Author: enrico

Le zone ambientali pioniere. Le Top 10 nelle quali la lotta contro l’inquinamento da polveri sottili e altre sostanze inquinanti era già stata annunciata nel 1995. Il portale Green-Zones ha stabilito quando sono state istituite le prime zone ambientali nelle città europee per ridurre l’inquinamento da polveri sottili.

Stoccolma è al primo posto tra le zone ambientali più vecchie d’Europa. La zona della capitale svedese è stata istituita il 18.06.1995 e copre ora l’intero centro città. A Stoccolma, è vietata la circolazione degli autobus e dei camion di peso superiore a 3,5 t con le norme EURO 0-4. In caso di infrazione viene inflitta una multa di 100 Euro.
Attualmente le automobili non sono ancora soggette al divieto di circolazione, cosicché i turisti non corrono il rischio di incorrere in una sanzione.

La Gran Bretagna si colloca al decimo posto tra le zone ambientali più vecchie in Europa con una zona a basse emissioni (LEZ) permanente a Londra. Qui, tutti i tipi di veicoli devono essere registrati prima di entrare nella zona ambientale.
Particolarità: veicoli d’epoca di età superiore ai 40 anni così come escavatori e gru mobili sono ancora autorizzati a circolare nella zona. Un complesso processo di registrazione si applica a tutti gli altri veicoli, al fine di evitare sanzioni fisse fino a 1.150 Euro.

Le zone ambientali in Germania e nei Paesi Bassi si classificano al centro. Nel gennaio 2008 sono state istituite le prime zone ambientali a Berlino, Colonia e Hannover, dove l’accesso era inizialmente consentito a tutti i tipi di veicoli muniti di un bollino ambientale rosso.

Nei Paesi Bassi, invece, le prime zone sono state istituite sei mesi prima, ma non stati rilasciati bollini.

La società Green-Zones con sede a Berlino fornisce informazioni sulle zone ambientali permanenti e dipendenti dalle condizioni meteorologiche (temporanee) in Europa e nei rispettivi paesi europei attraverso i suoi portali green-zones.eu, umweltplakette.de, crit-air.fr e blaue-plakette.de.
Grazie alla app gratuita di Green-Zones e alla app professionale (Fleet-App), i turisti e soprattutto gli utenti commerciali (ad esempio le aziende di autobus e di trasporto) possono ottenere informazioni affidabili in tempo reale sulle attuali zone ambientali. I bollini e le registrazioni richiesti sono anche disponibili sul portale Green-Zones.

green-zones.eu

Refrigerazione scottante attualità: luglio, agosto, si rincorre l’emergenza. Ma i consumi di tutto l’anno? SmartEfficiency per centrali frigo BT e TN, cuore di retail, logistiche, farmaceutici, alimentari, ristorazione, produzioni plastiche, trattamenti metallici.
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Adesioni Green Logistics Expo 2020 alla Fiera di Padova. Appuntamenti con operatori, contatti con imprese e organizzazioni internazionali, incontri con le associazioni di settore per definire partnership e attività durante i tre giorni della manifestazione.

La prossima edizione di Green Logistics Expo sta rapidamente prendendo forma e si annuncia come un Salone ancora più focalizzato sulle necessità delle imprese manifatturiere, proiettato verso l’internazionalizzazione e in crescita come spazi espositivi occupati.
Ricco il piano di comunicazione di GLE che convolge tutti i principali media specializzati, sia cartacei che on line, del mondo della logistica e del trasporto, fra i quali anche Radio24, sulla quale sono programmate, da qui all’evento, diverse campagne promozionali, con numerosi passaggi radiofonici nelle ore di massimo ascolto, la sponsorizzazione di specifiche trasmissioni, presenze sul quotidiano di riferimento per il mondo economico, “Il Sole24 Ore”.

La presenza al Transport Logistics di Monaco, agli inizi di giugno, ha permesso di rafforzare i contatti con gli operatori italiani che già avevano partecipato alla precedente edizione di Green Logistics Expo e di toccare con mano l’interesse per il Salone, che è considerato oramai la manifestazione di riferimento italiana del settore.

Sul fronte delle presenze straniere è attivo un tavolo di lavoro con l’Ambasciata Olandese in Italia, per l’organizzazione della presenza una collettiva di aziende dei Paesi Bassi, di tutte le aree tematiche ed espositive di Green Logistics Expo.
Avanzati anche i contatti con operatori della Polonia, un Paese particolarmente importante per la logistica in quanto snodo chiave delle rotte ferroviarie verso l’Asia e la Cina in particolare.
E parlando appunto della Cina, oramai protagonista della logistica globale, trattative importanti sono in corso anche per organizzare la presenza, alla prossima edizione di Green Logistics Expo, di importanti operatori cinesi.
Sul fronte nazionale, si susseguono le adesioni dei principali porti e interporti Italiani, e di numerose importanti aziende di logistica e trasporti.
Di particolare interesse e ricco di risultati, il dialogo avviato con tutte le Associazioni di Categoria del settore per analizzare assieme contenuti e trend sui quali puntare durante il Salone.

Green Logistics Expo è anche una importante occasione di dialogo e confronto per chi rappresenta le imprese e i lavoratori del settore, con i policy makers italiani e comunitari oltre che con il mondo della ricerca.
Si tratta di un aspetto strategico, soprattutto in questo un momento storico, che prevede uno sforzo eccezionale, da parte di tutti gli attori di questo mondo complesso, finalizzato a coniugare gli obiettivi della sostenibilità ambientale, ormai imprescindibile, con quelli della sostenibilità economica e del business.
In questo senso, il convegno di apertura potrà configurarsi come una sorta di “Stati Generali della Logistica” grazie alla partecipazione di tutti i più autorevoli rappresentanti del settore, dai costruttori di veicoli e il coinvolgimento del mondo politico e istituzionale, a partire dai Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e di quello dell’Ambiente.

Green Logistics Expo conferma anche in questa sua seconda edizione la formula vincente sperimentata nel 2018: articolazione in quattro macro–aree:
– intermodalità
– logistica industriale e real estate
– e-commerce
– city&logistics, che si focalizza sulla logistica in ambito urbano e più in generale affronta il tema dei nuovi Design urbani.
Trasversali a queste quattro macroaree, saranno i focus specifici su alcuni temi, come ad esempio il food o il trasporto a temperatura controllata, e gli eventi speciali.

Una particolare attenzione sarà dedicata al coinvolgimento dell’Unione Europea, con incontri tecnici dedicati ai corridoi, la presentazione di progetti finanziati dal programma CEF e la partecipazione delle Agenzie che gestiscono i fondi comunitari dedicati ai trasporti sostenibili.

Fiera di Padova, da mercoledì 18 a venerdì 20 marzo 2020

– BYinnovation è Media Partner di Green Logistics Expo

www.GreenLogisticsExpo.it

Sì multa UE ma no depuratori. Goletta verde di Legambiente rileva che la mala depurazione resta il principale nemico del mare e delle acque interne: inquinato e fortemente inquinato più di 1 punto ogni 3 sia lungo le coste che nei laghi.

Il mancato completamento della rete fognaria e la depurazione delle acque reflue costa già oggi all’Italia decine di milioni di euro all’anno, ma i costi sono destinati a crescere. Legambiente: “Piuttosto che pagare multe salatissime all’Ue investiamo i soldi dei cittadini nella più grande opera pubblica che serve al Paese”.

Sotto la lente dell’associazione anche la lotta al marine litter: monitorati i rifiuti galleggianti in mare e le microplastiche nei laghi. Dei rifiuti che galleggiano nel mare italiano il 40% è plastica usa e getta.

La mala depurazione resta uno dei principali nemici per mare e laghi italiani: anche quest’estate il viaggio di Goletta Verde e Goletta dei Laghi, consegna una fotografia a tinte fosche del nostro Paese. Più di un punto su tre tra i 262 punti campionati lungo le coste italiane presenta forti criticità, con valori di inquinanti oltre i limiti di legge. Con una situazione preoccupante confermata in molte regioni del Sud – Sicilia, Campania e Calabria su tutte – dove persistono le criticità storiche legate all’assenza di impianti di depurazione e di allacciamento alla rete fognaria. E non va meglio la situazione dei bacini lacustri dove Legambiente, con Goletta dei Laghi, ha riscontrato anche qui criticità nelle stesse proporzioni: un punto su tre rispetto agli 83 monitorati in 19 laghi italiani. Una criticità, quella della mancata depurazione, sulla quale l’Unione europea chiede da tempo impegni concreti al nostro Paese e che ci è costata una prima multa da 25 milioni di euro a cui si sommano circa 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma dei sistemi di depurazione.

Il bilancio delle due storiche campagne di Legambiente a tutela del mare e delle acque interne è stato presentato da Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, Serena Carpentieri, vicedirettrice di Legambiente e Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico dell’associazione. All’incontro sono intervenuti anche Riccardo Piunti, vicepresidente CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati) e Anna Stagnoli, Team Product Development di Pramerica SGR.

Le due campagne estive di Legambiente sono state realizzate anche grazie al sostegno dei partner principali CONOU, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati e Novamont. Goletta Verde, inoltre, si è avvalsa del sostegno dei partner sostenitori Assovetro – Endless Ocean, Ricrea, Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio e con il contributo di Pramerica SGR (Pramerica Sicav Social 4 Future). Media partner del viaggio estivo lungo mari e laghi italiani è stata La Nuova Ecologia.

«I nostri mari e i nostri laghi continuano a subire continui assalti, primo fra tutti quelli della mancata depurazione – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente -. Le opere necessarie per il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue sono una priorità per dare il via a quella grande opera pubblica di cui non si parla mai in Italia. Non solo per tutelare le acque dall’inquinamento, ma anche per evitare di continuare a sprecare inutilmente soldi pubblici, visto che delle quattro procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea a causa della cattiva depurazione del nostro Paese, che coinvolgono 1.122 agglomerati urbani e 32 aree sensibili, due sono già sfociate in condanna e altre potrebbero arrivare presto, creando una cabina di regia unica come già si è iniziato a fare con il commissario di Governo. Smettiamola di sperperare così i soldi dei cittadini, ma investiamo piuttosto queste risorse in opere realmente utili per l’ambiente e l’economia turistica italiana. A queste minacce si aggiungono quelle dei rifiuti galleggianti e spiaggiati e delle continue illegalità ambientali che sfregiano coste e territori italiani, a partire dall’abusivismo edilizio».

La condanna che è costata all’Italia 25 milioni di euro, e costerà ancora 30 milioni per ogni semestre di ritardo nell’adeguamento della rete di depurazione è del maggio 2018, e coinvolge 74 agglomerati di grandi dimensioni (per l’82% in Sicilia e in Calabria). C’è però anche un’altra condanna che grava sull’Italia ed è relativa, secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, a 14 agglomerati di grandi dimensioni che scaricano in aree sensibili. In fase di ricorso è la terza procedura di infrazione (2014-2059) comminata all’Italia, relativa a oltre 700 agglomerati con dimensioni maggiori di 2000 abitanti equivalenti (a.e.) e 32 aree sensibili e che coinvolge tutte le regioni eccetto il Molise, l’Emilia Romagna e la Provincia autonoma di Bolzano. Ma non finisce qui, una quarta procedura d’infrazione notificata lo scorso anno e ora in fase di parere motivato riguarda 13 regioni con 237 agglomerati con più di 2000 a.e. che scaricano in aree normali e sensibili.

Oltre 13 anni di sversamenti di acque mal depurate negli ecosistemi marini e lacustri che ci stanno presentando il conto, non solo in termini ambientali.

Il monitoraggio effettuato da Goletta Verde e Goletta dei Laghi prende prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni non solo dei circoli di Legambiente ma degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta che quest’anno rientra nel progetto di Legambiente Volontari per Natura sulla citizen science. I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

“Le foci di fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano in mare e nei laghi – spiega Serena Carpentieri, vice direttrice generale di Legambiente –. Questi punti critici sono ignorati dai controlli ufficiali, etichettati come inquinati per definizione eppure spesso ci troviamo persone a fare il bagno, anche a causa dell’inesistenza di cartelli informativi o di divieto di balneazione. Anche se con il nostro monitoraggio non vogliamo rilasciare patenti di balneabilità o sostituirci alle autorità competenti, le situazioni che rileviamo destano molta preoccupazione. Per i casi più gravi, quei “malati cronici” che denunciamo da anni, proseguiremo con le nostre azioni di denuncia, chiedendo l’applicazione della legge sugli Ecoreati, per risolvere le criticità che ancora minacciano la qualità e la salute dei nostri mari e dei nostri laghi».

Il dettaglio delle analisi di Goletta Verde
Nel dettaglio, dei 262 punti campionati nelle quindici regioni costiere italiane da Goletta Verde – partita dal Friuli-Venezia Giulia il 23 giugno scorso e che finirà domani in Liguria il suo tour – più del 36% è risultato con valori di inquinanti elevati (di questi il 29% sono stati giudicati risultati Fortemente Inquinati; il 7% Inquinati). Il restante 64% dei campionamenti è risultato entro i limiti di legge. Se è vero che le maggiori criticità sono state riscontrate nelle regioni del Sud, è opportuno evidenziare che i campionamenti effettuati lungo la costa adriatica (dal Friuli-Venezia Giulia alla Puglia) sono stati influenzati dalle condizioni meteorologiche (i campionamenti sono stati fatti in un periodo con assenza di piogge e minori apporti al mare da fiumi, fossi e canali) e dal minor afflusso turistico del periodo di giugno (mese in cui sono stati effettuati i prelievi di Goletta Verde). Infatti, alla fine di luglio le autorità competenti hanno appurato criticità, originate da perturbazioni e di conseguenza sversamenti lungo le aste fluviali, che hanno portato a numerosi divieti di balneazione lungo alcuni tratti di quella costa.

Al centro del monitoraggio scientifico ci sono come sempre i punti critici e le situazioni sospette segnalati dai cittadini attraverso il servizio Sos Goletta e dai circoli di Legambiente. Il 51% dei campionamenti, 135 su 262 punti, è stato eseguito presso foci di fiumi e torrenti, fossi o canali, risultando inquinato nel 62% dei casi. Il 49% presso spiagge con situazioni sospette invece hanno rilevato cariche batteriche elevate solo nell’8% dei prelievi e delle analisi eseguite.

Acque “abbandonate” e cattiva informazione ai bagnanti
l 45% dei punti di campionamento scelti da Goletta Verde sono luoghi in cui non esiste alcun controllo ufficiale delle autorità competenti: viene dato per scontato che le foci dei corsi d’acqua debbano essere inquinate e, quindi, non balneabili. La metà di queste “acque abbandonate” è risultata inquinata per i tecnici di Legambiente.
Inoltre, nel 72% dei casi monitorati da Goletta Verde rispetto ai 131 punti dove la balneazione è vietata (o per divieto temporaneo di balneazione o perchè non monitorata), non c’è nessun cartello che indichi chiaramente il divieto di balneazione; anche se spesso in questi punti si trovano molte persone a fare il bagno, ignari dei rischi per la propria salute.
La legge, inoltre, impone per le zone balneabili, cartelli informativi sulla qualità delle acque. Anche questi restano un miraggio: nel 93% dei casi (130 punti su 140 campionati e “definiti” balneabili dalle autorità competenti) non sono stati avvistati dai tecnici di Legambiente.
Eppure la normativa vigente obbliga le amministrazioni comunali a segnalare in maniera tempestiva, chiara e facilmente accessibile tanto i cartelli di divieto di balneazione che quelli informativi sulla qualità delle acque.

Il dettaglio delle analisi di Goletta dei Laghi
Da giugno a luglio scorso sono stati seimila i chilometri percorsi dall’equipaggio della Goletta dei Laghi che ha monitorato 19 laghi (Lago di Albano, Bolsena, Bracciano, Canterno, Ceresio, Como, Fogliano, Fondi, Garda, Iseo, Maggiore, Matese, Orta, Piediluco, Sabaudia, Santa Croce, Trasimeno, Varano, Vico) in 10 regioni diverse.
Un viaggio da nord a sud della penisola durante il quale sono stati presi in esame 83 punti per le analisi microbiologiche. Il 34% di questi è risultato Fortemente Inquinato (21 punti) o Inquinato (7). Degli 83 punti oggetto di analisi, 35 corrispondono a porzioni di laghi definiti balneabili dalle autorità competenti; 44 non risultano campionati; 2 sono aree con divieto temporaneo di balneazione. Dei 35 punti definiti balneabili dalle autorità competenti, 11 sono risultati con cariche batteriche oltre i limiti di legge (di questi 5 giudicati Inquinati e 6 sono Fortemente Inquinati). Dei 44 punti non campionati invece dalle autorità competenti, ben 16 presentavano cariche batteriche elevate (14 giudicati Fortemente Inquinati e 2 Inquinati).
Legambiente, grazie alla Goletta dei Laghi, è riuscita in questi anni ad accendere i riflettori sulla qualità delle acque interne che garantiscono al Paese importanti servizi ecosistemici, quali ad esempio l’acqua dolce, la regolazione climatica e le opportunità di sviluppo economico legate al turismo di settore. La continua pressione antropica e i cambiamenti climatici stanno mettendo sempre più a rischio la salute dei laghi e dei fiumi italiani, andando a ledere proprio quegli importanti benefici. Sono sempre più urgenti, dunque, misure che mitighino i rischi e proteggano tutte le acque interne del Paese.

La lotta al marine litter
Tra le battaglie che sono state portate avanti durante l’estate da Goletta Verde e Goletta dei Laghi c’è come sempre la lotta al marine litter, una delle due più gravi emergenze ambientali globali insieme ai cambiamenti climatici, e in particolare la messa al bando delle plastiche usa e getta, grazie a azioni di citizen science (il coinvolgimento dei cittadini nella raccolta di dati ambientali) riconosciute a livello internazionale.
Tra queste, Goletta Verde porta avanti dal 2014 un monitoraggio scientifico sulla presenza dei rifiuti galleggianti in mare, lungo le tratte percorse dall’imbarcazione ambientalista, che prende in considerazione i rifiuti galleggianti con dimensioni maggiori ai 2,5 centimetri secondo un nuovo protocollo messo a punto durante il progetto MedSea Litter.
Nell’estate 2018, durante 19 giornate di navigazione e 65 ore di osservazione, sono stati monitorati 97 rifiuti ogni chilometro quadrato di mare, con valori più elevati nel mar Ligure e nello Ionio dove la media raggiunge rispettivamente 122 e 180 rifiuti ogni chilometro quadrato di mare. La percentuale di plastica varia dall’85 al 97% a seconda dell’area di mare considerata e il 40% sono usa e getta. Gli oggetti più frequenti sono buste di plastica (18%), packaging (10%) e teli (8%) in plastica. Le bottiglie in plastica si attestano sul 2,5%.

Goletta dei laghi, invece, pone da tempo l’attenzione su un altro fenomeno spesso sottovalutato: indagare la presenza di microplastiche nei bacini lacustri. Grazie alla sinergia con ENEA, anche nel 2019 sono stati eseguiti prelievi in acqua, alla ricerca di questo contaminante emergente. Importante novità di questa edizione è stata la collaborazione con IRSA – CNR, finalizzata all’analisi della plastisfera, ovvero la presenza di microrganismi che si sviluppano proprio sulle microplastiche presenti in acqua. Sono stati 13 i laghi monitorati in 10 regioni, più di 80 ore di navigazione che hanno permesso di prelevare 154 campioni di acqua sia in superficie che lungo la colonna d’acqua fino a 50 metri di profondità e che saranno analizzati in laboratorio nei prossimi mesi. Un monitoraggio scientifico unico in Italia, che può contare su un’importante sinergia tra volontari e cittadini basata su azioni di divulgazione e citizen science.

Il Monitoraggio scientifico
I prelievi e le analisi di Goletta Verde e Goletta dei Laghi vengono eseguiti dai tecnici di Legambiente grazie a un laboratorio mobile attrezzato. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell’analisi, che avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell’acqua, PH, conducibilità / salinità). Le analisi chimico-fisiche vengono effettuate direttamente in situ con l’ausilio di strumentazione da campo.

NOTA – Il giudizio di Goletta Verde viene dato in base ai risultati ottenuti dalle analisi microbiologiche (sono presi come riferimento il D. Lgs. 116/2008 e i valori limite per la balneazione indicati dal Decreto del Ministero della Salute del 31 marzo 2010 nell’all. A):
INQUINATO – Enterococchi intestinali maggiore di 200 UFC/100ml e/o Escherichia Coli maggiore di 500 UFC/100ml
FORTEMENTE INQUINATO – Enterococchi intestinali maggiore di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiore di 1000 UFC/100ml

Il numero dei campionamenti effettuati per Goletta Verde viene definito in proporzione ai Km di costa di ogni regione con il seguente criterio: 1 punto ogni 15 km di costa, per le regioni che hanno meno di 500 km di costa; 1 punto ogni 30 km di costa, per le regioni che hanno tra 500 e 1000 km di costa; 1 punto ogni 60 km di costa, per le regioni che hanno più di 1000 km di costa.

www.legambiente.it/golettaverde

Financial-Non-financial reporting frameworks share common founding principles of transparency and accountability. The world’s leading financial and non-financial corporate reporting frameworks have the same common foundations, based on the key objectives of transparency and accountability, according to a position paper published by the framework providers today. The position paper sets out the seven key principles report preparers should follow for achieving such transparency and accountability.

Participants of the Corporate Reporting Dialogue – an initiative convened by the International Integrated Reporting Council bringing together the major international reporting frameworks – identify transparency and accountability as critical to achieving high quality governance mechanisms and empowerment of stakeholders in modern societies and markets.

Furthermore, such transparency and accountability enables better decision-making by market parties and serves the public good.

In the paper, entitled “Understanding the value of transparency and accountability”, CDP, the Climate Disclosure Standards Board, the Global Reporting Initiative, the International Accounting Standards Board, the International Integrated Reporting Council, the International Organization for Standardization and the Sustainability Accounting Standards Board set out seven principles of transparency and accountability that they commonly believe are fundamental to corporate reporting: materiality, completeness, accuracy, balance, clarity, comparability and reliability.
The paper states, “These common principles are a reminder that the Dialogue participants have similar expectations from companies in preparing and disclosing information. This implies an alignment at the fundamental level of the frameworks.

The position paper acknowledges a commonly agreed need for companies to go beyond disclosure and demonstrate accountability to stakeholders, stating, “…transparency needs accountability in order to drive effective behaviour or performance: disclosing in itself is not enough if those holding to account do not have the power to influence the behaviour or performance.”

Participants of the Dialogue have committed to promoting the application of these principles for the wider reporting landscape in future interactions or partnerships, as part of their commitment to providing greater clarity to the reporting landscape on how to use the individual frameworks of Dialogue participants to achieve effective, holistic reporting.

The seven transparency and accountability principles that Dialogue participants commonly believe are fundamental are outlined below.
In addition, each individual framework has its own unique principles that may not be present in (all) other frameworks.

The brief descriptions included are not to be seen as the common definitions by the Dialogue, but only serve the purpose of briefly clarifying the principles:
– Materiality: this regards relevant information that is (capable of) making a difference to the decisions made by users of the information.
– Completeness: all material matters identified by the organisation for the relevant topic(s) should be reported upon.
– Accuracy (free from material error): the information reported should be free from material error.
– Balance (neutral): the information does not have bias, i.e. is not presented in such a way that the probability would be increased that it will be received favourably or unfavourably by the users.
– Clarity: the information will be understandable and accessible to the users; this includes a certain level of conciseness.
– Comparability, including consistency: information is reported on the same basis and applying the same methodologies year-on-year. Also, the information enables comparison against other organisations.
– Reliability: in preparing the information processes and internal controls are in place that ensure the quality of the information and allow for examination of the information reported.

About the Corporate Reporting Dialogue
The Corporate Reporting Dialogue is an initiative, convened in June 2014 by the International Integrated Reporting Council, designed to respond to market calls for greater coherence, consistency and comparability between corporate reporting frameworks, standards and related requirements.

Authors of the Corporate Reporting Dialogue Transparency and Accountability paper:

CDP is an international non-profit that drives companies and governments to reduce their greenhouse gas emissions, safeguard water resources and protect forests.

Climate Disclosure Standards Board (CDSB) is an international consortium of business and environmental NGOs, committed to advancing and aligning the global mainstream corporate reporting model to equate natural capital with financial capital.

Global Reporting Initiative (GRI) is an international independent organization that has pioneered corporate sustainability reporting since 1997. GRI helps businesses, governments and other organizations understand and communicate the impact of business on critical sustainability issues such as climate change, human rights, corruption and many others.

International Accounting Standards Board (IASB) The IFRS Foundation is a not-for-profit international organisation responsible for developing a single set of high-quality, global accounting standards, known as IFRS Standards. IFRS Standards are now required in over 140 jurisdictions, with many others permitting their use.

International Integrated Reporting Council (IIRC) is the convenor of the Corporate Reporting Dialogue. It is a global coalition of regulators, investors, companies, standard setters, the accounting profession and NGOs. The coalition is promoting communication about value creation as the next step in the evolution of corporate reporting.

International Organization for Standardization (ISO) is an independent, non-governmental international organization with a membership of 163 national standards bodies each of which represent the stakeholders in their countries. Through its members, it brings together experts to share knowledge and develop voluntary, consensus-based, market-relevant International Standards that support innovation and provide solutions to global challenges.

Sustainability Accounting Standards Board (SASB) is an independent standard-setting organization that develops and maintains robust reporting standards that enable businesses around the world to identify, manage and communicate financially material sustainability information to their investors. SASB standards are evidence based, developed with broad market participation, and are designed to be cost-effective for companies and decision-useful for investors.

Additional participant in the Corporate Reporting Dialogue:

Financial Accounting Standards Board (FASB) (FASB participates as an observer) is the independent, private-sector, not-for-profit organization that establishes financial accounting and reporting standards for public and private companies and not-for-profit organizations that follow Generally Accepted Accounting Principles (GAAP).

www.corporatereportingdialogue.com

www.cdp.net

www.cdsb.net

www.integratedreporting.org

www.SASB.org

UNICEF recycled plastic bricks: it breaks ground on Africa’s first-of-its-kind recycled plastic brick factory in Côte d’Ivoire. In innovative partnership, factory will produce plastic bricks to build classrooms for children.

UNICEF, in partnership with Colombian social enterprise Conceptos Plasticos, today announced it had broken ground on a first-of-its-kind factory that will convert plastic waste collected in Côte d’Ivoire into modular plastic bricks. The easy-to-assemble, durable, low-cost bricks will be used to build much needed classrooms in the West African country.

“This factory will be at the cutting edge of smart, scalable solutions for some of the major education challenges that Africa’s children and communities face,” said UNICEF Executive Director Henrietta Fore. “Its potential is threefold: more classrooms for children in Côte d’Ivoire, reduced plastic waste in the environment, and additional income avenues for the most vulnerable families.”

Côte d’Ivoire needs 15,000 classrooms to meet the needs of children without a place to learn. To help fill this gap, UNICEF has partnered with Conceptos Plasticos to use recycled plastic collected from polluted areas in and around Abidjan to build 500 classrooms for more than 25,000 children with the most urgent need in the next two years, with potential to increase production beyond.

“One of the major challenges facing Ivorian school children is a lack of classrooms. They either don’t exist, or when they do, they are overcrowded, making learning a challenging and unpleasant experience,” said UNICEF Representative Dr. Aboubacar Kampo, who has championed the project from its inception. “In certain areas, for the first-time, kindergartners from poor neighborhoods would be able to attend classrooms with less than 100 other students. Children who never thought there would be a place for them at school will be able to learn and thrive in a new and clean classroom.”

More than 280 tonnes of plastic waste are produced every day in Abidjan alone. Only about 5 per cent is recycled – the rest mostly ends up in landfill sites in low-income communities. Plastic waste pollution exacerbates existing hygiene and sanitation challenges. Improper waste management is responsible for 60 per cent of malaria, diarrhea and pneumonia cases in children – diseases that are among the leading causes of death for children in Côte d’Ivoire.

Once it is fully operational, the factory will recycle 9,600 tonnes of plastic waste a year and provide a source of income to women living in poverty in a formalized recycling market. Nine classrooms have been built in Gonzagueville, Divo and Toumodi using plastic bricks made in Colombia, demonstrating the viability of the construction methods and materials.

“We partnered with UNICEF on this project because we want our business model to have a social impact. By turning plastic pollution into an opportunity, we want to help lift women out of poverty and leave a better world for children,” said Isabel Cristina Gamez, Co-Founder and CEO, Conceptos Plasticos.

The bricks will be made from 100 per cent plastic and are fire resistant. They are 40 per cent cheaper, 20 per cent lighter and will last hundreds of years longer than conventional building materials. They are also waterproof, well insulated and designed to resist heavy wind.

Alongside investment to build in Côte d’Ivoire, plans are also under way to scale this project to other countries in the region, and potentially beyond. West and central Africa accounts for one-third of the world’s primary school age children and one-fifth of lower secondary age children who are out of school.

“Sometimes, embedded deep within our most pressing challenges are promising opportunities,” said Fore. “This project is more than just a waste management and education infrastructure project; it is a functioning metaphor—the growing challenge of plastic waste turned into literal building blocks for a future generation of children.

Plastic bricks produced in the factory will be used beyond UNICEF’s classroom building project and could allow for quicker, more affordable and durable construction.

About Conceptos Plasticos
Our business transforms plastic waste into alternative construction materials for temporary and permanent homes, shelters, classrooms, community rooms and other buildings. This not only prevents the pollution generated by plastic and diverts waste from landfill sites and communities. It also transforms it into much needed infrastructure and creates economic opportunities around recycled plastics. The bricks and building materials are easy to assemble with minimal training, for instance, a house for a family can be built by four people in five days, with no experience in construction.

www.unicef.org

www.conceptosplasticos.com

Citytech 2019: anteprima. La 4° rivoluzione industriale è in atto e così anche il mondo dell’automotive sta avanzando ad una velocità impressionante guidato dalla principale tendenza tecnologica degli ultimi anni: la digital transformation.
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2a Green Logistics Expo. Dove la Logistica incontra l’Impresa. E’ in piena attività la macchina organizzativa della seconda edizione di Green Logistics Expo, il Salone Internazionale della Logistica Sostenibile, che si terrà alla Fiera di Padova.

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Solar, Wind, Batteries to Attract $10 Trillion to 2050, but curbing emissions long-term will require other technologies too. Deep declines in wind, solar and battery technology costs will result in a grid nearly half-powered by the two fast-growing renewable energy sources by 2050, according to the latest projections from BloombergNEF (BNEF).

In its New Energy Outlook 2019 (NEO), BNEF sees these technologies ensuring that – at least until 2030 – the power sector contributes its share toward keeping global temperatures from rising more than 2 degrees Celsius. (Importantly, major progress in de-carbonization will also be required in other segments of the world’s economy to address climate change).

Each year, NEO compares the costs of competing energy technologies through a levelized cost of energy analysis. This year, the report finds that, in approximately two-thirds of the world, wind or solar now represent the least expensive option for adding new power-generating capacity. Electricity demand is set to increase 62%, resulting in global generating capacity almost tripling between 2018 and 2050.
This will attract $13.3 trillion in new investment, of which wind will take $5.3 trillion and solar $4.2 trillion. In addition to the spending on new generating plants, $840 billion will go to batteries and $11.4 trillion to grid expansion.

NEO starts by analyzing technology trends and fuel prices to build a least cost view of the changing electricity sector. The results show coal’s role in the global power mix falling from 37% today to 12% by 2050 while oil as a power-generating source is virtually eliminated. Wind and solar grow from 7% of generation today to 48% by 2050.
The contributions of hydro, natural gas, and nuclear remain roughly level on a percentage basis.

Matthias Kimmel, NEO 2019 lead analyst, said: “Our power system analysis reinforces a key message from previous New Energy Outlooks – that solar photovoltaic modules, wind turbines and lithium-ion batteries are set to continue on aggressive cost reduction curves, of 28%, 14% and 18% respectively for every doubling in global installed capacity. By 2030, the energy generated or stored and dispatched by these three technologies will undercut electricity generated by existing coal and gas plants almost everywhere.”

The projected growth of renewables through 2030 indicates that many nations can follow a path for the next decade and a half that is compatible with keeping the increase in world temperatures to 2 degrees or less. And they can do this without introducing additional direct subsidies for existing technologies such as solar and wind.

“The days when direct supports such as feed-in tariffs are needed are coming to an end,” said Elena Giannakopoulou, head of energy economics at BNEF. “Still, to achieve this level of transition and de-carbonization, other policy changes will be required – namely, the reforming of power markets to ensure wind, solar, and batteries are remunerated properly for their contributions to the grid. NEO is fundamentally policy-agnostic, but it does assume that markets operate rationally and fairly to allow lowest-cost providers to win.”

Europe will decarbonize its grid the fastest with 92% of its electricity supplied by renewables in 2050. Major Western European economies in particular are already on a trajectory to significantly decarbonize thanks to carbon pricing and strong policy support. The U.S., with its abundance of low-priced natural gas, and China, with its modern fleet of coal-fired plants, follow at a slower pace.

China sees its power sector emissions peaking in 2026, and then falling by more than half in the next 20 years. Asia’s electricity demand will more than double to 2050. At $5.8 trillion, the whole Asia Pacific region will account for almost half of all new capital spent globally to meet that rising demand. China and India together are a $4.3 trillion investment opportunity.
The U.S. will see $1.1 trillion invested in new power capacity, with renewables more than doubling its generation share, to 43% in 2050.

The outlook for global emissions and keeping temperature increases to 2 degrees or less is mixed, according to this year’s NEO. On the one hand, the build-out of solar, wind and batteries will put the world on a path that is compatible with these objectives at least until 2030. On the other hand, a lot more will need to be done beyond that date to keep the world on that 2 degree path.

One reason is that wind and solar will be capable of reaching 80% of the electricity generation mix in a number of countries by mid-century, with the help of batteries, but going beyond that will be difficult and will require other technologies to play a part – with nuclear, biogas-to-power, green hydrogen-to-power and carbon capture and storage among the contenders.

BNEF’s NEO director, Seb Henbest commented: “Our analysis suggests that governments need to do two separate things – one is to ensure their markets are friendly to the expansion of low-cost wind, solar and batteries; and the other is to back research and early deployment of these other technologies so that they can be harnessed at scale from the 2030s onwards.”

In NEO 2019, BNEF for the first time considers 100% electrification of road transport and the heating of residential buildings, leading to a significant expansion of power generation’s role.

Under this projection, overall electricity demand would grow by a quarter compared to a future in which road transport and residential heat only electrify as far as assumed in the main NEO scenario. Total generation capacity in 2050 would have to be three times the size of what is installed today. Overall, electrifying heat and transport would lower economy-wide emissions, saving 126GtCO2 between 2018 and 2050.

NEO 2019 is the result of a detailed study of the outlook for energy demand and supply, country-by-country, conducted by 65 BNEF analysts around the world. It draws on BNEF’s market-leading work on the evolving economics of different generation sources.

www.bloomberg.net

https://about.bnef.com/

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Responsible investment and sustainable development growing priority for private equity finds PwC survey. Responsible investment – involving the management of environmental, social and governance (ESG) issues – is an increasingly significant consideration for both private equity houses (general partners – GPs) and investors (limited partners – LPs), according to a new survey released today by PwC.

The Private Equity Responsible Investment Survey 2019 draws upon the views of 162 respondents from 35 countries/territories, including 145 PE houses. This is the fourth edition of the survey, following on from previous editions in 2016, 2015 and 2013.

The 2019 survey has found that nearly 81% of respondents are reporting ESG matters to their boards at least once a year, with a third (35%) doing so more often. Almost all (91%) report having a policy in place or in development, compared to 80% in 2013. Of these, 78% are using or developing KPIs to track, measure and report on progress of their responsible investment or ESG policy.
Most strikingly, 35% of respondents reported having a team dedicated to responsible investment activity (an increase from 27% in 2016). Of those without a specific function, 66% rely on their Investment/Deal teams to manage ESG matters.
Meanwhile, two thirds (67%) of respondents have identified and prioritised SDGs that are relevant to their investments (compared to 38% in 2016) and 43% have a proactive approach to monitoring and reporting portfolio company performance against the SDGs (up from 16% in 2016).

Will Jackson-Moore, Global Private Equity, Real Assets and Sovereign Fund Leader at PwC, says: ‘This is a really encouraging survey that suggests responsible investment is starting to come of age in terms of driving sustainable business practice. The private equity sector has a vital role to play in supporting sustainable development: the survey highlights that private equity houses and LPs are taking that responsibility seriously and driving genuine change. That is especially important as their role in global capital markets increases.
It is heartening to see that responsible investment is seen as a matter for those at the heart of the investment process and needs to be supported by rigorous monitoring and reporting. LPs are playing a vital role in applying pressure to act on key areas of ESG concerns and in influencing board agendas.
Yet while responsible investment may only be at the ‘young adult’ stage of development, these are signs of increasing maturity.

Even so, the survey also acknowledges a continued distance between those considering action, and those taking proactive steps. For instance, while 89% of respondents cite cyber and data security as a concern, only 41% are taking action. Similarly, 83% are concerned by climate risk for their portfolio companies, yet only 31% have acted upon this.

Will Jackson-Moore adds: ‘There is a risk of “impact-washing” – where it is claimed that investments have a greater SDG-aligned contribution or positive impact than can be evidenced, or using positive examples of responsible investment to divert attention from other investments where less action has been taken. Yet investors and PE leaders have a role to play in continuing to influence responsible investment behaviour, through demanding more robust and granular reporting around ESG matters. For instance, PwC UK has worked with the well-respected global initiative The Impact Management Project to develop an impact assessment framework based on the SDGs, to support investors. We are at the stage that we can see ESG genuinely driving returns, and enhanced ESG practices can potentially enhance multiples: it may well be the next big value lever.
It is therefore vital for PE houses and investors alike to recognise that even if responsible investment may seem challenging there are numerous solutions and frameworks that can be applied to achieve positive outcomes.’

PwC carried out the survey in September – October 2018 through an online questionnaire. To track the simultaneous maturity of responsible investment in both stakeholder groups, we surveyed LPs and GPs together for the first time. We received responses from 162 participants (124 were GPs, 17 were LPs and 21 were both GPs and LPs) from 35 countries and territories, making it our largest collective sample to date.

The survey asked many of the same questions we have asked our GPs and LPs in previous surveys, to allow for comparison over time. However, it also allowed us to compare and contrast responses from GPs and LPs to the same questions, so as to identify any similarities or differences in approach, which we have highlighted in the report. It also included questions on new thematic areas, like climate risk.

www.pwc.com

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