Category: Ambiente

EPBD revision marks ‘make-or-break’ opportunity for climate-neutral buildings. The keystone of European buildings legislation, the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), will be opened for revision by the end of 2021. This new policy briefing highlights a make-or-break opportunity to make the EPBD ‘fit for 2030’, ensuring that the buildings sector contributes significantly to the overall EU-wide target of more than halving emissions by 2030, and crucially, that it is fit to respond to the climate emergency.

The EU must now deliver on announced targets by taking bold actions and showing results
The ambition of the EPBD revision should go beyond simply ‘aligning’ with the Renovation Wave, since the latter was published before the new 2030 climate target of reducing greenhouse gas (GHG) emissions by at least 55%, was agreed. The revision should be comprehensive and not take a ‘cherry-picking’ approach to legislative revision.
Crucially, it must ensure the buildings sector will contribute to the achievement of the updated 2030 climate target; and second, to make the EPBD a milestone towards reaching climate-neutrality by 2050.
This means reaching an annual 3% deep renovation rate and a 60% reduction in GHG emissions by 2030. It should do this while taking a people-centered approach that supports energy-poor, low- and middle-income households; the integration of whole-life carbon considerations next to the Energy Efficiency First principle; and building performance requirements guided by climate-neutrality rather than cost optimality.

Oliver Rapf, Executive Director of BPIE, declares: “Almost every day we are receiving disturbing news about the impacts of climate change, and the recent IPCC report summarising the latest scientific findings is a stark reminder that we have to act now. No more time for delay or hesitation, the time for meaningful action to reduce CO2 emissions is now. This decade is the make-or-break moment, and so we are calling for a comprehensive revision of European legislation for buildings in our latest paper.
Legislation needs implementation to have an impact. We are continuing to present solutions, such as the opportunities of industrial scale renovation, or ways to implement in the Energy Efficiency First principle in policymaking. To foster exchange and mutual learning in policymaking, we will run a series of webinars this autumn, both with the US and with Russia, make sure you register for these exciting exchanges. And there are many other events which present solutions to accelerate the zero-carbon transformation so urgently needed.
As the summer is slowly coming to an end, we are seeing busy months ahead which should be used to make the right decisions, so that we have a realistic chance to avert more serious consequences of a changing climate.”

Over the summer, the e-SAFE project was busy revamping its website – have a look and discover the project’s innovative concepts and affordable solutions for deep energy and seismic building renovation. If this is something you’re involved in, we’d also like to invite you to become part of the e-SAFE stakeholder community to receive relevant updates about the development of the technical systems, research reports, upcoming events and the pilot project in Catania, as well as networking opportunities.
Finally, on July 9, 2021 the University of Catania (the leading partner of e-SAFE) launched the local platform in Catania. It is a working group that involves both public and private actors in a co-design process to develop and implement a tailored strategy to make renovation projects a driving force of the local economy

– BYinnovation is Media Partner of BPIE

www.bpie.eu

www.esafe-buildings.eu/en/

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Sistemi alimentari comunità rurali. Se ignoriamo i problemi e le necessità delle popolazioni rurali nei paesi più poveri del mondo, i nostri tentativi di creare sistemi alimentari più equi e sostenibili sono destinati al fallimento, ha dichiarato il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) alla vigilia del pre-Vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari che si aprirà a Roma lunedì.

“Le popolazioni rurali sono state a lungo relegate ai margini delle catene alimentari del valore. A fronte del duro lavoro con cui producono molto del nostro cibo, troppo spesso ricevono compensi irrisori e vengono lasciati in una condizione di vulnerabilità di fronte alle crisi”, ha dichiarato Gilbert F. Houngbo, presidente dell’IFAD, l’agenzia leader delle Nazioni Unite nella lotta alla povertà rurale e alla fame. “In questo momento è indispensabile correggere l’iniquità dei nostri sistemi alimentari. Senza un’azione incisiva che generi cambiamenti concreti per i contadini, la fame e la povertà non faranno che aumentare, generando maggiore instabilità e migrazioni”.

I piccoli agricoltori producono circa un terzo degli alimenti nel mondo e forniscono fino all’80 per cento del cibo in alcune regioni dell’Africa e dell’Asia. Nonostante abbiano un ruolo essenziale nel funzionamento dei sistemi alimentari, loro stessi spesso soffrono la fame.
Secondo un rapporto pubblicato congiuntamente la settimana scorsa da cinque agenzie delle Nazioni Unite, tra cui l’IFAD, nel 2020 questa situazione è stata aggravata dal cambiamento climatico, dai conflitti e dall’impatto della pandemia di COVID-19, con un conseguente drammatico aumento di quanti, nel mondo, soffrono la fame.
Attualmente, una persona su dieci.

L’IFAD prenderà parte al pre-Vertice sui sistemi alimentari (26-28 luglio), insieme a migliaia di esponenti di governi, imprese, agenzie di sviluppo, agricoltori e organizzazioni della società civile, per identificare modi diversi, più sostenibili ed equi, di coltivare, trsformare, vendere e consumare i cibi. Il pre-Vertice punta a definire una visione strategica comune, assumere impegni e promuovere partenariati finanziari.

“Se si vogliono migliorare i sistemi alimentari, bisogna ascoltare le persone che ci lavorano”, ha aggiunto Houngbo. “I piccoli agricoltori conoscono le sfide che devono affrontare e possono aiutare a identificare le soluzioni necessarie.“

Per raccogliere i contributi dei piccoli agricoltori in tutto il mondo, l’IFAD ha lanciato questa settimana la sua Piattaforma di voci rurali.

Shirley Casachagua, che vive in una regione isolata del Perù, è tra coloro che hanno partecipato all’iniziativa: “Non importa in quale continente, paese o repubblica viviamo, siamo tutti figli della Terra e viviamo dei suoi frutti. Vorrei chiedere ai leader mondiali di esercitare un controllo sulle grandi industrie, perché contribuiscono molto più degli altri al cambiamento climatico, a danno di tutti noi che viviamo nelle campagne.”

L’IFAD ha anche collaborato con Farm Radio International per realizzare sondaggi di opinione attraverso programmi radiofonici tra persone che vivono in aree rurali isolate, e ha sostenuto l’organizzazione di oltre 40 gruppi indipendenti di dialogo, promossi da organizzazioni di agricoltori e gruppi di popoli indigeni, i cui contributi confluiranno nei lavori del Vertice.

L’IFAD promuove l’introduzione di una serie di cambiamenti essenziali nei sistemi alimentari, tra cui:
– l’impegno finanziario e politico a garantire alle popolazioni rurali accesso ai fattori di produzione, mercati, servizi finanziari, tecnologie e informazioni di cui hanno bisogno per far crescere e prosperare le loro imprese, adattarsi al cambiamento climatico, proteggere l’ambiente e la biodiversità e sviluppare maggiori capacità di resilienza rispetto alle crisi economiche, sanitarie e climatiche.
– rendere i sistemi alimentari più giusti ed equi. I sistemi alimentari dipendono dal lavoro delle persone e queste persone devono poter vivere dignitosamente.

L’IFAD sta anche promuovendo un’iniziativa per sfruttare appieno, a livello mondiale, il potenziale delle banche pubbliche di sviluppo per finanziare la trasformazione dei sistemi alimentari e riorientare gli investimenti verso sistemi più equi ed ecologicamente sostenibili; ospiterà inoltre la sessione ufficiale del pre-Vertice: Mobilizzare migliaia di miliardi per la trasformazione dei sistemi alimentari —finanziamenti mirati a ottenere un impatto sociale, sfruttando il ruolo chiave delle banche pubbliche di sviluppo.
Dopo il Vertice sui sistemi alimentari di settembre, i paesi svilupperanno percorsi individuali per trasformare i loro sistemi alimentari e l’IFAD sosterrà i propri stati membri, aiutandoli a sviluppare e mettere in atto le rispettive strategie.

IFAD investe sulle popolazioni rurali, mettendole in condizione di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione e rafforzare la loro capacità di resilienza. Dal 1978, abbiamo investito 23,2 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti di cui hanno beneficiato circa 518 milioni di persone.
L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

www.ifad.org

European Green Deal’s gender blind spots set to widen inequalities and weaken environmental protection. Despite the European Union’s declared commitment to gender equality, women are invisible in the EU’s flagship European Green Deal, which risks turning the gender gap into a chasm and delaying the transition to sustainability, concludes a major new report.
The environment and gender have topped the European Union’s political agenda since Ursula von der Leyen became president of the European Commission. This is reflected in the EU’s flagship European Green Deal and its Gender Equality Strategy (2020-2025), which seeks to create a Union of Equality.
However, despite these high-level commitments, the proven intersection between gender and the environment is missing from the EU’s green transition, which risks widening the already significant gap between men and women in Europe, according to a major new report.

Missing in inaction
Why the European Green Deal needs ecofeminism’ highlights the link between gender and the environment, exposing the missing gender dimension from EU policies. The report is presented by the European Environmental Bureau (EEB) and Women Engage for a Common Future (WECF), with support from the Austrian and German environment ministries, Heinrich Böll Foundation and the Climate of Change project.

“The climate crisis is one of the key challenges of our time and affects men and women quite differently. For instance, the majority of people impacted by energy poverty are women,” explains Austrian Minister for Climate Action Leonore Gewessler.It is therefore crucial, to take gender differences into the equation, if we want to develop solutions and a transformation that works for everyone.”

“The European Green Deal policies are, at best, gender-blind and, at worst, widen gender inequalities,” notes the EEB’s Nadège Lharaig, a co-author of the report. “By adopting an ecofeminist framing in policymaking, the EU can create more effective, impactful, acceptable and gender-transformative policies.”

“Climate justice means recognising the overlapping forms of discrimination and barriers all genders are facing. Climate policies will never be people-centred if they lack an intersectional dimension,” said Miriam Müller, a WECF trustee and member of the advisory board of the report.

Greenprint for change
The report does not only highlight problems but also proposes solutions. It provides a blueprint for transformative change in EU policies to ensure that the environmental and economic transitions make Europe both greener and fairer.

“Concrete solutions include dedicating more funds to research and data collection on the gender-environment nexus, recognising the benefits of care work for the green transition or applying gender mainstreaming methodologies in environmental policies,” says Lharaig. “For this to happen, we need strong political will.”

Farming is a good example of where gender-sensitive policies would bear fruit
“Women agricultural producers are more likely to use regenerative farming practices and soil restoration,” observes Sally Shortall, Duke of Northumberland Chair of Rural Economy at Newcastle University and a co-author of the report. “If the different impact of women farmers is recognised and valued, our policies can become more effective.”

In related news, another recent report, produced by the EEB in collaboration with Oxfam Germany in the context of the Climate of Change project, also provides solutions for how the gender dimension can be integrated into the transition towards a wellbeing economy.

The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 160 members in over 35 countries.

www.eeb.org

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Food For Change. Slow Food e gli chef di Relais & Châteaux cercano nuovi passeggeri per l’Arca del Gusto, il progetto di Slow Food che salva i cibi a rischio di estinzione in tutto il mondo.

Per la prima volta nella sua storia Relais & Châteaux si impegna a far salire nuovi prodotti locali in via di estinzione sull’Arca del Gusto di Slow Food, per preservare le tradizioni dei territori e garantire la conservazione del patrimonio culinario.

Creata nel 1996, l’Arca del Gusto di Slow Food è un catalogo online di oltre 5500 prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta. Un patrimonio straordinario di frutta, verdura, razze animali, formaggi, pani, dolci, salumi: l’Arca del Gusto segnala l’esistenza di questi prodotti e denuncia il rischio che possano scomparire.

A oggi Slow Food ha già approvato 39 prodotti segnalati da Relais & Châteaux in 21 paesi, con l’obiettivo di raggiungere 99 nuove candidature entro ottobre, quando questo traguardo sarà celebrato con la campagna Food for Change (7-10 ottobre 2021). Le candidature, prima di essere inserite nell’Arca del Gusto, sono sottoposte a un rigoroso processo di valutazione da parte delle commissioni tecniche nazionali, dell’Hub Contenuti e Progetti di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Il Pollo nero del Valdarno è uno dei 39 prodotti approvati e saliti a bordo dell’Arca del Gusto.
Nominato dallo Chef Gaetano Trovato del ristorante Relais & Châteaux Arnolfo (2 stelle Michelin a Colle di Val d’Elsa), questo pollo locale del Chianti è originario del Valdarno, nella pianura pisana, ed era raro già nei primi decenni del 1900. Oggi le sue caratteristiche sono altrettanto uniche, ha un piumaggio nero intenso e deciso con riflessi verdi. Nonostante sia una razza ovaiola, la sua carne è particolarmente adatta ai piatti della tradizione locale come il pollo al sedano e i piatti in umido. Non è adatto all’allevamento intensivo, e c’è bisogno di molti allevatori di piccola scala per preservare la sopravvivenza della specie. «Come Lara Peri, con cui collaboro da diversi anni – spiega chef Gaetano Trovato. Nella sua azienda agricola a Montevarchi alleva i polli in 5 ettari di bosco recintato. Insieme abbiamo intrapreso un percorso di valorizzazione di questo prodotto di qualità che è nel DNA del nostro territorio: buono, ben bilanciato dal punto di vista nutrizionale, oltre alla cucina casalinga trova una sua perfetta collocazione anche nell’alta gastronomia».

La campagna Food for Change 2021

Per proteggere e preservare questi prodotti dell’Arca del Gusto, molti devono essere riscoperti e rimessi in tavola, i produttori devono essere sostenuti e le loro storie raccontate. Così, dal 7 al 10 ottobre, gli chef Relais & Châteaux faranno conoscere ai loro ospiti gli alimenti in via di estinzione che hanno nominato e spiegheranno perché la biodiversità e il patrimonio culinario sono importanti e come proteggere e cucinare gli ingredienti. D’altra parte, alcuni prodotti dell’Arca del Gusto sono specie selvatiche in pericolo, il cui consumo deve essere ridotto per permettere loro di riposare e rigenerarsi. In generale, l’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza in tutti noi.

La biodiversità agricola e i sistemi di produzione alimentare su piccola scala e a conduzione familiare sono in pericolo in tutto il mondo a causa dell’industrializzazione, dell’erosione genetica, del cambiamento dei modelli di consumo, del cambiamento climatico, dell’abbandono delle aree rurali, delle migrazioni e dei conflitti. Attraverso le nostre scelte alimentari possiamo influenzare collettivamente il modo in cui il cibo viene coltivato, prodotto e distribuito, e cambiare il mondo di conseguenza. Le dimore associate a Relais & Châteaux, molte delle quali situate in campagne e lontano dalle rotte del turismo di massa, hanno firmato all’UNESCO nel 2014 un manifesto con cui si sono impegnate a rendere il mondo migliore attraverso la cucina e l’ospitalità. Cucinando prodotti locali (al di sotto dei 50 chilometri) e stagionali, aumentando la domanda di varietà locali, eliminando la carne di produzione industriale e concentrandosi su un approccio vegetale, gli chef riducono significativamente l’impronta di carbonio di ogni piatto e sostengono gli agricoltori che allevano razze e usano prodotti locali. Attraverso la campagna Food for Change, Relais & Châteaux e Slow Food vogliono aumentare la consapevolezza dell’impatto del nostro sistema alimentare, responsabile del 30% delle emissioni di gas serra.

«La biodiversità non è solo genetica, ma anche culturale, proviene e appartiene al patrimonio e alle tradizioni dell’intero pianeta», commenta il presidente di Slow Food Carlo Petrini. «Con l’industrializzazione del nostro sistema alimentare rischiamo di perdere sia le centinaia di varietà di mais che il savoir-faire del produttore di formaggio di un piccolo villaggio».

Per Olivier Roellinger, vicepresidente di Relais & Châteaux, «Che senso ha mangiare lo stesso cibo o bere lo stesso vino in ogni paese del mondo? Le dimore Relais & Châteaux valorizzano la diversità delle cucine locali; sono custodi della biodiversità, e condividono con i loro ospiti tutto ciò che è buono e bello in questo mondo».

Questa iniziativa si inserisce all’interno della partnership in corso – giunta al 5° anno – tra Relais & Châteaux e Slow Food, che culminerà nella 4° campagna annuale Food for Change dal 7 al 10 ottobre 2021.

Ecco le prime 39 nomination:

Cece Rugoso Maremmano, ITALIA
Nominato da Chef Fabrizio Reffo del Relais & Châteaux Gallia Palace Beach Hotel
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/il-cece-rugoso-maremmano/

Pollo nero del Valdarno, ITALIA
Nominato da Chef Gaetano Trovato del ristorante Relais & Châteaux Arnolfo
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pollo-nero-del-valdarno/

Zotolo, ITALIA
Nominato da Chef Loris Indri del Relais & Châteaux Hôtel Londra Palace

Vaciarin Valsesiano, ITALIA
Nominato da Chef Fabrizio Reffo del Relais & Châteaux Gallia Palace Beach – Golf – Spa – Resort

Farro della Garfagnana, ITALIA
Nominato da Chef Luca Landi del Relais & Châteaux Hotel Plaza e de Russie (Lunasia Ristorante)

Mascherpa d’alpeggio, ITALIA
Nominato dagli Chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani del ristorante Relais & Châteaux Il Luogo di Aimo e Nadia
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/mascherpa-dalpeggio/

Carruba di Ragusa, ITALIA
Nominato da Chef Vincenzo Candiano del Relais & Châteaux Locanda Don Serafino
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/carrubo-di-ragusa/

Algarroba, ARGENTINA
Nominato da Chef Léo Bramajo del Relais & Châteaux El Colibrì

Ulluco, Jujuy, ARGENTINA
Nominato da Chef Diego Fernandez del Relais & Châteaux House of Jasmines
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/ulluco/

Merluzzo dei fiumi Murray-Darling, AUSTRALIA
Nominato da Chef Josep Espuga del ristorante Relais & Châteaux Laura at Pt Leo Estate
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/merluzzo-dei-fiumi-murray-darling/

Erbe salate tradizionali, CANADA
Nominato da Chef Alex Bouchard del Relais & Châteaux Auberge Saint-Antoine
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/herbe-salate-tradizionali/

Miele Jicote Barcino, COSTA RICA
Nominato da Chef Nicolás Di Paolo del Relais & Châteaux El Silencio Lodge & Spa

Malanga, COSTA RICA
Nominato da Chef Quentin Villers del Relais & Châteaux Nayara Springs

Chontaduro, cachipay, jijirre, bobi, cachipaes, pichuguao, pijuayo, pupunha, supa, tembé, ECUADOR
Nominato da Chef Christian Puente G. del Relais & Châteaux Pikaia Lodge

Chaource a latte crudo, FRANCIA
Nominato da Chef Philippe Mille del Relais & Châteaux Domaine Les Crayères

Pisello biondo della planèze, FRANCIA
Nominato da Chef César Troisgros del Relais & Châteaux Troisgros
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pisello-biondo-della-planeze/

Cardamomo di Ixcan, GUATEMALA
Nominato da Chef Alvari Perera del Relais & Châteaux Casa Palopó
https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/cardamomo-di-ixcan/

Kumatiya, Rajasthan, INDIA
Nominato dalla Maitresse de Maison Megha Verma del Relais & Châteaux The SUJÁN Jawai
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/kumatiya/

Seeraga Samba, INDIA
Nominato da Chef Kannan Sridhar del Relais & Châteaux Svatma, Thanjavur

Razza Dexter iralndese, IRLANDA
Nominato da Chef Stephen Hayes del Relais & Châteaux Cashel Palace
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/razza-dexter-irlandese/

21. Miele degli alveari di Inzerki, MAROCCO
Nominato da Chef Jean-Claude Orly di Relais & Châteaux Villa des Orangers
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/miele-degli-alveari-di-inzerki/

22. Maiale Wessex Saddleback, NUOVA ZELANDA
Nominato da Chef Jimmy McIntyre del Relais & Châteaux Otahuna Lodge
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/maiale-wessex-saddleback/

Grano saraceno grigio del Brabante, PAESI BASSI
Nominato da Chef Robert Levels del Relais & Châteaux Chateau Neercanne
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/brabantse-grijze-boekweit-grano-saraceno-grigio/

Galinha Preta Lusitânica, PORTOGALLO
Nominato da Chef Ricardo Costa del Relais & Châteaux The Yeatman

Alentejo breed, PORTOGALLO
Nominato da Chef Rodrigo Madeira del Relais & Châteaux Herdade da Malhadinha Nova

Pecora di montagan del Galles Badger Face, REGNO UNITO
Nominato da Chef Gareth Stevenson del Relais & Châteaux Palé Hall
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pecora-di-montagna-del-galles/

Aglio Copălău,¬¬ ROMANIA
Nominato da Chef Bogdan Alexandrescu del Relais & Châteaux Epoque Hotel

Razza ovina Maellana, SPAGNA
Nominato da Chef Rubén Catalan del Relais & Châteaux La Torre del Visco
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/razza-ovina-maellana/

Pita Pinta Asturiana, SPAGNA
Nominato da Chef Ignacio Garcìa Canellada del Relais & Châteaux Palacio de Luces
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pita-pinta-asturiana/

Maiale iberico – Cerdo Ibérico, SPAGNA
Nominato da Chef Toño Perez del Relais & Châteaux Atrio Restaurante Hotel
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/maiale-iberico-puro-alimentato-a-ghiande/

Pomodoro rosa di Albesa, SPAGNA
Nominato da Chef Alain Guiard del Relais & Châteaux Hotel Neri
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pomodoro-rosa-di-albesa/

Buchu, SUDAFRICA
Nominato da Chef Peter Tempelhoff del Relais & Châteaux Ellerman House
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/buchu/

Radice di loto, SRI LANKA
Nominato da chef Susantha Medagedara del Relais & Châteaux Wild Coast Tented Lodge

Fire shrimp (velvet shrimp), TAIWAN
Nominato da Chef Jackie Chou del Relais & Châteaux Volando Urai Spring Spa & Resort

Zucca Candy Roaster, North Carolina, USA
Nominato da Chef Jake Schmidt del Relais & Châteaux The Swag
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/zucca-candy-roaster/

Sommaco americano, USA
Nominato da Chef Daniel Boulud del ristorante Relais & Châteaux Daniel
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/sommaco-americano/

Aglio selvatico americano, USA
Nominato da Chef Matt Voskuil del Relais & Châteaux Ocean House
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/porre-selvatiche-americane/

Peperone Jimmy Nardello’s Sweet Italian, California, USA
Nominato da Chef Robert Curry del Relais & Châteaux Auberge du Soleil
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/peperone-jimmy-nardellos-sweet-italian/

Fondata nel 1954, Relais & Châteaux è un’associazione di 580 hotel e ristoranti unici in tutto il mondo, che appartengono e sono gestiti da imprenditori indipendenti – nella maggior parte dei casi, famiglie – uniti dalla passione per il proprio mestiere e dal desiderio di instaurare con gli ospiti un legame autentico. Presente in tutti e cinque i continenti, dai vigneti della Napa Valley alla Provenza e fino alle spiagge dell’Oceano Indiano, Relais & Châteaux invita i viaggiatori da ogni angolo del mondo a vivere dei “delicious journeys”, assaporare l’inimitabile art de vivre radicata in ogni cultura locale e condividere esperienze uniche e indimenticabili. Gli associati Relais & Châteaux sono animati dal desiderio di salvaguardare e promuovere la ricchezza e la varietà delle cucine e delle tradizioni dell’ospitalità in tutto il mondo, affinché possano continuare ad essere tramandate e a prosperare. Nel novembre del 2014 Relais & Châteaux ha presentato all’UNESCO un Manifesto che sancisce questa volontà e l’impegno a tutelare il patrimonio culturale di ciascun territorio e l’ambiente.

Slow Food è una rete globale di comunità locali, fondata nel 1989 per contrastare la scomparsa delle tradizioni alimentari locali e il diffondersi della cultura del fast food. Da allora, Slow Food è cresciuta diventando un movimento globale che coinvolge milioni di persone in oltre 160 paesi e che lavora affinché tutti possano avere accesso a un cibo buono, pulito e giusto. Slow Food con la sua struttura e i suoi organismi rappresentativi guida l’intero movimento.

www.slowfood.it

www.relaischateaux.com

Forest destructions for biodiesel. 10 years of EU’s failed biofuels policy has wiped out forests the size of the Netherlands. Europe’s thirst for biodiesel to fuel its cars and trucks has likely wiped out forests the size of the Netherlands since the introduction of the EU’s green fuels law in 2010 [1], a new study shows. T&E, who carried out the study, calls on the EU to end support to palm and soy biodiesel immediately to avoid further deforestation, habitat loss and greater CO2 emissions than the fossil diesel it replaces.

The Renewable Energy Directive (RED) was introduced in 2010, setting a 10% renewable energy target for transport by 2020 for each member state. This has driven up demand for cheap crop-based biodiesel, such as palm and soy oil, which is mainly sourced from Asia and South America. It is likely that roughly 4 million hectares of forests have subsequently been razed, destroying an estimated 10% of the world’s remaining orangutan habitats [2].

Laura Buffet, energy director at T&E, said: “10 years of this ‘green’ fuels law and what have we got to show for it? Rampant deforestation, habitats wiped out and worse emissions than if we had used polluting diesel instead. A policy that was supposed to save the planet is actually trashing it. We cannot afford another decade of this failed policy. We need to break the biofuels monopoly in renewable transport and put electricity at the centre of the RED instead.”

Europe has burned around 39 million tonnes of palm and soy biodiesel alone in its cars and trucks since 2010, emitting up to three times more CO2 emissions than the fossil diesel it replaced. T&E says the EU needs to phase-out support to all crop biofuels by 2030 at the latest in its upcoming ‘Fit for 55’ package, under the RED review.

Virgin vegetable oils (rapeseed, palm, soy) made up almost 80% of the feedstock used in EU biodiesel production in 2020 and total demand for biodiesel went up, despite overall demand for fuel shrinking during the pandemic. Some European countries increased their biofuels blending, while others kept volumes constant to meet EU compliance targets. Palm oil reached its highest level, capping a decade of growth that has seen palm oil consumption treble. There was little difference in the use of rapeseed and used cooking oil (UCO), while soy volumes grew 17% and animal fats by 30% compared to 2019.
There was also a rapid increase (23%) in the share of domestically produced hydrotreated vegetable oil (HVO) in the diesel pool, which requires significantly more vegetable oil than traditional methods. The capacity for HVO production is set to almost double in the next 5 years, driven by new projects from oil majors including Total, ENI and Neste.

Laura Buffet added: “We’ve seen a big shift away from palm oil in supermarkets. Nowadays consumers can choose whether they want to buy goods tainted with palm oil. This is not the case for transport. The EU’s transport sector is currently propping up demand for ruinous palm oil without consumers knowing it. We need to phase-out palm oil biofuels immediately.”

The updated REDII, adopted in 2018, plots a path away from palm oil. Palm oil biodiesel use will be frozen at 2019 volume levels and then, from 2023, progressively phased out by 2030 in the EU’s green targets.
For T&E, this is too late and there is a risk that palm oil will simply be replaced by soy and other vegetable oils, which also drive deforestation.
Laura Buffet concluded: “While palm oil may be the worst, as history has shown, producers will simply move to what is cheap. In reality, unless we take action now palm will be replaced with soy or other virgin oils, moving the problem from one part of the world to another. Crop biofuels are not the solution for Europe’s transport and they never will be.”

[1] The yield for palm oil is 3.16 tonnes per hectare whereas for soy oil it is 0.5 tonnes per hectare. The EU’s maximum annual consumption over the last decade of these feedstocks used for biodiesel is used to calculate the amount of land, assumed to have displaced forests, resulting in 4 million hectares.
[2] 1.1 million hectares of land is required for palm plantations in what were Indonesian and Malaysian forests, the last refuge for the remaining orangutan population, estimated to be 65,000 in 2017 with a population density of 0.45 to 0.76 individuals per square kilometer.

www.transportenvironment.org

Pellet non certificati distruggono le foreste senza controllo in tutta Europa. Greenpeace: questa non è energia rinnovabile.

Secondo una nuova ricerca commissionata da Greenpeace Paesi Bassi, le norme dell’Unione Europea e i sussidi nazionali che incoraggiano l’uso di biomassa legnosa (legna e pellet) per soddisfare gli obiettivi di energia rinnovabile stanno causando la distruzione e il degrado delle foreste europee.
Lo studio analizza in particolare il caso dell’Estonia, il secondo esportatore europeo di pellet a uso energetico dopo la Lettonia, mostrando come i criteri adottati dalla Ue non siano sufficienti per fermare la perdita di biodiversità dovuta alla deforestazione.
L’Italia è tra i principali importatori di legno estone insieme a Paesi Bassi, Belgio, Danimarca e Regno Unito.

La Commissione ha pubblicato il pacchetto di aggiornamenti alla normativa europea in materia di clima ed energia, che include una revisione della direttiva sulle energie rinnovabili e dei relativi criteri sulla bioenergia. Le bozze trapelate mostrano tuttavia che le modifiche prese in considerazione dalla Commissione non vanno al cuore del problema.
Tenendo conto della deforestazione e del degrado forestale, l’uso di biomassa prelevata direttamente dalle foreste e destinata alla produzione di calore ed energia su larga scala ha un impatto climatico spesso paragonabile a quello dei combustibili fossili.

“Non possiamo combattere i cambiamenti climatici abbattendo alberi per bruciarli”, dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Per raggiungere gli obiettivi sulle energie rinnovabili, l’Ue deve smettere di conteggiare anche la combustione di legno prelevato direttamente dalle foreste, indipendentemente dal fatto che provenga da alberi tagliati appositamente per essere bruciati o da scarti di altri processi. I governi nazionali devono smettere di sovvenzionare la distruzione delle foreste”.

Secondo il rapporto appena pubblicato da Greenpeace, Graanul Invest, il più grande produttore di pellet d’Europa, con sede in Estonia, è implicato nella distruzione di foreste ricche di biodiversità, al prosciugamento di torbiere e al taglio degli alberi lungo sponde fluviali, con conseguenze gravi anche sulla conservazione del suolo.

ph. © Enrico Rainero

www.greenpeace.org

www.forestdefenders.eu

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Rigenerazione. Transizione ecologica. Comunità. Educazione. Sono le quattro parole chiave evocate da Carlo Petrini, il presidente di Slow Food, e che rappresentano la missione a cui il mondo è chiamato fin da subito, la via da percorrere per giungere al traguardo, lo strumento individuato da Slow Food e l’arma con la quale combattere. Petrini rivendica il lavoro fatto in oltre trent’anni di attività associativa e rilancia, fissando gli obiettivi per il futuro.

“C’è un termine, un concetto, che è destinato a ritornare frequentemente nei prossimi tempi. È il verbo rigenerare” dice Carlo Petrini. Rigenerazione dei suoli e degli ecosistemi, certo, ma non solo: ad aver bisogno di essere rigenerato è l’approccio alla produzione, alla distribuzione e al consumo alimentare. E, in un certo senso, anche il modo in cui intendiamo la vita di ogni giorno: «Viviamo un periodo di passaggio verso un’altra epoca storica, cioè la transizione ecologica. Forse, in Italia, non abbiamo ancora le idee sufficientemente chiare su che cosa sia – ha aggiunto il presidente di Slow Food – Io penso che occorra avere chiarezza sul fatto che significhi cambiare un modello che, a partire dalla rivoluzione industriale, ci sta portando verso l’estinzione dell’homo sapiens sapiens”.

Il modello – che non è solo organizzazione sociale, ma anche produzione economica – proposto da Slow Food è quello delle comunità.
Negli ultimi quattro anni (cioè dal settimo Congresso internazionale di Slow Food, quello di Chengdu, in Cina, del 2017) sono nate Comunità Slow Food in tutto il mondo, di cui 251 soltanto in Italia.
Il nuovo obiettivo, ha spiegato Petrini, dev’essere quello di “aprirci ancora di più, coinvolgendo attivamente chi fa formazione. Non può esserci transizione ecologica senza cultura, per questa ragione dobbiamo far sedere allo stesso tavolo contadini e insegnanti, pastori e professori”.

A questo lavoro sarà chiamato anche il nuovo Comitato Esecutivo di Slow Food, l’organo politico dell’associazione braidese che viene rinnovato proprio nella due giorni del Congresso Nazionale del 2 luglio.

Un mondo nuovo, quello che ci aspetta
Secondo Slow Food deve fondarsi su due princìpi: la sostenibilità e la tutela della biodiversità.
“Non vanno intesi solamente come universo di valori – ha ricordato il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, il cui video di saluti istituzionali è stato proiettato al momento dell’apertura dei lavori – ma come azioni concrete e incisive da attuare lungo tutta la filiera. Occorre tenere a mente che i contadini possono svolgere un ruolo fondamentale nella salvaguardia della terra e nella gestione della biodiversità, essendo una componente chiave dell’economia rurale e nella produzione di un cibo che dev’essere espressione del territorio, delle pratiche tradizionali e dell’identità culturale, elementi da cui ripartire per pensare al futuro in chiave collettiva. Fondamentale è la salvaguardia della biodiversità come orientamento a una distribuzione delle risorse rispettosa delle capacità ambientali, in grado di rimettere al centro stretto rapporto tra l’uomo e l’ambiente”.

Il saluto e l’eredità del Comitato Esecutivo uscente
Atto conclusivo del mandato del Comitato Esecutivo eletto nel 2018 nel corso del IX Congresso nazionale di Slow Food Italia, svoltosi a Montecatini Terme. “È sempre stato con spirito di servizio che abbiamo affrontato il nostro mandato, con la consapevolezza di avere una grande responsabilità nel servire Slow Food, le sue idee e i suoi valori che sono anche i nostri valori, servire la sua rete associativa, ogni singolo socio” ha dichiarato Giorgia Canali, intervenendo a nome dell’interno Comitato Esecutivo. “Sappiamo di essere solo all’inizio di questo percorso di allargamento di quella famiglia che è la rete di Slow Food in Italia e che questo percorso sarà tanto più positivo quanto più energia sapremo investire nel coltivare le relazioni tra le diverse anime che compongono la nostra rete.
La sfida è anche quella della ri-generazione del movimento. Si tratta di prendere coscienza dell’incompiutezza di quel che sappiamo e il bisogno di non smettere mai di formarci e informarci. Formazione e rigenerazione sono concetti che possono alimentarsi l’un l’altro in modo virtuoso”.

E proprio l’impegno nella formazione è stato uno degli obiettivi prioritari nel programma di mandato degli ultimi anni: “Grazie a un bando del ministero del Lavoro abbiamo dato vita al progetto Slow Food in Azione – ha concluso Canali -, un intenso lavoro di ricerca sui territori che ha portato, tra le altre cose, a catalogare 185 nuovi prodotti italiani sull’Arca del Gusto di Slow Food”.
In totale, in Italia, i prodotti catalogati oggi sono 1077.

Un buon proposito per il futuro?
Lo suggerisce Carlo Petrini: “Dietro a ognuno di questi c’è una comunità che lavora, che si adopera per la difesa di un prodotto. Dobbiamo darci come obiettivo quello di rendere Presìdi Slow Food tutti i prodotti dell’Arca”.

www.slowfood.it

Agroforestazione: Farming for Future. La coltivazione di alberi all’interno dei terreni agricoli è un’attività ancora possibile, anche se ora poco diffusa e che comporta enormi benefici.

“Agricoltura di precisione e acquacoltura: ecco come si stocca la CO₂”
Lo dimostra la nuova azione dedicata all’Agroforestazione del progetto per la riconversione agroecologica dell’agricoltura italiana, Farming for Future – 10 azioni per coltivare il futuro, che il CIB – Consorzio Italiano Biogas ha presentato oggi in occasione della partecipazione a Ecofuturo Festival, la manifestazione dedicata alle ecotecnologie di Padova.
L’Agroforestazione rappresenta una scelta innovativa per le aziende agricole perché favorisce il ripristino e la conservazione della biodiversità ma soprattutto offre un contributo importante alle politiche di contrasto al cambiamento climatico.
L’integrazione di alberi e colture agricole su una stessa superficie, infatti, permette di incrementare ulteriormente la cattura in modo stabile di CO₂ dall’atmosfera e lo stoccaggio di carbonio nel suolo, aumentandone la fertilità; si tratta quindi di una tappa molto importante nel percorso della “carbon farming”.

“Abbiamo scelto la cornice di Ecofuturo Festival per lanciare una delle azioni di Farming for Future perché da diversi anni è uno spazio che si fa portavoce delle esperienze dei nostri imprenditori agricoli e diffonde le buone pratiche agroecologiche – dichiara Piero Gattoni, Presidente CIB – Consorzio Italiano Biogas – . L’azione sull’agroforestazione è un tassello molto importante nel percorso di transizione tracciata dal progetto perché testimonia il lavoro svolto negli anni dagli agricoltori a presidio dei suoli e della salvaguardia della biodiversità dei territori, oltre ad essere una misura innovativa che contribuisce a combattere la crisi climatica”.

I BENEFICI PRODOTTI DALL’INSERIMENTO DEGLI ALBERI NELLE SUPERFICI AGRICOLE
I moderni sistemi agroforestali permettono un recupero del territorio e del suolo che risultano più efficienti, produttivi e sani.
Innanzitutto, un punto a favore delle tecniche di agroforestazione è l’aumento sia della biodiversità fuori suolo, grazie a un maggior spazio sfruttabile da diverse specie animali e vegetali selvatiche, che della biodiversità nel suolo che beneficia dell’arricchimento dei nutrienti fornito in profondità dagli apparati radicali degli alberi.
L’agroforestazione, la realizzazione dei cosiddetti “sistemi silvoarabili”, contribuisce poi ad attenuare le problematiche ambientali perché permette di massimizzare il sequestro di carbonio nei suoli: suoli sani e produttivi favoriscono la resilienza delle aziende agricole al cambiamento climatico.
In più, la presenza degli alberi crea un microclima favorevole che riduce l’evapotraspirazione e ripara dal vento, migliora la qualità dell’acqua e la difesa delle falde, preservando la tutela del paesaggio nel suo insieme.
Tutto questo è stato al centro della partecipazione del Consorzio Italiano Biogas a Ecofuturo Festival, a Padova, durante l’evento “Agricoltura di precisione e acquacoltura: ecco come si stocca la CO₂”, dove è stata lanciata ufficialmente l’azione di Farming For Future dedicata all’Agroforestazione.
All’iniziativa hanno partecipato Piero Gattoni, Presidente del CIB e Lorella Rossi, Responsabile area tecnica del CIB, con Giustino Mezzalira di Veneto Agricoltura. Inoltre, sono intervenuti anche alcuni soci del CIB: Giovanni Musini della Tenuta di Bagnoli e Davide Biagi dell’Azienda agricola Biagi Romeo.

Le dieci azioni di Farming for Future:
#1 ENERGIE RINNOVABILI IN AGRICOLTURA
#2 AZIENDA AGRICOLA 4.0
#3 GESTIONE DEGLI EFFLUENTI DA ALLEVAMENTO
#4 FERTILIZZAZIONE ORGANICA
#5 LAVORAZIONI AGRICOLE INNOVATIVE
#6 QUALITÀ E BENESSERE ANIMALE
#7 INCREMENTO FERTILITÀ DEI SUOLI
#8 AGROFORESTAZIONE
#9 PRODUZIONE E USO DI BIOMATERIALI
#10 BIOGAS E ALTRI GAS RINNOVABILI

CIB – Consorzio Italiano Biogas è la prima aggregazione volontaria che riunisce oltre 750 aziende agricole produttrici di biogas e biometano da fonti rinnovabili e più di 200 società industriali fornitrici di impianti, tecnologie e servizi per la produzione di biogas e biometano, enti ed istituzioni che contribuiscono alla promozione della digestione anaerobica per il comparto agricolo.
Il CIB è attivo sull’intera area nazionale e rappresenta tutta la filiera della produzione di biogas e biometano in agricoltura, con l’obiettivo di fornire informazioni ai Soci per migliorare la gestione del processo produttivo e orientare l’evoluzione del quadro normativo per favorire la diffusione del modello del Biogasfattobene® che contribuisce al contrasto della crisi climatica.
Attualmente il CIB conta oltre 950 aziende associate e quasi 500 MW di capacità installata.

www.consorziobiogas.it

www.farmingforfuture.it

WWF new impact platform that engages businesses and investors to deliver on sustainability ambitions. Nineteen companies and investors across sectors, ranging from major market actors alongside companies operating in important forest producing countries, are the first leading participants in WWF’s new multi-stakeholder impact platform designed to address deforestation and forest degradation in landscapes around the world.

Global demand for land, energy, and wood products is increasing while deforestation and forest degradation continue at an alarming rate. Meeting this growing demand while keeping forests intact requires bold solutions. Companies and investors worldwide are in a unique position to enable innovative approaches that conserve and enhance the benefits of biodiversity-rich, productive forest landscapes while meeting some of the biggest challenges of our time: climate change, water and food security and sustainable livelihoods.

WWF’s new Forests Forward platform aims to improve the management of 150 million hectares of forest by 2030, providing opportunities to create meaningful impact in landscapes and facilitating reporting on these impacts. It has a strong emphasis on indigenous people and local communities, which play a critical role in forest conservation with local models of governance that can help protect forests, often better than many other forms of forest stewardship.

Participants in Forests Forward can engage in areas such as sustainable forest and plantations management, responsible timber trade, better silviculture, reforestation and ecosystem restoration, biodiversity protection and recovery, tackling illegality throughout the timber supply chain, credible forest certification, fair, inclusive and equitable value chains and investments in key landscapes. The programme is also developing a pipeline of land-use projects as part of WWF Bankable Nature Solutions. Through technical assistance to the origination and structuring of projects, participating companies in Forests Forward with a stake in plantations will implement the New Generation Plantations concept to conserve biodiversity and meet human needs, while contributing to sustainable economic growth and local livelihoods.

Julia Young, Global Lead for Forest Sector Transformation, WWF International says: “All actors with stakes in forests have an important role to play in embracing the full value of forests, not just for the timber they provide, but for the critical resources and services they supply to billions of people, the economy and nature. Forests Forward offers opportunities for transformative change, enabling companies to set and act on forward-looking, innovative pathways that make tangible impacts in forest landscapes, communities to benefit from the right incentives and approaches to sustainable forest management, and investors to make concrete, positive contributions to the global sustainability agenda. We welcome the first leading participants and look forward to engaging all stakeholders to improve the management of a targeted 150 million hectares of forests, as well as undertaking a rich diversity of actions to secure wider forest benefits for people and nature.”

Fran Price, WWF Global Forest Practice Lead, says: “We are at a critical juncture: more than ever, people understand how fundamental nature is to our lives and the importance of a sustainable future. Businesses and investors play a critical role in shaping this future. Forests are also one of the most important nature-based solutions. To tackle runaway climate change and realize global climate targets, we need greater action on deforestation, degradation and forest restoration. Forests Forward offers a unique platform to increase collaboration among diverse stakeholders, and boost innovation and solutions-oriented approaches to ensure forests continue to provide benefits to people and climate.”

The first set of businesses signing up to Forests Forward include major market actors HP Inc., IKEA, International Paper Company, Kimberly-Clark, Lowe’s Companies, Inc., Mandarin Oriental, Sofidel Spa, and Williams-Sonoma, Inc., alongside companies operating in important forest producing countries – Bois et Scierie du Gabon (BSG), Gabon Wood Industry (GWI), Companie des Bois du Gabon, Gabonaise d’Exploitation de Bois (GEB), Interholco, The ALPI Group, The New Forests Company, The Navigator Company, Stora Enso Oyj., Suzano S/A and Veracel.

Luigi Lazzareschi, CEO, Sofidel Group says: “We are pleased to participate in the Forests Forward program. For us it is an important way to once again strengthen our multi-stakeholder commitment to protect forests, preserve biodiversity, and meet human needs. Being part of this innovative platform will allow us to further expand and improve our efforts to help give people and the planet a positive future, contributing to the implementation of the long-awaited transformative change we all have to support.”

Ulrich Grauert CEO, Interholco says: “We are excited to partner with WWF in the Forests Forward programme, to turn sustainable hardwood made in Africa into a forest of solutions. Our engagement in this initiative will ensure sustainable management and protection of 1.1 million hectares of tropical forests as well as provide employment, infrastructure and economic development for the region we work in. Together, we want to make it possible for consumers to choose products that not only contribute to the UN Sustainable Development Goals (SDGs) but also offer concrete solutions to the world’s environmental and social challenges. A small step globally, but for sure important for 16,000 forest inhabitants and for future-minded consumers who wish to take care of our children’s planet.”

Darren Lapp, CEO, The New Forests Company, says: “This is a very exciting time for the responsibly-managed forest industry in Sub Saharan Africa. Landscape carbon offset monetization is becoming a reality, which will provide another revenue line for companies and small-growers, multinationals are now abiding by their sustainability policies and sourcing certified timber, and many international partners, including WWF, are increasing their involvement in supporting integrated forest management concepts. We’ve never seen this level of positive engagement before.”

All participants’ scope of work can be followed on WWF’s global interactive spatial platform.
Activities will be monitored and reported against clear outcomes and milestones.

www.forestsforward.panda.org

Filiera del sughero FSC – Gruppo Molinas: proprietario dell’Azienda Agricola Limbara, che comprende la sughereta di Baldu, a Tempio Pausania (SS), ha aderito alla procedura FSC per i Servizi Ecosistemici.

La sughereta di Baldu nel Comune di Tempio Pausania (SS), in località denominata “Lu Canniscioni”, si estende per circa 99,3 ettari di proprietà, comprendenti bosco di Sughera, bosco di altre specie consociate di Quercus, macchia mediterranea con diversi stati di evoluzione.
L’area si trova su terreni con morfologia di alta collina e substrati di rocce granitiche e presenta suoli permeabili, da poco a mediamente profondi, aventi tessitura prevalentemente franco-sabbiosa.

La sughereta rappresenta per il Gruppo Molinas, che detiene tra Sardegna e Toscana circa 8.000 ha di proprietà sughericole, il primo progetto di certificazione forestale di sughereta con Standard FSC: il Gruppo, dopo aver ottenuto la Certificazione di Catena di Custodia per il sugherificio, ha deciso di puntare infatti sulla valorizzare dal punto di vista gestionale e responsabile di 99,3 ha, da estendere eventualmente al resto delle proprietà.

La sughereta assume un duplice valore: economico per l’ottenimento del prodotto sughero, ed ambientale, come zona di conservazione della biodiversità e riproduzione della fauna selvatica locale (lepri, volpi, cinghiali, volatili), oltre alla presenza di specie micologiche di particolare pregio (porcini ed ovuli).

L’area contribuisce inoltre alla protezione delle risorse idriche con il ripristino e la manutenzione delle sorgenti, pozzi e canali di scorrimento e risulta attraversata dalla dorsale di collegamento dell’acqua irrigua tra i bacini del Nord Sardegna.

FOCUS SERVIZI ECOSISTEMICI
Biodiversità, servizi idrici e ricreativi, suolo, sequestro del carbonio: valorizzare le funzioni naturali delle foreste.
I Servizi Ecosistemici o naturali sono definibili come i benefici che si ottengono dalle aree forestali, e forniscono alla società un’ampia gamma di utilizzi come fonti di acqua potabile, produttività del suolo e fissazione del carbonio.

Per contrastare il degrado e la deforestazione a livello globale, il Forest Stewardship Council® (FSC®) ha sviluppato degli strumenti per promuovere i pagamenti per questi servizi naturali: un modello alternativo per attrarre investimenti sostenibili in realtà degradate e non ancora certificate FSC, ed un valido incentivo per le realtà già certificate per continuare a gestire in modo responsabile i loro patrimoni forestali.

Come funziona la procedura FSC per i Servizi Ecosistemici?
La Ecosystem Services Procedure di FSC, pubblicata ufficialmente a Maggio 2018, fornisce nuovi strumenti per rafforzare gli incentivi per la salvaguardia delle foreste e dei servizi naturali connessi e permette di:
– verificare degli impatti. La nuova procedura FSC fornisce un approccio globale, che le realtà certificate FSC possono utilizzare per dimostrare l’impatto delle loro attività forestali, attraverso audit di parte terza indipendenti;
– promuovere il proprio impegno. Ciò fornisce a Governi, investitori, compratori e aziende la possibilità di verificare e comunicare il proprio impegno nel miglioramento e conservazione delle aree forestali.

Per dimostrare l’impatto delle attività di gestione forestale sui servizi ecosistemici, l’organizzazione o il gestore forestale dovranno implementare uno screening diviso in sette fasi, al fine del quale verrà valutato e quantificato l’impatto positivo delle attività di gestione forestale responsabile sui servizi stessi:
– Definizione del/dei servizio/i osservati (CO2, acqua, suolo, biodiversità, servizi ricreativi);
– Descrizione della condizione attuale e delle condizioni pregresse all’osservazione; beneficiari del servizio; potenziali criticità o minacce al mantenimento del servizio ecc.
– Definizione dell’impatto attraverso un approccio del cambiamento (Quale servizio stiamo cercando di migliorare/restaurare? Quali attività devono essere messe in campo per raggiungere questo obiettivo?);
– Individuazione quali output permettono di quantificare gli impatti positivi delle attività di mantenimento/conservazione dei servizi naturali (come ad esempio estensione della copertura forestale, qualità dell’acqua ecc);
– Definizione le metodologie per calcolare gli impatti;
– Misurazione degli indicatori e comparazione dei dati (benchmark con rilievi precedenti);
– Descrizione dei risultati.

Le aree attualmente verificate per i Servizi Ecosistemici in Italia
L’Italia è stato il primo Paese al mondo, nel 2018, a verificare un’area forestale per tutti e 5 i servizi forestali (acqua, carbonio, suolo, biodiversità, servizi turistici e ricreativi): si tratta del caso del gruppo di certificazione Waldplus (2.706 ha), un’associazione di piccoli proprietari pubblici e privati sparsi tra Trentino – Alto Adige, Veneto e Lombardia.

Nel 2019 sono arrivate poi le esperienze dell’Azienda Agricola Rosa Anna e Rosa Luigia s.s. (406 ha), azienda dedita alla pioppicoltura in aree golenali e alla vendita di prodotti in pioppo (sfogliati e pannelli), che ha verificato gli impatti positivi su 4 fattori (biodiversità, stoccaggio della CO2, riduzione dell’erosione del suolo e miglioramento del paesaggio); dell’Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve (1.448 ha; Toscana), prima e per ora unica realtà italiana accreditata dalla rete internazionale “Foresta Modello”, le cui foreste assorbono ogni anno 650 mila tonnellate di CO2 e possono vantare aree attrezzate per servizi turistici e ricreativi corrispondenti a circa 2.400 campi da calcio; e di ERSAF, l’Ente Regionale lombardo per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, che con i suoi 16.594 ha è la seconda realtà forestale certificata FSC per estensione in Italia, dopo la Magnifica Comunità di Fiemme: è stato calcolato che le foreste di ERSAF abbiano assorbito finora oltre tre milioni di tonnellate di anidride carbonica, pari alle emissioni annuali medie di oltre 184 mila auto, mentre attività di corretta gestione della risorsa idrica ha generato un piano per la conservazione di 30 sorgenti ad uso potabile.

Il 2020 è stato invece l’anno della verifica per tutti e 5 i servizi ecosistemici della Sughereta Sperimentale Cuseddu-Miali-Parapinta (cfr. Scheda Focus Agris Sardegna). Questa sughereta, in cui insiste un’area lasciata a libera evoluzione, svolge molteplici ruoli: ambientale ed economico, ottimamente integrati grazie ad un oculato intervento antropico di gestione, dove alla produzione del sughero si accompagnano importanti valori di biodiversità.

Il marchio Forest Stewardship Council® FSC® identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. La foresta di origine viene stata controllata e valutata da enti di certificazione indipendenti, in conformità a questi standard (principi e criteri di buona gestione forestale), stabiliti ed approvati da FSC International tramite la partecipazione e il consenso di tutte le parti interessate.

Il Sugherificio Peppino Molinas
È passato più di un secolo da quando Pietro Molinas fondava, a Calangianus, la sua azienda per la lavorazione del sughero. Un’attività semplice basata sull’utilizzo di pochi ed elementari utensili con i quali si eseguivano tutte le fasi di lavorazione del sughero. Una condizione comune a molti altri piccoli artigiani della zona, ma dalla quale è iniziato il percorso che ha portato alla moderna realtà industriale di oggi. Un percorso lungo, durante il quale un ruolo fondamentale è stato quello di Peppino Molinas. Fu lui, infatti, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, ad imprimere una svolta decisiva alla trasformazione dell’azienda da artigiana ad industriale. Con lui arrivarono i primi operai e fu avviata la meccanizzazione di molte fasi di lavorazione.
Tecnologia e valore delle risorse umane: è questo oggi il Sugherificio Molinas, la cui attività è articolata su quattro distinte unità lavorative riunite in un unico complesso industriale di quasi 50.000 metri quadrati di superficie coperta. Qui, uomini e donne di consolidata esperienza e professionalità, coadiuvati da una tecnologia sempre all’avanguardia, lavorano ogni giorno per ottenere dal sughero una vastissima gamma di prodotti. Dai tappi per l’enologia, quasi un miliardo all’anno fra le diverse tipologie, agli isolanti, ricercatissimi nella moderna bioedilizia; dai componenti per l’industria calzaturiera, ai rivestimenti per pareti e pavimenti.

Una complessa attività che utilizza e dà valore ad una materia prima naturale
Il sughero è rinnovabile per definizione, visto che con la sua raccolta gli alberi e le foreste non subiscono alcun danno. Al contrario, grazie proprio al sughero, nel tempo hanno acquistato un notevole valore economico e sociale che le mette al riparo da ogni altra attività che ne potrebbe mettere in pericolo la sopravvivenza. Una materia prima che per essere avviata ai vari cicli di lavorazione necessita di un accurato lavoro di selezione. Un’attività basilare per la qualità finale dei prodotti che si ottengono e che, da sempre, il Sugherificio Molinas affida a personale di altissima competenza; personale formato in azienda e che del sughero conosce ogni minimo segreto.

Cuore di tutto il complesso è il laboratorio di ricerca e sviluppo
È qui che vengono messi a punto nuovi processi di lavorazione e monitorata la costante e rigida applicazione delle norme imposte dalle numerose certificazioni che il Sugherificio Molinas ha conseguito nel corso degli anni.

www.fsc-italia.it

www.molinas.it

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