Category: Istituzioni – Cultura – Finanza

Investitori preferiscono ESG: 3 su 4 preferiscono investimenti green. A spiegare l’importanza di un modello economico circolare e come si stanno muovendo in questa direzione le aziende italiane è Francesco Ferrara, responsabile PwC per l’Italia delle attività CRS e programma Net Zero, nell’intervista pubblicata su Genioeimpresa.it, il web magazine online di Assolombarda.

Istituzioni, imprese, finanza, società civile: l’intera comunità, in ogni sua parte, è coinvolta nel processo di sviluppo sostenibile, poiché i cambiamenti su scala globale, come urbanizzazione, invecchiamento demografico, crisi climatica e impoverimento di risorse naturali, impattano su stili di vita, processi produttivi, relazioni tra individui e ambiente. Il modello di crescita lineare, in termini sostenibili, sta diventando sempre più incompatibile con le sfide del futuro e sempre più investitori e stakeholders sono impegnati ad invitare le organizzazioni all’azione. Francesco Ferrara, responsabile in PwC per l’Italia delle attività CSR e programma Net Zero, finalizzato alla decarbonizzazione delle attività di PwC entro il 2030, nell’intervista pubblicata su Genio & Impresa (Genioeimpresa.it), il web magazine online di Assolombarda, ha evidenziato come climate change, emissioni carboniche e valore economico di un’azienda sono strettamente e direttamente intrecciate. Proprio sulla base di uno studio realizzato da PwC, “2022 – The growth opportunity of the century”, emerge che oltre il 75% degli investitori istituzionali europei intende interrompere l’acquisto di prodotti europei non ESG (Environmental, Social and Corporate Governance) entro i prossimi due anni. Di conseguenza, gli investitori sono sempre più consapevoli che le aziende che gestiscono proattivamente le tematiche ESG reggono meglio gli urti dei mercati e reagiscono con performance eccellenti rispetto ai loro competitor: non a caso, i temi ESG integrano ormai i tradizionali criteri di investimento. Infatti, nel 2020, le imprese con i rating ESG più elevati hanno mostrato maggiori rendimenti differenziali, nonché resilienza anche nel contesto di un’emergenza senza pari.

“La prosperità del business è collegata alla sua capacità di adattarsi al contesto, valutandone i rischi e la loro evoluzione nel tempo, e di cogliere tempestivamente i segnali dai mercati – afferma Francesco Ferrara Il carattere di pervasività di una trasformazione fortemente sostenuta dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, oltre a rappresentare una straordinaria opportunità rigenerativa a cui le aziende non possono rinunciare, è destinata ad imprimere una svolta epocale per il Paese. Così la riduzione delle emissioni di gas serra non frena le attività delle imprese, al contrario rappresenta una garanzia per il futuro perché ne favorisce la crescita e ne libera tutto il potenziale di adattamento e cambiamento, anche ecologico. Inoltre, la spiccata sensibilità verso queste tematiche delle nuove generazioni, Millennials e, soprattutto, Gen Z, mostra come la direzione sia ormai tracciata: la sostenibilità non può che essere integrata nei piani strategici delle aziende”.

Qual è oggi l’approccio delle aziende italiane?
“I cda dei grandi gruppi sono sempre più consapevoli e sempre più «demanding» sui temi ESG nei confronti dell’AD e del management team. Dall’altro lato però, le PMI sono ancora restie ad un approccio proattivo e strategico al tema della sostenibilità o, non di rado, semplicistico o superato – spiega Francesco Ferrara – Specialmente le imprese familiari, anche di dimensioni rilevanti e/o controllate all’estero, evidenziano un certo ritardo rispetto alle dimensioni ESG. Tuttavia, la flessibilità delle nostre imprese familiari rende possibile un rapido e organico spostamento sulle tematiche ESG. La pandemia, inoltre, ha enfatizzato l’importanza di alcuni fenomeni, quali l’organizzazione del lavoro, la struttura della supply chain e la dislocazione dei fornitori chiave, la capacità di dare continuità alle attività in condizioni di stress. Interrogarsi concretamente su come aderire agli obiettivi di sostenibilità porta ad aree di miglioramento ed efficienza inimmaginabili, così come riorientare il proprio business verso un modello circolare”.

www.pwc.com

www.genioempresa.it

Greenpeace: Patto Finzione Ecologica fra Draghi, Cingolani, ENI. Attivisti e attiviste di Greenpeace Italia sono entrati in azione sulla piattaforma Porto Corsini Mare Ovest, al largo delle coste di Ravenna, per denunciare il “patto della finzione ecologica” che vincola il nostro Paese alle fonti fossili e alle inefficaci politiche del governo contro la crisi climatica, e finiscono per favorire solo aziende inquinanti come ENI.

Mentre gli attivisti con le maschere di Draghi e Cingolani inscenavano la stipula del “patto” con il Cane a Sei Zampe simbolo di ENI, sulla trivella è stato esposto un grande striscione con il messaggio “Basta bugie di ENI, nascondere CO2 non salva il clima”. Il riferimento è al CCS, il controverso progetto di cattura e stoccaggio della CO2 che il colosso dell’energia vorrebbe realizzare proprio a Porto Corsini, finanziato con soldi pubblici.
Infine, un altro gruppo di attiviste e attivisti sta scrivendo “No CCS” sulle pareti della piattaforma di ENI.

«È bene che il governo getti la maschera e prenda finalmente una posizione chiara: sta dalla parte di chi invoca azioni serie e concrete per salvaguardare il clima, o dalla parte dei grandi inquinatori come ENI, che continuano a fare affari con il gas fossile e il petrolio, ricevendo per di più fondi pubblici?», chiede Luca Iacoboni, responsabile Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Progetti come il CCS sono solo un pretesto per continuare a estrarre e bruciare gas fossile e non devono essere finanziati con le tasse di italiane e italiani. Il Presidente Draghi dica chiaramente se l’Italia vuole puntare sulle rinnovabili, bloccate da anni, o su false soluzioni come il CCS e il gas fossile».

In contemporanea, a pochi chilometri di distanza, un altro gruppo di attivisti e attiviste di Greenpeace ha bloccato simbolicamente uno degli ingressi del palasport di Ravenna, che in questi giorni ospita il Med Energy Conference Exhibition.
Un appuntamento a cui prendono parte i rappresentati di alcune delle aziende più impattanti sul clima del pianeta (come ENI, Shell e Total), istituzioni locali, tra cui il sindaco di Ravenna, e i delegati dei governi di Libia, Egitto, Cipro, Italia. La sicurezza del convegno ha inizialmente cercato di nascondere dietro alcune transenne gli attivisti di Greenpeace per celare il dissenso alla vista dei delegati, esattamente come l’industria dei combustibili fossili cerca di nascondere le emissioni di CO2 con false soluzioni come il CCS e le proprie responsabilità nella crisi climatica dietro la cortina di fumo del greenwahing. Gli attivisti si sono quindi spostati davanti all’ingresso del palasport che ospita la conferenza e l’azione, iniziata alle 6.30 del mattino, è ancora in corso.

L’organizzazione ambientalista denuncia l’impatto ambientale delle aziende presenti al meeting e dei loro piani per il futuro, ma anche le scelte del governo italiano. In queste ore, infatti, scade la moratoria che per due anni e mezzo ha bloccato ogni nuovo progetto di prospezione e ricerca di idrocarburi in Italia.
Senza l’approvazione di un serio Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PiTESAI), che indichi in modo chiaro dove non sarà più possibile estrarre gas fossile e petrolio, le trivelle rischiano di rimettersi in moto.

«Nonostante siano passati più di due anni, il governo non è riuscito a presentare un piano degno di questo nome», dichiara Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia. «Invece di fermare per sempre questi progetti devastanti e imboccare la strada della decarbonizzazione, il governo italiano lascia aperta la porta a nuove trivellazioni, mettendo a rischio la salute del clima e dei nostri mari. Non solo, nel testo presentato dal governo Draghi viene preso in considerazione perfino il ricorso a tecnologie controverse e potenzialmente pericolose come il CCS per riutilizzare le piattaforme dismesse, come potrebbe accadere per la piattaforma dove abbiamo protestato oggi».

Ravenna è una delle città italiane più esposte agli impatti dei cambiamenti climatici.
Secondo uno studio dell’ENEA, l’area del ravennate rischia infatti di scomparire nel giro di qualche decennio a causa dell’innalzamento del livello dei mari e dell’erosione costiera. C’è ancora tempo per salvare la città e rilanciare la sua economia, puntando sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica, ma occorre fare presto.

Greenpeace esiste perché questo fragile Pianeta merita una voce. Servono soluzioni, cambiamenti, azioni. Subito!
Esistiamo grazie a migliaia di cittadini che hanno contribuito a trasformare le nostre battaglie in sfide globali. Siamo un’associazione nonviolenta, che utilizza azioni dirette per denunciare i problemi ambientali e promuovere alternative per un futuro verde e di pace. Siamo indipendenti e non accettiamo fondi da enti pubblici, aziende o partiti politici.
La missione: facciamo campagne per proteggere l’ambiente, promuovere la pace e incoraggiare le persone a cambiare abitudini. Indaghiamo, denunciamo e affrontiamo i crimini ambientali. Vogliamo combattere quei luoghi comuni secondo cui ogni cambiamento è impossibile, che siamo troppo piccoli e troppo deboli. Crediamo che esista una soluzione. Che è radicata nel coraggio, nell’ottimismo e nella creatività. Nessuno cambierà il mondo al posto nostro, per questo dobbiamo iniziare a farlo oggi stesso.
Azioni e non violenza. Siamo i guerrieri della pace. Siamo quelli dei gommoni contro le baleniere, delle scalate sulle grandi ciminiere, delle tante azioni creative di cui ci assumiamo rischi e responsabilità. Ci ispiriamo da sempre ai principi della nonviolenza e dell’indipendenza politica ed economica. La potenza della protesta nonviolenta e il grande rigore delle affermazioni scientifiche ci hanno reso forti in tutto il mondo.
Greenpeace nel mondo. Siamo globali. Abbiamo creato una rete che comprende 26 organizzazioni nazionali e regionali indipendenti in oltre 55 paesi in Europa, in America, in Africa, in Asia e nel Pacifico, oltre a un organismo di coordinamento, Greenpeace International. In Italia siamo presenti dal 1986. Lavoriamo direttamente con le comunità in prima linea per proteggere il Pianeta. Dietro di noi c’è il volto di attivisti, volontari e sostenitori che lottano in tutto il mondo per un futuro migliore.

www.greenpeace.org/italy

Retail alliances vital for consumers. Commenting on the creation of the new Epic Partners retail alliance, EuroCommerce Director-General Christian Verschueren said: “This new development demonstrates the important role retail alliances play in supporting competition and providing better prices and more choice to consumers. The efficiencies and synergies in sourcing in the EU single market can help balance the significant market power of multinational brand suppliers who operate across the globe. As we have seen recently, these large manufacturers are again piling on pressure, sometimes even collectively, for unreasonable price increases. Alliances are consumers’ best allies at a time when many families are still feeling the impact of the COVID pandemic. These alliances help address the impact of manufacturers’ active fragmentation of the single market, which is costing consumers at least €14 billion a year.”

The new alliance will negotiate contractual arrangements for complementary international services and marketing activities with the largest international brand manufacturers, with a focus on packaged processed products.
Vegetables, fruits and unprocessed foods are not part of these activities, and the alliance will have no dealings with SME suppliers or farmers.
The Commission has on numerous occasions recognised the pro-competitive role that retail alliances play within the strict boundaries set in competition rules, including a recent report by the European’s Joint Research Centre which underlined their positive role in increasing consumer welfare.

A few facts to provide context behind retail alliances:
– Europe’s retailers and wholesalers operate in a limited number of countries, with high fixed costs and low and decreasing net margins, typically around 1-3%. The global manufacturers seeking to undermine the role of alliances, on the other hand, still enjoy net margins of 15-30% – ten times those of retailers – and their margins continue to increase.
– Individually, retailers’ purchases from a global brand supplier make up no more than a tiny fraction of that large brand’s global sales (normally well below 5%).
– In many product categories, an individual manufacturer holds a significant position on the relevant market, and this should be the criterion for judging relative bargaining power.
– The imbalance in negotiating power is directly reflected in large manufacturers’ repeated and unreasonable demands to retailers for often double-digit price increases, and the suspension of deliveries if these demands are not met, along with restrictions on the free movement of goods. The Commission is currently conducting investigations of abuse of market power and breach of other competition rules by a number of manufacturers in relation to retailers and distribution.
– The new Epic Partners alliance brings together Edeka (Germany), ICA (Sweden), Jeronimo Martins (Portugal), Magnit (Russia), Migros (Switzerland) and Picnic (Netherlands). The partners involved are represented with their stores in a total of 10 European countries.

EuroCommerce is the principal European organisation representing the retail and wholesale sector. It embraces national associations in 28 countries and 5 million companies, both leading global players such as Carrefour, Ikea, Metro and Tesco, and many small businesses. Retail and wholesale is the link between producers and consumers.
Over a billion times a day, retailers and wholesalers distribute goods and provide an essential service to millions of business and individual customers. The sector generates 1 in 7 jobs, offering a varied career to 26 million Europeans, many of them young people. It also supports millions of further jobs throughout the supply chain, from small local suppliers to international businesses. EuroCommerce is the recognised European social partner for the retail and wholesale sector.

ph. © Enrico Rainero

www.eurocommerce.eu

Le professioni del Recovery Plan: i sei lavori del futuro secondo Feltrinelli Education. Il Recovery Plan creerà 90mila posti di lavoro destinati ai giovani entro il 2023 su 750mila/1 milione di posizioni complessive.
Un’opportunità enorme da cogliere per risollevare un Paese alle prese con una delle peggiori crisi economiche della storia. Digitalizzazione, innovazione e sostenibilità sono le tre parole chiave da cui partire per effettuare un’analisi del fabbisogno che il mercato del lavoro esprimerà nei prossimi anni

Tra fine luglio e inizio agosto l’Unione europea ha erogato all’Italia 25 miliardi di euro sui 209 totali previsti dal nostro Pnrr.
Secondo le stime del Consiglio Nazionale dei Giovani (Cng), organo consultivo della Presidenza del Consiglio, il Recovery creerà 90mila posti di lavoro destinati ai giovani entro il 2023 su 750mila/1 milione di posizioni complessive.

Per cogliere al meglio la possibilità di trovare lavoro, Feltrinelli Education, piattaforma ibrida di cultura e formazione, ha identificato 6 professioni che saranno sempre più importanti nella nostra società: Manager della transizione digitale, Manager della sostenibilità, Esperti di Cyber Security, Ingegnere energetico, Data Scientist e Educatore ambientale.

La base di partenza non è incoraggiante
Il Rapporto 2021 sul lavoro sostenibile elaborato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con CRISP – Centro di Ricerca – Università di Milano Bicocca, segnala alcuni limiti storici che caratterizzano il nostro Paese. Dal 2011 al 2020, il tasso d’occupazione italiano è salito solo dell’1,3% passando dal 56,8% al 58,1%. Nel 2020 solo 2 lavoratori su 100 hanno cambiato lavoro, contro i 3 di Francia e Spagna e i 5 della Danimarca. Ma a preoccupare gli addetti ai lavori è soprattutto il dato sui Neet: nel nostro Paese il 23,3% dei giovani non studia e non lavora, quasi il doppio rispetto alla media europea (13,7%) e un dato molto superiore a quello registrato in Germania (8,6%), Francia (14%) e Spagna (17,3%).
In questo contesto però, ci sono anche delle buone notizie: secondo lo stesso report, nonostante le difficoltà e la crisi innescata dalla pandemia, le aziende guardano al futuro con fiducia, ricominciando finalmente ad assumere. Sono state circa 560 mila le offerte di lavoro aperte nei primi sei mesi del 2021 e anche nei prossimi mesi le opportunità non mancheranno. Il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, prevede infatti 1,3 milioni di assunzioni nel trimestre luglio-settembre.

Digitalizzazione, innovazione e sostenibilità sono le tre parole chiave da cui partire per effettuare un’analisi del fabbisogno che il mercato del lavoro esprimerà nei prossimi anni.

Ecco 6 professioni su cui puntare in futuro:
– Manager della transizione digitale: la pubblica amministrazione italiana avrà bisogno di una vera rivoluzione allo scopo di diventare più innovativa e digitale. Per coordinare l’enorme lavoro da fare saranno necessari dei profili professionali in grado di far dialogare i diversi comparti e creare una PA in grado di garantire ai cittadini elevati standard tecnici, digitali e qualitativi. Il compito sarà affidato ai manager della transizione digitale.
– Manager della sostenibilità: altra figura manageriale fortemente richiesta per gestire la transizione energetica ed ecologica che l’Italia ha promesso a Bruxelles sarà quello che in inglese viene definita Chief Sustainability Officer. Si tratta di un profilo dirigenziale chiamato a gestire le politiche ambientali di piccole e grandi imprese, assicurando il rispetto degli standard ambientali stabiliti dal Governo e la conseguente riduzione dell’impatto ambientale dell’azienda. Suo anche il compito di stabilire e promuovere le strategie di sostenibilità.
– Esperti di Cyber Security: difendersi dagli attacchi informatici diventerà fondamentale per qualsiasi azienda, pubblica o privata che sia. La Cyber security è centrale nelle agende di ogni ente e di ogni governo e, per questo motivo, sarà sempre più elevata la domanda di tecnici specializzati in grado di individuare i potenziali rischi e proteggere i sistemi da incursioni esterne.
– Ingegnere energetico: sarà colui o colei che avrà il compito di progettare e gestire gli impianti, creando strutture e meccanismi in grado di abbattere al minimo l’impatto ambientale e l’utilizzo di risorse. Ricercatissimo in ambito industriale, civile, agricolo e dei trasporti.
– Data Scientist: tra le professioni più ricercate nel prossimo futuro un posto d’onore lo meritano senza dubbio i Data Scientist, esperti in grado di gestire e analizzare l’enorme quantità di dati strutturati e non strutturati esistente, ricavandone informazioni utili agli obiettivi di aziende e organizzazioni.
– Educatore ambientale: un docente che, nell’ambito dei percorsi di formazione o scolastici, insegna a rispettare l’ambiente, promuovendo un consumo sostenibile.

Il corso Recovery plan e la cultura: sfide e opportunità, tenuto da Francesco Saraceno e Alessio Vaccaro per Feltrinelli Education, piattaforma ibrida di cultura e formazione, approfondisce il tema del Piano Nazionale di Ripresa Resilienza (PNRR). Un percorso a tappe per comprendere la portata complessiva del piano, le sue ricadute pratiche sull’economia e le opportunità per operatori economici e sociali, ponendo attenzione alla trasformazione delle politiche europee e il Recovery Fund che del progetto Next Generation EU rappresenta una parte fondamentale con un’analisi della sua genesi, le sue caratteristiche, il suo funzionamento e l’impatto potenziale sull’Italia e la nostra economia.
Il corso si compone di 2 lezioni teoriche in live streaming, dalla durata di 90 minuti ciascuna e un workshop di 2 ore sugli aspetti pratici del Recovery Fund è a numero chiuso e le iscrizioni sono già aperte. Le lezioni inizieranno in data martedì 05 ottobre 2021 e termineranno martedì 26 ottobre 2021.

Con i suoi corsi live e on demand e i suoi laboratori Feltrinelli Education risponde alle esigenze della digital transformation, innova il senso stesso del libro, e propone momenti di cultura e intrattenimento aprendo le vie ad un nuovo modo di fare scuola.

Feltrinelli Education è una piattaforma ibrida di cultura e formazione. Attraverso cinque tipologie di prodotto – Corso intensivo, Corso breve, Laboratorio, Corsi On Demand e Lezioni d’Autore -; altrettante Aree Tematiche – Economia & Marketing, Comunicazione & Creatività, Digital Change, Formazione ed Educazione, Soft Skill – e la messa a disposizione del capitale culturale di nomi autorevoli nelle arti e nei mestieri – da Umberto Galimberti a Oliviero Toscani, passando per Marco Damilano, Massimo Polidoro, Concita De Gregorio, Massimo Recalcati, Francesca Bria, per citarne alcuni, l’offerta formativa di Feltrinelli offre un catalogo totale di circa 60 prodotti (in continuo aggiornamento), tra videolezioni, esercitazioni on demand e in live streaming, interamente disponibili al seguente link:

www.feltrinellieducation.it

Diffusione del 5 per mille. Banca Etica pubblica il suo quarto studio sull’utilizzo di questo strumento finanziario. Il Terzo Settore ha avuto e avrà un ruolo importante nella ricostruzione post-pandemia. Il 5 per mille è uno strumento di partecipazione diretta che permette ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF scegliendo liberamente un’organizzazione impegnata in attività sociali cui devolvere, senza costi aggiuntivi, una parte delle tasse dovute.

Le scelte di destinazione del 5 per mille sono uno specchio degli orientamenti culturali e valoriali degli italiani:
– A quali cause vengono destinate queste risorse?
– Che tipo di organizzazioni vengono privilegiate?
-Quali le differenze tra i diversi territori?

Banca Etica – nata 22 anni fa dall’impegno di tante organizzazioni non profit – presenta oggi alle 16.30 con un webinar su Attiviamo Energie Positive la quarta edizione della ricerca sulle scelte degli italiani per il 5 per mille. Intervengono: Alessandro Messina (direttore generale di Banca Etica); Samanta Bernardini (coautrice della ricerca, Ufficio marketing di Banca Etica); Chiara Saraceno (sociologa); Alessandro Lombardi (Direttore Generale Terzo Settore e Responsabilità Sociale d’Impresa del Ministero del Lavoro). Modera Daniela Preziosi, redazione di Domani.

Un contribuente su tre mette la firma per il 5 per mille: c’è spazio per crescere
Sono circa 14 milioni i contribuenti che hanno scelto di destinare il 5 per milla a un’organizzazione non profit, pari a circa un terzo del totale dei contribuenti. Un dato incoraggiante, che mostra però anche gli ampi spazi di crescita dello strumento del 5 per mille che non ha ancora coinvolto due terzi dei contribuenti.

I fondi erogati dallo Stato grazie a tali scelte saranno pari a 518,5 milioni di euro per il 2021: si sfiora così il tetto fissato dal Governo che di 520 milioni per il 2020 che diventeranno 525 dal 2021, mentre le reti del terzo settore continuano a chiedere un ulteriore innalzamento del tetto che viene regolarmente superato dalle scelte dei contribuenti. La crescita dell’importo rispetto al 2019 è del 2,6%. Complessivamente tra 2006 (anno di introduzione del 5 per mille) e 2020 l’importo è cresciuto del 53,5%, mentre il numero di persone che ha scelto di devolvere il 5 per mille è cresciuto del 35,7%.

Al fine di sostenere il terzo settore nel corso della pandemia Covid-19, il contributo del 5 per mille relativo all’anno fiscale 2019 è stato erogato nel corso del 2020, con un anno di anticipo rispetto al solito. Nel 2021 verrà erogato, invece, il contributo del 5 per mille relativo all’anno 2020.

5 Regioni raccolgono il 74% dei fondi
Il 2020 conferma le tendenze sulla ripartizione del 5 per mille nelle Regioni italiane.
Le Regioni che raccolgono i contributi maggiori sono, infatti, quelle in cui storicamente si è sviluppato il non profit e in cui hanno sede le organizzazioni più grandi.

Le prime 5 Regioni italiane per importi nel 2020 sono state Lombardia (36,4%), Lazio (18,4%), Emilia Romagna (6,8%), Piemonte (6,4%) e Veneto (5,9%).

Le altre 16 Regioni hanno raccolto il restante 26,1%; 8 regioni hanno percentuali di raccolta inferiori all’1% rispetto al totale.

Se le Regioni che raccolgono di più sono sempre le stesse, ci sono comunque delle Regioni che registrano una crescita interessante tra 2019 e 2020, in particolare: Marche (+9,9%), Basilicata (+7,4%) e Campania (+7,2%).

Aumentano i beneficiari, calano gli importi medi, resta la concentrazione su poche organizzazioni
La platea delle organizzazioni beneficiarie è più che raddoppiata (+131,2%) tra il 2006 e il 2020 passando da 29.840 enti beneficiari a 68.976. Tale aumento ha comportato una diminuzione dell’importo medio erogato alle organizzazioni tra il 2006 e il 2020: si passa da 11.325 (nel 2006) a 7.518 (nel 2020), con una riduzione del 33,6%.
Ma lo studio evidenzia una forte concentrazione con poche organizzazioni che raccolgono la gran parte dei contributi, a fronte di una galassia polverizzata di piccole organizzazioni che riescono a raccogliere importi molto contenuti.
Le prime sono in grado di mettere in campo sostanziosi investimenti nel marketing (spot, mailing, ecc.), le seconde si basano preferibilmente sul radicamento territoriale, le relazioni con gli stakeholders, la fidelizzazione dei simpatizzanti.

Nel 2020 i primi 10 destinatari del 5 per mille raccolgono più di 138,976 milioni di euro, pari al 26,7% di tutte le somme destinate agli enti destinatari. Se prendiamo in considerazione le prime 50 organizzazioni la somma supera i 218,732 milioni di euro. Si tratta di una tendenza fisiologica che potrebbe essere corretta con meccanismi per calmierare e redistribuire, in modo da limitare divaricazioni eccessive.
Una soluzione potrebbe essere quella di prevedere – attraverso la modifica del regolamento per DPCM – la devoluzione di una quota parte dei cosiddetti fondi inoptati (oltre 24 milioni di di contribuenti, circa il 60% del totale) a questa finalità.
I fondi inoptati sono quelli derivanti dai contribuenti che firmano semplicemente nel riquadro corrispondente senza indicare l’organizzazione prescelta: tali fondi viene oggi distribuito tra tutti gli iscritti in misura proporzionale alle scelte dirette ricevute dalle organizzazioni, finendo con il favorire ancora una volta le organizzazioni più grandi.

Conclusioni
Alcune tendenze emerse negli scorsi anni restano valide anche per il 2020: la progressiva diminuzione dei contributi a fondo perduto degli enti pubblici a fronte della crescita significativa delle donazioni private. In questo contesto il 5 per mille rappresenta una componente di crescente importanza: quasi il 10% delle donazioni complessive e lo 0,7% delle entrate complessive. E in un anno (il 2020) quello della pandemia dove le raccolte di autofinanziamento e di raccolta delle donazioni (ad eccezione di quelle in ambito sanitario) hanno avuto delle evidenti e naturali difficoltà, il 5 per mille ha accresciuto la sua importanza.

“Dalla nostra ricerca emerge con forza l’importanza del 5 per 1000 per il sostegno e lo sviluppo del terzo settore. E’ uno strumento che va ulteriormente rafforzato e sviluppato, Negli ultimi anni sono stati introdotti importanti correttivi o miglioramenti alla misura, nella direzione della stabilizzazione, della trasparenza, dell’accountability. Si tratta di passi in avanti significativi” – dice Alessandro Messina, direttore generale di Banca Etica. “Un punto di riflessione non può non essere quello dell’introduzione di una qualche forma di correttivo e di stimolo nella raccolta a favore delle organizzazioni medio-piccole: queste sono il vero scheletro della partecipazione sociale e civile del nostro paese. Anche se meno importanti dal punto di vista dell’importo, queste raccolte modeste hanno un valore cruciale dal punto di vista della creazione di capitale fiduciario, di coesione sociale, di partecipazione civile. Democratizzare la raccolta fondi verso il non profit attraverso il 5 per 1000, allora, può significare anche questo: ampliare, rafforzare, rendere più equilibrati la diffusione e lo sviluppo del terzo settore nel nostro paese”.

www.bancaetica.it

European Green Deal’s gender blind spots set to widen inequalities and weaken environmental protection. Despite the European Union’s declared commitment to gender equality, women are invisible in the EU’s flagship European Green Deal, which risks turning the gender gap into a chasm and delaying the transition to sustainability, concludes a major new report.
The environment and gender have topped the European Union’s political agenda since Ursula von der Leyen became president of the European Commission. This is reflected in the EU’s flagship European Green Deal and its Gender Equality Strategy (2020-2025), which seeks to create a Union of Equality.
However, despite these high-level commitments, the proven intersection between gender and the environment is missing from the EU’s green transition, which risks widening the already significant gap between men and women in Europe, according to a major new report.

Missing in inaction
Why the European Green Deal needs ecofeminism’ highlights the link between gender and the environment, exposing the missing gender dimension from EU policies. The report is presented by the European Environmental Bureau (EEB) and Women Engage for a Common Future (WECF), with support from the Austrian and German environment ministries, Heinrich Böll Foundation and the Climate of Change project.

“The climate crisis is one of the key challenges of our time and affects men and women quite differently. For instance, the majority of people impacted by energy poverty are women,” explains Austrian Minister for Climate Action Leonore Gewessler.It is therefore crucial, to take gender differences into the equation, if we want to develop solutions and a transformation that works for everyone.”

“The European Green Deal policies are, at best, gender-blind and, at worst, widen gender inequalities,” notes the EEB’s Nadège Lharaig, a co-author of the report. “By adopting an ecofeminist framing in policymaking, the EU can create more effective, impactful, acceptable and gender-transformative policies.”

“Climate justice means recognising the overlapping forms of discrimination and barriers all genders are facing. Climate policies will never be people-centred if they lack an intersectional dimension,” said Miriam Müller, a WECF trustee and member of the advisory board of the report.

Greenprint for change
The report does not only highlight problems but also proposes solutions. It provides a blueprint for transformative change in EU policies to ensure that the environmental and economic transitions make Europe both greener and fairer.

“Concrete solutions include dedicating more funds to research and data collection on the gender-environment nexus, recognising the benefits of care work for the green transition or applying gender mainstreaming methodologies in environmental policies,” says Lharaig. “For this to happen, we need strong political will.”

Farming is a good example of where gender-sensitive policies would bear fruit
“Women agricultural producers are more likely to use regenerative farming practices and soil restoration,” observes Sally Shortall, Duke of Northumberland Chair of Rural Economy at Newcastle University and a co-author of the report. “If the different impact of women farmers is recognised and valued, our policies can become more effective.”

In related news, another recent report, produced by the EEB in collaboration with Oxfam Germany in the context of the Climate of Change project, also provides solutions for how the gender dimension can be integrated into the transition towards a wellbeing economy.

The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 160 members in over 35 countries.

www.eeb.org

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CONAI ridurrà quattro contributi ambientali: quelli per acciaio, alluminio, plastica e vetro. Dal 1° gennaio 2022 il Consiglio di amministrazione CONAI ha deliberato una diminuzione del contributo ambientale (o CAC) per quattro materiali di imballaggio: dopo carta e cartone – il cui CAC è stato ridotto lo scorso maggio con decorrenza dal 1° luglio, data in cui è entrato in vigore anche il nuovo CAC per la plastica biodegradabile e compostabile, arriva ora la decisione di abbassare il contributo per gli imballaggi in acciaio, alluminio, plastica e vetro.

Quattro nuove variazioni, legate a valutazioni sullo scenario attuale della filiera del recupero e del riciclo degli imballaggi, in vigore a partire dal 1° gennaio 2022. Il contesto favorevole, con listini dei materiali a riciclo in forte ascesa, si traduce così in una riduzione dei contributi ambientali: diretta conseguenza dell’introduzione del criterio economico come elemento di valutazione dei contributi stessi. Il sistema CONAI, infatti, si caratterizza proprio come modello capace di modulare interventi e costi in base alla capacità del mercato di far fronte alle esigenze ambientali. Le riduzioni fin qui approvate, carta compresa, porteranno per le aziende risparmi da CAC stimabili in circa 163 milioni di euro.

Riduzione di 6 €/tonnellata per gli imballaggi in acciaio
Il valore del CAC per l’acciaio scenderà da 18 €/tonnellata a 12 €/tonnellata. Una variazione legata a un nuovo scenario economico che vede crescere il valore di mercato dei rottami: i suoi effetti sui ricavi da vendita dei materiali a riciclo sono decisamente positivi e rendono oggi possibile una diminuzione del contributo ambientale per i pack in questo materiale. Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di questo tipo di imballaggi dovrebbe risultare pari a quasi 3 milioni di €, su 500.000 tonnellate di immesso al consumo.

Riduzione di 5 €/tonnellata per gli imballaggi in alluminio
Il valore del CAC per l’alluminio si ridurrà da 15 €/tonnellata a 10 €/tonnellata.
L’alluminio è un materiale che ha sempre mantenuto alti i suoi valori di mercato: l’attuale contesto economico, che ha impatti straordinariamente positivi sull’andamento del materiale da riciclo, rende possibile la nuova revisione al ribasso del contributo ambientale per gli imballaggi in questo materiale. Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di questo tipo di pack dovrebbe risultare pari a oltre 350.000 €, su oltre 70.000 tonnellate di immesso al consumo.

Riduzione di 4 €/tonnellata per gli imballaggi in vetro
Il valore del CAC per il vetro scenderà da 37 €/tonnellata a 33 €/tonnellata. La nuova situazione economica, infatti, autorizza a prevedere miglioramenti sia sul fronte dell’immesso al consumo di imballaggi in questo materiale sia su quello dei valori della materia da riciclo. Previsioni che rendono possibile una diminuzione del contributo ambientale. Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di questo tipo di pack dovrebbe risultare pari a oltre 11,5 milioni di €, su circa 2 milioni e 900.000 tonnellate di immesso al consumo.

Le riduzioni per gli imballaggi in plastica e la nuova diversificazione contributiva
Si passa da quattro a cinque fasce contributive: per quattro il CAC si riduce, per una resta invariato.

Già a settembre 2020 il Consiglio d’amministrazione CONAI si era impegnato a rivedere criteri e logiche della diversificazione contributiva per gli imballaggi in plastica per l’anno 2022, ossia la suddivisione di questi pack in diverse fasce a cui vengono applicati CAC differenti.
Un impegno preso sia alla luce di quanto in atto a livello europeo, sia con l’obiettivo di legare sempre più i valori del contributo ambientale plastica alla loro riciclabilità e al circuito di destinazione ma anche al deficit di catena, ossia ai costi/ricavi delle attività di raccolta, selezione e riciclo.
L’evoluzione 2022 del CAC diversificato per gli imballaggi in plastica prende le mosse dall’aggiunta di una nuova fascia contributiva.
Dal 1° gennaio 2022 i pack in polimeri plastici saranno infatti divisi in cinque fasce.
La fascia A si sdoppierà, dividendosi in A1 e A2.
Nella prima voce rimarranno tutti gli imballaggi ricompresi in precedenza nella fascia A, al netto dei pack flessibili in polietilene che passeranno in fascia A2; questi ultimi sono imballaggi flessibili con una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata, in prevalenza da circuito commercio&industria ma sempre più presenti anche nella raccolta differenziata urbana, e di conseguenza con un deficit di catena maggiore. In questa fascia saranno inoltre tollerati gli imballaggi flessibili in polietilene espanso con spessori uguali o inferiori ai 2 millimetri (attualmente in fascia B2). Per i pack in fascia A1, il CAC scenderà dagli attuali 150 €/tonnellata a 134 €/tonnellata.
Il CAC per gli imballaggi di fascia A2, nonostante il deficit di catena in crescita, rimarrà, ma solo in questa prima fase di prima applicazione, invariato rispetto a quello dell’attuale fascia A: 150 €/tonnellata.
La fascia B1 rimarrà dedicata agli imballaggi in prevalenza da circuito domestico con una filiera industriale di selezione e riciclo efficace e consolidata.
L’introduzione, in prima applicazione, del criterio economico porterà alla riduzione del CAC per i pack di questa fascia da 208 €/tonnellata a 192 €/tonnellata.
La fascia B2 raggrupperà tutti gli altri imballaggi selezionabili/riciclabili da circuito domestico e/o commercio&industria.
Ossia quelli con diversi livelli di selezionabilità e riciclabilità; quelli riciclabili di recente introduzione sul mercato; quelli a riciclo oneroso e/o dai quali si ottengono rifiuti selezionati di minore qualità; quelli con filiere di riciclo in fase di consolidamento e sviluppo.
In questa fascia saranno tollerati anche gli imballaggi in polietilene espanso con spessori superiori ai 2 millimetri (attualmente in fascia C) e gli strati barriera realizzati in EVOH, ma con limite al 5% del peso totale dell’imballaggio.
Il passaggio dalla fascia B2 alla fascia B1 dei tappi in plastica conformi alla direttiva SUP, quindi progettati per rimanere solidali con il contenitore per bevande in plastica fino a 3 litri, sarà subordinato all’entrata in vigore della norma tecnica EN (in fase di definizione).
Anche la fascia B2 vedrà il CAC ridursi: dagli attuali 560 €/tonnellata si scenderà a 533 €/tonnellata.
Rimarranno in fascia C quei pack con attività sperimentali di selezione o riciclo in corso, e quelli non selezionabili/riciclabili allo stato delle tecnologie attuali.
Nonostante si tratti della fascia di imballaggi in plastica con maggiore impatto ambientale ed economico, anche questa fascia sarà interessata da una riduzione del contributo ambientale da 660 €/tonnellata a 644 €/tonnellata, grazie all’introduzione in prima applicazione del deficit di catena e quale effetto dell’ottimizzazione dei costi messa in atto dal consorzio Corepla.

Dopo la pausa estiva è previsto un momento di verifica del deficit di catena che potrebbe determinare ulteriori interventi sul contributo ambientale, dal momento che il mercato della vendita all’asta degli imballaggi post consumo è in continua evoluzione.

Il Consiglio di amministrazione, infine, ha comunque deciso di proseguire il percorso di analisi per rafforzare ulteriormente la diversificazione contributiva, in particolare per legare in misura sempre più rilevante i valori del CAC di ogni fascia agli effettivi deficit di catena e prevedendo eventuali ulteriori segmentazioni e rivalutazioni.

Nel 2022, il risparmio previsto per gli utilizzatori di imballaggi in plastica dovrebbe risultare pari a quasi 13 milioni di €, su oltre 1 milione e 850.000 tonnellate di immesso al consumo.

Procedure semplificate per l’import
Le riduzioni avranno effetti anche sulle procedure forfettarie/semplificate per importazione di imballaggi pieni, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2022.
Le aliquote da applicare sul valore complessivo delle importazioni (in €) diminuiranno conseguentemente da 0,20 a 0,19% per i prodotti alimentari imballati e da 0,10 a 0,09% per i prodotti non alimentari imballati. Il contributo mediante il calcolo forfettario sul peso dei soli imballaggi (tara) delle merci importate (peso complessivo senza distinzione per materiale) scenderà dagli attuali 101 a 99 €/tonnellata.
I nuovi valori delle altre procedure semplificate saranno a breve disponibili sul sito CONAI.

www.conai.org

Rigenerazione. Transizione ecologica. Comunità. Educazione. Sono le quattro parole chiave evocate da Carlo Petrini, il presidente di Slow Food, e che rappresentano la missione a cui il mondo è chiamato fin da subito, la via da percorrere per giungere al traguardo, lo strumento individuato da Slow Food e l’arma con la quale combattere. Petrini rivendica il lavoro fatto in oltre trent’anni di attività associativa e rilancia, fissando gli obiettivi per il futuro.

“C’è un termine, un concetto, che è destinato a ritornare frequentemente nei prossimi tempi. È il verbo rigenerare” dice Carlo Petrini. Rigenerazione dei suoli e degli ecosistemi, certo, ma non solo: ad aver bisogno di essere rigenerato è l’approccio alla produzione, alla distribuzione e al consumo alimentare. E, in un certo senso, anche il modo in cui intendiamo la vita di ogni giorno: «Viviamo un periodo di passaggio verso un’altra epoca storica, cioè la transizione ecologica. Forse, in Italia, non abbiamo ancora le idee sufficientemente chiare su che cosa sia – ha aggiunto il presidente di Slow Food – Io penso che occorra avere chiarezza sul fatto che significhi cambiare un modello che, a partire dalla rivoluzione industriale, ci sta portando verso l’estinzione dell’homo sapiens sapiens”.

Il modello – che non è solo organizzazione sociale, ma anche produzione economica – proposto da Slow Food è quello delle comunità.
Negli ultimi quattro anni (cioè dal settimo Congresso internazionale di Slow Food, quello di Chengdu, in Cina, del 2017) sono nate Comunità Slow Food in tutto il mondo, di cui 251 soltanto in Italia.
Il nuovo obiettivo, ha spiegato Petrini, dev’essere quello di “aprirci ancora di più, coinvolgendo attivamente chi fa formazione. Non può esserci transizione ecologica senza cultura, per questa ragione dobbiamo far sedere allo stesso tavolo contadini e insegnanti, pastori e professori”.

A questo lavoro sarà chiamato anche il nuovo Comitato Esecutivo di Slow Food, l’organo politico dell’associazione braidese che viene rinnovato proprio nella due giorni del Congresso Nazionale del 2 luglio.

Un mondo nuovo, quello che ci aspetta
Secondo Slow Food deve fondarsi su due princìpi: la sostenibilità e la tutela della biodiversità.
“Non vanno intesi solamente come universo di valori – ha ricordato il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, il cui video di saluti istituzionali è stato proiettato al momento dell’apertura dei lavori – ma come azioni concrete e incisive da attuare lungo tutta la filiera. Occorre tenere a mente che i contadini possono svolgere un ruolo fondamentale nella salvaguardia della terra e nella gestione della biodiversità, essendo una componente chiave dell’economia rurale e nella produzione di un cibo che dev’essere espressione del territorio, delle pratiche tradizionali e dell’identità culturale, elementi da cui ripartire per pensare al futuro in chiave collettiva. Fondamentale è la salvaguardia della biodiversità come orientamento a una distribuzione delle risorse rispettosa delle capacità ambientali, in grado di rimettere al centro stretto rapporto tra l’uomo e l’ambiente”.

Il saluto e l’eredità del Comitato Esecutivo uscente
Atto conclusivo del mandato del Comitato Esecutivo eletto nel 2018 nel corso del IX Congresso nazionale di Slow Food Italia, svoltosi a Montecatini Terme. “È sempre stato con spirito di servizio che abbiamo affrontato il nostro mandato, con la consapevolezza di avere una grande responsabilità nel servire Slow Food, le sue idee e i suoi valori che sono anche i nostri valori, servire la sua rete associativa, ogni singolo socio” ha dichiarato Giorgia Canali, intervenendo a nome dell’interno Comitato Esecutivo. “Sappiamo di essere solo all’inizio di questo percorso di allargamento di quella famiglia che è la rete di Slow Food in Italia e che questo percorso sarà tanto più positivo quanto più energia sapremo investire nel coltivare le relazioni tra le diverse anime che compongono la nostra rete.
La sfida è anche quella della ri-generazione del movimento. Si tratta di prendere coscienza dell’incompiutezza di quel che sappiamo e il bisogno di non smettere mai di formarci e informarci. Formazione e rigenerazione sono concetti che possono alimentarsi l’un l’altro in modo virtuoso”.

E proprio l’impegno nella formazione è stato uno degli obiettivi prioritari nel programma di mandato degli ultimi anni: “Grazie a un bando del ministero del Lavoro abbiamo dato vita al progetto Slow Food in Azione – ha concluso Canali -, un intenso lavoro di ricerca sui territori che ha portato, tra le altre cose, a catalogare 185 nuovi prodotti italiani sull’Arca del Gusto di Slow Food”.
In totale, in Italia, i prodotti catalogati oggi sono 1077.

Un buon proposito per il futuro?
Lo suggerisce Carlo Petrini: “Dietro a ognuno di questi c’è una comunità che lavora, che si adopera per la difesa di un prodotto. Dobbiamo darci come obiettivo quello di rendere Presìdi Slow Food tutti i prodotti dell’Arca”.

www.slowfood.it

Partner in Finanza Etica e Plastica Seconda Vita: due testimonianze “forti” sulla sostenibilità, nella ADACI Fucina Week, nella tavola coordinata da Enrico Rainero dedicata a “Sostenibilità e Green Purchasing”.

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Partner in Aziende nella Transizione Sostenibile. ADACI Fucina Week apre con un webinar coordinato da Enrico Rainero in un argomento di caldissima attualità, coinvolgendo manager di settori diversi che portano testimonianze di successi in corso evolutivo, iniziative partite molti anni fa e oggi già mature nei temi che tutti sappiamo vitali per la sopravvivenza della qualità della nostra vita.

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