Category: Energia

Decreto Energia passo avanti per accelerare le installazioni fotovoltaiche contro il caro bollette e una indipendenza dalle fonti fossili. La Solar Belt per impianti nei pressi delle aree industriali e la Linea diretta per andare “oltre” il tetto delle industrie per chi consuma più energia

ITALIA SOLARE esprime grande soddisfazione e apprezzamento per l’approvazione di alcune norme in linea con le proprie proposte, contenute nel decreto legge 17/2022 (Decreto Energia), finalizzate all’individuazione di aree immediatamente idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici che possano anche beneficiare di iter autorizzativi semplificati (“Solar Belt”), e alla migliore valorizzazione dell’energia fotovoltaica autoconsumata (“Linea diretta”).

“Le Commissioni attività produttive e ambiente hanno approvato alcuni emendamenti al decreto energia che renderanno più semplice e conveniente installare impianti fotovoltaici, un passo in avanti importantissimo verso la riduzione delle bollette e della dipendenza energetica dall’estero oltre che ovviamente per partire finalmente con un piano reale e promettente di riduzione delle emissioni climalteranti”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di ITALIA SOLARE.

Con la norma della Solar Belt vengono dichiarate immediatamente idonee all’installazione di impianti fotovoltaici, purché senza vincoli culturali, le aree, anche agricole, adiacenti (entro 300 metri) ai centri di consumo di energia per uso produttivo, quali gli impianti industriali e le zone a destinazione industriale, artigianale e commerciale. Su queste aree sarà sufficiente depositare al Comune una semplice Dichiarazione asseverata di inizio lavori (DILA) per installare impianti fino a 1 MWp. Rimanendo nel limite di 3 km dalle aree produttive la potenza installabile con PAS ed esenzione da screening in assenza di vincoli sale a 20 MWp se in modalità agri-voltaica(1). Per gli impianti di taglia superiore sarà necessaria l’Autorizzazione Unica.

Questa norma appare particolarmente utile per favorire la realizzazione di impianti per autoconsumo a servizio delle imprese, consentendo ad esse di disporre di energia a costi bassi e non volatili.
Sono inoltre dichiarate subito idonee le aree adiacenti alla rete autostradale e ai siti nella disponibilità dei gestori di infrastrutture ferroviarie e delle società concessionarie delle autostrade.

Viene inoltre allargato l’uso della PAS per autorizzare gli impianti fotovoltaici fino a 20 MWp su terreni industriali, cave e discariche recuperate che si colleghino alla rete anche in AT (prima sussisteva il solo riferimento alla MT che di fatto limitava la PAS ai 10 MWp). È stata inoltre introdotta l’esenzione dalla verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale per gli impianti fino a 20 MW non ricadenti in aree ambientalmente sensibili.

“La disponibilità di queste aree per il fotovoltaico – aggiunge Rocco Viscontini – può produrre un’accelerazione del processo di diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili, con estensione dei benefici alle famiglie e alle amministrazioni pubbliche”.

Nella stessa direzione va un’altra norma, anche questa coerente con le proposte di ITALIA SOLARE e approvata in Commissione, che permette alle imprese di realizzare impianti a fonti rinnovabili a terra per autoconsumo con un collegamento tramite linea elettrica privata lunga fino a 10 km (“Linea diretta”), purché su aree nella disponibilità delle stesse imprese. La realizzazione di impianti in autoconsumo tramite linea elettrica privata appare particolarmente interessante per le imprese energivore, che potranno risparmiare considerevolmente non solo a livello di quota energia ma anche per il fatto di non dovere usufruire per l’energia autoconsumata dei servizi di trasporto e dispacciamento dell’energia

ITALIA SOLARE ringrazia i parlamentari che hanno tradotto in norma alcune delle proprie proposte, prospettate anche alle Commissioni attività produttive e ambiente nell’audizione dello scorso 11 marzo, e auspica che le norme vengano confermate dal Parlamento, anche verificando la coerenza tra tutti gli emendamenti approvati.
L’Associazione ritiene utile che il Governo vigili ora sulla concreta applicazione di queste e altre norme introdotte a sostegno delle rinnovabili, emani velocemente i provvedimenti attuativi dei decreti legislativi sulle fonti rinnovabili e sul mercato elettrico, e attivi un monitoraggio degli effetti di tutte le disposizioni inerenti le fonti rinnovabili, con lo scopo di individuare eventuali criticità o esigenze di ulteriori interventi.

ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.
“ITALIA SOLARE è l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia”.

www.italiasolare.eu

Da crisi extraprofitti a petrolieri. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, le compagnie petrolifere hanno guadagnato almeno 3 miliardi di euro di extra-profitti dalla vendita di diesel e benzina in Europa, come dimostra la nuova analisi commissionata da Greenpeace Central and Eastern Europe.
Nel solo mese di marzo, l’industria petrolifera ha incassato una media di 107 milioni di euro di entrate extra al giorno (94 dalla vendita di diesel e 13 da quella di benzina), mentre i cittadini di tutta Europa sono stati vessati da aumenti senza precedenti del costo dei carburanti.
In Italia le entrate extra delle compagnie petrolifere nel mese di marzo sono state in media di 387,5 milioni di euro, pari a 12,5 milioni al giorno (10,4 dalla vendita di diesel e 2,1 da quella di benzina).

Sebbene i prezzi del greggio siano aumentati da gennaio a marzo di 19,38 centesimi di euro al litro, l’aumento più significativo ha riguardato i prodotti raffinati come il diesel, che ha registrato +30/31 centesimi al litro, e +36,52 alle stazioni di rifornimento. Anche i prezzi della benzina hanno seguito un trend simile ma più debole.

L’analisi di Greenpeace mostra come le multinazionali del petrolio stiano sfruttando la situazione di crisi per assicurarsi enormi margini di profitto lungo la filiera, mentre la base media dei loro costi resta poco intaccata.

«È inaccettabile che mentre milioni di persone in Europa lottano contro l’aumento delle spese per carburante ed energia senza precedenti, le compagnie petrolifere stiano facendo salire i prezzi per trarre profitti record dalla guerra e dalla crisi energetica che loro stesse hanno contribuito ad alimentare», dichiara Federico Spadini, campagna trasporti di Greenpeace Italia. «L’Unione Europea deve fermare chi sta approfittando della situazione e tassare questi enormi profitti, utilizzando le entrate ottenute per sostenere le famiglie più colpite e accelerare la transizione del settore dei trasporti verso forme di mobilità sostenibile e indipendente dal petrolio».

Il governo italiano ha già adottato una tassa sugli extra-profitti, che però deve essere rivista e migliorata perché è troppo timida sul contributo richiesto (appena il 10 per cento degli extra-profitti) e poco focalizzata sulle aziende dei combustibili fossili, che alimentano il conflitto in corso.
Greenpeace chiede inoltre alla Commissione UE di condurre un’indagine sui recenti aumenti dei prezzi dei carburanti per verificare che non siano dovuti ad accordi di cartello o di fissazione dei prezzi, e alle aziende dell’oil&gas di rendere pubblica l’entità degli extra-profitti accumulati.

Nonostante circa il 70 per cento del petrolio consumato in Europa venga usato per i trasporti, l’Unione Europea ha ignorato il settore nella bozza del piano REPowerEU per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia.
È invece necessario intraprendere da subito misure per potenziare il trasporto pubblico ed elettrico, vietare i voli a corto raggio che hanno già un‘alternativa ferroviaria, finanziare la mobilità sostenibile nelle città e mettere fine alla vendita delle auto con motore endotermico.
Gli sconti alla pompa di benzina non bastano per uscire da una crisi destinata a ripresentarsi fintanto che non elimineremo la dipendenza europea dai combustibili fossili.

www.greenpeace.org

approfondimento

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True cost of Big Oil’s profits: Trillions in unpaid health and environmental costs. BP, Eni, Repsol, Shell, and TotalEnergies have paid back just 5% of the trillions in societal and environmental debt.

Europe’s five biggest oil majors pocketed €47 billion in 2021 – mostly in profit for shareholders and management – taking their total profits to €850 billion since 1993, a new study into Big Oil’s unpaid societal and environmental debt shows.

The study, carried out by Profundo on behalf of T&E, shows that BP, Eni, Repsol, Shell and TotalEnergies are responsible for huge societal costs through pollution, deteriorating public health and carbon emissions, totalling a whopping €13 trillion. They have paid back a mere 5% of this in corporate taxes, the study reveals, leaving a mountain of unpaid costs at the door of society. With fuel prices at record highs and consumers facing a cost of living crisis, now is the time for the oil companies to pay back, says T&E.

Sofie Defour, climate manager at T&E, said: “While oil majors’ shareholders and managers have pocketed nearly a trillion euros over the past 30 years, they have left destruction in their wake. And it is ordinary people who are paying for it. With fuel prices soaring, it’s time for Big Oil to pay back its debt to society”.

The Rio Summit in 1992 was the first time that countries agreed to act on sustainable development and by this time there was no doubt that oil companies were fully aware of their impact on the planet. T&E has therefore used the years since as a timeframe for Big Oil’s debt to society using a number of measures.

The study finds that between 1993 and 2020:
– Europe’s five biggest oil producers have been responsible for around 13% of global CO2-equivalent emissions [1].
– The five oil companies were responsible for an estimated €9 trillion in unpaid health costs from air pollution.
– They were responsible for unpaid carbon costs of an estimated €4.2 trillion [2].
– Unpaid damage would be far higher when the costs of deforestation, human rights and indigenous population destruction are taken into account.
Shareholders and management were the major beneficiaries of this lack of societal responsibility. Between 1993 and 2020, €622 billion was distributed to the shareholders in the form of dividends and share buybacks. Managers of these five companies made over €2 billion in this timeframe. With soaring energy prices this year, shareholder and management profits will have grown significantly.

The oil majors have paid back a meagre 5% of the €13 trillion in societal damage through corporate taxes. In comparison, fuel taxes that are paid for by drivers at the pumps were in some cases over three times larger than the corporate tax paid by the five companies. Consumers have therefore been paying for external costs like health and pollution, while the oil majors have lined their pockets.

As Europeans face rising inflation – particularly at the pumps – Big Oil continues to profit. T&E calls on governments to help to alleviate the cost of living crisis and for oil companies to pay for the pollution they are responsible for.

For years Big Oil has sought to control the conversation on climate change legislation with Europe’s oil majors spending almost €4 billion worldwide in lobbying and an additional €3 billion in advertisements since 1993, the study shows.

Sofie Defour concludes: “This is not just about fairness. Big Oil is increasingly trying to dictate the pace of climate change mitigation. They seek to portray themselves as key actors in the transition by spending huge sums of money on lobbying and advertisements. Yet a legacy of unpaid oil debt shows that they are only interested in profits. Politicians must close their doors to Big Oil.”

[1] From scope 1, 2 and 3 emissions. Scope 3 emissions refer to the emissions associated with the fuel that is burnt, for which companies should take full responsibility and disclose. When companies trade oil, this will also contribute to their scope 3 emissions, but this also means that there is double counting of the emissions.
[2] In various jurisdictions, carbon costs have been introduced. These costs form the start of a mechanism of pricing of externalities and to use the market price to reduce GHG emissions by companies and/or industries. Industries generate Scope 1 (operations), Scope 2 (sourcing) and Scope 3 (the use of the products sold) emissions. Fuel for cars, trucks, shipping, and all other road vehicles has to date not been included in the EU’s carbon tax. This means the majority of the oil majors’ emissions have not been included in the main carbon emission pricing mechanism. The study therefore estimates how much the companies should have paid in carbon taxes if all of their emissions were to be included in the EU’s carbon market.

www.transportenvironment.org

Batteria leggera ioni litio. Il Gruppo Sunlight lancia Sunlight ElectroLiFe all’interno del portfolio di soluzioni di storage di energia agli ioni di litio e piombo-acido offerto da Sunlight.

Sunlight Group Energy Storage Systems, azienda tecnologica globale e produttore di soluzioni integrate e innovative per l’accumulo di energia industriale, off-road e commerciale, annuncia il lancio di Sunlight ElectroLiFe, la sua nuova batteria agli ioni di litio per la semi-trazione.

L’innovativo design leggero ma solido di Sunlight ElectroLiFe è pensato per soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei clienti e consente un’installazione plug & play tool-less per golf-cart e altri veicoli per uso ricreativo, marina da diporto, applicazioni in ambito produttivo e nei veicoli commerciali leggeri, come AGV, e altre attrezzature industriali o di movimentazione dei materiali.
L’alta densità di energia e l’efficienza della gamma ElectroLiFe, così come la ricarica rapida/biberonaggio, aiutano a ridurre i tempi morti e a garantire la massima produttività. Inoltre, offre una durata di vita estesa di >2.000 cicli e offre anche la possibilità di connettersi a GLocal, la piattaforma cloud di Sunlight Group. GLocal utilizza l’Intelligenza Artificiale per registrare, in tempo reale, i parametri chiave relativi al funzionamento della batteria e ridurre i costi, facilitando un tempo di inattività ottimale e una manutenzione minima.
Oltre ad offrire una vasta gamma di tecnologie agli ioni di litio e al piombo-acido recentemente Sunlight ha introdotto Sunlight KnoWi, un sistema intelligente di monitoraggio delle batterie al piombo acido per trazione.

“Siamo entusiasti di presentare Sunlight ElectroLiFe, un prodotto che si va and inserire all’interno della nostra gamma diversificata di soluzioni per l’accumulo di energia. Sunlight ElectroLiFe sarà in grado di soddisfare in particolare la richiesta, sempre in crescita anche nel mercato italiano, di soluzioni per i veicoli per uso ricreativo, marina da diporto, applicazioni in ambito produttivo e veicoli commerciali leggeri”, ha dichiarato Davide Pesce, CEO di Sunlight Italy.

Sunlight Group Energy Storage Systems fa parte di Olympia Group, gruppo di investimento internazionale presente in 10 paesi. Con 30 anni di esperienza nel mercato dello storage di energia, Sunlight è una delle aziende leader nella produzione globale di batterie industriali e sistemi di storage di energia, con esportazioni in più di 100 paesi e strutture e impianti di produzione all’avanguardia presenti in Grecia, Italia e Stati Uniti. Con più di 12 anni di esperienza nelle tecnologie al litio, un team scientifico di prim’ordine e due centri di R&S, Sunlight Group investe nella ricerca e nello sviluppo di applicazioni per le fonti di energia rinnovabili, i trasporti, i servizi logistici, i veicoli a guida automatica (AGV) e le spedizioni. L’azienda ha già sviluppato le innovative batterie al litio Li.ON FORCE, che offrono il 35% di risparmio energetico e soddisfano le crescenti richieste dell’industria produttiva e logistica. Con l’approccio all’economia circolare dell’azienda come punto di riferimento per il settore, Sunlight Group mira a sviluppare innovazioni specializzate nella catena del valore delle batterie e soluzioni di storage più ecologiche che rendano l’energia sostenibile più accessibile, affidabile e pulita. Azienda con capacità di adattamento e flessibilità, combina i “Big Data” con gli sviluppi tecnologici (come il Machine Learning o Customer Personalization), con l’obiettivo di creare prodotti innovativi utili per i clienti e che migliorino la vita di tutti.

Sunlight Italy, fondata nel 2009 come affiliata di Sunlight Group, opera come sua controllata da dicembre 2020. Con sede e strutture di storage in provincia di Verona, Sunlight Italy integra l’attività della Sunlight European Battery Assembly (SEBA) – sempre a Verona – gestendo le vendite, l’assistenza post-vendita e il customer care per clienti locali, utenti finali dei prodotti Sunlight e key account in Italia.
Sunlight Italy distribuisce batterie al piombo-acido e agli ioni di litio per applicazioni industriali per trazione e sistemi di storage di energia. Il design innovativo e l’utilizzo di materie prime di elevata qualità, insieme all’esperienza della forza lavoro altamente qualificata e diversificata, garantiscono la sicurezza e l’efficienza dei prodotti Sunlight, nonché l’offerta di un supporto ottimale da parte del reparto specializzato nei servizi post-vendita.

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Methane escaping LNG-ships. Investigation into so-called ‘green’ liquid natural gas (LNG) powered ships uncovers significant amounts of invisible methane being released into the atmosphere, exposing Europe’s dirty secret at sea.

Infrared images show unburned methane – a potent greenhouse gas – being released from supposedly ‘green’ LNG ships, a damning new investigation by Transport & Environment (T&E) shows. European politicians are playing with fire in their support for LNG, says T&E, with methane over 80 times more climate warming than carbon dioxide over a 20-year period.

Delphine Gozillon, shipping officer at T&E, said: “Europe has a dirty secret at sea. In promoting LNG ships, European policymakers are locking us into a future of fossil gas.The ships may be painted green, but, beneath the surface, the truth is that most LNG ships on the market today are more damaging for the climate than the fossil ships they’re supposed to replace.”

Leaks and slips occur throughout the natural gas supply chain
The use of fossil LNG as a maritime fuel is particularly problematic because slips occur from ship engines. According to data from the International Maritime Organisation (IMO), depending on the engine, it has been estimated that between 0.2% to over 3% of fossil gas slips from the combustion process and is released directly to the atmosphere.

For this reason, about 80%[2] of LNG today is burned in an engine with worse total greenhouse gas emissions than traditional engines running on dirty fuel oil [3]. Emission plumes that go up in the sky and remain there for a long time are an indication of this.

T&E carried out the investigation on a clear November day at the port of Rotterdam – Europe’s largest – using a state of the art infrared camera, with a special filter to detect hydrocarbon gases[4]. As LNG is typically 90% methane, any unburnt fuel that slips through the engine will also be primarily composed of the climate warming gas.

T&E was able to clearly observe significant methane emissions from two ships. The first of these was an LNG-powered container ship, the ‘Louvre’, owned by French shipping company CMA-CGM.

According to a peer review of the images carried out by TCHD Consulting, an optical gas imaging consultancy, the images from the Louvre are evidence that intense uncombusted hydrocarbon emissions were being released from the three exhaust vents into the atmosphere above the ship and outside the frame of the video.

CMA CGM claims that its LNG ships enable a significant reduction in CO2 emissions per container. Its website claims, “LNG is the best solution currently available to reduce the environmental impact of shipping.” There is no mention in any of its communication of methane, or how much methane typically slips from its vessels.

The second LNG-powered ship that T&E was able to track was the ‘Eco-Delta’, a dredger used to clear shipping lanes by pulling up sand from the sea bed. Again, uncombusted and partially combusted emissions were documented, with methane being released from two hot exhaust stacks on the front of the ship.

Shipowners commissioned more gas-fuelled vessels in 2021 than the four previous years combined, with LNG ships promoted as a clean alternative to traditional fuels. The fossil gas industry continues to lobby for LNG as a green shipping solution, pointing to low methane slippage based on their own data in what T&E says is increasingly looking like a ‘methane-gate’.

Last year, the EU proposed carbon intensity targets for marine fuels which would force shipowners to move away from residual fuel oil, the most widely used shipping fuel today. However, T&E has warned that without sustainability safeguards this will simply lock in LNG as the cheapest alternative.

Recent T&E analysis shows that over two-thirds of new ships could be powered with LNG from 2025. This would raise the share of fossil LNG from an estimated 6% today to over one-fifth of all marine fuels in Europe by 2030 and lock-in fossil fuel use into the 2040s.

Delphine Gozillon concluded: “We are in a climate crisis. We cannot afford to put more methane into the atmosphere. Our investigation is just a small sample, but it should act as a warning to policymakers. In promoting LNG, it is betting on the wrong horse. We should be focusing on genuinely green hydrogen-based solutions instead.”

For now, T&E’s investigation has been limited to two ships due to the complexity of carrying out such an investigation. LNG ships were located and tracked by matching marine traffic data and IHS data that specifies the engine and fuel type of ships.

The image shows heat and gas emissions from the exhaust stack of ship engines. The bright light near the exhaust stack indicates a heat source. As the plume moves away from the heated exhaust stack, we are able to observe uncombusted hydrocarbon emissions.

www.transportenvironment.org

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La Tradizione illuminata. SMARTEFFICIENCY per ILLUMINAZIONE. Deco Industrie, proprietaria di Scala, il marchio del settore iscritto nel Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, si è avvalsa della consulenza di SmartEfficiency per la riqualificazione illuminotecnica dei propri stabilimenti di Bagnacavallo (RA), Forlì (BO) e Zerbinate di Bondeno (FE). (altro…)

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Blue Book servizio idrico integrato italiano (SII). Il volume è strutturato in tre sezioni, ognuna delle quali è dedicata a degli aspetti specifici.

La prima parte analizza l’assetto istituzionale, gestionale e organizzativo del settore idrico, sia a livello nazionale che europeo.
La seconda sezione approfondisce il profilo industriale del comparto, quindi l’organizzazione infrastrutturale, la situazione economico- patrimoniale e finanziaria dei gestori, l’entità degli investimenti pianificati e realizzati, gli aspetti regolatori e gli effetti sulla spesa per il servizio.
La terza sezione è dedicata agli scenari futuri che interesseranno il comparto idrico nel breve e nel medio termine, con focus sull’aspetto della sostenibilità dell’utilizzo della risorsa idrica e sullo sviluppo di strumenti regolatori per incentivare l’innovazione tecnologica nell’ottica di efficientare i servizi.

All’edizione 2022 del Blue Book contribuiscono Istat, con un’analisi sulla valutazione della tutela della risorsa idrica e della qualità percepita e Cassa Depositi e Prestiti, con un approfondimento sulla finanza sostenibile nel settore idrico.

I punti chiave che emergono dall’edizione 2022 del Blue Book
– Disponibilità e consumo della risorsa idrica: l’Italia si attesta come paese a stress idrico medio (indice WEI pari al 16% secondo Eurostat), in linea con la Francia e la Germania; tuttavia, a differenza di questi due paesi, l’Italia è la nazione europea che consuma più acqua con un consumo medio pro-capite di oltre 236 l/ab al giorno nel 2020 nei 109 comuni capoluogo di provincia e città metropolitana (Istat)
– La gestione ottimale della risorsa idrica costituisce un obiettivo imprescindibile anche alla luce degli impatti che il cambiamento climatico ha sull’ambiente.
– La gestione ottimale si realizza anche attraverso l’assetto di governance. Il processo di governance locale del servizio idrico integrato, sebbene sia giunto a completamento in gran parte del territorio nazionale, presenta ancora delle criticità, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, relativamente all’operatività degli Enti di Governo d’Ambito e al superamento della frammentazione gestionale.
Le gestioni in economia (dove il servizio è svolto direttamente dall’ente locale) interessano più di 8 milioni di cittadini (soprattutto al Sud) e in queste gestioni gli investimenti crollano a 8 euro per abitante.
– Gli investimenti crescono: per il 2020-2021 si stima un valore pro capite di 49 euro, un dato in costante crescita seppur ancora distante dalla media europea di 100 euro per abitante. Inoltre la stima per il Sud è pari a 35 euro per abitante, mentre proprio in quest’area le perdite idriche sono superiori (50% al Sud vs 40% media nazionale).
– La sezione curata da Cassa Depositi e Prestiti analizza uno degli elementi essenziali per realizzare gli investimenti, ovvero la disponibilità di risorse finanziarie adeguate. Il ruolo sempre più rilevante della finanza sostenibile può essere un’importante opportunità per il settore idrico, già di per sé caratterizzato da elementi e obiettivi di sostenibilità.
Un servizio idrico integrato ed efficiente contribuisce al risparmio di una risorsa preziosa come l’acqua; un sistema di fognatura e depurazione adeguato rappresenta un elemento imprescindibile di uguaglianza sociale.
– In un contesto nel quale i finanziamenti bancari di tipo tradizionale risultano in riduzione, le utilities hanno aumentato il ricorso alle emissioni obbligazionarie, raggiungendo un valore superiore a € 5 miliardi a fine 2020, pari a circa il 22% del circolante totale. Con riferimento al solo comparto idrico, tra il 2014 e il 2020, sono state emesse 3 tranche di hydrobond obbligazionari.
– Sul fronte della depurazione, le procedure Ue interessano ancora 939 agglomerati urbani per 29,7 milioni di abitanti. Il 73% delle procedure d’infrazione si concentra nel Mezzogiorno, dove in larga parte il servizio è gestito direttamente dai Comuni
– Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina alla Tutela del Territorio e della Risorsa Idrica 4,4 miliardi di euro di investimenti (3,5 miliardi e riguardano le aziende del servizio idrico) per garantire la sicurezza, l’approvvigionamento e la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo.
– Istat rileva che nel 2020 i gestori hanno complessivamente immesso nelle reti di distribuzione dei 109 comuni capoluogo di provincia e città metropolitana (dove risiede il 30% della popolazione) 2,4 miliardi di metri cubi di acqua (370 litri per abitante al giorno) ed erogato, per usi autorizzati agli utenti finali, 1,5 miliardi di metri cubi (236 litri per abitante al giorno, sia fatturati sia forniti a uso gratuito).
Nel 2018, in Italia, il 73,1% del volume di acqua immessa in rete è soggetto a misurazione; tale percentuale raggiunge il 76,5% nel caso di gestori industriali e scende al 50,0% per i gestori in economia (dati Istat).
– Secondo l’indagine annuale sulle famiglie Aspetti della vita quotidiana, condotta da Istat, le famiglie residenti in Italia che dichiarano di essere allacciate alla rete idrica comunale e che complessivamente si ritengono molto o abbastanza soddisfatte del servizio idrico sono l’86,0% nel 2021, con una lieve riduzione rispetto all’anno precedente (87,4%).
Il livello di soddisfazione varia sul territorio in maniera piuttosto marcata: molto o abbastanza soddisfatte circa il 92% delle famiglie residenti al Nord, l’84,1% nel Centro e l’82,4% nel Sud; mentre nelle Isole la percentuale scende a poco meno del 70%.

www.utilitatis.org

www.istat.it

www.cdp.it

report

Crediti imposta acquisto EE e gas. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del D.L. 21/2022 destinato a contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina, è stato ampliato e potenziato il novero dei crediti d’imposta a beneficio delle imprese a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti per l’acquisito di energia elettrica e gas naturale nei primi due trimestri del 2022.

Energia Elettrica
– il credito d’imposta per “imprese energivore” relativo al primo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022;
– il credito d’imposta per “imprese energivore” relativo al secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022;
– il nuovo credito d’imposta per imprese dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW, diverse dalle “imprese energivore”, ai sensi dell’articolo 3 D.L. 21/2022.

I due crediti d’imposta per “imprese energivore” sono destinati ai soggetti come definiti dall’articolo 3 D.M. 21.12.2017 che abbiano subìto un incremento significativo, superiore al 30%, del costo medio dell’energia elettrica per KWh, al netto delle imposte ed eventuali sussidi, rispettivamente:
– fra il quarto trimestre 2021 e il quarto trimestre 2019, tenuto conto anche di eventuali contratti di fornitura di durata stipulati dall’impresa (credito spettante in relazione al primo trimestre 2022 ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022);
– fra il primo trimestre 2022 e il primo trimestre 2019, tenuto conto anche di eventuali contratti di fornitura di durata stipulati dall’impresa (credito spettante in relazione al secondo trimestre 2022 ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022).

Nel caso di energia elettrica prodotta e autoconsumata nel secondo trimestre 2022, il requisito di incremento significativo va valutato con riferimento alla variazione del prezzo unitario dei combustibili acquistati e utilizzati dall’impresa per la produzione di energia elettrica.

Il credito d’imposta per “imprese energivore” spetta nelle seguenti misure:
– pari al 20% della spesa sostenuta per la componente energetica, acquistata ed effettivamente utilizzata, nel primo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022;
– pari al 25% della spesa sostenuta per la componente energetica, acquistata ed effettivamente utilizzata, nel secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 20% al 25%;
– pari al 25% della spesa sostenuta per la componente energetica, prodotta e autoconsumata, nel secondo trimestre 2022 (in tal caso il credito di imposta è determinato con riguardo al prezzo convenzionale dell’energia elettrica, pari alla media, relativa al secondo trimestre 2022, del prezzo unico nazionale dell’energia elettrica), ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 20% al 25%.

A favore delle imprese diverse dalle “imprese energivore”, dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW, è riconosciuto dall’articolo 3 D.L. 21/2022 un credito d’imposta in misura pari al 12% della spesa sostenuta per l’acquisto della componente energetica effettivamente utilizzata nel secondo trimestre 2022, in caso di incremento significativo del costo per kWh calcolato sulla media del primo trimestre 2022, al netto di imposte ed eventuali sussidi, superiore al 30% del corrispondente prezzo medio nel primo trimestre 2019.

Gas Naturale
– il credito d’imposta per “imprese gasivore” relativo al secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 5 D.L. 17/2022;
– il nuovo credito d’imposta per imprese diverse dalle “imprese gasivore”, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 21/2022.
Il credito d’imposta per imprese a forte consumo di gas è destinato ai soggetti operanti in uno dei settori di cui all’allegato 1 al D.M. 541/2021, che abbiano consumato, nel primo trimestre 2022, un quantitativo di gas naturale per usi energetici non inferiore al 25% del volume di gas naturale indicato all’articolo 3, comma 1, D.M. 541/2021, al netto dei consumi di gas naturale impiegato in usi termoelettrici e che abbiano subìto un incremento significativo, superiore al 30%, del prezzo di riferimento del gas naturale, calcolato come media, riferita al primo trimestre 2022, dei prezzi di riferimento del Mercato Infragiornaliero (MI-GAS) pubblicati dal Gestore del Mercati Energetici (GME), rispetto al primo trimestre dell’anno 2019.

Il credito d’imposta spetta nella misura del 20% delle spese sostenute per la componente gas naturale nel secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 5 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 15% al 20%.

A favore delle imprese diverse dalle “gasivore”, è riconosciuto un nuovo credito d’imposta in misura pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del gas, consumato nel secondo trimestre 2022, per usi energetici diversi da quelli termoelettrici, in caso di incremento significativo del prezzo di riferimento del gas naturale, calcolato come media riferita al primo trimestre 2022 dei prezzi di riferimento pubblicati dal Gestore dei mercati energetici (GME), superiore al 30% del corrispondente prezzo medio riferito al primo trimestre 2019.

Le principali caratteristiche dei crediti d’imposta per acquisto di energia elettrica e gas naturale sono similari:
– utilizzo esclusivo in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 D. Lgs. 241/1997 (i crediti per “imprese energivore” e “imprese gasivore” sono utilizzabili entro il 31.12.2022) con facoltà di cessione solo per intero secondo le regole dei bonus edilizi, ai sensi degli articoli 3, 4 e 9, D.L. 21/2022;
disapplicazione dei limiti generali di compensazione; irrilevanza fiscale dei relativi contributi;
– cumulabilità con agevolazioni aventi a oggetto i medesimi costi, a condizione di non superare, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, il costo sostenuto.

Il codice tributo del credito per “imprese energivore” previsto dall’articolo 15 D.L. 4/2022 per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel primo trimestre 2022, è “6960” – anno di riferimento 2022, istituito con la recente risoluzione AdE 13/E/2022.

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Solidarity and energy resilience: an action plan to save energy now! Beyond immediate efforts, Europe needs to take strategic actions to reduce our dependency on energy imports from Russia and other non-EU countries. The action must avoid quick fixes which might pose similar future risks. Finding alternative energy supply might be necessary and acceptable with a short time perspective but cannot be proposed as a lasting solution.

A longer-term and strategic perspective would speed up the transformation to domestic renewable energy supply, and drastically reduce the EU’s dependency on imported fossil fuels.

To decrease energy import dependency, European governments, businesses and citizens have the opportunity to reduce energy demand very quickly. With this paper, BPIE is presenting suggestions to reduce energy consumption in buildings with measures which have a short-term effect.

Behaviour changes such as lowering the room temperature by a degree or two, switching off appliances which are not urgently needed and leaving the car in the garage are ad hoc contributions available to almost everyone and are an immediate signal of solidarity with the victims of Putin’s aggression. In the long term, individual actions must be replaced by a clever far-sighted EU plan to structurally reduce energy demand.

Our list of suggestions are divided into different categories (projects/campaigns, financing, regulation) and three time horizons – actions that can be rolled out in the next 6 months, in 3 years, and in 5 years. All these types of measures are needed if the EU is to decrease its energy import dependency in the long run and boost its resilience.

BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is a leading independent think tank on energy performance of buildings. Our vision is a climate-neutral built environment, aligned with the ambition of the Paris Agreement, and in support of a fair and sustainable society.
We provide data-driven and actionable policy analysis, advice, and implementation support to decision-makers in Europe and globally.

– BYinnovation is Media Partner of BPIE

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Geotermia Transizione Energetica. AIRU e UGI, facendosi interpreti delle esigenze ed aspettative di tutti gli operatori del settore teleriscaldamento e del settore geotermoelettrico propongono la formazione di un Tavolo Tecnico che valuti il significativo contributo che la geotermia può dare alla transizione energetica del Paese e le proposte operative per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2030 e al 2050 da presentare urgentemente al Ministro per la Transizione Ecologica.

L’uso sostenibile delle risorse geotermiche ha la potenzialità per dare un’accelerazione significativa alla transizione energetica ed ecologica, in particolar modo per raggiungere gli obiettivi indicati dall’UE per quanto riguarda il taglio delle emissioni climalteranti del 55% e l’aumento del contributo da fonti rinnovabili del 40% entro il 2030.

La configurazione geotermica del territorio nazionale offre eccellenti opportunità per la produzione di energia elettrica sul lato tirrenico del Paese, dove sono presenti operatori nazionali ed internazionali pronti a sviluppare progetti geotermici, e anche vastissime prospettive per fornire energia termica a larga e piccola scala su gran parte del territorio italiano, usando le risorse nel medesimo sito dove c’è la domanda.

Con le sue caratteristiche di stabilità e continuità di esercizio, la geotermia offre ottime prestazioni contribuendo significativamente al mix energetico rinnovabile nei tre settori principali: produzione elettrica, mediante impianti di abbattimento gas ad alta efficienza o ibridi innovativi, utilizzo del “calore geotermico” per riscaldamento e raffrescamento, anche con l’ausilio di pompe di calore (Geoscambio), e teleriscaldamento di complessi edilizi, città e per l’industria, anche in forma integrata con recupero del calore di scarto.

Pur essendo una tecnologia in costante sviluppo, il tasso di crescita della geotermia per la produzione geotermoelettrica è ancora troppo basso, soprattutto a causa di 3 criticità:
1. Elevati costi iniziali per l’esplorazione, la perforazione e la valutazione delle potenzialità,
2. Procedure complesse e tempi eccessivamente lunghi per ottenere i permessi e le concessioni (circa 4-8 anni),
3. Scarsi investimenti in Ricerca ed Innovazione e carenza di misure di sostegno per far decollare il settore e per creare nuovi posti di lavoro.

Una decina di progetti sono in attesa di autorizzazione ed altri in iter autorizzativo
Essi avrebbero da soli la capacità complessiva di generazione elettrica di oltre 700 GWh/anno, pari a un decimo della quota di nuova energia da fonte rinnovabile da immettere in rete, indicato dal Ministro Cingolani come obiettivo al 2030 per l’Italia.
Allo scopo di superare le barriere allo sviluppo della geotermia in Italia e in sintonia con associazioni, ordini professionali e istituti di ricerca, AIRU e UGI, con il sostegno dell’European Geothermal Energy Council (EGEC), chiedono azioni concrete ed immediate per colmare il vuoto legislativo che questo settore lamenta.
In particolare essi chiedono:
– la creazione di un’unica Autorità Geotermica Nazionale, che si occupi della governance e coordinamento del settore, definizione delle linee guida e piano strategico di sviluppo, valutazione dei progetti, rilascio permessi e concessioni;
– l’armonizzazione e standardizzazione delle procedure, in linea con quanto previsto dal PNRR;
– il sostegno alla filiera industriale geotermica di alto livello che esporta tecnologia italiana in tutto il mondo;
– l’attivazione di meccanismi incentivanti per un periodo limitato, analogamente a quanto esiste in altri Paesi, al fine di condurre il settore verso l’autosostentamento sul mercato;
– l’investimento e l’incentivazione di progetti geotermici finalizzati alla produzione elettrica sia per impianti a circuito chiuso sia per impianti geotermici ad alto rendimento e efficienza ambientale, in base alle caratteristiche della risorsa;
– l’investimento in progetti e infrastrutture in ambito urbano per il teleriscaldamento sostenuto dalla risorsa geotermica disponibile in loco (un recente studio dei Politecnici di Milano e Torino ha evidenziato un potenziale geotermico già utilizzabile di oltre 10 TWh termici);
– il finanziamento ai centri di ricerca per rilanciare la formazione di base e applicata;
– il finanziamento di progetti strategici per il futuro per l’estrazione di Litio ed elementi rari dai fluidi geotermici e per lo studio delle potenzialità geotermiche dei fluidi supercritici;
– l’inclusione delle tecnologie geotermiche con pompa di calore per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di efficienza energetica degli edifici;
– l’accelerazione nell’emanazione delle relative normative e decreti attuativi.

27 gennaio, 2022

Comunicato congiunto AIRU e UGI con il sostegno di EGEC
Bruno Della Vedova, Presidente UGI
Lorenzo Spadoni, Presidente AIRU
Philippe Dumas, EGEC Secretary General

www.unionegeotermica.it

www.airu.it

www.egec.org

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