Category: Istituzioni – Cultura – Finanza

Agevolazioni Aziende Energivore: elenco imprese forte consumo energia elettrica di cui al D.M. del 5 aprile 2013 per l’anno 2017 e al D.M. del 21 dicembre 2017 per l’anno 2019.

Indicazioni di carattere generale
Come previsto dalle deliberazioni dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (di seguito ARERA o Autorità), la Cassa per i servizi energetici e ambientali (di seguito: CSEA o Cassa) rende disponibile, ai fini dell’inserimento nell’Elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica (di seguito: Elenco), il sistema telematico (di seguito: Portale) per la raccolta di:
– dichiarazione per l’annualità 2017 (Ante Riforma);
– dichiarazione per l’annualità 2019 (Post Riforma).

Le imprese che abbiano già effettuato la registrazione in occasione della formazione di uno o più Elenchi per le annualità dal 2013 al 2016 e/o per l’anno 2018, possono accedere al Portale con la username e password già in loro possesso.
Le altre imprese dovranno accreditarsi cliccando sul tasto “Nuova registrazione”.

Si precisa che tutte le dichiarazioni risulteranno rese ai sensi degli artt. 46 e 47 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, adottato con il D.P.R. n. 445/2000, con la consapevolezza che, in caso di dichiarazioni mendaci e di falsità negli atti, si incorrerà nelle sanzioni penali previste dal successivo art. 76 e nella decadenza dai benefici, di cui all’art. 75.

SmartEfficiency mette a disposizione i propri professionisti Esperti in Gestione Energetica certificati EGE UNI CEI 11339:20019 per affiancare le imprese per effettuare le dichiarazioni dal 28 settembre 2018 fino alle ore 23:59 del 12 novembre 2018.

SmartEfficiency è una Rete di Partners costituita da Istituzioni Finanziarie, Professionisti, Aziende Produttrici di Tecnologie, per offrire soluzioni personalizzate e sostenibili alle imprese, sia tecnologiche che finanziarie, per diminuire gli sprechi energetici ed aumentare così la competitività sul mercato delle aziende clienti.

info@smartefficiency.eu

Settimana SRI finanza sostenibile. Dal 13 al 22 novembre 2018 tra Milano e Roma si svolgerà la settima edizione della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile, o Settimana SRI.
L’iniziativa, promossa dal Forum per la Finanza Sostenibile, consiste in una serie di eventi e conferenze, interamente dedicati all’SRI.

Il calendario prevede 13 convegni e una rassegna di eventi culturali; per l’occasione, il Forum ha chiamato a raccolta relatori di grande prestigio a livello nazionale e internazionale, avvalendosi della collaborazione e del supporto di importanti organizzazioni e soggetti finanziari.

Martedì 13 novembre 2018, ore 10:00 – 13:00
DONNE E FINANZA SOSTENIBILE: LO SCENARIO ITALIANO
Presentazione della ricerca sulla propensione all’investimento SRI delle donne in Italia
Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva,
Piazza della Minerva 38, Roma
Promosso da: Forum per la Finanza Sostenibile
Con: Doxa
Con il sostegno di: Etica SGR, Hermes Investment Management e State Street Global Advisors

Mercoledì 14 novembre 2018, ore 10:00 – 13:00
FINANZA SOSTENIBILE ED ECONOMIA CIRCOLARE
Presentazione delle linee guida per investitori SRI e imprese della filiera del riciclo
Città metropolitana di Milano – Sala degli Affreschi, Palazzo Isimbardi, Via Vivaio 1, Milano
Promosso da: CONAI e Forum per la Finanza Sostenibile

Mercoledì 14 novembre 2018, ore 14:30 – 17:00
DIVERSITY & INCLUSION: COMPORTAMENTI VIRTUOSI, CRESCITA E COMPETITIVITÀ
Quando le policy aziendali diventano un asset strategico
Park Hyatt Hotel Milano – Via Tommaso Grossi 1, Milano
Promosso da: Thomson Reuters

Giovedì 15 novembre 2018, ore 10:00 – 13:30
INVESTIRE IN INNOVAZIONE SOCIALE. UNA SFIDA PER LE CITTA’ METROPOLITANE
Sindaci metropolitani a confronto su finanza di impatto e relazioni pubblico-privato per affrontare le sfide dell’agenda urbana europea
Città metropolitana di Milano – Palazzo Isimbardi, Via Vivaio 1, Milano
Promosso da: Città metropolitana di Milano

Venerdì 16 novembre 2018, ore 09.00 – 14.30
METHODOLOGIES AND TOOLS TO EVALUATE THE FINANCIAL IMPACT OF CLIMATE-RELATED RISKS AND OPPORTUNITIES
FEEM Fondazione Eni Enrico Mattei – Sala Cinema, Corso Magenta 63, Milano
Promosso da: FEEM Fondazione Eni Enrico Mattei
In inglese

Venerdì 16 novembre 2018, ore 10.00 – 13.00
ALPSIB TALK
Impact investing: finanza a impatto sociale per iniziative a favore di NEET e anziani nello Spazio Alpino
Cascina Cuccagna, Via Cuccagna 2/4, Milano
Promosso da: Comune di Pordenone e Forum per la Finanza Sostenibile

Lunedì 19 novembre 2018, ore 10:00 – 12:30
STRUMENTI FINANZIARI PER L’INNOVAZIONE E LA CIRCOLARITÀ NEL MONDO AGRIFOOD
Milano LUISS Hub for makers and students – Via Massimo D’Azeglio 3, Milano
Promosso da: Comune di Milano – Direzione Economia Urbana e Lavoro
Con il contributo di: OpenAgri – Urban Innovative Actions (UIA) e
Revolving Investment in Cities of Europe (RICE)

Lunedì 19 novembre 2018, ore 15:00 – 17:30
RATING DI SOSTENIBILITÀ
Università e industria finanziaria a confronto
Università Cattolica del Sacro Cuore – Aula Pio XI, Largo Gemelli 1, Milano
Promosso da: Forum per la Finanza Sostenibile
Con: Accademia Italiana per la Finanza Sostenibile e ALTIS Università Cattolica

Martedì 20 novembre 2018, ore 10:00 – 13:00
INVESTIMENTO SOSTENIBILE NELLE AREE EMERGENTI
Milano LUISS Hub for makers and students – Via Massimo D’Azeglio 3, Milano
Promosso da: Forum per la Finanza Sostenibile Con: Acri e UNICEF
Con il sostegno di: Hermes Investment Management e Raiffeisen Capital Management

Martedì 20 novembre 2018, ore 14:30 – 17:00
FINANZA SOSTENIBILE E INFRASTRUTTURE SOCIALI
Le condizioni per l’incontro tra domanda e offerta
Ambrosianeum – Sala Falk, Via delle Ore 3, Milano
Promosso da: Fondazione Sodalitas

Mercoledì 21 novembre 2018, ore 10:00 – 13:00
SRI IN EUROPE
An insight on the recent initiatives on sustainable finance led by the European Institutions
FEEM Fondazione Eni Enrico Mattei – Corso Magenta 63, Milano
Promosso da: Forum per la Finanza Sostenibile
In inglese

Mercoledì 21 novembre 2018, ore 15:00 – 17:30
SOSTENIBILE E REDDITIZIO:
L’INVESTIMENTO ESG ALLA PROVA DEI RISPARMIATORI ITALIANI
Presentazione della guida alla finanza sostenibile per consulenti finanziari e reti di vendita
Villa Necchi Campiglio – Via Mozart 14, Milano
Promosso da: Natixis Investment Managers

Giovedì 22 novembre 2018, ore 10:00 – 13:00
OPERATORI PREVIDENZIALI E INVESTIMENTO SOSTENIBILE
Presentazione della ricerca su SRI e previdenza in Italia
INPS – Sala Angiolillo, Palazzo Wedekind, Piazza Colonna 366, Roma
Promosso da: Forum per la Finanza Sostenibile Con: Mefop
Con il sostegno di: Coima SGR, DWS, Fondo Italiano d’Investimento e Vigeo Eiris

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Rating ESG e performance di mercato: l’SRI conviene. Esiste una correlazione positiva tra sostenibilità e rendimenti dei titoli: questo il risultato di una ricerca di Banor SIM presentata al seminario del Forum per la Finanza Sostenibile

Primo appuntamento dopo la pausa estiva con gli SRI Breakfast del Forum per la Finanza Sostenibile: obiettivo del seminario, promosso da Banor SIM e ospitato come di consueto presso la sede del Forum a Milano, era approfondire la relazione tra rating di sostenibilità delle imprese e performance dei titoli, analizzando implicazioni e conseguenze per gli investitori SRI (da Sustainable and Responsible Investment).

La discussione si è articolata a partire dai risultati di un recente studio realizzato da Banor SIM in collaborazione con il Politecnico di Milano; i dati sono relativi a 882 titoli dell’indice Stoxx Europe 600 nel periodo 2012-2017. Lo studio ha dimostrato che le imprese con elevato rating ESG (da Environmental, Social and Governance) presentano performance migliori, sia in termini di risultati di bilancio, sia nell’andamento dei titoli, che pertanto risultano più redditizi per gli investitori.
L’incontro ha offerto l’occasione per condividere i risultati dello studio con la comunità SRI e per analizzare le aspettative degli investitori nel processo di valutazione dei titoli secondo i criteri di sostenibilità.

Sono intervenuti: Matteo Bonaventura (PhD, CFA Financial Analyst di Banor SIM); Arianna De Leo (Responsabile Filantropia Strategica di UNICEF Italia); Alessandra Franzosi (Head of Pension Funds and Asset Owners di Borsa Italiana) e Giancarlo Giudici (Docente della School of Management del Politecnico di Milano). La tavola rotonda è stata moderata dal Segretario Generale del Forum Francesco Bicciato.

Illustrando lo studio, Bonaventura ha richiamato l’attenzione sull’importanza di un’efficace e completa rendicontazione da parte delle aziende delle informazioni di sostenibilità, considerate tra gli elementi necessari che consentono all’investitore di formulare le proprie scelte d’investimento, secondo il principio di “materialità”: “Nel contesto attuale il concetto di materialità è già molto diffuso, ma viene implementato in modalità differenti e talvolta discordanti – ha osservato l’esperto. – Applicando gli standard SASB al contesto Europeo abbiamo preso come riferimento il concetto legale di materialità sviluppato dalla SEC, la cui definizione è incentrata sull’investitore. Alla base della nostra ricerca, quindi, ci sono i driver fondamentali di creazione di valore per le società, che sono anche gli stessi fattori fondamentali che un investitore vorrebbe avere a disposizione per decidere al meglio su come allocare il capitale”.

Franzosi ha commentato: “Borsa Italiana è da tempo impegnata affinché cresca la consapevolezza presso le nostre imprese emittenti dell’importanza strategica della comunicazione ESG al mercato e del dialogo ESG con gli investitori, come fattori di successo per la crescita dei business e per lo sviluppo di mercati dei capitali sostenibili”.

Giudici si è quindi soffermato sui vantaggi per imprese e investitori che derivano dall’adozione di pratiche ESG: “Come dimostra la ricerca, integrare criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di attenzione verso tutti gli stakeholder con i modelli tradizionali di analisi finanziaria value-based può dare vantaggi ai gestori e agli investitori. Sono sempre di più le imprese che investono nelle buone pratiche ESG, nella convinzione che questo possa rappresentare un vantaggio competitivo di medio-lungo termine”.

De Leo ha osservato che l’integrazione dei fattori ESG può aiutare le imprese a identificare gli impatti negativi, a rafforzare i comportamenti virtuosi e a migliorare le proprie performance. “A oggi l’integrazione degli elementi di sostenibilità ha visto gli aspetti ambientali e di governance preponderanti nelle analisi e nei report, mentre la dimensione sociale sta iniziando solo ora a ricevere maggiore attenzione. L’UNICEF ritiene che includere nei criteri di selezione degli investimenti indicatori con un chiaro riferimento ai diritti umani e ai diritti dei bambini possa rafforzare le strategie di sostenibilità delle imprese e produrre benefici a lungo termine sia per le aziende stesse, sia per le comunità all’interno delle quali operano”.

Infine, Bicciato ha inquadrato la rilevanza dello studio in funzione di una virata sempre più decisa e generalizzata dei mercati finanziari verso principi e strategie propri dell’SRI: “L’investimento sostenibile rappresenta sempre più spesso una soluzione efficace alla ricerca di un miglior rapporto rischio-rendimento nel medio-lungo periodo. La pubblicazione e la diffusione di studi come quello che presentiamo oggi contribuiscono a rinforzare la consapevolezza degli investitori che integrare i temi ESG nelle strategie di investimento consente di minimizzare i rischi e cogliere nuove opportunità con effetti positivi sul piano sociale e ambientale”.

ll Forum per la Finanza Sostenibile è nato nel 2001. E` un’associazione non profit multistakeholder: ne fanno parte operatori del mondo finanziario e altri soggetti interessati dagli effetti ambientali e sociali dell’attività finanziaria. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è parte di Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum.

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Redazione Bilancio sostenibilità e asseverazione. Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il terzo numero dell’informativa periodica “Diritto Societario”.

Un documento che fa il punto sull’attività istituzionale e sui contributi prodotti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, con riferimento alle varie tematiche del diritto societario.

Nella sezione dedicata alle “Attività”, si parla del gruppo di lavoro multidisciplinare istituito dal CNDCEC sulle responsabilità di sindaci e revisori e del documento predisposto insieme con RINA Services per promuovere iniziative di divulgazione e formazione in materia di redazione e asseverazione della disclosure di sostenibilità (e delle relative metodologie applicative).
Nel contesto dell’attuale cornice normativa, si tracciano le linee di una possibile convergenza d’azione attraverso la quale, da un lato, diffondere la cultura e le conoscenze tecniche in materia di sustainability reporting e, dall’altro, affinare i contenuti le attività di verifica di parte terza tramite uno specifico e dettagliato processo professionale, in cui sottoporre tale tipologia d’informativa aziendale a un’attività di verifica che possa completare il controllo di conformità previsto dalle recenti disposizioni relative alla rendicontazione non finanziaria.
Il tutto al fine di realizzare la ratio e gli obiettivi della norma: la promozione dell’interesse economico nell’ambito del perseguimento dell’interesse pubblico ad un sistema sostenibile.

Nella sezione “Giurisprudenza e Prassi” viene proposta una rassegna delle pronunce giurisprudenziali e delle prassi in uso relativamente ad ambiti del diritto societario e del diritto di impresa più in generale, in cui il dibattito della dottrina e della giurisprudenza è particolarmente vivace.
Tra le menzionate, una sulle Società di persone del Tribunale di Torino, Sez. I, ord. del 16 gennaio 2017 con la Revoca giudiziale amministratore s.a.s., una riguardante Società di capitali, Corte di Cassazione, Sez. I civ., sentenza n. 3946 del 19 febbraio 2018 sulla Compensazione del debito da conferimento con il credito da finanziamento del socio di s.r.l. e la sentenza Cassazione civile, sez. I civ., n. 1181 del 18 gennaio 2018, che prende spunto dalla Fusione in funzione di concordato preventivo; processo esecutivo; opposizione dei creditori.

Chiude l’informativa, la sezione “Novità” che raccoglie le informazioni e le notizie attinenti ai recenti provvedimenti normativi che attengono al diritto societario con focus sul Whistleblowing, GDPR –Nuove regole Privacy e la Protezione del know – how riservato a delle informazioni commerciali.

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Empowering Innovation: barometro sulla Gestione e il Finanziamento dell’Innovazione all’interno delle imprese italiane sviluppato da Ayming, con la partnership di AIRI (Associazione Italiana per la Ricerca Industriale), ANDAF (Associazione Nazionale dei Direttori Amministrativi e Finanziari) e Spring (il Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica Verde).

Lo studio ha visto la somministrazione da parte di Ayming di un questionario on line a cui è stato possibile accedere tra ottobre e dicembre 2017.
Il campione di aziende che ha risposto al questionario si concentra maggiormente nel Nord Italia, e nello specifico in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto; mentre le figure aziendali coinvolte appartengono per il 46% all’area finanza e amministrazione, per il 28% alle aree R&D e Innovazione e per il 14% alla direzione generale.
I settori industriali sono rappresentati in modo equilibrato, con una leggera predominanza dei settori manifatturiero (16% del totale), chimico/farmaceutico (13%) e agri-food (11%). La dimensione delle aziende, in termini di fatturato e di dipendenti, vede una maggioranza di PMI, il 65% del totale, e il 35% di grandi imprese.

Entrando nel merito dei risultati del Barometro il primo dato rilevato riguarda le aree di innovazione su cui le imprese si concentrano maggiormente: il 79% dei rispondenti si focalizza su innovazione di prodotti/servizi, il 58% su processi/procedure e solo il 29% indica di innovare a livello organizzativo.

Un dato interessante è emerso rispetto alla percezione che i partecipanti al sondaggio hanno del sistema economico del Paese.
Nonostante questa sia infatti negativa, i partecipanti ritengono che la competitività delle imprese per le quali lavorano sia complessivamente molto buona.
Le risposte raccolte evidenziano un forte status quo bias, i.e. il sistema economico e la sua competitività sono dati dagli attori del sistema stesso (e.g. le aziende) e, se questi sono competitivi, in linea di massima dovrebbe esserlo anche la percezione del sistema generale.

Degno di nota anche il confronto tra il livello di innovazione e l’importanza data all’innovazione all’interno delle aziende. Per il 60% dei partecipanti l’innovazione è una priorità e per il 35% è comunque un elemento molto importante.
Tuttavia, l’importanza data all’innovazione si riflette solo parzialmente sul livello percepito e i risultati raggiunti. Infatti, il 79% dei partecipanti all’indagine ritiene che il livello d’innovazione sia compreso tra buono e molto buono.
Di questi solo il 12% lo valuta come molto buono.

Da dove emerge questo gap tra importanza e livello percepito dell’innovazione?
Si possono effettuare diverse ipotesi, come ad esempio le criticità culturali e strutturali del nostro paese. Inoltre, l’innovazione sottende una naturale componente di rischio, che rappresenta il DNA di qualsiasi attività di esplorazione. Non solo. Per fare innovazione di qualità sono necessarie competenze di alto livello, che normalmente sono possedute da soggetti che hanno completato dei percorsi di alta formazione (e.g. PhD).
Se però si analizza il contesto italiano, si evince la drammatica “assenza” di questi profili all’interno delle aziende, nonostante il livello di occupazione complessivo sia molto alto, circa il 90% (Istat art. Adapt e AlmaLaurea 2015).
Questo dato non deve tuttavia trarre in inganno; se si scava più a fondo, si può notare che circa il 44% è relativo a contratti a termine, principalmente all’interno del mondo accademico. Tale situazione genera un’emorragia di risorse, la c.d. “fuga dei cervelli”, fenomeno che interessa circa il 13% dei nostri PhD (PhD e Lavoro, Bollettino Adapt 2015).

Altro risultato emerso dal Barometro Ayming che merita una particolare valutazione è il motivo che spinge le aziende a innovare.
Considerando l’intero campione dei rispondenti all’indagine, gli obiettivi principali delle attività innovative risultano essere “aumentare la competitività” (18%), “migliorare il prodotto” (16%), “acquisire efficienza” (16%) e “aumentare la customer satisfaction” (12%).
Se si analizzano le risposte in base alla dimensione aziendale, si evidenzia che il miglioramento del prodotto si posiziona al primo posto per le PMI e al terzo per le grandi imprese, che invece posizionano al primo posto l’aumento della competitività.
Da sottolineare il basso score raggiunto dalla “diversificazione del business”. In un contesto in cui la maggioranza delle risposte identifica l’innovazione come una delle priorità principali per lo sviluppo aziendale, un peso maggiore alla diversificazione sarebbe stato più coerente perché strettamente legata al processo di innovazione.
Una chiave di lettura potrebbe essere la scarsa propensione al rischio.
Lo sviluppo di nuovi prodotti per clienti esistenti è la strategia di diversificazione in teoria meno rischiosa, che consente di sostenere il processo d’innovazione esistente, minimizzando il rischio di navigare verso orizzonti meno noti o sconosciuti.

Sul tema della rilevanza degli attuali trend tecnologici non sorprende che i primi due posti della classifica siano occupati da “digitalizzazione”, considerato importante nell’88% delle risposte, e “Industria 4.0” (81%), mentre all’ultimo posto del podio si colloca “sostenibilità ambientale e sociale” (79%); “automazione” si colloca invece al 4° posto, ma con il 54% dei rispondenti che la considera “molto importante”.
Se consideriamo che i primi due e il quarto trend indicati come prioritari rappresentano alcuni degli elementi essenziali della trasformazione “produttiva” in ottica 4.0, emerge l’esigenza di evolvere verso un nuovo paradigma della produzione per garantire nel futuro un mantenimento, se non un’espansione, dei livelli di competitività delle imprese italiane.

Ai partecipanti al Barometro Ayming sulla Gestione e il Finanziamento dell’Innovazione è stato anche chiesto quali siano gli elementi più importanti per innovare efficacemente. Il 65% dei rispondenti ha indicato la “visione del management”, il 45% l’“approccio strutturato all’innovazione” e il 41% le “risorse finanziarie”.
Analizzando inoltre i dati relativi alla presenza in azienda di una strategia o di un processo di innovazione definiti, si nota come il 56% dei partecipanti sostiene di avere una strategia ben definita, il 50% ha formulato processi a sostegno di questa strategia e meno del 50% ha implementato un sistema di monitoraggio e valutazione delle performance.
Questi dati fanno emergere la necessità per le aziende di affrontare la sfida della strutturazione interna per trasformarla in una leva per migliorare l’efficacia, nonché l’efficienza, dei propri progetti innovativi.

In merito invece al peso degli investimenti in R&D rispetto al fatturato, il 53% dei rispondenti ha investito una percentuale fino al 5% del proprio fatturato, il 6% tra il 5 e il 10%, il 7% tra il 10 e il 20% e solo il 3% ha investito oltre il 20% del proprio fatturato.
È inoltre interessante notare che solo il 56% dichiara di avere un budget dedicato all’innovazione e la maggior parte dei partecipanti sostiene che tale budget aumenterà nel futuro.

Nell’ultima parte del Barometro Ayming, si è invece indagato l’utilizzo e l’efficacia degli incentivi fiscali e dei contributi nazionali e internazionali a sostegno dell’innovazione.
Dai dati emersi le imprese sembrano molto ben disposte nei confronti delle agevolazioni fiscali, in particolare nei confronti di quelle più recenti come il credito d’imposta R&D per il 74% dei rispondenti, il Piano Industria 4.0 per il 59% e il Patent Box per il 37%.
Il Patent Box si posiziona all’ultimo posto probabilmente a causa dei significativi ritardi nella fase di approvazione dovuti alla grande quantità di istanze presentate.

Rispetto ai grant nazionali, che risultano essere poco utilizzati dalla maggior parte dei rispondenti, la situazione sembra leggermente migliorare se si parla di programmi collaborativi internazionali, in particolare Horizon 2020, anche se solo il 26% dei partecipanti alla survey dichiara di avere esperienza in questo ambito, percentuale che scende ulteriormente al 16% se si prendono in considerazione i progetti in fase di svolgimento.

Ayming è un gruppo internazionale di Business Performance Consulting, con sede in 16 paesi. Belgio, Canada, Cina, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Regno Unito, Ungheria, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti. Ayming offre alle aziende un supporto strategico e operativo per il miglioramento e lo sviluppo delle proprie performance in tre aree chiave: Operations, Fiscal & Innovation e HR Performance. La mission di Ayming è di accompagnare i propri clienti attraverso Value Performance Program in prevenzione e gestione del rischio, ottimizzazione dei processi, dell’organizzazione e dei finanziamenti, sviluppo di strategie di crescita delle risorse.

www.ayming.it

Supply chain and farmers: legislation isn’t the answer. A proposal which won’t harmonise anything – and will harm countries where the supply chain works well.

Commenting on the European Commission’s draft legislation banning or restricting a number of practices between operators in the food supply chain, Christian Verschueren, Director-General of EuroCommerce said that EU legislation will do nothing to help the overall situation of farmers or create a level playing field in Europe:
We are not convinced that a ‘minimum harmonisation’ approach is the right instrument to deliver the level playing field which the Commission wants to achieve. The Commission has not produced any evidence of a structural problem or of the utility of EU legislation in resolving it.

There is already extensive legislation in most Member States, and EU legislation aiming to provide a minimum set of principles will not deliver more than Members States’ existing frameworks. Moreover, it allows Member States to go a lot further in intervening in the market, and will impose unnecessary regulation in countries where dialogue and better organisation of farmers have led to a well-functioning food supply chain without specific legislation.

The proposal goes against creating the positive relationships and trust needed for a better-functioning supply chain. On the contrary, it favours adversarial enforcement and sanctions, which in some countries have already spilled over into discriminatory action and disproportionate fines incompatible with EU law. The directive also introduces an arbitrary culture of name and shame with no right of response or defence.

We would have wished that the Commission had acknowledged and built upon the major progress, achievements and values of the Supply Chain Initiative in encouraging positive resolution of disputes through mediation and dialogue, producing quicker and better results for all players.

There are better ways to help farmers than political gestures
Like the Commission, retailers and wholesalers are keen to help farmers create a competitive food supply chain. But in responding to political pressure from the European Parliament and a number of Member States, the Commission has ignored much better ways of addressing the real problems facing farmers.

Christian Verschueren commented:
Political gestures don’t make for good or ‘better regulation’. This directive won’t do anything to help farmers. The problems farmers face are best addressed by helping them organise themselves better through e.g. producer organisations and cooperatives, encouraging the use of risk management tools, and aligning what they produce better with what consumers want. There is also a need for better understanding of value transmission in the supply chain.

Legislation that carries major risks
Christian Verschueren warned that the Commission draft legislation exposed the market – and consumers – to a number of major risks in the course of its negotiation:
“The Commission has opted for legislation to deal with issues which can be much better resolved by market operators through mediation and positive dialogue at national or local level, for example in national platforms and interbranch organisations. We therefore call upon the Parliament and the Council to resist making this a Christmas tree of additional, unnecessary and intrusive provisions or broadening the scope of the directive beyond farmers and SME suppliers.

In light of the risks of this proposal running out of control in its passage through the institutions, EuroCommerce will be asking the Council and European Parliament in examining this proposal to:
– ensure that this directive focuses on helping small operators dealing with large operators; and avoid it further restricting the ability of retailers to negotiate with large manufacturers, whose net margins of 15-30% contrast with the 1-3% achieved by retailers. It will be consumers who end up paying for such an outcome, with no guarantee that farmers see any of the additional profits;
– consider whether further intrusion into the principle of freedom of contract and the workings of the market is really justified at EU level; and ensure that the list of practices covered remains limited and relevant to the players it seeks to help;
– ensure that the list of practices covered remains limited, and provides the necessary legal certainty for operators, with clear definitions and provisions to avoid wide interpretation and the abuse already experienced in a number of Member States;
– ensure that when transposing and enforcing the directive, Member States respect the principles of free movement of goods, services and establishment in the Single Market; this means that any implementing provisions need to be non-discriminatory and proportionate;
– introduce provisions in the proposal for mediation and dialogue at national level; and
– include mechanisms to ensure a proper right of response and defence for operators.

www.eurocommerce.eu

document

Diagnosi Energetica Obbligatoria: il Gruppo di Lavoro di SmartEfficiency riunisce i principali operatori in tutti i settori tecnologici, finanziari e professionali per riqualificare le aree energetiche delle imprese, come prevede il D.L. 102/2014 che richiede l’aggiornamento entro il 5 dicembre 2019.

Le aree di attività di grande esperienza di SmartEfficiency sono:
– misurazione, monitoraggio, gestione dei consumi,
– valutazione delle soluzioni più opportune per risparmiare sulla bolletta energetica,
– fornitura delle installazioni tecnologiche (misuratori, rifasatori, illuminazione, fotovoltaico, climatizzazione, cogenerazione e trigenerazione),
– soluzioni finanziarie per rendere sostenibile l’investimento.

Diagnosi Energetica D.L. 102/2014 obbligatoria dicembre 2019
Con il Decreto Legislativo n° 102 del 4 Luglio 2014 (G.U. Serie Generale n°165 del 18/07/2014) l’Italia ha recepito la Direttiva 2012/27/UE sull’Efficienza Energetica. L’art. 8 definisce che i soggetti obbligati a svolgere Diagnosi Energetiche entro il 5.12.2015 e successivamente ogni 4 anni sono:
– le grandi imprese: (art. 8, comma 1) limitatamente al rispetto dell’obbligo di realizzazione della Diagnosi Energetica è considerata “grande impresa” quando il requisito occupazionale (più di 250 unità effettive) sussiste congiuntamente a un fatturato superiore a 50 milioni di euro o a un totale di bilancio annuo superiore di 43 milioni.
– le imprese a forte consumo di energia o energivore: (art. 8, comma 3) imprese iscritte nell’elenco annuale istituito presso la Cassa per i servizi energetici e ambientali (CSEA) ai sensi del decreto interministeriale 5 aprile 2013.

Entità della sanzione
Ai sensi dell’articolo 16, comma 1 del D.L. 102/2014, le imprese obbligate che non effettuano la diagnosi energetica sono soggette ad una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 40.000 euro. La sanzione non esime dall’effettuazione della diagnosi.

Obbligo di Monitoraggio almeno 1 anno precedente
– 5 dicembre 2015: furono ritenute validi anche stime, calcoli, misure indirette dei vettori energetici.
– 5 dicembre 2019: sarà necessario misurare una gran parte dei vettori energetici oggetto di analisi.
Una volta definito l’insieme delle aree funzionali e determinato il peso energetico di ognuna di esse a mezzo di valutazioni progettuali e strumentali, si dovrà definire l’implementazione del piano di monitoraggio permanente in modo sia da tener sotto controllo continuo i dati significativi del contesto aziendale, che per acquisire informazioni utili al processo gestionale e dare il giusto peso energetico allo specifico prodotto realizzato o al servizio erogato.

Metodologie di monitoraggio
– a. Campagne di misura: la durata della campagna di misura dovrà essere scelta in modo rappresentativo (in termini di significatività, riproducibilità e validità temporale) rispetto alla tipologia di processo dell’impianto. Occorrerà inoltre rilevare i dati di produzione relativi al periodo della campagna di misura. La campagna di misura dovrà essere effettuata preferibilmente durante l’anno solare precedente rispetto all’anno di obbligo della realizzazione della diagnosi energetica.
– b. Installazione di strumenti di misura: nel caso di installazione “permanente” di strumentazione di misura, è opportuno adottare come riferimento l’anno solare precedente rispetto all’anno d’obbligo della realizzazione della diagnosi energetica.

Le tappe per adempiere agli obblighi 5 dicembre 2019
– predisporre entro dicembre 2017 un piano di misurazione e monitoraggio dei consumi.
– registrare i dati rilevati durante l’anno 2018 per approntare la Diagnosi Energetica come richiesto.

dicembre 2015        –           dicembre 2017        – – – – 2018 – – – –            dicembre 2019
Diagnosi Energetica     inizio monitoraggi         monitoraggi           Diagnosi Energetica

Attività di efficientamento e comunicazione dei risparmi ottenuti
I risparmi da considerare ai fini della comunicazione sono tutti quelli riconducibili non soltanto ad interventi di efficientamento inteso in senso stretto, ovvero realizzati sul ciclo produttivo, ma anche al risparmio energetico derivante da qualunque modifica, anche comportamentale, della gestione del ciclo produttivo stesso.

Per ulteriori informazioni ed aggiornamenti:
SmartEfficiency – info@smartefficiency.eu – tel. 02.2641 7228

www.smartefficiency.eu

5 years Supply Chain Initiative and future prospects. The Supply Chain Initiative (SCI) presented its annual report at an event supported by Anneleen Van Bossuyt MEP, Chair of the IMCO Committee and Czes³aw Adam Siekierski MEP, Chair of the AGRI Committee. The event welcomed a wide range of participants from the EU institutions, associations, industry and retail companies from across the supply chain, as well as national stakeholders from across the EU. The programme of the event can be viewed here.

The annual report, which was presented by Michael Hutchings, Chair of the SCI, shows that satisfaction with the SCI remains high among registered companies. 7 out of 10 respondents reported a good level of satisfaction and 9 out of 10 companies trained all or part of their staff members on the Principles of Good Practice. Companies considered the SCI to have helped them to improve internal company processes (32%), to improve their daily communication (28%) and to deal with disputes (10%), thanks to the signatories committed to the Principles.

40 companies reported having been faced with an alleged breach of at least one of the Principles of Good Practice since 1st September 2016. 32 companies resolved the issue informally within less than 4 months. In 8 cases, the companies were not able to solve the issue informally, and 2 companies subsequently lodged a complaint.

“The number of complaints reported remains low. On the one hand, this shows that the Principles of Good Practice are improving current practices and provide a standard for resolving disputes informally. On the other, we hope that our strengthened dispute resolution mechanism will provide reassurance that the system can help address disputes in a fair and transparent manner whilst reassuring the complainant that they will not be subject to retaliation“ says Michael Hutchings, SCI Chair.

Olli Wikberg, Vice-Chair of the Finnish Board of the Trading Practices in the Food Supply Chain showcased the impact of the SCI at the national level and presented two recommendations relative to contract terms for shelf life in contracts for grocery trade and to written contracts and unilateral changes.

Carsten Bermig, member of the Cabinet of El¿bieta Bieñkowska, Commissioner for Internal Market, Industry, Entrepreneurship and SMEs highlighted the important role the SCI plays in offering a dispute resolution option and at the same time pointed to the challenges of rolling this out on a larger scale.

Market stabilisation is always the most important issue, both in case of inputs and processed goods, together with ensuring an adequate level of income for individual participants of the chain, as well as sound cooperation. There is nothing worse than severe price volatility on inputs and products between various players in the chain. That is why partnership, lasting relations and systematic dialog between the participants in the chain is needed. A retailer must understand the interests of farmers and processors and the farmer must understand the retailer and processor as well” says Czesaw Adam Siekierski MEP, Chair of AGRI.

www.supplychaininitiative.eu

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Document

Supply chain for everyone – particularly consumers. EuroCommerce Director-General Christian Verschueren set out retailers’ and wholesalers’ vision of the supply chain following a statement by the representatives of producers, processors and big, global brands.

We agree fully with the objective of a fair, transparent, sustainable food supply chain that benefits all actors, including consumers. Where we differ from the organisations claiming to promote this, is how to achieve it: to benefit farmers and SMEs, we need structural measures to make them more competitive and able to adapt to rapid changes in consumer demand.
EU regulation aimed at outlawing certain trading practices will do nothing for farmers or SME suppliers. Such regulation will reduce competition, with the consumer paying even more for their food, to the benefit of large manufacturers whose net margins dwarf those of any other part of the supply chain
.”

Retailers and wholesalers buy most of what they sell from large food processors, and negotiate hard with these to get the best deal for consumers. These companies enjoy large net margins of typically 15-30%, while food retailers struggle to achieve net margins of more than 1-3% in the face of fierce of competition, which e-commerce has intensified. Retailers remain dependent on these companies for must-have products which consumers expect to find on the shelves. By interfering in these negotiations, the regulator risks skewing the relationship to the benefit of large manufacturers. Retailers will not have the scope to absorb the price rises which will result, and consumers will end up footing the bill.

There is already a vast amount of legislation and well-functioning voluntary schemes at Member State level and there is no hard evidence of any added-value from EU intervention. It will only create costs, and force unnecessary legislation on countries where the supply chain already works efficiently to everyone’s benefit. It will create fragmentation if it leaves it to each country to top up EU regulation with its own requirements.

Retailers and wholesalers depend on smaller food producers and farmers to provide, for example, speciality products to allow retailers to differentiate from their competitors. They therefore have a real interest in these suppliers thriving and being able to innovate – and certainly not in imposing conditions which cause these producers problems.

Verschueren added: “We know that the Commission is not seeking to bolster the profits of large manufacturers at the expense of consumers. We call instead on the Commission to create a wider debate and dialogue with all stakeholders on measures to equip farmers and SMEs with the tools to help them respond to changes in the market and produce a variety of food products which consumers want and are ready to pay for.”

www.eurocommerce.eu

Impact investing: finanza a supporto dell’impatto socio-ambientale. Presentato a Milano il manuale realizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile a partire da un gruppo di lavoro che ha coinvolto industria finanziaria, fondazioni e organizzazioni del Terzo Settore

Si è svolto presso BASE Milano l’evento “Impact investing: la finanza a supporto dell’impatto socio-ambientale”, promosso dal Forum per la Finanza Sostenibile nell’ambito della sesta edizione della Settimana SRI.
Al centro del convegno la presentazione del manuale sull’impact investing realizzato dal Forum in collaborazione con Social Impact Agenda per l’Italia e con il sostegno di AXA Investment Managers, Etica SGR e Sella Gestioni SGR.
La pubblicazione è il risultato di un Gruppo di Lavoro che ha coinvolto soggetti dell’industria finanziaria, delle fondazioni e delle organizzazioni del Terzo Settore sul tema dell’impact investing, strategia che consiste in investimenti realizzati con l’intento di generare un impatto socio-ambientale positivo misurabile e in grado, al tempo stesso, di produrre un ritorno economico per gli investitori.

I contenuti della pubblicazione
Arianna Lovera (Forum per la Finanza Sostenibile) ha presentato i principali temi trattati nel manuale: a partire da un inquadramento generale volto a definire le caratteristiche salienti dell’impact investing e a tratteggiare dimensioni e caratteristiche del mercato, la pubblicazione illustra alcuni strumenti finanziari attraverso cui è possibile effettuare operazioni di finanza a impatto. Il manuale dedica inoltre un capitolo alla misurazione dell’impatto sociale e ambientale, rendendo conto della pluralità di metodologie esistenti.
Infine, vi sono approfondimenti relativi ad alcune aree di intervento, con cenni alle tipologie di rischio e rendimento atteso: housing sociale, servizi educativi e di welfare, settore agro-forestale, energie rinnovabili e microfinanza.

Gli interventi dei relatori
Shade Duffy (AXA Investment Managers) si è concentrata sugli strumenti finanziari attraverso cui svolgere operazioni di impact investing, sottolineando che è possibile realizzare investimenti a impatto in tutte le classi di attivo, costruendo portafogli diversificati e adattati alle esigenze degli investitori, anche in termini di rischio e rendimento. È cruciale – ha concluso Duffy – passare dalla semplice mitigazione dei rischi alla generazione di effetti socio-ambientali positivi.

Il tema della misurazione e della rendicontazione d’impatto è stato approfondito da Nicola Trivelli (Sella Gestioni SGR), che ha illustrato il Report annuale d’Impatto volto a comunicare i risultati d’investimento in relazione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs).

Sui possibili settori di intervento dell’impact investing, Luca Mattiazzi (Etica SGR) ha approfondito quello della microfinanza, descrivendo le iniziative avviate dal Gruppo Banca Etica sul tema. Infine, Mattiazzi ha presentato il Report di impatto di Etica SGR, sottolineando l’importanza di fornire strumenti di misurazione e valutazione expost degli impatti socio-ambientali degli investimenti azionari.

Alle testimonianze fornite dai gestori è seguita una tavola rotonda moderata da Sara Silano (Morningstar Italia) sul tema dell’allineamento della strategia dell’impact investing agli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Giovanni Fosti (Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore) ha posto l’accento sulla necessità di costruire nuovi paradigmi di welfare in grado di rispondere alle esigenze sociali in una prospettiva di lungo periodo. A questo scopo, Fosti ha individuato come prioritaria la creazione di un contesto favorevole all’innovazione sociale, anche attraverso programmi di capacity building rivolti al Terzo Settore.
Marco Sangiorgio (Direttore generale di CDPI Sgr, Gruppo Cassa depositi e prestiti) partendo dal tema dell’housing sociale ha illustrato il progetto del fondo FIA2 per le nuove esigenze abitative (smart housing). Lo strumento, che ha appena acquisito una partecipazione immobiliare nel polo H-FARM dedicato all’innovazione, investirà in spazi di smart working, education e per l’incubazione di talenti.
Aldo Romani (European Investment Bank – EIB) ha definito i green bond come uno strumento di accountability per lo sviluppo di progetti in campo ambientale ed energetico, in linea con gli SDGs. Romani ha sottolineato l’importanza di lavorare su una tassonomia comune delle attività sottostanti i prodotti green, evidenziando la rilevanza del libro bianco “The need for a common language in Green Finance” presentato alla conferenza
COP23 di Bonn dall’EIB e dal Green Finance Committee of China Society for Finance and Banking. L’impact investing, ha concluso Romani, rappresenta un’opportunità per recuperare la funzione sociale della finanza.

Il keynote speech di Giovanna Melandri, Presidente di Social Impact Agenda per l’Italia, ha illustrato la proposta di creazione del primo fondo outcome based in Italia. A fronte della crisi del welfare, una possibile soluzione può essere trovata negli schemi pay-by-result, che prevedono l’assunzione parziale di rischio da parte degli investitori privati e l’erogazione delle risorse pubbliche solo a seguito della verifica dei risultati.
Tra gli effetti collaterali positivi di questa strategia: alleggerire la Pubblica Amministrazione dal peso del rischio e stimolare la collaborazione tra imprese sociali.

In conclusione Francesco Bicciato, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, ha dichiarato: “La finanza sostenibile sta vivendo una fase di crescita significativa a livello globale. Lo sviluppo dell’impact investing rappresenta un terreno fertile per gli investitori orientati alla ricerca di progetti con caratteristiche di redditività e impatto socio-ambientale positivo: è questo il momento giusto per dotarsi di strumenti idonei a cogliere le opportunità emergenti”.

L’Investimento Sostenibile e Responsabile
“L’Investimento Sostenibile Responsabile (SRI, acronimo di Sustainable and Responsible Investment) è una strategia di investimento orientata al medio-lungo periodo che, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, al fine di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso”.

Il Forum per la Finanza Sostenibile
Il Forum per la Finanza Sostenibile (FFS) è un’associazione senza scopo di lucro nata nel 2001. È un’organizzazione multistakeholder: ne fanno parte operatori del mondo finanziario e altri soggetti interessati dagli effetti ambientali e sociali dell’attività finanziaria. La missione del Forum è promuovere l’integrazione di criteri ambientali, sociali e di governance nelle politiche e nei processi di investimento.
Il Forum per la Finanza Sostenibile è parte di Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum.

www.finanzasostenibile.it

www.settimanasri.it

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