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Economia Circolare: 200 nuove professioni. Il rapporto Randstad Research: il primo censimento aperto sulle professioni dell’economia circolare. Profili ibridi con competenze tecniche e trasversali in costante connessione tra loro. Urgente il rilancio del sistema di istruzione-formazione per ricoprire questi ruoli

“Designer circolare”,gestore della logistica inversa”, “esperto di blockchain per la sostenibilità”, “tecnico di gestione della filiera”, “carrellista digitale”, passando per l’imprenditore e per gli ingegneri gestionali che dovranno guidare le aziende nell’innovazione.
Sono oltre 200 (e in continua crescita) le nuove professioni dell’economia circolare, censite nella nuova indagine di Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso da Randstad, che ha realizzato il primo repertorio in questo ambito come strumento di orientamento per le aziende e lavoratori.

L’economia circolare è il paradigma chiave per una transizione alla sostenibilità ambientale e sociale, la sfida urgente e decisiva del post-Covid e di cui ormai sono sempre più consapevoli consumatori, imprese e gli operatori pubblici; è un paradigma in gran parte ancora da attuare, che punta a ridurre – fino ad eliminare – la produzione di scarti attraverso le innovazioni che ne consentano l’utilizzo e il riutilizzo.

Le professioni coinvolte richiedono un mix di conoscenze “ibride”, sia tecnico-scientifiche specifiche dell’ambito di riferimento, sia trasversali, come la capacità di fare squadra, l’apertura al cambiamento, la capacità di aggiornarsi continuamente e doti relazionali, in connessione costante con i contesti in cui operano. Ed evidenziano un ostacolo che va superato: l’insufficienza di persone adeguatamente preparate per ricoprire questi ruoli, con il rischio di esasperare nei prossimi anni la cronica difficoltà di reperimento di personale.

Le costellazioni rappresentano la metafora proposta da Randstad Research per disegnare le squadre che, in ogni ambito, devono affrontare gli aspetti specifici di questa sfida. Le nuove professioni ibride richiedono infatti una nuova organizzazione del lavoro.
Il modello fordista, entrato in crisi dagli anni ’90, viene definitivamente superato nella circolarità, perché la segmentazione delle mansioni lavorative fa posto al collegamento tra queste. È scorrendo le diverse connessioni che si evidenziano delle vere e proprie “costellazioni” di professioni che viaggiano vicine, rapportandosi tra di loro e permeandosi di conoscenze le une con le altre.

In questo senso, le competenze del curriculum di studi di ciascuna professione vanno integrate trasversalmente con quelle relative ai temi della circolarità e della sostenibilità, ed in secondo luogo con le conoscenze che permettono di rapportarsi con i “compagni di viaggio”.
Nel repertorio aperto delle professioni dell’economia circolare, Randstad Research ha rappresentato 15 costellazioni, a cominciare per esempio da quella dell’agricoltura: per ogni professione viene segnalata la costellazione di riferimento, poi le professioni e le costellazioni con le quali si ibrida. Ogni costellazione è costituita da professioni centrali, professioni specialistiche (presenti solo in alcuni tipi specifici di aziende) e professioni emergenti trasversali.

“È necessario sostenere lo sviluppo dell’economia circolare evitando ‘colli di bottiglia’ nelle risorse umane – avverte Daniele Fano, Coordinatore del comitato scientifico di Randstad Research -. Nei prossimi mesi, in cui l’Italia sarà impegnata nella transizione sostenibile, è destinato ad aggravarsi il problema del “matching”, la difficoltà a riempire i posti vacanti che già oggi ci affligge. Il nostro sistema formativo deve attrezzarsi rapidamente per formare il capitale umano che nei prossimi anni dovrà programmare, realizzare e gestire tecnologie e servizi dell’economia circolare. ll PNRR, con la forte spinta agli ITS, come quelli erogati dalla Fondazione Tech Talent Factory di cui fa parte Randstad, può essere l’occasione per rilanciare tutti i percorsi tecnico-professionali di cui c’è urgente bisogno. Ma è necessario moltiplicare l’accesso dei giovani agli ITS, insieme a un ampio piano ‘shock’ per la formazione e l’istruzione, dalla scuola materna alla formazione continua”.

Le competenze dell’economia circolare
L’economia circolare richiede nuove professioni o la re-invenzione di professioni tradizionali. Innanzitutto, nel settore manifatturiero del riciclo (che conta in Italia 93.00 occupati), ma anche in molti altri. Ha bisogno di designer dei cicli di produzione e consumo, di imprenditori e di ingegneri gestionali che diano senso a questi processi, di operatori a tutti livelli chiamati a separare e ricombinare i prodotti e di molte professioni attigue, a seconda dell’innovazione introdotta.
Dall’analisi delle competenze richieste, nelle oltre 200 professioni individuate, sono fondamentali principalmente le conoscenze tecnico-scientifiche, lo spirito di progettazione, l’attitudine al cambiamento, la capacità di gestione e di controllo, la conoscenza delle norme, la vocazione alla comunicazione e al coordinamento. E poi ci sono le competenze trasversali che variano a seconda della professione. Sono ricorrenti soprattutto la capacità di lavorare in squadra, di capire i trend emergenti, la flessibilità, la capacità di rapportarsi con persone interne ed esterne. Sono profili “ibridi” che richiedono conoscenze più ricche del comune e una maggiore capacità di mettersi “in connessione” con altre professioni.

Randstad Research Italia (RRI) è un centro di ricerca del gruppo Randstad, nato all’inizio del 2019. L’Istituto sorge da una serie di constatazioni rivolte all’attuale mondo del lavoro. Si tratta di una realtà indipendente con un Comitato scientifico composto da studiosi ed esperti di lavoro e formazione.
Randstad Research Italia divulga le proprie ricerche con cadenza annuale, trimestrale e mensile, attraverso paper, note e contributi occasionali di ricerca.
Gli aspetti oggetto di indagine sono suddivisi in un’area core, rappresentata dall’analisi delle professioni richieste per il futuro, più alcune aree satellite, composte da focus settoriali, partnership e dalla valorizzazione di ricerche e notizie di terzi a cui si desidera fornire visibilità.

www.randstad.it

report

Inconsapevolezza crisi climatica: ricerca Epson: allarmante il divario tra percezione del clima e realtà dell’emergenza. Un sondaggio di Epson rivela un allarmante divario in merito alla percezione della reale situazione climatica: il 46% delle persone crede che eviterà la crisi climatica nel corso della propria vita

Anticipando il vertice COP26, in programma a Glasgow (Scozia) in novembre, Epson annuncia i risultati del suo Climate Reality Barometer (Barometro sulla Realtà Climatica).
Il sondaggio raccoglie esperienze e percezioni globali sui cambiamenti climatici: hanno partecipato 15.264 persone da 15 Paesi (1), tra cui l’Italia. La ricerca di Epson scopre un divario potenzialmente pericoloso tra la realtà climatica e la comprensione dei suoi effetti catastrofici.
L’obiettivo dell’Epson Climate Reality Barometer, pensato per inquadrare il dibattito in occasione del COP26, è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto dei cambiamenti climatici, influenzare decisioni aziendali importanti e informare meglio i decisori.

Il divario con la realtà: c’è ottimismo nonostante le evidenze
Quando sono state poste domande sulla capacita` del genere umano di evitare una crisi climatica nel corso della loro vita, quasi la metà degli intervistati (46%) ha affermato di essere “molto” o “abbastanza” ottimista. Questo dato supera in modo significativo il 27% di coloro che si dichiarano molto o abbastanza pessimisti.
Il quadro europeo (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) suggerisce una visione più equilibrata.
In Europa l’ottimismo generale sulla capacità di evitare una crisi climatica scende al 39%, rispetto al pessimismo che sale al 33%. Mentre i francesi sono i più ottimisti (42%) e gli spagnoli si rivelano i più pessimisti (39%), il 38,8% degli italiani si dichiara ottimista contro un 34,1% che afferma di essere pessimista.
Nel complesso, i motivi più comuni a sostegno di questo ottimismo sono la crescente consapevolezza dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici (32%), la capacità della scienza e della tecnologia di fornire soluzioni (28%) e la transizione verso le energie rinnovabili (19%).

In termini globali, il 5% degli intervistati ritiene che non vi sia affatto un’emergenza climatica, con la Germania (7%) e il Regno Unito (6%) in cima all’elenco dei negazionisti climatici europei.

Per quanto riguarda l’Italia, gli ottimisti sono guidati soprattutto dalla convinzione che le persone sono più consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (32,9%) e che scienza e tecnologia permetteranno di risolvere i problemi (26,9%) oltre che dalla ricaduta positiva che avrà la riduzione nell’uso di combustibili fossili come il carbone a favore di fonti rinnovabili come l’energia eolica (23,3%).
I pessimisti sono invece guidati principalmente dalla convinzione che le persone non sono consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (52,2%), dalla sensazione che c’è una mancanza di azioni da parte del governo (23,1%) e dall’idea che il passaggio a fonti di energia rinnovabile non sarà abbastanza veloce (14,8%).

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) indica che ci vorranno millenni per invertire alcuni cambiamenti climatici causati dall’uomo (2) e, data una serie di eventi – tra cui la massima temperatura europea fatta registrare (3) in Italia, gli incendi boschivi in Francia e Spagna (4) e le alluvioni (5) in Germania – i risultati del Barometer suggeriscono un trionfo dell’ottimismo in rapporto alle evidenze e un pericoloso divario rispetto alla reale situazione climatica.

Henning Ohlsson, Director of Sustainability, Epson Europe, ha dichiarato: “L’emergenza climatica è davanti agli occhi di tutti ed è davvero preoccupante che così tante persone non ne riconoscano l’esistenza, o addirittura la neghino. E’ un campanello d’allarme per tutti, governi, aziende e singoli cittadini, affinchè tutti collaborino in modo che il vertice COP26 prenda le decisioni e ispiri le azioni necessarie per mitigare i cambiamenti climatici”.

Fare i conti con la realtà: la comprensione di fronte all’azione
Il Barometer suggerisce che l’ottimismo può essere il risultato di un’incapacità di riconoscere i cambiamenti climatici e, pertanto, di comprenderne la portata.
Oltre tre quarti degli intervistati (77%) vedono un collegamento tra i cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature globali, le condizioni meteorologiche estreme (74%) e gli incendi boschivi (73%). Al contrario, la consapevolezza scende a poco più della metà per eventi come le carestie (57%), le migrazioni di massa (55%) e le epidemie di insetti (51%). In Europa il clima nazionale sembra essere rilevante, con la Germania che fa registrare il 73% di consapevolezza delle temperature piu` elevate, mentre (forse comprensibilmente) questo dato sale all’84% in Italia.
Molti ritengono che la responsabilità di affrontare l’emergenza ricada su stati e industrie. Tra gli intervistati, più di uno su quattro (27%) identifica i governi e il 18% le aziende come “più responsabili”. Quasi il 18% riconosce la responsabilità personale. Un dato incoraggiante è che il maggior numero di intervistati identifica la responsabilità come collettiva (31%).

In Italia il Barometer mostra che i principali tre eventi maggiormente associati al cambiamento climatico sono: le temperature più alte (83,8%), la riduzione delle calotte glaciali (81,1%) e la maggiore siccità (80,8%); i meno riconosciuti sono invece: le migrazioni di massa (49,8%), le epidemie di insetti (51,7%) e le carestie (55,8%).
Anche se diverse persone sono disposte a modificare il proprio stile di vita per affrontare la crisi, alcune non prendono l’iniziativa. Il Barometer mostra che: il 65% e` d’accordo a ridurre i viaggi di lavoro e di piacere (già la fa o ha in programma di farlo), ma solo il 40% lo ha fatto; il 68% concorda di passare ai veicoli elettrici, ma solo il 16% lo ha fatto; e il 58% concorda di adottare una dieta vegetariana, ma solo il 27% lo ha fatto. Se si considerano scelte relativamente semplici, come evitare marchi non sostenibili, anche se il 63% e` d’accordo, solo il 29% ha già cambiato le proprie abitudini di acquisto.

La realtà per le aziende: il momento di agire è adesso
Il Climate Reality Barometer suggerisce che, per molti, la crisi climatica rimane qualcosa che non li interessa direttamente.
Poichè il sondaggio rivela che solo il 14% degli intervistati riconosce le maggiori responsabilità di affrontare l’emergenza climatica da parte delle grandi aziende e solo il 3% pensa siano invece delle piccole imprese (meno del 5% dei negazionisti dei cambiamenti climatici), suggerisce anche che tutte le aziende, a prescindere dalle dimensioni, devono iniziare a svolgere un ruolo più importante.
Le aziende possono offrire alle altre imprese e ai consumatori soluzioni sostenibili a supporto delle innovazioni. Epson, ad esempio, ha sviluppato iniziative volte a ridurre l’impatto ambientale da parte dei clienti attraverso l’uso di tecnologie di stampa a freddo ad alta efficienza energetica; e la Ricerca e Sviluppo della società sta lavorando sulle tecnologie ambientali, come materiali di derivazione naturale (non plastici).
Oltre all’innovazione di prodotti e materiali, le aziende possono fare una grande differenza promuovendo e dimostrando responsabilità in merito al climatica. Epson si e` prefissata l’obiettivo di passare al 100% di elettricità rinnovabile e si è impegnata in iniziative come il progetto RE100 per le energie rinnovabili. Inoltre, ha lavorato per chiudere il “ciclo di risorse” promuovendo, ad esempio, il ricondizionamento e il riutilizzo dei prodotti; e ha sottoscritto partnership ad alto impatto, come quella il con National Geographic per proteggere il permafrost (6)
In Europa, la Spagna pone la massima enfasi sulla responsabilità del governo (31%). Il Regno Unito registra il dato più basso per la responsabilita` aziendale (16%) e la Germania il più elevato (27%). Gli intervistati francesi riportano il più alto senso di responsabilità personale (23%), mentre il più basso e` stato registrato in Germania (11%). Il Regno Unito e` al primo posto nella classifica europea di chi crede nella responsabilità collettiva (34%); l’Italia, invece, e` all’ultimo posto (23,6%).
Yasunori Ogawa, presidente di Epson, ha commentato: “La scoperta del divario in merito alla reale situazione sul clima dimostra che la consapevolezza, unita all’azione, sara` fondamentale per affrontare l’emergenza. L’obiettivo di Epson e` farsi portavoce di questa consapevolezza e offrire le tecnologie necessarie, sia per la nostra azienda che per le altre aziende e i consumatori, per apportare cambiamenti drastici. La sostenibilità è fondamentale per il nostro business plan ed e` supportata da risorse significative, perche? anche se sappiamo che c’e` ancora molta strada da fare, crediamo di poter costruire un futuro migliore”.

(1) I partecipanti del Barometer erano residenti in Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti e Taiwan.
(2) https://www.ipcc.ch/2021/08/09/ar6-wg1-20210809-pr/
(3) https://www.meteoweb.eu/2021/08/caldo-senza-precedenti-49c-a-siracusa-nuovo-record-italiano-ed-europeo/1713361/
(4) https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-08-17/wildfires-burn-in-france-and-spain-after-heatwaves
(5) https://edition.cnn.com/2021/08/23/europe/germany-floods-belgium-climate-change-intl/index.html
(6) https://www.epson.it/insights/article/in-collaborazione-con-la-national-geographic-society-epson-presenta-la-campagna-turn-down-the-heat

Gruppo Epson
Epson è leader mondiale nel settore tecnologico e si impegna a cooperare per generare sostenibilità e per contribuire in modo positivo alle comunità facendo leva sulle proprie tecnologie efficienti, compatte e di precisione e sulle tecnologie digitali per mettere in contatto persone, cose e informazioni.
L’azienda si concentra sullo sviluppo di soluzioni utili alla società attraverso innovazioni nella stampa a casa e in ufficio, nella stampa commerciale e industriale, nella produzione, nella grafica e nello stile di vita. Entro il 2050 Epson diventerà carbon-negative ed eliminerà l’uso di risorse naturali esauribili quali petrolio e metallo.
Guidato da Seiko Epson Corporation con sede in Giappone, il Gruppo Epson genera un fatturato annuo di circa 1.000 miliardi di Yen (circa 7,5 miliardi di euro).

www.global.epson.com

Epson Environmental Vision 2050

Retail alliances vital for consumers. Commenting on the creation of the new Epic Partners retail alliance, EuroCommerce Director-General Christian Verschueren said: “This new development demonstrates the important role retail alliances play in supporting competition and providing better prices and more choice to consumers. The efficiencies and synergies in sourcing in the EU single market can help balance the significant market power of multinational brand suppliers who operate across the globe. As we have seen recently, these large manufacturers are again piling on pressure, sometimes even collectively, for unreasonable price increases. Alliances are consumers’ best allies at a time when many families are still feeling the impact of the COVID pandemic. These alliances help address the impact of manufacturers’ active fragmentation of the single market, which is costing consumers at least €14 billion a year.”

The new alliance will negotiate contractual arrangements for complementary international services and marketing activities with the largest international brand manufacturers, with a focus on packaged processed products.
Vegetables, fruits and unprocessed foods are not part of these activities, and the alliance will have no dealings with SME suppliers or farmers.
The Commission has on numerous occasions recognised the pro-competitive role that retail alliances play within the strict boundaries set in competition rules, including a recent report by the European’s Joint Research Centre which underlined their positive role in increasing consumer welfare.

A few facts to provide context behind retail alliances:
– Europe’s retailers and wholesalers operate in a limited number of countries, with high fixed costs and low and decreasing net margins, typically around 1-3%. The global manufacturers seeking to undermine the role of alliances, on the other hand, still enjoy net margins of 15-30% – ten times those of retailers – and their margins continue to increase.
– Individually, retailers’ purchases from a global brand supplier make up no more than a tiny fraction of that large brand’s global sales (normally well below 5%).
– In many product categories, an individual manufacturer holds a significant position on the relevant market, and this should be the criterion for judging relative bargaining power.
– The imbalance in negotiating power is directly reflected in large manufacturers’ repeated and unreasonable demands to retailers for often double-digit price increases, and the suspension of deliveries if these demands are not met, along with restrictions on the free movement of goods. The Commission is currently conducting investigations of abuse of market power and breach of other competition rules by a number of manufacturers in relation to retailers and distribution.
– The new Epic Partners alliance brings together Edeka (Germany), ICA (Sweden), Jeronimo Martins (Portugal), Magnit (Russia), Migros (Switzerland) and Picnic (Netherlands). The partners involved are represented with their stores in a total of 10 European countries.

EuroCommerce is the principal European organisation representing the retail and wholesale sector. It embraces national associations in 28 countries and 5 million companies, both leading global players such as Carrefour, Ikea, Metro and Tesco, and many small businesses. Retail and wholesale is the link between producers and consumers.
Over a billion times a day, retailers and wholesalers distribute goods and provide an essential service to millions of business and individual customers. The sector generates 1 in 7 jobs, offering a varied career to 26 million Europeans, many of them young people. It also supports millions of further jobs throughout the supply chain, from small local suppliers to international businesses. EuroCommerce is the recognised European social partner for the retail and wholesale sector.

ph. © Enrico Rainero

www.eurocommerce.eu

Le professioni del Recovery Plan: i sei lavori del futuro secondo Feltrinelli Education. Il Recovery Plan creerà 90mila posti di lavoro destinati ai giovani entro il 2023 su 750mila/1 milione di posizioni complessive.
Un’opportunità enorme da cogliere per risollevare un Paese alle prese con una delle peggiori crisi economiche della storia. Digitalizzazione, innovazione e sostenibilità sono le tre parole chiave da cui partire per effettuare un’analisi del fabbisogno che il mercato del lavoro esprimerà nei prossimi anni

Tra fine luglio e inizio agosto l’Unione europea ha erogato all’Italia 25 miliardi di euro sui 209 totali previsti dal nostro Pnrr.
Secondo le stime del Consiglio Nazionale dei Giovani (Cng), organo consultivo della Presidenza del Consiglio, il Recovery creerà 90mila posti di lavoro destinati ai giovani entro il 2023 su 750mila/1 milione di posizioni complessive.

Per cogliere al meglio la possibilità di trovare lavoro, Feltrinelli Education, piattaforma ibrida di cultura e formazione, ha identificato 6 professioni che saranno sempre più importanti nella nostra società: Manager della transizione digitale, Manager della sostenibilità, Esperti di Cyber Security, Ingegnere energetico, Data Scientist e Educatore ambientale.

La base di partenza non è incoraggiante
Il Rapporto 2021 sul lavoro sostenibile elaborato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, in collaborazione con CRISP – Centro di Ricerca – Università di Milano Bicocca, segnala alcuni limiti storici che caratterizzano il nostro Paese. Dal 2011 al 2020, il tasso d’occupazione italiano è salito solo dell’1,3% passando dal 56,8% al 58,1%. Nel 2020 solo 2 lavoratori su 100 hanno cambiato lavoro, contro i 3 di Francia e Spagna e i 5 della Danimarca. Ma a preoccupare gli addetti ai lavori è soprattutto il dato sui Neet: nel nostro Paese il 23,3% dei giovani non studia e non lavora, quasi il doppio rispetto alla media europea (13,7%) e un dato molto superiore a quello registrato in Germania (8,6%), Francia (14%) e Spagna (17,3%).
In questo contesto però, ci sono anche delle buone notizie: secondo lo stesso report, nonostante le difficoltà e la crisi innescata dalla pandemia, le aziende guardano al futuro con fiducia, ricominciando finalmente ad assumere. Sono state circa 560 mila le offerte di lavoro aperte nei primi sei mesi del 2021 e anche nei prossimi mesi le opportunità non mancheranno. Il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal, prevede infatti 1,3 milioni di assunzioni nel trimestre luglio-settembre.

Digitalizzazione, innovazione e sostenibilità sono le tre parole chiave da cui partire per effettuare un’analisi del fabbisogno che il mercato del lavoro esprimerà nei prossimi anni.

Ecco 6 professioni su cui puntare in futuro:
– Manager della transizione digitale: la pubblica amministrazione italiana avrà bisogno di una vera rivoluzione allo scopo di diventare più innovativa e digitale. Per coordinare l’enorme lavoro da fare saranno necessari dei profili professionali in grado di far dialogare i diversi comparti e creare una PA in grado di garantire ai cittadini elevati standard tecnici, digitali e qualitativi. Il compito sarà affidato ai manager della transizione digitale.
– Manager della sostenibilità: altra figura manageriale fortemente richiesta per gestire la transizione energetica ed ecologica che l’Italia ha promesso a Bruxelles sarà quello che in inglese viene definita Chief Sustainability Officer. Si tratta di un profilo dirigenziale chiamato a gestire le politiche ambientali di piccole e grandi imprese, assicurando il rispetto degli standard ambientali stabiliti dal Governo e la conseguente riduzione dell’impatto ambientale dell’azienda. Suo anche il compito di stabilire e promuovere le strategie di sostenibilità.
– Esperti di Cyber Security: difendersi dagli attacchi informatici diventerà fondamentale per qualsiasi azienda, pubblica o privata che sia. La Cyber security è centrale nelle agende di ogni ente e di ogni governo e, per questo motivo, sarà sempre più elevata la domanda di tecnici specializzati in grado di individuare i potenziali rischi e proteggere i sistemi da incursioni esterne.
– Ingegnere energetico: sarà colui o colei che avrà il compito di progettare e gestire gli impianti, creando strutture e meccanismi in grado di abbattere al minimo l’impatto ambientale e l’utilizzo di risorse. Ricercatissimo in ambito industriale, civile, agricolo e dei trasporti.
– Data Scientist: tra le professioni più ricercate nel prossimo futuro un posto d’onore lo meritano senza dubbio i Data Scientist, esperti in grado di gestire e analizzare l’enorme quantità di dati strutturati e non strutturati esistente, ricavandone informazioni utili agli obiettivi di aziende e organizzazioni.
– Educatore ambientale: un docente che, nell’ambito dei percorsi di formazione o scolastici, insegna a rispettare l’ambiente, promuovendo un consumo sostenibile.

Il corso Recovery plan e la cultura: sfide e opportunità, tenuto da Francesco Saraceno e Alessio Vaccaro per Feltrinelli Education, piattaforma ibrida di cultura e formazione, approfondisce il tema del Piano Nazionale di Ripresa Resilienza (PNRR). Un percorso a tappe per comprendere la portata complessiva del piano, le sue ricadute pratiche sull’economia e le opportunità per operatori economici e sociali, ponendo attenzione alla trasformazione delle politiche europee e il Recovery Fund che del progetto Next Generation EU rappresenta una parte fondamentale con un’analisi della sua genesi, le sue caratteristiche, il suo funzionamento e l’impatto potenziale sull’Italia e la nostra economia.
Il corso si compone di 2 lezioni teoriche in live streaming, dalla durata di 90 minuti ciascuna e un workshop di 2 ore sugli aspetti pratici del Recovery Fund è a numero chiuso e le iscrizioni sono già aperte. Le lezioni inizieranno in data martedì 05 ottobre 2021 e termineranno martedì 26 ottobre 2021.

Con i suoi corsi live e on demand e i suoi laboratori Feltrinelli Education risponde alle esigenze della digital transformation, innova il senso stesso del libro, e propone momenti di cultura e intrattenimento aprendo le vie ad un nuovo modo di fare scuola.

Feltrinelli Education è una piattaforma ibrida di cultura e formazione. Attraverso cinque tipologie di prodotto – Corso intensivo, Corso breve, Laboratorio, Corsi On Demand e Lezioni d’Autore -; altrettante Aree Tematiche – Economia & Marketing, Comunicazione & Creatività, Digital Change, Formazione ed Educazione, Soft Skill – e la messa a disposizione del capitale culturale di nomi autorevoli nelle arti e nei mestieri – da Umberto Galimberti a Oliviero Toscani, passando per Marco Damilano, Massimo Polidoro, Concita De Gregorio, Massimo Recalcati, Francesca Bria, per citarne alcuni, l’offerta formativa di Feltrinelli offre un catalogo totale di circa 60 prodotti (in continuo aggiornamento), tra videolezioni, esercitazioni on demand e in live streaming, interamente disponibili al seguente link:

www.feltrinellieducation.it

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Ridurre CO2 in produzione. Seco dispone già di metodi ben consolidati per l’analisi del ciclo di vita dei propri prodotti e per la mappatura dei processi di produzione nell’ambito dell’obiettivo di ridurre l’impatto dell’azienda sul cambiamento climatico. Il passo successivo è quello di offrire anche ai clienti l’opportunità di ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica.

La sostenibilità è una delle aree di interesse strategico per Seco e l’azienda ha obiettivi ambiziosi e piani ben definiti per contribuire a fermare il cambiamento climatico in conformità con gli obiettivi globali dell’ONU.
L’azienda utilizza strumenti di calcolo stabiliti per segnalare le emissioni di gas serra dalla propria produzione. Come passo successivo, Seco sta sviluppando sistemi che consentiranno ai propri clienti di ottimizzare l’uso dei prodotti Seco e quindi di ridurre l’impatto sul clima.

“Quando le aziende analizzano il loro impatto sul clima, in genere si basano sulle analisi del ciclo di vita tradizionale dei propri prodotti e della fabbricazione. Tuttavia, il 70% dell’impatto dei nostri utensili sul clima avviene nella fase di utilizzo. È possibile ottenere risultati significativi aiutando i nostri clienti a ottimizzare l’uso dei nostri utensili”, afferma Ted Forslund, Global Sustainability Coordinator di Seco.

Seco e il suo reparto di ricerca e sviluppo stanno sviluppando modelli matematici che possono essere utilizzati per calcolare le emissioni di anidride carbonica dei clienti nella fase di utilizzo. Il modello prende in considerazione l’intero ciclo di vita di un utensile, incluso il consumo energetico e l’uso del refrigerante nei processi di produzione del cliente.
A sua volta, ciò aiuta i clienti a ottimizzare i loro processi e a ridurre l’impatto sul clima.

“Facendo le scelte giuste, utilizzando i parametri di taglio corretti ed evitando ottimizzazioni insufficienti nella produzione di singole parti, i clienti sono in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 20%. L’idea è trovare il modo ottimale per produrre un pezzo modificando diversi parametri”, ha affermato Sören Hägglund, PhD e R&D Expert Cutting Data di Seco.

A tale scopo, il reparto di ricerca e sviluppo di Seco ha sviluppato un software che può essere utilizzato per simulare vari processi di produzione e provare diverse alternative per la produzione di un componente, come la scelta di metodo di lavorazione, macchina, strategia e utensile.

“Ad esempio, è possibile vedere se si sta utilizzando una macchina o un utensile al suo pieno potenziale durante un particolare processo di produzione. Se si nota che non viene utilizzato il pieno potenziale di una macchina o di un utensile, potrebbe essere utile scegliere altre opzioni per ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica”, afferma Daniel Johansson, PhD e Senior R&D Professional presso Seco.

I clienti possono facilmente capire come ridurre le emissioni di anidride carbonica
Secondo Daniel Johansson, anche questo è un aspetto che molti clienti hanno richiesto. “La domanda di una produzione sostenibile è molto elevata, ma questa soluzione potrebbe non essere stata compresa da molti nel settore della lavorazione”, afferma. “Ciò che rende unica la nostra soluzione è che oltre a poter vedere i nostri prodotti, possiamo anche includere i processi dei clienti e offrire loro l’opportunità di ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica della loro produzione. Per utilizzare un termine preso in prestito dall’industria automobilistica, offriamo il cosiddetto pulsante Eco”.

Oltre alle questioni legate alla sostenibilità, questo lavoro è in linea con l’ambizione di Seco di restare all’avanguardia nelle soluzioni digitali.

“Nel reparto di ricerca e sviluppo ci concentriamo molto sullo sviluppo di tecnologie che possono essere utilizzate in futuro e che possono essere la base per altre soluzioni digitali. Al momento, la nostra soluzione non è disponibile per applicazioni pubbliche, ma a lungo termine potremmo prevedere di offrire un’interfaccia per uso esterno”, conclude Sören Hägglund.

Con sede a Fagersta, in Svezia, e presente in oltre 75 Paesi, Seco Tools è un fornitore globale di soluzioni per lavorazioni ad asportazione di truciolo di fresatura, tornitura, lavorazione fori, filettatura e sistemi di utensili.
Seco Tools aiuta i propri clienti a superare la più grande sfida dell’industria metalmeccanica, la crescente carenza di competenze, grazie corsi di formazione tecnica specifici e dedicati.
Lo scopo aziendale è rendere la produzione rapida, facile e sostenibile.

Il grafico a barre mostra il potenziale di riduzione delle emissioni di CO2 nelle operazioni di lavorazione. Il modello include le emissioni di anidride carbonica della macchina, degli utensili, del refrigerante e del consumo di elettricità.

www.secotools.com

Agevolazioni Aziende Energivore. Le aziende energivore possono usufruire di un risparmio fino a 40€/MWh sugli oneri di sistema applicati ai consumi di energia elettrica. Dal 30 Settembre affianchiamo le aziende a forte consumo di energia nella nuova finestra temporale per la presentazione alla CSEA delle dichiarazioni per l’ammissione alle agevolazioni per l’anno 2022.

 (altro…)

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Cachemire rigenerato, una nuova linea di filati etici e sostenibili: Endless | Lineapiù Cachemire. Lineapiù Italia, azienda toscana leader nella produzione di filati, presenta una nuova linea di filati in cachemire rigenerato certificati GRS e proveniente da una filiera responsabile. Una storia di rispetto del pianeta e di eleganza senza tempo, per restituire al mondo della moda una gamma di filati di alta qualità.

Un progetto per avviare le fibre di cachemire a una seconda vita, perché possano essere l’inizio di una nuova storia. Endless | Lineapiù Cachemire è la nuova linea di filati in cachemire rigenerato di Lineapiù Italia, azienda leader nella produzione di filati, che con la sua capacità creativa e manifatturiera ha cambiato il profilo stesso della maglieria, nata da un filiera responsabile. Per offrire uno sguardo nuovo sulla più nobile delle fibre e interpretare i bisogni di questa epoca con un tempo nuovo, circolare, etico, sostenibile e rispettoso del pianeta.

Un nuovo modello di produzione per un mercato importante, che consentirà di continuare a vestire il cachemire senza depauperare l’ambiente, visto che il cachemire vergine è un materiale nobile, ma ad alto impatto ambientale.
I filati in cachemire riciclato di Lineapiù Italia sono certificati GRS (Global Recycle Standard): il più importante standard internazionale per la produzione sostenibile di indumenti e prodotti tessili realizzati con materiali da riciclo.

Endless | Lineapiù Cachemire è la linea di continuità di un percorso senza fine – infinito – nel quale la materia si rigenera, dando vita a un prodotto nuovo. Lineapiù Italia attribuisce una dimensione etica alla qualità tecnica ed estetica del cachemire, restituendo al mondo della moda una gamma di filati di origine rigenerata, di alta qualità.

“È importante che le nostre scelte siano ogni giorno di più indirizzate verso uno sviluppo responsabile e consapevole” afferma Alessandro Bastagli, Presidente di Lineapiù Italia “Endless | Lineapiù Cachemire è una scelta di campo, una filosofia produttiva: quella della circolarità, pensata per preservare il pianeta e ridurre l’impronta ambientale dei processi tessili. Rendendo moderno il gesto più antico: recuperare, raccogliere, riutilizzare”.

Il cachemire è la più celebre delle fibre nobili
Frutto del millenario rapporto tra l’uomo e la Capra hircus, conserva il fascino delle terre di mezzo, della Mongolia, degli altipiani del Tibet, delle vie dei commerci che gli uomini attraversano dall’alba dei tempi. Una fibra dalla mano morbida, otto volte più calda della lana comune, antistatica e igroscopica: termoregolatrice per eccellenza, piacevole al tatto e bella allo sguardo.

I filati in cachemire riciclato GRS di Lineapiù Italia sono frutto della ricerca tecnica dei laboratori dell’azienda e dello sviluppo di una nuova filiera produttiva nella raccolta, selezione e trattamento della “materia seconda”: per un futuro migliore, nel rispetto dell’ambiente. Il recupero del cachemire può contribuire ad abbassare l’impatto ambientale generato dall’utilizzo della materia vergine. Inoltre, l’impiego di materiali già tinti, che in fase di riciclo vengono divisi e lavorati per nuances, permette un minor utilizzo di coloranti e, conseguentemente, un minor consumo di energia e acqua.

La nuova linea propone costruzioni classiche, con una palette di colori composta da 35 sfumature: con gli intramontabili e fondamentali toni naturali a dominare la gamma cromatica e una serie di proposte dal sapore contemporaneo rivolta a intercettare le tendenze moda. Per raccontare una storia di eleganza senza tempo, arricchita da preziose visioni di stile, caratteristiche dello spirito di Lineapiù Italia.

www.lineapiu.com

Cattura e uso CO2 acciaierie. Con FReSMe emissioni di CO2 delle acciaierie ridotte di oltre il 60%. Obiettivo del progetto, concluso dopo quattro anni di lavoro, era riciclare l’anidride carbonica e convertirla in metanolo

Produrre metanolo partendo da anidride carbonica e idrogeno contenuti nei gas residui della produzione di acciaio. È questo l’obiettivo del progetto FReSMe (From Residual Steel gases to Methanol), finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 e da poco conclusosi dopo quattro anni di lavoro. Secondo le stime dei ricercatori, grazie al sistema messo in atto dal progetto FReSMe le emissioni di anidride carbonica nelle acciaierie italiane potrebbero essere ridotte del 61% rispetto alla situazione attuale, valore molto più elevato se comparato a quello che si potrebbe ottenere con tecnologie di cattura della CO2 convenzionali.

Il processo messo in atto da FReSMe si basa sul sistema SEWGS (Sorption Enhanced Water-Gas Shift) che, partendo dai gas di acciaieria, produce due correnti ricche in anidride carbonica e idrogeno. L’idrogeno prodotto è in parte usato nell’acciaieria stessa come combustibile, in parte utilizzato per produrre energia elettrica e in parte trasformato in metanolo. L’anidride carbonica catturata è parzialmente utilizzata per la produzione di metanolo mentre l’eccesso è accumulato nel sottosuolo. Infine, un elettrolizzatore è stato integrato nel sistema per aumentare la produzione di metanolo.

Il ruolo del Politecnico di Milano è stato quello di identificare la configurazione ottimale di impianto, considerate le molteplici possibilità di utilizzo dell’idrogeno (utilizzo in acciaieria, produzione di energia elettrica o metanolo) tramite una dettagliata analisi tecnico-economica dell’intero sistema. Tale analisi si poneva come obiettivo quello di ottimizzare l’impianto dal punto di vista energetico, ambientale ed economico. Nello specifico sono state analizzate varie configurazioni impiantistiche caratterizzate da diversi volumi di metanolo prodotto e diverse soluzioni per il recupero del calore disponibile nel processo nonché diverse quantità di idrogeno prodotto dall’elettrolizzatore. I risultati hanno dimostrato che il processo può ridurre significativamente le emissioni di anidride carbonica correlate al processo di produzione dell’acciaio.

“Nel corso del progetto abbiamo anche svolto un’analisi tecnico-economica finalizzata a ottimizzare il processo FReSMe in termini di volume di produzione di metanolo e configurazione impiantistica considerando quattro capacità produttive di metanolo (300, 600, 900 e 1200 t/giorno)”, afferma il professor Giampaolo Manzolini, referente del Politecnico di Milano per il progetto. “I risultati hanno mostrato che la configurazione ottimale con una tassa sulle emissioni di anidride carbonica minore di 60 €/t e un prezzo di vendita del metanolo nel range 350-450 €/t, è caratterizzata da una produzione di 600 t/giorno: quindi utilizzando metà dei gas di acciaieria per produrre metanolo e metà per soddisfare i bisogni dell’acciaieria stessa. In generale, il costo della CO2 evitata è inferiore a 20 €/tCO2, che è competitivo dal punto di vista economico e il sistema FReSMe in tale configurazione permette una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 61%, valore molto più elevato rispetto a quello che si potrebbe ottenere con tecnologie di cattura della CO2 convenzionali (ad esempio con ammine si ottiene circa il 17%)”.

www.fresme.eu

www.polimi.it

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Slow Food Heroes. Il nuovo progetto di Slow Food, finanziato dalla Fondazione Culturale Europea, con il contributo della Fondazione CRC, è un inno alla solidarietà.

Slow Food Heroes racconta le storie di chi, da solo o in comunità, ha deciso di affrontare attivamente la pandemia aiutando i più bisognosi e lasciando una sorta di buon esempio che possa essere replicato.
La solidarietà è stata una dei protagonisti di questo difficile periodo che tutti ci siamo trovati ad affrontare.

Ancora una volta le persone, prima ancora delle istituzioni, si sono attivate per organizzare raccolte fondi volte ad acquistare attrezzature mediche o per mettere in piedi iniziative di mutuo soccorso per coloro che stavano affrontando con maggiore difficoltà una situazione senza precedenti.

“Ancora una volta il cibo ha avuto un ruolo chiave nel connettere le diverse realtà. Cuochi, produttori e artigiani, tra cui molti migranti e giovani, hanno lanciato nuove iniziative legate alla produzione, alla distribuzione e al consumo di cibo per affrontare la pandemia. Slow Food Heroes vuole quindi incoraggiare e celebrare le iniziative virtuose del mondo del cibo che stanno reagendo all’emergenza con idee che possano ispirare anche altri”, commenta Marta Messa, direttore di Slow Food Europe.

Tante le storie che Slow Food ha raccolto da tutto il mondo e che verranno pubblicate ogni settimana sui canali digitali fino a giugno 2022.

Tra queste, quella di Franco Pepe, pizzaiolo, che ha già` ricevuto più` volte il premio per la miglior pizza, il titolo di Ambasciatore del Gusto e addirittura un Cavalierato al Merito della Repubblica Italiana.
«All’improvvisa chiusura, ci siamo trovati con tanto impasto e materie prime inutilizzate. Non potevo sprecarle, mentre fuori c’era gente che non riusciva a mangiare nemmeno un pasto. È iniziato così, quasi per caso, il nostro progetto di solidarietà per la gente di Caiazzo e dei dintorni. Abbiamo iniziato a cuocere il pane, poi i biscotti, e ovviamente anche le pizze, che portavamo a chi aveva fame, non solo di cibo, ma anche di calore umano. Abbiamo panificato chili di pane da donare, e fin dai primi giorni abbiamo smaltito tutto nel giro di poche ore. Così, ho deciso di continuare a panificare, con un paio di ragazzi del mio staff e con le dovute precauzioni, sfornando pane e pizze per i meno fortunati. Poi ho capito che dovevo fare di più. Così ho lanciato la raccolta fondi per l’ospedale di Caserta. Volevo acquistare un respiratore e mascherine facciali filtranti. Vorrei che i miei colleghi, ristoratori e chef, facessero le stesse cose che ho fatto io nelle loro città, perché la situazione di emergenza che stiamo vivendo tutti, ma queste persone ancora più di noi, ce lo impone».

Queste iniziative legate al cibo, nuove o già esistenti in tutta Europa, contribuiscono a rafforzare il senso di solidarietà in tempi di crisi e danno speranza per il futuro, ispirando nuovi percorsi per combattere la crisi e agire per costruire una società più coesa e orientata verso una vita in comunità.
La crisi del Coronavirus, infatti, non è solo un momento di resistenza, ma anche un’opportunità per coltivare il cambiamento: Slow Food Heroes intende spronare un cambiamento nel modo con cui guardiamo al sistema alimentare e di conseguenza anche un cambiamento culturale, aiutando le comunità locali a guidare la trasformazione del sistema alimentare globale, riportandolo a una visione che abbia al centro l’umanità e il pianeta.

“Quello che abbiamo sopportato finora è un gentile promemoria del fatto che questo non è il momento di disperarsi, ritirarsi e avere paura della situazione, è piuttosto il momento di accellerare le nostre azioni, rinnovare il nostro impegno verso la filosofia di Slow Food e aumentare i nostri sforzi per cambiare il sistema che ci ha fatto arrivare in questa situazione. Condividere le nostre forze e restare uniti come rete in momenti come questo non solo è importante, ma è l’unica opzione possibile che abbiamo se vogliamo superare la crisi e continuare a lottare per il nostro pianeta e tutte le sue creature, grazie alle quali noi siamo qui”, conclude Edie Mukiibi, vicepresidente di Slow Food.

Il progetto Slow Food Heroes è finanziato dalla Fondazione Culturale Europea, con il contributo della Fondazione CRC.

www.slowfood.it

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Acimac, Amaplast e Ucima 2021. La produzione di macchine per ceramica, per plastica e per packaging: +22% nel primo semestre 2021. Bene tutti gli indicatori per i tre settori del made in Italy che insieme valgono 13 miliardi di euro

Un primo semestre che segna una decisa svolta per le aziende di beni strumentali rappresentati da Acimac (Associazione Costruttori Italiani Macchine Attrezzature per Ceramica), Amaplast (Associazione Nazionale Costruttori di Macchine e Stampi per Materie Plastiche e Gomma) e Ucima (Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio), che insieme valgono circa 13 miliardi (dato del fatturato aggregato 2020).
Secondo il Mecs, centro studi che elabora i dati per le tre associazioni, nel primo semestre 2021 i tre settori insieme hanno aumentato il fatturato del +22% rispetto allo stesso periodo del 2020 (percentuale ottenuta tenendo conto dei rispettivi pesi di ogni singolo settore sul totale complessivo del fatturato cumulato nel 2020).

Una crescita che da un lato archivia l’anno della crisi internazionale dovuta alla pandemia e dall’altro palesa la grande reattività del mondo dei beni strumentali italiani, capace di rispondere in tempi rapidi a difficoltà e crisi di ogni tipo, grazie a soluzioni sempre nuove e versatili.
Il settore guarda quindi con fiducia al prosieguo dell’anno, anche per altri indicatori di scenario già positivi: gli ordini rispetto a 12 mesi fa sono saliti del +38% mentre si attesta a circa 6 mesi il dato della produzione assicurata.
I dati, forniti sempre dal centro studi Mecs, confermano quindi una volta di più il posizionamento strategico dei tre comparti, in prima linea per la ripartenza economica del Paese nel post-pandemia, e per diverse ragioni storiche: la posizione di leadership tecnologica nel mercato globale, le risorse costantemente investite in ricerca e sviluppo, il know how di una filiera concentrata soprattutto in 4 regioni: Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto.

Dando uno sguardo verticale, risalta la crescita di Acimac, il cui fatturato nel primo semestre è aumentato rispetto al 2020 del +54%. Una risalita ancora più significativa se si guarda al primo semestre 2019, con cui la differenza è del +12,8% a dimostrazione di un rimbalzo più strutturale che congiunturale. Il deciso aumento riguarda entrambi i mercati, sia quello domestico (+55,6%), sia l’export (+53,5%).
Nel 2020 il comparto ha dovuto far fronte alla chiusura dovuta al lockdown nei mesi di marzo e aprile, condizione sfavorevole che si è aggiunta all’esaurirsi dell’effetto traino degli incentivi fiscali di Industria 4.0 in Italia e a un rallentamento degli investimenti nei mercati internazionali iniziato nel quarto trimestre 2018. Tuttavia, nella seconda metà dell’anno il comparto ha rallentato la frenata, attestandosi alla fine dell’anno a 1,48 miliardi di fatturato.

Per i costruttori di macchine per plastica e gomma il primo semestre 2021 ha fatto registrare un +11% rispetto allo stesso periodo del 2020, con il mercato domestico cresciuto di circa il +19% e quello estero del +15,9%. I mercati internazionali restano però fondamentali per il settore, dato che il 76% dell’intero fatturato realizzato nel 2020 (pari a 3,74 miliardi) deriva dalle vendite all’estero. L’imballaggio è il primo mercato di riferimento dei costruttori italiani e più nello specifico quello alimentare, seguito dagli altri segmenti di packaging.

E a proposito di packaging, le macchine automatiche per il confezionamento chiudono il primo semestre 2021 con un solido +21% rispetto allo stesso periodo del 2020. Tra gennaio e giugno l’export ha segnato un +19,3%, mentre il mercato domestico ha fatto registrare un +31,2%, sempre in confronto al fatturato del primo semestre 2020. Il comparto punta a tornare ai livelli dell’anno record 2019 e la strada intrapresa sembra essere quella giusta (è di solo -1,8% la differenza rispetto al primo semestre 2019). Nel 2020 il settore ha tenuto sfiorando gli 8 miliardi di euro, con buone performance da parte del settore alimentare e cosmetico.

«I tre settori che rappresentiamo – dichiara Mario Maggiani, direttore generale di Acimac, Amaplast e Ucima –, pur con caratteristiche specifiche e differenti performance registrate nel 2020, vedono già in questo 2021 un anno di rilancio. Il terreno comune di innovazione e ricerca delle tecnologie dei nostri associati, insieme alla capillare rete mondiale di assistenza, fanno e continueranno a fare la differenza, pur in uno scenario sempre più competitivo. Nutriamo molta fiducia nella seconda parte dell’anno, anche per le aspettative di crescita che registriamo in molti mercati ed è plausibile pensare che miglioreremo il fatturato totale di 13 miliardi raggiunto l’anno scorso, confermando la leadership mondiale dei costruttori di macchine italiani».

Macchine per plastica e gomma
In particolare, trend positivo per il settore delle macchine per plastica e gomma rappresentato dall’associazione di categoria AMAPLAST nel primo semestre 2021: l’ultima indagine congiunturale svolta dal Centro Studi MECS riferita ai primi 6 mesi dell’anno riscontra una progressione a due cifre per fatturato e ordini, consolidando il clima di ritrovata fiducia del settore, dopo il lungo periodo di difficoltà dovuto alla pandemia. Infatti, rispetto al periodo gennaio-giugno 2020, la variazione di fatturato è pari al +11%. In particolare, si mantiene alto il livello delle vendite domestiche di macchinari, mentre oltreconfine risulta robusta soprattutto la domanda di ricambi.

Sempre nei primi 6 mesi del 2021 le aziende associate hanno registrato una decisa risalita del portafoglio ordini, pari al +46% rispetto all’anno scorso. La ripresa è figlia soprattutto delle rilevanti commesse di impianti da parte di clienti italiani (con un poderoso +134% segnato nel solo ultimo trimestre), ma molto positiva è anche la tendenza degli ordinativi raccolti all’estero, sia per i macchinari sia per la ricambistica (+58%). Alla luce di questo trend, i mesi di produzione assicurata sono in media 6,4.

Il rimbalzo del mercato interno conferma così la maggiore propensione agli investimenti da parte delle aziende nazionali, stimolata anche dagli incentivi (credito di imposta per l’ammodernamento degli impianti e per gli investimenti in tecnologie 4.0) previsti dai piani di politica industriale.

Continuano a mostrare vivacità tutti e quattro i più importanti settori di impiego delle macchine per plastica e gomma. In particolare, medicale imballaggio e automotive evidenziano segnali di crescita che i prossimi mesi dovranno confermare mentre si stabilizza il comparto edilizia.

Rimangono però le incognite legate alla diffusione della variante Delta e, soprattutto, le preoccupazioni per gli ancora alti livelli dei prezzi delle materie prime nonché la relativa scarsa disponibilità, fattori che comportano un allungamento dei tempi medi di consegna e una riduzione dei margini.

Ad aumentare le tensioni, non rallenta la corsa al rialzo dei noli marittimi, arrivati a livelli record; le difficoltà logistiche e i rincari delle spedizioni si verificano in tutti i quadranti geografici e non è escluso che questa tendenza possa proseguire nel corso dell’estate, poiché in questa stagione in genere aumenta la domanda.

Lo stesso Centro Studi MECS ha terminato l’elaborazione dell’Indagine Statistica Nazionale, svolta per la prima volta in forma organica tra le aziende italiane costruttrici di macchine, attrezzature e stampi per plastica e gomma.

Il quadro di sintesi descrive un settore che nel 2020 ha generato un fatturato di 3,74 miliardi di euro, realizzato all’estero per una quota che sfiora il 76% del totale, confermando quindi la storica propensione all’export delle imprese del comparto. Le quasi 350 aziende censite – che occupano poco più di 13.000 addetti – sono concentrate soprattutto in Lombardia (55% del totale), Emilia-Romagna (15%), Veneto (13%).
Si tratta perlopiù di piccole realtà: infatti, circa il 74% delle imprese realizza meno di 10 milioni di euro di fatturato, per un valore complessivo che non raggiunge un quarto del totale, con una minore propensione all’export. Parallelamente, le aziende di grandi dimensioni, pur costituendo solo il 26% del totale, generano il 77% del fatturato e raggiungono quote export superiori all’85%.

Il maggiore livello di analisi dell’Indagine – rispetto alle stime del passato – consente di delineare anche le quote di produzione per applicazione e per tecnologia.

Il primo indicatore evidenzia che è l’imballaggio il primo mercato di riferimento dei costruttori italiani e più nello specifico quello alimentare (30% del fatturato) seguito dagli altri segmenti di packaging (12% circa); l’automotive assorbe il 19% della produzione e l’edilizia l’11%; con quote dal 4 al 2% sul totale seguono, a scendere, il medicale, l’agricoltura, l’elettronica/elettrotecnica e le altre applicazioni.

Quanto alle tipologie di macchinari, si osserva che è la categoria degli estrusori, con il 17% del totale, a rappresentare il nucleo più consistente del fatturato totale di settore; a seguire, gli ausiliari con il 12%, le macchine a iniezione con l’11% e le soffiatrici con quasi il 7%. Gli impianti per il recupero/riciclo e la macrocategoria dei macchinari per gomma sfiorano ciascuna una quota del 6%.

www.acimac.it

www.amaplast.org/it

www.ucima.it

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