Category: Ambiente

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Un mare di plastica. Dalle isole di rifiuti alla minaccia invisibile delle microplastiche. Silvio Greco, Slow Fish: “L’Italia si doti presto di una legge per l’abolizione del monouso”.

Non preoccupiamoci per i mari.
Esistevano da prima di noi e continueranno a farlo anche senza di noi.
Quello di cui dovremmo davvero preoccuparci, semmai, è se come esseri umani saremo ancora in grado di trarre dalle acque tutto quello che attualmente ci danno: più della metà dell’ossigeno che respiriamo e buona parte del cibo che portiamo in tavola, innanzitutto.

A Terra Madre Salone del Gusto, nell’area #foodforchange dedicata a Slow Fish, si è parlato di mari e di plastiche con il fondatore di Slow Food Carlo Petrini, la direttrice della Sezione di Ricerca Oceanografica dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste, Paola Del Negro, e Silvio Greco, presidente del comitato scientifico di Slow Fish e autore insieme a Raffaella Bullo di Un’onda di plastica (Manifestolibri).
Gli autori del saggio Production, use and fate of all plastics ever made, pubblicato su Science Advances nel 2017, hanno calcolato che dagli anni Cinquanta a oggi la produzione totale di plastica ammonti a 8,3 miliardi di tonnellate.
L’equivalente di 158.670 Titanic di plastica.

Ma il dato più interessante è che 6,3 miliardi di tonnellate sono diventati spazzatura. Solo il 9% della plastica giunta al termine del suo utilizzo è stata riciclata, il 12% incenerita e il 79% accumulata nelle discariche o dispersa nell’ambiente, con grave danno per gli ecosistemi.
Dai due milioni di tonnellate del 1950 la produzione di plastica è arrivata nel 2015 a più di 400 milioni di tonnellate. I dati del rapporto Fao Microplastics in fisheries and acquaculture prevedono che la domanda cresca a ritmo ancora più sostenuto nei prossimi anni, toccando le 600 milioni di tonnellate entro il 2025 e il miliardo di tonnellate nel 2050: sempre più plastica, insomma, ma soprattutto sempre più usa e getta.

«La plastica era nata per essere uno strumento di realizzazione dei prodotti di lunga durata: anno per anno, tuttavia, è passata dalla durabilità al consumo immediato, al punto tale che oggi la componente usa e getta arriva intorno al 70%» sottolinea Carlo Petrini.

Non si tratta di demonizzare un materiale che ci ha permesso nell’ultimo mezzo secolo un grande salto culturale, avverte l’oceanografa Paola Del Negro: «Ricordiamoci che i primi negozi monomarca sono stati quelli della Moplen ed erano visti come qualcosa di molto innovativo.
Oggi abbiamo tutti cognizione del fatto che le plastiche siano anche un problema: basti dire che in quattro sogliole su cento tra quelle pescate nell’Adriatico troviamo residui di materiali plastici. Il libro di Silvio Greco ha il merito di restituirci questa prospettiva storica, l’evoluzione del pensiero industriale nell’uso della plastica».

Alcune ricerche hanno stimato il peso dell’inquinamento plastico globale: comprende il 75% di macroplastica, l’11% di mesoplastica e il 14% di microplastiche.

«Non parliamo allora di plastica, ma piuttosto di plastiche: non c’è una plastica sola» suggerisce Silvio Greco. Che ricorda: «Noi ad oggi ricicliamo bene solo il polietilene e nei casi in cui le molecole sono mischiate spesso non sappiamo come fare: questo è un problema dentro il problema».

I dati suggeriscono che un minimo di 233.400 tonnellate di oggetti di plastica più grandi siano alla deriva negli oceani rispetto a 35.540 tonnellate di microplastiche. Negli ultimi decenni si è osservata una diminuzione delle dimensioni medie dei rifiuti di plastica, così come una distribuzione globale delle microplastiche in costante aumento.

È questa insomma la minaccia invisibile che percorre i nostri mari, arrivando a noi attraverso la carne dei pesci e dei molluschi. Ma anche nell’acqua delle bottigliette, nel sale marino, perfino nella birra e nel miele.
In più di 220 specie della fauna selvatica gli scienziati di tutto il mondo hanno ritrovato i detriti microplastici sparsi in natura. Escludendo uccelli, tartarughe e mammiferi, il 55% di queste sono invertebrati da pesca di importanza commerciale: cozze, ostriche, vongole, gamberetti comuni, scampi, acciughe, sardine, aringhe atlantiche, merluzzi bianchi e carpe comuni figurano nell’elenco.

In Italia ogni anno vengono individuate tra 40 e 50mila le tonnellate di rifiuti plastici marini. Secondo l’indagine Plastic free sea promossa dalla Goletta Verde di Legambiente, il 95% dei rifiuti galleggianti nel mar Tirreno è composto da plastica, per il 41% buste e frammenti.
Nel Mediterraneo, stando alle stime del Cnr, galleggiano 1,25 milioni di tonnellate di microplastiche e soltanto nel tratto di mare tra la Toscana e la Corsica ne è stata rilevata la presenza in quantità di 10 kg per km2.
La buona notizia è che il nostro Paese è uno dei più avanzati per quanto riguarda la lotta all’usa e getta e il recupero delle plastiche. Mentre negli Usa si ricicla appena il 10% delle plastiche e nell’Unione Europea il 30%, l’Italia fa decisamente meglio della media continentale arrivando al 45% di riciclo.
Dal 1 gennaio 2019, inoltre, entrerà in vigore la legge che consente di commercializzare soltanto bastoncini per le orecchie biodegradabili, oggetti che oggi costituiscono il 7,8 % della spazzatura nei mari. A partire dal 2020, invece, sarà vietata la vendita di cosmetici da risciacquo e detergenti contenenti microplastiche.

Il nostro Paese si colloca all’avanguardia anche sul piano normativo: siamo stati infatti il primo Stato europeo a mettere al bando gli shopper di plastica, i cotton fioc non biodegradabili e le microplastiche nei cosmetici.

«L’Unione Europea – continua il presidente di Slow Fish – ha iniziato un lavoro per arrivare all’eliminazione del monouso, ma c’è una possibile difficoltà: l’Ue infatti si limita alle raccomandazioni, che i singoli Stati dovrebbero recepire elaborando appositi progetti di legge.
Una dichiarazione molto forte in questo senso è venuta dall’attuale ministro dell’Ambiente, il generale Sergio Costa, il quale ha assicurato che l’Italia si doterà a brevissimo di una legge di questo tipo: come Slow Food ci associamo a questo intento e vigileremo perché trovi seguito».

Abbiamo di fronte uno scenario duro e battaglie feroci, avverte l’autore di Un’onda di plastica, perché l’industria dei componenti plastici e quella petrolifera si confondono: la DowDuPont, l’ExxonMobil, la Shell, la Chevron, la BP e in Italia l’Eni sono mostri intoccabili.

Intoccabile sembra essere anche il business: il mercato della plastica globale per il 2020 è valutato in circa 654,38 miliardi di dollari e, nel 2050, la quota di idrocarburi dedicata alla plastica toccherà il 14%, contro il 6% del 2014. Sono numeri impressionanti. Ma nel mondo si stanno formando consapevolezze inaspettate anche lì dove l’impatto è maggiormente critico.

www.slowfood.it

World Energy Week 2018 (Milano 8-11 ottobre): si parla di meccanismi innovativi di finanziamento e nuovi modelli di business per “decarbonizzare” la produzione energetica.

Gli investimenti necessari per la transizione energetica verso modelli più sostenibili dovranno necessariamente aumentare del 30% entro il 2050: dagli attuali 93 trilioni di dollari, già pianificati, si dovrà arrivare a 120 trilioni di dollari. Questi temi saranno al centro delle discussioni che si svolgeranno a Milano durante la World Energy Week dall’8 all’11 ottobre, un evento internazionale organizzato dal Consiglio Mondiale dell’Energia (World Energy Council) che riunirà i leader globali del settore con l’obiettivo di rendere l’industria energetica più sostenibile ed inclusiva.
Da oggi al 2050, l’economia mondiale dovrà impegnare in media ogni anno circa il 2% del suo PIL in soluzioni innovative per la decarbonizzazione come fonti rinnovabili, efficienza energetica o ancora nuove tecnologie abilitanti.

“Considerata la portata globale della sfida energetica – afferma Marco Margheri, presidente del World Energy Council Italia – risulta sempre più cruciale un dialogo di ampio respiro tra tutti gli stakeholders del settore. In questo spirito, la World Energy Week 2018 rappresenta una piattaforma unica di dialogo internazionale multienergy riunendo più di 400 delegati provenienti da oltre 90 Paesi. Per ampliare questo confronto, saranno presenti le organizzazioni partner della World Energy Week: l’Osservatorio Mediterraneo dell’Energia, il GO-15 (network mondiale dei gestori di rete elettrica), l’Unione per il Mediterraneo e l’Istituto per gli Studi di Politiche Internazionali (ISPI) con Towards MED dialogues. Siamo orgogliosi che l’Italia e Milano siano stati scelti come sede per questa piattaforma di dialogo. Sarà l’occasione per valorizzare la prospettiva e le eccellenze del sistema energetico italiano facendo leva sulla sostenibilità, l’innovazione tecnologica nonché l’interconnessione dei sistemi energetici europei e mediterranei”.

Dei 120 trilioni di dollari da investire stimati da IRENA (International Renewable Energy Agency), 18 trilioni saranno necessari per migliorare le reti elettriche e la flessibilità dei sistemi energetici. Secondo gli accordi del COP21 di Parigi (2015) per limitare l’aumento della temperatura media globale di 2 gradi centigradi e tornare ai livelli preindustriali, il fabbisogno energetico globale dovrà essere coperto al 60% da fonti rinnovabili e gli investimenti addizionali annui richiesti rispetto a quanto già programmato dovranno ammontare a 1,7 trilioni di dollari al 2050.
La quota totale delle energie rinnovabili dovrà aumentare dal 15% dell’offerta totale di energia del 2015 fino anche ai due terzi della produzione totale entro il 2050.

Gli incontri della World Energy Week organizzati a Milano tra l’8 e l’11 ottobre permetteranno di riflettere sui temi di maggiore attualità per il settore tra i quali l’integrazione e la resilienza delle infrastrutture energetiche, l’innovazione digitale, la mobilità sostenibile, i meccanismi di finanziamento e i modelli di business innovativi per la transizione energetica.

Sono tre gli appuntamenti di grande rilievo:
– Energy Transition Summit (ETS) previsto il 10 ottobre
– Italian Energy Day (IED) programmati in parallelo l’11 ottobre
– World Energy Leaders’ Summit (WELS) programmati in parallelo l’11 ottobre
Per quest’ultimo, un incontro di alto livello strettamente riservato ai ministri, presidenti, amministratori delegati e rappresentanti ministeriali e delle organizzazioni internazionali, sono già confermate una ventina di delegazioni ministeriali provenienti dall’area Euro-mediterranea, dal Medio Oriente e dall’Africa.

www.worldenergyweek2018.org

Elenco imprese forte consumo energia elettrica di cui al D.M. del 5 aprile 2013 per l’anno 2017 e al D.M. del 21 dicembre 2017 per l’anno 2019.

Indicazioni di carattere generale
Come previsto dalle deliberazioni dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (di seguito ARERA o Autorità), la Cassa per i servizi energetici e ambientali (di seguito: CSEA o Cassa) rende disponibile, ai fini dell’inserimento nell’Elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica (di seguito: Elenco), il sistema telematico (di seguito: Portale) per la raccolta di:
– dichiarazione per l’annualità 2017 (Ante Riforma);
– dichiarazione per l’annualità 2019 (Post Riforma).

Le imprese che abbiano già effettuato la registrazione in occasione della formazione di uno o più Elenchi per le annualità dal 2013 al 2016 e/o per l’anno 2018, possono accedere al Portale con la username e password già in loro possesso.
Le altre imprese dovranno accreditarsi cliccando sul tasto “Nuova registrazione”.

Si precisa che tutte le dichiarazioni risulteranno rese ai sensi degli artt. 46 e 47 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, adottato con il D.P.R. n. 445/2000, con la consapevolezza che, in caso di dichiarazioni mendaci e di falsità negli atti, si incorrerà nelle sanzioni penali previste dal successivo art. 76 e nella decadenza dai benefici, di cui all’art. 75.

SmartEfficiency mette a disposizione i propri professionisti Esperti in Gestione Energetica cerificati EGE UNI CEI 11339:20019 per affiancare le imprese per effettuare le citate dichiarazioni dal 28 settembre 2018 fino alle ore 23:59 del 12 novembre 2018.

SmartEfficiency è una Rete di Partners costituita da Istituzioni Finanziarie, Professionisti, Aziende Produttrici di Tecnologie, per offrire soluzioni personalizzate e sostenibili alle imprese, sia tecnologiche che finanziarie, per diminuire gli sprechi energetici ed aumentare così la competitività sul mercato delle aziende clienti.

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Interoperabilità Enel X e Route220. I clienti della piattaforma evway by Route220 potranno localizzare e utilizzare le stazioni di ricarica di Enel X presenti sul territorio italiano.
Enel X, la società del Gruppo Enel dedicata ai prodotti innovativi e soluzioni digitali, ha siglato un accordo che a partire da ottobre permetterà l’interoperabilità delle infrastrutture di ricarica di Enel X con quelle di evway by Route220, azienda che offre servizi integrati per i possessori di veicoli elettrici. L’intesa consentirà ai clienti della app evway di utilizzare le stazioni di ricarica di Enel X, installate su tutto il territorio nazionale, accedendo alle informazioni relative alla localizzazione delle stazioni, la potenza disponibile, il tipo di presa e le modalità di accesso. In particolare sarà possibile utilizzare le colonnine Quick da 22 kW presenti nelle aree urbane e le Fast da 50 kW per la ricarica veloce delle auto.

“L’accordo con evway by Route220 conferma il nostro impegno nel promuovere un modello aperto per consentire l’utilizzo della nostra rete di infrastrutture di ricarica – ha dichiarato Alberto Piglia, responsabile e-Mobility di Enel X. “Il nostro obiettivo è quello di aprire la nostra infrastruttura ad altri operatori offrendo un servizio con criteri qualitativamente elevati in modo tale da allargare e rendere ancora più facile la vita di coloro che guidano le auto elettriche”.

“Siamo orgogliosi di essere stati scelti da Enel X come partner italiano di interoperabilità – ha dichiarato Carolina Solcia, Amministratore Delegato di Route220 –. Questo importante accordo ci permette di rafforzare il nostro modello di business, che promuove le occasioni di accoglienza del territorio italiano verso gli stakeholders della mobilità elettrica.” “Questo accordo premia il nostro impegno, nato nel 2014 – dichiara Franco Barbieri, fondatore di Route220 – per il valore che Enel X riconosce anche agli operatori indipendenti del nuovo settore.”

Per lo sviluppo della mobilità elettrica in Italia, Enel ha lanciato il Piano per l’installazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici che prevede la posa di circa 7mila colonnine entro il 2020 per arrivare a 14mila nel 2022, con un investimento tra i 100 e i 300 milioni di euro. La rete di ricarica sarà composta da colonnine Quick (22 kW) nelle aree urbane e Fast (50 kW) e Ultra Fast (da 150 kW a 350 kW), per la ricarica veloce, in quelle extraurbane. La rete di ricarica urbana andrà infatti a completare quella extraurbana finanziata dal progetto EVA+ (Electric Vehicles Arteries), co-finanziato dalla Commissione Europea, che prevede l’installazione, in tre anni, di 180 punti di ricarica lungo le tratte extraurbane italiane.

Nell’ambito dell’interoperabilità Enel X ha siglato altri accordi che prevedono la possibilità per i clienti di ricaricare attraverso infrastrutture di ricarica operate da altri gestori. La società ha già firmato protocolli per l’interoperabilità anche con Hera, Iren, Alperia.

Route220
Route220 nasce nel 2014 come start up innovativa con l’obiettivo di fornire un servizio rivoluzionario e completo a chi guida elettrico, migliorando e valorizzando la sosta di ricarica, promuovendo le attività commerciali, le strutture di accoglienza turistica ed i territori che credono nella mobilità eco-sostenibile.

Da qui nasce evway: un’offerta a 360° costituita da stazione di ricarica, piattaforma digitale proprietaria e servizi innovativi per la e-mobility e per il viaggiatore responsabile.
L’App evway, sviluppata da Route220, fornisce una mappatura completa e interattiva di tutte le stazioni di ricarica, in Italia e in Europa, accompagnate dall’indicazione di punti di interesse e di attività commerciali nelle vicinanze.
La mappa diventa un punto di visibilità e di promozione per tutte quelle strutture che offrono un servizio di ricarica a chi guida elettrico.

evway è il primo network italiano interoperabile con i network europei: le stazioni di ricarica Route220 sono attivate dall’App evway e dalle altre App europee appartenenti al network; al contempo, dalla App evway è possibile gestire la ricarica sulle oltre 65.000 prese europee del network. In questo modo, attraverso l’interoperabilità, evway facilita per l’EV-Driver la ricerca della stazione di ricarica più adeguata alle sue esigenze e gestisce con semplicità l’utilizzo delle colonnine elettriche, trasformando la pausa di ricarica in un’esperienza unica.
Il network evway è aperto a tutti gli operatori del settore che, come noi, credono nell’interoperabilità delle infrastrutture di ricarica come strumento per lo sviluppo della mobilità sostenibile.

evway è il network europeo, innovativo, dinamico e con numeri in costante crescita:
– > 150.000 prese di ricarica mappate in Europa, di cui 4.550 in Italia;
– > 65.000 prese in tutta Europa attivabili tramite App o KeyHanger;
– > 210 punti di ricarica installati in Italia;
– 28 Comuni hanno aderito al network evway;
– 76.246 kWh erogati, 8.560 sessioni di ricarica avviate, 113.500 kg di CO2 risparmiati, equivalenti a 582.000 Km percorsi in elettrico (dati aggiornati ad Agosto 2018);
– + 5.000 download dell’App;
– 720.000 utenti raggiunti in tutta Europa.

La società ha la propria sede legale a Milano e tre sedi operative a Bolzano, Rovereto ed Ivrea.

Franco Barbieri, presidente e fondatore della società, condivide la propria visione con Carolina Solcia, Chief of Execution, entrambi con esperienze pluriennali in ambito manageriale, e, oggi, in prima fila per la mobilità elettrica e a capo del team di Route220. La governance è condivisa con Andrea Farinet che recentemente è entrato a far parte del CdA aziendale.
Negli anni il team è cresciuto e, ad oggi conta 12 collaboratori, professionisti nei diversi ambiti quali sales & marketing, communication, touristic marketing, EVSE technology, digital platform e database management.

evway.net/app

Climate Week a New York City. Il Sindaco de Blasio e NYC & Company, ente del turismo di New York City, hanno annunciato che la Climate Week tornerà a New York City dal 24 al 30 settembre 2018. Organizzata dalla associazione no-profit internazionale The Climate Group, la Climate Week NYC coinvolgerà leader internazionali dei settori pubblico, privato e governativo che si incontreranno per discutere dell’azione globale per il clima a New York City, con il supporto di NYC & Company.

“Siamo onorati di ospitare per il 10° anno consecutivo The Climate Group e la Climate Week NYC”, afferma il Sindaco Bill de Blasio. “Qui a New York, stiamo intervenendo con decisione nelle questioni climatiche. Attraverso la strategia innovativa OneNYC e l’ambizioso Piano 1.5°C, la nostra città si sta impegnando per raggiungere i più alti obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima. Stiamo dismettendo i combustibili fossili, abbiamo imposto che i nostri edifici più grandi riducano le emissioni e stiamo investendo in veicoli elettrici. Attraverso gli investimenti in resilienza e sostenibilità, stiamo costruendo una città migliore per tutti”.

“La Climate Week NYC è la più grande climate week del mondo e si svolge in contemporanea con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. E’ uno dei summit principali nel calendario internazionale e dal suo lancio nel 2009 ha fatto avanzare l’azione per il clima”, afferma Helen Clarkson, CEO di The Climate Group. “Siamo emozionati di presentare la 10a edizione di Climate Week NYC e di apparire sul palcoscenico mondiale per continuare a portare le questioni climatiche in cima all’agenda globale”.

“Il nostro obiettivo è quello di fare leva sui significativi sforzi della città a favore della sostenibilità per posizionare New York City come la “capitale di un mondo responsabile”, afferma Fred Dixon, Presidente & CEO of NYC & Company. “La Climate Week NYC rappresenta una fantastica piattaforma per coinvolgere la nostra città e il mondo intero sulle tematiche legate al clima e per mostrare le buone pratiche che già sono in atto a NYC a salvaguardia del pianeta, dai nostri parchi, che stanno diventando completamente pedonali e ciclabili, all’apertura di una grande fattoria urbana sul tetto del Jacob K. Javits Convention Center, fino all’impegno dei numerosi hotel che hanno aderito alla Carbon Challenge della città”.

Secondo le stime, la Climate Week NYC coinvolgerà circa 10.000 persone da 40 paesi, che potranno partecipare agli oltre 150 eventi in programma, tra cui panel, concerti, mostre e seminari. Alla cerimonia di apertura del 24 settembre al The Times Center di Manhattan interverranno importanti relatori e dignitari come Patricia Espinosa, Segretario Esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Edmund G Brown, Governatore della California e il Presidente di Haiti Jovenel Moïse.

Oltre alla Climate Week NYC, New York City continua ad attrarre eventi di alto profilo e su larga scala tra cui il WorldPride in 2019. Questi eventi monumentali supporteranno il numero record di visitatori della città che nel 2017 ha accolto 62,8 milioni di turisti.

“New York City è entusiasta di ospitare la 10a edizone annuale della Climate Week e di mostrare il ruolo di leadership dei sui cinque distretti sulle questioni climatiche”, commenta Daniel Zarrilli, Senior Director of Climate Policy and Programs di NYC e Chief Resilience Officer. “In assenza di una leadership federale a Washington, diverse città statunitensi si stanno muovendo per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Accordo di Parigi. Qui a NYC, la nostra strategia comprensiva OneNYC prevede tra le altre cose l’accelerazione del processo di riduzione di GES e la dismissione dei combustibili fossili. Vorrei congratularmi con The Climate Group per aver creato nell’ultimo decennio una piattaforma efficace e di successo per l’azione per il clima e siamo pronti a proseguire questa collaborazione per altri 10 anni”.

“A partire dalla protezione delle nostre coste, edifici ed infrastrutture per rendere i quartieri più sicuri e vivibili, New York City si batte per affrontare il cambiamento climatico in maniera decisa e per proteggere la città e i suoi cittadini dai rischi associati”, aggiunge Jainey Bavishi, Direttore del Mayor’s Office of Recovery and Resiliency. “La Climate Week NYC mette insieme alcuni dei più grandi innovatori provenienti da tutto il mondo per fare proprio questo”.

“Il cambiamento climatico è qui e questo momento richiede un’azione decisiva, ambiziosa e collaborativa”, afferma Mark Chambers, Direttore del Mayor’s Office of Sustainability. “La Climate Week NYC è un’opportunità per motivarci e incoraggiarci a trovare le soluzioni necessarie”.

“Come membro democratico del Comitato del Senato dello Stato per l’Energia e le Telecomunicazioni, sono felice di celebrare la Climate Week NYC. E’ una grande iniziativa e un modo efficace per coinvolgere tutti gli stakeholder nel lavoro di protezione dell’ambiente”, afferma il Senatore Kevin Parker.

Una nuova generazione di hotel sostenibili
La scena alberghiera in continua evoluzione di New York City accoglie pratiche e design ecologici. Nel complesso, 19 proprietà hanno aderito alla NYC Carbon Challenge. 1 Hotel Brooklyn Bridge ha aperto nel 2017 ed è parte del brand eco-friendly 1 Hotels. Il Grand Hyatt New York e il Peninsula New York hanno promesso di ridurre il loro impatto ambientale attraverso miglioramenti come boiler ad alta efficienza e illuminazione LED.
The Pierre partecipa al programma EarthCheck, che misura l’impatto di una proprietà sull’ambiente, mentre il boutique hotel Crosby Street Hotel è stato il primo edificio della città ad ottenere la certificazione LEED Oro.

Conservazione dei parchi e orticoltura
Dal giugno 2018, Central Park, il più celebre parco al mondo visitato ogni anno da oltre 42 milioni di persone, ha bandito l’accesso alle auto, così come Prospect Park a Brooklyn. Sospesa sulle strade della città, la High Line, una linea ferroviaria dismessa riconvertita in un’oasi orticola, è stata aperta in diverse fasi a partire dal 2009 e rappresenta da allora un habitat per uccelli, insetti e umani alla ricerca di un luogo dove fare una pausa.
Presso Battery Park City, gli orticoltori curano il parco del quartiere evitando l’utilizzo di pesticidi e impiegano il compostaggio su langa scala. Questa estate, inoltre, sono stati inaugurati nuovi spazi verdi in città come Hunter’s Point South a Long Island City, Domino Park a Williamsburg e Pier 3 al Brooklyn Bridge Park.

Tetti verdi e fettorie urbane
Il Jacob K. Javits Convention Center ospita un tetto verde di oltre 27.000mq che è stato completato nel 2014 e che attrae fauna selvatica, provvede all’isolamento dell’edificio riducendo la dispersione di energia del 26% e assorbe l’acqua piovana.
L’ultima iniziativa del centro è quella di realizzare una fattoria urbana di 4.000mq sul tetto con l’intenzione di coltivare prodotti alimentari da servire ai delegati di fiere e congressi.

In cima al Barclays Center di Brooklyn, famoso per i suoi eventi sportivi e concerti, si trova un tetto verde di oltre 12.000mq a cui se ne aggiunge un secondo a spiovente sull’ingresso della metropolitana. Brooklyn Grange alleva le api in maniera naturali in oltre 30 arnie sul tetto e gestisce le due più grandi aziende agricole urbane del mondo a Long Island City nel Queens e all’interno del Brooklyn Navy Yard.

The New York Botanical Garden, nel Bronx, ha lanciato la scorsa primavera la sua Edible Academy. Si tratta di un campus di oltre 12.000 mq comprensivo di un tetto verde, una cucina per dimostrazioni, un laboratorio di tecnologia, una serra, un padiglione solare, orti, spazi per programmi educativi e spettacoli e molto altro.
Realizzato nel 2012 per educare e stimolare la comunità locale, la Heritage Farm di oltre 10.000 mq all’interno dello Snug Harbor di Staten Island produce frutta e verdura fresche in maniera eco-sostenibile. Nel 2017, lo staff di Heritage Farm ha lavorato con oltre 100 volontari e ha incontrato oltre 2.280 bambini realizzando programmi educativi su agricoltura sostenibile, risorse alimentari e biologia vegetale.

Roosevelt e Governors Island
Roosevelt Island ospita il campus Cornell Tech, che comprende edifici sostenibili all’avanguardia, il Bloomberg Center a consumo zero e “The House”, la più grande struttura di “casa passiva” con certificazione LEED Platino.
Su Governors Island si trovano fattorie urbane con capre, un centro di compostaggio e il Billion Oyster Project, un’iniziativa educativa per il ripristino dell’ecosistema che comprende già 25 milioni di ostriche (arriveranno a 1 miliardo entro il 2035) per la filtrazione dell’acqua del Porto di New York.

Certificazione LEED alle principali attrazioni della città
Gli edifici della città con certificazione LEED sono modelli di architettura urbana sostenibile. Nel 2009, l’Empire State Building è stato protagonista di una trasformazione in chiave green, mentre il One World Trade Center è uno dei più alti grattacieli al mondo con certificazione LEED.
Presso Hudson Yards, il più grande sviluppo immobiliare della storia degli Stati Uniti, sono presenti oltre 56.000 mq di giardini e spazi pubblici, infrastrutture per il riciclo di oltre 37 milioni di litri di acqua piovana all’anno e una centrale
elettrica in loco iperefficiente. Il primo edificio completato del distretto, 10 Hudson Yards, è certificato LEED Platino.

Il Brooklyn’s Children’s Museum, realizzato nel 2008, si è aggiudicato la certificazione LEED Argento per la produzione di energia solare, i pavimenti in gomma riciclata e il sistema di riscaldamento e raffreddamento geotermale. Il museo insegna inoltre ecologia ai bambini attraverso le sue mostre.
The Whitney Museum of American Art ha ottenuto la certificazione LEED Oro per le sue misure volte al risparmio di energia, I’utilizzo di materiali riciclati per la sua costruzione e il tetto verde che ospita due alveari.

Un esempio dell’impegno verso la sostenibilità dell’industria del teatro di NYC è la creazione della The Broadway Green Alliance.

NYC & Company è l’organizzazione ufficiale per la città di New York di destination marketing i cui obiettivi principali sono la massimizzazione delle opportunità turistiche nei cinque distretti, lo sviluppo economico e la diffusione dell’immagine della città di New York nel mondo.

nycgo.com

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DNV GL Energy Transition Outlook. The world’s energy demand will peak in 2035 prompting a reshaping of energy investment.

Since the Industrial Age, economic growth and energy usage have grown hand in hand but that relationship is set to decouple definitively in 2035 when energy demand will start to drop and GDP continues to rise.

“The attention of boardrooms and cabinets should be fixed on the dramatic energy transition that is unfolding. As money and policy increasingly favour gas and renewables, the rapidly electrifying energy system will deliver efficiency gains that outpace GDP and population growth. This will result in a world needing less energy within half a generation from now,” said Remi Eriksen, Group President and CEO of DNV GL. “The transition is undeniable. Last year, more gigawatts of renewable energy were added than those from fossil fuels and this is reflected in where lenders are putting their money.”

Fossil fuels will play an important if reduced role in our energy future with its share of the energy mix set to drop from around 80% today to 50% by the middle of the century, with the other half provided by renewables. Natural gas will become the single largest source in 2026 and it will meet 25% of the world’s energy needs by 2050. Oil will peak in 2023 and coal has already peaked. Solar PV (16% of world energy supply) and wind (12%) will grow to become the most significant players amongst the renewable sources with both set to meet the majority of new electricity demand.

The electrification trend is already enveloping the automotive industry. By 2027 half of new cars sold in Europe will be battery powered and the same will be true five years later in China, India and North America. This will contribute to an overall reduction in the transport sector’s share of global energy demand from 27% to 20% by 2050.

The reduced requirement for energy will be reflected in investment with overall expenditure set to drop to 3.1% of global GDP from 5.5% today. As fossil fuels will have a smaller slice of a smaller pie, spending will fall by around a third to USD 2.1 trillion. This will be offset by the tripling of both renewables (USD 2.4 trn) and grid expenditure (USD 1.5 trn). The nature of the spending will also alter with wind and solar projects typically requiring greater upfront CAPEX and then less operating expenditure, the opposite to oil and gas.

The planet is set to warm beyond the 2 degree limit as set by the Paris Agreement, although the affordable nature of the energy transition means there is capital available for extraordinary measures to further reduce carbon emissions. There is no silver bullet and energy efficiency, renewables and carbon capture and storage (CCS) must all be ramped up to combat climate change.

“We need to capitalize on the affordability of the energy transition and take extraordinary measures to create a sustainable future. We have a window of opportunity to increase energy efficiency, renewable energy and carbon capture and storage to meet the Paris Agreement but we must act now,” said Eriksen.

DNV GL serves both the renewables and oil & gas industries and the Energy Transition Outlook has become a leading impartial voice on the energy future. In its second year, the model has been refined further and has produced a more aggressive electrification forecast (45% of energy demand by carrier versus 40%) whilst the total energy demand is slightly higher (6%).

How is the Energy Transition Outlook derived?
DNV GL has designed a model of the world’s energy system encompassing demand and supply of energy globally, and the use and exchange of energy within and between ten world regions. The core of this is a system-dynamics feedback model. The model incorporates the entire energy system — from source to end use — and simulates how its components interact.

DNV GL is a global quality assurance and risk management company. Driven by our purpose of safeguarding life, property and the environment, we enable our customers to advance the safety and sustainability of their business. Operating in more than 100 countries, our professionals are dedicated to helping customers in the maritime, oil & gas, power and renewables and other industries to make the world safer, smarter and greener.

DNV GL Energy Transition Outlook rivela che nel 2035 il picco nella domanda mondiale spingerà a rimodellare gli investimenti energetici.

A partire dal 2035 la spesa mondiale in energia in rapporto al volume dell’economia è destinata a rallentare bruscamente: lo rivela l’Energy Transition Outlook di DNV GL. Lo storico cambiamento nella domanda energetica è in gran parte da ascrivere alla rapida elettrificazione e al conseguente maggiore efficienza. La decarbonizzazione del mix energetico si rifletterà nelle tendenze d’investimento, che entro il 2050 vedranno triplicare le somme investite in rinnovabili. Mentre quelli relativi alle fonti fossili si ridurranno di un terzo . Nel complesso, l’incidenza della spesa energetica sul PIL scenderà così rapidamente che entro la metà del secolo il mondo spenderà il 44% in meno rispetto a oggi.
E se a partire dalla rivoluzione industriale crescita economica e utilizzo dell’energia sono cresciuti in parallelo, questa relazione è destinata a interrompersi definitivamente nel 2035, quando la domanda energetica comincerà a scendere mentre il PIL continuerà ad aumentare.

“L’impressionante transizione energetica che sta iniziando a svilupparsi dovrebbe attirare maggiormente l’attenzione dei vertici pubblici e privati. Mentre gli investimenti e le politiche favoriscono sempre più il gas e le rinnovabili, la rapida elettrificazione del sistema energetico apporterà guadagni di efficienza a tassi che supereranno quello del PIL e della crescita demografica. Nel giro di mezza generazione da oggi, il risultato sarà un mondo che ha bisogno di molta meno energia,” afferma Remi Eriksen, Group President e CEO di DNV GL. “La transizione è innegabile. L’anno scorso sono stati aggiunti più gigawatt di nuova energia da fonti rinnovabili che fossili e questo si riflette negli orientamenti degli investitori.”

In futuro i combustibili fossili continueranno a rivestire un ruolo importante, ma ridotto rispetto a oggi, e si prevede che la loro quota nel mix energetico scenderà dall’attuale 80% al 50% entro la metà del secolo, mentre l’altra metà sarà fornita dalle rinnovabili. Il gas naturale diventerà la singola fonte di energia più importante entro il 2026 e soddisferà il 25% dei bisogni energetici mondiali entro il 2050. Il petrolio raggiungerà il picco massimo nel 2023, mentre il carbone lo ha già raggiunto. Il solare fotovoltaico (16% dell’offerta energetica mondiale) e l’eolico (12%) cresceranno fino a diventare gli attori più significativi tra le fonti rinnovabili e insieme arriveranno a soddisfare la maggior parte della nuova domanda di energia elettrica.

La tendenza all’elettrificazione sta già conquistando il settore automobilistico. Entro il 2027 metà delle nuove auto vendute in Europa sarà alimentata a batteria e lo stesso traguardo sarà raggiunto cinque anni più tardi in Cina, India e Nord America, traducendosi in una riduzione complessiva dal 27% al 20% nella quota di domanda energetica dovuta al settore trasporti.

La minore richiesta di energia si rifletterà anche sugli investimenti, dove si prevede che la spesa complessiva scenderà al 3,1% del PIL globale rispetto al 5,5% attuale. Dato che i combustibili fossili rappresenteranno una fetta più piccola di una “torta” a sua volta ridotta, la spesa crollerà di circa un terzo, a quota 2.100 miliardi di dollari. Una riduzione compensata da una crescita tripla delle somme destinate tanto alle rinnovabili (2.400 miliardi di dollari) quanto alla rete (1.500 miliardi di dollari).

Si prevede inoltre che il pianeta si riscalderà oltre il limite dei due gradi previsto dall’Accordo di Parigi, ma in compenso l’economicità della transizione energetica renderà disponibili i capitali necessari a implementare misure straordinarie per ridurre ulteriormente le emissioni carboniche: non esiste infatti una singola “arma definitiva” e per combattere il cambiamento climatico e occorrerà far crescere insieme l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (carbon capture and storage, CCS).

“Per creare un futuro sostenibile, dobbiamo capitalizzare i costi accessibili della transizione energetica per adottare misure straordinarie. Si sta aprendo una finestra di opportunità per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi incrementando l’efficienza energetica, le rinnovabili e la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, ma dobbiamo agire subito,” aggiunge Eriksen.

DNV GL opera sia con il settore delle rinnovabili sia con l’Oil & Gas e il suo Energy Transition Outlook è diventato una voce imparziale di riferimento sul futuro dell’energia. Giunto alla seconda edizione, il modello è stato ulteriormente affinato e le nuove previsioni hanno rivelato una tendenza più accentuata verso l’elettrificazione (45% della domanda energetica per vettore rispetto al 40%) mentre la domanda totale di energia è prevista solo in leggera crescita (6%).

Come viene elaborato l’Energy Transition Outlook?
DNV GL ha ideato un modello del sistema energetico mondiale, incentrato sul feedback delle dinamiche di sistema, che copre la domanda e offerta a livello globale oltre che l’utilizzo e interscambio di energia all’interno e tra dieci regioni del mondo. Il modello integra l’intero sistema energetico — dalle fonti all’uso finale — e simula le interazioni tra le sue componenti.

DNV GL è una società che offre servizi di assurance e di gestione del rischio a livello globale. Con l’obiettivo di salvaguardare la vita, la proprietà e l’ambiente, DNV GL lavora con i propri clienti per migliorare la sicurezza e la sostenibilità delle loro attività. Fornisce servizi di classificazione, technical assurance, software e consulenza per il settore marittimo, energetico e delle energie rinnovabili e dell’OIL & GAS. Supporta le organizzazioni dei diversi settori fornendo servizi di certificazione, di gestione della supply chain e di data management. Con origini che risalgono al 1864 e una presenza in oltre 100 Paesi, i professionisti di DNV GL sono impegnati ad aiutare i propri clienti a rendere il mondo più sicuro, più smart e più verde.
DNV GL è uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale. Aiuta le aziende di ogni settore ad assicurare le prestazioni delle proprie organizzazioni, dei prodotti, delle persone, delle strutture e delle supply chain attraverso servizi di certificazione, verifica, assessment e attività di formazione. Affianca i propri clienti nello sviluppo di performance di business sostenibili e nella creazione di fiducia da parte degli stakeholder.

www.dnvgl.com

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Global Energy Goals: Slow Progress, but Strong Gains in Countries Show Promise. The world is not on track to meet the global energy targets for 2030 set as part of the Sustainable Development Goals, but real progress is being made in certain areas – particularly expansion of access to electricity in least developed countries, and industrial energy efficiency, according to a new report from five international agencies.

Renewable energy is making impressive gains in the electricity sector, although these are not being matched in transportation and heating – which together account for 80% of global energy consumption.

While global trends are disappointing, recent national experiences around the world offer encouraging signs. There is mounting evidence that with the right approaches and policies, countries can make substantial progress in clean energy and energy access, and improve the lives of millions of people.

Tracking SDG7: The Energy Progress Report, launched at the Sustainable Energy for All Forum today, is the most comprehensive look available at the world’s progress towards the global energy targets on access to electricity, clean cooking, renewable energy and energy efficiency.

The following are some of the main findings of the report. Findings are based on official national-level data and measure global progress up to 2015 for renewable energy and energy efficiency, and 2016 for access to electricity and clean cooking.

Access to Electricity
One billion people – or 13% of the world’s population – still live without electricity. Sub-Saharan Africa, and Central and South Asia continue to be the areas of the world with the largest access deficits. Almost 87% of the world’s people without electricity live in rural areas.
The number of people gaining access to power has been accelerating since 2010, but needs to ramp up further to achieve universal access to electricity by 2030. If current trends continue, an estimated 674 million people will still live without electricity in 2030.
Some of the strongest gains were made in Bangladesh, Ethiopia, Kenya and Tanzania, which all increased their electricity access rate by 3% or more annually between 2010 and 2016. Over the same period, India provided electricity to 30 million people annually, more than any other country. Sub-Saharan Africa’s electrification deficit has begun to fall in absolute terms for the first time.
Tens of millions of people now have access to electricity through solar home systems or connected to mini-grids. However, these remain concentrated in about a dozen pioneering countries where penetration of solar electricity can reach as much as 5-15% of the population.

Clean Cooking
Three billion people – or more than 40% of the world’s population – do not have access to clean cooking fuels and technologies. Household air pollution from burning biomass for cooking and heating is responsible for some 4 million deaths a year, with women and children at the greatest risk.
Parts of Asia have seen access to clean cooking outpace growth in population. These positive outcomes were driven largely by widespread dissemination of LPG or piped natural gas. In India, Pakistan, Indonesia and Vietnam, the population with access to clean cooking technologies grew by more than 1% of their population annually.

In Sub-Saharan Africa, however, population growth in recent years has outstripped the number of people gaining access to clean cooking technologies by a ratio of four to one.
Clean cooking continues to lag the furthest behind of all the four energy targets, due to low consumer awareness, financing gaps, slow technological progress, and lack of infrastructure for fuel production and distribution. If the current trajectory continues, 2.3 billion people will continue to use traditional cooking methods in 2030.

Energy Efficiency
There is mounting evidence of the uncoupling of growth and energy use. Global gross domestic product (GDP) grew nearly twice as fast as primary energy supply in 2010-15. Economic growth outpaced growth in energy use in all regions, except for Western Asia, where GDP is heavily tied to energy-intensive industries, and in all income groups. However, progress continues to be slow in low income countries, where energy intensity is higher than the global average.

Globally, energy intensity – the ratio of energy used per unit of GDP – fell at an accelerating pace of 2.8% in 2015, the fastest decline since 2010. This improved the average annual decline in energy intensity to 2.2 % for the period 2010-2015. However, performance still falls short of the 2.6% yearly decline needed to meet the SDG7 target of doubling the global rate of improvement in energy efficiency by 2030.

Improvement in industrial energy intensity, at 2.7% per annum since 2010, was particularly encouraging, as this is the largest energy consuming sector overall. Progress in the transport sector was more modest, especially for freight transportation, and is a particular challenge for high-income countries. In low and middle-income countries, the energy intensity of the residential sector has been increasing since 2010.
Six of the 20 countries that represent 80 percent of the world’s total primary energy supply, including Japan and the US, reduced their annual primary energy supply in 2010-15 while continuing to grow GDP – indicating a peak in energy use. Among the large energy-intensive developing economies, China and Indonesia stood out with annual improvement exceeding 3 percent.

Renewable Energy
As of 2015, the world obtained 17.5% of its total final energy consumption from renewable sources, of which 9.6% represents modern forms of renewable energy such as geothermal, hydropower, solar and wind. The remainder is traditional uses of biomass (such as fuelwood and charcoal).
Based on current policies, the renewable share is expected to reach just 21% by 2030, with modern renewables growing to 15%, falling short of the substantial increase demanded by the SDG7 target.

Rapidly falling costs have allowed solar and wind to compete with conventional power generation sources in multiple regions, driving the growth in the share of renewables in electricity to 22.8% in 2015. But electricity accounted for only 20% of total final energy consumption that year, highlighting the need to accelerate progress in transport and heating.
The share of renewable energy in transport is rising quite rapidly, but from a very low base, amounting to only 2.8% in 2015. The use of renewable energy for heating purposes has barely increased in recent years and stood at 24.8% in 2015, of which one third was from modern uses.

Since 2010, China’s progress in renewable energy alone accounted for nearly 30% of absolute growth in renewable energy consumption globally in 2015. Brazil was the only country among the top 20 largest energy consumers to substantially exceed the global average renewable share in all end uses: electricity, transport and heating. The UK’s share of renewable energy in total final energy consumption grew by 1% annually on average since 2010 – more than five times the global average.

Tracking SDG7: The Energy Progress Report is a joint effort of the International Energy Agency (IEA), the International Renewable Energy Agency (IRENA), United Nations Statistics Division (UNSD), the World Bank, and the World Health Organization (WHO).

“It is clear that the energy sector must be at the heart of any effort to lead the world on a more sustainable pathway,” said Dr Fatih Birol, the Executive Director of the International Energy Agency (IEA). “There is an urgent need for action on all technologies, especially on renewables and energy efficiency, which are key for delivering on three critical goals – energy access, climate mitigation and lower air pollution. The IEA is committed to leading this agenda and working with countries around the world to support clean energy transitions.”

“Falling costs, technological improvements and enabling frameworks are fueling an unprecedented growth of renewable energy, which is expanding energy access, improving health outcomes, and helping to tackle climate change, while also creating jobs and powering sustainable economic growth,” said IRENA Director-General Adnan Z. Amin. “At the same time, this tracking report is an important signal that we must be more ambitious in harnessing the power of renewable energy to meet sustainable development and climate goals, and take more deliberate action to achieve a sustainable energy future.”

“This detailed report describing the progress so far on SDG7 is a testament to the collaboration of the five international agencies on providing quality and comprehensive data and delivering a common message regarding the progress towards ensuring access to affordable, reliable, sustainable and modern energy for all,” said Stefan Schweinfest, Director of the Statistics Division of UN DESA. “Still, there is a need for improving statistical systems that collect energy information in those countries where the most pressing energy issues remain to be addressed.
Better data are needed to inform policy accurately, particularly in developing countries, least developed countries, landlocked developing countries, and small island developing States. For this, investments in energy statistical systems are essential.”

“The experience of countries that have substantially increased the number of people with electricity in a short space of time holds out real hope that we can reach the billion people who still live without power,” said Riccardo Puliti, Senior Director for Energy and Extractives at the World Bank. “We know that with the right policies, a commitment to both on-grid and off-grid solutions, well-tailored financing structures, and mobilization of the private sector, huge gains can be made in only a few years. This in turn is having real, positive impacts on the development prospects and quality of life for millions of people.”

“It is unacceptable that, in 2018, 3 billion people still breathe deadly smoke every day from cooking with polluting fuels and stoves. Every year, household air pollution kills around 4 million people from diseases including pneumonia, heart disease, stroke, lung disease and cancer,” said Dr Maria Neira, Director, Department of Public Health, Environmental and Social Determinants of Health, at the World Health Organization (WHO). “By expanding access to clean affordable household energy, the global community has the power to lift a terrible health burden from millions of marginalized people – in particular women and young children who face the greatest health risks from household air pollution.”

“As we take stock of progress towards the global goal on sustainable energy, this latest data clearly shows more action and political leadership is needed if we are to live up to our promise to leave no one behind,” said Rachel Kyte, Special Representative of the UN Secretary-General and CEO of Sustainable Energy for All. “To meet 2030 targets, we must make every unit of energy work harder. We need to increase investment in the technologies and business models that make electricity access affordable for everyone, place even bigger bets on the remarkable capacity of renewable energy and build big markets for clean fuels and cooking access.
World leaders put the promise of leaving no one behind at the heart of the Sustainable Development Goals, and now is the time for that promise to become reality.”

It is the fourth edition of this report, formerly known as the Global Tracking Framework (GTF). The report can be downloaded at http://trackingSDG7.esmap.org/. Funding for the report was provided by the World Bank’s Energy Sector Management Assistance Program (ESMAP).

www.worldbank.org/energy

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Redazione Bilancio sostenibilità e asseverazione. Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il terzo numero dell’informativa periodica “Diritto Societario”.

Un documento che fa il punto sull’attività istituzionale e sui contributi prodotti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, con riferimento alle varie tematiche del diritto societario.

Nella sezione dedicata alle “Attività”, si parla del gruppo di lavoro multidisciplinare istituito dal CNDCEC sulle responsabilità di sindaci e revisori e del documento predisposto insieme con RINA Services per promuovere iniziative di divulgazione e formazione in materia di redazione e asseverazione della disclosure di sostenibilità (e delle relative metodologie applicative).
Nel contesto dell’attuale cornice normativa, si tracciano le linee di una possibile convergenza d’azione attraverso la quale, da un lato, diffondere la cultura e le conoscenze tecniche in materia di sustainability reporting e, dall’altro, affinare i contenuti le attività di verifica di parte terza tramite uno specifico e dettagliato processo professionale, in cui sottoporre tale tipologia d’informativa aziendale a un’attività di verifica che possa completare il controllo di conformità previsto dalle recenti disposizioni relative alla rendicontazione non finanziaria.
Il tutto al fine di realizzare la ratio e gli obiettivi della norma: la promozione dell’interesse economico nell’ambito del perseguimento dell’interesse pubblico ad un sistema sostenibile.

Nella sezione “Giurisprudenza e Prassi” viene proposta una rassegna delle pronunce giurisprudenziali e delle prassi in uso relativamente ad ambiti del diritto societario e del diritto di impresa più in generale, in cui il dibattito della dottrina e della giurisprudenza è particolarmente vivace.
Tra le menzionate, una sulle Società di persone del Tribunale di Torino, Sez. I, ord. del 16 gennaio 2017 con la Revoca giudiziale amministratore s.a.s., una riguardante Società di capitali, Corte di Cassazione, Sez. I civ., sentenza n. 3946 del 19 febbraio 2018 sulla Compensazione del debito da conferimento con il credito da finanziamento del socio di s.r.l. e la sentenza Cassazione civile, sez. I civ., n. 1181 del 18 gennaio 2018, che prende spunto dalla Fusione in funzione di concordato preventivo; processo esecutivo; opposizione dei creditori.

Chiude l’informativa, la sezione “Novità” che raccoglie le informazioni e le notizie attinenti ai recenti provvedimenti normativi che attengono al diritto societario con focus sul Whistleblowing, GDPR –Nuove regole Privacy e la Protezione del know – how riservato a delle informazioni commerciali.

www.fondazionenazionalecommercialisti.it

RAEE 2017 più 5 percento in Italia. “Rapporto Annuale 2017 sul Sistema di Ritiro e Trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia”, a cura del Centro di Coordinamento RAEE.
Dall’analisi dei dati 2017 emerge un ulteriore rafforzamento della raccolta differenziata di RAEE in Italia: i volumi gestiti sono cresciuti del 4,7% rispetto al 2016, un risultato che conferma il percorso virtuoso intrapreso dal Paese negli ultimi anni e mostra gli effetti positivi delle azioni volte ad incrementare la raccolta previste dagli Accordi di Programma siglati dal Centro di Coordinamento RAEE.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti nella raccolta di RAEE 2017, grazie all’impegno dei Sistemi Collettivi e di tutti i gestori della raccolta, siano essi Comuni, aziende della gestione rifiuti oppure distributori e installatori di apparecchiature elettriche e elettroniche – commenta Giancarlo Dezio, Presidente del Centro di Coordinamento RAEE. “Il quadro è positivo, ma gli obiettivi europei ci incalzano e dobbiamo guardare al futuro. In primis è necessario colmare gli squilibri che ancora persistono nel Paese; gli enti locali sono chiamati ad attuare serie politiche di informazione e infrastrutturazione per supportare la diffusione della cultura della raccolta. Il Sistema RAEE Italia anche nel 2017 ha dato il proprio significativo apporto: i Produttori di AEE, attraverso i Sistemi Collettivi, hanno messo a disposizione quasi 20 milioni di euro tra premi di efficienza, fondo di infrastrutturazione e fondi per comunicazione”.

Dati nazionali Raccolta RAEE 2017
Nel corso del 2017 la raccolta complessiva di RAEE gestita dai Sistemi Collettivi è stata pari a 296.274.320 kg. Un risultato soddisfacente che rafforza il trend di crescita iniziato nel 2014 con un ulteriore aumento annuale del 4,7%, vale a dire oltre 13 milioni di chilogrammi di RAEE raccolti in più rispetto all’anno precedente. Il dato medio pro capite si attesta a 4,9 kg per abitante. La rete di Centri di Raccolta attivi sul territorio nazionale comprende 4.076 strutture, con un ulteriore miglioramento del servizio a disposizione dei Cittadini e Consumatori per il corretto conferimento dei RAEE.

Questi risultati sono il frutto della costante attività di sensibilizzazione volta a diffondere la cultura della raccolta dei RAEE. A questo aspetto si affiancano gli effetti positivi degli importanti Accordi di Programma siglati dal Centro di Coordinamento RAEE nell’ultimo triennio e di una leggera riduzione della dispersione originata dal calo del valore delle materie prime.
Per proseguire il percorso virtuoso intrapreso dall’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi di raccolta europei, l’azione di contrasto alla dispersione e al commercio illegale dei RAEE resta un obiettivo prioritario sia per lo Stato italiano sia per tutto il Sistema RAEE.

La classifica dei 5 Raggruppamenti
All’interno dei Centri di Conferimento, i RAEE sono raccolti in modo differenziato sulla base di cinque Raggruppamenti, che corrispondono alle diverse esigenze di trattamento e riciclo dei materiali contenuti nei rifiuti. Nel 2017 il Raggruppamento 2 (Grandi Bianchi) risulta il più raccolto con oltre 96mila tonnellate di RAEE.
Il dato è positivo per tutte le tipologie di RAEE ad eccezione di R3 (Tv e Monitor) che, coerentemente con l’andamento di questo settore negli ultimi anni, segna un -3,76% rispetto al 2016.
In particolare, nel corso del 2017 R1 (Freddo e Clima) cresce del 5,63%, R2 (Grandi Bianchi) del 7,35%, registrando la performance di raccolta assoluta migliore, R4 (Piccoli Elettrodomestici) presenta un incremento del 9,04% e R5 (Sorgenti Luminose) del 5,69%.

La raccolta nelle Regioni: ancora carenti le infrastrutture nel Sud Italia
Il Rapporto Annuale 2017 registra un andamento della raccolta positivo in tutto il Paese, nonostante permangano differenze evidenti tra le diverse aree territoriali. Nord e Centro rafforzano ulteriormente il dato di crescita della raccolta complessiva rispetto al 2016 e le zone del Sud Italia, in cui si registra ancora una pesante fase di ritardo, mostrano un buon incremento della raccolta che dovrà essere potenziato nel prossimo futuro. La stessa situazione si osserva nella raccolta pro capite, in crescita in tutta Italia.
Nelle Regioni del Nord la raccolta complessiva risulta in aumento del 5,30% rispetto al 2016 e quella media per abitante ammonta a 5,95 kg. Sul dato assoluto tutte le Regioni registrano un segno positivo, tra cui spicca un aumento a doppia cifra in Emilia Romagna (+12,69%). La Valle d’Aosta conferma il suo primato nazionale nella raccolta pro capite con 9,94 kg di RAEE per abitante. Tra le regioni più virtuose si distinguono anche Trentino Alto Adige e Emilia Romagna, con circa 7,2 kg di RAEE raccolti per abitante.
Nel Centro Italia si registra un incremento della raccolta assoluta del 5,58% rispetto all’anno precedente, con dati positivi in tutte le Regioni ad eccezione delle Marche. La media pro capite sale a 4,94 kg di RAEE per abitante, in linea con il dato nazionale. Da segnalare l’ulteriore aumento dei quantitativi assoluti del 10,03% nel Lazio e dell’8,65% in Abruzzo. Nonostante il miglioramento, la media pro capite di entrambe le Regioni si attesta ancora al di sotto della media dell’area geografica di riferimento.

Nel complesso prosegue la fase di crescita della raccolta differenziata di RAEE registrata lo scorso anno nell’area Sud e Isole, anche se con un più timido aumento della raccolta del 2,19%. Tutte le Regioni presentano risultati positivi ad eccezione di Campania e Molise; le migliori performance nell’incremento della raccolta sono attribuibili a Puglia e Calabria, con un aumento rispettivamente del 12,37% e 11,46%. Incrementi anche per Basilicata e Sicilia, anche se non sufficienti. Come sempre spicca la positiva situazione della Sardegna: ad eccezione di quest’ultima regione in tutta l’area i dati sono influenzati da una scarsa diffusione dei Centri di Raccolta, particolarmente carenti in Puglia e Sicilia.
Un quadro quindi, che si conferma anche per la raccolta pro capite, dove spiccano i risultati di Sardegna e Molise, le uniche due Regioni dell’area Sud e Isole al di sopra del dato medio nazionale.

Classifica delle Regioni
La Valle d’Aosta conferma il primato nazionale nella raccolta pro capite con 9,94 kg di RAEE per abitante. Per valori assoluti, sul podio nazionale spicca la Lombardia con 57.651.698 kg di RAEE raccolti. Nell’area del Centro Italia la Toscana si conferma regione più virtuosa sia per raccolta complessiva, con 24.956.351 kg di RAEE, sia per media pro capite, pari a 6,67 kg/ab. Tra le Regioni del Sud e Isole la Sardegna è in prima posizione nella raccolta pro capite, con circa 7 kg/ab, mentre la Campania registra i più alti quantitativi assoluti con 16.671.107 kg di RAEE, nonostante il calo del 5,82% registrato nel 2017. Nelle ultime posizioni della classifica si trovano Puglia e Sicilia, ancora sotto i 3 kg/ab di media pro capite, risultato ben al di sotto della media nazionale e degli obiettivi di raccolta europei.
Andando ad analizzare la diffusione dei Centri di Raccolta, al primo posto si trovano a pari merito Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta con 20 CdR ogni 100.000 abitanti. La Lombardia vanta il maggior numero di Centri di Conferimento, con 859 Centri di Raccolta (di cui 522 aperti dalla Distribuzione) e 102 Altri Centri.

Dichiara il Presidente Dezio: “Il Centro di Coordinamento RAEE sta lavorando intensamente per il futuro, a partire dall’impegno nel portare a regime le attività previste dall’accordo di programma sul trattamento, che costituisce un elemento di distinzione della filiera dei RAEE. Siamo certi che il Ministero dell’Ambiente non ci farà mancare, ancora una volta, il suo supporto per la redazione del Decreto sull’adeguato trattamento dei RAEE. Altro argomento di un futuro che è ormai un pressante presente per tutti i produttori di apparecchi e per i loro sistemi collettivi, è l’ambito aperto della direttiva europea – prosegue Dezio – Non sappiamo quali e quanti saranno i produttori e i prodotti coinvolti ma come per ogni cambiamento sarà necessario lavorare tutti assieme perché questo porti al raggiungimento dei risultati attesi. Il Centro di Coordinamento è in prima linea per agevolare tutti coloro che si troveranno ad affrontare queste novità”.

www.cdcraee.it

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Building on local climate-energy experience in Energy Union Governance. The ongoing negotiations on Energy Union Governance will soon touch upon the establishment of permanent “Multilevel Climate and Energy Dialogue Platforms”. CEMR, Climate Alliance, Energy Cities, EUROCITIES, ICLEI and E3G published a joint briefing underlining successful practices already adopted in Europe.

Despite the increasing involvement and growing political weight of local actors in European climate and energy discussions, notably through the Covenant of Mayors, these front-runners do not have a permanent political structure which recognises and facilitates their contribution in each Member State.

The European Parliament supports the creation of “Multilevel Climate and Energy Dialogue Platforms” which would help Member States to build their National Plans on the ambition and proven experiences of local authorities. These Platforms would allow a permanent national dialogue between local authorities, civil society organizations, the business community, investors and other relevant stakeholders. All of them would be consulted by national governments when drafting their Integrated National Energy and Climate Plans (NECP) as well as their Long-Term Climate and Energy Strategies, but also in the monitoring and reviewing process.

A permanent dialogue on climate and energy would deliver:
– Continuous political support: the energy transition requires a democratic mandate. This mandate should evolve over time to address new challenges.
– Feedback loops: delivery agents sometimes face unexpected consequences – there should be a feedback loop from them to the policy-makers to help delivering the energy transition and ensure the delivery of the targets.
– Shared responsibility: the Transition is broader and more complex than adopting policies. It is first and foremost a collective journey in which everyone should play a part.
– Better implementation: a continuous dialogue with stakeholders will ensure the adequate and swift implementation of policies.

www.energy-cities.eu

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