Novembre 2023

Graduatorie Bando 2023 RAEE. Sono 100 i progetti presentati da Comuni e società di gestione dei rifiuti che si avvarranno di quasi 4,3 milioni di euro messi a disposizione dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche per l’ammodernamento o la realizzazione di centri di raccolta, l’attivazione di progetti di microraccolta e contestuale comunicazione

Sono pubblicate sul sito del Centro di Coordinamento RAEE le graduatorie dei progetti vincitori del bando 2023 finalizzato all’erogazione di contributi economici destinati all’infrastrutturazione, allo sviluppo e all’adeguamento dei centri di raccolta, alla realizzazione di progetti di microraccolta e contestuale comunicazione locale.

Pubblicato lo scorso 6 marzo, l’avviso è rivolto a Comuni e società di gestione rifiuti verso i quali sono messe a disposizione risorse economiche da parte dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) mediante i Sistemi Collettivi.
L’attribuzione economica è prevista dall’Accordo di programma ex art. 15 del d.lgs. 49/2014 sottoscritto da Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI)Centro di Coordinamento RAEEproduttori di AEE e associazioni delle aziende della raccolta rifiuti.

Complessivamente sono stati premiati 100 progetti presentati da Comuni e società di gestione rifiuti e valutati da una Commissione paritetica composta da membri di tutte le parti firmatarie dell’Accordo.

Rispetto al 2022, la dotazione economica complessiva del bando 2023 sfiora i 4,3 milioni di euro (precisamente, sono 4.297.220,51 euro) ripartiti in tre distinte linee progettuali:
– la Misura A, pari al 17% dell’importo totale per un totale di 749.305,13 euro, verrà impiegata per la realizzazione di opere presso il centro di raccolta e/o per l’acquisto di beni per la sua operatività;
– la Misura B, pari al 35% della somma complessiva per un totale di 1.498.610,25 euro, sarà utilizzata per la realizzazione di nuovi centri di raccolta in Comuni in cui non ne risulti già uno iscritto al CdC RAEE;
– la Misura C, pari al 48% della somma complessiva, comprensiva dei fondi comunicazione e microraccolta, per un totale di 2.049.305,13 euro, sarà destinata alla creazione di progetti di microraccolta e contestuale comunicazione.

È importante sottolineare che i 100 progetti premiati su un totale di 195 candidature inviate rappresentano un numero superiore rispetto alle adesioni complessive ricevute nel 2022.
Sul numero complessivo dei progetti vincenti:
– 28 sono stati premiati per la Misura A, di questi 22 sono aziende della raccolta e 6 i Comuni;
– 19 sono i progetti premiati per la Misura B, presentati da 11 Comuni e da 8 aziende;
– 53 sono i progetti premiati per la Misura C di cui 32 presentati da aziende e 21 da Comuni.

“Nel rispetto del principio di responsabilità estesa del produttore, anche quest’anno le aziende di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono accanto a Comuni e aziende della raccolta rifiuti mettendo loro a disposizione risorse economiche per migliorare in maniera continuativa e sistematica il sistema di gestione RAEE” dichiara Carlo Samori, rappresentante dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche presso Confindustria. “Quest’anno in particolare, gli investimenti sono stati incrementati in maniera significativa, a dimostrazione della volontà di favorire il miglioramento e l’implementazione costante dell’infrastrutturazione della raccolta, leva imprescindibile e strategica per rag-giungere gli importanti target di raccolta previsti dall’Unione Europea. I progetti di micro-raccolta, novità del 2023, sono finanziati con lo scopo di intercettare anche quei RAEE più piccoli che spesso sfuggono a una gestione corretta”.

“Da diversi anni, il Centro di Coordinamento RAEE gestisce le attività del bando che eroga i fondi dedicati all’infrastruttura, alla comunicazione e alla realizzazione di nuovi pro-getti di raccolta dei RAEE domestici” afferma Alberto Canni Ferrari, presidente del Centro di Coordinamento RAEE. “L’efficienza dell’approccio proattivo che il sistema multi-consortile adottato nel nostro Paese attua per assicurare costantemente l’infrastrutturazione della raccolta e il sostegno economico ai Comuni è testimoniato dalla tempestività con cui la commissione esaminatrice ha concluso le proprie attività. Cento Comuni si potranno avvalere in tempi rapidi dei fondi messi a disposizione dai produttori di AEE con la convinzione che la raccolta in quei luoghi potrà avere un deciso impulso verso gli obiettivi europei”.

Il Centro di Coordinamento RAEE è un consorzio di natura privata, gestito e governato dai Sistemi Collettivi sotto la supervisione del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello Sviluppo Economico. È costituito dai Sistemi Collettivi dei produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elet-troniche (AEE), in adempimento all’obbligo previsto dal Decreto Legislativo n. 49 del 14 marzo 2014.
Il compito primario del Centro di Coordinamento RAEE è garantire su tutto il territorio nazionale una corret-ta gestione dei RAEE originati dalla raccolta differenziata, assicurando che tutti i Sistemi Collettivi lavorino con modalità ed in condizioni operative omogenee; il Centro di Coordinamento RAEE stabilisce, inoltre, come devono essere assegnati i Centri di Raccolta RAEE ai diversi Sistemi Collettivi.

www.cdcraee.it

graduatorie

Rapporto di sostenibilità CoRePla 2022. L’impegno del Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica ha fatto dell’Italia un’eccellenza europea nel campo della gestione sostenibile degli imballaggi in plastica.

Oggi il Consorzio, che da 25 anni contribuisce alla formazione di una cultura dell’economia circolare, è all’apice di una grande filiera di imprese consorziate e di un sistema che svolge un ruolo economico e sociale prezioso per il nostro Paese in un’ottica di responsabilità condivisa tra le aziende, le amministrazioni e i cittadini. È quanto emerge con evidenza dal Rapporto di Sostenibilità 2022 di COREPLA, presentato a Roma nel corso di un convegno dal titolo “Il ruolo di Corepla per la cultura della sostenibilità – Valore, prospettive e opportunità della filiera italiana”.

Le parole chiave di questo appuntamento: opportunità e impegno
COREPLA lavora per costruire una cultura della sostenibilità volta ad affrontare le sfide del futuro, riflettere sulle soluzioni, contrastare le false narrazioni, educare e informare per una corretta gestione responsabile dei rifiuti degli imballaggi in plastica. Favorire il riciclo della plastica, con soluzioni compatibili con la filiera produttiva italiana, rendere la pratica del riciclo un elemento quotidiano e importante nella vita dei cittadini, sono solo alcuni dei temi affrontati nel corso dell’incontro alla luce dei dati del Rapporto di Sostenibilità. Nella tavola rotonda promossa dal Consorzio alla presenza di esponenti del mondo politico, economico e scientifico, si è avviato un momento di confronto per discutere delle strategie e analizzare le diverse tipologie di rischio e difficoltà a cui il settore andrebbe incontro se fosse approvata la proposta di regolamento europeo sugli imballaggi. Un cambio di strategia che metterebbe in discussione un modello di riciclo consolidato e un sistema industriale efficace.

In 25 anni in Italia il materiale avviato al riciclo è passato da 228.000 tonnellate a oltre 1.050.000 tonnellate – un risultato brillante frutto di una rete capillare che vanta attualmente 31 impianti di selezione e 92 impianti di riciclo. Anche la copertura dei Comuni è aumentata considerevolmente, dal 77% del 2002 al 97% di oggi. Parallelamente, è raddoppiato il numero di imprese consorziate della filiera del packaging in plastica – produttori di materia prima, produttori di imballaggi, utilizzatori che autoproducono i propri imballaggi e riciclatori –, passato da 1.216 a circa 2.500.

Il settore plastica impiega 50.000 risorse per 4.000 imprese, con un moltiplicatore sul PIL di 3,2 (tradotto: 100 euro investiti ne generano 230). Di questo settore, il comparto degli imballaggi ne rappresenta il 40%*. La proposta di regolamento europeo PPWR rischia di innescare un effetto domino sulla filiera del riciclo che è un’eccellenza in Europa, con grandi rischi economici e sociali e con importanti conseguenze sulla sicurezza e sullo spreco alimentare, oltre alla considerevole perdita dei posti di lavoro.

“In questo periodo di transizione sostanziale, il Consorzio lavora per costruire una cultura della sostenibilità volta ad affrontare le sfide del futuro” – ha dichiarato Giovanni Cassuti, Presidente di COREPLA – “È necessario adottare una strategia integrata e condivisa per promuovere un reale sviluppo sociale, ambientale ed economico, poiché si tratta di una mission collettiva che deve coinvolgere tutti gli attori diretti e indiretti della filiera. Solo guardando al futuro nella stessa direzione sarà quindi possibile promuovere il valore della filiera italiana e dare nuovo impulso all’innovazione del Paese”.

I dati del Rapporto di sostenibilità COREPLA 2022
Nel 2022 la materia prima vergine risparmiata grazie al riciclo COREPLA è stimata in 523.789 t., l’equivalente necessario a produrre a 11 miliardi di flaconi per detersivi da 1 litro.

Il processo di riciclo della plastica richiede meno energia di quello per la produzione di plastica vergine, con un risparmio energetico che nel 2022 è stimato in 10.946 GWh, pari al 2,5% circa della produzione annua di energia primaria in Italia.

Il recupero di oltre 1 milione di t di rifiuti di imballaggi in plastica nel 2022 ha consentito un risparmio in volume, in termini di discarica evitata, pari 35.653.977 di m3, ossia a 37.5 volte il volume del Colosseo ed ha evitato 885.406 tonnellate di emissioni di CO₂ pari a 1.024 voli A/R Roma-Tokyo.

Inoltre, l’attività di Corepla nel 2022 ha avuto dirette e positive ripercussioni sui territori e le amministrazioni locali. Lo scorso anno sono stati erogati 382 milioni di euro di contributi ai Comuni o soggetti da loro delegati ed è stato generato un indotto economico di 334 milioni di euro derivante dalle attività connesse alla raccolta, al riciclo e al recupero degli imballaggi in plastica.

“Alla luce di questi risultati, ancora una volta positivi, procederemo con ancora più convinzione su questa strada,” conclude Giovanni Cassuti “una strada che porta alla costruzione di una casa sostenibile comune da lasciare alle future generazioni, che sia inclusiva, sicura e che rispetti l’ambiente e lo valorizzi. In questi anni COREPLA si è costantemente impegnato per una gestione sempre più sostenibile ed efficiente degli imballaggi facendo dell’Italia un modello di assoluta eccellenza. Ora è giunto il momento di dare ulteriore impulso all’innovazione, di contrastare i falsi pregiudizi e le false narrazioni che ancora gravano sulla plastica e le sue applicazioni. Il traguardo verso cui correre, che concilia crescita economica e sostenibilità ambientale, non è la demonizzazione del materiale, bensì la valorizzazione del suo grande potenziale per il bene della nostra amata futura casa comune.”

www.corepla.it

Energie rinnovabili non sostituiscono fossili nel mix energetico globale. L’Energy Transition Outlook di DNV segnala che, a livello globale, nel 2022 le vendite di veicoli elettrici e le installazioni di impianti solari e batterie hanno battuto ogni record.
Tuttavia, per il momento le rinnovabili si limitano a coprire in parte l’incremento nella domanda di energia, anziché sostituire nel mix energetico i combustibili fossili, che continuano a crescere in termini assoluti.

Negli ultimi cinque anni i combustibili fossili hanno continuato a soddisfare quasi la metà della nuova domanda di energia a livello globale, nonostante una rapida espansione nella capacità delle rinnovabili.
Questo uno dei principali riscontri del nuovo Energy Transition Outlook di DNV – uno dei principali enti di terza parte a livello globale. Secondo il rapporto, tra il 2017 e il 2022 le rinnovabili hanno soddisfatto il 51% delle nuove richieste, mentre il rimanente è stato coperto dai combustibili fossili.
Per il momento, dunque, anziché sostituire questi ultimi, le rinnovabili si limitano a coprire parte dell’incremento nella domanda: in termini assoluti, infatti, l’offerta di fonti fossili sta crescendo ancora.

In questo quadro, le probabilità di limitare il riscaldamento globale a +1,5°C sono più ridotte che mai
Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sarebbe necessario dimezzare le emissioni di CO2 entro il 2030 mentre, secondo le stime di DNV, questo obiettivo non sarà raggiunto nemmeno entro il 2050.
Nel 2030, infatti, le emissioni saranno inferiori solo del 4% rispetto ad oggi, mentre entro la metà del secolo la riduzione sarà pari al 46%.
Le emissioni di CO2 legate all’energia continuano a raggiungere livelli record ed è probabile che raggiungano il picco nel 2024, anno che segnerà l’effettivo inizio della transizione energetica.

“A livello globale, la transizione energetica non è ancora nemmeno iniziata, se con ‘transizione’ intendiamo la sostituzione in termini assoluti dei combustibili fossili con energia pulita”, commenta Remi Eriksen, Presidente del Gruppo e CEO di DNV. “La transizione appare iniziata a livello di singoli settori, Paesi e comunità ma, nel mondo, le emissioni dovute all’energia fossile, già su livelli record, sono destinate ad aumentare ulteriormente l’anno prossimo”.

A causa dei cambiamenti nel panorama geopolitico, nelle politiche di approvvigionamento cresce il peso della sicurezza energetica: i governi sono disposti a pagare prezzi più elevati per l’energia di origine locale, con un impatto significativo che si riflette sui risultati dell’Outlook.
Si prevede, ad esempio, che nel Subcontinente indiano la transizione sarà più lenta, con una maggiore presenza di carbone nel mix energetico.

In Europa, invece, la transizione sta accelerando grazie all’allineamento tra obiettivi climatici, industriali e di sicurezza energetica.
Sebbene la transizione sia ancora ferma ai blocchi di partenza, una volta avviata, le energie rinnovabili sono destinate a superare i combustibili fossili. In futuro, la maggior parte delle nuove aggiunte al mix energetico consisterà in eolico e solare, che cresceranno rispettivamente di 9 e 13 volte tra il 2022 e il 2050.
Da qui al 2050 la produzione di elettricità verrà più che raddoppiata, in un processo che renderà anche più efficiente il sistema energetico: se oggi nel mix il rapporto è pari a 80 per le fonti fossili contro 20 per quelle non fossili, entro la metà del secolo diventerà 48 a 52 in favore delle rinnovabili. Nel 2022 le installazioni solari hanno raggiunto il record di 250 GW.
A sua volta, l’energia eolica fornirà il 7% dell’elettricità collegata alla rete globale e la capacità installata raddoppierà entro il 2030, nonostante le difficoltà legate all’inflazione e alla catena di approvvigionamento.

Nel breve termine, i limiti della rete in termini di trasmissione e distribuzione stanno rappresentando un significativo collo di bottiglia per l’espansione dell’elettricità rinnovabile e delle relative risorse energetiche distribuite, come lo stoccaggio collegato alla rete e, in molte regioni tra cui il Nord America e l’Europa, i punti di ricarica per veicoli elettrici.

“Nel breve termine si presentano difficoltà dovute all’aumento dei tassi di interesse, alle problematiche nella catena di approvvigionamento e ai trasferimenti degli scambi energetici a causa della guerra in Ucraina, ma a lungo termine la tendenza in tema di transizione energetica rimane chiara: nell’arco di una sola generazione, il sistema energetico mondiale passerà da un mix basato per l’80% sui combustibili fossili a uno fondato per circa il 50% su fonti non fossili. Un cambiamento rapido, ma non tanto da raggiungere gli obiettivi di Parigi. I dati del rapporto ‘Pathway to Net Zero, che DNV pubblicherà in vista della COP 28, dimostrano che la sfida principale non è la tecnologia, ma l’assenza di incentivi che stimolino una rapida diffusione delle rinnovabili e dello stoccaggio, e di disincentivi per ridurre le emissioni derivanti dai combustibili fossili”, conclude Eriksen.

DNV è un ente indipendente che fornisce servizi di assurance, certificazione, verifica e gestione del rischio a livello globale. Opera in più di 100 Paesi con l’obiettivo di salvaguardare la vita, la proprietà e l’ambiente. DNV lavora con i propri clienti per cogliere le opportunità, affrontare le sfide e i rischi che derivano dalle trasformazioni globali, è una voce fidata per molte tra le aziende più lungimiranti e di maggior successo nel mondo. DNV è impegnata nel mettere a frutto la propria esperienza e competenze specialistiche per lo sviluppo della sicurezza e sostenibilità delle performance, la definizione di benchmark di settore e la messa a punto di soluzioni innovative.

dnv.com

report

Black Friday del Riciclo RAEE con Ecolamp! Sconto del 30% sui servizi ExtraLamp e ExtraPRO. Il Consorzio leader nel recupero e nel trattamento dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), è lieta di annunciare una speciale promozione in occasione del Black Friday. Dal 24 al 27 novembre, i professionisti che necessitano di smaltire apparecchi elettrici o elettronici a fine vita possono beneficiare di uno sconto del 30% sui servizi ExtraLamp e ExtraPRO.

Per accedere a questa offerta, è sufficiente inserire il codice promozionale BLACK30 sul portale Ecolamp.

L’iniziativa rientra nell’impegno di Ecolamp per fornire soluzioni efficienti e sostenibili per la gestione dei RAEE
Oltre alla raccolta presso le Isole Ecologiche comunali, Ecolamp ha sviluppato una serie di canali volontari per l’utenza professionale.
Tra questi, il servizio ExtraLamp è rivolto agli installatori illuminotecnici e a realtà professionali che devono smaltire tubi neon, lampadine e altre sorgenti luminose esauste.
ExtraPRO, invece, è destinato agli installatori, imprese di ristrutturazione o manutenzione e a tutte le realtà professionali che necessitano di smaltire RAEE del raggruppamento R4, come piccoli elettrodomestici, elettronica di consumo, apparecchi di illuminazione.

Fabrizio D’Amico, rappresentante di Ecolamp, sottolinea l’importanza di questa iniziativa: “Con il Black Friday, vogliamo incentivare le pratiche di smaltimento responsabile tra i professionisti, offrendo loro un accesso facilitato ai nostri servizi. È essenziale ricordare che il corretto smaltimento dei RAEE non è solo un obbligo legale, ma una responsabilità verso l’ambiente. Attraverso servizi come ExtraLamp e ExtraPRO, Ecolamp si impegna a garantire un trattamento sicuro ed eco-sostenibile di questi rifiuti, contribuendo attivamente alla salvaguardia del nostro pianeta”.

Ecolamp è il consorzio senza scopo di lucro dedito alla raccolta e al trattamento delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche giunte a fine vita (RAEE). Nato nel 2004 per volontà delle principali aziende nazionali e internazionali del settore illuminotecnico del mercato italiano, oggi riunisce oltre 350 produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Dal 2015 Ecolamp è tra i soci fondatori di Eucolight, l’associazione europea nata per dare voce ai Sistemi Collettivi RAEE specializzati nei rifiuti di illuminazione. Ecolamp porta avanti con impegno numerose attività per sensibilizzare cittadini e operatori del settore, coinvolgendo l’unione pubblica sul tema del corretto riciclo dei RAEE. Oggi Ecolamp, in un’ottica di economia circolare, garantisce il recupero di oltre il 95% dei materiali di cui questi rifiuti sono composti e il corretto smaltimento delle sostanze inquinanti, evitando che vengano disperse nell’ambiente.

www.ecolamp.it

Tessile Buono Sano Pulito Giusto Durevole Slow Fiber per il Made in Italy sostenibile: la nuova rete di 19 aziende, nata dall’incontro con Slow Food Italia, rappresenta un esempio concreto di cambiamento positivo che passa da un processo produttivo sostenibile, volto alla creazione di prodotti belli, sani, puliti, giusti e durevoli, perché rispettosi della dignità della persona e della Natura nel suo delicato equilibrio.

Compriamo troppo e sprechiamo più che mai
Non solo in campo alimentare con il cibo che dovrebbe nutrirci e invece non arriva nemmeno sulle nostre tavole, ma anche nel settore dell’abbigliamento e dell’arredamento, nell’ambito di quella che ormai viene definita a ragione fast fashion.
È questa la presa di coscienza che sta dietro l’incontro tra Slow Food Italia e alcune note realtà del tessile del territorio nazionale che, con coraggio e spirito critico, hanno creato Slow Fiber, un movimento la cui voce, oggi più che mai, squarcia il panorama di un sistema di produzione nocivo e inarrestabile in cui da troppo tempo siamo intrappolati, come consumatori e come imprenditori.

Figlio dell’associazione Slow Food, che da anni è impegnata a promuovere un cibo buono, pulito e giusto per tutti, Slow Fiber propone lo stesso percorso e gli stessi valori nell’ambito del vestire e dell’arredamento, e quindi di rapporto con il corpo e con il bello, inteso anche come etico, giusto e misurato.

“Compriamo troppo e sprechiamo più che mai: non solo in campo alimentare, con il cibo che dovrebbe nutrirci e invece non arriva nemmeno sulle nostre tavole, ma anche nel settore dell’abbigliamento e dell’arredamento, nell’ambito di quella che ormai viene definita a ragione fast fashion. Il percorso intrapreso da Slow Fiber e Slow Food Italia permette a tutti noi di ripensare il nostro posto nel mondo, per abbandonare un pensiero e un linguaggio predatori, a favore di una consapevole umiltà: quella che si prova di fronte a maestosi spettacoli naturali, di fronte ad un’intensa percezione di bellezza che ci fa presagire un senso di giustezza” afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.
“È necessario un atto di volontà per ripensare il nostro posto nel mondo, per abbandonare un pensiero e un linguaggio predatori, a favore di una consapevole umiltà: quella che si prova di fronte a maestosi spettacoli naturali, di fronte ad un’intensa percezione di bellezza che ci fa presagire un senso di giustezza. Slow Fiber ha deciso di sostenere Slow Food abbracciandone i valori del buono, pulito e giusto: perché la bellezza senza etica è marketing. Quando invece la bellezza implica l’etica è “bene”, e si rifà all’ideale greco del “Kalos Kai Agathos” bello e buono perché, come sostiene il filosofo e saggista bulgaro Todorov, l’esigenza di assoluto si riflette nella scoperta della bellezza.”

La rete Slow Fiber cresce in Italia
Le ultime aziende che si sono unite al Network di Slow Fiber e ne condividono i valori fondativi sono: Albini GroupBotto GiuseppeFinissaggio e Tintoria Ferraris.
Esse rispettano i requisiti necessari per poter entrare a far parte del Network, che consistono in KPI qualitativi e quantitativi, oltre a rientrare a pieno titolo nella tassonomia propria a marchio Slow Fiber costruita sulla base degli indicatori globali di eticità, sostenibilità e responsabilità sociale (ESG, SDGs e GRI).
Questa autoregolamentazione da parte delle aziende, dichiarata nel Manifesto di Slow Fiber, ha il duplice scopo di allinearle nei processi di sostenibilità e di supportare i nuovi aderenti nella realizzazione di percorsi chiari, trasparenti, misurabili.

Albini Group è una delle aziende diventate sostenitori ufficiali di Slow Fiber. “Condividiamo i medesimi valori del progetto nel promuovere la sostenibilità e l’etica del settore tessile, per una filiera più responsabile” dichiarano.
L’obiettivo è dimostrare che è possibile creare tessuti che non siano solo belli, ma anche di alta qualità, durevoli e responsabili. Il tutto nel rispetto verso i dipendenti, i clienti e l’ambiente. Albini Group si impegna a mantenere elevati standard di produzione creando prodotti di altissima qualità che durano nel tempo, ma che promuovano anche la sostenibilità ambientale riducendo gli sprechi e il proprio impatto.

Per l’azienda Finissaggio e Tintoria Ferraris Slow Fiber rappresenta il futuro. “Gli investimenti che facciamo sono volti a continuare un cammino iniziato 60 anni fa che viene tramandato di padre in figlio per le prossime generazioni e che ha al centro i valori che sono racchiusi in Slow Fiber”. L’azienda nasce come nobilitazione di tessuti in lana e con gli anni si sviluppa su altre tipologie e fibre, ma mantenendo un’alta attenzione e cura per il dettaglio. L’etica che li muove nasce dal profondo rispetto verso il territorio che li ospita, verso le persone che contribuiscono tutti i giorni a perseguire i loro scopi: “l’esempio che tutti insieme possiamo dare può contribuire a migliorare il contesto nel quale operiamo” affermano.

Per Botto Giuseppe e Figli la scelta di aderire a Slowfiber è “coerente con la visione sulla moda sostenibile che l’azienda persegue con l’intento di instaurare un rapporto armonioso sia con l’ambiente che con le persone in un sistema di piena e assoluta trasparenza”.
L’azienda, fondata nel 1876 e oggi alla quarta generazione, lavora lana, seta e cashmere per produrre tessuti e filati destinati ai brand della moda e del lusso. L’alta qualità si coniuga ad un’economia incentrata sulla circolarità, sul riciclo e sull’ottimizzazione dei costi energetici. Tutto nell’ottica di promuovere l’uso dell’energia da fonti rinnovabili, come quella solare e idroelettrica. Botto Giuseppe e Figli si fa portavoce dei valori e della diffusione della cultura sostenibile, a favore anche delle generazioni future e rimane fedele alla centralità del suo ruolo come player importante del lusso Made in Italy per la comunità dei clienti e dei fornitori sia in Italia che all’estero.

Queste tre aziende virtuose del tessile si uniscono alle altre sedici che fin dall’inizio hanno costituito la rete consolidata di Slow Fiber:
Oscalitol’OpificioQuagliottiRemmertPettinatura Di VerroneTintoria 2000Angelo Vasino SpaOlcese FerrariTintoria FelliManifattura Tessile Di NoleHolding ModaLane CardateItalfilPatternMaglificio MaggiaVitale Barberis Canonico.
Aziende intergenerazionali che vantano una storia importante nel settore della produzione vestiaria e dell’arredamento, che a oggi impiegano più di 1000 persone e raggiungono un fatturato complessivo di oltre 500 milioni di euro.

L’obiettivo comune a tutte queste aziende sta nella volontà di creare prodotti belli, sani, puliti, giusti e durevoli, nel rispetto dell’ecosistema e della dignità dei lavoratori.
Inoltre, Slow Fiber si impegna attivamente nell’accompagnare le aziende che vogliono prendere parte al cambiamento nel percorso verso la sostenibilità dei loro sistemi di produzione.
Questo perché la forza di Slow Fiber risiede proprio nella rete delle imprese del tessile italiano che attraverso il proprio operare dimostrano che è possibile creare prodotti per il vestire e l’arredare che siano non solo belli e sani, ma anche puliti perché l’impatto ambientale dei processi produttivi è ridotto e giusti perché rispettano i diritti dei lavoratori.

Dario Casalini, fondatore di Slow Fiber, descrive le finalità dell’iniziativa: “Negli ultimi decenni il modello del fast fashion ha imposto una coincidenza tra nuovo e bello. Capi che vengono prodotti in grandi quantità e bassa qualità e creano rifiuti. L’idea è invece quella di recuperare un concetto di bellezza che abbia anche dei valori etici perché essere sostenibili significa avere un atteggiamento intellettualmente onesto e quindi prendere in considerazione tutto il sistema”.

La sostenibilità ambientale e sociale dei prodotti e dei modelli industriali di produzione si è trasformata in brevissimo tempo da opportunità di vero cambiamento a occasione di marketing e comunicazione (spesso semplice greenwashing) e oggi rischia di degenerare, attraverso un complesso florilegio di certificazioni ambientali e normative europee, in green-dumping.
Nel tentativo di correggere le deviazioni della globalizzazione e della delocalizzazione del tessile, si impongono costi sempre maggiori a realtà industriali virtuose che da sempre applicano i principi del buono, sano, pulito, giusto e durevole ma il cui valore distintivo rispetto al modello fast fashion sfugge alla misurazione e non è rispecchiato dalle certificazioni esistenti.
Inoltre è fondamentale e non più rinviabile elaborare un nuovo modello che ponga eguale importanza e attenzione al come vengono realizzati i prodotti rispetto alla loro estetica e funzionalità.
Il soddisfacimento di un bisogno espresso dalla collettività non richiede più una qualsiasi risposta, ma ammette solo risposte e soluzioni che siano buone, sane, pulite, giuste e durevoli lunga tutta la filiera di produzione e tali valori devono essere espressi e rappresentati nel prodotto tessile finale”.

È in questo contesto che è nata l’idea di costruire una rete di aziende che operano nella filiera del tessile con l’obiettivo di promuovere un cambiamento produttivo e culturale nel settore, rendendolo più sostenibile e promuovendo un consumo più consapevole e responsabile.

www.slowfood.it/slow-fiber

manifesto

Parità di genere certificazione premiante. Il gender gap rappresenta ancora un problema in tutto il mondo: siamo infatti lontani dal raggiungimento della parità di genere, e il settore lavorativo non fa eccezione.

La riduzione della disparità di genere rientra tra gli obiettivi di sostenibilità ESG dell’Agenda ONU 2030 e del PNRR: l’aspetto sociale ed etico non può infatti essere lasciato indietro rispetto a quello ambientale e a quello economico.
Proprio per questo, a titolarità del Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sono stati investiti dei fondi per un “Sistema di certificazione della parità di genere” con lo scopo di accompagnare e incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree maggiormente critiche per la crescita professionale delle donne.
Il provvedimento fa parte del PNRR, Missione Inclusione e Coesione, componente Politiche per il lavoro.
La Prassi di Riferimento UNI/PdR 125 definisce le linee guida sul sistema di gestione per la parità di genere.
Tutte le imprese che puntano su uno sviluppo organizzativo all’avanguardia potranno richiedere la certificazione della parità di genere come atto volontario ottenibile in seguito a un audit, da parte di un ente di certificazione accreditato, che verifichi la conformità alla prassi di riferimento sul sistema di gestione per la parità di genere indicate appunto nella PdR 125.

Come funziona la certificazione?
Gli obiettivi della certificazione sono in primis l’adozione di politiche per la parità di genere e per l’empowerment femminile a livello aziendale, ma contribuiscono soprattutto a introdurre una nuova concezione di cultura aziendale, basata sul merito e sulla valorizzazione delle skills e performances individuali e su una maggiore conciliazione della sfera professionale e personale.
Questo include un approccio che tenga conto delle diverse condizioni sociali e fisiche, dei diritti, i benefici, l’accessibilità delle opportunità e degli obblighi di ogni individuo con l’obiettivo di rendere il posto di lavoro un luogo di inclusione.
ICMQ ha ottenuto l’accreditamento Accredia per il rilascio delle certificazioni per i Sistemi di Gestione per la parità di genere secondo UNI/PdR 125:2022 ed è in grado di offrire il servizio di certificazione di conformità alla PdR 125. Il procedimento è analogo a quello degli altri sistemi di gestione e consiste in un audit iniziale (diviso in fase 1 e fase 2) nel quale verrà valutato anche il livello di raggiungimento degli obiettivi, e audit periodici di sorveglianza/rinnovo con cadenza annuale.
Solo i certificati con il marchio UNI e Accredia, insieme a quello dell’organismo di certificazione, permettono di ottenere gli esoneri contributivi per le imprese private, di accedere alle premialità nei bandi di gara e di usufruire degli stessi incentivi alla certificazione.

Parità di genere nelle imprese italiane: altri 169 anni per raggiungerla
Secondo il Global Gender Gap Report 2023, in cui vengono raccolti i dati relativi a quattordici indicatori divisi in quattro dimensioni (salute e sopravvivenza, rendimento scolastico, partecipazione economica e opportunità, empowerment politico) di 146 Paesi in tutto il mondo, serviranno ancora 131 anni per raggiungere la parità di genere. L’Italia, rispetto a un anno fa, ha perso 16 posizioni, scendendo dal 63esimo al 79esimo posto. Il segmento “partecipazione economica e opportunità” fa registrare un lieve miglioramento (dalla posizione 110 alla 104); resta comunque un dato allarmante, se pensiamo che il nostro Paese occupa le ultime posizioni del ranking mondiale e, con il ritmo attuale, ci vorranno 169 anni per colmare il gap nel settore.

La certificazione è elemento premiante nel nuovo Codice degli Appalti
L’ottenimento della certificazione consente di accedere a una serie di benefici, tra cui: sgravi contributivi, nel limite dell’1% dei contributi complessivamente dovuti e di € 50.000 annui per ciascuna azienda; punteggio premiale per la concessione di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti; riduzione della garanzia fideiussoria per la partecipazione a gare pubbliche; miglior posizionamento in graduatoria nei bandi di gara e positivo riflesso reputazionale.
Una recente modifica del nuovo Codice degli Appalti ha indicato come l’azienda, ai fini del riconoscimento del punteggio premiale, debba dimostrare il possesso dei requisiti in tema di parità di genere esclusivamente attraverso la certificazione UNI/Pdr 125 rilasciata da Organismo accreditato, rimuovendo così il riconoscimento di qualsiasi tipo di autocertificazione, inizialmente inserito nel testo. In sostanza, la certificazione accreditata fa la differenza.

Requisiti di accesso alla certificazione
Rispetto alle tradizionali certificazioni di sistema di gestione (qualità, ambiente, salute e sicurezza sul lavoro ecc.), la certificazione per la parità di genere prevede alcuni indicatori prestazionali (KPI) inerenti alle politiche di parità di genere nelle organizzazioni.

A ciascun indicatore è associato un obiettivo
I KPI sono complessivamente 34, divisi in 6 macro aree:
1) cultura e strategia;
2) governance;
3) processi HR;
4) opportunità di crescita ed inclusione delle donne in azienda;
5) equità remunerativa per genere;
6) tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.
Se l’organizzazione non raggiunge almeno il 60% degli obiettivi applicabili (differenti a seconda delle dimensioni dell’organizzazione stessa), non può ottenere la certificazione. Inoltre, sono necessari requisiti tipici dei sistemi di gestione e requisiti specifici propri della Pdr 125 come definizione di un Piano Strategico, la sua messa in atto, il monitoraggio e l’impegno alla costante revisione in ottiche di miglioramento, l’istituzione di un Comitato Guida, la Politica per la Parità di genere, un sistema di Whistleblowing e Welfare aziendale, ecc..

Flessibilità nell’applicazione in funzione delle dimensioni aziendali e del settore in cui l’azienda opera
È prevista una classificazione in cluster delle aziende in funzione del numero di dipendenti. In base al cluster di appartenenza dell’organizzazione, è necessario considerare un diverso set di KPI da rispettare.
Sono previste semplificazioni nell’applicazione dei KPI per le organizzazioni appartenenti alla fascia micro e piccola impresa , mentre per le organizzazioni appartenenti alla fascia medio-grande viene applicata la totalità degli indicatori.
La PdR 125 considera inoltre che la disparità di genere sia maggiormente presente in alcuni settori produttivi (edilizia, vigilanza, informatica…), a tal fine, nel definire i KPI quantitativi l’azienda dovrà considerare i valori medi di riferimento delle aziende con lo stesso codice Ateco.

Obiettivo 2026
Entro il 2026, almeno mille imprese italiane dovranno aver superato i test che certificano l’abbattimento di ogni forma di gender gap sui luoghi di lavoro: a oggi (settembre 2023), secondo i dati dello specifico portale governativo istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Dipartimento per le Pari opportunità e nato per promuovere e far conoscere a cittadini e imprese il sistema nazionale di certificazione accreditata per la Parità di genere, le certificazioni rilasciate sono 588, una cifra ancora ridotta.
Sul portale saranno pubblicati gli avvisi per le misure di supporto per l’ottenimento della certificazione destinati alle piccole e medie imprese e micro imprese; inoltre sono consultabili i dati delle certificazioni emesse e l’elenco degli Organismi di certificazione accreditati.

Le imprese che sceglieranno di certificarsi, potranno contare sul supporto di Unioncamere e del sistema camerale, in virtù di un accordo di collaborazione stipulato con il Dipartimento delle Pari Opportunità in materia di certificazione della parità di genere. Unioncamere si occuperà di mettere a punto la progettazione e organizzazione di servizi per l’introduzione del sistema di certificazione della parità di genere, della gestione ed erogazione dei pagamenti per i costi di certificazione, dell’attivazione di servizi di accompagnamento e assistenza tecnico-consulenziale, della promozione e sensibilizzazione delle imprese. Le risorse stanziate consentiranno, per il momento, di assistere un migliaio di aziende di micro, piccole e medie dimensioni. Di queste, 450 potranno avvantaggiarsi anche della copertura dei costi di certificazione.
È prevista inoltre la creazione, da parte dell’ente, di un elenco di esperti per attività di assistenza tecnico-consulenziale alle PMI sulla prassi di riferimento UNI/Pdr 125:2022 per il raggiungimento della certificazione della parità di genere. Al termine della selezione, l’elenco degli esperti selezionati sarà pubblicato sul sito di Unioncamere.

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F.lli Ibba Best Managed Companies Award di Deloitte Private sesta edizione. F.lli Ibba, storica azienda della GDO alimentare che opera in Sardegna dal 1950, riceve per il sesto anno consecutivo il “Best Managed Companies” Award confermandosi come un’eccellenza italiana d’impresa.
Il riconoscimento è stato consegnato durante la cerimonia di premiazione che si è svolta a Milano nel Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana-Euronext.

Organizzato da Deloitte Private, con la partecipazione di ALTIS Università Cattolica del Sacro CuoreELITE-Gruppo Euronext e Confindustria Piccola Industria, il Best Managed Companies Award è un premio per le migliori realtà imprenditoriali del panorama nazionale.
Le imprese partecipanti vengono affiancate per un programma di crescita dagli esperti di Deloitte Private, in un percorso che stimola ulteriormente il loro sviluppo e potenziamento rispetto a parametri fondamentali di successo dell’Award, cruciali per la gestione di un’impresa.

La selezione delle aziende è stata affidata a una giuria composta da Fabio Antoldi, professore ordinario di Strategia aziendale presso ALTIS Università Cattolica del Sacro Cuore; Renato Goretta, membro del Consiglio di Presidenza Nazionale della Piccola Industria di Confindustria e Marta Testi, CEO di ELITE – Gruppo Euronext.
Il team di esperti ha assegnato il riconoscimento valutando i parametri di strategia, competenze e innovazione, impegno e cultura aziendale, governance e misurazione delle performance, corporate social responsibility, internazionalizzazione e filiera.

La F.lli Ibba è tra le 7 aziende su 79 che si è aggiudicata il premio per il sesto anno consecutivo, riconfermandosi anche nella categoria speciale “Gold Winner”, che premia le aziende che hanno ricevuto il premio per quattro edizioni di seguito.
Il Gruppo opera in Sardegna dal 1950 e da sempre porta avanti un progetto aziendale che si basa sulla volontà di fare rete con la comunità e le aziende locali creando opportunità di sviluppo per il territorio in cui è attiva.

«In questa sesta edizione sono state ben 79 le realtà italiane che, grazie a eccellenti capacità manageriali in uno scenario internazionale complesso, si sono aggiudicate il BMC Award», afferma Andrea Restelli, Partner di Deloitte e responsabile Italia del programma Best Managed Companies. «Oggi, le organizzazioni e i loro leader devono essere sempre più pronti per vincere le numerose sfide e continuare a essere competitive e attrattive sul mercato, facendo leva sulle giuste risorse, competenze e investimenti e ponendo attenzione ai talenti in azienda».

Giangiacomo Ibba, presidente del Gruppo Ibba, ha commentato: “Ricevere questo premio per il sesto anno è per noi motivo d’orgoglio. Un riconoscimento che condividiamo con tutti i clienti che ci scelgono ogni giorno e tutte le persone che fanno parte della nostra grande famiglia: i collaboratori, gli stakeholder e gli imprenditori partner che vivono con passione il nostro progetto imprenditoriale. Questo premio ci invita a guardare ai prossimi traguardi con ottimismo, a crescere sempre con umiltà e lealtà e a continuare a credere nello stesso sogno”.

Abbi Group è un’azienda sarda che nacque nel periodo del dopoguerra dall’iniziativa dei fratelli IBBA che, spinti da una forte passione e spirito imprenditoriale, avviarono un’attività di commercializzazione di prodotti di prima necessità.
Oggi il Gruppo è guidato dalla seconda generazione ed è tra i principali operatori della GDO alimentare in Sardegna e nel Centro Italia con una rete di oltre 350 punti vendita, in parte diretti e in parte di proprietà di imprenditori partner.
Il Gruppo opera, inoltre, nella distribuzione all’ingrosso con l’insegna Centro Cash, da anni punto di riferimento per 16.000 professionisti del mondo Horeca e del retail alimentare.
A gennaio 2023 è diventata Società Benefit, trasformazione che nasce dalla volontà di assumere un impegno formale a favore della comunità, delle persone e del territorio in cui opera.
Abbi Group realizza un fatturato nel mercato al consumo di oltre 850 milioni di euro, impegnando una forza lavoro di oltre 3000 collaboratori.

abbigroup.com

Finanza Sostenibile per proteggere biodiversità: una nuova sfida per gli operatori finanziari. Secondo le Nazioni Unite, entro il 2030 gli investimenti nel settore dovranno triplicare. Allo European Business and Nature Summit, che il Forum per la Finanza Sostenibile ha co-organizzato, è stato riconosciuto il ruolo fondamentale della finanza sostenibile.

Oggi gli investimenti in soluzioni nature-based sono pari a $154 miliardi all’anno (1)
Questa somma deve triplicare entro il 2030, raggiungendo i $484 miliardi all’anno, se si vuole mantenere il riscaldamento globale entro 1.5° e arrestare la perdita di biodiversità, come previsto dagli accordi internazionali. Tali investimenti possono generare non solo benefici ambientali ma anche enormi opportunità economiche, compresi 395 milioni di nuovi posti di lavoro e $10 mila miliardi di dollari di entrate aggiuntive entro il 2030.
Gli operatori finanziari possono dare un contributo fondamentale per l’aumento di questi investimenti e la messa in campo di azioni efficaci. Un ruolo di primo piano riconosciuto anche nella due giorni dello European Business and Nature Summit, la principale conferenza dedicata alla creazione di modelli di business sostenibili che abbiano al centro la biodiversità, tenutasi a Milano.
Il Forum per la Finanza Sostenibile è stato tra i co-organizzatori dell’evento, insieme a Commissione europea, European Business and Biodiversity Platform, Etifor e Regione Lombardia.

“Il settore finanziario è tra quelli più esposti alle conseguenze della perdita di biodiversità, ma al tempo stesso gli operatori finanziari sono tra gli attori fondamentali che possono contribuire a preservarla. Durante lo European Business and Nature Summit, di cui siamo stati co-organizzatori, sono arrivati importanti spunti che metteremo a frutto nel lavoro del prossimo anno per dare il nostro contributo con azioni concrete”, ha dichiarato il Direttore Generale del Forum Francesco Bicciato.

Nello specifico, il Forum ha curato tre sessioni, moderate da Alessandro Asmundo, Research and Policy Officer del Forum, e Isabel Reuss, Senior Social and Climate Advisor dell’Associazione, e dedicate a:
– il superamento del gap di investimenti per la conservazione degli ecosistemi,
– le opportunità finanziarie per la protezione della natura,
– i certificati e i crediti di biodiversità.
Dal confronto sono emerse sfide e opportunità legate agli investimenti in biodiversità: la necessità di dati più accurati e di nuove tecnologie di misurazione e monitoraggio, l’aumento delle partnership pubblico privato e la trasparenza, fondamentale per ridurre i rischi di greenwashing e garantire informazioni affidabili.
Tra le azioni da mettere in campo, c’è la formazione di policy maker e investitori al fine di garantire una comprensione più approfondita della biodiversità e dei suoi impatti. Gli enti regolatori, da parte loro, possono svolgere un ruolo fondamentale attraverso un quadro di regole che consentano alle aziende di segnalare gli impatti positivi agli investitori e l’armonizzazione dei diversi provvedimenti normativi.

Un altro aspetto emerso è la necessità di creare un ecosistema di attori che collaborino per accelerare l’azione per la biodiversità. La sinergia tra pubblico e privato, insieme a regolamentazioni mirate e investimenti responsabili nel settore, è fondamentale per spingere le aziende a intraprendere un percorso verso un’economia a impatto positivo sulla natura.
Proprio per questo il Forum per la Finanza Sostenibile ha dato vita, insieme a Etifor e Regione Lombardia, all’Italian Business & Biodiversity Working Group, che si pone gli obiettivi di sensibilizzare sull’importanza economica della biodiversità, promuovere partnership pubblico-privato per la conservazione degli ecosistemi e allineare le strategie aziendali alle migliori pratiche internazionali.

“L’Italian Business & Biodiversity Working Group è una piattaforma di lavoro aperta per mettere in campo, in modo proattivo, iniziative a impatto positivo. Siamo convinti che l’approccio migliore per preservare la biodiversità sia quello multistakeholder, tipico del Forum: le soluzioni più efficaci per la conservazione degli ecosistemi sono quelle sinergiche, frutto della collaborazione tra imprese, investitori e organizzazioni non governative, in una cornice pubblica che dia sostegno e stimolo a questo tipo di iniziative”, continua il Direttore Generale del Forum Francesco Bicciato.

“L’unica strada realistica per affrontare la sfida di tutela e ripristino della biodiversità – dichiara Alessandro Leonardi Amministratore Delegato di Etifor | Valuing Nature – è scommettere sulle alleanze pubblico-private, sulle sperimentazioni, sull’allineamento collettivo alle migliori pratiche internazionali per salvare il capitale naturale da cui tutti noi dipendiamo. Per questo motivo oggi diamo vita al Italian Business & Biodiversity Working Group, un gruppo di lavoro in grado di mettere in campo know-how di altissimo profilo, consulenze e iniziative concrete aperto a qualsiasi organizzazione privata e del mondo della finanza che voglia contribuire attivamente intraprendendo percorsi virtuosi con impatti positivi e tangibili per la collettività”.

“Regione Lombardia ha fatto della sostenibilità un pilastro dell’azione regionale con l’approvazione del Programma Regionale di Sviluppo-Sostenibile, con la convinzione che è necessario coniugare ambiente-economia-crescita sociale. La salvaguardia e il rafforzamento del capitale naturale devono essere una priorità per l’azione pubblica e nella responsabilità delle imprese che operano sul nostro territorio per garantire la qualità della vita e il benessere di tutti i nostri cittadini. L’Italian Business & Biodiversity Working Group sarà un’opportunità di collaborazione per unire le forze su questo prioritario obiettivo”, dichiara l’Assessore al Territorio e Sistemi verdi della Regione Lombardia Gianluca Comazzi.

(1) Fonte: “State of Finance for Nature 2022”, UNEP-ELD

Il Forum per la Finanza Sostenibile è un’associazione non profit nata nel 2001. La base associativa è multi-stakeholder: ne fanno parte operatori finanziari e altre organizzazioni interessate all’impatto ambientale e sociale degli investimenti. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’inclusione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è membro di Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum.

Settimanesri.it

Finanzasostenibile.it

Investiresponsabilmente.it

Cyber – Privacy secsolutionforum 2023: l’evento dove la cyber security incontra la protezione dei dati. Per favorire lo sviluppo di una cultura comune incentrata sulla sicurezza e sulla protezione dei dati, nasce cyber – privacy secsolutionforum 2023, che il 29 novembre debutterà a Verona, al Centro Congressi del Crowne Plaza Hotel.

L’ evento è un approfondimento che nasce da un connubio di due solide fondamenta: l’esperienza maturata da Ethos Media Group, organizzatore di secsolutionforum, il forum digitale che si è posizionato come punto di riferimento per un pubblico qualificato di operatori, e dal partner Federprivacy, al quale è affidata la direzione scientifica dell’appuntamento congressuale, che si svolgerà esclusivamente in presenza.

Un evento dedicato a cyber security e privacy
L’innovazione tecnologica porta necessariamente all’attenzione di enti e aziende, a prescindere dalle dimensioni, un tema che gli stessi analisti a livello globale indicano come prioritario: la cyber security.
La difesa da attacchi informatici sempre più insidiosi e la protezione dei dati rappresentano oggi il primo rischio da gestire nella quotidianità delle operazioni aziendali e richiedono un radicale cambio di paradigma: occorre puntare sia sulla sintesi di formazione continua, tecnologie e processi sia su strategie di dialettica costruttiva tra i diversi team cybersecurity, IT e privacy.
Competenze diverse, ma complementari, sono necessarie per curare nel contempo la sicurezza dei dati e la conformità con la disciplina della privacy.

cyber – privacy, due facce della stessa medaglia
“cyber & privacy secsolutionforum” unisce due mondi interconnessi che, nella fase attuale, stanno cercando sempre di più di collaborare e di interfacciarsi per creare soluzioni all’avanguardia; l’evento a Verona rappresenta dunque un’occasione davvero unica per comprendere come queste due aree si stiano di fatto integrando e richiedano lo sviluppo di soluzioni convergenti e sempre più raffinate, che alimentano un mercato in costante crescita.
Testare la sicurezza delle applicazioni è essenziale, perché permette di identificare rischi, minacce e vulnerabilità che i cyber criminali potrebbero sfruttare per addentrarsi nei sistemi.
È proprio per questo che la sicurezza fisica e la cyber devono coadiuvarsi, per creare un mondo innovativo; questo può avvenire solo grazie all’intervento dei professionisti (security manager, CISO, …) che oltre a mantenere un alto livello di aggiornamento, giocano un ruolo fondamentale nella cooperazione dei diversi settori riguardanti la security, intercettando anche gli anelli deboli della catena: l’obiettivo dell’evento è quindi di aiutare tutti i professionisti che si occupano di proteggere i dati “a parlare una lingua comune”.

Privacy e sicurezza, la formazione al centro
Interverranno esperti del mondo giuridico e di quello informatico, esponenti della security nazionale, accademici, associazioni, istituzioni e aziende per analizzare trend e scenari di un mercato in costante evoluzione, condividere le migliori pratiche, alla luce delle tecnologie disponibili e delle norme vigenti, e presentare le ultime innovazioni sul fronte del rischio informatico.
Fornire risposte concrete e aggiornare i professionisti della sicurezza, in tutti i settori e a tutti i livelli – CISO, Security manager, Risk manager, Data Protection Officer, IT manager, giuristi d’impresa, Dirigenti d’azienda, Funzionari di Comuni, Enti, Forze dell’Ordine, Consulenti, System Integrator, installatori, impiantisti – è l’obiettivo di questo nuovo evento dedicato a “privacy e cybersecurity”, che si pone anche un’altra importante finalità: alimentare sinergie per interpretare l’evoluzione del settore e immaginare modelli di sviluppo che integrino le migliori competenze e conoscenze nei due rispettivi ambiti. Il programma si articolerà in sessioni plenarie e in seminari di approfondimento e workshop paralleli.

Il sondaggio di Federprivacy
Nel corso dell’evento saranno presentati i dati del sondaggio avviato dall’osservatorio di Federprivacy “Cybersecurity & Privacy, gap e margini di convergenza tra gli addetti ai lavori”, al quale sono invitati a partecipare gli operatori del settore, per facilitare la convergenza e la cooperazione tra professionisti giuridici e informatici.

La partecipazione è gratuita, per garantirsi la presenza è necessario pre-registrasti e sono anche previsti CFP da vari Enti e Istituzioni.

Ethos Media Group è uno degli interlocutori di riferimento in Italia nell’editoria professionale, con una presenza fortemente radicata nel comparto sicurezza. Ethos Media Group si occupa di produzione editoriale, formazione e organizzazione eventi, content management multimediale, con un approccio alla comunicazione a 360 gradi.
Ethos Media Group è parte integrante della Security Media Alliance, partnership internazionale tra testate di eccellenza specializzate nel settore sicurezza. All’interno di questa alleanza strategica, Ethos Media Group rappresenta, con il marchio globale secsolution, comprendente un magazine cartaceo e online e l’evento secsolutionforum, una solida e autorevole realtà di riferimento che ha formato e continua a formare generazioni di professionisti della sicurezza.
Ethos Media Group si distingue nel panorama editoriale e formativo per la capacita` di cogliere l’onda del cambiamento non appena se ne percepiscano i primi segnali. Un “talento” che va di pari passo con la spinta all’innovazione, alla flessibilità e al dinamismo nell’approcciare il mercato.

29 novembre – Verona, Centro Congressi Crowne Plaza

– BYinnovation è Media Partner di secsolutionforum

www.secsolutionforum.it

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La forza di un Gruppo ben coordinato di fornitori, leader ciascuno nel proprio settore, consiste nel poter disporre e offrire una pluralità di soluzioni, invece di un unico fornitore che, pur grande, impone al cliente quelle limitate al proprio catalogo. Per l’efficientamento delle industrie nostre clienti, abbiamo allargato la nostra proposta a partner tecnici e finanziari specializzati in ulteriori aree di intervento, anche nell’ottica delle esigenze di compliance ESG, a favore della green supply chain e dei meriti di credito bancari.