Settembre 2022

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Trend elettrico Italia 2030. Accenture: dal Fit for 55% al REPowerEU, il nuovo scenario elettrico 2030 per l’Italia. Nel 2021 l’Italia ha registrato una domanda di energia elettrica di 318 TWh, di cui 278 TWh di produzione netta.
Oltre il 40% di questa energia viene generata dalle fonti rinnovabili, mentre la quota di elettricità sui consumi finali si attesta al 22%. Questo il punto di partenza da cui muovono gli scenari al 2030 elaborati da Accenture.
Nella predisposizione degli scenari per l’Italia, inizialmente si è partiti dal pacchetto Fit for 55% e dagli obiettivi da quest’ultimo previsti.
Secondo quel piano, si prevedeva una crescita incrementale di 70 GW della produzione da fonti rinnovabili, in uno scenario di riferimento dei consumi pari a 340 TWh, che teneva conto di una crescita inerziale collegata all’aumento del Pil al netto dell’efficienza energetica.

Offerta, presupposti base verso il 2030
1) una crescita incrementale di eolico (+25%) e solare (+75%), quest’ultimo ancora poco diffuso in Italia a fronte di innumerevoli aree idonee all’installazione di nuovi impianti.
2) Repowering degli impianti di grande taglia installati prima del 2010 che può portare a un ulteriore incremento del 6% della nuova capacità.
3) Producibilità media degli impianti in linea con il parco esistente, che conta su un equivalent operating hours di 1.200 ore/anno per il solare e 2.000 ore/anno per l’eolico.
4) Stabile, invece, l’apporto delle altre fonti (idro, geotermia e biomasse). In questo modo il mix di generazione elettrica vedrebbe l’apporto delle FER crescere dal 41 al 72%, il che, proprio per la natura intermittente delle fonti rinnovabili, presuppone il supporto di almeno 60 GWh di accumuli incrementali, funzionali ad integrare al meglio le rinnovabili nel sistema.

Il piano REPowerEU alza l’asticella degli obiettivi proponendo uno scenario al 2030 che, per alcuni aspetti, si differenzia dal Fit for 55%. Per esempio, viene stimata nei prossimi anni una maggiore elettrificazione dei consumi derivante da un incremento di pompe di calore e auto elettriche, con un fabbisogno complessivo di energia elettrica fino a 360 TWh (era 340 nel Fit for 55%), in netta crescita rispetto ai 318 del 2021. In particolare, la domanda di elettricità sul fabbisogno complessivo per le pompe di calore passa dal 2% al 4%, mentre per le auto elettriche dallo 0,1% al 3% (fonte: Politecnico di Milano).

Nello scenario che si sta delineando, le assunzioni di base su cui si fa leva per raggiungere i nuovi obiettivi sono le seguenti:
1) + 85GW di nuova capacità FER al 2030, il che significa partecipare come Italia per il 15% all’obiettivo del REPowerEU a livello europeo che vede 103 GW aggiuntivi rispetto al piano FitFor55. Tra le fonti a crescere di più è ancora una volta il solare +70%, mentre un +30% spetta all’eolico.
2) Rimane la stessa l’ipotesi sul repowering degli impianti già esistenti.
3) Accelerazione tecnologica con +30% medio del load factor su nuovo installato. In questo caso cambia l’indice delle equivalent operating hours, che si porta a 1.500 ore/anno per il solare e a 2.350 per l’eolico.

L’innovazione tecnologica è una leva imprescindibile per le aziende che intendono creare un vantaggio competitivo, anche in relazione al tema degli accumuli. Più aumenta la quota delle rinnovabili, più subentra la necessità di compensare un maggior numero di fonti intermittenti con un conseguente incremento degli accumuli, che dai 60 GWh dello scenario Fit for 55% passano agli 80 GWh.
Sulla base di una proxy fatta da Accenture, è stato calcolato che per contenere gli accumuli (considerando solo le batterie) servirebbe una superficie corrispondente a circa venti campi di calcio, per un’altezza di 2-2,5 metri. Numeri che sulla carta sono alla nostra portata, sebbene occorra prestare attenzione non solo alle batterie, ma all’intera rete dei bacini che sono funzionali al sistema elettrico e alla gestione dell’acqua.

Le prospettive per il 2030 prevedono un miglioramento anche delle performance a livello ambientale, con un risparmio in termini di volumi emissivi di 64 Mt ton CO2eq.
Per poter centrare l’obiettivo è necessario un piano di distribuzione modulare, così da raggiungere nei prossimi tre anni a un media d’installazione di 10 GW annui (vs. ~1GW/anno attuale). L’immediato futuro rappresenterà perciò una fase fondamentale per capire se l’Italia sarà in grado di rispettare i target di un piano studiato per gestire la crisi energetica non solo nel breve, ma anche nel lungo periodo. Servirà una distribuzione territoriale degli impianti finalizzata a rendere l’intero sistema più efficace su scala nazionale, oltre a garantire una buona capacità di accumuli in sinergia con l’Innovazione tecnologica. Per incrementare la propria efficacia e la propria capacità gestionale, anche gli interventi ingegneristici sugli impianti di produzione dovranno concedere sempre maggior spazio all’intelligenza artificiale e alla machine learning.

www.accenture.com

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Raccolta rifiuti tessili: dal consorzio Ecotessili un progetto pilota. Il consorzio, che raduna produttori, importatori e distributori, aumenta le adesioni e annuncia un’iniziativa in autunno per avviare la raccolta dei prodotti tessili.

La filiera per la raccolta, riutilizzo e riciclo dei rifiuti tessili si sta organizzando. In attesa di conoscere le modalità operative che saranno introdotte con i decreti attuativi, i produttori, i distributori e gli importatori di prodotti tessili si stanno attivando per avviare una filiera dedicata. Ecotessili, consorzio nato per la gestione del fine vita dei prodotti tessili, promosso da Federdistribuzione e da importanti insegne aderenti alla Federazione della distribuzione moderna e costituito nell’ambito del Sistema Ecolight – al quale fanno riferimento anche i consorzi Ecolight (per la gestione dei RAEE e delle pile), Ecopolietilene (per la gestione dei rifiuti da beni in polietilene), Ecoremat (per la gestione di materassi e imbottiti a fine vita) e la società operativa Ecolight Servizi – si pone in prima linea in questa nuova sfida, con l’obiettivo di mettere in campo modalità di raccolta di questi prodotti che garantiscano la tracciabilità e la circolarità ambientale, con la massima efficienza possibile. In autunno darà vita a un progetto pilota di raccolta che vedrà il coinvolgimento di importanti realtà già oggi impegnate nella gestione dei prodotti tessili dismessi, iniziativa che andrà a inserirsi nelle azioni per la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR), in programma dal 19 al 27 novembre e dedicata proprio ai rifiuti tessili.

«In attesa del quadro operativo di riferimento, il consorzio si sta attivando per individuare delle modalità di raccolta dei tessili che possano essere efficienti ma soprattutto efficaci», annuncia il direttore generale di Ecotessili, Giancarlo Dezio. «Di fatto, il primo passo per una gestione corretta di queste tipologie di prodotti dismessi, per impostare una raccolta che sia capillare e di qualità. In collaborazione con alcuni importanti partner, stiamo lavorando su un progetto pilota che possa tracciare un percorso in questo nuovo sistema di raccolta, riutilizzo, riciclo».

I rifiuti tessili in circolazione sono molti: secondo l’ultimo rapporto pubblicato da McKinsey, “Scaling textile recycling in Europe – turning waste into value”, ogni cittadino europeo produce più di 15 kg di rifiuti tessili in un anno e questi hanno prevalentemente come destinazione finale la discarica o l’inceneritore.
Il consorzio Ecotessili inoltre sta registrando in questo momento un importante incremento dei propri consorziati.

«È il segno tangibile dell’attenzione che c’è da parte delle aziende del settore al tema della corretta gestione dei rifiuti», osserva il direttore generale di Ecotessili. «È un’attenzione che non risponde solamente all’obbligo normativo che affida a produttori e distributori la responsabilità della gestione dei rifiuti derivanti dai loro prodotti, ma è indice di una crescente sensibilità nei confronti dei temi ambientali, in un contesto di reale transizione ecologica».

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Milano città spugna. Gruppo CAP realizzerà 90 opere di drenaggio urbano per i comuni della Città metropolitana e offrirà inoltre le proprie competenze per sviluppare progetti anche al di fuori del territorio servito.

Dal PNRR 50 milioni di euro per realizzare 90 progetti di drenaggio urbano sostenibile in 32 Comuni
Si chiama progetto Milano città spugna e vedrà coinvolto Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico della Città metropolitana di Milano, che ha ottenuto l’ammissione al finanziamento dal Ministero dell’Interno per uno dei bandi nell’ambito del PNRR presentato proprio dalla Città metropolitana di Milano.

Le risorse consentiranno all’utility lombarda di realizzare interventi di riqualificazione per prevenire allagamenti, contrastare l’erosione del suolo e gli effetti del cambiamento climatico su tutto l’hinterland milanese, ponendosi come punto di riferimento per la progettazione e la realizzazione di interventi di urbanistica sostenibile.
Per la prima volta, inoltre, Gruppo CAP guarda al di là del suo territorio per operare accanto ad AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotto Palermo, con l’obiettivo di potenziare il sistema fognario del Comune di Alia.

“Partecipare alle opere finanziate dal PNRR significa dare un contributo concreto per costruire il futuro del nostro Paese” spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. “Quello che intendiamo realizzare è un vasto programma di interventi di riqualificazione ambientale che coinvolge l’intero territorio su cui operiamo e che svilupperemo grazie alle competenze tecniche, giuridiche e gestionali che ci hanno permesso di ottenere questo importante finanziamento”.

Gruppo CAP si è presentata come stazione unica appaltante e soggetto attuatore di Città metropolitana di Milano, con la possibilità di guardare a un ampio territorio fatto di 200 Comuni.
Elemento essenziale oggi per confrontarsi con progetti ambiziosi e importanti, come quelli del progetto Milano Città Spugna, che mira a realizzare molteplici interventi di Drenaggio Urbano Sostenibile per far sì che le città siano in grado di assorbire l’acqua piovana, soprattutto negli eventi più intensi, senza intasare le reti fognarie e evitando allagamenti.

Il finanziamento del PNRR, pari a 50.194.050 euro, consentirà di riqualificare un’area complessiva pari a 530mila metri quadrati attraverso interventi si basano sulle cosiddette “Nature Based Solutions”, ovvero su processi naturali che sfruttano piante ed elementi vegetali per assorbire acqua e inquinamento, prevedono la sostituzione dell’asfalto con superfici permeabili in grado di far filtrare l’acqua e allo stesso tempo mitigare le isole di calore nel tessuto urbano.

Si tratta di un concetto relativamente recente, utilizzato dalla Commissione Europea per identificare strategie, azioni, interventi, basati sulla natura che forniscono servizi ambientali e vantaggi socio-economici capaci, qualora svolti in contesto urbano, di aumentare la resilienza delle città: aiuole, parcheggi, tetti e mura verdi, boschi urbani, sistemi di gestione alternative delle acque piovane, agricoltura urbana.

Gli interventi del progetto Milano Città Spugna promuovono l’urbanizzazione sostenibile, stimolando la crescita economica e contribuendo a rendere le città più attraenti per chi le vive.

I sistemi di drenaggio urbano sostenibile, inoltre, contribuiscono a migliorare il benessere dei cittadini, ripristinare gli ecosistemi degradati migliorandone la resilienza, a mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e migliorare la gestione del rischio idraulico-idrologico.

A Trezzano sul Naviglio è previsto un intervento di alleggerimento della rete di drenaggio mediante realizzazione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS) che coniugheranno elementi gestionali/funzionali con opere di deimpermeabilizzazione della strada.

A Cesano Boscone i SUDS consentiranno di integrare la gestione sostenibile delle acque meteoriche del parcheggio con la riqualificazione della piazza, per rendere lo spazio urbano maggiormente efficiente e fruibile e, al tempo stesso, migliorarne il valore estetico/paesaggistico.

A Solaro verrà completamente riqualificata un’area che consentirà da una parte una gestione più sostenibile delle acque meteoriche stradali, e dall’altra di offrire ai cittadini uno spazio urbano maggiormente fruibile e dal maggior valore estetico e paesaggistico.

A Rho verranno ripensate e riqualificate diverse aree parcheggio, sempre in ottica di drenaggio urbano.

Gli interventi totali sono 90 e coinvolgono 32 Comuni
Gli interventi erano stati proposti da Gruppo CAP insieme a Città metropolitana di Milano già alla fine del 2021, a soli 15 giorni dall’approvazione da parte del Ministero dell’Interno del Decreto n. 152, che definiva i criteri di attuazione nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Oggi Gruppo CAP per la prima volta guarda al di fuori del territorio servito direttamente per aprirsi al mercato e offrire il proprio know how e competenze anche a soggetti terzi. È il caso del progetto che CAP realizzerà per AMAP, Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo, per la riqualificazione e potenziamento della rete fognaria del Comune di Alia. L’appalto, del valore di circa 212mila euro, prevede le fasi di studio di fattibilità, quantificazione costi e ingegnerizzazione del progetto, ed eventualmente la realizzazione. Si tratta di una sfida per l’utility lombarda, che allo stesso tempo certifica la sua capacità di confrontarsi su realtà diverse e distanti ponendosi come partner credibile e competente.

www.gruppocap.it/it

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Aziende in sostenibilità. Arthur D. Little, società multinazionale di consulenza specializzata in strategia e operations management, ha presentato i risultati di un report condotto a livello globale che analizza il livello di maturità del settore aziendale per quanto riguarda il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.

Dalla Survey effettuata emerge come, sebbene la sostenibilità ed i temi ESG siano argomenti di grande attualità, solo poche aziende riescano realmente a metterla in pratica ottenendo poi dei risultati concreti.
Infatti, quasi tre quarti (71%) delle aziende che hanno partecipato allo studio hanno ammesso di non avere ancora pianificato una strategia di sostenibilità o che, se esistente, di non essere stata pienamente compresa dai dipendenti.
Solo la metà dichiara di aver modificato il modo in cui gestisce la propria attività e una minima parte (l’8%) ha modificato i propri modelli di business in base ai criteri ESG adottati.
Gli impegni di sostenibilità non sembrano avere la stessa urgenza o rigore di altri obiettivi aziendali: tra le aziende partecipanti, il 65% non correla gli incentivi dedicati al senior management alle prestazioni di sostenibilità e solamente il 24% dichiara di avere piani strutturati per il raggiungimento dei risultati sia a breve, che a lungo termine (come per gli obiettivi di decarbonizzazione).
Inoltre, nonostante ben l’84% delle aziende abbia un report di sostenibilità, solo il 17% utilizza lo stesso rigore nel reporting applicato alle performance finanziarie.

A proposito di decarbonizzazione
Arthur D. Little ha recentemente esplorato le tendenze che stanno attualmente plasmando il settore energetico verso un mondo “Net Zero”, esaminando in dettaglio gli investimenti effettuati dalle società tradizionali in diversi settori, inclusi petrolio e gas (O&G), dalla produzione di energia alle infrastrutture.
Sebbene ciascuno stia rispondendo con modalità differenti alla transizione energetica, è importante riconoscere che la convergenza è ora uno dei maggiori fattori trainanti del cambiamento del mercato, insieme alla necessità di digitalizzare i processi e, in particolare per il settore dell’energia, di decentrarli. Ciò è dimostrato ad esempio dall’ubicazione dei parchi eolici vicino alle aree urbane o dall’utilizzo della microgenerazione.

In questo quadro incerto e preoccupante, tre fattori principali emergono come cause di questo divario: la mancanza di standard interni di sostenibilità, la scarsa comunicazione e la mancanza di incentivi.

Secondo Stefano Milanese, Partner di Arthur D. Little, “Attualmente, molte organizzazioni soffrono della mancanza di standard interni comunemente compresi e condivisi quando si tratta di misurare le performance legate alla sostenibilità. Le aziende devono articolare chiaramente ciò che misureranno, quali sono i KPI’s e quali le prestazioni da considerare virtuose per la Società.
Se questo passaggio non è chiaro, i dipendenti, e in particolare quelli che non fanno parte dei team centrali di sostenibilità, non saranno in grado di prendere decisioni informate nelle loro attività quotidiane, e non potranno contribuire al raggiungimento di criteri generali ESG, che si pongono come sfida aziendale del presente”.

https://www.adlittle.com/

report

Il sole per il Centro Cash di Olbia. SMARTEFFICIENCY per FOTOVOLTAICO. Il punto vendita è stato inaugurato nel giugno 2022 e si rivolge alla clientela professionale, alberghi e ristoranti.

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PC da rifiuti a risorse: nuova vita per vecchi PC. Progetto Nuova Vita è un’Associazione senza scopo di lucro che recupera, rigenera e riutilizza hardware dismesso per donarlo a scuole e progetti sociali, utilizzando Linux e Software libero.

La nostra visione
Un vecchio PC non vale nulla e si può buttare in discarica. O no?
Noi crediamo di no, per molte ragioni: un rifiuto elettronico è difficile da smaltire e inquina molto, con un pesante impatto sull’ecosistema. E poi chi l’ha detto che un vecchio PC non possa funzionare ancora perfettamente? Ecco, noi possiamo controllarlo, rigenerarlo e riportarlo a nuova vita (appunto), in modo che sia ancora utile, e a lungo.

Siccome crediamo che sia giusto scegliere strumenti liberi, gli installiamo Linux e Software Libero perché funzioni al meglio (e a costo zero).
E infine lo doniamo alle scuole del territorio che sposano questa filosofia. Se poi nascono bisogni particolari, volentieri aiutiamo cittadini ed enti a superare le difficoltà con l’aiuto della tecnologia: eventi naturali, difficoltà lavorative, necessità particolari, sono tutte occasioni per dare formazione, supporto, materiale a chi ne ha bisogno.

Le origini
Nella primavera del 2010 un’idea cominciò a balenare nella mente di alcuni amici: “Perché buttare tutti questi PC, quando possiamo riutilizzarli?”
Così, con impegno, testardaggine e dopo varie vicissitudini, il 20 ottobre 2010 decisero di imbarcarsi in quest’impresa fuori dagli schemi: non per la gloria, non per il guadagno, ma solo con l’idea di rendersi utili agli altri.

Ri-Ri-Ri Riduci-Riusa-Ricicla
Sono le parole che guidano ogni cosa che facciamo: riduciamo i rifiuti elettronici, riusiamo i PC e i dispositivi che hanno ancora una vita utile (grazie a Linux e al Software Libero, ricicliamo tutto il materiale che può ancora servire e lo doniamo a Scuole, enti e cittadini che ne hanno bisogno.

Software Libero a Scuola
Doniamo il materiale rigenerato alle Scuole che aderiscono al nostro progetto. Allestiamo le aule informatiche con i PC e il materiale rigenerato, coinvolgiamo e formiamo i docenti e gli studenti, insegniamo ad usare il Software Libero per la didattica in presenza e a distanza (DAD).
Accogliamo volentieri studenti delle scuole Superiori in PCTO (Alternanza Scuola Lavoro) per le attività di laboratorio e installazione.

Formazione e supporto ai cittadini
La tecnologia è essenziale nelle attività lavorative: per questo teniamo corsi di alfabetizzazione informatica e riqualificazione professionale per chiunque voglia acquisire competenze e riqualificarsi nel mondo del lavoro.
Supportiamo iniziative benefiche e di supporto alla cittadinanza in caso di emergenze o necessità particolari, dalla pandemia ai terremoti.

Cosa facciamo
Progetto Nuova Vita è attivo su vari fronti, tutti al servizio delle persone e del pianeta.
Scopri cosa possiamo fare insieme!

www.progettonuovavita.it/

Illuminazione automotive. SMARTEFFICIENCY per ILLUMINAZIONE. Dal 1954, Imasaf crea eccellenza nel mercato del ricambio automobilistico. Anni di storia, crescita, conquiste, evoluzioni, investimenti con impiego di materiali ed attrezzature tecnologiche d’avanguardia.
Una realtà vera ai vertici del mercato nazionale ed internazionale per qualità ed innovazione.

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Marketplace asta dei rifiuti. Economia circolare online dove le aziende possono vendere o comprare scarti. Ad ogni produzione segue un suo scarto ma, allo stesso tempo, ogni scarto ha un suo valore. Ogni tipo di rifiuto può al contempo essere una risorsa e quindi avere un valore, non un costo.
Su questo principio si basa Cyrkl, un marketplace B2B che mette in contatto aziende produttrici tra di loro e/o con riciclatori.

Basato sui principi dell’economia circolare
La piattaforma consente alle aziende di caricare annunci dei propri rifiuti per trovare soluzioni di gestione migliori dal punto di vista sia economico che ambientale.
Il processo è molto semplice, attraverso una registrazione gratuita l’azienda può inserire un numero illimitato di annunci che dovranno contenere tutte le informazioni relative al rifiuto in vendita (quantità, localizzazione, foto, codice CER, caratteristiche, ecc.). Attraverso un sistema di intelligenza artificiale l’annuncio verrà visualizzato da tutti i compratori interessati presenti sulla piattaforma in modo tale da fare incontrare domanda e offerta nel modo più trasparente possibile.

I rifiuti all’asta: una nuova frontiera per l’economia circolare
Cyrkl offre ai suoi utenti la possibilità di vendere gli scarti attraverso due diverse tipologie di inserzioni o sotto forma classica o sotto forma di asta.
Con la prima opzione, tramite l’inserimento di un annuncio gratuito, le aziende possono sfruttare i sistemi automatici del marketplace per ricevere delle manifestazioni d’interesse per i propri prodotti.
Nel secondo caso, la creazione di un’asta consente di ottenere il miglior prezzo di mercato, nel minor tempo possibile. La vendita tramite asta è supportata da esperti di rifiuti che si attivano per ricercare quante più controparti possibili interessate all’acquisto supportando l’intelligenza artificiale. Scegliendo questo tipo di vendita il compenso per il lavoro svolto è pari all’1.5% del prezzo di vendita e viene richiesto solo successivamente all’effettiva vendita del materiale.

I materiali caricati sulla piattaforma non sono solo rifiuti
Cyrkl infatti consente alle aziende di inserire anche sottoprodotti, materie prime seconde, materiali riciclati o macchinari usati. La varietà di materiali permette di migliorare la circolarità delle risorse a 360 gradi facendo incontrare domanda e offerta il più possibile.
Per rendere più semplice la loro ricerca i materiali sono divisi per categoria e sottocategoria. Ad esempio, i bancali sono una sottocategoria del legno, l’HDPE una sottocategoria della plastica e via dicendo.
Ogni utente che naviga sulla piattaforma può filtrare i materiali per categoria,
sottocategoria ma anche posizione geografica, quantità e trasporto.

Cyrkl conta oltre 14.000 aziende
Nata nel 2019 a Praga la startup sull’economia circolare è riuscita a coinvolgere oltre 14.000 aziende in tutta Europa, un numero che continua a salire e che è visibile nella homepage di Cyrkl.
Il marketplace è accessibile in tutto il mondo e ha registrato utenti in 126 paesi diversi, tra questi la piattaforma ha referenti specifici in 13 Paesi europei, come Repubblica Ceca, Slovacchia, Italia, Polonia, Austria, Germania, Svizzera, Francia, penisola iberica, Regno Unito e Ungheria.
Complessivamente l’azienda impiega circa 70 dipendenti fortemente motivati a migliorare la circolarità delle risorse e l’attuale inefficace sistema di gestione dei rifiuti.
I dipendenti di Cyrkl, oltre a coadiuvare l’efficienza della piattaforma, forniscono consulenze dettagliate alle aziende.
Le consulenze spaziano dall’ottimizzazione della gestione dei rifiuti all’approvvigionamento di risorse che siano più sostenibili (o green sourcing), a seconda delle esigenze delle aziende interessate i consulenti sviluppano soluzioni concrete ad hoc.
Casi studi precedenti svolti da Cyrkl hanno mostrato come una più efficiente gestione dei rifiuti non solo porti a degli ingenti risparmi ambientali ma anche risparmi economici che possono arrivare fino al 45% dei costi di gestione.

https://cyrkl.com

ProcureCon Supply Chain Resilience. People who may not have even previously heard the term, although were probably unconsciously familiar with the concept, now have a greater understanding of how critical these networks are to modern society.

Even now when the worst days of the pandemic are fading into memory, other emerging global crises are compounding its fallout such as the Russian invasion of Ukraine. With no end to that conflict in sight, we need solutions to our supply chain woes today.

We need to increase the resilience of our supply chains, so the impact of any future crises is reduced as much as is possible.

Transparency
According to research by McKinsey, the number one factor companies need to focus on to make supply chains more resilient in the future is transparency. Greater transparency leads to an improved ability to respond to situations as they emerge.

80% of people surveyed in McKinsey’s research said the key to unlocking increased transparency in supply chains was to improve and invest in digital planning.

“The holy grail of supply-chain risk management is multitier transparency,” said McKinsey’s Knut Alicke. “A lot of companies have visibility into their direct suppliers because they have a contract with them. Often the problem is not with the first tier but with the first, fourth, and fifth tiers. And what everyone is now looking into is how to create this visibility when something is going wrong and have an early-warning system so they can do something about it. From a tech perspective, this is possible to solve today. You also need to create trust amongst the partners, and the ecosystem of the supply chain.”

Inventory and Planning
Before the pandemic, it was common for supply chain planning meetings to occur just monthly or even quarterly, but this will no longer do in the new normal in which we find ourselves.

Biweekly or even weekly planning cycles should now become standard operating procedure. This means inventory footprint can constantly be assessed and reassessed to ensure business critical items do not run out during crucial moments – or indeed global crises. Employing multisourcing and dual sourcing will make an organisation less reliant on critical suppliers and allow inventory levels to be kept in a state where just in time supply chain practices are less important than they once were

“Things can then die in inventory, and that’s not really helping your cash flow,” continued Alicke. “So, you need to increase the inventory for the critical stuff, and you need to make sure that you are less dependent on critical suppliers. Therefore, multisourcing and dual sourcing is very important. To do that, you need to invest in digital talent to be able to do the planning, understand all of the algorithms, and with this, come to a fast decision.”

Final Thoughts
Supply chain resilience is going to be critical moving forwards. By increasing transparency and investing in digital planning, businesses can better manage inventory and become more agile when it comes to responding to emerging crises in the future.

PROCURECON EUROPE
The Flagship Procurement Event to Benchmark Your Strategy with the World’s BIGGEST Companies.
Be a Business Person in Procurement, Not a Procurement Person in the Business!
After two years of virtual learning and networking, it’s time to unite the industry in person again.

More than ever, procurement executives are driving the commercial stability of their organisations.
Balancing digital innovations and sustainable initiatives against a backdrop of global instability and spiraling prices isn’t easy, but you’ve got this.

With inspirational keynotes, small-group interactive learning, fun networking events and hundreds of peers to connect with, we can’t wait to welcome you back to ProcureCon.

Only here will you discover how procurement leaders from Europe’s largest companies are:
– Innovating with suppliers to increase commercial opportunities
– Shoring up supply chains to ensure continuity of production
– Embedding sustainability at the core of what they do to drive permanent change

The Fun Stuff
Learn, network and have fun doing it! Join us in our drinks receptions at the end of days one and two. Enjoy cocktails & refreshments while networking with your industry colleagues but also making new connections.

4 Reasons Why ProcureCon Is the Leading Procurement Conference
1- No other event brings together so many CPOs and heads of procurement – open to all with no subscription constraints – allowing you to benchmark your procurement strategies with those ahead of the curve.
2- No other event unites so many leaders from the entire procurement community – turning Barcelona into the ultimate procurement networking hub
3- No other event offers a procurement focused agenda split across 3 comprehensive days. Built on 63 research interviews to ensure all your purchasing challenges and opportunities are addressed.
4- No other event gives you the biggest and best procurement focused speaker faculty in the business, featuring 60+ procurement leaders to ensure you walk away with practical insights from those leading the way.

27-29 September 2022 – Hyatt Regency Barcelona Tower

– BYinnovation is Media Partner of ProcureCon Europe

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BolognaFiereWaterEnergy. Bologna al centro della transizione ecologica. Si è tenuto presso la Biblioteca Salaborsa di Bologna l’evento di presentazione della società BolognaFiere Water&Energy – BFWE.

“Ricerca e Innovazione, Digitalizzazione, Sostenibilità: la strada per la transizione ecologica”, questo il titolo dell’Iniziativa che ha riunito allo stesso tavolo esperti nazionali e internazionali in tema di acqua, energia e nuove tecnologie.

L’evento, patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Bologna, è stato organizzato da Mirumir in collaborazione con BolognaFiere. Cambiamenti climatici, emergenza acqua, nuovi vettori energetici e mobilità sostenibile, sono stati questi i temi al centro dell’iniziativa.

I lavori sono stati aperti dall’intervento di Gianpiero Calzolari, Presidente di BolognaFiere che ha affermato: “nasce una società, BFWE, che attraverso la promozione di sei manifestazioni, darà vita ad un appuntamento dedicato ai grandi temi della transizione ecologica. Bologna è il luogo ideale in cui creare e far crescere una simile iniziativa. Questo grazie ai rilevanti investimenti e progetti che, attraverso i fondi europei del PNRR e i fondi regionali, la Regione Emilia-Romagna e l’Area Metropolitana di Bologna stanno mettendo in campo”.

Paolo Angelini, Amministratore Delegato di BFWE, ha dichiarato: “siamo certi che dalla nostra collaborazione potranno scaturire sinergie importanti per lavorare insieme alla transizione ecologica del Paese. I temi al centro dell’incontro di oggi saranno alla base delle 6 manifestazioni BFWE – Forum Accadueo, CH4, ConferenzaGNL, Fuels Mobility (che include anche “la piazza della mobilità elettrica”), HESE, Dronitaly – che si terranno in Fiera a Bologna, dal 12 al 14 ottobre”.

Successivamente, Ruben Sacerdoti – Responsabile Settore Attrattività, Internazionalizzazione e ricerca (AIR), DG Conoscenza, Ricerca, Lavoro, Imprese della Regione Emilia-Romagna – ha evidenziato come il tema della transizione ecologica sia al centro delle politiche della Regione. Attraverso il progetto “Emilia Romagna Go green”, la Regione sta collettando le migliori esperienze ed opportunità di ricerca. È di fondamentale importanza poter coordinare il lavoro di tutti gli stakeholder che sono impegnati e coinvolti nelle sfide ecologiche, di rilievo l’investimento fatto sul tecnopolo big data per la transizione ecologica.

Bologna, ha affermato Anna Lisa Boni – Assessora Deleghe Fondi europei, cabina di regia PNRR, coordinamento transizione ecologica, patto per il clima e candidatura “Città carbon neutral”, relazioni internazionali del Comune di Bologna – è impegnata in una trasformazione sistemica del territorio, al livello climatico con l’obiettivo della neutralità al 2030. È necessario far comprendere a tutti gli attori socio-economici che la sfida della transizione ecologica si vince se si arriva ad un “partenariato climatico”. In tale ottica, Bologna lancerà nel prossimo mese di novembre la sottoscrizione di un contratto che metterà assieme soggetti pubblici e privati, un partenariato verticale, basato su concreto piano di azione operativo .

Prima delle due tavole rotonde tematiche è stato intervistato John Fawell, Member Expert Committee GDWQ (Guidelines for drinking-water quality) della World Health Organization che ha fatto emergere come l’emergenza idrica che stiamo vivendo valichi i confini nazionali e caratterizzi il pianeta ad ogni latitudine. “Pianificazione e progettazione sono essenziali ma questo è il momento di passare all’azione. Abbiamo bisogno di paesi che guidino il cambiamento, nuovi modelli che siano d’ispirazione per il mondo. La strada da percorrere non è quella di un’unica grande soluzione ma dobbiamo implementare una gamma di azioni che abbiano un taglio locale. Efficientamento e riduzione degli sprechi come primo passo per un percorso che sposi anche l’innovazione tecnologica. Creatività, coinvolgimento dei giovani e del territorio sono gli aspetti fondamentali per il futuro del settore idrico.”

“La sfida dei cambiamenti climatici e l’emergenza acqua” è stato il tema della prima tavola rotonda che ha visto la partecipazione di: Andrea Guerrini, Componente collegio dell’ARERA e Presidente del WAREG (Network regolatori idrici europei); Luca Lucentini, Direttore del Reparto di Qualità dell’acqua e salute dell’Istituto Superiore Sanità; Luigi Petta, Responsabile Laboratorio Tecnologie per l’uso e gestione efficiente di acqua e reflui dell’ENEA e Stefano Tersigni, Direzione centrale delle statistiche socio-demografiche e ambientali dell’ISTAT.
In termini generali, dalla discussione è emerso anzitutto come il tema centrale sia quello di lavorare per ridurre la dispersione dell’acqua, stimata al 48%, sulla media nazionale. Ad oggi, rispetto all’utilizzo, il prelievo maggiore, il 50% è legato all’agricoltura, il 36% è connesso alla potabilità mentre la quota restante è riconducibile all’ambito industriale. Non solo buone pratiche e maggiore sensibilità sull’utilizzo dell’acqua da parte del cittadino ma anche e soprattutto riuso, attraverso l’utilizzo delle acque reflue che possono fornire un contributo decisivo, in sicurezza, come dimostrato dal progetto pilota del depuratore di Cesena, cui hanno lavorato Enea e Regione Emilia-Romagna. Negli anni è stato evidenziato come gli investimenti nel settore idrico siano raddoppiati passando da circa 30 euro a 66 euro per abitante. Così come le aziende del settore vengono oggi valutate per la loro capacità dio lavorare sulla riduzione delle perdite.
Sul tema dell’approvvigionamento dell’acqua in sicurezza, non esiste una sola strada ma un mix di interventi, fra i quali anche quello del ricorso alla tecnologia, come la dissalazione, in un’ottica di costi e benefici.

Nella seconda tavola rotonda, dal titolo “Lo scenario energetico del Paese: i nuovi vettori e la strada per la mobilità sostenibile”, sono intervenuti: Romano Borchiellini, Coordinatore dell’Energy Center del Politecnico di Torino; Paolo D’Ermo, Segretario Generale WEC Italia; Gian Luca Morini, Direttore del Laboratorio di Fisica Tecnica – Delegato del Rettore all’Edilizia dell’Università di Bologna; Antonio Sileo, Direttore dell’Osservatorio sull’Innovazione Energetica di I-Com e Fellow Green dell’Università Bocconi e Carmela Tripaldi, Direttore della Direzione Ricerca e Sviluppo Nuove Tecnologie ed Aerospazio di ENAC.
In termini di scenario, si è posto in evidenza come la guerra non stia mettendo in discussione i pilastri della transizione energetica ed ecologica, mentre in Europa l’attenzione è rivolta principalmente, quantomeno nel breve periodo, alla diversificazione delle fonti. I relatori hanno affermato con forza che la strada della transizione energetica passa necessariamente per un approccio olistico, basato sull’integrazione degli sforzi tra settore pubblico e privato. È necessario, cioè, che la regolamentazione normativa proceda allo stesso ritmo dell’innovazione tecnologica in materia energetica, per far sì che gli ambiziosi obiettivi europei possano trovare un’effettiva concretizzazione. Al centro della discussione il tema infrastrutturale, fulcro imprescindibile per l’effettiva applicazione delle nuove tecnologie attualmente in fase di sviluppo. Tra queste, particolare attenzione è stata rivolta all’idrogeno e alle sue potenzialità per la mobilità, da coniugare necessariamente con esigenze di sicurezza. La sfida però sarà quella di lavorare ad un diverso approccio al tema. Le infrastrutture vanno intese in termini di beni della comunità, dall’intrinseco valore sociale. Indipendentemente dal raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione nei termini previsti, infatti, dovranno essere elaborate soluzioni efficaci per i cambiamenti in atto.

BolognaFiere Water&Energy – BFWE – è la joint venture fondata da BolognaFiere, uno dei principali player italiani del mercato fieristico e Mirumir, società che, da oltre venti anni, promuove e organizza iniziative espositive e convegnistiche sui temi dell’energia e dell’innovazione tecnologica.
La mission di BFWE è fornire un contributo alla conoscenza e alla condivisione delle tematiche connesse al valore economico e sociale dell’acqua, dell’energia e delle nuove applicazioni tecnologiche.
Solo attraverso un percorso di confronto costruttivo su basi scientifiche è possibile creare le condizioni per procedere verso la transizione ecologica. Ricerca e Innovazione, Digitalizzazione, Sostenibilità sono le parole chiave per BFWE.

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