Category: Finanza

Redazione Bilancio sostenibilità e asseverazione. Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il terzo numero dell’informativa periodica “Diritto Societario”.

Un documento che fa il punto sull’attività istituzionale e sui contributi prodotti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, con riferimento alle varie tematiche del diritto societario.

Nella sezione dedicata alle “Attività”, si parla del gruppo di lavoro multidisciplinare istituito dal CNDCEC sulle responsabilità di sindaci e revisori e del documento predisposto insieme con RINA Services per promuovere iniziative di divulgazione e formazione in materia di redazione e asseverazione della disclosure di sostenibilità (e delle relative metodologie applicative).
Nel contesto dell’attuale cornice normativa, si tracciano le linee di una possibile convergenza d’azione attraverso la quale, da un lato, diffondere la cultura e le conoscenze tecniche in materia di sustainability reporting e, dall’altro, affinare i contenuti le attività di verifica di parte terza tramite uno specifico e dettagliato processo professionale, in cui sottoporre tale tipologia d’informativa aziendale a un’attività di verifica che possa completare il controllo di conformità previsto dalle recenti disposizioni relative alla rendicontazione non finanziaria.
Il tutto al fine di realizzare la ratio e gli obiettivi della norma: la promozione dell’interesse economico nell’ambito del perseguimento dell’interesse pubblico ad un sistema sostenibile.

Nella sezione “Giurisprudenza e Prassi” viene proposta una rassegna delle pronunce giurisprudenziali e delle prassi in uso relativamente ad ambiti del diritto societario e del diritto di impresa più in generale, in cui il dibattito della dottrina e della giurisprudenza è particolarmente vivace.
Tra le menzionate, una sulle Società di persone del Tribunale di Torino, Sez. I, ord. del 16 gennaio 2017 con la Revoca giudiziale amministratore s.a.s., una riguardante Società di capitali, Corte di Cassazione, Sez. I civ., sentenza n. 3946 del 19 febbraio 2018 sulla Compensazione del debito da conferimento con il credito da finanziamento del socio di s.r.l. e la sentenza Cassazione civile, sez. I civ., n. 1181 del 18 gennaio 2018, che prende spunto dalla Fusione in funzione di concordato preventivo; processo esecutivo; opposizione dei creditori.

Chiude l’informativa, la sezione “Novità” che raccoglie le informazioni e le notizie attinenti ai recenti provvedimenti normativi che attengono al diritto societario con focus sul Whistleblowing, GDPR –Nuove regole Privacy e la Protezione del know – how riservato a delle informazioni commerciali.

www.fondazionenazionalecommercialisti.it

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Empowering Innovation: barometro sulla Gestione e il Finanziamento dell’Innovazione all’interno delle imprese italiane sviluppato da Ayming, con la partnership di AIRI (Associazione Italiana per la Ricerca Industriale), ANDAF (Associazione Nazionale dei Direttori Amministrativi e Finanziari) e Spring (il Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica Verde).

Lo studio ha visto la somministrazione da parte di Ayming di un questionario on line a cui è stato possibile accedere tra ottobre e dicembre 2017.
Il campione di aziende che ha risposto al questionario si concentra maggiormente nel Nord Italia, e nello specifico in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto; mentre le figure aziendali coinvolte appartengono per il 46% all’area finanza e amministrazione, per il 28% alle aree R&D e Innovazione e per il 14% alla direzione generale.
I settori industriali sono rappresentati in modo equilibrato, con una leggera predominanza dei settori manifatturiero (16% del totale), chimico/farmaceutico (13%) e agri-food (11%). La dimensione delle aziende, in termini di fatturato e di dipendenti, vede una maggioranza di PMI, il 65% del totale, e il 35% di grandi imprese.

Entrando nel merito dei risultati del Barometro il primo dato rilevato riguarda le aree di innovazione su cui le imprese si concentrano maggiormente: il 79% dei rispondenti si focalizza su innovazione di prodotti/servizi, il 58% su processi/procedure e solo il 29% indica di innovare a livello organizzativo.

Un dato interessante è emerso rispetto alla percezione che i partecipanti al sondaggio hanno del sistema economico del Paese.
Nonostante questa sia infatti negativa, i partecipanti ritengono che la competitività delle imprese per le quali lavorano sia complessivamente molto buona.
Le risposte raccolte evidenziano un forte status quo bias, i.e. il sistema economico e la sua competitività sono dati dagli attori del sistema stesso (e.g. le aziende) e, se questi sono competitivi, in linea di massima dovrebbe esserlo anche la percezione del sistema generale.

Degno di nota anche il confronto tra il livello di innovazione e l’importanza data all’innovazione all’interno delle aziende. Per il 60% dei partecipanti l’innovazione è una priorità e per il 35% è comunque un elemento molto importante.
Tuttavia, l’importanza data all’innovazione si riflette solo parzialmente sul livello percepito e i risultati raggiunti. Infatti, il 79% dei partecipanti all’indagine ritiene che il livello d’innovazione sia compreso tra buono e molto buono.
Di questi solo il 12% lo valuta come molto buono.

Da dove emerge questo gap tra importanza e livello percepito dell’innovazione?
Si possono effettuare diverse ipotesi, come ad esempio le criticità culturali e strutturali del nostro paese. Inoltre, l’innovazione sottende una naturale componente di rischio, che rappresenta il DNA di qualsiasi attività di esplorazione. Non solo. Per fare innovazione di qualità sono necessarie competenze di alto livello, che normalmente sono possedute da soggetti che hanno completato dei percorsi di alta formazione (e.g. PhD).
Se però si analizza il contesto italiano, si evince la drammatica “assenza” di questi profili all’interno delle aziende, nonostante il livello di occupazione complessivo sia molto alto, circa il 90% (Istat art. Adapt e AlmaLaurea 2015).
Questo dato non deve tuttavia trarre in inganno; se si scava più a fondo, si può notare che circa il 44% è relativo a contratti a termine, principalmente all’interno del mondo accademico. Tale situazione genera un’emorragia di risorse, la c.d. “fuga dei cervelli”, fenomeno che interessa circa il 13% dei nostri PhD (PhD e Lavoro, Bollettino Adapt 2015).

Altro risultato emerso dal Barometro Ayming che merita una particolare valutazione è il motivo che spinge le aziende a innovare.
Considerando l’intero campione dei rispondenti all’indagine, gli obiettivi principali delle attività innovative risultano essere “aumentare la competitività” (18%), “migliorare il prodotto” (16%), “acquisire efficienza” (16%) e “aumentare la customer satisfaction” (12%).
Se si analizzano le risposte in base alla dimensione aziendale, si evidenzia che il miglioramento del prodotto si posiziona al primo posto per le PMI e al terzo per le grandi imprese, che invece posizionano al primo posto l’aumento della competitività.
Da sottolineare il basso score raggiunto dalla “diversificazione del business”. In un contesto in cui la maggioranza delle risposte identifica l’innovazione come una delle priorità principali per lo sviluppo aziendale, un peso maggiore alla diversificazione sarebbe stato più coerente perché strettamente legata al processo di innovazione.
Una chiave di lettura potrebbe essere la scarsa propensione al rischio.
Lo sviluppo di nuovi prodotti per clienti esistenti è la strategia di diversificazione in teoria meno rischiosa, che consente di sostenere il processo d’innovazione esistente, minimizzando il rischio di navigare verso orizzonti meno noti o sconosciuti.

Sul tema della rilevanza degli attuali trend tecnologici non sorprende che i primi due posti della classifica siano occupati da “digitalizzazione”, considerato importante nell’88% delle risposte, e “Industria 4.0” (81%), mentre all’ultimo posto del podio si colloca “sostenibilità ambientale e sociale” (79%); “automazione” si colloca invece al 4° posto, ma con il 54% dei rispondenti che la considera “molto importante”.
Se consideriamo che i primi due e il quarto trend indicati come prioritari rappresentano alcuni degli elementi essenziali della trasformazione “produttiva” in ottica 4.0, emerge l’esigenza di evolvere verso un nuovo paradigma della produzione per garantire nel futuro un mantenimento, se non un’espansione, dei livelli di competitività delle imprese italiane.

Ai partecipanti al Barometro Ayming sulla Gestione e il Finanziamento dell’Innovazione è stato anche chiesto quali siano gli elementi più importanti per innovare efficacemente. Il 65% dei rispondenti ha indicato la “visione del management”, il 45% l’“approccio strutturato all’innovazione” e il 41% le “risorse finanziarie”.
Analizzando inoltre i dati relativi alla presenza in azienda di una strategia o di un processo di innovazione definiti, si nota come il 56% dei partecipanti sostiene di avere una strategia ben definita, il 50% ha formulato processi a sostegno di questa strategia e meno del 50% ha implementato un sistema di monitoraggio e valutazione delle performance.
Questi dati fanno emergere la necessità per le aziende di affrontare la sfida della strutturazione interna per trasformarla in una leva per migliorare l’efficacia, nonché l’efficienza, dei propri progetti innovativi.

In merito invece al peso degli investimenti in R&D rispetto al fatturato, il 53% dei rispondenti ha investito una percentuale fino al 5% del proprio fatturato, il 6% tra il 5 e il 10%, il 7% tra il 10 e il 20% e solo il 3% ha investito oltre il 20% del proprio fatturato.
È inoltre interessante notare che solo il 56% dichiara di avere un budget dedicato all’innovazione e la maggior parte dei partecipanti sostiene che tale budget aumenterà nel futuro.

Nell’ultima parte del Barometro Ayming, si è invece indagato l’utilizzo e l’efficacia degli incentivi fiscali e dei contributi nazionali e internazionali a sostegno dell’innovazione.
Dai dati emersi le imprese sembrano molto ben disposte nei confronti delle agevolazioni fiscali, in particolare nei confronti di quelle più recenti come il credito d’imposta R&D per il 74% dei rispondenti, il Piano Industria 4.0 per il 59% e il Patent Box per il 37%.
Il Patent Box si posiziona all’ultimo posto probabilmente a causa dei significativi ritardi nella fase di approvazione dovuti alla grande quantità di istanze presentate.

Rispetto ai grant nazionali, che risultano essere poco utilizzati dalla maggior parte dei rispondenti, la situazione sembra leggermente migliorare se si parla di programmi collaborativi internazionali, in particolare Horizon 2020, anche se solo il 26% dei partecipanti alla survey dichiara di avere esperienza in questo ambito, percentuale che scende ulteriormente al 16% se si prendono in considerazione i progetti in fase di svolgimento.

Ayming è un gruppo internazionale di Business Performance Consulting, con sede in 16 paesi. Belgio, Canada, Cina, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Regno Unito, Ungheria, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti. Ayming offre alle aziende un supporto strategico e operativo per il miglioramento e lo sviluppo delle proprie performance in tre aree chiave: Operations, Fiscal & Innovation e HR Performance. La mission di Ayming è di accompagnare i propri clienti attraverso Value Performance Program in prevenzione e gestione del rischio, ottimizzazione dei processi, dell’organizzazione e dei finanziamenti, sviluppo di strategie di crescita delle risorse.

www.ayming.it

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Supply chain and farmers: legislation isn’t the answer. A proposal which won’t harmonise anything – and will harm countries where the supply chain works well.

Commenting on the European Commission’s draft legislation banning or restricting a number of practices between operators in the food supply chain, Christian Verschueren, Director-General of EuroCommerce said that EU legislation will do nothing to help the overall situation of farmers or create a level playing field in Europe:
We are not convinced that a ‘minimum harmonisation’ approach is the right instrument to deliver the level playing field which the Commission wants to achieve. The Commission has not produced any evidence of a structural problem or of the utility of EU legislation in resolving it.

There is already extensive legislation in most Member States, and EU legislation aiming to provide a minimum set of principles will not deliver more than Members States’ existing frameworks. Moreover, it allows Member States to go a lot further in intervening in the market, and will impose unnecessary regulation in countries where dialogue and better organisation of farmers have led to a well-functioning food supply chain without specific legislation.

The proposal goes against creating the positive relationships and trust needed for a better-functioning supply chain. On the contrary, it favours adversarial enforcement and sanctions, which in some countries have already spilled over into discriminatory action and disproportionate fines incompatible with EU law. The directive also introduces an arbitrary culture of name and shame with no right of response or defence.

We would have wished that the Commission had acknowledged and built upon the major progress, achievements and values of the Supply Chain Initiative in encouraging positive resolution of disputes through mediation and dialogue, producing quicker and better results for all players.

There are better ways to help farmers than political gestures
Like the Commission, retailers and wholesalers are keen to help farmers create a competitive food supply chain. But in responding to political pressure from the European Parliament and a number of Member States, the Commission has ignored much better ways of addressing the real problems facing farmers.

Christian Verschueren commented:
Political gestures don’t make for good or ‘better regulation’. This directive won’t do anything to help farmers. The problems farmers face are best addressed by helping them organise themselves better through e.g. producer organisations and cooperatives, encouraging the use of risk management tools, and aligning what they produce better with what consumers want. There is also a need for better understanding of value transmission in the supply chain.

Legislation that carries major risks
Christian Verschueren warned that the Commission draft legislation exposed the market – and consumers – to a number of major risks in the course of its negotiation:
“The Commission has opted for legislation to deal with issues which can be much better resolved by market operators through mediation and positive dialogue at national or local level, for example in national platforms and interbranch organisations. We therefore call upon the Parliament and the Council to resist making this a Christmas tree of additional, unnecessary and intrusive provisions or broadening the scope of the directive beyond farmers and SME suppliers.

In light of the risks of this proposal running out of control in its passage through the institutions, EuroCommerce will be asking the Council and European Parliament in examining this proposal to:
– ensure that this directive focuses on helping small operators dealing with large operators; and avoid it further restricting the ability of retailers to negotiate with large manufacturers, whose net margins of 15-30% contrast with the 1-3% achieved by retailers. It will be consumers who end up paying for such an outcome, with no guarantee that farmers see any of the additional profits;
– consider whether further intrusion into the principle of freedom of contract and the workings of the market is really justified at EU level; and ensure that the list of practices covered remains limited and relevant to the players it seeks to help;
– ensure that the list of practices covered remains limited, and provides the necessary legal certainty for operators, with clear definitions and provisions to avoid wide interpretation and the abuse already experienced in a number of Member States;
– ensure that when transposing and enforcing the directive, Member States respect the principles of free movement of goods, services and establishment in the Single Market; this means that any implementing provisions need to be non-discriminatory and proportionate;
– introduce provisions in the proposal for mediation and dialogue at national level; and
– include mechanisms to ensure a proper right of response and defence for operators.

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5 years Supply Chain Initiative and future prospects. The Supply Chain Initiative (SCI) presented its annual report at an event supported by Anneleen Van Bossuyt MEP, Chair of the IMCO Committee and Czes³aw Adam Siekierski MEP, Chair of the AGRI Committee. The event welcomed a wide range of participants from the EU institutions, associations, industry and retail companies from across the supply chain, as well as national stakeholders from across the EU. The programme of the event can be viewed here.

The annual report, which was presented by Michael Hutchings, Chair of the SCI, shows that satisfaction with the SCI remains high among registered companies. 7 out of 10 respondents reported a good level of satisfaction and 9 out of 10 companies trained all or part of their staff members on the Principles of Good Practice. Companies considered the SCI to have helped them to improve internal company processes (32%), to improve their daily communication (28%) and to deal with disputes (10%), thanks to the signatories committed to the Principles.

40 companies reported having been faced with an alleged breach of at least one of the Principles of Good Practice since 1st September 2016. 32 companies resolved the issue informally within less than 4 months. In 8 cases, the companies were not able to solve the issue informally, and 2 companies subsequently lodged a complaint.

“The number of complaints reported remains low. On the one hand, this shows that the Principles of Good Practice are improving current practices and provide a standard for resolving disputes informally. On the other, we hope that our strengthened dispute resolution mechanism will provide reassurance that the system can help address disputes in a fair and transparent manner whilst reassuring the complainant that they will not be subject to retaliation“ says Michael Hutchings, SCI Chair.

Olli Wikberg, Vice-Chair of the Finnish Board of the Trading Practices in the Food Supply Chain showcased the impact of the SCI at the national level and presented two recommendations relative to contract terms for shelf life in contracts for grocery trade and to written contracts and unilateral changes.

Carsten Bermig, member of the Cabinet of El¿bieta Bieñkowska, Commissioner for Internal Market, Industry, Entrepreneurship and SMEs highlighted the important role the SCI plays in offering a dispute resolution option and at the same time pointed to the challenges of rolling this out on a larger scale.

Market stabilisation is always the most important issue, both in case of inputs and processed goods, together with ensuring an adequate level of income for individual participants of the chain, as well as sound cooperation. There is nothing worse than severe price volatility on inputs and products between various players in the chain. That is why partnership, lasting relations and systematic dialog between the participants in the chain is needed. A retailer must understand the interests of farmers and processors and the farmer must understand the retailer and processor as well” says Czesaw Adam Siekierski MEP, Chair of AGRI.

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Supply chain for everyone – particularly consumers. EuroCommerce Director-General Christian Verschueren set out retailers’ and wholesalers’ vision of the supply chain following a statement by the representatives of producers, processors and big, global brands.

We agree fully with the objective of a fair, transparent, sustainable food supply chain that benefits all actors, including consumers. Where we differ from the organisations claiming to promote this, is how to achieve it: to benefit farmers and SMEs, we need structural measures to make them more competitive and able to adapt to rapid changes in consumer demand.
EU regulation aimed at outlawing certain trading practices will do nothing for farmers or SME suppliers. Such regulation will reduce competition, with the consumer paying even more for their food, to the benefit of large manufacturers whose net margins dwarf those of any other part of the supply chain
.”

Retailers and wholesalers buy most of what they sell from large food processors, and negotiate hard with these to get the best deal for consumers. These companies enjoy large net margins of typically 15-30%, while food retailers struggle to achieve net margins of more than 1-3% in the face of fierce of competition, which e-commerce has intensified. Retailers remain dependent on these companies for must-have products which consumers expect to find on the shelves. By interfering in these negotiations, the regulator risks skewing the relationship to the benefit of large manufacturers. Retailers will not have the scope to absorb the price rises which will result, and consumers will end up footing the bill.

There is already a vast amount of legislation and well-functioning voluntary schemes at Member State level and there is no hard evidence of any added-value from EU intervention. It will only create costs, and force unnecessary legislation on countries where the supply chain already works efficiently to everyone’s benefit. It will create fragmentation if it leaves it to each country to top up EU regulation with its own requirements.

Retailers and wholesalers depend on smaller food producers and farmers to provide, for example, speciality products to allow retailers to differentiate from their competitors. They therefore have a real interest in these suppliers thriving and being able to innovate – and certainly not in imposing conditions which cause these producers problems.

Verschueren added: “We know that the Commission is not seeking to bolster the profits of large manufacturers at the expense of consumers. We call instead on the Commission to create a wider debate and dialogue with all stakeholders on measures to equip farmers and SMEs with the tools to help them respond to changes in the market and produce a variety of food products which consumers want and are ready to pay for.”

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Impact investing: finanza a supporto dell’impatto socio-ambientale. Presentato a Milano il manuale realizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile a partire da un gruppo di lavoro che ha coinvolto industria finanziaria, fondazioni e organizzazioni del Terzo Settore

Si è svolto presso BASE Milano l’evento “Impact investing: la finanza a supporto dell’impatto socio-ambientale”, promosso dal Forum per la Finanza Sostenibile nell’ambito della sesta edizione della Settimana SRI.
Al centro del convegno la presentazione del manuale sull’impact investing realizzato dal Forum in collaborazione con Social Impact Agenda per l’Italia e con il sostegno di AXA Investment Managers, Etica SGR e Sella Gestioni SGR.
La pubblicazione è il risultato di un Gruppo di Lavoro che ha coinvolto soggetti dell’industria finanziaria, delle fondazioni e delle organizzazioni del Terzo Settore sul tema dell’impact investing, strategia che consiste in investimenti realizzati con l’intento di generare un impatto socio-ambientale positivo misurabile e in grado, al tempo stesso, di produrre un ritorno economico per gli investitori.

I contenuti della pubblicazione
Arianna Lovera (Forum per la Finanza Sostenibile) ha presentato i principali temi trattati nel manuale: a partire da un inquadramento generale volto a definire le caratteristiche salienti dell’impact investing e a tratteggiare dimensioni e caratteristiche del mercato, la pubblicazione illustra alcuni strumenti finanziari attraverso cui è possibile effettuare operazioni di finanza a impatto. Il manuale dedica inoltre un capitolo alla misurazione dell’impatto sociale e ambientale, rendendo conto della pluralità di metodologie esistenti.
Infine, vi sono approfondimenti relativi ad alcune aree di intervento, con cenni alle tipologie di rischio e rendimento atteso: housing sociale, servizi educativi e di welfare, settore agro-forestale, energie rinnovabili e microfinanza.

Gli interventi dei relatori
Shade Duffy (AXA Investment Managers) si è concentrata sugli strumenti finanziari attraverso cui svolgere operazioni di impact investing, sottolineando che è possibile realizzare investimenti a impatto in tutte le classi di attivo, costruendo portafogli diversificati e adattati alle esigenze degli investitori, anche in termini di rischio e rendimento. È cruciale – ha concluso Duffy – passare dalla semplice mitigazione dei rischi alla generazione di effetti socio-ambientali positivi.

Il tema della misurazione e della rendicontazione d’impatto è stato approfondito da Nicola Trivelli (Sella Gestioni SGR), che ha illustrato il Report annuale d’Impatto volto a comunicare i risultati d’investimento in relazione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs).

Sui possibili settori di intervento dell’impact investing, Luca Mattiazzi (Etica SGR) ha approfondito quello della microfinanza, descrivendo le iniziative avviate dal Gruppo Banca Etica sul tema. Infine, Mattiazzi ha presentato il Report di impatto di Etica SGR, sottolineando l’importanza di fornire strumenti di misurazione e valutazione expost degli impatti socio-ambientali degli investimenti azionari.

Alle testimonianze fornite dai gestori è seguita una tavola rotonda moderata da Sara Silano (Morningstar Italia) sul tema dell’allineamento della strategia dell’impact investing agli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Giovanni Fosti (Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore) ha posto l’accento sulla necessità di costruire nuovi paradigmi di welfare in grado di rispondere alle esigenze sociali in una prospettiva di lungo periodo. A questo scopo, Fosti ha individuato come prioritaria la creazione di un contesto favorevole all’innovazione sociale, anche attraverso programmi di capacity building rivolti al Terzo Settore.
Marco Sangiorgio (Direttore generale di CDPI Sgr, Gruppo Cassa depositi e prestiti) partendo dal tema dell’housing sociale ha illustrato il progetto del fondo FIA2 per le nuove esigenze abitative (smart housing). Lo strumento, che ha appena acquisito una partecipazione immobiliare nel polo H-FARM dedicato all’innovazione, investirà in spazi di smart working, education e per l’incubazione di talenti.
Aldo Romani (European Investment Bank – EIB) ha definito i green bond come uno strumento di accountability per lo sviluppo di progetti in campo ambientale ed energetico, in linea con gli SDGs. Romani ha sottolineato l’importanza di lavorare su una tassonomia comune delle attività sottostanti i prodotti green, evidenziando la rilevanza del libro bianco “The need for a common language in Green Finance” presentato alla conferenza
COP23 di Bonn dall’EIB e dal Green Finance Committee of China Society for Finance and Banking. L’impact investing, ha concluso Romani, rappresenta un’opportunità per recuperare la funzione sociale della finanza.

Il keynote speech di Giovanna Melandri, Presidente di Social Impact Agenda per l’Italia, ha illustrato la proposta di creazione del primo fondo outcome based in Italia. A fronte della crisi del welfare, una possibile soluzione può essere trovata negli schemi pay-by-result, che prevedono l’assunzione parziale di rischio da parte degli investitori privati e l’erogazione delle risorse pubbliche solo a seguito della verifica dei risultati.
Tra gli effetti collaterali positivi di questa strategia: alleggerire la Pubblica Amministrazione dal peso del rischio e stimolare la collaborazione tra imprese sociali.

In conclusione Francesco Bicciato, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, ha dichiarato: “La finanza sostenibile sta vivendo una fase di crescita significativa a livello globale. Lo sviluppo dell’impact investing rappresenta un terreno fertile per gli investitori orientati alla ricerca di progetti con caratteristiche di redditività e impatto socio-ambientale positivo: è questo il momento giusto per dotarsi di strumenti idonei a cogliere le opportunità emergenti”.

L’Investimento Sostenibile e Responsabile
“L’Investimento Sostenibile Responsabile (SRI, acronimo di Sustainable and Responsible Investment) è una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, al fine di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso”.

Il Forum per la Finanza Sostenibile
Il Forum per la Finanza Sostenibile (FFS) è un’associazione senza scopo di lucro nata nel 2001. È un’organizzazione multistakeholder: ne fanno parte operatori del mondo finanziario e altri soggetti interessati dagli effetti ambientali e sociali dell’attività finanziaria. La missione del Forum è promuovere l’integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance nelle politiche e nei processi di investimento.
Il Forum per la Finanza Sostenibile è parte di Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum.

www.finanzasostenibile.it

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Immobili per utilità sociale. Diamo forza ai beni comuni! La rigenerazione degli immobili per utilità sociale al centro del nuovo bando di crowdfunding del Gruppo Banca Etica in collaborazione con Produzioni dal Basso.
E’ online il nuovo bando per progetti di crowdfunding che potranno usufruire del contributo del Gruppo Banca Etica. C’è tempo fino al 22 ottobre per inviare progetti di riqualificazione di beni immobili con scopi sociali, culturali e di tutela ambientale.

Possono partecipare: organizzazioni del Terzo Settore, imprese femminili e imprese giovanili. Le organizzazioni aggiudicatarie devono essere già costituite al momento del bando e devono essere socie e clienti di Banca Etica o impegnarsi a diventarlo.

Gli interventi riguarderanno in via preferenziale, ma non esclusiva, immobili in cui sia già in corso un progetto di riqualificazione a fini sociali attraverso evidenza pubblica (es. beni confiscati alla mafia e assegnati, case cantoniere dell’Anas) o bandi locali e privati (es. progetti di riqualificazione delle Ferrovie, assegnazioni da parte di enti ecclesiastici o istituzioni e amministrazioni locali). La disponibilità dell’immobile (in comodato gratuito, da concessioni pluriennali gratuite o di valorizzazione, altre modalità di assegnazione a termine) dovrà essere già effettiva al momento della candidatura, come documentato dalla proprietà o autocertificato dal proponente.

Saranno privilegiate le iniziative che interessano beni già fruibili dal pubblico o che integrino servizi già operanti. Per tutte le candidature è richiesto che il budget stimato (complessivo dei costi di campagna e di tutti gli oneri connessi) garantisca la piena operatività attesa e la sua sostenibilità nel tempo.

I progetti da ammettere saranno selezionati da una commissione interna di Banca Etica in base all’innovatività dell’idea, all’impatto sociale atteso, alla sua sostenibilità economica e alla capacità di attivare reti per il crowdfunding.

I progetti selezionati avranno diritto a una presenza esclusiva sul Network Banca Etica in Produzioni dal Basso per tutta la durata della raccolta ( 6 novembre/ 22 dicembre 2017) e a un momento di formazione a distanza per affinare le proprie strategie per il crowdfunding. I progetti che raggiungeranno almeno il 75% del budget riceveranno un contributo da parte del Fondo per il Crowdfunding di Etica Sgr per il restante 25%, fino a un massimo di 7.500 euro. Tale donazione è resa possibile grazie alla scelta volontaria dei clienti di Etica SGR di devolvere lo 0,1% del capitale sottoscritto per il sostegno di progetti di innovazione sociale.

Banca Etica è la prima e tutt’ora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, opera su tutto il territorio nazionale attraverso una rete di filiali, banchieri ambulanti e grazie ai servizi di home e mobile banking.
Banca Etica raccoglie il risparmio di organizzazioni e cittadini responsabili e lo utilizza interamente per finanziare progetti finalizzati al benessere collettivo. Oggi Banca Etica conta 40 mila soci e 60 milioni di capitale sociale; una raccolta di risparmio di 1,2 miliardi di euro e finanziamenti per quasi un miliardo a favore di iniziative di organizzazioni, famiglie e imprese nei settori della cooperazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e qualità della vita, tutela dell’ambiente, diritto alla casa, legalità.
Nel 2014 Banca Etica ha aperto la sua prima filiale all’estero, a Bilbao in Spagna.
Il Gruppo Banca Etica include Etica sgr, società di gestione del risparmio che propone esclusivamente fondi comune di investimento etici, e la Fondazione Finanza Etica che promuove iniziative di studio e sensibilizzazione sull’educazione critica alla finanza.
Banca Etica è l’unico istituto di credito italiano aderente alla Global Alliance for Banking on Values, il network di 40 banche che in tutto il mondo si ispirano alla promozione sostenibilità sociale e ambientale.

Produzioni dal Basso è la prima piattaforma di crowdfunding nata in Italia, nel 2005, per volontà di Angelo Rindone. Rappresenta la più grande community italiana del crowdfunding reward based e donation e una delle più importanti realtà europee nel panorama della sharing economy.
Con più di 2mila progetti finanziati, per una raccolta che supera i 5 milioni di euro e oltre 150mila utenti registrati, da più di dodici anni consente la realizzazione di sogni, grandi o piccoli, permettendo a tutti di raccogliere risorse economiche dalla rete, con uno strumento trasparente, immediato e di semplice utilizzo.
Il fondatore, Angelo Rindone, è anche l’amministratore delegato di Folkfunding srl; è un esperto di crowd e sharing economy ed è uno dei membri del Comitato Scientifico dell’Associazione Italiana dell’Equity Crowdfunding (AIEC).

www.bancaetica.com

www.produzionidalbasso.com

UtilitEnergy Community IKN Italy dedicata alle novità e agli approfondimenti del settore Energy&Utilities, presenta la nona edizione di “La Gestione del Credito come leva commerciale: da centro di costo a centro di profitto”, l’unico evento in Italia sulle soluzioni operative realizzate dalle aziende del Settore Gas & Power per una gestione tempestiva ed efficace del Credito.

L’appuntamento sarà una occasione per approfondire e confrontare tra di loro gli strumenti, le procedure e i sistemi per:
– Prevenire e monitorare la morosità,
– Strutturare un approccio cliente-centrico
– Integrare il credito con i processi interni
– Concertare strategie e azioni con i partner esterni

La giornata prenderà il via con l’intervento dal titolo “Il sistema indennitario e apertura del Mercato: overview e prospettive future” che approfondirà gli aspetti organizzativi per prevenire, monitorare e gestire la situazione di rischio della Customer Base.

L’agenda, nell’arco della giornata, prevede:
– 2 Panel “Esperienze a confronto” dedicati a “La prevenzione nelle dinamiche di rischio morosità e di gestione dei rischi commerciali” e un momento di approfondimento;
– 1 Panel Discussion di approfondimento sulle “Nuove discipline delle Società di Recupero”;
– 2 Sessioni Interattive “Soluzioni a confronto”, la prima sugli “Aspetti organizzativi per la gestione integrata delle attività con i Partner”, la seconda sugli “Strumenti/soluzioni per il futuro della gestione del credito nel Settore Gas & Power”;
– 2 Tavole Rotonde dal titolo “Come rilevare e analizzare le cause della morosità e definire strategie per intervenire in modo adeguato e tempestivo?” e “Quali sistemi di Information Technology a supporto della gestione efficiente e tempestiva del credito?”.

La Gestione del Credito come leva commerciale: da centro di costo a centro di profitto”si svolgerà il prossimo 25 ottobre a Milano, al Novotel Ca’ Granda.

www.utilitenergy.it

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NESF increases investments in fotovoltaic field. NESF is pleased to announce the signing of three separate share purchase agreements covering a total of 16.6MWp split among four operating plants and 59.8MWp in development projects.
The three operating solar plants acquired from one counterpart comprise Barnby (4.99MWp, Nottinghamshire), Bilsthorpe (4.99MWp, Nottinghamshire) and Wickfield (4.90MWp, Wiltshire). All three plants were connected to the grid during March 2017 and are expected to be accredited under the 1.2 Renewable Obligation Certificate (“ROC”) regulation.

The Birch CIC project, located in Essex, acquired from a separate counterpart, was grid connected in June 2015 and receives remuneration under the Feed-in-Tariff (“FiT”) regime. Birch CIC is located in Essex, in immediate proximity to NESF’s Birch Farm plant of 5.0MWp, acquired in October 2015. NESF has benefitted from the sharing of selected infrastructure components, such as the grid connection, between both plants. As part of the CIC’s obligations, a significant portion of the plant’s profitability will be reinvested in the local community. This obligation is in line with NESF’s ESG strategy to benefit the local communities in which it operates.

NESF also acquired a portfolio of four development projects totalling 59.8MWp from a further separate counterpart. The development projects acquired comprise entities having all the permissions in place to construct and connect solar plants to the grid. The acquisition of three of the four development projects was completed, while completion of the fourth is subject to confirmation of full planning permission. The acquisition value of the development portfolio is less than 0.25% of the Company’s net asset value. These assets, once constructed, will be remunerated without subsidies by selling the electricity generated into the market or via power purchase agreements with individual off-takers. The seller of the projects will work with NESF to extend the relevant project rights to maximise the time frame during which NESF can commence construction of the plants.

NESF will initiate construction of each individual asset only once the financial returns are sufficiently attractive.
The Company’s investment advisor expects subsidy-free solar plants to become financially viable in the UK over the next 12- to 24-month period as investment values and operating costs continue to decline significantly. NextEnergy Capital is at present working with suppliers to drive investment values and operating costs down to sustainable levels.

NextEnergy Solar Fund (NESF)
NESF is a specialist investment company that invests in operating solar power plants in the UK. Its objective is to secure attractive shareholder returns through RPI-linked dividends and long-term capital growth.
The Company achieves this by acquiring solar power plants on agricultural, industrial and commercial sites.

NESF has raised equity proceeds of £465m since its initial public offering on the main market of the London Stock Exchange in April 2014. It also has credit facilities of £269.8m in place (£150m from a syndicate including MIDIS, NAB and CBA; MIDIS: £54.3m; Bayerische Landesbank: £43.8m; and NIBC: £21.7m).
NESF is differentiated by its access to NextEnergy Capital Group (NEC Group), its Investment Manager, which has a strong track record in sourcing, acquiring and managing operating solar assets. WiseEnergy is NEC Group’s specialist operating asset management division, providing solar asset management, monitoring and other services to over 1,250 utility-scale solar power plants with an installed capacity in excess of 1.7 GW.

www.nextenergysolarfund.com

www.nextenergycapital.com

www.wise-energy.eu

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Industria 4.0: certificato IMQ di conformità richiesta dalla Legge di Bilancio 2017. IMQ, il più importante ente italiano nel settore della valutazione della conformità, presenta il suo servizio di verifica della conformità ai requisiti richiesti dalla Legge di Bilancio 2017 e il rilascio dell’attestazione di conformità per l’industria 4.0.

Per poter usufruire dell’iperammortamento e del superammortamento previsto dal Piano per l’industria 4.0 inserito nella Legge di Bilancio 2017, infatti, è necessario un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato se l’investimento supera i 500.000 euro.

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”: resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless accessibili, si associa a un impiego sempre più importante di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi. L’Italia ha sviluppato un “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020” che prevede misure concrete in base a tre principali linee guida: operare in una logica di neutralità tecnologica, intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali e agire su fattori abilitanti.

IMQ ha sviluppato un servizio di perizia tecnica che soddisfa sia le esigenze delle aziende produttrici di beni strumentali interessate a presentare ai propri clienti i loro prodotti come beni rispondenti ai requisiti previsti dal Decreto, sia quelle acquirenti di beni che intendono usufruire dell’agevolazione prevista dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Il servizio comprende:
– rilascio, quale organismo accreditato (ISO 17020, 17021 e 17065), dell’attestato di conformità di terza parte, richiesto per i beni con investimento superiore ai 500.000 Euro
– verifica della conformità ai requisiti richiesti dalla Legge di Bilancio 2017 per usufruire dell’iperammortamento al 250% per beni materiali strumentali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale in accordo al modello Industria 4.0
– verifica della conformità ai requisiti richiesti per accedere al superammortamento al 140% per i beni immateriali strumentali, necessaria ai fini della dichiarazione di conformità richiesta al legale rappresentante dell’azienda
– tailored audit, finalizzato alla valutazione delle conformità dell’investimento individuato.

Come richiesto dall’art.1 comma 11 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232, l’attestato di conformità rilasciato da IMQ quale ente di certificazione accreditato attesta che il bene possiede le caratteristiche definite nella circolare Mise n.4 del 30 marzo 2017 incluse, laddove richiesto dalla norma, la sussistenza delle “caratteristiche tecniche obbligatorie”, e le caratteristiche di almeno 2 tra le 3 “ulteriori caratteristiche”.

Caratteristiche tecniche obbligatorie
– controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller)
– interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program
– integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo
– interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive
– rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro.

Ulteriori caratteristiche
– sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto;
– monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo;
– caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico).

Gruppo IMQ
Rappresenta la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità (certificazione, prove, verifiche, ispezioni).
Forte della sinergia tra le società che lo compongono, dell’autorevolezza acquisita in oltre 65 anni di esperienza e della completezza dei servizi offerti, il Gruppo IMQ si pone infatti come punto di riferimento e partner delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza, la qualità e la sostenibilità ambientale.

www.imq.it

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