazione e innovazione della catena logistica.
Aumenterà la competizione nella grande distribuzione.
Crescerà la domanda di immobili di alta qualità per offrire un ambiente di lavoro sicuro e salubre.
Gli investimenti nella sanità e nelle cliniche diventeranno un asset class primario per gli investitori.

Il turismo sarà veloce a riprendersi e si cercheranno case e alberghi che rispondono ai nuovi requisiti di sicurezza e qualità.

Il più coinvolto nelle trasformazioni sarà il settore residenziale.
Aver vissuto per settimane in case vecchie o senza balconi, cambierà le prospettive di investimento della famiglia.
Piuttosto che il nuovo modello di suv, meglio una casa con una stanza in più.
La domanda residenziale, che è sempre di lunga durata, crescerà e avrà bisogno di prodotti (nuovi o di recupero) adatti ai tempi.
Le residenze specializzate per anziani o studenti andranno ripensate rapidamente sulla base delle esperienze di queste settimane.

L’intera filiera dei servizi immobiliari è chiamata ad innovarsi sia dal punto di vista tecnologico che dei prodotti da offrire.
Si chiederà sempre più attenzione alla qualità e alla sostenibilità. Aumenteranno i clienti, dato che sta finendo il “fai da te” nella gestione immobiliare.
È probabile che, dal punto di vista quantitativo, tutti i mercati soffriranno nei prossimi mesi.
Ma, dal punto di vista della qualità e dell’innovazione nel settore, ne avremo una forte spinta per la crescita.

Mario Breglia, Presidente Scenari Immobiliari

www.scenari-immobiliari.it

ADACI Eventi e Workshop 2020: l’Associazione professionale senza scopo di lucro realizza la sua mission attraverso eventi locali e nazionali, seminari, tavole rotonde, workshop, incontri CPO e team di studio specifici sui trends delle materie e dei servizi.
ADACI ha attivato, nel corso degli ultimi anni, collaborazioni con Associazioni e Club professionali di altre funzioni aziendali con i quali ha organizzato eventi su tematiche trasversali all’azienda che possono interessare sia la funzione acquisti sia altre aree aziendali.

Negotiorum Fucina
E’ un evento professionalmente coinvolgente che pone i partecipanti al centro dei lavori che, quindi, non saranno più soltanto uditori. Da questa logica emergono opportunità di stimolanti esperienze professionali che nella “fucina delle idee” si fondono per accrescere i contenuti culturali del convegno al massimo potenziale.
ADACI attraverso l’importante network di professionisti associati diventa il naturale supporto alla condivisione delle esperienze culturali in un clima di confronto sereno e costruttivo che si svilupperà nelle tavole rotonde.
La volontà di ADACI di stimolare lo sviluppo delle idee pone il suo focus sia verso il Mondo Accademico, già anima dei Negotiorum Doctrina attraverso la collaborazione culturale con professori universitari sia verso l’imprenditoria nazionale carburante del “Made in Italy” nell’economia mondiale (partecipazione media 180 manager).

Doctrina
Sono eventi animati da relatori del mondo accademico e manageriale, coniugano il risultato della ricerca universitaria con le strategie ed il modus operandi delle imprese eccellenti (partecipazione media 75).
La novità di quest’anno è che Opportunity 50 sarà realizzato insieme, creando occasioni di networking e di opportunità per i ns. partner.

CPO Lounge Community
I protagonisti della CPO LOUNGE sono Top Manager, Direttori Acquisti, Direttori di Logistica o di Supply Chain di importanti aziende, interessati ad arricchire i contenuti professionali, ad accelerare la crescita della funzione attraverso il confronto di settori, progetti ed esperienze nazionali ed internazionali, in un clima riservato di amichevole confronto professionale.

Workshop
Sono incontri semestrali tra compratori, venditori ed analisti di mercato, per confrontarsi e scambiarsi informazioni utili per la predisposizione dei budget e per la definizione delle politiche d’acquisto. L’evento è ripetuto con successo da oltre 25 anni (partecipazione media 60)

Fucinandum Innovation
Sono convegni culturali di apprendimento interattivo. In questi eventi culturalmente innovativi verranno analizzate in modo professionalmente coinvolgente attraverso testimonial importanti, le tematiche nelle Tavole Rotonde del Negotiorum Fucina.

Magister 
E’ un evento organizzato con tavole rotonde parallele tra Top Manager e Professori Universitari (partecipazione media 80)

I format degli eventi e delle iniziative ADACI si concretizzano anche attraverso ADACI SMART, un evento che alterna sessioni plenarie e tavole parallele nelle quali key note speaker porteranno la loro esperienza accademica e professionale (Supply Chain ADACI Management Research Table).

ADACI PA Symposium
Un evento dedicato all’incontro tra manager pubblici e privati su tematiche acquisti e supply chain management. Esperienze a confronto fra spending review, riorganizzazioni territoriali, controlli interni e miglioramento del servizio al cliente.

Gli Sponsor di ADACI
Divenire sponsor di Adaci è la occasione di prestigio più diretta per avere accesso al mondo degli acquisti e del supply chain. Essere uno sponsor di Adaci non significa solo ottenere un determinato livello di visibilità in un convegno o un in workshop, rappresenta piuttosto l’opportunità di accedere a un articolato consesso costituito dai professionisti del settore, dalle imprese e dagli enti ai quali appartengono, dalle scuole e dalle università dove hanno studiato, dalle comunità locali nelle quali risiedono.
Lo sponsor Adaci vive in continuo questa realtà, all’interno della quale condivide idee, opinioni, articoli e testi specializzati, iniziative, proposte, momenti di confronto e di svago.

ADACI è l’Associazione Italiana Acquisti e Supply Management. Da 50 anni costituisce un preciso riferimento culturale e professionale per chi opera negli Approvvigionamenti, Supply Management, Gestione Materiali, Logistica e Facility Management: funzioni in costante evoluzione il cui ruolo ha assunto nel tempo importanza strategica e dimensioni di sempre maggior rilievo. Favorisce l’armonica integrazione dei vari attori del sistema economico, la crescita ed il riconoscimento professionale degli operatori della domanda di mercato, li valorizza e promuove nell’ambito delle imprese, istituzioni, enti pubblici, atenei ed istituti di ricerca. ADACI annovera più di 1.200 manager operativi in tutto il territorio nazionale, suddivisi in sei Sezioni Territoriali: Lombardia e Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta, Tre Venezie, Emilia Romagna e Marche, Toscana e Umbria, Centro Sud.

– BYinnovation è Media Partner di ADACI

www.adaci.it

Idea del futuro nei giovani: confronto internazionale tra Italia, Germania, Polonia, Russia. La ricerca è stata svolta contemporaneamente in quattro stati – ITALIA, GERMANIA, POLONIA, RUSSIA – in un campione rappresentativo di giovani che appartengono a sistemi molto diversi tra loro; una scelta che già di per sé è una notevole novità. L’indagine ha fatto emergere elementi che, a nostro avviso, dovrebbero far molto riflettere sul modo di pensare ed organizzare il proprio futuro da parte delle giovani generazioni.

L’iniziativa è stata promossa dai sociologi del “Centro Federale di Sociologia Teorica ed Applicata” dell’Accademia delle Scienze di Russia (FCTAS RAS) e della “Università Umanitaria Statale Russa” di Mosca e si è svolta in collaborazione: per la Germania, con l’Istituto IWAK dell’“Università Goethe” di Francoforte; per la Polonia, con il “Central Institute for Labour Protection (C.I.O.P)” di Varsavia, il “Voivodeship Labour Office” di Bialystok e la “Warsaw School of Social Psychology”; per l’Italia, con l’Eurispes e il Dipartimento CoRiS dell’Università La Sapienza.

La dimensione totale del campione intervistato nel 2019 è stata pari a 2.200 persone.

I risultati della ricerca sono stati illustrati in un incontro tra esperti nella sede dell’Eurispes da: Svetlana Varlamova ed Elena Kayshauri del Centro Federale di Sociologia Teorica e Applicata, Accademia della Scienze di Russia; Anna Doroshina dell’Università Umanitaria Statale Russa di Mosca.

Dalla ricerca emerge, in particolare, che tra i valori della vita considerati prioritari dai giovani, la salute raggiunge percentuali elevate in tutti e quattro i paesi: 98% in Polonia, 97,8% in Italia, 86,1% in Germania, 95,3% in Russia. Il lavoro è importante per il 92,4% degli italiani, l’89,1% dei russi, l’87,5% dei polacchi, il 70,7% dei tedeschi. Il valore dell’amore riscuote preferenze che variano dall’84,6% dei russi al 92,2% dei polacchi. La politica, al contrario, suscita la preferenza del 61,3% degli italiani, e solo di poco più della metà dei tedeschi (55,3%), del 38,3% dei polacchi e del 36,6% dei russi. Anche il valore relativo ai figli è in declino (70,5% Italia, 68,4% Polonia, 67,6% Russia, 67,5% Germania). Così come quello della religione (36,9% Russia, 36,1% Polonia, 35,6% Germania, 32,8% Italia).

Pianificazione della vita sempre più breve
In tutti i paesi considerati, i giovani presentano un orizzonte di pianificazione sociale della propria vita di valore medio da 4 a 8 anni. Per quanto riguarda l’idea che i giovani hanno sulla durata della loro vita e del loro stato di buona salute fisica e mentale, i giovani russi stimano che la loro vita attiva arriverà a 56,2 anni, la durata della vita a 68,8 anni; i giovani polacchi rispettivamente a 51,1 anni e 76,6 anni; i giovani tedeschi pensano di restare attivi fino a 61,2 anni e di avere una durata di vita pari a 82,4 anni. I giovani italiani hanno espresso i risultati più elevati con una valutazione di vita attiva fino a 65,8 anni e una aspettativa di durata della vita pari a 84,5 anni. Le indicazioni relative ai progetti per figli variano in media da 1,29 a 1,69 figli. I giovani russi hanno progetti per 1,64 figli (media), i giovani italiani per 1,69 figli (media).

Spiegano Svetlana Varlamova ed Elena Kayshauri: «L’aspetto demografico della ricerca è uno dei temi più preoccupanti. Quello che emerge è che l’aumento della ricchezza del Paese e delle possibilità economiche non è il requisito essenziale per l’aumento della natività. I giovani vogliono una famiglia, ma non vogliono fare figli; e questa è una tendenza comune a tutti i paesi occidentali. A nostro giudizio, la politica dovrebbe aiutare a cambiare la percezione dell’idea di famiglia e sottolinearne l’importanza; così come il mondo dell’imprenditoria e dei media dovrebbero diventare veicolo per comunicare gli aspetti positivi di essere genitori».

Lavoro e casa: in cima agli incubi dei giovani. Il terrorismo non c’è
La situazione del mercato del lavoro, i problemi abitativi, la mancanza di tutele per la vecchiaia e, in generale, le difficoltà economiche sono tra i principali problemi percepiti dai 18-30enni.
In particolare, le difficoltà finanziare sono citate dal 36,8% dei tedeschi, 35,7% dei russi, 22,9% degli italiani, 22,5% dei polacchi. Gli affitti elevati sono un problema per quasi la metà dei tedeschi (48,2%), quattro polacchi e russi su dieci (rispettivamente 41,9% e 40,2%) e tre italiani su dieci (30,5%). Molto meno sentiti i problemi come la minaccia del terrorismo (8,1% in Italia, 3,5% in Russia, 2,9% in Polonia,1,9% in Germania); o la crescita di sentimenti nazionalisti (11,8% in Polonia, 11,5% in Germania, 9,7% in Italia, 9,1% in Russia).

Il colore del successo? Carriera, amici e salute
Opinione comune dei giovani intervistati è che il raggiungimento del successo sia la misura più importante per la realizzazione della propria personalità. Tra i criteri principali che i giovani indicano per definire cosa sia il successo nella vita prevalgono i motivi di realizzazione personale: il successo nella carriera (30,6% Russia, 27,8% Germania, 20,7% Polonia, 18,6% Italia); la possibilità di vivere una vita interessante (40% Germania, 39,9% Russia, 25,2% Polonia, 10,2% Italia); di avere amici (37,5% Polonia, 37,3% Russia, 36,6% Germania, 30,4% Italia); o una buona salute (38% Germania, 37,9% Polonia, 36,7% Russia, 36,2% Italia).
Nei quattro Stati presi in considerazione, i giovani intervistati hanno dichiarato che, in una prospettiva di 10-15 anni, dopo aver ricevuto un’istruzione e trovato un posto adeguato nel mercato del lavoro, saranno in grado di esprimere il loro potenziale raggiungendo una posizione nella scala sociale di valore quasi doppio rispetto a quella attuale (dinamiche: Italia da 61,9% a 75,3%; Germania da 45,3% a 79,4%; Polonia da 42,6% a 73%; Russia da 35,5% a 81,3%).

Spiegano ancora Svetlana Varlamova ed Elena Kayshauri: «Abbiamo chiesto ai giovani il livello di posizione sociale e professionale che si prefiggono di raggiungere nel futuro. E un dato, in particolare, ci ha stupito. In Italia, rispetto ai giovani degli altri paesi, abbiamo riscontrato un numero molto più alto di ragazzi che aspirano ad un lavoro “dipendente” (il 63,3% rispetto al 25,8% della Polonia, al 20,1% della Germania e al 12,7% della Russia). Parallelamente, sono lo zero per cento coloro che vorrebbero essere imprenditori di grandi imprese (contro il 21,6% della Polonia, il 12,4% della Germania, il 19,6% della Russia)».

I valori della vita: politica e religione sempre più lontane
I valori della vita dei giovani tra i 18 e i 30 di Italia, Germania, Polonia e Russia sono fortemente orientati verso valori che riguardano la vita sociale e privata, evidenziando, invece, una lontananza rispetto ai valori politici e a quelli spirituali. È quanto emerge da un’indagine realizzata nei quattro paesi europei sui giovani e la loro idea di futuro. Una indagine che, secondo l’obiettivo dei promotori, punta a colmare un vuoto conoscitivo perché sono molto rari gli studi approfonditi sugli orientamenti al futuro da parte dei giovani, ma soprattutto perché è la prima volta che si confrontano gli orientamenti dei giovani appartenenti a sistemi anche molto diversi tra loro per situazioni politiche, culturali, economiche e sociali.

Vita politica e sociale: Europa divisa a metà
Come è vissuto dai giovani il valore della partecipazione alla vita della comunità nella quale vivono? In Italia dove i il ruolo della religione e della Chiesa è forte la partecipazione alle attività religiose è più intensa (22,1%, a fronte del 10,2% Germania, 5,1% Russia, 4,3% Polonia).
Lo stesso si può dire per le attività di volontariato che coinvolgono i giovani in Italia (37,9%); in Germania e Polonia la percentuale di giovani che partecipano ad attività simili è pari alla metà (rispettivamente pari a 19,2% e 19,5%); in Russia il 27,8%. Riguardo alla partecipazione politica e civile, i giovani polacchi sono molto più vicini ai russi rispetto a tedeschi e italiani; l’unica differenza riguarda i tassi di partecipazione elettorale che in Polonia sono risultati superiori di circa il 10% rispetto alla partecipazione dei russi. Invece, per altri tipi di attività sociali e politiche, i dati relativi ai polacchi risultano leggermente inferiore ai dati russi. La vita politica e sociale interna della Germania e dell’Italia mostra un quadro molto diverso: il coinvolgimento attraverso la partecipazione a elezioni di vari livelli, referendum, dimostrazioni e manifestazioni non ha confronto con la situazione dei vicini orientali.

Conclusioni
I risultati dello studio evidenziano che nel 2019 l’orizzonte sociale della pianificazione della vita dei giovani è progettato solo a medio termine ed è significativamente in ritardo rispetto all’orizzonte della pianificazione biologica; un dato che impoverisce il quadro generale del progresso futuro; ma suggerisce che le giovani generazioni non vivono “giorno per giorno”. I giovani, classificati per coorti statistiche, nel contesto dei cambiamenti globali e delle crisi costanti che li caratterizzano, non vedono la possibilità di costruire piani a lungo termine, che è tipico per le età più mature, e sono alla ricerca di opportunità in varie fonti di risorse. Lo sviluppo sostenibile degli Stati di residenza dei giovani e una situazione stabile nel campo della sicurezza internazionale possono contribuire all’estensione della distanza dell’orizzonte della pianificazione della vita.

L’immagine del futuro è influenzata dalla struttura degli orientamenti di valore. La somiglianza della struttura degli orientamenti di valore parla delle comuni radici cristiane della cultura europea e della divisione dei valori universali nella gioventù di Italia, Germania, Polonia e Russia. Divergenze non fondamentali nelle strutture di valore mostrano piuttosto che esse sono legate alle caratteristiche e specificità nazionali della vita politica e pubblica dei suddetti paesi. L’ottimismo sociale è diffuso tra i giovani di Italia, Germania, Polonia e Russia. Le autovalutazioni delle prospettive delle giovani generazioni si concentrano sulla mobilità sociale verticale, un elemento che indica le condizioni di vita generali considerate come accettabili delle giovani generazioni e il loro grado di fiducia nelle possibilità di miglioramento o meno del loro paese. Più alti sono il “grado” di ottimismo e le dinamiche di movimento sulla scala sociale, più elevata è la collocazione del paese nella scala della “competizione mondiale”.

Pertanto, la misura dell’ottimismo sociale può essere un indicatore della valutazione del funzionamento degli ascensori sociali nella comunità. L’adesione a determinati valori determina la direzione delle aspirazioni dei giovani. L’attuale generazione giovanile è orientata alla creazione del proprio futuro confidando in prevalenza su se stessi reagendo principalmente in modo autonomo, per conto proprio.

Un’ultima considerazione: il fatto che le giovani generazioni, appartenenti a sistemi anche molto diversi tra loro, manifestino elementi di convergenza su alcuni orientamenti fondamentali relativi alla loro idea di futuro dovrebbe far riflettere sia gli studiosi che i decisori politici sul fatto che il mondo digitale sta creando sempre di più una comunità giovanile che esprime pensieri e sentimenti autonomi al di là dei tradizionali confini degli Stati. L’interpretazione e la gestione di questo fenomeno è un problema aperto per tutti: un problema scientifico, politico, culturale e sociale.

www.eurispes.eu

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Luxembourg free public transport from 1st March 2020: the social icing on the cake of the innovative multimodal transport strategy in Luxembourg.

From 1st March 2020, public transport in Luxembourg will be free throughout the country and for all modes of transport – trams, trains and buses. The scheme applies to residents, cross-border commuters and tourists alike.

Deputy Prime Minister François Bausch regards systematic and continuous investment as a conditio sine qua non to promote the attractiveness of public transport. The range, punctuality and quality of the services on offer are crucial to motivating people to change their habits and switch from private cars to public transport.
We will only achieve an improvement in precisely these parameters through a multimodal transport concept: modu2.lu.

Following the planning phase, most projects within this concept are now being implemented: the systematic expansion of capacity in the national rail network, doubling the current number of P+R car parking spaces — especially at the borders so that the 200,000 commuters who come to Luxembourg every day can connect comfortably, real-time passenger information, a complete overhaul of the national network of bus routes and switching the fleet to alternative drive technology by 2030, an increase in the number of charging points for electric cars across the country to 1,600 units by the end of 2020, a cohesive network of cycle routes, the further expansion of regional trams, use of a future third lane on our motorways for car pools and buses… these are all projects that are well advanced and are therefore ingredients in the metaphorical multimodal cake.

“The introduction of free public transport is an important social measure. You could describe it as the social icing on the cake of the global strategy for a multimodal revolution. Apart from this, we want to acknowledge all those people who have already made the choice in favour of public transport,” says François Bausch.

www.mobilitegratuite.lu

www.modu2.lu

Womens’ leadership positions. Prestige. Wealth. Influence. Women need to be motivated by these critical factors to attain senior leadership positions. So, why aren’t they?

New Bain & Company research reveals less than half of U.S. women say they feel inspired by the potential prestige, wealth, and influence of senior leadership positions; companies looking to diversify their leadership must address this with women as directly as they do with men

Understanding the critical factors that inspire women is the first step to creating a work environment in which they thrive. Today, only 46 percent of U.S. women say they are inspired by the prestige, wealth, and influence that comes from senior level positions – less than any other source of inspiration. Yet, according to new research from Bain & Company, Gender Parity: Inspiring Women to Reach for the C-Suite, these factors are actually the most important in helping women reach senior leadership positions.

Working with Dynata, a leading data firm, Bain & Company surveyed approximately 12,000 men and women and conducted in-depth, follow-on interviews with executive women around the world about various factors that can affect the leadership mindset. They found that feeling empowered, supported, and capable were important, but feeling inspired stood out as the key factor beyond all others. In fact, those who feel inspired – whether male or female – are more than twice as likely to have the senior leadership mindset.

According to Bain & Company’s research, the most important source of this inspiration specifically among U.S. women is the potential prestige, wealth and influence of senior leadership positions, but many women have been given the message that wanting money and power is unfeminine. Culturally, they are told that these factors are inappropriate to discuss.

“Not only are prestige, wealth and influence most important for American women, this set of factors is actually more important for women than it is for men,” said Jennifer Hayes, chair of Bain & Company’s Global Women’s Leadership Council. “And yet men are more likely than women to say they are inspired by these factors day-in and day-out. Companies looking to diversify their leadership miss a large opportunity if they don’t begin to address this with women as directly as they do with men rising through the ranks.”

Many successful female executives that Bain & Company interviewed emphasized the fact that women should be comfortable talking about this topic. Serving in the C-suite is challenging, and consuming of both energy and time, regardless of gender.
That effort and sacrifice should be compensated accordingly.

Additionally, many women highlight a far broader view of “prestige, wealth and influence” than one simply about money or status. To them, it is about the potential for impact – the people, topics or causes that they care about, including the ability to help advance other women in their organizations, provide for their families, and contribute to relatives’ higher education.

It is vital that women see and understand the power, wealth and influence that comes with senior roles. Bain & Company’s research points to three actions companies and managers – male and female – can take to help address this inspiration gap and support women climbing the ranks:

Proactively share the full value proposition: Make sure women understand the tangible benefits of reaching top leadership as well as the value and impact they can have in senior roles, and that they know talking about these topics is acceptable.
Show clear paths to leadership: Ensure women see a route they can travel to senior management.
Ensure role models are visible: Highlight individuals who exemplify different models of success and provide a holistic view of these leaders, both professionally and personally.
Of course, there is no one-size-fits-all solution. While prestige, power and influence were particularly important to American women, Bain & Company’s research found that their counterparts in China and Germany especially respond to inspirational leadership, and those in India to work-life balance. Keeping women’s unique context in mind and tailoring initiatives accordingly is imperative.

Women also need to play a role by:
1) asking for what they want;
2) understanding their value and getting comfortable talking about compensation;
3) knowing where they are on succession plans.

“This may feel uncomfortable for many women, but that probably means they are on the right track,” said Melissa Artabane, Bain & Company’s director of diversity and inclusion. “Closing the gender gap in senior leadership is a complex undertaking and requires efforts from both companies and individuals to make it happen.”

About Bain & Company
Bain & Company is a global consultancy that helps the world’s most ambitious change-makers define the future. Across 58 offices in 37 countries, we work alongside our clients as one team with a shared ambition: to achieve extraordinary results that outperform their competition and redefine their industries. We complement our tailored, integrated expertise with a curated ecosystem of digital innovators to deliver better, faster and more enduring outcomes to our clients.
Since our founding in 1973, we have measured our success by the success of our clients. We proudly maintain the highest client advocacy in the industry, and our clients have outperformed the stock market 4:1.

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