Category: Energia

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Geotermia energia a emissioni zero può generare il 10% della produzione elettrica italiana nel 2050. Una filiera rilevante per la decarbonizzazione e lo sviluppo con valore stimato pari a 38 miliardi di Euro.

Stimare il contributo della geotermia a emissioni nulle per il processo di decarbonizzazione del Paese e le ricadute di questa tecnologia sull’economia italiana e le filiere locali.
È stato questo l’obiettivo del primo Studio Strategico in Italia “La geotermia a emissioni nulle per accelerare la decarbonizzazione e creare sviluppo in Italia”, promosso da Rete Geotermica con il supporto di The European House – Ambrosetti.
Rete Geotermica è l’associazione di imprese del settore che nasce dalla volontà di creare una filiera in grado di valorizzare la risorsa geotermica presente sul territorio nazionale.
I risultati dello Studio sono stati presentati e discussi in una Tavola Rotonda tra i vertici di aziende della filiera operatori del mondo business e Istituzioni di riferimento.

“ Rete Geotermica ha consolidato una filiera di aziende che rappresentano l’eccellenza italiana nel settore a livello mondiale per lo sviluppo di progetti geotermici ad emissioni nulle. In Italia, Rete Geotermica ha in sviluppo 44 progetti per oltre 800 MWe di potenza elettrica installabile ed investimenti di circa 8 miliardi di Euro da realizzare entro il 2040. Purtroppo, ad oggi, nessun impianto è stato realizzato a causa dei complessi iter autorizzativi e della mancanza di adeguate politiche di sostegno allo sviluppo di questa tipologia di progetti. Auspico che questa iniziativa possa aumentare la consapevolezza dei decisori politici sul ruolo strategico che ha la geotermia ad emissioni nulle e di guidarne lo sviluppo per contribuire alla transizione energetica del nostro Paese.” ha commentato Fausto Batini, Presidente di Rete Geotermica.

“La Geotermia è “il petrolio pulito” dell’Italia, si tratta di utilizzarlo. Una risorsa non ancora valorizzata per ottimizzare il bilancio energetico del paese e un’opportunità mai colta fino ad ora, ad alto ritorno e bassissima volatilità, per gli investitori”, ha commentato Roberto Crapelli, Consigliere di Amministrazione e Co-founder, GZEI.

La fonte primaria per la produzione di energia geotermica è il calore generato dai processi geologici presenti all’interno del pianeta.
L’energia geotermica è quindi una forma di energia rinnovabile e programmabile che può essere impiegata in modo integrato per la coproduzione di energia elettrica e termica ed anche per l’estrazione di materie prime critiche, come il litio. L’Italia ha una tradizione ultracentenaria nella geotermia.
Negli ultimi anni non sono stati realizzati nuovi impianti geotermoelettrici facendo perdere la posizione di leadership acquisita a livello mondiale: nel 2000 l’Italia era il 4o Paese al mondo per potenza elettrica installata della tecnologia tradizionale, mentre è oggi l’8o Paese al mondo.

In Italia, i piani energetici nazionali non puntano su questa tecnologia
Nella bozza del PNIEC non viene citato un obiettivo per la geotermia a emissioni nulle, mentre la bozza del Decreto FER2 prevede uno sviluppo minimo (solo 60 MW per impianti ad emissioni nulle).
Anche guardando al 2050, la strategia italiana di lungo periodo non riporta obiettivi puntuali per la geotermia a emissioni nulle. Di contro, l’UE sta considerando la geotermia come una tecnologia strategica per la decarbonizzazione e mira a triplicare la produzione entro il 2050.
Per questo motivo, The European House – Ambrosetti ha calcolato il potenziale di sviluppo della tecnologia: ipotizzando che l’Italia riesca a valorizzare anche solo il 2% del potenziale presente in tutto il territorio italiano nei primi 5 km di profondità (pari a 2.900 TWh), la geotermia potrebbe contribuire al 10% della produzione elettrica prevista al 2050.
A livello di energia termica (attraverso le reti di riscaldamento e le pompe di calore geotermiche) complessivamente la geotermia potrebbe contribuire al 25% dei consumi finali termici di oggi, permettendo all’Italia di ridurre del 40% gli attuali consumi finali di gas naturale.

“La geotermia a emissioni nulla potrebbe avere un beneficio geostrategico e limitare la dipendenza dai Paesi esteri. Infatti, l’estrazione di litio dai fluidi geotermici rappresenta un’opportunità strategica per ridurre il rischio geopolitico e sostenere la filiera europea, in un contesto in cui la domanda di litio a livello globale è stimata aumentare di almeno 15 volte entro il 2040 rispetto ai livelli del 2020, spinta dalla domanda di veicoli elettrici e batterie di accumulo. Allo stesso tempo, la geotermia è la tecnologia green meno dipendente dalle materie prime critiche, riducendo quindi la dipendenza da Paesi esteri. Infine, le risorse geotermiche non necessitano di approvvigionamento estero, contribuendo ulteriormente a ridurre la dipendenza da Paesi terzi.”, ha commentato Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Responsabile Area Scenari e Intelligence di The European House – Ambrosetti.

Lo sviluppo della geotermia a emissioni nulle ha però anche risvolti economici e industriali
The European House – Ambrosetti ha ricostruito per la prima volta la filiera tecnologica della geotermia in Italia e negli altri Paesi europei, attraverso l’analisi di 4.787 tecnologie relative ai 24 settori manifatturieri per i Paesi dell’Unione Europea, dal 1995 ad oggi, per un totale di circa 90 milioni di dati e informazioni.
È emerso come l’Italia vanti una posizione di leadership in termini di filiera tecnologica per la geotermia; è infatti il secondo Paese in UE – dopo la Germania – per valore della produzione industriale potenzialmente attivabile dalla filiera geotermica pari a 37,7 miliardi di Euro (il 23,7% del totale europeo e un valore più alto della somma del valore di produzione di Francia, Spagna e Polonia pari a 36,9 miliardi di Euro). Oltre al know-how manifatturiero, l’Italia è tra i Paesi leader in Europa anche nella fornitura di servizi ad alta specializzazione, sia nell’ambito esplorativo (caratterizzazione geologica, geochimica e geofisica), che negli studi di fattibilità e nella successiva ingegnerizzazione, coprendo, quindi, tutta la catena del valore di sviluppo di un progetto geotermico.

Investire nella tecnologia geotermica genera elevate esternalità economiche positive a livello locale
Infatti, The European House – Ambrosetti ha calcolato per la prima volta il moltiplicatore economico e occupazionale associato agli investimenti nella tecnologia geotermica: 1 Euro investito in questa tecnologia attiva altri 2 Euro nel resto dell’economia, per un moltiplicatore economico che è il più alto tra le fonti rinnovabili.

Ogni GW installato genera un Valore Aggiunto complessivo a livello di sistema-Paese pari a 8 miliardi di Euro
Anche dal punto di vista sociale e occupazionale, il settore della geotermia gioca un ruolo chiave, generando circa 6.131 nuovi occupati (diretti, indiretti e indotti) per ogni GW installato, e risultando la tecnologia green a maggiore intensità occupazionale. Infine, occorre evidenziare l’elevato capacity factor della geotermia che garantisce una produzione elettrica superiore a parità di MW installato rispetto alle altre fonti di generazione elettrica.

Alla luce di queste evidenze, la geotermia a emissioni nulle può rappresentare un driver chiave per la transizione energetica italiana.
Tuttavia, permangono alcuni vincoli che limitano il pieno potenziale della tecnologia, tra cui il costo di generazione elettrica, l’elevato rischio di esplorazione iniziale e iter autorizzativi ancora troppo complessi. In tal senso, per poter cogliere e valorizzare i benefici della tecnologia a emissioni nulle The European House – Ambrosetti ha identificato alcuni ambiti di policy concrete: risulta opportuno definire dei meccanismi di incentivazione adeguati che ne favoriscano lo sviluppo (ad esempio, attraverso specifiche tariffe incentivanti pari a 300 €/MWh per i primi 10 anni, riducibili a 200 €/MWh nei successivi 15 anni), misure di de-risking per tutelare l’attività imprenditoriale dal rischio intrinseco della tecnologia (ad esempio, tramite la compensazione per gli sviluppatori dei progetti geotermici condizionata al successo/fallimento della perforazione del primo pozzo esplorativo) e snellire e ottimizzare gli iter autorizzativi (ad esempio, attraverso la creazione di un Autorità Geotermica Nazionale e l’istituzione del Titolo Autorizzativo Unico).

www.ambrosetti.eu

www.retegeotermica.it

Energy Efficiency First made easy: a new tool empowers regions in their local action. Regions and cities play a key role in the energy transition across Europe, as they are the main channel for the implementation of the Green Deal (1), and of its climate and energy objectives.

They are the main players involved in energy transition on-site being in direct contact with the reality and challenges on the ground. (2)
To achieve a reduction of energy consumption of at least 1.7% in 2030 in the EU, as expected in the revised Energy Efficiency Directive (EED), the implementation of the Energy Efficiency First 1st) principle, introduced by its article 33, is crucial.
This will require local and regional authorities to assess energy efficiency solutions in the planning, policy and major investment decisions related to energy systems.

The concerned stakeholders will have to ensure a careful monitoring of the application of the EE1st principle and promote the application of methodologies that allow a proper assessment of the wider benefits of efficiency solutions.
This is where the brand-new online tool launched by the Regio1st LIFE-CET project comes into play: the Regio1st Planning Framework provides a comprehensive, structured approach for regional energy planners in Europe to develop and implement sustainable, cost-effective energy strategies while prioritising energy savings in buildings and energy efficiency solutions in line with the EE1st principle.

The interactive tool is delivering a thorough methodology assessing the various benefits of a wide-range of energy-efficiency solutions.

“The Regio1st online decision-support framework will not only raise awareness about the Energy Efficiency First principle (EE1st) among regional governments and their agencies but will also provide them with a strong benefit assessment methodology. Starting from six regions, we plan to expand the provision of appropriate guidance to regional authorities to embed the EE1st principle in their decisions and implement their energy plans to over 100 regions in the EU.Vlasis Oikonomou, managing director of the Institute for European Energy and Climate Policy (IEECP), coordinator of the Regio1st LIFE-CET project.

Energy efficiency shouldn’t be overlooked at any level of governance, since it is a key lever to achieve further emissions reduction and be Fit for 554, to phase out fossil fuels and to boost EU competitiveness by the development of energy-efficient technologies industry.
By using the Regio1st Planning Framework, planners can address the challenges of energy planning, develop strategies that maximize the benefits of energy efficiency and renewable energy, and create a sustainable, resilient, and economically viable energy future for their communities.

(1) The European Green Deal – European Commission (europa.eu)
(2) Cities and regions are impacted by 70% of the new EU legislation: https://cor.europa.eu/en/about/Pages/default.aspx
(3) Directive – 2023/1791 – EN – EUR-Lex (europa.eu)
(4) European Climate Law – European Commission (europa.eu)

About the Energy Efficiency First Principle
The Energy Efficiency First principle is defined by the European Commission as a far-reaching guiding principle that complements other EU objectives, in the areas of sustainability, climate neutrality and green growth.
While considering security of supply and market integration, the Energy Efficiency First principle aims to ensure that:
– only the energy really needed is produced;
– investments in stranded assets are avoided;
– demand for energy is reduced and managed in a cost-effective way.

Therefore, as described in the Article 3 of the revised Energy Efficiency Directive, the EE1st implementation involves the “Member States to ensure that energy efficiency solutions, including demand-side resources and system flexibilities, are assessed in planning, policy and major investment decisions.”
According to the Directive, in applying the energy efficiency first principle, “Member States shall: […] promote and, […], make publicly available, cost-benefit methodologies that allow proper assessment of the wider benefits of energy efficiency solutions […], taking into account the entire life cycle and long-term perspective, system and cost efficiency, security of supply and quantification from the societal, health, economic and climate neutrality perspectives, sustainability and circular economy principles in transition to climate neutrality”.

The Regio1st project thus developed an online Planning Framework for energy planners in Europe, regional authorities’ technical staff and interested stakeholders involved in formulating sustainable and affordable energy strategies aligned with the EE1st principle.

About the Regio1st Planning Framework
The REGIO1st Planning Framework is organized into eight stages, each containing specific steps that are key to the process. Planners are encouraged to follow the framework in a sequential manner, moving through each stage from preparation to implementation, monitoring, and review. Throughout the process, planners should engage with stakeholders and prioritize energy efficiency measures in accordance with the EE1st principle.
The framework also includes a suite of readily available tools (Excel, PDF, etc.) designed to assist planners through different stages of the process. These tools aid in data collection, analysis, scenario modelling, multi-criteria analysis, and other essential tasks while emphasizing the importance of energy efficiency. By leveraging these tools, planners can streamline the planning process, ensure a thorough and accurate analysis, and make informed decisions that align with the EE1st principle.
The framework is organized into eight stages, each containing specific steps that are key to the process.

About Regio1st
REGIO1st, a project co-funded by the EU LIFE programme, aims to raise awareness about the Energy Efficiency First Principle (EE1ST) among regional authorities and their agencies, as well as support them to incorporate this in decisions related to energy planning. It does so through the provision of appropriate guidance to regional authorities to embed the EE1st principle in their decisions and in the implementation of their energy plans. It starts from six participant regions and expands its reach to over 100 regions in the EU. Within the framework of the project a community of practice for EE1st is also being established, in cooperation with the Covenant of Mayors.
Co-funded by the European Union under project ID 101076088. Views and opinions expressed are however those of the author(s) only and do not necessarily reflect those of the European Union or CINEA. Neither the European Union nor the granting authority can be held responsible for them.
Coordinator: Institute for European Energy and Climate Policy (IEECP)

Partners
– South East Energy Agency (SEEA)
– Medjimurje Energy Agency (MENEA)
– Lokalna energetska agencija Spodnje Podravje
– Fundación Asturiana de la Energía (FAEN)
– Infrastrutture Recupero Energia Agenzia Regionale Ligure (IRE-Liguria)
– FEDARENE
– Institute of Communication and Computer Systems (ICCS)
– Fraunhofer
– Cluster of Bioeconomy and Environment of Western Macedonia (CluBE)

– BYinnovation is Media Partner of IEECP

ieecp.org

project

ITALIA SOLARE commenta bozza DM Fer X: accelerare l’approvazione per evitare lo stop del mercato in attesa dell’entrata in vigore del decreto.

ITALIA SOLARE ha scritto al ministro Gilberto Pichetto Fratin per chiedere una rapida approvazione del decreto Fer X relativo al sostegno alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili più competitive e l’introduzione di alcune modifiche e precisazioni. Il Ministero ha così organizzato un incontro tra i vertici dell’associazione e il Capo Dipartimento del MASE, Federico Boschi.

“Ringraziamo il Ministero, nella persona del Dr. Boschi, che ha fornito importanti chiarimenti in merito a diversi punti della bozza di decreto circolata in queste settimane, pur sottolineando che si tratta di una bozza in corso di ulteriore affinamento. Il Capo Dipartimento ha inoltre manifestato grande attenzione alle nostre segnalazioni rispetto alle urgenze da risolvere, affinché lo stesso Fer X possa esprimere il suo enorme potenziale. Obiettivo primario rimane infatti che si faccia chiarezza sulle aree da solarizzare e in particolare sulle cosiddette aree di accelerazione previste dall’ultima direttiva sulle rinnovabili e oggetto di una delle riforme del Pnrr.”, ha commentato Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE, a valle dell’incontro.

In generale l’associazione esprime soddisfazione per il DM Fer X che sta venendo alla luce e il prezzo di riferimento a base d’asta di 85 €/MWh è sfidante ma realistico. È il segnale che il fotovoltaico è finalmente visto come una fonte matura e fondamentale per garantire all’Italia energia pulita ed economica. Accoglie inoltre positivamente le previsioni che garantiscono il pagamento dell’incentivo anche in caso di prezzi negativi e tagli all’immissione di energia, così come la previsione dell’indicizzazione delle tariffe. Secondo l’associazione il pieno successo del Fer X dipende dalla capacità del sistema di garantire un numero di autorizzazioni annue adeguate ai contingenti previsti dal Fer X – al momento adeguate per le aste, ma da rivedere per i registri -, e di assicurare connessione e valorizzazione dell’energia producibile dagli impianti.

Nella lettera ITALIA SOLARE chiede che il decreto diventi operativo al più presto poiché, fatta eccezione per gli incentivi alle CER, al momento non è attivo alcun meccanismo di sostegno alla produzione elettrica da rinnovabili. “È evidente – si legge nella letterache l’attesa del DM Fer X limita anche l’interesse per i PPA e ciò, unitamente alle incertezze connesse al credito di imposta del DL Transizione 5.0, può causare un severo blocco del settore. Invitiamo a segnalare l’urgenza anche alle strutture comunitarie, per giungere a una rapida conclusione del confronto”.

Nel testo di bozza vi sono alcuni punti cruciali, in particolare quelli con i quali si dà mandato a Terna e GSE di predisporre, entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, la proposta di progressione temporale dei contingenti messi a disposizione nelle aste per i successivi 5 anni e la proposta dei coefficienti da applicare alle offerte di riduzione del prezzo di riferimento per ciascuna zona di mercato (commi 7 e 8 dell’articolo 4).

“È del tutto evidente che questi passaggi sono fondamentali per le decisioni di investimento – scrive ITALIA SOLARE -. Riteniamo indispensabile che siano svolti ascoltando le associazioni di categoria in modo da semplificare gli adempimenti successivi all’emanazione del decreto e da indirizzare gli incentivi verso impianti che, considerati anche i vincoli di rete, possano da subito dare un contributo agli obiettivi 2030”.

Allo stesso modo il tema della determinazione dei costi di esercizio soggetti a indicizzazione deve essere concertato con le associazioni. In particolare, il testo deve essere integrato per tenere conto non solo delle richieste di autorizzazione, ma anche delle autorizzazioni già rilasciate e della tipologia di impianti che sono stati autorizzati e della loro localizzazione geografica. Poiché i consumi sono concentrati nelle regioni settentrionali, mentre gli impianti di grandi dimensioni sono prevalentemente al Sud, ITALIA SOLARE chiede di considerare l’opportunità di coefficienti che stimolino l’insediamento di impianti anche nel Nord.

ITALIA SOLARE è un ente del terzo settore che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.
“ITALIA SOLARE è l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia”.

www.italiasolare.eu

Retail Efficienza Energetica e Real Estate. Si è svolto It’s All Retail, dedicato alle diverse tematiche che interessano il settore Retail. In particolare, due tavoli di lavoro, moderati da Enrico Rainero, hanno approfondito gli aggiornamenti su:

— EFFICIENZA ENERGETICA —

Marco Oliva, Direttore Impianti BENNET, si è focalizzato sulle attività di manutenzione, che in questo settore richiedono competenze meccaniche, elettriche, digitali, la cui progettazione e pianificazione è una necessità per la continuità dell’attività retail, un must per la sicurezza alimentare, ma anche una grossa opportunità di efficienza tecnica ed energetica.
La proprietà di molti siti richiede la personalizzazione per ciascuno, ma la gestione manageriale centralizzata necessita di un’unica piattaforma per impostare, controllare e ripristinare funzionalità ed efficienza di tutti gli impianti, .
I sistemi digestione BEMS aiutano con dati oggettivi ad Identificare per tempo la “fine vita utile” di un impianto, cioè il momento di avere il coraggio di dismetterlo perché obsoleto e quindi investire sul nuovo che funziona meglio e consuma meno.
Infine, è stata condotta una analisi puntuale di tre diversi modelli: manutentori prevalentemente interni, mix interni ed esterni, solo esterni.
Le informazioni ottenute dalla piattaforma di ticketing manutenzione indicano per gli impianti di refrigerazione alimentare e climatizzazione un sensibile svantaggio del modello con manutentori solo esterni rispetto a quello con interni sia per la qualità del servizio che per la sostenibilità economica dello stesso (+100% numero interventi, + 280% costi totali di manutenzione); sono oggi un driver per proseguire con competenza professionale, agire in modo predittivo e risparmiare sprechi con interventi inutilmente di routine o in ritardo rispetto a un danno tecnico.

Ivo Gattulli Managing Director e BU Autoconsumo Diffuso SOLARELIT, ha presentato le nuove opportunità per il mondo retail in termini di energy savings e di generazione di nuovi ricavi. Infatti, grazie alle novità normative della Direttiva Rinnovabili introdotta da poche settimane e riguardante Autoconsumo Diffuso ed Autoconsumo Collettivo, sarà conveniente sfruttare specificamente le situazioni con pluralità di POD come si trovano, ad esempio, nei centri commerciali, con la presenza di multitenant all’interno dello stesso edificio. Una sfida per il prossimo futuro saranno i sistemi di storage sempre più efficaci.

Gianfranco Ferraro Chief Engineering & Construction Officer di CHEF EXPRESS, azienda leader della ristorazione in concessione, evidenzia le difficoltà del lavorare in edifici non di proprietà, con metrature varie da 50 a 4000 mq, dove gli stessi investimenti negli impianti core per l’attività di erogazione sono soggetti ai limiti di tempo contrattuali. In questo contesto, dai primi sistemi di metering agli attuali BMS i passi sono stati importanti ed efficaci. Si tiene la mappatura dei consumi da 10 anni, si agisce sulla climatizzazione utilizzando la Building Automation, si controllano le performance dei vari impianti di lavorazione.
Oggi il settore richiede, con importanza crescente, la compliance con i criteri ESG.

Andrea Casartelli, Country Manager di EDP ENERGIA ITALIA, operatore attivo nell’installazione e finanziamento di impianti per la produzione in autoconsumo ed efficienza energetica B2B, ricorda che la prima forma di energia pulita è quella non consumata.
Il settore delle imprese è estremamente sensibile alle formule di finanziamento degli impianti, avendo la certezza che la proposta più concreta è quella di “vendere risparmio”.
Sul tema storage, ci sono già applicazioni aziendali con tecnologie a “batterie termiche”.
Come utility internazionale, EDP si è posta il target di immettere nella propria rete commerciale energia da fonti rinnovabili al 100% entro il 2030.

Fortunato Della Guerra, Direttore Tecnico di INRES COOP, ha parlato nel proprio intervento dell’importanza dell’illuminazione nei punti vendita, non solo per il risparmio nei consumi elettrici dei nuovi apparecchi LED, che durano anche molte più ore, ma anche per le possibilità di gestione delle variazioni cromatiche e della modulazione dei lux in base agli afflussi.
La sapiente combinazione degli accostamenti dei colori della pavimentazione e degli arredi genera comfort per il cliente e quindi maggiore permanenza nello store, a beneficio delle opportunità commerciali.
E’ molto importante, tuttavia, riuscire a bilanciare la quantità di nuove proposte di prodotti innovativi con le esigenze di standardizzazione dei punti vendita ed il rispetto di sostenibili ritorni dell’investimento finanziario.
A proposito della gestione impiantistica e dei target di risparmio energetico, ha sottolineato la necessità dell’approccio olistico delle tecnologie, che non devono essere considerate a sé stanti, ma vanno supervisionate e controllate come un ambiente complessivo di sistemi e sottosistemi.

— REAL ESTATE —

Fabrizio Frombola, Business Development Director 12OZ, coniuga la formula del prodotto “street coffee”, con scontrino medio di pochi euro, con le esigenze della clientela in movimento, proponendo due format di riferimento: quello per consumazioni con sedute oppure solo al banco. Quindi vengono presi in analisi sia punti vendita nei luoghi di transito come le stazioni, ma anche nei flussi dei centri commerciali e in quelli dei centri turistici, luoghi vicini a punti di aggregazione dove la formula grab-and-go è prediletta dai consumatori, escludendo le ore serali in cui queste consumazioni non sono significative.
Per poter selezionare i luoghi più appropriati per i potenziali punti vendita, si utilizzano anche i dati forniti dai gestori telefonici e delle app, contenenti le informazioni sui flussi di posizione e movimento degli utenti telefonici.

Francesco Arduin, Responsabile Sviluppo e Asset Management COOP ALLEANZA 3.0, ha spiegato le sette tipologie dei punti vendita del gruppo, soffermandosi su quelli di prossimità, con superficie di vendita fino a 250 mq, che in questo momento stanno sviluppandosi al servizio della spesa quotidiana di pochi pezzi e basso scontrino nelle città, con assortimento di prodotti freschi, spesso da produttori locali, e organizzazione logistica “ultimo miglio” giornaliera, anche più volte.
Il format è al servizio di quartieri cittadini centrali, con clienti di tipologia trasversale.

Michele Aiello, Direttore Tecnico MD, impegnato nelle aperture di grandi superfici di vendita, cita il problema delle autorizzazioni delle amministrazioni locali, che impongono tempi di attesa di anni. I siti devono soddisfare la caratteristica di trovarsi inseriti in una buona viabilità, quindi facilmente accessibili sia dai centri città, sia dalle periferie.
Il tema della sostenibilità si è sviluppato negli anni con le tecnologie appropriate, fino all’illuminazione che si parzializza secondo la presenza di clientela. I gas per la refrigerazione si sono evoluti dai vecchi e inquinanti R404A a quello attuale, di sintesi, specificatamente sperimentato e utilizzato da MD, con bassissimo GWP.
Una control room centrale governa le operazioni su tutta la rete, che conta circa 820 punti vendita di cui 230 in franchising.

Filippo Muratore Responsabile Sviluppo Retail & Franchising INVIDIA DAL 1973. L’azienda nacque dalla prima attività di camiceria maschile situata all’interno di centri commerciali, poi sviluppatasi nella catena dei 40 punti vendita odierni.
Vengono ancora privilegiate le location in centri commerciali, ma anche nelle vie del turismo, selezionando i locali con molta attenzione ai canoni di affitto ed alle conformazioni del layout, come ad esempio le posizioni angolari che offrono possibilità di più vetrine su più flussi di traffico della clientela.

Michele Tollardo Real Estate Development Manager TECNOMAT, il nuovo marchio della ex Bricoman, che gestisce spazi di vendita di materiale edile per professionisti ed aziende del settore, all’ingrosso e dettaglio. I centri in tutta Italia sono 31, con prospettiva di arrivare a 70, coprendo tutte le regioni italiane.
Questa tipologia di prodotti richiedono spazi mediamente di 30.000 mq di cui 10.000 coperti. Anche per questo si ripropone il tema della lentezza delle pubbliche amministrazioni, che intralciano gli iter di sviluppo dei nuovi magazzini, fino ad un caso limite di 8 anni.
Il settore si sta sempre più specializzando e la prospettiva è di aprire nuovi store con un format più contenuto rispetto agli attuali.

Matteo Ligas, Head Of Sales URBAN FITNESS, sottolinea la propensione sempre più diffusa dell’abitudine italiana alle attività di fitness. La tipologia dei layout è più piccola della media del settore, per avvicinarsi al cliente, posizionandolo anche lungo arterie viarie di scorrimento nelle periferie, nelle città con 30/40.000 abitanti piuttosto che nei grandi centri urbani, dislocate in tutta Italia, personalizzando i prezzi alla clientela secondo l’area geografica, adeguati anche alla diminuzione della capacità di spesa.
Il programma prevede 100 aperture entro il 2025, considerando che le normative alle quali è necessario essere conformi sono molto stringenti e quindi lunghe da espletare.

Bruno Berretta Real Estate Development Manager CAPRI. Anche questa azienda è impegnata nel settore dell’abbigiiamento, con due marchi dedicati a due profili di target di clientela: Alcott da 30 anni si rivolge alla clientela giovane. con circa 100 punti vendita e previsione di altri 50 nei prossimi tre anni. Gutteridge è il brand più di lusso con proposte più formali. Coerentemente con il tipo di acquirenti, le due insegne sono posizionate la prima con preferenza nei centri commerciali, la seconda nelle vie del turismo dei centri città e negli aeroporti.
Infine, l’azienda sviluppa con successo anche il format degli outlet, con grande varietà di presenze commerciali.

About Brainz. We are an innovative and dynamic organization that provides networking opportunities, skills and strategies to strengthen and develop meaningful & relevant relationships for Business-to-Business.
Thanks to 15 years’ experience of our staff, we are able to organize events that stimulate creativity, development of synergies and networking.
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– BYinnovation è Media Partner di It’s All Retail

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Nuclear not needed to decarbonise Europe. Renewables, energy savings, and flexibility options are positioned to replace nuclear power in the EU’s energy mix.
A new report highlights the feasibility of phasing out Europe’s ageing nuclear fleet and achieving climate neutrality by 2040.

Building new nuclear power plants remains an unrealistic strategy for decarbonisation due to high cost overruns and lengthy construction times. However, the debate over extending the lifetime of existing nuclear plants in the name of climate neutrality persists.

In response, the European Environmental Bureau (EEB) released a report showing that the existing nuclear fleet can be phased out alongside fossil fuels as EU countries transition to a drastically more efficient energy system, powered by renewables and backed by flexibility options.

As renewables grow and energy demand shrinks, nuclear power’s role in Europe becomes redundant. Take Spain, where soaring wind, solar, and hydro power have dropped electricity prices and forced energy companies to halt nuclear to avoid financial losses. For times with low wind or sunlight? Flexibility options like storage, demand-side measures and interconnection are better placed than nuclear to complement the energy mix. Increasing costs of maintenance, fuel chain and decommissioning will further incentivise earlier nuclear plant retirements.” Cosimo Tansini, Policy Officer for Renewables at EEB, said.

Building on the Paris Agreement Compatible (PAC) scenario, which outlines a viable path for Europe to reach 100% renewables by 2040, the report examines the combination of drivers displacing nuclear power from the energy mix:
– A sharp energy demand reduction, driven by efficiency and sufficiency measures, optimised demand management and flexibility, alongside the electrification of processes currently relying on fossil fuels.
– A quick renewable energy deployment, whose energy production costs are lower than those of fossil fuels and nuclear power and whose potential for decarbonisation is higher.
– A mix of flexibility options, including cross-border network interconnection, storage and demand-side response, outperform nuclear in terms of cost efficiency and security of supply even when renewables production fluctuates.

Nuclear’s declining trajectory in the PAC scenario is consistent with current energy trends and policies in Europe. The report looks at multiple factors leading to the decline of nuclear power in favour of renewables and energy savings:
– Nuclear’s contribution to Europe’s energy needs is relatively small. Only 12 of the 27 EU countries generate nuclear power, which accounts for 10% of their combined final energy consumption, including the consumption of the electricity sector itself.
– EU nuclear production relies on an ageing fleet. All nuclear plants in Europe were built before the 2000s except two. Without further extensions, most existing EU reactors, averaging around 40 years old, will be shut down by 2030.
– EU nuclear production is already in decline: The contribution of nuclear power to the EU electricity mix has been declining steadily over the last two decades. Generation fell from 860 TWh in 2000 to 619 TWh in 2023, after peaking at 928 TWh in 2004.
– Nuclear power costs are escalating. Rising maintenance, fuel, and decommissioning costs should incentivise earlier retirements.
The report concludes that EU States’ decarbonisation efforts should prioritise reducing energy consumption in industry, buildings, and transport, while ramping up the deployment of renewable energies. The scale of these challenges significantly outweigh any efforts to denuclearise the 12 EU countries with existing nuclear capacity, as outlined in the PAC scenario. As EU countries advance in energy demand reduction and renewables, the contribution of nuclear power could rapidly become redundant.

The report also examines detailed trajectories modelled by the PAC scenario for five EU countries with current nuclear capacity: France, Slovakia, Finland, Belgium, and Spain.

The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues such as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 180 members in over 38 countries.

eeb.org

report

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Fotovoltaica eolica idroelettrica idrogeno ed altre energie green: l’impegno di Anie Rinnovabili, Italia Solare, ANEV e H2IT per dare impulso agli investimenti nazionali ed esteri.

La corsa verso la transizione energetica sta trasformando le priorità industriali e politiche in Italia e in Europa, mettendo al centro gli investimenti nelle fonti rinnovabili, che hanno raggiunto nel 2022 la cifra record di 495 miliardi di dollari in tutto il mondo (fonte: “Le Filiere del futuro” promosso da Fondazione. Symbola e Italian Exhibition Group).
Lo dimostra anche l’impegno assunto dall’Italia con il PNRR, che alloca oltre 23 miliardi di euro in progetti di investimento, riforme legislative e introduzione di nuovi paradigmi e tecnologie.
In questo contesto, il nostro Paese può essere leader della transizione energetica, soprattutto per quanto riguarda gli ambiti ricerca e sviluppo, innovazione e brevetti. Infatti, con 21.378 imprese attive nelle rinnovabili1, l’Italia può contare su una filiera in grado di competere in un mercato dominato soprattutto da produttori extra-europei. Per supportarne lo sviluppo, occorre però una visione strategica d’insieme, la creazione di una forte collaborazione tra imprese che producono le tecnologie chiave della transizione energetica e istituzioni e la messa a punto di un quadro normativo e finanziario stabile, attrattivo e sostenibile. Solo così le imprese italiane potranno contribuire attivamente al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, e contenimento della dipendenza energetica.

Investimenti privati, case history e gli strumenti per lo sviluppo delle filiere green
È per questo che, in occasione di un convegno ospitato da KEY – The Energy Transition Expo 2024, il più importante evento italiano dedicato alle energie rinnovabili, Anie Rinnovabili, Italia Solare, ANEV e H2IT – Associazione Italiana Idrogeno si sono confrontate, insieme agli esponenti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di Invitalia, sul tema degli investimenti privati nazionali ed esteri per lo sviluppo delle filiere green e per la decarbonizzazione dei sistemi produttivi. A tal proposito, a fine 2023, Mimit e Invitalia hanno attivato con le quattro associazioni un tavolo di lavoro per promuovere l’Italia come sede di investimenti qualificati nei principali settori della transizione energetica.

Il seminario ha inoltre posto le basi per una più stretta collaborazione tra pubblico e privato per attrarre competenze tecnologiche innovative.

Al convegno hanno partecipato anche investitori ed aziende del settore, con la presentazione di case history di successo. Ampio spazio è stato dedicato anche ai finanziamenti messi a disposizione dalla Commissione Europea per lo sviluppo di tecnologie innovative per la produzione di energie rinnovabili, e agli investimenti per dare impulso alla componentistica.

Le Associazioni al lavoro per un’Italia leader nelle rinnovabili
Nell’ottica di rendere ancora più proficuo il lavoro con il Ministero, Anie Rinnovabili, Italia Solare, ANEV e H2IT stanno lavorando ad un manifesto per lo sviluppo della filiera delle rinnovabili in Italia. Secondo le associazioni, è fondamentale effettuare un’analisi delle capacità industriali nazionali, con particolare riguardo alla componentistica, e sviluppare piani strategici che si integrino in un contesto europeo, avvalendosi di misure di supporto economicoesistenti e promuovendo la creazione di reti tra imprese per favorire la crescita, l’innovazione e la competitività. Sottolineano, inoltre, l’importanza di accelerare le iniziative previste dal Net Zero Industry Act, rendendo le misure di supporto economico facilmente accessibili e accompagnate da finanziamenti adeguati. Le strategie dovrebbero, inoltre, concentrarsi non solo sulle tecnologie innovative, ma anche sulla valorizzazione di quelle mature.

Anie Rinnovabili, Italia Solare, ANEV e H2IT, ribadiscono la volontà di lavorare con il Governo per valorizzare l’industria nazionale, colmare i gap esistenti e migliorare o creare strumenti specifici che rientrino in una visione strategica condivisa anche a livello europeo.

Le posizioni delle Associazioni

Alberto Pinori, Presidente di ANIE Rinnovabili, ha dichiarato: “E’ ampio il nostro apprezzamento per la crescente attenzione rivolta all’industria delle fonti rinnovabili elettriche. L’industria italiana di questo settore ha potuto contare finora su misure indirette che hanno sempre contribuito a sostenere la domanda e mai orientate verso l’offerta. Di fronte alla sfida epocale della transizione energetica, ANIE Rinnovabili auspica uno straordinario sviluppo nel nostro Paese dell’industria della componentistica. La sfida è importante, e lo è ancora di più se guardiamo a paesi quali la Cina e gli Stati Uniti che hanno messo a disposizione risorse e misure di sostegno piuttosto rilevanti. Il Net Zero Industry Act europeo è fondamentale per collocarsi nel giusto sentiero di crescita. ANIE Rinnovabili plaude il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il supporto e gli strumenti messi in campo per l’avvio delle iniziative imprenditoriali. Si tratta di iniziative CAPEX e/o OPEX intensive che richiedono un impegno nel lungo termine. L’industria upstream delle fonti rinnovabili elettriche non apporta benefici solo in termini di decarbonizzazione, occupazione e PIL, ma è fondamentale per la sicurezza energetica.”

“Il Governo Italiano ha giustamente identificato l’eolico, insieme al fotovoltaico, come principale tecnologia rinnovabile per raggiugere gli obiettivi di decarbonizzazione e transizione energetica del nostro Paese, a partire dagli scenari di sviluppo delle rinnovabili rappresentati nel PNIEC che l’Italia si è impegnata a raggiugere entro il 2030 – ha dichiarato Davide Astiaso Garcia, Segretario Generale di ANEV. – Tali obiettivi potrebbero essere compromessi dal sistema poco efficiente dei procedimenti autorizzativi che, malgrado le semplificazioni introdotte presentano ancora criticità burocratiche notevoli. Serve difatti un cambio di passo, sebbene, nonostante i dinieghi costanti delle Soprintendenze e le lungaggini del processo autorizzativo, l’eolico nel tempo ha dimostrato di sapere affrontare le sfide della transizione energetica e dell’evoluzione tecnologica assicurando una performance in termini di produzione di energia “pulita”, di gestione operativa e di logistica nelle fasi di realizzazione degli impianti che hanno confermato le potenzialità e la maturità tecnologica in grado di contribuire in maniera importante al superamento della crisi energetica attraverso il raggiungimento degli obiettivi di elettrificazione dei consumi e di decarbonizzazione.”

“Il tavolo di lavoro che si è costituito tra il MIMIT e le associazioni è di estrema importanza per individuare gli strumenti più efficaci al fine di riportare l’industria delle rinnovabili, e in particolare del fotovoltaico, in Italia – ha commentato Paolo Rocco Viscontini, Presidente di ITALIA SOLARE. – È fondamentale puntare a economie di scala, mantenendo una grande attenzione verso tutta la supply chain per ridurre la dipendenza dai paesi extra europei della produzione di componenti necessari alla realizzazione degli impianti rinnovabili. Inoltre, si sottolinea la necessità di mantenere un livello di mercato down stream elevato che rappresenta un requisito imprescindibile per attrarre investimenti nel settore, a tal fine è importante garantire una pianificazione della politica energetica di lungo termine.”

“In un mondo che cerca risposte concrete alla sfida climatica, l’energia dell’idrogeno emerge non solo come promessa, ma come realtà su cui puntare nell’immediato – ha dichiarato Alberto Dossi, Presidente di H2IT. – L’azione congiunta delle istituzioni italiane ed europee è necessaria per lo sviluppo di una filiera idrogeno ancora giovane ma altamente competitiva e tecnologica. Parliamo di un comparto che può essere decisivo per rendere l’Italia più indipendente sotto il profilo energetico, e che ha le carte in regola per essere leader a livello europeo. Eppure, è ancora un settore in cui i grandi investimenti sono quasi sempre arrivati dai privati: dai dati del nostro Osservatorio H2IT è emerso che il 70% degli investimenti sono stati finanziati attraverso fondi propri delle aziende. Grazie anche al PNRR finalmente la situazione sta cambiando, ma occorre essere vigili e non sprecare questa grande occasione. Siamo felici di partecipare a momenti di confronto come questo e di portare le voci della filiera idrogeno all’attenzione dei decisori politici, con l’obiettivo di consolidarne la crescita e sbloccarne l’enorme potenziale.”

ANEV – Associazione Nazionale Energia del Vento – è l’associazione di protezione ambientale, riconosciuta ai sensi della Legge 8 luglio 1986 n. 349, costituita nel luglio 2002 che vede riunite oltre 100 aziende rappresentanti il comparto eolico nazionale in Italia e all’estero, tra cui produttori e operatori di energia elettrica e di tecnologia, impiantisti, progettisti, studi ingegneristici e ambientali, trader elettrici e sviluppatori che operano nel rispetto delle norme e dei regolamenti Associativi. L’ANEV è l’Associazione italiana aderente alle corrispondenti associazioni Europee e Mondiali quali il WWEA-GWEC-WindEurope. Tra gli scopi dell’Associazione vi è quello di concorrere alla promozione e utilizzazione della fonte eolica in un rapporto equilibrato tra insediamenti e natura, nonché quello di promuovere la ricerca e lo sviluppo tecnologico finalizzato all’utilizzo della risorsa vento e all’uso razionale dell’energia, oltre che alla diffusione di una corretta informazione basata su dati reali. L’ANEV si pone, grazie alla sua esperienza specifica e all’alta professionalità degli associati, come l’interlocutore privilegiato nell’auspicato processo di collaborazione con le Istituzioni e con tutti gli organi di informazione sensibili ai temi ambientali e interessati alla divulgazione di una corretta narrazione basata sull’analisi scientifica dei dati diffusi.

Federazione ANIE aderente a Confindustria, con oltre mille aziende associate e circa 400.000 addetti, rappresenta il settore più strategico e avanzato tra i comparti industriali italiani, con un fatturato aggregato di 92,6 miliardi di euro e 26,7 miliardi di export per le tecnologie elettrotecniche ed elettroniche nel 2022. Le aziende aderenti ad ANIE Federazione investono in Ricerca e Sviluppo il 4% del fatturato, rappresentando più del 30% dell’intero investimento in R&S effettuato dal settore privato in Italia.
ANIE Rinnovabili è l’associazione che all’interno di ANIE Federazione raggruppa le imprese costruttrici di componenti e impianti chiavi in mano, fornitrici di servizi di gestione e di manutenzione, produttrici di elettricità in Italia e all’estero nel settore delle fonti rinnovabili: fotovoltaico, eolico, biomasse, geotermoelettrico, idroelettrico e solare termodinamico. Nel 2022 l’industria italiana delle Energie Rinnovabili ha registrato un fatturato totale pari a 7,3 miliardi di euro, di cui 3,1 miliardi di euro di esportazioni.

H2IT – Associazione italiana idrogeno aggrega grandi, medie e piccole imprese, centri di ricerca e università che lavorano nel settore dell’idrogeno. Conta attualmente 152 soci che rappresentano tutta la catena del valore dell’idrogeno dalla produzione fino agli usi finali, comprendendo aziende che si occupano della logistica dell’idrogeno per il suo trasporto, distribuzione e stoccaggio, imprese che sviluppano le tecnologie quali elettrolizzatori e celle a combustibile, aziende della componentistica, imprese che sviluppano sistemi per l’utilizzo dell’idrogeno nei settori della mobilità, del residenziale della produzione di energia e dell’industria.
Costituita nel 2005, H2IT si è posta di raggiungere gli obiettivi di stimolare la creazione dell’infrastruttura per l’uso dell’idrogeno, essere portavoce degli attori del settore e assicurare un ruolo di leadership per l’Italia nel mercato mondiale.

ITALIA SOLARE è un ente del terzo settore che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.
ITALIA SOLARE è l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia.

www.italiasolare.eu

www.anie.it

www.h2it.it

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Fotovoltaico 2023 più che raddoppiata la potenza connessa rispetto al 2022. Raggiunti i 30 GW di potenza installata e oltre 1,5 milioni di impianti.

Al 31 dicembre 2023 in Italia risultavano connessi 1.594.974 impianti fotovoltaici per una potenza totale pari a 30,28 GW, della quale il 28% (8,56 GW) è imputabile al settore residenziale (con impianti > 20 kW), il 50% è ascrivibile al settore commerciale e industriale C&I (20 kW = P < 1 MW) e il restante 22% afferisce al comparto utility-scale (P > 1 MW).

Nel 2023 raddoppio rispetto al 2022
Durante l’anno passato in Italia sono stati connessi 373.929 impianti fotovoltaici, ovvero il 23% degli impianti connessi complessivamente in Italia, per una potenza pari a 5,23 GW. Nel 2023 si registra un aumento, rispetto al 2022, del +85% in relazione alla numerosità di impianti collegati e un incremento del +111% in relazione alla potenza connessa. Tale crescita è stata trainata principalmente dal settore residenziale e dal settore C&I. Infatti, il 43% (2,26 GW) della potenza connessa lo scorso anno è relativa al comparto residenziale, il 35% (1,82 GW) è imputabile al C&I e solo il 22% (1,16 GW) è attribuibile al settore utility scale. Se si considera il 2023 sul 2022 l’incremento è stato pari a +83% per il residenziale, +168% per il C&I e +103% per i grandi impianti.

Superbonus e caro energia spingono le connessioni
I principali driver che hanno guidato tale aumento sono stati rispettivamente il meccanismo del Superbonus e l’aumento dei prezzi dell’energia. Quest’ultimo ha avuto un impatto reale solamente a partire da inizio 2023.
Infatti, la potenza fotovoltaica attribuibile al settore C&I connessa mensilmente è stata in media di: 56 MW durante il 2022, di 120 MW durante la prima metà del 2023 e si è stabilizzata intorno ai 180 MW durante la seconda metà del 2023. Mentre il PUN medio semestrale durante il 2022 è stato rispettivamente di: 248, 358, 136 e 118 Euro/MWh.

“L’aumento del prezzo dell’energia ha avuto un effetto importante sulle connessioni degli impianti fotovoltaici industriali in media con uno scarto di 6-9 mesi, tale isteresi è dovuta al lasso di tempo che passa tra la richiesta delle offerte e la realizzazione dell’impianto – spiega Paolo Rocco Viscontini, Presidente di Italia Solare -. Un trend tuttavia che non ha registrato una battuta di arresto quando i prezzi dell’energia sono tornati a scendere e questo è dovuto al fatto che le imprese hanno ben compreso i vantaggi del fotovoltaico, che permette di assicurare il prezzo dell’energia per almeno 20 anni, mettendo al riparo le aziende da qualsiasi rischio di altre impennate”.

Negli ultimi mesi dell’anno passato si è verificato anche un picco di crescita delle connessioni di grandi impianti (P > 10 MW): durante il Q4 2023 sono stati infatti connessi 8 impianti fotovoltaici di tale taglia, per un totale di 341 MW, dei quali 227 MW durante il solo mese di dicembre. Evidente l’impennata dell’ultimo periodo se si considera che tra gennaio 2020 e settembre 2023 sono stati connessi 420 MW. L’esplosione di connessioni utility scale degli ultimi mesi potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di una crescita costante nel tempo, tanto più che secondo i dati di Elemens dal 2019 al 2023 sono stati autorizzati oltre 12 GW di grandi impianti e oltre 2/3 della capacità non risulta ancora in costruzione.

La Lombardia guida la classifica delle regioni
Spostando l’attenzione a livello locale, al 31 dicembre 2023 la Lombardia grazie a 907 MW di nuove connessioni durante l’anno passato, ha varcato la soglia dei 4 GW di potenza connessa cumulata, mentre Veneto (3,16 GW) ed Emilia-Romagna (3,03 GW) hanno superato la soglia dei 3 GW di potenza connessa cumulata e stanno raggiungendo la Puglia (3,30 GW). In termini di numerosità di impianti è sempre la Lombardia a guidare la classifica, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna.

Se si analizza la segmentazione settoriale si nota che la maggior parte di impianti C&I e utility scale è localizzata al centro e al sud Italia ed è il Lazio ad avere la maggior potenza di impianti utility scale (920 MW), seguito da Puglia (848 MW) e da Sicilia (801 MW), se invece si considerano gli impianti di taglia C&I è la Puglia a registrare la maggior potenza connessa (1.638 MW), subito dietro la Lombardia (1.197 MW) e l’Emilia-Romagna (948 MW).

Osservando le connessioni avvenute durante il 2023, si nota che la maggior quota di potenza relativa al settore C&I è stata connessa nel Nord del nostro paese (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia, Liguria ed Emilia Romagna), che ha ospitato il 67% (1.214 MW) della potenza connessa afferente a tale settore, seguito dal Centro Italia (Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Campania) con il 20% (363 MW) e da Sud e Isole (Molise, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) con il restante 13% (242 MW).

Anche prendendo in considerazione la potenza connessa durante lo scorso anno imputabile alla taglia 1 MW < P < 10 MW, è sempre il Nord la zona ad aver ospitato più connessioni, con il 70% (515 MW) della potenza totale connessa imputabile a tale taglia, seguito da Sud e Isole e Centro con i restanti 17% (129 MW) e 14% (107 MW).

Infine, nel corso del 2023 sono stati connessi 12 impianti utility scale, per un totale di 417 MW, di cui 6 sono localizzati fra Sicilia e Sardegna, per un totale di 222 MW. Gli altri 8 impianti sono invece distribuiti fra Basilicata, Lazio, Piemonte e Puglia.

ITALIA SOLARE è un ente del terzo settore che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.

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