Category: Ambiente

Non sono green: nucleare, gas, allevamenti intensivi. La pubblicazione della proposta per la “tassonomia UE” con la possibile inclusione del gas fossile e del nucleare nell’elenco degli investimenti sostenibili, elaborata dalla Commissione UE, è attesa entro dicembre.
Gli Stati Membri e il Parlamento europeo avranno quindi quattro mesi per avanzare obiezioni sulla proposta della Commissione, che altrimenti sarà adottata.

«La tassonomia UE potrebbe essere uno strumento utile per contrastare le troppe iniziative di greenwashing a cui assistiamo. Ma purtroppo rischia di trasformarsi invece in un mostro pericoloso, perché il gas fossile e il nucleare non sono affatto green», commenta Ariadna Rodrigo della European Unit di Greenpeace.

Per il clima del pianeta, le emissioni fuggitive di metano, ampiamente sottostimate, rendono infatti il gas una fonte di energia fossile dannosa almeno quanto il carbone, se non addirittura peggiore.

Mentre l’industria nucleare, dopo settant’anni di promesse, è ancora ben lontana dagli obiettivi di innovazione e sicurezza che millanta, e non ha la minima idea di come risolvere il problema delle scorie, se non continuando a rinviare la questione e mantenendo in vita impianti sempre più obsoleti e pericolosi. È quel che accade in Francia dove, senza alcuna consultazione transfrontaliera, si intende prolungare di un altro decennio l’operatività di ben sedici vecchi reattori che distano meno di 200 chilometri dai confini italiani.

I piani della Commissione Europea di includere il gas fossile, il nucleare e gli allevamenti intensivi nella tassonomia sono stati oggetto di critiche severe anche da parte di alcuni Stati Membri, gruppi finanziari, agenzie dell’ONU e ambientalisti, nonché del Gruppo di esperti tecnici della stessa Commissione che aveva redatto le raccomandazioni iniziali della proposta.
Un nucleo di Paesi a favore del gas e del nucleare, guidato dalla Francia, ha però convinto la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a includere gas e nucleare nella tassonomia.

«In questo contesto spicca negativamente anche il ruolo dell’Italia, riassunto dalla posizione del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani che, a dispetto di ben due referendum nazionali, continua ad appoggiare l’introduzione del nucleare nella tassonomia UE e a promuovere l’impiego del gas fossile come soluzione alla crisi climatica: due follie dal punto di vista dei rischi e degli impatti ambientali», commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.

www.greenpeace.org

Deforestazione: agroalimentare, legno. UE importa ingenti quantità di prodotti che causano deforestazione: la produzione di olio di palma, soia, cacao, caffè, legno e derivati determina ogni anno la distruzione di circa 190.000 ettari di foreste a livello globale.
Per arginare questo fenomeno, la Commissione propone un radicale ripensamento dell’EUTR, attuale norma vigente in materia di contrasto al legno illegale.

“Elaborare strumenti e procedure necessari all’effettuazione della rinnovata due diligence anti-deforestazione costituirà un impegno quotidiano per Conlegno che continuerà a supportare le imprese italiane”, afferma Angelo Mariano, Responsabile Area Operativa Legnok.

Nel 2003 l’Unione europea pubblicò il suo Piano d’azione FLEGT, stabilendo specifiche misure di contrasto al cosiddetto illegal logging (prelievo legnoso non autorizzato) che affliggeva, e continua tuttora a danneggiare, il patrimonio forestale di diversi Paesi del mondo.
Di fatto, la necessità di frenare tale fenomeno distruttivo era già stata riconosciuta come un’azione prioritaria ai fini della gestione forestale sostenibile in occasione del 24° summit G8 di Birmingham del 1988.
Nell’ambito del citato piano d’azione comunitario, l’UE approvò alcuni regolamenti volti a promuovere la legalità dei tagli boschivi effettuati nei vari Paesi esportatori di legno e derivati, nonché quella degli analoghi prodotti commercializzati in territorio comunitario.
I regolamenti fondamentali del pacchetto legislativo comunitario sono ben noti agli operatori dei settori del legno con gli acronimi FLEGT (Forest Law Enforcement Governance and Trade del 2005) ed EUTR (European Union Timber Regulation del 2010).
Quest’ultimo è conosciuto anche come regolamento sulla due diligence in quanto si basa su tale procedura chiave per determinare e contenere al massimo il rischio che legno e derivati commercializzati nell’UE possano essere illegali, ossia essere stati raccolti o prodotti contravvenendo alle leggi vigenti nei paesi d’origine.

Per gli Operatori EUTR, dimostrare che le merci di cui approvvigionarsi sono compatibili con le prescrizioni introdotte dal regolamento è spesso cosa ardua quando non problematica, soprattutto nel caso di prodotti caratterizzati da processi industriali complessi, ripetute intermediazioni commerciali o provenienti dai cosiddetti “Paesi a rischio” in cui coesistono condizioni di scarsa governance del settore forestale ed alti tassi di corruzione.
Non meno gravoso è il compito delle Autorità competenti dei vari Stati membri deputate ai controlli degli operatori ed in particolare, della congruità delle procedure di due diligence da essi messe in pratica.

Il FLEGT – che si basa su accordi bilaterali di partenariato tra l’UE ed i Paesi terzi che ne fanno richiesta e che dimostrano di essere in grado di assicurare la legalità del legno e dei derivati da esportare in territorio comunitario – non ha avuto particolare fortuna in quanto, ad ormai 16 anni dalla promulgazione, risulta completamente attuato soltanto per l’Indonesia.

Di fatto i processi propedeutici al varo delle cosiddette “licenze FLEGT”, attestanti la piena legalità dei prodotti esportati, si sono dimostrati troppo spesso complessi e farraginosi, anche a causa dell’instabilità socio-politica che contraddistingue una buona parte dei Paesi con cui l’UE ha intrapreso i necessari negoziati preliminari.
Le suddette criticità hanno portato le Istituzioni europee ad interrogare sé stesse, gli Stati membri e la Società civile riguardo all’efficacia dei due suddetti regolamenti; ciò anche a mezzo di specifiche consultazioni pubbliche.
In linea di massima, l’utilità del piano d’azione FLEGT e delle relative norme comunitarie di riferimento viene abbastanza riconosciuta anche dall’opinione pubblica che ne condivide sempre più gli obiettivi generali di contrasto alla deforestazione ed alla degradazione delle risorse forestali globali: oggi, come non mai, oggetto di importanti dibattiti ed accordi internazionali, quale la recente COP 26 dell’ONU sul cambiamento climatico.

Il 17 novembre, la Commissione ha presentato la nuova proposta di regolamento (Regulation on deforestation-free products) mirante a sostenere la protezione del patrimonio forestale del pianeta ed in particolare a porre un sostanziale freno alla deforestazione.
L’approccio di tale regolamento è a dir poco innovativo, ma forse è più giusto definirlo “rivoluzionario” in quanto la Commissione non si limita più a voler accertare che legno e derivati commercializzati negli Stati membri siano legali (e quindi a contrastare l’illegal logging), ma intende prevenire l’importazione di derrate alimentari (olio di palma, soia, carne bovina, caffè e cacao) e legno prodotti in aree deforestate di qualsiasi parte del mondo.
Così facendo, entro il 2030, l’UE dovrebbe contenere di oltre 70.000 ettari all’anno la deforestazione indotta dall’importazione di tali prodotti in territorio comunitario. Di pari passo, questo comporterebbe la mancata immissione di circa 32 milioni di tonnellate di carbonio in atmosfera (valutabile anche in un risparmio annuale di almeno 3 miliardi di euro) con ovvie ripercussioni positive in termini di prevenzione del cambiamento climatico e protezione della biodiversità.

In sostanza, l’attenzione del legislatore si estende dal concetto della legalità a quello più ampio della sostenibilità. Sarà possibile importare soltanto prodotti che non hanno causato deforestazione e danneggiato irrimediabilmente ecosistemi preziosi e delicati quali quelli boschivi.
Questo è effettivamente realizzabile? La stessa domanda, chi lavora in ambito EUTR se la pone da anni e le risposte possibili sono molte e spesso contraddittorie.
Di fatto il nuovo regolamento anti-deforestazione beneficerà proprio delle esperienze maturate attuando l’EUTR. Fermo restando per gli operatori l’obbligo della due diligence da effettuare prima dell’acquisizione e della seguente commercializzazione dei prodotti oggetto del regolamento, le procedure collaterali che essi dovranno attuare saranno abbastanza diverse da quelle ora imposte dall’EUTR.

Tra i cambiamenti più significativi, si segnalano: l’obbligo di depositare una dichiarazione preliminare che i prodotti da importare ed esportare non abbiano causato deforestazione e degradazione forestale, la geolocalizzazione delle superfici agro-forestali di provenienza, il coinvolgimento diretto delle Agenzie delle dogane degli Stati membri nelle fasi di controllo, la pubblicazione da parte della CE del livello di rischio legato ai vari Paesi esportatori (cosiddetto benchmarking).

In proposito, Angelo Mariano – responsabile della due diligence Legnok di Conlegno (la prima Monitoring organisation EUTR riconosciuta dalla Commissione europea, nel 2013) afferma: “Quello che abbiamo appreso lavorando assiduamente per la migliore attuazione dell’EUTR – norma destinata a restare vigente fino alla promulgazione del nuovo regolamento – costituirà una solida base conoscitiva ed operativa a disposizione degli addetti ai settori del legno e della carta, nonché nel prossimo futuro, di quello agroalimentare.
Elaborare e rendere disponibili strumenti e procedure necessari all’effettuazione della rinnovata due diligence anti-deforestazione, costituirà, non solo un obbligo morale, ma anche un impegno quotidiano per Conlegno che continuerà a supportare le imprese italiane ed a camminare al loro fianco. Ciò, con l’intento di coniugare al meglio le legittime attività economiche e produttive delle aziende ed il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla legislazione comunitaria”.

Per il momento, è possibile soltanto aggiungere che l’appena avviato iter della “Regulation on deforestation-free products”, per quanto complesso e travagliato, dovrà necessariamente tradursi in azioni concrete; anche in considerazione del fatto che l’approvvigionamento responsabile di materie prime rappresenta oggi una delle soluzioni più verosimilmente attuabili per limitare l’impatto antropico sugli ecosistemi naturali e sulle foreste in particolare.

ph. © Enrico Rainero

www.conlegno.eu

EU insight

Multinazionali food dietro Cop26? Secondo Slow Food, che ha seguito i lavori della due giorni dedicata alla natura e all’uso del suolo, la Cop26 non ha centrato un approccio corretto sulla produzione agricola: parlare di agricoltura sostenibile senza considerare l’intero sistema alimentare non permette infatti di avere una visione complessiva e veritiera sui problemi.
Le proposte emerse sembrerebbero andare in due direzioni diverse presentate come complementari: da un lato la riforestazione e dall’altro le nuove tecnologie in agricoltura.

In realtà a essere riproposto è un vecchio modello, secondo il quale il cibo è considerato come un insieme di merci prodotte su larga scala, con monocolture assistite da tecnologie futuristiche che non faranno altro che far dipendere i contadini sempre di più dalle multinazionali e dai loro brevetti.

Marta Messa, direttore di Slow Food Europa, commenta: «Uno degli eventi alla Cop26 riguardava la transizione verso un’agricoltura sostenibile e giusta. Per noi di Slow Food una transizione giusta deve basarsi sulla biodiversità, l’agroecologia e la giustizia sociale e non sulle innovazioni tecnologiche proposte dalle grandi multinazionali, lontane dalle innovazioni reali che le comunità locali sviluppano. Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità dovrebbero essere affrontati insieme, in quanto facce della stessa medaglia collegati dai medesimi problemi».

Shane Holland, Executive Chairman of Slow Food in the UK aggiunge: «La produzione industriale casearia e di carne è responsabile di una ampia parte delle emissioni, eppure importanti gruppi in questi giorni hanno proposto l’allevamento intensivo come la salvezza. Dall’altro lato abbiamo ascoltato anche la testimonianza di chi è convinto della necessità di aumentare la produzione agricola come riserva contro i raccolti scarsi. Questa visione è inaccettabile, specialmente se consideriamo che già oggi il 30% del cibo prodotto per il consumo umano è sprecato, e questo non fa altro che esacerbare la crisi climatica. Sembra che i governi non siano in grado di fuggire dall’influenza delle multinazionali e che siano incapaci di fare scelte davvero sostenibili, che esistono già ma che andrebbero promosse e supportate su larga scala».

Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, la Cop26 dovrebbe abbracciare la via della transizione verso sistemi alimentari agroecologici, che mantengono il carbonio organico nel terreno, supportano la biodiversità, ricostruiscono la fertilità del suolo e garantiscono una vita dignitosa agli agricoltori e diete sane a tutte le persone.

www.slowfood.it

Energie rinnovabili in agricoltura. Il CIB – Consorzio Italiano Biogas ha presentato in anteprima alla Fiera di Ecomondo a Rimini la nuova azione del progetto “Farming for Future. 10 azioni per coltivare il futuro”, dedicata alle energie rinnovabili in agricoltura.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili in agricoltura ha favorito in questi anni un processo di innovazione tecnologica e l’implementazione di buone pratiche all’interno delle aziende agricole, promuovendo lo sviluppo del territorio in senso sempre più circolare. Tale sviluppo ha avuto ed ha tuttora riflessi positivi anche in termini di decarbonizzazione di altri settori.
La nuova azione, inserendosi in questo scenario, pone l’attenzione sull’importanza di uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’impiego di fonti rinnovabili in agricoltura finalizzato alla graduale sostituzione delle fonti fossili e al contempo al contrasto al cambiamento climatico e alla diminuzione delle emissioni di CO2.

“L’azienda agricola è in grado di produrre energie rinnovabili diverse e perfettamente integrabili e di spingere sull’efficientamento dei propri consumi. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivo posti in capo all’agricoltura, la sostituzione delle fonti fossili negli usi agricoli deve prima essere accompagnata e supportata da una politica di sostegno all’agricoltore che gli riconosca gli effetti positivi generati anche in termini climatici e che rafforzi al contempo la competitività delle nostre filiere agroalimentari”. – ha dichiarato Lorella Rossi, Responsabile Area tecnica del CIB – Consorzio Italiano Biogas.

Particolare attenzione è posta all’importanza di un mix energetico dove elettrificazione e utilizzo del biometano sono visti vettori da impiegare in sinergia.

“L’azione incentrata sull’uso delle fonti rinnovabili in azienda agricola, tipicamente ricondotta ad azioni di efficientamento dell’energia e di sostituzione da fonti fossili a rinnovabili dell’alimentazione, deve essere inquadrata in un contesto più ampio che richiama le metriche sulla sostenibilità tipicamente adottate a livello internazionale – ha sottolineato nel suo intervento Marco Pezzaglia, Centro Studi del Consorzio Italiano Biogas –  In questo modo le aziende agricole potranno caratterizzare i propri prodotti con un linguaggio universalmente riconosciuto in materia di sostenibilità. L’azione si arricchisce, inoltre, dei nuovi assetti che la regolamentazione sta rendendo sempre più disponibili quali, ad esempio, la condivisione di energia rinnovabile a livello locale”.

Livio de Santoli, Presidente del Coordinamento FREE, ha aggiunto, inoltre, che – “Nel percorso di transizione ecologica gli obiettivi sfidanti che dobbiamo conseguire impongono anche all’agricoltura di fare la propria parte. In questo contesto, l’integrazione di fotovoltaico e agricoltura, in primo luogo utilizzando le coperture degli edifici aziendali e le soluzioni agro-voltaiche, possono consentire alle imprese agricole di diventare protagoniste sfruttando, e non subendo, le opportunità derivanti dalla possibilità di produrre energia rinnovabile, per migliorare allo stesso tempo competitività e qualità delle produzioni tipicamente agricole”.

Le dieci azioni di Farming for Future:
#1 ENERGIE RINNOVABILI IN AGRICOLTURA
#2 AZIENDA AGRICOLA 4.0
#3 GESTIONE DEGLI EFFLUENTI DA ALLEVAMENTO
#4 FERTILIZZAZIONE ORGANICA
#5 LAVORAZIONI AGRICOLE INNOVATIVE
#6 QUALITÀ E BENESSERE ANIMALE
#7 INCREMENTO FERTILITÀ DEI SUOLI
#8 AGROFORESTAZIONE
#9 PRODUZIONE E USO DI BIOMATERIALI
#10 BIOGAS E ALTRI GAS RINNOVABILI

CIB – Consorzio Italiano Biogas è la prima aggregazione volontaria che riunisce oltre 770 aziende agricole produttrici di biogas e biometano da fonti rinnovabili e più di 200 società industriali fornitrici di impianti, tecnologie e servizi per la produzione di biogas e biometano, enti ed istituzioni che contribuiscono alla promozione della digestione anaerobica per il comparto agricolo. Il CIB è attivo sull’intera area nazionale e rappresenta tutta la filiera della produzione di biogas e biometano in agricoltura, con l’obiettivo di fornire informazioni ai Soci per migliorare la gestione del processo produttivo e orientare l’evoluzione del quadro normativo per favorire la diffusione del modello del Biogasfattobene® che contribuisce al contrasto della crisi climatica.
Nel 2020 il Consorzio ha lanciato il progetto “Farming for Future – 10 azioni per coltivare il futuro” dedicato alla transizione agroecologica dell’agricoltura.
Attualmente il CIB conta oltre 980 aziende associate e quasi 500 MW di capacità installata.

www.consorziobiogas.it

www.farmingforfuture.it

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Agroecologia e Giustizia Sociale. Slow Food a Cop26. Agricoltura e suolo al centro del dibattito: ci aspettiamo interventi concreti che mettano al centro l’agroecologia e la giustizia sociale. Dalla produzione e distribuzione di cibo un terzo delle emissioni di CO2

I temi dell’agricoltura sono entrati nell’agenda della Cop26
Si parla tanto, e giustamente, di energia, di produzioni industriali e troppo poco di agricoltura. Non va dimenticato che il settore primario, con quanto a esso legato, è responsabile di un terzo delle emissioni di CO2.

“Dalla produzione, distribuzione e consumo di cibo possono venire soluzioni importanti, ma serve un cambiamento di passo che vada a scalfire consolidate abitudini e vecchi interessi. Bisogna spingere perché si finanzino le alternative all’agricoltura industriale, a quella che si fonda su monoculture, pesticidi e fertilizzanti chimici, brevetti e sfruttamento dei suoli. Occorre indirizzare gli sforzi per il consolidamento di un’agricoltura attenta alla biodiversità, alla fertilità dei suoli e al rispetto delle persone e dell’ambiente. Le risposte ci sono: lotta allo spreco, agricoltura di piccola scala, riduzione della produzione e del consumo di carne da allevamenti intensivi, difesa dei suoli e soprattutto diffusione di metodi agroecologici” sottolinea Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia commentando i lavori della Cop 26.

“L’agroecologia è uno strumento centrale per affrontare le molteplici crisi del sistema produttivo, inclusa quella climatica: è la strada che si deve intraprendere se si vogliono davvero ricostruire le relazioni tra agricoltura e ambiente, tra sistemi alimentari e comunità, e rappresenta un elemento fondamentale se si vuole davvero assicurare a tutte le persone uguale accesso alle risorse economiche e alla proprietà della terra. Se ne parla tanto a tutti i livelli ma poi nel momento in cui si devono prendere decisioni prevalgono le solite logiche che guardano solo agli aspetti quantitativi – più che qualitativi – delle produzioni, senza tener presente la complessità economica, sociale e ambientale legata al sistema agricolo e alimentare. Diventa urgente procedere verso sistemi alimentari agroecologici, che mantengono il carbonio organico nel terreno, supportano la biodiversità, ricostruiscono la fertilità del suolo e garantiscono una vita dignitosa agli agricoltori e diete sane a tutte le presone. Quindi Slow Food chiede che la questione agricola e quelle legate alle produzioni alimentari vengano prese in considerazione nelle decisioni della Cop26 e di tutti gli incontri che hanno come focus la neutralità climatica e la giustizia sociale. Speriamo che da questa Cop26 arrivino incoraggianti soluzioni in questa direzione” conclude Varazi.

Slow Food e Slow Food in the UK, presenti a Glasgow per seguire i lavori della Cop26, hanno lanciato già nei mesi scorsi la propria Dichiarazione Climatica che consegneranno ufficialmente in questi giorni al governo britannico.
Marta Messa, direttore di Slow Food Europa, ha partecipato all’incontro organizzato da Ifad con Renzo Tomellini del ministero della Transizione Ecologica e Donal Brown, vice-presidente Ifad, per discutere insieme ai giovani e ai giovani indigeni delle loro proposte per mitigare e affrontare la crisi climatica.

www.slowfood.it

documento

Conclusi Ecomondo e Key Energy 2021. La strada per la transizione ecologica è tracciata e passa da Rimini, dove si sono tenuti Ecomondo e Key Energy, i due saloni dedicati all’economia circolare ed alle energie rinnovabili, organizzati da Italian Exhibition Group, con risultati ben oltre le più rosee previsioni.

Quasi l’85% di presenze rispetto all´ultima edizione pre-covid, più di 1.080 marchi presenti a tutto quartiere per il 90% della superficie, 500 ore di convegni e seminari, con il decennale degli Stati Generali della Green Economy, sono i numeri che confermano che la spinta alla transizione ecologica passa anche dalle due storiche manifestazioni di Rimini.

Luogo di confronto e soprattutto business per una comunità di imprese, istituzioni, enti e organizzazioni che nei saloni di Rimini si sono confrontati sulle tematiche oggi al centro delle agende di tutti i governi, e legate in particolare alle opportunità connesse all’avvio del PNRR alla vigilia di un appuntamento politico fondamentale come la COP26 di Glasgow.
Importante e qualificata, inoltre, la partecipazione governativa italiana, così come l´egida della Commissione europea, a rimarcare l’importanza che queste manifestazioni hanno assunto negli anni come punto di riferimento sia nell’area del Mediterraneo sia per istituzioni di primo livello europeo per policy e ricerca ed innovazione nei settori indicati.

Bioeconomia circolare, risorse idriche, trattamento dei rifiuti e processi di digitalizzazione che portano la green economy nel perimetro di industria 4.0 sono tra le novità di filiera più interessanti di questa edizione 2021.
Le aziende che lavorano sui processi e il monitoraggio sono l’anello di raccordo tra la raccolta dei materiali di scarto e la materia prima seconda. Cresciuti, anche in termini di business generato in fiera, le bioenergie e il fotovoltaico e tutto il settore dell’illuminazione smart nelle città legato all’efficientamento e alla sicurezza.

Il salone biennale dei veicoli per l’ecologia SAL.VE ha messo insieme in un’unica vetrina telaisti e allestitori dei mezzi per l’igiene urbana e gli allestimenti per la raccolta differenziata con mezzi a propulsione ibrida o full electric.

Dalle presse meccaniche alle stampanti 3D alimentate da plastiche bio, industria e startup sono state visitate da operatori qualificati e orientati al business, che fanno dei due saloni appuntamenti di green business.
Cresciuta anche la percentuale di stand che sono stati allestiti con materiali sostenibili, ottenuti dal riciclo di legno d’arredi o altri materiali di edilizia, dai pannelli alle piastrelle.

Con gli eventi di Ecomondo, curati dal Comitato scientifico presieduto dal professor Fabio Fava – è stata condotta un’analisi puntuale sul tema della rigenerazione dell’ambiente, in linea con le raccomandazioni del Green Deal europeo.
Grazie alle “conferenze faro” sono state identificate le azioni che potranno consentire una rigenerazione sistemica ed inclusiva delle nostre manifatture, delle nostre città, del patrimonio naturale, suolo, acque e mari, per un pronto recupero economico, ambientale e sociale del Paese assieme all’Europa e all’area del Mediterraneo.

Nella sessione inaugurale di Key Energy, uno studio preparato per questo evento dall’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano ha approfondito le opportunità legate al PNRR, in particolare in termini di ricadute economiche e occupazionali: si parla di più di 64 miliardi di euro di ricavi aggiuntivi, oltre a 132mila posti di lavoro in più.
Si è parlato inoltre, nei convegni curati dal Comitato scientifico presieduto da Gianni Silvestrini, delle novità in arrivo, dall’eolico off-shore all’agro-fotovoltaico, dalle Comunità energetiche all’idrogeno, di strategie climatiche, nonché dei primi interessanti risultati sui fronti del Superbonus e della mobilità elettrica.

Italian Exhibition Group dà l’appuntamento al mondo della Green Economy e delle energie rinnovabili al 2022, anno in cui è da segnare in calendario anche il nuovo evento SOLAR EXHIBITION AND CONFERENCE by Key Energy, dal 23 al 25 marzo 2022 nel quartiere fieristico di Rimini: una tre giorni dedicata esclusivamente all’industria dell’energia solare e alle sue filiere con area espositiva, convegni, incontri e dibattiti.
L’evento, dal format innovativo e altamente focalizzato sulle esigenze delle aziende e delle community del solare, si terrà in sinergia e in contemporanea con la seconda edizione di FORUMTECH, l’evento di formazione e informazione di ITALIA SOLARE organizzato il 23 marzo 2022.
Sempre nel 2022, in programma anche due eventi internazionali: CDEPE – Chengdu International Environmental Protection Expo powered by Ecomondo, la più grande fiera di tecnologia verde nel mercato della Cina occidentale, dal 20 al 22 maggio 2022 a Chengdu (e quest’anno dal 18 al 20 novembre) e Ecomondo Mexico, dal 12 al 14 luglio 2022 a León, organizzato in partnership con Deutsche Messe.

FOCUS ON ITALIAN EXHIBITION GROUP
Italian Exhibition Group (IEG), quotata sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., ha maturato negli anni, con le strutture di Rimini e Vicenza, una leadership domestica nell’organizzazione di eventi fieristici e congressuali e ha sviluppato attività estere – anche attraverso joint-ventures con organizzatori globali o locali, negli Stati Uniti, Emirati Arabi, Messico, India e in Cina – che l’hanno posizionata tra i principali operatori europei del settore.

www.ecomondo.com

www.keyenergy.it

Green mining is a myth: EU must slash resource consumption by two-thirds. New analysis suggests the EU must ditch plans under its European Green Deal to increase mining and set hard limits to the natural resources it extracts in order to prevent human and ecological disaster.

European Green Deal plans will fail to stop runaway mining, creating further permanent damage to the environment and wreaking havoc on human rights. The EU must reduce extraction of natural resources by 65%, according to a new study released today by Friends of the Earth Europe and the European Environmental Bureau. [1]

The report shows that the EU is already extracting and consuming a dangerous proportion of the world’s limited resources, with serious consequences:
– The EU material footprint [2] is currently 14.5 tonnes per capita, about double what is considered a sustainable and just limit, and well over the global average.
– The EU alone already uses between 70% and 97% of the global environmentally ‘safe operating space’ related to resource extraction impacts. Any resource extraction beyond this ‘safe’ threshold threatens the stable functioning of the earth’s biophysical systems.
– More environmental defenders are killed for opposing mining than opposing any other industry. 50 of the 212 environmental defenders killed worldwide in 2019 were campaigning to stop mining projects.
Yet European Green Deal plans are continuing on the path of ‘consumption as usual’, meaning enormous increases in mining for certain metals and minerals. For example batteries, primarily for electric vehicles, are predicted to drive up EU demand for lithium by almost 6000% by 2050.

Supplying such demand will inevitably lead to scarcity, conflicts and destructive mining, closely resembling social and environmental harms from digging up fossil fuels. The answer here is not simply to replace cars running on fossil fuels with electric cars – it is to also reduce private car use overall. [3]

These issues demonstrate that the green transition must be used as an opportunity to tackle the root causes of the broader climate and environmental crises – an economic system which drives overconsumption and social inequities in all sectors. As an urgent first step, the EU must set a material footprint reduction target of 65%.

Meadhbh Bolger, Resource Justice Campaigner at Friends of the Earth Europe said: “The EU has a history of passing weak laws which fail again and again to reduce the amount of natural resources we consume, putting the remaining parts of the natural world and many communities under apocalyptic stress. The reason is simple: the laws are all predicated on economic growth, which is not compatible with a sustainable future. The EU needs to wake up and set a headline target to cut material use by two-thirds so that the European Green Deal doesn’t become another footnote in the history of the destruction of the planet.”

Diego Marin, Associate Policy Officer for Environmental Justice at the European Environmental Bureau said: “Recognising that we cannot mine our way out of the climate crisis means that we need to stop the growth frenzy. It is as if current policies were driving a bus toward a cliff edge and the passengers were arguing about whether the bus should run on electricity or fossil fuels, when the more urgent question we should be asking is how we can stop the bus from plummeting down the cliff in the first place. End of pipe solutions alone no longer cut it, we need to tackle the many issues with the linear take-make-use-lose economy at the very source”

[1] The report analyses various policies under the European Green Deal including the Circular Economy Action Plan, Raw Materials Strategy, trade policies and human rights legislation. It focuses on mining of metals and metallic minerals.
[2] Total consumption of fossil fuels, biomass, metals and non-metallic minerals, including embodied in imports
[3] The mining industry and governments must also stop attempts to greenwash mining, using the fact that certain metals and minerals are key for green technologies to greenwash the metal mining industry in general and promote the nonsensical concept of ‘green mining’. Metals like copper, iron and aluminum are overwhelmingly used in construction and other industries, such as the destructive military sector.

The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 160 members in over 35 countries.
EC register for interest representatives: Identification number 06798511314-27
International non-profit association – Association internationale sans but lucratif (AISBL)

www.eeb.org

Inconsapevolezza crisi climatica: ricerca Epson: allarmante il divario tra percezione del clima e realtà dell’emergenza. Un sondaggio di Epson rivela un allarmante divario in merito alla percezione della reale situazione climatica: il 46% delle persone crede che eviterà la crisi climatica nel corso della propria vita

Anticipando il vertice COP26, in programma a Glasgow (Scozia) in novembre, Epson annuncia i risultati del suo Climate Reality Barometer (Barometro sulla Realtà Climatica).
Il sondaggio raccoglie esperienze e percezioni globali sui cambiamenti climatici: hanno partecipato 15.264 persone da 15 Paesi (1), tra cui l’Italia. La ricerca di Epson scopre un divario potenzialmente pericoloso tra la realtà climatica e la comprensione dei suoi effetti catastrofici.
L’obiettivo dell’Epson Climate Reality Barometer, pensato per inquadrare il dibattito in occasione del COP26, è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto dei cambiamenti climatici, influenzare decisioni aziendali importanti e informare meglio i decisori.

Il divario con la realtà: c’è ottimismo nonostante le evidenze
Quando sono state poste domande sulla capacita` del genere umano di evitare una crisi climatica nel corso della loro vita, quasi la metà degli intervistati (46%) ha affermato di essere “molto” o “abbastanza” ottimista. Questo dato supera in modo significativo il 27% di coloro che si dichiarano molto o abbastanza pessimisti.
Il quadro europeo (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) suggerisce una visione più equilibrata.
In Europa l’ottimismo generale sulla capacità di evitare una crisi climatica scende al 39%, rispetto al pessimismo che sale al 33%. Mentre i francesi sono i più ottimisti (42%) e gli spagnoli si rivelano i più pessimisti (39%), il 38,8% degli italiani si dichiara ottimista contro un 34,1% che afferma di essere pessimista.
Nel complesso, i motivi più comuni a sostegno di questo ottimismo sono la crescente consapevolezza dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici (32%), la capacità della scienza e della tecnologia di fornire soluzioni (28%) e la transizione verso le energie rinnovabili (19%).

In termini globali, il 5% degli intervistati ritiene che non vi sia affatto un’emergenza climatica, con la Germania (7%) e il Regno Unito (6%) in cima all’elenco dei negazionisti climatici europei.

Per quanto riguarda l’Italia, gli ottimisti sono guidati soprattutto dalla convinzione che le persone sono più consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (32,9%) e che scienza e tecnologia permetteranno di risolvere i problemi (26,9%) oltre che dalla ricaduta positiva che avrà la riduzione nell’uso di combustibili fossili come il carbone a favore di fonti rinnovabili come l’energia eolica (23,3%).
I pessimisti sono invece guidati principalmente dalla convinzione che le persone non sono consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (52,2%), dalla sensazione che c’è una mancanza di azioni da parte del governo (23,1%) e dall’idea che il passaggio a fonti di energia rinnovabile non sarà abbastanza veloce (14,8%).

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) indica che ci vorranno millenni per invertire alcuni cambiamenti climatici causati dall’uomo (2) e, data una serie di eventi – tra cui la massima temperatura europea fatta registrare (3) in Italia, gli incendi boschivi in Francia e Spagna (4) e le alluvioni (5) in Germania – i risultati del Barometer suggeriscono un trionfo dell’ottimismo in rapporto alle evidenze e un pericoloso divario rispetto alla reale situazione climatica.

Henning Ohlsson, Director of Sustainability, Epson Europe, ha dichiarato: “L’emergenza climatica è davanti agli occhi di tutti ed è davvero preoccupante che così tante persone non ne riconoscano l’esistenza, o addirittura la neghino. E’ un campanello d’allarme per tutti, governi, aziende e singoli cittadini, affinchè tutti collaborino in modo che il vertice COP26 prenda le decisioni e ispiri le azioni necessarie per mitigare i cambiamenti climatici”.

Fare i conti con la realtà: la comprensione di fronte all’azione
Il Barometer suggerisce che l’ottimismo può essere il risultato di un’incapacità di riconoscere i cambiamenti climatici e, pertanto, di comprenderne la portata.
Oltre tre quarti degli intervistati (77%) vedono un collegamento tra i cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature globali, le condizioni meteorologiche estreme (74%) e gli incendi boschivi (73%). Al contrario, la consapevolezza scende a poco più della metà per eventi come le carestie (57%), le migrazioni di massa (55%) e le epidemie di insetti (51%). In Europa il clima nazionale sembra essere rilevante, con la Germania che fa registrare il 73% di consapevolezza delle temperature piu` elevate, mentre (forse comprensibilmente) questo dato sale all’84% in Italia.
Molti ritengono che la responsabilità di affrontare l’emergenza ricada su stati e industrie. Tra gli intervistati, più di uno su quattro (27%) identifica i governi e il 18% le aziende come “più responsabili”. Quasi il 18% riconosce la responsabilità personale. Un dato incoraggiante è che il maggior numero di intervistati identifica la responsabilità come collettiva (31%).

In Italia il Barometer mostra che i principali tre eventi maggiormente associati al cambiamento climatico sono: le temperature più alte (83,8%), la riduzione delle calotte glaciali (81,1%) e la maggiore siccità (80,8%); i meno riconosciuti sono invece: le migrazioni di massa (49,8%), le epidemie di insetti (51,7%) e le carestie (55,8%).
Anche se diverse persone sono disposte a modificare il proprio stile di vita per affrontare la crisi, alcune non prendono l’iniziativa. Il Barometer mostra che: il 65% e` d’accordo a ridurre i viaggi di lavoro e di piacere (già la fa o ha in programma di farlo), ma solo il 40% lo ha fatto; il 68% concorda di passare ai veicoli elettrici, ma solo il 16% lo ha fatto; e il 58% concorda di adottare una dieta vegetariana, ma solo il 27% lo ha fatto. Se si considerano scelte relativamente semplici, come evitare marchi non sostenibili, anche se il 63% e` d’accordo, solo il 29% ha già cambiato le proprie abitudini di acquisto.

La realtà per le aziende: il momento di agire è adesso
Il Climate Reality Barometer suggerisce che, per molti, la crisi climatica rimane qualcosa che non li interessa direttamente.
Poichè il sondaggio rivela che solo il 14% degli intervistati riconosce le maggiori responsabilità di affrontare l’emergenza climatica da parte delle grandi aziende e solo il 3% pensa siano invece delle piccole imprese (meno del 5% dei negazionisti dei cambiamenti climatici), suggerisce anche che tutte le aziende, a prescindere dalle dimensioni, devono iniziare a svolgere un ruolo più importante.
Le aziende possono offrire alle altre imprese e ai consumatori soluzioni sostenibili a supporto delle innovazioni. Epson, ad esempio, ha sviluppato iniziative volte a ridurre l’impatto ambientale da parte dei clienti attraverso l’uso di tecnologie di stampa a freddo ad alta efficienza energetica; e la Ricerca e Sviluppo della società sta lavorando sulle tecnologie ambientali, come materiali di derivazione naturale (non plastici).
Oltre all’innovazione di prodotti e materiali, le aziende possono fare una grande differenza promuovendo e dimostrando responsabilità in merito al climatica. Epson si e` prefissata l’obiettivo di passare al 100% di elettricità rinnovabile e si è impegnata in iniziative come il progetto RE100 per le energie rinnovabili. Inoltre, ha lavorato per chiudere il “ciclo di risorse” promuovendo, ad esempio, il ricondizionamento e il riutilizzo dei prodotti; e ha sottoscritto partnership ad alto impatto, come quella il con National Geographic per proteggere il permafrost (6)
In Europa, la Spagna pone la massima enfasi sulla responsabilità del governo (31%). Il Regno Unito registra il dato più basso per la responsabilita` aziendale (16%) e la Germania il più elevato (27%). Gli intervistati francesi riportano il più alto senso di responsabilità personale (23%), mentre il più basso e` stato registrato in Germania (11%). Il Regno Unito e` al primo posto nella classifica europea di chi crede nella responsabilità collettiva (34%); l’Italia, invece, e` all’ultimo posto (23,6%).
Yasunori Ogawa, presidente di Epson, ha commentato: “La scoperta del divario in merito alla reale situazione sul clima dimostra che la consapevolezza, unita all’azione, sara` fondamentale per affrontare l’emergenza. L’obiettivo di Epson e` farsi portavoce di questa consapevolezza e offrire le tecnologie necessarie, sia per la nostra azienda che per le altre aziende e i consumatori, per apportare cambiamenti drastici. La sostenibilità è fondamentale per il nostro business plan ed e` supportata da risorse significative, perche? anche se sappiamo che c’e` ancora molta strada da fare, crediamo di poter costruire un futuro migliore”.

(1) I partecipanti del Barometer erano residenti in Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti e Taiwan.
(2) https://www.ipcc.ch/2021/08/09/ar6-wg1-20210809-pr/
(3) https://www.meteoweb.eu/2021/08/caldo-senza-precedenti-49c-a-siracusa-nuovo-record-italiano-ed-europeo/1713361/
(4) https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-08-17/wildfires-burn-in-france-and-spain-after-heatwaves
(5) https://edition.cnn.com/2021/08/23/europe/germany-floods-belgium-climate-change-intl/index.html
(6) https://www.epson.it/insights/article/in-collaborazione-con-la-national-geographic-society-epson-presenta-la-campagna-turn-down-the-heat

Gruppo Epson
Epson è leader mondiale nel settore tecnologico e si impegna a cooperare per generare sostenibilità e per contribuire in modo positivo alle comunità facendo leva sulle proprie tecnologie efficienti, compatte e di precisione e sulle tecnologie digitali per mettere in contatto persone, cose e informazioni.
L’azienda si concentra sullo sviluppo di soluzioni utili alla società attraverso innovazioni nella stampa a casa e in ufficio, nella stampa commerciale e industriale, nella produzione, nella grafica e nello stile di vita. Entro il 2050 Epson diventerà carbon-negative ed eliminerà l’uso di risorse naturali esauribili quali petrolio e metallo.
Guidato da Seiko Epson Corporation con sede in Giappone, il Gruppo Epson genera un fatturato annuo di circa 1.000 miliardi di Yen (circa 7,5 miliardi di euro).

www.global.epson.com

Epson Environmental Vision 2050

A SANA le B Corp alimentari. Ambiente, sostenibilità, sociale, modelli di consumo etici, biologico, sono trend emergenti che evidenziano una crescente sensibilità verso le tematiche ambientali e la ricerca di nuovi equilibri capaci di coniugare qualità della vita e sviluppo dell’economia secondo nuovi paradigmi.
Tematiche, da sempre al centro dell’attenzione di SANA, il Salone internazionale del biologico e del naturale che, da oltre trenta anni BolognaFiere organizza.

Si inserisce perfettamente in questo contesto Espositivo, condividendone i valori, il movimento globale delle B Corp, un fenomeno emergente, in rapida diffusione all’estero e in Italia, le cui protagoniste sono aziende che si distinguono per l’impegno e la volontà a diffondere un paradigma evoluto di “fare impresa”, con una visione di benessere diffuso verso i territori in cui operano, i collaboratori, l’ambiente e gli stakeholder.

A SANA 2021 le aziende B Corp italiane avranno un palcoscenico per presentare la campagna #UnlockTheChange con la testimonianza di centinaia di aziende che vanno oltre il solo obiettivo del profitto e si impegnano con successo per massimizzare il proprio impatto positivo.

Nata, per il secondo anno consecutivo, per raccontare valori, spirito, azioni delle aziende B Corp, #UnlockTheChange ha infatti l’obiettivo di informare, influenzare e attivare il settore privato – ma non solo – sui temi chiave che devono guidare e accelerare la transizione verso un modello di business evoluto e sostenibile.
Basandosi sul paradigma della ‘stakeholder company’ (creatrice di valore per tutti i portatori d’interesse, e non soltanto per gli azionisti), obiettivo e missione dell’azienda B Corp è usare il business come forza positiva di cambiamento, costruito a partire dai valori-chiave di sostenibilità, responsabilità, trasparenza, interdipendenza, inclusione, innovazione.

Durante SANA 2021, in uno spazio dedicato all’interno dello stand di Bierba/Antica Erboristeria, le B Corp metteranno la propria esperienza al servizio del settore del biologico e del naturale: racconteranno come è possibile raggiungere la certificazione, come può un’azienda misurare e migliorare il proprio impatto su persone e ambiente e quali aziende hanno già scelto di utilizzare il business come strumento fondamentale per la creazione di benessere per la società e per il pianeta.
Iniziative che sono culminate con la presentazione della campagna, con la presenza di B Corporation Italia e Assobenefit, delle B Corp presenti in fiera e B Corp Beauty Coalition. Un’occasione per conoscere meglio un movimento di aziende in costante crescita: sono oltre 4000 le B Corp certificate nel mondo (125 in Italia) e oltre 140.000 le aziende che ne usano gli strumenti (la misurazione disponibile online BIA – B Impact Assessment) in 153 settori e 77 paesi.

www.sana.it

www.unlockthechange.it

B Corp Italiane

Turismo borghi e Recovery Plan: due workshop per scoprire le nuove possibilità. Piccoli borghi e turismo un binomio finora considerato, troppo spesso, impossibile ma che sta per trovare piena concretezza.

In questo nuovo processo il PNRR si appresta a giocare un ruolo importante, con i suoi 6,68 miliardi di euro stanziati per interventi mirati alla tutela e valorizzazione dei centri minori ed alla promozione di nuove esperienze turistico-culturali.
Un’opportunità inedita che, per non andare persa, va affrontata con il corretto approccio e le giuste conoscenze.

Dal recupero del patrimonio storico alla creazione di servizi – passando per la predisposizione di Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche – il Recovery Plan può dare la spinta necessaria, in termini economici, a cambiare volto ai piccoli comuni.

Se ne parlerà in due differenti workshop inseriti nel cartellone di ‘Progetto Borghi’, il forum digitale dedicato alla rigenerazione dei paesi italiani organizzato da Host B2B per le giornate del 6 e 7 ottobre 2021:

“Investire nel rilancio dei borghi: sfide e opportunità”
“Borghi del futuro”

Il primo workshop online ha, tra i suoi obiettivi, quello di sciogliere i nodi relativi all’impiego delle risorse finanziarie. Analizzando le diverse sfide che si prospettano all’orizzonte e le diverse opportunità per investire nella rigenerazione dei borghi. Sfruttando le possibilità contenute nel PNNR per favorire la valorizzazione delle destinazioni e il cambiamento delle comunità residenti. Accanto a quello sul ruolo del coordinatore turistico territoriale, ci saranno poi specifici approfondimenti sulla funzione degli investitori istituzionali, delle famiglie con grandi patrimoni e delle società di gestione del risparmio.

Argomenti di stretta attualità, che saranno illustrati da professionisti di rilievo nei settori di competenza. C’è chi si occupa di organizzazione e gestione di fondi comuni di investimento immobiliare, come Giovanna Della Posta, Amministratore delegato di ‘Invimit Sgr’, società partecipata del Ministero dell’Economia e Finanza. E chi opera direttamente con il segmento risparmio e investimenti, come Giorgio Righetti, Direttore Generale ACRI, ‘Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa’. Chi si occupa dell’area sviluppo e promozione, come Barbara Argiolas, CEO di ‘Betools’ e consulente strategico e di marketing territoriale. E chi opera nel settore comunicazione, come Francesco Colamartino, Giornalista di ‘Citywire Italia’ specializzato su risparmio gestito e finanza responsabile. E chi, infine, è un qualificato esperto di analisi degli scenari economici e di finanza agevolata, come Saverio Coppola.

Il secondo workshop riguarda, più in particolare, i modelli di sviluppo dei borghi del domani. All’interno della sessione, sul tema ‘Borghi del futuro’, è previsto un intervento di Ottavia Ricci (consulente del Ministero della Cultura che si occupa di promozione e valorizzazione del patrimonio diffuso italiano), articolato sul PNNR e sulle iniziative del Ministero della Cultura rivolte alla rivalutazione di queste piccole realtà. Accanto a Ottavia Ricci, interverranno Eleonora Odorizzi, cofondatrice di Italian Stories (primo marketplace di turismo esperienziale e culturale per l’artigianato italiano), Florinda Saieva, fondatrice di Farm Cultural Park (Parco Culturale e Turistico Contemporaneo creato dalla riconversione di vecchi edifici abbandonati), Nicola Barbuti, docente di Turismo culturale digitale ed esperienziale all’Università degli studi di Bari e Michele Trimarchi, docente di Economia Pubblica all’Università ‘Magna Grecia’ di Catanzaro.

Di questo e di altri numerosi aspetti legati alla rinascita dei paesi si occuperà ‘Progetto Borghi’, evento di alta formazione che mira a fornire gli strumenti teorici ed operativi più innovativi per la realizzazione di sistemi
turistici integrati nelle piccole realtà.

Il forum si rivolge agli studenti ed ai neolaureati, ai docenti e agli Atenei Universitari, ai professionisti e agli operatori dell’extralberghiero, agli enti pubblici e privati, alle associazioni, alle comunità residenti nei paesi ed alle istituzioni. Si tratta, vale la pena ricordare, di un appuntamento formativo aperto a tutte le figure interessate a vario titolo alla rigenerazione dei paesi. Quindi anche agli enti locali, primi fra tutti i Comuni, che intendano approfondire i diversi aspetti legati alla riqualificazione urbana in vista di nuove possibilità di sviluppo. Anzi, proprio su questo fronte ‘Progetto Borghi’ mira a rappresentare un’importante occasione di confronto tra pubbliche amministrazioni, comunità locali, istituzioni ed operatori del settore. Per rappresentare esigenze e problematiche del territorio e individuare possibili percorsi condivisi.

L’evento vede la partecipazione di 40 relatori di comprovata esperienza nelle aree di riferimento, provenienti dal mondo universitario, imprenditoriale, associazionistico, istituzionale, della pubblica amministrazione, della comunicazione e delle libere professioni.

Gli speaker affronteranno i temi più salienti del comparto, in base ad un’agenda suddivisa in sei topic: Innovazione e rigenerazione (per scoprire le start up e i modelli innovativi d’impresa); Strategie e strumenti (per fare il punto sui temi dell’accessibilità, sostenibilità e formazione); Reti territoriali (per approfondire il rapporto tra associazioni, enti territoriali e Dmo); Fondi e finanza (per valutare le possibilità offerte dagli attuali fondi per lo sviluppo di progetti); Borghi ed ospitalità (per conoscere i modelli di ospitalità già attuati o ancora da attuare nei paesi italiani); Mercati turistici dei borghi (per individuare i percorsi tematici e i flussi turistici).

6 – 7 ottobre 2021

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