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Decreto Energia passo avanti per accelerare le installazioni fotovoltaiche contro il caro bollette e una indipendenza dalle fonti fossili. La Solar Belt per impianti nei pressi delle aree industriali e la Linea diretta per andare “oltre” il tetto delle industrie per chi consuma più energia

ITALIA SOLARE esprime grande soddisfazione e apprezzamento per l’approvazione di alcune norme in linea con le proprie proposte, contenute nel decreto legge 17/2022 (Decreto Energia), finalizzate all’individuazione di aree immediatamente idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici che possano anche beneficiare di iter autorizzativi semplificati (“Solar Belt”), e alla migliore valorizzazione dell’energia fotovoltaica autoconsumata (“Linea diretta”).

“Le Commissioni attività produttive e ambiente hanno approvato alcuni emendamenti al decreto energia che renderanno più semplice e conveniente installare impianti fotovoltaici, un passo in avanti importantissimo verso la riduzione delle bollette e della dipendenza energetica dall’estero oltre che ovviamente per partire finalmente con un piano reale e promettente di riduzione delle emissioni climalteranti”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE.

Con la norma della Solar Belt vengono dichiarate immediatamente idonee all’installazione di impianti fotovoltaici, purché senza vincoli culturali, le aree, anche agricole, adiacenti (entro 300 metri) ai centri di consumo di energia per uso produttivo, quali gli impianti industriali e le zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale. Su queste aree sarà sufficiente depositare al Comune una semplice Dichiarazione asseverata di inizio lavori (DILA) per installare impianti fino a 1 MWp. Rimanendo nel limite di 3 km dalle aree produttive la potenza installabile con PAS ed esenzione da screening in assenza di vincoli sale a 20 MWp se in modalità agri-voltaica(1). Per gli impianti di taglia superiore sarà necessaria l’Autorizzazione Unica.

Questa norma appare particolarmente utile per favorire la realizzazione di impianti per autoconsumo a servizio delle imprese, consentendo ad esse di disporre di energia a costi bassi e non volatili.
Sono inoltre dichiarate subito idonee le aree adiacenti alla rete autostradale e ai siti nella disponibilità dei gestori di infrastrutture ferroviarie e delle società concessionarie delle autostrade.

Viene inoltre allargato l’uso della PAS per autorizzare gli impianti fotovoltaici fino a 20 MWp su terreni industriali, cave e discariche recuperate che si colleghino alla rete anche in AT (prima sussisteva il solo riferimento alla MT che di fatto limitava la PAS ai 10 MWp). È stata inoltre introdotta l’esenzione dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale per gli impianti fino a 20 MW non ricadenti in aree ambientalmente sensibili.

“La disponibilità di queste aree per il fotovoltaico – aggiunge Rocco Viscontini – può produrre un’accelerazione del processo di diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili, con estensione dei benefici alle famiglie e alle amministrazioni pubbliche”.

Nella stessa direzione va un’altra norma, anche questa coerente con le proposte di ITALIA SOLARE e approvata in Commissione, che permette alle imprese di realizzare impianti a fonti rinnovabili a terra per autoconsumo con un collegamento tramite linea elettrica privata lunga fino a 10 km (“Linea diretta”), purché su aree nella disponibilità delle stesse imprese. La realizzazione di impianti in autoconsumo tramite linea elettrica privata appare particolarmente interessante per le imprese energivore, che potranno risparmiare considerevolmente non solo a livello di quota energia ma anche per il fatto di non dovere usufruire per l’energia autoconsumata dei servizi di trasporto e dispacciamento dell’energia

ITALIA SOLARE ringrazia i parlamentari che hanno tradotto in norma alcune delle proprie proposte, prospettate anche alle Commissioni attività produttive e ambiente nell’audizione dello scorso 11 marzo, e auspica che le norme vengano confermate dal Parlamento, anche verificando la coerenza tra tutti gli emendamenti approvati.
L’Associazione ritiene utile che il Governo vigili ora sulla concreta applicazione di queste e altre norme introdotte a sostegno delle rinnovabili, emani velocemente i provvedimenti attuativi dei decreti legislativi sulle fonti rinnovabili e sul mercato elettrico, e attivi un monitoraggio degli effetti di tutte le disposizioni inerenti le fonti rinnovabili, con lo scopo di individuare eventuali criticità o esigenze di ulteriori interventi.

ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.
“ITALIA SOLARE è l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia”.

www.italiasolare.eu

Da crisi extraprofitti a petrolieri. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, le compagnie petrolifere hanno guadagnato almeno 3 miliardi di euro di extra-profitti dalla vendita di diesel e benzina in Europa, come dimostra la nuova analisi commissionata da Greenpeace Central and Eastern Europe.
Nel solo mese di marzo, l’industria petrolifera ha incassato una media di 107 milioni di euro di entrate extra al giorno (94 dalla vendita di diesel e 13 da quella di benzina), mentre i cittadini di tutta Europa sono stati vessati da aumenti senza precedenti del costo dei carburanti.
In Italia le entrate extra delle compagnie petrolifere nel mese di marzo sono state in media di 387,5 milioni di euro, pari a 12,5 milioni al giorno (10,4 dalla vendita di diesel e 2,1 da quella di benzina).

Sebbene i prezzi del greggio siano aumentati da gennaio a marzo di 19,38 centesimi di euro al litro, l’aumento più significativo ha riguardato i prodotti raffinati come il diesel, che ha registrato +30/31 centesimi al litro, e +36,52 alle stazioni di rifornimento. Anche i prezzi della benzina hanno seguito un trend simile ma più debole.

L’analisi di Greenpeace mostra come le multinazionali del petrolio stiano sfruttando la situazione di crisi per assicurarsi enormi margini di profitto lungo la filiera, mentre la base media dei loro costi resta poco intaccata.

«È inaccettabile che mentre milioni di persone in Europa lottano contro l’aumento delle spese per carburante ed energia senza precedenti, le compagnie petrolifere stiano facendo salire i prezzi per trarre profitti record dalla guerra e dalla crisi energetica che loro stesse hanno contribuito ad alimentare», dichiara Federico Spadini, campagna trasporti di Greenpeace Italia. «L’Unione Europea deve fermare chi sta approfittando della situazione e tassare questi enormi profitti, utilizzando le entrate ottenute per sostenere le famiglie più colpite e accelerare la transizione del settore dei trasporti verso forme di mobilità sostenibile e indipendente dal petrolio».

Il governo italiano ha già adottato una tassa sugli extra-profitti, che però deve essere rivista e migliorata perché è troppo timida sul contributo richiesto (appena il 10 per cento degli extra-profitti) e poco focalizzata sulle aziende dei combustibili fossili, che alimentano il conflitto in corso.
Greenpeace chiede inoltre alla Commissione UE di condurre un’indagine sui recenti aumenti dei prezzi dei carburanti per verificare che non siano dovuti ad accordi di cartello o di fissazione dei prezzi, e alle aziende dell’oil&gas di rendere pubblica l’entità degli extra-profitti accumulati.

Nonostante circa il 70 per cento del petrolio consumato in Europa venga usato per i trasporti, l’Unione Europea ha ignorato il settore nella bozza del piano REPowerEU per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.
È invece necessario intraprendere da subito misure per potenziare il trasporto pubblico ed elettrico, vietare i voli a corto raggio che hanno già un‘alternativa ferroviaria, finanziare la mobilità sostenibile nelle città e mettere fine alla vendita delle auto con motore endotermico.
Gli sconti alla pompa di benzina non bastano per uscire da una crisi destinata a ripresentarsi fintanto che non elimineremo la dipendenza europea dai combustibili fossili.

www.greenpeace.org

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Ecopolietilene economia circolare: dal consorzio un bonus straordinario alla filiera dei beni in polietilene. Il consorzio ha riconosciuto agli impianti di recupero il 20% in più nel primo trimestre dell’anno. «Scelta necessaria per proseguire in quella transizione ecologica che è il futuro nostro e di tutti»

Il caro energia non deve fermare il processo di economia circolare
Ne è convinto il consorzio Ecopolietilene, realtà impegnata nella gestione dei beni in polietilene, che ha deciso di sostenere le imprese che trattano e riciclano questi rifiuti riconoscendo loro un bonus aggiuntivo una tantum sul contributo per i processi di recupero. L’iniziativa, che è stata avviata nelle scorse settimane dal consorzio nazionale, vuole essere un concreto sostegno alla propria filiera.

«Per il primo trimestre 2022 abbiamo deciso di destinare agli impianti un bonus straordinario pari al 20% del contributo di gestione», annuncia Giancarlo Dezio, direttore generale del consorzio Ecopolietilene. «È stata una scelta necessaria per non interrompere il flusso circolare di questi rifiuti, ma è stato anche un segnale, doveroso e concreto, per non vanificare gli sforzi fatti».

A fronte dei rincari energetici che hanno interessato carburanti, gas ed elettricità, il consorzio Ecopolietilene pone una questione di priorità. «Abbiamo monitorato il pesante impatto che la dinamica dei prezzi dell’energia e dei carburanti sta avendo sull’intera filiera del recupero di beni in polietilene», prosegue Dezio. «Così, per andare incontro alle difficoltà crescenti che si sono manifestate e per non vanificare il lavoro fatto per creare una reale economia circolare, Ecopolietilene ha voluto riconoscere un importo una tantum a copertura parziale dell’incremento di costi sostenuti in conseguenza degli straordinari avvenimenti che stanno caratterizzando il mercato. Tutto questo, senza gravare sulle imprese consorziate: è infatti rimasto invariato l’ecocontributo che i produttori ci riconoscono per la gestione dei beni in polietilene. La sostenibilità della nostra filiera è necessaria al fine di poter proseguire in quella transizione ecologica che è la strada per il futuro».

Gli impianti che beneficeranno del bonus deciso da Ecopolietielene sono complessivamente 18: di questi, 16 si occupano della selezione dei rifiuti e due della trasformazione dei beni in polietilene, opportunamente trattati, in granulato, ovvero la materia prima seconda che può essere impiegata nei processi produttivi di nuovi prodotti.

Conclude Dezio: «I beni in polietilene rappresentano un’importante risorsa per la loro grande diffusione e per la loro capacità di essere riciclabili al 100%».

Ecopolietilene – consorzio per il riciclaggio dei rifiuti dei beni in polietilene è un sistema autonomo, senza fini di lucro e riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare.
È composto dalle aziende produttrici, dai distributori e dai riciclatori dei beni in polietilene e nasce dalla professionalità e dal know-how nella gestione dei rifiuti maturata dal Sistema Ecolight, al quale fanno riferimento il consorzio Ecolight ed Ecolight Servizi, società che si occupa della gestione integrata dei rifiuti professionali generati dalle aziende.

www.ecopolietilene.it

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Revised F-Gas Regulation lags behind market evolution, NGOs warn. The European Commission’s revision of the F-gas regulation is pushing the refrigerant sector in line with the EU climate goals. However, the text is less advanced compared to the progression of the market, especially in the case of heat pumps, which play a decisive role in breaking free from Russian gas.

The European Commission unveiled an update of the EU’s F-gas regulation. Initially left out of the ‘Fit for 55’ climate revision despite its high importance, today’s proposal shows the Commission’s willingness to finally align this legislation with the EU’s climate objectives.
Mainly used in the refrigeration, air conditioning, and heat pump sectors, fluorinated greenhouse gases (F-gases) pose a major threat to climate change, accounting for 2.5% of total EU greenhouse gas emissions. Luckily, they can now be substituted in all applications by natural, non-patented refrigerants, such as hydrocarbons or CO2, which are often more energy-efficient and have very low Global Warming Potential (GWP).

Climate ambition
The EEB welcomes the increased climate ambition of the Regulation that anticipates some cuts in emission quota and trims the final availability of emissions to 2% compared to the baseline (down from the 20% set by the previous regulation).

Another right foot forward is the introduction of a longer-term target that aligns the EU regulation with the timeframe of the Kigali amendment to the Montreal Protocol, which regulates the refrigerant market at the global level. But more ambition is needed to keep the EU in the lead in this sector: the revision should have banned all Hydrofluorocarbons (HFCs) for all applications, with the only exception of those sectors where natural refrigerants are not yet fully available.

The heat pump issue
Faced with the urgency to seek independence from Russian gas imports, the Commission has adopted the F-Gas regulation to boost the heat pump market and accelerate the green heating transition in Europe. But it has failed to set the bar on the already best performing HPs in the market, now working with natural refrigerants with GWP below 5.

Without a tighter ban on fluorinated refrigerants in the heat pump market, the much-needed seismic shift from gas boilers will deliver lower climate benefits due to the indirect climate emissions from the HFC currently used in the technology.

Training bottleneck
The lacking sense of urgency is also evident in inadequate training plans for installers of the booming Heat Pump market. Despite, the emphasis put on heat pumps in the Repower EU plan, the Commission is not addressing properly the fact that several member states lack formal training for natural refrigerants in schools and are not including such training as compulsory in their professional certification schemes.

While much of the details will rely on the upcoming implementing acts, no mention of training targets and national roadmaps is there. We call on the Parliament to introduce a target of at least 50% of the heating and cooling professionals to be trained on all-refrigerants heat pumps and aircon in Europe by 2025.

“Fluorinated gas should be the exception, not the rule. While the F-gases phase-down will accompany the market towards low global-warming-potential (GWP) refrigerant solutions, quotas should be only left for those applications where natural solutions are not yet available. We are surprised to see that climate harmful refrigerants will still be allowed in heat pumps and refrigeration in this revision, especially considering how much the market has evolved towards natural refrigerants”, said Davide Sabbadin, Senior Policy Officer for Climate at the EEB.

Forever chemicals alert
All fluorinated gases should be treated as such and subjected to reporting and traceability, including the patented supposedly-low-GWP alternatives promoted throughout the document.
Some of these molecules are still currently under the scrutiny of the international scientific community because they can produce potent climate-wrecking byproducts such as R23 or decay into PFAS, the so-called ‘forever chemicals’ that can seriously damage both the environment and human health.
While REACH will be dealing with this issue in the coming years, we regret that the European Commission has missed the chance to tackle the environmental risks that might arise from such substances, and to align the F-gas regulation with the Zero Pollution target of the European Green Deal.
We call on the EU Parliament and the Council to introduce a ban on the use of refrigerants that can degrade in PFAS from all applications where alternatives exist. This will also protect customers from investing in soon-to-be-obsolete technologies that might not be maintained once these refrigerants are prohibited on the grounds of their environmental harm potential.

The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 140 members in over 30 countries.

www.eeb.org

EU proposed Regulations

REACH

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Rifiuti di plastica certificati. Sulla piattaforma di PlasticFinder, il marketplace italiano per la compravendita di materie plastiche, volano gli scambi di MPS (Materia Prima Seconda)nel 2021 e nei primi mesi del 2022.
Si tratta di materiale già utilizzato che rispetta le norme e può essere riciclato con vantaggi economici e ambientali.

Le materie prime scarseggiano in tutto il mondo
La plastica, in particolare, sembra essere diventata un bene di lusso: ce n’è poca ovunque e il suo prezzo è ovviamente in salita ripida. Una situazione che va avanti ormai da mesi e che la guerra in Ucraina non ha fatto altro che consolidare. In un contesto del genere diventa ancora più decisivo setacciare il mercato alla ricerca di plastica già utilizzata, che rappresenta una vera e propria risorsa. Sì, perché buona parte degli scarti plastici possono tornare a nuova vita, essere riciclati e poi trasformati per offrire ulteriori opportunità d’impiego. Con evidenti vantaggi sia dal punto di vista economico che ambientale.

Gli acquisti di questo materiale, che prende tecnicamente il nome di MPS (Materia Prima Seconda), stanno dunque accelerando vertiginosamente. È però spesso difficile individuare e contattare i singoli soggetti disponibili alla vendita, anche perché la normativa è piuttosto rigorosa e prevede che ciascun lotto sia corredato da una scheda tecnica e da un certificato di analisi conforme a quanto previsto dalla UNI10667 (la norma nazionale sul riciclo e il recupero dei rifiuti in plastica). Esistono poi obblighi relativi alla marcatura e alla tracciabilità. In più, per quanto riguarda il certificato di analisi, bisogna ricordare che ogni singolo polimero ha una sua norma specifica. Diventa quindi determinante la presenza di un marketplace digitale che, oltre a mettere in connessione sistematica domanda e offerta, accerti che il materiale proposto rispetti le normative in vigore.

È proprio quello che fa PlasticFinder, che ha dato vita nel 2016 a una piattaforma attraverso la quale gli scambi di plastica (non solo MPS) sono resi facili, veloci e sicuri. Ma soprattutto garantiti.

«PlasticFinder è certificato come “distributore di materie prime plastiche riciclate” da CSI Cert, che fa parte del gruppo IMQ – conferma Riccardo Parrini, ceo di PlasticFinder – Ciò, in parole semplici, significa che chi utilizza i nostri servizi digitali può essere certo che il lotto che sta comprando, e per cui è stato compilato un dettagliato form online e caricato il certificato di analisi, rispetti tutte le regole. Si tratta di un evidente vantaggio per gli utenti; non è raro infatti che materiali venduti come MPS non siano effettivamente dotati di tutti i requisiti necessari e, in caso di controlli, potrebbero essere considerati come “rifiuti” tout court e dunque passibili di sanzioni».

A dare un’idea di come il mercato abbia deciso ormai da tempo di puntare forte su questi “ex rifiuti” sono alcuni dati registrati da PlasticFinder: «Nel 2019 i volumi scambiati sulla nostra piattaforma, per quanto riguarda le MPS – spiega Stefano Chiaramondia, presidente di PlasticFinder – erano pari a poche decine di tonnellate; superati significativamente l’anno successivo, quando si poteva già parlare di centinaia. Il salto straordinario è stato però compiuto nel 2021, con gli scambi arrivati a quota 2.500 tonnellate; oltre il 600% in più rispetto ai 12 mesi precedenti. Una progressione davvero inaspettata».

Il trend non sembra dare ancora segnali di inversione di rotta
«Se consideriamo i dati relativi al primo trimestre di quest’anno – prosegue il presidente di PlasticFinder – constatiamo che le transazioni hanno già portato a raggiungere scambi pari al doppio rispetto ai mesi di gennaio, febbraio e marzo dello scorso anno. Le MPS stanno diventando una risorsa molto ricercata sul mercato e per questo motivo stiamo lavorando per rendere ancora più trasparente la tracciabilità dei lotti acquistati. Nel corso di GreenPlast, l’appuntamento su sostenibilità ed economia circolare che si terrà a Fiera Milano dal 3 al 6 maggio, contiamo di poter annunciare l’avvio di un servizio straordinariamente innovativo».

www.plasticfinder.it

Batteria leggera ioni litio. Il Gruppo Sunlight lancia Sunlight ElectroLiFe all’interno del portfolio di soluzioni di storage di energia agli ioni di litio e piombo-acido offerto da Sunlight.

Sunlight Group Energy Storage Systems, azienda tecnologica globale e produttore di soluzioni integrate e innovative per l’accumulo di energia industriale, off-road e commerciale, annuncia il lancio di Sunlight ElectroLiFe, la sua nuova batteria agli ioni di litio per la semi-trazione.

L’innovativo design leggero ma solido di Sunlight ElectroLiFe è pensato per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei clienti e consente un’installazione plug & play tool-less per golf-cart e altri veicoli per uso ricreativo, marina da diporto, applicazioni in ambito produttivo e nei veicoli commerciali leggeri, come AGV, e altre attrezzature industriali o di movimentazione dei materiali.
L’alta densità di energia e l’efficienza della gamma ElectroLiFe, così come la ricarica rapida/biberonaggio, aiutano a ridurre i tempi morti e a garantire la massima produttività. Inoltre, offre una durata di vita estesa di >2.000 cicli e offre anche la possibilità di connettersi a GLocal, la piattaforma cloud di Sunlight Group. GLocal utilizza l’Intelligenza Artificiale per registrare, in tempo reale, i parametri chiave relativi al funzionamento della batteria e ridurre i costi, facilitando un tempo di inattività ottimale e una manutenzione minima.
Oltre ad offrire una vasta gamma di tecnologie agli ioni di litio e al piombo-acido recentemente Sunlight ha introdotto Sunlight KnoWi, un sistema intelligente di monitoraggio delle batterie al piombo acido per trazione.

“Siamo entusiasti di presentare Sunlight ElectroLiFe, un prodotto che si va and inserire all’interno della nostra gamma diversificata di soluzioni per l’accumulo di energia. Sunlight ElectroLiFe sarà in grado di soddisfare in particolare la richiesta, sempre in crescita anche nel mercato italiano, di soluzioni per i veicoli per uso ricreativo, marina da diporto, applicazioni in ambito produttivo e veicoli commerciali leggeri”, ha dichiarato Davide Pesce, CEO di Sunlight Italy.

Sunlight Group Energy Storage Systems fa parte di Olympia Group, gruppo di investimento internazionale presente in 10 paesi. Con 30 anni di esperienza nel mercato dello storage di energia, Sunlight è una delle aziende leader nella produzione globale di batterie industriali e sistemi di storage di energia, con esportazioni in più di 100 paesi e strutture e impianti di produzione all’avanguardia presenti in Grecia, Italia e Stati Uniti. Con più di 12 anni di esperienza nelle tecnologie al litio, un team scientifico di prim’ordine e due centri di R&S, Sunlight Group investe nella ricerca e nello sviluppo di applicazioni per le fonti di energia rinnovabili, i trasporti, i servizi logistici, i veicoli a guida automatica (AGV) e le spedizioni. L’azienda ha già sviluppato le innovative batterie al litio Li.ON FORCE, che offrono il 35% di risparmio energetico e soddisfano le crescenti richieste dell’industria produttiva e logistica. Con l’approccio all’economia circolare dell’azienda come punto di riferimento per il settore, Sunlight Group mira a sviluppare innovazioni specializzate nella catena del valore delle batterie e soluzioni di storage più ecologiche che rendano l’energia sostenibile più accessibile, affidabile e pulita. Azienda con capacità di adattamento e flessibilità, combina i “Big Data” con gli sviluppi tecnologici (come il Machine Learning o Customer Personalization), con l’obiettivo di creare prodotti innovativi utili per i clienti e che migliorino la vita di tutti.

Sunlight Italy, fondata nel 2009 come affiliata di Sunlight Group, opera come sua controllata da dicembre 2020. Con sede e strutture di storage in provincia di Verona, Sunlight Italy integra l’attività della Sunlight European Battery Assembly (SEBA) – sempre a Verona – gestendo le vendite, l’assistenza post-vendita e il customer care per clienti locali, utenti finali dei prodotti Sunlight e key account in Italia.
Sunlight Italy distribuisce batterie al piombo-acido e agli ioni di litio per applicazioni industriali per trazione e sistemi di storage di energia. Il design innovativo e l’utilizzo di materie prime di elevata qualità, insieme all’esperienza della forza lavoro altamente qualificata e diversificata, garantiscono la sicurezza e l’efficienza dei prodotti Sunlight, nonché l’offerta di un supporto ottimale da parte del reparto specializzato nei servizi post-vendita.

website

ADACI Fucina 2022. Effetto Domino in 10 Mosse. La decima edizione del Negotiorum Fucina si svolgerà in doppia modalità: 9 Tavole Rotonde Tematiche saranno in streaming dal 13 al 16 giugno, mentre le rimanenti 4 Tavole Rotonde, la Plenaria e la Fucina Community si svolgeranno in presenza il 17 e 18 giugno a Villa Fenaroli – Rezzato (BS).

La ri-generazione attraverso il sourcing
Shortage, Volatilità dei costi, Risk management, Sostenibilità, Transizione digitale, Re-shoring, Innovazione Tecnologica, Crisi energetica, Nuovi paradigmi/equilibri, Smart working/Fattore Umano .. le nuove sfide del procurement e del supply management

“Effetto domino” della crescita sostenibile
Si tratta di un cambiamento che dà origine a un effetto a catena. Basta un piccolo incentivo iniziale o un contributo, seguito da un adeguato apporto dal settore privato per innescare una crescita economica pluriennale. Il Procurement gioca un ruolo da protagonista nella ricerca di nuove relazioni oltre i confini dell’azienda e nel ridurre e gestire le criticità.

La parola chiave del convegno è #snodo
Il Procurement come organo di collegamento fra due parti rigide e soluzione all’emergenza.
Il Procurement influenza le decisioni di acquisto, ha un ruolo decisivo nella creazione di un’economia rigenerativa e di ricostruzione, un’economia di negoziati e di equilibri commerciali.
Come facilitare il passaggio ad un’economia equa, giusta, inclusiva, che protegge e valorizza gli ecosistemi di fornitura?
Attraverso la costruzione di catene di fornitura eque, giuste, inclusive e rigenerative, con dimensioni sempre più planetarie.
Percorsi pratici che tracciano i paradossi della funzione, casi di studio e soluzioni realizzati dalle eccellenze italiane.

Tre i concetti positivi che saranno le guidelines del convegno:
1. Rigenerazione.
2. Protagonista il sourcing: snodo.
3. Catene di fornitura globali inclusive, giuste, eque e rigenerative.

CALENDARIO
E’ possibile partecipare a più tavole rotonde in streaming in giornate e orari diversi

13 GIUGNO (in streaming):

– dalle 11:00 alle 13:00 in streaming
Networking Virtuale SPONSOR

– dalle 15:00 alle 15:30 in streaming
APERTURA FUCINA X CON LA PRESENZA DELL’IFPSM (International Federation Purchasing and Supply Management)

– dalle 15:30 alle 18:00 in streaming
Tavola Rotonda INTERNAZIONALIZZAZIONE

14 GIUGNO (in streaming):

– dalle 9:00 alle 12:00 in streaming
Tavola Rotonda BUSINESS TRAVEL

– dalle 10:00 alle 13:00 in streaming
Tavola Rotonda ICT e COMMUNITY ICT PROCUREMENT BUYER

– dalle 15:00 alle 18:00 in streaming
Tavola Rotonda PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

– dalle 16:00 alle 19:00 in streaming
Tavola Rotonda MANIFATTURIERO EVOLUTO

– dalle 17:00 alle 18:30 in streaming
COMMUNITY WOMEN for PROCUREMENT

15 GIUGNO (in streaming):

– dalle 9:00 alle 12:00 in streaming
Tavola Rotonda CHIMICO FARMACEUTICO

– dalle 10:00 alle 13:00 in streaming
Tavola Rotonda ALIMENTARE & GDO

– dalle 15:00 alle 18:00 in streaming
Workshop MONITORAGGIO MERCATI MATERIALI

– dalle 16:00 alle 19:00 in streaming
Tavola Rotonda FACILITY MANAGEMENT

– dalle 17:00 alle 18:30 in streaming
COMMUNITY Q2P ADACI

16 GIUGNO (in streaming):

– dalle 9:00 alle 12:00 in streaming
DISCUSSION for PROCUREMENT FUTURE TOTALLY FREE of TOPICS

– dalle 10:00 alle 13:00 in streaming
Tavola Rotonda TECNOLOGIE LEAN e SMART WORKING

17 GIUGNO (in presenza – tavole rotonde parallele al mattino):

– dalle 10:00 alle 13:00 in presenza
TAVOLA ROTONDA GLOBAL RISK MANAGEMENT

– dalle 10:00 alle 13:00 in presenza
Tavola Rotonda SOSTENIBILITA’ e GREEN PURCHASING

– dalle 10:00 alle 13:00 in presenza
Tavola Rotonda INNOVAZIONE TECNOLOGICA

– dalle 10:00 alle 13:00 in presenza
Tavola Rotonda LOGISTICA INTEGRATA e TRASPORTI

– dalle 14:00 alle 15:00 in presenza
NETWORKING

– dalle 15:00 alle 18:30 in presenza
PLENARIA FUCINA

18 GIUGNO (in presenza)

– dalle 9:00 alle 12:00 in presenza
FUCINA COMMUNITY: Evoluzione professionale Buyer / Procurement Manager (Abilità, Conoscenze, Competenze)
Nelle tre parole REAGIRE, MODIFICARE e STABILIZZARE grazie alle soft skills del leadr: RESILIENZA, CREATIVITÀ e TENACIA al SERVIZIO

– dalle 12:00 alle 13:00 in presenza
ASSEMBLEA NAZIONALE ADACI
I partecipanti potranno visitare gli stand virtuali dei Fornitori/Sponsor attraverso un’innovativa piattaforma di coinvolgimento digitale che permetterà di visualizzare le proposte delle singole aziende espositrici (informazioni, immagini, video, brochure, ecc.) e di interagire con esse.

La partecipazione al Negotiorum Fucina dà diritto a:
Plenaria 5 crediti per il mantenimento dell’attestazione Q2P ADACI
Singola Tavola Rotonda 3 crediti per il mantenimento dell’attestazione Q2P ADACI
Oltre 2 Tavole Rotonde 12 crediti per il mantenimento dell’attestazione Q2P ADACI

SEDE DI RIFERIMENTO 17 e 18 giugno – Villa Fenaroli Palace Hotel – Via Giuseppe Mazzini, 14 – Rezzato (BS)

– BYinnovation è Media Partner ADACI Fucina

www.adaci.it

La Tradizione illuminata. SMARTEFFICIENCY per ILLUMINAZIONE. Deco Industrie, proprietaria di Scala, il marchio del settore iscritto nel Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, si è avvalsa della consulenza di SmartEfficiency per la riqualificazione illuminotecnica dei propri stabilimenti di Bagnacavallo (RA), Forlì (BO) e Zerbinate di Bondeno (FE). (altro…)

Rompere soffitto di cristallo e aumentare la presenza femminile nei ruoli di leadership. SumUp: dai bias inconsci del “mini-me” alla sindrome dell’impostore: insieme a Felizitas Lichtenberg (she/her), Global Head of Diversity and Inclusion, e Nastasia Neumann (she/her), Lead Talent Acquisition Partner, la fintech SumUp mette in evidenza le strategie da applicare nel processo di recruiting e nella comunicazione per rompere il “soffitto di cristallo” e dare più spazio alle donne nei ruoli di leadership.

Nel mondo del lavoro, per le donne è ancora evidente la difficoltà a rompere il “soffitto di cristallo”, a raggiungere cioè ruoli di rilievo all’interno della propria organizzazione lavorativa o sociale o ad affermare la parità dei diritti, a causa di barriere e discriminazioni sociali, culturali e anche psicologiche.

A confermarlo sono anzitutto i numeri: secondo un sondaggio IBM, ad esempio, su 2.300 organizzazioni mondiali meno di 2 ruoli di responsabilità su 10 (tra cui CEO, vicepresidenti, direttori e senior manager) sono ricoperti da donne e un’analisi condotta da Preply rivela che le donne rappresentano solo il 4,7% dei più importanti CEO a livello mondiale.

Per raggiungere un equilibrio di genere sul lavoro è necessario affrontare i pregiudizi inconsci – a partire dal processo di assunzione: secondo il Gender Insights Report di LinkedIn, nell’esaminare i candidati i recruiter hanno il 13% di probabilità in meno di cliccare e visualizzare il profilo di una donna quand’esso compare nelle ricerche. Eppure, nel momento in cui vengono esaminati, i profili delle donne risultano qualificati tanto quanto quelli maschili.

È necessario, quindi, che le aziende lavorino su più fronti per abbattere barriere, stereotipi e pregiudizi e per creare una cultura aziendale che valorizzi la diversità e all’interno della quale la donna non si senta in difetto.

A fare il punto sul tema è SumUp, fintech leader nel settore delle soluzioni digitali e cashless per le piccole imprese e sempre al fianco delle donne e imprenditrici di tutto il mondo.

Insieme a Felizitas Lichtenberg (she/her), sua Global Head of Diversity and Inclusion, e a Nastasia Neumann (she/her), sua Lead Talent Acquisition Partner, la fintech sta infatti portando avanti un percorso che mira a valorizzare i migliori talenti professionali e individuali e a creare una cultura aziendale in cui la partecipazione femminile nei ruoli di leadership venga supportata.
Anche grazie a questo lavoro continuo, SumUp può oggi vantare il 51% di donne tra i dipendenti dell’azienda; inoltre, nell’ultimo anno, la presenza femminile in ruoli executive è passata dal 17% al 25%; nel 2021, con l’impegno ad assumere il 30% di donne nei ruoli dirigenziali, Sumup ha raggiunto l’obiettivo del 48%. Si tratta di risultati particolarmente importanti considerando il settore i cui opera la fintech. Inoltre, proprio in questi giorni la Vicepresidentessa del Design di SumUp, Pamela Mead, ha ricevuto il riconoscimento come una delle 25 donne leader nella tecnologia finanziaria da parte del Financial Technology Report: entrata in SumUp nel 2019, Pamela lavora con il suo team mettendo al primo posto nella progettazione dei prodotti l’accessibilità, per creare soluzioni che siano efficaci, utili, ma soprattutto inclusive per tutti i commercianti.

Un esempio e un apprezzamento importante che dà ancora più forza a SumUp nel proseguire questa crescita e la dedizione per aumentare ulteriormente la presenza di donne in ruoli di leadership. “Per farlo – spiegano Felizitas Lichtenberg e Nastasia Neumannè necessario decostruire i bias inconsci (come, ad esempio, la sindrome del ‘mini-me’ o i cosiddetti in-group bias), radicati nella società e nelle persone, inclusi i recruiter e i responsabili delle assunzioni e delle Risorse Umane. È fondamentale aumentare la consapevolezza generale in merito ai pregiudizi e a come le micro-disuguaglianze possano manifestarsi in ogni contesto, così da migliorare le strategie di ricerca, attingendo talenti da diversi e nuovi network. Allo stesso tempo, bisogna supportare le donne affinché superino convinzioni autolimitanti e sovrastrutture (ad esempio la sindrome dell’impostore)“.

Un processo delicato che parte dalle strategie da applicare già in fase di recruiting e nella comunicazione interna all’azienda, e che, come spiega SumUp, è necessario per costruire una cultura aziendale sana, che garantisce il rispetto dei diritti di tutti e favorisce la crescita professionale dei singoli e dei team di lavoro.

Proprio con l’intento di ispirare altre aziende ad avere un approccio inclusivo e accogliente che valorizzi le figure femminili, Felizitas Lichtenberg, Nastasia Neumann e SumUp condividono quattro punti chiave che stanno sperimentando per migliorare giorno dopo giorno la crescita delle donne in azienda.

1 – Evitare i bias in fase di recruiting
La collaborazione tra il team Diversity & Inclusion e quello delle Risorse Umane è fondamentale: da una parte è necessario incoraggiare candidature al femminile anche attraverso annunci di lavoro inclusivi, dall’altra bisogna formare i recruiter e gli HR Manager affinché non svolgano i colloqui basandosi, anche inconsciamente, su bias e pregiudizi. Proprio per questo, ad esempio, SumUp sta adottando una strategia per la quale i colloqui vengono svolti attraverso diverse interviste: mettere insieme più opinioni su un candidato aiuta ad eliminare i bias inconsci che un singolo recruiter potrebbe avere e a far sì che si ottenga una visione il più oggettiva possibile. In particolare, per i ruoli “senior” si prevedono anche più interviste con numerosi stakeholder interni all’azienda.

2 – Eliminare la sindrome del “mini-me” (o in-group bias)
Un approccio al recruiting di questo tipo aiuta ad arginare la cosiddetta sindrome del “mini-me” (o i cosiddetti in-group bias), che porta referenti e dirigenti a favorire o cercare candidati che siano il più simili possibile a loro per età e genere, mentalità, esperienza nel settore, con cui condividono formazione scolastica e lavorativa, ma anche hobby. Tuttavia, creare un luogo di lavoro con individui troppo simili tra loro può essere controproducente: si rischierebbe soltanto di ottenere un team poco diversificato, mancante di innovazione e punti di vista differenti.

3 – La condivisione fa la forza contro la sindrome dell’impostore
Uno spazio di lavoro sicuro è un luogo all’interno del quale sentirsi liberi, a qualunque livello di seniority, di condividere i propri errori e di mostrarsi vulnerabili, senza per questo sentirsi giudicati.
Raccontare le proprie difficoltà può aiutare a sentirsi meno soli, ad esempio raccogliendo esperienze dirette da parte di colleghi che si trovano – o si sono trovati – ad affrontare situazioni analoghe. Nel caso delle donne, ad esempio, è comune la cosiddetta “Sindrome dell’Impostore”, una condizione psicologica per la quale un individuo arriva a dubitare delle proprie competenze e a non riuscire a riconoscere neanche i propri meriti. A causa di questa condizione, molti professionisti non raggiungono ruoli di leadership: temono, infatti, di non essere adeguati e di non poter pretendere o meritare aumenti e incarichi di responsabilità. In un contesto lavorativo aperto all’ascolto, invece, una persona può scoprire di non essere la sola a vivere questa specifica condizione e, grazie al supporto di colleghi e colleghe, superare questo “disturbo” e ritrovare la propria serenità e sicurezza sul lavoro.

“Nei momenti in cui ho dubbi o insicurezze mi ritrovo addirittura a pensare cosa farebbe un uomo al mio posto”, spiega Pamela Mead, Vicepresidentessa del Design di SumUp, portando la sua personale esperienza nel superare la sindrome dell’impostore. “Riesco a superare queste incertezze cambiando la mia modalità di pensiero e spostando invece l’attenzione sui miei punti di forza e su ciò che so fare meglio. In questo processo, aiuta molto la condivisione con amici e colleghi: è un modo per ricordare a me stessa tutto quello che sono riuscita a fare. Allo stesso tempo, quando altre persone si confidano con me raccontandomi i dubbi su loro stessi, consiglio di focalizzarsi sui punti di eccellenza e su quello che hanno raggiunto. L’aspetto più curioso – e che fa molto riflettere – è che spesso quando ci si mette in discussione ci si accorge che in realtà gli altri dall’esterno hanno una percezione completamente diversa: ad esempio, arrivano a farmi i complimenti per come ho gestito una presentazione o per la sicurezza mostrata. Per questo, il messaggio importante che vorrei dare è: la voce interiore è sempre molto critica, bisogna ascoltarla, ma non farsi mai sopraffare”.

4 – Promuovere il processo di Allyship
Per aumentare la presenza femminile nei ruoli di leadership – in azienda e anche più in generale nei team e nei settori tecnico e scientifico – servono educazione all’ascolto e sensibilizzazione su vari livelli. Questo serve a promuovere un processo di Allyship, in cui tutti siano coinvolti attivamente per l’inclusione e la crescita degli altri, eliminando le micro-iniquità quotidiane. Questo significa, ad esempio, sostenere anche situazioni che non ci riguardano direttamente, ma che sono importanti per altri membri del team, condividere le proprie esperienze e fare network anche attraverso workshop interni: un esempio è l’Inclusive Leadership Workshop, a cui ha partecipato oltre il 50% dei leader di SumUp e su cui vengono formati i nuovi membri dei team. Proprio per questo Nastasia Neumann, Lead Talent Acquisition Partner di SumUp, prenderà parte al FemTechConf Women in Tech Q1 Summit – dove condividerà con professioniste provenienti da numerose aziende internazionali la propria esperienza relativa alla sindrome dell’impostore, con l’intento di trovare spunti e soluzioni per affrontare collettivamente la questione.

SumUp è l’azienda leader a livello globale nella tecnologia finanziaria che ha l’obiettivo di creare un mondo in cui i piccoli commercianti possono avere successo facendo ciò che amano. SumUp supporta oltre 3,5 milioni di commercianti in più di 30 mercati in Europa, Stati Uniti e America Latina, con strumenti e servizi pensati e realizzati appositamente per micro e nano imprese. SumUp offre alle piccole imprese un toolkit completo per gestire e far crescere le loro attività. L’ampia suite di prodotti include terminali hardware proprietari, SumUp Conto Aziendale e SumUp Card, e-commerce, pagamenti a distanza, fatturazione e registratori di cassa per i punti vendita. Con l’intento di valorizzare il proprio successo per rendere il mondo un posto migliore, SumUp si è impegnata a donare l’1% dei futuri ricavi netti a cause ambientali.

www.sumup.it

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