ENEA report energetico immobiliare nazionale. Per stimare l’impatto dell’attuazione delle nuove Direttive e pianificare le politiche necessarie per il rispetto degli obiettivi, è stato necessario delineare in maniera più esaustiva possibile superfici e destinazioni d’uso degli immobili esistenti in Italia.
Lo studio è pertanto finalizzato alla definizione della consistenza del parco edilizio nazionale, punto di partenza necessario per delineare gli scenari di intervento e di risparmio energetico in ottemperanza alla nuova Direttiva UE sull’efficienza energetica 2023/1791 (EED) e alla nuova Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia 2024/1275 (EPBD).
In Italia vi sono 12,4 milioni di edifici residenziali (1), dei quali oltre il 60% è stato costruito prima del 1976, anno di entrata in vigore della prima legge sul risparmio energetico (2); a questi si aggiungono 1,7 milioni di edifici a uso non residenziale (circa il 12% su un totale di 14 milioni), destinati principalmente a produzione (19%), commercio (16%) e servizi (12%). È la fotografia che emerge dal Report La consistenza del parco immobiliare nazionale, realizzato dal Dipartimento ENEA di Efficienza energetica, in vista degli interventi che potranno essere necessari per conseguire gli obiettivi di risparmio energetico in ottemperanza alla nuove direttive Ue.
Mettendo a sistema diverse fonti (3), il Rapporto individua inoltre circa 770 mila unità immobiliari di proprietà pubblica (4), di cui 670 mila non vincolate e quindi potenzialmente soggette agli obblighi di riqualificazione energetica previsti dalle direttive europee.
L’analisi degli Attestati di Prestazione Energetica (APE), contenuti nel SIAPE – Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, evidenzia un miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili certificati, con una riduzione della percentuale nelle classi energetiche meno efficienti (F – G) di oltre il 4% nel residenziale e di circa l’1,5% nel non residenziale (5).
“Questo Report rappresenta un punto di partenza necessario per tracciare gli scenari di intervento e di riqualificazione e risparmio energetico del patrimonio edilizio italiano, in linea con le nuove norme europee”, spiega uno dei curatori dello studio, Nicolandrea Calabrese, responsabile del Laboratorio ENEA di Efficienza energetica negli edifici e sviluppo urbano.
Con il Green Deal, proposto dalla Commissione nel 2019, i Paesi europei si sono impegnati a rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050 e a portare al 55% gli obiettivi di riduzione delle emissioni entro il 2030.
Per conseguire tali obiettivi, nel 2021 è stato presentato un pacchetto legislativo noto come Pronti per il 55%, di cui sono parte integrante le rifusioni della Direttiva sulle energie rinnovabili RED (Direttiva UE 2023/2413 del 18 ottobre 2023), della Direttiva sull’efficienza energetica EED (Direttiva UE 2023/1791 del 13 settembre 2023) e della Direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia EPBD IV (Direttiva UE 2024/1275 del 24 aprile 2024).
“In base a queste norme l’Italia dovrà procedere per il conseguimento degli obiettivi previsti. Tutto ciò considerando che gli edifici nell’UE rappresentano il 40% del consumo finale di energia e determinano il 36% delle emissioni di gas a effetto serra”, commenta Ilaria Bertini, direttrice del dipartimento ENEA di Efficienza energetica. “Di fatto, quasi il 75% degli edifici in Europa è attualmente inefficiente sotto il profilo energetico. Per questo diventa fondamentale definire la consistenza del parco immobiliare italiano a uso residenziale e terziario e indagarne la prestazione energetica media. In questo contesto, il SIAPE potrà essere uno strumento molto utile per monitorare il miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili e affrontare l’obiettivo estremamente sfidante di decarbonizzazione entro il 2050”.
Note
(1) Dati ISTAT confermati nella Strategia per la Riqualificazione Energetica del Parco Immobiliare Nazionale (STREPIN) del 2021.
(2) Legge 30 marzo 1976, n. 373.
(3) MASE (STREPIN 2021), Agenzia delle Entrate (Statistiche catastali 2020), ISTAT (Censimento popolazione, abitazioni, musei e biblioteche al 2021), Ministero della Salute (Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale 2021), Ministero dell’Istruzione e del Merito (Portale Unico dei Dati della Scuola. Dati anno scolastico 2019/2020), MEF (Open data immobili PA 2019).
(4) L’unità immobiliare corrisponde a una singola abitazione. In un edificio possono essere presenti più unità immobiliari anche con destinazioni d’uso diverse.
(5) Confronto APE emessi nel 2021 e 2022.
Cambia il Finale a migliaia di oggetti, grazie a Hera e alle Onlus locali viene donata loro una nuova vita per il riuso etico.
Il progetto, che favorisce un circuito del riuso solidale, ha permesso di raccogliere nel 2023 oltre mille tonnellate di beni in buono stato, per lo più ingombranti, delle quali quasi 775 tonnellate sono state avviate al riuso. Evitate quasi 4 mila tonnellate di Co2
Giunge spesso il momento della necessità di liberarsi di oggetti, spesso ingombranti, ancora in buono stato ma non più utilizzati.
Non si tratta di rifiuti, ma di beni che posso trovare una nuova vita come biciclette, mobili, elettrodomestici, giocattoli e vestiti.
E’ anche in queste situazioni che entra in gioco “Cambia il finale”, il progetto promosso dal Gruppo Hera in collaborazione con Last Minute Market (società spin off dell’Università di Bologna che si occupa di lotta agli sprechi) che permette di donare a enti del terzo settore beni riutilizzabili.
I comuni in cui è attiva l’iniziativa sono quasi un centinaio in tutta la Regione Emilia Romagna: nel 2023 sono stati raccolti dalle 16 Onlus aderenti a “Cambia il finale” oltre 485 mila oggetti, per circa 1.070 tonnellate, di cui quasi 775 tonnellate (il 73%) avviate al riuso.
Sono stati inoltre effettuati quasi 6.300 ritiri a domicilio mentre sono stati oltre 5.200 i conferimenti da parte dei cittadini nelle sedi degli enti.
Come funziona “Cambia il finale”
Avviata una decina di anni fa grazie a un accordo tra Hera e Atersir, l’iniziativa prevede la possibilità, contattando il Servizio Clienti della multiutility al numero gratuito 800.999.500, di richiedere il ritiro a domicilio di beni più o meno ingombranti: a questo punto l’operatore chiede al cittadino informazioni sullo stato degli oggetti e, se sono ancora in buone condizioni, fornisce al cliente i riferimenti per contattare le Onlus del territorio che partecipano a “Cambia il finale”.
I beni possono essere prelevati da una delle Onlus convenzionate, proprio come farebbe Hera, o portati direttamente nelle sedi delle associazioni. Queste ultime donano gli oggetti, se necessario anche dopo averli riparati, a persone in difficoltà o li mettono in vendita nei mercatini no profit, utilizzando il ricavato per sostenere i loro progetti.
Nel caso in cui il materiale da ritirare non sia più riutilizzabile, il Servizio Clienti di Hera fornisce indicazioni per la consegna alla stazione ecologica più vicina; oppure, nei comuni dove è attivo il servizio di ritiro gratuito a domicilio dei rifiuti ingombranti, fissa un appuntamento con il cliente. In questo caso, una vota ritirati, gli oggetti vengono inviati a corretto smaltimento.
Un’iniziativa solidale che fa bene all’ambiente: evitate quasi 4 mila tonnellate di Co2
Il progetto “Cambia il finale” alimenta un percorso solidale, in linea con i principi di economia circolare e responsabilità sociale perseguiti da Hera e, allo stesso tempo, porta benefici all’ambiente poiché, favorendo il riuso e allungando la vita agli oggetti, previene sia la produzione di rifiuti sia il fenomeno dell’abbandono degli ingombranti su suolo pubblico.
A livello regionale, grazie al riutilizzo dei beni donati attraverso “Cambia il finale” è stata evitata la produzione di quasi 4 mila tonnellate di Co2 equivalente, che sarebbero state emesse per la produzione dei nuovi oggetti e che corrispondono alla quantità di anidride carbonica emessa per effettuare 33.800 viaggi in auto da Milano a Napoli.
Italia Solare sollecita Regioni su aree idonee. ITALIA SOLARE ha scritto ai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, al Presidente di ANCI, al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, al Ministro della Cultura e al Ministro delle Imprese e del Made in Italy per proporre misure di attuazione del Decreto Aree Idonee.
Considerando che nel 2030 le fonti rinnovabili dovrebbero coprire circa il 65% dei consumi elettrici nazionali, l’individuazione delle aree idonee appare urgente e di assoluta rilevanza, motivo per cui, si legge nella lettera, “riteniamo fondamentale che le Regioni e le Province autonome diano attuazione al decreto con un approccio attento a tutti gli aspetti sui quali influisce la diffusione delle fonti rinnovabili”.
Secondo ITALIA SOLARE le aree idonee dovrebbero essere individuate assicurando una adeguata distribuzione degli impianti sul territorio, in modo da favorire il consenso delle comunità locali, tenendo conto comunque della localizzazione dei consumi e della capacità della rete elettrica. In questo contesto, potrebbe essere opportuno valutare quali sono le dimensioni ottimali degli impianti, in particolare con moduli a terra, in base alle peculiarità delle zone, tenendo comunque presente l’importanza delle economie di scala, per non vanificare le possibilità di riduzione dei prezzi dell’energia per famiglie e imprese italiane.
“Ci sembra che finora le Regioni e le Province autonome abbiamo avuto cura soprattutto della tutela del paesaggio e del sistema agricolo, probabilmente perché la precedente legislazione nazionale assegnava ad esse il compito di individuare le sole aree non idonee. Auspichiamo che il nuovo quadro, con un ruolo determinante delle Regioni e delle Province autonome anche per individuare le aree idonee, favorisca un approccio più equilibrato, attento anche agli aspetti che hanno influenza sostanziale ai fini del costo dell’energia. Per questa finalità, ci permettiamo di sottoporre le nostre proposte, che ci auguriamo possano essere utili per uno sviluppo armonico delle rinnovabili e del fotovoltaico in particolare” si legge nella missiva.
Le proposte di ITALIA SOLARE
Partendo dal presupposto che la direttiva 2023/2413 considera di interesse pubblico prevalente e nell’interesse della salute e della sicurezza pubblica la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, anche l’individuazione delle aree idonee ne deve tenere conto.
Per massimizzare la produzione, ITALIA SOLARE suggerisce che tutte le coperture vengano immediatamente considerate come aree idonee, così come le aree già impermeabilizzate come i parcheggi, le aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica, le aree compromesse come le cave e le discariche, le aree su cui occorrono interventi di bonifica.
Secondo l’Associazione, sono da ritenere idonee anche le aree nelle immediate vicinanze di stabilimenti industriali o di zone industriali, artigianali e industriali, anche se agricole, consentendo l’autorizzazione e la realizzazione di impianti anche con moduli a terra, in modo da agevolare la fornitura di elettricità a basso costo alle imprese insediate nelle vicinanze.
Secondo l’associazione dovrebbero risultare idonei, anche per gli impianti a terra, i terreni agricoli non produttivi o non utilizzati per l’agricoltura da lungo tempo. I terreni agricoli produttivi, invece, dovrebbero essere considerati idonei per i soli impianti agrivoltaici, in tutte le configurazioni, purché venga garantita una sostanziale continuità agricola e gli impianti rientrino in progetti di supporto allo sviluppo delle attività agricole (investimenti in tecnologie agrarie avanzate, come l’idroponico e l’irrigazione di precisione; integrazione a valle delle filiere; uso di mezzi agricoli elettrici, ecc.).
È inoltre necessario che le Regioni monitorino con continuità e in modo coordinato lo sviluppo degli iter autorizzativi, delle realizzazioni e delle connessioni, opere di rete incluse, per conoscere il punto in cui ci si trova rispetto all’obiettivo regionale condiviso con lo Stato, per poter decidere consapevolmente se e come proseguire con lo sviluppo delle richieste di autorizzazione, anche alla luce delle esperienze sino a quel momento fatte. Quest’ultimo, specifica l’Associazione nella sua lettera, non è un criterio per l’individuazione delle aree idonee in senso stretto, ma è essenziale, sia per tenere sotto controllo il raggiungimento degli obiettivi regionali previsti dal decreto in questione, sia per verificare l’efficacia dei provvedimenti regionali sulle aree idonee e, più in generale, per una valutazione complessiva del ruolo del fotovoltaico per lo sviluppo regionale.
ITALIA SOLARE ritiene che il futuro del fotovoltaico dipenda anche dal consenso delle comunità locali e per tale ragione l’associazione è disponibile per un confronto, coinvolgendo anche ANCI, su alcuni temi particolari quali l’aggiornamento della disciplina delle misure di compensazione (da trasformare in “misure per ritorni sul territorio”), ancora regolate dalle linee guida nazionali del 2010. Si ritiene necessaria anche l’elaborazione di una guida per lo sviluppo, la progettazione, realizzazione e gestione degli impianti, in particolare a terra e di una certa rilevanza, che l’Associazione si appresta a redigere, perché possa essere utilizzata su base volontaria dagli associati, con l’obiettivo di favorire anche il dialogo con il territorio e la massimizzazione dei ritorni. Risulta pure fondamentale una corretta gestione dei procedimenti di connessione, nuovi e in corso, e degli iter autorizzativi, affinché siano coerenti con gli esiti della programmazione delle Regioni sulle aree idonee.
ITALIA SOLARE è un ente del terzo settore che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.
ITALIA SOLARE è l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia.
Reshoring delle aziende in Europa ed in USA. Le grandi aziende europee e statunitensi hanno in programma di investire per la reindustrializzazione 3,4 trilioni di dollari nei prossimi tre anni.
La riconfigurazione delle supply chain e delle capacità produttive globali, finalizzata ad avvicinarle o a farle rientrare nei mercati domestici, è un processo che sta prendendo piede in Europa e negli Stati Uniti.
Secondo il report del Capgemini Research Institute, “The resurgence of manufacturing: reindustrialization strategies in Europe and the US”, il 47% delle grandi organizzazioni europee e statunitensi ha infatti già investito nel reshoring della produzione manifatturiera, mentre il 72% sta attualmente sviluppando una strategia di reindustrializzazione (1) o ne ha già una.
La maggior parte ha avviato queste strategie negli ultimi due anni. La maggioranza dei leader aziendali ritiene inoltre che la reindustrializzazione aiuterà le loro organizzazioni a raggiungere gli obiettivi climatici, con una riduzione delle emissioni di carbonio prevista in media del 13,6% nei prossimi tre anni.
Gli investimenti in “reshoring”, “nearshoring” (2) e produzione domestica, così come la costruzione o l’ammodernamento di impianti produttivi, sono in aumento in Europa e negli Stati Uniti allo scopo di aumentare la resilienza e ridurre al minimo il rischio di gravi interruzioni. La maggior parte di questi finanziamenti è destinata a iniziative sul mercato interno, pari al 54% degli investimenti cumulativi degli ultimi tre anni.
Tuttavia, problematiche quali la carenza di competenze, la scarsità di materie prime e la mancanza di incentivi comporteranno probabilmente un aumento degli investimenti a breve termine al di fuori del mercato nazionale, soprattutto attraverso nearshoring e “friendshoring”. (3)
“Questo studio evidenzia l’entità della mobilitazione e degli investimenti dei leader aziendali per reindustrializzare l’Europa e gli Stati Uniti. La produzione locale e il nearshoring stanno diventando fondamentali per mitigare i molteplici rischi prevalenti nei paesi occidentali e per rafforzare la sovranità economica e la sicurezza”, ha dichiarato Eraldo Federici, Manufacturing, Aerospace & Life Sciences Director di Capgemini in Italia. “I leader aziendali stanno accelerando le iniziative strategiche volte a potenziare la resilienza e la flessibilità della supply chain, a ristabilire la sicurezza nazionale in settori strategici, a raggiungere gli obiettivi climatici e a riconquistare lo status di potenza industriale di cui godevano un tempo l’Europa e il Nord America. Si tratta di un cambiamento strutturale a cui le organizzazioni dovranno adeguarsi”.
I fattori chiave del processo di reindustrializzazione
– Resilienza della supply chain: per quasi il 70% delle organizzazioni intervistate, la necessità di promuovere la resilienza della supply chain e la capacità di adattarsi e rispondere rapidamente alle interruzioni operative è uno dei principali driver della reindustrializzazione.
– Sostenibilità: la maggioranza (55%) delle organizzazioni è ottimista riguardo alla possibilità che la reindustrializzazione possa contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici, soprattutto per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) Scope 3.
– Tensioni geopolitiche: la maggioranza (63%) delle organizzazioni riconosce alla produzione locale un’importanza strategica per garantire la sicurezza nazionale. Una percentuale simile (62%) si aspetta che la sua importanza in settori strategici come veicoli elettrici, farmaci/vaccini e semiconduttori si rafforzi in futuro.
– Legislazione e incentivi: per quanto le organizzazioni riconoscano che gli incentivi accelerino gli investimenti per la produzione interna, in particolare in aree di importanza strategica nazionale come semiconduttori, batterie ed energie rinnovabili, meno della metà (49%) ritiene che le politiche e i regolamenti governativi siano di supporto ai loro sforzi di reindustrializzazione.
Reindustrializzazione per promuovere la crescita sostenibile e l’innovazione
Il 62% delle organizzazioni sta investendo in tecnologie per migliorare la sostenibilità dei propri processi di reindustrializzazione. Le gigafactory sono considerate un elemento chiave nel percorso verso una reindustrializzazione sostenibile: oltre la metà (54%) dei dirigenti intervistati in ambito automotive, batterie ed energia afferma infatti che la propria organizzazione sta attualmente costruendo una gigafactory o ha in programma di farlo entro i prossimi cinque anni.
La maggioranza degli intervistati (68%) ha espresso fiducia nel potenziale della reindustrializzazione di guidare l’innovazione e il progresso tecnologico, in particolare attraverso 5G ed Edge, AI generativa e Digital Twin nel prossimo triennio.
La reindustrializzazione richiederà una forza lavoro altamente qualificata
La metà dei partecipanti allo studio ritiene che la reindustrializzazione favorirà la crescita dei posti di lavoro a livello nazionale in vari settori. Tuttavia, per soddisfare questa domanda sarà necessaria una forza lavoro manifatturiera qualificata, come riconosciuto dal 72% delle organizzazioni.
Secondo le previsioni, la quota di forza lavoro del settore manifatturiero con competenze digitali avanzate in ambiti quali gestione della supply chain, analisi dei dati, intelligenza artificiale e machine learning passerà dall’attuale 31% al 53% nei prossimi tre anni.
(1) Con il concetto di “reindustrializzazione” intendiamo la riconfigurazione delle catene di fornitura e della capacità produttiva, compreso il “reshoring” e il “nearshoring” della produzione, nonché la diversificazione e gli investimenti nella manifattura e nella produzione nazionale.
(2) Nell’ambito di questo studio, per reshoring si intende il ritorno della produzione nel mercato nazionale o nel paese in cui ha sede l’azienda. Per nearshoring si intende lo spostamento della produzione in un paese vicino o limitrofo.
(3) Il friendshoring è una pratica commerciale in crescita che prevede che i network della supply chain si concentrino su paesi considerati alleati politici ed economici, in modo da ridurre ulteriormente l’esposizione al rischio.
Metodologia di ricerca
Il Capgemini Research Institute ha intervistato 1.300 dirigenti di organizzazioni con un fatturato annuo superiore a 1 miliardo di dollari negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa, tra cui Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Paesi scandinavi e Spagna. Queste organizzazioni operano in 13 settori industriali e manifatturieri chiave. I dirigenti intervistati sono di livello direttivo e hanno lavorato in diverse funzioni aziendali, tecnologiche e produttive. Il sondaggio globale si è svolto nel febbraio 2024.
Capgemini, partner globale per la trasformazione tecnologica e di business delle aziende, supporta i suoi clienti nella loro transizione verso un mondo più digitale e sostenibile, creando impatto positivo per le imprese e la società. Capgemini è un gruppo responsabile e diversificato di 340.000 persone presente in più di 50 paesi nel mondo.
Oltre 55 anni di esperienza rendono Capgemini un partner affidabile per i suoi clienti, in grado di fornire soluzioni innovative per le loro esigenze di business. Capgemini offre servizi e soluzioni end-to-end, dalla strategia e progettazione all’ingegneria, grazie alle sue competenze all’avanguardia in ambito AI, cloud e dati, alla sua esperienza settoriale e al suo ecosistema di partner. Nel 2023 il Gruppo ha registrato ricavi complessivi pari a 22,5 miliardi di euro.
Get The Future You Want
Il Capgemini Research Institute è il think-tank interno di Capgemini dedicato a tutto ciò che è digitale. L’istituto pubblica lavori di ricerca in merito all’impatto delle tecnologie digitali sulle grandi aziende tradizionali. Il team fa leva sul network mondiale di esperti Capgemini e lavora a stretto contatto con partner accademici e tecnologici. L’istituto possiede centri di ricerca dedicati in India, Singapore, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Recentemente, è stato nominato il miglior istituto di ricerca al mondo per la qualità dei suoi lavori da una giuria di analisti indipendenti.
Italian Geothermal Forum 2024 sarà la prima edizione il primo appuntamento annuale dedicato ad esplorare gli sviluppi attuali del settore e promuovere il dibattito internazionale sulle possibilità, le opportunità e i rischi dell’uso dell’energia geotermica in modo professionale e imparziale.
Proponendosi come punto di riferimento per il settore geotermico in Italia, diventerà un’occasione unica per professionisti, aziende e istituzioni di confrontarsi e condividere le ultime novità e tendenze nel campo dell’energia geotermica.
Il Programma
Il programma prevede lo svolgimento di sessioni plenarie focalizzate sul confronto tra Italia ed Europa finalizzate ad approfondire gli scenari di mercato presenti e futuri. Il confronto vedrà anche la partecipazione di rappresentanti delle Istituzioni nazionali e regionali.
Sono inoltre in programma sessioni tecniche parallele dedicate a bassa, media ed alta entalpia, teleriscaldamento e teleraffrescamento, pompe di calore, calore geotermico per l’industria e minerali strategici dalle brine geotermiche.
Momenti di networking, incontri con i media e la presenza di enti di ricerca e associazioni italiane ed estere arricchiranno l’esperienza dei partecipanti.
L’evento è realizzato in collaborazione con le principali associazioni Italiane del settore. L’Unione Geotermica Italiana (UGI), l’Associazione Italiana Riscaldamento Urbano (AIRU), il Consiglio Nazionale Geologi, la Rete Geotermica e l’Associazione Nazionale Impianti Geotermia Heat Pump (ANIG HP).
L’Italian Geothermal Forum offre alle aziende produttrici o distributori lo spazio espositivo per presentare le ultime innovazioni del settore energetico geotermico.
Gli espositori merceologici della manifestazione
1. Energia Geotermica di Superficie
– 1.1 Tecnologie di Trivellazione
– 1.2 Sistemi di Utilizzo
– 1.3 Materiale di Riempimento
– 1.4 Fluido di Trasferimento di Calore
– 1.5 Misurazioni Geofisiche
– 1.6 Pianificazione e Consulenza
– 1.7 Apparecchiature per l’Edilizia e Sistemi di Controllo, Pompa di Calore
– 1.8 Certificazione e Assicurazione
2. Energia Geotermica di Profondità
– 2.1 Tecnologie di Trivellazione
– 2.2 Esplorazione
– 2.3 Impianti di riscaldamento e centrali elettriche
3. Enti e Associazioni
4. Stampa di Settore
In Fieri, realtà di comunicazione che da anni opera nel settore dell’energia, organizza e promuove attraverso Mirumir, azienda specializzata nell’ideazione e nella gestione di eventi congressuali e fieristici per il settore, la prima edizione dell’Italian Geothermal Forum.
11-12 novembre – Roma, Centro Congressi Auditorium della Tecnica
– BYinnovation è Media Partner di Italian Geothermal Forum
Ecolamp recupera oltre 96% dei RAEE gestiti lo scorso anno. Generation Restoration è il tema dell’edizione 2024 della Giornata Mondiale dell’Ambiente, proclamata nel 1972 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare sui temi del ripristino del territorio, della desertificazione e della resilienza alla siccità.
Tematiche attuali legate a doppio filo con quelle del riciclo delle materie prime che iniziano a scarseggiare sul nostro Pianeta. Motivo per il quale Ecolamp – Consorzio Nazionale dedito alla raccolta e al trattamento delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche a fine vita (RAEE) – coglie oggi l’occasione per diffondere i dati relativi al recupero di materie prime ed energia, registrati lo scorso anno per i RAEE delle categorie R4 e R5.
Con R4 si intendono piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo quali ferri da stiro, ventilatori, cellulari, apparecchi elettronici o digitali, apparecchi di illuminazione, pannelli fotovoltaici e molto altro.
Nel 2023, dal corretto trattamento di questi RAEE, Ecolamp ha recuperato oltre il 97,5% di cui l’84,5% in materie prime seconde (ovvero quelle provenienti dai materiali trasformati e non da estrazione diretta) e il 14% in energia.
Con una forte prevalenza di plastica e metalli ferrosi, si può dire che la quasi totalità di questa categoria di prodotti è stata recuperata, limitando lo smaltimento in discarica, non recuperabile, al 2,5%. Per quanto riguarda invece gli R5 – ovvero tutte le sorgenti luminose tra cui tubi fluorescenti, lampade a scarica ad alta intensità, lampade a Led – il recupero è stato del 95%, di cui il 90% per ciò che concerne le materie prime seconde e il 5% di valorizzazione energetica.
Tra i materiali recuperati, il 74% è vetro e il 7% metalli.
“In una giornata simbolica come questa, in cui si celebra la protezione dell’Ambiente a livello globale, è importante ricordare il valore di ogni piccolo contributo per evitare l’esaurimento delle risorse disponibili – commenta Fabrizio D’Amico, Direttore Generale di Ecolamp – Ecolamp da vent’anni assicura elevati tassi di recupero dai rifiuti elettrici ed elettronici conferiti correttamente, in un’ottica “Zero Waste” che guarda ai rifiuti non come scarti ma come risorse. È il modello dell’economia circolare, che salvaguarda la natura grazie al reinserimento nel ciclo produttivo di quanto viene recuperato dai prodotti a fine vita. Alimentare sempre più e sempre meglio questo circolo virtuoso e contribuire agli sforzi della #GenerationRestoration è tra le priorità anche del consorzio Ecolamp.”
Ecolamp è il consorzio senza scopo di lucro dedito alla raccolta e al trattamento delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche giunte a fine vita (RAEE). Nato nel 2004 per volontà delle principali aziende nazionali e internazionali del settore illuminotecnico del mercato italiano, oggi riunisce oltre 400 produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Dal 2015 Ecolamp è tra i soci fondatori di Eucolight, l’associazione europea nata per dare voce ai Sistemi Collettivi RAEE specializzati nei rifiuti di illuminazione. Ecolamp porta avanti con impegno numerose attività per sensibilizzare cittadini e operatori del settore, coinvolgendo l’unione pubblica sul tema del corretto riciclo dei RAEE. Oggi Ecolamp, in un’ottica di economia circolare, garantisce il recupero di oltre il 95% dei materiali di cui questi rifiuti sono composti e il corretto smaltimento delle sostanze inquinanti, evitando che vengano disperse nell’ambiente.
Politecnico Milano EN-lab laboratorio energia. 6.000 m2, distribuiti su 4 livelli, dedicati alle attività del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano (DENG).
Il nuovo edificio-laboratorio, che fa parte del Campus Bovisa, sorge in Via Lambruschini. L’inaugurazione si è tenuta alla presenza della Rettrice Donatella Sciuto, del Direttore di Dipartimento Giovanni Lozza, dell’Assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano Elena Grandi e dell’Assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia Giorgio Maione.
EN:lab è il risultato di una innovativa visione integrata di spazi di lavoro, di ricerca e condivisione ed è inserito nell’ambito della rigenerazione urbana dell’area milanese di Bovisa-Goccia-Villapizzone.
L’aspetto più innovativo di EN:lab è che l’edificio stesso è un laboratorio in quanto progettato con soluzioni innovative per una gestione energetica efficiente ed integrata.
Caratteristiche di EN:lab
L’edificio dispone di una ampia superficie dedicata alla produzione fotovoltaica, con 300 moduli di silicio monocristallino per una potenza di picco di oltre 100 kW. L’energia termica e frigorifera è fornita da due pompe di calore reversibili ad aria ad alte prestazioni e a basso impatto ambientale, con previsione di collegamento alla futura rete di teleriscaldamento del Campus. Non sono presenti sistemi a combustione, quindi è a zero emissioni dirette.
EN:lab, inoltre, minimizza i fabbisogni di energia perché è dotato di superfici vetrate che, oltre ad avere elevate caratteristiche di isolamento termico/acustico e massima protezione passiva dalla radiazione solare, costituiscono la base di un sistema di gestione «attivo e responsive». Infatti, 70 kit di sensori raccolgono ed elaborano i dati ambientali e climatici, consentendo di ottimizzare in tempo reale le performance dell’involucro e degli impianti, creando le migliori condizioni negli ambienti interni per l’efficientamento energetico e per il comfort e il benessere delle persone.
“È all’insegna della sostenibilità che prenderà vita la nuova Bovisa. Qui troveranno spazio infrastrutture che, a partire da EN:lab rappresentano non solo soluzioni innovative dal punto di vista energetico e ambientale, ma soprattutto ambiti di sperimentazione all’avanguardia per la ricerca di frontiera. – Afferma Donatella Sciuto, Rettrice del Politecnico di Milano – Abbiamo al nostro fianco le istituzioni e le imprese che credono nella capacità dell’università di apportare un cambiamento significativo su temi di punta che segneranno il futuro del territorio, della città di Milano e del suo indotto.”
“EN:lab è un esempio concreto di come l’innovazione tecnologica possa integrarsi con l’efficienza energetica. Le caratteristiche avanzate dell’edificio non solo migliorano le nostre capacità di ricerca con laboratori dedicati alle più recenti tecnologie per la transizione, ma rappresentano anche un modello di gestione ottimizzata dell’energia. A questo proposito, verrà avviato a breve un ‘progetto flagship’ nell’ambito del piano di sostenibilità dell’Ateneo, che prevede che i flussi di energia siano visualizzati in tempo reale e siano accessibili anche per scopo didattico e di disseminazione.” aggiunge Giovanni Lozza, Direttore del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano.
All’interno di EN:lab
7 laboratori sperimentali su tematiche di frontiera che allargano il contesto di ricerca, come i nanomateriali, le batterie elettrochimiche, le celle a combustibile e gli elettrolizzatori, i dispositivi elettrici per le reti intelligenti, per un totale di 1.600 mq:
– NanoLab – Micro and nanostructured materials
– R-SET LAB – Research for a Sustainable Energy Transition
– PEEMS – Power Electronics, Electric Mobility and Safety
– M2EPS – Measurement lab for electrical systems
– Battery Materials Engineering Laboratory
– MRT Fuel Cell & Battery Lab
– Pro-eStorage Lab (Laboratorio interdipartimentale)
All’interno di EN:lab si trovano anche una Sala Conferenze da 150 posti e due Sale polifunzionali da 128 posti totali, destinati alla condivisione delle conoscenze, alla divulgazione, alla didattica avanzata e innovativa, alla vita collegiale del Dipartimento di Energia.
Infine trovano spazio 6 sale riunioni da 76 posti totali e 44 uffici e open space da 168 postazioni di lavoro in logica di sharing.
I Laboratori di EN:lab
NanoLab – Micro and nanostructured materials
Il laboratorio della Sezione Tecnologie e Processi Chimici e Nanotecnologie, attualmente all’edificio 19 del Campus Leonardo, occuperà il piano interrato di EN:lab (?750 m2) ospitando strumentazione avanzata dedicata alla fabbricazione e caratterizzazione di materiali e superfici alla nanoscala, al fine di studiare la relazione tra la struttura e le proprietà funzionali dei materiali:
– Sistemi per la produzione di materiali, film e superfici nanostrutturati
– Microscopi elettronici e a scansione di sonda
– Caratterizzazioni di proprietà strutturali, vibrazionali, elettroniche, ottiche
– Sistemi per lo studio dell’interazione radiazione-materia
Nello specifico, sono presenti:
– Diversi sistemi per la fabbricazione di materiali: Pulsed Laser Deposition (PLD) con impulsi al ns, PLD con impulsi al fs, magnetron sputtering HiPIMS, evaporatore termico
– Forni per trattamenti termici in atmosfera controllata
– Sistemi di microscopia elettronica: SEM Field Emission con modulo per EDX e STEM
– Sistemi di microcopia a scansione: apparato VT-STM /AFM in UHV, apparato AFM/STM a pressione ambiente
– Sistemi di caratterizzazione di proprietà vibrazionali: due spettrometri Raman per misure in-situ ed ex-situ, spettrometro Brillouin
– Apparato per misure elettriche/Hall
– Sistema UHV integrato per deposizione PLD al ns e caratterizzazione in situ mediante STM/AFM, fornito di evaporatore e sistema per LEED/Auger
R-SET LAB – Research for a Sustainable Energy Transition
Il laboratorio della Sezione Elettrica è dedicato allo studio sperimentale e allo sviluppo di sistemi di Power Electronics per Generazione, Accumulo elettrochimico, Power Quality, Custom Power e Load Management, sia per applicazioni industriali specifiche che per l’utilizzo in reti di distribuzione in BT come Smart e Micro Grid.
È attivo nel campo illuminotecnico con l’analisi e lo sviluppo di apparecchi per l’illuminazione in ambiente ATEX realizzati con nuove tecnologie a LED e nel settore della Power Quality attraverso la realizzazione e la verifica di dispositivi elettronici in bassa tensione atti al miglioramento della qualità della forma d’onda della tensione e alla riduzione dei disturbi della corrente. Ulteriori aspetti che vengono studiati sono relativi alla generazione elettrica di piccola taglia (in particolare impianti fotovoltaici), ai sistemi di accumulo e all’utilizzo efficiente dell’energia (applicazioni magnetiche). Le attività svolte hanno permesso il deposito e la successiva cessione di oltre 20 brevetti.
M2EPS – Measurement lab for electrical systems
Il laboratorio della Sezione Elettrica è dedicato alla caratterizzazione dei materiali, la diagnostica non invasiva e il monitoraggio di componenti e sistemi elettrici di potenza. Verranno studiati e sviluppati:
– Sistemi per il monitoraggio della distribuzione elettrica nelle aree urbane e negli edifici
– Sistemi per la caratterizzazione di materiali e componenti elettrici
– Sistemi di prospezione elettrica per la diagnostica non invasiva
PEEMS – Power Electronics, Electric Mobility and Safety
Il laboratorio della Sezione Elettrica ha carattere multidisciplinare e avrà l’obiettivo di svolgere attività di ricerca nell’ambito dei sistemi elettrici di potenza con particolare riguardo a:
– Sistemi Elettrici per la Mobilità
– Sistemi di accumulo dell’energia elettrica
– Convertitori elettronici di potenza
– Sicurezza elettrica
Battery Materials Engineering Laboratory
Il laboratorio della Sezione Tecnologie e Processi Chimici e Nanotecnologie, che ha iniziato le proprie attività nel Gennaio 2020 ed è attualmente operativo presso B18, sarà collocato al primo piano di EN:lab (388 m2) e ospiterà attrezzature per fabbricazione di materiali ed elettrodi per batterie, loro caratterizzazione e studio elettrochimico e spettro-elettrochimico, assemblaggio e prova di celle, utilizzando apparecchiature elettrochimiche avanzate per applicazioni in scienza dei materiali ed elettroanalitica. Strumentazione:
– Sistemi per la produzione di materiali per anodi, catodi ed elettroliti per tecnologie litio e post-litio
– Attrezzatura per la fabbricazione di elettrodi
– Dispositivi per l’assemblaggio di singole celle (coin cell, split cell strumentate, pouch cell, batterie metallo-aria)
– Misure elettrochimiche statiche, dinamiche e fluidodinamiche
– Caratterizzazioni in operando di proprietà strutturali, vibrazionali, ed elettroniche di elettrodi
Pro-e- Storage Lab
È un nuovo laboratorio interdipartimentale supportato da Regione Lombardia per lo sviluppo e la prototipazione di soluzioni innovative per celle a combustibile polimeriche, elettrolizzatori, batterie a flusso, batterie agli ioni-litio. E’ sito al piano terra dell’edificio EN:lab (?150 m2 ).
Le soluzioni innovative comprendono:
– Materiali e catalizzatori
– Architetture e geometrie di celle
– Alimentazione dei reagenti
– Controllo temperatura
– Balance of Plant
– Sensori e diagnostica
I 5 Dipartimenti coinvolti sono: Energia; Meccanica; Chimica, Materiali e Ingegneria Chimica “Giulio Natta”; Elettronica, Informazione e Bioingegneria; Scienze e Tecnologie Aerospaziali.
MRT Fuel Cell and Battery Lab
Il laboratorio della Sezione Ingegneria Termica e Tecnologie Ambientali, è situato al primo piano dell’edificio EN:lab (?250 m2 ) ed è dedicato allo sviluppo di dispositivi elettrochimici per la conversione dell’energia. In particolare, sono svolte analisi sperimentali e modellistiche di fenomeni di trasporto al fine di:
– Ampliare la comprensione di fenomeni critici
– Sviluppare tecniche sperimentali innovative
– Ideare e progettare componenti innovativi
– Sviluppare strategie di funzionamento per l’ottimizzazione delle prestazioni e la mitigazione della degradazione
Il laboratorio è dotato di sistemi di misura allo stato dell’arte per la caratterizzazione della prestazione e della degradazione di dispositivi elettrochimici, comprensivi delle più avanzate tecniche elettrochimiche di diagnosi, applicate anche a livello locale (CV, EIS, segmented cell) e in ambiente controllato (camere climatiche).
Le tecnologie maggiormente investigate sono le celle a combustibile polimeriche, le batterie agli ioni di litio e le batterie a flusso.