Trend rifiuti tecnologici. Remedia, Consorzio nazionale leader nella gestione dei rifiuti tecnologici, chiude il 2019 con un +18% di rifiuti tecnologici gestiti rispetto all’anno precedente: dall’analisi dei dati del Bilancio di Sostenibilità 2019 emerge un risparmio di oltre 191 milioni di kWh di energia e circa 627mila tonnellate di CO2, oltre a un risparmio economico sulle importazioni pari a 43,3 milioni di euro.
Remedia, Consorzio nazionale per la gestione eco-sostenibile di tutti i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), delle pile e accumulatori esausti, presenta il suo Bilancio di Sostenibilità 2019 sul website che riassume i risultati delle attività per l’anno 2019 ed evidenza come il riciclo sia fondamentale per promuovere un modello economico di tipo circolare.
A ridosso dell’imminente recepimento delle Direttive Europee del Pacchetto per l’economia circolare, volto a favorire un uso sempre più efficiente delle risorse, il Bilancio di Remedia è una rappresentazione di questo nuovo modello, frutto dell’impegno e della trasparenza di Remedia e dei Produttori che ne fanno parte. I dati presenti nel Bilancio di Sostenibilità 2019 sono rendicontati per la prima volta con lo standard che adotta le linee guida del GRI Sustainability Reporting Standards, emanate dal Global Reporting Initiative (GRI).
Nel corso del 2019, Remedia ha gestito 149.001 tonnellate di rifiuti, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente.
Spiccano in particolare i numeri riguardanti i RAEE domestici, quelli generati dai nuclei familiari, che ammontano a 116.000 tonnellate (+13,3% di crescita sul 2018). Rispetto ai 13 Sistemi Collettivi attualmente operanti in Italia per la gestione dei RAEE, la quota di rifiuti domestici gestita da Consorzio Remedia è cresciuta, raggiungendo nel 2019 il 34% del totale preso in carico dai Sistemi Collettivi nazionali. Si segnala inoltre, un aumento del 72% nella raccolta di Pile e Accumulatori esausti, per un totale di 18.751 tonnellate gestite. Risultati importanti che rappresentano l’impegno e la trasparenza di Remedia e degli oltre 2.300 consorziati che fanno parte del consorzio per adempiere in modo virtuoso agli obblighi di legge relativi ai rifiuti tecnologici. Questi numeri fanno di Remedia il principale sistema collettivo nazionale e uno tra i più importanti a livello europeo per la gestione congiunta ed eco-sostenibile di RAEE e Pile e Accumulatori a fine vita.
“Il 2019 è stato un anno di forte sviluppo per Remedia. Abbiamo superato gli eccellenti risultati di gestione del 2018 e lo abbiamo fatto operando sempre con gli alti standard di efficienza e qualità ambientale che ci contraddistinguono, nel rispetto della normativa vigente e collaborando con tutti gli stakeholder.” ha dichiarato Dario Bisogni, Presidente di Remedia “Da diversi anni rappresentiamo l’impegno dell’industria hi tech nel promuovere e implementare un sistema di gestione del fine vita dei prodotti sostenibile ed efficiente. Nonostante la difficile situazione che ha investito l’Italia in questi ultimi mesi, Remedia continua a distinguersi per i numerosi progetti strategici che, avviati nel corso del 2019, troveranno ampio spazio nel prossimo futuro, creando valore economico, ambientale e sociale lungo tutta la filiera”.
I numeri di Remedia
Le 149.001 tonnellate di rifiuti tecnologici gestite da Remedia, si compongono di RAEE domestici (116.000 ton), RAEE professionali (9.281 ton), Pile e Accumulatori esausti (18.751 ton) e altri rifiuti aziendali (4.969 ton). Se si prende in considerazione il triennio precedente, la crescita rispetto alle 92.016 tonnellate del 2017 è stata del 56%.
Sul totale dei RAEE domestici gestiti sono 103.147 le tonnellate inviate a riciclo (pari all’88,9%). Il 5%, pari a 5.790 tonnellate è stato avviato a recupero energetico.
Gli obiettivi minimi di riciclo definiti per legge dal D.lgs. 49/2014, sono stati abbondantemente raggiunti nel 2019 su ogni Raggruppamento. In particolare, i Raggruppamenti R3 e R4, hanno superato la soglia minima rispettivamente del 31% e del 20%.
Tra i materiali maggiormente riciclati troviamo: 48% ferro, 21% vetro, 17% plastica, 5% cemento, 4% rame e 2% alluminio. Per rendere meglio l’idea del valore dell’impegno messo in campo si evidenzia per esempio, che il quantitativo di ferro riciclato nel 2019, corrisponde a 7 Tour Eiffel, il rame riciclato corrisponde a 47 Statue della Libertà e l’alluminio corrisponde alla quantità necessaria per produrre 163 milioni di lattine da 33 cl, che poste una dopo l’altra misurerebbero 9.465 km[1], poco meno della distanza Milano – San Francisco.
Un esempio di performance ambientale
La corretta gestione dei RAEE domestici da parte di Remedia contribuisce al risparmio di 191 milioni di kWh di energia, pari al consumo elettrico annuo di una città di 177.000 abitanti (quasi equivalente alla città di Reggio Calabria) e di 627.000 tonnellate di CO2, pari alle emissioni generate dal parco veicolare della provincia di Milano per un periodo di 23 giorni.
Remedia genera valore economico
Remedia è un consorzio senza fini di lucro, che ha l’obiettivo di massimizzare le proprie performance ambientali nel modo economicamente più efficiente. Nel 2019 il valore economico generato è stato di 38,4 milioni di euro (+42% rispetto all’anno precedente), di cui il 77% (29,6 milioni di euro) rappresenta il valore economico distribuito ai diversi stakeholder a copertura dei costi di gestione.
Il trattamento dei rifiuti tecnologici da parte di Remedia e il relativo reinserimento nel mercato delle materie prime seconde, riduce l’importazione di materie prime dall’estero e nel 2019 ha rappresentato un risparmio economico sulle importazioni pari a 43,3 milioni di euro.
“Il primo semestre del 2020 registra purtroppo un evento traumatico senza precedenti, un’emergenza sanitaria che ha toccato profondamente la popolazione e che ha messo in crisi le nostre imprese” dichiara Danilo Bonato, Direttore Generale di Remedia “A questo si aggiunge la brusca frenata dei prezzi delle materie prime, già iniziata nel 2019, che porterà ad una riduzione del flusso economico generato dalle attività dell’industria del riciclo dei rifiuti tecnologici. La speranza è che in questo contesto complicato, il recepimento del pacchetto di direttive sull’economia circolare rappresenti davvero un elemento di sostegno e di rafforzamento della filiera del riciclo, essendo questa un tassello essenziale di una politica industriale responsabile e orientata alla green economy.”
Remedia è il principale Sistema Collettivo italiano per la gestione eco-sostenibile di tutte le tipologie di RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), pile e accumulatori esausti. Nato nel 2005 grazie alla volontà di 44 aziende leader nel settore dell’Elettronica di Consumo e dell’ICT, il Consorzio conta oggi oltre 2.300 associati ed è il primo consorzio per quote RAEE e rifiuti pericolosi gestiti. Per quota di mercato e struttura, rappresenta quindi un punto di riferimento nella gestione di RAEE e Rifiuti di Pile e Accumulatori. Oltre ad essere senza scopo di lucro, il Consorzio è certificato ISO 9000 e ISO 14000, una ulteriore garanzia di trasparenza e serietà nei confronti dei consorziati, dei partner e dei consumatori.
Action Plan renovation wave. The Buildings Performance Institute Europe, has released its latest publication, “An Action Plan for the renovation wave: collectively achieving sustainable buildings in Europe.”
The publication sets forth a strategy to deliver climate-neutrality for Europe’s buildings by 2050 while supporting economic recovery post Covid-19. The “renovation wave” for buildings was first proposed by the European Commission’s Communication on the European Green Deal in December 2019.
BPIE’s Action Plan provides evidence-based recommendations for all actors across the value chain of the building sector, including: EU institutions, Member States and local authorities, market actors such as retail and commercial banks, institutional investors, building designers, architects and engineers, manufacturers of building materials and technologies, construction companies (multinationals and SMEs), real estate developers, suppliers of electricity and fuels, and building and home owners.
“As we are confronted by the Corona crisis it is time to consider combined responses to our biggest challenges. We can address climate change and support the economic recovery at the same time, e.g. by getting serious about launching a renovation wave. This would be a collective effort which creates better living conditions for all,” says Oliver Rapf, Executive Director of BPIE. “While policy-makers have a decisive responsibility in leading the transformation of the building sector, everyone has a role to play. Actions across sectors must be aligned, working towards a united vision. We are anticipating a complete transformation. Not in the form of a shock but as a well-prepared integrative process: construction and renovation practices, the way buildings are integrated with power and heat networks, strategies to make buildings resilient to the impacts of climate change, the use of digital technologies, how renovations are financed and many other practices will need to evolve compared to today’s standards.”
The European Commission is expected to deliver a detailed “renovation wave” strategy by the third quarter of 2020. The building sector represents significant potential for economic growth, CO2 emissions reductions, and improved quality of life. It is responsible for 40% of Europe’s energy demand and 36% of CO2 emissions.
The Buildings Performance Institute Europe (BPIE) is Europe’s leading centre of expertise on decarbonising the built environment, providing independent analysis, knowledge dissemination and evidence-based policy advice and implementation support to decision-makers in the public, private, and nonprofit sectors.
Founded in 2010, BPIE combines expertise on energy efficiency, renewable energy technologies, and health and indoor environment with a deep understanding of EU policies and processes.
A not-for-profit think-tank based in Brussels and Berlin, our mission is to make an affordable, carbon-neutral built environment a reality in Europe and globally.
– BYinnovation is Media Partner of BPIE
Foreste al macello. Rapporto Greenpeace: importiamo carne responsabile della distruzione dell’Amazzonia. In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, Greenpeace lancia il rapporto “Foreste al macello II”, che svela il legame nascosto tra deforestazione e produzione di carne, denunciando quanto accade nell’Amazzonia brasiliana.
Il rapporto di Greenpeace esamina le attività dell’azienda agricola Paredão – insediatasi all’interno del parco statale Ricardo Franco, nel Mato Grosso, quando era già stata istituita l’area protetta – accusata di spostare i capi allevati fuori dal parco prima di venderli, in modo da nascondere il legame con le aree deforestate illegalmente.
“La catena di approvvigionamento che porta la carne brasiliana sul mercato europeo è contaminata da attività illegali: sulle nostre tavole arrivano prodotti responsabili della distruzione di ecosistemi di grande importanza per la salute del Pianeta” afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. “Sfortunatamente, ciò che accade nel parco Ricardo Franco non è un caso isolato: situazioni simili sono comuni in molte aree dell’Amazzonia brasiliana. Impossibile al momento per chi acquista capi o carne da questa terra garantire una filiera priva di deforestazione e accaparramento delle terre”.
Il parco statale Ricardo Franco, istituito nel 1997, copre un’area di 158 mila ettari (una superficie superiore all’estensione della città di Roma) e si trova al confine tra il Brasile (stato del Mato Grosso) e la Bolivia, dove si incontrano l’Amazzonia, il Cerrado, la savana più ricca di biodiversità del Pianeta e il Pantanal, la più grande zona umida del mondo. Si tratta quindi di un’area che ospita una biodiversità eccezionale che include 472 specie di uccelli e numerosi mammiferi in via di estinzione, come il formichiere gigante.
Nonostante la sua importanza, il parco non è mai stato adeguatamente protetto e nel corso degli anni il 71 per cento della sua estensione è stato occupato da 137 aziende agricole, che hanno creato pascoli a scapito della foresta. Secondo le indagini di Greenpeace, tra aprile 2018 e giugno 2019, l’azienda Paredão ha venduto quattromila capi all’azienda Barra Mansa, che si trova fuori dai confini del Parco. Barra Mansa rifornisce le principali aziende di lavorazione della carne del Brasile: JBS, Minerva e Marfrig, che a loro volta esportano in tutto il mondo, Italia inclusa.
Nel nostro paese, tra aprile 2018 e giugno 2019, sono arrivate così oltre duemila tonnellate di carne, destinate a grossisti che riforniscono la ristorazione e la grande distribuzione.
I consumi nell’Unione europea sono legati al 10 per cento della deforestazione globale, che avviene prevalentemente al di fuori dei confini comunitari. Per garantire che i cittadini europei non siano complici inconsapevoli della distruzione di foreste fondamentali per il Pianeta, come l’Amazzonia, Greenpeace chiede alla Commissione europea di presentare rapidamente una normativa che garantisca che carne e altri prodotti, come la soia, l’olio di palma e il cacao, venduti sul mercato europeo, soddisfino rigorosi criteri di sostenibilità e non siano legati alla distruzione o al degrado degli ecosistemi naturali e alle violazioni dei diritti umani.
Secondo l’Istituto brasiliano di ricerche spaziali (INPE), nel 2019 la deforestazione in Amazzonia è aumentata del 30 per cento rispetto all’anno precedente, colpendo il 55 per cento delle unità di conservazione (aree protette come il parco Ricardo Franco) e il 62 per cento delle terre indigene. Quest’anno la situazione sembra destinata a peggiorare: tra gennaio e aprile gli allarmi deforestazione sono aumentati del 62 per cento e all’interno delle unità di conservazione questo aumento ha già raggiunto il 167 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
“Se vogliamo combattere la crisi climatica in corso, proteggere la biodiversità, rispettare i diritti umani ed evitare l’emergere di nuove pandemie, dobbiamo fermare la deforestazione, iniziando a produrre e consumare meno carne. Il primo passo per multinazionali e governi dev’essere l’impegno a interrompere le relazioni commerciali con chi distrugge biomi essenziali per le persone e il Pianeta” conclude Borghi.
La chimica che inquina l’acqua. Legambiente denuncia l’inquinamento chimico delle acque in Italia e chiede ai cittadini di segnalare gli scarichi sospetti e le situazioni a rischio. Il 60% dei fiumi e dei laghi nazionali non sono in buono stato.
Per anni utilizzati come discariche dove smaltire i reflui delle lavorazioni industriali, i nostri fiumi, laghi, acque marino-costiere e falde sotterranee sono stati contaminati da scarichi inquinanti: ma oggi, alle minacce di ieri se ne aggiungono di diverse e non meno insidiose. Dai pesticidi agli antibiotici, dalle microplastiche fino alle creme solari, molte sostanze e composti chimici di quotidiano utilizzo inquinano i corpi idrici.
Il dossier di Legambiente H₂O – la chimica che inquina l’acqua fa il punto sulle sostanze inquinanti immesse nei corpi idrici, con numeri, dati e raccogliendo 46 storie di ordinaria follia sull’inquinamento industriale delle acque in Italia.
Nella Penisola circa il 60% dei fiumi e dei laghi non è in buono stato e molti di quelli che lo sono non vengono protetti adeguatamente.
Su dati del registro E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register), Legambiente calcola che dal 2007 al 2017 gli impianti industriali abbiano immesso, secondo le dichiarazioni fornite dalle stesse aziende, ben 5.622 tonnellate di sostanze chimiche nei corpi idrici. Comunicato stampa
Segnalaci gli scarichi inquinanti
Legambiente invita tutti i cittadini a denunciare eventuali casi d’inquinamento scrivendo e mandando il materiale alla mail onal@legambiente.it dell’Osservatorio nazionale ambiente e legalità dell’associazione.
Occorrerà indicare il luogo, la data e l’ora dell’avvistamento di chiazze, schiuma o liquami sospetti, accompagnati da foto e/o video per consentire una prima valutazione dei casi e procedere a un eventuale esposto da parte di Legambiente, che si avvarrà della rete legale dei sui Centri di azione giuridica.
Sarà inoltre presto online il form per le segnalazioni “SOS Goletta” che accompagnerà le campagne estive di Legambiente Goletta Verde e Goletta dei laghi.
EU Recovery Package should earmark euro 90 billion public funding annually towards building renovation for EU-27, new analysis shows. BPIE, The Buildings Performance Institute Europe has published an analysis of the economic opportunity for Europe’s building sector, which could help mitigate economic damage of the COVID-19 pandemic.
The findings show that the total amount of public funding required to trigger a significant scaling up of the renovation rate and depth would add up to €90 billion annually until 2050, with €76 billion annually allocated in support of building renovation, and an additional €14 billion/a should be provided in an innovation fund to scale up serial renovation of buildings on an industrial scale. The total investment opportunity for deep renovation of Europe’s buildings is estimated at €243 billion per year.
A clear picture of the financial requirements for Europe’s building sector is of high political relevance: The European Commission is currently putting together a plan to help the EU economy recover from the COVID-19 crisis, preparing to put at least €1 trillion into a broad stimulus programme expected to be presented next week. In addition, the “Renovation Wave” strategy for buildings, proposed by EU Commissioner for Energy, Kadri Simson, has been deemed a priority for economic recovery and will be released this September.
Oliver Rapf, Executive Director at BPIE says, “The scale of the investment opportunity is enormous, and while large figures for the economic recovery are currently featuring high in the political debate, we are presenting an updated analysis what investment is needed to deeply renovate Europe’s buildings. As Europe is discussing the scale of an unparalleled recovery programme to mitigate the damage of the Covid-19 pandemic, it has become clear that renovation of the European building stock would create a triple benefit. It would lead to an increase in economic activity, retaining and creating employment; it would support the achievement of Europe’s climate and energy targets, and it would provide Europeans with better and healthier buildings.”
BPIE has contributed early on to the debate surrounding the EU Green Deal, having published an Action Plan for the Renovation Wave last April. While the buildings sector offers enormous potential in terms of CO2 savings, it also represents a significant investment opportunity in the EU 27, estimated at €243 billion per year until 2050. Of this amount, €179 billion/a is required for residential buildings, and €64 billion/a for non-residential buildings renovation.
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The Buildings Performance Institute Europe (BPIE) is Europe’s leading centre of expertise on decarbonising the built environment, providing independent analysis, knowledge dissemination and evidence-based policy advice and implementation support to decision-makers in the public, private, and nonprofit sectors.
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Giornata mondiale delle api: CONAPI sostiene con BeeLife una PAC per gli impollinatori. Istituita dall’ONU nel 2018, il 20 maggio di ogni anno ricorre la Giornata Mondiale delle Api, un’occasione per far conoscere questa specie protetta e il ruolo che svolge per il benessere del nostro pianeta.
Il Consorzio Nazionale Apicoltori appoggia il progetto di BeeLife Coordinamento Apistico Europeo nella proposta di misure chiave nell’ambito della nuova PAC per contribuire alla salvaguardia degli impollinatori in Europa
Tra le iniziative promosse dalla Cooperativa, con l’obiettivo di sollecitare le autorità ad adottare una politica più responsabile, il lancio della campagna social di sensibilizzazione #BeeLifeBeeGreen, e un fitto programma di webinar edutainment svolti in collaborazione con il Centro Agricoltura Ambiente
La Politica Agricola Comune (PAC) rappresenta circa il 40% del bilancio complessivo dell’Unione Europea e, solo nel 2018, l’Ue ha fornito sostegni agli agricoltori per oltre 58 miliardi di euro. La PAC è una delle politiche cruciali dell’Ue, con un impatto diretto sull’economia e sulla sicurezza alimentare. Il modello attuale può essere migliorato facendo fronte agli impatti negativi dell’agricoltura sull’ambiente e sugli impollinatori e riqualificando gli investimenti pubblici al fine di migliorare e non deteriorare ulteriormente le condizioni ambientali.
BeeLife Coordinamento Apistico Europeo propone misure chiave nell’ambito della nuova PAC con l’obiettivo di contribuire alla salvaguardia degli impollinatori. Questi ultimi, possono divenire alleati determinanti per tutto il settore agricolo e contribuire a verificare e misurare l’impatto ambientale delle scelte politiche.
Conapi, Consorzio Nazionale Apicoltori con oltre 600 soci apicoltori professionisti e 100 mila alveari, nella Giornata Mondiale delle Api appoggia e promuove le proposte di BeeLife affinché le Politiche Agricole Comunitarie considerino le api come indicatore di sostenibilità dell’agricoltura, capaci di dare informazioni importanti, poiché veri e propri termometri dello stato di salute dell’ambiente e dell’agricoltura, in grado di testare concretamente se un territorio è pulito.
È importante che nella stesura delle Politiche Agricole della Comunità Europea siano inseriti elementi concreti per la riduzione sistematica dell’uso di pesticidi, con accertamenti sui residui chimici e sulla biodiversità botanica nelle matrici di alveari e favorendo metodi naturali di miglioramento della fertilità del suolo e di controllo dei parassiti. Per raggiungere quest’obiettivo, tra le tante azioni necessarie e possibili riteniamo che un passo fondamentale sia anche favorire la cooperazione intersettoriale delle comunità agricole: agricoltori e apicoltori insieme per raggiungere un importante obiettivo comune.
In occasione della Giornata mondiale delle Api, Conapi ha quindi attivato la campagna social #BeeLifeBeeGreen con la partecipazione di Gianumberto Accinelli, entomologo e scrittore, e Anna Ganapini, apicoltrice biologica, socia Conapi e consigliere BeeLife, per diffondere i concetti base delle richieste che BeeLife ha portato presso le Istituzioni Europee, chiedendo di condividere queste proposte per una #AgricolturaFiorita.
Inoltre, saranno attivate le prime Conferenze on line dirette al pubblico per dare indicazioni sui migliori metodi per allestire giardini e orti accoglienti per gli impollinatori, utilizzando sistemi di manutenzione e di disinfestazione da parassiti non dannosi per le api. Le conferenze, tenute dal Centro Agricoltura Ambiente, rientrano nel progetto Verde Urbano che, insieme a Api e Orti Urbani, rappresentano alcuni dei progetti promossi dalla Cooperativa, rivolti al pubblico, che hanno riscosso grande successo aumentando la consapevolezza del ruolo di questi insetti.
Le dirette streaming si svolgeranno domani sulla pagina Facebook CONAPI alle ore 17,00 e alle 19,00 e saranno disponibili anche successivamente.
CONAPI
Conapi, Consorzio Nazionale Apicoltori, rappresenta la più importante cooperativa di apicoltori in Italia e una delle più importanti nel mondo, di cui Mielizia è lo storico brand che rappresenta un modello completo di “filiera del miele”: dalla scelta dei territori, alla produzione in apiario, fino al confezionamento e alla commercializzazione del prodotto finito. Sono oltre 600 gli apicoltori e circa 100.000 gli alveari in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, da cui provengono mediamente oltre 2.600 tonnellate di miele. Conapi, che riunisce apicoltori biologici e convenzionali, è il primo produttore di miele biologico in Italia.
BEELIFE
Coordinamento Apistico Europeo è l’associazione internazionale che riunisce associazioni apistiche di diversi Paesi della Ue. Sua mission è la tutela e salvaguardia di api, impollinatori e biodiversità; le api infatti sono l’odierno “canarino nelle miniere, che lancia l’allarme se qualcosa non va nell’ambiente”. BeeLife è membro di Save the Bees Coalition, di Bee Partnership ed è partner del progetto finanziato dall’Europa, Internet of Bees).
Casa-lavoro in bicicletta. Il ruolo delle aziende al centro della campagna FIAB. Come possono le aziende favorire la mobilità per i lavoratori? La Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta mette a disposizione un pratico decalogo per incentivare il bike-to-work.
Nell’ambito della campagna #PRIMALABICI lanciata da FIAB nei giorni scorsi per promuovere l’uso della bicicletta negli spostamenti quotidiani come mezzo sicuro e sostenibile per se stessi e gli altri, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta mette a disposizione delle aziende un decalogo con utili indicazioni per rendere i luoghi di lavoro bike-friendly così da incentivare il bike-to-work tra i lavoratori.
L’iniziativa, rivolta a tutte le aziende pubbliche e private, è supportata dall’immagine aggiornata della campagna social CASA-LAVORO, PRIMA LA BICI!
Attraverso il Decalogo per aziende bike-friendly*, FIAB fornisce in modo chiaro e sintetico indicazioni pratiche per aziende di ogni dimensione.
Cosa serve per chi sceglie di andare al lavoro in bici?
Parcheggiare in sicurezza e potersi cambiare, ma occorre anche motivare con adeguata comunicazione e incentivi mirati.
Il vademecum tratta ciascun aspetto con soluzioni a livello minimo, a quello buono e ottimo, dagli interventi basilari fino a iniziative più strutturate.
Un esempio?
All’esigenza di parcheggiare la bici, l’azienda può rispondere con l’installazione di rastrelliere adeguate (intervento minimo), fornire una tettoia protettiva (intervento buono), oppure predisporre un locale chiuso dove riporre le biciclette, attrezzato per piccole riparazioni (intervento ottimo).
“Anche l’OMS raccomanda di muoversi in bicicletta per garantire il distanziamento sociale e mantenersi in salute – ricorda Alessandro Tursi, presidente FIAB – Senza salute, come abbiamo visto, non c’è economia né ripresa. Ecco perché tendiamo la mano alle aziende per accompagnarle nelle politiche di responsabilità sociale. Aziende e Sindacati assieme possono fare la propria parte per il comune obiettivo del benessere dei lavoratori e della comunità”.
Il tema della sicurezza è fondamentale anche nel bike-to-work e l’impegno di FIAB negli anni ha portato ad esempio, nel 2016, al riconoscimento INAIL dell’ “infortunio in itinere” per chi sceglie di andare al lavoro in bicicletta. Le aziende, inoltre, possono offrire ai dipendenti, come incentivo, la polizza RC per spostamenti in bici. Un’interessante soluzione è l’adesione a CIAB-Club Imprese Amiche della Bicicletta (partner della campagna CASA-LAVORO, PRIMA LA BICI!) che prevede la copertura assicurativa RC per tutti gli spostamenti in bici dei dipendenti. In alternativa, l’azienda può assicurare ciascun dipendente mediante il tesseramento individuale a FIAB, che include la copertura assicurativa RC Bici per danni a terzi provocati in bicicletta.
Fondata nel 1988, FIAB Onlus-Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (già Federazione Italiana Amici della Bicicletta fino ad aprile 2019) è oggi la più forte realtà associativa di ciclisti italiani non sportivi. Con quasi ventimila soci suddivisi in oltre 190 associazioni e sedi in tutto il territorio italiano, FIAB è, prima di tutto, un’organizzazione ambientalista che, come riporta il suo Statuto, promuove la diffusione della bicicletta quale mezzo di trasporto ecologico in un quadro di riqualificazione dell’ambiente, urbano ed extraurbano. Forte della presenza, tra i suoi soci, di numerosi esperti in campo sanitario, giuridico, urbanistico, ingegneristico e paesaggistico, FIAB è diventata, negli anni, il principale interlocutore degli enti locali sull’importante tema della mobilità sostenibile. FIAB è stata riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente quale associazione di protezione ambientale (Art. 13 Legge n. 349/86) e inserita dal Ministero dei Lavori Pubblici tra gli enti e associazioni di comprovata esperienza nel settore della prevenzione e della sicurezza stradale. Tra le numerose iniziative, FIAB organizza ogni anno Bimbimbici, manifestazione nazionale dedicata a bambini e ragazzi che coinvolge oltre 200 città, e Bicistaffetta, per promuovere il cicloturismo quale volano economico del nostro Paese e sostenere lo sviluppo della rete ciclabile nazionale Bicitalia. Con il progetto ComuniCiclabili, infine, FIAB misura e attesta il grado di ciclabilità dei comuni italiani: 127 amministrazioni hanno già ricevuto il riconoscimento con un punteggio (da 1 a 5 bike-smile) apposto sulla bandiera gialla. FIAB aderisce a ECF-European Cyclists’ Federation, la Federazione Europea dei Ciclisti. Presidente di FIAB è Alessandro Tursi.
Economia circolare Ecomondo. L’obiettivo è presentare le storie di successo e le best practice dell’economia circolare per incoraggiare l’integrazione, promuovere il dialogo e identificare possibili sinergie. Tutto l’anno.
I maggiori esperti internazionali del settore sono al lavoro insieme al team di Ecomondo per implementare un palinsesto di appuntamenti digitali e non, in cui presentare le novità, favorire il dibattito sulle tematiche più attuali, parlare degli scenari e delle normative, raccontare i casi virtuosi.
Ecco i temi che accenneremo durante i prossimi mesi e che ci accompagneranno in fiera a novembre, per quattro giorni di grande ispirazione e di incontro per tutto il settore della green and circular economy:
– Transizione economica;
– Come cambierà l’European Green Deal alla luce della pandemia;
– Rifiuti sanitari: gestione, rischio associato, riciclo;
– Architettura e natura: bioedilizia, bioeconomia forestale, eco-design;
– La Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) in Italia e in Europa;
– Gestione rifiuti alla luce del recepimento direttive EU;
– Acqua, infrastrutture ed industria;
– La filiera della plastica nella gestione dei rifiuti urbani;
– Programma Life: innovazione nei settori dell’economia verde e circolare;
– Produttività e salute del suolo.
Ecomondo è l’unica piattaforma in Europa ad offrire un ampio programma di conferenze, workshop e seminari volti a presentare evidenze e nuovi trend, nazionali ed internazionali, legati all’economia circolare nelle diverse filiere edilizia, packaging, elettronica, automotive.
Nella prossima edizione parleremo di:
– Transizione economica
– Economia circolare: nuovi trend e vision; ruolo della Piattaforma italiana degli attori dell’economia circolare (ICESP) nella diffusione della conoscenza e delle buone pratiche di economia circolare; nuove opzioni gestionali e strumenti di valutazione per accelerare la transizione verso l’economia circolare; EPR ed Economia circolare per la filiera tessile abbigliamento
– Il ruolo della simbiosi industriale per la prevenzione della produzione di rifiuti
– Le tecnologie Industria 4.0 per una industria più sostenibile e sicura
– Packaging avanzato: nuovo Osservatorio nazionale sull’innovazione nel settore
– La filiera della plastica nella gestione dei rifiuti urbani: confronto tra best practices a livello internazionale
– Programma Life: innovazione nei settori dell’economia verde e circolare (con focus su riutilizzo, riparazione, refit)
– Dalla raccolta differenziata al riciclaggio: non solo materie prime seconde ma anche rifiuti speciali
– Acqua ed agricoltura – gestione integrata, riuso, sostenibile e resiliente
– Acqua e rifiuti – gestione fanghi di depurazione
– Acqua e salute i piani di sicurezza della balneazione
– Acqua e regolazione – L’innovazione e le barriere nella regolazione
– Acqua, infrastrutture ed industria – transizione digitale ed innovazioni tecnologiche per ottimizzazione integrata del ciclo urbano ed industriale delle acque
– Il Cluster Agrifood: una partnership pubblico – privata a supporto della strategia della Bioeconomia per un settore agroalimentare sostenibile.
– Green New Deal: la strategia dal campo alla tavola
– Normative, materie prime e trasformazione nella biobased industry
– Flagship industriali a sostegno della bioeconomia italiana
– Produttività e salute del suolo
– Architettura e natura: bioedilizia, bioeconomia forestale, eco-design
– Piattaforma Nazionale del Biometano
– Gestione e riuso dei sedimenti in ambito costiero da fonti litoranee, porti e bacini artificiali, per una crescita blu sostenibile
– Crescita blu sana e circolare nei mari italiani
– Rifiuti marini nel Mediterraneo
– La Bluemed ??Pilot Initiative: la strategia sviluppata dai produttori di plastica e dagli operatori dell’area
-Monitoraggio geotecnico delle opere per la difesa del territorio e la tutela dell’ambiente
-Soluzioni geotecniche innovative connesse alla gestione dei sedimenti e dei fanghi
– Dalla messa in sicurezza alla bonifica delle sorgenti di contaminazione: le nuove tecnologie di caratterizzazione e di intervento nel panorama italiano a confronto con l’esperienza internazionale
– Emissioni di odori: dalle tecnologie di abbattimento alle nuove strategie di controllo
– Inquinamento atmosferico: la situazione, gli interventi di controllo, i rischi e le politiche di prevenzione
– La qualità dell’aria indoor da tematica invisibile a tematica emergente per la competitività del Paese: il quadro legislativo, lo stato delle conoscenze e le azioni di prevenzione della salute
– La Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) in Italia e in Europa
– Gestione -rifiuti alla luce recepimento direttive EU
– Primi effetti e prospettive dell’avvio della regolazione sulle imprese della gestione dei rifiuti
TORNANO GLI STATI GENERALI DELLA GREEN ECONOMY
Il 3 e 4 novembre 2020, come ogni anno, ad Ecomondo si svolgono gli Stati Generali della Green Economy, l’appuntamento annuale di riferimento per la green economy italiana. Promossi dal Consiglio nazionale della green economy, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, propongono un’analisi e un aggiornamento sui temi economici e normativi più attuali e cruciali.
Emergenza ambientale rimane in realtà il centro dell’attuale crisi del pianeta e con essa è fondamentale il ruolo degli ecosistemi fondati su boschi e foreste, sia in quanto fonte di biodiversità che come “cura” per combattere non solo cambiamento climatico ma anche le epidemie.
«Che il diffondersi di nuovi virus sia legato al deterioramento degli ecosistemi naturali – spiega Diego Florian, direttore di FSC Italia, la Ong che opera per la gestione forestale responsabile – lo spiega anche un recente Report di WWF Italia, nostro socio. Le foreste infatti sono al servizio della vita sul nostro pianeta e proteggono anche la nostra salute. La loro distruzione o il loro degrado per motivi antropici favoriscono la diffusione di vere e proprie pandemie, come quella che stiamo vivendo. I cambiamenti nell’uso del suolo e la distruzione di habitat naturali come le foreste sono infatti responsabili dell’insorgenza di almeno la metà delle nuove patologie trasmesse dagli animali all’uomo. Lo ha spiegato bene David Quammen nel suo libro profetico Spillover, che ha predetto con 12 anni di anticipo quanto accade in questi mesi: “La` dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”».
L’appuntamento con l’Earth Day diventa quindi l’occasione per agire da subito, sia come cittadini, che come operatori economici ed istituzioni per tutelare la biodiversità del pianeta, sviluppare filiere sostenibili e combattere la deforestazione. Prevenendo così sia nuove epidemie che il surriscaldamento globale.
«Foreste e biodiversità – sottolinea Florian – sono preziosi per il nostro futuro: ecco perché dobbiamo impegnarci a livello locale, nazionale e internazionale per proteggere e valorizzare questo immenso patrimonio gestendo le foreste in modo sostenibile; ripristinando aree degradate o soggette a deforestazione, salvaguardando i servizi essenziali che riceviamo da alberi e boschi. Serve un cambio di paradigma nel segno della resilienza: come FSC stiamo promuovendo la verifica dei servizi ecologici che i boschi offrono, e l’Italia è stata il primo Paese al mondo non solo a riconoscere questi valori, ma anche a quantificarli e a garantirne la qualità attraverso la buona gestione forestale».
L’approvvigionamento di commodities da filiere sostenibili potrebbe poi far risparmiare quasi mezzo miliardo di tonnellate di CO2 nel prossimo decennio. In questo senso, un segnale positivo arriva dal settore forestale: attualmente il 25-32% dei principali prodotti legnosi tropicali importati nell’UE è accompagnato da certificazione di filiera sostenibile (Ricerca Idh, 2020). «L’industria è chiamata a garantire filiere trasparenti e sicure – conclude Florian – i proprietari e gestori forestali, dal canto loro, devono essere incentivati nell’applicazione di modelli volti alla valorizzazione dei servizi naturali, e premiati per il loro contributo positivo al benessere e alla resilienza dei territori. Le istituzioni pubbliche dovranno infine implementare politiche coraggiose e strategie condivise, in grado di far fronte alle sfide poste dai cambiamenti climatici».
Il Forest Stewardship Council (FSC) è un’organizzazione non governativa e no-profit che include tra i suoi 900 membri internazionali gruppi ambientalisti e sociali, comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commerciano il legno e la carta, gruppi della grande distribuzione organizzata, ricercatori e tecnici, che operano insieme allo scopo di promuovere in tutto il mondo una gestione responsabile delle foreste.
FSC Italia nasce nel 2001 come associazione no-profit, in armonia con gli obiettivi di FSC International. Il marchio ha assunto un ruolo di primo piano nel mercato dei prodotti forestali quali legno, carta e prodotti non legnosi (come ad esempio il sughero), collocando il nostro Paese al secondo posto nella classifica internazionale di certificazioni FSC della Catena di Custodia (Chain of Custody, CoC).
Il marchio FSC identifica infatti i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. La foresta di origine viene infatti controllata e valutata in maniera indipendente in conformità a questi standard (principi e criteri di buona gestione forestale), stabiliti ed approvati dal Forest Stewardship Council International tramite la partecipazione e il consenso di tutte le parti interessate.
Nel 2019 l’Italia è stato il primo Paese al mondo a verificare scientificamente e certificare gli impatti positivi della gestione responsabile sui servizi naturali forestali, e le ricadute ambientali, sociali ed economiche di tali impatti.
Fotovoltaico: Sugherificio Molinas raddoppia. A due anni di distanza dalla messa in attività del primo impianto fotovoltaico da 1 MW/p, il Sugherificio Peppino Molinas & Figli di Calangianus in Sardegna, avvalendosi nuovamente dell’affiancamento progettuale di Enrico Rainero SmartEfficiency, inizia l’installazione di un secondo impianto per la produzione di energia da fotovoltaico di potenza di 1 MW/p.