Il cibo che mangi, l’acqua che non vedi. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua il Politecnico di Torino ha presentato i risultati e gli strumenti di comunicazione sviluppati nel progetto ERC sullo studio dell’acqua virtuale.

Preservare le risorse idriche dipende dalle nostre scelte quotidiane, l’unico modo per fare la differenza è prendere decisioni informate e consapevoli.
In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2021, le ricercatrici ed i ricercatori del progetto europeo CWASI (Coping with WAter Scarcity In a globalized world) hanno affrontato il problema della globalizzazione delle risorse idriche, consumate e utilizzate per la produzione di alimenti, indagandone gli impatti sulla sicurezza alimentare e sulle risorse ambientali.
Hanno organizzato un evento online per raccontare il nesso tra acqua e cibo e presentare gli strumenti sviluppati nel contesto del piano di comunicazione WaterToFood.

Il progetto CWASI finanziato dall’ European Research Council (ERC) – durato 5 anni e da poco concluso – è stato coordinato da Francesco Laio, professore di Idrologia del Politecnico di Torino e Direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture (DIATI).

“Abbiamo scelto di presentare oggi i risultati del progetto CWASI perché il tema della Giornata Mondiale dell’Acqua di quest’anno è “Valuing Water” e il progetto va proprio nella direzione di dare un valore anche all’acqua “invisibile” contenuta nei beni di consumo, in particolare nei prodotti agroalimentari” spiega il professor Francesco Laio.

Il concetto di acqua virtuale, o impronta idrica, indica il totale del fabbisogno di acqua necessario alla produzione degli alimenti.

“Per dare un ordine di grandezza indicativo, si stima che il volume totale di acqua virtuale scambiato globalmente nel corso di un anno sia dell’ordine di 1750 Km3 (secondo una stima fatta per l’anno 2016), che corrisponde a circa 35 volte il volume del lago di Garda” prosegue Laio.

Il team multidisciplinare che ha lavorato alla ricerca ha coinvolto ricercatori e ricercatrici di discipline quali l’idrologia, l’economia, la teoria della complessità, le scienze nutrizionali, la geopolitica e l’agronomia – solo per menzionare le principali – e ha lasciato in eredità una notevole mole di dati e informazioni che ora si vuole rendere disponibili alla comunità, nella convinzione che l’intera società debba essere coinvolta per generare un reale cambiamento nel sistema alimentare globale in termini di protezione e gestione della risorsa idrica.

“Nell’ultimo anno abbiamo lavorato intensamente alla realizzazione di un progetto di comunicazione, chiamato Water to Food, con l’intento di elaborare nuovi strumenti che possano essere di facile utilizzo per il grande pubblico. Abbiamo realizzato interfacce web interattive, dove è possibile esplorare l’impronta idrica e i flussi di acqua virtuale di centinaia di prodotti agricoli a scala globale, dagli anni Sessanta ad oggi. Infine abbiamo tradotto la ricerca degli ultimi 5 anni in un manuale divulgativo, prodotto con l’aiuto di esperti del settore alcuni contributi video e intrapreso attività di educazione e divulgazione nelle scuole” racconta Marta Tuninetti, ricercatrice presso il DIATI.

ph. © Enrico Rainero

www.watertofood.org

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