Maggio 2022

Decreto Energia passo avanti per accelerare le installazioni fotovoltaiche contro il caro bollette e una indipendenza dalle fonti fossili. La Solar Belt per impianti nei pressi delle aree industriali e la Linea diretta per andare “oltre” il tetto delle industrie per chi consuma più energia

ITALIA SOLARE esprime grande soddisfazione e apprezzamento per l’approvazione di alcune norme in linea con le proprie proposte, contenute nel decreto legge 17/2022 (Decreto Energia), finalizzate all’individuazione di aree immediatamente idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici che possano anche beneficiare di iter autorizzativi semplificati (“Solar Belt”), e alla migliore valorizzazione dell’energia fotovoltaica autoconsumata (“Linea diretta”).

“Le Commissioni attività produttive e ambiente hanno approvato alcuni emendamenti al decreto energia che renderanno più semplice e conveniente installare impianti fotovoltaici, un passo in avanti importantissimo verso la riduzione delle bollette e della dipendenza energetica dall’estero oltre che ovviamente per partire finalmente con un piano reale e promettente di riduzione delle emissioni climalteranti”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE.

Con la norma della Solar Belt vengono dichiarate immediatamente idonee all’installazione di impianti fotovoltaici, purché senza vincoli culturali, le aree, anche agricole, adiacenti (entro 300 metri) ai centri di consumo di energia per uso produttivo, quali gli impianti industriali e le zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale. Su queste aree sarà sufficiente depositare al Comune una semplice Dichiarazione asseverata di inizio lavori (DILA) per installare impianti fino a 1 MWp. Rimanendo nel limite di 3 km dalle aree produttive la potenza installabile con PAS ed esenzione da screening in assenza di vincoli sale a 20 MWp se in modalità agri-voltaica(1). Per gli impianti di taglia superiore sarà necessaria l’Autorizzazione Unica.

Questa norma appare particolarmente utile per favorire la realizzazione di impianti per autoconsumo a servizio delle imprese, consentendo ad esse di disporre di energia a costi bassi e non volatili.
Sono inoltre dichiarate subito idonee le aree adiacenti alla rete autostradale e ai siti nella disponibilità dei gestori di infrastrutture ferroviarie e delle società concessionarie delle autostrade.

Viene inoltre allargato l’uso della PAS per autorizzare gli impianti fotovoltaici fino a 20 MWp su terreni industriali, cave e discariche recuperate che si colleghino alla rete anche in AT (prima sussisteva il solo riferimento alla MT che di fatto limitava la PAS ai 10 MWp). È stata inoltre introdotta l’esenzione dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale per gli impianti fino a 20 MW non ricadenti in aree ambientalmente sensibili.

“La disponibilità di queste aree per il fotovoltaico – aggiunge Rocco Viscontini – può produrre un’accelerazione del processo di diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili, con estensione dei benefici alle famiglie e alle amministrazioni pubbliche”.

Nella stessa direzione va un’altra norma, anche questa coerente con le proposte di ITALIA SOLARE e approvata in Commissione, che permette alle imprese di realizzare impianti a fonti rinnovabili a terra per autoconsumo con un collegamento tramite linea elettrica privata lunga fino a 10 km (“Linea diretta”), purché su aree nella disponibilità delle stesse imprese. La realizzazione di impianti in autoconsumo tramite linea elettrica privata appare particolarmente interessante per le imprese energivore, che potranno risparmiare considerevolmente non solo a livello di quota energia ma anche per il fatto di non dovere usufruire per l’energia autoconsumata dei servizi di trasporto e dispacciamento dell’energia

ITALIA SOLARE ringrazia i parlamentari che hanno tradotto in norma alcune delle proprie proposte, prospettate anche alle Commissioni attività produttive e ambiente nell’audizione dello scorso 11 marzo, e auspica che le norme vengano confermate dal Parlamento, anche verificando la coerenza tra tutti gli emendamenti approvati.
L’Associazione ritiene utile che il Governo vigili ora sulla concreta applicazione di queste e altre norme introdotte a sostegno delle rinnovabili, emani velocemente i provvedimenti attuativi dei decreti legislativi sulle fonti rinnovabili e sul mercato elettrico, e attivi un monitoraggio degli effetti di tutte le disposizioni inerenti le fonti rinnovabili, con lo scopo di individuare eventuali criticità o esigenze di ulteriori interventi.

ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.
“ITALIA SOLARE è l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia”.

www.italiasolare.eu

Da crisi extraprofitti a petrolieri. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, le compagnie petrolifere hanno guadagnato almeno 3 miliardi di euro di extra-profitti dalla vendita di diesel e benzina in Europa, come dimostra la nuova analisi commissionata da Greenpeace Central and Eastern Europe.
Nel solo mese di marzo, l’industria petrolifera ha incassato una media di 107 milioni di euro di entrate extra al giorno (94 dalla vendita di diesel e 13 da quella di benzina), mentre i cittadini di tutta Europa sono stati vessati da aumenti senza precedenti del costo dei carburanti.
In Italia le entrate extra delle compagnie petrolifere nel mese di marzo sono state in media di 387,5 milioni di euro, pari a 12,5 milioni al giorno (10,4 dalla vendita di diesel e 2,1 da quella di benzina).

Sebbene i prezzi del greggio siano aumentati da gennaio a marzo di 19,38 centesimi di euro al litro, l’aumento più significativo ha riguardato i prodotti raffinati come il diesel, che ha registrato +30/31 centesimi al litro, e +36,52 alle stazioni di rifornimento. Anche i prezzi della benzina hanno seguito un trend simile ma più debole.

L’analisi di Greenpeace mostra come le multinazionali del petrolio stiano sfruttando la situazione di crisi per assicurarsi enormi margini di profitto lungo la filiera, mentre la base media dei loro costi resta poco intaccata.

«È inaccettabile che mentre milioni di persone in Europa lottano contro l’aumento delle spese per carburante ed energia senza precedenti, le compagnie petrolifere stiano facendo salire i prezzi per trarre profitti record dalla guerra e dalla crisi energetica che loro stesse hanno contribuito ad alimentare», dichiara Federico Spadini, campagna trasporti di Greenpeace Italia. «L’Unione Europea deve fermare chi sta approfittando della situazione e tassare questi enormi profitti, utilizzando le entrate ottenute per sostenere le famiglie più colpite e accelerare la transizione del settore dei trasporti verso forme di mobilità sostenibile e indipendente dal petrolio».

Il governo italiano ha già adottato una tassa sugli extra-profitti, che però deve essere rivista e migliorata perché è troppo timida sul contributo richiesto (appena il 10 per cento degli extra-profitti) e poco focalizzata sulle aziende dei combustibili fossili, che alimentano il conflitto in corso.
Greenpeace chiede inoltre alla Commissione UE di condurre un’indagine sui recenti aumenti dei prezzi dei carburanti per verificare che non siano dovuti ad accordi di cartello o di fissazione dei prezzi, e alle aziende dell’oil&gas di rendere pubblica l’entità degli extra-profitti accumulati.

Nonostante circa il 70 per cento del petrolio consumato in Europa venga usato per i trasporti, l’Unione Europea ha ignorato il settore nella bozza del piano REPowerEU per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.
È invece necessario intraprendere da subito misure per potenziare il trasporto pubblico ed elettrico, vietare i voli a corto raggio che hanno già un‘alternativa ferroviaria, finanziare la mobilità sostenibile nelle città e mettere fine alla vendita delle auto con motore endotermico.
Gli sconti alla pompa di benzina non bastano per uscire da una crisi destinata a ripresentarsi fintanto che non elimineremo la dipendenza europea dai combustibili fossili.

www.greenpeace.org

approfondimento

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True cost of Big Oil’s profits: Trillions in unpaid health and environmental costs. BP, Eni, Repsol, Shell, and TotalEnergies have paid back just 5% of the trillions in societal and environmental debt.

Europe’s five biggest oil majors pocketed €47 billion in 2021 – mostly in profit for shareholders and management – taking their total profits to €850 billion since 1993, a new study into Big Oil’s unpaid societal and environmental debt shows.

The study, carried out by Profundo on behalf of T&E, shows that BP, Eni, Repsol, Shell and TotalEnergies are responsible for huge societal costs through pollution, deteriorating public health and carbon emissions, totalling a whopping €13 trillion. They have paid back a mere 5% of this in corporate taxes, the study reveals, leaving a mountain of unpaid costs at the door of society. With fuel prices at record highs and consumers facing a cost of living crisis, now is the time for the oil companies to pay back, says T&E.

Sofie Defour, climate manager at T&E, said: “While oil majors’ shareholders and managers have pocketed nearly a trillion euros over the past 30 years, they have left destruction in their wake. And it is ordinary people who are paying for it. With fuel prices soaring, it’s time for Big Oil to pay back its debt to society”.

The Rio Summit in 1992 was the first time that countries agreed to act on sustainable development and by this time there was no doubt that oil companies were fully aware of their impact on the planet. T&E has therefore used the years since as a timeframe for Big Oil’s debt to society using a number of measures.

The study finds that between 1993 and 2020:
– Europe’s five biggest oil producers have been responsible for around 13% of global CO2-equivalent emissions [1].
– The five oil companies were responsible for an estimated €9 trillion in unpaid health costs from air pollution.
– They were responsible for unpaid carbon costs of an estimated €4.2 trillion [2].
– Unpaid damage would be far higher when the costs of deforestation, human rights and indigenous population destruction are taken into account.
Shareholders and management were the major beneficiaries of this lack of societal responsibility. Between 1993 and 2020, €622 billion was distributed to the shareholders in the form of dividends and share buybacks. Managers of these five companies made over €2 billion in this timeframe. With soaring energy prices this year, shareholder and management profits will have grown significantly.

The oil majors have paid back a meagre 5% of the €13 trillion in societal damage through corporate taxes. In comparison, fuel taxes that are paid for by drivers at the pumps were in some cases over three times larger than the corporate tax paid by the five companies. Consumers have therefore been paying for external costs like health and pollution, while the oil majors have lined their pockets.

As Europeans face rising inflation – particularly at the pumps – Big Oil continues to profit. T&E calls on governments to help to alleviate the cost of living crisis and for oil companies to pay for the pollution they are responsible for.

For years Big Oil has sought to control the conversation on climate change legislation with Europe’s oil majors spending almost €4 billion worldwide in lobbying and an additional €3 billion in advertisements since 1993, the study shows.

Sofie Defour concludes: “This is not just about fairness. Big Oil is increasingly trying to dictate the pace of climate change mitigation. They seek to portray themselves as key actors in the transition by spending huge sums of money on lobbying and advertisements. Yet a legacy of unpaid oil debt shows that they are only interested in profits. Politicians must close their doors to Big Oil.”

[1] From scope 1, 2 and 3 emissions. Scope 3 emissions refer to the emissions associated with the fuel that is burnt, for which companies should take full responsibility and disclose. When companies trade oil, this will also contribute to their scope 3 emissions, but this also means that there is double counting of the emissions.
[2] In various jurisdictions, carbon costs have been introduced. These costs form the start of a mechanism of pricing of externalities and to use the market price to reduce GHG emissions by companies and/or industries. Industries generate Scope 1 (operations), Scope 2 (sourcing) and Scope 3 (the use of the products sold) emissions. Fuel for cars, trucks, shipping, and all other road vehicles has to date not been included in the EU’s carbon tax. This means the majority of the oil majors’ emissions have not been included in the main carbon emission pricing mechanism. The study therefore estimates how much the companies should have paid in carbon taxes if all of their emissions were to be included in the EU’s carbon market.

www.transportenvironment.org

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Ecopolietilene economia circolare: dal consorzio un bonus straordinario alla filiera dei beni in polietilene. Il consorzio ha riconosciuto agli impianti di recupero il 20% in più nel primo trimestre dell’anno. «Scelta necessaria per proseguire in quella transizione ecologica che è il futuro nostro e di tutti»

Il caro energia non deve fermare il processo di economia circolare
Ne è convinto il consorzio Ecopolietilene, realtà impegnata nella gestione dei beni in polietilene, che ha deciso di sostenere le imprese che trattano e riciclano questi rifiuti riconoscendo loro un bonus aggiuntivo una tantum sul contributo per i processi di recupero. L’iniziativa, che è stata avviata nelle scorse settimane dal consorzio nazionale, vuole essere un concreto sostegno alla propria filiera.

«Per il primo trimestre 2022 abbiamo deciso di destinare agli impianti un bonus straordinario pari al 20% del contributo di gestione», annuncia Giancarlo Dezio, direttore generale del consorzio Ecopolietilene. «È stata una scelta necessaria per non interrompere il flusso circolare di questi rifiuti, ma è stato anche un segnale, doveroso e concreto, per non vanificare gli sforzi fatti».

A fronte dei rincari energetici che hanno interessato carburanti, gas ed elettricità, il consorzio Ecopolietilene pone una questione di priorità. «Abbiamo monitorato il pesante impatto che la dinamica dei prezzi dell’energia e dei carburanti sta avendo sull’intera filiera del recupero di beni in polietilene», prosegue Dezio. «Così, per andare incontro alle difficoltà crescenti che si sono manifestate e per non vanificare il lavoro fatto per creare una reale economia circolare, Ecopolietilene ha voluto riconoscere un importo una tantum a copertura parziale dell’incremento di costi sostenuti in conseguenza degli straordinari avvenimenti che stanno caratterizzando il mercato. Tutto questo, senza gravare sulle imprese consorziate: è infatti rimasto invariato l’ecocontributo che i produttori ci riconoscono per la gestione dei beni in polietilene. La sostenibilità della nostra filiera è necessaria al fine di poter proseguire in quella transizione ecologica che è la strada per il futuro».

Gli impianti che beneficeranno del bonus deciso da Ecopolietielene sono complessivamente 18: di questi, 16 si occupano della selezione dei rifiuti e due della trasformazione dei beni in polietilene, opportunamente trattati, in granulato, ovvero la materia prima seconda che può essere impiegata nei processi produttivi di nuovi prodotti.

Conclude Dezio: «I beni in polietilene rappresentano un’importante risorsa per la loro grande diffusione e per la loro capacità di essere riciclabili al 100%».

Ecopolietilene – consorzio per il riciclaggio dei rifiuti dei beni in polietilene è un sistema autonomo, senza fini di lucro e riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.
È composto dalle aziende produttrici, dai distributori e dai riciclatori dei beni in polietilene e nasce dalla professionalità e dal know-how nella gestione dei rifiuti maturata dal Sistema Ecolight, al quale fanno riferimento il consorzio Ecolight ed Ecolight Servizi, società che si occupa della gestione integrata dei rifiuti professionali generati dalle aziende.

www.ecopolietilene.it

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Revised F-Gas Regulation lags behind market evolution, NGOs warn. The European Commission’s revision of the F-gas regulation is pushing the refrigerant sector in line with the EU climate goals. However, the text is less advanced compared to the progression of the market, especially in the case of heat pumps, which play a decisive role in breaking free from Russian gas.

The European Commission unveiled an update of the EU’s F-gas regulation. Initially left out of the ‘Fit for 55’ climate revision despite its high importance, today’s proposal shows the Commission’s willingness to finally align this legislation with the EU’s climate objectives.
Mainly used in the refrigeration, air conditioning, and heat pump sectors, fluorinated greenhouse gases (F-gases) pose a major threat to climate change, accounting for 2.5% of total EU greenhouse gas emissions. Luckily, they can now be substituted in all applications by natural, non-patented refrigerants, such as hydrocarbons or CO2, which are often more energy-efficient and have very low Global Warming Potential (GWP).

Climate ambition
The EEB welcomes the increased climate ambition of the Regulation that anticipates some cuts in emission quota and trims the final availability of emissions to 2% compared to the baseline (down from the 20% set by the previous regulation).

Another right foot forward is the introduction of a longer-term target that aligns the EU regulation with the timeframe of the Kigali amendment to the Montreal Protocol, which regulates the refrigerant market at the global level. But more ambition is needed to keep the EU in the lead in this sector: the revision should have banned all Hydrofluorocarbons (HFCs) for all applications, with the only exception of those sectors where natural refrigerants are not yet fully available.

The heat pump issue
Faced with the urgency to seek independence from Russian gas imports, the Commission has adopted the F-Gas regulation to boost the heat pump market and accelerate the green heating transition in Europe. But it has failed to set the bar on the already best performing HPs in the market, now working with natural refrigerants with GWP below 5.

Without a tighter ban on fluorinated refrigerants in the heat pump market, the much-needed seismic shift from gas boilers will deliver lower climate benefits due to the indirect climate emissions from the HFC currently used in the technology.

Training bottleneck
The lacking sense of urgency is also evident in inadequate training plans for installers of the booming Heat Pump market. Despite, the emphasis put on heat pumps in the Repower EU plan, the Commission is not addressing properly the fact that several member states lack formal training for natural refrigerants in schools and are not including such training as compulsory in their professional certification schemes.

While much of the details will rely on the upcoming implementing acts, no mention of training targets and national roadmaps is there. We call on the Parliament to introduce a target of at least 50% of the heating and cooling professionals to be trained on all-refrigerants heat pumps and aircon in Europe by 2025.

“Fluorinated gas should be the exception, not the rule. While the F-gases phase-down will accompany the market towards low global-warming-potential (GWP) refrigerant solutions, quotas should be only left for those applications where natural solutions are not yet available. We are surprised to see that climate harmful refrigerants will still be allowed in heat pumps and refrigeration in this revision, especially considering how much the market has evolved towards natural refrigerants”, said Davide Sabbadin, Senior Policy Officer for Climate at the EEB.

Forever chemicals alert
All fluorinated gases should be treated as such and subjected to reporting and traceability, including the patented supposedly-low-GWP alternatives promoted throughout the document.
Some of these molecules are still currently under the scrutiny of the international scientific community because they can produce potent climate-wrecking byproducts such as R23 or decay into PFAS, the so-called ‘forever chemicals’ that can seriously damage both the environment and human health.
While REACH will be dealing with this issue in the coming years, we regret that the European Commission has missed the chance to tackle the environmental risks that might arise from such substances, and to align the F-gas regulation with the Zero Pollution target of the European Green Deal.
We call on the EU Parliament and the Council to introduce a ban on the use of refrigerants that can degrade in PFAS from all applications where alternatives exist. This will also protect customers from investing in soon-to-be-obsolete technologies that might not be maintained once these refrigerants are prohibited on the grounds of their environmental harm potential.

The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 140 members in over 30 countries.

www.eeb.org

EU proposed Regulations

REACH

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Rifiuti di plastica certificati. Sulla piattaforma di PlasticFinder, il marketplace italiano per la compravendita di materie plastiche, volano gli scambi di MPS (Materia Prima Seconda)nel 2021 e nei primi mesi del 2022.
Si tratta di materiale già utilizzato che rispetta le norme e può essere riciclato con vantaggi economici e ambientali.

Le materie prime scarseggiano in tutto il mondo
La plastica, in particolare, sembra essere diventata un bene di lusso: ce n’è poca ovunque e il suo prezzo è ovviamente in salita ripida. Una situazione che va avanti ormai da mesi e che la guerra in Ucraina non ha fatto altro che consolidare. In un contesto del genere diventa ancora più decisivo setacciare il mercato alla ricerca di plastica già utilizzata, che rappresenta una vera e propria risorsa. Sì, perché buona parte degli scarti plastici possono tornare a nuova vita, essere riciclati e poi trasformati per offrire ulteriori opportunità d’impiego. Con evidenti vantaggi sia dal punto di vista economico che ambientale.

Gli acquisti di questo materiale, che prende tecnicamente il nome di MPS (Materia Prima Seconda), stanno dunque accelerando vertiginosamente. È però spesso difficile individuare e contattare i singoli soggetti disponibili alla vendita, anche perché la normativa è piuttosto rigorosa e prevede che ciascun lotto sia corredato da una scheda tecnica e da un certificato di analisi conforme a quanto previsto dalla UNI10667 (la norma nazionale sul riciclo e il recupero dei rifiuti in plastica). Esistono poi obblighi relativi alla marcatura e alla tracciabilità. In più, per quanto riguarda il certificato di analisi, bisogna ricordare che ogni singolo polimero ha una sua norma specifica. Diventa quindi determinante la presenza di un marketplace digitale che, oltre a mettere in connessione sistematica domanda e offerta, accerti che il materiale proposto rispetti le normative in vigore.

È proprio quello che fa PlasticFinder, che ha dato vita nel 2016 a una piattaforma attraverso la quale gli scambi di plastica (non solo MPS) sono resi facili, veloci e sicuri. Ma soprattutto garantiti.

«PlasticFinder è certificato come “distributore di materie prime plastiche riciclate” da CSI Cert, che fa parte del gruppo IMQ – conferma Riccardo Parrini, ceo di PlasticFinder – Ciò, in parole semplici, significa che chi utilizza i nostri servizi digitali può essere certo che il lotto che sta comprando, e per cui è stato compilato un dettagliato form online e caricato il certificato di analisi, rispetti tutte le regole. Si tratta di un evidente vantaggio per gli utenti; non è raro infatti che materiali venduti come MPS non siano effettivamente dotati di tutti i requisiti necessari e, in caso di controlli, potrebbero essere considerati come “rifiuti” tout court e dunque passibili di sanzioni».

A dare un’idea di come il mercato abbia deciso ormai da tempo di puntare forte su questi “ex rifiuti” sono alcuni dati registrati da PlasticFinder: «Nel 2019 i volumi scambiati sulla nostra piattaforma, per quanto riguarda le MPS – spiega Stefano Chiaramondia, presidente di PlasticFinder – erano pari a poche decine di tonnellate; superati significativamente l’anno successivo, quando si poteva già parlare di centinaia. Il salto straordinario è stato però compiuto nel 2021, con gli scambi arrivati a quota 2.500 tonnellate; oltre il 600% in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Una progressione davvero inaspettata».

Il trend non sembra dare ancora segnali di inversione di rotta
«Se consideriamo i dati relativi al primo trimestre di quest’anno – prosegue il presidente di PlasticFinder – constatiamo che le transazioni hanno già portato a raggiungere scambi pari al doppio rispetto ai mesi di gennaio, febbraio e marzo dello scorso anno. Le MPS stanno diventando una risorsa molto ricercata sul mercato e per questo motivo stiamo lavorando per rendere ancora più trasparente la tracciabilità dei lotti acquistati. Nel corso di GreenPlast, l’appuntamento su sostenibilità ed economia circolare che si terrà a Fiera Milano dal 3 al 6 maggio, contiamo di poter annunciare l’avvio di un servizio straordinariamente innovativo».

www.plasticfinder.it

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Pneumatici con PET riciclato. Continental lancia i primi pneumatici con poliestere ricavato da bottiglie in PET riciclate.

Continental è il primo produttore di pneumatici ad avviare la produzione in serie di pneumatici con filato di poliestere ottenuto da bottiglie di plastica in PET riciclate, attraverso un nuovo processo tecnologico.
Il nuovo materiale ad alte prestazioni sarà inizialmente utilizzato in misure selezionate per gli pneumatici estivi PremiumContact 6 ed EcoContact 6 e per lo pneumatico AllSeasonContact di Continental.
Questo materiale sostituisce completamente il poliestere convenzionale utilizzato nella costruzione della carcassa dello pneumatico. Un set di pneumatici standard per autovetture contiene il poliestere ottenuto da circa 40 bottiglie in PET riciclate.

A settembre 2021, Continental ha presentato per la prima volta la tecnologia ContiRe.Tex che utilizza filato di poliestere ricavato, senza alcun passaggio chimico intermedio, da vecchie bottiglie in PET, che non sarebbero riciclate in altro modo.
Ciò rende il processo di Continental molto più efficiente rispetto a metodi standard in grado di trasformare bottiglie in PET in filati di poliestere ad alte prestazioni. Le bottiglie utilizzate da Continental provengono esclusivamente da regioni senza un sistema di riciclaggio a circuito chiuso. Nell’ambito di uno speciale processo di riciclaggio, le bottiglie vengono smistate e pulite meccanicamente, dopo aver rimosso i tappi. Dopo la triturazione meccanica, il PET viene ulteriormente trasformato in poliestere granulato e, infine, filato.

“Nei nostri pneumatici premium utilizziamo solo materiali ad alte prestazioni. D’ora in poi, questi includeranno filati di poliestere ricavati da bottiglie in PET e realizzati con un processo di riciclaggio particolarmente efficiente. Abbiamo portato la nostra innovativa tecnologia ContiRe.Tex alla fase di produzione in soli otto mesi. Sono orgoglioso di tutto il team per questo straordinario risultato” afferma Ferdinand Hoyos, responsabile business replacement di Continental in Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). “Stiamo costantemente espandendo la quota di materiali rinnovabili e riciclati presenti nei nostri pneumatici. Entro il 2050, al più tardi, miriamo a utilizzare solo materiali sostenibili nella nostra produzione”.

I primi pneumatici con bottiglie in PET riciclate sono ora disponibili
Tutti gli pneumatici dotati della tecnologia ContiRe.Tex ora sul mercato sono prodotti nello stabilimento Continental di Lousado, in Portogallo. Gli pneumatici con tecnologia ContiRe.Tex riportano un logo speciale sul fianco (“Contains Recycled Material”).
Il filato di poliestere in PET è stato a lungo utilizzato nell’assemblaggio di pneumatici per autocarri leggeri e vetture. Le corde tessili assorbono le forze della pressione interna dello pneumatico e rimangono dimensionalmente stabili anche in presenza di carichi e temperature elevate. Per rendere gli pneumatici ancora più efficienti dal punto di vista energetico e rispettosi dell’ambiente nella produzione, nell’uso e nella riciclabilità, Continental sta ricercando materiali alternativi da utilizzare.
All’IAA MOBILITY di settembre 2021, il Gruppo ha presentato il Conti GreenConcept che impiega nella carcassa poliestere proveniente da bottiglie di plastica riciclate. Per la seconda stagione della serie offroad con SUV elettrici Extreme E, inaugurata a febbraio 2022, Continental ha sviluppato uno pneumatico che utilizza la tecnologia ContiRe.Tex. Anche le auto ufficiali del Tour de France di quest’anno saranno equipaggiate esclusivamente con pneumatici dotati di ContiRe.Tex.

Inizialmente la tecnologia ContiRe.Tex è disponibile negli pneumatici PremiumContact 6, EcoContact 6 e AllSeasonContact, ciascuno in cinque dimensioni:
– PremiumContact 6
225/45R17 91Y, 225/40R18 92Y, 235/45R18 98Y, 235/40R19 96Y, 245/40R19 98Y XL
– EcoContact 6
205/55R16 91V, 195/65R15 91V, 205/60R16 96H XL, 185/65R15 88H, 235/55R18 100V
– AllSeasonContact
205/55R16 91H, 225/45R17 94V, 205/60R16 96H, 215/65R16 102V, 235/55R19 105V

Gruppo Continental
Continental sviluppa tecnologie intelligenti, connesse e sostenibili per il trasporto di beni e di persone. Fondato nel 1871 il produttore internazionale di pneumatici, fornitore automotive e partner industriale, offre soluzioni sicure, confortevoli, personalizzate e convenienti.
Nel 2021, il Gruppo ha generato un volume di affari pari a 33,8 miliardi di euro impiegando più di 190.000 dipendenti in 58 paesi in tutto il mondo. L’8 ottobre 2021 Continental ha celebrato il 150° anniversario.

La divisione Pneumatici conta 24 siti di produzione e sviluppo in tutto il mondo. Tra i principali produttori di pneumatici con più di 57.000 dipendenti, la divisione ha registrato un fatturato di 11,8 miliardi di euro nel 2021. Continental si colloca tra i leader delle tecnologie di produzione di pneumatici con un’ampia gamma di prodotti per autovetture, veicoli commerciali e due ruote.
Grazie ai continui investimenti in ricerca e sviluppo, Continental garantisce un importante contributo alla mobilità sicura, economica ed ecologicamente efficiente. Il portafoglio della divisione Pneumatici include servizi per il commercio di pneumatici e per le applicazioni per flotte, nonché sistemi di gestione digitale di pneumatici per veicoli commerciali.

www.continental-corporation.com

Evaluation energy efficiency. New tool facilitates evaluation of energy efficiency investment and uptake of on-bill schemes to help the EU reach its decarbonization goals

On-bill schemes are important tools for lifting some important existing barriers to energy efficient renovation investments and have already gained the attention of EU policymakers who have included them in building renovation-related legislative files. The newly released RenOnBill tool aims to derisk energy efficiency investments by better evaluating interventions. However, more policy efforts are needed to secure and maximise the uptake of on-bill schemes in the EU and thus fulfil the European commitment to fight climate change and implement stronger climate policy actions.

In order to achieve the European Commission’s long-term energy vision for 2050, it is necessary to dramatically increase the yearly buildings renovation rate, i.e. from the current 1% (roughly, depending on the country) to at least 2.3%. The evaluation of energy efficiency interventions, however, is affected by numerous parameters and variables and most of them are uncertain. In addition, most of the analyses do not include the estimation of the risk connected with the energy efficiency investments. This approach has led to perceiving energy investments by financial institutions as high-risk and thus limited their commitment. Given these issues, new and innovative ways of financing retrofits are vital.

The new RenOnBill tool, released on April 5 during the H2020 project’s final conference that saw the participation of multiple experts at EU and Member States level, tackles these issues by providing a simple and effective instrument directed mainly to both financial institutions and energy utilities tp structure the residential sector’s energy renovation demand, assess risks and investments and facilitate the implementation of on-bill schemes.

“On-bill schemes are important tools for involving the private sector in financing and implementing energy renovation of residential buildings and thus resolving some important existing barriers to energy efficiency investments.” says Vincenzo Bianco, Professor at University of Genova, the RenOnBill partner who developed the tool. “By providing the investors with a detailed amount of information for the development of sophisticated investment strategies and design of on-bill programs, the tool has the potential to facilitate large investments in energy efficiency interventions and thus upscaling the renovation rate that can thus help the EU reach its decarbonization goals.”

Due to the different benefits they can provide, on-bill schemes have already gained the attention of EU policymakers who have included them in building renovation-related legislative files, such as the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) recast proposal from December 2021. However, more policy efforts are needed to secure and maximise the uptake of on-bill schemes in the EU. This is extremely important given the EU commitment to fighting climate change and related climate policy actions such as the adoption of the European Green Deal and a constant pursuit of reduced greenhouse gas emissions and increased energy efficiency.

On-bill schemes use the utility bill as a repayment vehicle and bring different actors into a building renovation project. On-bill scheme (OBS) refers to a method for financing energy renovations by using the utility bill as a repayment vehicle. On-bill schemes bring the upfront costs of energy efficiency upgrades down to zero by adding a periodical line item to a customer’s utility bill, which represents an advantage for end-users willing to renovate their houses. Certain features of on-bill schemes that are not easily found in other financing instruments can help strike a balance between the interests of different renovation participants and resolve barriers to energy renovation.
In 2021, RenOnBill was awarded the prestigious Citizens’ Award at the EU Sustainable Energy Awards.

Partners of RenOnBill: adelphi (Germany), Bluenergy (Italy), BPIE – Buildings Performance Institute Europe (Belgium), Creara (Spain), Epta Prime (Italy), Fenie Energia (Spain), Kauno Energija (Lithuania), LEI – Lietuvos energetikos institutas (Lithuania), UNIGE – Universitá degli studi di Genova (Italy).

RenOnBill stands for Residential Building Energy Renovations with On-Bill Schemes and aims to scale up investments towards deep energy renovations of residential buildings by promoting the development and implementation of on-bill schemes, based on the cooperation between energy utilities and financial institutions
This project has received funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation programme under grant agreement No #847056.

– BYinnovation is Media Partner of BPIE

www.bpie.eu

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OGM regole ed etichette. Slow Food Italia, insieme a Slow Food Europe, Slow Food Deutschland e Slow Food Nederland, si unisce alla campagna europea #IChooseGMOFree promossa da oltre 40 associazioni in tutta Europa. Si chiede che venga mantenuta la normativa in materia di Ogm anche per i nuovi Ogm, conosciuti in Italia come Tecniche di Evoluzione Assistita, TEA

«C’è un gran dibattere a livello europeo sui nuovi Ogm. È essenziale che gli italiani, così come i cittadini degli altri Paesi europei, capiscano cosa c’è davvero in gioco: il rischio è che l’etichettatura dei nuovi Ogm non sia più obbligatoria. Un passo che sarebbe anti democratico e in piena contraddizione con gli impegni di trasparenza presi dall’Unione europea affinché i cittadini possano compiere le proprie scelte alimentari consapevolmente. Chiediamo quindi che vengano applicate le regole in vigore per garantire la tracciabilità, i test sulla sicurezza e una vera libertà di scelta per i consumatori e per gli agricoltori. Deregolamentare i nuovi Ogm significa limitare inequivocabilmente la possibilità di scegliere cibo e colture libere da Ogm. E invaliderebbe miseramente ma concretamente la conversione verso un’agricoltura davvero ecologica. Ci rivolgiamo quindi ai nostri ministri e ai deputati europei affinché ascoltino e rispondano alle fondate istanze dei cittadini!» sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

È questo il senso della petizione lanciata da Slow Food Italia e rivolta ai politici nazionali e ai membri del Parlamento europeo, chiamati a prendere posizione e ostacolare il piano della Commissione europea che ha manifestato l’intenzione di deregolamentare i nuovi Organismi geneticamente modificati (Ogm, conosciuti in Italia anche come Tecniche di evoluzione assistita, TEA).

Fermiamo la deregolamentazione dei nuovi Ogm
Le lobby e le multinazionali agroalimentari hanno cercato per anni di convincere le istituzioni europee a escludere i nuovi Ogm dall’attuale regolamentazione europea sui semi transgenici di vecchia generazione. Lo scopo è rendere i nuovi Ogm non rintracciabili, non etichettati ed esenti dalla valutazione dei loro rischi. In altre parole, agricoltori, produttori, dettaglianti e consumatori non sarebbero più in grado di rifiutare i prodotti Gm e optare per scelte libere da Ogm.

La Commissione europea rischia di commettere un grave errore con il risultato di agevolare lo sviluppo e la commercializzazione di nuovi Ogm da parte dell’industria agro-biotecnologica. Nel 2020 la Commissione ha pubblicato uno studio che mostra il chiaro desiderio di deregolamentare i nuovi Ogm e diversi Paesi europei sembrano essere a favore di questa proposta.
Poiché la Commissione europea prevede di presentare una proposta per regolamentare i nuovi Ogm nei prossimi mesi, chiediamo a ogni cittadino dell’Ue di firmare la nostra petizione per sollecitare i decisori politici europei e nazionali a prendere una posizione contro qualsiasi tentativo di modificare la legislazione Ue esistente. Gli Stati membri e il Parlamento europeo avranno infatti il potere di adottare o respingere la proposta di una nuova legislazione da parte della Commissione.

Si tratta di un’importante opportunità per i cittadini europei di far ascoltare la propria voce su un argomento che avrà un impatto diretto sulla loro vita quotidiana. Dobbiamo mobilitarci contro il progetto dell’industria agroalimentare di sbarazzarsi delle regole di etichettatura e di avere minori controlli di sicurezza. Mantenere queste regolamentazioni significa permettere ai consumatori di informarsi e di prendere decisioni consapevoli sul cibo che mangiano, e dare la possibilità ad agricoltori, allevatori e aziende di trasformazione alimentare di indicare se un prodotto è un Ogm o contiene ingredienti Gm.

Perché la Commissione europea vuole deregolamentare i nuovi Ogm?
Per decenni, agli agricoltori e ai cittadini è stato detto che gli Organismi geneticamente modificati possono aiutare a combattere gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura. Secondo l’industria delle biotecnologie agricole, l’ingegneria genetica che si occupa di geni di piante, animali e altri organismi viventi, rivoluzionerà il modo di fare agricoltura. Permetterà cioè agli agricoltori di continuare a coltivare specie che grazie a nuovi tratti genetici saranno in grado di difendersi dalle pressioni del cambiamento climatico. Questi “nuovi Ogm” sono presentati come semplici tecniche moderne di selezione delle piante, ma tale dichiarazione è falsa: in realtà, le sementi prodotte con nuove tecniche Gm come CRISPR/Cas9 sono potenzialmente pericolose per la biodiversità e per l’ambiente e non hanno posto alcuno nell’agricoltura rispettosa della natura. La Commissione europea sta commettendo un grave errore per favorire i giganti multinazionali dell’industria agro-biotecnologica.

La deregolamentazione dei nuovi Ogm renderà il sistema alimentare europeo sostenibile?
In un rapporto pubblicato nell’aprile 2020, la Commissione europea sostiene che i nuovi Ogm potrebbero contribuire a implementare la sostenibilità delle produzioni alimentari e dovrebbero quindi essere esentati dalle leggi dell’Ue sugli Ogm. Tuttavia, questa affermazione non è adeguatamente comprovata e si basa su promesse non verificabili da parte degli sviluppatori di Ogm e dei gruppi di interesse associati. Inoltre, l’agricoltura Gm favorisce lo sviluppo di monocolture intensive e non affronta in alcun modo le cause alla base di sistemi alimentari insostenibili.
Slow Food ha una posizione di lunga data contro gli Ogm a causa dei rischi che presentano per la biodiversità, delle minacce che pongono ai mezzi di sussistenza e alla sovranità dei piccoli agricoltori e del fatto che sono incompatibili con un sistema agricolo basato sull’agroecologia.

Potremo continuare a scegliere alimenti privi di Ogm se saranno deregolamentati?
Nel 2018, la Corte di giustizia europea (CGCE) ha stabilito che i nuovi Ogm rientrano nel campo di applicazione della legislazione Ue sugli Ogm del 2001 secondo il principio di precauzione. Ciò significa che sono soggetti all’autorizzazione dell’UE, alla valutazione del rischio, all’etichettatura degli Ogm e alla tracciabilità per garantire agli agricoltori, ai produttori alimentari e ai consumatori il diritto di sapere se un prodotto alimentare contiene organismi Gm o meno. Eppure ora la Commissione europea vuole cambiare la legge per escludere alcuni Ogm dai regolamenti Ogm dell’Ue, il che significa che queste regole non si applicherebbero più e l’etichettatura dei nuovi Ogm potrebbe non essere più obbligatoria. Così facendo agricoltori, produttori di cibo, dettaglianti e consumatori non potranno più rifiutare i prodotti Gm e optare per scelte senza Gm.

www.slowfood.it

policy brief

documento

Batteria leggera ioni litio. Il Gruppo Sunlight lancia Sunlight ElectroLiFe all’interno del portfolio di soluzioni di storage di energia agli ioni di litio e piombo-acido offerto da Sunlight.

Sunlight Group Energy Storage Systems, azienda tecnologica globale e produttore di soluzioni integrate e innovative per l’accumulo di energia industriale, off-road e commerciale, annuncia il lancio di Sunlight ElectroLiFe, la sua nuova batteria agli ioni di litio per la semi-trazione.

L’innovativo design leggero ma solido di Sunlight ElectroLiFe è pensato per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei clienti e consente un’installazione plug & play tool-less per golf-cart e altri veicoli per uso ricreativo, marina da diporto, applicazioni in ambito produttivo e nei veicoli commerciali leggeri, come AGV, e altre attrezzature industriali o di movimentazione dei materiali.
L’alta densità di energia e l’efficienza della gamma ElectroLiFe, così come la ricarica rapida/biberonaggio, aiutano a ridurre i tempi morti e a garantire la massima produttività. Inoltre, offre una durata di vita estesa di >2.000 cicli e offre anche la possibilità di connettersi a GLocal, la piattaforma cloud di Sunlight Group. GLocal utilizza l’Intelligenza Artificiale per registrare, in tempo reale, i parametri chiave relativi al funzionamento della batteria e ridurre i costi, facilitando un tempo di inattività ottimale e una manutenzione minima.
Oltre ad offrire una vasta gamma di tecnologie agli ioni di litio e al piombo-acido recentemente Sunlight ha introdotto Sunlight KnoWi, un sistema intelligente di monitoraggio delle batterie al piombo acido per trazione.

“Siamo entusiasti di presentare Sunlight ElectroLiFe, un prodotto che si va and inserire all’interno della nostra gamma diversificata di soluzioni per l’accumulo di energia. Sunlight ElectroLiFe sarà in grado di soddisfare in particolare la richiesta, sempre in crescita anche nel mercato italiano, di soluzioni per i veicoli per uso ricreativo, marina da diporto, applicazioni in ambito produttivo e veicoli commerciali leggeri”, ha dichiarato Davide Pesce, CEO di Sunlight Italy.

Sunlight Group Energy Storage Systems fa parte di Olympia Group, gruppo di investimento internazionale presente in 10 paesi. Con 30 anni di esperienza nel mercato dello storage di energia, Sunlight è una delle aziende leader nella produzione globale di batterie industriali e sistemi di storage di energia, con esportazioni in più di 100 paesi e strutture e impianti di produzione all’avanguardia presenti in Grecia, Italia e Stati Uniti. Con più di 12 anni di esperienza nelle tecnologie al litio, un team scientifico di prim’ordine e due centri di R&S, Sunlight Group investe nella ricerca e nello sviluppo di applicazioni per le fonti di energia rinnovabili, i trasporti, i servizi logistici, i veicoli a guida automatica (AGV) e le spedizioni. L’azienda ha già sviluppato le innovative batterie al litio Li.ON FORCE, che offrono il 35% di risparmio energetico e soddisfano le crescenti richieste dell’industria produttiva e logistica. Con l’approccio all’economia circolare dell’azienda come punto di riferimento per il settore, Sunlight Group mira a sviluppare innovazioni specializzate nella catena del valore delle batterie e soluzioni di storage più ecologiche che rendano l’energia sostenibile più accessibile, affidabile e pulita. Azienda con capacità di adattamento e flessibilità, combina i “Big Data” con gli sviluppi tecnologici (come il Machine Learning o Customer Personalization), con l’obiettivo di creare prodotti innovativi utili per i clienti e che migliorino la vita di tutti.

Sunlight Italy, fondata nel 2009 come affiliata di Sunlight Group, opera come sua controllata da dicembre 2020. Con sede e strutture di storage in provincia di Verona, Sunlight Italy integra l’attività della Sunlight European Battery Assembly (SEBA) – sempre a Verona – gestendo le vendite, l’assistenza post-vendita e il customer care per clienti locali, utenti finali dei prodotti Sunlight e key account in Italia.
Sunlight Italy distribuisce batterie al piombo-acido e agli ioni di litio per applicazioni industriali per trazione e sistemi di storage di energia. Il design innovativo e l’utilizzo di materie prime di elevata qualità, insieme all’esperienza della forza lavoro altamente qualificata e diversificata, garantiscono la sicurezza e l’efficienza dei prodotti Sunlight, nonché l’offerta di un supporto ottimale da parte del reparto specializzato nei servizi post-vendita.

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