Category: Istituzioni – Cultura – Finanza

Cibo strumento di inclusione. Slow Food Youth & Food. Vengono dal Benin e dal Mali, dal Pakistan, dal Senegal e dal Maghreb, hanno tra i 17 e i 19 anni, il bagaglio pesante di chi ne ha già viste tante e la luce di chi comunque ancora crede di avere una chance di realizzare il proprio sogno attraverso il cibo, imparando un mestiere, inserendosi in una nuova comunità, raccontando una storia, la propria, a chi vorrà ascoltarla.

A Torino e Agrigento 60 minori stranieri non accompagnati scrivono il loro futuro
Sono i primi 30 giovani, ragazze e ragazzi, che partecipano al percorso di inclusione sociale, lavorativa e abitativa previsto dal progetto Youth & Food – Il cibo veicolo di inclusione, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Messo a punto da Slow Food, il progetto si svolge nell’arco di tre anni e coinvolgerà in tutto 60 minori stranieri non accompagnati nelle città di Agrigento e Torino, grazie alla collaborazione con Al Kharub cooperativa sociale, Sanitaria Delfino Società Cooperativa Sociale, Coop.Meeting Service Catering, Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali (AMMI), Comune di Torino, Servizio VIII – Centro per l’Impiego di Agrigento, C.P.I.A. di Agrigento.

In questi giorni in cui il nostro sguardo è rivolto al vicino Est, l’avvio delle attività del progetto ci riporta a una realtà che da anni passa sotto i nostri occhi ormai quasi inosservata, quella dei minori che arrivano in Italia non accompagnati, che stando ai dati del 31 dicembre 2021 della Direzione Generale dell’Immigrazione del ministero del Lavoro, sono 12.284, il 73,5% in più rispetto all’anno precedente.

«Il nostro obiettivo è garantire un cibo buono, pulito e giusto per tutti, dove il nostro “per tutti” comprende anche i più fragili, come i cittadini migranti e i minori in particolare. Sono gli ultimi: vittime della bugia della crescita infinita, che nutre ingiustizia sociale, iniquità ed esclusione. Attraverso questo progetto vogliamo delineare una narrazione di aggregazione, riscatto, dignità, a partire da un soggetto potente: il cibo» dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

Il progetto si divide in più fasi che prevedono un modulo di formazione – dai corsi di italiano alle nozioni sui diritti dei lavoratori, dall’apicoltura alla cucina internazionale – un periodo di stage, la creazione di start up in ambito agricolo e gastronomico e l’indipendenza abitativa.

«Per rendere sostenibile l’inclusione sociale è fondamentale assicurare l’inserimento lavorativo attraverso i tirocini e la nascita di start up grazie alle quali i ragazzi collaboreranno con le realtà del territorio e metteranno alla prova la propria creatività» sottolinea Abderrahmane Amajou, coordinatore della Rete Migranti di Slow Food e referente di Youth & Food. «Si tratta di ragazzi giovanissimi a cui manca l’affetto dei familiari. Ci auguriamo che, proprio grazie alle relazioni che i ragazzi stabiliranno, possano trovare una nuova famiglia sociale che li accolga e li faccia sentire parte di una comunità».

La scuola per mediatori gastronomici di Torino e le ricette del cuore per imparare l’Italiano
A Torino, dove sono stati selezionati 16 ragazzi, perlopiù provenienti da Pakistan, Senegal e Maghreb, e una ragazza dalla Somalia, il progetto è partito da poco: «Abbiamo messo in piedi una vera e propria scuola per mediatori gastronomici. A ogni ragazzo abbiamo chiesto una ricetta del cuore. A partire da queste abbiamo lavorato sull’Italiano: come si scrive una ricetta, quali verbi usare, le unità di misura… Abbiamo coinvolto un cuoco di ciascun Paese che ha preparato i piatti indicati dai giovani e ha insegnato loro a replicarli. È stato un momento molto particolare perché la maggior parte non mangiava il proprio piatto del cuore da quando ha lasciato il paese d’origine» racconta Stefano Di Polito che con la Cooperativa Meeting Service, che ha seguito le fasi di avvio del progetto nelle cucine attrezzate per la formazione professionale delle Fonderie Ozanam di Torino.

Un vero e proprio corso di cucina internazionale che nasce dall’orgoglio della propria provenienza e dalle emozioni che un cibo può suscitare. E così i ragazzi senegalesi hanno riassaggiato e imparato a cucinare il thiebou dien i pakistani hanno richiesto il biryani, mentre i maghrebini hanno raccontato le varianti del couscous. «Non appena finirà il Ramadan ricominceremo con i corsi di cucina internazionale e italiana, accanto alle più classiche lezioni di panetteria e pasticceria, propedeutiche a trovare un tirocinio. I tutor sono selezionati tra giovani nati e cresciuti in Italia ma dello stesso paese di origine dei ragazzi, che è anche un bel modo di far vivere la Torino multietnica. E poi, una sorpresa per chi vorrà seguirci: stiamo pensando a eventi gastronomici e servizi innovativi, in cui i protagonisti sono gli stessi ragazzi, per garantire la sostenibilità economica delle attività».

Le api, l’innesto e i diritti dei lavoratori per contrastare il caporalato ad Agrigento
Ad Agrigento i ragazzi sono 15 e arrivano principalmente dal Benin e dal Mali: «Alcuni hanno già una competenza acquisita nel loro paese, come Rachid che in Benin faceva l’apicoltore e che probabilmente sarà uno dei primi a trovare uno sbocco lavorativo. Nel gruppo c’è anche un ragazzo che presenta disturbi del comportamento a causa dei forti traumi che ha subito in Libia» racconta Carmelo Roccaro della cooperativa Al Kharub che segue Youth & Food ad Agrigento.

I giovani studenti sono molto curiosi, chiedono soprattutto quali prospettive lavorative li aspettano. «Stiamo approfittando di questi giorni di Ramadan per far affiatare il gruppo e fargli conoscere la città e il paesaggio intorno: i ragazzi parlano inglese, francese o arabo e per fortuna il nostro mediatore tunisino conosce tutte e tre le lingue. C’è anche un ragazzo del Bangladesh che non parla nessuna delle tre lingue, e quindi lo seguiamo in maniera particolare. Partiremo a maggio con il corso di cucina, poi attiveremo anche due moduli di apicoltura, per imparare a gestire le api e fare il miele ma anche per costruire i telaini e riparare le arnie. Un’altra competenza molto richiesta in agricoltura è quella della potatura e dell’innesto: su questo lavoreremo molto».

I ragazzi si presenteranno nelle aziende agricole per i tirocini e l’inserimento lavorativo con una competenza che potranno spendere nel proprio curriculum e saranno accompagnati dagli operatori impegnati nel progetto: «Nel nostro percorso cercheremo di trasmettere alcune nozioni di diritto dei lavoratori affinché i ragazzi possano riconoscere e tenersi alla larga dai pericoli dello sfruttamento e del caporalato e vivere sempre liberamente il proprio lavoro e la propria vita» continua Carmelo.

Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori.
Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

www.slowfoodyouthnetwork.org

www.conibambini.org

Viaggi sostenibili: 10 consigli della piattaforma di viaggi Omio (per principianti ed esperti) sono un tema molto ampio e la scelta del mezzo di trasporto non è l’unico punto da affrontare.

Ci sono vari aspetti del viaggio da considerare, dalla modalità di prenotazione fino allo smaltimento dei rifiuti. Omio, piattaforma e app per la prenotazione di biglietti di treni, aerei, autobus e traghetti, ha stilato una lista di consigli pratici sia per chi vuole iniziare a viaggiare in modo responsabile sia per chi si considera già esperto ma vuole avere un comportamento ancora più attento all’ambiente.

Per principianti:
– Non solo aereo: valuta tutte le alternative
Evitare crociere ad alto impatto ambientale può essere semplice, ma le cose si fanno più complicate per quanto riguarda l’aereo, spesso preferito perché veloce. Grazie a Omio, tuttavia, è possibile confrontare le varie opzioni di viaggio e scoprire come treno e autobus spesso siano più veloci ed economici di quanto si pensi e permettano di risparmiare CO2.

– Esplora i dintorni
Un consiglio tanto semplice quanto efficace: le distanze brevi riducono la nostra impronta ecologica, e in più non bisognerà preoccuparsi dei lunghi tragitti in treno o in autobus. Pianificate un viaggio a tappe o provate i treni notturni: in questo modo si risparmia anche una notte in hotel e al mattino si è già pronti per scoprire la destinazione.

– Utilizza solo biglietti elettronici
Stampare i biglietti è ormai obsoleto. L’app di Omio garantisce accesso a tutte le prenotazioni e a tutti i biglietti, in qualsiasi momento, anche offline, e permette di gestire i propri soggiorni direttamente dall’app grazie alla partnership con Booking.com.

– Riduci gli sprechi
Quando si viaggia si producono molti rifiuti che potrebbero essere facilmente evitati. Ad esempio, è sempre bene portare con sé una borraccia invece di comprare una bottiglia dietro l’altra, evitare take-away che producono troppa plastica e preferire il proprio shampoo, bagnoschiuma e sapone, lasciando i flaconcini omaggio in hotel.

– Spostati in bici o con i mezzi pubblici
Una volta arrivati, è meglio spostarsi con i trasporti pubblici locali o con una bici: questa scelta, oltre che sostenibile, è anche economica e consente di immergersi subito nella destinazione.

– Preferisci le alternative locali alle grandi catene
Meglio prenotare un piccolo hotel a conduzione familiare, provare piatti locali in ristoranti autentici, bere un caffé in un piccolo bar e scegliere prodotti del posto: in questo modo entrerete nello spirito della destinazione e potrete scoprirla come veri local.

– Non disperdere rifiuti nella natura
Per chi ama trascorrere il tempo immerso nella natura, è sempre bene portare un sacchetto per i rifiuti, poiché i cestini non sono sempre presenti o spesso sono stracolmi. Raccogliete tutta la spazzatura e buttatela quando possibile.

– Rispetta la natura
Molti non sanno che raccogliere conchiglie, coralli, pietre e sabbia è proibito in molti Paesi e può addirittura essere sanzionato. Prima di tutto, è importante proteggere gli ecosistemi locali e lasciarli il più possibile intatti.

– Rispetta gli animali
Farsi un selfie con gli animali non rientra tra le pratiche di turismo responsabile: non siate insistenti e limitatevi ad ammirarli da lontano!

– Risparmia energia mentre sei via
Prima di partire per le vacanze, assicuratevi di aver spento riscaldamento, luci, gas e tutti i dispositivi non necessari.

Per esperti:
– Scegli una vacanza self-made invece che all-inclusive
Prenotare una vacanza all-inclusive già organizzata nei minimi dettagli è una grande tentazione, ma non sempre vengono proposte alternative sostenibili, sia per quanto riguarda i mezzi di trasporto che il soggiorno. Inoltre, programmare la propria vacanza da soli è anche un ottimo modo per sostenere ristoranti, negozi e piccoli produttori.

– Preferisci i mezzi di trasporto a minor impatto ambientale
Viaggiare in treno o in pullman a volte implica tempistiche più lunghe; tuttavia permette di non perdersi panorami mozzafiato, di immergersi nella destinazione e di entrare a contatto con gli abitanti locali.
Una soluzione potrebbe essere pianificare itinerari a tappe: in questo modo andrete a fondo nell’esplorazione della destinazione e conoscerete meglio le sue caratteristiche.

– Metti in valigia solo lo stretto necessario
Portate solo ciò che davvero vi serve, perché un peso maggiore significa maggiori emissioni. Siamo onesti, chi non sì è mai accorto alla fine delle vacanze di non avere usato nemmeno la metà delle cose?! E se non sapete da che parte iniziare, potete seguire la guida di Omio per la valigia perfetta.

– Esci dagli schemi
I viaggi più belli e più sostenibili (e quelli che rimarranno nel cuore più a lungo) sono quelli che evitano le mete troppo turistiche. Scegliere una destinazione insolita e meno inflazionata renderà l’esperienza di viaggio unica e consentirà di sostenere le popolazioni locali che normalmente traggono pochi profitti dal turismo.

– Viaggia plastic-free
Sono poche le persone che riescono a viaggiare completamente senza plastica, eppure le alternative sostenibili a questo materiale non mancano. Per esempio, si possono mettere in valigia posate da viaggio riutilizzabili, una tote bag in cotone biologico, una giacca a vento ottenuta da materiali riciclati, shampoo solido e dischetti struccanti di cotone.

– Scegli una protezione solare green
Le tradizionali creme solari contengono sostanze che vanno a intaccare il delicato equilibrio degli ecosistemi. Quindi, specialmente in spiaggia, scegliete una crema solare naturale e biologica che rispettano il mare e l’ambiente circostante.

– Rinuncia all’aria condizionata
È consigliabile evitare il più possibile l’uso del condizionatore, anche nelle destinazioni più calde. Certo, bisognerà sopportare un po’ il caldo, ma si risparmierà energia e si eviteranno tosse e mal di gola in vacanza.

– Non disperdere i rifiuti e raccogli quelli che trovi
Oltre a raccogliere i propri rifiuti, non lasciate che quelli dispersi dagli altri rimangano dove sono: raccoglieteli o partecipate a iniziative di gruppo (ad esempio quelle per la pulizia di spiagge), un modo utile e originale per prendersi cura dell’ambiente, entrare in contatto con le persone del posto e fare nuove amicizie.

– Scegli un alloggio sostenibile
Prenotare alloggi sostenibili non è sempre semplice, ma per fortuna sono sempre più numerose le piattaforme che scelgono di introdurre delle etichette per identificare gli alloggi green o che mettono a disposizione soluzioni di soggiorno ecologiche e immerse nella natura.

– Sostieni le iniziative locali
Turismo responsabile significa anche offrire sostegno agli abitanti locali, specialmente se la tua meta è un luogo più povero rispetto al proprio Paese di origine. Ricordatevi di dare una mancia se è usanza, scegliete guide di viaggio del posto e scoprite le organizzazioni che partecipano a progetti di sostegno sociale.

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Strategie per Diversity Inclusion per migliorare resilienza e reputation. I concetti di diversità e inclusione si stanno sempre più affermando a livello mondiale quale valore fondamentale all’interno degli ambienti di lavoro: sono parte integrante delle strategie di sostenibilità e Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR) nelle organizzazioni e strumento efficace per migliorare resilienza e reputazione.

Per molte imprese l’integrazione e il rispetto delle diversità costituiscono una vera e propria strategia di business, che sta acquisendo sempre più valore nel corso degli anni.
Per Diversity si intendono le caratteristiche che determinano differenze e similitudini tra gli individui e che influenzano l’identità e la prospettiva che portano con sé sul posto di lavoro. Inclusion si riferisce, invece, all’insieme di pratiche inclusive verso tutti gli stakeholder presenti nel contesto dell’organizzazione, volte a valorizzare la diversità all’interno dell’ambiente di lavoro (genere, orientamento sessuale, origini etniche, cultura, abilità fisiche, etc.).

L’edizione 2021 del “Diversity brand index” attesta la grande importanza del tema dell’inclusione anche tra i consumatori. L’88% della popolazione è, infatti, più propensa ad avvicinarsi ai brand più inclusivi, il gap tra i ricavi di un brand inclusivo rispetto a uno non inclusivo può superare il 23% a favore del primo e le aziende maggiormente inclusive ottengono ottimi risultati anche con il passaparola: il Net promoter score dei brand più inclusivi aumenta dell’81,2% mentre quella dei marchi non inclusivi scende del 90,9%.

Investire in Diversity & Inclusion apporta una maggiore creatività e innovazione, altro tema chiave, quest’ultimo, per l’uscita dalla crisi attuale, ma anche garanzia di flessibilità e migliore capacità di risoluzione dei problemi.

Ma come è possibile applicare fattivamente delle politiche di diversità e inclusione?
In che modo sono così attuali?
Cosa si può imparare per renderle un vero traino del nostro business?

“Il primo passo per comprendere l’importanza dei temi emergenti in ambito di Diversity & Inclusion è partire dei propri pregiudizi e dalle credenze personali, derivanti dal contesto socioculturale in cui siamo abituati a interagire”, afferma Sara Brandimarti, Global Product Performance Manager Sustainability in Business Assurance di TÜV Italia.

Il ruolo dei pregiudizi (i cosiddetti unconscious bias), è essenziale nell’approcciare un contesto veloce e mutevole come quello attuale. Le organizzazioni e i lavoratori sono spinti a cambiare priorità, modalità di agire, contesti relazionali e culturali in modo sempre più rapido.
Lavorare sul concetto di inclusione e sull’accettazione della diversità come una risorsa da accogliere e stimolare, porta le organizzazioni a lavorare in maniera più aperta, innovativa e ad abbandonare le rigidità tipiche di un contesto sociale percepito come arcaico.

“Si tratta di temi complessi e delicati che vanno affrontati a livello strategico e con un taglio pratico che rendano coerenti, agli occhi dei portatori di interesse, le dichiarazioni dei membri del Board con la realtà vissuta e percepita dai lavoratori, fornitori, utenti dei servizi che sperimentano l’inclusione in prima persona”, aggiunge Brandimarti.

Per un’azienda può essere utile prendere come riferimento la linea Guida ISO 30415, che suggerisce all’organizzazione il perimetro di azione e gli step da seguire per assicurarsi un livello di integrazione ottimale del tema D&I all’interno dell’organizzazione stessa.

“Le tematiche relative a diversità e inclusione appartengono e contribuiscono alla dimensione sociale ed economica della sostenibilità”, dichiara Francesco Bovalo, Project specialist Sustainability nella Divisione Business Assurance di TÜV Italia.

Lo sviluppo di policy e iniziative in campo D&I contribuisce a 3 dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs): 5 Parità di genere, 8 Lavoro dignitoso e crescita economica e 10 Riduzione delle disuguaglianze.
La diversità è parte fondamentale delle strategie di sostenibilità delle organizzazioni, ed è perfettamente integrata, complementare e funzionale con la sostenibilità aziendale.
A livello aziendale è necessario prevedere un cambiamento culturale che deve passare anche dall’educazione, in quanto è sempre più evidente l’importanza di investire in progetti formativi che sviluppino consapevolezza.

“Un’organizzazione realmente inclusiva è un’organizzazione che sa accogliere la diversità sia nei processi aziendali, sia da un punto di vista relazionale, diffondendo una cultura organizzativa orientata alla valorizzazione della pluralità”, afferma Cristina Brodo, Business Unit Manager TÜV Italia Akademie. “Questo percorso passa necessariamente attraverso la formazione di tutti, dal top management e in generale a tutti i dipendenti per garantire sensibilizzazione e consapevolezza dei propri comportamenti”.

Per andare in supporto alle organizzazioni, TÜV Italia ha progettato un percorso E-Learning che possa diffondere in modo efficiente ed efficace tali argomenti, con una suddivisione in unità didattiche dove si alternano momenti di conoscenza ad attività di learning by doing, mappe concettuali ad interazioni in cui il partecipante ha la possibilità di mettersi in gioco e dimostrare quanto ha appreso.

La stimolazione continua, l’utilizzo di case study animati forniscono “ritmo” e rendono la fruizione dei contenuti piacevole e questo contribuisce all’interiorizzazione.

Fondato nel 1866 come associazione di controllo delle caldaie a vapore, il Gruppo TÜV SÜD è cresciuto diventando un’impresa globale. Opera con oltre 24.000 dipendenti dislocati in oltre 1.000 sedi in circa 50 paesi allo scopo di migliorare costantemente tecnologia, sistemi e competenze. TÜV SÜD contribuisce attivamente a rendere innovazioni tecniche come Industria 4.0, guida autonoma ed energie rinnovabili sicure e affidabili.

TÜV Italia fa parte del gruppo TÜV SÜD ed è presente in Italia dal 1987. TÜV Italia ha una struttura di oltre 600 dipendenti e 400 collaboratori, con diversi uffici operativi sul territorio nazionale, a cui si affiancano i laboratori TÜV Italia e Bytest a Volpiano (TO) e pH a Barberino Tavarnelle (FI), acquisite rispettivamente nel gennaio 2012 e nel gennaio 2013.
TÜV Italia organizza periodicamente webinar e seminari gratuiti, dove vengono affrontati I temi tecnici più attuali, altre ai numerosi corsi formativi professionali, dedicati ad approfondire e sviluppare competenze in tutti i settori in cui l’ente opera.

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Rompere soffitto di cristallo e aumentare la presenza femminile nei ruoli di leadership. SumUp: dai bias inconsci del “mini-me” alla sindrome dell’impostore: insieme a Felizitas Lichtenberg (she/her), Global Head of Diversity and Inclusion, e Nastasia Neumann (she/her), Lead Talent Acquisition Partner, la fintech SumUp mette in evidenza le strategie da applicare nel processo di recruiting e nella comunicazione per rompere il “soffitto di cristallo” e dare più spazio alle donne nei ruoli di leadership.

Nel mondo del lavoro, per le donne è ancora evidente la difficoltà a rompere il “soffitto di cristallo”, a raggiungere cioè ruoli di rilievo all’interno della propria organizzazione lavorativa o sociale o ad affermare la parità dei diritti, a causa di barriere e discriminazioni sociali, culturali e anche psicologiche.

A confermarlo sono anzitutto i numeri: secondo un sondaggio IBM, ad esempio, su 2.300 organizzazioni mondiali meno di 2 ruoli di responsabilità su 10 (tra cui CEO, vicepresidenti, direttori e senior manager) sono ricoperti da donne e un’analisi condotta da Preply rivela che le donne rappresentano solo il 4,7% dei più importanti CEO a livello mondiale.

Per raggiungere un equilibrio di genere sul lavoro è necessario affrontare i pregiudizi inconsci – a partire dal processo di assunzione: secondo il Gender Insights Report di LinkedIn, nell’esaminare i candidati i recruiter hanno il 13% di probabilità in meno di cliccare e visualizzare il profilo di una donna quand’esso compare nelle ricerche. Eppure, nel momento in cui vengono esaminati, i profili delle donne risultano qualificati tanto quanto quelli maschili.

È necessario, quindi, che le aziende lavorino su più fronti per abbattere barriere, stereotipi e pregiudizi e per creare una cultura aziendale che valorizzi la diversità e all’interno della quale la donna non si senta in difetto.

A fare il punto sul tema è SumUp, fintech leader nel settore delle soluzioni digitali e cashless per le piccole imprese e sempre al fianco delle donne e imprenditrici di tutto il mondo.

Insieme a Felizitas Lichtenberg (she/her), sua Global Head of Diversity and Inclusion, e a Nastasia Neumann (she/her), sua Lead Talent Acquisition Partner, la fintech sta infatti portando avanti un percorso che mira a valorizzare i migliori talenti professionali e individuali e a creare una cultura aziendale in cui la partecipazione femminile nei ruoli di leadership venga supportata.
Anche grazie a questo lavoro continuo, SumUp può oggi vantare il 51% di donne tra i dipendenti dell’azienda; inoltre, nell’ultimo anno, la presenza femminile in ruoli executive è passata dal 17% al 25%; nel 2021, con l’impegno ad assumere il 30% di donne nei ruoli dirigenziali, Sumup ha raggiunto l’obiettivo del 48%. Si tratta di risultati particolarmente importanti considerando il settore i cui opera la fintech. Inoltre, proprio in questi giorni la Vicepresidentessa del Design di SumUp, Pamela Mead, ha ricevuto il riconoscimento come una delle 25 donne leader nella tecnologia finanziaria da parte del Financial Technology Report: entrata in SumUp nel 2019, Pamela lavora con il suo team mettendo al primo posto nella progettazione dei prodotti l’accessibilità, per creare soluzioni che siano efficaci, utili, ma soprattutto inclusive per tutti i commercianti.

Un esempio e un apprezzamento importante che dà ancora più forza a SumUp nel proseguire questa crescita e la dedizione per aumentare ulteriormente la presenza di donne in ruoli di leadership. “Per farlo – spiegano Felizitas Lichtenberg e Nastasia Neumannè necessario decostruire i bias inconsci (come, ad esempio, la sindrome del ‘mini-me’ o i cosiddetti in-group bias), radicati nella società e nelle persone, inclusi i recruiter e i responsabili delle assunzioni e delle Risorse Umane. È fondamentale aumentare la consapevolezza generale in merito ai pregiudizi e a come le micro-disuguaglianze possano manifestarsi in ogni contesto, così da migliorare le strategie di ricerca, attingendo talenti da diversi e nuovi network. Allo stesso tempo, bisogna supportare le donne affinché superino convinzioni autolimitanti e sovrastrutture (ad esempio la sindrome dell’impostore)“.

Un processo delicato che parte dalle strategie da applicare già in fase di recruiting e nella comunicazione interna all’azienda, e che, come spiega SumUp, è necessario per costruire una cultura aziendale sana, che garantisce il rispetto dei diritti di tutti e favorisce la crescita professionale dei singoli e dei team di lavoro.

Proprio con l’intento di ispirare altre aziende ad avere un approccio inclusivo e accogliente che valorizzi le figure femminili, Felizitas Lichtenberg, Nastasia Neumann e SumUp condividono quattro punti chiave che stanno sperimentando per migliorare giorno dopo giorno la crescita delle donne in azienda.

1 – Evitare i bias in fase di recruiting
La collaborazione tra il team Diversity & Inclusion e quello delle Risorse Umane è fondamentale: da una parte è necessario incoraggiare candidature al femminile anche attraverso annunci di lavoro inclusivi, dall’altra bisogna formare i recruiter e gli HR Manager affinché non svolgano i colloqui basandosi, anche inconsciamente, su bias e pregiudizi. Proprio per questo, ad esempio, SumUp sta adottando una strategia per la quale i colloqui vengono svolti attraverso diverse interviste: mettere insieme più opinioni su un candidato aiuta ad eliminare i bias inconsci che un singolo recruiter potrebbe avere e a far sì che si ottenga una visione il più oggettiva possibile. In particolare, per i ruoli “senior” si prevedono anche più interviste con numerosi stakeholder interni all’azienda.

2 – Eliminare la sindrome del “mini-me” (o in-group bias)
Un approccio al recruiting di questo tipo aiuta ad arginare la cosiddetta sindrome del “mini-me” (o i cosiddetti in-group bias), che porta referenti e dirigenti a favorire o cercare candidati che siano il più simili possibile a loro per età e genere, mentalità, esperienza nel settore, con cui condividono formazione scolastica e lavorativa, ma anche hobby. Tuttavia, creare un luogo di lavoro con individui troppo simili tra loro può essere controproducente: si rischierebbe soltanto di ottenere un team poco diversificato, mancante di innovazione e punti di vista differenti.

3 – La condivisione fa la forza contro la sindrome dell’impostore
Uno spazio di lavoro sicuro è un luogo all’interno del quale sentirsi liberi, a qualunque livello di seniority, di condividere i propri errori e di mostrarsi vulnerabili, senza per questo sentirsi giudicati.
Raccontare le proprie difficoltà può aiutare a sentirsi meno soli, ad esempio raccogliendo esperienze dirette da parte di colleghi che si trovano – o si sono trovati – ad affrontare situazioni analoghe. Nel caso delle donne, ad esempio, è comune la cosiddetta “Sindrome dell’Impostore”, una condizione psicologica per la quale un individuo arriva a dubitare delle proprie competenze e a non riuscire a riconoscere neanche i propri meriti. A causa di questa condizione, molti professionisti non raggiungono ruoli di leadership: temono, infatti, di non essere adeguati e di non poter pretendere o meritare aumenti e incarichi di responsabilità. In un contesto lavorativo aperto all’ascolto, invece, una persona può scoprire di non essere la sola a vivere questa specifica condizione e, grazie al supporto di colleghi e colleghe, superare questo “disturbo” e ritrovare la propria serenità e sicurezza sul lavoro.

“Nei momenti in cui ho dubbi o insicurezze mi ritrovo addirittura a pensare cosa farebbe un uomo al mio posto”, spiega Pamela Mead, Vicepresidentessa del Design di SumUp, portando la sua personale esperienza nel superare la sindrome dell’impostore. “Riesco a superare queste incertezze cambiando la mia modalità di pensiero e spostando invece l’attenzione sui miei punti di forza e su ciò che so fare meglio. In questo processo, aiuta molto la condivisione con amici e colleghi: è un modo per ricordare a me stessa tutto quello che sono riuscita a fare. Allo stesso tempo, quando altre persone si confidano con me raccontandomi i dubbi su loro stessi, consiglio di focalizzarsi sui punti di eccellenza e su quello che hanno raggiunto. L’aspetto più curioso – e che fa molto riflettere – è che spesso quando ci si mette in discussione ci si accorge che in realtà gli altri dall’esterno hanno una percezione completamente diversa: ad esempio, arrivano a farmi i complimenti per come ho gestito una presentazione o per la sicurezza mostrata. Per questo, il messaggio importante che vorrei dare è: la voce interiore è sempre molto critica, bisogna ascoltarla, ma non farsi mai sopraffare”.

4 – Promuovere il processo di Allyship
Per aumentare la presenza femminile nei ruoli di leadership – in azienda e anche più in generale nei team e nei settori tecnico e scientifico – servono educazione all’ascolto e sensibilizzazione su vari livelli. Questo serve a promuovere un processo di Allyship, in cui tutti siano coinvolti attivamente per l’inclusione e la crescita degli altri, eliminando le micro-iniquità quotidiane. Questo significa, ad esempio, sostenere anche situazioni che non ci riguardano direttamente, ma che sono importanti per altri membri del team, condividere le proprie esperienze e fare network anche attraverso workshop interni: un esempio è l’Inclusive Leadership Workshop, a cui ha partecipato oltre il 50% dei leader di SumUp e su cui vengono formati i nuovi membri dei team. Proprio per questo Nastasia Neumann, Lead Talent Acquisition Partner di SumUp, prenderà parte al FemTechConf Women in Tech Q1 Summit – dove condividerà con professioniste provenienti da numerose aziende internazionali la propria esperienza relativa alla sindrome dell’impostore, con l’intento di trovare spunti e soluzioni per affrontare collettivamente la questione.

SumUp è l’azienda leader a livello globale nella tecnologia finanziaria che ha l’obiettivo di creare un mondo in cui i piccoli commercianti possono avere successo facendo ciò che amano. SumUp supporta oltre 3,5 milioni di commercianti in più di 30 mercati in Europa, Stati Uniti e America Latina, con strumenti e servizi pensati e realizzati appositamente per micro e nano imprese. SumUp offre alle piccole imprese un toolkit completo per gestire e far crescere le loro attività. L’ampia suite di prodotti include terminali hardware proprietari, SumUp Conto Aziendale e SumUp Card, e-commerce, pagamenti a distanza, fatturazione e registratori di cassa per i punti vendita. Con l’intento di valorizzare il proprio successo per rendere il mondo un posto migliore, SumUp si è impegnata a donare l’1% dei futuri ricavi netti a cause ambientali.

www.sumup.it

Crediti imposta acquisto EE e gas. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del D.L. 21/2022 destinato a contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina, è stato ampliato e potenziato il novero dei crediti d’imposta a beneficio delle imprese a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti per l’acquisito di energia elettrica e gas naturale nei primi due trimestri del 2022.

Energia Elettrica
– il credito d’imposta per “imprese energivore” relativo al primo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022;
– il credito d’imposta per “imprese energivore” relativo al secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022;
– il nuovo credito d’imposta per imprese dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW, diverse dalle “imprese energivore”, ai sensi dell’articolo 3 D.L. 21/2022.

I due crediti d’imposta per “imprese energivore” sono destinati ai soggetti come definiti dall’articolo 3 D.M. 21.12.2017 che abbiano subìto un incremento significativo, superiore al 30%, del costo medio dell’energia elettrica per KWh, al netto delle imposte ed eventuali sussidi, rispettivamente:
– fra il quarto trimestre 2021 e il quarto trimestre 2019, tenuto conto anche di eventuali contratti di fornitura di durata stipulati dall’impresa (credito spettante in relazione al primo trimestre 2022 ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022);
– fra il primo trimestre 2022 e il primo trimestre 2019, tenuto conto anche di eventuali contratti di fornitura di durata stipulati dall’impresa (credito spettante in relazione al secondo trimestre 2022 ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022).

Nel caso di energia elettrica prodotta e autoconsumata nel secondo trimestre 2022, il requisito di incremento significativo va valutato con riferimento alla variazione del prezzo unitario dei combustibili acquistati e utilizzati dall’impresa per la produzione di energia elettrica.

Il credito d’imposta per “imprese energivore” spetta nelle seguenti misure:
– pari al 20% della spesa sostenuta per la componente energetica, acquistata ed effettivamente utilizzata, nel primo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022;
– pari al 25% della spesa sostenuta per la componente energetica, acquistata ed effettivamente utilizzata, nel secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 20% al 25%;
– pari al 25% della spesa sostenuta per la componente energetica, prodotta e autoconsumata, nel secondo trimestre 2022 (in tal caso il credito di imposta è determinato con riguardo al prezzo convenzionale dell’energia elettrica, pari alla media, relativa al secondo trimestre 2022, del prezzo unico nazionale dell’energia elettrica), ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 20% al 25%.

A favore delle imprese diverse dalle “imprese energivore”, dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW, è riconosciuto dall’articolo 3 D.L. 21/2022 un credito d’imposta in misura pari al 12% della spesa sostenuta per l’acquisto della componente energetica effettivamente utilizzata nel secondo trimestre 2022, in caso di incremento significativo del costo per kWh calcolato sulla media del primo trimestre 2022, al netto di imposte ed eventuali sussidi, superiore al 30% del corrispondente prezzo medio nel primo trimestre 2019.

Gas Naturale
– il credito d’imposta per “imprese gasivore” relativo al secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 5 D.L. 17/2022;
– il nuovo credito d’imposta per imprese diverse dalle “imprese gasivore”, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 21/2022.
Il credito d’imposta per imprese a forte consumo di gas è destinato ai soggetti operanti in uno dei settori di cui all’allegato 1 al D.M. 541/2021, che abbiano consumato, nel primo trimestre 2022, un quantitativo di gas naturale per usi energetici non inferiore al 25% del volume di gas naturale indicato all’articolo 3, comma 1, D.M. 541/2021, al netto dei consumi di gas naturale impiegato in usi termoelettrici e che abbiano subìto un incremento significativo, superiore al 30%, del prezzo di riferimento del gas naturale, calcolato come media, riferita al primo trimestre 2022, dei prezzi di riferimento del Mercato Infragiornaliero (MI-GAS) pubblicati dal Gestore del Mercati Energetici (GME), rispetto al primo trimestre dell’anno 2019.

Il credito d’imposta spetta nella misura del 20% delle spese sostenute per la componente gas naturale nel secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 5 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 15% al 20%.

A favore delle imprese diverse dalle “gasivore”, è riconosciuto un nuovo credito d’imposta in misura pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del gas, consumato nel secondo trimestre 2022, per usi energetici diversi da quelli termoelettrici, in caso di incremento significativo del prezzo di riferimento del gas naturale, calcolato come media riferita al primo trimestre 2022 dei prezzi di riferimento pubblicati dal Gestore dei mercati energetici (GME), superiore al 30% del corrispondente prezzo medio riferito al primo trimestre 2019.

Le principali caratteristiche dei crediti d’imposta per acquisto di energia elettrica e gas naturale sono similari:
– utilizzo esclusivo in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 D. Lgs. 241/1997 (i crediti per “imprese energivore” e “imprese gasivore” sono utilizzabili entro il 31.12.2022) con facoltà di cessione solo per intero secondo le regole dei bonus edilizi, ai sensi degli articoli 3, 4 e 9, D.L. 21/2022;
disapplicazione dei limiti generali di compensazione; irrilevanza fiscale dei relativi contributi;
– cumulabilità con agevolazioni aventi a oggetto i medesimi costi, a condizione di non superare, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, il costo sostenuto.

Il codice tributo del credito per “imprese energivore” previsto dall’articolo 15 D.L. 4/2022 per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel primo trimestre 2022, è “6960” – anno di riferimento 2022, istituito con la recente risoluzione AdE 13/E/2022.

Per assistenza ed affiancamento nel disbrigo delle pratiche:
info@energyinlink.it

– BYinnovation è Media Partner di EnergyINlink

www.energyinlink.it

Mission for Adaptation to Climate Change and Societal Transformation. The Mission, a first in the EU policy world, anchoring it in the research and innovation policy of the EU with a perspective until 2030, fosters the development of innovative solutions and will engage with and empower regions, cities and communities to adapt to climate change.

Four projects explore climate adaptation for vulnerable communities in EU Macro-Regional Strategies Week.

REGILIENCE, IMPETUS, ARSINOE and TransformAr examine ‘transformative action for climate resilient and adaptive regions’ as part of wider collaboration effort

Four Horizon 2020-funded projects explored how to best assess and improve the climate-change resilience of vulnerable regions in a joint session on 9 March 2022, during the 3rd European Union Macro-Regional Strategies (EU MRS) Week. REGILIENCE, ARSINOE, IMPETUS and TransformAr are coordinating efforts to identify common goals, challenges and work areas, to achieve best possible outcomes for communities as part of the European Green Deal and the European Union’s Mission for Adaptation to Climate Change and Societal Transformation. The session on ‘transformative action for climate resilient and adaptive regions’ was the first result of this collaboration to raise visibility of the projects, their participants and their goals.

More than 60 participants joined the session to hear a panel of experts present approaches and solutions that will be tested in various regions and communities by the four projects in the Mission for Adaptation to Climate Change and Societal Transformation.

The Mission, a first in the EU policy world, anchoring it in the research and innovation policy of the EU with a perspective until 2030, fosters the development of innovative solutions and will engage with and empower regions, cities and communities to adapt to climate change.

The Mission, the EU Adaptation Strategy and their importance for regional development as well as various solutions and support measures were presented by Johannes Klumpers, Head of Secretariat at EC Directorate General CLIMA. He highlighted how public funding can accelerate the achievement of societal goals, which is key to getting citizens on board as active and engaged players.
He invited session participants to adhere to the Mission charter, to become part of a community of practice on adaptation to climate change and to join the First Mission Forum on 7 June 2022.
He said the Mission’s goals are to help regions:
– understand climate risks,
– prepare plans / roadmaps,
– build resilience and demonstrate adaptation.

This keynote was followed by short video testimonials from selected project demonstration regions: French Guadeloupe is a demonstrator in the TransformAr project, addressing 2 key sectors, agriculture and tourism, which are highly impacted by climate change; the Latvian Zemgale Planning Region is developing a GIS-based flood

By assessing and improving the resilience of regions, the 4 projects will help them prepare for future crises and reduce their associated risks. In this framework, new tools and methodologies help regions and communities to better understand, plan and develop strategies tailored to their needs, which will maximize their resilience to the impacts of climate change.

A panel of experts explained the opportunities that result from the projects working together in a cluster, presented existing good practices, and expressed the motivation of partners to step up regional climate action.

Moderated by Vasileios Latinos of ICLEI (REGILIENCE), the panellists discussed: how to simplify resourcing and financing of adaptation; how to overcome the ‘adaptation gap’ and evolve towards integrated climate action that engages and empowers citizens, switching focus from post-catastrophe action to perspectives for resilience; and how to test specific adaptation measures that can be replicated in other regions as well as more systemic approaches to climate change.

Stefania Manca representing the Municipality of Genoa and the EU Agenda Partnership for Climate Adaptation commented that the 2017-2022 Partnership allowed representatives from cities and countries to exchange knowledge and feedback on funding schemes. She said a focus on insurance data and upscaling potential is useful, for example an EU Investment Bank toolkit and guidance for cities helps them assess benefits and enhance their ability to access financial instruments. Better planning and avoidance of maladaptations are also necessary, she added.

Chrysi Laspidou of University of Thessaly explained how the four projects are building upon and helping to materialise the EU macro-regional strategies by equalising regional climate-change preparedness levels and supporting their planning efforts. Change is happening through the systematic involvement of all actors and breaking out of sectoral silos, changing mindsets and co-creating adaptation pathways, identifying the financial instruments that will fund them.

“Covid has showed that we are not good at reacting: we need to be prepared. That’s what these 4 projects are doing, at different levels and with different countries – helping them to prepare and adapt to climate change.” Chrysi Laspidou, University of Thessaly, ARSINOE project lead
Representing the TransformAr project were Laurence Couldrick of West Country Rivers Trust, UK and Alessio Satta of MEDSEA Foundation Sardinia, Italy.

Laurence Couldrick emphasised the need to avoid tackling challenges within siloes such as ‘water’, ‘flooding’, ‘fires’, etc. and instead to take a more integrated and long-term perspective – for example reviewing farming practices that might appear beneficial for the short term but may not be viable in the future. How do people adapt and respond to droughts, flood risks, and so on? “We are starting these conversations, changing practices and looking at the role of citizens, communities and financing in this,” he said. The role of authorities and the need to involve them from an early stage of planning to ensure funds and methods match needs and expectations around post-disaster actions was raised by Alessio Satta. He highlighted the value of narratives to bring people on board and move from planning to action to overcome the adaptation gap.

On behalf of the IMPETUS project, Giovanni Luigi Brumat of Cantina Toblino – a viticulture cooperative in Trentino, Italy – explained the challenges faced by his community. “As well as climate data, we need more decision-making systems dealing with climate change,” he said. In the past 10 years, climate change events have been increasingly impactful. More understanding is needed of water consumption and how best to deal with scarcity, as well as how to access financing for solutions.

The project’s ‘Resilience Knowledge Boosters’ will use new data handling and visualization systems to support informed decision making, and to come up with new solutions.

The 9 March session came hot on the heels of the latest report from the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), which highlighted the need for adaptation strategies as climate change impacts become increasingly frequent and damaging to economies, health and well-being as well as to the environment. The EU MRS Week provided valuable big-picture context and understanding of the value added by a macro-regional strategic approach.

A REGILIENCE survey to understand common needs and challenges to adapt to climate change impacts is open, to gather experiences from vulnerable regions in different parts of Europe.
The impacts of climate change are increasingly frequent, resulting in economic losses, environmental degradation and affecting health and well-being of people all around Europe – and globally-, highlighting the need to find adaptation strategies on top of mitigation strategies. That was again highlighted recently in the latest IPCC report. The EU released a strategy in 2021, to help EU face these events and reduce the regions’ vulnerability.

These projects have received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under grant agreement No 101036560 (REGILIENCE), 101036683 (TransformAr), 101037424 (ARSINOE) and 101037084 (IMPETUS).

ARSINOE is a HORIZON 2020-funded project which aims to build an ecosystem for innovative climate change adaptation solutions.
Starting from 1st October 2021 and for the next four years, ARSINOE will shape the pathways to resilience by bringing together the Systems Innovation Approach, addressing the growing complexity, interdependencies and interconnectedness of modern societies and economies, with the Climate Innovation Window, the European Union’s innovations marketplace for climate adaptation technologies.
Within the ARSINOE ecosystem, pathways to solutions are co-created and co-designed by local public authorities, universities, businesses, citizens and associations engaged in nine widely varied regions across Europe.
CONTACT: Lisa Pourcher (G.A.C. Group), lpourcher@group-gac.com

IMPETUS. To help accelerate Europe’s climate adaptation strategy and meet the European Union’s ambitions to become the world’s first climate-neutral continent by 2050, IMPETUS was launched in October 2021 with the objective: turn climate commitments into tangible, urgent actions to protect communities and the planet.
Working with local citizens, policy-makers and businesses in 7 demonstration sites around Europe, IMPETUS teams are analysing solutions, boosting knowledge and creating packages of adaptation measures that other communities can use as a pathway towards a climate-neutral and sustainable future.
CONTACT: Laura Durnford (ESCI), ld@esci.eu

TransformAr. The EU-funded TransformAr project will create products and services to introduce large-scale and disruptive adaptive Transformational Adaptation processes in vulnerable regions and communities across Europe.
Relying on existing successful initiatives, the project will address water-related risks and impacts of climate change through six TransformAr lighthouse demonstrator regions and communities that will test solutions.
Transformational pathways are deemed essential for climate and social resilience to achieve rapid and far-reaching TA. Gathering 22 partners from 11 countries, the project’s findings will contribute to the EU’s strategy on climate change adaptation.
CONTACT: Jérôme Oudart (Euroquality), jerome.oudart@euroquality.fr

REGILIENCE – sharing the most promising solutions supporting communities and regions across Europe to become more resilient to climate change. Communities and regions are key catalysers where change can be driven, but guidance is needed for them to accompany and assist citizens and economies in adapting to climate change.
That is exactly what REGILIENCE, a project funded by the EU Horizon 2020 programme, aims at. It will support communities, cities and regions in their efforts towards building climate resilient pathways, facilitating the identification and upscaling of the most promising solutions and adapting to their needs.
The 48-month project will be implemented by 9 partners and work closely with ARSINOE, IMPETUS and TransformAr to amplify the reach and impact of results, coordinate actions and maximise benefits for communities impacted by climate change.
CONTACT: Marine Faber Perrio (IEECP), marine@ieecp.org

www.arsinoe-project.eu

www.climate-impetus.eu

www.euroquality.fr

www.regilience.eu

Solidarity and energy resilience: an action plan to save energy now! Beyond immediate efforts, Europe needs to take strategic actions to reduce our dependency on energy imports from Russia and other non-EU countries. The action must avoid quick fixes which might pose similar future risks. Finding alternative energy supply might be necessary and acceptable with a short time perspective but cannot be proposed as a lasting solution.

A longer-term and strategic perspective would speed up the transformation to domestic renewable energy supply, and drastically reduce the EU’s dependency on imported fossil fuels.

To decrease energy import dependency, European governments, businesses and citizens have the opportunity to reduce energy demand very quickly. With this paper, BPIE is presenting suggestions to reduce energy consumption in buildings with measures which have a short-term effect.

Behaviour changes such as lowering the room temperature by a degree or two, switching off appliances which are not urgently needed and leaving the car in the garage are ad hoc contributions available to almost everyone and are an immediate signal of solidarity with the victims of Putin’s aggression. In the long term, individual actions must be replaced by a clever far-sighted EU plan to structurally reduce energy demand.

Our list of suggestions are divided into different categories (projects/campaigns, financing, regulation) and three time horizons – actions that can be rolled out in the next 6 months, in 3 years, and in 5 years. All these types of measures are needed if the EU is to decrease its energy import dependency in the long run and boost its resilience.

BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is a leading independent think tank on energy performance of buildings. Our vision is a climate-neutral built environment, aligned with the ambition of the Paris Agreement, and in support of a fair and sustainable society.
We provide data-driven and actionable policy analysis, advice, and implementation support to decision-makers in Europe and globally.

– BYinnovation is Media Partner of BPIE

www.bpie.eu

document

It’s All Banking Insurance 2022. BRAINZ organizza la nuova edizione della mostra convegno IT’S ALL BANKING & INSURANCE con 100 Relatori, 20 Media e più di 500 partecipanti.
IT’S ALL BANKING & INSURANCE rappresenta un’opportunità esclusiva per agevolare l’incontro e il confronto tra Banche, Assicurazioni e Finanziarie con esperti di Soluzioni, Sistemi e Tecnologie. L’evento coniuga la vision strategica agli aspetti tecnici, calandosi nella realtà delle strategie operative.

Oltre 100 speaker a confronto su:
– Nuove tendenze di un mercato che oggi vive un’ulteriore accelerazione a causa dell’emergenza sanitaria
– Spinta tecnologica e resilienza del sistema assicurativo e bancario: scenari ed evoluzione
– L’evoluzione del business assicurativo e bancario: ecosistemi, bisogni dei clienti e opportunità

I partecipanti
TOP MANAGEMENT: Amministratore Delegato – Direttore Generale – Responsabile Strategie
MARKETING & CRM: CRM Director – Marketing Director – Chief Digital Officer – Chief Data Officer
IT & TECHNOLOGY: Chief Information Officer – Chief Technology Officer – IT Manager – Chief Security Information Officer
OPERATIONS: COO – Responsabile Organizzazione
RISK & CREDIT: Head of Risk Management, Credit Manager, Claims Director

I settori interessati
BANCHE – ASSICURAZIONI – FINTECH – ISTITUTI FINANZIARI – BROKER – INSURTECH

About Brainz
We are an innovative and dynamic organization that provides networking opportunities, skills and strategies to strengthen and develop meaningful & relevant relationships for Business-to-Business.
Thanks to 15 years’ experience of our staff, we are able to organize events that stimulate creativity, development of synergies and networking.
Our events are important meetings focused on strategy, innovation and technology.
To grow your career or your business, it is crucial the experience of meeting people face to face and sharing experiences, skills, knowledge and know-how.

17 Maggio 2022 – NH Milano Centro Congressi

– BYinnovation è Media Partner di IT’S ALL BANKING & INSURANCE

www.itsall-banking-insurance.com

Race to Resilience in Italia. Emergenza clima: ridurre le emissioni e adattarsi al clima che cambia. Sfida posta a Regioni Province e Comuni.
L’iniziativa promossa dall’Onu “Race to Resilience” e le esperienze di Lombardia, Sardegna, Genova e Bologna

Mitigare gli effetti del cambiamento climatico, riducendo le emissioni di CO2, ma anche mettere in atto misure di resilienza dei sistemi socio-economici per garantire resilienza e prosperità delle nostre società a fronte degli effetti estremi derivanti dal fenomeno globale in atto. Questi i temi affrontati durante il Webinar promosso da Italy for Climate e Green City Network, in collaborazione con l’Ambasciata Britannica a Roma.
Il clima sta cambiando in ogni regione della Terra, in maniera rapida e con fenomeni estremi sempre più frequenti. L’emergenza climatica è un tema di primissimo piano ed in cui un ruolo cruciale è svolto anche da regioni, province e comuni, responsabili delle strategie per i territori. Oggi, infatti, risulta fondamentale non solo mitigare gli effetti del cambiamento climatico, riducendo le emissioni di CO2, ma anche mettere in atto misure di adattamento e resilienza dei sistemi socio-economici, per garantire la prosperità delle nostre società a fronte degli effetti estremi derivanti dal fenomeno globale che continueranno ad impattare sui Paesi e i territori per decenni, anche dopo l’auspicato raggiungimento dell’obiettivo della neutralità carbonica fissato al 2050.

Per questo le Nazioni Unite hanno lanciato Race To Resilience, l’iniziativa rivolta agli attori non governativi (regioni, province, comuni, ma anche imprese e enti finanziari) per lavorare a interventi di resilienza e sviluppo dei territori e promuovere la condivisione di buone pratiche con un network globale. L’iniziativa punta a mettere a disposizione di regioni, province e comuni piattaforme di confronto per la condivisione di esperienze e best practice, a supporto di tutte le realtà, anche quelle più piccole. Obiettivo globale di Race To Resilience è infatti quello di accrescere la resilienza climatica per almeno 4 miliardi di persone, con particolare riferimento alle comunità più vulnerabili della Terra, grazie agli sforzi collettivi delle iniziative partner verso gli obiettivi di resilienza climatica.
Una chiamata all’azione e all’impegno per gli enti sul territorio perché avviino o condividano in rete a livello nazionale e internazionale le loro esperienze e guidare il percorso verso la resilienza climatica nel nostro Paese.

Per l’Italia, Paese particolarmente colpito dagli effetti del climate change, la Race to Resilience diventa una occasione unica per aiutare i territori ad attrezzarsi contro gli impatti climatici. questi i contenuti emersi durante il webinar Race to Resilience. Città e Regioni alla sfida di un clima che cambia promosso da Italy for Climate e Green City Network, in collaborazione con l’Ambasciata Britannica a Roma.
La discussione ha visto il contributo di rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni internazionali e delle amministrazioni locali, che si sono confrontati sul tema dell’adattamento climatico e del ruolo cruciale degli enti locali per accrescere la resilienza climatica. Un’occasione preziosa per condividere i progetti e le strategie di adattamento climatico e di transizione ecologica messe in campo dalle regioni e dalle città per contrastare il cambiamento climatico, valutando le possibili criticità, le prospettive ed i percorsi attuativi volti a ad aumentare la resilienza dei loro territori.

Nel webinar ha portato la propria esperienza la Regione Lombardia, ad oggi l’unica Regione ad aver aderito alla campagna Race to Resilience e impegnata da 10 anni sul tema dell’adattamento climatico. Durante il webinar è intervenuto Raffaele Cattaneo, Assessore regionale all’Ambiente e al Clima che ha sottolineato l’importanza per le amministrazioni locali di fare rete e di investire sempre di più nelle loro capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. Già nel 2012 la Regione ha tracciato le linee di indirizzo per fronteggiare il tema della resilienza climatica. Un percorso che ha portato nel 2014 alla definizione della Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (SRACC) e nel 2016 all’elaborazione del “Documento di Azione Regionale sull’Adattamento al Cambiamento Climatico, un importante strumento di governance e di intervento cui si collegherà il Piano Regionale per L’Ambiente e Clima (PREAC) la cui approvazione è attesa nelle prossime settimane.

L’incontro ha visto anche il contributo di Anna Lisa Boni, Assessora ai Fondi Europei/PNRR e Transizione Ecologica del Comune di Bologna. Il Comune già nel 2008 ha aderito al Patto Dei Sindaci Europeo, il più grande movimento al mondo di città e regioni che realizzano azioni per il clima e l’energia. Da qui la definizione del primo Piano d’Azione per l’Energia ed il Clima (PAESC) e il Piano di Adattamento climatico. Tra gli obiettivi annunciati durante l’evento, il Comune mira ad essere tra le prime 100 città a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. Tanti i progetti in cantiere: creazione di una grande infrastruttura ecologica, incremento del verde, sviluppo di 6 nuovi parchi metropolitani, piantumazione di 1 albero ogni 4 persone.

Durante i lavori è intervenuto anche Matteo Campora, l’Assessore all’Ambiente e alla Mobilità del Comune di Genova per raccontare l’esperienza e gli interventi messi in campo dalla Città in tema di adattamento e resilienza climatica. Il Comune ha definito una strategia sulla resilienza denominata Genova Lighthouse, che ha posto le basi per lo sviluppo di un vero e proprio piano di azione al 2050 su adattamento e mitigazione climatica, attraverso un approccio inclusivo che coinvolge tutta la città e che mira ad acquisire una piena consapevolezza di quelle che sono le problematiche locali. L’Action Plan al 2050 si struttura su 3 asset principali che delineano le linee di intervento individuate: Progettazione innovativa delle Infrastrutture (GREY), Rigenerazione Urbana (GREEN), Sviluppo delle economie genovesi attraverso la Community e le Imprese (SOFT). Uno strumento che guida già da oggi tutte le attività del Comune.
Anche la Sardegna ha portato la sua testimonianza con l’intervento di Gianni Lampis, Assessore della Difesa dell’ambiente della Regione Sardegna. La Sardegna, per la sua posizione centrale nel Mediterraneo, ha riconosciuto l’importanza di prendere un’iniziativa concreta e significativa per attrezzarsi ad affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici. La Regione ha definito lo scenario climatico per il 2050 con la Strategia regionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Sracc), mediante accordi di collaborazione con gli enti locali. Nel 2020 è stato stabilito il percorso di revisione della strategia estendendo i settori di indagine e i relativi strumenti all’ambiente urbano, alla costa e agli ambienti di transizione, considerando che in Sardegna i rischi climatici sono aggravati dalla conformazione geografica isolata e amplificati dalla pressione antropica. Nel 2021 sono stati sottoscritti tre accordi di collaborazione con le Università di Cagliari e di Sassari, con l’Arpas e con l’Ispra, prevedendo di concludere la fase di studio e la revisione della Strategia entro il 2023.

A chiudere i lavori l’intervento di Pietro Arca Sindaco di Sorradile (OR) che ha illustrato le principali azioni messe in campo dal Comune in tema di adattamento climatico. Il Comune è protagonista in Sardegna fin dal 2014 sulle iniziative legate ai cambiamenti climatici, distinguendosi per gli importanti risultati raggiunti a partire dalla riduzione del 40% delle emissioni di CO2. Il comune ha presentato già nel 2015 il proprio Piano di adattamento ai cambiamenti climatici che è stato premiato dal Green City Network. Attualmente il Comune sta lavorando all’aggiornamento di un nuovo piano di azione integrato sul clima.

Italy for Climate, l’iniziativa italiana sul clima della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, è il referente dell’iniziativa delle Nazioni Unite nel nostro Paese. Già da tempo I4C promuove azioni che contribuiscono ad alimentare il dibattito nazionale sui temi del clima in Italia, attraverso studi, ricerche e sensibilizzando sull’importanza di individuare un percorso condiviso per la neutralità climatica del Paese che coinvolga tutti gli attori del sistema. I4C si è fatto promotore del Primo Ranking delle regioni sul clima, il Rapporto che ha misurato e valutato le performance delle Regioni italiane in termini di impatto sul clima, realizzato in collaborazione con Ispra e tracciato una Roadmap climatica per l’Italia con obiettivi e proposte di intervento in linea con le indicazioni europee del Green Deal e con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

“La crisi climatica è già in corso e dobbiamo attrezzarci quanto prima per imparare ad adattarci e a gestirne gli impatti, ai quali il nostro Paese è particolarmente esposto. In quest’ottica regioni e città – ha sottolineato Edo Ronchi Presidente Fondazione Sviluppo Sostenibile e Promotore di Italy for Climate e del Green City Network – giocano un ruolo da protagonista, perché è su scala locale che si verificano gli eventi estremi e si vivono gli effetti della crisi climatica, ed è dunque su scala locale che bisogna mettere a terra le azioni di prevenzione, di pianificazione e di gestione dei rischi. Resilienza climatica per un territorio significa non solo adattarsi ad un clima che cambia, ma anche riuscire ad accrescere il benessere economico e sociale nonostante gli stress climatici. Ogni territorio ha le sue esigenze e le sue vulnerabilità, per questo la condivisione di buone pratiche e il supporto di una rete globale come Race to Resilience sono cruciali per sviluppare strategie di adattamento efficaci e adeguate alla sfida che abbiamo di fronte. La pandemia che stiamo vivendo ha colpito duramente l’economia globale perché un tale evento era imprevedibile e ci ha colti impreparati, non possiamo permetterci di fare lo stesso errore anche davanti alla crisi climatica, di cui invece conosciamo già i rischi e la portata degli impatti attuali e futuri”.

Wendy Wyver, Primo Consigliere bilaterale che per l’Ambasciata britannica ha coordinato il lavoro sulla Pre COP e la COP26 tra Regno Unito ed Italia ha così commentato “Il 2021, con le presidenze italiane e britanniche del G7, G20 e della COP26, è stato un anno d’intensa collaborazione fra Italia e Regno Unito nella lotta ai cambiamenti climatici ed il Glasgow Climate Pact ci permette di mantenere vivo l’obiettivo di un grado e mezzo. Ma è essenziale che venga tradotto in azione concrete dai Paesi che l’hanno sottoscritto con azioni coordinate ed immediate. La campagna Race to Resilience, che sostiene ed è complementare alla Race to Zero, coinvolge imprese, investitori, città, regioni e società civile nel processo che mira a rafforzare la nostra resilienza a un clima che cambia. È chiaro a tutti infatti che non vogliamo solo sopravvivere agli eventi climatici estremi, vogliamo anche riuscire a prosperare nonostante essi.”

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Microalghe cibo del futuro. Pordenone Fiere apre le porte ad AlgaeFarm: dopo la digital preview dello scorso anno il mondo della ricerca, delle tecnologie e delle applicazioni delle microalghe si incontrerà in Fiera i prossimi 25 e 26 maggio. L’evento si svolgerà in contemporanea con AquaFarm e NovelFarm ed è realizzato in collaborazione con AISAM – Associazione Italiana per lo Studio e le Applicazioni delle Microalghe.

L’evento sarà l’occasione per presentare le migliori realtà professionali dedicate alla filiera dell’alghicoltura, creando un’opportunità di confronto su un settore in continua crescita, rappresentato dalla ricerca scientifica, dai produttori di apparecchiature, dai coltivatori e da coloro che utilizzano le microalghe in diversi settori, tra cui nutraceutica, alimentazione, energia e industria.

“AlgaeFarm arriva al momento giusto nell’evoluzione del mercato europeo e mondiale.” – afferma Alberto Bertucco, Presidente di AISAM. “E siamo grati a Pordenone Fiere che ormai da 5 anni offre al settore un’importante occasione di incontro.”

La recentissima ricerca della californiana StrategyR rivede al rialzo le dimensioni del mercato attuale, a un passo dal miliardo di dollari (990 milioni) già l’anno scorso, con una previsione di crescita media annuale del 5,2% da qui al 2026. Secondo StrategyR, le due specie algali più importanti in questo momento, spirulina (49%) e chlorella (29,4%), trainano la crescita per il loro utilizzo in cibi e prodotti nutraceutici che vengono acquistati per il loro valore di rafforzamento delle difese dell’organismo, un effetto comportamentale derivante dalla pandemia e che già si è fatto sentire nella seconda metà del 2020 e nel 2021.

In Italia, la domanda di microalghe essiccate si attesta su circa 200 tonnellate per utilizzi che vanno dall’alimentare e dalla nutraceutica alla cosmesi e alla farmacopea fino ai mangimi per i pesci. Meno del 13% della domanda viene oggi soddisfatta dalla produzione nazionale, per i tre quarti concentrata sulla spirulina e in capo ad una decina di aziende che puntano sulla certificazione biologica, per l’alta qualità richiesta dal nostro mercato. La concorrenza è molto forte soprattutto per via della spirulina “certificata bio” proveniente da India, Cina e Sud-Est Asiatico che vanta prezzi che sono un terzo di quella europea.

Le potenzialità di mercato rimangono molto elevate e interessanti
Se si guarda oltre la biomassa essiccata, che si può definire il grado zero dell’utilizzo delle microalghe, e ci si concentra sulle altre sostanze ricavabili dalla biomassa fresca (quindi non esposta alla concorrenza asiatica) si scopre che i prezzi di mercato salgono molto rapidamente. Gli acidi grassi, tra cui gli omega-3, spuntano tra i 200 e 600 dollari al kg, mentre per la fucoxantina, un potente anti-infiammatorio, si arriva a 45.000 dollari al kg.

La ricerca si concentra oggi sul miglioramento della produttività delle microalghe coltivate
I temi caldi si riflettono nelle conferenze di AlgaeFarm. Tecnologie e Innovazioni per la Coltivazione di Microalghe e Ottenere di Più dalle Microalghe si susseguiranno il 25 maggio, mentre il 26 maggio sarà dedicato alle applicazioni: Chimica farmaceutica e cosmetica, alimentare e nutraceutica e Energia e industria: produzione agricola e zootecnica.

AquaFarm è la mostra-convegno internazionale dedicata ad acquacoltura e industria della pesca sostenibile. NovelFarm è il più importante evento italiano interamente dedicato alle nuove tecniche di coltivazione, fuori suolo e vertical farming. Quest’anno affiancate da AlgaeFarm, appuntamento dedicato a tecnologie e applicazioni in alghicoltura.

25 e 26 maggio – Fiera di Pordenone

– BYinnovation è Media Partner di AquaFarm

AquaFarm

NovelFarm

AlgaeFarm

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