Il rischio di filiera nelle aziende italiane: solo 1 su 10 si considera molto esposta. Lo studio di Gi HR Services analizza i rischi non-finanziari legati alla catena di fornitura e alla gestione dei processi aziendali: le imprese ne riconoscono gli impatti, ma faticano ancora a valutare la propria vulnerabilità.
Tra le “zone cieche” del monitoraggio, subfornitori e fornitori storici.
Nel più ampio quadro dei rischi non-finanziari, quelli legati alla catena di fornitura e alla gestione dei processi aziendali stanno assumendo un peso sempre maggiore. Tra le aree di attenzione considerate più rilevanti dalle imprese italiane, la gestione di fornitori, appalti e filiera si colloca infatti al terzo posto, dopo i rischi digitali e di cybersecurity e quelli finanziari e di mercato.
Alla progressiva centralità del tema, tuttavia, non corrisponde una percezione altrettanto elevata della propria vulnerabilità.
Solo il 10% delle aziende, infatti, si considera molto esposta lungo la catena di fornitura e nei processi operativi collegati, mentre il 57% si colloca su un livello intermedio e il 33% si ritiene poco o per nulla esposto. Uno scarto significativo, soprattutto se letto alla luce degli impatti potenziali.
L’87% delle organizzazioni riconosce che un problema originato da un fornitore esterno può generare effetti a catena su operations, reputazione, clienti e costi.
È quanto emerge dallo studio di mercato “Gestione e percezione del rischio nei processi operativi. Continuità e nuove responsabilità nelle imprese italiane” realizzato da Gi HR Services, società di Gi Group Holding specializzata in outsourcing avanzato e consulenza operativa per l’amministrazione e la gestione delle risorse umane, con l’obiettivo di offrire una lettura articolata del livello di consapevolezza delle imprese, delle modalità di presidio adottate e delle principali traiettorie di evoluzione nella gestione del rischio di filiera.
La ricerca mette in relazione percezione del rischio, pratiche operative, modelli organizzativi e prospettive future, restituendo un quadro utile per comprendere come le imprese stiano affrontando un tema destinato a incidere in misura crescente sulla continuità, sulla resilienza e sulla competitività del business.
Rischio di filiera, terza area di attenzione per le aziende italiane
Nel quadro dei rischi oggi considerati più rilevanti dalle organizzazioni, al primo posto si collocano quelli digitali e di cybersecurity, indicati dal 46% del campione, seguiti dai rischi finanziari e di mercato, citati dal 41%. Al terzo posto emergono quelli legati a fornitori, appalti e catena di fornitura, indicati dal 29% delle aziende, davanti ai rischi reputazionali e relazionali con clienti e partner (28%) e al rischio geopolitico (28%).
Quel 29% assume particolare rilievo se rapportato alla struttura stessa delle filiere, considerando che il 62% delle realtà opera su più livelli o attraverso una rete di subfornitura mediamente estesa, mentre il 68% ricorre anche a contratti di appalto. Questo significa che, per molte imprese, il rischio di filiera si inserisce in modelli operativi già estesi e articolati, in cui aumentano i potenziali punti di vulnerabilità e diventa più difficile circoscrivere il controllo ai soli fornitori diretti.
Subfornitori e fornitori storici: le “zone cieche” del monitoraggio della catena
È proprio oltre il primo livello della catena che emergono alcune delle principali aree che le aziende tendono a sottovalutare: la prima riguarda i subfornitori, indicati dal 46% delle organizzazioni come gli attori che espongono maggiormente al rischio di filiera. A questa consapevolezza, però, non corrisponde ancora un presidio altrettanto esteso, tanto che la visibilità effettiva oltre il primo livello resta limitata, con solo circa il 20% delle imprese che monitora i fornitori di secondo livello e appena il 2% quelli di terzo livello.
La seconda area riguarda i fornitori storici. Solo il 17% delle aziende li indica tra gli attori che espongono maggiormente al rischio, un dato che suggerisce come le relazioni consolidate nel tempo tendano a essere percepite come intrinsecamente affidabili. Proprio questa fiducia, però, può ridurre la frequenza di riesame e verifica, rendendo meno visibili eventuali criticità emerse nel corso del rapporto.
C’è poi il nodo della misurazione. Il 28% delle realtà dichiara di aver subito una perdita legata a problemi lungo la supply chain, ma solo il 12% del campione è stato in grado di quantificarne l’impatto. Un divario che rende più complesso definire priorità, allocare risorse e costruire strumenti efficaci di prevenzione e mitigazione.
Le vulnerabilità emergono nella gestione quotidiana
Lo studio evidenzia come il rischio di filiera non sia legato solo a shock esterni o eventi eccezionali, ma emerga spesso nella gestione ordinaria dei processi. Il 38% delle organizzazioni riconosce nei picchi di attività e nelle urgenze le condizioni in cui i rischi tendono più facilmente a sfuggire al controllo; la stessa quota segnala le pressioni su costi e tempi, che possono ridurre la qualità dei presidi e favorire scorciatoie operative.
Un ulteriore fattore di vulnerabilità è rappresentato dal ricorso prevalente a controlli documentali, non sempre accompagnati da verifiche operative o da altri controlli sostanziali. Il 35% delle imprese segnala infatti questa condizione tra quelle che possono rendere più difficile intercettare tempestivamente le criticità lungo la filiera.
Quando il rischio si manifesta, gli impatti sono però chiari. Il 41% delle aziende indica il danno reputazionale e l’impatto sull’immagine del brand tra le principali conseguenze, mentre perdita di clienti, commesse o opportunità commerciali e interruzioni operative o blocco delle attività sono indicate entrambe dal 40%.
La consapevolezza cresce, i presidi ancora in evoluzione
La crescente attenzione al tema non si traduce ancora, in molti casi, in modelli pienamente strutturati. Il 29% delle imprese non dispone oggi di un presidio interno o esterno continuativo per la gestione dei rischi, mentre solo il 12% ritiene il proprio sistema di controllo completamente adeguato. La maggioranza, pari al 57%, lo valuta invece solo parzialmente adeguato.
Anche la definizione delle responsabilità sul presidio dei rischi di filiera resta un nodo aperto, tanto che solo il 29% delle imprese ritiene che siano chiaramente definite all’interno dell’organizzazione, mentre il 45% concorda parzialmente. Un dato che conferma la natura trasversale del rischio di filiera, che coinvolge funzioni differenti e richiede un coordinamento tra competenze diverse e una maggiore integrazione delle responsabilità organizzative.
Il rischio di filiera nei prossimi 2-3 anni
Guardando al prossimo futuro, il 61% delle organizzazioni ritiene che il rischio di filiera sarà più rilevante e il 57% prevede di rafforzarne il presidio. Il percorso appare però ancora graduale nell’adozione di strumenti strutturati – a conferma della fase preliminare in cui molte aziende si trovano – con solo il 10% che prevede un intervento di rafforzamento molto significativo. Tra gli aspetti prioritari spiccano una definizione più puntuale dei criteri di qualifica e selezione dei fornitori, una maggiore tracciabilità dei dati e una migliore integrazione tra i sistemi.
In questo scenario cresce l’apertura verso il supporto di partner esterni qualificati, considerato importante dal 71% delle imprese.
Gli ambiti in cui questo supporto viene ritenuto più utile sono le verifiche operative e i controlli periodici sul campo, come gli audit lungo la filiera, indicati dal 38% delle aziende, seguiti dalla definizione di standard, requisiti e procedure di presidio (34%) e dal monitoraggio continuativo con attività di reporting (33%).
A frenare il coinvolgimento di partner esterni sono soprattutto vincoli economici e organizzativi. Il 46% delle imprese cita il budget limitato o altre priorità di spesa, il 38% considera sufficienti le risorse interne e il 36% evidenzia la complessità della condivisione dei dati con soggetti esterni.
“Abbiamo realizzato questo studio di mercato per offrire una lettura più approfondita circa un tema che sta assumendo un peso crescente nelle agende strategiche delle imprese. I risultati confermano una consapevolezza ormai diffusa e la necessità di compiere un ulteriore passo avanti nella strutturazione dei presidi, nella continuità del monitoraggio e nella capacità di misurare gli impatti – dichiara Marcello Belmonte, Managing Director di Gi HR Services – Governare il rischio di filiera significa oggi proteggere la continuità operativa, la reputazione, la compliance e la solidità del business. Per questo, il ruolo di un partner esterno qualificato può essere particolarmente utile, affiancando le responsabilità interne con un supporto specialistico capace di rendere più efficace il presidio, portare metodo e capacità di verifica e offrire una lettura integrata dei processi. È un passaggio decisivo per trasformare la consapevolezza in governance e la gestione del rischio in una leva di resilienza”.
Green Logistics Expo 2026 agenda. Logistica e della supply chain: dal 14 al 16 ottobre 2026, Green Logistics Expo porta a Padova imprese, istituzioni, associazioni ed esperti per confrontarsi sulle trasformazioni che stanno cambiando il mondo.
Un programma di convegni, seminari, workshop e momenti di networking dedicato alle questioni che oggi incidono direttamente sulle strategie e sulla competitività delle imprese.
UN PROGRAMMA PER CAPIRE DOVE STA ANDANDO LA LOGISTICA
Geopolitica e nuovi equilibri globali
Rotte, mercati e catene di approvvigionamento stanno cambiando. L’evento di apertura di Green Logistics Expo partirà proprio dalle trasformazioni che stanno ridisegnando il commercio globale e il sistema dei trasporti.
Intelligenza Artificiale e digitalizzazione
Dall’AI predittiva applicata ai nodi dell’intermodalità ai quick wins per le imprese, fino all’orchestrazione di e-commerce e retail: l’intelligenza artificiale entra concretamente nella gestione della logistica.
Automazione e Supply Chain
Tecnologie, dati e nuovi modelli organizzativi per aumentare velocità, precisione ed efficienza operativa lungo tutta la catena logistica.
Intermodalità e trasporto ferroviario
Ultimo miglio ferroviario, formazione, manutenzione dei veicoli, integrazione dei nodi e nuovi progetti infrastrutturali saranno al centro di numerosi appuntamenti.
Resilienza, energia e sostenibilità
Gestione del rischio, continuità operativa, volatilità dei mercati energetici e sostenibilità: temi sempre più centrali per chi deve prendere decisioni in uno scenario incerto.
Nuove frontiere della logistica
Tra gli appuntamenti in programma anche un focus sulla logistica aerea e sull’impiego dei droni nelle supply chain, con particolare attenzione alle applicazioni operative in ambito sanitario.
ALCUNI DEGLI APPUNTAMENTI IN PROGRAMMA
14 ottobre
– Evento di apertura di Green Logistics Expo
– AI predittiva e piattaforme di governance per l’intermodalità
– Innovazione, incentivi e investimenti nella logistica
– E-commerce, retail, dati e profittabilità
– Ultimo miglio ferroviario
15 ottobre
– AI nella logistica: dai progetti pilota ai quick wins
– Supply Chain: automazione e digitalizzazione
– Industria e logistica per la competitività
– Logistica aerea e droni
– Logistica resiliente
– Progetto PSA Padova – Crocevia tra due mari
16 ottobre
– Sostenibilità sotto pressione
– Logistica, organizzazione del lavoro e compliance
– Energia, geopolitica e mercati
E durante tutti i tre giorni, convegni, meeting e seminari negli spazi di Assologistica, Fermerci, SOS LOGistica e UIR.
La partecipazione è gratuita, previa registrazione.
14-16 ottobre – Fiera di Padova
Convegno Nazionale AIM 80 anni. La metallurgia italiana a Brescia: 41° Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana di Metallurgia (AIM): il più importante appuntamento nazionale dedicato alla ricerca, all’innovazione e alle tecnologie nel campo dei materiali metallici. Tre giorni di confronto tra ricerca, università e industria, con oltre 300 tra ricercatori, docenti, professionisti e rappresentanti del mondo industriale e 205 lavori scientifici presentati.
Ad aprire i lavori, nella mattinata di mercoledì 9 settembre, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Ingegneria in via Branze 38 a Brescia, sarà una sessione plenaria di grande rilievo istituzionale, che vedrà sul palco insieme: Paolo Streparava, Presidente di Confindustria Brescia; Giuseppe Pasini, Presidente di Confindustria Lombardia; Laura Castelletti, Sindaca di Brescia; il Magnifico Rettore dell’Università di Brescia, prof. Francesco Castelli; la Presidente del convegno, prof.ssa Annalisa Pola; e il Presidente di AIM, prof. Carlo Mapelli. Sarà inoltre presente Stefano Karadjov, direttore del Museo di Santa Giulia.
Una presenza istituzionale così ampia conferma il valore strategico dell’appuntamento per il territorio e per il sistema industriale lombardo.
Non è un caso che l’edizione 2026 si svolga proprio a Brescia: una parte significativa delle aziende associate ad AIM ha sede nel territorio bresciano, da sempre uno dei principali poli della metallurgia italiana, dove ricerca, formazione e produzione industriale convivono da generazioni.
Ospitare qui il Convegno Nazionale significa riportare l’appuntamento più importante della metallurgia italiana nel cuore pulsante del settore.
L’edizione di quest’anno assume un significato ancora più speciale: il convegno coincide con l’80° anniversario di fondazione di AIM, che dal 1946 rappresenta il punto di riferimento in Italia per la scienza, la tecnologia e la cultura dei materiali metallici. In otto decenni di attività, AIM si è consolidata come un ponte solido e continuativo tra il mondo della ricerca e quello industriale, un ruolo che il convegno di Brescia mette quest’anno ulteriormente in luce.
Il programma scientifico affronta le principali sfide che oggi interessano il settore: dalla sostenibilità e decarbonizzazione all’economia circolare, dai materiali metallici tradizionali a quelli innovativi e alla loro caratterizzazione, fino alla digitalizzazione dei processi produttivi.
Accanto ai lavori scientifici, il convegno propone momenti dedicati al networking tra i partecipanti, tra cui l’aperitivo “MEETallurgy”, una cena sociale in Franciacorta e una visita guidata al Museo di Santa Giulia, per ammirare la Vittoria Alata.
«È particolarmente significativo che il più importante appuntamento nazionale dell’AIM si svolga a Brescia – sottolinea la prof.ssa Annalisa Pola, ordinaria di Metallurgia del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale e Presidente del convegno –. Il nostro territorio rappresenta un luogo nel quale la metallurgia è profondamente legata alla storia industriale, produttiva e di ricerca e formazione. Oggi le sfide della sostenibilità, dell’economia circolare, dei nuovi materiali e dell’innovazione richiedono un sempre più stretto dialogo tra ricerca e industria. Questo convegno vuole essere un’occasione concreta di confronto e di costruzione di nuove prospettive».
AIM – Associazione Italiana di Metallurgia è il punto di riferimento in Italia per la diffusione della conoscenza sui materiali metallici e i processi produttivi. Fondata nel 1946, AIM opera come ponte tra ricerca scientifica e industria, promuovendo lo sviluppo tecnologico e la competitività delle imprese attraverso attività formative, pubblicazioni tecniche e iniziative di networking. Tra le principali attività, AIM pubblica la rivista La Metallurgia Italiana e organizza corsi, conferenze ed eventi per il mondo industriale e accademico.
9-11 settembre – Brescia, Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell’Università
IPPR e COREPLA certificano processi riciclo plastiche, per la tracciabilità e il riconoscimento delle Materie Prime Seconde a livello nazionale ed europeo.
IPPR Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo e COREPLA Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, hanno annunciato l’avvio di un accordo di collaborazione finalizzato alla certificazione dei processi di riciclo attraverso lo schema Plastica Seconda Vita (PSV), in conformità alla norma EN 15343 e ai principali standard di settore, per i riciclatori attivi nel sistema COREPLA.
L’attività, resa possibile dall’ultima revisione approvata del Regolamento di Certificazione Plastica Seconda Vita, rappresenta un’evoluzione rilevante del sistema di garanzie a supporto dell’economia circolare, rafforzando la tracciabilità, la trasparenza e l’affidabilità delle attività di riciclo delle materie plastiche.
L’accordo si inserisce in un percorso di valorizzazione e riconoscimento di una certificazione accreditata e costituisce un ulteriore passo avanti nell’integrazione sempre più fattiva tra IPPR e COREPLA, rispondendo alla crescente esigenza di disporre di strumenti in grado di assicurare una tracciabilità certa e verificabile dei flussi di riciclo.
“Questo accordo mira a rafforzare ulteriormente la qualità e l’affidabilità del riciclo degli imballaggi in plastica gestiti dal sistema consortile” – afferma Giovanni Bellomi, Direttore Generale di COREPLA. “La certificazione dei processi secondo standard riconosciuti a livello internazionale contribuisce infatti ad aumentare la trasparenza lungo l’intera filiera e a valorizzare il ruolo dei riciclatori, favorendo lo sviluppo di un mercato solido e credibile delle materie prime seconde.”
“Con questo accordo IPPR conferma il proprio impegno nel promuovere strumenti di certificazione affidabili e accreditati, in grado di rispondere alle esigenze del mercato e delle istituzioni” – afferma il Presidente di IPPR, Libero Cantarella. “L’estensione della certificazione Plastica Seconda Vita ai processi di riciclo, in conformità anche alla EN 15343, rafforza la tracciabilità e il riconoscimento delle plastiche riciclate, creando valore per l’intera filiera.”
L’accordo tra IPPR e COREPLA consolida quindi un modello di collaborazione orientato alla qualità del riciclo, alla certezza normativa e alla valorizzazione delle materie plastiche riciclate, contribuendo in modo concreto agli obiettivi di sostenibilità ambientale e industriale.
SMARTEFFICIENCY per IMPERMEABILIZZAZIONE e PROTEZIONE IGNIFUGA TETTI. Riqualificazione con resina pluristrati armata e Broof su 13.000 mq di pre-esistente guaina bituminosa.
Fosfantartiglio L.E.I. è oggi società leader nell’applicazione di evoluti rivestimenti superficiali anticorrosivi. L’alto livello delle prestazioni qualitative e di consegna sono un carattere distintivo dell’Azienda e le permettono di esser scelta come partner privilegiato dalle più importanti aziende operanti nel settore automotive e non solo.
SMARTEFFICIENCY per RIFACIMENTO TETTI. Sostituzione delle vecchie coperture in fibrocemento con pannelli di lamiera grecata, riqualificando la struttura sottostante e la relativa coibentazione.
B-Pack ha sviluppato negli anni un’ampia gamma di film flessibili coestrusi multistrato con elevate proprietà di barriera sia funzionale che ai gas, capaci di garantire un’alta protezione agli alimenti confezionati. Inoltre offre soluzioni multistrato nell’ambito farmaceutico/medicale e cosmetico studiando e realizzando strutture flessibili capaci di soddisfare le stringenti richieste che provengono da questi mercati.
Progettare e governare Facility Management. Il corso, presso il Politecnico di Milano, progettato per le esigenze di professionisti e di operatori del settore che necessitano di approfondimenti puntuali ma contratti in poche ore, si articola in 4 moduli ciascuno dei quali rappresenta un pacchetto formativo tale da poter essere frequentato anche singolarmente.
Le lezioni sono tenute da docenti del Politecnico di Milano e da esponenti di spicco di alcune tra le più importanti imprese nel settore.
MODULO 1 | 7 marzo 2025 | 9:15 – 13:15
PROGETTARE IL FACILITY MANAGMENT
– Inquadramento del mercato dei servizi di Facility Management
– Audit e analisi delle esigenze del committente
– Il progetto dei servizi: service level agreement (SLA) e key performance indicators (KPI)
– Tipologie di capitolari: prescrittivi e prestazionali
– Modalità di verifica e monitoraggio dei risultati
– La gestione delle fasi di gara: request for information (RFI), request for proposal (RFP), request for quotation (RFQ)
– La transizione dal vecchio al nuovo fornitore
MODULO 2 | 14 marzo 2025 | 9:15 – 13:15
STRUMENTI E TECNOLOGIE PER IL FACILITY MANAGEMENT
– La costruzione dell’anagrafica degli elementi/impianti da manutenere: Radio-frequency identification (RFID), Quick Response Code (QR-Code), codici a barre, ecc.
– Building information modeling (BIM) retrofitting e facility management
– Sistemi informativi di governo e gestione del personale in campo, dei servizi, dell’interfaccia con il committente
MODULO 3 | 21 marzo 2025 | 9:15 – 13:15
STRATEGIE E SPAZI PER I NUOVI MODI DI LAVORARE
– La sostenibilità: direttive internazionali
– Gli obiettivi di sostenibilità nel Facility Management
– Gli strumenti per misurare e valutare gli impatti ambientali nella gestione dei servizi all’edificio
– Ecological footprint: indicatori per proporre nuove policy di sostenibilità nelle attività di facility management
MODULO 4 | 28 marzo 2025 | 9:15 – 13:15
IL FACILITY MANAGEMENT E LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE ED ENERGETICA
– La sostenibilità: direttive internazionali
– Gli obiettivi di sostenibilità nel Facility Management
– Gli strumenti per misurare e valutare gli impatti ambientali nella gestione dei servizi all’edificio
– Ecological footprint: indicatori per proporre nuove policy di sostenibilità nelle attività di facility management