Category: Ambiente

Milano città spugna. Gruppo CAP realizzerà 90 opere di drenaggio urbano per i comuni della Città metropolitana e offrirà inoltre le proprie competenze per sviluppare progetti anche al di fuori del territorio servito.

Dal PNRR 50 milioni di euro per realizzare 90 progetti di drenaggio urbano sostenibile in 32 Comuni
Si chiama progetto Milano città spugna e vedrà coinvolto Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico della Città metropolitana di Milano, che ha ottenuto l’ammissione al finanziamento dal Ministero dell’Interno per uno dei bandi nell’ambito del PNRR presentato proprio dalla Città metropolitana di Milano.

Le risorse consentiranno all’utility lombarda di realizzare interventi di riqualificazione per prevenire allagamenti, contrastare l’erosione del suolo e gli effetti del cambiamento climatico su tutto l’hinterland milanese, ponendosi come punto di riferimento per la progettazione e la realizzazione di interventi di urbanistica sostenibile.
Per la prima volta, inoltre, Gruppo CAP guarda al di là del suo territorio per operare accanto ad AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotto Palermo, con l’obiettivo di potenziare il sistema fognario del Comune di Alia.

“Partecipare alle opere finanziate dal PNRR significa dare un contributo concreto per costruire il futuro del nostro Paese” spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. “Quello che intendiamo realizzare è un vasto programma di interventi di riqualificazione ambientale che coinvolge l’intero territorio su cui operiamo e che svilupperemo grazie alle competenze tecniche, giuridiche e gestionali che ci hanno permesso di ottenere questo importante finanziamento”.

Gruppo CAP si è presentata come stazione unica appaltante e soggetto attuatore di Città metropolitana di Milano, con la possibilità di guardare a un ampio territorio fatto di 200 Comuni.
Elemento essenziale oggi per confrontarsi con progetti ambiziosi e importanti, come quelli del progetto Milano Città Spugna, che mira a realizzare molteplici interventi di Drenaggio Urbano Sostenibile per far sì che le città siano in grado di assorbire l’acqua piovana, soprattutto negli eventi più intensi, senza intasare le reti fognarie e evitando allagamenti.

Il finanziamento del PNRR, pari a 50.194.050 euro, consentirà di riqualificare un’area complessiva pari a 530mila metri quadrati attraverso interventi si basano sulle cosiddette “Nature Based Solutions”, ovvero su processi naturali che sfruttano piante ed elementi vegetali per assorbire acqua e inquinamento, prevedono la sostituzione dell’asfalto con superfici permeabili in grado di far filtrare l’acqua e allo stesso tempo mitigare le isole di calore nel tessuto urbano.

Si tratta di un concetto relativamente recente, utilizzato dalla Commissione Europea per identificare strategie, azioni, interventi, basati sulla natura che forniscono servizi ambientali e vantaggi socio-economici capaci, qualora svolti in contesto urbano, di aumentare la resilienza delle città: aiuole, parcheggi, tetti e mura verdi, boschi urbani, sistemi di gestione alternative delle acque piovane, agricoltura urbana.

Gli interventi del progetto Milano Città Spugna promuovono l’urbanizzazione sostenibile, stimolando la crescita economica e contribuendo a rendere le città più attraenti per chi le vive.

I sistemi di drenaggio urbano sostenibile, inoltre, contribuiscono a migliorare il benessere dei cittadini, ripristinare gli ecosistemi degradati migliorandone la resilienza, a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la gestione del rischio idraulico-idrologico.

A Trezzano sul Naviglio è previsto un intervento di alleggerimento della rete di drenaggio mediante realizzazione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS) che coniugheranno elementi gestionali/funzionali con opere di deimpermeabilizzazione della strada.

A Cesano Boscone i SUDS consentiranno di integrare la gestione sostenibile delle acque meteoriche del parcheggio con la riqualificazione della piazza, per rendere lo spazio urbano maggiormente efficiente e fruibile e, al tempo stesso, migliorarne il valore estetico/paesaggistico.

A Solaro verrà completamente riqualificata un’area che consentirà da una parte una gestione più sostenibile delle acque meteoriche stradali, e dall’altra di offrire ai cittadini uno spazio urbano maggiormente fruibile e dal maggior valore estetico e paesaggistico.

A Rho verranno ripensate e riqualificate diverse aree parcheggio, sempre in ottica di drenaggio urbano.

Gli interventi totali sono 90 e coinvolgono 32 Comuni
Gli interventi erano stati proposti da Gruppo CAP insieme a Città metropolitana di Milano già alla fine del 2021, a soli 15 giorni dall’approvazione da parte del Ministero dell’Interno del Decreto n. 152, che definiva i criteri di attuazione nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Oggi Gruppo CAP per la prima volta guarda al di fuori del territorio servito direttamente per aprirsi al mercato e offrire il proprio know how e competenze anche a soggetti terzi. È il caso del progetto che CAP realizzerà per AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo, per la riqualificazione e potenziamento della rete fognaria del Comune di Alia. L’appalto, del valore di circa 212mila euro, prevede le fasi di studio di fattibilità, quantificazione costi e ingegnerizzazione del progetto, ed eventualmente la realizzazione. Si tratta di una sfida per l’utility lombarda, che allo stesso tempo certifica la sua capacità di confrontarsi su realtà diverse e distanti ponendosi come partner credibile e competente.

www.gruppocap.it/it

Serve legge per il clima. “La lotta al cambiamento climatico e l’obiettivo della neutralità climatica al 2050 sono una priorità, da cui dipendono il futuro e l’economia del nostro Paese” con queste parole Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, promotore di Italy For Climate, ha aperto la Conferenza Nazionale sul clima 2022 “Crisi energetica e climatica: la nuova roadmap per l’Italia”, l’appuntamento più importante a livello nazionale dedicato al clima.
Iniziativa promossa da Italy For Climate con il patrocinio del Ministero per la Transizione Ecologica, della Commissione Europea e di Rai per la Sostenibilità, e la media partnership di Rai Radio 1 e Rai Pubblica Utilità.

“L’Italia deve dotarsi quanto prima di una legge per il clima, come hanno già fatto Germania, Francia e Regno Unito, per varare misure concrete di adattamento al cambiamento climatico, coinvolgendo i diversi settori e i territori. – spiega Edo Ronchi – Abbiamo accumulato 30 anni di ritardi e, a causa dello scarso impegno nella riduzione delle emissioni, subiamo già oggi ingenti danni: incendi, siccità, eventi meteorologici estremi sono conseguenze gravi davanti agli occhi di tutti”.

Il loro impatto sulla salute delle persone e sulla produzione alimentare e non solo, sono una realtà e continueranno a verificarsi in ogni caso per molti anni, anche invertendo oggi la rotta energetica, a causa dell’inerzia del sistema climatico: danni ambientali, alle persone, all’economia, all’agricoltura, alle imprese che sono evidenti e saranno sempre più gravi, con una perdita di PIL stimata da Italy for Climate dell’8%, ossia oltre 140 miliardi di euro ogni anno a partire dai prossimi decenni.

Al pacchetto di 40 proposte di intervento presentato da Italy for Climate a dicembre 2021, articolato per ogni settore economico, per conseguire gli obiettivi della roadmap che consentirebbe all’Italia di arrivare al 2030 con una riduzione delle emissioni di gas serra del 60% rispetto al 1990, azzeramento dell’uso energetico del carbone, taglio del 41% del petrolio, taglio del 45% del gas (ossia 30 Mld di mc, equivalente all’import di gas dalla Russia prima della crisi) si aggiungono 3 nuove proposte operative prioritarie, presentate nella Conferenza di oggi, coerenti con il piano europeo REPowerEU e con un impatto rilevante in tempi relativamente brevi: nei prossimi tre anni da sole produrranno un risparmio di oltre 15 miliardi di mc di gas e taglio di quasi 40 milioni di tonnellate di gas serra:
1. Raggiungere al 2030 l’85% della produzione elettrica nazionale attraverso fonti rinnovabili (oggi è circa al 40%).
2. Ripensare il Superbonus dell’edilizia, per elettrificare 3 milioni di abitazioni in tre anni, con un risparmio di risorse pubbliche e un innalzamento dei benefici ambientali connessi.
3. Mobilitare i cittadini, attraverso “Faccio la mia parte”, una campagna per incidere molto e velocemente sui consumi di energia attraverso i comportamenti individuali.

Rinnovabili strategiche e decisive
L’elettrificazione dei consumi è un driver fondamentale della transizione energetica, ma solo se associata alla progressiva decarbonizzazione del kWh, grazie alle fonti rinnovabili.
È la strategia del programma presentato nelle scorse settimane da Elettricità Futura (Confindustria) e condiviso con il Ministro Cingolani, che ci porterà ad avere circa l’84% della generazione elettrica nazionale da fonti rinnovabili attraverso tre step:
– Revisione del quadro normativo, con l’adozione dei nuovi target europei, la classificazione delle fonti rinnovabili come «materia di interesse pubblico prevalente», l’individuazione delle “aree di riferimento” con iter autorizzativi semplificati e della durata inferiore a un anno;
– Iniziativa “tetti solari”, con introduzione di uno sportello unico e iter amministrativo inferiore ai tre mesi, obbligo di solarizzazione dei tetti commerciali e pubblici entro il 2027, promozione dell’elettrificazione, dei prosumer e la diffusione dei sistemi di accumulo;
– Attivazione di comunità e territori, promuovendo un ruolo attivo di Regioni città e Comuni nella lotta la cambiamento climatico, introducendo l’obbligo per le Amministrazioni comunali di monitorare e rendicontare, di valutare i potenziali locali, di fissare target e obiettivi a medio e lungo termine, di promuovere le Comunità energetiche rinnovabili.

Un nuovo e decisivo Superbonus
Il sistema, in vigore da quasi due anni, purtroppo non ha prodotto risultati sufficienti nell’ottica della riduzione dei consumi energetici e della decarbonizzazione.
A maggio del 2022 sono stati realizzati 170 mila interventi con 30 miliardi di euro di finanziamenti (ultimo consuntivo ENEA) che avrebbero interessato circa 500 mila abitazioni (meno del 2% del totale nazionale; stima di Italy for Climate) e prodotto un risparmio non superiore a 400 mila tep: meno dell’1% del consumo energetico degli edifici in Italia e dello 0,4% di tutti i consumi energetici finali nazionali.
Puntare con più’ forza sull’elettrificazione degli edifici residenziali è non solo tecnicamente possibile, ma anche ambientalmente ed economicamente molto più efficiente e con tempi di realizzazione relativamente rapidi: sostituzione delle caldaie tradizionali con pompe di calore e piastre a induzione, fotovoltaico e sistemi di accumulo. Un intervento straordinario in questo senso su 3 milioni di abitazioni consentirebbe di tagliare al 2025 circa 2-3 miliardi di mc di gas e circa 6 MtCO2eq, con costi molto più contenuti.
Gli edifici sono responsabili di oltre il 40% dei consumi finali di energia ed in particolare, di gas; oggi una abitazione italiana consuma il 50% di energia in più rispetto alla media europea (a parità di condizioni climatiche).

Il contributo di ogni cittadino
I comportamenti individuali possono incidere moltissimo e molto velocemente sui consumi di energia e, quindi, sulle emissioni di gas serra. Italy for Climate propone di lanciare a livello nazionale una grande campagna di sensibilizzazione collegata all’iniziativa dell’Agenzia Internazionale dell’Energia e della Commissione europea “Playing my part”, che prevede la diffusione su vasta scala di misure comportamentali per i cittadini: abbassare riscaldamento e condizionatori, impostare meglio le temperature delle caldaie, promuovere lo smart working, ridurre l’utilizzo dell’auto privata in città per spostarsi a piedi, bicicletta e con il trasporto pubblico e condiviso, usare meno l’aereo e prendere di più il treno. Secondo le stime questa campagna potrebbe portare in media a un risparmio annuo per le famiglie di 450 euro insieme alla riduzione di 3 miliardi di mc di gas e di 2 milioni di tonnellate di petrolio, per un taglio delle emissioni pari a circa 12 milioni di tonnellate di CO2eq.

Rendere le città e il territorio protagonisti
Sono tutti d’accordo sul fatto che senza un coinvolgimento attivo degli enti locali e dei territori non si potrà realizzare alcuna transizione. Per questo Italy for Climate propone di portare velocemente a termine il burden sharing tra le Regioni del nuovo target europeo sulle rinnovabili (già adottando il 45% al 2030 indicato in REPowerEU) con nuovi target effettivamente vincolanti per le Amministrazioni regionali, prevedendo anche la possibilità di commissariamento in caso di inadempienze gravi e prolungate. Ma anche i Comuni dovranno fare la loro parte, a cominciare da quelli con più di 10 mila abitanti che dovranno dotarsi di un sistema di monitoraggio e rendicontazione dei livelli di produzione e consumo di energie rinnovabili, di analisi dei potenziali locali e specifici target. E che dovranno anche dare vita nel proprio territorio ad almeno una Comunità energetica rinnovabile entro il 2025: questo vorrebbe dire in pochi anni passare da qualche decina a oltre mille Cer. Per i Comuni più grandi, con più di 50 mila abitanti, si prevede l’introduzione di specifici Piani comunali per il clima con target fino al 2050.

Una legge per il clima
A monte di tutto ciò l’urgenza che l’Italia, come già fatto da tutti i grandi paesi europei, si doti di una Legge per il clima, che fornisca un quadro certo e vincolante da qui al 2050, definendo target specifici, anche a livello dei singoli settori produttivi, e azioni chiare e stabili.
Il Governo italiano vari misure necessarie per conseguire quei target, far ripartire l’efficienza energetica e raddoppiare in pochissimi anni la produzione di energia da fonti rinnovabili, che in Italia non crescono dal 2014 e nel 2021 anno abbiamo installato di gran lunga meno rinnovabili di qualsiasi altro Paese europeo.

Tagliare la dipendenza dall’estero e creare occupazione
Realizzare gli obiettivi della Roadmap di Italy for Climate consentirebbe all’Italia anche di ridurre notevolmente la dipendenza energetica dall’estero, e di promuovere nuovi posti di lavoro nelle filiere della green economy collegate alla transizione energetica. Secondo le ultime stime presentate da Elettricità futura, nel solo comparto della generazione elettrica lo sviluppo delle rinnovabili potrebbe portare da qui al 2030 a 470 mila posti di lavoro in più rispetto a quelli oggi esistenti.

Il ruolo dell’informazione: cruciale per lo sviluppo della Roadmap
Conoscenza e informazione hanno ruolo centrale nel momento di transizione in cui viviamo e l’attuazione di misure come quelle descritte; per superare luoghi comuni infondati e, ad esempio, i “falsi miti” sul contributo che le fonti rinnovabili potrebbero/dovrebbero avere.
Le energie rinnovabili non bastano a coprire il fabbisogno energetico dei prossimi decenni?
Hanno un impatto ambientale negativo? Costano troppo? Deprimono l’occupazione collegata invece alle fonti fossili? Solo una informazione corretta e basta su dati scientifici può permettere di superare e demolire questi falsi miti e sostenere l’impegno e il contributo dei cittadini e dell’interno Paese, come discusso in Conferenza da un panel di giornalisti.

Nessun ruolo per il nucleare in Italia
I tempi tecnici di realizzazione degli impianti nucleari sono molto lunghi e, anche immaginando di partire domani, andrebbero ben oltre il 2035, cioè ben oltre il tempo limite per vincere la sfida climatica.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia oggi in Europa il kWh da nucleare costa circa il triplo di quello da fotovoltaico ed eolico a terra, con previsioni al 2050 di aumento fino a cinque volte tanto, con costi in Italia ancora maggiori, perché non disponiamo di filiere produttive nazionali sul nucleare.
Due aspetti tecnici e oggettivi che condizionano fortemente ogni riflessione su una ipotesi di programma di sviluppo del nucleare in Italia, in cui il costo troppo elevato diventa variabile di valutazione determinante e insuperabile.

Accompagnare la transizione energetica
La transizione presenta implicazioni sociali rilevanti. La conferenza è stata l’occasione per affermare come gli interventi in favore di rinnovabili ed efficienza energetica possono aiutare le fasce sociali più deboli, specie nel contesto attuali di prezzi dell’energia molto elevati. Accompagnare la transizione energetica con misure appropriate potrebbe non solo renderla socialmente accettabile ma addirittura pienamente socialmente desiderabile.

“Per uscire dalla dipendenza fossile dalla Russia e costruire un sistema energetico più sicuro e resiliente, dobbiamo accelerare subito la transizione energetica – ha dichiarato ancora Edo Ronchi Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile e Promotore di Italy for Climate. – È prioritario attivare subito un programma organico di misure concrete per le fonti rinnovabili e l’autonomia energetica. Con il REPowerEU la Commissione Europea ha delineato obiettivi concreti che anche l’Italia deve implementare con un piano che acceleri l’elettrificazione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili per raggiungere il nuovo target al 2030, che alza dal 40% al 45% la quota rinnovabile del consumo complessivo di energia. È fondamentale ridisegnare e rendere più incisivo il Superbonus per promuovere prioritariamente interventi integrati di elettrificazione totale delle abitazioni, coinvolgere di più i cittadini, le città e le Regioni nel percorso della transizione energetica. Infine, fondamentale dotarsi di una Legge per il clima che fornisca un quadro certo e vincolante da qui al 2050, definendo target specifici, anche a livello dei singoli settori”.

“La crisi energetica che stiamo vivendo da un anno a questa parte ci ha messo di fronte agli occhi l’insostenibilità di un modello economico basato sull’import di combustibili fossili e i rischi ad esso connessi. – ha dichiarato Andrea Barbabella Coordinatore Italy For Climate – Gli eventi degli ultimi giorni sono tornati puntuali a ricordarci che il cambiamento climatico non si ferma nemmeno di fronte a pandemie o tensioni geopolitiche. Il riscaldamento globale è oramai una realtà con la quale dobbiamo fare i conti e a cui non possiamo dettare i tempi: per questo con Italy for Climate fin dall’inizio del nostro percorso abbiamo lavorato a una roadmap climatica per l’Italia, per fissare dei paletti su dove dobbiamo arrivare e stimolare un confronto tra le parti in causa su cosa e come fare per arrivarci. Adesso dobbiamo trasformare questo momento difficile in una opportunità per accelerare la costruzione di un sistema energetico più efficiente, più rispettoso della salute del pianeta e delle persone e basato prioritariamente sulle risorse che abbiamo in casa nostra, come il sole o il vento. Tutto questo non solo è possibile ma ha anche ricadute economiche e sociali positive importanti, anche se ovviamente la transizione va saggiamente accompagnata per non lasciare nessuno indietro”.

Italy for Climate è un’iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in partnership con Enea e Ispra, e promossa da Chiesi, Conou, Davines, Edison, Elettricità Futura, Erg, illy, Italian Exhibition Group, H+K Strategies.

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Progetto Appennino 2023. Fondazione Edoardo Garrone, da tempo impegnata nel rilancio della montagna italiana, ha avviato la ricerca del territorio che ospiterà l’edizione 2023 di Progetto Appennino.

Possono candidarsi enti privati e pubblici, costituiti in partenariati guidati da una fondazione (bancaria, d’impresa, di famiglia o di comunità), che rappresentino specifiche aree appenniniche di tutta Italia e vogliano accogliere e sviluppare sul proprio territorio l’originale modello di rilancio e di sviluppo sostenibile degli Appennini promosso da Fondazione Edoardo Garrone.

Giunto alla sua terza edizione, Progetto Appennino si basa su una formula che coniuga il sostegno alla nascita di nuove giovani imprese, attraverso l’alta formazione dell’incubatore ReStartApp, con il consolidamento e l’innovazione del tessuto imprenditoriale esistente, grazie ai percorsi di accelerazione – Vitamine in azienda e creazione di reti – Imprese in rete, dedicati alle imprese locali. Strumenti concreti ed efficaci al servizio di strategie di sviluppo locale che vogliano puntare sull’imprenditorialità quale volano di coinvolgimento e valorizzazione di tutte le risorse materiali e immateriali della comunità.

Per candidarsi c’è tempo fino al 28 ottobre 2022
Tra le candidature pervenute, Fondazione Edoardo Garrone selezionerà almeno due territori, che accederanno alla successiva fase di confronto e di approfondimento, per individuare il partenariato a cui assegnare l’edizione annuale del Progetto.

Fondazione Edoardo Garrone conferma così ulteriormente l’impegno per la riqualificazione delle aree interne del nostro Paese, avviato nel 2014 con il primo campus ReStartApp.

“Grazie all’esperienza maturata in collaborazione con territori e partenariati e al lavoro svolto in tutti questi anni accanto a tante giovani imprese innovative e geneticamente sostenibili, con Progetto Appennino stiamo sperimentando – e via via mettendo a punto – nuove modalità di partecipazione ai processi di sviluppo locale, mettendo a disposizione delle aree appenniniche competenze, relazioni, risorse e strumenti pratici – commenta Alessandro Garrone, presidente di Fondazione Edoardo Garrone. – A confermare la validità del nostro approccio, una solida rete di partner che condividono la nostra visione di sviluppo delle aree interne e montane: una visione capace di integrare le dimensioni economiche, sociali e ambientali e di mettere al centro i giovani, con le loro idee e i loro progetti ma, soprattutto, con le loro iniziative imprenditoriali. Solo attraverso la collaborazione, tra soggetti privati e pubblici, imprese e territori, è possibile affrontare l’importante sfida del rilancio dei nostri Appennini, tassello essenziale di una sfida ancora più impegnativa, quella della transizione ecologica del nostro Paese.”

“Anche quest’anno sosterremo come Legambiente la diffusione di questo progetto come una vera opportunità per tanti di quei territori del nostro Appennino ricchi di opportunità e di risorse – afferma Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ma purtroppo privi dell’attenzione che meritano. Legambiente, attraverso la campagna “Voler bene all’Italia”, si dedica con continuità alla promozione, in particolare, dei comuni sotto i cinquemila abitanti, vera e propria “spina dorsale” degli Appennini, nei quali è fondamentale far crescere una nuova imprenditoria, giovane e orientata verso la sostenibilità ambientale e sociale. Ci sembra, non da oggi, l’unica ricetta per impedire che spopolamento e degrado trasformino queste realtà in una sorta di “manifesto delle occasioni perse”. Dalla rigenerazione degli Appennini, invece, anche attraverso il corretto uso delle risorse messe a disposizione dal Pnrr, può arrivare un segnale chiaro e forte a tutto il Paese del vero significato di parole come resilienza, adattamento ai cambiamenti climatici, comunità energetiche e solidali, nuova economia, circolare e civile”.

“La Fondazione Garrone ha portato avanti un lavoro prezioso di rivitalizzazione del nostro territorio grazie a nuovi modelli economici incentrati sulla sostenibilità, la partecipazione, la creazione di reti locali e l’innovazione a servizio della tradizione e della qualità. Siamo orgogliosi di collaborare con la Fondazione Garrone – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – al Progetto Appennino. Il rilancio delle aree interne e dei nostri Appennini è importante per la sostenibilità, l’innovazione, i legami con il territorio, le comunità e anche per la sfida che abbiamo davanti per la transizione verde”.

“Si tratta di una grande occasione per i territori – afferma Marco Bussone, presidente nazionale Uncem – che possono aprirsi a un evento importante, formativo, che porta giovani da tutto il Paese, da tutto l’Appennino, protagonisti di un futuro che non può prescindere dalla loro capacità di fare impresa e di essere innovatori. Sono certo che gruppi di Comuni, Unioni montane e Comunità montane vorranno partecipare a questa call che ha tutto il supporto di Uncem”.

Attualmente, in Irpinia, è in corso la seconda edizione di Progetto Appennino, realizzata in collaborazione con il Comune di Avellino, insieme al Comune di Mercogliano e alla Fondazione Polo Terra, in rappresentanza del territorio denominato “Area Vasta di Avellino”.

Dal 2014 al 2021, con 11 edizioni delle iniziative di formazione, incubazione e accelerazione dedicate alle imprese montane – 6 edizioni di ReStartApp, 3 edizioni di ReStartAlp, rispettivamente in diverse località degli Appennini [Grondona (AL), Portico di Romagna (RN), San Sepolcro (AR), Fabriano (AN) e Ascoli Piceno] e nel VCO, oltre al progetto ReStartApp per il Centro Italia – Fondazione Edoardo Garrone ha affiancato 140 aspiranti imprenditori under 40, provenienti da 18 regioni, contribuendo concretamente all’avvio di circa 50 imprese.

Sono partner del Progetto Appennino: Fondazione Symbola, Legambiente, UNCEM, Alleanza Mobilità Dolce, Club Alpino Italiano (CAI), Fondazione CIMA, Federbim, Federforeste, PEFC Italia, Open Fiber e Tiscali.

www.fondazionegarrone.it

Cartografia geologica e geomorfologica. Il geologo è il professionista fondamentale per la mitigazione dei rischi. “Frane sismoindotte” , più specificatamente le frane che ti attivano in concomitanza o immediatamente dopo terremoti anche di modesta o media entità, sono state il focus del convegno che si è tenuto a Palermo, presso il Dipartimento di Scienze della Terra e Del Mare, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, dalla Fondazione Centro Studi del CNG, e dall’Ordine dei Geologi della Sicilia in collaborazione con lo stesso Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare di UNIPA ed il Corso di Laurea in Scienze Geologiche, con il patrocinio dell’ISPRA, dell’Autorità di Bacino e del Dipartimento Regionale di Protezione Civile.

Accademici, professionisti e tecnici delle Istituzioni pubbliche, si sono incontrati per discutere sulle applicazioni geologiche che riguardano la pianificazione territoriale, la gestione dei rischi e lo sfruttamento delle risorse naturali, sulla base di un comune strumento di lavoro: la ‘‘Cartografia Geologica e Geomorfologica’’.

A sostegno di tale necessità interviene il Prof. Attilio Sulli, Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Del Mare, DiSTeM, secondo il quale ‘‘la carta geologica costituisce il prodotto della conoscenza aggiornata e scientifica di elevata qualità, uniforme su tutto il territorio e basata su tecniche scientifiche e rigorose, accompagnata da livelli informativi che permettono di gestire dati geologici e territoriali di varia natura’’.

La cartografia geologica, nota anche come “la mappa che cambiò il mondo”, assume quindi il ruolo di strumento essenziale di sintesi e comprensione del territorio, delle sue potenziali trasformazioni per effetto di fenomeni naturali e dell’interazione con l’urbanizzazione e le attività antropiche in genere.
La cartografia geologica si pone come strumento preliminare ad ogni pianificazione urbanistica per la gestione ordinaria, per la mitigazione dei rischi e per la gestione dell’emergenza.
Il progetto CARG (CARta Geologica), fermo da diversi anni per scelte che hanno azzerato le risorse utili al suo completamento, di recente è entrato nella cosiddetta “nuova fase”, mediante finanziamenti volti ad implementare fino ad almeno il 50% la copertura del territorio nazionale.

‘‘Le informazioni contenute nella carta geologica e nei livelli informativi associati – prosegue Sulli – sono uno strumento conoscitivo indispensabile per la prevenzione dei rischi, per la tutela ambientale, per la corretta individuazione e gestione delle risorse naturali e in definitiva per un uso sostenibile del territorio.’’

La cartografia geologica e geomorfologica, pertanto, contribuisce ad ottenere informazioni cruciali anche e soprattutto in un’ottica di acquisizione di maggiore senso critico su uno o più aspetti legati al territorio, nel quale il ruolo del geologo risulta fondamentale, tant’è che, come giustamente evidenzia Sulli, “la professione del geologo non è assolutamente in crisi, i laureati in geologia trovano lavoro in tempi brevissimi”.

Più geologi al territorio è il coro unanime degli autorevoli relatori, ma al tempo stesso più territorio sotto il controllo dei geologi, come sottolinea Salvo Cocina, Dirigente Generale del Dipartimento della Protezione Civile della Sicilia, secondo il quale “occorre rincorrere assolutamente una corretta pianificazione, istituendo presidi idrogeologici del territorio e responsabilizzando i professionisti”, citando anche casi in cui manufatti edificati negli anni 90 sono stati realizzati all’interno di aree esondabili e quindi ad elevato rischio.

I lavori che hanno caratterizzato l’intero pomeriggio sono stati moderati e indirizzati dal Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Filippo Cappotto, che a conclusione del convegno ha evidenziato come ‘‘oggi viviamo un momento cruciale e decisivo per le discipline geologiche: nel Paese c’è la giusta consapevolezza dei georischi e della necessità di una maggiore salvaguardia dell’ambiente; i geologi con la loro capacità univoca di leggere la terra e l’ambiente hanno assunto un ruolo centrale e propositivo nelle politiche di gestione del territorio, e non è pensabile che il territorio possa più fare a meno di loro”, rafforzando la necessità di “procedere alla cartografazione di tutte le aree potenzialmente interessate da dissesto indotto da sisma, al fine di conseguire quella tanto desiderata prevenzione dai rischi naturali”.

Si rafforza ancora di più l’attività del Consiglio Nazionale dei Geologi sul territorio italiano, in sinergia con gli Ordini territoriali e in collaborazione col mondo Accademico e della Ricerca: in quest’ottica si inquadra l’attività formativa nella sede del Dipartimento di Scienze della Terra e Mare (DiSTeM) con relatori impegnati da anni e all’avanguardia nelle tematiche affrontate dall’evento.

di Domenico Angelone

www.cngeologi.it

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Viticoltura bio cresce: focus tecnico alla Fondazione Edmund Mach su difesa e sostenibilità. Il Trentino è fra le province italiane con una maggiore incidenza della superficie a vite per uva da vino coltivata con metodo biologico (13,3%). Nel 2021 ha raggiunto i 1368 ettari con un ulteriore incremento di 66 ettari rispetto al 2020 delle superfici certificate biologiche e in conversione.

Difesa e sostenibilità in viticoltura biologica
Sono i temi approfonditi alla Fondazione Edmund Mach nell’ambito del tradizionale incontro annuale dove sono state presentate le prove sperimentali in corso a San Michele e realizzato in collaborazione con il Centro di sperimentazione Laimburg.
In apertura Claudio Ioriatti, dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico FEM, ha evidenziato che il consumo di vino biologico a livello mondiale è più che raddoppiato negli ultimi 10 anni e rappresenta ora il 3,5% del consumo totale.
Tale evoluzione è stata sorretta da una costante espansione della superficie destinata alla viticoltura biologica che nel 2019 (ultimi dati disponibili) ammontava a 470 mila ettari, di cui circa 400 mila solo in Europa (11,4% della superficie vitata), continente nel quale Italia, Francia e Spagna si contendono il primato con circa 100 mila ettari a testa.
L’incontro, moderato da Daniele Prodorutti, responsabile dell’Unità agricoltura biologica, un gruppo di lavoro che conta 14 persone dedicate alla sperimentazione e consulenza sul biologico, ha visto intervenire tecnologi e tecnici (Roberto Lucin, Raffaella Morelli, Roberto Zanzotti per FEM e Simona Castaldi dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli) sui controlli e sulla situazione fitosanitaria nelle aziende biologiche del Trentino, sui dosaggi di rame con i risultati del progetto Intaviebio, sull’impronta ambientale in viticoltura con i sistemi a confronto.
Si è parlato anche di gestione sostenibile degli agroecosistemi con il caso studio in un’azienda biologica del Garda.

Difesa da peronospora, oidio e focus sul rame
Per quanto riguarda la difesa è stato fatto il punto sulla situazione fitosanitaria 2022 nelle aziende biologiche trentine.

Le infezioni primarie di peronospora, come nel 2021, non sono risultate aggressive nelle zone di fondovalle, mentre si osserva una maggiore gravità degli attacchi di questo patogeno nelle zone tardive e di montagna.
La scarsità di precipitazioni e bagnature fogliari osservate in luglio hanno impedito quasi ovunque lo sviluppo di infezioni secondarie di peronospora.

L’oidio è comparso precocemente, ma la pressione della malattia è aumentata significativamente sui testimoni non trattati solo nella seconda metà di luglio.
La difesa fitosanitaria consigliata alle aziende viticole biologiche, basata su rame e zolfo, ha permesso di mantenere grappoli sani per la quasi totalità delle situazioni, restando al di sotto del limite massimo di rame metallo annuo previsto dal regolamento europeo.

La flavescenza dorata si conferma una problematica molto seria, la cui gestione richiede massima attenzione da parte di tutto il comparto. Luglio è stato tra i mesi più asciutti e caldi degli ultimi anni: da segnalare molte situazioni di stress idrico e termico in vigneti di fondovalle e collina, soprattutto in terreni poco profondi e/o con mancanza di irrigazione.

Sono stati, inoltre, presentati i risultati delle prove in campo presso i vigneti della Fondazione Mach finalizzati al controllo della peronospora e dell’oidio.

Particolare attenzione è stata dedicata al rame, principio attivo impiegato principalmente nel prevenire le infezioni di peronospora, ed attualmente limitato per legge a 28 kg/ha nell’arco di 7 anni.
Per tale motivo il viticoltore biologico è chiamato a razionalizzare gli input, impiegando bassi dosaggi di rame.
Sono stati presentati i risultati del progetto INTAVIEBIO, finanziato dal PSR Friuli-Venezia Giulia, che mira a ridurre l’uso del rame in viticoltura biologica. In questo progetto è stata verificata l’efficacia di alcuni sali rameici a diversi dosaggi di applicazione in condizioni controllate di laboratorio.

Sostenibilità: studi di impronta ambientale, effetti positivi del sovescio e del curetage
La seconda parte della mattina ha previsto un approfondimento sul tema della sostenibilità. Sono stati presentati i risultati di uno studio di “impronta ambientale” in viticoltura (impronta di carbonio, idrica, di azoto, indici di biodiversità e di qualità del suolo).
La collaborazione scientifica tra Fondazione Mach, Università della Campania e Università della Tuscia ha dato l’opportunità di dimostrare come l’uso integrato di tali indici possa aiutare gli agricoltori ad evidenziare la maggiore sostenibilità di buone pratiche, ad esempio la gestione biologica rispetto a quella convenzionale in vigneti sperimentali della Fondazione Mach.
Infine, è stato presentato un progetto per la gestione sostenibile in viticoltura che nasce dalla collaborazione tra FEM e le aziende biologiche Pratello e Mille1 (Padenghe sul Garda, BS).
Con un approccio multidisciplinare si è puntato al miglioramento dei cicli produttivi mediante l’utilizzo di pratiche agronomiche sostenibili, il mantenimento della fertilità e della biodiversità dei suoli e il potenziamento della resilienza dei sistemi produttivi ai cambiamenti climatici.
Nell’ambito del progetto è stato valutato l’effetto del sovescio sulla nutrizione dei vigneti, che ha mostrato il suo contributo nel miglioramento della fertilità chimica e biologica del suolo coadiuvando la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici.

Nei vigneti della FEM, infine, è stata presentata la prova di curetage, operazione meccanica che prevede l’asportazione del legno cariato per mezzo di piccole motoseghe, eseguendo delle incisioni più o meno profonde nei ceppi di vite.
Questa tecnica permette di ridurre la manifestazione dei sintomi di mal dell’esca.

www.fmach.it

Sustainable Cities Index 2022, studio pubblicato da Arcadis che valuta la sostenibilità complessiva di 100 tra le principali città del Mondo, sulla base di 3 pilastri fondamentali: Persone, Pianeta e Profitto. Quest’ultimo criterio è da intendersi come “capacità di crescita” , non solo come mero indicatore della redditività di una città o paese.

Milano al 51° posto in classifica globale, è tra le prime 20 città del mondo per i punteggi “Pianeta”. Roma è tra le prime 30. Le posizioni delle città italiane sono dovute principalmente ad alcuni indicatori economici, pur rimanendo sempre tra le migliori 70 città del mondo.

Oslo è la migliore in assoluto, seguita da molte città europee insieme a Tokyo, Seattle e San Francisco, posizionate tra le prime dieci città più sostenibili.

Sebbene la Top 10 abbia ottenuto i punteggi combinati più alti, nessuna città si è classificata tra le prime dieci in tutti e tre i pilastri del rapporto.
Ciò indica che l’eccellenza in una sola categoria non è sufficiente per garantire sostenibilità complessiva a lungo termine e che la corsa all’Accordo di Parigi 2030 è solo uno dei fattori necessari alla creazione di un mondo più sostenibile.

L’Arcadis Sustainable Cities Index del 2022 rappresenta la quinta edizione dal 2015 e adotta una visione olistica della sostenibilità, per evidenziare le sfide in evoluzione che le città devono affrontare, alla luce dell’emergenza climatica, dell’impennarsi dell’inflazione e del costo della vita.
I dati chiave per valutare la classifica generale delle città includono l’esposizione ambientale ai disastri naturali, l’accessibilità abitativa e l’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.

“L’aumento del costo della vita ha interessato molte città in tutto il mondo ed è importante notare che alcune tra quelle considerate dal rapporto, sono già ad un punto limite”, ha dichiarato Massimiliano Pulice, Amministratore Delegato di Arcadis Italia. “La nostra ricerca ha rilevato che molte città stanno rapidamente diventando, o già lo sono, inaccessibili alla maggioranza dei suoi abitanti. Una città redditizia di per sé, non è sostenibile se a pagarne il prezzo sono i suoi cittadini”.

Il rapporto mette in guardia le città dalla mera ricerca della redditività, che produce aumenti proibitivi del costo della vita senza considerare esigenze più ampie: al crescere dei divari di ricchezza aumentano le disuguaglianze, i senzatetto e la disoccupazione, come si è verificato drammaticamente in città come San Francisco, Miami e San Paolo. Al contrario, le città che reinvestono i loro profitti in servizi e politiche sociali e in azioni ambientali che migliorano la qualità della vita dei cittadini, come Stoccolma, Tokyo e Amsterdam, possono trovarsi su un percorso di maggior successo verso la sostenibilità a lungo termine.

“In Italia – continua Pulice – vediamo come la strategia vincente per perseguire il cambiamento in ottica sostenibile sia data dal connubio equilibrato e collaborativo tra pubblico e privato. Non è sufficiente remunerare un investimento privato senza che questo sia sostenuto dall’interesse pubblico e viceversa. L’interesse degli investitori deve coincidere con la ricerca delle amministrazioni locali nella progressione sociale. C40, il bando di Reinventing Cities, si dimostra un’iniziativa di successo in grado di plasmare comuni e città assecondando cittadini e finanziatori in uno schema di gioco win-win, sostenibile sotto ogni aspetto. Milano si conferma un terreno fertile per opportunità di questo tipo. Aspettiamo Roma, che pure avrebbe infinite potenzialità, la quale sta ancora facendo i conti con un sistema lontano da queste consapevolezze”.

Le città incluse sono state scelte per fornire una panoramica dell’ambiente urbano mondiale, della copertura geografica, dei livelli di sviluppo economico, delle aspettative di crescita futura e delle sfide della sostenibilità. Gli indicatori sono stati valutati da esperti di Arcadis e le metriche sono state selezionate in base alle informazioni disponibili sulle città e alla credibilità delle fonti.

Arcadis è leader mondiale di consulenza e progettazione nell’ingegneria civile e ambientale. Presente in 70 Paesi con oltre 29.000 dipendenti, dal 1888 porta valore ai propri clienti, offrendo soluzioni su misura, fondate sulla sostenibilità, la salute e la sicurezza del territorio e dei cittadini.

Arcadis Italia conta su oltre 170 persone negli uffici di Milano e Roma. Presente sul mercato italiano dal 2008, si colloca tra le prime società specializzate nella rigenerazione urbana, nella progettazione della bonifica del territorio, nel trattamento delle acque e nella progettazione di edifici ed insediamenti industriali sostenibili. Arcadis affianca i suoi clienti per l’intero ciclo di vita degli asset che sviluppa e gestisce nella loro ideazione, creazione, riqualificazione e digitalizzazione.

www.arcadis.com/it

Arcadis Sustainable City Index 2022

Inutili sprechi in hotel. Sette turisti su dieci lasciano l’aria condizionata in camera accesa tutto il giorno. Tra i tanti sprechi dei vacanzieri il gettare gli asciugamani sul pavimento per farli cambiare ogni giorno o riempirsi il piatto al buffet e poi non finire tutto

Nel bel mezzo del dibattito sui cambiamenti climatici e sulle possibili misure di risparmio energetico che si possono attuare quest’autunno, il potente motore di ricerca di voli e hotel jetcost.it, ha scoperto in un recente sondaggio che molti turisti “ignorano” il cambiamento climatico, il risparmio energetico e persino la crisi alimentare.

Il team di Jetcost ha condotto un sondaggio nell’ambito di uno studio sulle vacanze degli europei nell’estate del 2022 a cui hanno partecipato 2.500 persone di età superiore ai 18 anni.

Inizialmente è stato chiesto a tutti gli intervistati se avessero intenzione o avessero già soggiornato in un hotel quest’estate, e l’87% ha risposto di sì.
È stato poi domandato loro se si comportassero in modo corretto in albergo o se facessero qualcosa di contrario alle regole: il 90% ha confessato di infrangere qualche regola dell’hotel e di non essere totalmente corretto.

Andando a indagare nel dettaglio, è stato chiesto a tutti gli intervistati dal team di Jetcost.it che soggiornano in un hotel, quali fossero i loro comportamenti non del tutto corretti e che avrebbero sicuramente potuto infastidire gli albergatori e il personale dell’hotel; da un elenco di risposte è stato chiesto loro di scegliere le cinque che li riguardavano maggiormente e le risposte più comuni sono state:

1- Riempire il piatto fino all’orlo al buffet e poi non mangiare tutto (81%).
2- Non spegnere l’aria condizionata della stanza per tutto il giorno (71%).
3- Prendere del cibo dal buffet da portar via anche se è vietato (65%).
4- Gettare gli asciugamani sul pavimento per cambiarli ogni giorno (58%).
5- Lasciare l’asciugamano sulla sdraio della piscina tutto il giorno (56%).
6- Tenere i prodotti inutilizzati in valigia ogni giorno per farli rifornire (45%).
7- Fumare dalla finestra di una camera per non fumatori (40%).
8- Fare una festa in camera con musica ad alto volume (38%).
9- Tenere la carta igienica in un armadio per farsene mettere di più (26%).
10- Nuotare in piscina quando è chiusa (23%).
11- Bere bottiglie dal minibar e riempirle con acqua o succo di frutta (18%).
12- Chiedere che la stanza venga sistemata nonostante aver lasciato il cartello “non disturbare” (17%).
13- Ospitare qualcun altro nella stanza (4%).
14- Inventare di essere in luna di miele per provare a ottenere una camera migliore o un regalo particolare (3%).

Ignazio Ciarmoli, Direttore Marketing di Jetcost, ha dichiarato: “Le vacanze sono fatte per essere godute al meglio e quest’anno sono meritate più che mai, finalmente senza restrizioni a causa del coronavirus, ma questo non significa che si può fare quello che si vuole negli hotel in cui si soggiorna, ci sono delle regole da seguire e bisogna essere il più civili possibile, sia con il personale che con gli altri ospiti, non pensare solo a se stessi e al proprio benessere. E allora sarebbe consigliabile riempire il piatto solo con il cibo che effettivamente si mangia, anche a costo di alzarsi più volte se si cambia idea e se ne vuole ancora, spegnere l’aria condizionata quando non si è presenti in camera e non far cambiare gli asciugamani tutti i giorni se poi a casa si è soliti cambiarli ogni settimana. Sono piccoli gesti che si possono fare per contribuire tutti alla salvaguardia del Pianeta, il risparmio energetico dovrebbe iniziare dalle abitudini quotidiane, così come si dovrebbe pensare alle persone che stanno vivendo in difficoltà per la carenza di cibo prima di far buttare nella spazzatura i nostri sprechi, anche se si è pagato per un all-inclusive”.

Jetcost è un motore di ricerca per tariffe aeree, hotel e autonoleggi. Questo significa che confronta i prezzi offerti da oltre 250 agenzie di viaggio e compagnie aeree per trovare il miglior prezzo per ogni tipo di viaggio. Una volta che l’utente ha deciso su Jetcost il viaggio che vuole fare, basta cliccare sul prezzo prescelto e si viene reindirizzati direttamente alla pagina dell’agenzia di viaggi che offre la prenotazione del volo, dell’hotel o del noleggio auto.

www.jetcost.it

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No brevetti sui semi. Una manciata di corporazioni possiede il nostro cibo (1). Decidono cosa i contadini possono coltivare e quanto dobbiamo pagare per i loro prodotti.

Giganti come Bayer-Monsanto e Carlsberg possono farlo perché si impossessano dei nostri semi brevettandoli: dai meloni ai pomodori fino all’orzo per fare la birra (2).

Per cinque anni abbiamo organizzato campagne per ottenere che l’ufficio che decide sui brevetti (l’EPO – l’Ufficio europeo dei brevetti), vietasse i brevetti su piante e animali. E abbiamo vinto! (3)
Ma le aziende stanno cancellando la nostra vittoria sfruttando quei punti in cui le regole non sono chiare al 100% (4).

Per bloccare queste aziende basterebbe che i ministri rendessero le regole sui brevetti ancora più severe. Le stesse regole sono state implementate grazie alla pressione pubblica di persone come noi.

E noi sappiamo di poterci riuscire di nuovo, questa volta la nostra comunità è ancora più forte. Abbiamo 50 organizzazioni indipendenti dalla nostra parte, tra cui alcune birrerie locali di tutta Europa.

Riferimenti
(1) Attualmente, 10 corporazioni da sole possiedono circa il 75% del mercato internazionale delle sementi. Le tre principali, Bayer-Monsanto, DuPont e Syngenta, controllano oltre il 50% del mercato.
Approfondimento: http://www.no-patents-on-beer.org/en/background/negative-effects
(2) https://www.no-patents-on-seeds.org/en/publications/report2021
https://www.no-patents-on-seeds.org/en/news/carlsberg2020
(3) https://www.wemove.eu/big-win-patents
https://www.epo.org/law-practice/case-law-appeals/communications/2020/20200514.html
(4) Sebbene i brevetti sulle coltivazioni convenzionali siano proibiti, i brevetti sulle coltivazioni che avvengono tramite ingegneria genetica, incluse le nuove tecniche come quella della modifica del genoma, sono consentiti. Nelle richieste di brevetti, le aziende restano volutamente vaghe nella distinzione tra ingegneria genetica e coltivazione convenzionale. In ogni caso, tutte le piante e gli animali dotati delle caratteristiche descritte nei brevetti vengono rivendicati come invenzione. Molto spesso vengono introdotti degli extra come “elementi tecnici” per simulare invenzioni reali.
https://www.no-patents-on-seeds.org/en/publications/report2021

Petizione
Chiediamo che entro un anno venga organizzata una conferenza dei ministri di tutti i paesi aderenti all’Ufficio europeo dei brevetti, al fine di implementare misure efficaci per fermare i brevetti sulla coltivazione e l’allevamento convenzionali di piante e animali.
Occorre adottare tutte le misure possibili, sia a livello nazionale che europeo, per bloccare i brevetti sulle piante coltivate e gli animali allevati in maniera convenzionale. Insieme chiediamo ai nostri ministri di organizzare una conferenza ufficiale per prendere decisioni drastiche che possano impedire alle aziende di manipolare le regole.

WeMove Europe è un movimento di cittadini che si batte per un’Europa migliore. Lottiamo per un’Unione europea dedicata alla giustizia sociale ed economica, alla sostenibilità ambientale e per realizzare una democrazia diretta concretamente dai cittadini.

www.wemove.eu/it

petizione

Siccità e acque sotterranee. Ormai con matematica precisione in giugno esplode il caso “siccità” in Italia.

Già cinque anni fa l’Associazione Italiana degli Idrogeologi aveva sottolineato che la più consistente risorsa idrica del territorio italiano era costituita dalle acque sotterranee.

Secondo i dati Istat del 2019, le acque sotterranee garantiscono l’84% del fabbisogno idropotabile (48% da pozzi e 36% da sorgenti), oltre a coprire una parte significativa delle esigenze agricole e industriali.

Pur risentendo della diminuzione delle piogge, la risorsa idrica sotterranea nazionale si rinnova annualmente per circa 50 miliardi di metri cubi, valore paragonabile all’acqua invasata in media nel Lago di Garda e a quella che mediamente il fiume Po scarica in Adriatico in un anno.
A questa risorsa si aggiungono riserve profonde non completamente rinnovabili di volume ancora maggiore, nascoste nel sottosuolo delle nostre pianure e delle nostre montagne. L’Italia, in virtù delle caratteristiche idrogeologiche del territorio, possiede quindi un’abbondanza tale di acque sotterranee da rappresentare una risorsa economica inestimabile, anche per la sua ottima qualità naturale, rispetto a quella di corsi d’acqua e laghi, naturali e artificiali,

Non a caso la Giornata Mondiale dell’Acqua 2022 è stata dedicata alle acque sotterranee, da ritenersi una risorsa per la gestione di crisi idriche, non meno importante di quelle superficiali.

Sull’argomento interviene il Comitato Italiano dell’Associazione Internazionale degli IdrogeologiIAH Italy evidenziando come “sia logico confermare che l’ottimizzazione dei fabbisogni e consumi idrici nazionali debba prioritariamente passare anche da un’attenta valutazione e un consapevole utilizzo delle acque sotterranee, oltre che da una corretta politica di risparmio idrico. Gli idrogeologi possiedono e già mettono continuamente a disposizione gli strumenti tecnici e conoscitivi, anche innovativi, per individuare modalità di gestione efficaci e garantire l’uso sostenibile di questa risorsa, in grado, per sua natura, di mitigare i problemi contingenti creati dalla siccità e di far fronte – entro certi limiti – agli effetti dei cambiamenti climatici”.

Condizioni favorevoli che consentono, quindi, di impostare un approccio culturale e operativo moderno, come auspicato dal “Green Deal” e dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), consentendo di adottare pratiche rispettose dell’ambiente anche in fase di emergenza, e a contrastare in maniera efficace anche le (ad oggi) ingiustificate preoccupazioni sull’approvvigionamento energetico da fonti idroelettriche.

“Le amministrazioni pubbliche sono dunque chiamate a programmare scientificamente la gestione quantitativa delle risorse idriche – prosegue l’IAH Italy – con particolare riferimento a quelle sotterranee, e pensare per tempo alla razionalizzazione del loro utilizzo: esso deve garantire prioritariamente i fabbisogni idropotabili ma, se debitamente regolamentato, può anche essere di valido supporto alle attività produttive”.

Le acque sotterranee, infatti, risultano immediatamente disponibili in molti contesti, e offrono soluzioni durature nel tempo e meno dipendenti, rispetto alle acque superficiali, dalle crisi idriche, a condizione che siano valutate attentamente le potenzialità degli acquiferi e monitorati costantemente gli effetti dei prelievi.
Ciò non elimina la necessità di adattamento e mitigazione degli effetti delle variazioni climatiche, ma contribuisce alla ottimizzazione della gestione della risorsa superficiale e di situazioni emergenziali.

Sullo stesso concetto di sinergia si sofferma il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Arcangelo Francesco Violo, che rilancia la necessità di istituire un’Agenzia Nazionale per il Governo della Risorsa, in grado di eliminare la frammentarietà della governance e restituire una regia unica per una pianificazione a lungo e medio termine, comprensiva di misure non strutturali e strutturali come i piccoli invasi montani “da realizzare in maniera diffusa, al fine di contribuire alla ricarica artificiale delle falde idriche, acclarato che quella naturale è compromessa dalla diversa distribuzione spaziale delle precipitazioni causata dai cambiamenti climatici in corso”.

“Bisogna utilizzare le risorse idriche sotterranee nei momenti di necessità – osserva ancora il Presidente Violo – ma per far ciò risulta necessario e non più procrastinabile integrare i sistemi di distribuzione delle acque da captazione superficiale con quelle sotterranee, in modo da pervenire ad una gestione adattiva della risorsa idrica e quindi mitigare il problema della siccità guardando alle interazioni acqua-suolo sotto i suoi vari aspetti ed interferenze”.

Il Consiglio Nazionale dei Geologi e IAH Italy invitano quindi tutti i soggetti coinvolti, tecnici e politici, istituzionali e privati, a riconsiderare il ruolo centrale delle acque sotterranee, dei piccoli invasi montani e della professionalità degli idrogeologi nella programmazione di interventi a breve e lungo termine, in modo da garantire rapidamente la formulazione di risposte efficaci ed economicamente vantaggiose, come richiesto anche dalle organizzazioni europee e mondiali, alle crisi idriche e alle tendenze climatiche che inevitabilmente continueranno ad interessare il nostro Paese.

www.cngeologi.it

Istat Risorse Idriche

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Salvaguardia fiumi, laghi, mari: cento ricercatori per il congresso AIOL alla FEM. L’Associazione Italiana di Oceanologia e Limnologia, fondata il 27 giugno 1972, ha scelto il Trentino e la Fondazione Edmund Mach come sede per il 26° congresso e per celebrare i suoi primi cinquant’anni.

Patrocinato dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Federazione Italiana di scienze della natura e dell’ambiente l’evento congressuale intitolato “Esperienze e approcci innovativi per la conoscenza e la salvaguardia degli ecosistemi acquatici” si è tenuto al Palazzo della Ricerca e Conoscenza, con una cerimonia di apertura che ha visto la presenza del direttore generale FEM, Mario Del Grosso Destreri, del dirigente Centro Ricerca e Innovazione, prof. Mario Pezzotti e del presidente di AIOL, Nico Salmaso.

I ricercatori si sono confrontati su tematiche fondamentali per la conoscenza e lo sviluppo di approcci innovativi per la salvaguardia degli ecosistemi lacustri, fluviali e marini.
I lavori congressuali vedono la partecipazione, in presenza e da remoto, di oltre 100 scienziati provenienti dai maggiori centri di ricerca e università italiani e prevedono 6 plenary lectures, 58 presentazioni orali, 20 poster, 27 ricercatori candidati ai premi messi in palio per le migliori presentazioni orali e poster e per la migliore pubblicazione su rivista internazionale.
Il congresso affronta le tematiche che riguardano la definizione delle metodiche più efficaci per il restauro ecologico degli ecosistemi acquatici, i risultati più recenti ottenuti dalle ricerche a lungo termine, la salvaguardia della biodiversità e degli ecosistemi maggiormente minacciati dal cambiamento climatico, l’impatto della pandemia da covid -19 sugli ecosistemi marini e lacustri.
Gli argomenti che saranno affrontati costituiscono uno dei capisaldi delle politiche di tutela delle risorse naturali promosse dalla Unione Europea.

La nuova strategia europea sulla biodiversità per il 2030 prevede, infatti, di migliorare lo stato di conservazione per almeno il 30% degli habitat e delle specie il cui stato non è soddisfacente, di includere almeno il 30% degli ambienti marini e terrestri d’Europa in zone protette gestite in modo efficace e di ripristinare almeno 25000 km di fiumi europei.
Il ruolo cruciale di queste azioni è sottolineato anche dalle iniziative di ricerca e innovazione sulla biodiversità attualmente sostenute dal PNRR, il piano nazionale di ripresa e resilienza.
Questi obiettivi richiedono un’adeguata strategia supportata da un’approfondita conoscenza degli ecosistemi acquatici basata sull’integrazione degli approcci di studio tradizionali con quelli più innovativi.
I lavori congressuali sono stati da una Short Summer School online organizzata in collaborazione con Successione Ecologica, un’associazione che promuove lo scambio culturale e scientifico tra i giovani che operano nel campo dell’ecologia e che ha visto partecipare 25 giovani ricercatori.

www.fmach.it

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