Category: Operations

AGV, LGV, navette automatiche. Veicoli autonomi in produzione e intralogistica. SmartEfficiency “si fa carico” della movimentazione interna per tutti i settori produttivi.
 (altro…)

Green Logistics Intermodal Forum 2020. La Logistica post Covid-19 “Ritorno al passato” o “resilienza trasformativa”? La Logistica, pur con forti perdite di volumi di traffico, non si è mai fermata durante il lockdown e ha così dimostrato, nei fatti, il suo ruolo di infrastruttura strategica, per il sistema economico e la tenuta sociale.

Green Logistics Intermodal Forum fa il punto con i leader del settore nella prospettiva dei nuovi scenari, degli investimenti e delle politiche per il superamento della crisi. Una giornata di intenso lavoro tra tutte le componenti della logistica e dell’impresa con al centro il tema dell’Intermodalità, snodo decisivo per una logistica efficiente e sostenibile, e la “Carta di Padova”, gli impegni concreti e le richieste vincolanti sottoscritti dalle Associazioni.
Seminari tecnici su temi specifici completano il programma dell’evento. A disposizione un ampio spazio espositivo e di relazione per le aziende.

Giovedì 12 novembre 2020
EVENTO LIVE – PROGRAMMA
La Logistica post Covid-19 “Ritorno al passato” o “resilienza trasformativa”?

ore 9:30 – 13:00
INFRASTRUTTURE PER L’INTERMODALITA’ DEL PROSSIMO DECENNIO
Progetti operativi per il completamento del sistema infrastrutturale italiano
L’Intermodalità è il cardine di una Logistica green. Il suo network di strutture intermodali e interportuali non si è fermata durante il lockdown e ha garantito il sistema del trasporto e delle forniture. Una riflessione concreta con i leader del settore, a partire dai progetti infrastrutturali in corso, dai piani industriali rivisti dopo il lockdown, anche per cogliere l’occasione delle “semplificazioni” e degli strumenti finanziari del Green New Deal e del Next Generation EU.
Invitati rappresentanti del Governo Italiano e dell’Unione Europea.

ore 14:30 – 17:30
LA CARTA DI PADOVA
Insieme, per una logistica sostenibile ed efficiente
In collaborazione con: Assologistica, Interporto Padova e SOS-LOGistica
Già a marzo, tredici tra le associazioni italiane della logistica, della produzione e del consumo si erano date appuntamento a Green Logistics Expo per presentare la “Carta di Padova – Insieme per una logistica sostenibile ed efficiente”. Saltato quell’appuntamento, la presentano ora, riaggiornata alla luce della pandemia, al GREEN LOGISTICS INTERMODAL FORUM.

SEMINARI TECNICI
– Efficienza energetica e mobilità green. GLN, Elettrico, Idrogeno
– l’e-commerce e lo stress da crescita
– Lavorare in sicurezza

Venerdì 13 novembre 2020
EVENTO ONLINE
Una fiera virtuale su una piattaforma di coinvolgimento digitale, sviluppata dalla Fiera di Padova per supportare gli obiettivi delle aziende sui canali digitali. La versione virtuale di Green Logistics Intermodal Forum permetterà di visualizzare le proposte delle singole aziende espositrici (informazioni, immagini, video, brochure, ecc.): la piattaforma permetterà di organizzare meeting room, per gli incontri tra espositori e visitatori, conferenze e workshop.

La sicurezza e la salute dei nostri espositori e visitatori al primo posto: questa la bussola di ogni misura anti-contagio definita nel piano FIERE IN SICUREZZA, messo a punto per la ripartenza delle nostre manifestazioni.
Un insieme di azioni ben definite e codificate, frutto di un intenso lavoro di squadra: nel recepire in toto le linee guida elaborate da AEFI (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane) e normate nel DPCM del 14 luglio 2020, abbiamo studiato delle modalità di applicazione che consentono di garantire la massima sicurezza sanitaria senza appesantire o rendere più complicata l’esperienza in fiera di espositori e visitatori, ma al contrario cogliendo questa occasione come opportunità per completare alcuni processi di digitalizzazione già avviati.

SPAZI AMPI E DISTANZIAMENTO GARANTITO
I grandi spazi – coperti e scoperti – del nostro quartiere fieristico consentono di garantire in modo agevole il distanziamento in ogni situazione, senza dover stravolgere il disegno degli ambienti o limitare le possibilità di fruizione.

Live Fiera di Padova 12 novembre – Online 13 novembre

– BYinnovation è Media Partner di GREEN LOGISTICS INTERMODAL FORUM

www.greenlogisticsexpo.it

IT’S All Retail opportunità esclusiva per agevolare l’incontro e il confronto tra Retail, GDO e Fashion con esperti di Soluzioni, Sistemi e Tecnologie.
L’evento. organizzato da BRAIZ, coniuga la vision strategica agli aspetti tecnici, calandosi nella realtà delle strategie operative.

La nuova edizione della mostra convegno IT’S ALL RETAIL annovera 120 Relatori, 30 Media e più di 900 partecipanti.

I partecipanti di IT’S ALL RETAIL sono:
– TOP MANAGEMENT: Amministratore Delegato – Direttore Generale – Retail Director – Responsabile Strategie – Direttore Vendite – HR Director
– MARKETING & CRM: CRM Director – Marketing Director – Loyalty Manager – Ecommerce Director – Chief Digital Officer – Chief Data Officer
– IT & TECHNOLOGY: Chief Information Officer – Chief Technology Officer – IT Manager – Chief Security Information Officer – Pos & Payment Director
– LOGISTICA e MAGAZZINO: Logistics Director – Responsabile Logistica – Responsabile Magazzino
– UFFICIO TECNICO: Energy Manager – Facility Manager – Technical Director – Layout & Store Design – Visual Merchandising – Security Manager

Dei settori GDO – RETAIL – FASHION & LUXURY – ECOMMERCE – CONSUMER GOODS

22 Settembre 2020 al NH Milano Centro Congressi

– BYinnovation è Media Partner di IT’S ALL RETAIL

www.its-all-retail.com

Back to Italy. Reshoring Made in Italy. ADACI e BYinnovation. Le ipotesi di reshoring di una parte degli approvvigionamenti. Fornitori e buyers: una filiera da ristrutturare in ottica sostenibile. I contenuti del webinar del 14 luglio 2020.
 (altro…)

Open innovation e circular economy, il cambiamento parte da un nuovo modello di sviluppo economico. Più sostenibilità e rispetto dell’ambiente per aumentare la resilienza dell’industria tricolore, ma senza un quadro normativo chiaro, l’Italia rischia di perdere il treno della ripresa.

La pandemia da Coronavirus ha messo a nudo la fragilità del nostro modello di sviluppo economico rendendo evidenti due facce della stessa medaglia: da un lato, l’evidenza che nessun settore è abbastanza solido per resistere a un cambiamento radicale senza un processo di continua innovazione.
Dall’altro, la necessità di ripensare all’attuale modello economico in una logica di maggiore attenzione alla sostenibilità e al rispetto ambientale.
Il modello di sviluppo a cui siamo abituati, ovvero quello lineare – fondato sull’estrazione di materie prime, sulla produzione ed il consumo di massa e sullo smaltimento degli scarti una volta raggiunta la fine della vita del prodotto – ha mostrato molte crepe specialmente negli ultimi mesi.
Un caso eclatante è quello del fashion, comparto strategico per il nostro Paese: dopo aver fatto per anni offshoring verso l’Asia, la pandemia ha bloccato intere filiere con la semplice chiusura delle frontiere.

Solo chi ha saputo riadattare il proprio modello di sviluppo ha mostrato la resilienza sufficiente a fronteggiare la crisi, gli altri sono andati in apnea. In questo senso un ottimo esempio è quello della filiera alimentare, che si è salvata grazie a un sistema decentralizzato, al ricorso a modelli di economia di prossimità e al canale digitale dell’e-commerce.

Ora più che mai, è indispensabile ripensare il ciclo economico in termini di economia circolare: un sistema pensato per potersi rigenerare, fondato sulla valorizzazione degli scarti, l’estensione del ciclo di vita dei prodotti, la condivisione delle risorse, l’impiego di materie prime da riciclo e di energia da fonti rinnovabili. Ma un cambiamento di rotta di questa portata, una trasformazione così radicale, non può gravare sulle spalle delle singole imprese. Servono, da un lato, sostegno a livello economico e finanziario, e dall’altro, la capacità di portare il paradigma dell’open innovation anche nella circular economy: vale a dire, fare in modo che le imprese che hanno bisogno di rinnovarsi per andare verso la circular economy possano entrare in contatto con delle realtà in grado di fornire loro gli strumenti per farlo.

L’Italia è in cima alle classifiche della green economy, ma rischia di perdere il vantaggio
L’economia circolare ha la capacità di creare filiere multidisciplinari integrate nelle aree locali e di restituire, sempre localmente, risorse ambientali, creando utile nel processo. Caratteristiche che la rendono uno dei pilastri del Green New Deal – la “tabella di marcia” lanciata nel 2019 dall’Unione Europea per rendere sostenibile la sua economia. E non potrebbe essere altrimenti dal momento che il sistema stesso si basa sulla scomparsa del concetto del rifiuto trasformando gli scarti in elementi produttivi.

Dal primo Rapporto nazionale 2019 sul modello dell’economia circolare realizzato dal Circulary Economy Network, l’Italia è N.1 in Europa in questo ambito: con un punteggio di 103, batte il Regno Unito (90 punti), la Germania (88), la Francia (87) e la Spagna (81). Secondo il rapporto “La bioeconomia in Europa”, realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Assobiotec e il Cluster SPRING, il mercato è già enorme e in Italia vale circa 345 miliardi di euro e due milioni di occupati: numeri che ci mettono al terzo posto in Europa alle spalle di Germania (414 miliardi) e Francia (359 miliardi).

Siamo perlomeno agganciati al treno di testa
Eppure, rischiamo di perdere contatto, perché dal punto di vista normativo la legislazione del settore è ancora agli albori. Dopo anni di discussioni, ancora oggi tutto il tema dei rifiuti viene trattato secondo specifiche normative su base regionale o comunale, quando invece l’obiettivo finale sarebbe quello di far scomparire le discariche per trasformare gli scarti in materie prime seconde. Motivo per cui abbiamo bisogno di un disciplinare chiaro che tratti i rifiuti come un bene produttivo.

A frenare è ancora una volta la burocrazia
La mancanza di una normativa centralizzata genera inevitabilmente grovigli burocratici che allungano i tempi e spesso finiscono per dissuadere le imprese dall’intraprendere la strada della circolarità. Un caso emblematico è quello di Fater, l’azienda leader in Italia nei prodotti assorbenti per la persona (suoi i marchi Pampers e Lines). Per riuscire a recuperare pannolini e assorbenti usati, con l’obiettivo di rimettere la cellulosa nel ciclo produttivo, Fater ha investito milioni di euro in tecnologia. Ma ha poi ha dovuto aspettare quasi 7 anni per il via libera amministrativo.
Oggi però a riaccendere i riflettori sull’economia circolare sono i piani di rilancio dell’economia presentati dalla task force di Vittorio Colao e dal governo. È proprio dal sostegno da parte delle istituzioni che in Italia dovrebbe passare il rilancio dell’economia basato su un modello circolare: norme chiare, meno burocrazia e soprattutto un piano di incentivi: non solo da parte dello Stato, ma anche con il sostegno del comparto creditizio – come quello offerto da Intesa Sanpaolo con un plafond da 5 miliardi di euro.

Investimenti in open innovation per trasformare le filiere produttive
Le risorse economiche così raccolte andrebbero poi catalizzate per avviare progetti di innovazione di largo respiro, attivando i capi filiera delle principali industrie italiane. Solo così si può pensare di riuscire a trasformare un intero ecosistema verso un modello virtuoso di recupero di materiali, capace di creare occupazione sul territorio sostenendo la ripresa economica.
La chiave di volta sarebbero investimenti nel campo dell’innovazione: dotato del giusto sostegno, il capo filiera avrebbe la forza di sostenere il cambiamento, fidelizzando la propria filiera e rendendola più solida.
Le aziende hanno ormai compreso che non si tratta di costi, ma di investimenti premiati dalla Borsa, tuttavia a mancare sono ancora le competenze per governare il cambiamento. Ma queste si possono acquisire attraverso l’open innovation, che abilita l’accesso alle idee esterne, in particolare quelle sviluppate da startup innovative. Perché non si possono avere al proprio interno tutti gli strumenti per cambiare. Serve allora, come detto all’inizio, la capacità di portare il paradigma dell’open innovation anche nella circular economy, perché nessuno è in grado di affrontare da solo la complessità dei temi e delle frontiere che portano cambiamenti del genere.

A cura di Riccardo Porro, Chief Operations Officer di Cariplo Factory

www.cariplofactory.it

Emissioni zero valorizzano Italia. In contemporanea con gli Stati Generali dell’Economia, organizzati dal governo per pianificare l’utilizzo dei fondi Ue destinati al rilancio del Paese, Greenpeace Italia ha lanciato “Italia 1.5”, uno scenario di rivoluzione energetica all’insegna della transizione verso le rinnovabili e della totale decarbonizzazione del Paese.
Un piano che permetterebbe all’Italia di rispettare gli accordi di Parigi, diventando a emissioni zero, con vantaggi economici, occupazionali e di indipendenza energetica.

«In questi giorni il governo Conte e le istituzioni europee dichiarano a più riprese di voler puntare anche sulla transizione energetica per ripartire dopo lo shock causato dalla pandemia di Covid-19. Il piano “Italia 1.5” di Greenpeace Italia va esattamente in questa direzione», dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Non è possibile pensare a un futuro migliore se non puntiamo con determinazione e rapidità su rinnovabili ed efficienza energetica, abbandonando i combustibili fossili che causano cambiamenti climatici, inquinamento e degrado ambientale».

Nel lavoro si sviluppano due scenari – uno con il traguardo di emissioni zero dell’Italia al 2040, uno con una decarbonizzazione totale al 2050 – confrontandoli con lo scenario contemplato dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), consegnato dal governo all’Ue a inizio 2020.
Un piano, quello governativo, che però non è in linea con gli Accordi di Parigi e che continua a puntare sul gas fossile. Una strategia energetica dunque da rivedere, come ha peraltro dichiarato anche il ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

La rivoluzione energetica promossa da “Italia 1.5” – in linea con l’obiettivo per l’Italia di fare la propria parte per contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C – oltre a rispondere alle preoccupazioni della comunità scientifica, porterebbe con sé vantaggi economici e occupazionali.
Entro il 2030, secondo lo studio pubblicato da Greenpeace Italia, si avrebbe infatti la creazione di 163 mila posti di lavoro, ovvero un aumento dell’occupazione diretta nel settore energetico pari al 65 per cento circa. Anche dal punto di vista economico la transizione potrebbe interamente finanziarsi con i risparmi derivanti dalla mancata importazione di combustibili fossili al 2030. Un cambio sistemico che condurrebbe a enormi vantaggi economici nei decenni a seguire.

«In questo nostro studio ci sono numeri chiari, che dimostrano innanzitutto che il PNIEC del governo non è nell’interesse dei cittadini italiani ma risponde piuttosto alle richieste delle lobby di gas e petrolio», continua Iacoboni. «Occorre subito una rivisitazione degli obiettivi su clima e rinnovabili, una rivoluzione che coniugherebbe la tutela del clima e del Pianeta, con vantaggi economici e per la competitività e la modernità del Paese. L’emergenza climatica in corso sta interessando pesantemente anche il nostro Paese, con danni a persone, ambiente ed economia, e non è più possibile rinviare la rapida transizione verso un Paese 100 per cento rinnovabile», conclude Iacoboni.

Lo studio, commissionato da Greenpeace Italia all’Institute for Sustainable Future di Sydney (ISF), utilizza per lo scenario italiano una metodologia già applicata su scala globale per lo scenario di decarbonizzazione del Pianeta promossa dalla Dicaprio Foundation e realizzata dalla stessa ISF, dall’Agenzia aerospaziale tedesca (DLR) e dall’Università di Melbourne.

www.greenpeace.org

Trend rifiuti tecnologici. Remedia, Consorzio nazionale leader nella gestione dei rifiuti tecnologici, chiude il 2019 con un +18% di rifiuti tecnologici gestiti rispetto all’anno precedente: dall’analisi dei dati del Bilancio di Sostenibilità 2019 emerge un risparmio di oltre 191 milioni di kWh di energia e circa 627mila tonnellate di CO2, oltre a un risparmio economico sulle importazioni pari a 43,3 milioni di euro.

Remedia, Consorzio nazionale per la gestione eco-sostenibile di tutti i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), delle pile e accumulatori esausti, presenta il suo Bilancio di Sostenibilità 2019 sul website che riassume i risultati delle attività per l’anno 2019 ed evidenza come il riciclo sia fondamentale per promuovere un modello economico di tipo circolare.

A ridosso dell’imminente recepimento delle Direttive Europee del Pacchetto per l’economia circolare, volto a favorire un uso sempre più efficiente delle risorse, il Bilancio di Remedia è una rappresentazione di questo nuovo modello, frutto dell’impegno e della trasparenza di Remedia e dei Produttori che ne fanno parte. I dati presenti nel Bilancio di Sostenibilità 2019 sono rendicontati per la prima volta con lo standard che adotta le linee guida del GRI Sustainability Reporting Standards, emanate dal Global Reporting Initiative (GRI).

Nel corso del 2019, Remedia ha gestito 149.001 tonnellate di rifiuti, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente.
Spiccano in particolare i numeri riguardanti i RAEE domestici, quelli generati dai nuclei familiari, che ammontano a 116.000 tonnellate (+13,3% di crescita sul 2018). Rispetto ai 13 Sistemi Collettivi attualmente operanti in Italia per la gestione dei RAEE, la quota di rifiuti domestici gestita da Consorzio Remedia è cresciuta, raggiungendo nel 2019 il 34% del totale preso in carico dai Sistemi Collettivi nazionali. Si segnala inoltre, un aumento del 72% nella raccolta di Pile e Accumulatori esausti, per un totale di 18.751 tonnellate gestite. Risultati importanti che rappresentano l’impegno e la trasparenza di Remedia e degli oltre 2.300 consorziati che fanno parte del consorzio per adempiere in modo virtuoso agli obblighi di legge relativi ai rifiuti tecnologici. Questi numeri fanno di Remedia il principale sistema collettivo nazionale e uno tra i più importanti a livello europeo per la gestione congiunta ed eco-sostenibile di RAEE e Pile e Accumulatori a fine vita.

“Il 2019 è stato un anno di forte sviluppo per Remedia. Abbiamo superato gli eccellenti risultati di gestione del 2018 e lo abbiamo fatto operando sempre con gli alti standard di efficienza e qualità ambientale che ci contraddistinguono, nel rispetto della normativa vigente e collaborando con tutti gli stakeholder.” ha dichiarato Dario Bisogni, Presidente di Remedia “Da diversi anni rappresentiamo l’impegno dell’industria hi tech nel promuovere e implementare un sistema di gestione del fine vita dei prodotti sostenibile ed efficiente. Nonostante la difficile situazione che ha investito l’Italia in questi ultimi mesi, Remedia continua a distinguersi per i numerosi progetti strategici che, avviati nel corso del 2019, troveranno ampio spazio nel prossimo futuro, creando valore economico, ambientale e sociale lungo tutta la filiera”.

I numeri di Remedia
Le 149.001 tonnellate di rifiuti tecnologici gestite da Remedia, si compongono di RAEE domestici (116.000 ton), RAEE professionali (9.281 ton), Pile e Accumulatori esausti (18.751 ton) e altri rifiuti aziendali (4.969 ton). Se si prende in considerazione il triennio precedente, la crescita rispetto alle 92.016 tonnellate del 2017 è stata del 56%.
Sul totale dei RAEE domestici gestiti sono 103.147 le tonnellate inviate a riciclo (pari all’88,9%). Il 5%, pari a 5.790 tonnellate è stato avviato a recupero energetico.
Gli obiettivi minimi di riciclo definiti per legge dal D.lgs. 49/2014, sono stati abbondantemente raggiunti nel 2019 su ogni Raggruppamento. In particolare, i Raggruppamenti R3 e R4, hanno superato la soglia minima rispettivamente del 31% e del 20%.
Tra i materiali maggiormente riciclati troviamo: 48% ferro, 21% vetro, 17% plastica, 5% cemento, 4% rame e 2% alluminio. Per rendere meglio l’idea del valore dell’impegno messo in campo si evidenzia per esempio, che il quantitativo di ferro riciclato nel 2019, corrisponde a 7 Tour Eiffel, il rame riciclato corrisponde a 47 Statue della Libertà e l’alluminio corrisponde alla quantità necessaria per produrre 163 milioni di lattine da 33 cl, che poste una dopo l’altra misurerebbero 9.465 km[1], poco meno della distanza Milano – San Francisco.

Un esempio di performance ambientale
La corretta gestione dei RAEE domestici da parte di Remedia contribuisce al risparmio di 191 milioni di kWh di energia, pari al consumo elettrico annuo di una città di 177.000 abitanti (quasi equivalente alla città di Reggio Calabria) e di 627.000 tonnellate di CO2, pari alle emissioni generate dal parco veicolare della provincia di Milano per un periodo di 23 giorni.

Remedia genera valore economico
Remedia è un consorzio senza fini di lucro, che ha l’obiettivo di massimizzare le proprie performance ambientali nel modo economicamente più efficiente. Nel 2019 il valore economico generato è stato di 38,4 milioni di euro (+42% rispetto all’anno precedente), di cui il 77% (29,6 milioni di euro) rappresenta il valore economico distribuito ai diversi stakeholder a copertura dei costi di gestione.
Il trattamento dei rifiuti tecnologici da parte di Remedia e il relativo reinserimento nel mercato delle materie prime seconde, riduce l’importazione di materie prime dall’estero e nel 2019 ha rappresentato un risparmio economico sulle importazioni pari a 43,3 milioni di euro.

“Il primo semestre del 2020 registra purtroppo un evento traumatico senza precedenti, un’emergenza sanitaria che ha toccato profondamente la popolazione e che ha messo in crisi le nostre imprese” dichiara Danilo Bonato, Direttore Generale di Remedia “A questo si aggiunge la brusca frenata dei prezzi delle materie prime, già iniziata nel 2019, che porterà ad una riduzione del flusso economico generato dalle attività dell’industria del riciclo dei rifiuti tecnologici. La speranza è che in questo contesto complicato, il recepimento del pacchetto di direttive sull’economia circolare rappresenti davvero un elemento di sostegno e di rafforzamento della filiera del riciclo, essendo questa un tassello essenziale di una politica industriale responsabile e orientata alla green economy.”

Remedia è il principale Sistema Collettivo italiano per la gestione eco-sostenibile di tutte le tipologie di RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), pile e accumulatori esausti. Nato nel 2005 grazie alla volontà di 44 aziende leader nel settore dell’Elettronica di Consumo e dell’ICT, il Consorzio conta oggi oltre 2.300 associati ed è il primo consorzio per quote RAEE e rifiuti pericolosi gestiti. Per quota di mercato e struttura, rappresenta quindi un punto di riferimento nella gestione di RAEE e Rifiuti di Pile e Accumulatori. Oltre ad essere senza scopo di lucro, il Consorzio è certificato ISO 9000 e ISO 14000, una ulteriore garanzia di trasparenza e serietà nei confronti dei consorziati, dei partner e dei consumatori.

www.consorzioremedia.it

www.remediaperlambiente.org

Barometro Procurement, Logistica, Supply Chain. Si è tenuto il 14 maggio il webinar organizzato da BYinnovation Sustainable Business Development con ADACI Associazione Italiana Acquisti & Supply Management, inizialmente progettato come convegno nel contesto della Fiera Green Logistics Expo, rimandata per i motivi sanitari.
 (altro…)

RAEE oltre 343.000 tonnellate. Il 12° Rapporto Annuale 2019 del Centro di Coordinamento RAEE evidenzia che nel nostro Paese sono state avviate a corretto smaltimento 343.069 tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, registrando una crescita del 10,45%. La Valle d’Aosta si conferma la regione più virtuosa d’Italia per raccolta pro capite, quasi doppia rispetto a quella nazionale, mentre la Toscana spicca tra le regioni del Centro. La Campania è la migliore per quantità assolute raccolte del Sud Italia, ma ha la maglia nera per raccolta pro capite

Sono oltre 343mila le tonnellate di Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) raccolte in Italia nel 2019.
È quanto emerge dall’analisi dei dati resi noti dal Centro di Coordinamento RAEE, l’organismo centrale che organizza l’attività di tutti i Sistemi Collettivi dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche che si occupano della gestione dei RAEE in Italia, e che rappresenta il punto di riferimento per tutta la filiera dei RAEE domestici. Si tratta di un risultato estremamente positivo, in crescita di oltre il 10% rispetto al 2018, che conferma e migliora ulteriormente il trend degli ultimi anni.

I dati più importanti della raccolta RAEE 2019 sono stati presentati nel Rapporto Annuale 2019 che raccoglie e sintetizza i risultati della raccolta conseguiti dai singoli Sistemi Collettivi, ed è pertanto l’unico report in grado di fotografare l’andamento della raccolta di RAEE domestici nella sua totalità a livello nazionale.

Quest’anno il Rapporto Annuale viene proposto in una veste totalmente nuova, ripensato nei contenuti e nella grafica, realizzata da Accent On Design di Milano. Oltre a fornire i risultati più significativi della raccolta a livello nazionale e regionale, il rapporto di quest’anno si propone come strumento informativo a tutto tondo grazie all’inserimento del vocabolario dei RAEE e dello schema di funzionamento dell’intero sistema, dal cittadino ai Sistemi Collettivi.

Per conoscere invece in maniera dettagliata lo stato della raccolta dei RAEE domestici in Italia, il CdC RAEE mette a disposizione un nuovo servizio online, il sito raeeitalia.it, concepito per presentare i dati attuali e storici. La neonata piattaforma web è stata sviluppata integrando il tool Pingendo, strumento per il design e l’aggiornamento di siti web moderni ed affidabili, con Google Data Studio, lo strumento di Data Visualization che permette di realizzare report interattivi ed accessibili da chiunque, su ogni dispositivo.

“Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti dal sistema RAEE nel 2019, grazie all’impegno dei Sistemi Collettivi e di tutti i gestori della raccolta, siano essi Comuni, aziende della gestione rifiuti piuttosto che distributori e installatori di apparecchiature elettriche e elettroniche” commenta Bruno Rebolini, neo presidente del Centro di Coordinamento RAEE. “Si tratta di un risultato molto positivo che conferma e consolida ancora una volta il trend evidenziatosi negli ultimi anni. Il sistema di gestione dei RAEE promosso dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche ha migliorato livelli di servizio e di efficienza già particolarmente virtuosi su tutto il territorio nazionale, a conferma che il sistema multi-consortile italiano è un modello di riferimento a livello europeo. Al tempo stesso i produttori di AEE attraverso i sistemi collettivi hanno ulteriormente incrementato i finanziamenti a disposizione dei soggetti che effettuano la raccolta, che tra premi di efficienza, fondo per lo sviluppo delle infrastrutture di raccolta e finanziamenti per la comunicazione locale e nazionale, ammontano a oltre 22 milioni di euro”.

Dati nazionali raccolta RAEE 2019
Nel 2019 i Sistemi Collettivi hanno raccolto complessivamente 343.069 tonnellate di RAEE sull’intero territorio nazionale, quasi 32.460 tonnellate in più rispetto al 2018, valore che corrisponde a un incremento del 10,45% rispetto al 2019, in assoluto la crescita migliore dal 2014. Migliora anche la raccolta media pro capite che si attesa a 5,68 kg per abitante (+10,68%).

Si amplia anche la rete infrastrutturale attiva sul territorio nazionale che comprende 4.367 centri di raccolta comunali, con un ulteriore miglioramento del servizio a disposizione di cittadini e consumatori per il corretto conferimento dei RAEE.

Nel corso del 2019 i Sistemi Collettivi hanno gestito 194.734 ritiri di RAEE sull’intero territorio nazionale, l’8,55% in più rispetto all’anno precedente, corrispondente a una media di 16.288 movimenti mensili.
Le missioni di freddo e clima (R1) e grandi bianchi (R2) hanno registrato un forte incremento rispetto all’anno precedente (+9,42% e +11,07%), ma se guardiamo la crescita del carico medio, quella di R2 è stata superiore all’1,80%, quella di R1 si è fermata al +1,51%. Quest’ultimo raggruppamento ha ancora margini di miglioramento, considerando che la possibilità di ottimizzare i carichi è analoga per la somiglianza delle apparecchiature che li compongono. Particolarmente significativo è l’incremento del carico medio di R4 (+4,17%), direttamente legato alla importante crescita della raccolta di Consumer Electronics e piccoli elettrodomestici.

Il costante efficientamento della movimentazione dei RAEE è andato di pari passo con un tasso di puntualità sempre elevato con valori costantemente superiori al 99%.

Questi risultati sono l’esito della costante attività di sensibilizzazione e promozione della cultura della raccolta dei RAEE, impegno che per due anni dal 2018 ha visto coinvolto in prima persona il Centro di Coordinamento RAEE, promotore della prima campagna di comunicazione nazionale sull’argomento. A questo aspetto si affiancano gli effetti positivi degli Accordi di Programma che coinvolgono, oltre al Centro di Coordinamento RAEE, i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, i Comuni, i gestori della raccolta dei rifiuti e i distributori.
Affinché il percorso virtuoso imboccato e consolidato negli anni dal nostro Paese prosegua per conseguire gli obiettivi di raccolta sempre più sfidanti a livello europeo, va ribadita ancora una volta la necessità di rendere urgente e prioritaria l’azione di contrasto alla dispersione e al commercio illegale dei RAEE.

La classifica dei cinque raggruppamenti
Nel 2019 tutti i cinque raggruppamenti nei quali sono suddivisi i RAEE secondo le diverse esigenze di trattamento e riciclo, hanno registrato un incremento: il più significativo, pari al +15,28%, spetta all’elettronica di consumo e ai piccoli elettrodomestici (R4) il cui peso si attesta a 72.609 tonnellate. Si conferma pertanto l’ottimo trend avviato lo scorso anno, indubbiamente favorito anche dalla campagna di comunicazione promossa dal CdC RAEE negli ultimi due anni.
Molto positivo, e pari a al +13,12%, l’incremento dei grandi bianchi (R2) che si confermano la tipologia di apparecchiature a fine vita più raccolte con 115.109 tonnellate, arrivando a rappresentare oltre un terzo della raccolta assoluta. Crescono a doppia cifra (+11,06%) anche freddo e clima (R1) per un totale di 93.432 tonnellate, mentre Tv e monitor (R3) raggiungono quota 59.853 tonnellate (+0,12%). Le sorgenti luminose (R5), infine, superano per la prima volta quota 2.000 tonnellate, confermando seppur a ritmi più contenuti rispetto all’anno precedente (+5,36%) la crescita iniziata nel 2018.

La raccolta geografica
In linea con quanto già emerso negli anni precedenti, anche dal Rapporto Annuale 2019 emerge che l’andamento della raccolta è stato positivo in quasi tutto il Paese. Nord, Centro, Sud e Isole rafforzano ulteriormente i quantitativi di raccolta complessiva rispetto al 2018, seppur con trend differenti anche ampi, tra le diverse aree territoriali. In particolare, il gap dell’area Sud e Isole con il resto d’Italia rimane evidente e riconferma il fatto che, nonostante sia in crescita, la raccolta in queste regioni dovrà procedere a ritmi più sostenuti nel prossimo futuro.
Una situazione similare si osserva nella raccolta pro capite, in crescita in quasi tutto il Paese.

Nelle regioni del Nord la raccolta complessiva cresce dell’8,77% rispetto al 2018 per un totale di poco più di 186.000 tonnellate, con una media pro capite che arriva a 7,40 kg per abitante, ben al di sopra della media nazionale. In termini di raccolta assoluta le regioni registrano un trend positivo, ad eccezione della Valle d’Aosta che segna un calo (-2,28%), pur non intaccando il suo primato nazionale in termini di raccolta pro capite (10,30 kg/ab). Spicca, al contrario l’incremento della raccolta in Liguria che anche nel 2018 è a doppio digit (+14,45%).
Tra le migliori del Paese, anche le raccolte pro capite dell’Emilia Romagna e della Liguria, rispettivamente con 8,08 kg/ab e 7,62 kg/ab. Da sottolineare che quest’ultima nel 2018 ha superato il Trentino Alto Adige che si è sempre distinto per avere una delle raccolte pro capite più alte.

Nel Centro Italia la raccolta di RAEE domestici cresce del 12,26% rispetto all’anno precedente per un totale di 79.525 tonnellate; sale anche la media pro capite che raggiunge i 5,91 kg per abitante, superando nuovamente la media italiana. Tutte le regioni registrano andamenti molto positivi, compresa l’Umbria che segna un’importante inversione di tendenza portando la raccolta dal -0,61% del 2018 al + 8,44% nel 2019. Particolarmente performante il Lazio che evidenzia un incremento nella raccolta superiore al 18%, quarto miglior risultato a livello nazionale.

Sono però il Sud e le Isole a registrare la maggiore crescita nella raccolta a livello di aree, con un incremento del 12,76%, confermando così il trend positivo emerso già nel corso del 2018, che si traduce in una raccolta complessiva di 77.377 tonnellate. Sei regioni su sette evidenziano risultati a segno più, mentre il Molise conferma per il secondo anno consecutivo l’unico trend negativo.
All’opposto, la miglior performance nell’incremento della raccolta – da notare, non solo a livello di area, ma addirittura a livello nazionale – spetta alla Basilicata che registra un incremento nella raccolta del 29,72% favorito dalla presenza di un importante luogo di raccolta.
Molto positivi e sempre a doppia cifra anche i trend di crescita della Sicilia e della Puglia, rispettivamente a +19,18% e +18,85%, che si posizionano così al secondo e al terzo posto a livello italiano per maggiore crescita nella raccolta, ma che ancora stentano in quella assoluta.
A livello di raccolta pro capite, l’area raggiunge quota 4,77 kg/ab, riducendo in maniera significativa il divario rispetto alla media nazionale. A livello di singole regioni, la Sardegna ratifica la seconda posizione a livello nazionale con un pro capite di 8,43 kg/ab, seguita dal Molise con 5,24 kg/ab che così come le restanti regioni dell’area rimangono però tutte al di sotto della media nazionale.

Classifica per regioni
Nella classifica delle regioni, in valori assoluti a livello nazionale la Lombardia tiene stretto il podio con 64.728 tonnellate di RAEE raccolti, mentre in termini di raccolta pro capite, come già evidenziato, la Valle d’Aosta conferma nuovamente la propria leadership.
Nel Centro Italia il Lazio diventa la regione più virtuosa per raccolta complessiva, con 29.547 tonnellate di RAEE raccolti, superando di un soffio la Toscana che rimane invece salda al comando per quanto riguarda la media pro capite, pari a 7,87 kg/ab. Nessuna variazione, invece, nel Sud Italia e isole, dove la Campania si conferma al primo posto nella raccolta assoluta con 18.809 tonnellate di RAEE, mentre la Sardegna è prima per raccolta pro capite, con 8,43 kg/ab.
Maglia nera al contrario per Puglia, Sicilia e Campania in termini di raccolta pro capite, le tre regioni anche nel 2019 occupano infatti le ultime tre posizioni della classifica nazionale seppur con un lieve cambiamento: con 3,52 kg/ab la Puglia è terzultima, seguita al penultimo posto dalla Sicilia con 3,47 kg/ab. Ultimo posto, ancora una volta, per la Campania con soli 3,24 kg/ab, dati abbondantemente al di sotto della media nazionale e lontanissimi dagli ambiziosi obiettivi imposti dall’Unione Europea.

Conclude Rebolini: “Siamo consapevoli che nonostante il cammino fin qui intrapreso e i molti risultati positivi conseguiti, la strada per raggiungere gli sfidanti target imposti dall’Unione Europea continua a essere lunga e con molti ostacoli. Ciò nonostante, anche nel prossimo futuro il Centro di Coordinamento RAEE, insieme ai Sistemi Collettivi e ai produttori, proseguirà il cammino intrapreso ormai dodici anni fa all’insegna del massimo impegno e mettendo in campo risorse reali e concrete”.

Centro di Coordinamento RAEE
Il Centro di Coordinamento RAEE è un consorzio di natura privata, gestito e governato dai Sistemi Collettivi sotto la supervisione del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello Sviluppo Economico. È costituito dai Sistemi Collettivi dei produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE), in adempimento all’obbligo previsto dal Decreto Legislativo n. 49 del 14 marzo 2014.
Il compito primario del Centro di Coordinamento RAEE è garantire su tutto il territorio nazionale una corretta gestione dei RAEE originati dalla raccolta differenziata, assicurando che tutti i Sistemi Collettivi lavorino con modalità ed in condizioni operative omogenee; il Centro di Coordinamento RAEE stabilisce, inoltre, come devono essere assegnati i Centri di Raccolta RAEE ai diversi Sistemi Collettivi.

www.cdcraee.it

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi