Febbraio 2022

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Economia circolare in retail. ECR Community – l’associazione che raggruppa le iniziative nazionali ECR in tutto il mondo, in Italia parte di GS1 Italy – annuncia la pubblicazione di “A Global Review of Circular Economy Case Studies from the Retail & CPG Sector”, il report che raccoglie 18 case history relative all’adozione dell’economia circolare da parte delle aziende di Produzione e Distribuzione del largo consumo di tutto il mondo.
Un lavoro messo gratuitamente a disposizione della business community, degli stakeholder e di tutti coloro che si interessano di sostenibilità, con cui ECR vuole fornire esempi concreti, interessanti e attuali di come le imprese stanno affrontando le sfide poste dall’economia circolare e di come la stanno implementando nelle loro attività.

Le case history
Questa pubblicazione, sponsorizzata da GfK, presenta nel dettaglio le case history di 18 tra distributori e produttori internazionali, in aree quali packaging, gestione dei rifiuti, eccedenze alimentari e soluzioni digitali.
Le esperienze delle aziende, raccolte dalla rete globale ECR, forniscono esempi reali di come l’economia circolare può aiutare le imprese a ridurre il proprio impatto ambientale e le emissioni globali di gas serra e sono presentate in modo tale da essere facilmente comprese nella loro complessità e contestualizzate nel loro impatto.
Le aziende includono retailer (tra cui AB Vassilopoulos & Chalkiadakis SA, Coop, Jerónimo Martins, Pingo Doce), imprese industriali (tra cui Alpla, Birra Peroni, Cycle, Henkel, Inditex, Nestlé) e aziende che forniscono soluzioni circolari (come Cameleon Group, FoodCloud, GS1 Austria, Pandobac, Uzaje).

Gli approfondimenti
A completare il report ci sono anche articoli di approfondimento, dedicati al tema della transizione verso un’economia circolare e all’evoluzione della domanda dei consumatori, e articoli firmati dai rappresentanti di ECR Community (tra cui ECR Italia) che illustrano il ruolo collaborativo che svolgono a livello nazionale. La pubblicazione include, inoltre, un approfondimento sul ruolo dei dati nell’economia circolare firmato da Francesca Poggiali, chief public policy officer GS1 Europe, e un articolo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dedicato allo sviluppo di metriche di economia circolare per le aziende.
La transizione verso un’economia circolare, del resto, è un viaggio collaborativo, in cui le aziende di Industria e Distribuzione sono chiamate a collaborare con i partner lungo l’intera catena del valore. Per questo ECR Community e le organizzazioni nazionali come ECR Italia sono a disposizione per supportarle nell’adozione di nuove soluzioni di economia circolare e di sostenibilità grazie al suo “Modello di collaborazione ECR”, che riunisce aziende e partner commerciali (retailer, produttori e fornitori di servizi) per collaborare a beneficio dei consumatori (e del pianeta) in modo sostenibile.

La parola a…
Declan Carolan, co-presidente di ECR Community & general manager ECR Ireland: «L’economia circolare richiede un impegno globale. I consumatori e le aziende hanno iniziato a rendersi conto che è necessaria una vera sostenibilità per ridurre la quantità di materie prime in entrata nell’economia e di rifiuti in uscita. Eppure c’è molta incomprensione all’interno delle aziende su come procedere per incoraggiare la circolarità. Pertanto, l’obiettivo di questa pubblicazione è evidenziare casi di applicazione durante tutto il ciclo di vita di un prodotto che contribuiscono a un’economia circolare nella speranza che le azioni di queste aziende ispirino altre».

Lenneke Schils, global insights director GfK: «È motivante leggere così tanti casi rilevanti di aziende che stanno aprendo la strada alla circolarità. Non perché sia affascinante essere ecologici, ma perché c’è una domanda reale, in crescita e senza compromessi da parte dei consumatori. Sempre più spesso i consumatori rispondono all’onere ambientale con azioni chiare. Di conseguenza, molti stanno fuggendo verso alternative di marca che abbiano un impatto positivo. E non ci sono segnali che questa sia una moda passeggera. Al contrario: nel mercato più verde del mondo, gli acquirenti eco-attivi sono già quasi la maggioranza.
L’ECR Review è una lettura obbligata per riflettere sull’imperativo commerciale di un’industria circolare dei beni di largo consumo e sulle sue implicazioni pratiche».

Jaroslava Haid-Jarkova, general manager Laundry & Home Care Austria Henkel: «Un design accurato degli imballaggi gioca un ruolo centrale nell’economia circolare. Il nostro obiettivo in Henkel è lanciare solo imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. La sfida più grande al momento è ancora la disponibilità di materiale riciclato in quantità sufficiente e di qualità soddisfacente: vogliamo contrastare questo problema con soluzioni pionieristiche sui materiali e informazioni mirate per i consumatori sul riciclo».

Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy: «Con questo report ECR prosegue nella sua opera di sensibilizzazione, informazione, monitoraggio e misurazione dell’applicazione delle soluzioni di economia circolare nel mondo del largo consumo. Siamo certi che si tratti di un lavoro prezioso per tutti coloro che sono attenti al tema della sostenibilità e che vogliono conoscere le esperienze più virtuose per valutare le strategie e le azioni da intraprendere nella loro attività».

www.gs1it.org

www.tendenzeonline.info

“A Global Review of Circular Economy Case Studies from the Retail & CPG Sector”

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Roadmap climate-proof buildings and construction EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) should set requirements to reduce whole-life carbon emissions of EU building stock, says BPIE

Carbon emissions across the whole lifecycle of buildings must be immediately reduced if we are to meet Europe’s climate targets for 2030.
A new policy roadmap from BPIE argues that the EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) recast should ensure a comprehensive vision of a carbon neutral building and construction sector which takes into account whole lifecycle carbon emissions of a building.

Despite an array of national initiatives, voluntary schemes and regulations, EU legislation is not designed to address all sources of carbon emissions from buildings and construction. Most existing policies focus on curtailing carbon emissions by managing and reducing operational emissions (energy consumption in buildings’ use phase), leaving out the significant mitigation potential of embodied emissions (those resulting from the production, installation, maintenance and disposal of building materials). Embodied emissions in buildings need to be tackled in order for them not to undermine the carbon reductions achieved from the energy saving measures in the building sector.

BPIE’s roadmap argues that the 2022 recast of the EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) is an essential opportunity to set the requirements and clear triggers to reduce whole-life carbon emissions of the building stock.

“The EPBD is the single most important legislation targeting buildings and should reinforce the urgency to set the buildings and construction sector on the path to net zero carbon by 2050,” says BPIE Executive Director Oliver Rapf. “The current reference to a highly efficient and decarbonised building stock should be complemented by the necessity to reduce carbon across a building’s entire life cycle.”

While it is important to improve the energy efficiency of buildings, the measures risk being suboptimal without a clear understanding of the embodied carbon footprint of buildings. A first step to regulate whole life carbon is to measure it.
Additionally, it is necessary to set voluntary targets based on common standards, agreed methodologies and consistent carbon data sources. New construction should be required to assess and disclose information on embodied carbon emissions.

Making whole-life carbon reporting mandatory will facilitate data collection and benchmarking and will allow the construction sector to develop the necessary skills and capacity. Mandatory minimum whole-life carbon standards will have to be introduced and strengthened over time.

However, BPIE cautions that a lack of synchronisation in the EU policy timeline runs the risk that policies addressing and affecting the different stages of the construction value chain will not be coordinated.
The EPBD recast, for example, takes place before carbon benchmarks and before an EU-wide whole-life carbon trajectory will be available to guide how all emissions related to buildings can and should be reduced.

“The EPBD must now, at minimum, set out a strong vision for whole-life cycle carbon of buildings and construction, that ensures a consistent, step-wise approach and timely implementation of the sequences of recommended actions,” stresses Rapf. “Waiting for the 2027 revision will be too late.”

BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is a leading independent centre of expertise on energy performance of buildings, providing data-driven and actionable policy analysis, advice, and implementation support to decision-makers in the public, private, and non-profit sectors. Founded in 2010, BPIE combines expertise on energy efficiency, renewable energy technologies, and health and indoor environment with a deep understanding of EU policies and processes.
A not-for-profit think-tank based in Brussels and Berlin, our mission is to make an affordable, climate-neutral built environment a reality in Europe and globally.

– BYinnovation is Media Partner of BPIE

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Commercialisti per la sostenibilità delle aziende assistite. Il documento ” Finanza sostenibile e fattori “esg”: stato dell’arte, sviluppi futuri e opportunità” pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti

Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Finanza sostenibile e fattori “esg”: stato dell’arte, sviluppi futuri e opportunità”. Un approfondimento delle opportunità future per imprese e professionisti nel campo della finanza sostenibile. Il lavoro è diviso in sette capitoli. Nel primo si traccia un inquadramento normativo del settore sempre più strategico per la Commissione Europea che, sottoscrivendo gli Accordi di Parigi, ha concordato sulla necessità di raggiungere, entro il 2030, obiettivi in termini di riduzione dei gas serra rispetto ai livelli del 1990 (- 40%), percentuale di fabbisogno energetico soddisfatto attraverso fonti rinnovabili (32%) e miglioramento dell’efficienza energetica rispetto al 1990 (+32,5%).

La Commissione ha anche invitato gli Stati membri a fare monitorare l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei rispettivi programmi nazionali di riforma (PNR), che consentirà di cogliere gli aspetti trasversali all’economia delle politiche connesse agli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Per ciò che concerne gli aspetti più strettamente connessi alle dinamiche finanziarie e agli strumenti per il supporto ai target di crescita sostenibile e, più in generale, alla realizzazione dell’Agenda 2030, le istituzioni europee hanno avviato un ampio programma di riforme con un Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile. Spazio poi alla definizione di investimenti sostenibili e regime informativo. Nei capitoli centrali il documento approfondisce i temi del Non- Financial reporting e oneri formativi per le imprese, la normativa bancaria, merito creditizio e fattori ESG, e il legame tra questi ultimi, performance di sostenibilità e aspetti squisitamente connessi al mondo della corporate finance e del capital budgeting, quali il costo del capitale e della redditività aziendale.

Nel penultimo capitolo si dà una diffusa panoramica dei principali strumenti di finanza sostenibile, orientati al raggiungimento e al rispetto degli obiettivi definiti dai fattori ESG. Tra questi i i green bonds (“GB”), vale a dire obbligazioni la cui emissione e il cui use of proceeds sono legati a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti rinnovabili, il trattamento dei rifiuti, l’uso sostenibile dei terreni. La Commissione Europea ha enfatizzato le potenzialità e il funzionamento del mercato dei Green Bond, presentando nel 2016 un pacchetto di misure intitolato “Energia pulita per tutti gli europei”, secondo il quale dal 2021 sarà necessario un supplemento di 177 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi individuati per il 2030 su clima ed energia, nell’ambito dei quali nuovi meccanismi di finanziamento e di investimento potrebbero giocare un ruolo essenziale.

In conclusione attenzione focalizzata sull’importanza delle competenze di commercialisti e professionisti ai fini della predisposizione della struttura e della valutazione degli strumenti di finanza sostenibile. La professione del commercialista può svolgere attività di grande rilievo sia nell’ambito delle criticità inerenti al rapporto tra normativa e prassi, da un lato, sia nel contesto della consulenza strategica ai soggetti che intendano avvalersi di strumenti di sustainable finance, dall’altro. In effetti, nella prima prospettiva, risultano centrali le competenze professionali sviluppate con riguardo all’analisi dei mercati finanziari e all’applicazione dei principi procedurali e metodologici e risultano altresì essenziali le competenze maturate con riguardo al reporting e, in generale, alla disclosure relativa ai progetti cui tali strumenti (GB in primis) sono connessi. Nella seconda prospettiva, le conoscenze e le sensibilità nella valutazione, le capacità di risk assessment e risk management di variabili ESG, anche nell’ottica di allineamento alla succitata definizione di “successo sostenibile” proposta dal nuovo Codice di Corporate Governance di Borsa italiana, sembrano imprescindibili nella pianificazione di strategie di finanziamento di lungo periodo articolate in funzione di tali strumenti finanziari.

Nella visione di sistema, infine – con riguardo alla trasparenza della disclosure dei soggetti coinvolti – e nell’ambito delle attività volte alla tutela dell’interesse pubblico, i commercialisti possono contribuire in maniera decisiva alla diffusione e all’utilizzo di GB e altri strumenti di finanza sostenibile, svolgendo così un ruolo fondamentale per la creazione di una vera e propria “cultura della sostenibilità”, che guidi le aziende in un processo di creazione di valore sempre più allargato a tutti gli stakeholders.

www.fondazionenazionalecommercialisti.it

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Ecodesign per imballaggi più sostenibili: 500.000 euro in palio per le aziende. Al via la nona edizione del Bando CONAI. Candidature aperte fino al 29 aprile: sfida green sul terreno dell’economia circolare. Tutti i casi saranno esaminati attraverso l’Eco Tool CONAI. Poi saranno due comitati tecnici a decidere

Si è aperta ufficialmente la nuova edizione del Bando CONAI per l’ecodesign: la grande iniziativa di sostenibilità, voluta dal Consorzio Nazionale Imballaggi per sensibilizzare il tessuto imprenditoriale italiano all’importanza di imballi sempre meno impattanti, arriva quest’anno alla sua nona edizione.
La partecipazione al Bando, che vuole premiare le soluzioni di pack rese più sostenibili grazie a nuove soluzioni di progettazione, è aperta a tutte le Aziende produttrici o utilizzatrici di imballaggi consorziate. Per partecipare, devono aver rivisto i loro imballi con interventi di ecodesign usando almeno una fra le sette leve di prevenzione: riutilizzo, facilitazione delle attività di riciclo, utilizzo di materiale riciclato/recuperato, risparmio di materia prima, ottimizzazione dei processi produttivi, ottimizzazione della logistica, semplificazione del sistema imballo.

In palio un totale di 500.000 euro
50.000 euro saranno riservati ai cinque super-premi (i cinque incentivi per l’innovazione circolare). Faranno parte di questa rosa i tre casi che si distingueranno per la spinta innovativa nell’aver attivato le leve del riutilizzo, della facilitazione delle attività di riciclo e dell’utilizzo di materia prima seconda; e i due casi che avranno generato benefici ambientali promuovendo nuove tecnologie e applicazioni particolarmente innovative.
Gli altri 450.000 euro saranno suddivisi tra tutti i casi ammessi, proporzionalmente al punteggio ottenuto.
Uno dei cinque super-premiati riceverà anche una menzione speciale da parte di Legambiente.
Potrà inoltre essere assegnata una menzione speciale ai casi che si saranno distinti per aver apportato innovazioni nel settore e-commerce.

«La progettazione di un imballaggio è un’attività più complessa di quanto si pensi» commenta il presidente CONAI Luca Ruini, che ha fortemente voluto il Bando nel 2013, quando faceva parte del Consiglio d’amministrazione CONAI, e ne ha seguito la nascita. «Pochi lo sanno, ma è proprio nella fase in cui un pack viene progettato che si definisce una percentuale altissima degli impatti che avrà sul nostro pianeta: per questo la prevenzione è fondamentale. Il Bando vuole premiare gli sforzi delle imprese che hanno dimostrato di esserne consapevoli. Negli ultimi otto anni la crescita dei casi candidati è stata costante: nemmeno la pandemia ha frenato le adesioni. Anche per questo ho grandi aspettative sull’edizione 2022 del nostro Bando».

Tutti i casi saranno esaminati attraverso l’Eco Tool CONAI, lo strumento di LCA semplificata che valuta i miglioramenti ambientali generati dall’intervento su un imballaggio in termini di risparmio energetico, di risparmio idrico e di riduzione delle emissioni di CO₂.

Anche quest’anno l’Eco Tool CONAI e l’analisi dei casi saranno sottoposti alla validazione di DNV, ente di certificazione internazionale.
Un comitato tecnico composto da referenti di CONAI e dei Consorzi di Filiera farà un’ulteriore valutazione sui casi presentati. Poi sarà un comitato tecnico allargato, composto da esperti esterni, a scegliere i cinque super-premi.

Per presentare le candidature c’è tempo fino al 29 aprile 2022
Il regolamento completo del Bando CONAI per l’eco-design degli imballaggi nell’economia circolare è disponibile su:

www.ecotoolconai.org

www.conai.org

Luce accurata per precisione Piusi. SMARTEFFICIENCY per ILLUMINAZIONE. SmartEfficiency ha gestito la riqualificazione dell’impianto di illuminazione dello stabilimento, personalizzando gli apparecchi secondo le diverse esigenze produttive dei vari reparti. L’iniziativa ha generato un ritorno dell’investimento in poco più di un anno. (altro…)

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Sustainable Food Systems – Supply Chains. DNV lancia un nuovo programma di ricerca: la nuova unità partirà dall’Italia, a Milano. Il focus inizialmente sarà sul Food & Beverage.

DNV, ente indipendente che fornisce servizi di assurance, certificazione e verifica in tutto il mondo, annuncia la creazione di una nuova unità di ricerca e sviluppo: “Sustainable Food Systems and Supply Chains”. Il programma partirà dall’Italia (Milano) e si concentrerà inizialmente sul settore Food & Beverage. L’iniziativa è parte integrante del più ampio programma di Research and Development di DNV, al quale ogni anno viene destinato il 5% del fatturato del gruppo con l’obiettivo sviluppare quella conoscenza, capacità di previsione e legittimità scientifica alla base di tutti i servizi del Gruppo.

Il programma, che sarà guidato da Nicola Rondoni – Head of Section and Director del programma “Sustainable Food Systems and Supply Chains”, ha come obiettivo la creazione di conoscenza, anche attraverso la collaborazione con università, partner di ricerca e clienti, nella forma di studi, insight, documenti di approfondimento, concept e soluzioni prototipiche, eventualmente replicabili anche in altri settori.

In un’era di trasformazione di tutte le principali industrie guidata dall’applicazione diffusa delle tecnologie digitali e dalla necessità di lavorare nel rispetto degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, la nuova unit di DNV porterà avanti attività di ricerca nel campo delle soluzioni di assurance digitale per sistemi alimentari e filiere, potenzialmente replicabili in industry diverse dal food & beverage.
L’obiettivo di DNV è sempre quello di affiancare le aziende clienti nell’affrontare le sfide e le trasformazioni degli anni a venire, combinando conoscenza, nuove tecnologie e soluzioni digitali: dall’IOT, alla blockchain, al digital tagging fino all’IA per citarne alcune.

“La scelta dell’Italia non è casuale, riconosciuta in tutto il mondo come polo di eccellenza dell’agroalimentare. Il nuovo programma ha l’ambizione di plasmare il futuro dell’assurance con un focus particolare sull’agroalimentare e le supply chain”, spiega Pierre C Sames, Senior Vice President e Group Research and Development Director. “Le crescenti esigenze di conformità, gli investimenti coerenti con i criteri ESG (Environmental, Social e Governance), consumatori sempre più attenti ed esigenti in quanto a trasparenza dei prodotti e tecnologie digitali avanzate indicano che i tempi ormai sono maturi. Sono certo la digitalizzazione delle tecnologie darà un contributo importante in questo ambito e fornirà ampie opportunità di business a chi saprà padroneggiarla”.

Il nuovo programma di ricerca si concentrerà su quattro aree tematiche collegate tra loro dalla necessità di implementare tecnologie digitali per raccogliere, generare, convalidare, verificare, analizzare e progressivamente visualizzare dati in tempo reale, affrontando:
– documentazione e gestione della footprint per i prodotti e le relative supply chain
– trasparenza nell’uso circolare dei materiali nei prodotti e nei sistemi
– ottimizzazione della produzione di prodotti alimentari, per una maggiore efficienza e migliore qualità
– incremento della qualità e della sicurezza alimentare, riduzione delle frodi o contaminazioni alimentari

Luca Crisciotti, CEO di Supply Chain & Product Assurance in DNV, afferma: “Sempre più spesso le aziende del food & beverage ci coinvolgono per supportarle nella costruzione di un ecosistema digitale che colleghi le supply chain globali, dal produttore al consumatore; cresce sempre di più, quindi, l’importanza del monitoraggio della sostenibilità e delle pratiche etiche – parallelamente alla garanzia di trasparenza e responsabilità. Attraverso questo nuovo programma di ricerca, lavoreremo affinché l’agenda della sostenibilità nella industry del food & beverage possa continuare a progredire”.

DNV è un ente indipendente che fornisce servizi di assurance, certificazione, verifica e gestione del rischio a livello globale. Opera in più di 100 Paesi con l’obiettivo di salvaguardare la vita, la proprietà e l’ambiente. DNV lavora con i propri clienti per cogliere le opportunità, affrontare le sfide e i rischi che derivano dalle trasformazioni globali, è una voce fidata per molte tra le aziende più lungimiranti e di maggior successo nel mondo. DNV è impegnata nel mettere a frutto la propria esperienza e competenze specialistiche per lo sviluppo della sicurezza e sostenibilità delle performance, la definizione di benchmark di settore e la messa a punto di soluzioni innovative.

www.dnv.com

Pronti per Green Lab 2022. Mancano pochi giorni alla prima edizione di Green Lab, l’evento di IKN Italy in cui scoprire la roadmap per la transizione di aziende pubbliche e private alla mobilità elettrica, sostenibile, connessa e smart.

“Mobilità Sostenibile: tecnologie, incentivi e partnership per l’elettrificazione urbana” è il focus dell’appuntamento in programma in Live Streaming il 24 febbraio.

L’agenda propone interventi di estrema rilevanza, con la partecipazione di AIMS – Associazione Imprenditori per la Mobilità Sostenibile – e ANIASA – Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici.
Paolo Santis, Presidente AIMS, con un Inspirational Speech tratterà il tema “Agevolazioni, Bonus e Incentivi: le linee guida del Governo per i piani urbani di mobilità sostenibile”. Il Governo italiano ha stanziato 750 milioni per progetti legati alla mobilità elettrica nel PNRR, nella cui attuazione sono impegnati il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale (MITD) e il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (MIMS). In particolare, gli obiettivi primari sono: promuovere la condivisione dei dati, riutilizzabilità e interoperabilità dei sistemi di trasporto delle grandi città metropolitane; creare un unico canale digitale per l’integrazione di molteplici servizi di trasporto pubblico e privato; definizione di una strategia nazionale a supporto di Amministrazioni locali e stakeholder coinvolti nel processo di pianificazione della mobilità urbana. Santis presenterà la situazione attuale e cosa si sta portando avanti per agevolare la crescita del mercato elettrico, fra piani di incentivo ad aziende e cittadini.
Il Direttore Generale di ANIASA, Giuseppe Benincasa, presenterà la Case History “Mobilità a noleggio protagonista della transizione ecologica”.

L’evento propone anche un approfondimento relativo alla PA in occasione della Tavola Rotonda “Progetti di Smart Mobility – città italiane a confronto: riconfigurare le città e ripensare la mobilità urbana”. Il dibattito sarà un’occasione per capire come i Grandi Comuni Italiani si stanno attrezzando per contribuire a contenere le emissioni di CO2 nelle reti urbane attraverso la predisposizione di punti di ricarica per i veicoli elettrici e la riqualifica dei quartieri della viabilità urbana in chiave sostenibile.
Con la moderazione di Luigi Troiani, Responsabile Strategie e Rapporti istituzionali AIMS, parteciperanno al confronto: Stefano Riazzola, Dirigente alla Mobilità e Trasporti Comune di Milano, Giuliano Franzoi, Dirigente alla Mobilità e Trasporti Comune di Trento, e Stefano Giorgetti, Assessore Grandi Infrastrutture, Mobilità e Trasporto pubblico Comune di Firenze.
L’International Case Study “Rigenerazione Urbana e new mobility nelle metropoli europee post Covid-19” sarà un’opportunità per apprendere come l’innovazione tecnologica delle città intelligenti disegnano il futuro dell’urbanizzazione e cambiano la mobilità urbana in chiave sempre green.
La testimonianza sarà a cura di Trinidad Hernández Méndez, Directora General de Movilidad Ayntamiento de Málaga, in collegamento dalla città spagnola.

Una Tavola Rotonda sarà dedicata a “Sharing Mobility, un fenomeno in ascesa: gli effetti dell’epidemia sulla condivisione di mezzi” con focus sui temi più attuali come: problemi di circolazione urbana e usabilità del servizio: come disciplinare l’uso dei monopattini? quali le novità in vigore nel Nuovo Codice della Strada?; quando open innovation fa rima con sostenibilità: quale ruolo delle startup nello sviluppo delle nuove forme di mobilità? Quali partnership con le multiutility, catene commerciali e PA?; Sharing e ambiente: nuovi stili di vita sostenibili nelle metropoli europee; la tecnologia digitale a supporto dello sharing e della CX.
Parteciperanno al dibattito: Andrea Giaretta, Regional GM Dott, Gianmarco Carnovale, CEO Scuter, e Luca Licchelli, Business Development Lead Italy Share Now, con la moderazione di Massimo Todaro, Integrated Solutions Manager Shell Fleet Solutions.

Numerosi i Case Studies in programma, tra cui “Rete Autostradale a misura di auto elettriche: ASPI, colonnine elettriche ogni 50 km entro il 2023” a cura di Stefano Catolino, Head of E-mobility Free To X, e “Mobilità Metropolitana e Reti di ricarica: come usare i dati per migliorare gli spostamenti in autostrada e in città riadattando le nuove forme di mobilità urbana” presentato da Luca Daniele, CEO Telepass Pay.

Green Lab è rivolto alle seguenti figure aziendali
Responsabile E-mobility, Future Mobility, Smart Cars, Responsabile IT, Responsabile Commerciale e Marketing di Case Auto, Direzione Mobilità/Direzione Ambiente di Enti Locali, Direzione di aziende di Trasporto Pubblico, Responsabile Marketing e Commerciale di Servizi di Sharing, Responsabile Flotte Aziendali , Progettisti Urbani , Responsabile Marketing e Commerciale di Dealer.

IKN Italy, leader nella creazione e sviluppo di contenuti, eventi e corsi di formazione BtoB, raggiungerà nel 2022 il traguardo dei 35 anni. Credibilità, specificità, indipendenza e ricerca continua con i responsabili, C-Level d’azienda, sono gli elementi che distinguono e caratterizzano IKN nel mercato.

Company Profile
IKN Italy, Leader nella creazione e sviluppo di eventi e progetti di formazione rivolti ai professionisti d’azienda, festeggia nel 2022 il 35° anniversario. Credibilità, esperienza, indipendenza, know-how, innovazione e networking sono le parole chiave che caratterizzano l’azienda. Sin dalla sua nascita, IKN Italy è stata in grado di rispondere in modo tempestivo alle esigenze di un mercato in costante trasformazione. Il suo obiettivo principale: assicurare contenuti aggiornati e concreti per accompagnare il middle management nella sua crescita professionale.
Il nome racconta la mission e i valori di un’azienda che ha nel suo DNA la capacità di innovarsi e reagire in maniera tempestiva per affiancare le aziende nell’approfondimento e nella scoperta delle competenze e delle metodologie per essere competitive nel loro mercato di riferimento.
IKN è, infatti, l’acronimo di:
“I” come INSTITUTE: IKN Italy nasce da Istituto Internazionale di Ricerca, filiale italiana di IIR Holding. Grazie all’esperienza maturata dal 1987 ad oggi, è in grado di proporre sia tematiche di grande attualità e interesse che relatori di alto livello. La reale fotografia di IKN Italy la “scattano” i numeri di questi 35 anni: oltre 90.000 partecipanti, 25.000 aziende e 15.000 tra relatori e docenti; cifre che posizionano IKN Italy leader indiscusso nel suo settore.
“K” come KNOWLEDGE: ricerca continua e ascolto delle esigenze degli attori dei diversi mercati di riferimento garantiscono lo sviluppo di contenuti non standardizzati ma specifici, unici ed esclusivi.
I settori sui quali IKN Italy concentra la sua attenzione sono: Farmaceutico e Dispositivi Medici, Energy & Utilities, Sanità, Banca e Assicurazioni, Retail e GDO, Industrial, Logistica, Green & Sostenibilità, Marketing e Vendite, Project Management.
“N” come NETWORKING: gli eventi e le iniziative formative di IKN Italy sono delle occasioni di confronto per interagire in maniera dinamica, condividere esperienze concrete e sviluppare nuove opportunità di business.

Le principali milestones di IKN Italy
1987 – Apertura della sede italiana di IIR – Istituto Internazionale di Ricerca. L’azienda è specializzata in 4 aree di business: Finance, Marketing, Tax & Law e Industrial.
1997 – Prima edizione del Forum Gestione Sinistri, precursore dell’attuale Italy Insurance Forum.
1999 – Lancio del primo corso di formazione nel Project Management and Soft Skills. Presentazione del primo corso In-Company.
2000 – Prima edizione di Forum Retail.
2005 – Informa PLC, società che fornisce conoscenze specialistiche e collegamenti pertinenti a imprese e professionisti, acquisisce IIR Holding
2007 – Prima edizione di Forum Banca.
2011 – Ottenimento della certificazione UNI EN ISO 9001 : 2008, che qualifica IKN Italy per la presentazione di piani formativi finanziati da organi istituzionali e fondi interprofessionali
2013 – Attraverso un’operazione di Management Buyout, Francesca Cattoglio prende le redini di IIR per i mercati di Italia e Spagna.
2017 – In occasione del trentesimo compleanno, IIR diventa IKN Italy.
2020 – IKN Italy amplia l’offerta introducendo nuovi format di formazione digitali e di nuove aree, come quella Green e Sostenibilità.
2022 – IKN Italy compie 35 anni.

24 febbraio – Live Streaming

– BYinnovation è Media Partner di Green Lab

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STRING Region green transition of road transport. Local and regional governments in Germany, Denmark, Sweden, and Norway together with six private companies has applied for EU/CEF funding to support a connected network of hydrogen fuelling stations from Hamburg to Oslo.

The alternatives to fossil fuels are already here, and hydrogen fuel cell technology is a bright green hope for a seamless zero-emission revolution in road transport. STRING members are now planning to invest in the fuelling network that will make it all possible.

A hydrogen vehicle refuels in 5-12 minutes, making it possible to transport goods and people without the logistical challenges of charging battery-operated alternatives. Moreover, hydrogen vehicles are silent and their only by-product is water. However, to make hydrogen fuels a reliable alternative to petrol and diesel, we have to make it available. By supporting the introduction of hydrogen vehicles through the establishment of fuelling infrastructure, local governments provide the opportunity to put an end to the era of fossil fuels, and eliminate hazardous particle pollution and CO2 emission from the transport sector.

To solve the issue of fuelling infrastructure, STRING members and six private companies have initiated a cross-border public/private partnership to invest in a series of hydrogen fuelling stations, with the help of EU funding. If approved, the project GREATER4H will accelerate the deployment of hydrogen vehicles in the entire megaregion and make Northern Europe a global frontrunner in the green transition of road transport.

The private partners Everfuel (DK), Hynion (NO) and GP JOULE (DE) will build and operate the refuelling stations, while Quantron (DE) will supply hydrogen vehicles in different weight categories, in addition to lead the development of financial and market incentives needed to increase demand for hydrogen trucks. GREATER4H will act as catalyst in speeding up deliveries of hydrogen vehicles from vehicles manufacturers. In addition, Ørsted (DK) and RENOVA (SE) have joined GREATER4H as associated partners to contribute with unique perspectives on supply of green hydrogen and end-user perspective as operators of hydrogen trucks. The 13 public authorities in STRING will contribute to GREATER4H by encouraging harmonized regulation related to the roll-out of hydrogen infrastructure.

The project was developed under the STRING chairmanship of Schleswig-Holstein and Schleswig-Holstein will lead GREATER4H in the future. According to Minister of Justice, European Affairs and Consumer Protection, Claus Christian Claussen “a zero-emission transport sector is only possible with a zero-emission fuelling network. If we succeed, Greater4H will be a great leap forward for the green transition, and it will illustrate how we can achieve a full decarbonization of road transport.”

STRING is a membership organisation that connects local governments from Germany, Denmark, Sweden and Norway, to collaborate on cross-border infrastructure development, facilitate the green transition in the transport sector and accelerate innovation and export in green tech.

www.quantron.net

www.stringnetwork.org

Climate impact of new buildings much too high, finds BPIE analysis. A failure to decarbonise newly constructed buildings could prevent the EU from achieving its climate targets for 2030 and 2050, according to a recent report, Ready for carbon neutral by 2050? Assessing ambition levels in new building standards across the EU, published by BPIE (Buildings Performance Institute Europe).

A close examination of six EU focus geographies shines a spotlight on wide-ranging discrepancies between EU countries’ performance standards for new buildings, both in terms of consistency regarding the definition of Nearly Zero Energy Buildings (‘NZEBs’) as laid out in the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), and in terms of overall ambition levels.

Governments need to align the national building-sector decarbonisation efforts with the EU’s wider climate change mitigation ambition, but the current policy framework does not encourage Member States to move in a consistent and concerted way towards carbon neutrality by 2050. Not one of the focus geographies featured in the report, for example, has a set date by which new construction will meet a net zero energy and carbon level. In fact, the EPBD definition of ‘NZEB’, and therefore the standard applying to new buildings being constructed, has not been changed for more than 10 years.

While the European Commission’s December 15 proposal for a revised EPBD proposes an updated definition, BPIE warns that the current proposal is weak: zero emission building stock is solely defined in terms of operational energy, and the levels of energy performance are not more ambitious than the ones previously recommended by the Commission in 2016 (which they should be).

“There are encouraging changes in the policy landscape, but unless all EU Member States become more ambitious, energy and carbon emissions reductions in the buildings sector are likely to fall short in the quest to meet Europe’s 2050 decarbonisation objectives,” says BPIE Executive Director Oliver Rapf.

Among its policy recommendations, BPIE insists that the revised EPBD should intensify focus on reducing energy demand and implementing the energy efficiency first principle. This would include more ambitious provisions on maximum energy-consumption levels and the use of renewable energy sources, in addition to a fossil-fuel phase-out plan.
Metrics to measure operational and embedded carbon emissions, prior to setting carbon limits should also be included in the EPBD revision. There is also a clear need to integrate metrics to measure operational and embedded carbon emissions, and to set carbon limits, taking in to account the ‘whole life cycle’ perspective.

“Both the European Commission and EU Member States should read this report as a red flag that the energy transition is not on track,” concludes Rapf. “New buildings are creating a carbon legacy which will generate costs for many decades to come. The revision of the EPBD this year is the opportunity to introduce a zero carbon rule for new buildings.”

BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is Europe’s leading centre of expertise on decarbonising the built environment, providing independent analysis, knowledge dissemination and evidence-based policy advice and implementation support to decision-makers in the public, private, and non-profit sectors. Founded in 2010, BPIE combines expertise on energy efficiency, renewable energy technologies, and health and indoor environment with a deep understanding of EU policies and processes. A not-for-profit think-tank based in Brussels and Berlin, our mission is to make an affordable, carbon-neutral built environment a reality in Europe and globally.

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Shipping carbon price loophole lets millions of tonnes of CO2 off the hook. Over 25 million tonnes of CO2 – equivalent to the total CO2 emissions of Denmark [1] – are exempt from the EU’s proposed carbon price for shipping, a new Transport & Environment (T&E) study shows.

Arbitrary exemptions of ships such as those servicing oil and gas facilities, as well as yachts, will undermine the EU’s shipping law and let millions of tonnes of emissions off the hook, says T&E.

In July 2021 the European Commission proposed a carbon pricing scheme (ETS) for shipping. It only applies to ships above a certain size (5,000 GT) and there are a number of exemptions for certain ship types.
Alongside exemptions for fishing and military vessels, ships such as those servicing offshore gas and oil vessels are also excluded, despite emitting more on average than bulk carriers and oil tankers. This means just over half of Europe’s ships are exempt from the proposal, despite them accounting for nearly 20% of the EU’s shipping emissions – double what the Commission originally claimed the exemption would cover [2].

Jacob Armstrong, sustainable shipping officer at T&E, said: “It’s good that the EU is finally trying to address shipping’s appalling climate impact. But its proposal based on arbitrary loopholes lets too many heavily polluting vessels off the hook. The EU must rethink its shipping laws to ensure that millions of tonnes of CO2 don’t go unregulated.”

The Commission claims this would reduce the administrative burden by cutting down the number of ships that are covered, while still covering the vast majority of emissions. However, an approach that covers only ships that pollute over a certain amount – rather than based on size – would regulate more emissions without putting an administrative burden on small businesses, says T&E. T&E recommends a carbon threshold of 1,000 tonnes of CO2 per year, which would cover 12% more emissions than the current proposal [3].
The EU’s shipping industry emits nearly 130 millions tonnes of CO2 each year, making up roughly 4% of the bloc’s total emissions.

[1] Total CO2 emissions from the exempted vessels amounted to 25.8 Mt – comparable to the total CO2 emissions of Denmark in 2020, 26.2 Mt. (https://ourworldindata.org/co2/country/denmark, using Global Carbon Project data, 2021). This figure does not include Denmark’s non-CO2 emissions.
For another comparison, it is also equivalent to all of France’s aviation emissions (https://unfccc.int/process-and-meetings/transparency-and-reporting/greenhouse-gas-data/ghg-data-unfccc/ghg-data-from-unfccc).
[2] T&E understands that the Commission has calculated 90% of emissions coverage according to the 50% extra-EU scope, covering all voyages between EU ports and half of all voyages departing from and entering the EU. The Commission, however, does not make this explicit.
[3] Currently, only ships above 5000GT must report their emissions. The system suggested by T&E would require all ships above 400GT to report their emissions but only be subject to the ETS if their yearly emissions exceed 1,000 tonnes of CO2.

Transport & Environment’s (T&E) vision is a zero-emission mobility system that is affordable and has minimal impacts on our health, climate and environment.
Since we were created 30 years ago, T&E has shaped some of Europe’s most important environmental laws. We got the EU to set the world’s most ambitious CO2 standards for cars and trucks but also helped uncover the dieselgate scandal; we campaigned successfully to end palm oil diesel; secured a global ban on dirty shipping fuels and the creation of the world’s biggest carbon market for aviation – just to name a few.
Credibility is our key asset. We are a non-profit organisation and politically independent. We combine the power of robust, science-based evidence and a deep understanding of transport with memorable communications and impactful advocacy.
Our staff in Brussels, Rome, Madrid, Berlin, Warsaw and London collaborate with our 63 national member and supporter organisations in 24 countries across Europe. All together our members and supporters represent more than 3.5 million people.
We coordinate the International Coalition for Sustainable Aviation (ICSA), which has observer status at the International Civil Aviation Organisation (ICAO) and are members of the Clean Shipping Coalition (CSC), which has observer status at the International Maritime Organisation (IMO).
We hold a seat on the board of ECOS, and are members of the Green 10 group of European environmental NGOs, Agora Verkehrswende, the Platform for Electromobility, the Coalition for Energy Savings, the Renewable Grids Initiative and the Electrification Alliance.

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