Category: Ambiente

RAEE 2017 più 5 percento in Italia. “Rapporto Annuale 2017 sul Sistema di Ritiro e Trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia”, a cura del Centro di Coordinamento RAEE.
Dall’analisi dei dati 2017 emerge un ulteriore rafforzamento della raccolta differenziata di RAEE in Italia: i volumi gestiti sono cresciuti del 4,7% rispetto al 2016, un risultato che conferma il percorso virtuoso intrapreso dal Paese negli ultimi anni e mostra gli effetti positivi delle azioni volte ad incrementare la raccolta previste dagli Accordi di Programma siglati dal Centro di Coordinamento RAEE.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti nella raccolta di RAEE 2017, grazie all’impegno dei Sistemi Collettivi e di tutti i gestori della raccolta, siano essi Comuni, aziende della gestione rifiuti oppure distributori e installatori di apparecchiature elettriche e elettroniche – commenta Giancarlo Dezio, Presidente del Centro di Coordinamento RAEE. “Il quadro è positivo, ma gli obiettivi europei ci incalzano e dobbiamo guardare al futuro. In primis è necessario colmare gli squilibri che ancora persistono nel Paese; gli enti locali sono chiamati ad attuare serie politiche di informazione e infrastrutturazione per supportare la diffusione della cultura della raccolta. Il Sistema RAEE Italia anche nel 2017 ha dato il proprio significativo apporto: i Produttori di AEE, attraverso i Sistemi Collettivi, hanno messo a disposizione quasi 20 milioni di euro tra premi di efficienza, fondo di infrastrutturazione e fondi per comunicazione”.

Dati nazionali Raccolta RAEE 2017
Nel corso del 2017 la raccolta complessiva di RAEE gestita dai Sistemi Collettivi è stata pari a 296.274.320 kg. Un risultato soddisfacente che rafforza il trend di crescita iniziato nel 2014 con un ulteriore aumento annuale del 4,7%, vale a dire oltre 13 milioni di chilogrammi di RAEE raccolti in più rispetto all’anno precedente. Il dato medio pro capite si attesta a 4,9 kg per abitante. La rete di Centri di Raccolta attivi sul territorio nazionale comprende 4.076 strutture, con un ulteriore miglioramento del servizio a disposizione dei Cittadini e Consumatori per il corretto conferimento dei RAEE.

Questi risultati sono il frutto della costante attività di sensibilizzazione volta a diffondere la cultura della raccolta dei RAEE. A questo aspetto si affiancano gli effetti positivi degli importanti Accordi di Programma siglati dal Centro di Coordinamento RAEE nell’ultimo triennio e di una leggera riduzione della dispersione originata dal calo del valore delle materie prime.
Per proseguire il percorso virtuoso intrapreso dall’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi di raccolta europei, l’azione di contrasto alla dispersione e al commercio illegale dei RAEE resta un obiettivo prioritario sia per lo Stato italiano sia per tutto il Sistema RAEE.

La classifica dei 5 Raggruppamenti
All’interno dei Centri di Conferimento, i RAEE sono raccolti in modo differenziato sulla base di cinque Raggruppamenti, che corrispondono alle diverse esigenze di trattamento e riciclo dei materiali contenuti nei rifiuti. Nel 2017 il Raggruppamento 2 (Grandi Bianchi) risulta il più raccolto con oltre 96mila tonnellate di RAEE.
Il dato è positivo per tutte le tipologie di RAEE ad eccezione di R3 (Tv e Monitor) che, coerentemente con l’andamento di questo settore negli ultimi anni, segna un -3,76% rispetto al 2016.
In particolare, nel corso del 2017 R1 (Freddo e Clima) cresce del 5,63%, R2 (Grandi Bianchi) del 7,35%, registrando la performance di raccolta assoluta migliore, R4 (Piccoli Elettrodomestici) presenta un incremento del 9,04% e R5 (Sorgenti Luminose) del 5,69%.

La raccolta nelle Regioni: ancora carenti le infrastrutture nel Sud Italia
Il Rapporto Annuale 2017 registra un andamento della raccolta positivo in tutto il Paese, nonostante permangano differenze evidenti tra le diverse aree territoriali. Nord e Centro rafforzano ulteriormente il dato di crescita della raccolta complessiva rispetto al 2016 e le zone del Sud Italia, in cui si registra ancora una pesante fase di ritardo, mostrano un buon incremento della raccolta che dovrà essere potenziato nel prossimo futuro. La stessa situazione si osserva nella raccolta pro capite, in crescita in tutta Italia.
Nelle Regioni del Nord la raccolta complessiva risulta in aumento del 5,30% rispetto al 2016 e quella media per abitante ammonta a 5,95 kg. Sul dato assoluto tutte le Regioni registrano un segno positivo, tra cui spicca un aumento a doppia cifra in Emilia Romagna (+12,69%). La Valle d’Aosta conferma il suo primato nazionale nella raccolta pro capite con 9,94 kg di RAEE per abitante. Tra le regioni più virtuose si distinguono anche Trentino Alto Adige e Emilia Romagna, con circa 7,2 kg di RAEE raccolti per abitante.
Nel Centro Italia si registra un incremento della raccolta assoluta del 5,58% rispetto all’anno precedente, con dati positivi in tutte le Regioni ad eccezione delle Marche. La media pro capite sale a 4,94 kg di RAEE per abitante, in linea con il dato nazionale. Da segnalare l’ulteriore aumento dei quantitativi assoluti del 10,03% nel Lazio e dell’8,65% in Abruzzo. Nonostante il miglioramento, la media pro capite di entrambe le Regioni si attesta ancora al di sotto della media dell’area geografica di riferimento.

Nel complesso prosegue la fase di crescita della raccolta differenziata di RAEE registrata lo scorso anno nell’area Sud e Isole, anche se con un più timido aumento della raccolta del 2,19%. Tutte le Regioni presentano risultati positivi ad eccezione di Campania e Molise; le migliori performance nell’incremento della raccolta sono attribuibili a Puglia e Calabria, con un aumento rispettivamente del 12,37% e 11,46%. Incrementi anche per Basilicata e Sicilia, anche se non sufficienti. Come sempre spicca la positiva situazione della Sardegna: ad eccezione di quest’ultima regione in tutta l’area i dati sono influenzati da una scarsa diffusione dei Centri di Raccolta, particolarmente carenti in Puglia e Sicilia.
Un quadro quindi, che si conferma anche per la raccolta pro capite, dove spiccano i risultati di Sardegna e Molise, le uniche due Regioni dell’area Sud e Isole al di sopra del dato medio nazionale.

Classifica delle Regioni
La Valle d’Aosta conferma il primato nazionale nella raccolta pro capite con 9,94 kg di RAEE per abitante. Per valori assoluti, sul podio nazionale spicca la Lombardia con 57.651.698 kg di RAEE raccolti. Nell’area del Centro Italia la Toscana si conferma regione più virtuosa sia per raccolta complessiva, con 24.956.351 kg di RAEE, sia per media pro capite, pari a 6,67 kg/ab. Tra le Regioni del Sud e Isole la Sardegna è in prima posizione nella raccolta pro capite, con circa 7 kg/ab, mentre la Campania registra i più alti quantitativi assoluti con 16.671.107 kg di RAEE, nonostante il calo del 5,82% registrato nel 2017. Nelle ultime posizioni della classifica si trovano Puglia e Sicilia, ancora sotto i 3 kg/ab di media pro capite, risultato ben al di sotto della media nazionale e degli obiettivi di raccolta europei.
Andando ad analizzare la diffusione dei Centri di Raccolta, al primo posto si trovano a pari merito Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta con 20 CdR ogni 100.000 abitanti. La Lombardia vanta il maggior numero di Centri di Conferimento, con 859 Centri di Raccolta (di cui 522 aperti dalla Distribuzione) e 102 Altri Centri.

Dichiara il Presidente Dezio: “Il Centro di Coordinamento RAEE sta lavorando intensamente per il futuro, a partire dall’impegno nel portare a regime le attività previste dall’accordo di programma sul trattamento, che costituisce un elemento di distinzione della filiera dei RAEE. Siamo certi che il Ministero dell’Ambiente non ci farà mancare, ancora una volta, il suo supporto per la redazione del Decreto sull’adeguato trattamento dei RAEE. Altro argomento di un futuro che è ormai un pressante presente per tutti i produttori di apparecchi e per i loro sistemi collettivi, è l’ambito aperto della direttiva europea – prosegue Dezio – Non sappiamo quali e quanti saranno i produttori e i prodotti coinvolti ma come per ogni cambiamento sarà necessario lavorare tutti assieme perché questo porti al raggiungimento dei risultati attesi. Il Centro di Coordinamento è in prima linea per agevolare tutti coloro che si troveranno ad affrontare queste novità”.

www.cdcraee.it

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Building on local climate-energy experience in Energy Union Governance. The ongoing negotiations on Energy Union Governance will soon touch upon the establishment of permanent “Multilevel Climate and Energy Dialogue Platforms”. CEMR, Climate Alliance, Energy Cities, EUROCITIES, ICLEI and E3G published a joint briefing underlining successful practices already adopted in Europe.

Despite the increasing involvement and growing political weight of local actors in European climate and energy discussions, notably through the Covenant of Mayors, these front-runners do not have a permanent political structure which recognises and facilitates their contribution in each Member State.

The European Parliament supports the creation of “Multilevel Climate and Energy Dialogue Platforms” which would help Member States to build their National Plans on the ambition and proven experiences of local authorities. These Platforms would allow a permanent national dialogue between local authorities, civil society organizations, the business community, investors and other relevant stakeholders. All of them would be consulted by national governments when drafting their Integrated National Energy and Climate Plans (NECP) as well as their Long-Term Climate and Energy Strategies, but also in the monitoring and reviewing process.

A permanent dialogue on climate and energy would deliver:
– Continuous political support: the energy transition requires a democratic mandate. This mandate should evolve over time to address new challenges.
– Feedback loops: delivery agents sometimes face unexpected consequences – there should be a feedback loop from them to the policy-makers to help delivering the energy transition and ensure the delivery of the targets.
– Shared responsibility: the Transition is broader and more complex than adopting policies. It is first and foremost a collective journey in which everyone should play a part.
– Better implementation: a continuous dialogue with stakeholders will ensure the adequate and swift implementation of policies.

www.energy-cities.eu

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Terra Madre Salone del Gusto. Le famiglie piemontesi in 120 Città di Terra Madre aprono le porte a 2000 delegati.

«Uno dei valori più importanti che distinguono Terra Madre Salone del Gusto è il sentimento di fraterna accoglienza che le comunità piemontesi esprimono durante i cinque giorni della manifestazione torinese. Un’apertura che ci rende profondamente felici.
Questa rete, che voi oggi rappresentate, è la cosa più bella e preziosa del Piemonte perché è una mobilitazione straordinaria, un segno di fraternità universale ed è il segno che Terra Madre ha cambiato non solo il nostro movimento ma anche la realtà di migliaia di comunità in ogni angolo del pianeta.
Ma le comunità di Terra Madre non sono solo quelle che vengono da fuori, sono anche quelle piemontesi, sono quelle di Pecetto, di Moncalieri, sono quelle di 120 città del Piemonte in cui le famiglie ospitano i delegati. Terra Madre è un soggetto politico a tutti gli effetti ed è fortissimo in tutto il mondo.
Quest’anno però dobbiamo registrare alcune perdite: ci mancheranno comunità siriane, curde e quelle di altri Paesi in cui la violenza di guerre e di grandi problemi geopolitici pone queste persone in una situazione di impossibilità, non solo di venire a Terra Madre, ma addirittura di fare il proprio lavoro quotidiano. È questo il dazio più cocente che paga Terra Madre: dobbiamo prendere atto che in questi dieci anni abbiamo perso decine di delegati della Palestina, della Siria, della profonda Africa.
Questo è quello che capita purtroppo, però ci dà anche il senso che siamo veramente presenti in ogni angolo del mondo».

È questo l’appello che Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, ha rivolto ai rappresentanti – sindaci, assessori e referenti territoriali – delle 120 Città di Terra Madre durante il lancio della grande festa per l’accoglienza del delegati in vista di Terra Madre Salone del Gusto, a Torino dal 20 al 24 settembre, organizzato da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino.
Una rete di amministrazioni comunali che nel Torinese, Cuneese, Vercellese, Astigiano e Biellese, insieme alle associazioni di categoria Coldiretti e Cia, si mettono a disposizione con servizi ed eventi di accoglienza e scambio culturale, senza le quali sicuramente Terra Madre Salone del Gusto non sarebbe lo stesso.

Nel 2016, alla settima edizione dell’iniziativa, la macchina dell’ospitalità ha superato ogni aspettativa con oltre 2000 dei 5000 delegati accolti in famiglia.
Solo a Torino oltre 150 famiglie hanno accolto uno o più delegati, ospitandoli per la notte e condividendo con loro piccoli gesti quotidiani, come la colazione, e importanti occasioni di scambio culturale e divertimento, come le cene a tema, la musica o le danze organizzate dalle comunità ospitanti.

Per l’edizione 2018, che ha per tema Food for Change, la rete dell’ospitalità si fa ancora più forte con l’ingresso di nuovi Comuni tra le Città di Terra Madre, il coinvolgimento di nuove realtà come Settimo Torinese, Beinasco, Santena, Cambiano, Carmagnola, Mondovì. Ma anche la volontà di estendere la rete di chi apre le porte della propria casa, in particolare nell’area del torinese dove le famiglie che potranno ospitare passeranno da 150 a 300.

Tra le amministrazioni più attive e presenti all’Agenzia di Pollenzo, la Città di Bra, dove Slow Food ha avuto i natali, rappresentata dall’assessore all’ambiente Sara Cravero, per continuare con la vicina Cavallermaggiore, rappresentata dal sindaco Davide Sannazzaro, e la new entry del 2016 Pecetto, con il primo cittadino Adriano Pizzo, il Pinerolese, esempio di sinergia con dieci comuni coinvolti, raccontato da Carlo Rol, e la veterana Moncalieri con Enzo Bauducco. L’elenco delle città meritevoli è molto più lungo, così come gli episodi simpatici di scambio di opinioni, di abitudini, l’amicizia e la solidarietà che ne sono nati, raccontati anche dal responsabile del progetto di accoglienza Michele Calleri.

Ma Terra Madre Salone del Gusto è possibile solo grazie al grande gioco di squadra che negli anni si è consolidato tra Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino e che permette di progettare e realizzare un evento la cui complessità è enorme, come hanno raccontato nel corso della giornata Daniele Buttignol, segretario generale di Slow Food Italia, e Carla Coccolo, responsabile dell’evento. A conferma di ciò Antonella Parigi, assessore alla Cultura e Turismo, ha evidenziato come la Regione Piemonte sia una delle poche che agiscono sulla base di una visione politica profonda che pervade tutto, anche il cibo che è a pieno titolo annoverato all’interno del patrimonio culturale condiviso.

Attraverso Terra Madre Salone del Gusto il Piemonte esprime un modo di guardare il mondo che non è assolutamente scontato ed è un elemento che ci permette di competere a livello internazionale. Secondo l’assessore, la forza di questa regione è data dall’eroismo dei sindaci dei piccoli borghi e dall’eroismo dei cittadini che fanno molto spesso quello che le istituzioni non riescono a fare, come il lavoro immenso fatto da Slow Food in tutto il territorio piemontese.

Per Alberto Sacco, assessore al Commercio della Città di Torino, l’evento genera economia, ha risvolti incredibili da un punto di vista turistico, confermati da dati secondo i quali Terra Madre porta il nome di Torino e del Piemonte in tutto il mondo, come nessun altro evento. Un progetto totalmente nelle corde dell’amministrazione comunale che quest’anno ancor di più si trova a progettarlo e organizzarlo fin dalle fondamenta, per ripetere quel grande evento diffuso che nel 2016 ha generato quello stupendo entusiasmo dei cittadini torinesi.

Tra le nuove realtà pronte ad accogliere i delegati di Terra Madre nel 2018 c’è l’albergo diffuso di San Salvario, nato da poche settimane per iniziativa di una rete di residenti e gestori di locali del quartiere, che già avevano vissuto l’esperienza di una forte relazione con Terra Madre Salone del Gusto nel 2016.

L’appuntamento con il programma completo di Terra Madre Salone del Gusto è a giugno, con la presentazione ufficiale.

www.terramadre.info

salonedelgusto.com

www.slowfood.it

Francia a basse emissioni. Potrebbe l’intera nazione presto diventare una gigantesca Zona a basse emissioni? I media francesi hanno reso noto che, nel caso di picchi di inquinamento atmosferico, possono essere imposti divieti di circolazione sulla base del bollino Crit’Air anche nell’intero dipartimento della Drôme.
Pertanto, nel prossimo futuro, i divieti di circolazione per i diesel potrebbero essere applicati su larga scala in 24 dipartimenti, poiché in Francia la classe 5 di bollino, che riguarda solo i diesel più datati, sarà esclusa per prima dalla circolazione.
I francesi sono invitati ad acquistare il bollino in ogni caso.
La Francia avrà presto più zone ambientali della Germania?

L’inquinamento atmosferico è più intenso nei mesi invernali, poiché le condizioni meteorologiche favoriscono la concentrazione di inquinanti. Ciò è stato riscontrato in molte parti della Francia, dove si sono verificati di recente picchi di inquinamento atmosferico nei dipartimenti del Nord, dell’Alsazia e del Loiret.

Inoltre, la Commissione europea ha avviato procedure di infrazione nei confronti di alcuni paesi che hanno superato da tempo i valori limite consentiti. Tra l’altro, la Germania e la Francia sono state convocate a giustificare le loro violazioni dei valori limite a tutela dell’aria. Nicolas Hulot, Ministro dell’Ambiente francese, ha quindi invitato le città ad elaborare rapidamente piani per un’aria pulita e a presentare misure concrete entro la fine di marzo 2018.
Per tale motivo, sono previste a breve termine ulteriori zone ambientali in Francia.

Possibili divieti di circolazione da un giorno all’altro
Si è già osservata una tendenza da parte di un numero crescente di dipartimenti a includere il bollino Crit’Air nelle misure da adottare in caso di picchi di inquinamento atmosferico. Se l’inquinamento prodotto dalle emissioni di polveri sottili, ossido di azoto od ozono fosse particolarmente elevato in queste aree, potrebbero essere imposti improvvisamente divieti di circolazione per determinate categorie EURO con un preavviso di un giorno.

La particolarità delle nuove zone consiste nel fatto che, sebbene sia stato sancito che i divieti di circolazione possono essere dichiarati in caso di inquinamento molto elevato, non esistono tuttavia aree predefinite all’interno della zona in cui sono previsti tali divieti. L’area interessata è determinata individualmente ed è valida solo durante un picco di inquinamento atmosferico!

crit-air.fr

Strategie rigenerazione patrimonio industriale. Creative factory, Heritage telling, Temporary Use, Business Model. Cultura d’impresa e creatività sono motori di sviluppo per il territorio e di rigenerazione urbana. Un doppio sguardo aperto sulle nuove strategie di valorizzazione del patrimonio industriale: il ruolo di musei e archivi d’impresa e i progetti di recupero e rivitalizzazione di ex aree industriali.

Presentazione del volume ” Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale” a cura di Manuel Ramello e Cristina Natoli, edizione Edifir

Intervengono
Antonio Calabrò, Vice Presidente Assolombarda e Direttore Fondazione Pirelli

Marco Montemaggi, Consigliere Museimpresa e Docente di Heritage Marketing

Carolina Lussana, Direttore Fondazione Dalmine

Giovanni Luigi Fontana, Presidente AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale

Manuel Ramello, Docente al Master in conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale – Università degli Studi di Padova

Cristina Natoli, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli

Ingresso gratuito

Evento in collaborazione con AIPAI, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza

Mercoledì 14 marzo 2018 – Assolombarda Confindustria Milano Monza Bianza – VIia Chiaravalle 8 – Milano
Sala Falck – Ore 17.30

www.museimpresa.it

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Climate change: imprese impreparate. Secondo una recente indagine DNV GL, le aziende sono ancora impreparate ad adattarsi ai cambiamenti climatici nonostante l’esposizione a rischi meteorologici estremi.

Un nuovo sondaggio internazionale condotto da DNV GL, ente di certificazione leader a livello mondiale, con il supporto di GFK Eurisko, indaga se e in quale misura le aziende siano resilienti ai cambiamenti climatici.
Lo studio ha coinvolto più di 1.200 professionisti provenienti da Europa, Asia e America.

“Le aziende hanno già evidenza degli impatti generati dai cambiamenti climatici sulle proprie operazioni o riconoscono che vi sia un alto rischio di conseguenze imminenti. Nonostante ciò, si registra una mancanza di proattività, con solo una minoranza di imprese che sta portando avanti iniziative che mirano all’adattamento o ad aumentare la resilienza. Stanno sottovalutando quanto possano essere dirompenti gli impatti e quanto sia urgente affrontare questo problema?
è la domanda che pone Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance.

Quasi tutte le imprese coinvolte nel sondaggio hanno menzionato almeno un rischio legato al clima che ritengono potrà avere un impatto diretto o indiretto sulla propria attività. Le maggiori preoccupazioni sono legate agli aumenti di temperatura/ondate di calore (55%), alle tempeste (44%) e alle alluvioni (38%). Le preoccupazioni variano in base alla collocazione geografica. Ad esempio, in America Centrale e Meridionale e in Europa, 6 aziende su 10 indicano l’aumento delle temperature e le ondate di calore come rischio predominante, mentre 6 su 10 in Nord America vedono nelle tempeste la minaccia principale.

Gli impatti sono già in atto
Le aziende si aspettano che gli impatti generati dai cambiamenti del clima influenzino la loro attività entro pochi anni. Solo un’azienda su otto crede che avverrà tra più di 10 anni e oltre una su quattro dichiara che un’area della propria value chain ne ha già risentito. Tuttavia, solo il 25% ha già adottato misure di adattamento o di resilienza. Le grandi aziende, invece, sembrano essere più avanti nel percorso di adattamento, con il 40% che ha già implementato o ha in corso iniziative su questo fronte.

“Una percentuale esigua rispetto alla gravità delle minacce che le imprese si trovano ad affrontare. Sembra, inoltre, esserci confusione tra azioni di adattamento ai cambiamenti climatici e azioni di mitigazione, dato che più del 43% delle imprese coinvolte menziona iniziative che rientrano nella definizione più ampia di resilienza climatica. Gli sforzi di mitigazione sono cruciali per ridurre le emissioni di gas serra, ma da soli non consentiranno a un’azienda di adattarsi ai cambiamenti climatici o di sviluppare resilienza. C’è, dunque, un enorme potenziale per accrescere la consapevolezza e la preparazione delle aziende nella gestione degli effetti dei cambiamenti climatici“, spiega Luca Crisciotti.

Imprese motivate da fattori esterni
I risultati suggeriscono che le imprese siano solo all’inizio del proprio percorso per affrontare l’adattamento e la resilienza ai cambiamenti climatici. Fattori esterni come leggi e regolamenti (50%) ed esigenze/richieste da parte dei clienti (43%) sono in cima alla lista delle ragioni che spingono le aziende all’azione. Tuttavia, la salvaguardia dell’impresa stessa, le preoccupazioni dell’opinione pubblica, unite alla responsabilità sociale, nonché alla volontà di garantire la continuità operativa vengono subito dopo.
Lo studio ha anche identificato un piccolo gruppo di aziende, definite “leader”, che si distinguono come capofila sia per aver implementato azioni di adattamento o di resilienza, sia per aver ottenuto punteggi più alti su ogni aspetto considerato. Per questo gruppo di imprese, garantire la continuità operativa (55%) è un fattore che spinge all’azione tanto quanto le leggi e i regolamenti (53%). La metà circa delle aziende leader è mossa anche dalla convinzione che potrà beneficiare da queste azioni anche in termini di vantaggio competitivo e di creazione di valore (35%).

Luca Crisciotti aggiunge: “Da una parte, i leader mostrano che c’è un’opportunità: per adattarsi e costruire resilienza, guadagnando al contempo vantaggio competitivo. Dall’altra parte, l’indagine sottolinea la necessità di lavorare per aumentare la consapevolezza e la comprensione dell’importanza dell’adattamento e del rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici. Il nostro suggerimento è quello di iniziare da un assessment dei rischi e delle vulnerabilità e dalla definizione di un approccio strategico per affrontarli“.

METODOLOGIA E CAMPIONE
– Il sondaggio è stato realizzato nel giugno 2017 su un campione di 1.241 professionisti in aziende di diversi comparti dei settori primario, secondario e terziario in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia. Le aziende italiane partecipanti sono 148.
– Il campione è costituito da clienti di DNV GL – Business Assurance e non è statisticamente rappresentativo delle aziende del mondo.
– Il questionario è stato somministrato con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).
– Il campione comprende 161 aziende definite LEADER.
La classificazione nella categoria LEADER si basa sul possesso di una serie di caratteristiche definite da DNV GL – Business Assurance.

DNV GL è uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale. Aiuta le aziende a garantire l’efficienza delle proprie organizzazioni, nonché di prodotti, personale, strutture e catene di fornitura attraverso servizi di certificazione, verifica, valutazione e formazione, affiancandole per consolidare performance aziendali sostenibili e alimentare la fiducia da parte degli stakeholder.
DNV GL opera in oltre 100 paesi attraverso professionisti impegnati ad assistere con dedizione i propri clienti per rendere il mondo più sicuro, smart e verde.

www.dnvgl.com

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Biogas e biometano: rivoluzione agricola per fermare il cambiamento climatico. CIB, il Consorzio Italiano Biogas dedica la quarta edizione di Biogas Italy alla lotta al cambiamento climatico. L’evento annuale di CIB, organizzato in collaborazione con Ecomondo Key Energy, si terrà i prossimi 14 e 15 febbraio a Roma al Nazionale Spazio Eventi – Rome Life Hotel, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di MiSE, MiPAAF e MATTM. Nel corso della due giorni di summit interverranno i massimi esperti nazionali e internazionali del settore – imprenditori, ricercatori, politici, associazioni ambientaliste e di categoria – per fare il punto su energia, agricoltura e sviluppo sostenibile.

Il cambiamento climatico si manifesta con fenomeni sempre più gravi e rende urgente una rivoluzione energetica. Malgrado il grande sviluppo tecnologico, l’energia prodotta da fonti eoliche e solari non è programmabile e risulta, da sola, insufficiente ad alimentare una transizione ad un sistema elettrico 100% rinnovabile. Esistono, inoltre, ambiti dell’economia difficilmente elettrificabili: i trasporti pesanti, i macchinari industriali, i trasporti navali e aeri, l’agricoltura.

L’Italia dispone di un bacino energetico ancora quasi totalmente inutilizzato e complementare con le altre rinnovabili: il biometano – spiega Piero Gattoni, presidente del CIB – una bioenergia programmabile e dai costi comprimibili, che può avere un ruolo importante nel decarbonizzare la nostra economia, sfruttando nel contempo le infrastrutture di distribuzione già esistenti e operando un efficace greening della rete del gas”.
CIB stima che la produzione di biometano possa raggiungere in Italia i 10 miliardi di m3 al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole, pari a circa il 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale.

Per liberare le potenzialità di questa risorsa 100% Made in Italy e per difendere l’intera filiera agricola e industriale – continua il presidente CIB Gattoni – va velocizzata la procedura di valutazione del decreto biometano da parte della Commissione Europea. E’ urgente, inoltre, che l’esecutivo uscente emani i DM attuativi necessari per lo sviluppo delle fonti rinnovabili per gli anni 2017-2020, dando seguito alla promessa di portare a termine il lavoro entro la fine della legislatura e chiudendo così un percorso che dura da oltre un anno e mezzo. In particolare – chiarisce Gattoni – è necessario supportare lo sviluppo di piccoli impianti di biogas, specialmente quelli a servizio delle aziende zootecniche, per permettere di mitigare gli impatti ambientali e di accrescere la competitività del settore primario”.

La via italiana al biogas/biometano passa attraverso la diffusione del modello Biogasfattobene®, un protocollo elaborato dal CIB che definisce un approccio sostenibile all’agricoltura grazie all’impianto biogas e che mira a produrre energia, biocarburante avanzato, alimenti e foraggi non in competizione tra loro. E’ anche grazie a questa specificità che l’agricoltura italiana sta diventando un modello internazionale da studiare e replicare.

A questo proposito, il giorno 14 febbraio, un team di esperti internazionali coordinati dal professor Bruce Dale della Michigan State University, indagherà l’esportabilità nel resto del mondo delle best practices italiane.

Il ruolo del gas come strumento di greening della nostra economia verrà invece approfondito mercoledì 15 febbraio da uno studio commissionato da Gas for Climate, consorzio europeo formato da distributori di gas e organizzazioni di rappresentanza del gas rinnovabile, ed elaborato da Ecofys, società di consulenza energetica e climatica leader a livello internazionale, che ricostruirà uno scenario di sostenibilità al 2050, calcolando anche il risparmio economico che si potrà ottenere con l’uso del gas rinnovabile nel processo di decarbonizzazione del sistema energetico europeo. In concomitanza con la presentazione verrà lanciato il sito internet di Gas for Climate.

Ai lavori prenderanno parte, tra gli altri, anche esponenti di ARERA – Autorità per la Regolazione di Energia Reti e Ambiente, MATTM (Ministero dell’Ambiente), MiPAAF (Ministero Politiche Agricole), Confagricoltura, Confindustria, Coldiretti, Farm Europe, Federbio, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, FCA, CNH Industrial, SNAM e TERNA. In attesa di conferma la presenza del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e di un esponente del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il CIB è un consorzio nazionale che rappresenta tutta la filiera del biogas agricolo, dai produttori di biogas, ai produttori di impianti e servizi per la produzione di biogas e biometano. I suoi obiettivi sono la promozione, la diffusione e il coordinamento delle attività di tutto il settore del biogas in Italia. Il CIB promuove attivamente il modello del Biogasdoneright® o Biogasfattobene® come modello sostenibile e concreto per la produzione di alimenti, foraggi ed energia che nel contempo permette la decarbonizzazione del settore agricolo. Attualmente il CIB conta quasi 800 aziende associate e più di 440 MW di capacità installata.

www.biogasitaly.com/programma

www.consorziobiogas.it

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Corporate Responsibility for Climate. The world’s first ever national inquiry into the responsibility of the fossil fuel industry for the human rights impacts resulting from climate change hits and important milestone in the Philippines on 11 December – one day after Human Rights Day (10 December). Companies, including ExxonMobil, Shell, BP, Chevron, ConocoPhillips, Suncor and Repsol, are being asked to explain their role in making climate change worse.
The investigating body, the Commission on Human Rights of the Philippines, sent Notices in October requesting the companies to attend the 11 December meeting to discuss and agree on how the investigation will be conducted, as well as evidence submission and witnesses (1). The investigation will intensify in 2018 and has the potential to shift global understanding of corporate responsibility for climate change.

“Many homes were destroyed during typhoon Yolanda and people died – including some I knew,” said Isagani Serrano, president of the Philippine Rural Reconstruction Movement (PRRM), an organisation that provides support in the aftermath of disasters and one of the petitioners. “We hope CEOs of these companies look deep within their hearts and see how their profit harms people and the planet.”

Filipino typhoon survivors, other communities suffering the impacts of climate change, and civil society organisations, including Greenpeace Southeast Asia (Philippines), petitioned the Commission for the investigation in 2015 (2), two years after super-typhoon Yolanda (Haiyan) claimed the lives of more than 6,300 people and affected millions of others who have yet to recover (3).

“International Human Rights Day should remind these companies why it’s important that they participate in the national inquiry. Extreme weather fuelled by climate change is making life worse for people on the frontlines of climate change,” said Yeb Saño, Executive Director of Greenpeace Southeast Asia, who is also a petitioner in the investigation.

Their basic rights to food, water, shelter, health, and even life are under threat. People have rights, states have duties, and companies have responsibilities to respect these rights. No oil, gas, or coal company has a right to pollute the climate, and those that undermine, threaten, and violate human rights must be held accountable.”

The national inquiry in the Philippines is an opportunity to set the record straight on climate change and make sure these companies are as committed as society needs them to be to phasing out fossil fuels and ensuring that our future is powered by 100% renewable energy,” said Saño.

The Philippines national inquiry is one of a wave of people-powered legal actions taking place around the world. Greenpeace Nordic and Nature and Youth in Norway, young people in the US, senior women in Switzerland, a Peruvian farmer in Germany, a law student in New Zealand, and many others, are taking legal action to seek protection from climate change.

The day before the Manila meeting is a very important day for all of humanity. 10 December is International Human Rights Day and the start of the one-year lead up to the 70th anniversary of the UN General Assembly’s adoption of the Universal Declaration of Human Rights in 1948.

www.greenpeace.org

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Obiettivi rinnovabili a rischio. La transizione verso le energie rinnovabili è troppo lenta perché l’Europa possa raggiungere gli obiettivi comuni prefissati al 2030. Secondo l’ultimo report di Roland Berger Power to the People – The Future of Europe’s Decentralized Energy Market, gli obiettivi possono essere perseguiti solo con la messa a punto di una regolamentazione unica e condivisa
In questo scenario normativo, la tecnologia con la decentralizzazione dei sistemi energetici può essere il fattore vincente al centro della prossima rivoluzione “verde” .

La transizione verso le energie rinnovabili procede troppo lentamente perché l’Europa possa raggiungere gli obiettivi ambientali prefissati al 2030, ossia il 27% di quota “verde” sul totale fabbisogno energetico del continente. Parola della società di consulenza strategica Roland Berger che nello studio Power to the People – The Future of Europe’s Decentralized Energy Market mette nero su bianco i limiti di un mercato tra i più strategici a livello UE.
E avverte: sarà pressoché impossibile per l’Europa garantire forniture energetiche rispettose dell’ambiente, affidabili ed economiche in assenza di un mercato unico e stabile.

Regolamentazione unica
Ed è proprio questo il punto. Oggi ogni Stato membro dell’Unione europea è responsabile delle proprie politiche energetiche e le diverse strategie messe in campo da ciascun Paese mettono di fatto in pericolo gli obiettivi climatici prefissati a livello UE. Impedendo di beneficiare di fattori altrimenti più che favorevoli alla diffusione delle energie green…

Roland Berger
Fondata nel 1967 in Germania, Roland Berger è la società di consulenza strategica di origine europea leader nel mondo. Con oltre 2.400 dipendenti in 34 Paesi opera in tutti i principali mercati internazionali attraverso 50 uffici. Il motto è: navigating complexity. Perché da 50 anni Roland Berger supporta i propri clienti nell’identificare e implementare le giuste strategie per un successo duraturo.

www.rolandberger.com

Circular Economy Startup Initiative: Intesa Sanpaolo and Ellen MacArthur Foundation introduce the upcoming investment forum “Circular Economy Startup Initiative”, to highlight the opportunity of innovative applications in the Food industry for Circular Economy – a €1.8 trillion annual potential for Europe1.

The event will take place during the morning of November 24, 2017 in the Innovation Center of Intesa Sanpaolo – London Hub.

After the great success of the conferences held in November 2016 on financing solutions, and in May 2017 on disruptive materials, this third edition will focus on Circular Economy innovative technologies and business models for the Food industry.

The topic will be debated with a group of Corporate experts, followed by a distinctive selection of Circular Emerging Startup pitches.

During the event you will have the chance to:
– Learn about innovative circular materials and disruptive startups reshaping our future
– Increase the resilience of your investment portfolio with Circular Economy insights
– Deepen the impact of processes and new business models such as design for remanufacturing, products-as-a-service and raw materials procurement

Participation is free of charge, seat availability is limited to 80 places.
To participate, please register on Circular Economy Startup Initiative/registration.

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