Category: Ambiente – Cultura

Assicurazioni e sostenibilità criteri ESG. “La sostenibilità nel settore assicurativo italiano” è la ricerca realizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile e ANIA, presentata nell’ambito delle Settimane SRI.

I criteri ESG sono inclusi in larga misura nel settore assicurativo italiano e, in molti ambiti, mostrano miglioramenti rispetto ai risultati dello scorso anno.
Lo rileva la ricerca realizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile e dall’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (ANIA), presentata a Roma nell’ambito delle Settimane SRI, la principale rassegna in Italia sulla finanza sostenibile, promossa e organizzata dal Forum. L’indagine, avviata nel 2022, è giunta quest’anno alla seconda edizione, con una partecipazione pari al 76% del mercato assicurativo italiano in termini di premi raccolti. Il dato è in aumento rispetto allo scorso anno, in cui le compagnie rispondenti rappresentavano una quota di mercato premi pari al 73%.
La ricerca è stata realizzata con il sostegno di Etica SGR, Generali Italia, Reale Mutua, Unipol Gruppo.

Aspetti generali e di governance
– La quasi totalità (circa il 90%) del campione ha istituito una funzione aziendale e/o un comitato ad hoc dedicati ai temi di sostenibilità, per lo più a diretto riporto del CdA o delle funzioni apicali. In merito alle politiche di remunerazione, per la parte variabile delle retribuzioni, anche quest’anno la quasi totalità (il 90%) del campione prende in considerazione il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. Di questa quota, l’83% utilizza indicatori quantitativi (in gran parte associati anche a obiettivi qualitativi).
– Quest’anno l’indagine ha analizzato anche l’inclusione dell’obiettivo della parità di genere all’interno delle politiche di gestione delle risorse umane e i ruoli a cui si applica. Ne è emerso che il 98% del campione tiene conto di tale obiettivo, nella maggioranza dei casi (96%) tramite indicatori quantitativi (accompagnati nel 75% dei casi da indicatori qualitativi); tale obiettivo è esteso a tutto il personale nel 50% dei casi e a tutto il personale e ai membri del CdA nel 41%.
– Per la diffusione dei temi di sostenibilità all’interno della governance delle compagnie di assicurazione, un ruolo fondamentale può essere svolto dalla formazione: il mercato italiano ne ha compreso l’utilità e, infatti, la totalità delle società rispondenti si è già dotata di programmi formativi sui temi di sostenibilità. Questi ultimi sono rivolti principalmente a tutto il personale e ai membri del Consiglio di Amministrazione.

Inclusione dei criteri ESG nelle decisioni di investimento
– Rispetto al ruolo di investitori istituzionali delle compagnie di assicurazione, l’indagine mostra che pressoché la totalità del campione (il 99,98%) include i criteri ESG nelle decisioni di investimento, in particolare nelle decisioni riferite al portafoglio diretto e in delega. Il dato acquisisce ancor più rilevanza se si considera che nel 93% dei casi le strategie SRI sono adottate su una porzione rilevante del portafoglio (75-100%). Anche quest’anno la principale motivazione che spinge le assicurazioni a effettuare investimenti sostenibili è la possibilità di coniugare l’impatto socio-ambientale con un congruo ritorno finanziario.
– Diverse sono le strategie SRI mediante le quali le politiche di investimento sostenibile vengono applicate, con una prevalenza delle esclusioni. È però importante evidenziare la crescente diffusione della strategia dell’engagement e, in particolare, la partecipazione delle compagnie di assicurazione a iniziative di engagement collaborativo.
– Le assicurazioni ricoprono un ruolo decisivo nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e, in particolare, nella mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Dalla ricerca emerge un aumento della consapevolezza sul tema: il 95% del campione misura l’impronta di carbonio del portafoglio e, come nel 2022, ne utilizza i risultati principalmente per identificare le azioni necessarie a ridurre le emissioni associate agli investimenti. Inoltre, il 71% del campione include la neutralità climatica nelle scelte di investimento, in prevalenza attraverso obiettivi intermedi misurabili allineati a standard riconosciuti a livello internazionale.

Inclusione dei criteri ESG nell’attività di sottoscrizione dei rischi
– In riferimento all’attività di sottoscrizione dei rischi, anche quest’anno il campione o già include i criteri ESG nella definizione dell’offerta di prodotti assicurativi danni o prodotti assicurativi vita diversi dai prodotti di investimento oppure ha avviato (o sta proseguendo) valutazioni in merito, indicando come principale opportunità la possibilità di incentivare comportamenti più sostenibili e meno rischiosi nella clientela.
– L’inclusione dei fattori di sostenibilità avviene principalmente tramite la limitazione dell’offerta di prodotti assicurativi per le attività esposte ad alti rischi ESG, l’offerta di prodotti assicurativi per la copertura dei rischi climatici (per lo più legati all’acqua, al vento e alle temperature), nonché l’offerta di prodotti specifici per favorire l’inclusione assicurativa; in quest’ultimo ambito, in particolare tramite coperture assicurative dedicate agli Enti del Terzo Settore e/o alle organizzazioni non profit e attraverso prodotti per favorire la conciliazione vita-lavoro e la genitorialità.

“Grazie alla solida partnership tra il Forum e ANIA, anche quest’anno abbiamo scattato una precisa fotografia dell’evoluzione degli investimenti ESG nel comparto assicurativo. Le assicurazioni sono una categoria fondamentale di investitori istituzionali e la loro crescente propensione alla sostenibilità costituisce un aspetto molto positivo. Questi operatori svolgono un ruolo chiave nella gestione dei rischi e rappresentano dei veri punti di riferimento per gli altri operatori finanziari”, dichiara Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile.

Virginia Antonini, Head of Sustainability and Corporate Communication, Reale Group: “Partner del Forum per la Finanza Sostenibile dal 2018, Reale Mutua non poteva mancare tra i sostenitori della seconda edizione della Ricerca sulla Sostenibilità nel settore assicurativo italiano. Questo è uno strumento utilissimo per sentire il polso del settore rispetto all’approccio che il comparto sta tenendo in relazione al tema dell’integrazione della Sostenibilità nel core business assicurativo. In Reale Group, la sostenibilità è parte essenziale della nostra identità, radicata nella nostra essenza e riflessa in modo saldo all’interno della governance aziendale. In qualità di società benefit, Reale Mutua ha adottato un approccio di integrazione ex ante delle tematiche ESG in tutti i processi aziendali. Le sei finalità di beneficio comune, previste all’interno dello Statuto della Compagnia, intendono prendere in considerazione le esigenze di tutti i nostri Stakeholder: Dipendenti, Soci-Assicurati e Clienti, Organi Sociali, Intermediari e altri canali distributivi, Fornitori di beni e servizi, Collettività e Ambiente, Azionisti delle Società Controllate, Autorità e Agenzie di Vigilanza e Controllo. Riteniamo che solo in questo modo si possa generare quella forza trasformativa che ci permetterà di fare fronte alle sfide globali attuali e future”.

Giulia Balugani, Sustainability Manager, UnipolSai Assicurazioni: “L’indagine conferma il crescente impegno del settore assicurativo per la gestione di impatti, rischi e opportunità legati ai fattori ESG – ormai integrati in tutti i processi aziendali fondamentali – con un focus sulle azioni volte a ridurre le emissioni di carbonio, sia quelle dirette sia quelle legate alla catena del valore. Dalla ricerca emerge, inoltre, che il 21% delle Compagnie ha integrato nei propri piani strategici la promozione di azioni di adattamento per garantire l’assicurabilità dei settori più esposti ai rischi climatici. Quest’ultimo rappresenta una grande sfida per la società dove le competenze del settore assicurativo possono apportare un contributo davvero rilevante, come riconosciuto anche dal regolatore europeo. Pur a fronte della notevole complessità del tema, sarà fondamentale che le Compagnie e il comparto nel suo insieme proseguano e rafforzino il loro impegno in merito”.

Barbara Lucini, Head of Country Sustainability & Social Responsibility, Generali Italia: “Il report mostra un avanzamento complessivo del settore nell’integrazione dei fattori ESG all’interno del business, sia a livello di investimenti sia di sottoscrizione e con un’attenzione ai temi sociali sempre più forte. Un’evoluzione in linea con la strategia “Lifetime Partner 24: Driving Growth” di Generali, che ha nella sostenibilità il suo principio ispiratore e mira a ottenere un impatto sociale e ambientale positivo su tutti gli stakeholder attraverso una piena integrazione dei criteri ESG nel business e nei processi, lo sviluppo di un mindset sostenibile e inclusivo all’interno dell’organizzazione e l’impegno attivo nelle comunità”.

Arianna Magni, Head of Institutional and International Business Development, Etica SGR: “Anche nella seconda edizione della ricerca sul settore assicurativo emerge con chiarezza la maturità e l’impegno crescente nell’integrare considerazioni di sostenibilità nella governance e negli investimenti. Tra i vari parametri in crescita rispetto allo scorso anno, si evidenzia un’ulteriore diffusione della strategia dell’engagement (+16%), un prezioso ed efficace strumento per integrare tematiche legate al lavoro e alla comunità nell’azione volta a contrastare il cambiamento climatico. Vi è un riconoscimento crescente dell’importanza della dimensione sociale nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, soprattutto in termini di impatti sul lavoro e sulla comunità. Raggiungere una transizione giusta, in linea con l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico 2015, contribuirà ad accelerare l’azione per il clima in modo da raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)”.

Il Forum per la Finanza Sostenibile è un’associazione non profit nata nel 2001. La base associativa è multi-stakeholder: ne fanno parte operatori finanziari e altre organizzazioni interessate all’impatto ambientale e sociale degli investimenti. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è membro di Eurosif, lo European Sustainable Investment Forum.

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Orti Slow Food 35 mila scolari a lezione di spreco alimentare. Ridurre lo spreco alimentare è una delle azioni più importanti per la salvaguardia delle risorse del pianeta e la lotta alla fame nel mondo, per questo come Slow Food siamo convinti sia necessario, fin da bambini, imparare a scegliere i cibi seguendo la stagionalità e mettendo in pratica tecniche antispreco e modalità di conservazione degli alimenti.

Sale in zucca e stiamo accORTI
Sono alcune delle attività con cui venerdì 10 novembre, alunne e alunni in tutta Italia hanno celebrato la Festa degli Orti Slow Food. Grazie all’impegno di quasi 1600 insegnanti formati dall’associazione della chiocciola, durante tutto l’anno scolastico, 35 mila bambine e bambini di oltre 1700 classi in 140 Istituti Comprensivi, dagli asili nido alle scuole primarie di secondo grado, stanno acquisendo consapevolezza del valore del cibo, dal campo alla tavola.
Quest’anno, inoltre, grazie al sostegno del Fondo Carta Etica di UniCredit, gli Orti Slow Food hanno ricevuto un nuovo slancio, coinvolgendo 538 nuove classi.

«Fare un orto è un atto molto piccolo, fatto di semi e granelli di terra. Ma può essere anche molto grande perché significa capire il mondo e il peso dello spreco a livello globale. Quest’anno la festa degli Orti Slow Food è dedicata proprio a questo tema: a ricordare che tonnellate e tonnellate di cibo sono sprecate in un pianeta in cui ancora si muore di fame. Fare l’orto è sperimentazione e cambiamento, è cura della nostra casa comune da conservare con l’obiettivo di consegnarlo alle generazioni future. È il minimo che si possa fare per loro e per noi» sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

«La tematica della sostenibilità ambientale è una parte fondamentale della nostra cultura e della nostra mentalità. Così come l’impegno verso i giovani e l’istruzione. Siamo fortemente impegnati ad aumentare costantemente il nostro impatto sociale e il sostegno alle comunità e siamo quindi orgogliosi di essere al fianco di Slow Food nella realizzazione di questo progetto e di contribuire a fornire gli strumenti e le conoscenze necessarie per intraprendere percorsi di crescita sostenibile» aggiunge Annalisa Areni, Head of Client Strategies di UniCredit.

Cibo: io non ti spreco
Oltre 1200 kit didattici sono stati consegnati alle classi che partecipano al progetto Orti Slow Food a scuola, grazie al contributo di UniCredit. Al loro interno, insegnanti e bambini trovano tutti gli strumenti per imparare, giocando, come non sprecare i cibi: da un divertente memory sulle tecniche di conservazione alle schede didattiche per imparare a consumare gli alimenti fuori stagione, sfruttando al meglio le eccedenze del raccolto.
Un approccio positivo da trasmettere ai bambini fin dalle più piccole età, per capire come evitare gli sprechi di frutta e verdure nei campi.
Nel kit anche i cartelloni degli alimenti da trasformare di stagione in stagione, le etichette a tema Orti Slow Food da apporre ai barattoli di conserva, e sticker da attaccare, per ricordare l’importanza dei prodotti stagionali, fino ad arrivare alle ricette per recuperare il pane avanzato.
Il tutto per riscoprire come poter mettere le “mani in pasta”, non solo a scuola ma anche a casa. Il kit contiene anche alcuni esempi di conserve, come la passata di pomodoro fiaschetto del Presidio Slow Food, da assaggiare con frise e origano, per preparare golose merende ai bambini e scoprire insieme nuovi gusti.

Alcune testimonianze tra le nuove classi coinvolte quest’anno

Bologna: la memoria dei nonni e la riscoperta dei mestieri legati alla terra
Tra le scuole che rientrano nell’ampliamento degli Orti Slow Food reso possibile dal supporto di UniCredit, c’è la scuola primaria Giorgio Morandi, nel quartiere Barca di Bologna. «Grazie all’orto vogliamo avvicinare i bambini ai saperi della terra, facendogli sperimentare tutte le attività dell’orto, dalla vangatura al raccolto. Spesso infatti i più giovani non hanno avuto il contatto con le tradizioni contadine e il rischio è quello di dimenticare le memorie tramandate dai nonni, ma anche la consapevolezza delle stagioni dei cibi e il rispetto per gli animali che vivono nel suolo e tra le piante – racconta l’insegnante Teresa Maisano che ha candidato la scuola a partecipare al progetto -. Ma non è solo questo, grazie all’orto riusciamo a insegnare tanti argomenti attraverso attività ludiche, non solo l’aritmetica o le scienze, ma anche temi come lo spreco delle risorse idriche e la tutela della biodiversità».

Pescara: parole chiave comunità e inclusione
Dall’Emilia-Romagna passiamo all’Abruzzo dove è l’insegnante Andrea Berardinucci della scuola secondaria Ugo Foscolo di Pescara a raccontarci quali obiettivi vogliono raggiungere grazie all’orto: «La comunità è il cuore di un quartiere, che senza i suoi abitanti non avrebbe sfumature di culture e tradizioni». È il caso di questa scuola che si trova nella prima periferia della città: «Quello che vorremmo è coinvolgere tutti gli abitanti intorno all’Orto Slow Food, che avremo la fortuna di realizzare in un ex parco pubblico adiacente alla scuola. Per questo stiamo anche cercando di coinvolgere nonni, genitori e persone che abitano nei dintorni della scuola» continua l’insegnante.

Agrigento: protagonisti i Minori Stranieri Non Accompagnati
«Ad Agrigento, nel quartiere di Villaseta, una vecchia scuola abbandonata è stata ripristinata e resa accogliente per i corsi di italiano per gli adulti, frequentati anche da giovani persone migranti. È qui che, in collaborazione con la Comunità Slow Food Zagara- Al Zahar, con un gruppo di ragazzi minori stranieri non accompagnati, beneficiari del progetto Youth&Food, abbiamo realizzato l’orto sociale, impiantando colture autoctone. Quello che vorremmo è anche riuscire a coltivare ortaggi di provenienza dei Paesi dei ragazzi, un elemento in più per farli sentire a casa. I giovani fanno esperienza delle nostre tradizioni agricole e gastronomiche e inoltre l’orto rappresenta un esempio anche per gli abitanti del vicinato. Un intervento sociale ed educativo diventa quindi un collante per l’intera comunità del quartiere» racconta Santino Lo Presti dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo per l’istruzione degli Adulti.

Cosa sono gli Orti Slow Food
Nasce dall’associazione della Chiocciola a metà anni Novanta negli Stati Uniti e approda in Italia.
L’obiettivo è promuovere la coltivazione in modo sostenibile attraverso la comunità locale. All’interno dei quartieri vengono individuate aree dismesse da riqualificare che vengono trasformate in orti urbani creando così spazi verdi accessibili a tutti.
Tutto questo grazie alla collaborazione tra Slow Food, i partner Irritec e Pastificio Di Martino, tutte le scuole di tutta Italia che aderiscono al progetto e il contributo di UniCredit al fine di promuovere un’alimentazione sana e la valorizzazione del territorio.

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La finanza sostenibile oltre i pregiudizi: il Forum per la Finanza Sostenibile smentisce una per una le argomentazioni contro gli ESG.

Rispondere alle critiche alla finanza sostenibile e agli attacchi ai criteri ESG, attraverso prove tecniche e scientifiche e facendo ricorso a fonti affidabili e imparziali, casi di studio e best practice.

È questo l’obiettivo del paper “La finanza sostenibile oltre i pregiudizi”, curato dal Forum per la Finanza Sostenibile e presentato nell’ambito delle Settimane SRI.
Il paper, frutto di un gruppo di lavoro avviato dal Forum con i propri Soci, punta a dimostrare l’infondatezza di molti argomenti contrari alla finanza sostenibile da un punto di vista scientifico, e ribadire invece l’importanza di quest’ultima come motore del progresso economico, sociale e ambientale.
Il paper risponde a dieci falsi miti, spesso diffusi da fonti basate su opinioni ideologiche e politiche o condizionate da lobby, offrendo un’analisi chiara e puntuale in cui, pur riconoscendo le questioni ancora aperte, si evidenzia che la finanza sostenibile non solo crea valore a lungo termine e riduce i rischi, ma ha anche un impatto positivo sulle aziende, le comunità e il sistema finanziario nel suo insieme. “È essenziale sottolineare che perseguire la finanza sostenibile non implica un allontanamento dai principi del libero mercato, ma enfatizza la necessità di integrare la sostenibilità nelle decisioni finanziarie, promuovere un approccio olistico e a lungo termine agli investimenti e contribuire al benessere complessivo delle generazioni presenti e future”, si legge nel documento.

“Era prevedibile che con la crescita delle masse gestite con i criteri ESG e il rafforzamento del posizionamento istituzionale europeo della finanza sostenibile si sarebbero sollevate critiche da parte di chi ha interesse a rallentare il processo di giusta transizione. Il Forum risponde in modo rigoroso e seguendo i principi science based, con un approccio scevro da ogni posizione ideologica e adottando come sempre un’attitudine costruttiva e non distruttiva, a tutela degli investitori impegnati nel sostegno finanziario allo sviluppo sostenibile”, dichiara il Direttore Generale del Forum Francesco Bicciato.

Costi, performance, rischio, dovere fiduciario
Una prima serie di argomentazioni affrontate riguarda la relazione tra dovere fiduciario, costi, performance e rischio. Il paper risponde alla critica di costi più alti dei prodotti sostenibili dimostrando che le commissioni in media sono più basse nei prodotti SRI rispetto ai loro omologhi tradizionali.
Per quanto riguarda la performance, che i critici reputano minore nei prodotti sostenibili, il paper mostra come le cose stiano esattamente al contrario: “I fondi ESG sovraperformano nel medio-lungo periodo. Eventi inattesi possono avere un impatto sulla performance a breve termine, ma la performance a lungo termine è positiva rispetto ai fondi tradizionali”.
Anche rispetto ai rischi, che i detrattori della finanza sostenibile giudicano più alti per gli investimenti sostenibili, l’analisi ESG sottostante a tali prodotti consente piuttosto di identificare minacce altrimenti sottovalutate, permettendo così di mitigarle e capitalizzare invece le opportunità derivanti da pratiche sostenibili e responsabili. Da questi aspetti discende dunque che la finanza sostenibile non è contraria al dovere fiduciario, ossia l’obbligo in capo a tutti gli operatori finanziari di perseguire il miglior risultato possibile per il cliente, considerando il rischio, il rendimento, la liquidità e le informazioni disponibili, attraverso un’appropriata applicazione di diligenza e competenza. Questo processo include necessariamente l’integrazione dei fattori ESG e delle pratiche sostenibili.

Ruolo degli Stati
Una parte del paper è dedicata anche a smentire l’argomento secondo cui gli Stati nel settore finanziario esercitano solo il ruolo di regolatori: “Nel momento in cui un governo si impegna ad allineare le proprie politiche pubbliche a determinati obiettivi di sostenibilità, per esempio aderendo all’Accordo di Parigi, si posiziona esplicitamente come un attore chiave nell’ambito finanziario”.
La stessa prospettiva comunitaria, alla cui base ci sono rilevanti normative (alcune ancora in fase di costruzione), concepisce i governi come partecipanti attivi nelle questioni finanziarie.

Misurazione e raccolta dati, greenwashing
La valutazione della sostenibilità nelle pratiche di investimento implica la misurazione della performance ESG degli emittenti che fanno parte dei portafogli e dei prodotti di investimento, finanziamento o assicurazione. Il paper replica alle argomentazioni secondo cui la sostenibilità non si riesce a misurare e la finanza sostenibile favorisce il greenwashing, evidenziando piuttosto le sfide ancora aperte, su cui comunque operatori, istituzioni e organizzazioni sono al lavoro.
“È fondamentale compiere sforzi di standardizzazione e consolidamento per semplificare la raccolta, il reporting e l’analisi dei dati ESG”, si legge nel paper. Nonostante le recenti normative europee volte a migliorare la trasparenza e la quantità delle informazioni disponibili, permangono ancora delle sfide, tra cui un’insufficiente standardizzazione dei dati, lacune nei dati, difficoltà nella comprensione dell’importanza dei temi ESG e potenziali problemi di etichettatura e rating.
Rispetto al tema del greenwashing, cui è dedicato anche uno specifico paper del Forum pubblicato nel 2022 e contente una serie di raccomandazioni, è essenziale che vengano esplicitate le metodologie utilizzate per evitare rischi di comunicazioni in tutto o in parte non veritiere. La trasparenza, che è uno degli aspetti più importanti della finanza sostenibile, è di grande aiuto in questo caso.
“Ci attendiamo che le norme e i regolamenti siano rafforzati per prevenire e sanzionare il greenwashing, garantendo che i progressi verso una reale sostenibilità non siano solo superficiali, ma portino a cambiamenti concreti e significativi”, si legge ancora nel documento.

Stakeholder e shareholder, engagement, voto
Il paper confuta inoltre le argomentazioni secondo cui gli stakeholder e gli shareholder hanno interessi completamente opposti e l’engagement non ha efficacia. L’analisi condotta dal Forum mostra come esternalizzare i costi da parte dell’azienda voglia dire che questi costi saranno a carico della collettività (stakeholder), ma anche degli investitori. Questi ultimi, infatti, dovranno sostenerli sia direttamente, poiché a lungo termine tali costi “nascosti” incideranno sulla redditività e i risultati finanziari dell’azienda investita, sia indirettamente, in qualità di contribuenti.
“La finanza sostenibile porta questi costi alla luce, quantificandoli in modo trasparente. Evidenziando la fonte di questi costi, consente agli investitori di prendere decisioni informate sulle loro scelte di investimento”, chiarisce il paper.
Riguardo all’engagement, tema su cui il Forum è al lavoro da tempo anche con iniziative di engagement collettivo, vengono presentati numerosi casi di dialogo tra azionisti e aziende investite con risultati rilevanti.
Lo stesso vale per il voto: “Impegnandosi attivamente ed esercitando il diritto di voto, i gestori e gli investitori istituzionali adempiono alle loro responsabilità di amministratori e difendono gli interessi dei loro clienti o beneficiari”.
Il paper rappresenta per il Forum l’inizio di un percorso che proseguirà anche nei prossimi anni, con l’obiettivo di giungere a una piena legittimazione della finanza sostenibile.
Come si legge nelle conclusioni del paper, infatti, “la finanza sostenibile non è solo un’opzione desiderabile, ma una necessità impellente. Il nostro futuro e quello del pianeta dipendono dalle decisioni che prendiamo oggi. È il momento di agire con determinazione e responsabilità, per un mondo migliore per tutti noi”.

Il Forum per la Finanza Sostenibile è un’associazione non profit nata nel 2001. La base associativa è multi-stakeholder: ne fanno parte operatori finanziari e altre organizzazioni interessate all’impatto ambientale e sociale degli investimenti. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è membro di Eurosif, lo European Sustainable Investment Forum.

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Banche etiche più redditizie delle convenzionali. Presentato il sesto Rapporto sulla Finanza Etica in Europa, sesta edizione di un lavoro di ricerca internazionale risultato dalla collaborazione tra Fondazione Finanza EticaFundación Finanzas Éticas Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (FEBEA).

Un lavoro che quest’anno ha esaminato 22 banche etiche europee sotto il profilo della redditività, dell’adeguatezza patrimoniale e della performance finanziaria, mettendole a confronto con 60 banche convenzionali (“significative”) sottoposte alla vigilanza diretta della Bce.
Lo studio scandaglia per tutti gli istituti i dati relativi agli ultimi 10 anni, dal 2012 al 2021.

Dal 6° Rapporto emerge una fotografia nella quale la finanza etica si afferma come movimento forte e in costante crescita; un movimento che, grazie all’efficacia del proprio modello di business eticamente orientato, può contaminare virtuosamente il sistema finanziario mainstream globale e indirizzarne le trasformazioni, necessarie e urgenti di fronte alle sfide economiche, sociali e ambientali dell’umanità.

Redditività e non solo: le banche etiche stanno bene sul mercato
Le banche etiche europee evidenziano una sostanziale migliore redditività rispetto alle banche “significative”: la redditività del capitale proprio (ROE) delle banche etiche è stata infatti – in media nel periodo analizzato – del 5,23%, contro il 2,21% delle banche convenzionali.
Un vantaggio che si rileva anche per la redditività degli attivi (ROA), che ha premiato le banche etiche con una media dello 0,46% contro lo 0,25% delle banche convenzionali.
Un dato che si presenta come una distintività positiva di carattere strutturale, considerato che si è affermato lungo un decennio di rilevazioni, includendo l’anno 2020, quando entrambe le tipologie di istituti subivano i colpi della crisi pandemica.

Le differenze tra banche etiche e banche convenzionali si registrano poi su altre voci di gestione, mostrando vocazioni e impostazioni alternative.
– Sul fronte degli attivi è risultato evidente che le banche etiche si concentrano maggiormente sulle attività bancarie tradizionali, soprattutto sul credito, mentre le banche convenzionali puntano maggiormente su investimenti e collocamento di fondi e titoli.
– Quella dei depositi dei clienti è la fonte di maggior liquidità nelle banche etiche (81,1% delle passività totali), mentre le banche convenzionali si affidano a varie fonti di liquidità, con un conseguente rapporto depositi/patrimonio netto inferiore.
– Quanto alla solidità patrimoniale, le banche etiche hanno mantenuto costante nel tempo una forte capitalizzazione – con un rapporto tra patrimonio netto e passività totali pari in media all’8,2% – mentre le banche convenzionali hanno migliorato la loro posizione patrimoniale, ma partendo da una posizione più debole, crescendo dal 4,3% nel 2012 al 6,20% nel 2021.
– Ultimo aspetto da valutare – anch’esso capace di connotare la diversità d’approccio, anche valoriale – è quello della liquidità, il rapporto prestiti/depositi (LDR): si è mantenuto stabile e inferiore (da 77% a 81,5% di media) nelle banche etiche rispetto a quelle convenzionali (incrementato da 86% a 102,5%), che mostrano dunque potenzialmente un rischio di liquidità più elevato.

Clima e pace, l’azione coerente della finanza etica
La lotta contro il cambiamento climatico è la sfida più difficile per il futuro dell’umanità.
Tuttavia le banche convenzionali europee non sembrano aver davvero avviato una transizione ecologica nel proprio modello di business.
Offrono singoli prodotti “verdi” ma restano votate al massimo profitto e, dal 2016 al 2022, hanno finanziato con oltre 5 miliardi di euro i combustibili fossili, mentre solo il 7% dei loro finanziamenti energetici è andato alle energie rinnovabili.
Le banche etiche adottano invece un approccio olistico integrato e investono da anni in metriche avanzate di misurazione delle emissioni di gas serra (PCAF – Partnership for Carbon Accounting Financials), anche quelle indirette (Scope 3), escludendo dal credito filiere dannose per l’ambiente e il clima, per allineare i portafogli di investimento alle indicazioni scientifiche e dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico.
Banche etiche e finanza etica si impegnano inoltre a non alimentare l’industria bellica.
E su questo si sono differenziate particolarmente dallo scoppio del conflitto in Ucraina nel 2022.
Rapporti recenti della ong olandese PAX mostrano invece che da 15 grandi banche europee convenzionali sono giunti prestiti e obbligazioni per 87,7 miliardi di euro a imprese delle armi, e 306 operatori finanziari hanno sostenuto 24 produttori di armi nucleari con 746 miliardi di dollari.

Europa verso il futuro, le tre proposte della finanza etica
Dato tale scenario, le banche etiche e valoriali guardano con interesse al voto europeo di giugno 2024 e avanzano tre proposte alle istituzioni, a partire dal riconoscimento e dalla valorizzazione dell’unicità dei vari modelli bancari (la cosiddetta “biodiversità bancaria”), per cui regole e strumenti non possono essere gli stessi per tutti.

Tre proposte mutuate dalle tre lettere dell’acronimo ESG (ambientale, sociale e di governance), per un approccio che deve rimanere integrato nella visione e applicazione.
E _ La finanza mainstream deve allineare le sue azioni alle parole e impegnarsi realmente a rispettare i principi dichiarati. È urgente combattere il greenwashing nel settore finanziario. Purtroppo, l’elenco dei trucchi contabili per il “net zero washing” è ampio. Abbiamo bisogno di un quadro forte e trasparente per delineare come raggiungere le emissioni nette zero, applicarle a tutte le attività operative e facilitare forme di corretta rendicontazione.
S _ L’attenzione principale sia rivolta a contrastare le disuguaglianze (crescenti e insostenibili): di ricchezza e di reddito; nell’accesso al credito e ai servizi finanziari; di genere e retributive nel settore finanziario. Inoltre le banche etiche e valoriali, che mostrano tassi di sofferenza più bassi rispetto al sistema, pur finanziando in misura maggiore le realtà dell’economia sociale – oggi valutate aprioristicamente ad alto rischio, e in assenza di giustificate ragioni tecniche -, chiedono l’introduzione di un social supporting factor, che riduca l’assorbimento di capitale richiesto per finanziare tali realtà. Sarebbe uno strumento fondamentale per lo sviluppo del settore, della microfinanza e per la lotta all’esclusione finanziaria, senza introdurre alcun costo per gli Stati.
G _ La distinzione più significativa tra le banche etiche e il sistema tradizionale, per quanto riguarda il terzo pilastro della governance, è la trasparenza. Permangono limitazioni nell’accesso pubblico alle informazioni sulle imprese, una normativa inefficace nel contrastare l’opacità del sistema finanziario favorisce soggetti finanziari che sfruttano diverse giurisdizioni per evitare le tasse, non essere trasparenti ed eludere le normative. Questa situazione genera ingiustizia sociale e crea una competizione sleale con gli istituti finanziari etici, che si astengono da tali pratiche.

Finanza etica per trasformare e indirizzare il sistema «Mentre i colossi del sistema bancario convenzionale pronunciano impegni di sostenibilità che spesso vengono poi smentiti e non scalfiscono un modello di business complessivamente orientato al massimo profitto a ogni costo, le banche etiche europee si distinguono invece per la coerenza tra azioni svolte e principi sostenuti – ha detto Teresa Masciopinto, presidente di Fondazione Finanza Etica -. La ricerca sottolinea l’importanza di allontanare dal settore finanziario le ombre di greenwashing e socialwashing e offre uno spaccato di conoscenza sulla finanza etica in Europa: un movimento che lancia una sfida di trasformazione valoriale alla finanza globale. Tanto più oggi, a pochi mesi dal prossimo voto per il rinnovo dell’Europarlamento».

«La visione della finanza etica – sottolinea Anna Fasano, presidente di Banca Etica – sta rivoluzionando il settore bancario e finanziario in Europa. Il dialogo con le istituzioni di Bruxelles e Francoforte e con gli attori della società civile insieme alla collaborazione con i network internazionali della finanza etica, Febea e Gabv, sono gli strumenti per amplificare la nostra capacità influenzare tali processi. Vogliamo condividere valori e buone pratiche per ridurre l’arbitrarietà di ciò che l’Europa definisce “investimento sostenibile”, per disincentivare il greenwashing e – grazie all’attesa tassonomia sociale – per arricchire le prescrizioni di sostenibilità ambientale con le dimensioni economica e sociale. La finanza può tornare ad essere strumento al servizio dell’economia, delle persone e del pianeta in un sistema in cui i risparmiatori sono resi consapevoli dell’impatto potenziale, positivo o negativo, che può avere il denaro gestito dai diversi operatori».

Banca Etica è la prima e tuttora unica banca italiana interamente dedita alla finanza etica, opera da 24 anni su tutto il territorio nazionale attraverso una rete di filiali e consulenti e grazie ai servizi di home e mobile banking. Banca Etica raccoglie il risparmio di organizzazioni e cittadini responsabili e lo utilizza interamente per finanziare progetti finalizzati al benessere collettivo. Oggi Banca Etica conta 47 mila soci e 92 milioni di capitale sociale; una raccolta di risparmio di oltre 2,4 miliardi di euro e finanziamenti per circa 1,2 miliardi di euro a favore di iniziative di organizzazioni, famiglie e imprese nei settori della cooperazione e innovazione sociale, cooperazione internazionale, cultura e qualità della vita, tutela dell’ambiente, turismo responsabile, agricoltura biologica, diritto alla casa, legalità. Banca etica aderisce ai principali network internazionali della finanza etica: Global Alliance for Banking on Values (GABV) e Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative (Febea). Il Gruppo Banca Etica include Etica Sgr, società di gestione del risparmio che propone esclusivamente fondi comuni di investimento etici, Fondazione Finanza Etica, che promuove iniziative di studio e sensibilizzazione sull’educazione critica alla finanza, e CreSud che offre risorse finanziarie e servizi di assistenza a organizzazioni di microfinanza, produttori di commercio equo e sostenibile, associazioni e ONG in America Latina, Africa ed Asia.

www.bancaetica.it

rapporto

EU Green Deal collective action. Community-led initiatives call for a stronger EU Green Deal driven by collective action. New manifesto launched by civil society organizations claims the right of EU citizens to have the choice to live sustainably -calling on policy makers to swiftly localise an ambitious European Green Deal.

ECOLISE, the European network of community-led initiatives on climate change and sustainability, is calling on EU policy makers to support a swift localisation of a strong and ambitious European Green Deal, harnessing the power of grassroots initiatives. At the same time, ECOLISE is urging policy makers to make sure that citizens have a choice to live sustainably, which is a human right. These are two of seven key policy demands in ECOLISE’s Time For Collective Action Manifesto, launched on 7 November.

Around 500 European policy makers, community-led initiatives, scientists and civil society organisations took part of ECOLISE´s annual main policy event, “Making the European Green Deal Strong and Real: Harnessing the power of community-led initiatives and local governments” –co-organised by ICLEI Europe and the European Economic and Social Committee, who hosted the event.

Half a year before the next European Parliament elections ECOLISE and its partners have made a strong call to translate the Green Deal into local action through enabling policies that will both contribute to increasing its ambition, while empowering citizens to act for sustainability collectively. ECOLISE announced the launch of a Europe-wide advocacy campaign in 2024, leading up to the European elections.

“Communities need strong environmental laws to thrive. I was quite shocked when I learned that there is no overarching plan to localize the European Green Deal”, said Nina Klein, ECOLISE’s Policy Lead, at the event in Brussels. “This gap was the spark for a one year consultation process that has led to the “10 theses on transformative community-led local development policies”. More than 400 contributors from 130 organisations, including around 40 process partners have participated in these deep conversations. The Time for collective action Manifesto is an outcome of this process.”

The great potential of communities and citizens for achieving the European Green Deal remains largely untapped, as underlined by a recent IPCC report.

“Having the right policies, infrastructure and technology in place to enable changes of lifestyles and behavior can result in a 40-70% reduction in greenhouse gas emissions by 2050” said Felix Creutzig, (Coordinating Lead Author of the IPCC’s 6th Assessment Report, Chapter 5).

Sophia Silverton from ICLEI Europe remarked “the local level is a flashpoint, where broad sustainability policies intersect with people’s lives”. She underlined the potential for civil society and local governments to collaborate and unleash socially grounded transformations that respond to everyday concerns.

The discussion built up on the Beyond Growth Conference of May
Its initiator, Philippe Lamberts, Member of the European Parliament and Co-president of the Greens/European Free Alliance, underlined the political relevance of giving people the choice to live sustainably, and explained the need for both top-down and bottom-up initiatives to push the European Green Deal forward. Commenting on the ECOLISE Manifesto which advocates for a changed economy focussed on care for people and the planet, Lamberts said: “The current economic model, which is based on growth, is seen as something that has no alternative. And this is dangerous”.

The Green Deal needs further ambition, offering alternatives to economic growth in the form of diverse localised wellbeing economies, as Amelie Krug from ECOLISE pointed out. Initiatives such as the Irish Wellbeing Economy Hub, co-founded by Cultivate, already show practical solutions which are waiting for implementation, as Oscar Mooney explained.

The upcoming European elections will be a make or break moment for the European Green Deal, and support by communities is key. Erika Zárate of Resilience Earth shared insights from the Garrotxa region in Spain and pointed out that involvement of citizens and participatory democracy can overcome political divisions and create strong shared visions of territorial development. This is an experience shared by Marie Hélène Pillot, member of the community-led initiative Colibri (France) and coordinator of the “Territories of experimentation” which connects local stakeholders in deliberative processes.

It is thus crucial for citizens and local governments to have a say in shaping European policies such as the European Green Deal, and in localising them, adapting them to the specifics of each place -an ECOLISE Manifesto demand shared by all panelists, including Tom Meeuws, deputy mayor of Antwerp (Belgium) and Sabrina Dekker from the Campaigners Lighthouse City Council of Dublin, Ireland. Both cities are participating in the “100 climate neutral Cities” mission by the EU.

Anastasiya Volkova shared her experience coordinating the Green Road Project from the Global Ecovillage Network, which started hosting refugees only days after Russia had started the war against Ukraine. Over 300 refugees have decided to stay at the ecovillages at least until the war is over. She emphasized the importance of the international strong network for the success of the project: “We had friends in many countries and they helped because they knew us and they trusted us”. Christian Jonet of the Liège Food Belt (Belgium), an initiative inspired by the Transition Network, agreed on the importance of strong relationships as the fertile soil for social innovation and cohesion.

Francisco Guerreiro, Member of the European Parliament with the Greens/European Free Alliance, stressed the need to take these collective initiatives on board at EU level. “Communities show that change is possible. I would say that a lot of MEPs in the EU parliament don’t know about this reality –but they should”. Ilonka Marselis, energy expert and member of the editorial board of the ECOLISE Manifesto, underlined that this is why community-led initiatives need more support for lobbying and advocacy, especially on EU levels, as right now there is no level playing field for the voice of civil society to be heard, regarding the huge lobbying power of fossil fuel industries.

Tom Meeuws, Deputy Mayor of Antwerp (Belgium) said that “we have to stop the doom and the gloom about the climate debate. If we do not build a bridge between local governments and EU levels of policy such as the European Commission, we won’t be able to create the just transition”. Direct, dedicated EU funding of local levels and collective action for implementing the European Green Deal is also a key part of the ECOLISE Manifesto.

Young climate activist Maria Serra Olivella underscored that her generation was probably the best proof that material consumption does not lead to happiness, pointing to the mental health crisis especially amongst young people. Olivella called for positive, action-oriented narratives to dominate the public debate. “We need hope. You can’t tell people the planet is on fire but there is no exit or escape”, she said.

communitiesforfuture.org

manifesto

Conlegno per selvicoltura sostenibile. Ci sarà abbastanza legno in futuro? A questa domanda risponde Conlegno, Consorzio servizi legno e sughero che da 25 anni tutela e promuove la biodiversità e il patrimonio forestale, impegnato in questi giorni a Ecomondo 2023, l’evento internazionale di riferimento per le tecnologie e i servizi della Green economy.

Il legno è la risorsa fondamentale per trainare la decarbonizzazione e una transizione energetica sostenibile.
Ma se la domanda del mercato aumenterà – e dagli Studi FAO si stima che il consumo di legno a livello mondiale passerà dai circa 2,2 miliardi attuali ai 3,2 miliardi del 2050 – sorge spontaneo un quesito: ci sarà legno a sufficienza in futuro?

Conlegno – che grazie ai suoi comitati tecnici favorisce un impiego normato e sostenibile del legno, dalla materia prima all’imballaggio, al legno strutturale – partecipa alla manifestazione con l’intento di riportare al centro dell’attenzione proprio la materia prima, il legno, fondamentale in più settori dell’economia e che nell’ultimo decennio ha acquisito sempre maggiori spazi di mercato nell’edilizia privata e pubblica, proprio in virtù della sua sostenibilità. Il legno è in grado di stoccare grandi quantità di C02 sottratte all’atmosfera ed è il materiale strutturale sostenibile per eccellenza, essendo di origine naturale facile da riutilizzare, riciclare e destinare a filiere circolari.

Attualmente la superficie forestale nazionale ammonta complessivamente a circa 11milioni di ettari, di cui l’82% (circa 9 milioni) è classificata come foresta e il restante 18% come altre terre boschive. Pertanto, le risorse forestali occupano quasi il 36% dell’intero territorio nazionale. Il dato incoraggiante è che c’è una crescita annua del volume delle foreste italiane, stimata intorno ai 38 milioni di metri cubi (con una media di circa 4.2 metri cubi ad ettaro). Purtroppo, di questo incremento vengono prelevati soltanto 14,4 milioni di mc.

L’aumento della superficie forestale non è però sufficiente ad assicurare che le foreste forniscano beni e servizi in grado di soddisfare le esigenze future rispettando i principi ispiratori dello sviluppo sostenibile.

“È necessario diffondere la cultura della selvicoltura sostenibile” ha affermato Sebastiano Cerullo, Segretario Generale di Conlegno. “Questo non vuol dire, come spesso si sente dire, non tagliare gli alberi, ma tagliarli in modo intelligente, seguendo le regole di una gestione forestale sostenibile, un concetto dinamico e in evoluzione che mira a mantenere e valorizzare i valori economici, sociali e ambientali delle foreste a beneficio delle generazioni presenti e future”.

Tagliare in modo sostenibile, nel concreto, vuol dire gestire la foresta come un complesso ecosistema di cui utilizzare alcune risorse, assicurandone nel contempo la continuità funzionale di lungo termine.
Con il giusto equilibrio si conserva e migliora la produttività, la diversità e la resilienza degli ecosistemi forestali, che forniscono importanti servizi ambientali, tra cui aria pulita, acqua e habitat ottimali per la fauna e flora selvatica, nonché l’assorbimento del carbonio atmosferico.
Per mantenere tale equilibrio, è fondamentale conoscere e quantificare con precisione le risorse forestali disponibili al fine di determinarne l’uso più appropriato, compreso il relativo tasso di utilizzazione di legno e prodotti non legnosi.
Tali necessità, insieme agli altri principi della gestione forestale sostenibile, sono ben definiti nell’ambito della Certificazione forestale che Conlegno incoraggia e sostiene con le attività svolte dal proprio Gruppo TRUST afferente ai noti schemi di certificazione PEFC e FSC.

Conlegno da 25 anni si occupa di valorizzare la materia prima legno nel rispetto della citata sostenibilità
Come emerge dagli ultimi dati disponibili, nel 2022 sono stati certificati in modo sostenibile da Fitok – marchio del Consorzio che controlla la filiera produttiva relativa agli imballaggi in legno per garantire il corretto trattamento fitosanitario – circa 60 milioni di pallet.
E il legno per costruire questi imballaggi contiene circa 2,4 milioni di tonnellate di CO2 sottratti all’atmosfera.
Dati altrettanto incoraggianti, sono i parziali dell’anno in corso in cui la CO2, stoccata in circa 40 milioni di pallet conformi alla norma FAO ISPM 15, ammonta a 1,5 milioni di tonnellate.

Allo stesso modo con EPAL, marchio internazionale che contraddistingue il sistema di interscambio di pallet riutilizzabili più diffuso d’Europa e che in Italia opera in seno a Conlegno, il Consorzio porta avanti un perfetto esempio di economia circolare: il riutilizzo, l’interscambio, la riparazione e il riciclo dei pallet EPAL rappresentano un responsabile approccio ambientale e socio-economico.

Sebastiano Cerullo sottolinea che anche l’impiego del legno nella costruzione degli edifici contribuisce alla sostenibilità riparmiando CO2 rispetto al cemento ed anche per la flessibilità strutturale utile in antisismica, specialmente dopo l’introduzione dei pannelli di tipo X-LAM (in inglese CLT Cross Laminated Timber) di grande resistenza e veloci da installare.
La sfida è fare in modo che si possa utilizzare il più possibile legno di produzione nazionale, avviando il sistema virtuoso della circolarità anche nella coltivazione e gestione arborea a scopo industriale.
Come, ad esempio, avviene da secoli nella produzione del sughero.
Purtroppo, la frequenza di eventi distruttivi sui boschi e foreste, porta all’indebolimento biologico della vegetazione superstite, che viene facilmente attaccata e distrutta dall’insetto Bostrico. Una nuova sfida da aggiungere a quelle atmosferiche.
Fra pochi mesi verrà introdotta la due diligence del regolamento 995/2010 EUTR European Union Timber Regulation per monitorare la provenienza sostenibile dei prodotti a base legnosa, che sarà controllata dalle agenzie delle dogane, come anche altri prodotti “sensibili” allo sfruttamento ambientale e sociale, come cacao, caffè, soia, olio di palma, caucciù, animali di allevamento.

Quello descritto è soltanto un esempio dell’uso sostenibile della materia prima derivante dalle risorse forestali che contribuiscono in modo particolarmente rilevante alla crescita economica complessiva alimentando vari settori produttivi, tra cui quelli degli imballaggi, dell’edilizia, della carta e dei mobili.

Conlegno ha trattato questi argomenti in un intervento nel panel dal titolo “Energia dal bosco per la decarbonizzazione e la transizione energetica”, tenutosi a Ecomondo. Questa tavola rotonda ha analizzato il ruolo del legno come sostituto di altri materiali non rinnovabili e come fonte di energia “verde”, tema quest’ultimo di grande attualità anche alla luce dell’attuale quadro normativo di riferimento.

Il Consorzio Servizi legno e sughero era presente a Ecomondo 2023 per valorizzare la materia prima e discutere di una gestione forestale sostenibile

www.conlegno.eu

Parità di genere certificazione premiante. Il gender gap rappresenta ancora un problema in tutto il mondo: siamo infatti lontani dal raggiungimento della parità di genere, e il settore lavorativo non fa eccezione.

La riduzione della disparità di genere rientra tra gli obiettivi di sostenibilità ESG dell’Agenda ONU 2030 e del PNRR: l’aspetto sociale ed etico non può infatti essere lasciato indietro rispetto a quello ambientale e a quello economico.
Proprio per questo, a titolarità del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono stati investiti dei fondi per un “Sistema di certificazione della parità di genere” con lo scopo di accompagnare e incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche per la crescita professionale delle donne.
Il provvedimento fa parte del PNRR, Missione Inclusione e Coesione, componente Politiche per il lavoro.
La Prassi di Riferimento UNI/PdR 125 definisce le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere.
Tutte le imprese che puntano su uno sviluppo organizzativo all’avanguardia potranno richiedere la certificazione della parità di genere come atto volontario ottenibile in seguito a un audit, da parte di un ente di certificazione accreditato, che verifichi la conformità alla prassi di riferimento sul sistema di gestione per la parità di genere indicate appunto nella PdR 125.

Come funziona la certificazione?
Gli obiettivi della certificazione sono in primis l’adozione di politiche per la parità di genere e per l’empowerment femminile a livello aziendale, ma contribuiscono soprattutto a introdurre una nuova concezione di cultura aziendale, basata sul merito e sulla valorizzazione delle skills e performances individuali e su una maggiore conciliazione della sfera professionale e personale.
Questo include un approccio che tenga conto delle diverse condizioni sociali e fisiche, dei diritti, i benefici, l’accessibilità delle opportunità e degli obblighi di ogni individuo con l’obiettivo di rendere il posto di lavoro un luogo di inclusione.
ICMQ ha ottenuto l’accreditamento Accredia per il rilascio delle certificazioni per i Sistemi di Gestione per la parità di genere secondo UNI/PdR 125:2022 ed è in grado di offrire il servizio di certificazione di conformità alla PdR 125. Il procedimento è analogo a quello degli altri sistemi di gestione e consiste in un audit iniziale (diviso in fase 1 e fase 2) nel quale verrà valutato anche il livello di raggiungimento degli obiettivi, e audit periodici di sorveglianza/rinnovo con cadenza annuale.
Solo i certificati con il marchio UNI e Accredia, insieme a quello dell’organismo di certificazione, permettono di ottenere gli esoneri contributivi per le imprese private, di accedere alle premialità nei bandi di gara e di usufruire degli stessi incentivi alla certificazione.

Parità di genere nelle imprese italiane: altri 169 anni per raggiungerla
Secondo il Global Gender Gap Report 2023, in cui vengono raccolti i dati relativi a quattordici indicatori divisi in quattro dimensioni (salute e sopravvivenza, rendimento scolastico, partecipazione economica e opportunità, empowerment politico) di 146 Paesi in tutto il mondo, serviranno ancora 131 anni per raggiungere la parità di genere. L’Italia, rispetto a un anno fa, ha perso 16 posizioni, scendendo dal 63esimo al 79esimo posto. Il segmento “partecipazione economica e opportunità” fa registrare un lieve miglioramento (dalla posizione 110 alla 104); resta comunque un dato allarmante, se pensiamo che il nostro Paese occupa le ultime posizioni del ranking mondiale e, con il ritmo attuale, ci vorranno 169 anni per colmare il gap nel settore.

La certificazione è elemento premiante nel nuovo Codice degli Appalti
L’ottenimento della certificazione consente di accedere a una serie di benefici, tra cui: sgravi contributivi, nel limite dell’1% dei contributi complessivamente dovuti e di € 50.000 annui per ciascuna azienda; punteggio premiale per la concessione di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti; riduzione della garanzia fideiussoria per la partecipazione a gare pubbliche; miglior posizionamento in graduatoria nei bandi di gara e positivo riflesso reputazionale.
Una recente modifica del nuovo Codice degli Appalti ha indicato come l’azienda, ai fini del riconoscimento del punteggio premiale, debba dimostrare il possesso dei requisiti in tema di parità di genere esclusivamente attraverso la certificazione UNI/Pdr 125 rilasciata da Organismo accreditato, rimuovendo così il riconoscimento di qualsiasi tipo di autocertificazione, inizialmente inserito nel testo. In sostanza, la certificazione accreditata fa la differenza.

Requisiti di accesso alla certificazione
Rispetto alle tradizionali certificazioni di sistema di gestione (qualità, ambiente, salute e sicurezza sul lavoro ecc.), la certificazione per la parità di genere prevede alcuni indicatori prestazionali (KPI) inerenti alle politiche di parità di genere nelle organizzazioni.

A ciascun indicatore è associato un obiettivo
I KPI sono complessivamente 34, divisi in 6 macro aree:
1) cultura e strategia;
2) governance;
3) processi HR;
4) opportunità di crescita ed inclusione delle donne in azienda;
5) equità remunerativa per genere;
6) tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.
Se l’organizzazione non raggiunge almeno il 60% degli obiettivi applicabili (differenti a seconda delle dimensioni dell’organizzazione stessa), non può ottenere la certificazione. Inoltre, sono necessari requisiti tipici dei sistemi di gestione e requisiti specifici propri della Pdr 125 come definizione di un Piano Strategico, la sua messa in atto, il monitoraggio e l’impegno alla costante revisione in ottiche di miglioramento, l’istituzione di un Comitato Guida, la Politica per la Parità di genere, un sistema di Whistleblowing e Welfare aziendale, ecc..

Flessibilità nell’applicazione in funzione delle dimensioni aziendali e del settore in cui l’azienda opera
È prevista una classificazione in cluster delle aziende in funzione del numero di dipendenti. In base al cluster di appartenenza dell’organizzazione, è necessario considerare un diverso set di KPI da rispettare.
Sono previste semplificazioni nell’applicazione dei KPI per le organizzazioni appartenenti alla fascia micro e piccola impresa , mentre per le organizzazioni appartenenti alla fascia medio-grande viene applicata la totalità degli indicatori.
La PdR 125 considera inoltre che la disparità di genere sia maggiormente presente in alcuni settori produttivi (edilizia, vigilanza, informatica…), a tal fine, nel definire i KPI quantitativi l’azienda dovrà considerare i valori medi di riferimento delle aziende con lo stesso codice Ateco.

Obiettivo 2026
Entro il 2026, almeno mille imprese italiane dovranno aver superato i test che certificano l’abbattimento di ogni forma di gender gap sui luoghi di lavoro: a oggi (settembre 2023), secondo i dati dello specifico portale governativo istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Dipartimento per le Pari opportunità e nato per promuovere e far conoscere a cittadini e imprese il sistema nazionale di certificazione accreditata per la Parità di genere, le certificazioni rilasciate sono 588, una cifra ancora ridotta.
Sul portale saranno pubblicati gli avvisi per le misure di supporto per l’ottenimento della certificazione destinati alle piccole e medie imprese e micro imprese; inoltre sono consultabili i dati delle certificazioni emesse e l’elenco degli Organismi di certificazione accreditati.

Le imprese che sceglieranno di certificarsi, potranno contare sul supporto di Unioncamere e del sistema camerale, in virtù di un accordo di collaborazione stipulato con il Dipartimento delle Pari Opportunità in materia di certificazione della parità di genere. Unioncamere si occuperà di mettere a punto la progettazione e organizzazione di servizi per l’introduzione del sistema di certificazione della parità di genere, della gestione ed erogazione dei pagamenti per i costi di certificazione, dell’attivazione di servizi di accompagnamento e assistenza tecnico-consulenziale, della promozione e sensibilizzazione delle imprese. Le risorse stanziate consentiranno, per il momento, di assistere un migliaio di aziende di micro, piccole e medie dimensioni. Di queste, 450 potranno avvantaggiarsi anche della copertura dei costi di certificazione.
È prevista inoltre la creazione, da parte dell’ente, di un elenco di esperti per attività di assistenza tecnico-consulenziale alle PMI sulla prassi di riferimento UNI/Pdr 125:2022 per il raggiungimento della certificazione della parità di genere. Al termine della selezione, l’elenco degli esperti selezionati sarà pubblicato sul sito di Unioncamere.

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Finanza Sostenibile per proteggere biodiversità: una nuova sfida per gli operatori finanziari. Secondo le Nazioni Unite, entro il 2030 gli investimenti nel settore dovranno triplicare. Allo European Business and Nature Summit, che il Forum per la Finanza Sostenibile ha co-organizzato, è stato riconosciuto il ruolo fondamentale della finanza sostenibile.

Oggi gli investimenti in soluzioni nature-based sono pari a $154 miliardi all’anno (1)
Questa somma deve triplicare entro il 2030, raggiungendo i $484 miliardi all’anno, se si vuole mantenere il riscaldamento globale entro 1.5° e arrestare la perdita di biodiversità, come previsto dagli accordi internazionali. Tali investimenti possono generare non solo benefici ambientali ma anche enormi opportunità economiche, compresi 395 milioni di nuovi posti di lavoro e $10 mila miliardi di dollari di entrate aggiuntive entro il 2030.
Gli operatori finanziari possono dare un contributo fondamentale per l’aumento di questi investimenti e la messa in campo di azioni efficaci. Un ruolo di primo piano riconosciuto anche nella due giorni dello European Business and Nature Summit, la principale conferenza dedicata alla creazione di modelli di business sostenibili che abbiano al centro la biodiversità, tenutasi a Milano.
Il Forum per la Finanza Sostenibile è stato tra i co-organizzatori dell’evento, insieme a Commissione europea, European Business and Biodiversity Platform, Etifor e Regione Lombardia.

“Il settore finanziario è tra quelli più esposti alle conseguenze della perdita di biodiversità, ma al tempo stesso gli operatori finanziari sono tra gli attori fondamentali che possono contribuire a preservarla. Durante lo European Business and Nature Summit, di cui siamo stati co-organizzatori, sono arrivati importanti spunti che metteremo a frutto nel lavoro del prossimo anno per dare il nostro contributo con azioni concrete”, ha dichiarato il Direttore Generale del Forum Francesco Bicciato.

Nello specifico, il Forum ha curato tre sessioni, moderate da Alessandro Asmundo, Research and Policy Officer del Forum, e Isabel Reuss, Senior Social and Climate Advisor dell’Associazione, e dedicate a:
– il superamento del gap di investimenti per la conservazione degli ecosistemi,
– le opportunità finanziarie per la protezione della natura,
– i certificati e i crediti di biodiversità.
Dal confronto sono emerse sfide e opportunità legate agli investimenti in biodiversità: la necessità di dati più accurati e di nuove tecnologie di misurazione e monitoraggio, l’aumento delle partnership pubblico privato e la trasparenza, fondamentale per ridurre i rischi di greenwashing e garantire informazioni affidabili.
Tra le azioni da mettere in campo, c’è la formazione di policy maker e investitori al fine di garantire una comprensione più approfondita della biodiversità e dei suoi impatti. Gli enti regolatori, da parte loro, possono svolgere un ruolo fondamentale attraverso un quadro di regole che consentano alle aziende di segnalare gli impatti positivi agli investitori e l’armonizzazione dei diversi provvedimenti normativi.

Un altro aspetto emerso è la necessità di creare un ecosistema di attori che collaborino per accelerare l’azione per la biodiversità. La sinergia tra pubblico e privato, insieme a regolamentazioni mirate e investimenti responsabili nel settore, è fondamentale per spingere le aziende a intraprendere un percorso verso un’economia a impatto positivo sulla natura.
Proprio per questo il Forum per la Finanza Sostenibile ha dato vita, insieme a Etifor e Regione Lombardia, all’Italian Business & Biodiversity Working Group, che si pone gli obiettivi di sensibilizzare sull’importanza economica della biodiversità, promuovere partnership pubblico-privato per la conservazione degli ecosistemi e allineare le strategie aziendali alle migliori pratiche internazionali.

“L’Italian Business & Biodiversity Working Group è una piattaforma di lavoro aperta per mettere in campo, in modo proattivo, iniziative a impatto positivo. Siamo convinti che l’approccio migliore per preservare la biodiversità sia quello multistakeholder, tipico del Forum: le soluzioni più efficaci per la conservazione degli ecosistemi sono quelle sinergiche, frutto della collaborazione tra imprese, investitori e organizzazioni non governative, in una cornice pubblica che dia sostegno e stimolo a questo tipo di iniziative”, continua il Direttore Generale del Forum Francesco Bicciato.

“L’unica strada realistica per affrontare la sfida di tutela e ripristino della biodiversità – dichiara Alessandro Leonardi Amministratore Delegato di Etifor | Valuing Nature – è scommettere sulle alleanze pubblico-private, sulle sperimentazioni, sull’allineamento collettivo alle migliori pratiche internazionali per salvare il capitale naturale da cui tutti noi dipendiamo. Per questo motivo oggi diamo vita al Italian Business & Biodiversity Working Group, un gruppo di lavoro in grado di mettere in campo know-how di altissimo profilo, consulenze e iniziative concrete aperto a qualsiasi organizzazione privata e del mondo della finanza che voglia contribuire attivamente intraprendendo percorsi virtuosi con impatti positivi e tangibili per la collettività”.

“Regione Lombardia ha fatto della sostenibilità un pilastro dell’azione regionale con l’approvazione del Programma Regionale di Sviluppo-Sostenibile, con la convinzione che è necessario coniugare ambiente-economia-crescita sociale. La salvaguardia e il rafforzamento del capitale naturale devono essere una priorità per l’azione pubblica e nella responsabilità delle imprese che operano sul nostro territorio per garantire la qualità della vita e il benessere di tutti i nostri cittadini. L’Italian Business & Biodiversity Working Group sarà un’opportunità di collaborazione per unire le forze su questo prioritario obiettivo”, dichiara l’Assessore al Territorio e Sistemi verdi della Regione Lombardia Gianluca Comazzi.

(1) Fonte: “State of Finance for Nature 2022”, UNEP-ELD

Il Forum per la Finanza Sostenibile è un’associazione non profit nata nel 2001. La base associativa è multi-stakeholder: ne fanno parte operatori finanziari e altre organizzazioni interessate all’impatto ambientale e sociale degli investimenti. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’inclusione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è membro di Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum.

Settimanesri.it

Finanzasostenibile.it

Investiresponsabilmente.it

Bioeconomia delle Foreste di Legambiente con il Report Foreste 2023 e un focus dedicato alle aree urbane. In Italia il patrimonio forestale e boschivo è cresciuto negli ultimi decenni coprendo il 36,7% del territorio nazionale e oltre 11 milioni di ettari di superficie.
Ma non decolla il verde urbano: nel 2022 su 105 capoluoghi la media è di appena 24 alberi/100 abitanti.

Numeri insufficienti per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia dell’UE sulla biodiversità di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030 e dell’obiettivo 11 dell’Agenda Onu di città più sostenibili e inclusive.

Il Paese in ritardo anche su pianificazione e gestione sostenibile delle foreste, valorizzazione delle filiere e delle produzioni made in Italy, la prevenzione degli incendi boschivi.

Legambiente indirizza al Governo Meloni e alle istituzioni 5 proposte
Gli ecosistemi forestali sono fondamentali per contrastare la crisi climatica ma l’italia non gestisce in maniera sostenibile questa importante infrastruttura verde; e le foreste urbane e periurbane giocano un ruolo fondamentale per rigenerare le città e migliorare la salute pubblica, ma le città italiane sono in forte ritardo, faticando ad essere sostenibili e più verdi.
A fare il punto è Legambiente che in occasione del VI Forum nazionale “La Bioeconomia delle Foreste. Conservare, ricostruire, rigenerare” organizzato a Roma, in concomitanza alla Giornata mondiale della città, ha presentato il report Foreste 2023 con dati e numeri alla mano e un focus dedicate alle aree urbane.

Se in Italia il patrimonio forestale e boschivo negli ultimi anni è cresciuto, arrivando a coprire il 36,7% del territorio nazionale estendendosi per più di 11 milioni di ettari (1), il verde nelle aree urbane non decolla.
Nel 2022 nella Penisola su 105 capoluoghi monitorati da Legambiente, nell’ambito di Ecosistema Urbano, la media è di soli 24 alberi/100 abitanti con: 43 città con una dotazione superiore o uguale a 20 alberi/100 abitanti, 18 città con meno di 10 alberi/100 abitanti e 10 città con 5 o meno di 5 alberi/100 abitanti. Modena (117 alberi/100ab), Cremona (99 alberi/100 ab) e Trieste (96 alberi/100 ab) le città più attente e virtuose (2).
I numeri sugli alberi piantati sono ad oggi insufficienti per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia dell’UE sulla biodiversità che propone di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030.
Rispetto al verde pro-capite Legambiente ha calcolato, su base dati Istat 2021, che su 105 capoluoghi esaminati, la media di verde pro capite in Italia si attesta intorno ai 53,7 metri quadrati (3).

Preoccupano anche i ritardi che l’Italia sta accumulando nella pianificazione e gestione sostenibile delle foreste, nella valorizzazione delle filiere forestali e della produzioni made in Italy, nella prevenzione degli incendi e il contrasto alla deforestazione e l’illegalità del settore, nello sviluppo degli spazi verdi e nella realizzazione degli interventi indicati dalla legge n. 10/2013, che compie 10 anni, e che prevede che tutti i comuni sopra i 15mila abitanti si dotino di un catasto degli alberi, piantino un nuovo albero per ogni bambino nato/adottato e che producano un bilancio del verde a fine mandato.
Ancora lontano, da parte dell’Italia, anche il raggiungimento dell’obiettivo 11 dell’agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo Sostenibile che chiede ai 193 Paesi delle Nazioni unite che l’anno sottoscritta, tra cui l’Italia, “città e insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili”.
Una buona notizia riguarda, invece, il fatto che l’Italia si sia dotata del primo cluster nazionale del legno, avviato a luglio 2023 dal MASAF.

Di fronte a questo quadro, il VI Forum nazionale “La Bioeconomia delle Foreste. Conservare, ricostruire, rigenerare” – organizzato a Roma presso la libreria Spazio Sette e in diretta streaming sui canali social di Legambiente e sul sito de La Nuova Ecologia – è stato l’occasione per l’associazione ambientalista per confrontarsi, insieme ad esperti, rappresentanti politici istituzionali e aziende, sul grande tema delle strategie della Ue e nazionali per tutelare la biodiversità e le foreste e contrastare la crisi climatica e sulle politiche urbane da mettere in campo per recuperare i tanti ritardi ed avere città più sostenibili, più verdi e vivibili.

Da qui l’appello al Governo e alle istituzioni ai quali Legambiente indica cinque azioni prioritarie su cui è fondamentale accelerare il passo:
– 1) implementare gli impegni per la Strategia Forestale Nazionale per raggiungere i target al 2030 di aumento della capacità di assorbimento della CO2 di superfici e suoli forestali e di rafforzamento della bioeconomia circolare, rendendo trasparenti il settore e le filiere produttive.
– 2) dare piena applicazione, con controlli e verifiche, della Legge 10/2013 “Nuove norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.
– 3) incentivare sulla base del “Cluster nazionale Italia Foresta Legno”, la nascita di cluster regionali, per rafforzare il made in Italy, aumentare la produzione interna di prodotti forestali e accelerare la transizione ecologica utilizzando più i prodotti forestali per sostituire l’uso della plastica e il cemento in edilizia.
– 4) completare con successo i progetti del PNRR dedicati al verde urbano, scongiurandone i tagli previsti, fondamentale per combattere le ondate di calore in ambito urbano e quindi la crisi climatica.
– 5) promuovere un piano nazionale di messa a dimora di alberi e il verde pubblico urbano, puntando sulla crescita sostenibile del vivaismo e la ripresa dei vivai pubblici.

“Ripensare e rigenerare le aree urbane rendendole più verdi, sostenibili e accessibili – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente – significa prendersi cura della salute di cittadine e cittadini e rendere le città più resilienti alla crisi climatica. Oltre che tutelare gli ecosistemi forestali, promuovere una bioeconomia circolare che valorizzi il ruolo multifunzionale delle foreste è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi UE su clima e biodiversità. Noi continueremo a piantare alberi attraverso le nostre campagne e celebrando la Festa dell’Albero, ma il Governo e le istituzioni agiscano in primis completando i progetti del PNRR dedicati al verde urbano, applicando la Legge 10/2013 sugli spazi verdi urbani, promuovendo un piano nazionale di messa a dimora di alberi per orientare le strategie sul tema, per migliorare la vivibilità e il benessere dei cittadini”.

“C’è ancora molto da fare per proteggere e valorizzare la nostra ricchezza di ecosistemi forestali e molte regioni sono in ritardo nella gestione forestale sostenibile, nella pianificazione e certificazione delle foreste. Persistono ritardi nel contrasto all’illegalità nella filiera legno-energia e la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento – spiega Antonio Nicoletti, responsabile aree protette di Legambiente – incidono fortemente sui ritardi del Paese per raggiungere gli obiettivi al 2030 e per contrastare efficacemente la deforestazione a livello globale. Bisogna incrementare i boschi con popolamenti maturi e senescenti (foreste primarie o vetuste) con l’obiettivo di tutelare il 30% del territorio e destinare a riserva integrale il 10% delle foreste e realizzare hot-spot di biodiversità forestale. Il Cluster Italia Foresta Legno di recentemente avviato dal MASAF, ad esempio, è uno strumento utile per rafforzare il made in Italy e aumentare la produzione interna di prodotti forestali, anche per ridurre la dipendenza dall’estero (importiamo l’80% del fabbisogno di prodotti legnosi), e crediamo vada implementato in tutte le Regioni per accelerare la transizione ecologica e utilizzare di più i prodotti forestali per sostituire l’uso della plastica e il cemento in edilizia”.

L’importanza delle foreste urbane
Studi sulla rimozione di PM10 e dell’ozono da parte delle foreste urbane e periurbane in 10 Città Metropolitane italiane dimostrano che 1 ettaro di foresta urbana rimuove mediamente 8,5 kg/anno di PM10 e 35,7 kg/anno di ozono (4).
Le stime FAO dicono che aumentare del 10% gli spazi verdi urbani può contribuire a ritardare l’insorgere di problemi di salute di ben cinque anni.
Non solo: oltre ad avere una funzione sociale, culturale ed estetica, nelle città gli alberi favoriscono l’approvvigionamento dell’acqua, incrementano la permeabilizzazione del suolo, costituiscono rifugio per fauna e biodiversità, riducono l’effetto “isola di calore”, trattengono gli inquinanti atmosferici e attutiscono i rumori fino al 70% (5).

Le altre priorità per Legambiente
Legambiente oltre alle cinque priorità indicate a Governo e istituzioni, ha presentato anche un pacchetto di interventi che devono andare di pari passo con le cinque azioni chiave.
In particolare, occorre:
– mantenere gli ecosistemi forestali sani e resilienti, con politiche di gestione sostenibile e valorizzazione del patrimonio verde;
– proteggere almeno il 30% del territorio forestale italiano e destinarne il 10% a riserva integrale;
– realizzare un sistema omogeneo di monitoraggio, ricerca e conoscenza delle foreste;
– implementare il sistema e il registro dei crediti di carbonio, regolandone il mercato volontario;
– prevenire i rischi naturali e ridurre le minacce, anche applicando la pianificazione e certificazione forestale su larga scala;
– sostenere la bioeconomia circolare e le infrastrutture verdi;
– utilizzo a cascata del legno a fini energetici e aumentarne l’impiego come materiale di sostituzione in edilizia, negli imballaggi e nelle filiere agro-alimentari;
– promuovere l’utilizzo del materiale legnoso recuperato e rigenerato;
– riconoscere i servizi ecosistemici generati dalla gestione forestale sostenibile attraverso sistemi di valutazione univoci, integrati e con azioni economiche e fiscali a supporto del settore;
– rispettare la Deforestation Law e ridurre le importazioni, migliorare le utilizzazioni delle filiere forestali nazionali.

Festa dell’albero 2023
La ventottesima edizione di Festa dell’Albero, la storica campagna di Legambiente, sarà celebrata nel weekend dal 17 al 19 novembre in vista della Giornata nazionale degli alberi indetta per il 21 novembre.
Sono in programma decine di eventi in tutte le regioni italiane organizzati dai circoli locali e le scuole per mettere a dimora alberi che contribuiranno a raggiungere gli obiettivi del progetto europeo Life Terra di cui Legambiente è unica referente italiana.
Le messe a dimora di alberi nelle città italiane sono anche frutto delle donazioni del 5 per mille in favore di Legambiente.

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(1) Ecosistema Urbano
(2) Alcuni valori potrebbero essere influenzati da una classificazione che non sembra ancora essere del tutto univoca e omogenea tra gli enti locali e lo si vede anche dai numeri dichiarati da alcune città al confronto con i dati storici.
(3) Il dato include il verde storico, i grandi parchi urbani, le aree a verde attrezzato (piccoli parchi e giardini di quartiere), le aree di arredo urbano, i giardini scolastici, gli orti urbani, le aree sportive all’aperto, le aree destinate alla forestazione urbana, le aree boschive, il verde incolto e altre tipologie minori quali orti botanici, giardini zoologici e cimiteri.
(4) Manes et al., 2012 – Ecological applications; da Manes et al., 2016 – Ecological Indicators)
(5) World Resources Institute, 2019

Legambiente è un’associazione senza fini di lucro, fatta di cittadini e cittadine che hanno a cuore la tutela dell’ambiente in tutte le sue forme, la qualità della vita, una società più equa, giusta e solidale.
Un grande movimento apartitico fatto di persone che, attraverso il volontariato e la partecipazione diretta, si fanno promotori del cambiamento per un futuro migliore.
Abbiamo fondato la nostra missione sull’am­bientalismo scientifico, raccogliendo dal bas­so migliaia di dati sul nostro ecosistema, che sono alla base di ogni denuncia e proposta.
Da 40 anni ci battiamo per un mondo migliore, combattendo contro l’inquinamento, l’illegalità e l’ingiustizia per la bellezza, la tutela, una migliore qualità della vita.

www.legambiente.it

report

Bottle to Bottle riciclo bottiglie plastica. CoRiPET, il consorzio volontario tra produttori, converter e riciclatori di bottiglie in PET, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, ha studiato un processo virtuoso di economia circolare “Bottle to bottle”, sensibilizzando al riciclo della plastica per creare nuove bottiglie in PET riciclato (o rPET).
La mission di CoRiPET consiste nel gestire direttamente il fine vita delle bottiglie e dei boccioni in PET immessi sul mercato dai propri associati, facendoli rientrare in un modello di economia circolare.
Il Consorzio quindi provvede ad installare apposite apparecchiature di deposito e di compressione delle bottiglie, contenitori di acqua, in prossimità dei principali punti di affluenza dei consumatori.

IL PET: UN’OPPORTUNITÀ
Leggero e resistente agli urti, naturalmente trasparente e incolore, il PET (Polietilentereftalato) è la materia plastica utilizzata nell’industria alimentare per imbottigliare acqua, olio, latte, succhi e altre bevande.
La bottiglia in PET è stata scelta come imballaggio alimentare, perché fornisce un’ottima barriera, preserva le caratteristiche del liquido contenuto, è igienica e sicura.

A differenza di imballaggi realizzati attraverso l’unione di più plastiche o altri materiali, la bottiglia in PET rappresenta una scelta ecologica: realizzata unicamente in plastica PET è facilmente riciclabile, attraverso un procedimento meccanico.

GLI OBIETTIVI
Gli obiettivi del consorzio Coripet sono:
– incrementare i livelli di raccolta e di riciclo delle bottiglie in PET, avvicinando in modo innovativo il mondo della produzione, dei consumi e del riciclo;
– creare la filiera italiana del “bottle to bottle” producendo rPET idoneo al diretto contatto alimentare;
– fornire ai propri associati tutte le conoscenze e gli strumenti per allinearsi in modo corretto alla recente normativa europea sull’uso delle plastiche.

CRC – Contributo di Riciclo Coripet
Il Contributo di Riciclo Coripet (CRC) è la forma di finanziamento attraverso la quale Coripet ripartisce i costi di gestione del fine vita degli imballaggi immessi sul mercato dai propri Consorziati Produttori e Converter assolvendo così agli obblighi derivanti dall’EPR (“Extended Producer Responsibility”).

I valori del CRC dal 1° agosto 2022 al 31 dicembre 2023 sono i seguenti:
Descrizione materiale                                   Contributo per il riciclo CRC (euro/ton.)
Boccioni distributori acqua                                                    16,0
Preforme, bottiglie, altri contenitori                                    16,0
Tappi, chiusure e coperchi                                                   465,0
Tappi con tecnologia tethered                                              16,0
Etichette bottiglie                                                                465,0
Materie prime                                                                        16,0

Qualora un Consorziato introduca tappi, chiusure e coperchi progettati per rimanere solidali con il contenitore (tappi con tecnologia tethered), in conformità alla direttiva SUP, tale tipologia di imballaggio sarà soggetta, previa verifica da parte del Consorzio, allo stesso contributo previsto per le Preforme, bottiglie, altri contenitori.

Dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 luglio 2022 vengono applicati i seguenti valori per il Contributo di Riciclo CORIPET (CRC):
Descrizione materiale                             Contributo per il riciclo CRC (euro/ton.)
Boccioni distributori acqua                                                    145,0
Preforme, bottiglie, altri contenitori                                    145,0
Tappi, chiusure e coperchi                                                     500,0
Etichette bottiglie                                                                  500,0
Materie prime (granulo)                                                        145,0

coripet.it