giugno 2017

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Great Place to Work: cultura e fiducia nell’ambiente di lavoro. Great Place to Work Institute è una società internazionale di consulenza manageriale specializzata nello studio dell’ambiente organizzativo e nella consulenza alle aziende per il miglioramento dei loro ambienti di lavoro.
Fondata a San Francisco (USA) nel 1991 dal giornalista e scrittore Robert Levering, Great Place to Work® Institute è oggi presente in 49 Paesi nel mondo.
Great Place to Work® Italia è presente in Italia dal 2001 e l’anno successivo viene pubblicata la prima classifica delle migliori aziende per cui lavorare in Italia.
Great Place to Work® Italia è guidata da Alessandro Zollo.

Great Place to Work® Institute analizza da più di vent’anni la qualità degli ambienti organizzativi, conducendo in 49 Paesi del mondo una ricerca che, attraverso un questionario distribuito all’interno delle aziende, chiede direttamente ai dipendenti di valutare il grado di fiducia nella propria azienda e quanto la ritengano un “great place to work”.
Great Place to Work® Institute si occupa di Analisi e Ricerche necessarie per individuare le caratteristiche degli ambienti di lavoro eccellenti, individuare le Best Practice in tutto il mondo, e di supportare le organizzazioni, attraverso interventi consulenziali ad hoc, formazione e pianificazione di azioni di miglioramento, in un percorso di cambiamento culturale.

La Classifica “Best Companies to Work for”
Oggi Great Place to Work® Institute è oggi partner di numerose aziende del mondo, innovative e di successo. Grazie alla collaborazione con queste aziende, l’Istituto realizza in tutto il mondo 46 classifiche delle migliori aziende per cui lavorare. Ogni anno Great Place to Work® collabora mediamente con oltre 7.200 organizzazioni, intervistando circa 5 milioni di dipendenti annualmente.
Le classifiche, oltre ad essere nazionali, vengono realizzate su base europea (Best Workplaces in Europe) e mondiale (World’s Best Multinational Workplaces).
Oggi la lista Best Workplaces è ormai diventata un appuntamento annuale molto atteso, accreditandosi quale strumento di riferimento per manager in cerca di nuove opportunità, neolaureati che si approcciano al mondo del lavoro ed head hunters a caccia di talenti.
E’ inoltre in grado di influenzare la percezione delle aziende all’interno e all’esterno, con ricadute sul business stesso.

La storia
Nel 1981 un editore di New York chiese a due giornalisti finanziari, Robert Levering e Milton Moskowitz, di scrivere un libro dal titolo “The 100 Best Companies to Work for in USA”.
Nonostante le difficoltà e gli scetticismi rispetto ad un progetto considerato troppo ambizioso, i due giornalisti intrapresero con spirito pioneristico un percorso che si rivelò infine un’esperienza affascinante e di grande valore.
Levering e Moskovitz compresero, in anticipo sui tempi, che l’elemento chiave degli ambienti di lavoro “eccellenti” non era costituito da un insieme di benefit, programmi e politiche per i dipendenti, ma da relazioni di qualità basate su fiducia, orgoglio e spirito di squadra. Fu chiaro fin da subito che si trattava di veri e propri fattori chiave che contribuivano a migliorare le performance aziendali dell’organizzazione.

Il ruolo della fiducia nell’ambiente di lavoro divenne il tema centrale non solo di quel primo pionieristico libro del 1984, ma anche di un secondo libro pubblicato nel 1988 con il titolo “A Great Place to Work: What makes some employers so good – and most so bad”.

Queste idee sono ancora oggi il nucleo su cui si fonda Great Place to Work® Institute.
Gradualmente, i modelli e la metodologia dell’istituto vennero accreditati a livello internazionale quali sistemi privilegiati per la misurazione di quello che oggi viene definito “ambiente di lavoro eccellente”. Nel 1997, Fortune (negli USA) e Exame (in Brasile) collaborarono con il settore di ricerca dell’istituto ed elaborarono la prima classifica delle 100 Best Companies to Work For, dedicata agli ambienti di lavoro. Progressivamente, Great Place to Work® aprì uffici in 49 Paesi nel mondo e l’apertura di nuove sedi è ancora in crescita costante.

www.greatplacetowork.it

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World’s standard for the Circular Economy launched. BSI, the business standards company, has launched a new standard for the circular economy – BS 8001: 2017: Framework for implementing the principles of the circular economy in organisations.

As the first standard of its kind both in the UK and globally, BS 8001 was developed to provide guiding principles for organisations and individuals to consider and implement longer term practices, that keep products, components and materials at their highest utility and value at all times.

“BS 8001 is a world first and further evidence that BSI, as the UK national standards body, is demonstrating leadership in developing knowledge solutions which address global challenges“.
says David Fatscher, Head of Sustainability – BSI

Working alongside BSI the Ellen MacArthur Foundation contributed to the development of the standard, helping to ensure its practical relevance to business, and its accessibility to those without prior knowledge of the circular economy. The standard is intended to be used flexibly by those who adopt it – irrespective of size, sector, type or location.

This standard provides a valuable introduction to the practical action organisations can take to accelerate their transition to a circular economy.
– says Francois Souchet, Project Manager Insight and Analysis – Ellen MacArthur Foundation

The Ellen MacArthur Foundation works with business, government and academia to build a framework for an economy that is restorative and regenerative by design.
The mission is to accelerate the transition to a circular economy.

www.ellenmacarthurfoundation.org

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Eurispes Report Mediterraneo. L’area mediterranea, che anche soltanto pochi anni addietro sembrava come posta ai margini dei processi di globalizzazione, attualmente ne risulta profondamente coinvolta.
La presenza ed il ruolo sempre più attivo di nuovi soggetti pubblici e privati stanno determinando nel Mediterraneo delle nuove condizioni per la competizione ed il futuro sviluppo economico e sociale di tutta l’area.

Questa inedita situazione è in gran parte riconducibile al ruolo attivo svolto in modo sempre più incisivo ed intenso dagli stati aderenti al coordinamento dei BRICS (Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica), alle loro missioni istituzionali, accordi intergovernativi bilaterali e multilaterali, alle iniziative di scambi commerciali e di investimenti finanziari e produttivi delle loro imprese, ai patti di cooperazione scientifica, culturale sociale.

In un quadro, come quello attuale, che vede il Mediterraneo soffrire per i drammi e le tragedie di eventi bellici, scontri politici, flussi migratori, si registrano comunque dei processi imprevisti di internazionalizzazione dei suoi sistemi economici, produttivi e sociali, che a fianco dei tradizionali operatori pubblici e privati appartenenti all’Unione Europa, coinvolgono sempre più dei nuovi soggetti extra-europei, provenienti da altri continenti.

Una valutazione attenta di questi processi di internazionalizzazione economica, sociale e culturale dell’area mediterranea e del ruolo assunto dagli attori più attivi, tra cui i BRICS, può aiutare molto a comprendere:
a) in quale misura il Mediterraneo, con la molteplicità dei suoi stati, è coinvolto e può essere partecipe della costruzione di nuovi equilibri geo-economici, nuove politiche e nuovi sistemi di governance perseguiti a livello globale, in particolare dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e nei vertici G20;

b) in quali termini e con quali iniziative la Unione Europea e l’Italia, come stato membro, possono verificare e rimodulare eventualmente le rispettive politiche di cooperazione nell’area, al fine di renderle più idonee ad operare nel quadro delle nuove condizioni che si sono create nel Mediterraneo; c) quale nuovo contributo di indirizzi ed orientamenti può essere offerto dalle istituzioni pubbliche, europee e nazionali, agli operatori privati – imprese, sindacati, fondazioni. associazioni – per i quali stanno profondamente cambiando le situazioni di competitività, partenariato, co-sviluppo.
In questo senso, la sfida dei nuovi competitors internazionali extra-europei che si stanno affermando nel Mediterraneo costituisce per tutti un grande banco di prova.

Nel 2017, il testimone della presidenza del coordinamento dei BRICS è passato alla Cina (nel 2016 la presidenza è stata dell’India e nel 2015 della Russia).

L’auspicio è che l’agenda dei BRICS, nella linea di continuità dell’impegno a rafforzare il coordinamento, possa arricchirsi di una proposta complessiva, organica, per l’intera area mediterranea; e che da parte italiana ed europea emerga una rispondenza adeguata a promuovere un positivo confronto ed una collaborazione Italia-Unione Europea-BRICS che faccia del Mediterraneo un luogo di sviluppo condiviso.
A ciò mirano le Raccomandazioni che il presente Rapporto offre ai decisori pubblici e privati, come contributo frutto delle analisi e delle valutazioni condotte dagli esperti.

CARATTERISTICHE DEL RAPPORTO
La elaborazione del Rapporto ha seguito un approccio di analisi sistemico che ha consentito di far emergere con chiarezza le interdipendenze tra i diversi principali fattori che orientano le scelte e le iniziative concrete degli stati BRICS nell’area mediterranea: fattori politico-istituzionali, economici, etici e culturali, sociali.

Il Rapporto si articola in tre parti, valorizza soprattutto gli aspetti della cooperazione economica per il suo impatto su tutto il sistema e le relazioni degli stati BRICS in particolare con gli stati della sponda Sud del Mediterraneo, la principale area della loro penetrazione.

– La prima parte del Rapporto presenta una valutazione d’insieme delle strategie seguite dagli stati membri BRICS nell’area mediterranea; l’approccio seguito nelle politiche di cooperazione, la loro valutazione dei fattori di attrattività dell’area, il valore e il carattere di novità delle principali iniziative promosse, gli scenari di cambiamento che tali iniziative stanno già determinando ed ancor più prospettano nel prossimo futuro per tutta l’area.

– La seconda parte, nella forma di “Rapporto Paese”, presenta una analisi e una valutazione approfondita del sistema di relazioni ad attività che ciascun stato BRICS ha promosso nel Mediterraneo, in rapporto ai propri obiettivi ed interessi di penetrazione ed espansione. Il riferimento temporale di queste iniziative è principalmente al periodo 2014-2016, preceduto da una nota integrativa di richiami storici.

– La terza parte del Rapporto presenta, in allegato, i risultati delle due conferenze di verifica e approfondimento che sono state organizzate il 15 luglio 2016 in collaborazione con l’Ambasciata dell’India (che ha retto la presidenza BRICS in quel periodo) e il 14 dicembre 2016 in collaborazione con il MAECI e la Rete Italiana Dialogo Euromediterraneo.

Il gruppo di Esperti che hanno elaborato il Rapporto è stato coordinato da Marco Ricceri, segretario generale di Eurispes, ed è composto da: Riccardo Ambrosini, Lorena Di Placido, Enrica Miceli, Elena Sergi, Fabio Tiburzi,
Si ringrazia per la collaborazione:
– Domenico De Martini, Relazioni Internazionali, ENEA
– Enrico Granara, ministro plenipotenziario, MAECI
– Eugenia Ferragina, Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (ISSM-CNR)
– Enrico Molinaro, Rete Italiana Dialogo Euromediterraneo
– Marco Saladini, Pianificazione Strategica, Studi e Rete Estera dell’ICE
– Roberto Vigotti, Segretario generale RES4MED
Un particolare ringraziamento agli Ambasciatori ed agli Addetti diplomatici delle ambasciate degli stati BRICS accreditate presso lo stato italiano per la piena disponibilità alla collaborazione dimostrata in questa occasione.

www.eurispes.eu

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BPIE: buildings as energy-hubs can strengthen the energy system. Buildings could play a major role in supporting the low carbon development of other sectors, says BPIE in its latest paper. 10 principles are making the case for buildings to be at the core of a decarbonised energy system, producing, storing and supplying energy, making the energy system more flexible, resilient and efficient.
As micro energy-hubs, highly efficient buildings can balance the grid through proactive energy demand management and play a leading role in transforming the EU energy market, shifting from centralised, fossil-fuel-based systems towards a decentralised, renewable, interconnected and variable system.

There are many benefits to fast-tracking the concept of micro energy-hubs: from empowering users to control their own renewable energy production and consumption; to cutting energy bills and facilitating the surge of renewable energy as well as electrical vehicles, and even reinforcing energy security.

BPIE identifies 10 principles for buildings to become micro energy-hubs which should be the reference when re-designing our energy system. They are all important separately, but more impactful once considered together. Maximising the buildings’ energy efficiency level, however is the first priority in order to successfully apply the other principles.

Once this first principle is implemented, the other principles to transform the building sector should be applied, such asrenewable energy integration, incorporating demand response, stimulating energy storage capacity, encouraging uptake of electric vehicles, decarbonising heating & cooling energy and more.

Developing an enabling and supportive policy framework is a key success factor. The ongoing reviews of building-related legislation should reflect the concept and revised legislative instruments should encompass the full scope of micro energy-hubs Oliver Rapf, BPIE’s Executive Director, adds that “an all-encompassing vision on buildings as micro energy-hubs would have a bearing on all five dimensions of the Energy Union – from supporting security of supply to decarbonising the economy. In light of the legislative packages under way in 2016, serious thought should be given to including this concept”.

About BPIE
The Buildings Performance Institute Europe (BPIE) is a European not-for-profit think-tank with a focus on independent analysis and knowledge dissemination, supporting evidence-based policy making in the field of energy performance in buildings. It delivers policy analysis, policy advice and implementation support.

www.bpie.eu

www.buildingsdata.eu

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Industria 4.0: certificato IMQ di conformità richiesta dalla Legge di Bilancio 2017. IMQ, il più importante ente italiano nel settore della valutazione della conformità, presenta il suo servizio di verifica della conformità ai requisiti richiesti dalla Legge di Bilancio 2017 e il rilascio dell’attestazione di conformità per l’industria 4.0.

Per poter usufruire dell’iperammortamento e del superammortamento previsto dal Piano per l’industria 4.0 inserito nella Legge di Bilancio 2017, infatti, è necessario un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato se l’investimento supera i 500.000 euro.

L’espressione Industria 4.0 è collegata alla cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”: resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless accessibili, si associa a un impiego sempre più importante di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e connessi. L’Italia ha sviluppato un “Piano nazionale Industria 4.0 2017-2020” che prevede misure concrete in base a tre principali linee guida: operare in una logica di neutralità tecnologica, intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali e agire su fattori abilitanti.

IMQ ha sviluppato un servizio di perizia tecnica che soddisfa sia le esigenze delle aziende produttrici di beni strumentali interessate a presentare ai propri clienti i loro prodotti come beni rispondenti ai requisiti previsti dal Decreto, sia quelle acquirenti di beni che intendono usufruire dell’agevolazione prevista dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Il servizio comprende:
– rilascio, quale organismo accreditato (ISO 17020, 17021 e 17065), dell’attestato di conformità di terza parte, richiesto per i beni con investimento superiore ai 500.000 Euro
– verifica della conformità ai requisiti richiesti dalla Legge di Bilancio 2017 per usufruire dell’iperammortamento al 250% per beni materiali strumentali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale in accordo al modello Industria 4.0
– verifica della conformità ai requisiti richiesti per accedere al superammortamento al 140% per i beni immateriali strumentali, necessaria ai fini della dichiarazione di conformità richiesta al legale rappresentante dell’azienda
– tailored audit, finalizzato alla valutazione delle conformità dell’investimento individuato.

Come richiesto dall’art.1 comma 11 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232, l’attestato di conformità rilasciato da IMQ quale ente di certificazione accreditato attesta che il bene possiede le caratteristiche definite nella circolare Mise n.4 del 30 marzo 2017 incluse, laddove richiesto dalla norma, la sussistenza delle “caratteristiche tecniche obbligatorie”, e le caratteristiche di almeno 2 tra le 3 “ulteriori caratteristiche”.

Caratteristiche tecniche obbligatorie
– controllo per mezzo di CNC (Computer Numerical Control) e/o PLC (Programmable Logic Controller)
– interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di istruzioni e/o part program
– integrazione automatizzata con il sistema logistico della fabbrica o con la rete di fornitura e/o con altre macchine del ciclo produttivo
– interfaccia tra uomo e macchina semplici e intuitive
– rispondenza ai più recenti parametri di sicurezza, salute e igiene del lavoro.

Ulteriori caratteristiche
– sistemi di telemanutenzione e/o telediagnosi e/o controllo in remoto;
– monitoraggio continuo delle condizioni di lavoro e dei parametri di processo mediante opportuni set di sensori e adattività alle derive di processo;
– caratteristiche di integrazione tra macchina fisica e/o impianto con la modellizzazione e/o la simulazione del proprio comportamento nello svolgimento del processo (sistema cyberfisico).

Gruppo IMQ
Rappresenta la più importante realtà italiana nel settore della valutazione della conformità (certificazione, prove, verifiche, ispezioni).
Forte della sinergia tra le società che lo compongono, dell’autorevolezza acquisita in oltre 65 anni di esperienza e della completezza dei servizi offerti, il Gruppo IMQ si pone infatti come punto di riferimento e partner delle aziende che hanno come obiettivo la sicurezza, la qualità e la sostenibilità ambientale.

www.imq.it

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Europa in movimento: Commissione per una mobilità pulita, competitiva e interconnessa. Con questa iniziativa, la Commissione europea punta a modernizzare la mobilità e i trasporti a livello europeo. Lo scopo è aiutare il settore a rimanere competitivo nel quadro di una transizione socialmente equa verso l’energia pulita e la digitalizzazione.

“L’Europa in movimento” racchiude varie iniziative ad ampio raggio che consentiranno di: rendere il traffico più sicuro; incoraggiare l’adozione di sistemi di pedaggio più equi; ridurre le emissioni di CO2, l’inquinamento atmosferico e la congestione del traffico; ridurre gli oneri burocratici per le imprese; combattere il fenomeno del lavoro nero e garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati. I benefici a lungo termine si estenderanno ben oltre il settore dei trasporti, in quanto tali misure promuoveranno l’occupazione, la crescita e gli investimenti, rafforzeranno l’equità sociale, amplieranno le possibilità di scelta dei consumatori e porranno con decisione l’Europa sul binario della diminuzione delle emissioni.

Maroš Šefčovič, Vicepresidente per l’Unione dell’energia, ha dichiarato: “Il mondo dei trasporti si sta trasformando in modo radicale. L’Europa deve cogliere questa opportunità e plasmare il futuro della mobilità. Per noi è un’occasione unica per “reinventare la ruota”. Vorrei che la nostra industria non fosse soltanto coinvolta dal cambiamento globale, ma che ne fosse protagonista.”

Jyrki Katainen, Vicepresidente della Commissione europea e Commissario responsabile per l’Occupazione, la crescita, gli investimenti e la competitività, ha affermato: “La nostra impostazione riguardo al tema della mobilità va ben al di là del settore dei trasporti. Oggi assistiamo a un’evoluzione del settore dei trasporti che si inscrive nel quadro di tendenze economiche emergenti come l’economia collaborativa o l’economia circolare. Di conseguenza, è un’opportunità per modernizzare l’economia europea nel suo complesso e spingerla verso una maggiore sostenibilità.

Violeta Bulc, Commissaria per i Trasporti, ha aggiunto: “L’UE ha l’opportunità unica di modernizzare il trasporto su strada non soltanto in casa propria, ma anche a livello globale. Con le nostre riforme porremo le fondamenta per soluzioni stradali digitali standardizzate, condizioni sociali più eque e regole di mercato applicabili. Le riforme contribuiranno a ridurre i costi socio-economici dei trasporti, come il tempo perduto a causa del traffico, gli incidenti stradali mortali o con feriti gravi e i rischi per la salute derivanti dall’inquinamento e dal rumore, e andranno incontro alle esigenze dei cittadini, delle imprese e della natura. Con norme comuni e servizi transnazionali, inoltre, i viaggi multimodali potranno diventare realtà in tutta Europa.

La mobilità ha un influsso importante sulla vita quotidiana dei cittadini europei e dà lavoro direttamente a oltre 11 milioni di persone. Si tratta tuttavia di un settore che sta attraversando una serie di trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali, il cui ritmo sta accelerando. Sfruttare tali trasformazioni è essenziale per realizzare un’Europa che protegge, dà forza e difende, obiettivo che costituisce una priorità politica della Commissione Juncker. A tale fine, la Commissione ha adottato oggi una strategia a lungo termine per trasformare queste sfide in opportunità e giungere entro il 2025 ad una mobilità intelligente, socialmente equa e competitiva.

L’UE guiderà questa transizione con una legislazione mirata e misure di sostegno comprendenti investimenti nelle infrastrutture, nella ricerca e nell’innovazione. In questo modo, in Europa potranno essere sviluppati, offerti e prodotti i migliori veicoli, le migliori attrezzature per i trasporti e le migliori soluzioni per una mobilità pulita, interconnessa e automatizzata.

“L’Europa in movimento” prevede una prima serie di 8 iniziative legislative riguardanti in modo specifico il trasporto su strada. Si tratta di un settore di particolare importanza, sia perché impiega direttamente 5 milioni di europei, sia perché è all’origine di circa un quinto delle emissioni di gas serra dell’UE. Le proposte miglioreranno il funzionamento del mercato del trasporto delle merci su strada e le condizioni sociali e occupazionali dei lavoratori. Tale miglioramento sarà il frutto di una maggiore attenzione al rispetto delle normative, della lotta alle pratiche occupazionali illecite, del taglio degli oneri amministrativi per le aziende e della precisazione delle norme esistenti, ad esempio per quanto riguarda l’applicazione delle leggi nazionali relative al salario minimo.

La Commissione promuove inoltre le soluzioni di mobilità senza interruzioni che permettono ai cittadini e alle imprese di spostarsi più facilmente in tutta Europa. Va in questa direzione la proposta di migliorare l’interoperabilità tra i sistemi di telepedaggio, che consentirà agli utenti della strada di viaggiare nell’intera UE senza doversi preoccupare delle diverse formalità amministrative. Specifiche comuni per i dati relativi al trasporto pubblico, inoltre, permetteranno di pianificare meglio il viaggio e di seguire l’itinerario migliore anche quando questo comporta l’attraversamento di una frontiera.

Questa prima serie di 8 proposte sarà integrata nel corso dei prossimi 12 mesi da altre proposte, fra cui quelle relative alle norme sulle emissioni successive al 2020 per autovetture e furgoni, oltre alle prime norme in assoluto riguardanti le emissioni dei veicoli pesanti, che fanno seguito alla proposta odierna concernente il monitoraggio e la trasmissione di informazioni in tema di emissioni di CO2 e consumo di carburante dei veicoli pesanti. Tali proposte stimoleranno ulteriormente l’innovazione, oltre a contribuire ad aumentare la competitività, ridurre le emissioni di CO2 e migliorare la qualità dell’aria, la salute pubblica e la sicurezza dei trasporti.

Contesto
I trasporti e la mobilità sono fondamentali per l’economia e la competitività dell’Europa. Tale importanza è riflessa dall’ampia gamma di altri quadri politici dell’UE con un’influenza determinante sul settore. La Commissione Juncker si è data delle priorità, quali l’Unione dell’energia, il mercato unico digitale e l’agenda per l’occupazione, la crescita e gli investimenti, che si riverbereranno tutte positivamente sui trasporti e sulla mobilità. La strategia dell’Unione dell’energia del febbraio 2015 individuava uno dei suoi settori di intervento fondamentali nella transizione verso un settore dei trasporti efficiente dal punto di vista energetico e decarbonizzato. Saranno ora attuate le misure già delineate nella strategia per una mobilità a basse emissioni adottata nel luglio 2016. Gli investimenti nelle infrastrutture previsti dal piano di investimenti per l’Europa costituiscono un forte stimolo per lo sviluppo in Europa della mobilità pulita, competitiva e interconnessa del futuro.

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Prime 20 provincie raccolta RAEE 2016 gestita dal consorzio Ecolamp. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente Ecolamp, il consorzio nazionale senza scopo di lucro dedito al riciclo dei RAEE di illuminazione (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), stila la classifica delle 20 provincie italiane che hanno contribuito maggiormente alla raccolta differenziata di questi rifiuti durante lo scorso anno.
 (altro…)

Smart Grids: Technology and Trading. Next-Kraftwerke digitally aggregate distributed units and trade their power smartly.

Energy transition means decentralization. The age of a few huge power plants providing for all of the energy supply is passé. Distributed energy resources are already and will continue to be the trade mark for an energy system based more and more on renewable energy resources.
In order to ensure that supply and demand are still met at all times, Virtual Power Plants (VPP) like ours play an important role in the energy system: We digitally aggregate the capacity of distributed energy resources and control them smartly, thereby contributing to stabilizing the grid. How do we do that? Next Kraftwerke has specialized in short-term dispatch and trading.

Eneco Group invests in Next Kraftwerke. Dutch sustainable energy company Eneco Group has acquired a minority interest of 34% in Germany-based Next Kraftwerke, operator of one of the largest Virtual Power Plants (VPP) in Europe.
The investment will allow for the further strategic expansion of Next Kraftwerke in Europe and contribute to the joint ambition of Eneco Group and Next Kraftwerke to accelerate the energy transition by means of technology, enabling more renewable and decentralized energy.

Next Kraftwerke, founded in 2009 in Cologne, has become one of the largest independent digital aggregators of renewable energy in Europe. The company has a strong position in the German market, with more than 4,000 decentralized assets aggregating more than 2,800 MW of energy capacity.
The company offers its customers forecasting and trading of renewable energies, optimized production of distributed assets, and demand response solutions. By connecting to Next Kraftwerke’s VPP, customer assets can be used to balance the grid. Access to ancillary services markets provides customers with further financial benefits.

Next Kraftwerke has recently been named one of Europe’s fastest growing companies by the Financial Times and is expanding throughout Europe with operations in Austria, Belgium, France, Italy, the Netherlands, Poland, and Switzerland.

Joeri Kamp, managing director Smart Energy at Eneco Group: “Eneco Group aims to play a leading role in the progress toward decentralized and sustainable energy production and consumption. Digitization and technologies such as Virtual Power Plants will help make this possible. The experience and expertise of Next Kraftwerke in this area will prove to be of great value. Furthermore, we will focus on how this partnership can further accelerate Next Kraftwerke’s international expansion and development of valuable services for its customers.”

Hendrik Sämisch, co-CEO and co-founder of Next Kraftwerke: “We have seen significant growth of our company with the rise of renewable energy assets in the market and are excited about the continuing opportunities this trend will bring. With this investment, we are looking toward further growth (both organic and acquired) into new European markets, while maintaining a strong relationship with our existing partners and customers. We believe Eneco Group is the right partner for this, since we have a shared vision on the energy transition and its opportunities. Additionally, we are proud that all current shareholders will remain within the company.

The partnership is subject to approval by Germany’s national merger and competition authority, the Bundeskartellamt.

Eneco Group is a group of companies active internationally in the field of renewable energy and innovation. Together with our customers, partners and more than 3,000 employees, we work on our mission: sustainable energy for all. We invest in wind farms, biomass plants, heat and solar parks to increase the supply of renewable energy. And we develop innovative products and services so that our customers can control how to generate, store, use or share energy.

www.next-kraftwerke.com

www.eneco.com

Energia: mare Sardegna giacimento green più grande del Mediterraneo. L’area isolana è nel Mediterraneo quella che potrebbe produrre più energia dal mare, con un potenziale di 13 kW per metro di costa, un valore molto simile agli Stati Ue più all’avanguardia nello sviluppo di questa fonte rinnovabile come la Danimarca. Il primato nell’isola spetta soprattutto all’area sud-ovest e nord-occidentale nei pressi di Alghero. È quanto emerge da un’analisi dell’ENEA presentata a Cagliari in occasione della “Giornata Europea del Mare”, che si celebra il 20 maggio di ogni anno.

Secondo le elaborazioni ENEA, il maggiore potenziale energetico del mare della Sardegna occidentale è il doppio rispetto a quello del Canale di Sicilia (7 kW/m), oltre tre volte superiore ai 4 kW per metro di costa del basso Tirreno, più che quadruplo di quello di Ionio e Medio Tirreno (3 kW/m) e di circa 6 volte quello del Mar Ligure (2,5Kw/m) e dell’Adriatico (2 kW/m in media).

“La Sardegna dispone di un enorme giacimento di energia rinnovabile, tutto ancora da sfruttare”, sottolinea il ricercatore ENEA Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio Modellistica climatica e impatti e delegato nazionale al Temporary Working Group “Ocean Energy” del SET-Plan (Strategic Energy Technology Plan), che ha curato lo studio. “Abbiamo calcolato – prosegue Sannino – che un mini parco marino da 3 MW, realizzato con gli attuali dispositivi offshore al largo di Alghero, potrebbe produrre oltre 9,3 GWh/anno, riuscendo a soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di oltre 2mila famiglie”.

“Attualmente la produzione di energia dalle onde soddisfa lo 0,02% della domanda energetica in Europa – aggiunge Sannino – ma se, come previsto, si arrivasse a coprire il 10% del fabbisogno energetico europeo entro il 2050 con lo sfruttamento combinato anche delle maree, sarebbe possibile produrre energia per due intere nazioni come Francia e Grecia, oppure sostituire 90 centrali elettriche a carbone, ossia un terzo degli impianti europei attualmente in funzione.
Inoltre, si ridurrebbe in modo significativo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, che oggi genera una bolletta da 400 miliardi di euro l’anno, dovendo coprire oltre il 50% dei consumi”.

Secondo stime Ue al 2050, investire nell’energia dal mare permetterebbe di creare in Europa un mercato da oltre 50 miliardi di euro l’anno e 450mila nuovi posti di lavoro, con un significativo impatto sul fronte decarbonizzazione, grazie a un taglio delle emissioni di CO2 di oltre 270 milioni di tonnellate.

“Finora – commenta Sannino – le imprese europee impiegate nello sfruttamento di energia da onde e maree, circa il 50% sul totale mondiale, hanno investito oltre 600 milioni di euro, una cifra destinata ad aumentare rafforzando la leadership del nostro continente in questo settore”.

Sul fronte dei costi, produrre 1kW/h di energia dalle onde passerà da 0,2 euro/kWh nel 2025 a 0,1 euro/kWh nel 2035. “Per centrare questi obiettivi in un settore come quello dell’energia dal mare, che è ancora in una fase precommerciale – aggiunge il ricercatore ENEA – bisogna investire in ricerca e tecnologia, proseguendo il trend avviato da Horizon 2020, che ha stanziato 130 milioni di euro, e della Banca europea per gli investimenti, che lo scorso anno ha investito per la prima volta nel settore.
Ma occorre agire anche sull’incentivazione: in Italia, ad esempio, dal 2016 si sostiene la produzione di energia elettrica da moto ondoso e maree con un contributo pubblico pari a 300 euro MW/h, il più elevato dopo quello per il solare termodinamico”.

Gli ultimi sviluppi tecnologici dei convertitori di energia dalle onde hanno dimostrato come sia possibile sfruttare al meglio questa risorsa energetica, che rispetto al solare e all’eolico, può contare su un sistema di accumulo naturale di energia costituito dalle onde stesse. In Italia, ENEA e Politecnico di Torino stanno lavorando allo sviluppo del PEWEC (Pendulum Wave Energy Converter), una tecnologia pensata per le coste mediterranee dove le onde sono di piccola altezza ed elevata frequenza.

I ricercatori sono al lavoro per la progettazione del dispositivo in scala 1:1, con una potenza nominale di 200 kW, che potrebbe risultare molto utile per le tante isole italiane nelle quali la fornitura di energia è garantita principalmente da costose e inquinanti centrali a gasolio. “Una decina di questi dispositivi – conclude Sannino – potrebbero produrre energia elettrica per un paese di 3mila abitanti, contribuendo in modo significativo anche a contrastare i fenomeni di erosione attraverso la riduzione dell’energia delle onde sulla costa e senza impattare in maniera significativa sul paesaggio, visto che i dispositivi sono parzialmente sommersi”.

www.enea.it

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