Energy Efficiency Report 2024 di Energy-Strategy, School of Management Politecnico di Milano. EPBD Casa Green: adeguarci alla direttiva europea costerebbe 180 miliardi al 2030, ma andrebbe efficientato il 43% dei vecchi immobili di classe G.
Circa 180 miliardi di euro
Tanto ci costerebbe adeguarci alla direttiva UE Casa Green (Energy Performance of Buildings Directive) qualora venisse recepita dall’Italia, stando a un modello elaborato ad hoc da Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Una cifra comparabile con quanto è stato speso nell’ultimo triennio tra superbonus, ecobonus e bonus casa, ma che per essere efficace dovrebbe essere “spalmata” su un numero davvero molto più ampio di edifici, in particolare quelli nelle peggiori condizioni appartenenti alla classe G, che sono circa 5 milioni (il 40% dell’intero parco immobiliare italiano) e andrebbero adeguati per quasi la metà.
Interventi che l’Italia dovrà comunque fare, prima o poi, o non raggiungerà gli obiettivi di decarbonizzazione che si è data.
Secondo Casa Green, che definisce i requisiti e i target da conseguire entro il 2030 per immobili residenziali e non, nuovi e ristrutturati, dovremmo ridurre il consumo di energia primaria per gli edifici a uso abitativo del 16% rispetto al 2020, quindi di 6,32 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, passando da 39,49 Mtep a 33,17) e ben il 55% di questo risparmio (3,46 Mtep) dovrebbe riguardare gli immobili di classe G, che sarebbero da efficientare almeno per il 43%, in metratura o in numero di edifici.
Stando all’analisi contenuta nell’ultimo Energy Efficiency Report 2024 di E&S – illustrato al Politecnico di Milano e discusso con le molte aziende partner della ricerca – l’intervento costerebbe tra i 93 e i 103 miliardi di euro, a cui andrebbero aggiunti circa altri 80 per coprire il restante 45% dell’obiettivo, intervenendo sugli edifici delle altre classi energetiche.
Il conto complessivo si attesterebbe così attorno ai 180 miliardi di euro (tra 169 e 187).
“A differenza di quanto fatto nel recente passato bisognerà intervenire in maniera molto più estensiva sul territorio in termini di numero di edifici – commenta Vittorio Chiesa, direttore di E&S – sempre che il comparto dell’edilizia possa gestire un numero enorme di cantieri in così pochi anni e anche che i prodotti e i materiali siano disponibili, e a un prezzo in linea con quanto previsto dalle stime. Parte di queste risorse potrebbe (o dovrebbe) arrivare da un nuovo grande piano di finanziamenti europei, ma non basta, occorre una pianificazione attenta e la messa a punto di strumenti di supporto alla riqualificazione energetica degli edifici che oggi non è parte della nostra agenda politica, nonostante il PNIEC abbia rivisto al rialzo i target di riduzione dei consumi annuali di energia finale al 2030 insieme agli obblighi di risparmio annuo. Senza interventi sul patrimonio edilizio – va ricordato – gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese non saranno mai raggiunti e quindi l’Italia dovrà comunque dotarsi delle risorse necessarie per effettuare quegli investimenti, anche se eventualmente spalmati su un periodo più lungo”.
Efficienza energetica: investiti in Italia tra gli 85 e i 95 miliardi di euro nel 2023
Ma com’è andata nel 2023? Gli investimenti in efficienza energetica in Italia sono stati pari a circa 85-95 miliardi di euro, trainati dal settore residenziale, che con l’effetto del Superbonus ha fatto la parte del leone (55-59 miliardi di euro, il triplo dei 20 miliardi scarsi spesi nel 2022), e dal terziario (25-29 miliardi).
Decisamente poco rilevanti invece la Pubblica Amministrazione, i cui investimenti sono supportati principalmente da PREPAC, PNRR e Conto Termico, e il settore industriale, che ha tuttavia registrato un aumento del 20% rispetto al 2022.
Il boom degli investimenti nel settore residenziale ha rappresentato un’indubbia opportunità per il comparto dell’efficienza energetica, spingendo in particolare quegli interventi che prima del superbonus erano invece relegati a un ruolo più marginale, come il cappotto termico e i serramenti, oggi quasi il 50% del totale. Ma cosa succederà ora che tutte le forme di “bonus” sono uscite di scena o sono state drasticamente ridimensionate?
“Il quadro è piuttosto complesso e incerto – spiega Federico Frattini, vicedirettore di E&S e responsabile del Report-: da un lato, nonostante le recenti elezioni possano eventualmente cambiare le carte in tavola, l’Europa ha alzato l’asticella degli obiettivi, con l’Energy Efficiency Directive (EED) e soprattutto con l’Energy Performance of Buildings Directive; dall’altro lato, l’indice di propensione agli investimenti in efficienza energetica misurato dalla nostra survey è decisamente in calo e sono molte le preoccupazioni degli operatori riguardo al futuro del mercato”.
Non a caso, se guardiamo al futuro dell’efficienza energetica attraverso l’indice Odyssee-Mure (calcolato sulla media di 3 sotto-indicatori – livello attuale, trend e policies – misurati da 0 a 1) l’Italia si colloca al 22° posto tra i 27 Paesi appartenenti alla UE.
E l’industria? L’incertezza rischia di dimezzare l’adozione del fotovoltaico e gli interventi sui processi
E&S ha condotto un sondaggio sullo stato dell’efficienza energetica nelle imprese italiane, raccogliendo tra aprile e maggio 2024 le risposte di 454 aziende di differenti settori industriali: circa il 45% degli interpellati non ha effettuato per nulla investimenti nel corso del 2023, mentre il 55% che lo ha fatto ha acquistato soprattutto (43%) tecnologie hardware, con un esiguo 9% che ha investito anche in software.
Alla base degli investimenti c’è, e ci sarà anche nei prossimi anni, la volontà di ridurre i consumi, seguita dalla sensibilità del management verso i benefici economici e ambientali, che rappresenterà, specialmente per le tecnologie hardware, un fattore di scelta sempre più centrale. Al contrario, la principale barriera all’adozione è il tempo di ritorno dell’investimento, considerato troppo lungo dalle aziende: questo, insieme all’incertezza normativa, conferma la necessità di incentivi stabili.
Ma il vero campanello d’allarme riguarda le volontà di investimento per i prossimi 5 anni, da cui emerge chiaramente un rallentamento, addirittura un dimezzamento o più, negli investimenti complessivi in efficienza energetica: un’analisi comparata tra i risultati della survey e i dati contenuti nel precedente Energy Efficiency Report 2023 evidenzia infatti un significativo calo d’interesse nel puntare su tecnologie come il fotovoltaico e i sistemi di aria compressa, e di intervenire sui processi produttivi.
Le ESCo in Italia: quali prospettive per il futuro?
Un’altra survey è poi stata condotta tra le imprese dei servizi di efficienza energetica, coinvolgendo 84 aziende fra ESCo indipendenti ed ESCo appartenenti a grandi Utility, per un fatturato complessivo di circa 930 milioni di cui il 60% (557 milioni) nel comparto civile.
Il fotovoltaico si conferma una delle tecnologie di punta dell’offerta delle ESCo nel comparto del civile, proposta da oltre il 75% dei rispondenti, in particolare nel settore PA (97%) e Residenziale (86%). La tipologia di contratto più diffusa è quello “chiavi in mano”, indipendentemente dal settore di riferimento, e va rilevato come la modalità EPC con rischio finanziario del cliente sia estremamente poco diffusa. Pare quindi evidente, nonostante da tempo nel settore sia in atto una concentrazione degli operatori, che la logica di servizio energetico e il collegamento dei risultati di risparmio agli interventi effettuati non sia ancora giunta a maturazione.
Premio per lo Sviluppo Sostenibile termine prorogato: c’è tempo fino al 30 luglio per partecipare. La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ed Ecomondo-Italian Exhibition Group istituiscono per l’anno 2024, la 14ma Edizione del Premio destinato a Imprese, start up e Amministrazioni Locali Italiane o che operano anche nel territorio italiano, che si siano particolarmente distinte per eco-innovazione ed efficacia dei risultati ambientali ed economici, nonché del loro potenziale di diffusione.
Il Premio ha avuto, in più edizioni, l’Adesione del Presidente della Repubblica Italiana. Per l’anno 2024 il Premio per lo sviluppo sostenibile è articolato in 3 settori: Economia Circolare, Neutralità climatica e soluzioni Nature Positive, Edilizia green.
Per l’anno 2024 il Premio per lo sviluppo sostenibile è articolato in 3 settori (è possibile partecipare a un solo settore):
1 – Settore Economia Circolare suddiviso in:
— Sezione Imprese, in collaborazione con il Circular Economy Network
— Sezione Startup per gli imballaggi, in collaborazione con il CONAI
2 – Settore Edilizia Green: efficienza energetica, rinnovabili, materiali innovativi rivolto ad Imprese/Startp e Amministrazioni locali, con la partecipazione di ENEA
3 – Sezione neutralità climatica e soluzioni nature positive rivolto ad Amministrazioni locali e/o Aziende Multiutility e/o partecipate, in collaborazione con il Green City Network, Italy for Climate e GSE – Gestore Serivizi Energetici
La premiazione avrà luogo a Ecomondo, presso il quartiere fieristico di Rimini, giovedì 7 Novembre 2024.
Per la sezione Startup Imballaggi con CONAI, la premiazione avverrà in occasione della Conferenza Nazionale dell’Industria del riciclo in programma il 12 dicembre 2024 a Milano in media partnership con Pianeta 2030, il Corriere della Sera.
Il Premio per lo Sviluppo Sostenibile, dedicato alle eccellenze italiane nel campo della green economy, è una iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e di Ecomondo-Italian Exhibition Group e ha ricevuto sin dal primo anno l’Adesione del Presidente della Repubblica. Non ha finalità lucrative, è aperto a una libera e gratuita partecipazione e punta a far emergere e promuovere i migliori progetti e iniziative italiane nel settore.
La Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile grazie a oltre 15 anni di studi, ricerche e iniziative, è diventata un autorevole punto di riferimento per i principali settori e protagonisti della green economy. Punta con convinzione su un Green Deal per il rilancio dell’Italia, per evitare che la crisi alimenti un arretramento delle scelte green e per affrontare le sfide ambientali come nuove opportunità. Dispone di un patrimonio di esperienze, di conoscenza delle tematiche e di credibilità, acquisito con anni di serio lavoro, che viene messo al servizio di un impegno civile e ambientale, in particolare a supporto di imprese e organizzazioni che condividono un comune percorso di sostenibilità e di responsabilità. Punta sull’aggiornamento continuo, sulla diffusione di quali?cate pubblicazioni, sulla promozione di incontri di informazione e confronto, sul dialogo e il coinvolgimento delle istituzioni e delle forze sociali, su attività e reti sui temi strategici della green economy.
Italian Exhibition Group SpA, ha maturato negli anni, con le strutture di Rimini e Vicenza, una leadership nell’organizzazione di eventi e da oltre 70 anni organizza fiere e congressi in Italia e nel mondo. La sua mission è quella di offrire ai Partner nazionali e internazionali opportunità di affari concrete, contenuti e servizi ad alto valore aggiunto, occasioni d’incontro. IEG, nel complesso delle sedi espositive e congressuali di Rimini e Vicenza, organizza annualmente oltre 56 fiere fra organizzate o ospitate, e oltre 126 eventi congressuali. Con i propri eventi, piattaforme di incoming buyer e outgoing di aziende, società controllate e joint-venture, IEG ha sviluppato un network globale che attrae, affianca e promuove le industries di riferimento del Gruppo. IEG ha sviluppato attività – anche attraverso joint-ventures con organizzatori globali o locali, come ad esempio negli Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Cina, Messico, Germania, Singapore, Brasile – che l’hanno posizionata tra i principali operatori europei del settore. Nel 2024, Ecomondo, ecosistema della transizione ecologica, l’evento internazionale di riferimento in Europa e nel bacino del Mediterraneo per le tecnologie, i servizi e le soluzioni industriali nei settori della green and circular economy si terrà a Rimini dal 5 al 7 novembre.
La scadenza per le candidature è prorogata al 30 luglio 2024.
www.premiosvilupposostenibile.org
225mila imprese in aree a rischio ambientale. Solo nel 2023, secondo Legambiente, sono stati 118 gli eventi alluvionali. Un dato da non sottovalutare se pensiamo che in Italia ci sono 225.874 unità locali di impresa in aree a rischio elevato di alluvione.
Si evince da una elaborazione GEA – Green Economy Agency su dati Ispra presentata nel corso dell’evento Green Economy Finance, organizzato dal gruppo editoriale Withub, insieme a Eunews, GEA – Green Economy Agency e Fondazione Art.49.
Al centro della seconda parte dell’evento, “Fronteggiare i rischi climatici: il ruolo delle assicurazioni”, si è tenuto il dibattito sulla necessità di proteggere l’economia dagli impatti negativi della crisi climatica.
Le province che hanno più unità di impresa (non si includono solo le sedi legali di un’azienda ma tutti i luoghi delle attività economiche) in aree a rischio elevato, infatti, sono quelle di Venezia, Genova, Padova, Rimini e Bologna.
Questi dati sono fondamentali per quantificare il problema, gestirlo e definire priorità di intervento.
Dove le imprese a rischio sono più concentrate?
Normalizzando il dato del rischio rispetto alla dimensione della città o della provincia, risulta che quella di Genova è la provincia con maggiore densità di unità locale di impresa in area a rischio elevato, cioè con una probabilità stimata di ripetersi di alluvioni ogni 20-50 anni.
Terremoti in Italia
Dal 1968 spesi 121,9 miliardi di euro. Tra gli eventi naturali che hanno causato più danni economici in Italia troviamo i terremoti. GEA, con il centro studi del Consiglio Nazionale Ingegneri, ha calcolato la spesa pubblica per i grandi terremoti: dal 1968 a oggi abbiamo speso 121,9 miliardi di euro per le ricostruzioni di 8 grandi eventi sismici – Valle Del Belice, Friuli Venezia e Giulia, Irpinia, Marche-Umbria, Puglia – Molise, Abruzzo, Emilia, Amatrice e Centro Italia, pari a 2,17 miliardi all’anno.
Prevenzione e assicurazione
Perché l’Italia è tanto esposta ai rischi climatici? Innanzitutto nel nostro Paese manca una cultura della prevenzione, secondo i dati ASviS contenuti nel Policy Brief “Politiche di prevenzione e contrasto al dissesto idrogeologico”, nel periodo 2013-2019 a fronte di 20 miliardi di euro spesi per le emergenze, 2 miliardi di euro, solo il 10%, sono stati investiti per la prevenzione.
Non solo, gli italiani si assicurano poco: la percentuale di abitazioni assicurate contro le calamità naturali, terremoti e alluvioni nel nostro Paese è pari al 5,3% del totale (rielaborazione Gea su dati Ania).
Non va meglio per le aziende nostrane: solo il 5% delle microimprese (pari a 4,3 milioni, il 95% del totale) ha un’assicurazione contro i rischi climatici.
In questo senso, la nuova Manovra Finanziaria prevede, per tutte le aziende iscritte al registro delle imprese, l’obbligo di assicurare terreni, fabbricati e macchinari dagli eventi calamitosi entro il 31 Dicembre 2024.
Al panel sono intervenuti Riccardo Cesari, Componente del Consiglio IVASS, Maria Siclari Direttrice generale di ISPRA, Dario Focarelli Direttore generale di ANIA, Francesca Brunori Confindustria, Direttrice Credito e Finanza.
Italia Obiettivi Climatici e crediti carbonio: destinata a non raggiungerli entro il 2030, perderà miliardi di euro in obblighi di compensazioni.
L’azione degli stati membri dell’UE per mitigare le emissioni climalteranti non è sufficiente a conseguire gli obiettivi dell’Unione Europea in materia di protezione del clima e l’Italia è tra i Paesi con i risultati peggiori.
È quanto emerge dall’ultimo studio di Transport & Environment, l’organizzazione ambientalista indipendente europea.
Senza un’azione immediata, dodici Paesi dell’UE non conseguiranno gli obiettivi climatici nazionali previsti dall’Effort Sharing Regulation (ESR), mentre altri sette rischiano di non raggiungere la piena compliance.
Germania e Italia sono i due Paesi con i risultati peggiori in termini assoluti, mentre la Francia raggiungerà l’obiettivo ma con un margine molto stretto, tanto che qualsiasi passo indietro nelle politiche, o un inverno molto freddo che spinga ad aumentare il consumo di energia, potrebbero mettere a rischio il conseguimento dei suoi obiettivi.
Italia e Germania mancheranno gli obiettivi climatici
Lo studio presentato oggi evidenzia come Germania e Italia mancheranno i loro obiettivi climatici con uno scarto sostanziale (rispettivamente 10 e 7,7 punti percentuali)1. Di conseguenza, potrebbero consumare tutto il surplus di crediti disponibili per gli altri Paesi. La Germania da sola avrà bisogno del 70% dei crediti disponibili. Gli altri Paesi non conformi con gli obiettivi di riduzione delle emissioni si ritroveranno senza crediti da acquistare. Una situazione, questa, che potrebbe dare adito a contenziosi legali.
L’Italia potrebbe pagare 15,5 mld di euro
Se le quote dovessero essere scambiate a 129 euro (il prezzo del carbonio previsto da Bloomberg nei settori ETS al 2030), l’Italia, con un deficit di 120 milioni di crediti, dovrà pagare 15,5 miliardi di euro ai Paesi che avranno accumulato crediti di emissione. La Germania potrebbe fare anche peggio, accumulando un debito di 16,2 miliardi. Ma i due Paesi possono ancora raggiungere i loro obiettivi, implementando nuove misure per aumentare la diffusione di veicoli elettrici, aumentare l’efficienza nel settore residenziale e altro ancora.
Pericolo scarsità di crediti di emissioni
I Paesi che non raggiungono gli obiettivi possono acquistare crediti da quelli che li raggiungono. Il prezzo dei crediti viene deciso bilateralmente tra i Paesi. Ma T&E avverte che, senza un’azione immediata, ci sarà una scarsità di crediti, dovuta al fatto che saranno troppi i Paesi che falliranno nel ridurre le loro emissioni in linea con i target assegnati su base nazionale. Questo potrebbe portare, nel 2030, a un’asta al rialzo per i crediti, con conseguente aumento dei prezzi.
Pagare miliardi o implementare politiche migliori?
Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, spiega: “L’ammontare delle sanzioni che i Paesi potrebbero dover pagare nel 2030 è impressionante. Gli stati membri si trovano di fronte a una scelta chiara: pagare miliardi per il loro debito di carbonio o implementare nuove politiche, che migliorino la vita dei loro cittadini e li proteggano dalle conseguenze del cambiamento climatico. Ci sono ancora sei anni per correggere la rotta. Chiediamo alla nuova Commissione di riunire un gruppo d’azione, in cui vengano proposte misure come gli obiettivi di elettrificazione a livello europeo per le auto aziendali e in cui i Paesi ritardatari ricevano le indicazioni necessarie”.
Spagna, Grecia e Polonia i Paesi con i migliori risultati
I Paesi che secondo lo studio di T&E stanno ottenendo i migliori risultati in termini assoluti – quindi con il maggior surplus di crediti – sono la Spagna, la Grecia e la Polonia. La Spagna potrebbe superare di 7 punti percentuali il suo obiettivo per il 2030. Se così fosse, il governo spagnolo, scambiando i suoi crediti di emissione, riceverebbe 10 miliardi circa dai Paesi che non sono in regola. I piani presentati da Francia, Paesi Bassi e Belgio sono appena sufficienti per raggiungere il loro obiettivo, ma qualsiasi passo indietro nelle politiche rischierebbe di far arretrare anche questi stati tra quelli inadempienti, avverte T&E.
Debiti dell’Italia, un peso per le finanze pubbliche
“La cosa più preoccupante che emerge dalla nostra analisi – ha concluso Boraschi – è che la Germania e l’Italia si accingono a divorare tutti i crediti disponibili nell’UE. Questo avrà ricadute economiche molto concrete; per l’Italia sarebbe un colpo durissimo, vista la precarietà delle nostre finanze e l’enorme debito pubblico”.
Per il PNIEC italiano serve una radicale revisione
Secondo T&E il PNIEC (Piano Nazionale per l’Energia e il Clima) italiano, rispetto alla prima formulazione presentata alla Commissione, ha bisogno di radicali revisioni e in particolare di politiche stabili per accelerare l’elettrificazione dei trasporti su strada, a partire dalle auto aziendali; di un meccanismo di credito per l’elettricità rinnovabile nei trasporti; di un taglio radicale ai 22,5 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi, che l’Italia ancora elargisce alterando i prezzi di mercato a favore delle tecnologie fossili (1).
Emissioni nei settori ESR diminuiranno del 35,5% nel 2030 anziché del 40%
In base all’ESR, gli stati membri devono raggiungere gli obiettivi climatici per cinque settori chiave: trasporti stradali, edifici, piccola industria, rifiuti e agricoltura. Gli obiettivi sono stati definiti in base al PIL del Paese, con i Paesi più ricchi che devono raggiungere obiettivi di riduzione delle emissioni più elevati. L’obiettivo generale per l’UE è di -40% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2005) in tutti e cinque i settori. I Paesi devono presentare i Piani Nazionali per l’Energia e il Clima che illustrano come intendono raggiungere l’obiettivo entro il 30 giugno. T&E ha analizzato le bozze dei PNIEC e le proiezioni più recenti per calcolare le riduzioni potenziali delle emissioni di tutti i 27 Paesi dell’UE. Aggregando i piani nazionali presentati dai Paesi, si prevede che le emissioni nei settori ESR diminuiranno solo del 35,5% nel 2030 (rispetto al 2005). Si tratta di 4,5 punti percentuali in meno rispetto all’obiettivo UE del -40%.
(1) Secondo la valutazione del PNIEC da parte della Commissione Europea, l’Italia mancherà il suo obiettivo di 7,7 punti percentuali. T&E mostra che, per compensare questo deficit, Il Governo italiano dovrà acquistare 120 milioni crediti di emissioni da altri stati membri per un corrispettivo economico che potrebbe superare i 15 miliardi di euro.
Transport & Environment‘s (T&E) vision is a zero-emission mobility system that is affordable and has minimal impacts on our health, climate and environment.
Since we were created 30 years ago, T&E has shaped some of Europe’s most important environmental laws. We got the EU to set the world’s most ambitious CO2 standards for cars and trucks but also helped uncover the dieselgate scandal; we campaigned successfully to end palm oil diesel; secured a global ban on dirty shipping fuels and the creation of the world’s biggest carbon market for aviation – just to name a few.
Credibility is our key asset. We are a non-profit organisation and politically independent. We combine the power of robust, science-based evidence and a deep understanding of transport with memorable communications and impactful advocacy.
Our staff in Brussels, Rome, Madrid, Berlin, Warsaw and London collaborate with our 63 national member and supporter organisations in 24 countries across Europe. All together our members and supporters represent more than 3.5 million people.
We coordinate the International Coalition for Sustainable Aviation (ICSA), which has observer status at the International Civil Aviation Organisation (ICAO) and are members of the Clean Shipping Coalition (CSC), which has observer status at the International Maritime Organisation (IMO).
We hold a seat on the board of ECOS, and are members of the Green 10 group of European environmental NGOs, Agora Verkehrswende, the Platform for Electromobility, the Coalition for Energy Savings, the Renewable Grids Initiative and the Electrification Alliance.
Finanza sostenibile e biodiversità. La tutela della biodiversità è essenziale per la salute umana e per tutti i settori economici, che dipendono in modo diretto o indiretto dagli ecosistemi terrestri e marini.
Per converso, la perdita di biodiversità e il collasso degli ecosistemi rappresentano una grave minaccia.
Per questo, è fondamentale, accanto all’azione climatica globale, includere la biodiversità in tutti i processi di investimento, finanziamento e assicurazione.
Durante la conferenza, organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile con il supporto di ADVANT Nctm, Axa Investment Managers ed Etica Sgr, nel contesto dell’Italian Business @ Biodiversity Working Group (con Etifor e Regione Lombardia), sarà presentato il paper “Finanza sostenibile e biodiversità”, frutto di un Gruppo di Lavoro avviato dal Forum con i propri Soci.
Il documento fornirà delle prime linee guida agli operatori finanziari interessati a includere la tutela della biodiversità nelle proprie politiche, processi e prodotti. Il convegno sarà l’occasione per un confronto tra operatori ed esperti su questa sfida cruciale e sul contributo fondamentale che la finanza sostenibile può dare per conservare la biodiversità.
Dopo la plenaria, sono previste due sessioni tecniche parallele: “Come si misura la biodiversità: metriche e dati per il monitoraggio e la valutazione degli impatti” e “Strumenti finanziari per investire in biodiversità”.
La conferenza è la prima sessione della giornata “Finanza, imprese e istituzioni: un percorso condiviso per la biodiversità”.
Nella sessione del pomeriggio, dal titolo “Imprese, finanza e biodiversità: come contribuire a un futuro Nature Positive?” è previsto il lancio dell’Italian Business @ Biodiversity Working Group.
Durante la conferenza pomeridiana, operatori finanziari, imprese e istituzioni potranno scoprire, guidati da alcuni dei maggiori esperti del settore, cosa significa intraprendere un percorso di questo tipo.
Programma
09:30-10:00
Accoglienza e registrazioni
10:00-10:05
Saluti di benvenuto
Roberto Laffi, Direttore Generale Territorio e Sistemi Verdi, Regione Lombardia
10:05-10:10
Introduzione ai lavori
– Francesco Bicciato, Direttore Generale, Forum per la Finanza Sostenibile
10:10-10:25
Presentazione del paper su finanza sostenibile e biodiversità
– Alessandro Asmundo, Senior Policy Officer, Forum per la Finanza Sostenibile
– Arianna Lovera, Research Manager, Forum per la Finanza Sostenibile
10:25-11:15
Tavola rotonda
– Cristina Colombo, ESG Analyst, Etica Sgr
– Riccardo Sallustio, Partner, ADVANT Nctm
– Demis Todeschini, Head Of ETF Sales Italy AXA Investment Managers, Visiting Professor, Università di Bergamo
Modera: Emanuele Bompan, Direttore, Materia Rinnovabile
11:15-11:35
Keynote speech
– Alessandro Valentini, Sustainable Finance Specialist, World Economic Forum
11:35-11:40
Conclusioni
– Francesco Bicciato, Direttore Generale, Forum per la Finanza Sostenibile
11:40-12:00
Coffee break
12:00-13:00
Sessioni tecniche parallele
Sessione tecnica 1 Come si misura la biodiversità: metriche e dati per il monitoraggio e la valutazione degli impatti
– Benedetta Lucchitta, Research fellow, Sustainable urban regeneration Lab, e centro di ricerca DIRB, Università Bocconi
– Elena Stoppioni, Presidente, Save the Planet
– Alessandra Zampieri, Director, Directorate for Sustainable Resources, JRC
Modera: Alessandro Asmundo, Senior Policy Officer, Forum per la Finanza Sostenibile
Sessione tecnica 2 Strumenti finanziari per investire in biodiversità
Italian Business @ Biodiversity Working Group
– Maria Alejandra Lizcano Solano, Biodiversity & Ecosystem Services Specialist, Etifor
– Alessandra Norcini, Dirigente Struttura Natura e Biodiversità, Regione Lombardia
– Isabel Reuss, Senior Climate and Social Advisor, Forum per la Finanza Sostenibile
Modera: Francesco Bicciato, Direttore Generale, Forum per la Finanza Sostenibile
La partecipazione è gratuita, previa iscrizione entro lunedì 24 giugno alle ore 16:00
25 giugno, ore 10:00 – 13:00 – Milano, via M. Gioia 37 (Palazzo Lombardia, sala Marco Biagi, ingresso N4).
Chi paga costi del clima Loss and Damage. Se si abbinano gli impatti economici attuali del cambiamento climatico e la loro distribuzione geografica con diversi principi di responsabilità storica, si possono stabilire possibili contributi e diritti al finanziamento per Loss and Damage (L&D).
Un nuovo articolo con autori CMCC e pubblicato sulla rivista Nature Reviews Earth & Environment utilizza nuovi sviluppi di ricerca nell’ambito dell’economia del clima per informare e rafforzare le evidenze sui costi e le esigenze associate a L&D e per aiutare i negoziati internazionali a fare passi in avanti.
Loss & Damage (Perdite e Danni) è un argomento relativamente nuovo nella politica climatica che, tuttavia, continua a crescere in importanza. Il tema riguarda, in generale, i potenziali impatti negativi che si materializzano in Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili, a causa sia di eventi estremi, che dei cosiddetti eventi “a lenta insorgenza” (slow onset events), dopo che siano state realizzate tutte le possibili misure di mitigazione e adattamento.
Si tratta di un tema che è sempre di più all’attenzione delle politiche climatiche soprattutto dopo la decisione di istituire un meccanismo di finanziamento, concordata alla COP27, poi reso operativo alla COP28. Sebbene i primi impegni ratificati negli accordi abbiano superato i 700 milioni di dollari, definizioni vaghe del concetto di L&D e l’assenza di metodologie chiare hanno portato a grandi incertezze sulle dimensioni delle esigenze di finanziamento per L&D. A sua volta, ciò ha influenzato sia la formulazione delle politiche che gli accordi di finanziamento.
Un nuovo articolo, realizzato sotto il coordinamento del CMCC in collaborazione con l’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) e il Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), è stato pubblicato sulla rivista Nature Reviews Earth & Environment. Gli autori esplorano nuovi modi di quantificare i costi economici del L&D, che combinano nuove intuizioni economiche climatiche sulla quantificazione dei danni con principi di responsabilità storica, applicati al contesto del L&D.
“Questo lavoro dimostra come la scienza transdisciplinare possa far avanzare il dibattito politico ad alto rischio su L&D derivanti dal cambiamento climatico”, afferma Massimo Tavoni, direttore del CMCC-RFF European Institute on Economics and the Environment. “I risultati evidenziano significativi impatti economici del cambiamento climatico nei paesi vulnerabili e mostrano la natura dinamica della responsabilità nella ripartizione del fondo L&D. Questa ricerca è un appello a migliorare e integrare le metodologie di ricerca e l’osservazione per aiutare ad avanzare nei negoziati internazionali.”
“È sempre più chiaro che i costi economici del cambiamento climatico sono sostanziali. Mentre il riscaldamento globale e gli eventi meteorologici estremi influenzano le economie di tutto il mondo, sono generalmente le regioni meno responsabili del cambiamento climatico e con meno risorse per adattarsi a essere colpite più duramente,” afferma Leonie Wenz, coautrice e ricercatrice presso PIK. “Qui illustriamo come le intuizioni dell’economia climatica empirica possano informare le esigenze di finanziamento per L&D quantificando questi effetti.”
Combinare le più recenti scienze dell’economia climatica con le definizioni di responsabilità offre l’opportunità di aggiungere alle crescenti evidenze sulle conseguenze del cambiamento climatico per il benessere economico osservazioni e informazioni su disuguaglianze e povertà. Adottando una comprensione dinamica della responsabilità, i risultati del documento aiutano a determinare come le crescenti esigenze di finanziamento per L&D possano essere soddisfatte, considerando in particolare che L&D è uno sforzo globale che richiede contributi da una varietà di fonti.
“La ricerca è anche un contributo tempestivo ai negoziati su un obiettivo globale post-2025 sul finanziamento climatico per sostenere l’azione climatica nei paesi in via di sviluppo, che sarà deciso alla COP29 a novembre 2024 in Azerbaigian. L’ambito e la copertura dell’obiettivo climatico sono attualmente molto dibattuti e diverse parti hanno optato per includere anche le esigenze associate a L&D oltre a quelle legate alla mitigazione e all’adattamento climatico,” afferma Reinhard Mechler, ricercatore presso IIASA.
By coupling the current economic impacts of climate change and their geographical distribution with different historical responsibility principles, researchers can establish possible contributions and entitlements to Loss and Damage (L&D) funding. A new article led by the CMCC and published in Nature Reviews Earth & Environment leverages developments in climate economics to inform and bolster evidence for the costs and needs associated with L&D and provides inputs to help advance international negotiations.
L&D is a relatively new topic in climate policy, which has however continued to grow in importance after the decision to establish a funding mechanism was agreed at COP27 and operationalised at COP28. Although initial pledges exceeded USD 700 million, vague definitions for the L&D concept and an absence of clearly established methodologies have led to large uncertainties in the size of L&D funding needs. In turn, this has both affected policy formulation and funding arrangements.
A new article, led by the CMCC in collaboration with the International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) and the Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), is published in Nature Reviews Earth & Environment. Authors explore novel ways of quantifying the economic costs of L&D which combines novel climate economic insights on damage quantification with principles of historical responsibility, applied to the L&D context.
“This work shows how trans-disciplinary science can advance the high-stake policy debate on L&D from climate change,” says Massimo Tavoni, director of the CMCC-RFF European Institute on Economics and the Environment. “The results point to significant economic impacts of climate change in vulnerable countries, and illustrate the dynamic nature of responsibility for apportioning the L&D fund. This is a call for improving and integrating research methodologies and observation to help advance international negotiations.”
“There’s more and more evidence that the economic costs of climate change are substantial. While global warming and extreme weather affect economies worldwide, it’s generally the regions least responsible for climate change and with the fewest resources to adapt, that are hit hardest. We here illustrate how insights from empirical climate economics can inform loss and damage funding needs by quantifying these effects.” says contributing author and researcher at PIK, Leonie Wenz.
Combining the latest science of climate economics with definitions of responsibility offers an opportunity to add to the mounting evidence on the consequences of climate change for economic well-being, inequality, and poverty. By adopting a dynamic understanding of responsibility, the paper’s findings help determine how growing needs for funding for L&D can be met, particularly considering that L&D is a global effort that requires contributions from a variety of sources.
“The research is also a timely contribution to negotiations on a post-2025 global goal on climate finance for supporting climate action in developing countries, which is to be decided on at COP29 in November in Azerbaijan. The scope and coverage of the climate goal is currently heavily debated and a number of parties have opted for also including needs associated with L&D in addition to needs linked to climate mitigation and adaptation,” researcher at IIASA Reinhard Mechler.
Ecomondo 2024 sostenibilità e transizione ecologica si confermano ambiti strategici per la competitività delle aziende italiane sui mercati esteri.
Aziende che guardano al futuro e che saranno protagoniste a Ecomondo 2024, la rassegna organizzata da Italian Exhibition Group (IEG) che giunge quest’anno alla sua 27esima edizione. Nel 2023 l’export italiano ha superato i 660 miliardi di euro, con un traino proprio dal segmento della sostenibilità, di cui quest’anno è atteso un ulteriore incremento del 10% e del 14,1% in media nel prossimo biennio, sulla spinta sempre maggiore dei processi di transizione.
In questo scenario, dopo l’edizione da record dello scorso anno, anche nel 2024 Ecomondo si presenta con numeri e progetti che lo riconfermano evento internazionale di riferimento in Europa e nel bacino del Mediterraneo per le tecnologie, i servizi e le soluzioni industriali nei settori della green e circular economy.
Hub di ricerca e innovazione, Ecomondo sarà spazio di condivisione e co-progettazione sulle policy del Green Deal Europeo, in cui esperti, decision maker, imprenditori e professionisti del settore discuteranno le sfide e le opportunità legate alla politica ambientale e alla transizione verso un’economia circolare.
Puntando sempre di più all’internazionalizzazione, nella nuova edizione sono attese delegazioni di 120 paesi, 60 associazioni internazionali di settore e sono state attivate collaborazioni con oltre 100 riviste specializzate estere, per essere sempre più luogo d’incontro tra le best practice del “Made in Europe” e la domanda internazionale di soluzioni per la transizione green.
La manifestazione sarà, inoltre, luogo di dialogo e confronto sulle sfide di sostenibilità e sviluppo socioeconomico “green” del continente africano, al centro del Piano Mattei del Governo italiano.
I temi che guideranno Ecomondo 2024, intorno ai quali si svilupperanno l’area espositiva e il ricco programma di appuntamenti e conferenze, sono: Big data, intelligenza artificiale e sistemi predittivi per la transizione ecologica e la gestione degli effetti del cambiamento climatico; New space economy per la sorveglianza ambientale e l’osservazione terrestre; Agricoltura 4.0 per massimizzare la resa e tutelare i raccolti; Urban mining per il recupero di materiali preziosi e critici dai Raee.
Questi integrano e arricchiscono le sei macroaree tematiche cardine della nuova edizione: Waste as Resource, Water Cycle & Blue Economy, Circular & Regenerative Bio-economy, Bio-Energy & Agroecology, Sites & Soil Restoration, Environmental Monitoring & Control.
Il layout espositivo si rinnova e si amplia. Grazie alla costruzione di due nuovi padiglioni temporanei si arriverà infatti ad una superficie espositiva di 137mila metri quadrati. Cinque i distretti espositivi dedicati a progetti rivolti alle industries verticali, tra cui il Textile District, che candida Ecomondo a capitale della moda etica; il Paper District, luogo d’incontro di tutti gli attori della filiera della carta; l’area Blue Economy per ridurre al minimo gli impatti negativi sull’ecosistema marino e favorire la sua resilienza e rigenerazione. A questi si aggiunge l’Innovation District, dove sono attese 30 start up nell’area Start-Up & Scale-Up, mentre il progetto Green Jobs & Skills creerà uno spazio di dialogo tra domanda e offerta di lavoro nei campi della sostenibilità, opportunità di formazione e orientamento. Un mondo, quello della Gen Z, a cui Ecomondo rinnova grande attenzione anche con la seconda edizione del Premio Lorenzo Cagnoni, che sarà assegnato alle tre start-up più innovative.
Qualifica Ecomondo anche un programma di conferenze, seminari ed eventi di alto profilo, coordinato dagli 80 membri del Comitato Tecnico Scientifico, per esplorare le principali novità a livello tecnologico, normativo e di mercato dei principali settori della green economy.
La manifestazione ospiterà anche quest’anno gli Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
I PARTNER ISTITUZIONALI
Ecomondo 2024 è organizzato da Italian Exhibition Group con la collaborazione di: Commissione Europea; Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica; Ministero delle Imprese e del Made in Italy; Agenzia ICE – Italian Trade & Investment Agency; Regione Emilia-Romagna; Comune di Rimini; ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani); ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industriale Automobilistica); ART-ER; CIB (Consorzio Italiano Biogas); CIC (Consorzio Italiano Compostatori); CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi); ENEA; Assoambiente; Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile; ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale); Legambiente; UNICIRCULAR (sezione Assoambiente); UNACEA (Unione Nazionale Aziende Construction Equipment & Attachments); UTILITALIA; CIHEAM (International Center For Avanced Mediterranean Agronomic Studies) CBE JU (Circular Bio-based Europe Joint Undertaking); EBA (European Biogas Association); European Environment Agency; ISWA (International Solid Waste Association); WBA (World Biogas Association); Water Europe.
Italian Exhibition Group S.p.A., società con azioni quotate su Euronext Milan, mercato regolamentato organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., ha maturato negli anni, con le strutture di Rimini e Vicenza, una leadership domestica nell’organizzazione di eventi fieristici e congressuali, sviluppando contestualmente un presidio dei mercati internazionali (Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Cina, Messico, Germania, Singapore, Brasile). IEG opera su sei linee di business (eventi organizzati, eventi ospitati, eventi congressuali, servizi correlati, editoria, eventi sportivi). Nel 2023, IEG, nel complesso delle sedi espositive e congressuali di Rimini, Vicenza, Arezzo, Milano, Roma, Torino, Napoli, Brescia, e di quelle estere, ha totalizzato 56 grandi eventi fieristici, organizzati o ospitati, e 126 eventi congressuali.
5–8 novembre, Fiera di Rimini
Italiani risparmiano per prevenire i rischi. A Italy Insurance Forum, l’evento di IKN Italy che riunisce i più importanti attori del settore assicurativo nazionale e internazionale si è evidenziato che salute (per il 58%) e perdita dell’autosufficienza (per il 50%) sono due delle principali preoccupazioni degli italiani, mentre i rischi catastrofali sono il primo timore per il 4%.
‘Educazione finanziaria e assicurativa’ è stata una delle key-word che è emersa nel dibattito con l’auspicio di uno sforzo congiunto pubblico, privato, media e sistema educativo mirato alle situazioni di fragilità finanziaria, a partire dalla condizione femminile.
La survey realizzata per IKN Italy da BVA DOXA, presentata in anteprima, analizza le principali preoccupazioni dei cittadini italiani nel pensare al proprio futuro.
Dalla ricerca, condotta su un campione di 1000 persone rappresentative della popolazione italiana di età compresa tra i 18 ed i 74 anni, emerge che più di metà degli italiani (58%) indica la salute e la perdita dell’autosufficienza (50%) come due tra le proprie principali preoccupazioni e il 49% ci pensa spesso o molto spesso. Tuttavia, la principale strategia sulla gestione del rischio è quella di utilizzo dei propri risparmi (indicata dal 49%). Allo stesso modo, in caso di eventi catastrofali (principale preoccupazione solo per il 4% degli Italiani) il 25% indica che farà affidamento ai risparmi personali e il 16% addirittura dichiara che farà affidamento ad aiuti statali. È evidente che questa fotografia solleva un tema su quale ruolo la protezione debba avere nell’educazione finanziaria.
“Le Compagnie Assicurative hanno due grandi sfide rispetto al dare risposte agli Italiani: la prima è di offrire soluzioni alle preoccupazioni rispetto all’autosufficienza che superino il ricorso ai risparmi personali o al patrimonio familiare e la seconda è quella di fare crescere la sensibilità alla protezione rispetto agli eventi catastrofali che tragicamente si ripetono nel nostro Paese. Comunicazione di prodotto (si pensi alla Long Term Care), educazione finanziaria, capacità di una realistica autovalutazione della propria situazione sono alcuni dei territori dove i brand devono continuare a insistere” dichiara Simone Pizzoglio, Partner – Head of Finance BVA DOXA.
Davide Passero, CEO di Alleanza Assicurazioni e Country Chief Marketing & Product Officer di Generali Italia dichiara: “ E’ interessante osservare come i macro trend alimentino le nostre preoccupazioni ma allo stesso tempo quanto la popolazione sia più propensa all’”autoassicurazione” che alla stipula di una polizza per potersi proteggere e trasferire i rischi. Tutto questo conferma quello che emerge dal nostro Osservatorio Edufin Index, ovvero la necessità di intraprendere azioni concrete nel campo dell’educazione finanziaria e assicurativa, stante una rilevante parte di italiani al di sotto dei livelli di sufficienza. Occorre quindi uno sforzo congiunto pubblico, privato, media e sistema educativo mirato alle situazioni di fragilità finanziaria, a partire dalla condizione femminile. Senza cognizioni finanziarie e autonomia economica, per le donne non può esservi reale emancipazione. Interpretando la nostra responsabilità sociale d’impresa, come Alleanza siamo impegnati da due anni nello sviluppo di un Piano Nazionale di Educazione Finanziaria e Assicurativa: per il 2024 abbiamo lanciato il Tour dell’Educazione Finanziaria per rafforzare il dibattito e la consapevolezza su questi temi, con il coinvolgimento delle tante nostre Consulenti, a testimonianza che la finanza può essere interpretata con successo al femminile”.
Educazione finanziaria e assicurativa, sostenibilità generazionale, trasformazione digitale, prevenire (per poter gestire meglio) sono le key-words emerse nei tavoli della prima parte della giornata.
Sono oltre 600 i partecipanti e più di 40 le compagnie assicurative rappresentate presenti all’appuntamento, con 20 Case Study da condividere con la platea, alcuni di stampo internazionale come quello di Zurich Santander Insurance America che ha trattato delle strategie internazionali applicabili nell’Industry italiana per avere un impatto concreto sulla sostenibilità al di là dell’offerta dei prodotti green. Tra i temi più attuali, l’importanza della comunicazione e del contatto con il cliente volti ad aumentare la sua conoscenza e la sua fiducia sono fattori particolarmente rilevanti nei mercati emergenti, in cui la sottoscrizione di copertura assicurativa è fortemente condizionata dal ciclo economico, con crescite nei periodi più floridi e forti blocchi nei momenti critici.
La Legge di Bilancio 2024 prevede che le imprese aventi sede legale in Italia o all’estero con una stabile organizzazione nel nostro paese avranno l’obbligo di assicurarsi contro i rischi catastrofali: ne ha parlato Roberto Novelli, Responsabile dell’Ufficio Segreteria di Presidenza e del Consiglio IVASS – Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni, per chiarezza in merito alle implicazioni per il settore. Il tema catastrofale ha un ruolo collettivo in quanto impatta sia su persone che su imprese: il costo complessivo di un evento è maggiore nei paesi che tardano a ripartire.
La mission principale nel contesto attuale deve essere la protezione degli assicurati, attraverso un sistema sostenibile, e salvaguardare la stabilità delle singole compagnie cercando di lavorare al meglio.
Il tema trainante dell’evento è “AI e partnership per proteggere dalle calamità l’Italia che invecchia”, in particolare dell’uso etico dell’AI volto a efficientare la relazione con il cliente e supportare il reperimento dei dati su variabili non popolate per rispondere all’aumento degli eventi catastrofali e all’incertezza macroeconomica.
La collaborazione tra enti pubblici, privati e tecnologie per assicurare il benessere del paziente e colmare così il protection gap è di estrema attualità. Sono in atto, per esempio, nuovi modelli di collaborazione con le assicurazioni da parte degli ospedali, anche se attualmente si tratta di un rapporto complesso, ancora come cliente/fornitore.
Emerge la necessità di sviluppare un rapporto evolutivo tra ospedale di qualità e assicurazioni sia per supportare il paziente, sia per il cost saving.
La giornata è proseguita con approfondimenti più verticali e in chiusura si sono svolte le premiazioni degli Insurance Award, il punto di riferimento per l’eccellenza del settore assicurativo che riflette la volontà del mercato di promuovere l’innovazione attraverso il digitale e la tecnologia per rispondere alle esigenze del cliente moderno e migliorare le performance d’impresa.
40 progetti candidati per 7 categorie.
iKN Italy – Your Knowledge Network
Mission e Valori: iKN Italy accompagna le manager e i manager nella loro crescita professionale con percorsi formativi innovativi e personalizzati ed eventi business che attivano networking e ispirazione. L’indipendenza, l’innovazione e la credibilità sono i valori che guidano l’azienda.
Storia ed Evoluzione: Fondata oltre 35 anni fa come IIR – Istituto Internazionale di Ricerca, l’azienda è stata parte dell’Informa Holding fino al 2013, anno in cui Francesca Cattoglio ha guidato il management buy out. Oggi iKN Italy è caratterizzata non solo da una leadership femminile, ma anche da un team composto al 90% da donne.
Contributo e Impatto: iKN Italy è da sempre in prima linea accanto a professioniste e professionisti d’azienda nell’affrontare le sfide del mercato e l’adozione delle innovazioni più disruptive. Dall’introduzione dei pagamenti digitali fino al cloud computing, dalle prime automazioni industriali fino a RPA e Intelligenza Artificiale Generativa, dal neuromarketing al Metaverso, attraverso i cambiamenti normativi e le oscillazioni del mercato, l’azienda ha aiutato le realtà italiane a restare competitive, generare valore dalle nuove tecnologie, imparare dagli esperti, lasciarsi ispirare dai case study internazionali.
Offerta Formativa: Oggi iKN Italy produce corsi di formazione manageriale ed eventi business in 9 diverse aree tematiche: Energy & Utilities, Sostenibilità & Green, Life Science, Health, Pharma, Project Management & Soft Skill, Data AI & Tech, Banche & Assicurazioni, Retail & FMCG.
– BYinnovation è Media Partner di Italy Insurance Forum
Piano Transizione 5.0 storica opportunità per le imprese. Le azioni di efficienza per la competitività industriale entrano nel vivo con lo sviluppo agevolato degli investimenti contro gli sprechi energetici e della filiera produttiva. Infatti, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 19/2024 nell’Art. 38, anche lo Stato italiano diventa parte attiva per promuovere le scelte imprenditoriali dedicate alla riqualificazione dei processi produttivi per una nuova forma di sviluppo più sostenibile finanziariamente, socialmente ed ambientalmente.
Il Credito d’Imposta
Un “new deal” da 13 miliardi promessi come agevolazioni governative da mettere in campo entro la fine del 2025, metà per i Piano Transizione 5.0 e metà per la conclusione del Piano Industria 4.0.
Il beneficio verrà concesso dal MIMIT Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dall’Agenzia delle Entrate.
Dovrà essere conforme alle disposizioni emanate e controllate dal GSE Gestore dei Servizi Energetici.
E’ richiesta una comunicazione antecedente ai lavori programmati, in modo che sarà successivamente dichiarabile da professionisti certificati EGE Esperti in Gestione Energetica se gli investimenti avranno generato una riduzione dei consumi energetici complessivi di almeno il 3% o, in alternativa, nei reparti coinvolti dall’investimento di almeno il 5%.
Si potrà beneficiare di un credito d’imposta del 35% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 15% fra 2,5 milioni e 10 milioni di euro, 5% per oltre 10 milioni di euro fino al massimo consentito di 50 milioni di euro.
E’ prevista l’erogazione del bonus anche per gli investimenti in impianti fotovoltaici, purchè i pannelli siano stati prodotti all’interno della Comunità Europea ed abbiano una efficienza di modulo non inferiore al 21,5%.
L’accesso al credito d’imposta dovrà essere usufruito da parte dell’impresa entro il 31 dicembre 2025. La parte eventualmente residua potrà essere suddivisa in parti uguali nei 5 anni successivi.
Siamo tuttavia ancora in attesa dei Decreti Attuativi….
SmartEfficiency collabora con le più grandi aziende italiane ed internazionali nei vari settori tecnologici.
Riunisce i professionisti, i fornitori, le soluzioni finanziarie per intraprendere con la maggiore qualità, affidabilità ed economicità tutti gli iter necessari e le attività impiantistiche ad hoc per il Piano Transizione 5.0.
Banca Etica con GABV per stop fonti fossili. Banca Etica insieme ad altre 16 banche leader della Global Alliance for Banking on Values (GABV) hanno aderito all’iniziativa per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili per chiedere ai Governi di tutto il mondo di compiere un significativo passo avanti nello sforzo globale per affrontare la causa principale della crisi climatica: la produzione e l’uso di petrolio, gas e carbone.
L’iniziativa è guidata da un comitato composto da organizzazioni della società civile, movimenti indigeni, associazioni di giovani attivisti, esperti e accademici che chiedono ai Governi di negoziare un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili (Fossil Fuels Non-Proliferation Treaty – FFNPT). Hanno già aderito 1.800 organizzazioni; 75 grandi città (tra cui Roma e Torino); 101 Premi Nobel; 570 membri di parlamenti; 3000 accademici. Alle imprese che aderiscono è richiesto di rendicontare e rafforzare il proprio impegno verso l’abbandono delle fonti fossili e la riduzione delle emissioni.
La GABV è la rete delle banche più responsabili a livello sociale e ambientale del mondo: le istituzioni aderenti sono state tra le prime banche ad aderire al trattato.
Le banche aderenti a Gabv che sostengono l’iniziativa per un Trattato sui combustibili fossili sono:
1. Amalgamated Bank (USA)
2. Banca Etica (Italia, Spagna)
3. BancoSol (Bolivia)
4. Beneficial State Bank (USA)
5. Centenary Bank (Uganda)
6. Clearwater Credit Union (USA)
7. Climate First Bank (USA) 8. Ekobanken (Svezia)
9. Finca DRC (Repubblica Democratica del Congo)
10. Merkur Cooperative Bank (Danimarca)
11. NMB Bank (Nepal)
12. Summit Credit Union (USA)
13. Sunrise Banks (USA)
14. Triodos Bank (Paesi Bassi, Belgio, UK, Spagna, Germania)
15. Unity Trust Bank (UK)
16. Vancity (Canada) 17. Vdk bank (Belgium)
Una campagna globale per eliminare gradualmente i combustibili fossili
L’Iniziativa per un Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili è uno sforzo globale per promuovere la cooperazione internazionale per accelerare la transizione verso le energie rinnovabili per tutti; porre fine all’espansione di carbone, petrolio e gas e infine, eliminare gradualmente e in modo equo la produzione esistente. Il Trattato riflette ciò che la scienza dimostra essere necessario per affrontare la crisi climatica.
La proposta sta conquistando sempre più adesioni a livello globale
Il sostegno arrivato da diversi attori riflette l’urgente necessità di agire per fermare la proliferazione e iniziare a eliminare gradualmente l’uso di carbone, petrolio e gas – i principali motori della rapida accelerazione dell’emergenza climatica e della crescente disuguaglianza. Le banche aderenti alla GABV si uniscono ad altri soggetti interessati come l’Organizzazione mondiale della sanità, il Parlamento europeo e un gruppo crescente di 12 Stati che già chiedono un nuovo trattato internazionale per la transizione dal petrolio, dal gas e dal carbone.
Sebbene gli Accordi di Parigi abbiano fissato un obiettivo climatico globale cruciale, molti governi continuano ad approvare nuovi progetti nel settore del carbone, del petrolio e del gas. Il Production Gap Report 2023 dell’UNEP ha avvertito che i piani di estrazione di combustibili fossili minano le possibilità del mondo di raggiungere i nostri obiettivi climatici globali. Il rapporto rivela che, nonostante gli impegni sul clima, i governi prevedono ancora di produrre circa il 110% in più di combustibili fossili entro il 2030 rispetto a quanto sarebbe compatibile con la limitazione del riscaldamento globale a +1,5°C.
Il ruolo del settore bancario
Secondo il rapporto Banking on Climate Chaos pubblicato nel 2023, da quando è stato firmato l’accordo di Parigi, le banche mondiali hanno pompato 5,5 trilioni di dollari nei combustibili fossili. Un recente rapporto di Topo Finance ha rilevato che se le banche e i gestori patrimoniali più grandi degli Stati Uniti fossero un paese, sarebbero il terzo paese emittente al mondo, dietro Cina e Stati Uniti.
Alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP26 tenutasi a Glasgow nel 2021, le principali banche occidentali si sono impegnate a ridurre la propria impronta di carbonio e a investire in iniziative verdi, con l’obiettivo di raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050. Nonostante gli impegni, il rapporto tra i finanziamenti bancari per l’energia a basse emissioni di carbonio e quelli ai combustibili fossili non raggiunge gli obiettivi prefissati, come rivela una ricerca di Bloomberg NEF. Inoltre, le banche che hanno dichiarato impegni per azzerare le emissioni hanno continuato a concedere ingenti prestiti alle compagnie petrolifere, del gas e del carbone che stanno espandendo le loro attività legate ai combustibili fossili.
Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica ha dichiarato: “La finanza etica ha tra i suoi principali obiettivi quello di finanziare uno sviluppo che salvaguardi il Pianeta e contrasti i cambiamenti climatici. Per questo le banche etiche da sempre rifiutano di finanziare le fonti fossili e sostengono invece la produzione di energia da fonti rinnovabili, insieme a progetti di mitigazione dei cambiamenti climatici. Banca Etica – insieme ad altre istituzioni della Global Alliance for Banking on Values – ha deciso con convinzione di aderire all’impegno verso un Trattato di non proliferazione delle fonti fossili per migliorare ancora il proprio sforzo verso la salvaguardia del clima e per contribuire a innalzare l’attenzione delle istituzioni politiche internazionali e nazionali e dell’opinione pubblica rispetto all’emergenza climatica che richiede azioni globali molto più incisive di quelle messe in campo fin qui”.
David Reiling, presidente del GABV e amministratore delegato di Sunrise Banks, spiega che il settore finanziario globale deve svolgere un ruolo fondamentale riunendo la comunità imprenditoriale e spingendo verso la transizione dalla produzione di combustibili fossili. “Il Trattato sui combustibili fossili è un accordo vincolante, che segnala che le imprese sono pronte e disposte ad assumersi questo impegno. Firmando questo Trattato, stiamo livellando il campo di gioco e guidando una transizione globale ed equa per soddisfare il nostro Impegno Net Zero entro il 2050. Mi aspetto che un numero maggiore di banche e imprese firmi il Trattato e si unisca alla crescente iniziativa per passare a un futuro più pulito e sostenibile”.
Ali Sheridan, direttore delle partnership dell’iniziativa del Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili, ha sottolineato l’importanza che i settori finanziario e imprenditoriale si uniscano all’appello: “Il sostegno di queste banche è una testimonianza del crescente riconoscimento all’interno del settore finanziario, e in particolare tra le banche più progressiste, del ruolo fondamentale che svolge nell’affrontare la crisi climatica. Allineando le pratiche finanziarie agli obiettivi di sostenibilità e sostenendo iniziative come il Trattato sui combustibili fossili, le banche possono svolgere un ruolo di primo piano e promuovere cambiamenti significativi, oltre a contribuire in modo significativo a promuovere la cooperazione globale tra più stakeholder necessaria per una giusta transizione dai combustibili fossili e per garantire un futuro più pulito, più verde e più giusto per tutti”.
Oltre 3.000 scienziati e accademici, 101 premi Nobel, centinaia di professionisti sanitari, migliaia di istituzioni religiose, un numero crescente di organizzazioni indigene e attivisti giovanili, oltre 100 città e governi subnazionali, più di 600 parlamentari in tutto il mondo e un numero crescente di imprese stanno già chiedendo un Trattato per eliminare gradualmente i combustibili fossili e accelerare una transizione energetica equa.
GABV – La Global Alliance for Banking on Values è una rete di banche indipendenti che utilizzano la finanza per garantire uno sviluppo economico, sociale e ambientale sostenibile. Il loro obiettivo collettivo è cambiare il sistema bancario in modo che sia più trasparente, sostenga la sostenibilità economica, sociale e ambientale e sia al servizio dell’economia reale. La GABV conta oltre 70 membri e opera in 45 paesi in Africa, Asia-Pacifico, America Latina, Nord America ed Europa.
Collettivamente servono più di 60 milioni di clienti, impiegano 80.000 collaboratori e detengono in gestione oltre 210 miliardi di dollari di asset complessivi.
L’iniziativa per un Trattato di Non Proliferazione delle Fonti Fossili è uno sforzo globale per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi promuovendo la cooperazione internazionale per accelerare la transizione verso l’energia pulita per tutti, porre fine all’espansione dei combustibili fossili ed eliminare gradualmente la produzione esistente. Ciò deve essere fatto in modo rapido, equo e finanziato, in modo che nessun lavoratore, comunità o paese venga lasciato indietro, e in linea con ciò che la scienza dimostra sia necessario per affrontare la crisi climatica.