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Assicurazioni e sostenibilità criteri ESG. “La sostenibilità nel settore assicurativo italiano” è la ricerca realizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile e ANIA, presentata nell’ambito delle Settimane SRI.

I criteri ESG sono inclusi in larga misura nel settore assicurativo italiano e, in molti ambiti, mostrano miglioramenti rispetto ai risultati dello scorso anno.
Lo rileva la ricerca realizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile e dall’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici (ANIA), presentata a Roma nell’ambito delle Settimane SRI, la principale rassegna in Italia sulla finanza sostenibile, promossa e organizzata dal Forum. L’indagine, avviata nel 2022, è giunta quest’anno alla seconda edizione, con una partecipazione pari al 76% del mercato assicurativo italiano in termini di premi raccolti. Il dato è in aumento rispetto allo scorso anno, in cui le compagnie rispondenti rappresentavano una quota di mercato premi pari al 73%.
La ricerca è stata realizzata con il sostegno di Etica SGR, Generali Italia, Reale Mutua, Unipol Gruppo.

Aspetti generali e di governance
– La quasi totalità (circa il 90%) del campione ha istituito una funzione aziendale e/o un comitato ad hoc dedicati ai temi di sostenibilità, per lo più a diretto riporto del CdA o delle funzioni apicali. In merito alle politiche di remunerazione, per la parte variabile delle retribuzioni, anche quest’anno la quasi totalità (il 90%) del campione prende in considerazione il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. Di questa quota, l’83% utilizza indicatori quantitativi (in gran parte associati anche a obiettivi qualitativi).
– Quest’anno l’indagine ha analizzato anche l’inclusione dell’obiettivo della parità di genere all’interno delle politiche di gestione delle risorse umane e i ruoli a cui si applica. Ne è emerso che il 98% del campione tiene conto di tale obiettivo, nella maggioranza dei casi (96%) tramite indicatori quantitativi (accompagnati nel 75% dei casi da indicatori qualitativi); tale obiettivo è esteso a tutto il personale nel 50% dei casi e a tutto il personale e ai membri del CdA nel 41%.
– Per la diffusione dei temi di sostenibilità all’interno della governance delle compagnie di assicurazione, un ruolo fondamentale può essere svolto dalla formazione: il mercato italiano ne ha compreso l’utilità e, infatti, la totalità delle società rispondenti si è già dotata di programmi formativi sui temi di sostenibilità. Questi ultimi sono rivolti principalmente a tutto il personale e ai membri del Consiglio di Amministrazione.

Inclusione dei criteri ESG nelle decisioni di investimento
– Rispetto al ruolo di investitori istituzionali delle compagnie di assicurazione, l’indagine mostra che pressoché la totalità del campione (il 99,98%) include i criteri ESG nelle decisioni di investimento, in particolare nelle decisioni riferite al portafoglio diretto e in delega. Il dato acquisisce ancor più rilevanza se si considera che nel 93% dei casi le strategie SRI sono adottate su una porzione rilevante del portafoglio (75-100%). Anche quest’anno la principale motivazione che spinge le assicurazioni a effettuare investimenti sostenibili è la possibilità di coniugare l’impatto socio-ambientale con un congruo ritorno finanziario.
– Diverse sono le strategie SRI mediante le quali le politiche di investimento sostenibile vengono applicate, con una prevalenza delle esclusioni. È però importante evidenziare la crescente diffusione della strategia dell’engagement e, in particolare, la partecipazione delle compagnie di assicurazione a iniziative di engagement collaborativo.
– Le assicurazioni ricoprono un ruolo decisivo nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e, in particolare, nella mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Dalla ricerca emerge un aumento della consapevolezza sul tema: il 95% del campione misura l’impronta di carbonio del portafoglio e, come nel 2022, ne utilizza i risultati principalmente per identificare le azioni necessarie a ridurre le emissioni associate agli investimenti. Inoltre, il 71% del campione include la neutralità climatica nelle scelte di investimento, in prevalenza attraverso obiettivi intermedi misurabili allineati a standard riconosciuti a livello internazionale.

Inclusione dei criteri ESG nell’attività di sottoscrizione dei rischi
– In riferimento all’attività di sottoscrizione dei rischi, anche quest’anno il campione o già include i criteri ESG nella definizione dell’offerta di prodotti assicurativi danni o prodotti assicurativi vita diversi dai prodotti di investimento oppure ha avviato (o sta proseguendo) valutazioni in merito, indicando come principale opportunità la possibilità di incentivare comportamenti più sostenibili e meno rischiosi nella clientela.
– L’inclusione dei fattori di sostenibilità avviene principalmente tramite la limitazione dell’offerta di prodotti assicurativi per le attività esposte ad alti rischi ESG, l’offerta di prodotti assicurativi per la copertura dei rischi climatici (per lo più legati all’acqua, al vento e alle temperature), nonché l’offerta di prodotti specifici per favorire l’inclusione assicurativa; in quest’ultimo ambito, in particolare tramite coperture assicurative dedicate agli Enti del Terzo Settore e/o alle organizzazioni non profit e attraverso prodotti per favorire la conciliazione vita-lavoro e la genitorialità.

“Grazie alla solida partnership tra il Forum e ANIA, anche quest’anno abbiamo scattato una precisa fotografia dell’evoluzione degli investimenti ESG nel comparto assicurativo. Le assicurazioni sono una categoria fondamentale di investitori istituzionali e la loro crescente propensione alla sostenibilità costituisce un aspetto molto positivo. Questi operatori svolgono un ruolo chiave nella gestione dei rischi e rappresentano dei veri punti di riferimento per gli altri operatori finanziari”, dichiara Francesco Bicciato, Direttore Generale del Forum per la Finanza Sostenibile.

Virginia Antonini, Head of Sustainability and Corporate Communication, Reale Group: “Partner del Forum per la Finanza Sostenibile dal 2018, Reale Mutua non poteva mancare tra i sostenitori della seconda edizione della Ricerca sulla Sostenibilità nel settore assicurativo italiano. Questo è uno strumento utilissimo per sentire il polso del settore rispetto all’approccio che il comparto sta tenendo in relazione al tema dell’integrazione della Sostenibilità nel core business assicurativo. In Reale Group, la sostenibilità è parte essenziale della nostra identità, radicata nella nostra essenza e riflessa in modo saldo all’interno della governance aziendale. In qualità di società benefit, Reale Mutua ha adottato un approccio di integrazione ex ante delle tematiche ESG in tutti i processi aziendali. Le sei finalità di beneficio comune, previste all’interno dello Statuto della Compagnia, intendono prendere in considerazione le esigenze di tutti i nostri Stakeholder: Dipendenti, Soci-Assicurati e Clienti, Organi Sociali, Intermediari e altri canali distributivi, Fornitori di beni e servizi, Collettività e Ambiente, Azionisti delle Società Controllate, Autorità e Agenzie di Vigilanza e Controllo. Riteniamo che solo in questo modo si possa generare quella forza trasformativa che ci permetterà di fare fronte alle sfide globali attuali e future”.

Giulia Balugani, Sustainability Manager, UnipolSai Assicurazioni: “L’indagine conferma il crescente impegno del settore assicurativo per la gestione di impatti, rischi e opportunità legati ai fattori ESG – ormai integrati in tutti i processi aziendali fondamentali – con un focus sulle azioni volte a ridurre le emissioni di carbonio, sia quelle dirette sia quelle legate alla catena del valore. Dalla ricerca emerge, inoltre, che il 21% delle Compagnie ha integrato nei propri piani strategici la promozione di azioni di adattamento per garantire l’assicurabilità dei settori più esposti ai rischi climatici. Quest’ultimo rappresenta una grande sfida per la società dove le competenze del settore assicurativo possono apportare un contributo davvero rilevante, come riconosciuto anche dal regolatore europeo. Pur a fronte della notevole complessità del tema, sarà fondamentale che le Compagnie e il comparto nel suo insieme proseguano e rafforzino il loro impegno in merito”.

Barbara Lucini, Head of Country Sustainability & Social Responsibility, Generali Italia: “Il report mostra un avanzamento complessivo del settore nell’integrazione dei fattori ESG all’interno del business, sia a livello di investimenti sia di sottoscrizione e con un’attenzione ai temi sociali sempre più forte. Un’evoluzione in linea con la strategia “Lifetime Partner 24: Driving Growth” di Generali, che ha nella sostenibilità il suo principio ispiratore e mira a ottenere un impatto sociale e ambientale positivo su tutti gli stakeholder attraverso una piena integrazione dei criteri ESG nel business e nei processi, lo sviluppo di un mindset sostenibile e inclusivo all’interno dell’organizzazione e l’impegno attivo nelle comunità”.

Arianna Magni, Head of Institutional and International Business Development, Etica SGR: “Anche nella seconda edizione della ricerca sul settore assicurativo emerge con chiarezza la maturità e l’impegno crescente nell’integrare considerazioni di sostenibilità nella governance e negli investimenti. Tra i vari parametri in crescita rispetto allo scorso anno, si evidenzia un’ulteriore diffusione della strategia dell’engagement (+16%), un prezioso ed efficace strumento per integrare tematiche legate al lavoro e alla comunità nell’azione volta a contrastare il cambiamento climatico. Vi è un riconoscimento crescente dell’importanza della dimensione sociale nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, soprattutto in termini di impatti sul lavoro e sulla comunità. Raggiungere una transizione giusta, in linea con l’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico 2015, contribuirà ad accelerare l’azione per il clima in modo da raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs)”.

Il Forum per la Finanza Sostenibile è un’associazione non profit nata nel 2001. La base associativa è multi-stakeholder: ne fanno parte operatori finanziari e altre organizzazioni interessate all’impatto ambientale e sociale degli investimenti. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è membro di Eurosif, lo European Sustainable Investment Forum.

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Coordinamento FREE Comunità Energetiche: Soddisfazione per il via libera di Bruxelles, ma ora attendiamo il Decreto del Governo in tempi rapidi.

«Siamo molto soddisfatti del via libera della Commissione Europea al Decreto italiano sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Ora che si sono superati questi ostacoli ci aspettiamo una rapida pubblicazione del decreto affinché le CER possano essere rapidamente operative e far imboccare al nostro Paese, anche grazie al grande interesse fino ad ora dimostrato da tutti, la direzione di una decarbonizzazione che possa generare benefici diffusi, soprattutto per cittadini e imprese. – dichiara il Presidente del Coordinamento FREE, Attilio Piattelli, commentando le notizie sulle CER provenienti dal MASE e dalla Commissione Europea – Notiamo con piacere che non ci sono differenze sostanziali rispetto alle bozze circolate in questi mesi, se non il limite che impone un tetto ai benefici per le imprese in caso di superamento di determinate soglie di condivisione dell’energia. In tal caso la destinazione dei benefici economici conseguenti potrà essere solo a favore di membri o soci delle CER, diversi dalle imprese, e/o per finalità sociali aventi ricadute sui territori ove sono ubicati gli impianti. Tutto il resto del provvedimento sembra rimanere invariato, ma è necessario emanare rapidamente, oltre al Decreto, anche il bando da 2,2 miliardi di euro a favore dei piccoli comuni previsto dal PNRR».

« Un suggerimento che ci sentiamo di offrire è quello di monitorare lo sviluppo delle CER nelle aree metropolitane. Infatti, per quel che riguarda il criterio geografico limitato all’appartenenza della stessa cabina primaria di consumatori facenti parte della CER e degli impianti di produzione, si segnala che, pur riconoscendone una logica di ottimizzazione del carico sulle reti, l’applicazione nelle grandi città potrebbe trovare qualche difficoltà per le poche superfici a disposizione per la realizzazione degli impianti di produzione. – prosegue Piattelli – In tal caso, in futuro potrebbe valere la pena, solo per le aree metropolitane e dopo un primo periodo di attuazione del decreto, ipotizzare di estendere il perimetro delle cabine primarie anche ad aree limitrofe alle città per inglobare, zone industriali e artigianali con maggiori superfici a disposizione. Le aree metropolitane hanno bisogno delle CER perché queste faciliterebbero certamente l’elettrificazione dei consumi domestici e della mobilità ma anche perché potrebbero svolgere un ruolo rilevante a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione, che spesso si trovano nelle periferie dei grandi centri abitati. Come sempre il Coordinamento FREE è a disposizione delle istituzioni per fornire il proprio contributo».

Il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) è un’Associazione che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 24 Associazioni in toto o in parte attive in tali settori, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni che hanno chiesto di aderire come Aderenti (senza ruoli decisionali) ed è pertanto la più grande Associazione del settore presente in Italia.
Il Coordinamento FREE ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, avviando un’azione più coesa delle Associazioni e degli Enti che ne fanno parte anche nei confronti di tutte le Istituzioni.

www.free-energia.it

Investimenti in rigenerazione urbana sostenibile: grandi opportunità per Milano e Roma. Si è tenuto presso la Deloitte GreenHouse di Milano l’evento “Investimenti per la Rigenerazione Urbana Sostenibile”, dove sono state presentate due ricerche, una sulle opportunità di investimento e una sulla rigenerazione urbana sostenibile.

All’apertura dell’evento erano presenti Franco Amelio, Amministratore Delegato Deloitte Climate & Sustainability, Angela D’Amico, Deloitte Industry Leader (Real Estate) e Josephine Romano, Head of Corporate Compliance, Deloitte Tax & Legal, che hanno introdotto le tematiche.

La prima ricerca sulle opportunità di investimento a Milano e Roma è stata condotta da Paolo Galuzzi, Professore Ordinario della Sapienza Università di Roma e da Piergiorgio Vitillo, Professore Associato del Politecnico di Milano.

A Milano il mercato della rigenerazione urbana può valere fino a 30 miliardi
Gli ambiti di rigenerazione urbana della città di Milano interessano una superficie territoriale di circa 9,5 kmq e una superficie lorda pari a poco più di 5 milioni di metri quadrati, concentrata per poco meno della metà nel comparto residenziale (2,35 milioni di mq), per un terzo nel direzionale (1,5 milioni di mq) e per poco meno del 10 per cento in quello commerciale (460 mila mq).

Rigenerare in chiave sostenibile Milano può valere fino a 30 miliardi e fino a 19,5 miliardi di euro di valore aggiunto, concentrato per quasi il 60% nel comparto residenziale.

Entro il 2050, le stime più accreditate parlano di 920 chilometri quadrati di superficie territoriale da rigenerare a livello nazionale (1,6% della superficie urbanizzata attuale), di cui 193 kmq in Lombardia, per oltre 350 milioni di metri quadrati di superficie lorda edificabile. Con un fatturato industriale di 2.300 miliardi di euro entro appunto il 2050, di cui 700 miliardi come ricaduta diretta sul comparto immobiliare.

Secondo Stefano Pareglio, Presidente di Deloitte Climate & Sustainability, “Le aree urbane sono il fulcro delle società contemporanee, per gli impatti che determinano e per le opportunità che offrono. Circa il 40% delle emissioni totali di CO2, più di un terzo del consumo globale di energia, quasi il 60% della popolazione mondiale sono riferiti alle città. Rigenerare il tessuto urbano non più adeguato a stili di vita contemporanei è indispensabile, e per farlo in modo sostenibile è necessario il concorso di numerosi attori. Per questo abbiamo deciso di occuparcene, consapevoli che la sfida per la sostenibilità urbana è una straordinaria occasione di crescita economica, di innovazione e di progresso sociale”.

Angela D’Amico, Deloitte Real Estate Sector Leader, ha commentato: “È un dato di fatto che gli operatori, nel lungo periodo, si orienteranno sempre più su immobili con elevati standard ESG, che aumentano le opportunità di commercializzazione degli immobili e rientrano a pieno titolo nelle strategie di creazione del valore. Secondo ricerche di mercato, il miglioramento da classe di rating C ad A/AA comporta un repricing real estate dal 7 al 45% in Italia. La necessità di adottare standard ESG con questa finalità è particolarmente sentita per l’asset class degli Hotel, dove i principali brand internazionali hanno già sviluppato una Global ESG Policy che detta gli obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale e di governance per tutte le strutture alberghiere del mondo aderenti al medesimo brand”.

Secondo le stime di Coima sgr, per effettuare la transizione energetica dell’intero patrimonio immobiliare esistente, portandolo a zero emissioni entro il 2050, sono necessari oltre 2 mila miliardi di euro per rinnovare circa 5.3 miliardi di metri quadrati di superficie (79% immobiliare residenziale, 2% commerciale, 7% pubblico e 12% appartenente ad altre categorie). Per raggiungere questo obiettivo, è necessario stimolare un incremento del numero di investitori istituzionali nel settore immobiliare, che in Italia rappresenta meno del 10% (contro una media internazionale del 15% circa).

“Dall’Accordo di Parigi, che ha delineato l’Agenda ONU 2030 e i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) con i relativi target, l’Unione Europea ha indubbiamente avviato una serie di riforme volte ad introdurre, nelle modalità di trasformazione dell’ambiente costruito, indirizzi e requisiti per favorire una maggiore sostenibilità ambientale, sebbene al momento non sussista ancora un framework regolatorio paneuropeo sulla rigenerazione urbana.” – ha dichiarato Josephine Romano, Head of Corporate Compliance, Deloitte Tax & Legal.

Successivamente, è seguito un dibattito che ha approfondito la visione degli operatori, analizzando le sfide e le opportunità connesse all’evoluzione del patrimonio immobiliare nell’ottica della sostenibilità.
Erano presenti Manfredi Catella, Founder e CEO COIMA SGR, Davide Albertini Petroni, Presidente Assomobiliare e Managing Director di Risanamento S.p.A. Ha moderato il dibattito Serena Uccello del Sole24Ore.

La seconda ricerca, ovvero il report “Rigenerazione urbana e sostenibilità: contesto, sfide e visione di lungo termine” presentato all’evento, ha analizzato la rigenerazione urbana da un punto di vista sostenibile e secondo l’approccio Deloitte. Il report ha inoltre valutato l’impatto sociale che può avere la rigenerazione urbana, oltre alle sfide e opportunità che ci mette davanti.

Infine, si è parlato di come le CER possano essere fattore di sostenibilità e motore per la rigenerazione urbana insieme a Antonio Piciocchi, Partner di Tax & Legal & Board Member di Deloitte Climate & Sustainability, per passare poi alle conclusioni con Stefano Pareglio, Presidente Deloitte Climate & Sustainability e Luca Dal Fabbro, Presidente ESG Institute e Presidente Gruppo IREN.

report

Industria 4.0 in manifatturiere italiane: tendenze e barriere evolutive. La ricerca LIUC Business School per ICIM Group fornisce un’interpretazione della reattività del panorama produttivo nazionale e conferma la necessità di un rafforzamento e di un preciso orientamento delle politiche di supporto agli investimenti e all’innovazione.

Gli incentivi e le manovre di governo hanno rappresentato un’opportunità da non perdere per le imprese italiane, ma quale grado di consapevolezza tecnologica si nasconde dietro gli investimenti 4.0?

Dalla ricerca realizzata da LIUC Business School per ICIM Group – presentata presso l’i-FAB della LIUC-Università Cattaneo di Castellanza (VA) – emerge come la possibilità di ammodernare il proprio parco macchine, sfruttando il finanziamento per la dotazione di prestazioni superiori a quelle degli impianti esistenti, abbia in molti casi oscurato le potenzialità della quarta rivoluzione industriale.
Ne è mancata, talvolta, il vero obiettivo: aumentare il valore generato dai processi di produzione in termini di efficienza, qualità, flessibilità, sostenibilità e sicurezza, grazie all’integrazione dei nove pilastri tecnologici (dall’Internet of Things al Big data analytics; dalla manifattura additiva alla realtà aumentata e simulazione) che consentono di raggiungere l’automazione industriale, l’integrazione delle risorse all’interno della fabbrica e l’attuazione di processi decisionali guidati dai dati.

Insomma, investimenti sì ma ancora con parecchie barriere all’innovazione, a causa della mancanza di un’adeguata comprensione del concetto di Industria 4.0 e/o di scarse competenze all’interno dell’organizzazione.
Sia tra le grandi sia tra le piccole e medie imprese.
Queste le principali evidenze dello studio realizzato dall’ingegner Violetta Giada Cannas, ricercatrice della LIUC Business School, che si è concentrato sull’analisi degli investimenti 4.0 realizzati dalle imprese italiane.
In particolare, sugli investimenti delle imprese italiane che hanno scelto di affidare l’attestazione di conformità Industria 4.0 nell’anno 2020 a ICIM SpA, ente di certificazione di ICIM Group, il polo di competenze a maggioranza ANIMA Confindustria che fornisce servizi di formazione, consulenza, testing e, appunto certificazione.
ICIM SpA è, infatti, l’ente di certificazione di riferimento in ambito Trasformazione Industriale e Industria 4.0 con oltre 3600 attestazioni rilasciate a oltre 1350 aziende, per investimenti pari a circa 2 miliardi di euro.

OBIETTIVO DELLO STUDIO
Capire come le imprese italiane abbiano affrontato, negli anni successivi all’investimento, l’implementazione delle tecnologie 4.0 acquisite, investigando, in particolare, quali siano le principali tendenze e barriere evolutive.
Tale analisi è stata condotta utilizzando la metodologia di ricerca scientifica dei casi studio e svolgendo un’analisi approfondita dei dati raccolti da un numero limitato di imprese, selezionate all’interno del campione, con interviste mirate alle figure che hanno guidato gli investimenti 4.0 e visite in loco presso i reparti produttivi.
I casi sono stati selezionati con l’obiettivo di analizzare investimenti di entità diverse, condotti da imprese di diverse dimensioni, appartenenti a diversi settori industriali.

IL CAMPIONE
Campione oggetto di indagine sono state 123 imprese: le aziende dei casi studio sono prevalentemente concentrate nel segmento manifatturiero (86,18%), commercio all’ingrosso e al dettaglio (7,32%), per il restante in sanità e assistenza sociale, costruzioni; equamente distribuito per dimensione aziendale e per investimento medio (circa 387 mila euro per le PMI, contro 386 mila euro per le grandi imprese).
Gli investimenti sono stati effettuati da imprese localizzate perlopiù nelle regioni del Nord Italia, per il 55% da PMI e per il 45% da grandi aziende.

RISULTATI DELLO STUDIO
Dall’analisi dei casi è emerso che tutte le imprese intervistate si sono dichiarate soddisfatte dei risultati ottenuti dall’investimento 4.0 intrapreso e dai benefici emersi negli anni successivi a tale investimento: maggior produttività, monitoraggio e controllo continuo dell’impianto produttivo grazie all’utilizzo di dati oggettivi raccolti in tempo reale, a vantaggio del processo decisionale; miglioramento delle condizioni di lavoro del personale nei vari reparti; riduzione delle attività alienanti e dei delivery lead time; miglioramento del livello di integrazione con i fornitori e, più in generale, con tutti gli attori della supply chain.
I beni materiali acquisiti sono per il 90% beni strumentali gestiti da sistemi computerizzati e per il 10% sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità.

Tuttavia, è interessante notare che la maggior parte degli intervistati (75%) ha dichiarato che la decisione di investire nell’Industria 4.0 è stata principalmente (o, in alcuni casi, esclusivamente) legata ai vantaggi economici e finanziari. Pochi intervistati (25%) hanno testimoniato che la motivazione di investire nell’Industria 4.0 sia stata principalmente legata a una spiccata cultura digitale dell’impresa e all’ambizione di portare la propria impresa verso la quarta rivoluzione industriale, mantenendo una buona posizione competitiva in un mercato dinamico e in continua evoluzione dal punto di vista tecnologico.

Se da un lato il piano di investimenti ha fortemente contribuito a oliare la trasformazione del tessuto produttivo nazionale, dall’altro le imprese non comprendono ancora realmente cosa significhi generare valore da tali investimenti.

Tra le principali barriere all’innovazione, la non adeguata comprensione del concetto di Industria 4.0 per le scarse competenze all’interno delle organizzazioni (67%), la resistenza al cambiamento (75%), la complessità di inserire i nuovi sistemi all’interno di cicli produttivi preesistenti (83%) e la difficoltà a trovare partner validi per lo sviluppo della progettualità (57%),

Un esempio scaturito dalle analisi è sicuramente lo scarso utilizzo della numerosa quantità di dati generata dai sensori intelligenti contenuti nei nuovi impianti produttivi.
“Tali dati sono oggi da considerarsi un vero e proprio asset strategico – spiega Violetta Giada Cannas – tuttavia, la scarsa conoscenza dei pilastri tecnologici 4.0 e dei processi basati sui dati porta le imprese a non utilizzare tali informazioni o ad utilizzarne solo una parte per analisi di tipo descrittivo, non applicando analitiche prescrittive o predittive che ne potenzino il valore e guidino meglio le decisioni, proteggendo poco l’aspetto di privacy e tutela del dato stesso, con bassi investimenti in cybersecurity. Tra gli ostacoli allo sviluppo ci sono le scarse competenze che impediscono la comprensione del concetto di Industria 4.0 e anche la resistenza al cambiamento”.

“Alla vigilia della revisione degli incentivi per la digitalizzazione ci sembrava importante mettere a disposizione il patrimonio di esperienze raccolto in 5 anni di attività connesse all’attestazione di beni I 4.0 – dice l’ingegner Paolo Gianoglio, Direttore Innovazione, Sviluppo e Relazioni Associative di ICIM Group, Responsabile del Progetto Industria 4.0. – Abbiamo condiviso i nostri dati per indagare con maggiore dettaglio quali tecnologie siano state preferite dalle imprese, per quali utilizzi, con quali obiettivi. Nei prossimi anni la sfida della digitalizzazione si incrocerà con quella della sostenibilità, la cosiddetta Twin Transition che l’Europa ci chiede per rispondere a criteri di competitività che non compromettano l’impegno per combattere il cambiamento climatico. Con la ricerca commissionata a LIUC crediamo di aver offerto un contributo significativo per le decisioni dei prossimi anni”.

È quindi necessario che l’impegno e gli sforzi di tutti gli attori della filiera, a cominciare da Università e Competence Center, siano orientati, anche attraverso politiche incentivanti, a favorire questo passaggio evolutivo che prende le mosse dalla consapevolezza – che deve essere diffusa tra imprenditori e manager – delle potenzialità che “l’economia dei dati” può portare al settore manifatturiero, come già in altri settori (banche, assicurazioni, social media).

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paper

8 milioni di famiglie per riqualificare casa. Osservatorio Gabetti Lab e Nomisma: quale il lascito del Superbonus? Che futuro c’è per la necessaria riqualificazione del patrimonio edilizio del nostro Paese?
Quale via italiana per dare corso alle politiche green europee?

Con il coinvolgimento di attori della filiera, amministratori di condominio e operatori della finanza, attraverso la partecipazione a tavoli di lavoro e l’avvio di indagini quantitative, Gabetti Lab e Nomisma, coordinati da Ppan come content & communication partner, hanno formulato una proposta operativa per la ripartenza del settore nel post 110. I tavoli tematici hanno visto la partecipazione di una sessantina di interlocutori privilegiati, chiamati a discutere di soluzioni e indirizzi per il futuro.
Tra le priorità e le richieste, in un virtuoso dialogo tra pubblico e privato:
– La necessità di un piano strategico degli investimenti con modularità temporale a non meno di 3-5 anni
– L’adozione di un meccanismo redistributivo dell’aliquota
– L’introduzione di strumenti di tipo ESCO sul privato ed EPC sul pubblico
– La reintroduzione della cessione del credito
Le survey in particolare hanno consentito di rilevare l’opinione di tre target direttamente coinvolti nel processo di riqualificazione edilizia del patrimonio residenziale: le famiglie, gli amministratori in qualità di «antenne all’interno delle comunità condominiali”, la filiera delle costruzioni costituita da imprese e professionisti

LE FAMIGLIE
Secondo i dati del report redatto a valle di questa attività di studio e ricerca, lo sguardo delle famiglie ha messo in evidenza una consolidata consapevolezza riguardo alla necessità di riqualificare il proprio patrimonio abitativo. Sette famiglie su 10 dichiarano di conoscere la direttiva Case green e la metà percepisce una certa preoccupazione rispetto agli effetti che potrebbe avere sulla comunità, con particolare riguardo ai costi da sostenere per l’adeguamento energetico. Ancora, una su due ritiene che la propria abitazione necessiterebbe di interventi di manutenzione straordinaria, che nella metà dei casi finora non sono stati condotti per i costi. Infine, 7,9 milioni di famiglie esprimono l’intenzionalità di riqualificazione, a fronte di un Superbonus “riconfigurato”, con aliquote commisurate secondo differenti criteri.

GLI AMMINISTRATORI DI CONDOMINIO
In linea con queste aspettative, l’indagine agli amministratori di condominio, rivolta al network Gabetti Lab con una quarantina di interlocutori che complessivamente gestiscono 5000 condomini, riflette da un lato le difficoltà dei proprietari di casa, dall’altro le preoccupazioni del mondo della filiera. Tra le evidenze, si segnala che:
Il 90% degli amministratori intervistati ha fatto esperienza di 110% all’interno dei condomini amministrati.
Il 67% degli amministratori intervistati denuncia casi di cantieri bloccati nei condomini, nella metà dei casi anche per problematiche connesse alla cessione del credito.
Quasi la metà degli amministratori intervistati non esprime fiducia verso la possibilità di risoluzione di queste problematiche.

IMPRESE, STUDI PROFESSIONALI, GENERAL CONTRACTOR E ATTORI DEL MONDO DELLE COSTRUZIONI
Gli intervistati (85) testimoniano invece una strutturazione interna sostanziale, resasi necessaria per far fronte alle complessità procedurali del Superbonus. I risultati dell’indagine mostrano l’adozione di nuovi modelli organizzativi interni, l’acquisizione di nuove competenze professionali e la creazione di nuove partnership/collaborazioni con altre realtà imprenditoriali. A questo si aggiunge il considerevole impatto economico delle nuove progettualità, con una incidenza sul fatturato complessivo che in un terzo dei casi supera la soglia del 50% negli ultimi 3 anni. Non mancano tuttavia le criticità, legate in primis al blocco dei progetti in itinere – una casistica che ha coinvolto la maggioranza assoluta degli addetti ai lavori intervistati.

A fronte di questo quadro di riferimento, si intravedono alcune condizioni imprescindibili per una strategia di riqualificazione del patrimonio edilizio credibile e compatibile con le esigenze di finanza pubblica. Ci vorrà uno sforzo di riqualificazione di 1,8 milioni di immobili in 10 anni, non sarà semplice, visto che con questa ondata senza precedenti di riqualificazione è stato efficientato meno del 4% del parco residenziale italiano.

“Va sottolineato che senza il riconoscimento della casa come leva cruciale di politica ambientale ed ecologica, difficilmente le città italiane potranno raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica e di miglioramento energetico imposti dall’Europa”, spiega Alessandro De Biasio, amministratore delegato di Gabetti Lab, prima filiera integrata nell’ambito della sostenibilità in Italia e primo player nella riqualificazione per il benessere abitativo grazie alla gestione di reti di imprese. “Alla luce di questo, abbiamo ritenuto necessario attivare collaborazioni importanti con Centri di ricerca e Università per portare all’attenzione di tutti gli operatori, con la forza dei numeri e della ricerca, il fatto che questo grande lavoro di riqualificazione ha prodotto e potrebbe produrre vantaggi di lungo periodo per famiglie e Paese. È stato reso pubblico qualche giorno fa l’esito dell’indagine commissionata dal Gruppo Gabetti insieme al suo Ufficio Studi e condotta dal Politecnico di Milano e dal Politecnico di Torino, che ha dimostrato come l’efficientamento energetico degli immobili influisca sui prezzi di compravendita e il valore degli immobili”.

Gabetti Property Solutions, attraverso le diverse linee di business delle società controllate, eroga servizi per l’intero sistema immobiliare, offrendo consulenza integrata per soddisfare esigenze e aspettative di privati, aziende e operatori istituzionali.
Proprio dall’integrazione e dalla sinergia di tutti i servizi, emerge il valore aggiunto del gruppo: un modello unico rispetto ai competitor. Il sistema organizzativo di Gabetti Property Solutions consente l’integrazione e il coordinamento delle competenze specifiche di ciascuna società del Gruppo nell’ambito delle seguenti aree: Consulenza, Valorizzazione, Gestione, Intermediazione, Mediazione Creditizia e Assicurativa e Riqualificazione.

www.gabettigroup.com

Riforma agevolazioni Imprese Energivore. A decorrere dal 1 gennaio 2024, potranno accedere alle agevolazioni “energivori” le imprese che, nell’anno precedente alla presentazione dell’istanza di concessione delle agevolazioni, avranno realizzato un consumo annuo di energia elettrica non inferiore a 1 GWh e che rispettino almeno uno dei seguenti requisiti:
a). operano in uno dei settori ad ALTO rischio allegato 1;
b). operano in uno dei settori a rischio allegato 1;
c). pur non operando in alcuno dei settori di cui alle lettere a) e b), hanno beneficiato, nell’anno 2022 ovvero nell’anno 2023 energivori, precedente schema.
Non accedono alle agevolazioni le imprese che, seppur in possesso dei requisiti di cui al comma lettere a), b) e c), si trovano in stato di difficoltà.

Le imprese sono soggette ai seguenti contributi a copertura degli oneri generali afferenti al sistema elettrico al sostegno delle energie rinnovabili:
– le imprese lettera a), nella misura del minor valore tra il 15 %della componente degli oneri generali e lo 0,5 % del valore aggiunto lordo dell’impresa;
– le imprese lettera b), nella misura del minor valore tra il 25 % della componente degli oneri generali e l’1 % del valore aggiunto lordo dell’impresa;
– le imprese lettera c), nella misura del minor valore:
— per le annualità 2024, 2025 e 2026, tra il 35 %della componente degli oneri generali e l’1,5 %del valore lordo aggiunto dell’impresa;
— per l’anno 2027, tra il 55 %della componente degli oneri generali e il 2,5 %del valore lordo aggiunto dell’impresa;
— per l’anno 2028, tra l’80 %della componente degli oneri generali e il 3,5 %del valore lordo aggiunto dell’impresa.

Qualora l’impresa lettera b) e c) – quest’ultime fino al 31 dicembre 2028 – copra almeno il 50 % del proprio consumo di energia elettrica con energia da fonti che non emettono carbonio, di cui almeno il 10 % assicurato mediante un contratto di approvvigionamento a termine oppure almeno il 5 % garantito mediante energia prodotta in sito o in sua prossimità, allora il contributo a copertura degli oneri di sistema è pari al minor valore tra:
– il 15 %della componente degli oneri generali e lo 0,5 %del valore aggiunto lordo dell’impresa X le imprese b)
– il 35 %della componente degli oneri generali e lo 1,5 %del valore aggiunto lordo dell’impresa X le imprese c).

In ciascun anno, i contributi a copertura degli oneri di sistema per le imprese lettere a), b) e c), 5 e 6 non possono, in ogni caso, essere inferiori al prodotto tra 0,5 €/MWh e l’energia elettrica prelevata dalla rete pubblica.

Le imprese che accedono alle agevolazioni sono tenute a effettuare la diagnosi energetica.
Le imprese di cui al primo periodo sono altresì tenute a adottare almeno una delle seguenti misure:
a) attuare le raccomandazioni di cui al rapporto di diagnosi energetica, qualora il tempo di ammortamento degli investimenti a tal fine necessari non superi i tre anni e il relativo costo non ecceda l’importo dell’agevolazione percepita;
b) ridurre l’impronta di carbonio del consumo di energia elettrica fino a coprire almeno il 30 %del proprio fabbisogno da fonti che non emettono carbonio;
c) investire una quota pari almeno al 50 % dell’importo dell’agevolazione in progetti che comportano riduzioni sostanziali delle emissioni di gas a effetto serra al fine di determinare un livello di riduzioni al di sotto del parametro di riferimento utilizzato per l’assegnazione gratuita nel sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione europea di cui al regolamento di esecuzione (UE) 2021/447 della Commissione europea, del 12 marzo 2021.

RIFERIMENTO NORMATIVO
DECRETO-LEGGE 29 settembre 2023, n. 131 – Misure urgenti in materia di energia, interventi per sostenere il potere di acquisto e a tutela del risparmio. (23G00141) (GU n.228 del 29-9-2023)

Considerata la complessità della tematica, i tecnici EnergyINlink provvederanno (gratuitamente) ad effettuare il calcolo per verificare se la vostra Azienda possiede i requisiti di cui sopra.
Contatto: energia@energyinlink.it
In caso affermativo, saremo a disposizione per supportarvi nello svolgimento della procedura di accreditamento su sistema telematico.

– BYinnovation è Media Partner EnergyINlink

www.energyinlink.it

normativa

EU Green Deal collective action. Community-led initiatives call for a stronger EU Green Deal driven by collective action. New manifesto launched by civil society organizations claims the right of EU citizens to have the choice to live sustainably -calling on policy makers to swiftly localise an ambitious European Green Deal.

ECOLISE, the European network of community-led initiatives on climate change and sustainability, is calling on EU policy makers to support a swift localisation of a strong and ambitious European Green Deal, harnessing the power of grassroots initiatives. At the same time, ECOLISE is urging policy makers to make sure that citizens have a choice to live sustainably, which is a human right. These are two of seven key policy demands in ECOLISE’s Time For Collective Action Manifesto, launched on 7 November.

Around 500 European policy makers, community-led initiatives, scientists and civil society organisations took part of ECOLISE´s annual main policy event, “Making the European Green Deal Strong and Real: Harnessing the power of community-led initiatives and local governments” –co-organised by ICLEI Europe and the European Economic and Social Committee, who hosted the event.

Half a year before the next European Parliament elections ECOLISE and its partners have made a strong call to translate the Green Deal into local action through enabling policies that will both contribute to increasing its ambition, while empowering citizens to act for sustainability collectively. ECOLISE announced the launch of a Europe-wide advocacy campaign in 2024, leading up to the European elections.

“Communities need strong environmental laws to thrive. I was quite shocked when I learned that there is no overarching plan to localize the European Green Deal”, said Nina Klein, ECOLISE’s Policy Lead, at the event in Brussels. “This gap was the spark for a one year consultation process that has led to the “10 theses on transformative community-led local development policies”. More than 400 contributors from 130 organisations, including around 40 process partners have participated in these deep conversations. The Time for collective action Manifesto is an outcome of this process.”

The great potential of communities and citizens for achieving the European Green Deal remains largely untapped, as underlined by a recent IPCC report.

“Having the right policies, infrastructure and technology in place to enable changes of lifestyles and behavior can result in a 40-70% reduction in greenhouse gas emissions by 2050” said Felix Creutzig, (Coordinating Lead Author of the IPCC’s 6th Assessment Report, Chapter 5).

Sophia Silverton from ICLEI Europe remarked “the local level is a flashpoint, where broad sustainability policies intersect with people’s lives”. She underlined the potential for civil society and local governments to collaborate and unleash socially grounded transformations that respond to everyday concerns.

The discussion built up on the Beyond Growth Conference of May
Its initiator, Philippe Lamberts, Member of the European Parliament and Co-president of the Greens/European Free Alliance, underlined the political relevance of giving people the choice to live sustainably, and explained the need for both top-down and bottom-up initiatives to push the European Green Deal forward. Commenting on the ECOLISE Manifesto which advocates for a changed economy focussed on care for people and the planet, Lamberts said: “The current economic model, which is based on growth, is seen as something that has no alternative. And this is dangerous”.

The Green Deal needs further ambition, offering alternatives to economic growth in the form of diverse localised wellbeing economies, as Amelie Krug from ECOLISE pointed out. Initiatives such as the Irish Wellbeing Economy Hub, co-founded by Cultivate, already show practical solutions which are waiting for implementation, as Oscar Mooney explained.

The upcoming European elections will be a make or break moment for the European Green Deal, and support by communities is key. Erika Zárate of Resilience Earth shared insights from the Garrotxa region in Spain and pointed out that involvement of citizens and participatory democracy can overcome political divisions and create strong shared visions of territorial development. This is an experience shared by Marie Hélène Pillot, member of the community-led initiative Colibri (France) and coordinator of the “Territories of experimentation” which connects local stakeholders in deliberative processes.

It is thus crucial for citizens and local governments to have a say in shaping European policies such as the European Green Deal, and in localising them, adapting them to the specifics of each place -an ECOLISE Manifesto demand shared by all panelists, including Tom Meeuws, deputy mayor of Antwerp (Belgium) and Sabrina Dekker from the Campaigners Lighthouse City Council of Dublin, Ireland. Both cities are participating in the “100 climate neutral Cities” mission by the EU.

Anastasiya Volkova shared her experience coordinating the Green Road Project from the Global Ecovillage Network, which started hosting refugees only days after Russia had started the war against Ukraine. Over 300 refugees have decided to stay at the ecovillages at least until the war is over. She emphasized the importance of the international strong network for the success of the project: “We had friends in many countries and they helped because they knew us and they trusted us”. Christian Jonet of the Liège Food Belt (Belgium), an initiative inspired by the Transition Network, agreed on the importance of strong relationships as the fertile soil for social innovation and cohesion.

Francisco Guerreiro, Member of the European Parliament with the Greens/European Free Alliance, stressed the need to take these collective initiatives on board at EU level. “Communities show that change is possible. I would say that a lot of MEPs in the EU parliament don’t know about this reality –but they should”. Ilonka Marselis, energy expert and member of the editorial board of the ECOLISE Manifesto, underlined that this is why community-led initiatives need more support for lobbying and advocacy, especially on EU levels, as right now there is no level playing field for the voice of civil society to be heard, regarding the huge lobbying power of fossil fuel industries.

Tom Meeuws, Deputy Mayor of Antwerp (Belgium) said that “we have to stop the doom and the gloom about the climate debate. If we do not build a bridge between local governments and EU levels of policy such as the European Commission, we won’t be able to create the just transition”. Direct, dedicated EU funding of local levels and collective action for implementing the European Green Deal is also a key part of the ECOLISE Manifesto.

Young climate activist Maria Serra Olivella underscored that her generation was probably the best proof that material consumption does not lead to happiness, pointing to the mental health crisis especially amongst young people. Olivella called for positive, action-oriented narratives to dominate the public debate. “We need hope. You can’t tell people the planet is on fire but there is no exit or escape”, she said.

communitiesforfuture.org

manifesto

Conlegno per selvicoltura sostenibile. Ci sarà abbastanza legno in futuro? A questa domanda risponde Conlegno, Consorzio servizi legno e sughero che da 25 anni tutela e promuove la biodiversità e il patrimonio forestale, impegnato in questi giorni a Ecomondo 2023, l’evento internazionale di riferimento per le tecnologie e i servizi della Green economy.

Il legno è la risorsa fondamentale per trainare la decarbonizzazione e una transizione energetica sostenibile.
Ma se la domanda del mercato aumenterà – e dagli Studi FAO si stima che il consumo di legno a livello mondiale passerà dai circa 2,2 miliardi attuali ai 3,2 miliardi del 2050 – sorge spontaneo un quesito: ci sarà legno a sufficienza in futuro?

Conlegno – che grazie ai suoi comitati tecnici favorisce un impiego normato e sostenibile del legno, dalla materia prima all’imballaggio, al legno strutturale – partecipa alla manifestazione con l’intento di riportare al centro dell’attenzione proprio la materia prima, il legno, fondamentale in più settori dell’economia e che nell’ultimo decennio ha acquisito sempre maggiori spazi di mercato nell’edilizia privata e pubblica, proprio in virtù della sua sostenibilità. Il legno è in grado di stoccare grandi quantità di C02 sottratte all’atmosfera ed è il materiale strutturale sostenibile per eccellenza, essendo di origine naturale facile da riutilizzare, riciclare e destinare a filiere circolari.

Attualmente la superficie forestale nazionale ammonta complessivamente a circa 11milioni di ettari, di cui l’82% (circa 9 milioni) è classificata come foresta e il restante 18% come altre terre boschive. Pertanto, le risorse forestali occupano quasi il 36% dell’intero territorio nazionale. Il dato incoraggiante è che c’è una crescita annua del volume delle foreste italiane, stimata intorno ai 38 milioni di metri cubi (con una media di circa 4.2 metri cubi ad ettaro). Purtroppo, di questo incremento vengono prelevati soltanto 14,4 milioni di mc.

L’aumento della superficie forestale non è però sufficiente ad assicurare che le foreste forniscano beni e servizi in grado di soddisfare le esigenze future rispettando i principi ispiratori dello sviluppo sostenibile.

“È necessario diffondere la cultura della selvicoltura sostenibile” ha affermato Sebastiano Cerullo, Segretario Generale di Conlegno. “Questo non vuol dire, come spesso si sente dire, non tagliare gli alberi, ma tagliarli in modo intelligente, seguendo le regole di una gestione forestale sostenibile, un concetto dinamico e in evoluzione che mira a mantenere e valorizzare i valori economici, sociali e ambientali delle foreste a beneficio delle generazioni presenti e future”.

Tagliare in modo sostenibile, nel concreto, vuol dire gestire la foresta come un complesso ecosistema di cui utilizzare alcune risorse, assicurandone nel contempo la continuità funzionale di lungo termine.
Con il giusto equilibrio si conserva e migliora la produttività, la diversità e la resilienza degli ecosistemi forestali, che forniscono importanti servizi ambientali, tra cui aria pulita, acqua e habitat ottimali per la fauna e flora selvatica, nonché l’assorbimento del carbonio atmosferico.
Per mantenere tale equilibrio, è fondamentale conoscere e quantificare con precisione le risorse forestali disponibili al fine di determinarne l’uso più appropriato, compreso il relativo tasso di utilizzazione di legno e prodotti non legnosi.
Tali necessità, insieme agli altri principi della gestione forestale sostenibile, sono ben definiti nell’ambito della Certificazione forestale che Conlegno incoraggia e sostiene con le attività svolte dal proprio Gruppo TRUST afferente ai noti schemi di certificazione PEFC e FSC.

Conlegno da 25 anni si occupa di valorizzare la materia prima legno nel rispetto della citata sostenibilità
Come emerge dagli ultimi dati disponibili, nel 2022 sono stati certificati in modo sostenibile da Fitok – marchio del Consorzio che controlla la filiera produttiva relativa agli imballaggi in legno per garantire il corretto trattamento fitosanitario – circa 60 milioni di pallet.
E il legno per costruire questi imballaggi contiene circa 2,4 milioni di tonnellate di CO2 sottratti all’atmosfera.
Dati altrettanto incoraggianti, sono i parziali dell’anno in corso in cui la CO2, stoccata in circa 40 milioni di pallet conformi alla norma FAO ISPM 15, ammonta a 1,5 milioni di tonnellate.

Allo stesso modo con EPAL, marchio internazionale che contraddistingue il sistema di interscambio di pallet riutilizzabili più diffuso d’Europa e che in Italia opera in seno a Conlegno, il Consorzio porta avanti un perfetto esempio di economia circolare: il riutilizzo, l’interscambio, la riparazione e il riciclo dei pallet EPAL rappresentano un responsabile approccio ambientale e socio-economico.

Sebastiano Cerullo sottolinea che anche l’impiego del legno nella costruzione degli edifici contribuisce alla sostenibilità riparmiando CO2 rispetto al cemento ed anche per la flessibilità strutturale utile in antisismica, specialmente dopo l’introduzione dei pannelli di tipo X-LAM (in inglese CLT Cross Laminated Timber) di grande resistenza e veloci da installare.
La sfida è fare in modo che si possa utilizzare il più possibile legno di produzione nazionale, avviando il sistema virtuoso della circolarità anche nella coltivazione e gestione arborea a scopo industriale.
Come, ad esempio, avviene da secoli nella produzione del sughero.
Purtroppo, la frequenza di eventi distruttivi sui boschi e foreste, porta all’indebolimento biologico della vegetazione superstite, che viene facilmente attaccata e distrutta dall’insetto Bostrico. Una nuova sfida da aggiungere a quelle atmosferiche.
Fra pochi mesi verrà introdotta la due diligence del regolamento 995/2010 EUTR European Union Timber Regulation per monitorare la provenienza sostenibile dei prodotti a base legnosa, che sarà controllata dalle agenzie delle dogane, come anche altri prodotti “sensibili” allo sfruttamento ambientale e sociale, come cacao, caffè, soia, olio di palma, caucciù, animali di allevamento.

Quello descritto è soltanto un esempio dell’uso sostenibile della materia prima derivante dalle risorse forestali che contribuiscono in modo particolarmente rilevante alla crescita economica complessiva alimentando vari settori produttivi, tra cui quelli degli imballaggi, dell’edilizia, della carta e dei mobili.

Conlegno ha trattato questi argomenti in un intervento nel panel dal titolo “Energia dal bosco per la decarbonizzazione e la transizione energetica”, tenutosi a Ecomondo. Questa tavola rotonda ha analizzato il ruolo del legno come sostituto di altri materiali non rinnovabili e come fonte di energia “verde”, tema quest’ultimo di grande attualità anche alla luce dell’attuale quadro normativo di riferimento.

Il Consorzio Servizi legno e sughero era presente a Ecomondo 2023 per valorizzare la materia prima e discutere di una gestione forestale sostenibile

www.conlegno.eu

Energy Efficiency in the Energy Mix: it is the first fuel for a clean energy future – but not yet visible in the energy mix!
The new Energy Efficiency Directive, adopted last July 2023, enforces the principle of “energy efficiency first” as a fundamental principle of the EU’s energy policy, reflecting the importance that the EU attaches to energy efficiency.

Energy efficiency is considered a core strategy for decarbonisation
A recent report by the IEA estimates that the energy efficiency sector will provide 40% of the necessary greenhouse gas cuts expected worldwide by 2040. A new study by IEECP, “Make Energy Efficiency Visible in the Energy Mix”, outlines the need for energy efficiency to be fully considered as an energy resource, starting with integrating it in the way to represent the energy mix.
Energy efficiency is a resource that we can use to meet our energy needs while consuming less energy. In doing so, we can reduce our energy bills, our dependency on imported fossil fuels, and our CO2 emissions. It has many benefits but is not yet at the forefront of the energy mix at the EU or national level. The energy efficiency share is not included in data representing the energy mix, and therefore, is not a visible component in the energy mix. Out of sight, out of mind: this is one of the reasons energy efficiency does not come first in planning, policymaking, and investment. The new Energy Efficiency Directive has now entered into force and the EU has a stronger legal framework to support energy savings. Looking forward to next year as new European institutions will take office: what should we do to ensure energy efficiency is prioritised and made more visible in the next EU cycle?

Making energy efficiency visible
The IEECP study, supported by Knauf Insulation and the European Climate Foundation, addresses the issue of visibility of energy efficiency in the main publications on energy data. The study highlights how the contribution of energy efficiency is essential to the European Union’s energy system but is not currently visible in the main energy mix figures. Researchers analysed possible ways to add energy savings to national and European Union energy mixes next to energy sources such as renewables, gas and coal in a structured way: 7 actions are listed in the report.
For energy efficiency to be considered on a level playing field with other energy resources, energy efficiency improvements need to be monitored, then energy efficiency data needs to be integrated in the overall energy picture.

“Energy efficiency is considered the first fuel because there is no cleaner and cheaper energy than one that has not been consumed. However, energy efficiency is consistently absent from energy balances which makes it difficult for energy savings to become part of energy strategies. This study redresses that balance by demonstrating the significant contribution that energy savings make to energy mixes along with renewables, gas and coal”, says Katarzyna Wardal-Szmit (Knauf Insulation’s EU Public Affairs Manager).

The fundamental goal of including energy efficiency data into the main energy figures is to keep energy efficiency at the forefront of the broader energy debate.
The study puts energy efficiency back into the energy mix equation.

The findings provide policymakers and market players with the insight they need to change the perspective on energy systems and give energy efficiency the prominence it deserves in cost-effective and sustainable energy strategies” adds Jean-Sébastien Broc (IEECP researcher and consultant).

More about the study
– The study demonstrates how energy savings can be calculated and better represented to show their critical role in the energy mixes of the European Union and Member States
– It examines how energy efficiency is represented in publications by organisations such as Eurostat, the European Environmental Agency and International Energy Agency and found that when it came to the headline figures of these publications “the quantitative contribution of energy efficiency to the energy mix was missing in the main pictures of the energy balance” while energy efficiency was often included in last chapters or separate reports.
– It integrates 2021 ‘energy savings’ data from the ODYSSEE-MURE project — which has been tracking energy efficiency indicators and strategies in Europe for over 30 years — with Eurostat data on ‘supply’ energy carriers like oil and gas for the EU’s 27 member states.
– It recommends a set of 7 actions to make energy-efficiency more visible, such as for organisations in charge of publications on energy data to charts showing the energy efficiency share next to the shares of the other energy carriers (see figures below). Public authorities and implementing agencies could ensure that results from energy efficiency policies are published on a regular basis as well as monitor and publish the achievements related to major objectives, such as the renovation of the building stock. Energy efficiency experts and stakeholders could complement the regular energy efficiency data with ad-hoc studies providing evidence and key figures about the multiple impacts of energy efficiency, to link the impacts of energy efficiency with what is in the top of the policy priorities (e.g. reducing energy imports).

IEECP is a non-for-profit, independent research foundation working, since 2015, on science-based climate change mitigation, energy efficiency and renewable energy policy, with an international interdisciplinary team of experts generating and disseminating scientific knowledge. We work closely with EU institutions, international organisations, national, regional and local governments, think-tanks, NGOs, academics and the business world to lead the transition to climate neutrality and to a sustainable energy future for various sectors. We build valued partnerships with renowned organisations from across Europe as we believe collaboration and creating a community helps carrying our ideas and results further, to shape, together, a low-emissions, resilient future.

– BYinnovation is Media Partner of IEECP

ieecp.org

report

Industria 5.0 opportunità e impatti sociali: una nuova era in cui la tecnologia e l’umanità si fondono in modo armonico, creando un equilibrio tra efficienza e valori umani, puntando a sviluppare strategie per costruire processi produttivi flessibili ed efficienti.

Vantaggi per le aziende, le possibili problematiche e il ruolo dell’Italia nella transizione 5.0
Come è possibile agire contemporaneamente su tutti i seguenti fronti?
Aumentare l’efficienza operativa, ottenere una maggiore flessibilità nella produzione, personalizzare in modo avanzato i prodotti e migliorarne la qualità, ridurre i costi di produzione e l’impatto ambientale, ottenere una maggiore competitività globale, migliorare la sicurezza sul lavoro, creare nuove opportunità di lavoro ad alta qualità e un’accelerazione dell’innovazione tecnologica.
La risposta è l’industria 5.0, un modello collaborativo che fa parte dell’evoluzione delle industrie manifatturiere e che si basa sull’integrazione di tecnologie avanzate come l’Internet of Things (IoT), l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica collaborativa per creare ambienti di produzione altamente digitalizzati, flessibili ma anche attenti alla componente umana.

Cosa è Industria 5.0
“Industria 5.0” è il titolo del rapporto che la Commissione Europea ha pubblicato a gennaio 2021. Definita come un “completamento dell’industria 4.0”, è una rivoluzione culturale che ricolloca l’industria nella contemporaneità in cui agisce.

L’Industria 5.0 si caratterizza per un approccio centrato sull’uomo, in cui la tecnologia, compresi robot collaborativi avanzati, serve a migliorare la qualità della vita dei lavoratori e dei cittadini. La sostenibilità è un altro pilastro, con un forte impegno per ridurre gli sprechi e utilizzare le risorse in modo efficiente. Inoltre, l’Industria 5.0 si distingue per la sua resilienza, grazie alla capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e garantire continuità operativa tramite l’analisi avanzata dei dati e l’apprendimento automatico.
Sono sei le categorie di tecnologie abilitanti per l’industria 5.0:
– integrazione uomo-macchina individualizzata;
– tecnologie bioispirate e materiali intelligenti;
– Digital Twins e simulazione;
– tecnologie di trasmissione, archiviazione e analisi dei dati;
– intelligenza artificiale;
– tecnologie per l’efficienza energetica, le energie rinnovabili, lo stoccaggio e l’autonomia.
Queste sono le tecnologie che l’Industria 5.0 sfrutterà per affrontare le nuove sfide dettate dalla società e dall’ambiente e per porsi come motore della prosperità in favore di tutti gli stakeholder coinvolti.

Opportunità e impatti sociali derivanti dall’Industria 5.0
L’Industria 5.0 apre una serie di opportunità significative. Queste includono l’innovazione continua nei prodotti e nei processi, la promozione della crescita economica, la creazione di nuovi posti di lavoro di alta qualità, una produzione più sostenibile, la possibilità di offrire prodotti personalizzati su vasta scala, un miglioramento della sicurezza sul lavoro, l’uso di tecnologie avanzate per la formazione dei lavoratori e una maggiore resilienza aziendale, in grado di affrontare meglio le perturbazioni di mercato e le situazioni di emergenza.
Di contro, vi sono anche paure comuni come la possibile perdita di posti di lavoro.
L’Industria 5.0 potrebbe automatizzare sì alcuni cosiddetti “lavori routine” ma, al contempo, creerebbe nuove opportunità lavorative che richiederanno un’interazione uomo-macchina.

Industria 5.0 è il paradigma europeo su cui anche l’Italia sta per avviare un grande programma di supporto per agevolare la «transizione 5.0» del sistema produttivo con investimenti per oltre 4 miliardi di euro.
La transizione 5.0 è il passaggio verso un modello industriale avanzato e centrato sulla tecnologia, dove l’adozione delle tecnologie digitali come l’IoT, l’IA e la robotica migliora l’efficienza, la sostenibilità e la personalizzazione dei processi produttivi. Questo cambiamento richiede anche una revisione delle pratiche aziendali e una maggiore attenzione alle esigenze umane. In sostanza, è il passo verso un’industria altamente digitalizzata e orientata al futuro.

“Come già avvenuto nel corso della quarta rivoluzione industriale il ruolo di TÜV Italia sarà quello di attestare, attraverso il rilascio di una perizia, che i beni, la loro installazione e interconnessione siano conformi a quanto previsto dai requisiti legislativi al fine di avere diritto al beneficio fiscale messo a disposizione”, afferma Alberto Macchi, Business Unit Manager Div. Industrie Service di TÜV Italia. “Ad oggi non è ancora possibile determinare quali saranno le modalità di incentivazione che verranno previste dal Governo per sostenere il Piano Transizione 5.0; sicuramente gli incentivi per le Imprese dovranno essere concretizzati da appositi decreti o, comunque, dalla Finanziaria 2024.”

L’Industria 5.0 vuole rappresentare un nuovo modello in cui la tecnologia e l’umanità si fondono in modo armonico, creando un equilibrio tra efficienza e valori umani. È una visione dell’industria che non solo mira alla produttività, ma anche al benessere degli individui e al rispetto dell’ambiente. A differenza dell’Industria 4.0, che si configurava come una vera e propria rivoluzione industriale e tecnologica, Industria 5.0 è soprattutto un nuovo paradigma culturale.

Fondato nel 1866 come associazione di controllo delle caldaie a vapore, il Gruppo TÜV SÜD è cresciuto diventando un’impresa globale. Opera con oltre 25.000 dipendenti dislocati in oltre 1.000 sedi in circa 50 paesi allo scopo di migliorare costantemente tecnologia, sistemi e competenze. TÜV SÜD contribuisce attivamente a rendere innovazioni tecniche come Industria 4.0, guida autonoma ed energie rinnovabili sicure e affidabili.

TÜV Italia fa parte del gruppo TÜV SÜD ed è presente in Italia dal 1987. TÜV Italia ha una struttura di oltre 700 dipendenti e 400 collaboratori, con diversi uffici operativi sul territorio nazionale, a cui si affiancano i laboratori TÜV Italia e Bytest a Volpiano (TO) e pH a Barberino Tavarnelle (FI), acquisite rispettivamente nel gennaio 2012 e nel gennaio 2013.
TÜV Italia organizza webinar e seminari gratuiti, in cui vengono affrontati i temi tecnici più attuali, oltre alla certificazione delle persone e ai numerosi corsi formativi professionali dedicati ad approfondire e sviluppare competenze in tutti i settori in cui l’ente opera.

www.tuv-sud.com

www.tuvsud.com/it-it