Eurispes Report Mediterraneo. L’area mediterranea, che anche soltanto pochi anni addietro sembrava come posta ai margini dei processi di globalizzazione, attualmente ne risulta profondamente coinvolta.
La presenza ed il ruolo sempre più attivo di nuovi soggetti pubblici e privati stanno determinando nel Mediterraneo delle nuove condizioni per la competizione ed il futuro sviluppo economico e sociale di tutta l’area.
Questa inedita situazione è in gran parte riconducibile al ruolo attivo svolto in modo sempre più incisivo ed intenso dagli stati aderenti al coordinamento dei BRICS (Brasile, Cina, India, Russia, Sudafrica), alle loro missioni istituzionali, accordi intergovernativi bilaterali e multilaterali, alle iniziative di scambi commerciali e di investimenti finanziari e produttivi delle loro imprese, ai patti di cooperazione scientifica, culturale sociale.
In un quadro, come quello attuale, che vede il Mediterraneo soffrire per i drammi e le tragedie di eventi bellici, scontri politici, flussi migratori, si registrano comunque dei processi imprevisti di internazionalizzazione dei suoi sistemi economici, produttivi e sociali, che a fianco dei tradizionali operatori pubblici e privati appartenenti all’Unione Europa, coinvolgono sempre più dei nuovi soggetti extra-europei, provenienti da altri continenti.
Una valutazione attenta di questi processi di internazionalizzazione economica, sociale e culturale dell’area mediterranea e del ruolo assunto dagli attori più attivi, tra cui i BRICS, può aiutare molto a comprendere:
a) in quale misura il Mediterraneo, con la molteplicità dei suoi stati, è coinvolto e può essere partecipe della costruzione di nuovi equilibri geo-economici, nuove politiche e nuovi sistemi di governance perseguiti a livello globale, in particolare dalle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e nei vertici G20;
b) in quali termini e con quali iniziative la Unione Europea e l’Italia, come stato membro, possono verificare e rimodulare eventualmente le rispettive politiche di cooperazione nell’area, al fine di renderle più idonee ad operare nel quadro delle nuove condizioni che si sono create nel Mediterraneo; c) quale nuovo contributo di indirizzi ed orientamenti può essere offerto dalle istituzioni pubbliche, europee e nazionali, agli operatori privati – imprese, sindacati, fondazioni. associazioni – per i quali stanno profondamente cambiando le situazioni di competitività, partenariato, co-sviluppo.
In questo senso, la sfida dei nuovi competitors internazionali extra-europei che si stanno affermando nel Mediterraneo costituisce per tutti un grande banco di prova.
Nel 2017, il testimone della presidenza del coordinamento dei BRICS è passato alla Cina (nel 2016 la presidenza è stata dell’India e nel 2015 della Russia).
L’auspicio è che l’agenda dei BRICS, nella linea di continuità dell’impegno a rafforzare il coordinamento, possa arricchirsi di una proposta complessiva, organica, per l’intera area mediterranea; e che da parte italiana ed europea emerga una rispondenza adeguata a promuovere un positivo confronto ed una collaborazione Italia-Unione Europea-BRICS che faccia del Mediterraneo un luogo di sviluppo condiviso.
A ciò mirano le Raccomandazioni che il presente Rapporto offre ai decisori pubblici e privati, come contributo frutto delle analisi e delle valutazioni condotte dagli esperti.
CARATTERISTICHE DEL RAPPORTO
La elaborazione del Rapporto ha seguito un approccio di analisi sistemico che ha consentito di far emergere con chiarezza le interdipendenze tra i diversi principali fattori che orientano le scelte e le iniziative concrete degli stati BRICS nell’area mediterranea: fattori politico-istituzionali, economici, etici e culturali, sociali.
Il Rapporto si articola in tre parti, valorizza soprattutto gli aspetti della cooperazione economica per il suo impatto su tutto il sistema e le relazioni degli stati BRICS in particolare con gli stati della sponda Sud del Mediterraneo, la principale area della loro penetrazione.
– La prima parte del Rapporto presenta una valutazione d’insieme delle strategie seguite dagli stati membri BRICS nell’area mediterranea; l’approccio seguito nelle politiche di cooperazione, la loro valutazione dei fattori di attrattività dell’area, il valore e il carattere di novità delle principali iniziative promosse, gli scenari di cambiamento che tali iniziative stanno già determinando ed ancor più prospettano nel prossimo futuro per tutta l’area.
– La seconda parte, nella forma di “Rapporto Paese”, presenta una analisi e una valutazione approfondita del sistema di relazioni ad attività che ciascun stato BRICS ha promosso nel Mediterraneo, in rapporto ai propri obiettivi ed interessi di penetrazione ed espansione. Il riferimento temporale di queste iniziative è principalmente al periodo 2014-2016, preceduto da una nota integrativa di richiami storici.
– La terza parte del Rapporto presenta, in allegato, i risultati delle due conferenze di verifica e approfondimento che sono state organizzate il 15 luglio 2016 in collaborazione con l’Ambasciata dell’India (che ha retto la presidenza BRICS in quel periodo) e il 14 dicembre 2016 in collaborazione con il MAECI e la Rete Italiana Dialogo Euromediterraneo.
Il gruppo di Esperti che hanno elaborato il Rapporto è stato coordinato da Marco Ricceri, segretario generale di Eurispes, ed è composto da: Riccardo Ambrosini, Lorena Di Placido, Enrica Miceli, Elena Sergi, Fabio Tiburzi,
Si ringrazia per la collaborazione:
– Domenico De Martini, Relazioni Internazionali, ENEA
– Enrico Granara, ministro plenipotenziario, MAECI
– Eugenia Ferragina, Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (ISSM-CNR)
– Enrico Molinaro, Rete Italiana Dialogo Euromediterraneo
– Marco Saladini, Pianificazione Strategica, Studi e Rete Estera dell’ICE
– Roberto Vigotti, Segretario generale RES4MED
Un particolare ringraziamento agli Ambasciatori ed agli Addetti diplomatici delle ambasciate degli stati BRICS accreditate presso lo stato italiano per la piena disponibilità alla collaborazione dimostrata in questa occasione.
Prime 20 provincie raccolta RAEE 2016 gestita dal consorzio Ecolamp. In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente Ecolamp, il consorzio nazionale senza scopo di lucro dedito al riciclo dei RAEE di illuminazione (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), stila la classifica delle 20 provincie italiane che hanno contribuito maggiormente alla raccolta differenziata di questi rifiuti durante lo scorso anno.
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Energia: mare Sardegna giacimento green più grande del Mediterraneo. L’area isolana è nel Mediterraneo quella che potrebbe produrre più energia dal mare, con un potenziale di 13 kW per metro di costa, un valore molto simile agli Stati Ue più all’avanguardia nello sviluppo di questa fonte rinnovabile come la Danimarca. Il primato nell’isola spetta soprattutto all’area sud-ovest e nord-occidentale nei pressi di Alghero. È quanto emerge da un’analisi dell’ENEA presentata a Cagliari in occasione della “Giornata Europea del Mare”, che si celebra il 20 maggio di ogni anno.
Secondo le elaborazioni ENEA, il maggiore potenziale energetico del mare della Sardegna occidentale è il doppio rispetto a quello del Canale di Sicilia (7 kW/m), oltre tre volte superiore ai 4 kW per metro di costa del basso Tirreno, più che quadruplo di quello di Ionio e Medio Tirreno (3 kW/m) e di circa 6 volte quello del Mar Ligure (2,5Kw/m) e dell’Adriatico (2 kW/m in media).
“La Sardegna dispone di un enorme giacimento di energia rinnovabile, tutto ancora da sfruttare”, sottolinea il ricercatore ENEA Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio Modellistica climatica e impatti e delegato nazionale al Temporary Working Group “Ocean Energy” del SET-Plan (Strategic Energy Technology Plan), che ha curato lo studio. “Abbiamo calcolato – prosegue Sannino – che un mini parco marino da 3 MW, realizzato con gli attuali dispositivi offshore al largo di Alghero, potrebbe produrre oltre 9,3 GWh/anno, riuscendo a soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di oltre 2mila famiglie”.
“Attualmente la produzione di energia dalle onde soddisfa lo 0,02% della domanda energetica in Europa – aggiunge Sannino – ma se, come previsto, si arrivasse a coprire il 10% del fabbisogno energetico europeo entro il 2050 con lo sfruttamento combinato anche delle maree, sarebbe possibile produrre energia per due intere nazioni come Francia e Grecia, oppure sostituire 90 centrali elettriche a carbone, ossia un terzo degli impianti europei attualmente in funzione.
Inoltre, si ridurrebbe in modo significativo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, che oggi genera una bolletta da 400 miliardi di euro l’anno, dovendo coprire oltre il 50% dei consumi”.
Secondo stime Ue al 2050, investire nell’energia dal mare permetterebbe di creare in Europa un mercato da oltre 50 miliardi di euro l’anno e 450mila nuovi posti di lavoro, con un significativo impatto sul fronte decarbonizzazione, grazie a un taglio delle emissioni di CO2 di oltre 270 milioni di tonnellate.
“Finora – commenta Sannino – le imprese europee impiegate nello sfruttamento di energia da onde e maree, circa il 50% sul totale mondiale, hanno investito oltre 600 milioni di euro, una cifra destinata ad aumentare rafforzando la leadership del nostro continente in questo settore”.
Sul fronte dei costi, produrre 1kW/h di energia dalle onde passerà da 0,2 euro/kWh nel 2025 a 0,1 euro/kWh nel 2035. “Per centrare questi obiettivi in un settore come quello dell’energia dal mare, che è ancora in una fase precommerciale – aggiunge il ricercatore ENEA – bisogna investire in ricerca e tecnologia, proseguendo il trend avviato da Horizon 2020, che ha stanziato 130 milioni di euro, e della Banca europea per gli investimenti, che lo scorso anno ha investito per la prima volta nel settore.
Ma occorre agire anche sull’incentivazione: in Italia, ad esempio, dal 2016 si sostiene la produzione di energia elettrica da moto ondoso e maree con un contributo pubblico pari a 300 euro MW/h, il più elevato dopo quello per il solare termodinamico”.
Gli ultimi sviluppi tecnologici dei convertitori di energia dalle onde hanno dimostrato come sia possibile sfruttare al meglio questa risorsa energetica, che rispetto al solare e all’eolico, può contare su un sistema di accumulo naturale di energia costituito dalle onde stesse. In Italia, ENEA e Politecnico di Torino stanno lavorando allo sviluppo del PEWEC (Pendulum Wave Energy Converter), una tecnologia pensata per le coste mediterranee dove le onde sono di piccola altezza ed elevata frequenza.
I ricercatori sono al lavoro per la progettazione del dispositivo in scala 1:1, con una potenza nominale di 200 kW, che potrebbe risultare molto utile per le tante isole italiane nelle quali la fornitura di energia è garantita principalmente da costose e inquinanti centrali a gasolio. “Una decina di questi dispositivi – conclude Sannino – potrebbero produrre energia elettrica per un paese di 3mila abitanti, contribuendo in modo significativo anche a contrastare i fenomeni di erosione attraverso la riduzione dell’energia delle onde sulla costa e senza impattare in maniera significativa sul paesaggio, visto che i dispositivi sono parzialmente sommersi”.
Certificazione energetica e marketing reputazionale. Osservatorio ACCREDIA-ISNOVA: chi sceglie la certificazione energetica accreditata aumenta reputazione, visibilità sul mercato e fiducia dei clienti.
Per imprese e PA la certificazione è al 60% opportunità di innovazione, per gli Esperti in Gestione dell’Energia è al 48% aumento della reputazione, per gli Energy Service Company è al 66% aumento della fiducia dei clienti.
Nel 2016 certificati sotto accreditamento 1674 EGE, 1025 ESCo e 1269 organizzazioni per la norma ISO 50001.
Le certificazioni accreditate contribuiscono in maniera decisiva al miglioramento del mercato dei servizi energetici, con benefici energetici, ambientali, sociali e di produttività; per tutti gli attori coinvolti, dalla PA alle imprese, ai consumatori ma anche per il sistema Paese in generale.
E’ quanto è emerso dall’Osservatorio ACCREDIA “Le certificazioni accreditate per l’efficienza energetica”, realizzato dall’Ente unico italiano di accreditamento, in collaborazione con Isnova, (I’Istituto per la Promozione dell’Innovazione Tecnologica), controllato da Enea, e presentato oggi a Roma dal Presidente di ACCREDIA Giuseppe Rossi e dal Presidente di Enea, Federico Testa, insieme a rappresentanti delle imprese e della Pubblica Amministrazione.
Lo studio ACCREDIA-Isnova delinea ruolo, benefici, criticità e aree di miglioramento dei processi della certificazione accreditata delle competenze (figure professionali e organizzazioni) e dei sistemi di gestione dell’energia ed è stato realizzato su un campione composto da soggetti e organizzazioni in possesso di certificazioni per il miglioramento della performance energetica: EGE (Esperti in gestione dell’Energia), ESCo (Società che forniscono servizi energetici) e organizzazioni certificate ISO 50001 “Sistemi di gestione dell’energia”.
La certificazione accreditata, rilasciata da un organismo verificato da ACCREDIA, presenta maggiore credibilità e autorevolezza rispetto agli altri tipi di certificazione, come l’autodichiarazione di conformità o la qualificazione emessa da fornitori o subfornitori e presenta vantaggi per la PA, le imprese ed i consumatori.
Per quanto riguarda la PA essa è uno degli strumenti impiegati per lo sviluppo di politiche energetiche e ambientali per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica fissati a livello europeo e nazionale. Essa inoltre semplifica i controlli sulle imprese e consente una corretta valutazione dei fornitori negli acquisti verdi.
Per quanto riguarda le imprese, la certificazione accreditata conferisce maggiore incisività e penetrazione sul mercato, grazie al vantaggio competitivo; inoltre attraverso di essa il fornitore può dimostrare al cliente che opera in conformità alle norme nazionali ed internazionali e alle prescrizioni attinenti al proprio campo di attività. Essa infatti verifica, in modo terzo e indipendente, il mantenimento e l’aggiornamento delle competenze dei professionisti o l’approccio sistemico al miglioramento continuo dei processi relativi a un sistema di gestione. In più, è facilitato l’accesso alle gare pubbliche e si accresce la reputazione aziendale e la fiducia trasmessa ai consumatori.
Questo tipo di certificazione risponde, infine, alla richiesta dei consumatori di avere garanzie sempre crescenti sull’affidabilità e sostenibilità dei beni e servizi acquistati, contribuendo all’adozione di comportamenti energeticamente consapevoli e con ricadute positive sull’ambiente.
Per ciò che riguarda nello specifico, i benefici derivanti dalla certificazione accreditata, gli EGE hanno evidenziato – l’aumento della reputazione professionale (per il 48%),
– una maggiore visibilità sul mercato (32%),
– l’avanzamento professionale (11%)
– la facilitazione nelle gare di appalto (10%).
Le Società che forniscono servizi energetici (ESCo) hanno identificato come benefici:
– l’aumento della fiducia del cliente nel prodotto o servizio offerto (per il 66%),
– la maggiore visibilità sul mercato (per il 64%),
– l’aumento della qualità dei servizi forniti (55%),
– la facilitazione nella partecipazione a gare d’appalto (51%)
– la maggior credibilità con le istituzioni bancarie (26%).
Le organizzazioni certificate ISO 50001 hanno evidenziato come benefici l’opportunità di misurare la prestazione energetica (72%), o di innescare l’innovazione di processo, l’identificazione delle priorità in campo energetico (53%), il miglioramento delle competenze (31%).
Nel 2016 sono stati 1674 gli Esperti in Gestione dell’Energia certificati sotto accreditamento: il 44% di essi lavora nel settore dell’agricoltura, che è quello che ha il maggior numero di organizzazioni che si sono dotate di un energy manager certificato EGE, seguito da quello dell’industria e del terziario, rispettivamente con il 25%, della PA con l’11% e dei trasporti con il 7%.
Le ESCo certificate sono state 1025: il settore di attività prevalente indicato è quello industriale con il 49%, seguito da quello terziario con il 20%, dalla PA con il 18%, residenziale con l’8% e agricoltura con il 4%.
Le organizzazioni che hanno fatto certificare il loro sistema di gestione dell’energia secondo la ISO 50001, nel 2016, sono state 1269, appartenenti prevalentemente al settore dell’industria (47%), seguito dal terziario (31%) e PA (13%).
“Oggi quello dell’efficienza energetica è uno degli strumenti principali per raggiungere gli obiettivi di politica ambientale e per il miglioramento dei consumi energetici che ha individuato l’Unione Europea. E affidarsi alle certificazioni accreditate è una delle soluzioni che ha introdotto anche il Governo italiano per raggiungerli”, ha commentato il Presidente di ACCREDIA, Giuseppe Rossi.
“Come evidenziato dalla ricerca, chi punta alla sostenibilità dei propri servizi ottiene un vantaggio competitivo sul mercato, riduce il rischio, si posiziona meglio, accresce la propria reputazione tra i clienti e rafforza credibilità e immagine. La certificazione rilasciata da un organismo autorizzato, terzo e indipendente diventa pertanto un asset vantaggioso per tutti, dalle imprese, alla PA, ai consumatori finali”.
“Per questo – ha spiegato Rossi – abbiamo deciso di coinvolgere nell’indagine gli esperti e le aziende che si occupano e si sono dotate di certificazione accreditata per approfondire gli aspetti positivi e aree di miglioramento di questo settore, raccogliendo anche il contributo del Ministero dello Sviluppo Economico e di quello dell’Ambiente, che hanno ribadito come la qualificazione degli operatori rappresenti un fattore chiave per migliorare il mercato dei servizi energetici”.
“Rispetto ad altri Paesi come la Germania, che vanta più di 6 mila aziende che hanno certificato il loro sistema di gestione dell’efficienza energetica – continua Rossi – siamo un po’ più indietro nell’utilizzo di queste forme di certificazione, attestandoci oggi su un numero di certificati vicino ai 1300; il trend però è in forte crescita rispetto all’anno scorso e le politiche incentivanti del Governo dovrebbero ulteriormente facilitare il ricorso da parte delle imprese e pubblica Amministrazione a questi strumenti“
ACCREDIA è l’Ente unico nazionale di accreditamento designato dal Governo italiano. Il suo compito è attestare la competenza, l’imparzialità e l’indipendenza di chi deve garantire un grado elevato di protezione degli interessi pubblici, quali la salute, la sicurezza e l’ambiente.
ACCREDIA è un’associazione privata senza scopo di lucro che opera sotto la vigilanza del Ministero dello Sviluppo Economico e svolge un’attività di interesse pubblico, a garanzia delle istituzioni, delle imprese e dei consumatori.
ACCREDIA ha 67 soci che rappresentano tutte le parti interessate alle attività di accreditamento e certificazione, tra cui 9 Ministeri (Sviluppo Economico, Ambiente, Difesa, Infrastrutture e Trasporti, Interno, Istruzione, Lavoro, Politiche Agricole, Salute), 7 Enti pubblici di rilievo nazionale, i 2 Enti di normazione nazionali, UNI e CEI, 13 organizzazioni imprenditoriali e del lavoro, le associazioni degli organismi di certificazione e ispezione e dei laboratori di prova e taratura accreditati, le associazioni dei consulenti e dei consumatori e le imprese fornitrici di servizi di pubblica utilità come Ferrovie dello Stato ed Enel.
L’Ente è membro dei network comunitari e internazionali di accreditamento ed è firmatario dei relativi Accordi di mutuo riconoscimento, in virtù dei quali le prove di laboratorio e le certificazioni degli organismi accreditati da ACCREDIA sono riconosciute e accettate in Europa e nel mondo.
Big data to reduce Green House gas Emissions. Big data analytics company and ETH Zurich spin-off Teralytics, Telefónica NEXT and sustainability solution provider South Pole Group conducted a study in Nuremberg, Germany that reveals the analysis of mobile network data as an effective way to estimate CO2 and NOX emissions in urban areas at very low cost.
To achieve this, Teralytics examined aggregated and anonymised data, which is generated when mobile devices communicate with Telefónica’s mobile communication cells while users make calls, send texts or browse the internet.
Teralytics was able to refine this raw data into human mobility patterns to understand how the different modes of transport, for instance trains or cars, are frequented. Combining this information with data on the emissions of the different transport modes, the three entities were able to estimate air pollution and GHG emissions in the city.Screen Shot 2017-04-25 at 14.56.33
As each form of transportation produces a unique amount of CO2 and NOX emissions, understanding urban mobility patterns is vital to understand the source of emissions. The study in Nuremberg used this information to estimate with up to 77 per cent accuracy the concentration of air pollutants in the city.
These findings encourage further exploration of how big data can be used to understand and ultimately solve environmental issues such as air pollution in cities across the world. This is particularly interesting with regards to the lower cost of analysing and interpreting data compared to the higher cost of production and maintenance of elaborate measuring stations.
The novel approach could thus allow an ongoing analysis on a nationwide scale.
“While our contemporary urban lifestyles result in the generation of harmful greenhouse gasses, it also generates large amounts of behavioural data. Our mission at Teralytics is to use this data for the benefit of society,” says Georg Polzer, CEO of Teralytics. “Our findings from Nuremberg showed that this data can be used to give city planners insights into how human mobility contributes to pollution. This is a vital part to efficiently design and implement clean air and low carbon strategies. We are looking forward to further exploring this opportunity.”
Using a three-level process, the fully anonymised and aggregated data was first transformed into movement flows by the data scientists at Teralytics, identifying over 1.2 million transportation routes during the analysed time period.
The sustainability solution expert South Pole Group then used an atmospheric model to estimate air pollution levels caused by the usage of the different modes of transportation, taking into account meteorological data and information on the respective traffic carriers’ emission levels from the German Federal Ministry for the Environment (BMUB).
In the third step, the accuracy of the method was examined by comparing the findings with existing data from air pollution measuring stations.
The values measured at these stations were found to correlate up to 77 per cent with those from the Teralytics’ calculations
The results of this pilot study in Nuremberg constitute a sound basis to further develop the methodology. Following its success, the consortium was able to secure financial support from Climate KIC’s Low Carbon City Lab (LoCaL), an initiative that brings together cities, business, academia and NGO’s to deliver high environmental and societal impact. With this backing, the research partnership will expand and improve the methodology, focusing on short travel routes and taking into account local emission factors like airports, large-scale events, and types of vehicles on the road (i.e. electric cars and SUVs). Moreover, the influence of factors such as traffic jams and red lights will be taken into account in order to make even more accurate estimations of the air pollution levels in a city.
“The results from this pilot study exceed our expectations,” says Maximilian Groth, responsible for Business Development & Partnerships at Teralytics. “We are confident that we will soon be able to scale this product to cities worldwide to support urban planners in making our air cleaner and achieving the goals of the Paris Agreement at the lowest possible cost.”
This research follows other successful studies on usage of mobile network data, including a smart data analysis for transport in Stuttgart by Teralytics, Telefónica Germany, and Fraunhofer IAO.
“Approximately 70 per cent of global greenhouse gas emissions are generated in cities, meaning that they play a key role in climate protection. We see great potential in the use of continuously generated data, such as mobile network data, to measure and reduce pollution levels in cities.” States Renat Heuberger, CEO of South Pole Group.
Florian Marquart, Managing Director of Telefónica NEXT for Advanced Data Analytics: “The pilot project in Nuremberg has clearly shown the specific added value of anonymised mobile network data for the environment. This is data from people for people. We see great potential in the results and will start the next phase of our research. The goal is to develop a product that German cities, German states and the German federal government can use to better face the challenges of emissions pollution”.
Teralytics is the trusted data analytics partner for some of the largest telecom operators in North America, Europe and Asia. Using technology built for operators by data scientists, we have perfected the ingestion, modelling and transformation of raw signals from subscriber actions and movements on operator networks to deliver meaningful and actionable insights, that delivers new value to our mobile operator partners. By unlocking and processing a massive scale of device movement and consumer intelligence data from location and behavioural signals, we can analyse people, places and things and offer actual insights to help city planners, venue owners, retailers, NGOs and media companies make informed decisions, optimize operations and maximize ROI. Headquartered in Zurich, Teralytics has offices in New York, and Singapore.
South Pole Group is a leading provider of global sustainability solutions and services. The company has delivered climate-proven solutions to a wide range of public, private and civil society organisations for over a decade. The Group’s expertise covers key areas of corporate climate action, investment climate risks, sustainable supply chains, green finance, as well as renewable energy and energy efficiency. A pioneer in emission reduction and renewable energy projects, South Pole Group has been consistently rated by Environmental Finance’s Voluntary Carbon Market Survey as one of the most successful carbon market service providers in the world. www.thesouthpolegroup.com
Within Telefónica Germany NEXT GmbH based in Berlin, Telefónica Deutschland has bundled its digital growth areas “Advanced Data Analytics” and “Internet of Things”. The new company acts as an independent entrepreneur on the market and develops digital products and services under CEO Nicolaus Gollwitzer. As a partner to other industries, Telefónica NEXT enables companies to make better use of the growth opportunities provided by digitalisation. With “Advanced Data Analytics”, Telefónica NEXT focuses on the social and economic advantage that can be obtained from analysing large volumes of data. In addition, Telefónica NEXT is working on solutions for the Internet of Things. The new software platform geeny.io helps companies to offer connected solutions for end users. Telefónica NEXT imposes strict data protection standards on all products and applications, and often goes even further, because people should be able to retain control over their data and shape their digital lives as they choose.
Climate-KIC is the largest European innovation initiative for climate-friendly technologies. Launched as EU program 2010, Climate-KIC supports with offices in 15 European countries innovation projects, start-ups and young innovators. Numerous partners from industry and commerce, science, public sector and civil society work in Climate-KIC on ground-breaking, scalable innovations to fight climate changes.
Worldwide Premiere of The Third Industrial Revolution: A New Story for the Human Family, as told by Jeremy Rifkin, at the Tribeca Film Festival.
The film provides a counter-narrative on the future of the global economy.
Immediately following the premiere at Tribeca, a panel discussion featuring Ford president and CEO Mark Fields, Director and VICE CCO Eddy Moretti, and Jeremy Rifkin expanded on key topics from the film including emerging 5G communications, green electricity grids, and e-mobility solutions and the changing urban landscape.
Will the Third Industrial Revolution Create an Economic Boom that Saves the Planet?
Jeremy Rifkin’s thinking about how to build a clean-energy powered, automation-filled future is inspiring major infrastructure plans in Europe and China.
Can his new Vice documentary convince American business leaders to buy in?
Economia Circolare a Ecomondo. Dal 7 al 10 novembre prossimi l’appuntamento con la piattaforma europea leader per l´industria green al fianco delle aziende dell´ambiente e dell´economia sostenibile. Debuttano il progetto su Trasporto e Mobilità Sostenibili, pilastri dell´Urban Circular Economy, e l’area sul dissesto idrogeologico e la prevenzione dei rischi climatici. Rotta decisa e motori al massimo verso l’economia circolare al prossimo appuntamento con la grande piattaforma delle green technologies di ECOMONDO E KEY ENERGY, in programma sotto le insegne di IEG (Italian Exhibition Group) dal 7 al 10 novembre 2017 alla Fiera di Rimini.
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Calano inquinanti, aumentano polveri sottili. In Italia, dal 1990 ad oggi, sono diminuite complessivamente le emissioni dei cinque principali inquinanti identificati dall’Unione europea come i più dannosi per la salute e gli ecosistemi naturali: biossido di zolfo (-93%), monossido di carbonio (-69%), ossidi di azoto (-61%), composti organici volatili non metanici (-57%) e polveri sottili PM2,5 (-31%).
SEN Strategia Energetica Nazionale: serve approccio integrato energia-ambiente-clima. Una strategia che integri ambiente, clima, energia e un Piano di ampio respiro incentrato sull’efficienza energetica. In estrema sintesi, sono queste per l’ENEA le possibili linee guida per una nuova SEN, la strategia energetica nazionale. A delinearle, nel corso di un’audizione oggi al Senato, il Presidente dell’ENEA Federico Testa, per il quale “è indispensabile partire fin dall’inizio con un approccio integrato, legando insieme energia, sostenibilità ambientale e clima, nella cornice della svolta segnata dalla COP21 del dicembre 2015 a Parigi e del nuovo winter package della Commissione europea”.