Category: Ambiente

Climate Week a New York City. Il Sindaco de Blasio e NYC & Company, ente del turismo di New York City, hanno annunciato che la Climate Week tornerà a New York City dal 24 al 30 settembre 2018. Organizzata dalla associazione no-profit internazionale The Climate Group, la Climate Week NYC coinvolgerà leader internazionali dei settori pubblico, privato e governativo che si incontreranno per discutere dell’azione globale per il clima a New York City, con il supporto di NYC & Company.

“Siamo onorati di ospitare per il 10° anno consecutivo The Climate Group e la Climate Week NYC”, afferma il Sindaco Bill de Blasio. “Qui a New York, stiamo intervenendo con decisione nelle questioni climatiche. Attraverso la strategia innovativa OneNYC e l’ambizioso Piano 1.5°C, la nostra città si sta impegnando per raggiungere i più alti obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima. Stiamo dismettendo i combustibili fossili, abbiamo imposto che i nostri edifici più grandi riducano le emissioni e stiamo investendo in veicoli elettrici. Attraverso gli investimenti in resilienza e sostenibilità, stiamo costruendo una città migliore per tutti”.

“La Climate Week NYC è la più grande climate week del mondo e si svolge in contemporanea con l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. E’ uno dei summit principali nel calendario internazionale e dal suo lancio nel 2009 ha fatto avanzare l’azione per il clima”, afferma Helen Clarkson, CEO di The Climate Group. “Siamo emozionati di presentare la 10a edizione di Climate Week NYC e di apparire sul palcoscenico mondiale per continuare a portare le questioni climatiche in cima all’agenda globale”.

“Il nostro obiettivo è quello di fare leva sui significativi sforzi della città a favore della sostenibilità per posizionare New York City come la “capitale di un mondo responsabile”, afferma Fred Dixon, Presidente & CEO of NYC & Company. “La Climate Week NYC rappresenta una fantastica piattaforma per coinvolgere la nostra città e il mondo intero sulle tematiche legate al clima e per mostrare le buone pratiche che già sono in atto a NYC a salvaguardia del pianeta, dai nostri parchi, che stanno diventando completamente pedonali e ciclabili, all’apertura di una grande fattoria urbana sul tetto del Jacob K. Javits Convention Center, fino all’impegno dei numerosi hotel che hanno aderito alla Carbon Challenge della città”.

Secondo le stime, la Climate Week NYC coinvolgerà circa 10.000 persone da 40 paesi, che potranno partecipare agli oltre 150 eventi in programma, tra cui panel, concerti, mostre e seminari. Alla cerimonia di apertura del 24 settembre al The Times Center di Manhattan interverranno importanti relatori e dignitari come Patricia Espinosa, Segretario Esecutivo della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Edmund G Brown, Governatore della California e il Presidente di Haiti Jovenel Moïse.

Oltre alla Climate Week NYC, New York City continua ad attrarre eventi di alto profilo e su larga scala tra cui il WorldPride in 2019. Questi eventi monumentali supporteranno il numero record di visitatori della città che nel 2017 ha accolto 62,8 milioni di turisti.

“New York City è entusiasta di ospitare la 10a edizone annuale della Climate Week e di mostrare il ruolo di leadership dei sui cinque distretti sulle questioni climatiche”, commenta Daniel Zarrilli, Senior Director of Climate Policy and Programs di NYC e Chief Resilience Officer. “In assenza di una leadership federale a Washington, diverse città statunitensi si stanno muovendo per raggiungere gli ambiziosi obiettivi dell’Accordo di Parigi. Qui a NYC, la nostra strategia comprensiva OneNYC prevede tra le altre cose l’accelerazione del processo di riduzione di GES e la dismissione dei combustibili fossili. Vorrei congratularmi con The Climate Group per aver creato nell’ultimo decennio una piattaforma efficace e di successo per l’azione per il clima e siamo pronti a proseguire questa collaborazione per altri 10 anni”.

“A partire dalla protezione delle nostre coste, edifici ed infrastrutture per rendere i quartieri più sicuri e vivibili, New York City si batte per affrontare il cambiamento climatico in maniera decisa e per proteggere la città e i suoi cittadini dai rischi associati”, aggiunge Jainey Bavishi, Direttore del Mayor’s Office of Recovery and Resiliency. “La Climate Week NYC mette insieme alcuni dei più grandi innovatori provenienti da tutto il mondo per fare proprio questo”.

“Il cambiamento climatico è qui e questo momento richiede un’azione decisiva, ambiziosa e collaborativa”, afferma Mark Chambers, Direttore del Mayor’s Office of Sustainability. “La Climate Week NYC è un’opportunità per motivarci e incoraggiarci a trovare le soluzioni necessarie”.

“Come membro democratico del Comitato del Senato dello Stato per l’Energia e le Telecomunicazioni, sono felice di celebrare la Climate Week NYC. E’ una grande iniziativa e un modo efficace per coinvolgere tutti gli stakeholder nel lavoro di protezione dell’ambiente”, afferma il Senatore Kevin Parker.

Una nuova generazione di hotel sostenibili
La scena alberghiera in continua evoluzione di New York City accoglie pratiche e design ecologici. Nel complesso, 19 proprietà hanno aderito alla NYC Carbon Challenge. 1 Hotel Brooklyn Bridge ha aperto nel 2017 ed è parte del brand eco-friendly 1 Hotels. Il Grand Hyatt New York e il Peninsula New York hanno promesso di ridurre il loro impatto ambientale attraverso miglioramenti come boiler ad alta efficienza e illuminazione LED.
The Pierre partecipa al programma EarthCheck, che misura l’impatto di una proprietà sull’ambiente, mentre il boutique hotel Crosby Street Hotel è stato il primo edificio della città ad ottenere la certificazione LEED Oro.

Conservazione dei parchi e orticoltura
Dal giugno 2018, Central Park, il più celebre parco al mondo visitato ogni anno da oltre 42 milioni di persone, ha bandito l’accesso alle auto, così come Prospect Park a Brooklyn. Sospesa sulle strade della città, la High Line, una linea ferroviaria dismessa riconvertita in un’oasi orticola, è stata aperta in diverse fasi a partire dal 2009 e rappresenta da allora un habitat per uccelli, insetti e umani alla ricerca di un luogo dove fare una pausa.
Presso Battery Park City, gli orticoltori curano il parco del quartiere evitando l’utilizzo di pesticidi e impiegano il compostaggio su langa scala. Questa estate, inoltre, sono stati inaugurati nuovi spazi verdi in città come Hunter’s Point South a Long Island City, Domino Park a Williamsburg e Pier 3 al Brooklyn Bridge Park.

Tetti verdi e fettorie urbane
Il Jacob K. Javits Convention Center ospita un tetto verde di oltre 27.000mq che è stato completato nel 2014 e che attrae fauna selvatica, provvede all’isolamento dell’edificio riducendo la dispersione di energia del 26% e assorbe l’acqua piovana.
L’ultima iniziativa del centro è quella di realizzare una fattoria urbana di 4.000mq sul tetto con l’intenzione di coltivare prodotti alimentari da servire ai delegati di fiere e congressi.

In cima al Barclays Center di Brooklyn, famoso per i suoi eventi sportivi e concerti, si trova un tetto verde di oltre 12.000mq a cui se ne aggiunge un secondo a spiovente sull’ingresso della metropolitana. Brooklyn Grange alleva le api in maniera naturali in oltre 30 arnie sul tetto e gestisce le due più grandi aziende agricole urbane del mondo a Long Island City nel Queens e all’interno del Brooklyn Navy Yard.

The New York Botanical Garden, nel Bronx, ha lanciato la scorsa primavera la sua Edible Academy. Si tratta di un campus di oltre 12.000 mq comprensivo di un tetto verde, una cucina per dimostrazioni, un laboratorio di tecnologia, una serra, un padiglione solare, orti, spazi per programmi educativi e spettacoli e molto altro.
Realizzato nel 2012 per educare e stimolare la comunità locale, la Heritage Farm di oltre 10.000 mq all’interno dello Snug Harbor di Staten Island produce frutta e verdura fresche in maniera eco-sostenibile. Nel 2017, lo staff di Heritage Farm ha lavorato con oltre 100 volontari e ha incontrato oltre 2.280 bambini realizzando programmi educativi su agricoltura sostenibile, risorse alimentari e biologia vegetale.

Roosevelt e Governors Island
Roosevelt Island ospita il campus Cornell Tech, che comprende edifici sostenibili all’avanguardia, il Bloomberg Center a consumo zero e “The House”, la più grande struttura di “casa passiva” con certificazione LEED Platino.
Su Governors Island si trovano fattorie urbane con capre, un centro di compostaggio e il Billion Oyster Project, un’iniziativa educativa per il ripristino dell’ecosistema che comprende già 25 milioni di ostriche (arriveranno a 1 miliardo entro il 2035) per la filtrazione dell’acqua del Porto di New York.

Certificazione LEED alle principali attrazioni della città
Gli edifici della città con certificazione LEED sono modelli di architettura urbana sostenibile. Nel 2009, l’Empire State Building è stato protagonista di una trasformazione in chiave green, mentre il One World Trade Center è uno dei più alti grattacieli al mondo con certificazione LEED.
Presso Hudson Yards, il più grande sviluppo immobiliare della storia degli Stati Uniti, sono presenti oltre 56.000 mq di giardini e spazi pubblici, infrastrutture per il riciclo di oltre 37 milioni di litri di acqua piovana all’anno e una centrale
elettrica in loco iperefficiente. Il primo edificio completato del distretto, 10 Hudson Yards, è certificato LEED Platino.

Il Brooklyn’s Children’s Museum, realizzato nel 2008, si è aggiudicato la certificazione LEED Argento per la produzione di energia solare, i pavimenti in gomma riciclata e il sistema di riscaldamento e raffreddamento geotermale. Il museo insegna inoltre ecologia ai bambini attraverso le sue mostre.
The Whitney Museum of American Art ha ottenuto la certificazione LEED Oro per le sue misure volte al risparmio di energia, I’utilizzo di materiali riciclati per la sua costruzione e il tetto verde che ospita due alveari.

Un esempio dell’impegno verso la sostenibilità dell’industria del teatro di NYC è la creazione della The Broadway Green Alliance.

NYC & Company è l’organizzazione ufficiale per la città di New York di destination marketing i cui obiettivi principali sono la massimizzazione delle opportunità turistiche nei cinque distretti, lo sviluppo economico e la diffusione dell’immagine della città di New York nel mondo.

nycgo.com

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DNV GL Energy Transition Outlook. The world’s energy demand will peak in 2035 prompting a reshaping of energy investment.

Since the Industrial Age, economic growth and energy usage have grown hand in hand but that relationship is set to decouple definitively in 2035 when energy demand will start to drop and GDP continues to rise.

“The attention of boardrooms and cabinets should be fixed on the dramatic energy transition that is unfolding. As money and policy increasingly favour gas and renewables, the rapidly electrifying energy system will deliver efficiency gains that outpace GDP and population growth. This will result in a world needing less energy within half a generation from now,” said Remi Eriksen, Group President and CEO of DNV GL. “The transition is undeniable. Last year, more gigawatts of renewable energy were added than those from fossil fuels and this is reflected in where lenders are putting their money.”

Fossil fuels will play an important if reduced role in our energy future with its share of the energy mix set to drop from around 80% today to 50% by the middle of the century, with the other half provided by renewables. Natural gas will become the single largest source in 2026 and it will meet 25% of the world’s energy needs by 2050. Oil will peak in 2023 and coal has already peaked. Solar PV (16% of world energy supply) and wind (12%) will grow to become the most significant players amongst the renewable sources with both set to meet the majority of new electricity demand.

The electrification trend is already enveloping the automotive industry. By 2027 half of new cars sold in Europe will be battery powered and the same will be true five years later in China, India and North America. This will contribute to an overall reduction in the transport sector’s share of global energy demand from 27% to 20% by 2050.

The reduced requirement for energy will be reflected in investment with overall expenditure set to drop to 3.1% of global GDP from 5.5% today. As fossil fuels will have a smaller slice of a smaller pie, spending will fall by around a third to USD 2.1 trillion. This will be offset by the tripling of both renewables (USD 2.4 trn) and grid expenditure (USD 1.5 trn). The nature of the spending will also alter with wind and solar projects typically requiring greater upfront CAPEX and then less operating expenditure, the opposite to oil and gas.

The planet is set to warm beyond the 2 degree limit as set by the Paris Agreement, although the affordable nature of the energy transition means there is capital available for extraordinary measures to further reduce carbon emissions. There is no silver bullet and energy efficiency, renewables and carbon capture and storage (CCS) must all be ramped up to combat climate change.

“We need to capitalize on the affordability of the energy transition and take extraordinary measures to create a sustainable future. We have a window of opportunity to increase energy efficiency, renewable energy and carbon capture and storage to meet the Paris Agreement but we must act now,” said Eriksen.

DNV GL serves both the renewables and oil & gas industries and the Energy Transition Outlook has become a leading impartial voice on the energy future. In its second year, the model has been refined further and has produced a more aggressive electrification forecast (45% of energy demand by carrier versus 40%) whilst the total energy demand is slightly higher (6%).

How is the Energy Transition Outlook derived?
DNV GL has designed a model of the world’s energy system encompassing demand and supply of energy globally, and the use and exchange of energy within and between ten world regions. The core of this is a system-dynamics feedback model. The model incorporates the entire energy system — from source to end use — and simulates how its components interact.

DNV GL is a global quality assurance and risk management company. Driven by our purpose of safeguarding life, property and the environment, we enable our customers to advance the safety and sustainability of their business. Operating in more than 100 countries, our professionals are dedicated to helping customers in the maritime, oil & gas, power and renewables and other industries to make the world safer, smarter and greener.

DNV GL Energy Transition Outlook rivela che nel 2035 il picco nella domanda mondiale spingerà a rimodellare gli investimenti energetici.

A partire dal 2035 la spesa mondiale in energia in rapporto al volume dell’economia è destinata a rallentare bruscamente: lo rivela l’Energy Transition Outlook di DNV GL. Lo storico cambiamento nella domanda energetica è in gran parte da ascrivere alla rapida elettrificazione e al conseguente maggiore efficienza. La decarbonizzazione del mix energetico si rifletterà nelle tendenze d’investimento, che entro il 2050 vedranno triplicare le somme investite in rinnovabili. Mentre quelli relativi alle fonti fossili si ridurranno di un terzo . Nel complesso, l’incidenza della spesa energetica sul PIL scenderà così rapidamente che entro la metà del secolo il mondo spenderà il 44% in meno rispetto a oggi.
E se a partire dalla rivoluzione industriale crescita economica e utilizzo dell’energia sono cresciuti in parallelo, questa relazione è destinata a interrompersi definitivamente nel 2035, quando la domanda energetica comincerà a scendere mentre il PIL continuerà ad aumentare.

“L’impressionante transizione energetica che sta iniziando a svilupparsi dovrebbe attirare maggiormente l’attenzione dei vertici pubblici e privati. Mentre gli investimenti e le politiche favoriscono sempre più il gas e le rinnovabili, la rapida elettrificazione del sistema energetico apporterà guadagni di efficienza a tassi che supereranno quello del PIL e della crescita demografica. Nel giro di mezza generazione da oggi, il risultato sarà un mondo che ha bisogno di molta meno energia,” afferma Remi Eriksen, Group President e CEO di DNV GL. “La transizione è innegabile. L’anno scorso sono stati aggiunti più gigawatt di nuova energia da fonti rinnovabili che fossili e questo si riflette negli orientamenti degli investitori.”

In futuro i combustibili fossili continueranno a rivestire un ruolo importante, ma ridotto rispetto a oggi, e si prevede che la loro quota nel mix energetico scenderà dall’attuale 80% al 50% entro la metà del secolo, mentre l’altra metà sarà fornita dalle rinnovabili. Il gas naturale diventerà la singola fonte di energia più importante entro il 2026 e soddisferà il 25% dei bisogni energetici mondiali entro il 2050. Il petrolio raggiungerà il picco massimo nel 2023, mentre il carbone lo ha già raggiunto. Il solare fotovoltaico (16% dell’offerta energetica mondiale) e l’eolico (12%) cresceranno fino a diventare gli attori più significativi tra le fonti rinnovabili e insieme arriveranno a soddisfare la maggior parte della nuova domanda di energia elettrica.

La tendenza all’elettrificazione sta già conquistando il settore automobilistico. Entro il 2027 metà delle nuove auto vendute in Europa sarà alimentata a batteria e lo stesso traguardo sarà raggiunto cinque anni più tardi in Cina, India e Nord America, traducendosi in una riduzione complessiva dal 27% al 20% nella quota di domanda energetica dovuta al settore trasporti.

La minore richiesta di energia si rifletterà anche sugli investimenti, dove si prevede che la spesa complessiva scenderà al 3,1% del PIL globale rispetto al 5,5% attuale. Dato che i combustibili fossili rappresenteranno una fetta più piccola di una “torta” a sua volta ridotta, la spesa crollerà di circa un terzo, a quota 2.100 miliardi di dollari. Una riduzione compensata da una crescita tripla delle somme destinate tanto alle rinnovabili (2.400 miliardi di dollari) quanto alla rete (1.500 miliardi di dollari).

Si prevede inoltre che il pianeta si riscalderà oltre il limite dei due gradi previsto dall’Accordo di Parigi, ma in compenso l’economicità della transizione energetica renderà disponibili i capitali necessari a implementare misure straordinarie per ridurre ulteriormente le emissioni carboniche: non esiste infatti una singola “arma definitiva” e per combattere il cambiamento climatico e occorrerà far crescere insieme l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (carbon capture and storage, CCS).

“Per creare un futuro sostenibile, dobbiamo capitalizzare i costi accessibili della transizione energetica per adottare misure straordinarie. Si sta aprendo una finestra di opportunità per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi incrementando l’efficienza energetica, le rinnovabili e la cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica, ma dobbiamo agire subito,” aggiunge Eriksen.

DNV GL opera sia con il settore delle rinnovabili sia con l’Oil & Gas e il suo Energy Transition Outlook è diventato una voce imparziale di riferimento sul futuro dell’energia. Giunto alla seconda edizione, il modello è stato ulteriormente affinato e le nuove previsioni hanno rivelato una tendenza più accentuata verso l’elettrificazione (45% della domanda energetica per vettore rispetto al 40%) mentre la domanda totale di energia è prevista solo in leggera crescita (6%).

Come viene elaborato l’Energy Transition Outlook?
DNV GL ha ideato un modello del sistema energetico mondiale, incentrato sul feedback delle dinamiche di sistema, che copre la domanda e offerta a livello globale oltre che l’utilizzo e interscambio di energia all’interno e tra dieci regioni del mondo. Il modello integra l’intero sistema energetico — dalle fonti all’uso finale — e simula le interazioni tra le sue componenti.

DNV GL è una società che offre servizi di assurance e di gestione del rischio a livello globale. Con l’obiettivo di salvaguardare la vita, la proprietà e l’ambiente, DNV GL lavora con i propri clienti per migliorare la sicurezza e la sostenibilità delle loro attività. Fornisce servizi di classificazione, technical assurance, software e consulenza per il settore marittimo, energetico e delle energie rinnovabili e dell’OIL & GAS. Supporta le organizzazioni dei diversi settori fornendo servizi di certificazione, di gestione della supply chain e di data management. Con origini che risalgono al 1864 e una presenza in oltre 100 Paesi, i professionisti di DNV GL sono impegnati ad aiutare i propri clienti a rendere il mondo più sicuro, più smart e più verde.
DNV GL è uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale. Aiuta le aziende di ogni settore ad assicurare le prestazioni delle proprie organizzazioni, dei prodotti, delle persone, delle strutture e delle supply chain attraverso servizi di certificazione, verifica, assessment e attività di formazione. Affianca i propri clienti nello sviluppo di performance di business sostenibili e nella creazione di fiducia da parte degli stakeholder.

www.dnvgl.com

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Global Energy Goals: Slow Progress, but Strong Gains in Countries Show Promise. The world is not on track to meet the global energy targets for 2030 set as part of the Sustainable Development Goals, but real progress is being made in certain areas – particularly expansion of access to electricity in least developed countries, and industrial energy efficiency, according to a new report from five international agencies.

Renewable energy is making impressive gains in the electricity sector, although these are not being matched in transportation and heating – which together account for 80% of global energy consumption.

While global trends are disappointing, recent national experiences around the world offer encouraging signs. There is mounting evidence that with the right approaches and policies, countries can make substantial progress in clean energy and energy access, and improve the lives of millions of people.

Tracking SDG7: The Energy Progress Report, launched at the Sustainable Energy for All Forum today, is the most comprehensive look available at the world’s progress towards the global energy targets on access to electricity, clean cooking, renewable energy and energy efficiency.

The following are some of the main findings of the report. Findings are based on official national-level data and measure global progress up to 2015 for renewable energy and energy efficiency, and 2016 for access to electricity and clean cooking.

Access to Electricity
One billion people – or 13% of the world’s population – still live without electricity. Sub-Saharan Africa, and Central and South Asia continue to be the areas of the world with the largest access deficits. Almost 87% of the world’s people without electricity live in rural areas.
The number of people gaining access to power has been accelerating since 2010, but needs to ramp up further to achieve universal access to electricity by 2030. If current trends continue, an estimated 674 million people will still live without electricity in 2030.
Some of the strongest gains were made in Bangladesh, Ethiopia, Kenya and Tanzania, which all increased their electricity access rate by 3% or more annually between 2010 and 2016. Over the same period, India provided electricity to 30 million people annually, more than any other country. Sub-Saharan Africa’s electrification deficit has begun to fall in absolute terms for the first time.
Tens of millions of people now have access to electricity through solar home systems or connected to mini-grids. However, these remain concentrated in about a dozen pioneering countries where penetration of solar electricity can reach as much as 5-15% of the population.

Clean Cooking
Three billion people – or more than 40% of the world’s population – do not have access to clean cooking fuels and technologies. Household air pollution from burning biomass for cooking and heating is responsible for some 4 million deaths a year, with women and children at the greatest risk.
Parts of Asia have seen access to clean cooking outpace growth in population. These positive outcomes were driven largely by widespread dissemination of LPG or piped natural gas. In India, Pakistan, Indonesia and Vietnam, the population with access to clean cooking technologies grew by more than 1% of their population annually.

In Sub-Saharan Africa, however, population growth in recent years has outstripped the number of people gaining access to clean cooking technologies by a ratio of four to one.
Clean cooking continues to lag the furthest behind of all the four energy targets, due to low consumer awareness, financing gaps, slow technological progress, and lack of infrastructure for fuel production and distribution. If the current trajectory continues, 2.3 billion people will continue to use traditional cooking methods in 2030.

Energy Efficiency
There is mounting evidence of the uncoupling of growth and energy use. Global gross domestic product (GDP) grew nearly twice as fast as primary energy supply in 2010-15. Economic growth outpaced growth in energy use in all regions, except for Western Asia, where GDP is heavily tied to energy-intensive industries, and in all income groups. However, progress continues to be slow in low income countries, where energy intensity is higher than the global average.

Globally, energy intensity – the ratio of energy used per unit of GDP – fell at an accelerating pace of 2.8% in 2015, the fastest decline since 2010. This improved the average annual decline in energy intensity to 2.2 % for the period 2010-2015. However, performance still falls short of the 2.6% yearly decline needed to meet the SDG7 target of doubling the global rate of improvement in energy efficiency by 2030.

Improvement in industrial energy intensity, at 2.7% per annum since 2010, was particularly encouraging, as this is the largest energy consuming sector overall. Progress in the transport sector was more modest, especially for freight transportation, and is a particular challenge for high-income countries. In low and middle-income countries, the energy intensity of the residential sector has been increasing since 2010.
Six of the 20 countries that represent 80 percent of the world’s total primary energy supply, including Japan and the US, reduced their annual primary energy supply in 2010-15 while continuing to grow GDP – indicating a peak in energy use. Among the large energy-intensive developing economies, China and Indonesia stood out with annual improvement exceeding 3 percent.

Renewable Energy
As of 2015, the world obtained 17.5% of its total final energy consumption from renewable sources, of which 9.6% represents modern forms of renewable energy such as geothermal, hydropower, solar and wind. The remainder is traditional uses of biomass (such as fuelwood and charcoal).
Based on current policies, the renewable share is expected to reach just 21% by 2030, with modern renewables growing to 15%, falling short of the substantial increase demanded by the SDG7 target.

Rapidly falling costs have allowed solar and wind to compete with conventional power generation sources in multiple regions, driving the growth in the share of renewables in electricity to 22.8% in 2015. But electricity accounted for only 20% of total final energy consumption that year, highlighting the need to accelerate progress in transport and heating.
The share of renewable energy in transport is rising quite rapidly, but from a very low base, amounting to only 2.8% in 2015. The use of renewable energy for heating purposes has barely increased in recent years and stood at 24.8% in 2015, of which one third was from modern uses.

Since 2010, China’s progress in renewable energy alone accounted for nearly 30% of absolute growth in renewable energy consumption globally in 2015. Brazil was the only country among the top 20 largest energy consumers to substantially exceed the global average renewable share in all end uses: electricity, transport and heating. The UK’s share of renewable energy in total final energy consumption grew by 1% annually on average since 2010 – more than five times the global average.

Tracking SDG7: The Energy Progress Report is a joint effort of the International Energy Agency (IEA), the International Renewable Energy Agency (IRENA), United Nations Statistics Division (UNSD), the World Bank, and the World Health Organization (WHO).

“It is clear that the energy sector must be at the heart of any effort to lead the world on a more sustainable pathway,” said Dr Fatih Birol, the Executive Director of the International Energy Agency (IEA). “There is an urgent need for action on all technologies, especially on renewables and energy efficiency, which are key for delivering on three critical goals – energy access, climate mitigation and lower air pollution. The IEA is committed to leading this agenda and working with countries around the world to support clean energy transitions.”

“Falling costs, technological improvements and enabling frameworks are fueling an unprecedented growth of renewable energy, which is expanding energy access, improving health outcomes, and helping to tackle climate change, while also creating jobs and powering sustainable economic growth,” said IRENA Director-General Adnan Z. Amin. “At the same time, this tracking report is an important signal that we must be more ambitious in harnessing the power of renewable energy to meet sustainable development and climate goals, and take more deliberate action to achieve a sustainable energy future.”

“This detailed report describing the progress so far on SDG7 is a testament to the collaboration of the five international agencies on providing quality and comprehensive data and delivering a common message regarding the progress towards ensuring access to affordable, reliable, sustainable and modern energy for all,” said Stefan Schweinfest, Director of the Statistics Division of UN DESA. “Still, there is a need for improving statistical systems that collect energy information in those countries where the most pressing energy issues remain to be addressed.
Better data are needed to inform policy accurately, particularly in developing countries, least developed countries, landlocked developing countries, and small island developing States. For this, investments in energy statistical systems are essential.”

“The experience of countries that have substantially increased the number of people with electricity in a short space of time holds out real hope that we can reach the billion people who still live without power,” said Riccardo Puliti, Senior Director for Energy and Extractives at the World Bank. “We know that with the right policies, a commitment to both on-grid and off-grid solutions, well-tailored financing structures, and mobilization of the private sector, huge gains can be made in only a few years. This in turn is having real, positive impacts on the development prospects and quality of life for millions of people.”

“It is unacceptable that, in 2018, 3 billion people still breathe deadly smoke every day from cooking with polluting fuels and stoves. Every year, household air pollution kills around 4 million people from diseases including pneumonia, heart disease, stroke, lung disease and cancer,” said Dr Maria Neira, Director, Department of Public Health, Environmental and Social Determinants of Health, at the World Health Organization (WHO). “By expanding access to clean affordable household energy, the global community has the power to lift a terrible health burden from millions of marginalized people – in particular women and young children who face the greatest health risks from household air pollution.”

“As we take stock of progress towards the global goal on sustainable energy, this latest data clearly shows more action and political leadership is needed if we are to live up to our promise to leave no one behind,” said Rachel Kyte, Special Representative of the UN Secretary-General and CEO of Sustainable Energy for All. “To meet 2030 targets, we must make every unit of energy work harder. We need to increase investment in the technologies and business models that make electricity access affordable for everyone, place even bigger bets on the remarkable capacity of renewable energy and build big markets for clean fuels and cooking access.
World leaders put the promise of leaving no one behind at the heart of the Sustainable Development Goals, and now is the time for that promise to become reality.”

It is the fourth edition of this report, formerly known as the Global Tracking Framework (GTF). The report can be downloaded at http://trackingSDG7.esmap.org/. Funding for the report was provided by the World Bank’s Energy Sector Management Assistance Program (ESMAP).

www.worldbank.org/energy

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Redazione Bilancio sostenibilità e asseverazione. Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il terzo numero dell’informativa periodica “Diritto Societario”.

Un documento che fa il punto sull’attività istituzionale e sui contributi prodotti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, con riferimento alle varie tematiche del diritto societario.

Nella sezione dedicata alle “Attività”, si parla del gruppo di lavoro multidisciplinare istituito dal CNDCEC sulle responsabilità di sindaci e revisori e del documento predisposto insieme con RINA Services per promuovere iniziative di divulgazione e formazione in materia di redazione e asseverazione della disclosure di sostenibilità (e delle relative metodologie applicative).
Nel contesto dell’attuale cornice normativa, si tracciano le linee di una possibile convergenza d’azione attraverso la quale, da un lato, diffondere la cultura e le conoscenze tecniche in materia di sustainability reporting e, dall’altro, affinare i contenuti le attività di verifica di parte terza tramite uno specifico e dettagliato processo professionale, in cui sottoporre tale tipologia d’informativa aziendale a un’attività di verifica che possa completare il controllo di conformità previsto dalle recenti disposizioni relative alla rendicontazione non finanziaria.
Il tutto al fine di realizzare la ratio e gli obiettivi della norma: la promozione dell’interesse economico nell’ambito del perseguimento dell’interesse pubblico ad un sistema sostenibile.

Nella sezione “Giurisprudenza e Prassi” viene proposta una rassegna delle pronunce giurisprudenziali e delle prassi in uso relativamente ad ambiti del diritto societario e del diritto di impresa più in generale, in cui il dibattito della dottrina e della giurisprudenza è particolarmente vivace.
Tra le menzionate, una sulle Società di persone del Tribunale di Torino, Sez. I, ord. del 16 gennaio 2017 con la Revoca giudiziale amministratore s.a.s., una riguardante Società di capitali, Corte di Cassazione, Sez. I civ., sentenza n. 3946 del 19 febbraio 2018 sulla Compensazione del debito da conferimento con il credito da finanziamento del socio di s.r.l. e la sentenza Cassazione civile, sez. I civ., n. 1181 del 18 gennaio 2018, che prende spunto dalla Fusione in funzione di concordato preventivo; processo esecutivo; opposizione dei creditori.

Chiude l’informativa, la sezione “Novità” che raccoglie le informazioni e le notizie attinenti ai recenti provvedimenti normativi che attengono al diritto societario con focus sul Whistleblowing, GDPR –Nuove regole Privacy e la Protezione del know – how riservato a delle informazioni commerciali.

www.fondazionenazionalecommercialisti.it

RAEE 2017 più 5 percento in Italia. “Rapporto Annuale 2017 sul Sistema di Ritiro e Trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche in Italia”, a cura del Centro di Coordinamento RAEE.
Dall’analisi dei dati 2017 emerge un ulteriore rafforzamento della raccolta differenziata di RAEE in Italia: i volumi gestiti sono cresciuti del 4,7% rispetto al 2016, un risultato che conferma il percorso virtuoso intrapreso dal Paese negli ultimi anni e mostra gli effetti positivi delle azioni volte ad incrementare la raccolta previste dagli Accordi di Programma siglati dal Centro di Coordinamento RAEE.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti nella raccolta di RAEE 2017, grazie all’impegno dei Sistemi Collettivi e di tutti i gestori della raccolta, siano essi Comuni, aziende della gestione rifiuti oppure distributori e installatori di apparecchiature elettriche e elettroniche – commenta Giancarlo Dezio, Presidente del Centro di Coordinamento RAEE. “Il quadro è positivo, ma gli obiettivi europei ci incalzano e dobbiamo guardare al futuro. In primis è necessario colmare gli squilibri che ancora persistono nel Paese; gli enti locali sono chiamati ad attuare serie politiche di informazione e infrastrutturazione per supportare la diffusione della cultura della raccolta. Il Sistema RAEE Italia anche nel 2017 ha dato il proprio significativo apporto: i Produttori di AEE, attraverso i Sistemi Collettivi, hanno messo a disposizione quasi 20 milioni di euro tra premi di efficienza, fondo di infrastrutturazione e fondi per comunicazione”.

Dati nazionali Raccolta RAEE 2017
Nel corso del 2017 la raccolta complessiva di RAEE gestita dai Sistemi Collettivi è stata pari a 296.274.320 kg. Un risultato soddisfacente che rafforza il trend di crescita iniziato nel 2014 con un ulteriore aumento annuale del 4,7%, vale a dire oltre 13 milioni di chilogrammi di RAEE raccolti in più rispetto all’anno precedente. Il dato medio pro capite si attesta a 4,9 kg per abitante. La rete di Centri di Raccolta attivi sul territorio nazionale comprende 4.076 strutture, con un ulteriore miglioramento del servizio a disposizione dei Cittadini e Consumatori per il corretto conferimento dei RAEE.

Questi risultati sono il frutto della costante attività di sensibilizzazione volta a diffondere la cultura della raccolta dei RAEE. A questo aspetto si affiancano gli effetti positivi degli importanti Accordi di Programma siglati dal Centro di Coordinamento RAEE nell’ultimo triennio e di una leggera riduzione della dispersione originata dal calo del valore delle materie prime.
Per proseguire il percorso virtuoso intrapreso dall’Italia verso il raggiungimento degli obiettivi di raccolta europei, l’azione di contrasto alla dispersione e al commercio illegale dei RAEE resta un obiettivo prioritario sia per lo Stato italiano sia per tutto il Sistema RAEE.

La classifica dei 5 Raggruppamenti
All’interno dei Centri di Conferimento, i RAEE sono raccolti in modo differenziato sulla base di cinque Raggruppamenti, che corrispondono alle diverse esigenze di trattamento e riciclo dei materiali contenuti nei rifiuti. Nel 2017 il Raggruppamento 2 (Grandi Bianchi) risulta il più raccolto con oltre 96mila tonnellate di RAEE.
Il dato è positivo per tutte le tipologie di RAEE ad eccezione di R3 (Tv e Monitor) che, coerentemente con l’andamento di questo settore negli ultimi anni, segna un -3,76% rispetto al 2016.
In particolare, nel corso del 2017 R1 (Freddo e Clima) cresce del 5,63%, R2 (Grandi Bianchi) del 7,35%, registrando la performance di raccolta assoluta migliore, R4 (Piccoli Elettrodomestici) presenta un incremento del 9,04% e R5 (Sorgenti Luminose) del 5,69%.

La raccolta nelle Regioni: ancora carenti le infrastrutture nel Sud Italia
Il Rapporto Annuale 2017 registra un andamento della raccolta positivo in tutto il Paese, nonostante permangano differenze evidenti tra le diverse aree territoriali. Nord e Centro rafforzano ulteriormente il dato di crescita della raccolta complessiva rispetto al 2016 e le zone del Sud Italia, in cui si registra ancora una pesante fase di ritardo, mostrano un buon incremento della raccolta che dovrà essere potenziato nel prossimo futuro. La stessa situazione si osserva nella raccolta pro capite, in crescita in tutta Italia.
Nelle Regioni del Nord la raccolta complessiva risulta in aumento del 5,30% rispetto al 2016 e quella media per abitante ammonta a 5,95 kg. Sul dato assoluto tutte le Regioni registrano un segno positivo, tra cui spicca un aumento a doppia cifra in Emilia Romagna (+12,69%). La Valle d’Aosta conferma il suo primato nazionale nella raccolta pro capite con 9,94 kg di RAEE per abitante. Tra le regioni più virtuose si distinguono anche Trentino Alto Adige e Emilia Romagna, con circa 7,2 kg di RAEE raccolti per abitante.
Nel Centro Italia si registra un incremento della raccolta assoluta del 5,58% rispetto all’anno precedente, con dati positivi in tutte le Regioni ad eccezione delle Marche. La media pro capite sale a 4,94 kg di RAEE per abitante, in linea con il dato nazionale. Da segnalare l’ulteriore aumento dei quantitativi assoluti del 10,03% nel Lazio e dell’8,65% in Abruzzo. Nonostante il miglioramento, la media pro capite di entrambe le Regioni si attesta ancora al di sotto della media dell’area geografica di riferimento.

Nel complesso prosegue la fase di crescita della raccolta differenziata di RAEE registrata lo scorso anno nell’area Sud e Isole, anche se con un più timido aumento della raccolta del 2,19%. Tutte le Regioni presentano risultati positivi ad eccezione di Campania e Molise; le migliori performance nell’incremento della raccolta sono attribuibili a Puglia e Calabria, con un aumento rispettivamente del 12,37% e 11,46%. Incrementi anche per Basilicata e Sicilia, anche se non sufficienti. Come sempre spicca la positiva situazione della Sardegna: ad eccezione di quest’ultima regione in tutta l’area i dati sono influenzati da una scarsa diffusione dei Centri di Raccolta, particolarmente carenti in Puglia e Sicilia.
Un quadro quindi, che si conferma anche per la raccolta pro capite, dove spiccano i risultati di Sardegna e Molise, le uniche due Regioni dell’area Sud e Isole al di sopra del dato medio nazionale.

Classifica delle Regioni
La Valle d’Aosta conferma il primato nazionale nella raccolta pro capite con 9,94 kg di RAEE per abitante. Per valori assoluti, sul podio nazionale spicca la Lombardia con 57.651.698 kg di RAEE raccolti. Nell’area del Centro Italia la Toscana si conferma regione più virtuosa sia per raccolta complessiva, con 24.956.351 kg di RAEE, sia per media pro capite, pari a 6,67 kg/ab. Tra le Regioni del Sud e Isole la Sardegna è in prima posizione nella raccolta pro capite, con circa 7 kg/ab, mentre la Campania registra i più alti quantitativi assoluti con 16.671.107 kg di RAEE, nonostante il calo del 5,82% registrato nel 2017. Nelle ultime posizioni della classifica si trovano Puglia e Sicilia, ancora sotto i 3 kg/ab di media pro capite, risultato ben al di sotto della media nazionale e degli obiettivi di raccolta europei.
Andando ad analizzare la diffusione dei Centri di Raccolta, al primo posto si trovano a pari merito Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta con 20 CdR ogni 100.000 abitanti. La Lombardia vanta il maggior numero di Centri di Conferimento, con 859 Centri di Raccolta (di cui 522 aperti dalla Distribuzione) e 102 Altri Centri.

Dichiara il Presidente Dezio: “Il Centro di Coordinamento RAEE sta lavorando intensamente per il futuro, a partire dall’impegno nel portare a regime le attività previste dall’accordo di programma sul trattamento, che costituisce un elemento di distinzione della filiera dei RAEE. Siamo certi che il Ministero dell’Ambiente non ci farà mancare, ancora una volta, il suo supporto per la redazione del Decreto sull’adeguato trattamento dei RAEE. Altro argomento di un futuro che è ormai un pressante presente per tutti i produttori di apparecchi e per i loro sistemi collettivi, è l’ambito aperto della direttiva europea – prosegue Dezio – Non sappiamo quali e quanti saranno i produttori e i prodotti coinvolti ma come per ogni cambiamento sarà necessario lavorare tutti assieme perché questo porti al raggiungimento dei risultati attesi. Il Centro di Coordinamento è in prima linea per agevolare tutti coloro che si troveranno ad affrontare queste novità”.

www.cdcraee.it

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Building on local climate-energy experience in Energy Union Governance. The ongoing negotiations on Energy Union Governance will soon touch upon the establishment of permanent “Multilevel Climate and Energy Dialogue Platforms”. CEMR, Climate Alliance, Energy Cities, EUROCITIES, ICLEI and E3G published a joint briefing underlining successful practices already adopted in Europe.

Despite the increasing involvement and growing political weight of local actors in European climate and energy discussions, notably through the Covenant of Mayors, these front-runners do not have a permanent political structure which recognises and facilitates their contribution in each Member State.

The European Parliament supports the creation of “Multilevel Climate and Energy Dialogue Platforms” which would help Member States to build their National Plans on the ambition and proven experiences of local authorities. These Platforms would allow a permanent national dialogue between local authorities, civil society organizations, the business community, investors and other relevant stakeholders. All of them would be consulted by national governments when drafting their Integrated National Energy and Climate Plans (NECP) as well as their Long-Term Climate and Energy Strategies, but also in the monitoring and reviewing process.

A permanent dialogue on climate and energy would deliver:
– Continuous political support: the energy transition requires a democratic mandate. This mandate should evolve over time to address new challenges.
– Feedback loops: delivery agents sometimes face unexpected consequences – there should be a feedback loop from them to the policy-makers to help delivering the energy transition and ensure the delivery of the targets.
– Shared responsibility: the Transition is broader and more complex than adopting policies. It is first and foremost a collective journey in which everyone should play a part.
– Better implementation: a continuous dialogue with stakeholders will ensure the adequate and swift implementation of policies.

www.energy-cities.eu

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Terra Madre Salone del Gusto. Le famiglie piemontesi in 120 Città di Terra Madre aprono le porte a 2000 delegati.

«Uno dei valori più importanti che distinguono Terra Madre Salone del Gusto è il sentimento di fraterna accoglienza che le comunità piemontesi esprimono durante i cinque giorni della manifestazione torinese. Un’apertura che ci rende profondamente felici.
Questa rete, che voi oggi rappresentate, è la cosa più bella e preziosa del Piemonte perché è una mobilitazione straordinaria, un segno di fraternità universale ed è il segno che Terra Madre ha cambiato non solo il nostro movimento ma anche la realtà di migliaia di comunità in ogni angolo del pianeta.
Ma le comunità di Terra Madre non sono solo quelle che vengono da fuori, sono anche quelle piemontesi, sono quelle di Pecetto, di Moncalieri, sono quelle di 120 città del Piemonte in cui le famiglie ospitano i delegati. Terra Madre è un soggetto politico a tutti gli effetti ed è fortissimo in tutto il mondo.
Quest’anno però dobbiamo registrare alcune perdite: ci mancheranno comunità siriane, curde e quelle di altri Paesi in cui la violenza di guerre e di grandi problemi geopolitici pone queste persone in una situazione di impossibilità, non solo di venire a Terra Madre, ma addirittura di fare il proprio lavoro quotidiano. È questo il dazio più cocente che paga Terra Madre: dobbiamo prendere atto che in questi dieci anni abbiamo perso decine di delegati della Palestina, della Siria, della profonda Africa.
Questo è quello che capita purtroppo, però ci dà anche il senso che siamo veramente presenti in ogni angolo del mondo».

È questo l’appello che Carlo Petrini, fondatore e presidente di Slow Food, ha rivolto ai rappresentanti – sindaci, assessori e referenti territoriali – delle 120 Città di Terra Madre durante il lancio della grande festa per l’accoglienza del delegati in vista di Terra Madre Salone del Gusto, a Torino dal 20 al 24 settembre, organizzato da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino.
Una rete di amministrazioni comunali che nel Torinese, Cuneese, Vercellese, Astigiano e Biellese, insieme alle associazioni di categoria Coldiretti e Cia, si mettono a disposizione con servizi ed eventi di accoglienza e scambio culturale, senza le quali sicuramente Terra Madre Salone del Gusto non sarebbe lo stesso.

Nel 2016, alla settima edizione dell’iniziativa, la macchina dell’ospitalità ha superato ogni aspettativa con oltre 2000 dei 5000 delegati accolti in famiglia.
Solo a Torino oltre 150 famiglie hanno accolto uno o più delegati, ospitandoli per la notte e condividendo con loro piccoli gesti quotidiani, come la colazione, e importanti occasioni di scambio culturale e divertimento, come le cene a tema, la musica o le danze organizzate dalle comunità ospitanti.

Per l’edizione 2018, che ha per tema Food for Change, la rete dell’ospitalità si fa ancora più forte con l’ingresso di nuovi Comuni tra le Città di Terra Madre, il coinvolgimento di nuove realtà come Settimo Torinese, Beinasco, Santena, Cambiano, Carmagnola, Mondovì. Ma anche la volontà di estendere la rete di chi apre le porte della propria casa, in particolare nell’area del torinese dove le famiglie che potranno ospitare passeranno da 150 a 300.

Tra le amministrazioni più attive e presenti all’Agenzia di Pollenzo, la Città di Bra, dove Slow Food ha avuto i natali, rappresentata dall’assessore all’ambiente Sara Cravero, per continuare con la vicina Cavallermaggiore, rappresentata dal sindaco Davide Sannazzaro, e la new entry del 2016 Pecetto, con il primo cittadino Adriano Pizzo, il Pinerolese, esempio di sinergia con dieci comuni coinvolti, raccontato da Carlo Rol, e la veterana Moncalieri con Enzo Bauducco. L’elenco delle città meritevoli è molto più lungo, così come gli episodi simpatici di scambio di opinioni, di abitudini, l’amicizia e la solidarietà che ne sono nati, raccontati anche dal responsabile del progetto di accoglienza Michele Calleri.

Ma Terra Madre Salone del Gusto è possibile solo grazie al grande gioco di squadra che negli anni si è consolidato tra Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino e che permette di progettare e realizzare un evento la cui complessità è enorme, come hanno raccontato nel corso della giornata Daniele Buttignol, segretario generale di Slow Food Italia, e Carla Coccolo, responsabile dell’evento. A conferma di ciò Antonella Parigi, assessore alla Cultura e Turismo, ha evidenziato come la Regione Piemonte sia una delle poche che agiscono sulla base di una visione politica profonda che pervade tutto, anche il cibo che è a pieno titolo annoverato all’interno del patrimonio culturale condiviso.

Attraverso Terra Madre Salone del Gusto il Piemonte esprime un modo di guardare il mondo che non è assolutamente scontato ed è un elemento che ci permette di competere a livello internazionale. Secondo l’assessore, la forza di questa regione è data dall’eroismo dei sindaci dei piccoli borghi e dall’eroismo dei cittadini che fanno molto spesso quello che le istituzioni non riescono a fare, come il lavoro immenso fatto da Slow Food in tutto il territorio piemontese.

Per Alberto Sacco, assessore al Commercio della Città di Torino, l’evento genera economia, ha risvolti incredibili da un punto di vista turistico, confermati da dati secondo i quali Terra Madre porta il nome di Torino e del Piemonte in tutto il mondo, come nessun altro evento. Un progetto totalmente nelle corde dell’amministrazione comunale che quest’anno ancor di più si trova a progettarlo e organizzarlo fin dalle fondamenta, per ripetere quel grande evento diffuso che nel 2016 ha generato quello stupendo entusiasmo dei cittadini torinesi.

Tra le nuove realtà pronte ad accogliere i delegati di Terra Madre nel 2018 c’è l’albergo diffuso di San Salvario, nato da poche settimane per iniziativa di una rete di residenti e gestori di locali del quartiere, che già avevano vissuto l’esperienza di una forte relazione con Terra Madre Salone del Gusto nel 2016.

L’appuntamento con il programma completo di Terra Madre Salone del Gusto è a giugno, con la presentazione ufficiale.

www.terramadre.info

salonedelgusto.com

www.slowfood.it

Francia a basse emissioni. Potrebbe l’intera nazione presto diventare una gigantesca Zona a basse emissioni? I media francesi hanno reso noto che, nel caso di picchi di inquinamento atmosferico, possono essere imposti divieti di circolazione sulla base del bollino Crit’Air anche nell’intero dipartimento della Drôme.
Pertanto, nel prossimo futuro, i divieti di circolazione per i diesel potrebbero essere applicati su larga scala in 24 dipartimenti, poiché in Francia la classe 5 di bollino, che riguarda solo i diesel più datati, sarà esclusa per prima dalla circolazione.
I francesi sono invitati ad acquistare il bollino in ogni caso.
La Francia avrà presto più zone ambientali della Germania?

L’inquinamento atmosferico è più intenso nei mesi invernali, poiché le condizioni meteorologiche favoriscono la concentrazione di inquinanti. Ciò è stato riscontrato in molte parti della Francia, dove si sono verificati di recente picchi di inquinamento atmosferico nei dipartimenti del Nord, dell’Alsazia e del Loiret.

Inoltre, la Commissione europea ha avviato procedure di infrazione nei confronti di alcuni paesi che hanno superato da tempo i valori limite consentiti. Tra l’altro, la Germania e la Francia sono state convocate a giustificare le loro violazioni dei valori limite a tutela dell’aria. Nicolas Hulot, Ministro dell’Ambiente francese, ha quindi invitato le città ad elaborare rapidamente piani per un’aria pulita e a presentare misure concrete entro la fine di marzo 2018.
Per tale motivo, sono previste a breve termine ulteriori zone ambientali in Francia.

Possibili divieti di circolazione da un giorno all’altro
Si è già osservata una tendenza da parte di un numero crescente di dipartimenti a includere il bollino Crit’Air nelle misure da adottare in caso di picchi di inquinamento atmosferico. Se l’inquinamento prodotto dalle emissioni di polveri sottili, ossido di azoto od ozono fosse particolarmente elevato in queste aree, potrebbero essere imposti improvvisamente divieti di circolazione per determinate categorie EURO con un preavviso di un giorno.

La particolarità delle nuove zone consiste nel fatto che, sebbene sia stato sancito che i divieti di circolazione possono essere dichiarati in caso di inquinamento molto elevato, non esistono tuttavia aree predefinite all’interno della zona in cui sono previsti tali divieti. L’area interessata è determinata individualmente ed è valida solo durante un picco di inquinamento atmosferico!

crit-air.fr

Strategie rigenerazione patrimonio industriale. Creative factory, Heritage telling, Temporary Use, Business Model. Cultura d’impresa e creatività sono motori di sviluppo per il territorio e di rigenerazione urbana. Un doppio sguardo aperto sulle nuove strategie di valorizzazione del patrimonio industriale: il ruolo di musei e archivi d’impresa e i progetti di recupero e rivitalizzazione di ex aree industriali.

Presentazione del volume ” Strategie di rigenerazione del patrimonio industriale” a cura di Manuel Ramello e Cristina Natoli, edizione Edifir

Intervengono
Antonio Calabrò, Vice Presidente Assolombarda e Direttore Fondazione Pirelli

Marco Montemaggi, Consigliere Museimpresa e Docente di Heritage Marketing

Carolina Lussana, Direttore Fondazione Dalmine

Giovanni Luigi Fontana, Presidente AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale

Manuel Ramello, Docente al Master in conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale – Università degli Studi di Padova

Cristina Natoli, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli

Ingresso gratuito

Evento in collaborazione con AIPAI, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza

Mercoledì 14 marzo 2018 – Assolombarda Confindustria Milano Monza Bianza – VIia Chiaravalle 8 – Milano
Sala Falck – Ore 17.30

www.museimpresa.it

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Climate change: imprese impreparate. Secondo una recente indagine DNV GL, le aziende sono ancora impreparate ad adattarsi ai cambiamenti climatici nonostante l’esposizione a rischi meteorologici estremi.

Un nuovo sondaggio internazionale condotto da DNV GL, ente di certificazione leader a livello mondiale, con il supporto di GFK Eurisko, indaga se e in quale misura le aziende siano resilienti ai cambiamenti climatici.
Lo studio ha coinvolto più di 1.200 professionisti provenienti da Europa, Asia e America.

“Le aziende hanno già evidenza degli impatti generati dai cambiamenti climatici sulle proprie operazioni o riconoscono che vi sia un alto rischio di conseguenze imminenti. Nonostante ciò, si registra una mancanza di proattività, con solo una minoranza di imprese che sta portando avanti iniziative che mirano all’adattamento o ad aumentare la resilienza. Stanno sottovalutando quanto possano essere dirompenti gli impatti e quanto sia urgente affrontare questo problema?
è la domanda che pone Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance.

Quasi tutte le imprese coinvolte nel sondaggio hanno menzionato almeno un rischio legato al clima che ritengono potrà avere un impatto diretto o indiretto sulla propria attività. Le maggiori preoccupazioni sono legate agli aumenti di temperatura/ondate di calore (55%), alle tempeste (44%) e alle alluvioni (38%). Le preoccupazioni variano in base alla collocazione geografica. Ad esempio, in America Centrale e Meridionale e in Europa, 6 aziende su 10 indicano l’aumento delle temperature e le ondate di calore come rischio predominante, mentre 6 su 10 in Nord America vedono nelle tempeste la minaccia principale.

Gli impatti sono già in atto
Le aziende si aspettano che gli impatti generati dai cambiamenti del clima influenzino la loro attività entro pochi anni. Solo un’azienda su otto crede che avverrà tra più di 10 anni e oltre una su quattro dichiara che un’area della propria value chain ne ha già risentito. Tuttavia, solo il 25% ha già adottato misure di adattamento o di resilienza. Le grandi aziende, invece, sembrano essere più avanti nel percorso di adattamento, con il 40% che ha già implementato o ha in corso iniziative su questo fronte.

“Una percentuale esigua rispetto alla gravità delle minacce che le imprese si trovano ad affrontare. Sembra, inoltre, esserci confusione tra azioni di adattamento ai cambiamenti climatici e azioni di mitigazione, dato che più del 43% delle imprese coinvolte menziona iniziative che rientrano nella definizione più ampia di resilienza climatica. Gli sforzi di mitigazione sono cruciali per ridurre le emissioni di gas serra, ma da soli non consentiranno a un’azienda di adattarsi ai cambiamenti climatici o di sviluppare resilienza. C’è, dunque, un enorme potenziale per accrescere la consapevolezza e la preparazione delle aziende nella gestione degli effetti dei cambiamenti climatici“, spiega Luca Crisciotti.

Imprese motivate da fattori esterni
I risultati suggeriscono che le imprese siano solo all’inizio del proprio percorso per affrontare l’adattamento e la resilienza ai cambiamenti climatici. Fattori esterni come leggi e regolamenti (50%) ed esigenze/richieste da parte dei clienti (43%) sono in cima alla lista delle ragioni che spingono le aziende all’azione. Tuttavia, la salvaguardia dell’impresa stessa, le preoccupazioni dell’opinione pubblica, unite alla responsabilità sociale, nonché alla volontà di garantire la continuità operativa vengono subito dopo.
Lo studio ha anche identificato un piccolo gruppo di aziende, definite “leader”, che si distinguono come capofila sia per aver implementato azioni di adattamento o di resilienza, sia per aver ottenuto punteggi più alti su ogni aspetto considerato. Per questo gruppo di imprese, garantire la continuità operativa (55%) è un fattore che spinge all’azione tanto quanto le leggi e i regolamenti (53%). La metà circa delle aziende leader è mossa anche dalla convinzione che potrà beneficiare da queste azioni anche in termini di vantaggio competitivo e di creazione di valore (35%).

Luca Crisciotti aggiunge: “Da una parte, i leader mostrano che c’è un’opportunità: per adattarsi e costruire resilienza, guadagnando al contempo vantaggio competitivo. Dall’altra parte, l’indagine sottolinea la necessità di lavorare per aumentare la consapevolezza e la comprensione dell’importanza dell’adattamento e del rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici. Il nostro suggerimento è quello di iniziare da un assessment dei rischi e delle vulnerabilità e dalla definizione di un approccio strategico per affrontarli“.

METODOLOGIA E CAMPIONE
– Il sondaggio è stato realizzato nel giugno 2017 su un campione di 1.241 professionisti in aziende di diversi comparti dei settori primario, secondario e terziario in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia. Le aziende italiane partecipanti sono 148.
– Il campione è costituito da clienti di DNV GL – Business Assurance e non è statisticamente rappresentativo delle aziende del mondo.
– Il questionario è stato somministrato con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).
– Il campione comprende 161 aziende definite LEADER.
La classificazione nella categoria LEADER si basa sul possesso di una serie di caratteristiche definite da DNV GL – Business Assurance.

DNV GL è uno dei principali enti di certificazione a livello mondiale. Aiuta le aziende a garantire l’efficienza delle proprie organizzazioni, nonché di prodotti, personale, strutture e catene di fornitura attraverso servizi di certificazione, verifica, valutazione e formazione, affiancandole per consolidare performance aziendali sostenibili e alimentare la fiducia da parte degli stakeholder.
DNV GL opera in oltre 100 paesi attraverso professionisti impegnati ad assistere con dedizione i propri clienti per rendere il mondo più sicuro, smart e verde.

www.dnvgl.com

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