Category: Energia

Fotovoltaico: Sugherificio Molinas raddoppia. A due anni di distanza dalla messa in attività del primo impianto fotovoltaico da 1 MW/p, il Sugherificio Peppino Molinas & Figli di Calangianus in Sardegna, avvalendosi nuovamente dell’affiancamento progettuale di Enrico Rainero SmartEfficiency, inizia l’installazione di un secondo impianto per la produzione di energia da fotovoltaico di potenza di 1 MW/p. (altro…)

Elenco Imprese forte consumo Energia. Con la Circolare N. 28/2019/ELT, CSEA comunica che dal 30 settembre 2019 è possibile accedere al Portale per la raccolta delle dichiarazioni per l’annualità 2020 (Post Riforma – D.M. 21 dicembre 2017), ai fini dell’inserimento nell’Elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica per la medesima annualità.

La CSEA – Cassa per i servizi energetici e ambientali (ex CCSE – Cassa conguaglio per il settore elettrico) è un ente pubblico economico che opera nei settori dell’elettricità, del gas e dell’acqua. La sua missione principale è la riscossione di alcune componenti tariffarie dagli operatori; tali componenti vengono raccolte nei conti di gestione dedicati e successivamente erogati a favore delle imprese secondo regole emanate dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (ARERA).

La CSEA è sottoposta alla vigilanza ARERA e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La CSEA provvede alla gestione finanziaria dei fondi incassati ed alle conseguenti erogazioni di contributi a favore degli operatori del settore con impieghi in materia di fonti rinnovabili ed assimilate, efficienza energetica, qualità del servizio, interrompibilità, perequazione, ricerca di sistema, decommissioning nucleare, progetti a favore dei consumatori, etc.

CSEA, inoltre, svolge, nei confronti dei soggetti amministrati, attività ispettive volte ad accertamenti di natura amministrativa, tecnica, contabile e gestionale, consistenti nell’audizione e nel confronto dei soggetti coinvolti, nella ricognizione di luoghi ed impianti, nella ricerca, verifica e comparazione di documenti.

Presso CSEA è istituita la Segreteria Operativa ai sensi del D.M. 8 marzo 2006, con compiti di istruttoria, verifica e diffusione dei risultati dei progetti di ricerca per il sistema elettrico finanziati, nell’interesse generale, per il miglioramento dell’efficienza, dell’economicità, della sicurezza e della compatibilità ambientale del settore elettrico.
I risultati dei progetti sono diffusi anche attraverso il portale.

www.csea.it

www.ricercadisistema.it

Futuro dell’Efficienza Energetica. Conclusioni unanimi nell’evento organizzato da BRAINz “It’s All Energy Efficiency”: il percorso iniziato, in alcuni casi già diversi anni fa, si perfeziona quotidianamente con investimenti tecnologici e soprattutto con il know how dei professionisti.
Decine di manager, leader nelle attività rivolte al miglioramento delle prestazioni energetiche delle proprie aziende, hanno confrontato le loro esperienze.

L’evento si è aperto con una plenaria molto significativa: cinque manager di aziende di settori completamente diversi di attività hanno testimoniato come gli investimenti per l’efficienza portano benefici economici ed ambientali.

Enrico Rainero di BYinnovation ha moderato il panel, cui hanno partecipato:
Mattia Canevari, Energy Manager di GNV Grandi Navi Veloci, che si impegna su tutti gli apparati della flotta, dedicandole una particolare Diagnosi Energetica elaborata con la collaborazione di ENEA. Considerando ad esempio solo i consumi dei motori elettrici in ciascuna nave – selezionata secondo un cluster di stazza – fa comprendere i margini di potenziali miglioramenti, incluse le perfezionate eliminazioni di disturbi armonici ed energie reattive.

Mario Cherubini, Senior Energy Data Analyst di RFI Rete Ferroviaria Italiana, ha evidenziato l’importanza della gestione dei grandi numeri correlati al monitoraggio delle utenze, sempre più perfezionato e quindi sempre più dotato di informazioni che vanno lette, filtrate per ordine di importanza, categorizzate, utilizzate sia per il miglioramento delle performances ma anche, e soprattutto per i conti economici dell’azienda, utilizzate nelle trattative d’acquisto dell’energia, voce di spesa primaria per RFI.

Rocco Cirillo, Energy Manager di Fastweb, ci ha portati nel complesso mondo tecnologico che sta dietro al nostro banale gesto di “telefonare”. Grandi data center, strutture enormemente energivore soprattutto per le necessità di raffrescamento HVAC degli impianti, interi edifici riempiti di elaboratori elettronici dotati a loro volta di migliaia di ventole di raffreddamento delle schede elettroniche.

Giorgina Negro, WCM WW Energy Business Leader di CNH Industrial ha approfondito il tema della smart lighting, un approccio ancor più specializzato della riqualificazione illuminotecnica a LED, in quanto, nel progetto, si prevede l’interazione intelligente con le condizioni ambientali, legate all’architettura del building – spesso con ampie vetrate – che può godere in molte ore del giorno di luce esterna. Smart lighting quindi corregge anche i frequenti “malfunzionamenti” del comportamento umano, che lascia accesa l’illuminazione anche quando non servirebbe!

Francesco Parravicini, Safety QualityEnvironment & Tecnical Director di Otis, ha ricordato che gli ascensori sono lo strumento di mobilità più utilizzato da ciascuno di noi, specialmente in Italia che conta circa 1 milione di edifici condominiali. La ricerca dell’economia si cerca nei piccoli consumi (ad esempio lo stand by dell’ascensore quando è fermo) ma che, moltiplicati per i grandissimi numeri, giustifica la ricerca costante su nuovi motori, su masse mobili sempre più leggere, sui recuperi di energia cinetica, fino alle soluzioni di accumulatori stand alone alimentati anche da pannelli fotovoltaici.

Enrico Rainero ha concluso esprimendo il piacere di “aver moderato – soprattutto l’entusiasmo – di cinque manager appartenenti a settori di attività totalmente differenti, ma con la comune volontà di cercare la migliore soluzione di efficienza nel proprio particolare ambito di lavoro. Leader e modelli nell’innovazione. La realtà consolidata da anni di lavoro, che dà testimonianza ai tanti slogan diventati improvvisamente di moda“.

– BYinnovation è Media Partner di It’s All Energy Efficiency

www.itsall-energyefficiency.com

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Cattura e stoccaggio CO2. Air Liquide collabora a un progetto innovativo su larga scala in Norvegia, firmando un protocollo d’intesa con Equinor e i suoi partner (Shell e Total) per collaborare al progetto Northern Lights, un progetto di cattura e stoccaggio di CO2.
Questo progetto si concentra sullo sviluppo dello stoccaggio offshore di CO2 sulla piattaforma continentale norvegese e potrebbe diventare il primo sito di stoccaggio al mondo a ricevere CO2 da fonti industriali in diversi paesi europei.

In base a questo protocollo d’intesa, i partner esploreranno la possibilità di cooperare allo sviluppo della cattura e dello stoccaggio del carbonio, che comprende la cattura, la liquefazione e il trasporto della CO2 ad un serbatoio naturale offshore.

Tale iniziativa illustra l’impegno di Air Liquide nella lotta al cambiamento climatico. Nel quadro del suo approccio globale, Air Liquide mira non solo a ridurre l’intensità di carbonio delle sue attività, ma anche ad agire insieme ai suoi clienti per un’industria sostenibile e a partecipare alla nascita di una società a basse emissioni di carbonio.
Air Liquide offre e sviluppa una gamma di soluzioni tecniche per l’industria e i trasporti, come l’ossicombustione, l’idrogeno a basse emissioni di carbonio mediante elettrolisi o il biometano.

Nell’ambito della transizione energetica, la cattura e lo stoccaggio di CO2 è uno dei mezzi per contribuire alla decarbonizzazione dell’industria. Permette infatti di trattare grandi volumi di emissioni di CO2 utilizzando tecnologie già disponibili ed economicamente accessibili.

François Jackow, Executive Vice-President e membro del Comitato Esecutivo del Gruppo, che sovrintende alle attività industriali in Europa, ha dichiarato: “Siamo lieti di partecipare a questa iniziativa innovativa. L’industria ha un ruolo importante da svolgere nella lotta al cambiamento climatico attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie e nuove catene del valore per la transizione verso una società a basse emissioni di carbonio. Nell’ambito del suo approccio globale al clima, Air Liquide è impegnata a promuovere soluzioni per ridurre le emissioni di CO2.

La Business Line Large Industries di Air Liquide
Propone soluzioni per il gas e l’energia che migliorano l’efficienza dei processi e contribuiscono a rispettare meglio l’ambiente, principalmente nei settori raffinazione, gas naturale, chimica, metalli ed energia. Il fatturato del 2018 è stato pari a 5.685 milioni di Euro.

Air Liquide è il leader mondiale dei gas, delle tecnologie e dei servizi per l’Industria e la Sanità. Presente in 80 paesi con circa 66.000 collaboratori, il Gruppo serve oltre 3,6 milioni di clienti e di pazienti. Ossigeno, azoto e idrogeno sono piccole molecole essenziali per la vita, la materia e l’energia.
Esse incarnano il contesto scientifico di Air Liquide e sono al cuore dell’attività del Gruppo, fin dalla sua creazione nel 1902.
L’ambizione di Air Liquide è di essere il leader nel suo settore, di conseguire performance di lungo termine e di contribuire a un mondo più sostenibile. La sua strategia di trasformazione centrata sul cliente mira ad una crescita redditizia nel lungo periodo.
Essa poggia sull’eccellenza operativa e la qualità degli investimenti, sull’innovazione aperta e l’organizzazione in network messa in campo dal Gruppo su scala mondiale. Grazie all’impegno e all’inventiva dei suoi collaboratori per rispondere alle sfide del cambiamento energetico e ambientale, della sanità e della digitalizzazione, Air Liquide crea ancora più valore per l’insieme dei suoi stakeholders.
Il fatturato di Air Liquide ha raggiunto i 21 miliardi di euro nel 2018. Le sue soluzioni per proteggere la vita e l’ambiente rappresentano oltre il 40% delle vendite. Air Liquide è quotata alla Borsa Euronext di Parigi (compartimento A) ed è membro del CAC 40, di EURO STOXX 50 e FTSE4Good.

industria.airliquide.it

Le zone ambientali pioniere. Le Top 10 nelle quali la lotta contro l’inquinamento da polveri sottili e altre sostanze inquinanti era già stata annunciata nel 1995. Il portale Green-Zones ha stabilito quando sono state istituite le prime zone ambientali nelle città europee per ridurre l’inquinamento da polveri sottili.

Stoccolma è al primo posto tra le zone ambientali più vecchie d’Europa. La zona della capitale svedese è stata istituita il 18.06.1995 e copre ora l’intero centro città. A Stoccolma, è vietata la circolazione degli autobus e dei camion di peso superiore a 3,5 t con le norme EURO 0-4. In caso di infrazione viene inflitta una multa di 100 Euro.
Attualmente le automobili non sono ancora soggette al divieto di circolazione, cosicché i turisti non corrono il rischio di incorrere in una sanzione.

La Gran Bretagna si colloca al decimo posto tra le zone ambientali più vecchie in Europa con una zona a basse emissioni (LEZ) permanente a Londra. Qui, tutti i tipi di veicoli devono essere registrati prima di entrare nella zona ambientale.
Particolarità: veicoli d’epoca di età superiore ai 40 anni così come escavatori e gru mobili sono ancora autorizzati a circolare nella zona. Un complesso processo di registrazione si applica a tutti gli altri veicoli, al fine di evitare sanzioni fisse fino a 1.150 Euro.

Le zone ambientali in Germania e nei Paesi Bassi si classificano al centro. Nel gennaio 2008 sono state istituite le prime zone ambientali a Berlino, Colonia e Hannover, dove l’accesso era inizialmente consentito a tutti i tipi di veicoli muniti di un bollino ambientale rosso.

Nei Paesi Bassi, invece, le prime zone sono state istituite sei mesi prima, ma non stati rilasciati bollini.

La società Green-Zones con sede a Berlino fornisce informazioni sulle zone ambientali permanenti e dipendenti dalle condizioni meteorologiche (temporanee) in Europa e nei rispettivi paesi europei attraverso i suoi portali green-zones.eu, umweltplakette.de, crit-air.fr e blaue-plakette.de.
Grazie alla app gratuita di Green-Zones e alla app professionale (Fleet-App), i turisti e soprattutto gli utenti commerciali (ad esempio le aziende di autobus e di trasporto) possono ottenere informazioni affidabili in tempo reale sulle attuali zone ambientali. I bollini e le registrazioni richiesti sono anche disponibili sul portale Green-Zones.

green-zones.eu

Refrigerazione scottante attualità: luglio, agosto, si rincorre l’emergenza. Ma i consumi di tutto l’anno? SmartEfficiency per centrali frigo BT e TN, cuore di retail, logistiche, farmaceutici, alimentari, ristorazione, produzioni plastiche, trattamenti metallici.
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Solar, Wind, Batteries to Attract $10 Trillion to 2050, but curbing emissions long-term will require other technologies too. Deep declines in wind, solar and battery technology costs will result in a grid nearly half-powered by the two fast-growing renewable energy sources by 2050, according to the latest projections from BloombergNEF (BNEF).

In its New Energy Outlook 2019 (NEO), BNEF sees these technologies ensuring that – at least until 2030 – the power sector contributes its share toward keeping global temperatures from rising more than 2 degrees Celsius. (Importantly, major progress in de-carbonization will also be required in other segments of the world’s economy to address climate change).

Each year, NEO compares the costs of competing energy technologies through a levelized cost of energy analysis. This year, the report finds that, in approximately two-thirds of the world, wind or solar now represent the least expensive option for adding new power-generating capacity. Electricity demand is set to increase 62%, resulting in global generating capacity almost tripling between 2018 and 2050.
This will attract $13.3 trillion in new investment, of which wind will take $5.3 trillion and solar $4.2 trillion. In addition to the spending on new generating plants, $840 billion will go to batteries and $11.4 trillion to grid expansion.

NEO starts by analyzing technology trends and fuel prices to build a least cost view of the changing electricity sector. The results show coal’s role in the global power mix falling from 37% today to 12% by 2050 while oil as a power-generating source is virtually eliminated. Wind and solar grow from 7% of generation today to 48% by 2050.
The contributions of hydro, natural gas, and nuclear remain roughly level on a percentage basis.

Matthias Kimmel, NEO 2019 lead analyst, said: “Our power system analysis reinforces a key message from previous New Energy Outlooks – that solar photovoltaic modules, wind turbines and lithium-ion batteries are set to continue on aggressive cost reduction curves, of 28%, 14% and 18% respectively for every doubling in global installed capacity. By 2030, the energy generated or stored and dispatched by these three technologies will undercut electricity generated by existing coal and gas plants almost everywhere.”

The projected growth of renewables through 2030 indicates that many nations can follow a path for the next decade and a half that is compatible with keeping the increase in world temperatures to 2 degrees or less. And they can do this without introducing additional direct subsidies for existing technologies such as solar and wind.

“The days when direct supports such as feed-in tariffs are needed are coming to an end,” said Elena Giannakopoulou, head of energy economics at BNEF. “Still, to achieve this level of transition and de-carbonization, other policy changes will be required – namely, the reforming of power markets to ensure wind, solar, and batteries are remunerated properly for their contributions to the grid. NEO is fundamentally policy-agnostic, but it does assume that markets operate rationally and fairly to allow lowest-cost providers to win.”

Europe will decarbonize its grid the fastest with 92% of its electricity supplied by renewables in 2050. Major Western European economies in particular are already on a trajectory to significantly decarbonize thanks to carbon pricing and strong policy support. The U.S., with its abundance of low-priced natural gas, and China, with its modern fleet of coal-fired plants, follow at a slower pace.

China sees its power sector emissions peaking in 2026, and then falling by more than half in the next 20 years. Asia’s electricity demand will more than double to 2050. At $5.8 trillion, the whole Asia Pacific region will account for almost half of all new capital spent globally to meet that rising demand. China and India together are a $4.3 trillion investment opportunity.
The U.S. will see $1.1 trillion invested in new power capacity, with renewables more than doubling its generation share, to 43% in 2050.

The outlook for global emissions and keeping temperature increases to 2 degrees or less is mixed, according to this year’s NEO. On the one hand, the build-out of solar, wind and batteries will put the world on a path that is compatible with these objectives at least until 2030. On the other hand, a lot more will need to be done beyond that date to keep the world on that 2 degree path.

One reason is that wind and solar will be capable of reaching 80% of the electricity generation mix in a number of countries by mid-century, with the help of batteries, but going beyond that will be difficult and will require other technologies to play a part – with nuclear, biogas-to-power, green hydrogen-to-power and carbon capture and storage among the contenders.

BNEF’s NEO director, Seb Henbest commented: “Our analysis suggests that governments need to do two separate things – one is to ensure their markets are friendly to the expansion of low-cost wind, solar and batteries; and the other is to back research and early deployment of these other technologies so that they can be harnessed at scale from the 2030s onwards.”

In NEO 2019, BNEF for the first time considers 100% electrification of road transport and the heating of residential buildings, leading to a significant expansion of power generation’s role.

Under this projection, overall electricity demand would grow by a quarter compared to a future in which road transport and residential heat only electrify as far as assumed in the main NEO scenario. Total generation capacity in 2050 would have to be three times the size of what is installed today. Overall, electrifying heat and transport would lower economy-wide emissions, saving 126GtCO2 between 2018 and 2050.

NEO 2019 is the result of a detailed study of the outlook for energy demand and supply, country-by-country, conducted by 65 BNEF analysts around the world. It draws on BNEF’s market-leading work on the evolving economics of different generation sources.

www.bloomberg.net

https://about.bnef.com/

document

Companies fail to disclose impact on world’s forests. A large majority of major corporations are failing to be transparent about their impacts on global deforestation and many are taking inadequate steps to tackle it, according to a new report released by environmental non-profit CDP.

Over 1,500 companies deemed to have a significant impact on deforestation or to be susceptible to deforestation risk were requested by investors and large purchasing organizations to disclose forests data through CDP’s reporting platform in 2018, but 70% failed to do so. Companies are asked to disclose on four commodities linked to deforestation: timber, palm oil, cattle and soy.

Over 350 companies have declined to respond for the last three years (2018-2016), including major consumer facing brands like Dominos, Next, and Sports Direct along with global food corporation Mondelez and its palm oil supplier Rimbunan Hijau Group, the largest palm oil company in the rainforest region of Sarawak, Malaysia.
These companies use commodities that drive deforestation, for example through their procurement of palm oil for inclusion in chocolates, leather for shoes, paper for pizza boxes and timber for furniture – as forests are cleared for cattle ranching, plantations or agriculture.

CDP’s new report, The Money Trees, finds that corporate transparency on forests (30% disclosure rate in 2018) lags behind other environmental issues such as climate change and water security (both 43%). This is despite significant risks to business from deforestation, the ecological importance of forests and the role they must play in solving climate change, as well as the heightened environmental concern among investors, buyers and consumers.

Morgan Gillespy, Global Director of Forests at CDP, commented: “The silence is deafening when it comes to the corporate response to deforestation. For too long corporations have ignored the impacts of their supply chains on the world’s forests and have not taken seriously the risks this poses – both to their business and the world.

Environmental concern is at an all-time high, and companies are being demanded to be transparent and take decisive action to protect forests. Consumers increasingly want to know that their shopping basket isn’t driving the destruction of the Amazon, extinction of the orangutans and the climate crisis.

Businesses that want to maintain market share need to listen to the calls from their customers, investors and consumers – or they could face a backlash. Companies are already telling us reputational risk is the top risk they see from deforestation and this is likely to become ever more prominent as sustainable consumption trends continue and the market shifts”.

A total of 306 companies disclosed forests data to CDP in 2018, reporting on their sourcing of timber, palm oil, cattle and/or soy and the actions taken to reduce deforestation in their supply chains.

Analyzing these companies’ responses, the report reveals the level of action is insufficient to solve the problem of deforestation. This is despite damage to brand reputation from links to deforestation being the most frequently cited risk in the report.

Around a quarter (24%) of companies are either taking no or limited action on deforestation, for example by focusing on only one commodity instead of all commodities within their supply chain.

The data also shows over a third of companies are not yet working with their suppliers to reduce deforestation. This is a critical gap as deforestation is almost always a supply chain issue, unless the company is a direct producer.

Companies report a potential US$30.4 billion in losses due to the impacts of deforestation risks, such as brand damage, regulatory change and physical impacts like forest fires and crop failures.

Yet this is only the tip of the iceberg, as only around a quarter of companies reported financial figures for potential losses. The data also shows that nearly a third of companies do not even include forest-related issues in their risk assessments. However, among companies that do, almost all (92%) see substantial risks, suggesting that the business risks and financial impacts associated with deforestation are underreported.

Nearly 450 companies1 and more than 50 governments2 have pledged to end deforestation by 2020, but industry action to date has not been enough to achieve this, with companies recently publicly stating that this deadline will be missed3. Global forest loss continues at a rate of 5 million hectares a year or 15 football pitches every minute4. Turning this trajectory around is essential to address the climate crisis, with the IPCC’s special report on 1.5°C highlighting the need to use forests as carbon sinks.

Yet CDP data shows 83% of corporate targets on deforestation end in 2020 and only 14% extend beyond, posing the risk of corporate action on deforestation falling off a cliff next year.

However, CDP’s report also finds there are some companies leading the way, implementing numerous actions including engaging with their suppliers on the protection of forests. For example, global beauty giant L’Oréal and German consumer goods manufacturer Beiersdorf AG are leading on the sustainable sourcing of palm oil. To encourage its suppliers to manage their forest footprint, L’Oréal has developed its Sustainable Palm Index, to assess suppliers’ commitments and achievements in fighting deforestation.

CDP data shows that for the companies willing to move the needle on forests, there are major opportunities up for grabs. 76 companies reported business opportunities – such as increased brand value and product innovation – valued at US$26.8 billion, more than half of which are rated highly likely or virtually certain.

Morgan Gillespy, Global Director of Forests at CDP, added: “Our data shows companies are not doing enough to end deforestation. Meanwhile the hundreds of high-impact companies that have not disclosed through CDP and therefore not been analyzed in this report could be missing out on lucrative opportunities. They could also be sitting on a black box of risks that their investors, customers and end consumers are not aware of, but are increasingly demanding transparency on”.

CDP is an international non-profit that drives companies and governments to reduce their greenhouse gas emissions, safeguard water resources and protect forests. Voted number one climate research provider by investors and working with institutional investors with assets of US$96 trillion, we leverage investor and buyer power to motivate companies to disclose and manage their environmental impacts. Over 7,000 companies with over 50% of global market capitalization disclosed environmental data through CDP in 2018. This is in addition to the over 750 cities, states and regions who disclosed, making CDP’s platform one of the richest sources of information globally on how companies and governments are driving environmental change. CDP, formerly Carbon Disclosure Project, is a founding member of the We Mean Business Coalition.
Il 70% delle aziende non rende pubblico l’impatto della propria attività sulla deforestazione nel mondo

La maggioranza delle grandi aziende non comunica in modo trasparente l’impatto delle loro attività sulla deforestazione globale, oltre a non adottare misure adeguate a favore della salvaguardia delle foreste. Questo è quanto emerge dal nuovo report pubblicato da CDP, la piattaforma globale di rendicontazione ambientale che ogni anno raccoglie dati ambientali da oltre 7.000 aziende.

I dati rivelano che sono oltre 1.500 le aziende che hanno un impatto significativo sulla deforestazione o che possono incorrere nel rischio di deforestazione ambientale e che nel 2018 sono state invitate da investitori e grandi organizzazioni di acquisto per comunicare informazioni circa l’attenzione alle foreste attraverso la piattaforma di reporting di CDP. Ciò nonostante, il 70% non l’ha fatto, rifiutando di fornire maggiori dettagli sui principali elementi responsabili della deforestazione: legno, olio di palma, allevamenti di bestiame e soia.

Tuttavia, più di 350 aziende hanno rifiutato di rispondere sul triennio 2018-2016, tra cui i principali marchi di consumo come Dominos, Next, Ferrero Spa e Sports Direct insieme alla multinazionale americana attiva nel settore alimentare Mondelez e il suo fornitore di olio di palma Rimbunan Hijau Group, leader nella regione della foresta pluviale del Sarawak, in Malesia.
Infatti, queste aziende utilizzano ampiamente prodotti che figurano tra i principali responsabili della deforestazione. A titolo di esempio si può citare l’acquisto di olio di palma per realizzare i cioccolatini, così come il cuoio per le scarpe, la carta per le scatole della pizza e il legno per i mobili. A ciò si aggiunge che le aree forestali vengono continuamente messe a rischio dall’allevamento intensivo di bestiame, ma anche dall’agricoltura stessa.

Il nuovo rapporto di CDP rivela che la trasparenza aziendale sulla deforestazione (con un tasso di divulgazione del 30% nel 2018) è in netto ritardo rispetto ad altre questioni ambientali come il cambiamento climatico e la sicurezza idrica (entrambe stabili al 43%). L’importanza di preservare le foreste non è fondamentale solo per scongiurare danni di business a livello aziendale, bensì anche come strumento risolutivo per combattere il cambiamento climatico e rassicurare le crescenti preoccupazioni di investitori, acquirenti e consumatori.

Morgan Gillespy, Global Director of Forests at CDP, ha commentato, “Il silenzio è assordante quando si tratta delle misure aziendali nei confronti della deforestazione. Per troppo tempo le aziende hanno ignorato l’impatto delle loro catene di approvvigionamento sulle foreste esistenti, senza prendere sul serio i rischi che ne derivano – sia lato business sia sulla società globale.

Attualmente, la preoccupazione per l’ambiente è ai massimi livelli e le aziende hanno il dovere di essere trasparenti e intraprendere azioni decisive per la salvaguardia delle foreste. Di pari passo, i consumatori si mostrano sempre più sensibili a questo tema e desiderosi di sincerarsi che nel loro carrello non ci siano prodotti responsabili della deforestazione dell’Amazzonia, dell’estinzione degli oranghi e del cambiamento climatico.

Le aziende che mirano a mantenere una quota di mercato devono ascoltare i loro clienti, investitori e consumatori, così da non rischiare di incappare in situazioni sfavorevoli. Le aziende, infatti, suggeriscono che il rischio reputazionale è il rischio maggiore che può derivare da una mancata attenzione nei confronti della deforestazione, un tema destinato ad acquisire sempre più importanza a seconda del cambiamento del mercato e dei consumi in un’ottica sostenibile”.
Nel 2018 un totale di 306 aziende ha collaborato con CDP condividendo i propri rapporti di sostenibilità fornendo dettagli sulla provenienza di legno, olio di palma, bestiame e / o soia, indicando le misure intraprese per combattere la deforestazione all’interno delle loro catene di approvvigionamento.

Analizzando le risposte di queste aziende, il report rivela che le iniziative sono insufficienti per risolvere il problema della deforestazione. Tuttavia, è interessante osservare come il danno reputazionale del brand derivante dalla deforestazione sia indicato come il rischio di gran lunga più frequente.
Circa un quarto (24%) delle società non intraprende affatto o adotta misure circoscritte per combattere la deforestazione, ad esempio concentrandosi su una singola categoria merceologica senza rendere più sostenibile le altre merci che attraversano la propria catena di approvvigionamento.
I dati confermano, inoltre, che oltre un terzo delle aziende non sta lavorando con i propri fornitori al fine di ridurre il proprio impatto ambientale sulle foreste. Ciò è emblematico di un divario critico, in quanto la deforestazione è quasi sempre un problema di filiera, ad eccezione di quei casi in cui la società sia un produttore diretto.

Complessivamente, le aziende riportano perdite potenziali per un valore di 30,4 miliardi di dollari dovute all’impatto dei rischi da deforestazione, tra cui danni reputazionali, cambiamenti normativi e catastrofi naturali come incendi e cattivi raccolti.
Eppure, tutto ciò è solo la punta dell’iceberg, in quanto circa un quarto delle aziende prevede una stima quantitativa delle potenziali perdite. Inoltre, i dati mostrano che quasi un terzo delle aziende non include le problematiche relative alla deforestazione nel processo di valutazione del rischio. Tuttavia, tra le aziende che ne prendono atto, quasi tutte (92%) confermano rischi sostanziali, suggerendo che il rischio aziendale e l’impatto finanziario associati alla deforestazione siano sottostimati.

Sono quasi 450 le aziende e più di 50 i governi che si sono impegnati a porre fine alla deforestazione entro il 2020, ma l’azione del settore fino ad oggi non è stata sufficiente nel raggiungimento di questo obiettivo, con realtà che già hanno dichiarato pubblicamente l’impossibilità di rispettare questa deadline . La deforestazione continua ad un ritmo di 5 milioni di ettari all’anno (equivalenti a 15 campi da calcio ogni minuto ). Invertire questa tendenza è essenziale per affrontare i problemi associati al cambiamento climatico. Ad esempio, il report dell’IPCC sull’1,5°C evidenzia la necessità di utilizzare le foreste come pozzi di assorbimento del carbonio.
Tuttavia, i dati di CDP mostrano che l’83% degli obiettivi aziendali sulla deforestazione hanno come scadenza il 2020 e solo il 14% si estende oltre questa data, facendo ipotizzare che le misure aziendali contro la deforestazione si possano esaurire nel breve termine.

Un altro dato interessante che emerge dal rapporto di CDP è che ci sono alcune aziende all’avanguardia che promuovono diverse iniziative a sostegno delle foreste grazie ad un’intensa collaborazione con i propri fornitori. Ad esempio, il colosso mondiale della bellezza L’Oréal e il produttore tedesco di beni di consumo Beiersdorf AG sono leader nell’approvvigionamento sostenibile dell’olio di palma. Per incoraggiare i propri fornitori a gestire l’impronta forestale, L’Oréal ha sviluppato Sustainable Palm Index con l’obiettivo valutare l’impegno e i risultati ottenuti dai fornitori nella lotta alla deforestazione.
Infine, i dati di CDP mostrano che per le aziende disposte a prestare maggiore attenzione alla salvaguardia delle foreste ci sono maggiori possibilità di crescita. 76 aziende hanno infatti segnalato opportunità di business come l’aumento del valore del marchio e l’innovazione di prodotto – valutate per un totale di 26,8 miliardi di dollari, di cui la metà di questo valore è dato come altamente probabile o, addirittura, certo.

Morgan Gillespy, Global Director of Forests at CDP, ha aggiunto: “I nostri dati rivelano che le aziende non stanno facendo abbastanza per porre fine alla deforestazione. Nel frattempo, sono centinaia le aziende ad alto impatto ambientale che non hanno consentito a CDP l’accesso ai loro dati e, pertanto, non sono state analizzate in questo report, eventualmente perdendo anche enormi opportunità di business. In altre parole, è come starsene comodamente seduti su una bolla pronta a scoppiare senza che i propri investitori, clienti e consumatori finali ne siano a conoscenza, pur richiedendo sempre maggiore trasparenza”.

CDP è un internazionale non-profit che spinge le aziende ed i governi a ridurre le loro emissioni di gas serra, tutelare le risorse idriche e proteggere le foreste. Votato numero uno come fornitore della ricerca climatica dagli investitori e lavorando con investitori istituzionali con le attività di 96 trilioni di dollari, sfruttiamo il potere degli investitori e dei consumatori per motivare le imprese a divulgare e gestire i loro impatti ambientali. Oltre 7,000 imprese con oltre il 50% percento della capitalizzazione del mercato globale nel 2018 hanno comunicato dei dati ambientali attraverso il CDP. Questo si aggiunge alle oltre 750 città, stati e regioni che hanno comunicato, rendendo la piattaforma del CDP una delle fonti più ricche di informazione a livello globale su come le aziende e i governi stanno spingendo cambiamenti ambientali. Il CDP, precedentemente il Progetto Carbon Disclosure, e un membro fondatore della coalizione We Mean Business.

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Raising 2030 SDG ambition. Held on the sidelines of the High-Level Political Forum at the UN Headquarters in New York, the SDG Media Zone engages experts, innovators, content creators, young leader, and personalities to highlight actions and solutions in support of the Sustainable Development Goals. Day 2 was filled with engaging panels covering a broad range of topics including sustainable cities, poverty, plastic, Small Island Developing States, Peace and Justice, and much more. Our special guest, Amina J. Mohammed, the Deputy Secretary-General of the United Nations, discusses the slow progress made in achieving the SDGs and the way forward. Whether you were able to join us or not, you can learn more about today’s panels and watch them here.

Our only Future – Private Sector and Climate Action
According to Luis Alfonso de Alba, UN Secretary-General’s Special Envoy for the 2019 Climate Action Summit, limiting global warming to 1.5 degrees Celsius will require drastic action, including by the private sector. Lise Kingo, CEO of UN Global Compact, stresses how important it is to have concrete examples of good practices. Similarly, Ann Rosenberg from SAP Next-Gen touches upon the need for new ideas and new ways of doing business.

Preview of 2019 Multidimensional Poverty Index
Pedro Conceição, the Head of the Human Development Report Office at the UN Development Programme, presents the Preview of the 2019 Multidimensional Poverty Index and discusses how it can help to achieve the Sustainable Development Goals. Unlike other reports, the index assesses progress on various dimensions of poverty at the country level while also looking at how multidimensional poverty varies within a country, revealing huge inequalities between the poorest and the wealthiest people. This data can help design policies tailored to specific regions and tackle poverty more effectively.

Inclusive Cities, Sustainable Communities
More than half of the world’s population currently lives in cities – by 2030, this number will rise to 60 per cent. To foster inclusive and sustainable cities, Maruxa Cardama, Chair of the 68th UN Civil Society Conference highlights the importance of giving youths a voice and also a role to play. Similarly, Steve Chiu, the Youth Representative of the Buddhist Tzu Chi Foundation, highlights youth empowerment as a way of creating inclusive societies. Glocha Youth Representative Ali Mustafa further explores how to give youths opportunities for meaningful engagement in these inclusive and sustainable systems.

Planet or Plastic
Following a field expedition in India, Heather Koldewey, co-lead of the National Geographic Society’s Plastic Work and Sara Hylton, an award-winning photographer from National Geographic explain that people are unable to make the connection between dumping plastic into rivers and the impact on ocean pollution. Heather Koldewey stresses that while people do see plastic as an issue, it has become so ubiquitous that they can’t see any alternatives.

A Conversation with United Nations Deputy Secretary-General
With regard to the Sustainable Development Goals, United Nations Deputy Secretary-General, Amina J. Mohammed says that while progress is slow, people are engaged, partnerships are being forged and young people are involved. She reminds us that most countries are committed to tackling global warming and that even where national governments are not, subnational governments and citizens continue to take action. Responding to climate change will be paramount as all the Sustainable Development Goals are intertwined and cannot be achieved individually.

Future of Small Island Developing States
What is the priority for Small Island developing states? According to Courtenay Rattray, Ambassador and Permanent Representative of Jamaica to the United Nations, small islands face challenges in all of the Sustainable Development Goals. Low economic growth is leading to youth unemployment as well as brain drain. Congressman Jerry Tardieu adds that in order to create jobs for the youth, small islands need to think outside of the box and create partnerships. Maria-Francesca Spatolisano, Assistant Secretary-General for Policy Coordination and Inter-Agency Affairs, addresses how some of the existing partnerships between these developing states and other countries can help small islands overcome their vulnerabilities.

Investing in family-friendly policies: Why it’s a price we can afford
The chief of Early Childhood Development at UNICEF, Dr. Pia Rebello Britto, discusses the numerous benefits of investing in family-friendly policies and moving from maternal to parental needs. Laura Turquet, Manager of the World’s Women Progress Report from UN Women notes that while families can be a place for girls to strive; it can also be a place of sexism and discrimination. By investing in family-friendly policies, governments have the potential to reduce gender inequalities and drive progress on the SDGs.

Peace and Justice: Launch of SDG 16+ Report
Charles Chauvel from the United Nations Development Programme (UNDP) reveals that the most important finding from the SDG 16+ Report is that the implementation of SDG 16 can only be achieved through a collective effort with the private and public sector, academia, civil society, and more. Similarly, Ana Carolina, 16×16 Youth Advocate, stresses the importance of putting youths at the centre of discussions on peace to gain a different understanding of the challenges and issues that people may face. The Counsellor of the Permanent Mission of Sierra Leone to the United Nations, Alan George, highlights how justice needs to be modernized to be more engaging and consistent.

Angry Birds for UN Act Now Climate Campaign
Tolu Olubunmi from the UN Department of Global Communications unveils the partnership between the UN ActNow Climate Campaign and the Movie Angry Birds 2. Present on stage, Red the Angry Bird joins forces with one his archenemies, a green pig to stress the importance of collective action and behavioural change in the fight against climate change.

SDG Book Club
Singer, songwriter, and storyteller Ari Afsar engages with young children through a fun and interactive story-telling session. Along with other books handpicked by the SDG Bookclub, ‘Thank You Omu’ gives children a fresh perspective on the Sustainable Development Goals.

www.un.org/sustainabledevelopment/

Rinnovabili: Decreto FER1. Gli obiettivi: incentivare la produzione di energia da fonti rinnovabili e creare migliaia di posti di lavoro.

I Ministri Luigi Di Maio e Sergio Costa hanno firmato il decreto FER1, che ha l’obiettivo di sostenere la produzione di energia da fonti rinnovabili per il raggiungimento dei target europei al 2030 definiti nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC), attraverso la definizione di incentivi e procedure indirizzati a promuovere l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità, sia in termini ambientali che economici, del settore.
Il provvedimento, in particolare, incentiva la diffusione di impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici e a gas di depurazione.

“Un grande lavoro di squadra dei due ministeri, ambiente e sviluppo economico, che darà impulso alla produzione di energia rinnovabile, creando migliaia di nuovi posti di lavoro – ha dichiarato Luigi Di Maioe puntando alla attuazione della transizione energetica, in un’ottica di decarbonizzazione”.

“E’ una vera e propria rivoluzione copernicana, un cambio di paradigma – commenta Sergio Costasi premia l’autoconsumo di energia per gli impianti su edificio fino a 100 kW e l’eliminazione dell’amianto, si incentiva la produzione di energia sostenibile oltre che rinnovabile. Questo decreto è una grande opportunità di sviluppo e di tutela ambientale”.

Dopo aver ottenuto il via libera della Commissione europea, il Decreto FER1 è stato inviato per la registrazione alla Corte dei Conti prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

La sintesi del provvedimento
L’ attuazione del provvedimento consentirà la realizzazione di impianti per una potenza complessiva di circa 8.000 MW, con un aumento della produzione da fonti rinnovabili di circa 12 miliardi di kWh e con investimenti attivati stimati nell’ordine di 10 miliardi di Euro.

Con gli incentivi verrà data priorità a:
– impianti realizzati su discariche chiuse e sui Siti di Interesse Nazionale ai fini della bonifica;
– su scuole, ospedali ed altri edifici pubblici per impianti fotovoltaici i cui moduli sono installati in sostituzione di coperture di edifici e fabbricati rurali su cui è operata la completa rimozione dell’eternit o dell’amianto;
– impianti idroelettrici che rispettino le caratteristiche costruttive del DM 23 giugno 2016, quelli alimentati a gas residuati dai processi di depurazione o che prevedono la copertura delle vasche del digestato;
-tutti gli impianti connessi in “parallelo” con la rete elettrica e con le colonnine di ricarica delle auto elettriche (a condizione che la potenza di ricarica non sia inferiore al 15% della potenza dell’impianto e che ciascuna colonnina abbia una potenza di almeno 15 kW).

Cambia, inoltre, la modalità di riconoscimento del premio sull’autoconsumo: per gli impianti di potenza fino a 100 kW su edifici, sulla quota di produzione netta consumata in sito è attribuito un premio pari a 10 euro il MWh cumulabile con quello per i moduli in sostituzione di coperture contenenti amianto. Il premio è riconosciuto a posteriori a patto che l’energia auto consumata sia superiore al 40% della produzione netta.
Saranno ammessi agli incentivi solo gli impianti idroelettrici in possesso di determinati requisiti che consentano la tutela dei corpi idrici, e in base a una valutazione dell’Arpa.

Gli impianti fotovoltaici realizzati al posto delle coperture in amianto o eternit avranno diritto, in aggiunta agli incentivi sull’energia elettrica, a un premio pari a 12 €/MWh su tutta l’energia prodotta.

Impianti ammissibili
Potranno partecipare ai bandi per la selezione dei progetti da iscrivere nei registri gli impianti:
– di nuova costruzione, integralmente ricostruiti e riattivati, di potenza inferiore a 1MW;
– oggetto di interventi di potenziamento qualora la differenza tra la potenza dopo l’intervento e la potenza prima dell’intervento sia inferiore a 1 MW;
– oggetto di rifacimento di potenza inferiore a 1MW.
Sono ammessi impianti fotovoltaici esclusivamente di nuova costruzione e realizzati con componenti di nuova costruzione.

Inoltre, potranno partecipare alle procedure di registri anche aggregati costituiti da più impianti appartenenti al medesimo gruppo, di potenza unitaria superiore a 20 kW, purché la potenza complessiva dell’aggregato sia inferiore a 1 MW.
Gli impianti di potenza uguale o maggiore ai valori sopra indicati per accedere agli incentivi dovranno partecipare a procedure di asta al ribasso nei limiti dei contingenti di potenza.

In analogia, potranno partecipare alle procedure di asta anche gli aggregati costituiti da più impianti appartenenti al medesimo gruppo, di potenza unitaria superiore a 20 kW e non superiore a 500 kW, purché la potenza complessiva dell’aggregato sia uguale o superiore a 1 MW.

www.mise.gov.it

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