Author: enrico

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Climate change: packaging, quale ruolo gioca. In occasione della Conferenza mondiale dell’Onu sul clima, Forest For Future ha organizzato una tavola rotonda per approfondire le potenzialità di un ripensamento del ciclo di vita del packaging, come contributo alla riduzione dell’impatto sul climate change.
Riduzione dei consumi; riciclo; riutilizzo. Questi i tre pilastri sui quali poggia l’economia circolare. Un modo nuovo di intendere l’intera catena di produzione e elemento chiave per una gestione in grado di tutelare le risorse del pianeta e che riduca l’impatto sui cambiamenti climatici.

In questo scenario, quale ruolo gioca il packaging?
Quali soluzioni adottare in grado di ridurre l’impatto sui cambiamenti climatici?

Sono questi i temi che hanno animato il dibattito della tavola rotonda “Sustainable packaging and conservation” organizzata da Forest For Future – associazione che promuove un equilibrio che va dalla conservazione e sfruttamento sostenibile delle foreste, alla lavorazione del materiale, fino alla diffusione di prodotti cartari sostenibili e all’educazione per un corretto riciclo.
Ha preso spunto da studi italiani condotti dall’Università Bocconi e ha visto la partecipazione di esperti del settore, delegati istituzionali e speaker di grandi aziende internazionali.

– Francesco Bertolini, docente di Public Management and Policy presso la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi e Presidente di Forest for Future
– Andrea Di Stefano, responsabile progetti speciali di Novamont e Direttore della testata Valori
– Librian Angraeni, Vice Direttrice Sustainability Manager & Stakeholder Engagement di Asia Pulp & Paper
– Roberta Ianna, Senior Advisor Direzione per lo Sviluppo Sostenibile, il Clima e l’Energia Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Francesco Bertolini, Presidente dell’Associazione Forest For Future ha dichiarato: “L’emergenza climatica ci vede ormai tutti protagonisti. Siamo chiamati ad affrontare la questione in maniera proattiva ripensando tutti processi, a partire da una progettazione che tenga conto fin dall’inizio del ciclo di vita del packaging stesso in quanto prodotto. La posta in gioco è alta ed è importante che realtà che hanno sviluppato competenze, conoscenze e reti nell’ambito della sostenibilità e dell’economia circolare collaborino e promuovano una visione estesa della responsabilità sociale d’impresa.”

Forest For Future, associazione senza fini di lucro volta ad aggregare soggetti pubblici e privati e creata con l’obiettivo di aumentare la sensibilità sul mercato italiano intorno ai temi legati alla conservazione di foreste primarie, alla tutela delle biodiversità e alla sostenibilità dell’intera filiera dell’industria del legno, della carta e del packaging.

forestforfuture.org

Contratti PPA: opportunità per produttori e consumatori. Gli ambiziosi obiettivi di transizione energetica verso un sistema sempre più alimentato da fonti energetiche rinnovabili, definiti dalla Strategia Energetica Nazionale (SEN) e dalla Commissione Europea per l’Italia, potranno essere raggiunti solo a seguito della definitiva maturazione industriale del settore.

Uno degli aspetti cruciali di tale processo evolutivo è la diffusione dei contratti di acquisto di energia a medio-lungo termine (c.d. PPA – Power Purchase Agreement) da impianti a fonti rinnovabili, fotovoltaico in primis.
In tal modo gli impianti potranno rendere sicuri i propri ricavi su tempi medio-lunghi, compatibili con le esigenze dei propri piani industriali, senza necessità di ottenere incentivi dallo Stato.

In Italia la formula è ancora poco diffusa, poiché pochissimi clienti consumatori sono disposti, oggi, a stipulare contratti di durata superiore ai 2-3 anni.
All’estero invece sono sempre più comuni gli esempi di operatori che imitano i colossi high-tech tipo Google, Amazon, Microsoft, Apple e altri colossi dell’informatica che, spinti dalla necessità di coprire il crescente fabbisogno energetico dei centri elaborazione dati, sono stati i primi a sottoscrivere contratti di lungo termine per le fonti rinnovabili.

La Strategia Energetica Nazionale prevede anche per l’Italia la possibilità di stipulare contratti di lungo termine per la vendita di elettricità da impianti fotovoltaici di grande taglia, mentre per i piccoli impianti rimane sempre la strada dell’autoconsumo.

Con la riduzione dei costi dei componenti fotovoltaici (moduli e inverter) il MW installato arriva a un valore inferiore a 700mila euro. I grandi impianti fotovoltaici, grazie a un basso Lcoe (Levelized cost of electricity), hanno raggiunto un buon livello di redditività.
In Italia il settore sta muovendo i primi passi da qualche tempo, sebbene manchino ancora le installazioni di grande taglia già operative e pronte a vendere l’energia in modalità PPA. Eppure in Italia i dati economici sono favorevoli, grazie all’elevato prezzo dell’energia e alla buona insolazione.

Il primo operatore ad aver creduto nel fotovoltaico senza incentivi è il fondo d’investimento inglese Octopus, che ha siglato contratti PPA per 170 MW con prezzo fisso per 5 anni.
Nel mercato si affacciano via via altri investitori che stanno contrattualizzando accordi per una potenza inferiore ai 20 MW con un prezzo fisso per 10 anni.
In prospettiva si possono prevedere volumi molto maggiori, dell’ordine dei GW, con progetti di varie dimensioni: medie (15-30 MW) e grandi (50-100 MW), con formule finanziarie e contrattuali diverse a seconda dei soggetti, con contratti a 5/10 anni con prezzi fissi o variabili.

Di contratti PPA si parlerà durante il Forum, esaminando le opportunità di mercato e per i consumatori.

ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che promuove la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando:
– modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili con particolare attenzione al solare fotovoltaico;
– l’integrazione delle fonti rinnovabili, fotovoltaico in particolare, con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica e per l’incremento della prestazioni energetiche degli edifici.
ITALIA SOLARE conta oltre 500 soci: operatori, proprietari e gestori di impianti fotovoltaici, installatori, progettisti e semplici sostenitori.

Forum ITALIA SOLARE 2018
A Vision for the Energy Transition in Italy
11 dicembre 2018, Hotel Quirinale Roma

www.italiasolare.eu

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Economia circolare e imprese italiane: al convegno “Circular – L’economia che fa Sistema” organizzato dall’Associazione IMQ si è approfondita la relazione tra imprese ed economia circolare, nell’ambito del sistema industriale, con focus sul tema della misura e competitività.
Il Presidente dell’Associazione IMQ, Matteo Marini, e Maria Antonietta Portaluri, Vicepresidente con delega alla Sostenibilità, hanno aperto i lavori e dato il via agli interventi dei relatori: Tim Jackson, Economista e Direttore del CUSP (Centre for the Understanding of Sustainable Prosperity), Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali di Confindustria e Paola Brambilla, Delegato WWF Italia per la Lombardia.

“Il tema dell’economia circolare tocca tutti, dalle industrie ai cittadini, per questo deve essere centrale nella prospettiva economica e politica di Italia e Europa” sottolinea Matteo Marini, Presidente dell’Associazione IMQ. “IMQ, in questo quadro, si pone come trampolino per dare lo slancio a questo processo: la nostra mission è infatti quella di tutelare sia aziende, sia consumatori, e in generale di diffondere una cultura di sicurezza, qualità e sostenibilità. IMQ riunisce in un’unica entità i diversi attori coinvolti: dalle imprese alle istituzioni, agli enti di normazione tecnica, alla cultura e all’università, fino all’utente finale; può dunque rappresentare la sintesi di un processo, di un sistema virtuoso, in cui, ad oggi, manca la fase di chiusura del cerchio, ovvero la certificazione, che permette di rendere trasparenti tutti i passaggi precedenti”.

“La nuova visione di un’economia circolare e sostenibile richiede un ruolo di rinnovata responsabilità per tutti i livelli della filiera, nella produzione e progettazione di beni e strumenti sostenibili, ai fini di un loro riutilizzo e riciclo, sia per un nuovo consumo responsabile. Occorre implementare e gestire nuovi modelli di produzione e consumo responsabile, ritrovando anche nell’innovazione una leva di crescita e sostenibilità. Un ruolo fondamentale nell’incentivare l’economia circolare è sicuramente rivestito dalle istituzioni: il 14% del PIL è infatti rappresentato dagli appalti, e in questo senso la domanda pubblica è una leva straordinaria per implementare politiche ambientali e sostenibili” ha affermato Maria Antonietta Portaluri, Vicepresidente dell’Associazione IMQ con delega alla Sostenibilità. “La direzione in cui bisogna muoversi è evidentemente quella di un cambio di paradigma nel modello: occorre spingere e caratterizzare la domanda verso produzione e consumo sostenibili; occorre favorire anche in termini applicativi una valutazione dell’offerta più economicamente vantaggiosa intesa non come semplice prezzo, ma come costo complessivo. La Total Expenditure riguarda infatti tutto il ciclo di vita, dai costi di manutenzione alla performance energetica, attraverso prestazioni misurabili e certificabili che portino un vantaggio non solo ambientale ma anche economico. Richiamato sullo sfondo il parametro base sia già implementato con i Criteri Ambientali Minimi, dobbiamo continuare a lavorare nella direzione dell’innovazione e del partenariato perché l’aspetto ambientale abbia uno spazio sempre più significativo nelle scelte governative, amministrative e imprenditoriali”.

“Un elemento chiave del discorso sull’economia circolare è la differenza tra prosperità e crescita: è necessario cambiare l’architettura della nostra economia ripensandola a partire dalle sue stesse fondamenta” sottolinea Tim Jackson, economista e Direttore del CUSP. “Il sistema odierno si basa su una privatizzazione dei guadagni e una socializzazione dei costi, che vengono pagati dall’ambiente, con una conseguente perdita del nostro ecosistema del futuro. La mia tesi è che già oggi abbiamo gli strumenti e le possibilità per costruire le fondamenta dell’economia del domani, un’economia che funzioni per tutti. Per prima cosa bisogna riformulare la nozione di impresa in termini di servizio, spostando l’attenzione dalla quantità all’efficienza e dunque alla qualità; in questo modo ogni elemento della società dev’essere ricalibrato secondo un nuovo vocabolario economico, in cui il lavoro diventi coinvolgimento sociale piuttosto che produttività, gli investimenti diventino commitment sul futuro invece che speculazione finanziaria. Dobbiamo chiederci cosa vuol dire prosperità in un mondo limitato: per me la risposta è che vuol dire fiorire come essere umani”.

“Per l’industria l’aspetto ambientale è ormai imprescindibile, ma dev’essere visto come un’opportunità piuttosto che un vincolo” ha dichiarato Andrea Bianchi, Direttore Area Politiche Industriali di Confindustria. “L’Italia ha un comportamento virtuoso e performance superiori alla media europea in ambito di economia circolare, grazie alla sua storia manifatturiera di utilizzo intelligente delle materie prime, ma le sfide sono ancora significative, in particolare riguardo all’emergenza rifiuti. Come sistema confindustriale chiediamo un piano nazionale su tre punti principali: un abbattimento delle barriere normative con un nuovo assetto statale; un adeguamento impiantistico in ottica di circolarità; un utilizzo della domanda pubblica funzionale allo sviluppo di un mercato privato attraverso il riconoscimento dei prodotti, ad esempio tramite la certificazione, che porti ad un sistema di classificazione standard”.

“Il benessere e la salute sono una sfida globale e la risposta alla complessità dei problemi ad essi connessi dev’essere culturale, attraverso l’introduzione di standard a tutti i livelli, dall’istituzione all’impresa, fino al consumatore finale, che deve essere aiutato e supportato nelle scelte: la sfida della sostenibilità, infatti, si gioca soprattutto sulla domanda, attraverso i 9 miliardi di persone che orientano l’offerta con le loro scelte” ha concluso Paola Brambilla, Delegato WWF Italia per la Lombardia. “Le Nazioni Unite hanno stilato un insieme di 17 Sustainable Development Goals, che le imprese devono saper utilizzare come opportunità per fare business: il settore privato deve muoversi di concerto con i governi al fine di adottare standard comuni e processi trasparenti. L’adozione di standard volontari ambientali credibili, ovvero di processi certificati, porta a benefici sistemici e diretti non solo per l’ambiente, ma anche per l’impresa stessa. La direzione è quella di un’economia sostenibile in cui i servizi ecosistemici diventino una componente del costo e i limiti di risorse finite non siano un ostacolo ma un valore per il rispetto dei diritti umani di tutti. Il ruolo delle ONG nella diffusione della cultura della circolarità, nella validazione da parte di soggetti terzi del sistema, da credibilità all’insieme e aiuta il consumatore a comprenderne il valore”.

Lo stato dell’arte e gli obiettivi
Tra i grandi Paesi europei, l’Italia è quello con la quota maggiore di recupero di materia prima nel sistema produttivo, con una quota pari al 18,5%. L’Italia infatti, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra i grandi Paesi europei nel consumo di materia dopo la Gran Bretagna (che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro).

In dieci anni è riuscita a dimezzare il proprio consumo di materie prime, facendo molto meglio rispetto alla Germania che, oggi, impiega 423,6 tonnellate di materia per milione di euro. L’Italia è anche seconda per riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a recupero (dopo la Germania con 59,2 milioni di tonnellate ma prima di Francia, 29,9 t.; Regno Unito, 29,9 t. e Spagna, 27 t.). Un recupero che fa risparmiare energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio all’anno, ed emissioni per circa 60 milioni di tonnellate di CO2 .

All’economia circolare è dedicato il pacchetto di provvedimenti approvato lo scorso 20 aprile dal Parlamento europeo. Secondo gli obiettivi del piano, la quota di rifiuti urbani da riciclare dovrà passare dall’attuale 44% al 55% nel 2025, fino al 65% nel 2035. Entro il 2035 non più del 10% dei rifiuti potrà essere smaltito nelle discariche (in Italia è al 28% per il 2016).

A che punto sono le aziende
In questi anni le imprese hanno investito soprattutto nelle attività di marketing e commerciali (61%) e nelle attività di ricerca e sviluppo e rinnovo dei propri prodotti (48%). Il 52% dichiara che l’occupazione è aumentata grazie all’adozione di pratiche di economia circolare, l’assunzione di nuove figure professionali tecniche e l’aggiornamento delle risorse interne.
L’economia circolare offre alle imprese ampi spazi di innovazione e competizione attraverso una gestione più efficiente delle risorse e l’adozione delle nuove tecnologie riconducibili nell’ambito dell’industria 4.0.

Il ruolo della certificazione
In tale contesto la certificazione si attesta come necessaria, quale opportunità e strumento di verifica della misura di circolarità sia sui processi industriali, sia sui prodotti. E necessari sono standard oggettivi misurabili, in funzione di sicurezza e sostenibilità (quali le certificazioni di processi e di prodotti).
Il Gruppo IMQ è presente e lo sarà ancora di più nell’affiancare l’industria nella certificazione della circolarità, perché un valore è tale se viene correttamente percepito, misurato e certificato.

Numerosi sono le soluzioni già offerte da IMQ nel suo ruolo di principale organismo italiano nella valutazione della conformità. Tra gli altri, l’LCA (Life Cycle Assessment), la Carbon e la Water Footprint, il supporto nell’applicazione della direttiva EcoDesign, ma anche strumenti come l’impronta ambientale dei prodotti (PEF) e delle organizzazioni (OEF).

IMQ effettua test di invecchiamento accelerato e revamping, prove di biodegradabilità dei materiali e accreditamento per la raccolta RAEE.
Alcune certificazioni, infine, garantiscono il rispetto di parametri ambientali: la certificazione FSC ® identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici; PEFCTM certifica invece che le foreste, i prodotti in legno, la carta, i derivati dalla cellulosa e i prodotti forestali non legnosi rispettino specifici parametri, criteri e indicatori relativi ad aspetti ambientali e sociali.

Gruppo IMQ
Rappresenta la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità (certificazione, prove, verifiche, ispezioni). Forte della sinergia tra le società che lo compongono, dell’autorevolezza acquisita in oltre 65 anni di esperienza e della completezza dei servizi offerti, il Gruppo IMQ si pone infatti come punto di riferimento e partner delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza, la qualità e la sostenibilità ambientale.

www.imqgroup.eu

Assorbire inquinanti aria per Fabbricare Benessere: Guna respira con theBreath. Test scientifici evidenziano i vantaggi concreti di theBreath®, rivoluzionario materiale tessile in grado di assorbire le particelle inquinanti dell’aria indoor e outdoor.
Il primo caso di applicazione strutturata negli ambienti di un’azienda all’avanguardia in materia di welfare e wellness dei propri dipendenti.

L’inquinamento è ovunque
Non solo all’aperto, in tangenziale o nei dintorni dei distretti industriali dove gas di scarico delle vetture e ciminiere fumanti fanno cappa e rendono grigia l’atmosfera. È provato: negli uffici, all’interno delle mura domestiche, negli esercizi commerciali, nelle scuole e in generale in pressoché tutti gli ambienti indoor l’aria è inquinata tanto quanto lo è là fuori.
Se non addirittura di più.
La questione non va sottovalutata soprattutto se teniamo presente che è proprio negli spazi chiusi che la maggior parte di noi trascorre il 90% del proprio tempo.

L’inquinamento indoor è spesso determinato da abitudini errate, come ad esempio il non areare a sufficienza una stanza, ma anche dalla presenza di mobilia o di apparecchiature (un’aspirapolvere, un fax, una fotocopiatrice…) che contengono e sprigionano sostanze nocive.
Che fare? Comportamenti virtuosi supportati da nuove tecnologie possono sicuramente contribuire a migliorare la situazione nella quotidianità. Ecco un esempio.

Un’azienda lungimirante, già pioniera sul mercato italiano dell’omeopatia cercando di diffondere non solo soluzioni terapeutiche innovative ma anche una cultura tesa a far (ri)trovare agli individui una propria armonia psico-fisica, ha deciso di adottare, all’interno del suo building (dal forte impatto visivo e concepito secondo i più moderni canoni edilizi), una rivoluzionaria soluzione tecnologica che contribuisce a purificare l’atmosfera.
L’obiettivo è quello di garantire ambienti di lavoro sempre più sani, a dimostrazione che il business può davvero abbracciare valori di carattere etico e sociale.

Wellness ambientale = Wellness aziendale
Guna spa, azienda farmaceutica italiana che dal 1983 sviluppa proposte terapeutiche d’avanguardia e leader nazionale nella medicina dei bassi dosaggi, ha installato negli ambienti della propria sede di Milano 30 pannelli (per una dimensione complessiva di 16 m2) realizzati con theBreath®, un’innovativa fibra in grado di assorbire aria inquinata per poi rimetterla immediatamente in circolo pulita e purificata.
Prodotto da Anemotech, realtà tutta italiana che progetta soluzioni finalizzate a migliorare la qualità dell’ambiente in cui viviamo, theBreath® è un tessuto che racchiude in sé una tecnologia all’avanguardia, applicabile in ambienti sia outdoor sia indoor.
La sua trama è infatti formata da due strati esterni in materiale stampabile e traspirante (consentono dunque il passaggio in entrata e in uscita dell’aria) e da un’anima intermedia, in fibra carbonica, capace di ‘catturare’ e disgregare le sostanze volatili nocive.

Realizzati e personalizzati ad hoc e raffiguranti le immagini scelte dai dipendenti Guna, i pannelli sono stati appesi alle pareti in alcuni punti nevralgici degli spazi lavorativi. L’effetto estetico, le dimensioni e gli ingombri sono quelli di un qualsiasi altro quadro.

“Ma il nostro intento, ovviamente, non era solo d’arredo. Guna produce medicinali omeopatici e dunque, per natura, ha a cuore il benessere delle persone. In primis quello dei nostri dipendenti e dei nostri collaboratori.
L’idea di offrire loro la possibilità di lavorare, e quindi di vivere buona parte della giornata, in un ambiente sempre più sano e purificato ci ha subito conquistati.” dichiara Alessandro Pizzoccaro, fondatore e Presidente di GUNA Spa.

Parlano i dati
“Tutti noi, quando entriamo in un ambiente indoor che ci è familiare, come ad esempio la nostra abitazione o il nostro ufficio, siamo portati inconsciamente a proiettarci in una situazione di tranquillità che tende a farci sottovalutare alcuni aspetti deficitari di quello stesso ambiente che potrebbero, anzi dovrebbero, essere migliorati. La qualità dell’aria che normalmente respiriamo in un luogo chiuso è sicuramente peggiore di quanto siamo portati a credere. Questo studio lo ribadisce: è errato pensare che l’inquinamento resti fuori dalla porta. Sconfiggerlo è difficile, ma combatterlo e arginarlo è possibile. E theBreath® in questa sfida può essere un valido alleato.” sottolinea Gianmarco Cammi, Direttore Operativo di Anemotech e co-inventore della tecnologia theBreath®.
A sei mesi dall’installazione dei pannelli nella sede di Guna, uno studio scientifico ha analizzato i quantitativi di sostanze assorbite. Lo studio è stato condotto dai tecnici di VeronaLab, laboratorio esterno di analisi chimiche ambientali/medicali.

Per effettuare le analisi sui quantitativi di inquinanti assorbiti sono state prese campionature dai pannelli posizionati in 4 specifiche aree:
– un ufficio operativo
– un magazzino
– la sala server
– un locale badge

Una basilare premessa iniziale: nella quotidianità, non esistono spazi indoor completamente asettici, dove l’aria è pura al 100%.
Tutti gli ambienti chiusi, ad eccezione ad esempio delle sale operatorie o dei laboratori scientifici, presentano, chi più chi meno, sostanze inquinanti. Ciò che conta è non superare determinati livelli di guardia.

In Italia oggi la normativa di riferimento è il D. Lgs. n. 152 del 2/4/2006 (Testo Unico Ambiente) che evidenzia i Limiti Massimi Giornalieri di inquinanti ammessi per ogni singola postazione di lavoro.

Pur partendo da una situazione sempre ben al di sotto da tali parametri, in circa 180 giorni i pannelli campione installati negli ambienti Guna hanno filtrato e disgregato complessivamente talune sostanze inquinanti tipiche di qualsiasi ambiente lavorativo esposto su una strada a grande scorrimento.
Queste le più significative:
– 768.000 microgrammi di Ossido di Azoto
– 2.129.600 microgrammi di Ossido di Zolfo
– 22.400 microgrammi di Benzene
– 1.075.200 microgrammi di Toluene

Ebbene, incrociando tali dati con le dimensioni dei pannelli installati e i volumi degli spazi lavorativi, lo studio ha anche evidenziato, attraverso specifiche proiezioni, come i pannelli theBreath® abbiano garantito (e possano continuare a garantire) a Guna una riduzione percentuale dei singoli inquinanti rispetto ai Limiti previsti dal Decreto Legislativo.
Tutto questo, va da sé, comporta straordinari benefici aggiuntivi in termini di qualità dell’aria respirata da dipendenti, collaboratori e ospiti. È un nuovo passo avanti nel cammino di un’azienda che ha nel proprio DNA valori che confluiscono nel Benessere Collettivo e che, fin dalla sua nascita, mette in atto al proprio interno azioni coerenti con le promesse che comunica all’esterno.

“Molti di noi medici esperti in Omotossicologia e in Immunoterapia ha armi estremamente utili per lavorare sul sistema uomo per ripristinare l’equilibrio omeostatico: lavoriamo sulla matrice connettivale, sugli organi emuntori, sul sistema immunitario e su quegli organi, tessuti e cellule che più soffrono dell’esposizione a tossici inquinanti. Farmaci low-dose che aiutano l’organismo ad eliminare tossine e a cambiare il terreno del sistema uomo.” conclude la dottoressa Tiziana Semplici, Medico Chirurgo Specialista in Gastroenterologia.

Anemotech srl è una realtà tutta italiana che studia, progetta e sviluppa tecnologie capaci di migliorare la qualità dell’ambiente che ci circonda.
La mission: aiutare le persone a vivere in un habitat più sano, sicuro e sostenibile. Nata a Milano nel 2014 e parte integrante del gruppo Ecoprogram, Anemotech ha messo a punto theBreath®, un rivoluzionario materiale tessile, utilizzabile sia outdoor sia indoor, in grado di assorbire e disgregare le sostanze inquinanti dell’aria.

GUNA Spa è l’azienda farmaceutica italiana che dal 1983 sviluppa proposte terapeutiche d’avanguardia ed è leader nella medica low-dose. Ha sede a Milano in via Palmanova accanto al suggestivo stabilimento, uno dei più moderni al mondo nel suo settore.

www.thebreath.it

www.guna.it

www.pro.guna.it

www.socialhub.guna.it

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FIAB-ComuniCiclabili cresce ancora: salgono a 82 le bandiere gialle della ciclabilità italiana. Con una cerimonia ufficiale alla Triennale di Milano nel corso della manifestazione “Urbanpromo Progetti per il Paese”, FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta ha consegnato le bandiere gialle della ciclabilità italiana ai sindaci dei primi 13 nuovi ComuniCiclabili 2019 (in rosso sulla mappa).

Modena, Padova, Piacenza, Alba Adriatica (TE), Carpi (MO), Lignano Sabbiadoro (UD), Maranello (MO), Martinsicuro (TE), Misano Adriatico (RN), San Donato Milanese (MI), San Giovanni Lupatoto (VR), Serrone (FR) e Turriaco (GO) si affiancano alle 69 amministrazioni locali già insignite del riconoscimento nella prima edizione del 2018 e portano la rete dei ComuniCiclabili italiani a superare quota 80.

L’iniziativa FIAB-ComuniCiclabili intende riconoscere e valutare l’impegno delle realtà attive in politiche bike-friendly e in interventi concreti per lo sviluppo di una mobilità in bicicletta, l’unica davvero sostenibile per le persone, le città e l’ambiente. Il progetto si prefigge, parallelamente, di sostenere e accompagnare i singoli territori a fare sempre meglio per agevolare la scelta della bicicletta come mezzo di trasporto in ogni ambito, dagli spostamenti quotidiani di bike-to-work e bike-to-school al tempo libero, fino alle vacanze in sella.

L’attestazione di ComuneCiclabile è accompagnata da un punteggio (da 1 a 5 bike-smile) assegnato in base a diversi parametri di valutazione all’interno di 4 aree di intervento: mobilità urbana, cicloturismo, governance, comunicazione e promozione.

“Giunta alla seconda edizione, siamo orgogliosi di affermare come l’iniziativa ComuniCiclabili sia in grado di mettere in moto le amministrazioni locali. Abbiamo riscontrato, infatti, l’interesse da parte di molte realtà che hanno sottoposto la loro candidatura anche per avere il riconoscimento minimo e ottenere la bandiera con 1 bike-smile – spiega Alessandro Tursi, vicepresidente FIAB e responsabile del progetto che aggiunge: – Altrettanto lodevole è l’impegno di alcune realtà già nelle rete dallo scorso anno, in particolare Ferrara che, pur avendo già ottenuto il riconoscimento nella fascia più alta, ha comunque operato per migliorarsi con ulteriori interventi, dall’ampliamento della rete ciclabile urbana, all’incremento delle zone 30, fino alla promozione di eventi di comunicazione e sensibilizzazione sul territorio. C’è poi chi migliora il proprio punteggio, come Pineto, che passa da 3 a 4 bike-smile”.

I 13 nuovi ComuniCiclabili 2019 sono solo un primo gruppo, che avendo presentato la candidatura in tempi rapidi, ricevono il riconoscimento oggi in anteprima. Le candidature per l’edizione 2019 di ComuniCiclabili sono aperte fino a fine gennaio su www.comuniciclabili.it. Dopo le operazioni di verifica, i nuovi comuni che risulteranno ammissibili riceveranno l’attestato e la bandiera gialla della ciclabilità italiana nella Primavera 2019.

Tra le particolarità delle new entry nella rete italiana dei ComuniCiclabili si fa notare Maranello, capitale dell’auto di lusso che, pur ruotando intorno all’azienda automobilistica più prestigiosa al mondo, è stata capace di intraprendere negli ultimi tempi politiche a favore della mobilità ciclistica. In Lombardia, invece, crescono i ComuniCiclabili della città metropolitana di Milano: dopo Cinisello Balsamo, Segrate, Cassina de’ Pecchi e Cernusco sul Naviglio, ecco oggi San Donato Milanese insignito del riconoscimento.

Con ingresso di Lignano Sabbiadoro, Alba Adriatica, Misano Adriatico e Martinsicuro, inoltre, la costiera adriatica arriva ora a contare una ventina di ComuniCiclabili, da Grado in Friuli Venezia Giulia a Pescara in Abruzzo. Anche il Lazio, infine, grazie a Serrone, entra finalmente nel circuito ComuniCiclabili.

“Il prossimo passo è la dimensione EUROPEA del progetto – spiega Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB. – ComuniCiclabili d’ora in avanti sarà in sinergia con il network europeo Cities & Regions for Cyclists, per portare le città italiane a confrontarsi e collaborare con quelle europee, dove il livello è molto più alto. Sarà uno stimolo e soprattutto un’opportunità in più offerta alle amministrazioni più volenterose, al di là del riconoscimento internazionale del valore e dell’autorevolezza dato a ComuniCiclabili”.

La cerimonia di consegna degli attestati di ComuneCiclabile è avvenuta al termine del convegno “Ciclovie nazionali, locali e territori” (https://urbanpromo.it/2018/eventi/ciclovie-nazionali-locali-e-territori/) promosso all’interno della XV edizione di Urbanpromo, “Progetti per il Paese”, che prosegue fino al 23 novembre. Urbanpromo, manifestazione nazionale di riferimento sulla rigenerazione urbana, è organizzato da Urbit e da INU-Istituto Nazionale di Urbanistica, con cui FIAB-ComuniCiclabili ha siglato un accordo di collaborazione basato sulla relazione che lega i temi della mobilità in bicicletta a quelli dell’urbanistica e della pianificazione territoriale.

Sulle bandiere distribuite dalla presidente di FIAB, Giulietta Pagliaccio l’indicazione del punteggio, da 1 a 5 bike-smile, assegnato ad ognuno dei 13 nuovi ComuniCiclabili:

– Modena – 4 bike-smile
– Padova – 4 bike-smile
– Piacenza – 4 bike-smile
– Alba Adriatica (TE) – 2 bike-smile
– Carpi (MO) – 3 bike-smile
– Lignano Sabbiadoro (UD) – 3 bike-smile
– Maranello (MO) – 3 bike-smile
– Martinsicuro (TE) – 2 bike-smile
– Misano Adriatico (RN) – 3 bike-smile
– San Donato Milanese (MI) – 2 bike-smile
– San Giovanni Lupatoto (VR) – 3 bike-smile
– Serrone (FR) – 2 bike-smile
– Turriaco (GO) – 3 bike-smile

Sono pubblicati anche nuovi punteggi (confermati o modificati) dei 69 ComuniCiclabili già nel circuito dallo scorso anno.

Fondata nel 1988, FIAB Onlus-Federazione Italiana Amici della Bicicletta è oggi la più forte realtà associativa di ciclisti italiani non sportivi. Con circa ventimila soci suddivisi in oltre 150 associazioni in tutto il territorio italiano, FIAB è, prima di tutto, un’organizzazione ambientalista che, come riporta il suo Statuto, promuove la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico in un quadro di riqualificazione dell’ambiente, urbano ed extraurbano.
Forte della presenza, tra i suoi soci, di numerosi esperti in campo sanitario, giuridico, urbanistico, ingegneristico e paesaggistico, FIAB è diventata, negli anni, il principale interlocutore degli enti locali sull’importante tema della mobilità sostenibile.
FIAB è stata riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente quale associazione di protezione ambientale (Art. 13 Legge n. 349/86) e inserita dal Ministero dei Lavori Pubblici tra gli enti e associazioni di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale.
Tra le numerose iniziative, FIAB organizza ogni anno Bimbimbici, manifestazione nazionale dedicata a bambini e ragazzi che coinvolge oltre 200 città, e Bicistaffetta, per promuovere il cicloturismo quale volano economico del nostro Paese e sostenere lo sviluppo della rete ciclabile nazionale Bicitalia.
Con il progetto ComuniCiclabili, infine, FIAB misura e attesta il grado di ciclabilità dei comuni italiani: la prima edizione 2018 ha assegnato il riconoscimento a 69 amministrazioni con un punteggio (da 1 a 5 bike-smile) apposto sulla bandiera gialla. Fiab aderisce a ECF-European Cyclists’ Federation, la Federazione Europea dei Ciclisti. Presidente di FIAB è Giulietta Pagliaccio.

www.fiab-onlus.it

www.comuniciclabili.it

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WWF per COP 24 in Polonia: dal 2 al 4 dicembre i negoziatori di tutti i governi saranno a Katowice, in Polonia, per partecipare alla ventiquattresima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che si svolge subito dopo la pubblicazione di numerosi e autorevoli report che descrivono gli impatti catastrofici del cambiamento climatico che già oggi osserviamo, e che saranno sempre maggiori senza un intervento urgente e un potenziamento delle azioni per il clima.

“Le trattative devono soddisfare le aspettative e le speranze di un mondo che non vuole essere sconvolto dal caos climatico”
Il divario tra gli impegni messi in atto globalmente oggi sul clima nella riduzione delle emissioni di gas serra e quello di cui abbiamo ancora bisogno viene mostrato nell’Emissions Gap Report dell’UNEP del 2018, nel rapporto di previsione sullo stato del clima 2018 dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale e nel report speciale IPCC sulla possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.

“Alla COP24 di Katowice contiamo di fare grandi progressi”, afferma il leader Clima ed Energia del WWF Internazionale, Manuel Pulgar-Vidal che aggiunge: “L’Accordo sul clima di Parigi è la roadmap da seguire per l’azione climatica. I risultati di questa Conferenza fra i negoziatori delle Nazioni Unite sul clima, getteranno le basi per un progresso multilaterale e continuativo nella lotta contro il cambiamento climatico con il ritmo e la velocità necessari per essere all’altezza di ciò che afferma la scienza. La portata della sfida – e l’opportunità – che questo meeting rappresenta, dovrebbero aiutare a essere efficaci e focalizzati”.

Il WWF crede che per garantire il costante impulso all’azione climatica siano necessari una serie di passi, che chiameremo il “Pacchetto Katowice”.

Questo comprende:
– Il potenziamento urgente dell’azione climatica, sia prima che dopo il 2020, accompagnato da finanziamenti e altri sostegni per i paesi in via di sviluppo;
– Completamento e adozione di un corpus completo di “regole di Parigi” che rafforzi la trasparenza delle azioni di tutti i paesi per affrontare il cambiamento climatico e porti a una maggiore responsabilità e, quindi, a una maggiore ambizione negli impegni dei piani climatici di ciascuno;
– Un rinnovato riconoscimento, attingendo al rapporto speciale dell’IPCC, che l’effetto cumulativo degli attuali NDC (i Nationally Determined Contribution, cioe’ gli impegni di riduzione assunti da ciascun Paese) non è sufficiente per attuare pienamente l’accordo di Parigi e un’indicazione di ciò che è necessario, compresa una migliore integrazione delle misure basate sulla natura (sia per l’adattamento che per la mitigazione);
– L’impegno delle parti ad aggiornare e ripresentare i piani nazionali sul clima (NDC) migliorati entro il 2020, in modo da mettere il mondo sulla strada di un futuro non minacciato da cambiamenti climatici distruttivi.

“Dobbiamo fare in modo che queste negoziazioni non deludano le aspettative – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia che sarà presente a Katowice -. La COP24 deve consolidare la spinta che si è generata nel 2018 e porre le fondamenta per il successo del vertice del Segretario Generale delle Nazioni Unite nel 2019, per rafforzare gli impegni sul clima e le azioni di cui il mondo come lo conosciamo ha bisogno per la sua sopravvivenza. Senza un’ambiziosa e drastica azione sul clima sarà impossibile mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C ”.

Da domenica 2 dicembre, in occasione dell’inizio della COP24 a Katowice, il WWF Italia lancerà su Twitter la campagna #GreenIsTheNewBlack ‘Lasciamo sotto terra le cattive energie’.

“È ora di cambiare passo nella lotta al cambiamento climatico e per prima cosa si devono lasciare i combustibili fossili sotto terra e puntare su energie da fonti rinnovabili, efficienza e risparmio energetico. Proprio in questi giorni il Governo italiano ha la possibilità di farlo, con il Piano Energia Clima: ci auguriamo si rimanga coerenti con la portata della sfida, attuando la fine al carbone entro il 2025 e portando le rinnovabili e l’efficienza almeno all’altezza degli obiettivi europei”, conclude Midulla.

www.wwf.it/cop24

Hypermotion future mobility. Mission accomplished: Modes of transport and communities establish new networks at Hypermotion 2018.

2,545 participants from 20 countries (2017: 2,673 from 18 countries), including 138 companies, 36 start-ups and over 200 speakers, established new networks during the three days of Hypermotion.
The focus was on disruptive ideas and the intelligent networking of traffic and logistics systems, as well as the future of mobility. The interactive format featuring a broad array of conferences, start-up pitches, expert talks and speed networking was a huge hit with participants, with 91 percent saying they were very satisfied with the event.
Over 200 high-calibre experts shared their ideas on the future of mobility and logistics.

Detlef Braun, Member of the Executive Board of Messe Frankfurt, put it this way: “The transport and mobility transitions are a necessity, and they are undertakings that require large numbers of people, companies, parties and interest groups to work together. Hypermotion offers the perfect framework.”

As Manfred Fuhg, Head of Sales Region Germany, Siemens Mobility GmbH, said: “I appreciate how Hypermotion offers various stakeholders the chance to venture a look ahead. People joined together to discuss new technologies, and not only the opportunities they held, but also the challenges entailed, such as with autonomous driving.”

According to Frank Gäfgen, Managing Director, ESWE: “We have had some excellent discussions with the Federal Ministry of Transport and Digital Infrastructure (BMVI) and the State of Hesse over the past few days, which is important, as we require both support and funding to achieve our goal of providing zero-emission local public transport for Wiesbaden. My employees and I all had a very positive experience at Hypermotion.”

A number of companies presented innovative car and ride-sharing concepts, including BVG with BerlKönig and Metropolis Service GmbH with CarlE, an original London taxi that will soon be in use here in Germany as an electric shared taxi.

Managing Director Matthias Schmidt had this to say: “We have had high-quality talks at Hypermotion, including with consulting agencies that advise local public transport firms. We have also met with professors and students that now want to start new projects with us, such as in Worms. We will definitely be coming back again next year.”

Start-ups also networked with one another. According to Lena Jungkamp, Business Development, inno2grid GmbH: “Time and again, we have seen that networked thinking is essential. The energy transition can only be successful if it is accompanied by a mobility transition.”

Stephan Collisi, CEO of Poolynk, noted the valuable contacts he made on the very first day of the event: “I was approached by innovation scouts from automotive manufacturers and suppliers. My app offers a digital solution for load carrier management. 5.5 billion jointly-used load carriers worldwide represent a major logistical challenge, and there is still a need for solutions in a number of sectors, including air cargo.”

More testimonials:
Mirko Zieher, Sales Manager Germany, Air Partner International GmbH: “Speed networking at Hypermotion is an excellent format for establishing new business contacts quickly. I found a potential business contact, and we will be continuing our talks next week in our Cologne office. I recommend the event to anyone who is looking for a fast and convenient way to network.”

Stefan Weber, PMP© Senior Program Manager & Site Lead Frankfurt, HERE Technologies: “There is no other event that offers such a large number of experts, users, start-ups and associations the chance to stay abreast of the latest technology and industry findings in such a versatile format.”

Michael Kørschen, CEO of Intellifinder: “Hypermotion is an excellent platform for networking. The event gave us the chance to forge some very interesting contacts that we would never have established otherwise. Even the visitor quality was excellent. With our location-based resource management software, we hope to help expand the digital infrastructure for the German market.”

Daniel Kropp, founder and Managing Director of Mein Schlemmerdepot and winner of the Start-Up Award from House of Logistics & Mobility, Gateway Gardens Frankfurt Airport: “Mobility is something that impacts all of us, and that is why Hypermotion is so important. As a start-up, it presented us with a perfectly organised situation and excellent opportunities to network with partners.”

M.A. Alfred Fuhr, sociologist and founder of Das Fuhrwerk: “Hypermotion offers hyper-communication for everything that is being sought: personnel, ideas, investors and sponsors.

Awards at Hypermotion:
Two awards were also presented as part of EXCHAiNGE – The Supply Chainers’ Community: the Supply Chain Management Award 2018, which went to the multinational building materials manufacturer CEMEX, and the first-ever Smart Supply Chain Solution Award, which was presented to the freight forwarders InstaFreight.
The NUMBR1 Award, which is given by the Nahverkehrs-praxis journal for sustainable urban mobility in conurbations, went to Kölner Verkehrs-Betriebe AG (KVB) and Regionalverkehr Köln GmbH, with VRR taking third place with its nextTicket.

Furthermore, the Hessian State Award for Universal Design was presented on the first day of the event, and the honorary awards went to Cama Lift GmbH and Petri+Lehr GmbH.

Messe Frankfurt is the world’s largest trade fair, congress and event organiser with its own exhibition grounds. With over 2,400 employees at 30 locations, the company generates annual sales of around €669 million. Thanks to its far-reaching ties with the relevant sectors and to its international sales network, the Group looks after the business interests of its customers effectively.
A comprehensive range of services – both onsite and online – ensures that customers worldwide enjoy consistently high quality and flexibility when planning, organising and running their events. The wide range of services includes renting exhibition grounds, trade fair construction and marketing, personnel and food services.
With its headquarters in Frankfurt am Main, the company is owned by the City of Frankfurt (60 percent) and the State of Hesse (40 percent).

www.hypermotion.com

www.messefrankfurt.com

www.congressfrankfurt.de

www.festhalle.de

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SEAT e SNAM mobilità a metano. Partnership per promuovere utilizzo di gas naturale e rinnovabile per auto in Europa. Il presidente di SEAT Luca de Meo e l’amministratore delegato di Snam Marco Alverà hanno firmato oggi a Milano un accordo strategico per promuovere l’utilizzo del gas naturale (CNG – gas naturale compresso) e del gas rinnovabile (biometano) per la mobilità sostenibile, oltre a progetti di ricerca e sviluppo in questo ambito. La condivisione di mercati strategici come l’Italia, la Francia e l’Austria consentirà a SEAT e Snam di realizzare sinergie per dare impulso a CNG e bio-CNG come alternative più pulite e convenienti rispetto ai carburanti tradizionali.
In base all’accordo, siglato durante il Partners’ Day di Snam, le aziende esploreranno opportunità di sviluppo di business e iniziative rivolte ai rivenditori, ai clienti commerciali e agli automobilisti per promuovere il sistema delle stazioni di rifornimento di gas naturale e l’individuazione di nuovi progetti tecnologici.
SEAT e Snam collaboreranno inoltre nello sviluppo di servizi di mobilità e nella creazione di nuovi prodotti, con l’obiettivo di offrire un valore aggiunto ai proprietari di questo tipo di veicoli. L’accordo, che potrà essere esteso agli altri brand del gruppo Volkswagen, include anche iniziative per lo sviluppo tecnologico del biometano, fonte rinnovabile che consente un’ulteriore riduzione delle emissioni.

“L’accordo con Snam – ha sottolineato il presidente di SEAT Luca de Meo – pone le basi per una maggiore diffusione del CNG: l’Italia è leader in Europa nell’utilizzo di questa alimentazione e quest’anno concentra il 55% delle vendite di auto a metano. Un veicolo su cinque venduti da SEAT in Italia è a CNG. Con questa collaborazione vogliamo dare ulteriore impulso allo sviluppo del gas compresso in Italia ed esportare in altri paesi questo caso di successo”.

“Questa nuova partnership – ha commentato l’amministratore delegato di Snam Marco Alverà – permetterà di favorire un ulteriore sviluppo della mobilità sostenibile a gas naturale e biometano sia in Italia che in tutto il continente perché unisce due leader europei: noi nella realizzazione di infrastrutture innovative, SEAT nello sviluppo di nuovi modelli sostenibili. Sia noi che SEAT siamo convinti che il gas naturale, ancora di più grazie alla rapida diffusione del gas rinnovabile, sia la soluzione più immediata per migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città, abbinando sostenibilità ambientale a prestazioni ed economicità. La mobilità sostenibile è uno dei punti principali del nostro piano di investimenti da 200 milioni di euro nei business della transizione energetica”.

CNG: un’alternativa sostenibile
In Europa l’utilizzo del metano per autotrazione è in crescita. L’Italia è il mercato principale, con una flotta di circa 1 milione di auto e 1.300 distributori. SEAT punta su questa soluzione come alternativa efficiente e vantaggiosa ai carburanti tradizionali, offrendo tecnologie a gas compresso e ibride a benzina sui modelli Mii, Ibiza, Leon e Arona, l’unico SUV a CNG al mondo.
Snam ha recentemente inaugurato a Pesaro la prima stazione di L-CNG e ha circa 50 impianti di rifornimento di gas naturale e biometano in fase di realizzazione nell’ambito del suo piano di sviluppo pluriennale, che ne prevede circa 300.
L’utilizzo di un’auto a CNG riduce le emissioni di ossido di azoto del 75% rispetto a un veicolo diesel e la CO2 del 25% rispetto alla benzina, eliminando sostanzialmente le polveri sottili. L’autotrazione a metano è considerata ecologica dall’Unione europea, pertanto questi veicoli possono circolare in molte città d’Europa anche in presenza di restrizioni al traffico dovute all’inquinamento. Il gas naturale contribuisce alla lotta contro il cambiamento climatico e assicura significativi vantaggi economici ai consumatori, consentendo risparmi superiori al 30% per kilometro rispetto al diesel e superiori al 55% rispetto alla benzina.

SEAT è l’unica società che progetta, sviluppa, produce e vende auto in Spagna. Membro del Gruppo Volkswagen, la multinazionale ha sede a Martorell (Barcellona), esporta l’80% dei veicoli ed è presente in oltre 80 paesi in tutti i 5 continenti. Nel 2017, SEAT ha ottenuto un utile al netto delle imposte pari a 281 milioni di euro, vendendo quasi 470.000 auto e raggiungendo un fatturato record, superiore a 9,5 miliardi di euro.
Il Gruppo SEAT impiega oltre 15.000 professionisti nei suoi tre centri di produzione: Barcellona, El Prat de Llobregat e Martorell, dove fabbrica le popolari Ibiza, Arona e Leon. Inoltre, la società produce l’Ateca e la Toledo nella Repubblica Ceca, la Tarraco in Germania, l’Alhambra in Portogallo e la Mii in Slovacchia.
La multinazionale ha un Centro tecnico, che funge da knowledge hub e riunisce 1.000 ingegneri focalizzati sullo sviluppo dell’innovazione per il maggior investitore spagnolo in R&D. SEAT fornisce già la più recente tecnologia di connessione nei suoi veicoli ed è attualmente impegnata nel processo di digitalizzazione globale della società per promuovere la mobilità del futuro.

Snam è la principale utility del gas in Europa. Nata nel 1941 come Società Nazionale Metanodotti, da oltre 75 anni realizza e gestisce infrastrutture sostenibili e tecnologicamente avanzate che garantiscono la sicurezza energetica. Opera in Italia e, tramite partecipate, Austria (TAG e GCA), Francia (Teréga) e Regno Unito (Interconnector UK). È tra i principali azionisti di TAP (Trans Adriatic Pipeline) ed è la società maggiormente coinvolta nei progetti per la realizzazione dell’Energy Union.
Prima in Europa per estensione della rete di trasporto (oltre 32.500 km in Italia, circa 40.000 con le partecipate internazionali) e capacità di stoccaggio di gas naturale (16,7 miliardi di metri cubi in Italia, circa 20 miliardi con le partecipate internazionali), gestisce il primo impianto di gas naturale liquefatto (GNL) realizzato in Italia ed è azionista del principale terminale del Paese.
Il suo modello di business è basato sulla crescita sostenibile, sulla trasparenza, sulla valorizzazione dei talenti e sullo sviluppo dei territori dialogando con le comunità. Snam promuove la mobilità sostenibile, espande il proprio business nell’efficienza energetica, nel biometano e in tecnologie innovative per aumentare l’uso del gas rinnovabile, una risorsa chiave per la green economy.

www.snam.it

www.seat.it

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Combating Climate Change can produce economic gain. Countries that take ambitious action against climate change can benefit macroeconomically—if they prioritize the most economically efficient measures for mitigating emissions.

The Economic Case for Combating Climate Change, a report released by The Boston Consulting Group (BCG) and the BCG Henderson Institute, shows that most countries can achieve 75% to 90% of their individual 2050 2°C Paris Agreement targets using proven and generally accepted technologies. If they prioritize the most efficient emissions reduction measures, mitigation activities actually accelerate, rather than slow, GDP growth for many of them—even if countries move unilaterally.

“Consensus thinking holds that the world will have a hard time reaching the headline goal of the Paris Agreement,” says Philipp Gerbert, a BCG senior partner and report coauthor. “While that may be true, substantial progress is within most countries’ reach. If managed appropriately, even unilateral emission reduction efforts do not need to trigger first-mover disadvantages.”

BCG examined climate change mitigation strategies in seven countries that collectively account for close to 60% of current global greenhouse gas (GHG) emissions: the US, China, India, Brazil, Russia, Germany, and South Africa. The work is modeled on previous BCG research commissioned by the German Industry Association, Climate Paths for Germany, one of the most comprehensive studies of national emissions reduction potentials to date. In an unprecedented position paper, German industry united behind the core findings of the study and called for more systematic and economically guided climate action by the German government.

Under current policies, all of the seven countries studied will fail to meet their individual 2°C Paris targets. BCG estimates that for all countries globally to move to a 2°C path would require total investment of up to $75 trillion until 2050. But almost half of this is accrued in the “last mile” between what can be done under current technologies and the full 2°C target, and much of it creates payback through efficiency gains or savings in fossil fuels. For many countries, a significant share of investments before this “last mile” can thus create macroeconomic gain.

The report corrects several common misconceptions:
– We hardly require new technologies—more R&D remains critical, but current technologies can go a long way.
– Po wer systems with high shares of wind and solar do not need to produce much excess power—flexibility to balance power is cheaper than storage.
– The orld will not go all-electric—liquid and gaseous fuel use will need to decline, but they remain an important pillar.
– We are not (yet) moving to a hydrogen economy—broader hydrogen application still requires a breakthrough in cost digression.
– Global emissions trading is no one-stop solution—while it would help, among many countries there is no economic case for trading.
– Many subsidies for heating buildings with biomass or converting it into fuels are misguided—where biomass is scarce, it should go to industry.
– Policymakers have a clear case for more decisive unilateral action to reduce national emissions. To motivate this, they need to help companies and individuals overcome the investment hurdles, as many measures accrue benefits in other parts of the economy but are uneconomic for decision makers. To avoid escalating costs, they need to stick to economic optimization as a guiding principle. Finally, they need to ensure critical infrastructure like power grids and e-mobility charging and take steps to prevent “carbon leakage” if they move unilaterally.

Many companies have started to focus on a low-emission world, and industry will contribute more going forward. In power generation, for example, companies are driving down the costs of renewables, with China a hot spot for solar and Germany a leader in wind. In transportation, a particularly important factor in the US, R&D investments in e-cars and batteries have surged. Investments in energy efficiency, a key lever in less developed economies, continue to be strong. Newer ways to isolate buildings and provide low-emission heating and cooling are being developed all over the world.

“Companies need to make the global action against climate change a key element of their long-term strategy,” said Jens Burchardt, a BCG principal and report coauthor. “They should also enter into active dialogue with their respective governments to encourage systemically optimized action. The transition will likely be faster than expected. Early movers stand to benefit; others will miss opportunities or risk stranded assets.”

The BCG Henderson Institute is The Boston Consulting Group’s strategy think tank, dedicated to exploring and developing valuable new insights from business, technology, and science by embracing the powerful technology of ideas.
The Institute engages leaders in provocative discussion and experimentation to expand the boundaries of business theory and practice and to translate innovative ideas from within and beyond business.

Boston Consulting Group (BCG) is a global management consulting firm and the world’s leading advisor on business strategy. We partner with clients from the private, public, and not-for-profit sectors in all regions to identify their highest-value opportunities, address their most critical challenges, and transform their enterprises. Our customized approach combines deep insight into the dynamics of companies and markets with close collaboration at all levels of the client organization. This ensures that our clients achieve sustainable competitive advantage, build more capable organizations, and secure lasting results.
Founded in 1963, BCG is a private company with offices in more than 90 cities in 50 countries.

www.bcg.com/bcg-henderson-institute/thought-leadership-ideas.aspx

www.bcg.com

Bioagricoltura biomasse biogas. Manca una legge coerente per agevolare lo sviluppo ecosostenbile ed economicamente produttivo del settore. Piero Gattoni, Presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas, è intervenuto a Bruxelles ad un meeting moderato dall’europarlamentare e rapporteur della RED2 Sean Kelly e organizzato della Green Energy Platform, aggregazione europea di produttori di biocarburanti coordinata da Farm Europe, think tank impegnato nell’elaborazione di strategie energetiche che si sviluppano a partire dalle economie rurali.

Il presidente Piero Gattoni ha dichiarato: “Il biometano potrà rivelarsi una bioenergia rinnovabile fondamentale per l’evoluzione sostenibile del sistema energetico italiano ed europeo e per sostenere il processo di greening dei trasporti, a patto che il mercato possa raggiungere livelli produttivi congrui.
L’agricoltura può giocare un ruolo da protagonista in questo sforzo e, nel farlo, può azzerare le proprie emissioni nette di gas climalteranti, grazie al modello Biogasfattobene® che ruota attorno alla pratica del doppio raccolto già adottata con successo da molte aziende agricole e allevamenti italiani associati a CIB. I nostri imprenditori agricoli hanno dimostrato nell’ultimo decennio che si può produrre più biomassa dallo stesso campo senza che l’alimento del biodigestore (fuel) vada a sottrarre spazio alla produzione di cibo e foraggi (food/feed).
Anzi le aziende agricole del biogas italiano sono di norma più competitive nella produzione di food a ragione di un miglior uso del suolo, della riduzione dell’uso dei fertilizzanti chimici, del riutilizzo degli scarti e grazie ad una rinnovata fertilità organica del suolo sviluppata secondo i principi dell’agroecologia.
Per questo ritengo necessario procedere a una revisione dei contenuti della Red2 – in particolare l’Allegato IX Parte A –, dove si dichiara che le colture aggiuntive ad alto contenuto di amido non sono ammesse per la produzione di biometano avanzato. La nostra posizione è semplice: se la coltura è “aggiuntiva” rispetto a quella normalmente programmata per la produzione di cibo e foraggi, che senso ha limitarne la tipologia? Ciò che conta è l’efficacia fotosintetica e la capacità di aumentare la fertilità organica del suolo.
CIB ritiene che questo passaggio conduca a una forte limitazione della futura produzione di biometano agricolo e a un depotenziamento del contributo complessivo che l’agricoltura potrebbe portare alla lotta contro il cambiamento climatico non solo tramite la produzione di un gas rinnovabile ma con una ritrovata funzione dei suoli agricoli come serbatoi di carbonio. Chiediamo quindi di valorizzare la produzione aggiuntiva di biomassa per ettaro e per anno in quanto tale, a prescindere dalla sua tipologia”.

Lo studio ECOFYS riconosce che la cover crop/sequential cropping genera biometano avanzato a basso rischio ILUC, perché si registra una produzione addizionale di carbonio organico e questa avviene mantenendo o migliorando la qualità del suolo, con basso impatto sul consumo d´acqua, senza impatti negativi sulla biodiversità dell’azienda agricola e contribuendo positivamente alla decarbonizzazione delle emissioni dei trasporti.
In relazione alla mitigazione delle emissioni, con la produzione della seconda coltura, in aggiunta alla principale, si dispone di sostanza organica che altrimenti non sarebbe prodotta e che, invece, in parte è convertita in biogas e in parte torna nel terreno sotto forma di digestato con conseguente ed effettivo incremento del carbonio stoccato nel suolo.
Questo rappresenta un valore aggiunto del biogas/biometano da cover crop di grandissimo peso ambientale ai fini del contenimento delle emissioni di CO2.

www.consorziobiogas.it

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