Category: Food – Retail

Orti Slow Food 35 mila scolari a lezione di spreco alimentare. Ridurre lo spreco alimentare è una delle azioni più importanti per la salvaguardia delle risorse del pianeta e la lotta alla fame nel mondo, per questo come Slow Food siamo convinti sia necessario, fin da bambini, imparare a scegliere i cibi seguendo la stagionalità e mettendo in pratica tecniche antispreco e modalità di conservazione degli alimenti.

Sale in zucca e stiamo accORTI
Sono alcune delle attività con cui venerdì 10 novembre, alunne e alunni in tutta Italia hanno celebrato la Festa degli Orti Slow Food. Grazie all’impegno di quasi 1600 insegnanti formati dall’associazione della chiocciola, durante tutto l’anno scolastico, 35 mila bambine e bambini di oltre 1700 classi in 140 Istituti Comprensivi, dagli asili nido alle scuole primarie di secondo grado, stanno acquisendo consapevolezza del valore del cibo, dal campo alla tavola.
Quest’anno, inoltre, grazie al sostegno del Fondo Carta Etica di UniCredit, gli Orti Slow Food hanno ricevuto un nuovo slancio, coinvolgendo 538 nuove classi.

«Fare un orto è un atto molto piccolo, fatto di semi e granelli di terra. Ma può essere anche molto grande perché significa capire il mondo e il peso dello spreco a livello globale. Quest’anno la festa degli Orti Slow Food è dedicata proprio a questo tema: a ricordare che tonnellate e tonnellate di cibo sono sprecate in un pianeta in cui ancora si muore di fame. Fare l’orto è sperimentazione e cambiamento, è cura della nostra casa comune da conservare con l’obiettivo di consegnarlo alle generazioni future. È il minimo che si possa fare per loro e per noi» sottolinea Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.

«La tematica della sostenibilità ambientale è una parte fondamentale della nostra cultura e della nostra mentalità. Così come l’impegno verso i giovani e l’istruzione. Siamo fortemente impegnati ad aumentare costantemente il nostro impatto sociale e il sostegno alle comunità e siamo quindi orgogliosi di essere al fianco di Slow Food nella realizzazione di questo progetto e di contribuire a fornire gli strumenti e le conoscenze necessarie per intraprendere percorsi di crescita sostenibile» aggiunge Annalisa Areni, Head of Client Strategies di UniCredit.

Cibo: io non ti spreco
Oltre 1200 kit didattici sono stati consegnati alle classi che partecipano al progetto Orti Slow Food a scuola, grazie al contributo di UniCredit. Al loro interno, insegnanti e bambini trovano tutti gli strumenti per imparare, giocando, come non sprecare i cibi: da un divertente memory sulle tecniche di conservazione alle schede didattiche per imparare a consumare gli alimenti fuori stagione, sfruttando al meglio le eccedenze del raccolto.
Un approccio positivo da trasmettere ai bambini fin dalle più piccole età, per capire come evitare gli sprechi di frutta e verdure nei campi.
Nel kit anche i cartelloni degli alimenti da trasformare di stagione in stagione, le etichette a tema Orti Slow Food da apporre ai barattoli di conserva, e sticker da attaccare, per ricordare l’importanza dei prodotti stagionali, fino ad arrivare alle ricette per recuperare il pane avanzato.
Il tutto per riscoprire come poter mettere le “mani in pasta”, non solo a scuola ma anche a casa. Il kit contiene anche alcuni esempi di conserve, come la passata di pomodoro fiaschetto del Presidio Slow Food, da assaggiare con frise e origano, per preparare golose merende ai bambini e scoprire insieme nuovi gusti.

Alcune testimonianze tra le nuove classi coinvolte quest’anno

Bologna: la memoria dei nonni e la riscoperta dei mestieri legati alla terra
Tra le scuole che rientrano nell’ampliamento degli Orti Slow Food reso possibile dal supporto di UniCredit, c’è la scuola primaria Giorgio Morandi, nel quartiere Barca di Bologna. «Grazie all’orto vogliamo avvicinare i bambini ai saperi della terra, facendogli sperimentare tutte le attività dell’orto, dalla vangatura al raccolto. Spesso infatti i più giovani non hanno avuto il contatto con le tradizioni contadine e il rischio è quello di dimenticare le memorie tramandate dai nonni, ma anche la consapevolezza delle stagioni dei cibi e il rispetto per gli animali che vivono nel suolo e tra le piante – racconta l’insegnante Teresa Maisano che ha candidato la scuola a partecipare al progetto -. Ma non è solo questo, grazie all’orto riusciamo a insegnare tanti argomenti attraverso attività ludiche, non solo l’aritmetica o le scienze, ma anche temi come lo spreco delle risorse idriche e la tutela della biodiversità».

Pescara: parole chiave comunità e inclusione
Dall’Emilia-Romagna passiamo all’Abruzzo dove è l’insegnante Andrea Berardinucci della scuola secondaria Ugo Foscolo di Pescara a raccontarci quali obiettivi vogliono raggiungere grazie all’orto: «La comunità è il cuore di un quartiere, che senza i suoi abitanti non avrebbe sfumature di culture e tradizioni». È il caso di questa scuola che si trova nella prima periferia della città: «Quello che vorremmo è coinvolgere tutti gli abitanti intorno all’Orto Slow Food, che avremo la fortuna di realizzare in un ex parco pubblico adiacente alla scuola. Per questo stiamo anche cercando di coinvolgere nonni, genitori e persone che abitano nei dintorni della scuola» continua l’insegnante.

Agrigento: protagonisti i Minori Stranieri Non Accompagnati
«Ad Agrigento, nel quartiere di Villaseta, una vecchia scuola abbandonata è stata ripristinata e resa accogliente per i corsi di italiano per gli adulti, frequentati anche da giovani persone migranti. È qui che, in collaborazione con la Comunità Slow Food Zagara- Al Zahar, con un gruppo di ragazzi minori stranieri non accompagnati, beneficiari del progetto Youth&Food, abbiamo realizzato l’orto sociale, impiantando colture autoctone. Quello che vorremmo è anche riuscire a coltivare ortaggi di provenienza dei Paesi dei ragazzi, un elemento in più per farli sentire a casa. I giovani fanno esperienza delle nostre tradizioni agricole e gastronomiche e inoltre l’orto rappresenta un esempio anche per gli abitanti del vicinato. Un intervento sociale ed educativo diventa quindi un collante per l’intera comunità del quartiere» racconta Santino Lo Presti dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo per l’istruzione degli Adulti.

Cosa sono gli Orti Slow Food
Nasce dall’associazione della Chiocciola a metà anni Novanta negli Stati Uniti e approda in Italia.
L’obiettivo è promuovere la coltivazione in modo sostenibile attraverso la comunità locale. All’interno dei quartieri vengono individuate aree dismesse da riqualificare che vengono trasformate in orti urbani creando così spazi verdi accessibili a tutti.
Tutto questo grazie alla collaborazione tra Slow Food, i partner Irritec e Pastificio Di Martino, tutte le scuole di tutta Italia che aderiscono al progetto e il contributo di UniCredit al fine di promuovere un’alimentazione sana e la valorizzazione del territorio.

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F.lli Ibba Best Managed Companies Award di Deloitte Private sesta edizione. F.lli Ibba, storica azienda della GDO alimentare che opera in Sardegna dal 1950, riceve per il sesto anno consecutivo il “Best Managed Companies” Award confermandosi come un’eccellenza italiana d’impresa.
Il riconoscimento è stato consegnato durante la cerimonia di premiazione che si è svolta a Milano nel Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana-Euronext.

Organizzato da Deloitte Private, con la partecipazione di ALTIS Università Cattolica del Sacro CuoreELITE-Gruppo Euronext e Confindustria Piccola Industria, il Best Managed Companies Award è un premio per le migliori realtà imprenditoriali del panorama nazionale.
Le imprese partecipanti vengono affiancate per un programma di crescita dagli esperti di Deloitte Private, in un percorso che stimola ulteriormente il loro sviluppo e potenziamento rispetto a parametri fondamentali di successo dell’Award, cruciali per la gestione di un’impresa.

La selezione delle aziende è stata affidata a una giuria composta da Fabio Antoldi, professore ordinario di Strategia aziendale presso ALTIS Università Cattolica del Sacro Cuore; Renato Goretta, membro del Consiglio di Presidenza Nazionale della Piccola Industria di Confindustria e Marta Testi, CEO di ELITE – Gruppo Euronext.
Il team di esperti ha assegnato il riconoscimento valutando i parametri di strategia, competenze e innovazione, impegno e cultura aziendale, governance e misurazione delle performance, corporate social responsibility, internazionalizzazione e filiera.

La F.lli Ibba è tra le 7 aziende su 79 che si è aggiudicata il premio per il sesto anno consecutivo, riconfermandosi anche nella categoria speciale “Gold Winner”, che premia le aziende che hanno ricevuto il premio per quattro edizioni di seguito.
Il Gruppo opera in Sardegna dal 1950 e da sempre porta avanti un progetto aziendale che si basa sulla volontà di fare rete con la comunità e le aziende locali creando opportunità di sviluppo per il territorio in cui è attiva.

«In questa sesta edizione sono state ben 79 le realtà italiane che, grazie a eccellenti capacità manageriali in uno scenario internazionale complesso, si sono aggiudicate il BMC Award», afferma Andrea Restelli, Partner di Deloitte e responsabile Italia del programma Best Managed Companies. «Oggi, le organizzazioni e i loro leader devono essere sempre più pronti per vincere le numerose sfide e continuare a essere competitive e attrattive sul mercato, facendo leva sulle giuste risorse, competenze e investimenti e ponendo attenzione ai talenti in azienda».

Giangiacomo Ibba, presidente del Gruppo Ibba, ha commentato: “Ricevere questo premio per il sesto anno è per noi motivo d’orgoglio. Un riconoscimento che condividiamo con tutti i clienti che ci scelgono ogni giorno e tutte le persone che fanno parte della nostra grande famiglia: i collaboratori, gli stakeholder e gli imprenditori partner che vivono con passione il nostro progetto imprenditoriale. Questo premio ci invita a guardare ai prossimi traguardi con ottimismo, a crescere sempre con umiltà e lealtà e a continuare a credere nello stesso sogno”.

Abbi Group è un’azienda sarda che nacque nel periodo del dopoguerra dall’iniziativa dei fratelli IBBA che, spinti da una forte passione e spirito imprenditoriale, avviarono un’attività di commercializzazione di prodotti di prima necessità.
Oggi il Gruppo è guidato dalla seconda generazione ed è tra i principali operatori della GDO alimentare in Sardegna e nel Centro Italia con una rete di oltre 350 punti vendita, in parte diretti e in parte di proprietà di imprenditori partner.
Il Gruppo opera, inoltre, nella distribuzione all’ingrosso con l’insegna Centro Cash, da anni punto di riferimento per 16.000 professionisti del mondo Horeca e del retail alimentare.
A gennaio 2023 è diventata Società Benefit, trasformazione che nasce dalla volontà di assumere un impegno formale a favore della comunità, delle persone e del territorio in cui opera.
Abbi Group realizza un fatturato nel mercato al consumo di oltre 850 milioni di euro, impegnando una forza lavoro di oltre 3000 collaboratori.

abbigroup.com

Forum Retail contenuti Plenaria. Dal trend in continua crescita dell’Ecommerce che nel 2022 ha registrato +18,58% sull’anno precedente, con una previsione di +17% nel 2023, all’evoluzione del comportamento dei consumatori come variabile principale del retail, fino al consumer sentiment – solo il 36% degli italiani si definisce molto soddisfatto e il 28% si considera molto ottimista – e all’analisi del comportamento in tempi di inflazione.

Si è aperto Forum Retail 2023, il più grande Experience & Networking Hub – organizzato da IKN Italy – che riunisce la community del retail da 23 anni.
Artificial & Human Intelligence per eccellere in un mercato che oscilla è il macro-tema della nuova edizione che si è aperta con la presentazione dei “Trend 2023-2024: i dati nel mondo Retail”, panel cui hanno preso parte Davide Casaleggio, CEO & Partner Casaleggio Associati, Stefano Cini, Head of Consumer Analytics & GeoMktg NielsenIQ, e Silvia Usberti, Quantitative Research Lead Toluna Corporate.

Secondo NielsenIQ, in Italia nel perimetro del Largo Consumo Confezionato, la contrazione dei volumi di vendita nel 2023 proseguirà anche nel 2024 con una stima di crescita inferiore e pari al 6,3% (-0,6% vs 2023).
Il calo del potere d’acquisto è un acceleratore alla polarizzazione dei consumi: il consumatore italiano spende nel Largo Consumo Confezionato il 16% in più rispetto al 2021. Sempre più famiglie sono “in crisi” – il dato percentuale è passato dal 24% di inizio 2022 al 37% di metà 2023 – con una forte contrazione del numero di quelle che non sono state impattate finanziariamente o che hanno addirittura consolidato la posizione economica, passando dal 25% di inizio 2022 al 12% di metà 2023.

La tendenza alla contrazione dei volumi di vendita non può essere generalizzata ma è necessario analizzare le caratteristiche di ogni punto vendita in base al territorio, attuando un cambio di paradigma che ponga al centro il consumatore (Retail consumerization). Si tratta di rivoluzionare la classica categorizzazione dei punti vendita valorizzando le micro-territorialità attraverso un uso strategico dei dati.
Infatti, integrando miliardi di dati di prima parte (carte fedeltà, CRM, etc.) con informazioni relative al territorio (popolazione residente, gravitante, etc.) e, infine, con le variabili legate ai consumatori (stile di vita, potere d’acquisto, reddito, età etc.) è possibile accedere ad una visione più granulare del panorama retail. Di conseguenza, sarà necessario adattare le strategie ad ogni singolo store in funzione del contesto in cui si trova.

Stefano Cini, Head of Consumer & GeoMkt Intelligence di NielsenIQ, commenta “La variabile principale che avrà il maggior impatto nella gestione presente e futura delle aziende del retail è l’evoluzione del comportamento dei consumatori. Ecco perché la segmentazione tradizionale basata su elementi geografici come Aree, Regioni e Province o le metrature dei negozi non è più sufficiente per spiegare le dinamiche del Largo Consumo Confezionato.
Grazie ad una piattaforma di geo-data marketing come TradeDimension 2.0, sviluppata da NIQ e JAKALA, è possibile valorizzare le segmentazioni micro-territoriali e le caratteristiche degli acquirenti adottando una visione innovativa”.

Sebbene a livello globale ottimismo e life statisfaction siano in miglioramento, il sentiment degli italiani rimane stabile e tra i più bassi rilevati.
È questo lo scenario delineato dai risultati del Barometro Globale dei Consumatori di Toluna: appena il 36% dei nostri connazionali si definisce “molto soddisfatto” per la propria vita e solo il 28% si considera “molto ottimista”. Ad affliggerli sono soprattutto, come prevedibile, inflazione e aumento del costo della vita, tanto che solamente un quinto dei rispondenti si aspetta un miglioramento della propria situazione finanziaria entro fine 2023.
Per il 73% degli italiani questa consapevolezza genera inquietudine e mina la tranquillità nell’affrontare le spese nei prossimi mesi, rimandando gli investimenti più onerosi a quando la congiuntura economico-finanziaria sarà più stabile. Non mancano, però, le tattiche di risparmio, prima fra tutte la riduzione degli acquisti non essenziali (50%).

“Di fronte al carovita, le strategie messe in atto dal consumatore a salvaguardia del bilancio familiare prevedono una spending review. – commenta Silvia Usberti, Quantitative Research Lead di Toluna – È un nuovo modo di intendere il consumo, più flessibile e più variabile, ma con alcuni punti saldi che, almeno per il prossimo futuro, appaiono non negoziabili: ricerca della convenienza, intercambiabilità dei canali di acquisto e condivisione dei valori di brand”.

Dall’intervento di Davide Casaleggio è emerso che il valore del fatturato Ecommerce in Italia è stato di 75,89 miliardi di euro lo scorso anno e ha visto una crescita annua del 18,58%.
Anche il 2023 vedrà un aumento a doppia cifra che gli operatori prevedono supererà il 17%.
Una componente importante di questa crescita degli ultimi due anni è tuttavia da attribuirsi all’aumento dei prezzi (+9,43% in media per il comparto online con punte del 15% ad esempio per il Turismo).
Il 2024 vedrà l’ingresso dell’AI che probabilmente rivoluzionerà il settore: la stragrande maggioranza degli operatori Ecommerce italiani (74%) ritiene che si avrà un cambiamento radicale della vendita online entro tre anni.

IKN Italy, Leader nella creazione e sviluppo di eventi e progetti di formazione rivolti ai professionisti d’azienda, ha festeggiato nel 2022 il 35° anniversario. Credibilità, esperienza, indipendenza, know-how, innovazione e networking sono le parole chiave che caratterizzano l’azienda. Sin dalla sua nascita, IKN Italy è stata in grado di rispondere in modo tempestivo alle esigenze di un mercato in costante trasformazione.
Il suo obiettivo principale: assicurare contenuti aggiornati e concreti per accompagnare il middle management nella sua crescita professionale.
Il nome racconta la mission e i valori di un’azienda che ha nel suo DNA la capacità di innovarsi e reagire in maniera tempestiva per affiancare le aziende nell’approfondimento e nella scoperta delle competenze e delle metodologie per essere competitive nel loro mercato di riferimento.
IKN è, infatti, l’acronimo di:
“I” come INSTITUTE: IKN Italy nasce da Istituto Internazionale di Ricerca, filiale italiana di IIR Holding. Grazie all’esperienza maturata dal 1987 ad oggi, è in grado di proporre sia tematiche di grande attualità e interesse che relatori di alto livello. La reale fotografia di IKN Italy la “scattano” i numeri di questi 35 anni: oltre 90.000 partecipanti, 25.000 aziende e 15.000 tra relatori e docenti; cifre che posizionano IKN Italy leader indiscusso nel suo settore.
“K” come KNOWLEDGE: ricerca continua e ascolto delle esigenze degli attori dei diversi mercati di riferimento garantiscono lo sviluppo di contenuti non standardizzati ma specifici, unici ed esclusivi.
I settori sui quali IKN Italy concentra la sua attenzione sono: Farmaceutico e Dispositivi Medici, Energy & Utilities, Sanità, Banca e Assicurazioni, Retail e GDO, Industrial, Logistica, Green & Sostenibilità, Marketing e Vendite, Project Management.
“N” come NETWORKING: gli eventi e le iniziative formative di IKN Italy sono delle occasioni di confronto per interagire in maniera dinamica, condividere esperienze concrete e sviluppare nuove opportunità di business.

– BYinnovation è Media Partner di Forum Retail

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Efficienza Energetica e Sostenibilità. E’ stato un piacere moderare tre panel dei relatori all’interno dell’evento It’s All Energy Efficiency, dove sono emerse interessanti esperienze per fare efficienza, tanto più importanti in questo momento di nuove impennate dei prezzi dell’energia.

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

– Maurizio Tufaro – Energy & Facility Manager della Provincia di Treviso, ha ricordato la gestione di 110 edifici scolastici, con circa 1.000.000 di mc. Da 20 anni si affidano a global service in formula di Energy Performance Contract EPC, specializzata dal 2004 grazie alla norma UNI 11136 che ha perfezionato il rapporto di EPC.
Interessante l’introduzione nelle specifiche del programma di miglioramento anche delle attività formative, un investimento che, oltre a quello nelle tecnologie, mira a diminuire i consumi grazie all’educazione per i comportamenti più virtuosi degli utenti, cioè corpo insegnante e alunni, i quali, a loro volta, porteranno in ambito domestico questa sensibilizzazione.

– Valentina Verno – Funzionario Ufficio Energy Management Comune di Torino, impegnata nel monitoraggio delle performance energetiche in un primo cluster di 800 uffici che inviano i dati su una piattaforma in cloud con la presenza di alert su benchmark prestabiliti.
Questo lavoro è servito per ottenere la ISO 50001 su tre tipologie di edifici: scuole, uffici, impianto sportivo. Questo benchmark sarà utile per per implementare in modo corretto le analisi e la gestione su ulteriore patrimonio immobiliare.
Coerentemente alla certificazione, sono state avviate iniziative per il coinvolgimento comportamentale proattivo di tutto il personale in quegli edifici.

– Giorgio Gangemi – Energy Project Manager in CONSIP. E’ stato da poco aggiudicato il contratto per la fornitura di energia elettrica per le pubbliche amministrazioni, in un quantitativo disponibile di 18 Terawattora (TWh) e un valore di oltre 3 mld/euro.
Con questa iniziativa, le amministrazioni possono beneficiare della più grande negoziazione di energia elettrica d’Italia, avendo la garanzia di utilizzare un contratto con prezzi e condizioni vantaggiose, prestabilite e trasparenti.
La gara – suddivisa in 17 lotti geografici – ha registrato eccellenti risultati sia in termini di partecipazione (5 concorrenti per un totale di 50 offerte), che economici (-18,15% rispetto al prezzo del Servizio di Salvaguardia 2023-2024), nonostante lo scenario energetico rimanga ancora incerto.
CONSIP è anche il riferimento per l’attribuzione di beni e servizi sempre per l’efficientamento con il Servizio Integrato Energia, che possono usufruire anche dei fondi PNRR.
Una grande forza contrattuale per le P.A. deriva dall’esperienza pluriennale della formula EPC – oggi perfezionati anche con meccanismi premiali – una modello win win sia per i fornitori, sia per i fruitori, le P.A. che vedono alleggerirsi il carico degli investimenti.
Inoltre, il Partenariato Pubblico Privato PPP aumenta la potenza degli interventi, specialmente nelle riqualificazioni del patrimonio immobiliare pubblico.

INNOVATION FOR ENERGY EFFICIENCY

– Marianna Gaito – Responsabile Smart Solar Iberdrola Clienti Italia, ha illustrato la storia, il posizionamento ed il ruolo dell’azienda nel mondo dell’energia solare a livello internazionale ed italiano a disposizione delle aziende.

– Alberto Rostellato – Retail and C&I Strategic Segments Account Manager Southern Europe VERTIV ha descritto le soluzioni di efficientamento per i nuovi ambienti edge, i “micro data center” installabili in prossimità degli utilizzatori, caratterizzati da maggior velocità di risposta dei dati e migliore gestione delle risorse energetiche necessarie.

HEALTHCARE

– Andrea Codini – Chief Technical Officer Santagostino, ha analizzato il “peso” dell’Internet Of Things nell’efficientamento energetico in ambito healthcare, che perfeziona la prima fase di installazione della sensoristica, raccolta dati e gestione intelligente delle ottimizzazioni, che avevano già portato ad un saving del 20%.
Nella progettazione di nuovi spazi e nel retrofitting, si possono integrare le performance di efficientamento energetico con la gestione della qualità dell’aria utilizzando anche la ventilazione meccanica negli ambienti, programmandola opportunamente secondo le caratteristiche atmosferiche esterne.

– Corrado Benevento – Responsabile S.S. Tecnico Patrimoniale ASL di Biella ha descritto le modalità di costituzione e gestione dei presidi sanitari sul territorio, anche a seguito degli sviluppi delle attribuzioni dei fondi PNRR. Verranno caratterizzati con le Centrali Operative Territoriali COT (centri di coordinamento), le Case delle Comunità CdC (poliambulatori per cure primarie, assistenza domiciliare) e gli Ospedali di Comunità OdC (degenze di breve durata). Su tutte, a tendere, verrà rilevata la Attestazione Prestazionale Energetica APE.
Dal 2014, anno di costituzione della ASL, sono triplicati i servizi e di conseguenza i consumi, che rientrano nella Convenzione CONSIP Servizio Integrato Energia SIE. Le contromisure sono state l’installazione di illuminazione LED, la cogenerazione, il fotovoltaico, il recupero del calore emesso dalla centrale termica, tutti lavori a carico del fornitore dei servizi energetici in formula EPC.

– Daniele Cavarischia – Energy Manager Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico ha evidenziato l’importanza della sala controllo per l’efficienza energetica in ambito ospedaliero, sia per la gestione che per la manutenzione.
Scopo primario è mantenere un habitat di benessere per i pazienti, che include 3.000 locali climatizzati con monitoraggio continuo ed un software che sovrintende interfacciandosi con le caratteristiche tecniche degli impianti, primo fra tutti il cogeneratore che deve erogare costantemente secondo precisi requisiti di efficienza.
Un contributo importante alla cultura dell’efficienza si è raggiunto anche grazie alla collaborazione con il tavolo di lavoro organizzato da ENEA, parte attiva nel definire metodologie e benchmark del settore.
LED, trigenerazione, monitoraggio, recupero acque da torri evaporative hanno dato ulteriori forti contributi all’efficienza generale.

– Giacomo Francesco Miniutti – Ingegnere Meccanico Senior AUSL Romagna ha introdotto le modalità di uso della Intelligenza Artificiale per la gestione della centrale frigorifera dell’Ospedale di Rimini. I dati attualmente sono rilevati e gestiti con metodo tradizionale, interfacciati con i dati ambientali esterni e previsioni metereologiche, mentre si sta studiando l’algoritmo che possa mettere in relazione i big data prelevati.
Una presentazione molto interessante è stata l’esperienza dell’utilizzo della monoclorammina come disinfettante anti legionella in sostituzione del biossido di cloro che è molto ossidante e quindi corrosivo delle tubazioni e crea microfessurazioni, molto costose da riparare.
La monoclorammina è molto utilizzata in USA e UK, dalla cui esperienza si può trarre molto insegnamento soprattutto nella gestione del PH fondamentale per eliminarne la potenziale tossicità.

RETAIL & OPERATIONS

– Luca Riboli – Energy Manager Supermercati Tosano ha spiegato le motivazioni per una catena retail di dotarsi di una strategia energetica a lungo termine, piuttosto che gestire i consumi energetici come una variabile marginale.
Infatti l’analisi dei consumi/mq per cluster di punti vendita permette di raggiungere ottimizzazioni e tagliare sprechi, diversamente poco evidenziabili. Su metrature di circa 6.000 mq, anche la sensibilizzazione ed il coinvolgimento del personale, per mantenere i set point, è fondamentale.

– Federico Stradi – Founder & CEO Bisy ha descritto come stanno evolvendo i contratti di energia nell’attuale congiuntura, evidenziando come sono diventate sempre più complicate le trattative fra Energy Manager e utility.
Questa è la nuova normalità ed è quindi importante approcciarsi non più con metodi di emergenza, ma attrezzarsi con strumenti di flessibilità analitica. La gestione del rischio è componente di sopravvivenza per le aziende.
Le tecnologie di data collection dei consumi, delle temperature, delle unità produttive, si interfacciano con i dati previsionali e soprattutto con le fatture ricevute dai provider energetici, con un check in tempo reale ed a periodi programmati secondo l’esigenza.
Il saving finanziario indirizza la gestione di tutti i flussi dei vettori energetici.

– Igor Brassini – EHS & Quality Manager Emea VIBRAM Group, azienda italiana produttrice di suole di alta qualità per calzature in tutto il mondo. Coinvolta nei requisiti di green supply chain, l’azienda si adopera sia nei sistemi di certificazione, sia di sostenibilità. Ha elaborato un tool di LCA con il CNR, con carbon footprint di ogni prodotto, con la garanzia di precisione, veritiero, verificabile.
Il benchmark è stato svilupato negli anni 2021, 2022, 2023, investendo anche nell’assunzione di un Esperto in Gestione Energetica EGE.
Anche i principi di economia circolare, con la gestione rigorosa degli scarti di lavorazione, contribuisce alla sostenibilità, pur in presenza di materiali soggetti a continue restrizioni normative.
Infine, una considerazione su come spesso soluzioni semplici portano a importanti saving: il controllo delle perdite degli impianti di aria compressa e la loro eliminazione salva svariati sprechi energetici e quindi economici.

Appuntamento al 15 ottobre 2024

– BYinnovation è Media Partner di It’s All Energy Efficiency

itsall-energyefficiency.com

e-grocery Italia vale 1.3 miliardi di euro. Netcomm Focus Food&Grocery ha presentato i numeri e i trend digitali del settore. Lo scenario della distribuzione dei beni di largo consumo è sempre più frammentato: l’e-commerce detiene una quota di mercato ancora marginale (4%) rispetto ai Super+ e Superstore che rappresentano più del 48% del mercato, seguiti dai Discount (22%); dagli Iper (9,2%) e gli Specialisti Drug (5%).

Sono 10,8 milioni gli italiani che acquistano online prodotti di largo consumo in Italia (1): un mercato che vale ad oggi oltre 1,3 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto al 2022, con le categorie di Pet Care e Personal Care a guidare il trend positivo, segnando rispettivamente +25% e +13% rispetto allo scorso anno e un’incidenza sul totale retail del 6,6% e del 5,2%.
Il Grocery online cresce del 7%, pur pesando ancora solo il 2,2% sul totale retail in questo settore; Food e Home Care crescono, registrando comunque un trend di crescita positivo (+7%).
Anche il Food e l’Home Care sono in crescita e pesano, rispettivamente, l’1,7% del mercato FMCG (+4,5%) e il 2,3% (+7,2%); le bevande, con un peso dell’1,5% sul totale registrano una diminuzione del 3,7% (2).

Anche a livello globale il mercato del grocery online continua ad aumentare, pur subendo un rallentamento in termini di trend: la quota di mercato globale del grocery online passa dal 3,4% al 3,7% nel 2023 e si prevede che entro il 2025 arriverà a pesare il 5,1% del mercato del grocery (online e offline).

Si tratta di alcune delle evidenze presentate alla sesta edizione di Netcomm Focus Food&Grocery, in occasione della quale sono stati illustrati i dati delle più recenti ricerche di Netcomm NetRetail; di NielsenIQ e dell’Osservatorio FOOD Prezzi e assortimenti in collaborazione con Qberg.

“Durante la pandemia da Covid-19 l’intera filiera agroalimentare, particolarmente complessa nei suoi sistemi di distribuzione, ha visto un notevole sviluppo grazie all’introduzione di tecnologie che supportano un potenziamento della stessa e l’integrazione dei suoi diversi attori.
La quota di acquirenti di spesa alimentare in Italia ha visto infatti un aumento del 32% nel periodo 2020-2022. L’avvio del trend positivo, anche se in calo rispetto ai numeri ottenuti durante la pandemia, è una conseguenza dell’efficientamento della filiera verso tutti i canali distributivi (GDO, gastronomia e horeca) e dell’introduzione di tecnologie abilitanti come l’AI e gli strumenti legati alla blockchain, particolarmente efficaci nel processo di tracciabilità dei prodotti.
Oggi il settore del Food Delivery rientra tra le categorie che più hanno incrementato la quota di vendite online nel biennio 2022-2023 proprio grazie all’aumento dell’offerta e al progressivo miglioramento di servizi di consegna, con particolare attenzione alla velocità, alla capillarità, al contenimento dei costi e alla fornitura di servizi a valore aggiunto”, ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.

Le abitudini di acquisto dei consumatori digitali nel Food&Grocery
Secondo i dati Netcomm NetRetail, la Spesa Alimentare è tra le categorie con maggiore incidenza negli acquisti online, seppur in rallentamento: nel 2023, circa il 25% degli acquirenti digitali ha comprato prodotti alimentari online.
Una percentuale in flessione del 12% rispetto all’anno precedente e che si avvicina a quella registrata nel 2018 (pari al 23%).
Una diminuzione rispetto all’anno precedente si osserva anche nell’incidenza degli acquirenti nell Food Delivery: nel 2023, quasi il 21% degli acquirenti digitali usufruisce dei servizi di Food Delivery (-9% rispetto all’anno precedente).
Il Food (3) è l’unica categoria di prodotto in cui il “Prezzo” non è tra i primi 5 driver di acquisto per i consumatori digitali: l’evoluzione del customer journey in questa categoria non è dettata dalla convenience intesa come abbassamento dei costi, piuttosto come un risparmio in termini di tempistiche, garantito dalla velocità dell’esperienza di acquisto nel suo complesso oltre che dalla varietà di opzioni e servizi legati al delivery.
Tra i driver di acquisto del Food&Grocery, infatti, non compare il prezzo del prodotto, ma l’efficienza, la consegna economica, il risparmio di tempo, l’assortimento e la consuetudine.

Il Centro-Sud traina la crescita dell’online nel Food&Grocery
Secondo i dati di NielsenIQ presentati oggi, l’e-commerce nel Food&Grocery sta crescendo a diverse velocità lungo la Penisola. A guidare la crescita è l’area che comprende Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, che registra un incremento del 24% rispetto allo scorso anno; segue l’area che include Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Sardegna con un incremento del 12%. Il Triveneto e l’Emilia-Romagna crescono del 6,5%, mentre l’area che include Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Lombardia registra una crescita di poco meno di 3 punti percentuali.

Il rapporto tra acquisti online e offline nel Food&Grocery
Rispetto ad altre categorie di prodotto come elettrodomestici, elettronica o arredamento, nel Food&Grocery l’online ha meno influenza nell’orientamento della decisione di acquisto verso i canali offline: per quanto riguarda la spesa alimentare/per la casa, gli acquirenti nei punti vendita fisici che hanno consultato almeno un touchpoint digitale prima dell’acquisto sono poco più del 15%; mentre gli acquirenti online della categoria che hanno maturato la scelta di acquisto online attraverso una visita in un punto vendita sono quasi il 40%.
Secondo l’Osservatorio QBerg, nel settore del Food&Grocery il click%collect non comporta vendite incrementali al momento del ritiro in negozio, come invece succede per altre categorie come l’Elettronica, che registra vendite incrementali tra il 20% e il 25% sul valore totale dell’online, derivanti dalla visita nel punto vendita fisico.
Nel caso del settore Food&Grocery, invece, il click&collect è puramente strumentale al completamento della vendita.

Il mondo della ristorazione
Le imprese nel settore della ristorazione si trasformano in base alle nuove sensibilità del consumatore, sempre più attento ai temi della sostenibilità, della produzione biologica e della tracciabilità del prodotto.
In questo ambito il digitale si propone come strumento utile a fornire le informazioni necessarie, con evidenti differenze tra i settori horeca, ristoranti di massa e ristoranti di fascia alta.
Nell’horeca garantisce un’accessibilità immediata ai prodotti, ai servizi, agli ingredienti e un efficientamento della distribuzione e dei servizi, consentendo maggiore rapidità e sicurezza sul mantenimento degli alimenti.
Nella ristorazione di massa, anche a seguito della diffusione dello smart-working e della necessità di una ristorazione di prossimità, il supporto della digitalizzazione si focalizza sui temi della prenotazione e dell’ordine online, che a loro volta si coniugano con il tema dei pagamenti.
L’aspetto essenziale è l’ibridazione tra il digitale e il mondo fisico, unito al ruolo chiave degli degli strumenti legati alla geolocalizzazione e alla mobilità. Infine, nella ristorazione di lusso, il digitale gioca un ruolo di promozione e valorizzazione degli attributi specifici delle diverse offerte, in particolare grazie ai social network.

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale
Le opportunità fornite dall’AI portano beneficio a tutta la filiera del food: dall’interpretazione dei bisogni dei clienti ai processi industriali, dalla logistica allo sviluppo di una strategia di marketing efficace.
Oggi l’Intelligenza Artificiale può intervenire sui modelli di interazione con i carrelli, con la possibilità di creare selezioni di prodotti “emozionali” pensati sulla base dei bisogni dello specifico utente e proposti come offerte o suggerimenti nel momento check-out.
L’automazione è una delle maggiori categorie di investimento per abilitare la trasformazione digitale nel settore alimentare (circa €18 miliardi entro il 2030), dal momento in cui la modernizzazione IT e la migrazione da vecchi sistemi si stanno affermando come un elemento chiave per la trasformazione tecnologica del Food Retail.
Tutte le tecnologie mirano a uno sviluppo integrato con l’obiettivo di fornire un servizio sempre più attento, avvicinando il food retail digitale al luogo di acquisto fisico.

(1) Fast Moving Consumer Goods (Beni di largo consumo).
(2) Fonte: NielsenIQ, 2023
(3) La macro-categoria Food comprende le categorie Spesa alimentare, prodotti enogastronomici e Food delivery

La sesta edizione di Netcomm Focus Food&Grocery è stata realizzata con il supporto di VTEX come Platinum Sponsor; Rixalto Media e TeamSystem in qualità di Gold Sponsor e con il patrocinio di Confcommercio Milano.

Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale Italiano, è l’associazione di riferimento del settore e-commerce in Italia e uno stakeholder chiave nel dialogo sull’evoluzione regolamentare del mercato digitale a livello nazionale ed europeo.
Netcomm riunisce oltre 480 aziende, tra società internazionali e piccole e medie realtà di eccellenza e rappresenta oggi la più ampia comunità professionale del digitale in Italia, in grado di fornire una visione autorevole e di anticipare le evoluzioni generate dalle tecnologie sul mercato e sul fare impresa.
Dal 2005 il Consorzio mette a disposizione una piattaforma esclusiva di contenuti formativi, ricerche, casi e modelli di riferimento nel digitale. Netcomm è tra i membri fondatori di Ecommerce Europe, l’Associazione Europea del Commercio Elettronico che coinvolge oltre 150.000 aziende in Europa.

www.consorzionetcomm.it

Giovani e alimentazione sana – In Cibo Civitas: Empowerment, Azioni, Territorio per una cittadinanza che nutre il futuro – Sono i giovani a nutrire il futuro, ma hanno bisogno delle giuste competenze per diventare veri e propri attori di cambiamento.

Da questa premessa, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, è partita la campagna per le scuole In Cibo Civitas – Le scuole in azione per il clima, che punta ad attivare giovani studentesse e studenti tra gli 11 e i 19 anni affinché siano veicolo di transizione verso sistemi agroalimentari sostenibili all’interno delle loro comunità.
Un percorso formativo che si inserisce all’interno del progetto “In Cibo Civitas: Empowerment, Azioni, Territorio per una cittadinanza che nutre il futuro”, che incentiva comportamenti più consapevoli e una partecipazione attiva dei cittadini per favorire un sistema alimentare sostenibile.

Il progetto è promosso dall’associazione LVIA in collaborazione, tra gli altri, con Slow Food Italia, e riceve il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Educare per promuovere una cultura di rispetto e di pace
«La leva più importante per il cambiamento è la spesa quotidiana», afferma la direttrice di Slow Food Italia Serena Milano. «Esserne consapevoli è un passaggio fondamentale. Per questo è cruciale coinvolgere le ragazze e i ragazzi. Perché domani potranno acquistare cibi che fanno male all’ambiente e alla salute, oppure scegliere alimenti veri, con un legame autentico con il territorio, la cultura, il sapere.
Con le loro scelte di acquisto potranno continuare ad aggredire il pianeta o prendersene cura, promuovendo un’economia virtuosa, capace di generare benessere e bellezza, di preservare risorse essenziali come acqua, suolo, biodiversità. E in questi giorni drammatici vogliamo ricordare che ripensare il sistema agricolo e di produzione del cibo, difendere la biodiversità, lottare contro lo spreco alimentare e l’accaparramento continuo di risorse significa anche promuovere una cultura di pace».

«Con le azioni amiche del clima suggerite attraverso la campagna alle scuole di tutta Italia, accompagniamo studenti e studentesse ad assumere un ruolo attivo e decisivo per contribuire a risolvere sfide globali e costruire una società più giusta per le generazioni presenti e future», commenta Ester Graziano, referente dei progetti educativi di LVIA. «Abbiamo costruito un percorso importante pensandolo come un contributo al raggiungimento dell’obiettivo per lo sviluppo sostenibile che punta a un’educazione di qualità in grado di affrontare la complessità dei modelli alimentari sostenibili e le interdipendenze locali e globali del cibo. In questi termini, il coinvolgimento dei docenti è fondamentale per attivare le competenze di cittadinanza attiva delle loro classi».

13 azioni per il clima
La campagna si sviluppa intorno a 13 azioni “amiche del clima” su cui le classi sono invitate a lavorare, per avvalorare l’idea che tutte e tutti possono e devono contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite:
1- Non butto via cibo ancora commestibile
2- Riduco il consumo di carne preferendo proteine di origine vegetale
3– Non spreco l’acqua
4– Per gli spuntini scelgo prodotti non confezionati
5– A ogni pasto mangio un prodotto locale e di stagione
6– Uso stoviglie e tovaglioli riutilizzabili
7– Distinguo tra valore e prezzo del cibo
8– Leggo le etichette degli alimenti
9– Coltivo un orto
10– Partecipo alla Giornata Mondiale dell’Alimentazione il 16 ottobre
11– Aderisco alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, dal 18 al 26 novembre 2023
12– Mi unisco ad azioni globali
13– Mi interesso a ciò che mangio

Come partecipare alla campagna
Il percorso è aperto a tutte le scuole secondarie di 1° o 2° grado d’Italia e ruota intorno a 13 azioni “amiche del clima” a partire dalle quali le classi possono riflettere, discutere, e lavorare costruendo percorsi didattici teorico-pratici. Iscrivendosi alla campagna, infatti, i docenti hanno accesso a una piattaforma riservata da cui possono scaricare 13 articoli di approfondimento su ciascuna buona azione, delle vere e proprie schede didattiche comprensive di suggerimenti sulle attività da svolgere in aula o nel quotidiano per essere costruttori di cambiamento.

A completare il materiale sono cinque podcast originali prodotti da Slow Food che spiegano sette buone azioni insieme a esperti del tema e una formazione su come realizzare video. Infatti, la campagna è arricchita dalla possibilità di partecipare a una challenge finale.
Tutte le classi d’Italia che hanno aderito si metteranno alla prova realizzando un video-racconto su una o più azioni a scelta, e solo le sei migliori saranno premiate.

Il progetto “In Cibo Civitas: Empowerment, Azioni, Territorio per una cittadinanza che nutre il futuro” è promosso da Associazione LVIA in collaborazione con Slow Food Italia, Comune di Torino, Comune di Castelbuono, Comune di Firenze, Comune di Forlì, Comune di Cesena, Comune di Cuneo, Comune di Borgo San Lorenzo, ImpactSkills, Università degli Studi di Torino (UniTo), Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione (DISEF) e riceve il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

www.slowfood.it

per partecipare

Giù l’inflazione CRAI supera la campagna per contenere l’inflazione promossa dal Governo, mettendo la convenienza al centro del suo posizionamento strategico per un carrello ancora più sostenibile.

Da sempre sensibile alle iniziative a sostegno dei consumatori, che si sono trova; a fronteggiare nel primo semestre del 2023 un incremento del 12,3% nella spesa per alimentari e bevande analcoliche (da; Istat), CRAI lancia l’iniziativa “Giù l’inflazione”.
L’insegna ha infatti deciso di ribassare i prezzi dal 10% fino al 40% su oltre 500 prodotti, sia a marchio CRAI che a marca nazionale, dando il proprio contributo alla manovra governativa e decidendo di andare oltre al “Trimestre Anti-Inflazione”.

Giangiacomo Ibba, Amministratore Delegato CRAI, spega: “Il carrello della spesa fotografa il reale stato di salute di un Paese e per questo abbiamo deciso di aderire all’iniziativa del Governo andando però oltre i tre mesi previsti. “Giù l’inflazione” è infatti l’operazione con la quale ribadiamo con forza l’attenzione alle tematiche sociali inaugurando anche il nuovo posizionamento di CRAI che punta a rendere la spesa sempre più conveniente con una serie di iniziative che coinvolgeranno a più riprese e con diverse attività i nostri 1.500 punti vendita Nel cuore dell’Italia”.

Del carrello “Giù l’inflazione” faranno parte diverse eccellenze CRAI, dai beni di prima necessità, incluse alcune referenze tipiche regionali, ai prodotti per la casa, dalla cura della persona al pet. Per trasferire l’impegno di CRAI nell’azione di contenimento dei prezzi e aumentare il percepito della convenienza dell’insegna, l’operazione sarà supportata, a partire dai primi di ottobre, da un importante piano di comunicazione che coinvolgerà oltre ai punti vendita (locandine, vetrofanie), anche le principali emittenti radio nazionali e locali, l’online e la tv digitale e tutti i media del Gruppo (Radio Crai, Facebook, Instagram, Newsletter, NoidiCrai, Craiweb e Craispesaonline).

Giangiacomo Ibba, Amministratore delegato Crai Secom S.p.A. e Presidente Fratelli Ibba S.r.l. – Gruppo Abbi.
Giangiacomo Ibba si laurea all’età di 24 anni in Economia Aziendale presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi sulla Distribuzione e focus su CRAI, Gruppo in cui contemporaneamente agli studi inizia ad operare sin da ragazzo.
Inizia così la sua lunga esperienza sul campo, che grazie alla grande passione per il mondo del Retail Alimentare lo porteranno a ricoprire numerosi incarichi manageriali.
A soli 26 anni, credendo fermamente nel modello di prossimità di CRAI, fonda nel 2002 il Consorzio CRAI Sardegna, di cui è nominato Presidente.
Nel 2003 diventa Presidente di Fratelli Ibba, iniziando un percorso di crescita che ha portato l’azienda ad essere una realtà di riferimento tra le più importanti aziende sarde e della GDO, contando più di 350 punti vendita e un fatturato di oltre 750 milioni di euro.
Numeri che rendono conto dell’impegno di una grande famiglia di circa 1200 persone e un indotto complessivo di oltre 3000 collaboratori.
Dal 2009 ricopre il ruolo di Presidente di Crai Cooperativa, di cui la Fratelli Ibba è socia dal 1989 e, da settembre 2022, assume il ruolo di Amministratore Delegato della società.
Dal 2009 è Presidente di Crai Tirreno Spa e nel 2016 viene nominato Presidente di Leader Price Italia Spa ora Food 5.0 Srl.
A giugno 2022 viene nominato Amministratore Delegato di Crai Secom S.p.A., realtà storica nel settore della Grande Distribuzione presente su tutto il territorio nazionale con una rete di oltre 1.800 punti vendita, punto di riferimento qualitativo del mercato di vicinato.
Oltre a questi incarichi, è membro del Consiglio del Territorio Centro Italia di Unicredit, Vicepresidente di Confcommercio Oristano e membro dei Consigli Direttivi di ADM e GS1.

CRAI, realtà di spicco della Distribuzione Moderna, si distingue per la capillarità della sua penetrazione sul territorio italiano che ne fa un player leader anche nel mercato di vicinato.
Oggi CRAI è presente in oltre 1.000 Comuni in tutta Italia con una rete di circa 1.500 punti vendita complessivi, tra supermerca;, superette e negozi alimentari.

www.crai-supermercati.it

abbigroup.com

Codice a barre migrazione al 2D. GS1 risponde alle nuove esigenze di mercato e accompagna le aziende in una transizione di cui beneficerà tutta la filiera, migliorando l’esperienza dei consumatori, dei brand e dei distributori.

Dati sulla tracciabilità e la sicurezza, ma anche sulla sostenibilità, sulle caratteristiche nutrizionali e sulla composizione del packaging: sono solo alcune delle informazioni sui prodotti di largo consumo che oggi sono diventate indispensabili per i consumatori e che possono anche permettere a produttori e retailer di migliorare i loro processi. Una mole di dati, spesso dinamici, che richiede un “upgrade” del tradizionale codice a barre, supporto insostituibile per il sistema economico globale. Un’esigenza reale a cui GS1 Italy risponde supportando le aziende nella transizione dal classico codice a barre 1D (lineare) al nuovo e più capiente codice a barre 2D (bidimensionale).

In quest’ottica GS1 Italy ha realizzato “Codici a barre 2D al punto vendita”, la guida introduttiva a supporto della migrazione al codice a barre bidimensionale, per agevolare una transizione graduale e volontaria all’utilizzo, in particolare all’interno dei punti vendita al dettaglio. Adottando i suggerimenti contenuti nel documento, le aziende della distribuzione possono pianificare le implementazioni 2D nella maniera ottimale e riducendo al minimo gli impatti sui processi aziendali esistenti, riuscendo ad abilitare gli scanner dei punti vendita alla lettura e all’elaborazione anche dei codici a barre 2D, oltre che di quelli lineari.
Fedele al suo ruolo di motore di innovazione del mondo del largo consumo (e non solo), tutta la community mondiale GS1 si è data l’ambizioso obiettivo di realizzare questo switch entro la fine del 2027.

«La migrazione al 2D è uno dei punti fondamentali della strategia GS1 dei prossimi anni e noi stiamo attivamente lavorando per affiancare le imprese in questa importante evoluzione, una transizione che coinvolgerà tutta la supply chain e gli stessi consumatori» commenta Andrea Ausili, standard development director di GS1 Italy. «Il codice a barre ha ormai 50 anni ed è nato dall’esigenza di identificare i prodotti rapidamente e senza errori. Ma oggi i bisogni sono cambiati e le informazioni da gestire sono molte di più. Inoltre, si tratta spesso di dati dinamici e che, per essere trasmessi, possono richiedere il collegamento a una pagina web, come accade con i QR code presenti su molti packaging. Il codice a barre 2D è la risposta a queste esigenze poiché facilita la raccolta e la gestione di una notevole mole di informazioni, anche dinamiche».

I codici 2D visti da vicino
I codici a barre bidimensionali si chiamano così perché l’informazione è codificata sia in orizzontale che in verticale. Sono codici più piccoli, privi di barre e spazi perché costituiti solo da un’alternanza di punti, che veicolano molti più dati e la cui lettura è ritenuta più affidabile e meno soggetta a errori.
I codici 2D possono includere più dati rispetto all’attuale codice a barre lineare EAN-13 (come GTIN, data di scadenza, numero di lotto o numero di serie, ma anche link per collegamenti a pagine web con informazioni su ingredienti e allergeni, foto e video dei prodotti, recensioni, ecc.).

Il codice a barre 2D di GS1 ha una duplice forma
– Il GS1 DataMatrix: un codice a barre 2D costituito da “celle” o punti bianchi e neri disposti in uno schema quadrato o rettangolare, noto anche come matrice. Data Matrix permette di correggere gli errori e fornisce tutele e funzionalità aggiuntive per la gestione di simboli stampati male o danneggiati.
Presenta numerosi vantaggi come il design compatto e sono disponibili diverse varianti rettangolari per adattarsi a superfici strette o curve.
– Il QR code: un codice a barre 2D costituito da “celle” o punti bianchi e neri disposti in uno schema quadrato o rettangolare, noto anche come matrice. I QR code sono riconosciuti dal consumatore e dalla maggior parte delle fotocamere per smartphone, e veicolano anche il GS1 Digital Link che favorisce l’indirizzamento del consumatore su pagine web informative.
Per poter essere letti, richiedono però uno scanner a immagine.

Codice a barre 2D: cosa cambia per le aziende
Passando al codice a barre 2D, le aziende adottano uno standard testato e riconosciuto a livello internazionale che offre maggiore efficienza nella gestione e trasmissione delle informazioni di prodotto lungo la filiera fino al consumatore. Possono quindi usufruire di best practice che emergono a livello internazionale e di confronti con esperti che ne supportano l’adozione.
Inoltre, l’uso del QR code contenente un GS1 Digital Link consente di soddisfare alcuni regolamenti normativi (come le informazioni sullo smaltimento del packaging o le informazioni nutrizionali del vino).

Per supportare l’adozione del codice a barre 2D, GS1 Italy sta coinvolgendo i solution provider in modo da offrire soluzioni software e hardware per tutte le aziende.

Per quanto riguarda l’hardware il passaggio da una lettura laser a una a immagine può rivelarsi semplice, visto che, in genere, gli scanner attualmente già in uso sono predisposti anche alla lettura dei codici 2D. Dove occorre innovare è, invece, in ambito software visto che oggi lo scanner legge solo l’EAN-13. Occorre, quindi, un software più intelligente, in grado di leggere e trasmettere più dati.

Dal punto di vista dei fornitori, la sfida sarà aggiungere un codice a barre bidimensionale sul packaging e affiancarlo all’EAN-13. La complessità dipenderà anche dai dati da codificare (i dati dinamici sono più complicati da gestire) e dalle modalità di confezionamento del prodotto.

GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 40 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della logistica, del foodservice e delle costruzioni.
I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.

gs1it.org

tendenzeonline.info

Certificazione pesci di allevamenti intensivi. Un gruppo di attivisti di Essere Animali, organizzazione per la protezione degli animali, il 9 agosto è entrata in azione davanti a un allevamento intensivo di pesci in Italia, con lo scopo di mettere in luce l’incoerenza dell’etichetta rispetto alle reali condizioni degli animali in questi allevamenti.

Gli attivisti hanno portato davanti alle vasche dove sono allevati i pesci uno striscione di 10 metri con lo slogan “Acquacoltura INsostenibile per i pesci”.

L’azione si inserisce nella campagna “Acquacoltura INsostenibile”, lanciata a luglio dall’organizzazione italiana per denunciare le gravi lacune all’interno del sistema di certificazione promosso da API Associazione Piscicoltori Italiani.

La certificazione – inserita all’interno dei sistemi di qualità nazionale (SQNZ) del Ministero dell’Agricoltura – permette infatti di etichettare i prodotti ittici con il claim “acquacoltura sostenibile”, ma il disciplinare che regola quest’etichetta non fornisce una definizione di benessere animale, né menziona criteri chiari per eliminare le principali cause di sofferenza per i pesci negli allevamenti.

Si tratta di mancanze molto gravi considerando che l’OIE, Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale, riconosce i pesci come esseri senzienti, cioè in grado di provare sentimenti come paura e dolore, e il loro benessere è considerato un elemento ormai così importante da essere menzionato esplicitamente in tutti i documenti ufficiali che affrontano il tema della sostenibilità in acquacoltura, dagli orientamenti strategici 2021-2030 della Commissione europea alle linee guida per le aziende sviluppate dalla Global Reporting Initiative.

Secondo i dati dell’Associazione Piscicoltori Italiani, il fatturato dell’acquacoltura italiana nel 2022 ha registrato uno scatto in avanti rispetto all’anno precedente, parliamo di 303,8 milioni di euro di valore per un totale di 53.900 di tonnellate di pesce prodotto. Senza contare che d’estate le preferenze di acquisto e consumo dei consumatori sono più facilmente indirizzate verso i prodotti ittici.
Questo significa che i consumatori potrebbero imbattersi più facilmente in una etichettatura sulla “acquacoltura sostenibile” che rischia di confonderli e spingerli a comprare un prodotto sulla base di informazioni incomplete.

È fondamentale che una certificazione ufficiale incentrata sulla sostenibilità e validata dal Ministero tenga conto del benessere dei pesci in modo concreto e strutturato, integrando come minimo alcuni cambiamenti indispensabili per affrontare nella pratica le criticità di benessere più rilevanti per questi animali.

Per questo Essere Animali richiede al più presto le seguenti modifiche:
1. Integrazione nel disciplinare di una definizione chiara di benessere animale. Una definizione di riferimento è necessaria per poter identificare e interpretare con precisione i criteri di valutazione del benessere dei pesci.
2. Obbligo di stordimento efficace prima dell’abbattimento. Diversi regolamenti e linee guida europei e internazionali ritengono prioritario per il benessere dei pesci garantire uno stordimento efficace prima dell’abbattimento, così come già accade per gli animali terrestri. La maggior parte dei metodi attualmente utilizzati in fase di abbattimento, infatti, causano dolore profondo e sofferenza prolungata nei pesci, che possono anche impiegare interminabili minuti prima di morire. In tema di sostenibilità economica, un recente report prodotto da Essere Animali e Animal Ask mostra come l’implementazione di metodi di stordimento più rispettosi del benessere di trote, spigole e orate incide in modo contenuto, e quindi sostenibile, sui costi totali di produzione.
3. Densità massime e qualità dell’acqua nelle gabbie di mare. Nel disciplinare non vengono forniti parametri di qualità dell’acqua da rispettare per le gabbie di mare ma è fondamentale aggiungere i valori da monitorare regolarmente, e le rispettive soglie. In accordo con le raccomandazioni del report commissionato nel 2022 dall’Aquaculture Advisory Council, un organo composto al 60% da organizzazioni di settore e al 40% da altri portatori di interesse (tra cui le ONG) che ha il ruolo di fornire consulenza alla Commissione europea e agli Stati membri su nuove misure legislative o regolatorie a livello europeo o nazionale in tema di acquacoltura, per poter parlare di benessere animale le densità massime per spigola e orata non dovrebbero superare i 15 kg/m3.
4. Densità massime e qualità dell’acqua per allevamenti a terra. In accordo ancora una volta con le raccomandazioni del report commissionato nel 2022 dall’Aquaculture Advisory Council, le densità massime non dovrebbero superare i 15 kg/m3 per spigola e orata e i 25 kg/m3 per le trote. In linea con le più recenti pubblicazioni scientifiche, andrebbero rivisti e migliorati anche altri parametri di qualità dell’acqua, come temperatura, livello di ossigeno disciolto, concentrazione di ammoniaca e velocità di corrente.

Dichiara Brenda Ferretti, Campaigns Manager di Essere Animali: “Allevare animali in condizione di sovraffollamento per cui non è previsto nemmeno uno stordimento efficace non può essere certificato “Acquacoltura Sostenibile”. Con questa azione abbiamo voluto spronare l’Associazione Piscicoltori Italiani ad accogliere le nostre richieste di integrare nel loro disciplinare le modifiche proposte e ribadire anche che il Ministero dell’Agricoltura può giocare un ruolo importante con queste certificazioni, tenendo conto di tutti i fattori – come il benessere animale e le misure concrete per tutelarlo – e tutti i cittadini, anche quelli che hanno a cuore gli standard di benessere animale, che si sentono e si dovrebbero sentire sempre rappresentate dalle istituzioni”.

www.essereanimali.org

documento AAC ethology to improve farmed fish welfare and production