Category: Tecnologie

Illuminotronica area innovazione, per scoprire le soluzioni tecnologiche che cambieranno il nostro futuro. ILLUMINOTRONICA, in programma il 29-30 novembre e l’1 dicembre 2018 a BolognaFiere, è la fiera professionale italiana focalizzata sul nuovo mercato dell’integrazione.

Internet of Things e innovazione rappresentano i focus centrali della manifestazione che è promossa da Assodel, Associazione Distretti Elettronica Italia, per supportare il trasferimento tecnologico e le idee innovative in diversi ambiti applicativi (come building automation, smart lighting, smart city, domotica).

L’AREA INNOVAZIONE A ILLUMINOTRONICA
In un Paese in continua evoluzione è essenziale costruire contesti che facciano da palestre per le giovani generazioni che devono poter sviluppare, testare e realizzare le proprie idee. Da sempre attenta all’innovazione, ILLUMINOTRONICA 2018 ospita il FabLab di Padova: uno spazio di sperimentazione in cui progettisti, maker o semplici appassionati possano conoscere e toccare con mano gli strumenti giusti (come il 3D print) per dar vita alle idee, dalla progettazione alla prototipazione fino alla realizzazione finale.

INTERNET OF THINGS OPEN LAB
Gli oggetti IoT, interconnessi e pilotabili, sono sempre più numerosi e diffusi; ma in realtà solamente l’1% degli oggetti che fanno parte del nostro quotidiano sono collegati in rete. A ILLUMINOTRONICA sarà presente anche un vero e proprio Open Lab per imparare a progettare gli oggetti IoT, realizzarli utilizzando le più diffuse piattaforme hardware quali Raspberry e Arduino, e infine programmarli e integrarli via software. Un’area dove si potrà provare un reale ambiente IOT collegando sensori, dispositivi reali e simulati e altri oggetti in un vero ecosistema connesso.

LE START-UP PRESENTI
Inoltre, è previsto uno spazio dedicato alle giovani realtà italiane più innovative nell’ambito della domotica, dell’eHealth e, più in generale, dell’Internet of Things, selezionate dall’Assodel Foundation (il network di specialisti, incubatori, aziende e università creato da Assodel) in collaborazione con Backtowork24 e Aster innovazione attiva. Sarà quindi possibile per i visitatori incontrare startup ad alto contenuto innovativo e toccare con mano i progetti che potrebbero cambiare il nostro futuro.
LYM propone A-System, un sistema innovativo che consente di creare punti di alimentazione invisibili e integrati a parete. Un modo totalmente nuovo di interagire con l’illuminazione, in qualsiasi tipo di edificio.
Emberware presenta Vendia: una piattaforma digitale che, grazie all’integrazione di diversi servizi e dispositivi, migliora e ridefinisce l’esperienza d’acquisto dei consumatori nel mondo retail.
Hooro è una soluzione smart per raccogliere dati sul comportamento dei consumatori nel negozio fisico e, attraverso algoritmi predittivi e processi di machine learning, costruire modelli di customer journey.
Ioota ha creato Jarvis: un sistema intelligente che garantisce sicurezza ed efficienza a portata di click. Con una sola applicazione mobile, è possibile monitorare, controllare e automatizzare prodotti diversi, di marche differenti, senza problemi di orari o distanze.
Smart Domotics propone Smart-Dom, la soluzione per monitorare e gestire dal proprio device l’energia di ogni edificio, in modo da ottenere un concreto risparmio e un rendimento ottimale per il proprio business.

L’Assodel Foundation ha come principale obiettivo quello di supportare e promuovere le start-up innovative nel loro processo di crescita e di sviluppo.

BolognaFiere, dal 29 novembre al 1 dicembre

BYinnovation è Media Partner di Illuminotronica

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Electricity Market Report 2018 dell’Energy&Strategy Group – School of Management Politecnico di Milano. L’evoluzione del mercato elettrico in Italia: avviate le prime sperimentazioni ma la barriera normativa e i costi ancora alti della tecnologia fanno da freno.

Energy communities, distretti commerciali e industriali dove prosumer e consumer si scambiano energia, aggregatori virtuali e sistemi di storage elettrico diffuso…
Se ne parla, è vero, ma niente di tutto questo ancora in Italia è reale: si sono avviate nel 2018 le prime sperimentazioni con risultati incoraggianti, approvate e sotto il controllo di ARERA, ma la strada è ancora lunga e tortuosa.

Proprio per provare a fare chiarezza sulla situazione reale delle sperimentazioni legate alle nuove configurazioni fisiche e virtuali che potranno operare sul mercato elettrico italiano è stato realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano il secondo Electricity Market Report, presentato questa mattina.

Un Report complesso, perché si scontra con l’incertezza delle fonti e con la difficoltà di giungere a una visione condivisa dei risultati, e che tuttavia ha il pregio di mettere in luce come la questione normativa non sia l’unica da risolvere: la tecnologia infatti, che pure è pronta, è ancora troppo costosa e la prospettiva di operare sul mercato dei servizi da sola non è sufficiente a rendere convenienti gli investimenti. E questo è ancora più vero quando dalle configurazioni “virtuali” si passa a quelle “fisiche”, dove occorre replicare le infrastrutture.

“In nessuno dei casi studiati – conferma Vittorio Chiesa, Direttore dell’Energy&Strategy Group – lo sviluppo della tecnologia ha rappresentato un freno. Di contro invece tutti i casi sono bloccati dalla normativa vigente, che non permette la creazione di energy community, aggregazioni di unità di consumo e produzione diverse da quella one-to-one (un’unità di consumo e una di produzione per autoapprovvigionamento).
In più, la metà ha anche una forte barriera economica, trainata principalmente dagli alti costi degli impianti fotovoltaici di piccola taglia e dei sistemi di accumulo”.
“Il mercato elettrico è un sistema particolarmente articolato, sia per l’estrema diffusione e varietà ingegneristica delle infrastrutture, sia per la presenza di un sistema regolatorio molto delicato, giacché deve mantenere gli equilibri tra fonti e impieghi di un bene prezioso come l’energia – continua Chiesa –. Ciononostante è un sistema in continua evoluzione, dove sia le configurazioni fisiche sia quelle virtuali di aggregazione di infrastrutture hanno subito e subiranno profondi cambiamenti. Questo Report vuole appunto comprendere meglio come funzionano e che ritorni economici potenziali abbiano queste nuove configurazioni”.

Le configurazioni “virtuali” del mercato elettrico in Italia e i progetti pilota in corso
Il nuovo paradigma del mercato elettrico si lega al crescente utilizzo della generazione distribuita, in termini sia di capacità di offerta al mercato sia di flessibilità che gli operatori della rete possono utilizzare per il suo continuo bilanciamento. Nuovi concetti, come la “flessibilità” o lo “active demand response”, e nuovi player del mercato elettrico come gli “aggregatori” o “balancing service provider (BSP)” emergono da protagonisti nei più recenti modelli di business verso cui sta migrando la frontiera competitiva.
Recentemente anche l’Italia, mediante l’introduzione della delibera 300/2017 da parte dell’ARERA, ha avviato con Terna una serie di progetti pilota per permettere alla generazione distribuita di partecipare al mercato dei servizi di dispacciamento (MSD). Sono state quindi introdotte le Unità Virtuali Abilitate (UVA) e la nuova figura nodale dell’aggregatore, in qualità di abilitatore della partecipazione delle unità non rilevanti al Mercato dei Servizi di Dispacciamento (MSD).

Il Mercato dei Servizi di Dispacciamento è sede di negoziazione delle offerte di vendita e di acquisto di servizi di dispacciamento, utilizzata da Terna per le risoluzioni delle congestioni intrazonali, per l’approvvigionamento della riserva e per il bilanciamento in tempo reale tra immissioni e prelievi; vi possono partecipare solo le unità abilitate.
Gli aggregatori, ossia i fornitori di servizi che su richiesta accorpano una pluralità di unità di consumo o di produzione e consumo per venderli o metterli all’asta in mercati organizzati dell’energia, possono permettere ai clienti finali di modulare i propri carichi elettrici e in questo modo di partecipare al mercato di dispacciamento, movimentando volumi sufficienti per accedere al MSD.

Sono quattro le possibili configurazioni “virtuali” nel nostro mercato elettrico.
– Le UVAC sono caratterizzate dalla presenza di sole unità di consumo (UC), cioè impianti per il consumo di energia elettrica connessi a una rete pubblica tali che il prelievo complessivo di energia sia utilizzato per un singolo impiego o finalità produttiva.
Il progetto pilota per questo tipo di aggregatore è stato approvato con delibera 372/2017. Fino a settembre 2018 sono stati abilitati 516 MW di UVAC e di questi, solo nel periodo giugno-settembre, sono stati contrattualizzati a termine 288 MW.
Da giugno 2017 ad aprile 2018 sono stati movimentati circa 700 MWh, di cui i ¾ correttamente forniti, in termini di riduzione di consumo o di immissione da parte degli impianti misti.
Analizzando i risultati delle UVAC e considerando il parere degli operatori di mercato si può affermare che il progetto pilota abbia avuto un inizio graduale, con percentuale di assegnazione che nel periodo 19 giugno 2017 – 30 settembre 2017 si aggirava intorno all’1%, mentre nello stesso periodo dell’anno successivo (18 giugno 2018 – 30 settembre 2018) ha raggiunto il 35,8%.
Nella media comunque la capacità assegnata per UVAC è piuttosto ridotta ed è inferiore al 10% della capacità disponibile.
Considerando gli operatori che hanno effettivamente partecipato alle UVAC e che hanno avuto almeno 1 MW di capacità assegnata vediamo una predominanza di Utility e Trader, a discapito di altri operatori del mercato quali le imprese, il che non stupisce perché le imprese vedono ancora il progetto pilota come un argomento “enigmatico” e di difficile comprensione.
– Le UVAP sono caratterizzate dalla presenza di sole unità di produzione (UP) non rilevanti (cioè con potenza complessiva dei gruppi di generazione associati inferiore a 10 MVA), inclusi i sistemi di accumulo. Il progetto pilota per questa tipologia di aggregatore è stato approvato con delibera 583/2017: è ufficialmente iniziato a novembre 2017 e ad oggi si hanno circa 100 MW già abilitati.
Si è avuta una quantità più limitata di unità abilitate perché si è optato per non mettere in campo la contrattualizzazione a termine e offrire una sorta di «push» iniziale.
Anche in questo caso sono stati movimentati circa 700 MWh nel periodo novembre 2017 – aprile 2018, con un’affidabilità di oltre il 75%.
Fotovoltaico ed eolico non sono risultati tra i partecipanti alle UVAP perché in genere non conveniente.
– Le UVAM sono caratterizzate dalla presenza sia di unità di produzione non rilevanti, inclusi i sistemi di accumulo, “stand alone” o abbinati a UP non rilevanti e/o a unità di consumo, sia di unità di consumo, incluse quelle che prestano il servizio di interrompibilità. È consentita anche l’aggregazione di POD che sottendono UP rilevanti, purché tali UP condividano il punto di connessione alla rete con almeno un’unità di consumo diversa dai servizi ausiliari d’impianto.
Il progetto pilota per questa tipologia di aggregatore è stato approvato con Delibera 422/2018 e si presuppone che possa effettivamente essere operativo tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019.
Con l’abilitazione delle UVAM, UVAC e UVAP moriranno come progetti e andranno a confluire nelle UVAM stesse, come sotto-casi.
– Per le UVAN non vi sono progetti in corso.

Uno sguardo più ampio: i progetti di sviluppo a livello globale
Ma non solo in Italia, anche a livello globale la diffusione di queste configurazioni è da considerarsi ancora a livello embrionale: sono appena 197 nel mondo quelli che, seppur con caratteristiche leggermente diverse da quelli italiani, possono essere classificati come progetti di configurazioni elettriche fisiche, in particolare micro-reti, e “virtuali”. Più della metà sono in America (50,8%), seguono Asia (23,4%), Africa (10,7%), Europa (7,6%), Australia (6,6%) e Antartide (1%).
Sono già attivi 146 progetti (74%), mentre il restante 26% si suddivide tra la fase iniziale di progettazione (23%) e quella di costruzione (3%). Due terzi sono riconducibili alle configurazioni fisiche, ma ben 47, già operativi, sono configurazioni virtuali e rappresentano il 24% del campione. Il 61% è alimentato sia da energie rinnovabili sia da fonti tradizionali, mentre il 34% alimenta la rete solamente con energie rinnovabili. I pannelli fotovoltaici sono la tecnologia maggiormente utilizzata (63%), seguita da eolico (31%), idroelettrico (5%) e biomassa (1%). Il 56%, inoltre, a supporto degli impianti ha installato anche sistemi di accumulo.

Il modello Energy&Strategy di valutazione economica delle configurazioni elettriche in Italia
Una delle ragioni per cui i modelli di configurazione elettrica soprattutto virtuali non sono ancora diffusi è indubbiamente da ricercare nella sostenibilità economica. Con l’obiettivo di investigare più nel dettaglio questo tema si è costruito – con assunzioni basate sulle informazioni raccolte ed elaborate da Energy&Strategy – un modello teorico di valutazione della convenienza economica per l’utente energetico (opportunamente aggregato in community) e per l’eventuale “gestore” (virtuale o reale, esistente o costituito ad hoc) della community stessa.
Il modello teorico di valutazione è poi stato applicato a una serie di casi di studio rappresentativi delle possibili configurazioni utilizzabili nei comparti residenziale, commerciale e industriale. L’analisi è dettagliatamente esposta nel Report.
Soltanto in due casi – centro commerciale e distretto industriale – risulta conveniente la creazione di una community virtuale: in entrambi gli ambiti, infatti, gli utenti riescono ad avere una buona profittabilità sia se si affidano al gestore esistente sia se ne individuano uno ad hoc che effettui le offerte sul Mercato dei Servizi di Dispacciamento e versi loro una percentuale dei ricavi.
Nel caso di condomini e distretti residenziali gli utenti vedono un business profittevole solamente nel momento in cui creano una energy community e non partecipano al MSD. Se decidessero infatti di affidarsi a un gestore che partecipa al mercato, questi non riuscirebbe a guadagnare abbastanza dalla transazione di elettricità per ripagare gli utenti della community. Inoltre, la configurazione fisica, per gli alti costi di rifacimento della rete elettrica, non permette a nessun soggetto (condominio, distretto residenziale e industriale, centro commerciale) di avere ritorni economici interessanti.

L’evoluzione tecnologica: i sistemi di storage al servizio delle configurazioni elettriche
Per i casi di studio che prevedono la partecipazione al MSD è stata considerata l’installazione di un sistema di accumulo, necessario per garantire la disponibilità di un margine di riserva.
L’analisi sulla composizione e l’andamento dei costi della tecnologia riprende due applicazioni decisamente differenti: un sistema di accumulo di piccola taglia in un condominio (10 kWh, con batterie al litio o al piombo-acido) confrontato con uno storage di taglia notevolmente maggiore (1.500 kWh, per il quale la scelta può ricadere su batterie al litio, al piombo-acido, al sale e al vanadio) installato in un distretto industriale.
Nel caso di studio “condominio” con storage elettrochimico al litio di taglia 10 kWh la batteria è il componente che sul prodotto finito ha un’incidenza maggiore in termini di costi (63-66%).
L’evoluzione tecnologica viene tuttavia in aiuto: alla già prevista caduta di prezzo del 25-30% al 2025 delle batterie al litio, nell’ambito residenziale, si aggiunge infatti un’ulteriore decrescita dell’8%-10%.

Inverter e BOS (Balance of System) rappresentano oggi rispettivamente il 14-19% e il 13-15% del costo complessivo della soluzione di storage elettrochimico al litio e mostrano un aggiornamento della caduta di prezzo moderato, nell’ordine del 5-9% e 5-7%.
Anche nel caso di studio “distretto industriale” con storage elettrochimico al litio di taglia 1.500 kWh la batteria rimane il componente che sul prodotto finito ha un’incidenza maggiore in termini di costi (75-85%), ma la tecnologia sta raggiungendo un sempre più elevato grado di maturità anche per taglie di accumulo maggiori, e dunque alla prevista caduta di prezzo delle batterie al litio del 39-44% al 2025 si aggiunge un ulteriore calo del 18%.
All’aumentare della taglia dello storage elettrochimico e della complessità di gestione del sistema, l’”aggregatore” deve servirsi di un più complesso sistema di controllo. Quello ad oggi utilizzato dai diversi operatori (non solo “aggregatori virtuali”) per controllare, ottimizzare le prestazioni del sistema di accumulo e di generazione, costituito da diversi strumenti informatici, è l’Energy Management System.

L’Energy Management System di fatto è il “cervello” della batteria, cioè la parte che le permette di interagire in varie modalità con diversi soggetti in base al contesto di utilizzo. Il valore aggiunto sull’intero sistema di immagazzinamento dell’energia, già oggi, si valuta in base al software di gestione che viene montato sulla parte classica della pura batteria.
Questi sistemi permettono alla batteria di erogare diverse tipologie di servizi grazie a specifici algoritmi che tengono conto di numerose variabili di contesto, come il prezzo dell’energia, il livello di produzione in loco, la carica della batteria, le previsioni metereologiche e quelle dei carichi elettrici, l’erogazione servizi ancillari, l’aggregazione con altri utenti.
Ad oggi la configurazione più diffusa è l’Energy Management System di “campo”, caratterizzato da un unico software per il controllo e la gestione di diverse batterie localizzate in un solo luogo, ma se si considera l’”aggregatore virtuale” appare evidente come il software di controllo da utilizzare debba invece essere un Energy Management System “da remoto”, dal momento che le utenze con il relativo impianto di produzione e accumulo sono disgiunte le une dalle altre.
Siccome però siamo ancora nella fase dei progetti pilota per le configurazioni virtuali, l’EMS “da remoto” mostra una diffusione ridotta.
Anche nel caso in cui le “configurazioni virtuali” si diffondano in Italia ed entrino definitivamente nel Codice di Rete rimane una criticità cui bisogna prestare attenzione: nel momento in cui si vuole creare una community in cui sono già presenti sistemi di accumulo, infatti, le batterie devono essere in grado di interagire fra loro, anche qualora utilizzino tecnologie e software differenti. Questo aspetto può causare elevati costi di aggregazione per uniformare il linguaggio tra EMS.
La fotografia degli operatori presenti sul mercato italiano che offrono soluzioni di storage elettrochimico mostra come gli Integrated Battery Producer dominino il mercato: i principali sono i “batteristi europei”, come per esempio ABB, che producono internamente le batterie e tutti i componenti aggiuntivi offrendo una soluzione “chiavi in mano”.

I System Integrator sono rappresentati principalmente da “inverteristi” che hanno interesse ad ampliare le loro offerte, spostandosi così dal mondo delle rinnovabili a quello dello storage, come Fronius, che non è un puro produttore di batterie ma offre soluzioni complete esternalizzando la prima parte della filiera. I Pure Battery Producer, soprattutto produttori cinesi come CATL, sono invece poco attivi.
Sul mercato italiano si trovano difficilmente anche gli operatori che offrono sistemi con anche il software di controllo avanzato (EMS): spiccano in questo campo NEC o Tesla, che possono essere definiti Full System Integrator e stanno iniziando anche in Italia ad offrire soluzioni di storage elettrochimico con la possibilità di controllo “da remoto”. Tra gli assenti in Italia vanno citati anche i Pure Software Provider, conseguenza del fatto che sono ancora pochi gli operatori che hanno fatto il salto verso la massima integrazione dell’offerta di sistemi storage.

Le prospettive delle nuove configurazioni per il mercato elettrico in Italia
Ma quali sono dunque ad oggi i fattori presenti sul mercato che limitano la realizzazione delle energy community? “In nessuno dei casi studiati la tecnologia si è rivelata una barriera – spiega Vittorio Chiesa -: gli impianti fotovoltaici e i sistemi di storage sono asset ormai consolidati e diffusi sul mercato, le offerte ‘a salire’ sul MSD sono limitate all’energia disponibile in sistemi di accumulo e la capacità sempre maggiore di effettuare previsioni sull’effettiva produzione oraria mitiga l’incertezza legata alla produzione da fonti aleatorie e non programmabili.
Anche i necessari sistemi di controllo e gestione, sia nelle loro componenti software che hardware, possono ritenersi affidabili e disponibili a costi non proibitivi, ancor più se si ragiona in ottica futura.

“Di contro invece – conclude il Direttore dell’E&S Group – tutti i casi di studio sono bloccati dalla normativa vigente che non permette la creazione di energy community, ossia di aggregazioni di unità di consumo e produzione diverse da quella one-to-one (un’unità di consumo e una di produzione per autoapprovvigionamento). Fanno eccezione solo i progetti pilota che però al momento non rientrano nel Codice di Rete. La metà dei casi di studio, in più, ha anche una forte barriera economica, trainata principalmente dagli alti costi degli impianti fotovoltaici di piccola taglia e dei sistemi di accumulo. La rapida decrescita del costo delle batterie, tuttavia, dovrebbe rendere conveniente l’investimento in futuro”.

La normativa dovrà necessariamente adeguarsi: il settore elettrico mostra infatti di evolversi verso nuovi paradigmi che prevedono una sempre maggiore diffusione dell’autoproduzione da impianti a fonte di energia rinnovabile e che coinvolgeranno tutti gli ambiti considerati (residenziale, commerciale, industriale), anche se alcune delle configurazioni ipotizzate potranno avere una diffusione più rapida grazie ad adeguamenti normativi plausibili. I casi relativi al condominio e al centro commerciale, in particolare, sono quelli per i quali si potrebbe assistere ad un aggiornamento della normativa in tempi brevi.
Questi soggetti, infatti, si prestano maggiormente alla creazione di “aggregati” dal momento che le unità di consumo sono circoscritte in un unico edifico e la creazione di una community può essere facilitata dall’omogeneità dei soggetti coinvolti.
Il cambiamento che ci si attende nel quadro regolatorio italiano è trainato dalle proposte europee, contenute nel Clean Energy Package, di favorire la formazione delle cosiddette Local Energy Communities, ossia aggregazioni di unità di consumo e di produzione volte al pieno soddisfacimento dei fabbisogni energetici: ciascun Paese dovrà adeguarsi e sviluppare propri programmi per elaborare le misure necessarie ad affrontare le tematiche relative ad autoconsumo, prosumer ed energy community, nonché adattare gli attuali schemi incentivanti.
Le simulazioni che includono la partecipazione del gestore al MSD presuppongono, inoltre, che sia effettuata l’apertura del mercato alle unità di produzione non rilevanti, come sperimentato nei progetti pilota di Terna. Qualora fosse consentito ai gestori delle community o agli aggregatori di effettuare offerte sul Mercato dei Servizi di Dispacciamento si contribuirebbe con profitto alla gestione in sicurezza del Sistema Elettrico, messa altrimenti a rischio proprio dalla presenza di numerosi impianti di generazione distribuita non programmabili, il cui incremento risulta tuttavia necessario per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi contenuti nella SEN.

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ANIE: FER settembre 2018. Nei primi nove mesi del 2018 le nuove installazioni di fotovoltaico, eolico e idroelettrico raggiungono complessivamente circa 630 MW (-8% rispetto al 2017).

FOTOVOLTAICO
Positivo il trend mensile del fotovoltaico che nel mese di settembre supera i 42 MW raggiungendo quota 300 MW complessivi (-7% rispetto allo stesso periodo del 2017). In aumento invece il numero di unità di produzione connesse (+7%), frutto delle politiche di autoconsumo e di defiscalizzazione, vale a dire la detrazione fiscale per il cittadino ed il super ammortamento per le imprese. È ancora prematuro, invece, valutare l’impatto dell’abolizione dei dazi antidumping su moduli e celle fotovoltaiche.
Gli impianti di tipo residenziale (fino a 20 kW) costituiscono il 53% della nuova potenza installata nel 2018.
Le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di potenza sono Abruzzo, Calabria, Liguria, Piemonte e Umbria, mentre quelle con il maggior decremento sono Campania, Lazio, Sicilia e Valle d’Aosta. Le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di unità di produzione sono Abruzzo, Liguria, Trentino Alto Adige e Umbria, mentre quelle con il maggior decremento sono Basilicata e Calabria.
Da segnalare l’attivazione nel mese di settembre 2018 di un impianto da circa 6 MW in Piemonte.

EOLICO
Molto positivo il mese di settembre per l’eolico che con oltre 69 MW raggiunge 207 MW complessivi nel 2018. Le installazioni risultano comunque in calo (-34%) rispetto allo stesso periodo del 2017. Per questo comparto si registra un notevole decremento (-96%) anche delle unità di produzione dovuto al fatto che lo scorso 31 dicembre 2017 si è chiusa la finestra per l’accesso diretto degli impianti di piccolissima taglia.
I nuovi impianti fanno parte di quelli entrati nelle graduatorie dei registri e delle aste previsti dal DM FER non FV del 23.6.2016.
Per quanto riguarda la diffusione territoriale, la maggior parte della potenza connessa (89%) è localizzata nelle regioni del Sud Italia.
In riferimento alla taglia, le richieste di connessione di impianti di potenza inferiore ai 60 kW sono soltanto lo 0,3% del totale installato fino a settembre 2018, mentre gli impianti superiori ai 200 kW costituiscono il 99% del totale.
Da segnalare l’attivazione nel mese di settembre 2018 di un parco eolico da 68,7 MW in Basilicata.

IDROELETTRICO
Nonostante nel mese di settembre siano stati attivati soltanto 0,5 MW di nuovi impianti, risulta molto positivo il 2018 per l’idroelettrico che si attesta sui 122 MW complessivi (+138% rispetto ai valori registrati nei primi nove mesi del 2017). Si registra invece un decremento per le unità di produzione (-67%).
Le regioni che hanno registrato il maggior incremento di potenza rispetto all’anno precedente sono Campania, Lombardia e Piemonte.
Gli impianti idroelettrici di taglia inferiore a 1 MW connessi nel 2018 costituiscono l’8% del totale installato fino a settembre 2018.

BIOENERGIE
L’Osservatorio FER è stato integrato con i dati degli impianti a bioenergie connessi fino a settembre 2018. Si tratta di 25 impianti a bioenergie per una potenza complessiva di 28 MW.
Notizia negativa per il settore, ma era comunque preventivabile; recentemente, infatti, la Commissione Europea ha riscontrato nella Legge di Bilancio 2016 (modificata dalla Legge di Bilancio 2018) delle non conformità alla normativa in materia di aiuti di stato per un’estensione temporale della tariffa incentivata sull’energia prodotta, seppur decurtata del 20%, agli impianti alimentati da biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili, che hanno cessato l’attività tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2018.
La potenza degli impianti che ne hanno fatto richiesta ammonta a 132 MW.

Analizzando i dati congiunturali dei trimestri del 2018, è evidente l’exploit nel periodo luglio-settembre con ben 296 MW installati.
Rispetto al secondo trimestre del 2018, risultano in crescita tutti e tre i comparti (+8% fotovoltaico, +41% eolico, +330% idroelettrico).

ANIE Confindustria, con oltre 1.300 aziende associate e circa 468.000 occupati, rappresenta il settore più strategico e avanzato tra i comparti industriali italiani, con un fatturato aggregato di 78 miliardi di euro (di cui 30 miliardi di esportazioni). Le aziende aderenti ad ANIE Confindustria investono in Ricerca e Sviluppo il 4% del fatturato, rappresentando più del 30% dell’intero investimento in R&S effettuato dal settore privato in Italia.

ANIE Rinnovabili è l’associazione che all’interno di ANIE Federazione raggruppa le imprese costruttrici di componenti e impianti chiavi in mano, fornitrici di servizi di gestione e di manutenzione, produttrici di elettricità in Italia e all’estero nel settore delle fonti rinnovabili: fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermoelettrico, idroelettrico e solare termodinamico

www.anie.it

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Manutenzione predittiva: valore per diminuire imprevisti produttivi e creare fonte di reddito. Roland Berger: prevenire è meglio che curare. Se questo vale per la salute, perché non applicare all’industria lo stesso principio?
Roland Berger, la società di consulenza strategica di origine europea leader nel mondo, ritiene che le manutenzioni predittive imporranno un cambiamento significativo ai processi industriali.

Ad oggi la manutenzione funziona «a chiamata» ovvero solo dopo l’insorgenza di uno o più guasti. Mentre quella «preventive» e quella «condition-based» funzionano o su base empirica o statistica e non tengono dunque conto in tempo reale delle condizioni concrete dei macchinari o dei sistemi produttivi.
Lo studio «Predictive Maintenance: from data collection to value creation», elaborato dagli analisti di Roland Berger, illustra quali benefici apporterà invertire l’approccio ed affidarsi al metodo predictive in real time.
In particolare esamina e fornisce una serie di raccomandazioni sui cambiamenti organizzativi e culturali richiesti alle aziende per cogliere al meglio il potenziale offerto dalle nuove tecnologie manutentive.

I FANTASTICI 4
La Predictive Maintenance analizzata da Roland Berger si basa sui quattro pilastri della digitalizzazione:
– Interconnettività: ogni componente produttivo è dotato di sensori specifici per la misurazione dello “stato di salute” attraverso la raccolta in tempo reale di dati puntuali;
– Digital data: l’analisi dei dati raccolti avviene tramite l’utilizzo delle più sofisticate tecniche di big data analysis;
– Automazione: l’adozione di macchinari di nuova generazione dotati di tecnologie di self-learning permette di evitare l’insorgere della maggior parte dei danni altrimenti possibili;
– Creazione di valore: l’accesso immediato e in remoto ai macchinari riduce drasticamente tempi e costi delle operazioni di manutenzione.

IL RADAR A FIRMA ROLAND BERGER
Il Predictive Maintenance Radar realizzato dalla società di consulenza strategica tedesca è stato ideato ad hoc per il mondo dell’industria ed è focalizzato su sei direttrici. Mettendo questi macro-fattori a sistema si individuano i punti chiave e le aree produttive su cui intervenire.
Quattro direttrici sono di tipo technologically-driven: sensori, processi di data-collecting, monitoraggio & diagnosi e skill predittive. In altre parole: gli algoritmi alla base del Predictive Maintenance Radar combinano i dati raccolti e determinano il risultato futuro più plausibile.
I sistemi più avanzati utilizzano l’Intelligenza Artificiale (IA) e sono in grado di imparare dalle analisi precedenti rendendo le previsioni sempre più accurate (self-learning machines).

Due direttrici sono di tipo business-driven: l’analisi delle decisioni e dei processi di controllo delle macchine e i modelli di servizi e business adottati. Come dire: l’automazione è sì il Sacro Graal del sistema di Predictive Maintenance.
Ma siamo sicuri di volere cedere il controllo in toto alle macchine? Con il Radar sviluppato da Roland Berger ognuno può decidere fino a che punto spingersi. Tenendo presente le esigenze delle singole funzioni aziendali.
A partire da R&S, vendite e finance.

QUANTO VALE LA MANUTENZIONE PREDITTIVA
Almeno l’80% delle aziende attive nella produzione industriale punta a implementare soluzioni di manutenzione predittiva.
A rivelarlo è uno studio precedente sul tema condotto da Roland Berger, stavolta in collaborazione con VDMA e Deutsche Messe AG dal titolo «Predictive maintenance: servicing tomorrow and where we are really at today». Con ovvi impatti sul piano economico.
Entro il 2022 il mercato dei sistemi di Predictive Maintenance varrà tra i 6,3 e gli 11 miliardi di dollari con una crescita stimata tra il 27% e il 39% sui valori 2016 (prima rilevazione disponibile).

«L’aspetto più rilevante della manutenzione predittiva è l’ampio raggio di opportunità di sviluppo che ne deriva per le aziende» commenta Paolo Massardi, senior partner di Roland Berger Italia. «Serve per ottimizzare i costi di produzione industriale, certo. Ma serve anche per migliorare i rapporti dell’azienda nei confronti degli interlocutori esterni, clienti e aziende partner in primis. È ipotizzabile creare dei modelli di business a servizio dei vari anelli della catena del valore per massimizzare la disponibilità degli impianti OEE, il mix delle materie prime da utilizzare, i consumi energetici da stanziare e così via. Per le società italiane attive nel campo della meccatronica e per quelle dei servizi manutentivi già “lanciate” o meno nel mondo digital sarà fondamentale comprendere come cogliere tali opportunità e valutarne le potenziali ricadute sul proprio posizionamento competitivo».

Roland Berger, fondata nel 1967 in Germania, è la società di consulenza strategica di origine europea leader nel mondo. Con oltre 2.400 dipendenti in 36 Paesi opera in tutti i principali mercati internazionali attraverso 50 uffici.
Il motto è: navigating complexity. Perché da 50 anni Roland Berger supporta i propri clienti nell’identificare e implementare le giuste strategie per un successo duraturo.

www.rolandberger.com

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Pompa di calore elio-assistita. Nuovo brevetto del Politecnico di Milano. La nuova pompa di calore brevettata dal Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano combina due tecnologie: quella della pompa di calore di tipo aria-acqua e quella dei pannelli solari ibridi fotovoltaici termici.
Elemento di congiunzione è l’evaporatore speciale a triplo fluido acqua-aria-refrigerante nel quale, oltre al tradizionale circuito in cui scorre il fluido refrigerante, è ricavato un circuito in cui scorre contemporaneamente acqua.
Tale circuito ad acqua è collegato a sua volta al campo di pannelli solari ibridi utilizzati per incrementare la temperatura dell’acqua e per produrre energia elettrica. In tal modo, la temperatura media dell’aria che attraversa l’evaporatore aumenta grazie al riscaldamento imposto dalla portata di acqua calda proveniente dal campo di pannelli solari, comportando un miglioramento delle prestazioni energetiche della pompa di calore. Inoltre, la potenza elettrica prodotta dal campo di pannelli solari ibridi è utilizzata per coprire la richiesta della pompa di calore riducendone così il prelievo dalla rete elettrica o garantendone il funzionamento autonomo.

Limiti e svantaggi della tecnologia attuale
Nel settore civile e industriale le pompe di calore elettriche sono molto utilizzate per scopi di riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria, per poter funzionare richiedono di estrarre energia da una sorgente a bassa temperatura (circa tra il 60% e 80% da acqua, aria o terreno) e di prelevare energia elettrica dalla rete elettrica nazionale (circa tra 20% e 40%). Ad oggi, salvo poche eccezioni, il funzionamento delle pompe di calore elettriche grava quindi completamente sulla rete elettrica nazionale.

Vantaggi della nuova pompa
Rispetto ad una pompa di calore tradizionale, la pompa di calore proposta:

1. Funziona correttamente anche in assenza di radiazione solare
2. In presenza di radiazione solare, funziona con prestazioni energetiche migliori a parità di effetto utile
3. Ha un prelievo di energia elettrica dalla rete ridotto
4. Garantisce prestazioni migliori anche del campo di pannelli solari ibridi
5. Nella stagione estiva, può funzionare come condizionatore per raffrescare gli ambienti e permette di sfruttare i pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria

www.polimi.it

Elenco imprese forte consumo energia elettrica di cui al D.M. del 5 aprile 2013 per l’anno 2017 e al D.M. del 21 dicembre 2017 per l’anno 2019.

Indicazioni di carattere generale
Come previsto dalle deliberazioni dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (di seguito ARERA o Autorità), la Cassa per i servizi energetici e ambientali (di seguito: CSEA o Cassa) rende disponibile, ai fini dell’inserimento nell’Elenco delle imprese a forte consumo di energia elettrica (di seguito: Elenco), il sistema telematico (di seguito: Portale) per la raccolta di:
– dichiarazione per l’annualità 2017 (Ante Riforma);
– dichiarazione per l’annualità 2019 (Post Riforma).

Le imprese che abbiano già effettuato la registrazione in occasione della formazione di uno o più Elenchi per le annualità dal 2013 al 2016 e/o per l’anno 2018, possono accedere al Portale con la username e password già in loro possesso.
Le altre imprese dovranno accreditarsi cliccando sul tasto “Nuova registrazione”.

Si precisa che tutte le dichiarazioni risulteranno rese ai sensi degli artt. 46 e 47 del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, adottato con il D.P.R. n. 445/2000, con la consapevolezza che, in caso di dichiarazioni mendaci e di falsità negli atti, si incorrerà nelle sanzioni penali previste dal successivo art. 76 e nella decadenza dai benefici, di cui all’art. 75.

SmartEfficiency mette a disposizione i propri professionisti Esperti in Gestione Energetica cerificati EGE UNI CEI 11339:20019 per affiancare le imprese per effettuare le citate dichiarazioni dal 28 settembre 2018 fino alle ore 23:59 del 12 novembre 2018.

SmartEfficiency è una Rete di Partners costituita da Istituzioni Finanziarie, Professionisti, Aziende Produttrici di Tecnologie, per offrire soluzioni personalizzate e sostenibili alle imprese, sia tecnologiche che finanziarie, per diminuire gli sprechi energetici ed aumentare così la competitività sul mercato delle aziende clienti.

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Decreto incentivazione Fer 2018 – 2020. ITALIA SOLARE ha trasmesso al Ministero dello Sviluppo Economico alcuni suggerimenti su come migliorare il decreto sulle incentivazioni alle fonti rinnovabili per il triennio 2018-2020.
ITALIA SOLARE ritiene importante mantenere la neutralità tecnologica per puntare alle tecnologie più efficienti ottenendo in tal modo più energia pulita al minor costo possibile per gli italiani. Oggi di fatto, ricorda ITALIA SOLARE, le aste – fatta eccezione di pochissimi titolari di grandi aree in via di bonifica – sono riservate all’eolico a causa del divieto di incentivazione del fotovoltaico nelle aree agricole. La diversificazione per fonte è dunque ampiamente garantita e non vi sono ragioni per non premiare, almeno con i registri, gli impianti fotovoltaici laddove sono più convenienti rispetto ad altre fonti.

“Nell’ultima bozza di decreto ci sono certamente molti punti positivi di cui ne apprezziamo i contenuti, tuttavia riteniamo importante che possa essere considerata la possibilità di aumentare, almeno raddoppiandoli, i MWp dei contingenti da mettere a registro per consentire un reale sviluppo del mercato delle rinnovabili. Apprezziamo e chiediamo che sia confermata la frequente fissazione di aste, importante per dare tempo agli operatori di sviluppare adeguatamente i progetti e ridurre i costi tenendo conto della diminuzione dei costi della tecnologia. Allo stesso modo valutiamo favorevolmente il fatto che siano previste agevolazioni per le aggregazioni di impianti ai fini dell’incentivazione”, ha commentato Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE.

In tema di sostituzione dell’amianto, l’associazione valuta positivamente la decisione di incentivare gli impianti installati sugli edifici per sostituire le coperture in amianto tramite un incentivo maggiorato e con un contingente dedicato. Tuttavia, per meglio garantire il successo dell’iniziativa, è necessario assegnare il premio non solo alle eccedenze ma a tutta l’energia prodotta. Allo stesso modo è opportuno che sia consentita la cumulabilità con altri incentivi, se presenti, per la rimozione dell’amianto nei limiti consentiti dalla legislazione europea sugli aiuti di Stato.

L’associazione chiede che il criterio di accesso prioritario agli incentivi relativo all’utilizzo dei siti bonificati preveda in modo esplicito che i siti contaminati vengano bonificati prima dell’installazione degli impianti fotovoltaici.

Infine, sulla piattaforma per i contratti di vendita di energia, secondo ITALIA SOLARE, è necessario prevedere strumenti di supporto al finanziamento per i produttori di energia e di copertura del rischio per i clienti/consumatori/traders che decidono di acquistare direttamente energia a lungo termine.

ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che promuove la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando:
– modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili con particolare attenzione al solare fotovoltaico;
– l’integrazione delle fonti rinnovabili, fotovoltaico in particolare, con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica e per l’incremento della prestazioni energetiche degli edifici.

ITALIA SOLARE conta circa 500 soci: operatori, proprietari e gestori di impianti fotovoltaici, installatori, progettisti e semplici sostenitori.

www.italiasolare.it

Air Liquide vessel powered by hydrogen. Air Liquide announces its partnership with Energy Observer, a project that involves the world’s first seagoing vessel powered by hydrogen and renewable energies, energy self-sufficient and with zero greenhouse gas or fine particle emissions. Officially launched today in Saint-Malo (Britanny), this experimental catamaran will make the first-ever trip around the world powered solely by renewable energies in order to test these technologies under extreme conditions so they can be rolled out on a larger scale, at sea and on land, for mobile and stationary purposes.

Energy Observer, project initiated by Victorien Erussard – Captain and Jérôme Delafosse – Explorer, embarks on a 6-year world tour that will take the team to 50 countries and involve 101 stops with the main challenge to aim for self-reliance through energy coupling and the carbon-free production of hydrogen. To ensure the energy self-sufficiency of the ship all along the expedition, day and night, the hydrogen produced via the electrolysis of seawater will be compressed and stored and then converted into electricity by means of the fuel cell. Hydrogen, as an energy vector, makes it possible to compensate for the intermittence of renewable energies.

With more than 20 years of experience in the development of hydrogen energy, notably for mobility, Air Liquide gives its support to this scientific and technological project which demonstrates the role of hydrogen in the energy transition. Support for this project also illustrates the Group’s ambition to contribute to a more sustainable world.

Air Liquide masters the entire hydrogen supply chain, from production to storage and from distribution to the development of applications for end users, contributing to the widespread use of hydrogen as a clean energy.

To date, 75 hydrogen stations have already been designed and installed by Air Liquide worldwide. With Blue Hydrogen initiative, Air Liquide is moving towards a gradual decarbonization of its hydrogen production and has made a commitment to produce at least 50% of the hydrogen necessary to these applications through carbon-free processes by 2020, by combining the use of renewable energies, water electrolysis, and biogas reforming, and the use of the technologies for the capture and upgrading of carbon emitted during the process of producing hydrogen from natural gas.

Air Liquide per barca a idrogeno, partner di Energy Observer.

La prima imbarcazione alimentata a idrogeno e energie rinnovabili è attraccata a Venezia alla marina dell’isola della Certosa, l’imbarcazione vi resterà fino al 16 Luglio.

Il viaggio intrapreso dall’imbarcazione, denominato “Odissea del Futuro”, è iniziato nel giugno del 2017 da Saint-Malo (Bretagna); avviato dal capitano Victorien Erussard e l’esploratore Jérôme Delafosse, il viaggio mira a realizzare un tour mondiale di 6 anni, che porterà il team in 50 paesi, prevedendo 101 fermate, con l’obiettivo principale di raggiungere l’autosufficienza attraverso l’accoppiamento di energia e produzione di idrogeno carbon-free.
Per garantire l’autosufficienza energetica della nave durante tutta la spedizione, giorno e notte, l’idrogeno prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua marina viene compresso e stoccato e quindi convertito in energia elettrica tramite una pila a combustibile.
L’idrogeno, come vettore energetico, consente di compensare l’intermittenza delle energie rinnovabili.

Con oltre 20 anni di esperienza nello sviluppo dell’energia a idrogeno, soprattutto nel settore della mobilità, Air Liquide fornisce il proprio supporto a questo progetto scientifico e tecnologico che dimostra il ruolo dell’idrogeno nella transizione energetica. La scelta del Gruppo di sostenere questo progetto dimostra la sua ambizione di contribuire a un mondo più sostenibile.

Air Liquide gestisce l’intera filiera dell’idrogeno, dalla produzione allo stoccaggio, fino alla distribuzione e allo sviluppo di applicazioni per gli utenti finali, contribuendo alla diffusione dell’utilizzo dell’idrogeno come energia pulita. Ad oggi, 100 stazioni di idrogeno sono già state progettate e installate da Air Liquide in tutto il mondo.

www.airliquide.com

Global Energy Goals: Slow Progress, but Strong Gains in Countries Show Promise. The world is not on track to meet the global energy targets for 2030 set as part of the Sustainable Development Goals, but real progress is being made in certain areas – particularly expansion of access to electricity in least developed countries, and industrial energy efficiency, according to a new report from five international agencies.

Renewable energy is making impressive gains in the electricity sector, although these are not being matched in transportation and heating – which together account for 80% of global energy consumption.

While global trends are disappointing, recent national experiences around the world offer encouraging signs. There is mounting evidence that with the right approaches and policies, countries can make substantial progress in clean energy and energy access, and improve the lives of millions of people.

Tracking SDG7: The Energy Progress Report, launched at the Sustainable Energy for All Forum today, is the most comprehensive look available at the world’s progress towards the global energy targets on access to electricity, clean cooking, renewable energy and energy efficiency.

The following are some of the main findings of the report. Findings are based on official national-level data and measure global progress up to 2015 for renewable energy and energy efficiency, and 2016 for access to electricity and clean cooking.

Access to Electricity
One billion people – or 13% of the world’s population – still live without electricity. Sub-Saharan Africa, and Central and South Asia continue to be the areas of the world with the largest access deficits. Almost 87% of the world’s people without electricity live in rural areas.
The number of people gaining access to power has been accelerating since 2010, but needs to ramp up further to achieve universal access to electricity by 2030. If current trends continue, an estimated 674 million people will still live without electricity in 2030.
Some of the strongest gains were made in Bangladesh, Ethiopia, Kenya and Tanzania, which all increased their electricity access rate by 3% or more annually between 2010 and 2016. Over the same period, India provided electricity to 30 million people annually, more than any other country. Sub-Saharan Africa’s electrification deficit has begun to fall in absolute terms for the first time.
Tens of millions of people now have access to electricity through solar home systems or connected to mini-grids. However, these remain concentrated in about a dozen pioneering countries where penetration of solar electricity can reach as much as 5-15% of the population.

Clean Cooking
Three billion people – or more than 40% of the world’s population – do not have access to clean cooking fuels and technologies. Household air pollution from burning biomass for cooking and heating is responsible for some 4 million deaths a year, with women and children at the greatest risk.
Parts of Asia have seen access to clean cooking outpace growth in population. These positive outcomes were driven largely by widespread dissemination of LPG or piped natural gas. In India, Pakistan, Indonesia and Vietnam, the population with access to clean cooking technologies grew by more than 1% of their population annually.

In Sub-Saharan Africa, however, population growth in recent years has outstripped the number of people gaining access to clean cooking technologies by a ratio of four to one.
Clean cooking continues to lag the furthest behind of all the four energy targets, due to low consumer awareness, financing gaps, slow technological progress, and lack of infrastructure for fuel production and distribution. If the current trajectory continues, 2.3 billion people will continue to use traditional cooking methods in 2030.

Energy Efficiency
There is mounting evidence of the uncoupling of growth and energy use. Global gross domestic product (GDP) grew nearly twice as fast as primary energy supply in 2010-15. Economic growth outpaced growth in energy use in all regions, except for Western Asia, where GDP is heavily tied to energy-intensive industries, and in all income groups. However, progress continues to be slow in low income countries, where energy intensity is higher than the global average.

Globally, energy intensity – the ratio of energy used per unit of GDP – fell at an accelerating pace of 2.8% in 2015, the fastest decline since 2010. This improved the average annual decline in energy intensity to 2.2 % for the period 2010-2015. However, performance still falls short of the 2.6% yearly decline needed to meet the SDG7 target of doubling the global rate of improvement in energy efficiency by 2030.

Improvement in industrial energy intensity, at 2.7% per annum since 2010, was particularly encouraging, as this is the largest energy consuming sector overall. Progress in the transport sector was more modest, especially for freight transportation, and is a particular challenge for high-income countries. In low and middle-income countries, the energy intensity of the residential sector has been increasing since 2010.
Six of the 20 countries that represent 80 percent of the world’s total primary energy supply, including Japan and the US, reduced their annual primary energy supply in 2010-15 while continuing to grow GDP – indicating a peak in energy use. Among the large energy-intensive developing economies, China and Indonesia stood out with annual improvement exceeding 3 percent.

Renewable Energy
As of 2015, the world obtained 17.5% of its total final energy consumption from renewable sources, of which 9.6% represents modern forms of renewable energy such as geothermal, hydropower, solar and wind. The remainder is traditional uses of biomass (such as fuelwood and charcoal).
Based on current policies, the renewable share is expected to reach just 21% by 2030, with modern renewables growing to 15%, falling short of the substantial increase demanded by the SDG7 target.

Rapidly falling costs have allowed solar and wind to compete with conventional power generation sources in multiple regions, driving the growth in the share of renewables in electricity to 22.8% in 2015. But electricity accounted for only 20% of total final energy consumption that year, highlighting the need to accelerate progress in transport and heating.
The share of renewable energy in transport is rising quite rapidly, but from a very low base, amounting to only 2.8% in 2015. The use of renewable energy for heating purposes has barely increased in recent years and stood at 24.8% in 2015, of which one third was from modern uses.

Since 2010, China’s progress in renewable energy alone accounted for nearly 30% of absolute growth in renewable energy consumption globally in 2015. Brazil was the only country among the top 20 largest energy consumers to substantially exceed the global average renewable share in all end uses: electricity, transport and heating. The UK’s share of renewable energy in total final energy consumption grew by 1% annually on average since 2010 – more than five times the global average.

Tracking SDG7: The Energy Progress Report is a joint effort of the International Energy Agency (IEA), the International Renewable Energy Agency (IRENA), United Nations Statistics Division (UNSD), the World Bank, and the World Health Organization (WHO).

“It is clear that the energy sector must be at the heart of any effort to lead the world on a more sustainable pathway,” said Dr Fatih Birol, the Executive Director of the International Energy Agency (IEA). “There is an urgent need for action on all technologies, especially on renewables and energy efficiency, which are key for delivering on three critical goals – energy access, climate mitigation and lower air pollution. The IEA is committed to leading this agenda and working with countries around the world to support clean energy transitions.”

“Falling costs, technological improvements and enabling frameworks are fueling an unprecedented growth of renewable energy, which is expanding energy access, improving health outcomes, and helping to tackle climate change, while also creating jobs and powering sustainable economic growth,” said IRENA Director-General Adnan Z. Amin. “At the same time, this tracking report is an important signal that we must be more ambitious in harnessing the power of renewable energy to meet sustainable development and climate goals, and take more deliberate action to achieve a sustainable energy future.”

“This detailed report describing the progress so far on SDG7 is a testament to the collaboration of the five international agencies on providing quality and comprehensive data and delivering a common message regarding the progress towards ensuring access to affordable, reliable, sustainable and modern energy for all,” said Stefan Schweinfest, Director of the Statistics Division of UN DESA. “Still, there is a need for improving statistical systems that collect energy information in those countries where the most pressing energy issues remain to be addressed.
Better data are needed to inform policy accurately, particularly in developing countries, least developed countries, landlocked developing countries, and small island developing States. For this, investments in energy statistical systems are essential.”

“The experience of countries that have substantially increased the number of people with electricity in a short space of time holds out real hope that we can reach the billion people who still live without power,” said Riccardo Puliti, Senior Director for Energy and Extractives at the World Bank. “We know that with the right policies, a commitment to both on-grid and off-grid solutions, well-tailored financing structures, and mobilization of the private sector, huge gains can be made in only a few years. This in turn is having real, positive impacts on the development prospects and quality of life for millions of people.”

“It is unacceptable that, in 2018, 3 billion people still breathe deadly smoke every day from cooking with polluting fuels and stoves. Every year, household air pollution kills around 4 million people from diseases including pneumonia, heart disease, stroke, lung disease and cancer,” said Dr Maria Neira, Director, Department of Public Health, Environmental and Social Determinants of Health, at the World Health Organization (WHO). “By expanding access to clean affordable household energy, the global community has the power to lift a terrible health burden from millions of marginalized people – in particular women and young children who face the greatest health risks from household air pollution.”

“As we take stock of progress towards the global goal on sustainable energy, this latest data clearly shows more action and political leadership is needed if we are to live up to our promise to leave no one behind,” said Rachel Kyte, Special Representative of the UN Secretary-General and CEO of Sustainable Energy for All. “To meet 2030 targets, we must make every unit of energy work harder. We need to increase investment in the technologies and business models that make electricity access affordable for everyone, place even bigger bets on the remarkable capacity of renewable energy and build big markets for clean fuels and cooking access.
World leaders put the promise of leaving no one behind at the heart of the Sustainable Development Goals, and now is the time for that promise to become reality.”

It is the fourth edition of this report, formerly known as the Global Tracking Framework (GTF). The report can be downloaded at http://trackingSDG7.esmap.org/. Funding for the report was provided by the World Bank’s Energy Sector Management Assistance Program (ESMAP).

www.worldbank.org/energy

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Impianti FV su piattaforma GSE. La Strategia Energetica Nazionale conferma che la scelta a favore dello sviluppo delle fonti rinnovabili è irreversibile e vincente. La nuova Piattaforma per il monitoraggio degli impianti fotovoltaici di grande taglia rappresenta un primo passo del GSE per favorire il raggiungimento dell’obiettivo di 72 TWh di produzione fotovoltaica al 2030.

Per proiettare il Paese verso la decarbonizzazione e garantire uno sviluppo che sia davvero sostenibile sarà importante non solo realizzare nuovi impianti FER, ma allo stesso tempo mantenere in efficienza e potenziare quelli già esistenti nei siti con elevata disponibilità di risorsa rinnovabile. Le analisi geoanalitiche offerte dalla piattaforma, che comparano gli impianti con il relativo cluster di appartenenza, costituiranno un importante stimolo verso l’impiego delle tecnologie più innovative e verso il miglioramento delle operazioni di O&M anche a beneficio del mercato secondario.

In tale ottica Elettricità Futura e ANIE Rinnovabili auspicano quanto prima un ampliamento della nuova Piattaforma GSE anche alle altre fonti rinnovabili e agli impianti fotovoltaici di taglia media, laddove potrebbe essere più frequente imbattersi in casi di performance produttive sotto la media.

“Accogliamo con favore l’iniziativa presentata oggi dal GSE – sostiene Simone Mori, presidente di Elettricità Futura – che, insieme alle positive procedure operative per la gestione degli impianti, permetterà alle imprese produttrici di energia di cogliere le opportunità di revamping e repowering indicate dalla SEN e di contrastare adeguatamente i casi di invecchiamento precoce del parco impianti. Tali servizi di monitoraggio degli asset installati sul territorio – prosegue Mori – potranno a nostro avviso supportare anche le Regioni nella propria pianificazione energetica, favorendo la tutela del paesaggio e accelerando i processi di permitting”.

“Nel 2016 e 2017 – afferma Alberto Pinori, presidente di ANIE Rinnovabili – c’è stato un confronto costruttivo con il GSE che ha portato alla definizione delle procedure di ammodernamento e di potenziamento degli impianti FER incentivati. Tali procedure sono un ulteriore e fondamentale fattore per lo sviluppo del settore – prosegue Pinori –: in Italia nell’ultimo decennio si è sviluppata una generazione rinnovabile di quasi 40 GW, un patrimonio che va ben gestito e amministrato; esso dà e darà lavoro a tanti nostri concittadini e offrirà alle imprese tante opportunità di mercato.”

www.elettricitafutura.it

www.anie.it

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