Settembre 2023

Consip per mobilità sostenibile delle PA. I mezzi a disposizione delle amministrazioni pubbliche si arricchiscono con l’attivazione del nuovo contratto “pronto all’uso” per 450 veicoli elettrici di diverse tipologie: vetture medie, veicoli multifunzione per il trasporto di merci e persone, e furgoni.

Le amministrazioni possono acquisire i mezzi anche utilizzando i fondi del PNRR, per progetti di investimento che prevedano l’utilizzo di veicoli ad alimentazione elettrica.
Le nuove vetture si aggiungono alle oltre 300 “city car” Jeep Avenger elettriche ancora a disposizione nell’ambito dell’Accordo Quadro “Veicoli 2” e fanno parte di una più ampia gamma Consip di veicoli a basso impatto ambientale.

Su un totale di 24mila veicoli oggetto delle iniziative attualmente attive nel settore “automotive”, l’88% (circa 21mila) sono “sostenibili”.

Le iniziative Consip nel settore “automotive” rappresentano una soluzione immediata per consentire alle amministrazioni pubbliche di essere in linea con i nuovi Criteri Ambientali Minimi in materia di acquisto di veicoli, che recepiscono la direttiva europea che indirizza la promozione di un mercato di veicoli adibiti al trasporto su strada puliti e a basso consumo energetico.

Nel dettaglio, i modelli a disposizione sono: 200 vetture medie elettriche, 200 Veicoli multifunzione elettrici per trasporto merci e persone, 50 Furgoni elettrici.

Consip è la Centrale di Acquisto nazionale – interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – che offre strumenti per la digitalizzazione degli acquisti pubblici ad amministrazioni e imprese, attraverso soluzioni innovative di e-Procurement.
Garantiamo la disponibilità di:
– contratti immediatamente utilizzabili per l’acquisto di beni, servizi e lavori.
– mercati digitali per gestire in autonomia le proprie esigenze.
– iniziative di acquisto “su misura” per le amministrazioni.
Adottiamo un modello operativo, che con grande attenzione alle esigenze delle amministrazioni e alle dinamiche del mercato, assicura il rispetto di principi etici e di integrità nell’esecuzione delle attività in un’ottica di massima trasparenza ed efficacia delle iniziative.
Certifichiamo i nostri processi di lavoro, a testimonianza di un costante orientamento alla soddisfazione dei nostri clienti. Nell’ottobre 2010 Consip è stata la prima centrale di committenza pubblica in Italia e fra le prime in Europa a ricevere la certificazione Iso 9001.
Il nostro perimetro di intervento si è progressivamente ampliato nel tempo ed oggi riguarda:
– Programma di razionalizzazione degli acquisti, offrendo alle amministrazioni strumenti di e-Procurement per la gestione dei propri acquisti: Convenzioni, Accordi quadro, Mercato elettronico, Sistema dinamico di acquisizione, Gare in Application Service Providing (ASP).
– Procurement per il PNRR, mettendo a disposizione delle amministrazioni contratti “pronti all’uso” per la realizzazione dei progetti PNRR, sviluppando progetti di digitalizzazione dei processi di acquisto, contribuendo alla formazione e tutoraggio dei buyer pubblici.
– Iniziative di acquisto per la digitalizzazione della PA, realizzando le gare strategiche del Piano triennale per l’informatica nella PA e le gare per il Sistema Pubblico di connettività (SPC) funzionali ai progetti di trasformazione digitale del Paese.
– Procurement specialistico, sviluppando “progetti-gara” per singole amministrazioni sulla base di puntuali esigenze di acquisto
Ed inoltre, siamo al fianco del Ministero dell’Economia e delle Finanze su specifiche iniziative in tema di revisione della spesa, razionalizzazione dei processi e innovazione nella PA.

www.consip.it

Nuova Direttiva UE sulle Rinnovabili. Il 12 settembre 2023 il Parlamento Europeo ha approvato la Direttiva RED III, ora spetterà al Consiglio dell’Unione Europea l’approvazione definitiva.

Ricordiamo che oltre all’approvazione del Consiglio dell’UE, la quale potrebbe comportare delle modifiche, essendo una Direttiva non ha effetti immediati ma spetta al singolo Stato membro recepirla e applicarla.

La Direttiva in questione, conosciuta anche come Renewable Energy Directive III, si pone come obiettivo la promozione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili ma anche l’aumento della quota di energia rinnovabile nel mix energetico.

Di seguito, sinteticamente, i punti più salienti.

Autorizzazioni più snelle per gli impianti
Entro 30 giorni, 45 giorni nel caso di impianti ubicati fuori dalle zone di accelerazione, dal ricevimento della domanda di autorizzazione per gli impianti situati nelle zone di accelerazioni per le energie rinnovabili, l’autorità competente dovrà confermare la completezza della domanda o richiedere ulteriori informazioni.
Le procedure per il rilascio delle autorizzazioni nelle zone di accelerazione per le energie rinnovabili non dovranno durare più di 12 mesi.
Sempre in queste zone, le autorizzazioni per la revisione della potenza degli impianti di produzione di energia rinnovabile, per impianti di potenza elettrica inferiore a 150 kW non dureranno più di 6 mesi.
Poi, le nuove domande relative agli impianti di produzione di energia rinnovabile, situati in queste zone e in presenza di determinate condizioni, saranno esonerati dalla Valutazione di Impatto Ambientale.

Ricordiamo che, le cd zone di accelerazione per le energie rinnovabili sono specifici luoghi, sia terresti che marini, adatti all’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, diversi dagli impianti di combustione di biomasse, dove non si prevede che l’impiego di una determinata tipologia di energia rinnovabile abbia significativi effetti ambientali.
Inoltre, l’individuazione di queste aree dovrà coincidere con le zone adatte allo sviluppo accelerato di tecnologie per le energie rinnovabili identificate a norma del diritto nazionale.

Nella stessa è stata prevista la possibilità di introdurre procedure alternative di risoluzione delle controversie relative alle procedure di rilascio delle autorizzazioni.
Inoltre, gli Stati membri dovranno provvedere a far sì che i ricorsi amministrativi e giurisdizionali potranno essere soggetti a una procedura amministrativa e giudiziaria più rapida.

Per le autorizzazioni al di fuori delle zone di accelerazione per le energie rinnovabili è stato previsto che le stesse non dovranno durare più di 2 anni.

Successivamente, all’art. 16 quater, nel caso di revisione della potenza non superiore al 15% di un impianto di produzione di energia rinnovabile, le procedure per il rilascio delle autorizzazioni non dovranno durare più di 3 mesi dalla presentazione della domanda.

Nel caso di autorizzazioni per l’installazione di apparecchiature di energia solare e di impianti di stoccaggio dell’energia, compresi quelli integrati negli edifici, in strutture artificiali esistenti o future, non dovranno durare più di 3 mesi.
Inoltre, la durata di un mese per il rilascio delle autorizzazioni è riconosciuta nel caso di impianti con capacità inferiore a 100 kW, anche per gli autoconsumatori di energia rinnovabile e comunità di energia rinnovabile.

Trasporti, idrogeno e biomassa
Nella stessa normativa è stato previsto di incentivare l’utilizzo dell’idrogeno, soprattutto nel campo dell’industria ma anche nel campo dei trasporti.
Infatti, lo scopo è quello di avere una riduzione del 14,5% di emissioni di gas serra entro il 2030 attraverso l’utilizzo di carburanti di origine non biologica.
Infine, è stata inserita la previsione per cui l’elettricità fornita da colonnine verdi elettriche private concorre alle quote per i carburanti verdi dei trasporti, il fine è quello di rispettare il quantitativo di combustibili rinnovabili e di energia elettrica da fonti rinnovabili fissato in capo ai fornitori stessi.
In tal contesto, è stata posta anche attenzione sull’incentivazione e lo sviluppo della biomassa nel rispetto della qualità del suolo e della biodiversità.
L’obiettivo finale è quello di raggiungere entro il 2030 una quota di energia da fonti rinnovabili pari almeno al 42,5%.

www.italiasolare.eu

website

European Net-Zero Academies should accelerate training and address urgent skills shortages. The Renewable Energy Skills partnership has issued a statement of 10 recommendations to the European Commission, on the establishment of Net-Zero Industry Academies, as proposed by the Commission in the Net-Zero Industry Act.

Soon, the partnership will launch a set of training programmes for renewables across the EU.

Arthur Daemers, Policy Advisor at SolarPower Europe (he/him); “The challenge is twofold: we must ensure high-quality skills, while recruiting more solar workers. Stakeholders like the Renewable Energy Skills Partnership must be involved every step of the way, so that we can build up the skilled workforce needed to secure a carbon neutral Europe.”

The Renewable Energy Skills Partnership is urgently calling on the European Commission to take decisive action. European Net-Zero Academies should:

1. Accelerate training programmes across the EU.
2. Address urgent skills shortages.
3. Build on existing sectoral, initiatives.
4. Prioritise net-zero sectors with critical skills shortages.
5. Foster a comprehensive framework, mapping all net-zero skills initiatives.
6. Strengthen synergies across net-zero technologies.
7. Identify emerging topics for trainings.
8. Provide the necessary funding.
9. Strive for cross-border recognition of qualifications, and the harmonisation of certifications.
10. Industry and relevant stakeholders, such as the Renewable Energy Skills Partnership, should be an integral part of the European Net-Zero Academies framework’s governance mechanism.

This statement comes as SolarPower Europe has just published their latest EU Solar Jobs Report 2023, revealing that the solar sector will need 1 million workers in Europe as soon as 2025.

The Renewable Energy Skills Partnership brings together stakeholders from the entire spectrum of the Renewable Energy value chain.
It gathers organisations involved in the identification and analysis of skills needs and solutions in the renewable energy sector; and in the development, implementation, promotion or financing of educational and training programmes, frameworks, and institutions.

SolarPower Europe is the award-winning link between policymakers and the solar PV value chain. Our mission is to ensure solar becomes Europe’s leading energy source by 2030. As the member-led association for the European solar PV sector, SolarPower Europe represents over 300 organisations across the entire solar sector.
With solar sitting on the horizon of unprecedented expansion, we work together with our members to create the necessary regulatory and business environment to take solar to the next level.

www.solarpowereurope.org

document

Coalition for sustainable raw material policies. Over 40 Civil Society Organisations converge to advocate for Sustainable and Just Raw Material Policies.
This coalition responds to the escalating demand for metals pivotal in ushering green and digital transitions globally.

The newly formed coalition underscores the critical need for more inclusive discussions on sustainable raw material policies, advocating for a stronger representation of civil societies in global forums that dictate the future of raw materials.

Background
The present demands on raw materials are experiencing exponential growth, a trajectory that accompanies severe repercussions including biodiversity loss, environmental infringements, and rampant human rights abuses.
These repercussions are inextricably tied to the encompassing value chains from mining to end-of-life management of raw materials.
This alarming trend, facilitated by corruption and inadequate regulations in many regions, poses a substantial threat to vulnerable ecosystems and wider communities, often leaving the concerns and voices of indigenous peoples and local communities unheard.

In July, the collective of CSOs voiced critical concerns before the Committee on Environment, Public Health and Food Safety (ENVI), and International Trade (INTA) voted on the Critical Raw Materials Regulation (CRMR).
It emphasized the urgent need for detailed evaluations of human rights and environmental impacts instead of a mere focus on certifications.
Additionally, the group called for a reduction in the EU’s raw material consumption by at least 10% by 2030, championing a circular economy approach in the CRMA as essential to fulfilling the goals of the European Green Deal.

Vision
The coalition aspires to a transformative future, aiming to guide EU policies towards sustainability, safeguarding both people and the planet.
The agenda is clear: to diverge from an unsustainable growth-based economic framework dependent on ceaseless extraction, to one prioritising the planet and human rights over profit.

Urgent Action Points
The coalition is urging for a transformative approach to consumption, moving away from a reliance on extractivism to a system that prioritizes resource efficiency and sufficiency.
This approach envisions the fostering of a circular society, one that not only reduces production and consumption but promotes sharing over ownership and encourages the adoption of initiatives such as urban and waste mining over the extraction of virgin materials.
To realize this, the coalition believes it is imperative for the EU to establish binding targets and robust legislative frameworks that can nurture alternative business models.

Additionally, the coalition calls for the strengthening of regulatory mechanisms that oversee global corporate operations.
This involves creating inclusive legislations that hold corporations accountable for upholding human rights and environmental standards.
The coalition proposes designating certain areas as environmentally sensitive and thus off-limits for mining, as well as imposing a moratorium on deep-sea mining in both international and EU waters.
Transparency is highlighted as a critical element in this new regulatory landscape, with a particular emphasis on engaging communities transparently through all stages of a mine’s life cycle and promoting openness in EU mining projects.

“Today, as we unveil the Raw Materials Coalition, we are not just launching an initiative; we are igniting a movement, one that thrives on cooperation, respects every voice, and honors the intrinsic value of our natural resources,” states Robin Roels, EEB Associate Policy Officer for Raw Materials and the Coordinator of the Coalition. “The Coalition is a call to action for a more equitable and just tomorrow, not as an option, but as the only way forward. For too long, the voices of civil society have been sidelined in critical discussions shaping our world’s future. It’s time to change that.”

The Raw Materials Coalition invites all stakeholders, including governments, businesses, and civil societies, to join hands in this endeavor, amplifying the voices that matter, promoting a discourse steeped in respect for human rights and environmental integrity, and echoing the sentiments of communities at the grassroots level.

The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues such as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 180 members in over 38 countries.

eurmc.org

eeb.org

position paper

I’m Steel Here circolarità acciaio. L’Italia è il secondo produttore di acciaio dell’Unione Europea e undicesimo a livello mondiale, per un settore fortemente orientato all’export.

Il materiale, celebrato durante l’evento “I’m Steel Here”, prima campagna di comunicazione italiana sulla sua sostenibilità, è componente fondamentale nella realizzazione di edifici e infrastrutture e viene finalmente riconosciuto come uno dei protagonisti della transizione ecologica, grazie alla sua natura circolare, versatile, resistente, durevole e riciclabile.
Da questo presupposto è partita la prima campagna di comunicazione su questo materiale e sulle soluzioni costruttive in carpenteria metallica organizzata da Fondazione Promozione Acciaio, con i patrocini di Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), Federacciai, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Lombardia.

«Gli investimenti nel settore delle costruzioni dovranno prediligere materiali circolari con un ciclo di vita più lungo e rinnovabile come l’acciaio. Parte da qui I’m Steel Here, la campagna di comunicazione che pone l’accento su tecnologie costruttive industrializzate e off-site», ha dichiarato Caterina Epis, Presidente di Fondazione Promozione Acciaio.

Un progetto volto a far maturare una cultura più edotta e porre le basi per un futuro in cui la riconosciuta circolarità dei prodotti in acciaio svolgerà un ruolo decisivo nelle scelte materiche in fase di progettazione.
Una campagna capace di stimolare il confronto tra gli attori della filiera e sensibilizzare opinione pubblica, investitori e istituzioni sulle specificità del settore delle costruzioni in acciaio.
Una campagna per diffondere la cultura di un’edilizia più responsabile, attraverso la promozione di un approccio circolare, con un occhio attento alla trasformazione, alla rigenerazione dei materiali e alle tecnologie costruttive off-site ed industrializzate.

Il panorama del patrimonio immobiliare in Italia conta circa 13,5 milioni di edifici
Il 50% ha più di 50 anni, percentuale che scende fino all’11% se si calcolano quelli costruiti dopo il 2000.
Se a livello mondiale il settore edilizio è responsabile del 40% circa del consumo energetico globale e della medesima percentuale di emissioni di CO2, appare evidente come il tema della neutralità carbonica degli edifici sia di primaria importanza.
Per questo, l’adeguamento degli edifici alle nuove normative consentirebbe la transizione verso gli obiettivi europei, diminuendo l’impatto sul pianeta e riducendo i consumi energetici a favore di un maggiore comfort abitativo.
In questo contesto, quello dell’acciaio rappresenta un settore capace di innovarsi continuamente e proiettarsi verso un futuro a impatto zero, visto che oltre il 35% degli investimenti del comparto è rivolto al miglioramento delle performance ambientali, della salute e sicurezza sul lavoro.

Riciclo dell’acciaio
Con un target dell’85%, l’Italia fa registrare il più alto tasso di riciclo dell’acciaio tra i paesi dell’Unione Europea, grazie alla preponderante diffusione del forno elettrico e importanti investimenti che i produttori siderurgici stanno compiendo nell’adozione delle migliori tecniche disponibili (BAT), oltre che con la certificazione ambientale dei loro prodotti, una fra tutte, l’EPD, la dichiarazione ambientale di prodotto.

Energia e produzione
Dal 2000 ad oggi si calcola una riduzione del 33% dei consumi energetici totali per tonnellata di acciaio, per un comparto che registra valori di efficienza energetica del 38% più positivi rispetto alla media europea.
Ancora, dal 2010 al 2020 si calcola una riduzione di circa 2,7 mc di acqua prelevata per tonnellata di acciaio prodotto.
Più del 90% delle acciaierie nazionali è dotato di un sistema di gestione ambientale certificato ISO 14001.
Numeri che dimostrano come l’innovazione dei processi produttivi che sta interessando il comparto siderurgico nazionale voglia portare l’Italia all’orizzonte del 2030, con un settore alimentato esclusivamente da corrente elettrica, per un materiale riciclabile al 100% che può essere utilizzato un’infinità di volte senza perdere le sue proprietà.

«L’uso sostenibile dell’acciaio si esprime con una nuova cultura del costruire e un nuovo linguaggio architettonico. Si tratta di pensare all’intero ciclo di vita degli edifici, alla qualità della vita delle persone che li abitano, e al rapporto etico con l’ambiente», ha dichiarato Patricia Viel, architetto ACPV ARCHITECTS e Ambassador I’m Steel Here.

Fondazione Promozione Acciaio è l’Ente culturale che promuove lo sviluppo delle costruzioni e delle infrastrutture in acciaio in Italia. È stata fondata nel 2005 per contribuire attivamente all’innovazione e alla competitività del comparto delle costruzioni.
Diffonde e valorizza gli aspetti progettuali e tecnologico-costruttivi che differenziano la carpenteria metallica dagli altri sistemi costruttivi e si pone come obiettivo il progressivo innalzamento della qualità del prodotto edilizio con evidenti benefici sulla sicurezza e nella razionalizzazione dei costi.
È punto di riferimento per le costruzioni e le infrastrutture in carpenteria metallica in Italia ed è riconosciuta quale Ente esperto dalle Istituzioni, dagli Enti preposti allo sviluppo edile ed infrastrutturale, dal comparto del Real Estate e dai progettisti.
È l’unico Ente che rappresenta la filiera delle costruzioni in acciaio in Italia, dalla produzione dei componenti alla messa in opera.
Dal 2007 la Fondazione è parte del circuito internazionale IPO – Independent Promotion Organization Steel Network (a sua volta in UESP – United European Steel Promotion – con WSA e ECCS) la rete che coordina le attività preposte ad un maggior impiego dell’acciaio nel settore delle costruzioni in tutti i Paesi della Comunità Europea.
Le azioni sinergiche sostenute in ambito europeo e sviluppate a livello nazionale comprendono gli aspetti legislativi comunitari (Direttive Regolamenti Europei), normativi (Eurocodici e Norme CEN), formativi e divulgativi.
Il piano di azione è sostenuto da un network di realtà associate, tra le quali figurano importanti protagonisti di rilievo nazionale ed internazionale: acciaierie italiane ed europee, Associazioni di categoria, aziende di trasformazione e distribuzione, costruttori metallici, produttori di impianti automatici per la lavorazione dell’acciaio e società di architettura e ingegneria.

www.promozioneacciaio.it

Energy-saving decisions for home renovations. 10 organisations join forces to build a digital platform empowering homeowners.

Increasing energy prices have affected millions of Europeans, causing widespread energy poverty to reach rates never seen before.
Consumers facing this situation are in dire need for support to reduce their energy consumption and costs (1), to make informed decisions, increase their knowledge on where and how to start the renovation process and find the right quality-proof professionals. Renovating residential buildings and installing energy efficiency measures can help consumers save energy – as well as Europe achieve its sustainability targets. The HORIS project will lead a people-centric approach to sustainable home renovation and energy efficiency for the next 30 months. 10 organisations from 4 countries (Italy, The Netherlands, Portugal, Spain) will partner to develop a digital platform aiming to simplify the home renovation process and help consumers identify the best options for their needs.
The transition to a low-carbon society requires us to renovate our buildings and make them more energy-efficient. In the European Union, buildings account for 40% of energy consumption and 36% of C02 emissions (2).
An estimated 75% of EU buildings are energy inefficient; implementing energy-saving measures is essential to achieve climate neutrality (3,4).
Due to multiple barriers impacting market deployment, building renovation is happening well below the rate required to reach climate targets.
For the residential sector alone, we need to double the current rate of building upgrades.
Renovating homes will not only reduce collective carbon emissions but help to alleviate energy poverty.

Breaking down barriers to sustainable home renovation
Homeowners face several barriers when deciding on which home renovation measures to take. In the most recent energy transition barometer survey by KfW, 2 in 5 homeowners in Germany say they can’t afford climate-friendly renovations, with cost concerns being the most important investment hurdle cited by homeowners, followed by the assumption that the investment is not worthwhile and by the lack of availability of craftsmen.
These are exactly the barriers HORIS wants to break by developing a digital one-stop-shop that simplifies the home renovation process. The project will empower homeowners in Italy, Spain, and Portugal to make informed decisions in sustainable renovation. The project funded by the EU LIFE programme will address the connected issues of energy efficiency and energy poverty by helping homeowners navigate the complexities of home renovation while speeding up the process. Project partners in 4 countries will further develop an existing digital platform, the Green Menu, and build upon existing tools to provide homeowners with a customised package of renovation solutions. Making homeowners aware of the benefits of home renovation and the financial support available is a central objective of the platform.

1 European Commission. Press release – Summer 2023 Economic Forecast: Easing growth momentum amid declining inflation and robust labour market https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/IP_23_4408
2 Roscini, A.V.; Rapf, O.; Kockat, J. On the Way to a Climate-Neutral Europe: Contributions from the Building Sector to a Strengthened 2030 Climate Target; Buildings Performance Institute Europe (BPIE), 2020.
3 European Commission. A Renovation Wave for Europe—Greening our Buildings, Creating Jobs, Improving Lives; 14.10.2020, COM (2020) 662 Final; European Commission, 2020.
4 Shnapp, S.; Paci, D.; Bertoldi, P. Untapping Multiple Benefits: Hidden Values in Environmental and Building Policies; Joint Research Centre Technical Report (JRC120683), 2020.

HORIS will create a network of approved home renovation practitioners to help homeowners make necessary upgrades. By developing a user-friendly and engaging one-stop shop where they can access customised home renovation packages and connect with renovation practitioners, homeowners can be confident they are making the right choice for their properties.
HORIS will engage and collaborate with homeowners, renovation professionals, local and regional public authorities, and non-profit organisations to maximise the environmental, social, and economic benefits.
– Environmental Benefits: create sustainable communities by reducing energy demand, waste generation, and greenhouse gas emissions.
– Social Benefits: reduce energy poverty by helping consumers make energy saving decisions.
– Economic Benefits: stimulate the local economy and create green jobs.
HORIS project partners include 3 consumer organisations to bring energy-saving measures into the heart of citizens’ homes.
Co-funded by the European Union under project number 101120497. Views and opinions expressed are however those of the author(s) only and do not necessarily reflect those of the European Union or CINEA. Neither the European Union nor the granting authority can be held responsible for them.

– BYinnovation is Media Partner of IEECP

ieecp.org

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ENI sapeva impatti ambientali da decenni. In diverse sue pubblicazioni risalenti agli anni Settanta e Ottanta, il colosso italiano ENI, all’epoca interamente controllato dallo Stato, metteva in guardia sui possibili impatti distruttivi sul clima del pianeta derivanti dalla combustione delle fonti fossili.

Eppure, nonostante questi ammonimenti, l’azienda ha proseguito e continua ancora oggi a investire principalmente sull’estrazione e lo sfruttamento di petrolio e gas.

Inoltre sin dalla prima metà degli anni Settanta il Cane a sei zampe ha fatto parte dell’IPIECA, un’organizzazione fondata da diverse compagnie petrolifere internazionali che, secondo recenti studi, a partire dagli anni Ottanta avrebbe consentito al gigante petrolifero statunitense Exxon di coordinare “una campagna internazionale per contestare la scienza del clima e indebolire le politiche internazionali sul clima”.

È quanto denuncia «ENI sapeva», il rapporto diffuso da Greenpeace Italia e ReCommon e realizzato grazie a ricerche effettuate negli scorsi mesi presso biblioteche e archivi della stessa ENI o di istituzioni scientifiche come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Lo studio, basato anche su recenti analisi simili riguardanti altre compagnie come la francese TotalEnergies, include inoltre contributi di storici della scienza come Ben Franta, ricercatore senior in Climate Litigation presso l’Oxford Sustainable Law Programme, tra i maggiori esperti del tema a livello mondiale, e Christophe Bonneuil, attualmente direttore di ricerca presso il più grande ente pubblico di ricerca francese, il Centre national de la recherche scientifique (CNRS).

«La nostra indagine dimostra come ENI possa essere aggiunta al lungo elenco di compagnie fossili che, come è emerso da numerose inchieste internazionali condotte negli ultimi anni, erano consapevoli almeno dai primi anni Settanta dell’effetto destabilizzante che lo sfruttamento di carbone, gas e petrolio esercita sugli equilibri climatici globali, a causa delle emissioni di gas serra», dichiara Felice Moramarco, che ha coordinato la ricerca per Greenpeace Italia e ReCommon. «Se ci troviamo oggi nel pieno di una crisi climatica che minaccia le vite di tutte e tutti noi, la responsabilità ricade principalmente su aziende come ENI, che hanno continuato per decenni a sfruttare le fonti fossili, ignorando gli allarmanti e crescenti avvertimenti provenienti dalla comunità scientifica globale».

Lo scorso 9 maggio Greenpeace Italia, ReCommon e dodici cittadine e cittadini italiani hanno presentato una causa civile nei confronti di ENI per i danni subiti e futuri, di natura patrimoniale e non, derivanti dai cambiamenti climatici a cui la compagnia avrebbe significativamente contribuito con la sua condotta negli ultimi decenni, pur essendo consapevole degli impatti sul clima delle proprie attività, come dimostrato dal rapporto “ENI sapeva”.
La causa mira a costringere ENI a rivedere la sua strategia industriale e a ridurre le sue emissioni del 45% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020, come raccomandato dalla comunità scientifica internazionale per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.
La causa è stata presentata anche contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze e contro Cassa Depositi e Prestiti S.p.A., in quanto azionisti rilevanti di ENI.

www.greenpeace.org

www.recommon.org

documento

The Age of Resilience Reimagining Existence on a Rewilding Earth. Jeremy Rifkin: The Great Transformation from the Age of Progress in a new worldview.

What would happen if we were to awaken one day – all 8 billion of us – only to realize that the world we live in and experience and are deeply attached to suddenly appeared eerily alien as if we’d been teleported to some other distant world where identifiable markers by which we’ve come to understand our existence were simply missing – no less our sense of agency? That frightening prospect is now.
Apocalyptic spring floods, deadly summer droughts, heatwaves and wildfires, and catastrophic autumn hurricanes and typhoons, each devastating the planet’s ecosystems with the loss of human life and the lives of our fellow creatures along with untold destruction of the societal infrastructure, is taking us into the Sixth Extinction of life on Earth.

In his new book, The Age of Resilience: Reimagining Existence on a Rewilding Earth, social and economic theorist, and advisor to heads of state around the world, Jeremy Rifkin, addresses “the great unspoken.” Rifkin argues that the Age of Progress, which took our species to the commanding heights as the dominant species on Earth, but at the expense of the wholesale destruction of life on the planet, is on a death spiral and a nascent Age of Resilience is quickly trending with a new meta-narrative that fundamentally transforms the way our species will live and flourish on a rewilding Earth.

TABLE OF CONTENTS

Part One
EFFICIENCY VS. ENTROPY: THE DIALECTIC OF MODERNITY
1) Masks, Ventilators, and Toilet Paper: How Adaptivity Trumps Efficiency
2) Taylorism and the Laws of Thermodynamics
3) The Real World: Nature’s Capital

Part Two
PROPERTIZING THE EARTH AND PAUPERIZING THE WORKFORCE
4) The Great Disruption: The Planetary Enclosure of Time and Space
5) The Ultimate Heist: Commodifying the Earth’s Spheres, Gene Pool, and Electromagnetic Spectrum
6) The Catch-22 of Capitalism: Increased Efficiency, Fewer Workers, and More Consumer Debt

Part Three
HOW WE GOT HERE: RETHINKING EVOLUTION ON EARTH
7) The Ecological Self: We Are Each a Dissipative Pattern
8) A New Origin Story: The Biological Clocks and Electromagnetic Fields That Help Synchronize and Shape Life
9) Beyond the Scientific Method: Complex Adaptive Social/ Ecological Systems Modeling

Part Four
THE AGE OF RESILIENCE: THE PASSING OF THE INDUSTRIAL ERA
10) The Resilient Revolution Infrastructure
11) The Ascendance of Bioregional Governance
12) Representative Democracy Makes Way for Distributed Peerocracy
13) The Rise of Biophilia Consciousness

Jeremy Rifkin is an American economic and social theorist, writer, public speaker, political advisor, and activist. Rifkin is the author of 21 bestselling books about the impact of scientific and technological changes on the economy, the workforce, society, and the environment. The books have been translated into more than 35 languages. His most recent books include the international bestsellers, The Age of Resilience (2022), The Green New Deal (2019), The Zero Marginal Cost Society (2014), The Third Industrial Revolution (2011), The Empathic Civilization (2010), The European Dream (2004), The Hydrogen Economy (2002), The Age of Access (2000), The Biotech Century (1998), and The End of Work (1995).
Jeremy Rifkin has been an advisor to the leadership of the European Union since 2000. He has advised three past presidents of the European Commission – Romano Prodi, Jose Manuel Barroso, and Jean-Claude Juncker – and is advising the current European Commission under the presidency of Ursula von der Leyen, as well as the former president of the European Parliament, David Sassoli. Mr. Rifkin has also advised numerous EU heads of state over the past twenty years, including Germany’s Angela Merkel, on the ushering in of a smart green Third Industrial Revolution economy.
Mr. Rifkin’s New York Times bestselling book, The Third Industrial Revolution, provided the blueprint for the economic transition to a post-carbon ecological society across the European Union. According to The European Energy Review, “perhaps no other author or thinker has had more influence on the EU’s ambitious climate and energy policy than the famous American ‘visionary’ Jeremy Rifkin.” In the words of Vice Chancellor and Economy Minister of Germany, Sigmar Gabriel, Jeremy Rifkin “is the economic and ecological worldwide ambassador of the energy transition… Rifkin presents a grand scenario for the future: a visionary approach unlike anyone has dared to put forward in the last fifty years that will boost our thinking and help with our orientation.”

www.foet.org

Banca Etica misura impatti indotti da crediti erogati. Ha pubblicato la sua carbon footprint e gli impatti sociali e ambientali generati dalle proprie attività finanziarie a favore di tutti gli stakehoders.

Dietro ai numeri e alle percentuali che contribuiscono a costruire il bilancio di una banca scorrono storie di vita individuali e di organizzazioni, per cui Banca Etica rappresenta un solido partner.
Sono persone che hanno acceso il mutuo per comprare casa; imprese che hanno chiesto un prestito per diventare più sostenibili o per salvare posti di lavoro; cooperative che, grazie all’accesso a un finanziamento, hanno aumentato la loro capacità di accogliere migranti o di dare servizi a persone fragili; donne che hanno creato un’impresa conquistando sempre più indipendenza economica.

Banca Etica è la prima in Italia che misura tutti gli impatti sociali e ambientali, diretti e indiretti, generati dalle proprie attività e dei crediti che eroga ogni anno.

Il metodo Banca Etica: misurare gli impatti socio-ambientali del credito
“Mentre molti istituti finanziari si limitano a misurare la CO2 risparmiata da uffici e filiali, o gli impatti di singole iniziative di beneficenza o ambientali, Banca Etica ha costruito – e affina ogni anno – un modello per monitorare gli impatti del suo core business, ovvero di tutti i crediti erogati, ma in generale dell’intero attivo – spiega la presidente di Banca Etica, Anna Fasano. “La possibilità di un’analisi tanto accurata deriva dal fatto che – per ogni prestito richiesto – Banca Etica sviluppa un questionario di valutazione socio-ambientale che permette di misurare le attività delle realtà finanziate e i loro impatti classificati attraverso decine di indicatori all’interno di 24 diverse aree di responsabilità sociale e ambientale. Il questionario è uno dei cardini del modo di “fare banca” di Banca Etica: nel processo di valutazione del merito creditizio Banca Etica attribuisce infatti pari importanza all’analisi economico-finanziaria e alla valutazione sociale-ambientale. Senza dimenticare che tutte le organizzazioni finanziate da Banca Etica, grazie all’applicazione preliminare di criteri di esclusione dall’universo dei settori finanziabili, non producono impatti negativi sociali o ambientali significativi”.

I crediti alle persone fisiche
Per quanto riguarda i crediti alle persone, l’85,9% si possono considerare “a impatto”.
Alcune tipologie di prestiti per persone fisiche sono disegnate specificamente per generare un cambiamento positivo.
Appartengono a questa categoria i mutui per l’acquisto di una prima casa destinata a soggetti fragili; i finanziamenti finalizzati a ristrutturazioni eco-efficienti; i prestiti per coprire spese mediche o di studio, come pure i prestiti erogati nell’ambito di convenzioni contro l’usura o per l’erogazione di microcredito.
Nell’insieme tutte queste erogazioni rappresentano il 57,5% dei mutui concessi da Banca Etica alle persone fisiche nel 2023.
Guardando poi al profilo anagrafico delle persone che accedono a un prestito, si evince che il 62% dei clienti che hanno ricevuto un prestito da Banca Etica sono persone potenzialmente con un maggior rischio di esclusione finanziaria: donne, giovani, disoccupati, immigrati da Paesi del Sud del mondo, persone con basso titolo di studio.
In particolare:
– le donne rappresentano poco più del 44% della clientela e ricevono quasi il 47% della nuova finanza erogata nel 2022, ricevendo quindi importi mediamente più elevati;
– i giovani tra i 18 e i 34 anni di età ricevono il 24% dei prestiti;
– le persone di origine straniera ricevono il 19% del credito personale.

I crediti a organizzazioni e imprese creano lavoro e benefici collettivi
Per quanto riguarda i crediti erogati a organizzazioni e imprese, il 98% è qualificato come credito ad impatto. Ecco alcuni dei risultati più significativi:
– Posti di lavoro: il report di Banca Etica evidenzia come 356 organizzazioni abbiano utilizzato il finanziamento ricevuto specificamente per generare occupazione. Banca Etica ha erogato verso queste organizzazioni 78,3 milioni di euro, e questa somma ha condotto alla creazione diretta di 2.338 posti di lavoro in Italia e Spagna. 89 sono i posti di lavoro che sono stati salvati grazie a finanziamenti a esperienze di workers buyout, o imprese recuperate dai lavoratori.
– Impatto sociale: il 41% dei nuovi crediti erogati da Banca Etica a imprese nel 2022 è andato a favore di associazioni e cooperative e imprese che hanno realizzato progetti nel settore dell’assistenza sociale, socio-educativa, diritto alla casa, inserimento al lavoro di persone svantaggiate, della salute. Questi progetti hanno permesso a 66mila persone di ricevere una forma di assistenza; a 337 nuclei di avere una casa e ad altri 99 di trovare alloggio in un co-housing; a 44mila persone di partecipare a progetti socio-educativi; più di 8mila persone svantaggiate sono state inserite a lavoro e 67mila pazienti hanno potuto ricevere assistenza medica.
– Impatto ambientale: il 28% (pari a 113 milioni di euro) dei nuovi prestiti erogati da Banca Etica nel 2022 è andato a favore di 281 organizzazioni e 377 persone fisiche che hanno utilizzato il denaro per progetti a impatto ambientale positivo: agricoltura biologica e di prossimità; contrasto al cambiamento climatico (efficienza energetica ed energia rinnovabile); mutui “Casa verde”; acquisizioni di crediti fiscali per Ecobonus e Superbonus 110; economia circolare e tutela dell’ambiente. Questi finanziamenti hanno contribuito a realizzare 1.400 interventi di efficientamento energetico; a coltivare 3.700 ettari di terreno a biologico (pari a 5mila campi di calcio); a rendere disponibili 524 mila milioni di m3 di acqua per gli ecosistemi; a riciclare 677 mila tonnellate di rifiuti.
– Accoglienza migranti e cooperazione internazionale: nel 2022 Banca Etica ha erogato 39 milioni di euro a favore di 131 organizzazioni che si occupano di accoglienza e inserimento delle persone migranti. Grazie a questi prestiti più di 5mila migranti hanno trovato accoglienza e altri 4.800 hanno usufruito di opportunità di inserimento sociale. Nello stesso anno Banca Etica ha erogato 12,4 milioni di euro a favore di organizzazioni che hanno usato il denaro per progetti di cooperazione internazionale che hanno raggiunto oltre 28 mila beneficiari nei paesi più poveri. Altri 5 milioni e mezzo sono andati a finanziare progetti di microfinanza internazionale, di cui hanno fruito 3,7 milioni di persone (il 56% donne)
– Imprenditoria femminile: nel 2022 Banca Etica ha finanziato 327 imprese femminili in Italia e in Spagna, che rappresentano il 25,2% delle organizzazioni e imprese finanziate nell’anno dalla banca, per un totale di 49 milioni di euro. Considerando che, a livello nazionale, tali imprese sono pari al 22% del totale delle imprese (fonte: Unioncamere), ne emerge una particolare propensione di Banca Etica verso tali realtà.

Misurare l’impronta ecologica di tutte le attività della banca
Per la prima volta quest’anno Banca Etica ha calcolato la carbon footprint della quasi totalità (90%) dei propri asset. Complessivamente le attività di Banca Etica nel 2022 hanno generato quasi 314 mila tonnellate di Co2 equivalente, pari a 113 tonnellate per ogni milione di euro di attivo.
Di queste:
– 19 derivano da riscaldamento e auto aziendali;
– 30 sono dovute al consumo di elettricità negli uffici,
– 198 agli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti.

Mentre gran parte delle banche si limita a misurare le proprie emissioni dirette, come quelle elencate qui sopra, Banca Etica è stata la prima banca a rendicontare le emissioni prodotte dai propri impieghi, con la metodologia più avanzata PCAF che ha permesso di mettere in luce come la quasi totalità delle emissioni sia stata generata dagli impieghi che sono responsabili di 313 mila tonnellate di Co2 equivalente.
In particolare la metodologia PCAF considera particolarmente impattanti i titoli sovrani che per Banca Etica sono stati responsabili di 218 mila tonnellate di Co2.
I crediti alle imprese hanno generato 74 mila tonnellate e i mutui casa 18mila tonnellate.

Dall’altra parte i crediti erogati da Banca Etica per progetti di efficientamento energetico hanno permesso di evitare 70 mila tonnellate di CO2 e il lavoro agile ha permesso di evitare 152 tonnellate di Co2.
Banca Etica ha inoltre compensato le 136 mila tonnellate di CO2 emesse nel 2022 relative alle proprie emissioni dirette, al consumo di carta e agli spostamenti aziendali.

Questo livello di analisi consentirà di orientare sempre meglio le strategie per ridurre ancora in futuro le emissioni di Banca Etica.

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Tutela dei prati stabili: parte da Cheese il “movimento” della dichiarazione d’amore per il futuro. Durante l’inaugurazione della 14esima edizione dell’evento di Slow Food e Città di Bra è stato presentato il manifesto per i prati stabili, i pascoli e i pastori, sottoscritto da oltre 30 organizzazioni della società civile ed enti di ricerca.

«Tutelare i formaggi che nascono dai prati stabili e dai pascoli è una dichiarazione d’amore per il futuro, perché queste produzioni lattiero-casearie possono dare risposte importanti alle questioni ambientali, sociali ed economiche che tutti ci troviamo di fronte». Con queste parole la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini, ha inaugurato la 14esima edizione di Cheese, la più importante manifestazione internazionale dedicata ai formaggi a latte crudo.

L’edizione di quest’anno era dedicata al sapore dei prati, come sintetizzato nel claim della manifestazione, perché le qualità organolettiche e nutrizionali del latte – e di conseguenza il sapore e il valore dei caci – dipendono dalle erbe di cui si sono alimentati gli animali.

I prati stabili riflettono il perfetto equilibrio tra natura ed esseri umani, tra rispetto dell’ambiente e produzione, sono importanti serbatoi di carbonio, oasi di biodiversità, argini al dissesto idrogeologico, ma stanno scomparendo, in montagna per l’avanzare del bosco e in pianura per la cementificazione e l’agricoltura intensiva.
Occorre impegnarsi per la loro tutela: per questo motivo, oltre 30 tra enti di ricerca e organizzazioni della società civile italiana hanno messo a punto il manifesto Salviamo i prati stabili, i pascoli e i pastori.

Il manifesto è stato consegnato al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, al presidente delle Regione Piemonte, Alberto Cirio, e alle altre istituzioni presenti all’inaugurazione.
Da oggi l’adesione è aperta a tutti: istituzioni, associazioni, aziende private, ma anche singoli individui.

Come si fa nel concreto a tutelare i prati stabili?
Con la cura. I prati stabili non sono arati, seminati, trattati con la chimica di sintesi, ma non sono neppure selvatici.
Non possono essere abbandonati, devono essere gestiti, richiedono attenzione e competenza.
Fanno parte di un delicato sistema agro-silvo-pastorale che vede protagonisti uomo e animali e al cui centro ci sono i pastori, che si occupano dei pascoli, della fienagione, che vivono la montagna.
Per poterlo fare, hanno bisogno di contare su un reddito sufficiente.

«La politica ha il dovere di sostenere chi lavora bene – il messaggio del fondatore di Slow Food, Carlo Petrini –. I comportamenti virtuosi devono essere retribuiti in modo equo. Non si può più parlare di qualità senza pagarla, ripetere che siamo i migliori del mondo e giocare invece al ribasso. Il diritto alla qualità spetta a tutti, ma abbiamo il dovere di riconoscere il giusto valore, perché il lavoro che fanno i pastori, in primis, di cura dell’ecosistema e di rivitalizzazione delle zone impropriamente dette marginali, non ha prezzo».

«Slow Food si impegna nei prossimi anni a mappare i prati stabili italiani e a fornire ai consumatori gli strumenti per riconoscere i prodotti che ne derivano – conclude Nappini –. Alle istituzioni chiediamo di rendere accessibili i pascoli ai giovani, migliorando i servizi nelle aree interne, agevolando il loro lavoro».

«Non tutti, nel mondo, hanno avuto la fortuna di aver conosciuto i valori legati al cibo – le parole del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida presente all’inaugurazione di Cheese – . Noi abbiamo il dovere di spiegarlo e raccontarlo. Feuerbach sosteneva “Noi siamo quello che mangiamo”. Da qui deriva l’importanza del benessere dell’animale. La differenza del singolo formaggio, come della singola carne, è data da quello che ha mangiato l’animale e da come è stato curato. Questa manifestazione ha raccontato, fin dall’inizio, l’importanza della qualità del nostro modo di vivere più che del nostro modo di mangiare. Una componente essenziale, una ricchezza da proteggere e valorizzare contro sistemi di etichettatura fuorvianti e, allo stesso tempo, candidando la cucina italiana a patrimonio dell’Unesco».

«Anche quest’anno Cheese si conferma una grande manifestazione giusta e buona, perché parla di valori importanti come quelli del rispetto del cibo e dell’ambiente. Ma è anche molto utile, perché ci permette di promuovere il turismo enogastronomico e le aziende del settore lattiero caseario e di difendere i nostri allevatori e produttori piemontesi che ci danno un latte straordinario. Questi sono elementi che fan sì che Cheese, sempre di più, sia un evento irrinunciabile per il Piemonte, che diventa per questi quattro giorni la capitale mondiale del formaggio» sottolinea il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio.

«Siamo molto felici di dare avvio alla nuova edizione di Cheese – ha dichiarato il sindaco di Bra, Giovanni Fogliato –. Questo appuntamento rappresenta per la città di Bra un momento speciale: su molti fronti porta con sé uno sconvolgimento per la vita dei cittadini, ma i braidesi credono fortemente in questo evento e soprattutto nel messaggio che ne sta alla base, come dimostra la grande attenzione della città della Zizzola verso le tematiche ambientali e agricole. Non è un caso che da anni Bra si collochi ai vertici regionali delle città più attente alla raccolta differenziata dei rifiuti.”

Cheese 2023 è realizzato con il supporto della Regione Piemonte e il patrocinio del Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e forestale, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e del Ministero del Turismo. La 14esima edizione è possibile grazie alle numerose realtà che credono nel progetto, a partire dai Main Partner: BBBell, BPER Banca, Confartigianato Cuneo, eViso, Parmigiano Reggiano, Pastificio Di Martino, Quality Beer Academy, Reale Mutua. In Kind Partner Liebherr, Bormioli Luigi e Bormioli Rocco, Acqua San Bernardo e concessionaria Renault Errebi Spa. Green partner sono PALM SpA SB, Pool Pack e Ricrea. Area Partner: Baratti&Milano e Pepino. La manifestazione è realizzata con il contributo di Fondazione CRC e Fondazione CRT, ATL Langhe Monferrato Roero, Camera di Commercio di Cuneo e Ascom Bra. Media partner dell’evento è TaBui. Partner culturale è l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale.

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