Novembre 2024

Toyota Hydrogen Factory in Europa. Toyota Motor Europe (TME) darà vita a un’operazione commerciale locale, la Hydrogen Factory Europe. Questa assicurerà un approccio coordinato alla commercializzazione della tecnologia e dei sistemi a idrogeno, che spazierà dallo sviluppo alla produzione, fino alla vendita e al post-vendita.

La Hydrogen Factory sarà responsabile della produzione di un numero crescente di sistemi a celle a combustibile e del supporto di un gruppo sempre più ampio di collaborazioni commerciali, in linea con la strategia dell’azienda di raggiungere la neutralità carbonica in Europa entro il 2040, dieci anni prima dell’obiettivo globale di Toyota.

Secondo le previsioni di Toyota, l’Europa sarà uno dei principali mercati mondiali di celle a combustibile di idrogeno entro il 2030, con un’accelerazione costante di diverse applicazioni per la mobilità e la generazione di energia. I crescenti investimenti e le misure normative stanno stimolando lo sviluppo e la crescita del mercato. Tali misure includono un investimento di 45 miliardi di euro da parte del Green Deal della Commissione europea entro il 2027 e il fondo per le infrastrutture di trasporto dell’UE, che ha stanziato 284 milioni di euro, pari a circa un terzo del proprio budget, per l’installazione di stazioni di rifornimento di idrogeno.

La recente conferma della direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (REDIII) richiede che il 42% dell’idrogeno usato dall’industria in Europa provenga da fonti sostenibili entro il 2030. Unitamente ai piani per la costruzione di stazioni di rifornimento di idrogeno a intervalli minimi di 200 km lungo i corridoi TEN-T (Trans-European Transport Network) della regione, l’Europa si sta posizionando al centro della tecnologia dell’idrogeno.

Thiebault Paquet, vicepresidente di TME e responsabile del settore celle a combustibile, ha dichiarato: «L’Europa sta dimostrando fiducia a lungo termine nell’idrogeno, e anche noi. Continueremo a sviluppare automobili e altri veicoli commerciali leggeri a celle a combustibile, mentre abbiamo ampliato gli orizzonti verso il trasporto pesante per supportare l’espansione di infrastrutture a idrogeno concretamente realizzabili. Puntiamo a sviluppare ulteriormente e a imparare attraverso i test nella nostra rete e con i partner che condividono il nostro approccio.»

Una gamma crescente di applicazioni di mobilità
Nel 2015 Toyota ha presentato la Mirai, la prima berlina a celle a combustibile di idrogeno prodotta in serie. La successiva generazione di Mirai, lanciata nel 2020, presentava la tecnologia a celle a combustibile di seconda generazione, quest’ultima introdotta nella nuova Toyota Crown in Giappone all’inizio di quest’anno, a conferma dell’impegno dell’azienda nei confronti dei veicoli passeggeri alimentati a idrogeno.

Le auto elettriche a celle a combustibile offrono il vantaggio di una grande autonomia e di un rifornimento rapido e, partendo da questa premessa, Toyota sta ampliando ulteriormente la sua esplorazione verso i veicoli commerciali leggeri FCEV.
All’inizio di quest’anno è stato presentato il primo prototipo di pick-up Hilux FCEV alimentato a idrogeno. Prodotto nel Regno Unito da un consorzio guidato da Toyota, il prototipo dimostra come le celle a combustibile possano essere integrate in un pick-up. Grazie al peso ridotto dell’idrogeno, è possibile ottenere maggiori capacità di carico e di traino con i veicoli commerciali leggeri FCEV, rispetto ad altre alternative a zero emissioni.

Da alcuni anni Toyota integra la propria tecnologia a celle a combustibile anche nel trasporto pesante e in diverse applicazioni, e recentemente è entrata nel mercato strategico degli autocarri in Europa, con mezzi alimentati a idrogeno dal produttore francese Hyliko e dall’olandese VDL Groep. Toyota utilizzerà autocarri VDL alimentati a idrogeno per decarbonizzare le proprie operazioni logistiche. L’azienda sta inoltre espandendo la propria partnership con Corvus in Norvegia per future applicazioni marine, come navi e imbarcazioni. Inoltre, la società francese di mobilità pulita GCK utilizzerà i moduli di celle a combustibile Toyota per convertire i pullman diesel in veicoli a idrogeno a emissioni zero.

La prossima generazione
Forte della sua vasta esperienza, Toyota sta sviluppando la tecnologia a celle a combustibile a idrogeno di prossima generazione che dovrebbe fornire prestazioni leader del mercato attraverso cicli di vita più lunghi e costi ridotti. La nuova tecnologia a celle a combustibile, la cui vendita è prevista per il 2026, fornirà una densità di carica più elevata. Si prevede che il nuovo sistema a celle a combustibile aumenterà del 20% l’autonomia, mentre i progressi tecnici e l’aumento dei volumi di produzione contribuiranno a ridurre i costi di oltre un terzo. Ulteriori ricerche stanno anche analizzando il potenziale delle pile a celle a combustibile scalabili con diverse potenze e la progettazione di serbatoi di carburante con forme complesse, compatibili con veicoli di diverse dimensioni.

it.toyota.ch

Come limitare i prezzi nel caro-energia. Analisi approfondita durante la Conferenza organizzata da Coordinamento FREE ed Ecofuturo.

«Siamo nuovamente in una fase di prezzi del gas e dell’energia elettrica di forte rialzo e ci sembra che non si stia riservando la giusta attenzione al problema. Negli anni scorsi e in particolare a partire dalla crisi del 2022, gli alti prezzi raggiunti da gas e dall’energia elettrica sono stati un elemento di innesco dei forti rialzi dell’inflazione nonché una delle cause (certamente non la sola) della perdita di competitività delle imprese italiane ed europee e serie difficoltà economiche per molti cittadini. Riteniamo utile e urgente che il problema energetico nazionale salga in cima alla lista delle priorità dell’azione politica», ha affermato il presidente del Coordinamento FREE, Attilio Piattelli.

In quest’ottica, il Coordinamento FREE vuole dare il suo contributo e il suo punto di vista sulle cause del problema e sulle possibili soluzioni.

Situazione europea
Per ben inquadrare la situazione europea, in corsivo di seguito si riportano alcuni estratti del Rapporto Draghi.
“L’Europa deve ridurre i prezzi elevati dell’energia continuando a decarbonizzare e a passare a un’economia circolare. Il panorama energetico è cambiato in modo irreversibile con l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente perdita di gas naturale dai gasdotti. Sebbene i prezzi dell’energia siano notevolmente diminuiti rispetto ai loro picchi avuti nel 2022, le imprese dell’UE devono ancora far fronte a prezzi dell’elettricità 2-3 volte superiori a quelli degli Stati Uniti e a prezzi del gas naturale 4-5 volte più alti.”

“La decarbonizzazione deve essere vista come un’opportunità per l’Europa, sia per assumere un ruolo di guida nelle nuove tecnologie pulite e nelle soluzioni per l’economia circolare, sia per spostare la produzione di energia verso fonti energetiche pulite sicure e a basso costo, di cui l’UE ha una generosa dotazione naturale.
Purtroppo, anche se l’Europa riduce la sua dipendenza dal gas naturale e aumenta gli investimenti nella generazione di energia pulita, le sue regole di mercato nel settore dell’energia non disaccoppiano completamente il prezzo dell’energia rinnovabile e nucleare dai prezzi più alti e più volatili dei combustibili fossili, impedendo agli utenti finali di cogliere appieno i benefici dell’energia pulita nelle loro bollette. Nel 2022, al culmine della crisi energetica, il 63% delle volte il gas naturale ha fissato il prezzo, nonostante rappresentasse solo il 20% del mix elettrico dell’UE.
Ora l’Europa non ha produzione propria di gas, se non per quantità modeste, e quindi è costretta ad importarlo dall’estero. Ciò determina variabilità dei prezzi in funzione delle situazioni del mercato internazionale e delle condizioni geopolitiche e quindi impossibilità di previsione dei prezzi a medio e lungo termine. Fluttuazione dei prezzi del gas che, come visto in occasione della crisi ucraina del 2022, possono essere anche rilevantissime, con gravi conseguenze sull’incremento e sulla stabilità dei prezzi dell’energia elettrica», prosegue Piattelli.

A tal proposito, confrontando le relazioni annuali di ARERA si scopre che per le importazioni di gas naturale nel 2019 in Italia si sono spesi in totale 12,4 miliardi € mentre nel 2022 questa spesa è salita a 85,4 miliardi €, con una variazione di +73 miliardi €.
A conferma della elevata instabilità dei prezzi, di seguito si riporta un confronto dei prezzi medi annuali dell’energia elettrica in Italia dal 2019 ad oggi proprio per evidenziare la fortissima volatilità dei prezzi:
– 2019 – PUN medio 52 €/MWh
– 2020 – PUN medio 39 €/MWh
– 2021 – PUN medio 125 €/MWh
– 2022 – PUN medio 304 €/MWh
– 2023 – PUN medio 127 €/MWh
– 2024 – PUN medio 103 €/MWh (gennaio – ottobre 2024)

In questo quadro, già di per sé problematico, duole constatare che l’Italia è il Paese europeo con la maggiore dipendenza dal gas nel mix di generazione elettrica (superiore al 40%) mentre è evidente che più il mix di generazione elettrica è meno dipendente dal gas e minori sono le situazioni per le quali è il gas (usato nei cicli combinati) a dettare il valore di riferimento del prezzo marginale. Nei casi in cui è il gas che influenza frequentemente il prezzo marginale, come anche evidenziato dal rapporto Draghi, si assiste ad una situazione nella quale il prezzo dell’energia elettrica è notevolmente influenzato dalle fluttuazioni del prezzo del gas.
Oggi, a livello europeo, il gas ha una minore influenza sui prezzi medi espressi dal mercato in quei paesi dove la dipendenza dal gas è inferiore rispetto a quella italiana. In aggiunta, non sono rare le situazioni in cui, per effetto di abbondanza di produzione da eolico e/o da fotovoltaico, in molti Paesi europei si assiste a situazioni di prezzi orari molto bassi e persino tendenti a zero, a dimostrazione che la penetrazione delle rinnovabili determina un abbassamento medio del prezzo dell’energia elettrica.
A riprova dell’effetto delle rinnovabili sul prezzo dell’EE, da un monitoraggio effettuato sui prezzi zonali italiani nel periodo primavera-estate di quest’anno, da maggio a settembre ci sono stati 5 mesi in cui mediamente si è avuto oltre il 50% di contributo da FER e ci sono state 116 ore a prezzo zero e 990 ore con prezzi zonali inferiori a 65 €/MWh (come esempio si veda la figura di seguito che riporta il prezzo orario in Sardegna del 13 settembre 2024).

Se ne desume che le strategie di stabilizzazione e riduzione dei prezzi dell’energia elettrica devono puntare alla drastica riduzione della dipendenza dal gas nel mix energetico.

Situazione Italia
Come illustrato in precedenza, il fattore che maggiormente determina in Italia prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica più elevati di quelli nei paesi europei con cui ci confrontiamo (in primis Francia, Germania e Spagna) è il costo marginale dei cicli combinati (alimentati dal gas naturale) superiore a quello delle centrali nucleari (Francia) o a quello di Spagna e Germania che hanno raggiunto un livello di rinnovabili maggiore del 60% nel mix energetico.
Un divario nel peso delle rinnovabili rispetto a Spagna e Germania che è molto consistente, visto che i dati forniti da Terna dicano che nei primi sei mesi del 2024 la richiesta di energia elettrica in Italia è stata coperta dalle fonti rinnovabili solo per il 43,8%. Quasi il 20% in meno rispetto a Spagna e Germania.
Un differenziale in grado di modificare i prezzi dell’energia, infatti, come conferma un recente rapporto del Banco de España (“The impact of renewable energies on wholesale electricity prices”), la penetrazione delle rinnovabili in Spagna ha raggiunto un livello tale da determinare prezzi sul Mercato del Giorno Prima per un numero di ore sufficiente a ridurre per più del 40% quello sul mercato all’ingrosso rispetto al valore che avrebbe raggiunto se la generazione eolica e solare fosse stata la stessa del 2019.
A riprova di ciò, se si confrontano i prezzi medi spagnoli e quelli italiani dell’ultimo anno si può evincere che quelli spagnoli sono stati di circa il 40% più bassi.
Anche in Germania, dove, nel primo semestre del 2024, la quota di energia rinnovabile ha coperto il 61,5% della produzione elettrica, si assiste negli ultimi anni mediamente a prezzi dell’EE di almeno il 30% più bassi di quelli italiani.
«È evidente quindi che la migliore strategia di abbassamento dei prezzi dell’energia elettrica per l’Italia dovrebbe essere quella di accelerare sulla transizione energetica e raggiungere il prima possibile un elevato livello di penetrazione delle rinnovabili. A queste considerazioni si può aggiungere che il MASE ha pubblicato il Decreto che introduce i nuovi prezzi elettrici zonali al posto del PUN da gennaio 2025, come previsto dall’art. 13 del decreto legislativo 210/21 poi modificato dal dl Energia 181/23 (art. 19). Si tratta di una norma che progressivamente comporterà maggiori vantaggi per le Regioni e Aree di Mercato che prima delle altre avranno raggiunto un elevato livello di rinnovabili», conclude Attilio Piattelli.

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