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Milano città spugna. Gruppo CAP realizzerà 90 opere di drenaggio urbano per i comuni della Città metropolitana e offrirà inoltre le proprie competenze per sviluppare progetti anche al di fuori del territorio servito.

Dal PNRR 50 milioni di euro per realizzare 90 progetti di drenaggio urbano sostenibile in 32 Comuni
Si chiama progetto Milano città spugna e vedrà coinvolto Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico della Città metropolitana di Milano, che ha ottenuto l’ammissione al finanziamento dal Ministero dell’Interno per uno dei bandi nell’ambito del PNRR presentato proprio dalla Città metropolitana di Milano.

Le risorse consentiranno all’utility lombarda di realizzare interventi di riqualificazione per prevenire allagamenti, contrastare l’erosione del suolo e gli effetti del cambiamento climatico su tutto l’hinterland milanese, ponendosi come punto di riferimento per la progettazione e la realizzazione di interventi di urbanistica sostenibile.
Per la prima volta, inoltre, Gruppo CAP guarda al di là del suo territorio per operare accanto ad AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotto Palermo, con l’obiettivo di potenziare il sistema fognario del Comune di Alia.

“Partecipare alle opere finanziate dal PNRR significa dare un contributo concreto per costruire il futuro del nostro Paese” spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. “Quello che intendiamo realizzare è un vasto programma di interventi di riqualificazione ambientale che coinvolge l’intero territorio su cui operiamo e che svilupperemo grazie alle competenze tecniche, giuridiche e gestionali che ci hanno permesso di ottenere questo importante finanziamento”.

Gruppo CAP si è presentata come stazione unica appaltante e soggetto attuatore di Città metropolitana di Milano, con la possibilità di guardare a un ampio territorio fatto di 200 Comuni.
Elemento essenziale oggi per confrontarsi con progetti ambiziosi e importanti, come quelli del progetto Milano Città Spugna, che mira a realizzare molteplici interventi di Drenaggio Urbano Sostenibile per far sì che le città siano in grado di assorbire l’acqua piovana, soprattutto negli eventi più intensi, senza intasare le reti fognarie e evitando allagamenti.

Il finanziamento del PNRR, pari a 50.194.050 euro, consentirà di riqualificare un’area complessiva pari a 530mila metri quadrati attraverso interventi si basano sulle cosiddette “Nature Based Solutions”, ovvero su processi naturali che sfruttano piante ed elementi vegetali per assorbire acqua e inquinamento, prevedono la sostituzione dell’asfalto con superfici permeabili in grado di far filtrare l’acqua e allo stesso tempo mitigare le isole di calore nel tessuto urbano.

Si tratta di un concetto relativamente recente, utilizzato dalla Commissione Europea per identificare strategie, azioni, interventi, basati sulla natura che forniscono servizi ambientali e vantaggi socio-economici capaci, qualora svolti in contesto urbano, di aumentare la resilienza delle città: aiuole, parcheggi, tetti e mura verdi, boschi urbani, sistemi di gestione alternative delle acque piovane, agricoltura urbana.

Gli interventi del progetto Milano Città Spugna promuovono l’urbanizzazione sostenibile, stimolando la crescita economica e contribuendo a rendere le città più attraenti per chi le vive.

I sistemi di drenaggio urbano sostenibile, inoltre, contribuiscono a migliorare il benessere dei cittadini, ripristinare gli ecosistemi degradati migliorandone la resilienza, a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la gestione del rischio idraulico-idrologico.

A Trezzano sul Naviglio è previsto un intervento di alleggerimento della rete di drenaggio mediante realizzazione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS) che coniugheranno elementi gestionali/funzionali con opere di deimpermeabilizzazione della strada.

A Cesano Boscone i SUDS consentiranno di integrare la gestione sostenibile delle acque meteoriche del parcheggio con la riqualificazione della piazza, per rendere lo spazio urbano maggiormente efficiente e fruibile e, al tempo stesso, migliorarne il valore estetico/paesaggistico.

A Solaro verrà completamente riqualificata un’area che consentirà da una parte una gestione più sostenibile delle acque meteoriche stradali, e dall’altra di offrire ai cittadini uno spazio urbano maggiormente fruibile e dal maggior valore estetico e paesaggistico.

A Rho verranno ripensate e riqualificate diverse aree parcheggio, sempre in ottica di drenaggio urbano.

Gli interventi totali sono 90 e coinvolgono 32 Comuni
Gli interventi erano stati proposti da Gruppo CAP insieme a Città metropolitana di Milano già alla fine del 2021, a soli 15 giorni dall’approvazione da parte del Ministero dell’Interno del Decreto n. 152, che definiva i criteri di attuazione nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Oggi Gruppo CAP per la prima volta guarda al di fuori del territorio servito direttamente per aprirsi al mercato e offrire il proprio know how e competenze anche a soggetti terzi. È il caso del progetto che CAP realizzerà per AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo, per la riqualificazione e potenziamento della rete fognaria del Comune di Alia. L’appalto, del valore di circa 212mila euro, prevede le fasi di studio di fattibilità, quantificazione costi e ingegnerizzazione del progetto, ed eventualmente la realizzazione. Si tratta di una sfida per l’utility lombarda, che allo stesso tempo certifica la sua capacità di confrontarsi su realtà diverse e distanti ponendosi come partner credibile e competente.

www.gruppocap.it/it

Cartografia geologica e geomorfologica. Il geologo è il professionista fondamentale per la mitigazione dei rischi. “Frane sismoindotte” , più specificatamente le frane che ti attivano in concomitanza o immediatamente dopo terremoti anche di modesta o media entità, sono state il focus del convegno che si è tenuto a Palermo, presso il Dipartimento di Scienze della Terra e Del Mare, organizzato dal Consiglio Nazionale dei Geologi, dalla Fondazione Centro Studi del CNG, e dall’Ordine dei Geologi della Sicilia in collaborazione con lo stesso Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare di UNIPA ed il Corso di Laurea in Scienze Geologiche, con il patrocinio dell’ISPRA, dell’Autorità di Bacino e del Dipartimento Regionale di Protezione Civile.

Accademici, professionisti e tecnici delle Istituzioni pubbliche, si sono incontrati per discutere sulle applicazioni geologiche che riguardano la pianificazione territoriale, la gestione dei rischi e lo sfruttamento delle risorse naturali, sulla base di un comune strumento di lavoro: la ‘‘Cartografia Geologica e Geomorfologica’’.

A sostegno di tale necessità interviene il Prof. Attilio Sulli, Direttore del Dipartimento di Scienze della Terra e Del Mare, DiSTeM, secondo il quale ‘‘la carta geologica costituisce il prodotto della conoscenza aggiornata e scientifica di elevata qualità, uniforme su tutto il territorio e basata su tecniche scientifiche e rigorose, accompagnata da livelli informativi che permettono di gestire dati geologici e territoriali di varia natura’’.

La cartografia geologica, nota anche come “la mappa che cambiò il mondo”, assume quindi il ruolo di strumento essenziale di sintesi e comprensione del territorio, delle sue potenziali trasformazioni per effetto di fenomeni naturali e dell’interazione con l’urbanizzazione e le attività antropiche in genere.
La cartografia geologica si pone come strumento preliminare ad ogni pianificazione urbanistica per la gestione ordinaria, per la mitigazione dei rischi e per la gestione dell’emergenza.
Il progetto CARG (CARta Geologica), fermo da diversi anni per scelte che hanno azzerato le risorse utili al suo completamento, di recente è entrato nella cosiddetta “nuova fase”, mediante finanziamenti volti ad implementare fino ad almeno il 50% la copertura del territorio nazionale.

‘‘Le informazioni contenute nella carta geologica e nei livelli informativi associati – prosegue Sulli – sono uno strumento conoscitivo indispensabile per la prevenzione dei rischi, per la tutela ambientale, per la corretta individuazione e gestione delle risorse naturali e in definitiva per un uso sostenibile del territorio.’’

La cartografia geologica e geomorfologica, pertanto, contribuisce ad ottenere informazioni cruciali anche e soprattutto in un’ottica di acquisizione di maggiore senso critico su uno o più aspetti legati al territorio, nel quale il ruolo del geologo risulta fondamentale, tant’è che, come giustamente evidenzia Sulli, “la professione del geologo non è assolutamente in crisi, i laureati in geologia trovano lavoro in tempi brevissimi”.

Più geologi al territorio è il coro unanime degli autorevoli relatori, ma al tempo stesso più territorio sotto il controllo dei geologi, come sottolinea Salvo Cocina, Dirigente Generale del Dipartimento della Protezione Civile della Sicilia, secondo il quale “occorre rincorrere assolutamente una corretta pianificazione, istituendo presidi idrogeologici del territorio e responsabilizzando i professionisti”, citando anche casi in cui manufatti edificati negli anni 90 sono stati realizzati all’interno di aree esondabili e quindi ad elevato rischio.

I lavori che hanno caratterizzato l’intero pomeriggio sono stati moderati e indirizzati dal Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Filippo Cappotto, che a conclusione del convegno ha evidenziato come ‘‘oggi viviamo un momento cruciale e decisivo per le discipline geologiche: nel Paese c’è la giusta consapevolezza dei georischi e della necessità di una maggiore salvaguardia dell’ambiente; i geologi con la loro capacità univoca di leggere la terra e l’ambiente hanno assunto un ruolo centrale e propositivo nelle politiche di gestione del territorio, e non è pensabile che il territorio possa più fare a meno di loro”, rafforzando la necessità di “procedere alla cartografazione di tutte le aree potenzialmente interessate da dissesto indotto da sisma, al fine di conseguire quella tanto desiderata prevenzione dai rischi naturali”.

Si rafforza ancora di più l’attività del Consiglio Nazionale dei Geologi sul territorio italiano, in sinergia con gli Ordini territoriali e in collaborazione col mondo Accademico e della Ricerca: in quest’ottica si inquadra l’attività formativa nella sede del Dipartimento di Scienze della Terra e Mare (DiSTeM) con relatori impegnati da anni e all’avanguardia nelle tematiche affrontate dall’evento.

di Domenico Angelone

www.cngeologi.it

Sustainable Cities Index 2022, studio pubblicato da Arcadis che valuta la sostenibilità complessiva di 100 tra le principali città del Mondo, sulla base di 3 pilastri fondamentali: Persone, Pianeta e Profitto. Quest’ultimo criterio è da intendersi come “capacità di crescita” , non solo come mero indicatore della redditività di una città o paese.

Milano al 51° posto in classifica globale, è tra le prime 20 città del mondo per i punteggi “Pianeta”. Roma è tra le prime 30. Le posizioni delle città italiane sono dovute principalmente ad alcuni indicatori economici, pur rimanendo sempre tra le migliori 70 città del mondo.

Oslo è la migliore in assoluto, seguita da molte città europee insieme a Tokyo, Seattle e San Francisco, posizionate tra le prime dieci città più sostenibili.

Sebbene la Top 10 abbia ottenuto i punteggi combinati più alti, nessuna città si è classificata tra le prime dieci in tutti e tre i pilastri del rapporto.
Ciò indica che l’eccellenza in una sola categoria non è sufficiente per garantire sostenibilità complessiva a lungo termine e che la corsa all’Accordo di Parigi 2030 è solo uno dei fattori necessari alla creazione di un mondo più sostenibile.

L’Arcadis Sustainable Cities Index del 2022 rappresenta la quinta edizione dal 2015 e adotta una visione olistica della sostenibilità, per evidenziare le sfide in evoluzione che le città devono affrontare, alla luce dell’emergenza climatica, dell’impennarsi dell’inflazione e del costo della vita.
I dati chiave per valutare la classifica generale delle città includono l’esposizione ambientale ai disastri naturali, l’accessibilità abitativa e l’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa.

“L’aumento del costo della vita ha interessato molte città in tutto il mondo ed è importante notare che alcune tra quelle considerate dal rapporto, sono già ad un punto limite”, ha dichiarato Massimiliano Pulice, Amministratore Delegato di Arcadis Italia. “La nostra ricerca ha rilevato che molte città stanno rapidamente diventando, o già lo sono, inaccessibili alla maggioranza dei suoi abitanti. Una città redditizia di per sé, non è sostenibile se a pagarne il prezzo sono i suoi cittadini”.

Il rapporto mette in guardia le città dalla mera ricerca della redditività, che produce aumenti proibitivi del costo della vita senza considerare esigenze più ampie: al crescere dei divari di ricchezza aumentano le disuguaglianze, i senzatetto e la disoccupazione, come si è verificato drammaticamente in città come San Francisco, Miami e San Paolo. Al contrario, le città che reinvestono i loro profitti in servizi e politiche sociali e in azioni ambientali che migliorano la qualità della vita dei cittadini, come Stoccolma, Tokyo e Amsterdam, possono trovarsi su un percorso di maggior successo verso la sostenibilità a lungo termine.

“In Italia – continua Pulice – vediamo come la strategia vincente per perseguire il cambiamento in ottica sostenibile sia data dal connubio equilibrato e collaborativo tra pubblico e privato. Non è sufficiente remunerare un investimento privato senza che questo sia sostenuto dall’interesse pubblico e viceversa. L’interesse degli investitori deve coincidere con la ricerca delle amministrazioni locali nella progressione sociale. C40, il bando di Reinventing Cities, si dimostra un’iniziativa di successo in grado di plasmare comuni e città assecondando cittadini e finanziatori in uno schema di gioco win-win, sostenibile sotto ogni aspetto. Milano si conferma un terreno fertile per opportunità di questo tipo. Aspettiamo Roma, che pure avrebbe infinite potenzialità, la quale sta ancora facendo i conti con un sistema lontano da queste consapevolezze”.

Le città incluse sono state scelte per fornire una panoramica dell’ambiente urbano mondiale, della copertura geografica, dei livelli di sviluppo economico, delle aspettative di crescita futura e delle sfide della sostenibilità. Gli indicatori sono stati valutati da esperti di Arcadis e le metriche sono state selezionate in base alle informazioni disponibili sulle città e alla credibilità delle fonti.

Arcadis è leader mondiale di consulenza e progettazione nell’ingegneria civile e ambientale. Presente in 70 Paesi con oltre 29.000 dipendenti, dal 1888 porta valore ai propri clienti, offrendo soluzioni su misura, fondate sulla sostenibilità, la salute e la sicurezza del territorio e dei cittadini.

Arcadis Italia conta su oltre 170 persone negli uffici di Milano e Roma. Presente sul mercato italiano dal 2008, si colloca tra le prime società specializzate nella rigenerazione urbana, nella progettazione della bonifica del territorio, nel trattamento delle acque e nella progettazione di edifici ed insediamenti industriali sostenibili. Arcadis affianca i suoi clienti per l’intero ciclo di vita degli asset che sviluppa e gestisce nella loro ideazione, creazione, riqualificazione e digitalizzazione.

www.arcadis.com/it

Arcadis Sustainable City Index 2022

To decarbonise homes: EU policies will benefit low-income households across Europe. European Green Deal policies to increase energy renovations and the uptake of clean heating in homes, combined with a smart recycling of carbon pricing revenues, would reduce energy cost and increase the disposable income of low-income households, a new study finds.

The study, by the Institute for European Energy and Climate Policy (IEECP) and commissioned by the European Climate Foundation (ECF), analysed the impacts of EU measures to reduce greenhouse gas emissions from buildings on energy poverty in 10 Central, Eastern and Southern EU countries. It found that the EU Green Deal could deliver a fairer society by giving energy poor households the opportunity to live in energy efficient homes and access to clean and affordable heating. The ten countries covered by the analysis are: Bulgaria, Czechia, Greece, Hungary, Italy, Poland, Portugal, Romania, Slovakia and Spain.

“Our research documents that, if well-designed, the EU Renovation Wave, which is part of the EU Green Deal, can cut low-income households’ energy costs by a third. Introducing three policies simultaneously – minimum energy performance standards for buildings, a phase out on the sale of fossil fuel boilers and a carbon price for heating fuels – would result in the lowest energy costs and the highest disposable incomes in 2050 compared to implementing only one or two of the policies. To ensure low-income households reap the benefits described, substantial public funding is needed,” says Vlasis Oikonomou, IEECP’s Managing Director.

Data from the Energy Poverty Advisory Hub indicate that the number of energy-poor citizens in the EU is between 50 and 125 million people. These Europeans are unable to keep their homes adequately warm and this number is highly likely to rise given the outlook on energy prices.
The EU is increasingly targeting energy poverty in its policy action with a set of building legislation measures, notably the EU Renovation Wave, aiming for a massive renovation of buildings and eradicating energy poverty in the coming decade.
In the five scenarios modelled, IEECP finds that minimum energy performance standards to upgrade buildings to energy label E by 2033 and then to label D by 2040 could make low-income households’ energy bills on average 19% lower in 2050 across the ten countries analysed compared to when no additional policies are implemented1. Such standards would also improve their thermal comfort and health as lower income households tend to live in inefficient homes.
If the standards are introduced in combination with a phase-out of fossil fuel boilers, energy costs will be 30% lower on average compared to business-as-usual in 2050.
If no additional policies are implemented to decarbonise Europe’s buildings, the EU will fail to reach its climate targets and low-income households in the ten countries will be spending on average 19% more on energy than they do now while being left out of the energy transition.

“The study released today is the first of its kind to specifically map the impacts of EU building policies on the lowest income quintile groups at national level, providing clear policy recommendations to address potential adverse effects”, adds Oikonomou.

(1) It should be noted that the study was conservative on the perspective of price rise for both energy and ETS CO2 prices, the expected impacts can then be higher.

IEECP is a non-for-profit, independent research foundation working, since 2015, on science-based climate change mitigation, energy efficiency and renewable energy policy, with an international interdisciplinary team of experts generating and disseminating scientific knowledge.
We work closely with EU institutions, international organisations, national, regional and local governments, think-tanks, NGOs, academics and the business world to lead the transition to climate neutrality and to a sustainable energy future for various sectors. We build valued partnerships with renowned organisations from across Europe as we believe collaboration and creating a community helps carrying our ideas and results further, to shape, together, a low-emissions, resilient future. www.ieecp.org

IEECP’s report series “Study on the impacts of policies to decarbonise residential buildings on energy poverty in Central, Eastern and Southern Europe and mitigation strategies” and summary report “A socially-just EU Renovation Wave”

www.ieecp.org

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Architects Against Housing Alienation (AAHA) rappresenterà il Canada alla 18a Mostra Internazionale di Architettura, La Biennale di Venezia, dal 20 maggio al 26 novembre 2023 con il progetto Not for Sale! (non in vendita!).

Per l’occasione Architects Against Housing Alienation (AAHA) trasformeranno il Padiglione Canada ai Giardini nel quartier generale di una campagna attivista per l’edilizia abitativa non alienata, contro il concetto di proprietà e la conseguente forma di architettura come strumento finanziario.

Insieme a AAHA collaboreranno team interdisciplinari e geograficamente distribuiti, formati da organizzazioni di attivisti, sostenitori della non alienazione e architetti: insieme per formulare richieste e creare visioni di audaci progetti architettonici che possano ispirare tutti, canadesi e non solo, a unirsi alla richiesta di alloggi più sicuri, più sani e più equi.

Nello spiegare il progetto che porterà alla Biennale Architettura 2023, AAHA sottolinea come la realtà contemporanea sia plasmata dalla logica estrattiva della speculazione immobiliare, fondata sull’espropriazione coloniale delle terre indigene e sull’invenzione moderna della proprietà fee-simple (a pagamento), ovvero la forma assoluta e irrevocabile di proprietà. La speculazione immobiliare è quindi una forma di estorsione: trasforma le case in beni spazio-finanziari modificando la forma, la funzione e l’estetica delle abitazioni per servire meglio le logiche di accumulo e speculazione della ricchezza. Questo processo violento si traduce in un ambiente urbano sistematicamente razzista, sessista e classista. Un fenomeno globale molto visibile in Canada, un paese la cui economia è ora dominata dal settore immobiliare.

Selezionata e commissionata dal Canada Council for the Arts/Conseil des arts du Canada, “la campagna “Not for Sale!” è unica e tempestiva. Un progetto che risuonerà a livello internazionale poiché il Canada, come gran parte del mondo, deve affrontare sfide complesse e diffuse in termini di accessibilità e disponibilità degli alloggi. Siamo orgogliosi di permettere alle grandi idee artistiche che influenzano il cambiamento sociale di raggiungere un nuovo pubblico”.

Architects Against Housing Alienation (AAHA), il collettivo di curatori formato per la Biennale di Architettura di Venezia 2023, è composto da:
Adrian Blackwell, artista, designer, teorico ed educatore, il cui lavoro esplora la relazione tra spazi fisici e forze politiche e economiche. La sua arte e il suo design sono stati esposti in tutto il Canada, negli Stati Uniti e a livello internazionale alle Biennali di Shenzhen e Chengdu, alla Shanghai Urban Space Art Season, alla Chicago Architecture Biennial e alla Toronto Biennial of Art. Nel 2022 Adrian e David Fortin hanno co-curato il numero 12/13 della rivista Scapegoat– c\a\n\a\d\a: delineating nation state capitalism. Blackwell ha insegnato architettura e urbanistica nelle università di Chongqing, Michigan, Toronto e Harvard ed è attualmente Professore Associato presso la University of Waterloo School of Architecture.

David Fortin è un Métis of Ontario e membro della Indigenous Task Force del Royal Architectural Institute of Canada (RAIC), un’istituzione che cerca “modi per favorire e promuovere il design indigeno in Canada”. Dal 2018 al 2019 ha coordinato un progetto di design abitativo guidato dalla comunità con il National Research Council per le comunità remote settentrionali e ha partecipato come mentore e architetto per l’Indigenous Homes Innovation Initiative amministrata da Indigenous Services Canada. David è un architetto professionista che gestisce uno studio di architettura, lavorando principalmente con le comunità Métis e First Nations di tutto il Canada. Attualmente è professore presso la University of Waterloo School of Architecture.

Matthew Soules è Professore Associato presso la University of British Columbia School of Architecture and Landscape Architecture e fondatore di Matthew Soules Architecture. La ricerca di Matthew si concentra sul capitalismo e l’architettura contemporanei. Il suo ultimo libro, Icebergs, Zombies, and the Ultra Thin: Architecture and Capitalism in the Twenty-First Century, esamina l’ascesa del capitalismo finanziario e il suo rapporto con l’architettura. Il lavoro di Matthew è stato finanziato da numerose organizzazioni, tra cui il Social Sciences and Humanities Research Council e il British Columbia Arts Council, oltre a ricevere una vasta gamma di premi, come l’AIA/ACSA Housing Design Education Award nel 2012. È stato Professore invitato presso l’Università di Harvard e SCI-Arc.

Sara Stevens è una storica dell’architettura e dell’urbanistica. È Professoressa Associata presso la University of British Columbia School of Architecture and Landscape Architecture. La sua ricerca si concentra sui costruttori del ventesimo secolo, esplorando l’economia culturale della pratica architettonica, della finanza e delle competenze settoriali in Canada e negli Stati Uniti. Il suo libro, Developing Expertise: Architecture and Real Estate in Metropolitan, studia lo sviluppo immobiliare nelle città americane del ventesimo secolo e come costruttori, investitori e architetti hanno lavorato insieme per costruire suddivisioni e superblocchi, vicoli ciechi e torri. Nel 2019 Sara ha ricevuto una borsa di studio di ricerca presso il Canadian Center for Architecture, sostenitore del suo secondo progetto di libro, intitolato Building Capital.

Patrick Stewart è un membro della Killerwhale House di Daaxan della Nisga’a Nation. È un architetto pluripremiato con 26 anni di esperienza in architettura. Patrick è stato il primo architetto di discendenza delle Prime Nazioni a possedere e gestire uno studio di architettura nella Columbia Britannica ed è stato eletto Presidente dell’Architectural Institute of British Columbia. Patrick è Presidente fondatore della Task Force indigena del Royal Architectural Institute of Canada RAIC, co-Presidente della RAIC Truth and Reconciliation Task Force e Presidente del Comitato provinciale per i senzatetto aborigeni in BC. È stato anche mentore per l’Indigenous Homes Innovation Initiative, amministrata da Indigenous Services Canada, come un modo diverso di sviluppare, progettare e finanziare progetti con le comunità indigene.

Tijana Vujosevic è Assistente Professoressa presso la University of British Columbia School of Architecture and Landscape Architecture. Tijana ha ricevuto numerose borse di studio e premi, tra cui la MIT Presidential Fellowship, la Gerda Henkel Foundation PhD Fellowship, la American Association of University Women International Fellowship e una borsa di studio biennale con l’Institute of Advanced Studies dell’Università di Strasburgo. Di recente, il Museum of Modern Art di New York (MoMA) ha ripubblicato il suo saggio del 2013 sugli stabilimenti balneari sovietici degli anni ’30, come lettura essenziale durante la pandemia. Il libro di Tijana sulla domesticità comunista è stato recensito in nove riviste accademiche ed era nell’elenco di Owen Hatherley dei libri più importanti del 2017 nell’Architectural Review.

Chris Lee è un graphic designer e Assistente Professore presso il Dipartimento di Design della comunicazione universitaria del Pratt Institute (Brooklyn, NY). La sua ricerca e il suo lavoro creativo indipendente esplorano le implicazioni storiche, pratiche e pedagogiche del documento, in particolare la sua funzione archivistica e probatoria, come genere di progettazione grafica. Ha lavorato per The Walrus Magazine, Metahaven e Bruce Mau Design.

Ali S. Qadeer è un designer di Toronto, educatore presso l’Ontario College of Art & Design University (OCADU), scrittore occasionale e laureato alla McGill University e alla Rhode Island School of Design (RISD). Il suo lavoro e la sua scrittura si concentrano sulla creazione di forme algoritmiche, sulla creazione di strumenti non ortodossi e sulle strutture disciplinari ed economiche che progettano le pratiche contrafforti, nonché sulla sorveglianza e sul managerialismo della piattaforma e sulle controculture del cooperativismo.

Contributori e collaboratori: Affordable Housing Association of Nova Scotia ¦ Shawn Bailey and Lancelot Coar, University of Manitoba ¦ Bâtir Son Quartier, Black Urbanism Toronto ¦ Black Urbanism TO | Brique par Brique | Ian Campbell, Hereditary Chief, Squamish Nation ¦Canadian Cohousing Network ¦ Julia Christensen, Memorial University ¦ Anne Cormier, Atelier Big City ¦ CP Planning | Susan Fitzgerald, fbm Architecture ¦ Gentrification Tax Action | Haeccity Architecture Studio ¦Idle No More | One House Many Nations ¦LGA Architectural Partners ¦ L’OEUF Architectes | Parkdale Neighbourhood Land Trust ¦ Right to Remain ¦ Sarah Silva, Hiy?ám? ta Housing ¦ SvN Architects and Partners ¦ The Studio of Contemporary Architecture ¦ Toronto Tiny Shelters ¦ Ipek Türeli, McGill University.

Organizzazione principale: School of Architecture and Landscape Architecture, University of British Columbia
Organizzazione partner: University of Waterloo School of Architecture

Il Curatore, il Canada Council for the Arts-Conseil des Arts du Canada
Il Canada Council for the Arts/ Conseil des Arts du Canada è il finanziatore pubblico delle arti in Canada, con il mandato di promuovere e facilitare lo studio e la diffusione delle arti, così come la produzione di opere d’arte. Il Consiglio sostiene e investe nell’eccellenza artistica attraverso un’ampia gamma di sovvenzioni, servizi, premi e sponsorizzazioni per artisti professionisti e organizzazioni artistiche canadesi. Il suo lavoro garantisce la diffusione di opere d’arte e letterarie vivaci, diverse e di alta qualità che coinvolgono i Canadesi, arricchiscono le comunità e raggiungono i mercati globali. Infine, attraverso le sue attività di comunicazione, ricerca e promozione, il Consiglio svolge attività di sensibilizzazione e valorizzazione delle arti.
Il Canada Council sostiene con orgoglio da diversi anni la rappresentanza del Canada alla Biennale di Architettura di Venezia e ha recentemente raddoppiato il suo investimento, che ora è di 500.000 dollari. Questo aumento fa parte dell’impegno strategico per aumentare il profilo internazionale dell’arte e degli artisti canadesi.

www.canadacouncil.ca

www.international.gc.ca

Schermo solare riduce consumi energetici. L’uso delle protezioni solari potrebbe ridurre il consumo di energia per il raffreddamento degli spazi negli edifici europei fino al 60% entro il 2050.
Costituiscono infatti una prima efficace soluzione nella lotta contro il surriscaldamento degli edifici e consentirebbero di evitare 100 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 e, al tempo stesso, un risparmio di 285 miliardi di euro.

È quanto è emerso da un nuovo studio scientifico condotto da Guidehouse, sul quale è intervenuta anche ES-SO, European Solar Shading Organisation – l’organizzazione ombrello per l’industria europea delle schermature solari di cui fa parte anche Dickson-Constant, affermando che la ricerca dimostra che c’è un urgente bisogno di schermature solari automatizzate per rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico.
ES-SO chiede che l’obbligo di utilizzo delle schermature solari automatizzate venga emanato dalla Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD).

Dickson SWK6
Nel panorama delle schermature solari, il tessuto SWK6 di Dickson rappresenta una soluzione particolarmente efficiente e sostenibile per gli edifici pubblici e residenziali.
È infatti un vero condizionatore naturale perché, come tenda verticale, offre elevato comfort termico: in estate respinge il 94% del calore, riducendo così le spese relative alla climatizzazione e contribuendo a migliorare il bilancio energetico dell’edificio.
Inoltre, con un’apertura del 6% SWK6 lascia entrare la luce naturale nell’edificio controllando la luminosità e offre sia un eccellente contatto visivo con l’esterno sia un’ottima privacy all’interno. La sua microperforazione e la grana regolare garantiscono un buon filtraggio della luce, consentendo una riduzione del 30% dell’utilizzo dell’illuminazione artificiale.
Può essere utilizzato sia all’interno sia all’esterno ed è progettato per resistere alle intemperie perché, grazie alla sua costruzione in Rachel Trameur, SWK6 non teme lo strappo e sebbene sia il tessuto per schermi più sottile e leggero sul mercato, la sua resistenza è 5 volte maggiore della fibra di vetro. Inoltre, il suo esclusivo processo di spalmatura protegge i suoi colori dai raggi UV e dalle intemperie garantendo allo stesso tempo un’eccellente durata nel tempo.

I tessuti microforati SWK6 di Dickson sono utilizzabili anche come tessuti per pareti e soffitti tesi o persino come pannelli acustici; sono disponibili in 21 colori coordinabili con gli altri tessuti della gamma Sunworker e in due larghezze, 150 cm e 300 cm, e le sue prestazioni tecniche ed estetiche lo rendono adattabile a tutti gli spazi e a tutte le architetture.

La ricerca di Guidehouse: schermature solari vs aria condizionata
Il cambiamento climatico comporta ondate di calore più intense e durature e si stima che gli edifici che richiedono aria condizionata aumenteranno del 60%. Nel suo studio, Guidehouse, che agisce come consulente per i mercati pubblici e commerciali di tutto il mondo, ha analizzato l’impatto delle schermature solari rispetto all’utilizzo dell’aria condizionata negli edifici.
Le simulazioni e i vari scenari sono abbastanza definiti: se le schermature solari intelligenti venissero applicate prima del raffreddamento attivo (scenario preferito), dovremmo essere in grado di fermare la crescita degli edifici che richiedono aria condizionata da qui al 2050.

I risultati della ricerca condotta da Guidehouse mostrano che le schermature solari automatizzate hanno un impatto decisamente positivo e questo non solo sul pianeta, ma anche sulla società e sulle persone.

Il pianeta: una strategia di riduzione della CO2
Nello scenario auspicato dallo studio Guidehouse, da qui al 2050 possono essere evitate circa 100 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra (I fattori di CO2 sono in linea con l’EPBD Impact Assesment del 2021 e sono basati sul Climate Target Plan 2030 della Commissione Europea).
Questa riduzione di 100 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 è equivalente alle emissioni annuali di CO2 di 22 milioni di automobili.

Società: una strategia che si basa sul risparmio energetico
Le schermature solari possono ridurre del 60% l’energia utilizzata per il raffreddamento degli edifici dell’UE. Secondo lo studio, questo risparmio energetico (di circa 870 Terawattora di elettricità) è approssimativamente equivalente al consumo finale di energia della Spagna, che ha 47 milioni di abitanti.

Le persone: una strategia efficace dal punto di vista dei costi
Dalla ricerca emerge che le schermature solari sono un investimento molto più conveniente rispetto al raffreddamento attivo degli spazi, come l’aria condizionata, dato che questa soluzione potrebbe far risparmiare fino a 285 miliardi di euro da qui al 2050. Questa somma è simile al PIL di Paesi come la Finlandia e il Lussemburgo insieme.

Combattere il surriscaldamento degli edifici. L’impegno di ES-SO
Poiché secondo lo studio svolto da Guidehouse le schermature solari automatizzate sono quindi la migliore difesa contro il cambiamento climatico, ES-SO sta esortando i responsabili politici dell’UE a rendere le schermature solari obbligatorie ai sensi della direttiva EPBD, come prima soluzione nella lotta contro il surriscaldamento, prima dell’utilizzo del raffreddamento attivo come l’aria condizionata.
Anders Hall, Presidente di ES-SO: “Al giorno d’oggi, gli edifici sono i maggiori consumatori di energia in Europa. Consumano il 40% della nostra energia e sono responsabili del 36% delle emissioni di gas serra. I risultati della ricerca condotta da Guidehouse sono decisamente impressionanti e dimostrano un potenziale risparmio energetico fino al 60% sul raffreddamento interno degli edifici entro il 2050. Questo studio dimostra che non ci devono essere ulteriori ritardi e che le schermature solari devono essere visti come la prima soluzione per combattere il surriscaldamento degli edifici. Siamo in attesa di un futuro in cui gli edifici dovranno essere più resistenti al clima e meno dipendenti dall’energia”.

ES-SO è un’organizzazione no profit fondata a Bruxelles. Mira a promuovere l’impatto positivo delle schermature solari sulla gestione del clima interno degli edifici, sostenendo in tal modo gli ambiziosi impegni di efficienza energetica dell’UE. ES-SO funge da organizzazione ombrello per le associazioni professionali di schermature solari presenti nella maggior parte dei paesi membri dell’UE, tra cui Dickson-Constant. L’industria europea delle schermature solari impiega oltre 400.000 persone nei 27 Stati membri e genera un fatturato annuo di oltre 22 miliardi di euro. Con sede a Bruxelles, ES-SO è stata creata per garantire che la voce del settore venga ascoltata al fine di dare un contributo positivo agli obiettivi energetici dell’UE. ES SO è inoltre coinvolta in vari progetti dell’UE e agisce sia a titolo contributivo che di consulenza.

DICKSON è una azienda di punta nel settore dei tessuti tecnici, Dickson è oggi riconosciuto in tutto il mondo come leader nei tessuti per interni e per esterni fabbricati in Francia. Venduto con due marchi di punta – DICKSON® e SUNBRELLA® – i suoi prodotti sono richiesti da nomi di spicco del design, dell’architettura e della nautica.
Guidando la crescita del gruppo, l’innovazione consente a Dickson di diversificare le sue linee di prodotti offrendo un’ampia selezione di tessuti tecnici e di design per soddisfare le esigenze di miglioramento della casa. La sua attività copre ora quattro mercati: protezione solare, tessuti per indoor & outdoor, tessuti per la nautica e pavimentazione in tessuto.
Combinando tecnologia avanzata e originalità, lo stile Dickson è ora disponibile in oltre 110 Paesi in cinque continenti.
Nel 2019, Dickson-Constant è diventata una delle prime aziende tessili certificate ISO 45001 sui requisiti di salute e sicurezza sul lavoro.

www.es-so.com

www.dickson-constant.com

Evaluation energy efficiency. New tool facilitates evaluation of energy efficiency investment and uptake of on-bill schemes to help the EU reach its decarbonization goals

On-bill schemes are important tools for lifting some important existing barriers to energy efficient renovation investments and have already gained the attention of EU policymakers who have included them in building renovation-related legislative files. The newly released RenOnBill tool aims to derisk energy efficiency investments by better evaluating interventions. However, more policy efforts are needed to secure and maximise the uptake of on-bill schemes in the EU and thus fulfil the European commitment to fight climate change and implement stronger climate policy actions.

In order to achieve the European Commission’s long-term energy vision for 2050, it is necessary to dramatically increase the yearly buildings renovation rate, i.e. from the current 1% (roughly, depending on the country) to at least 2.3%. The evaluation of energy efficiency interventions, however, is affected by numerous parameters and variables and most of them are uncertain. In addition, most of the analyses do not include the estimation of the risk connected with the energy efficiency investments. This approach has led to perceiving energy investments by financial institutions as high-risk and thus limited their commitment. Given these issues, new and innovative ways of financing retrofits are vital.

The new RenOnBill tool, released on April 5 during the H2020 project’s final conference that saw the participation of multiple experts at EU and Member States level, tackles these issues by providing a simple and effective instrument directed mainly to both financial institutions and energy utilities tp structure the residential sector’s energy renovation demand, assess risks and investments and facilitate the implementation of on-bill schemes.

“On-bill schemes are important tools for involving the private sector in financing and implementing energy renovation of residential buildings and thus resolving some important existing barriers to energy efficiency investments.” says Vincenzo Bianco, Professor at University of Genova, the RenOnBill partner who developed the tool. “By providing the investors with a detailed amount of information for the development of sophisticated investment strategies and design of on-bill programs, the tool has the potential to facilitate large investments in energy efficiency interventions and thus upscaling the renovation rate that can thus help the EU reach its decarbonization goals.”

Due to the different benefits they can provide, on-bill schemes have already gained the attention of EU policymakers who have included them in building renovation-related legislative files, such as the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) recast proposal from December 2021. However, more policy efforts are needed to secure and maximise the uptake of on-bill schemes in the EU. This is extremely important given the EU commitment to fighting climate change and related climate policy actions such as the adoption of the European Green Deal and a constant pursuit of reduced greenhouse gas emissions and increased energy efficiency.

On-bill schemes use the utility bill as a repayment vehicle and bring different actors into a building renovation project. On-bill scheme (OBS) refers to a method for financing energy renovations by using the utility bill as a repayment vehicle. On-bill schemes bring the upfront costs of energy efficiency upgrades down to zero by adding a periodical line item to a customer’s utility bill, which represents an advantage for end-users willing to renovate their houses. Certain features of on-bill schemes that are not easily found in other financing instruments can help strike a balance between the interests of different renovation participants and resolve barriers to energy renovation.
In 2021, RenOnBill was awarded the prestigious Citizens’ Award at the EU Sustainable Energy Awards.

Partners of RenOnBill: adelphi (Germany), Bluenergy (Italy), BPIE – Buildings Performance Institute Europe (Belgium), Creara (Spain), Epta Prime (Italy), Fenie Energia (Spain), Kauno Energija (Lithuania), LEI – Lietuvos energetikos institutas (Lithuania), UNIGE – Universitá degli studi di Genova (Italy).

RenOnBill stands for Residential Building Energy Renovations with On-Bill Schemes and aims to scale up investments towards deep energy renovations of residential buildings by promoting the development and implementation of on-bill schemes, based on the cooperation between energy utilities and financial institutions
This project has received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under grant agreement No #847056.

– BYinnovation is Media Partner of BPIE

www.bpie.eu

RenOnBill

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Roadmap climate-proof buildings and construction EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) should set requirements to reduce whole-life carbon emissions of EU building stock, says BPIE

Carbon emissions across the whole lifecycle of buildings must be immediately reduced if we are to meet Europe’s climate targets for 2030.
A new policy roadmap from BPIE argues that the EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) recast should ensure a comprehensive vision of a carbon neutral building and construction sector which takes into account whole lifecycle carbon emissions of a building.

Despite an array of national initiatives, voluntary schemes and regulations, EU legislation is not designed to address all sources of carbon emissions from buildings and construction. Most existing policies focus on curtailing carbon emissions by managing and reducing operational emissions (energy consumption in buildings’ use phase), leaving out the significant mitigation potential of embodied emissions (those resulting from the production, installation, maintenance and disposal of building materials). Embodied emissions in buildings need to be tackled in order for them not to undermine the carbon reductions achieved from the energy saving measures in the building sector.

BPIE’s roadmap argues that the 2022 recast of the EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) is an essential opportunity to set the requirements and clear triggers to reduce whole-life carbon emissions of the building stock.

“The EPBD is the single most important legislation targeting buildings and should reinforce the urgency to set the buildings and construction sector on the path to net zero carbon by 2050,” says BPIE Executive Director Oliver Rapf. “The current reference to a highly efficient and decarbonised building stock should be complemented by the necessity to reduce carbon across a building’s entire life cycle.”

While it is important to improve the energy efficiency of buildings, the measures risk being suboptimal without a clear understanding of the embodied carbon footprint of buildings. A first step to regulate whole life carbon is to measure it.
Additionally, it is necessary to set voluntary targets based on common standards, agreed methodologies and consistent carbon data sources. New construction should be required to assess and disclose information on embodied carbon emissions.

Making whole-life carbon reporting mandatory will facilitate data collection and benchmarking and will allow the construction sector to develop the necessary skills and capacity. Mandatory minimum whole-life carbon standards will have to be introduced and strengthened over time.

However, BPIE cautions that a lack of synchronisation in the EU policy timeline runs the risk that policies addressing and affecting the different stages of the construction value chain will not be coordinated.
The EPBD recast, for example, takes place before carbon benchmarks and before an EU-wide whole-life carbon trajectory will be available to guide how all emissions related to buildings can and should be reduced.

“The EPBD must now, at minimum, set out a strong vision for whole-life cycle carbon of buildings and construction, that ensures a consistent, step-wise approach and timely implementation of the sequences of recommended actions,” stresses Rapf. “Waiting for the 2027 revision will be too late.”

BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is a leading independent centre of expertise on energy performance of buildings, providing data-driven and actionable policy analysis, advice, and implementation support to decision-makers in the public, private, and non-profit sectors. Founded in 2010, BPIE combines expertise on energy efficiency, renewable energy technologies, and health and indoor environment with a deep understanding of EU policies and processes.
A not-for-profit think-tank based in Brussels and Berlin, our mission is to make an affordable, climate-neutral built environment a reality in Europe and globally.

– BYinnovation is Media Partner of BPIE

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Climate impact of new buildings much too high, finds BPIE analysis. A failure to decarbonise newly constructed buildings could prevent the EU from achieving its climate targets for 2030 and 2050, according to a recent report, Ready for carbon neutral by 2050? Assessing ambition levels in new building standards across the EU, published by BPIE (Buildings Performance Institute Europe).

A close examination of six EU focus geographies shines a spotlight on wide-ranging discrepancies between EU countries’ performance standards for new buildings, both in terms of consistency regarding the definition of Nearly Zero Energy Buildings (‘NZEBs’) as laid out in the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), and in terms of overall ambition levels.

Governments need to align the national building-sector decarbonisation efforts with the EU’s wider climate change mitigation ambition, but the current policy framework does not encourage Member States to move in a consistent and concerted way towards carbon neutrality by 2050. Not one of the focus geographies featured in the report, for example, has a set date by which new construction will meet a net zero energy and carbon level. In fact, the EPBD definition of ‘NZEB’, and therefore the standard applying to new buildings being constructed, has not been changed for more than 10 years.

While the European Commission’s December 15 proposal for a revised EPBD proposes an updated definition, BPIE warns that the current proposal is weak: zero emission building stock is solely defined in terms of operational energy, and the levels of energy performance are not more ambitious than the ones previously recommended by the Commission in 2016 (which they should be).

“There are encouraging changes in the policy landscape, but unless all EU Member States become more ambitious, energy and carbon emissions reductions in the buildings sector are likely to fall short in the quest to meet Europe’s 2050 decarbonisation objectives,” says BPIE Executive Director Oliver Rapf.

Among its policy recommendations, BPIE insists that the revised EPBD should intensify focus on reducing energy demand and implementing the energy efficiency first principle. This would include more ambitious provisions on maximum energy-consumption levels and the use of renewable energy sources, in addition to a fossil-fuel phase-out plan.
Metrics to measure operational and embedded carbon emissions, prior to setting carbon limits should also be included in the EPBD revision. There is also a clear need to integrate metrics to measure operational and embedded carbon emissions, and to set carbon limits, taking in to account the ‘whole life cycle’ perspective.

“Both the European Commission and EU Member States should read this report as a red flag that the energy transition is not on track,” concludes Rapf. “New buildings are creating a carbon legacy which will generate costs for many decades to come. The revision of the EPBD this year is the opportunity to introduce a zero carbon rule for new buildings.”

BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is Europe’s leading centre of expertise on decarbonising the built environment, providing independent analysis, knowledge dissemination and evidence-based policy advice and implementation support to decision-makers in the public, private, and non-profit sectors. Founded in 2010, BPIE combines expertise on energy efficiency, renewable energy technologies, and health and indoor environment with a deep understanding of EU policies and processes. A not-for-profit think-tank based in Brussels and Berlin, our mission is to make an affordable, carbon-neutral built environment a reality in Europe and globally.

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Fotovoltaico: se non ora, quando? SmartEfficiency da anni progetta ed installa con i propri fornitori impianti fotovoltaici di alta qualità che generano profitto per molte aziende che hanno creduto nella nostra proposta di energia solare ed hanno ridotto drasticamente i costi dell’energia nel ciclo produttivo.

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