La Tradizione illuminata. SMARTEFFICIENCY per ILLUMINAZIONE. Deco Industrie, proprietaria di Scala, il marchio del settore iscritto nel Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, si è avvalsa della consulenza di SmartEfficiency per la riqualificazione illuminotecnica dei propri stabilimenti di Bagnacavallo (RA), Forlì (BO) e Zerbinate di Bondeno (FE). (altro…)
Blue Book servizio idrico integrato italiano (SII). Il volume è strutturato in tre sezioni, ognuna delle quali è dedicata a degli aspetti specifici.
La prima parte analizza l’assetto istituzionale, gestionale e organizzativo del settore idrico, sia a livello nazionale che europeo.
La seconda sezione approfondisce il profilo industriale del comparto, quindi l’organizzazione infrastrutturale, la situazione economico- patrimoniale e finanziaria dei gestori, l’entità degli investimenti pianificati e realizzati, gli aspetti regolatori e gli effetti sulla spesa per il servizio.
La terza sezione è dedicata agli scenari futuri che interesseranno il comparto idrico nel breve e nel medio termine, con focus sull’aspetto della sostenibilità dell’utilizzo della risorsa idrica e sullo sviluppo di strumenti regolatori per incentivare l’innovazione tecnologica nell’ottica di efficientare i servizi.
All’edizione 2022 del Blue Book contribuiscono Istat, con un’analisi sulla valutazione della tutela della risorsa idrica e della qualità percepita e Cassa Depositi e Prestiti, con un approfondimento sulla finanza sostenibile nel settore idrico.
I punti chiave che emergono dall’edizione 2022 del Blue Book
– Disponibilità e consumo della risorsa idrica: l’Italia si attesta come paese a stress idrico medio (indice WEI pari al 16% secondo Eurostat), in linea con la Francia e la Germania; tuttavia, a differenza di questi due paesi, l’Italia è la nazione europea che consuma più acqua con un consumo medio pro-capite di oltre 236 l/ab al giorno nel 2020 nei 109 comuni capoluogo di provincia e città metropolitana (Istat)
– La gestione ottimale della risorsa idrica costituisce un obiettivo imprescindibile anche alla luce degli impatti che il cambiamento climatico ha sull’ambiente.
– La gestione ottimale si realizza anche attraverso l’assetto di governance. Il processo di governance locale del servizio idrico integrato, sebbene sia giunto a completamento in gran parte del territorio nazionale, presenta ancora delle criticità, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno, relativamente all’operatività degli Enti di Governo d’Ambito e al superamento della frammentazione gestionale.
Le gestioni in economia (dove il servizio è svolto direttamente dall’ente locale) interessano più di 8 milioni di cittadini (soprattutto al Sud) e in queste gestioni gli investimenti crollano a 8 euro per abitante.
– Gli investimenti crescono: per il 2020-2021 si stima un valore pro capite di 49 euro, un dato in costante crescita seppur ancora distante dalla media europea di 100 euro per abitante. Inoltre la stima per il Sud è pari a 35 euro per abitante, mentre proprio in quest’area le perdite idriche sono superiori (50% al Sud vs 40% media nazionale).
– La sezione curata da Cassa Depositi e Prestiti analizza uno degli elementi essenziali per realizzare gli investimenti, ovvero la disponibilità di risorse finanziarie adeguate. Il ruolo sempre più rilevante della finanza sostenibile può essere un’importante opportunità per il settore idrico, già di per sé caratterizzato da elementi e obiettivi di sostenibilità.
Un servizio idrico integrato ed efficiente contribuisce al risparmio di una risorsa preziosa come l’acqua; un sistema di fognatura e depurazione adeguato rappresenta un elemento imprescindibile di uguaglianza sociale.
– In un contesto nel quale i finanziamenti bancari di tipo tradizionale risultano in riduzione, le utilities hanno aumentato il ricorso alle emissioni obbligazionarie, raggiungendo un valore superiore a € 5 miliardi a fine 2020, pari a circa il 22% del circolante totale. Con riferimento al solo comparto idrico, tra il 2014 e il 2020, sono state emesse 3 tranche di hydrobond obbligazionari.
– Sul fronte della depurazione, le procedure Ue interessano ancora 939 agglomerati urbani per 29,7 milioni di abitanti. Il 73% delle procedure d’infrazione si concentra nel Mezzogiorno, dove in larga parte il servizio è gestito direttamente dai Comuni
– Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina alla Tutela del Territorio e della Risorsa Idrica 4,4 miliardi di euro di investimenti (3,5 miliardi e riguardano le aziende del servizio idrico) per garantire la sicurezza, l’approvvigionamento e la gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo.
– Istat rileva che nel 2020 i gestori hanno complessivamente immesso nelle reti di distribuzione dei 109 comuni capoluogo di provincia e città metropolitana (dove risiede il 30% della popolazione) 2,4 miliardi di metri cubi di acqua (370 litri per abitante al giorno) ed erogato, per usi autorizzati agli utenti finali, 1,5 miliardi di metri cubi (236 litri per abitante al giorno, sia fatturati sia forniti a uso gratuito).
Nel 2018, in Italia, il 73,1% del volume di acqua immessa in rete è soggetto a misurazione; tale percentuale raggiunge il 76,5% nel caso di gestori industriali e scende al 50,0% per i gestori in economia (dati Istat).
– Secondo l’indagine annuale sulle famiglie Aspetti della vita quotidiana, condotta da Istat, le famiglie residenti in Italia che dichiarano di essere allacciate alla rete idrica comunale e che complessivamente si ritengono molto o abbastanza soddisfatte del servizio idrico sono l’86,0% nel 2021, con una lieve riduzione rispetto all’anno precedente (87,4%).
Il livello di soddisfazione varia sul territorio in maniera piuttosto marcata: molto o abbastanza soddisfatte circa il 92% delle famiglie residenti al Nord, l’84,1% nel Centro e l’82,4% nel Sud; mentre nelle Isole la percentuale scende a poco meno del 70%.
Crediti imposta acquisto EE e gas. Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del D.L. 21/2022 destinato a contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina, è stato ampliato e potenziato il novero dei crediti d’imposta a beneficio delle imprese a parziale compensazione dei maggiori oneri sostenuti per l’acquisito di energia elettrica e gas naturale nei primi due trimestri del 2022.
Energia Elettrica
– il credito d’imposta per “imprese energivore” relativo al primo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022;
– il credito d’imposta per “imprese energivore” relativo al secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022;
– il nuovo credito d’imposta per imprese dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW, diverse dalle “imprese energivore”, ai sensi dell’articolo 3 D.L. 21/2022.
I due crediti d’imposta per “imprese energivore” sono destinati ai soggetti come definiti dall’articolo 3 D.M. 21.12.2017 che abbiano subìto un incremento significativo, superiore al 30%, del costo medio dell’energia elettrica per KWh, al netto delle imposte ed eventuali sussidi, rispettivamente:
– fra il quarto trimestre 2021 e il quarto trimestre 2019, tenuto conto anche di eventuali contratti di fornitura di durata stipulati dall’impresa (credito spettante in relazione al primo trimestre 2022 ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022);
– fra il primo trimestre 2022 e il primo trimestre 2019, tenuto conto anche di eventuali contratti di fornitura di durata stipulati dall’impresa (credito spettante in relazione al secondo trimestre 2022 ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022).
Nel caso di energia elettrica prodotta e autoconsumata nel secondo trimestre 2022, il requisito di incremento significativo va valutato con riferimento alla variazione del prezzo unitario dei combustibili acquistati e utilizzati dall’impresa per la produzione di energia elettrica.
Il credito d’imposta per “imprese energivore” spetta nelle seguenti misure:
– pari al 20% della spesa sostenuta per la componente energetica, acquistata ed effettivamente utilizzata, nel primo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 15 D.L. 4/2022;
– pari al 25% della spesa sostenuta per la componente energetica, acquistata ed effettivamente utilizzata, nel secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 20% al 25%;
– pari al 25% della spesa sostenuta per la componente energetica, prodotta e autoconsumata, nel secondo trimestre 2022 (in tal caso il credito di imposta è determinato con riguardo al prezzo convenzionale dell’energia elettrica, pari alla media, relativa al secondo trimestre 2022, del prezzo unico nazionale dell’energia elettrica), ai sensi dell’articolo 4 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 20% al 25%.
A favore delle imprese diverse dalle “imprese energivore”, dotate di contatori di energia elettrica di potenza disponibile pari o superiore a 16,5 kW, è riconosciuto dall’articolo 3 D.L. 21/2022 un credito d’imposta in misura pari al 12% della spesa sostenuta per l’acquisto della componente energetica effettivamente utilizzata nel secondo trimestre 2022, in caso di incremento significativo del costo per kWh calcolato sulla media del primo trimestre 2022, al netto di imposte ed eventuali sussidi, superiore al 30% del corrispondente prezzo medio nel primo trimestre 2019.
Gas Naturale
– il credito d’imposta per “imprese gasivore” relativo al secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 5 D.L. 17/2022;
– il nuovo credito d’imposta per imprese diverse dalle “imprese gasivore”, ai sensi dell’articolo 4 D.L. 21/2022.
Il credito d’imposta per imprese a forte consumo di gas è destinato ai soggetti operanti in uno dei settori di cui all’allegato 1 al D.M. 541/2021, che abbiano consumato, nel primo trimestre 2022, un quantitativo di gas naturale per usi energetici non inferiore al 25% del volume di gas naturale indicato all’articolo 3, comma 1, D.M. 541/2021, al netto dei consumi di gas naturale impiegato in usi termoelettrici e che abbiano subìto un incremento significativo, superiore al 30%, del prezzo di riferimento del gas naturale, calcolato come media, riferita al primo trimestre 2022, dei prezzi di riferimento del Mercato Infragiornaliero (MI-GAS) pubblicati dal Gestore del Mercati Energetici (GME), rispetto al primo trimestre dell’anno 2019.
Il credito d’imposta spetta nella misura del 20% delle spese sostenute per la componente gas naturale nel secondo trimestre 2022, ai sensi dell’articolo 5 D.L. 17/2022 come modificato dall’articolo 5 D.L. 21/2022 che ha innalzato l’aliquota dal 15% al 20%.
A favore delle imprese diverse dalle “gasivore”, è riconosciuto un nuovo credito d’imposta in misura pari al 20% della spesa sostenuta per l’acquisto del gas, consumato nel secondo trimestre 2022, per usi energetici diversi da quelli termoelettrici, in caso di incremento significativo del prezzo di riferimento del gas naturale, calcolato come media riferita al primo trimestre 2022 dei prezzi di riferimento pubblicati dal Gestore dei mercati energetici (GME), superiore al 30% del corrispondente prezzo medio riferito al primo trimestre 2019.
Le principali caratteristiche dei crediti d’imposta per acquisto di energia elettrica e gas naturale sono similari:
– utilizzo esclusivo in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 D. Lgs. 241/1997 (i crediti per “imprese energivore” e “imprese gasivore” sono utilizzabili entro il 31.12.2022) con facoltà di cessione solo per intero secondo le regole dei bonus edilizi, ai sensi degli articoli 3, 4 e 9, D.L. 21/2022;
disapplicazione dei limiti generali di compensazione; irrilevanza fiscale dei relativi contributi;
– cumulabilità con agevolazioni aventi a oggetto i medesimi costi, a condizione di non superare, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive, il costo sostenuto.
Il codice tributo del credito per “imprese energivore” previsto dall’articolo 15 D.L. 4/2022 per la componente energetica acquistata ed effettivamente utilizzata nel primo trimestre 2022, è “6960” – anno di riferimento 2022, istituito con la recente risoluzione AdE 13/E/2022.
Per assistenza ed affiancamento nel disbrigo delle pratiche:
info@energyinlink.it
– BYinnovation è Media Partner di EnergyINlink
Solidarity and energy resilience: an action plan to save energy now! Beyond immediate efforts, Europe needs to take strategic actions to reduce our dependency on energy imports from Russia and other non-EU countries. The action must avoid quick fixes which might pose similar future risks. Finding alternative energy supply might be necessary and acceptable with a short time perspective but cannot be proposed as a lasting solution.
A longer-term and strategic perspective would speed up the transformation to domestic renewable energy supply, and drastically reduce the EU’s dependency on imported fossil fuels.
To decrease energy import dependency, European governments, businesses and citizens have the opportunity to reduce energy demand very quickly. With this paper, BPIE is presenting suggestions to reduce energy consumption in buildings with measures which have a short-term effect.
Behaviour changes such as lowering the room temperature by a degree or two, switching off appliances which are not urgently needed and leaving the car in the garage are ad hoc contributions available to almost everyone and are an immediate signal of solidarity with the victims of Putin’s aggression. In the long term, individual actions must be replaced by a clever far-sighted EU plan to structurally reduce energy demand.
Our list of suggestions are divided into different categories (projects/campaigns, financing, regulation) and three time horizons – actions that can be rolled out in the next 6 months, in 3 years, and in 5 years. All these types of measures are needed if the EU is to decrease its energy import dependency in the long run and boost its resilience.
BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is a leading independent think tank on energy performance of buildings. Our vision is a climate-neutral built environment, aligned with the ambition of the Paris Agreement, and in support of a fair and sustainable society.
We provide data-driven and actionable policy analysis, advice, and implementation support to decision-makers in Europe and globally.
– BYinnovation is Media Partner of BPIE
Geotermia Transizione Energetica. AIRU e UGI, facendosi interpreti delle esigenze ed aspettative di tutti gli operatori del settore teleriscaldamento e del settore geotermoelettrico propongono la formazione di un Tavolo Tecnico che valuti il significativo contributo che la geotermia può dare alla transizione energetica del Paese e le proposte operative per il raggiungimento degli obiettivi UE al 2030 e al 2050 da presentare urgentemente al Ministro per la Transizione Ecologica.
L’uso sostenibile delle risorse geotermiche ha la potenzialità per dare un’accelerazione significativa alla transizione energetica ed ecologica, in particolar modo per raggiungere gli obiettivi indicati dall’UE per quanto riguarda il taglio delle emissioni climalteranti del 55% e l’aumento del contributo da fonti rinnovabili del 40% entro il 2030.
La configurazione geotermica del territorio nazionale offre eccellenti opportunità per la produzione di energia elettrica sul lato tirrenico del Paese, dove sono presenti operatori nazionali ed internazionali pronti a sviluppare progetti geotermici, e anche vastissime prospettive per fornire energia termica a larga e piccola scala su gran parte del territorio italiano, usando le risorse nel medesimo sito dove c’è la domanda.
Con le sue caratteristiche di stabilità e continuità di esercizio, la geotermia offre ottime prestazioni contribuendo significativamente al mix energetico rinnovabile nei tre settori principali: produzione elettrica, mediante impianti di abbattimento gas ad alta efficienza o ibridi innovativi, utilizzo del “calore geotermico” per riscaldamento e raffrescamento, anche con l’ausilio di pompe di calore (Geoscambio), e teleriscaldamento di complessi edilizi, città e per l’industria, anche in forma integrata con recupero del calore di scarto.
Pur essendo una tecnologia in costante sviluppo, il tasso di crescita della geotermia per la produzione geotermoelettrica è ancora troppo basso, soprattutto a causa di 3 criticità:
1. Elevati costi iniziali per l’esplorazione, la perforazione e la valutazione delle potenzialità,
2. Procedure complesse e tempi eccessivamente lunghi per ottenere i permessi e le concessioni (circa 4-8 anni),
3. Scarsi investimenti in Ricerca ed Innovazione e carenza di misure di sostegno per far decollare il settore e per creare nuovi posti di lavoro.
Una decina di progetti sono in attesa di autorizzazione ed altri in iter autorizzativo
Essi avrebbero da soli la capacità complessiva di generazione elettrica di oltre 700 GWh/anno, pari a un decimo della quota di nuova energia da fonte rinnovabile da immettere in rete, indicato dal Ministro Cingolani come obiettivo al 2030 per l’Italia.
Allo scopo di superare le barriere allo sviluppo della geotermia in Italia e in sintonia con associazioni, ordini professionali e istituti di ricerca, AIRU e UGI, con il sostegno dell’European Geothermal Energy Council (EGEC), chiedono azioni concrete ed immediate per colmare il vuoto legislativo che questo settore lamenta.
In particolare essi chiedono:
– la creazione di un’unica Autorità Geotermica Nazionale, che si occupi della governance e coordinamento del settore, definizione delle linee guida e piano strategico di sviluppo, valutazione dei progetti, rilascio permessi e concessioni;
– l’armonizzazione e standardizzazione delle procedure, in linea con quanto previsto dal PNRR;
– il sostegno alla filiera industriale geotermica di alto livello che esporta tecnologia italiana in tutto il mondo;
– l’attivazione di meccanismi incentivanti per un periodo limitato, analogamente a quanto esiste in altri Paesi, al fine di condurre il settore verso l’autosostentamento sul mercato;
– l’investimento e l’incentivazione di progetti geotermici finalizzati alla produzione elettrica sia per impianti a circuito chiuso sia per impianti geotermici ad alto rendimento e efficienza ambientale, in base alle caratteristiche della risorsa;
– l’investimento in progetti e infrastrutture in ambito urbano per il teleriscaldamento sostenuto dalla risorsa geotermica disponibile in loco (un recente studio dei Politecnici di Milano e Torino ha evidenziato un potenziale geotermico già utilizzabile di oltre 10 TWh termici);
– il finanziamento ai centri di ricerca per rilanciare la formazione di base e applicata;
– il finanziamento di progetti strategici per il futuro per l’estrazione di Litio ed elementi rari dai fluidi geotermici e per lo studio delle potenzialità geotermiche dei fluidi supercritici;
– l’inclusione delle tecnologie geotermiche con pompa di calore per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di efficienza energetica degli edifici;
– l’accelerazione nell’emanazione delle relative normative e decreti attuativi.
27 gennaio, 2022
Comunicato congiunto AIRU e UGI con il sostegno di EGEC
Bruno Della Vedova, Presidente UGI
Lorenzo Spadoni, Presidente AIRU
Philippe Dumas, EGEC Secretary General
Italia 22.565 MW fotovoltaico installato. Siamo ancora sotto al GW di nuova potenza installata annualmente. Nel 2021 sono stati installati 936,38 nuovi MW di fotovoltaico arrivando a una potenza cumulata complessiva di 22.565,52 MW e un numero di impianti pari a 1.015.239. Il 56% della potenza installata è data da impianti tra i 20kW e 1 MW. Sono i dati che emergono dai report frutto dell’elaborazione condotta da ITALIA SOLARE sulla base dei dati resi disponibili periodicamente da Terna (dati Gaudì).
La regione che registra la maggior potenza installata è la Puglia con 2.943 MW seguita da Lombardia (2.711 MW) ed Emilia-Romagna (2.269 MW), fanalino di coda la Valle d’Aosta con 26 MW. In termini di numero di impianti sul podio si posiziona la Lombardia con 160.586 installazioni, seguita da Veneto (147.494) ed Emilia-Romagna (105.861).
Le variazioni del 2021 sul 2020, registrano un aumento della potenza installata lo scorso anno (937MW) rispetto a quello precedente (686 MW).
Al 31 dicembre 2021 la capacità connessa complessiva dei sistemi di accumulo arrivava a 734,94 MWh, dei quali 720, 36 MWh erano batterie al litio e circa 10 MWh di batterie al piombo, con 75.039 il numero degli impianti realizzati. Il 2021 ha registrato un’impennata, se così si può dire, delle installazioni rispetto agli anni precedenti (431,42 MWh contro i 111,99 del 2021 o 1,71 del 2015) per un totale di 35.064 impianti di sistemi di accumulo e un andamento trimestrale lungo l’anno di continua crescita.
La Lombardia è la regione che registra la maggior capacità connessa di sistemi di accumulo con 162,93 MWh, dovuta anche ai bandi che ha varato negli ultimi tre anni, seguita da Veneto (116,25 MWh) ed Emilia-Romagna (82,20 MWh).
Anche se in crescita, i dati evidenziano sia per il fotovoltaico sia per i sistemi di accumulo, un netto ritardo rispetto alle previsioni di sviluppo in linea con gli obiettivi del PNIEC.
Idrogeno made in Italy fa sempre più squadra. L’Associazione H2IT festeggia il superamento dei 100 soci e guarda al futuro. Obiettivo: continuare a dare impulso alla filiera per renderla protagonista della transizione energetica in Italia.
Dalle multinazionali alle PMI innovative
Tra il 2019 e il 2022 H2IT ha quadruplicato il numero degli associati, arrivando a rappresentare aziende e centri di ricerca di dimensioni e comparti diversi. La crescita dell’Associazione è lo specchio delle grandi potenzialità del vettore idrogeno per la decarbonizzazione e la transizione ecologica
Il futuro dell’energia passa anche e soprattutto dall’idrogeno
Lo sa bene l’Unione Europea, che ha deciso di scommetterci per abbattere le emissioni di CO2 entro il 2050. E lo sa anche l’Italia, che negli ultimi anni tra l’elaborazione di una Strategia Nazionale per l’idrogeno ancora in corso, e i 3,64 miliardi di euro previsti dal PNRR ha inaugurato una stagione di investimenti per sviluppare una filiera forte anche nel nostro Paese. Un obiettivo che, sin dalla sua nascita nel 2005, è anche l’ambizione di H2IT, l’Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, che oggi celebra un grande traguardo: il superamento dei 100 soci, tra grandi, medie e piccole imprese, centri di ricerca e università.
L’idrogeno è salito alla ribalta delle politiche ambientali e della cronaca solo da qualche anno. E da allora l’interesse delle istituzioni e delle imprese non si è mai fermato. Non a caso, solo dal 2019 a oggi, H2IT ha quadruplicato il numero degli associati. E ci è riuscita facendo da punto di riferimento per la filiera, portando le idee di chi si occupa quotidianamente di idrogeno all’attenzione della politica, degli attori economici e dell’opinione pubblica.
Si tratta, del resto, di un settore in forte crescita, tanto che, secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio H2IT, tutte le aziende associate ad H2IT si aspettano un aumento del giro d’affari in tre anni, con fortissime ripercussioni sull’occupazione, anche se allo stato attuale è ancora difficile trovare personale qualificato. In altre parole, la filiera ha tutto ciò che serve per svilupparsi, ma occorre uno sforzo maggiore per eliminare le criticità che ne imbrigliano il potenziale.
Come l’assenza di un quadro normativo chiaro, un argomento da sempre a cuore di H2IT e indicato dal 60% del campione come la priorità assoluta da seguire. Per questo già nel 2016 l’Associazione ha supportato i Ministeri competenti nell’elaborazione del “Piano Nazionale per la Mobilità ad Idrogeno” (aggiornato poi nel 2019) e stretto, nel 2018, una collaborazione con il Ministero dell’Interno per la stesura della “Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione”.
Inoltre, Nel 2021 H2IT ha incontrato più volte i decisori politici, esponendo le proprie indicazioni per il PNRR durante un’audizione alla Camera dei Deputati. Alla fine, il Piano ha dedicato 3,64 miliardi di euro allo sviluppo di filiere per la produzione, distribuzione e usi finali dell’idrogeno: un grande successo che non deve rimanere isolato.
Adesso, oltre a mantenere vivo il confronto con il legislatore, H2IT punta anche al rafforzamento del network di aziende e centri di ricerca attivi nel mercato dell’idrogeno, con l’obiettivo di renderlo maturo e decisivo per la rivoluzione ecologica nel nostro Paese. Necessario, in questo caso anche il supporto all’innovazione per realizzare prodotti e servizi indispensabili per la crescita del settore. Anche in questo senso va letta la collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation Center, per il progetto INNOVAHY, un’iniziativa volta a favorire il percorso di sviluppo di PMI innovative e startup del settore idrogeno.
“Il grande risultato che celebriamo oggi premia oltre 15 anni di duro lavoro da parte dell’Associazione – ha commentato Alberto Dossi, Presidente di H2IT. Quando l’avventura di H2IT è iniziata l’idrogeno non compariva nelle agende degli organi competenti. Ora, la rotta intrapresa dalle istituzioni europee ed italiane conferma finalmente l’importanza della filiera per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Ma abbiamo bisogno di farla crescere facendo sistema, parlando con un’unica voce in grado di sostenere al meglio gli sforzi di tante aziende, grandi e piccole, italiane ed internazionali. Desidero ringraziare le 100 importanti realtà del settore che ci hanno dato fiducia e che hanno trovato tutto questo proprio in H2IT. Ma non ci fermiamo qui: continueremo nel nostro impegno per eliminare le criticità che impediscono lo sviluppo della filiera dell’idrogeno, dialogando con la politica, la società civile e tutte le imprese che vorranno conoscere una delle chiavi della transizione energetica.”
H2IT – Associazione italiana idrogeno e celle a combustibile aggrega grandi, medie e piccole imprese, centri di ricerca e università che lavorano nel settore dell’idrogeno. Conta attualmente 104 soci che rappresentano tutta la catena del valore dell’idrogeno dalla produzione fino agli usi finali, comprendendo aziende che si occupano della logistica dell’idrogeno per il suo trasporto, distribuzione e stoccaggio, imprese che sviluppano le tecnologie quali elettrolizzatori e celle a combustibile, aziende della componentistica, imprese che sviluppano sistemi per l’utilizzo dell’idrogeno nei settori della mobilità, del residenziale della produzione di energia e dell’industria. Costituita nel 2005, H2IT si è posta di raggiungere gli obiettivi di stimolare la creazione dell’infrastruttura per l’uso dell’idrogeno, essere portavoce degli attori del settore e assicurare un ruolo di leadership per l’Italia nel mercato mondiale.
Sintesi Italian Renewable Summit prima edizione. Gli Executive dell’Eco-sistema insieme per accelerare lo sviluppo della produzione di Energia da Fonti Rinnovabili
Sono numerosi gli spunti emersi in occasione della prima edizione di ITALIAN RENEWABLES SUMMIT, l’evento di IKN Italy che riunisce gli Executive dell’Eco-sistema per accelerare lo sviluppo della produzione di Energia da Fonti Rinnovabili.
L’appuntamento ha evidenziato i temi più caldi a oggi: come il Decreto Sostegni, le Zone Idonee, la Supply Chain, le Autorizzazioni, il costo del gas, la necessità di passare a una geopolitica green, PPA, le opportunità dell’eolico offshore e l’agrivoltaico. E’ emersa inoltra la necessità di capire se le specifiche per gli incentivi saranno recepiti dalle regioni.
Il punto di vista dell’eco-sistema
Si sono considerate le prospettive, a partire dalla revisione della RED II, la Direttiva sulle energie rinnovabili, la cui approvazione è prevista entro l’inizio del 2023. Se da un lato la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030 comporta un aumento significativo della quota di produzione di energia da fonti rinnovabili per sviluppare un sistema energetico integrato, dall’altro la quota pari al 32% di energia rinnovabile da sviluppare entro il 2030 – prevista dalla RED II – non è più sufficiente e dovrà essere aumentata in linea con la European Climate Law.
Procedere alla revisione della RED II è essenziale non solo per raggiungere l’obiettivo climatico e proteggere l’ambiente e la salute, ma anche per assicurare l’indipendenza energetica dell’Europa dai Paesi terzi e per contribuire alla creazione di una forte leadership tecnologica e industriale dell’Unione Europea, capace di sostenere l’occupazione e la crescita economica.
Con la nuova normativa cambiano naturalmente gli obiettivi per i diversi settori coinvolti, in primis i trasporti – con la riduzione dell’emissione di gas serra del 13% e il meccanismo di crediti per la mobilità elettrica – e l’industria – con un aumento medio annuo dell’energia rinnovabile utilizzata o l’etichettatura dei prodotti industriali verdi che deve indicare la percentuale di energia rinnovabile utilizzata secondo una metodologia comune a livello UE.
La finanza a sostegno della transizione energetica
Lo scenario Net Zero al 2050 e la previsione di crescita delle rinnovabili al fine di raggiungere gli obiettivi del Green New Deal e del PNRR sono aspetti che hanno un impatto significativo sulle banche e sugli investitori insieme al tema della riduzione dei costi della tecnologia, che determina il passaggio a Modelli Green e a modalità diversa di finanziare le rinnovabili.
L’ammontare degli investimenti nelle rinnovabili previsto in Italia è in crescita, favorito anche dagli importanti incentivi previsti dal PNNR: per la rivoluzione verde e la transizione ecologica si prevedono fondi per 70 miliardi. 25 miliardi saranno destinati a rinnovabili, idrogeno, rete e mobilità sostenibile. Al fine di raggiungere gli obiettivi di potenza istallata eolica e fotovoltaica al 2030 saranno necessari investimenti per circa 70-75 miliardi di euro. Ne consegue un’evoluzione del mercato sia del capitale di rischio che del capitale di debito con l’entrata di nuovi investitori, lo sviluppo di nuovi strumenti e strutture di finanziamento.
Le rinnovabili hanno una grande potenzialità e vengono considerate asset e oggetti di investimento del futuro. Ma si tratta di un settore che da anni vive alcuni limiti, come la Supply Chain. In occasione del dibattito i relatori hanno posto l’attenzione sui quesiti più attuali: se esiste abbastanza capacità di produzione di pannelli solari, se la capacità installata oggi è sufficiente per supportare la crescita, se le materie prime ci sono e in quali zone del mondo si trovano. Una questione nota e dibattuta da 20 anni è quella relativa alle Autorizzazioni: anche volendo essere ottimisti in relazione al Decreto Semplificazioni e sulla spinta che potrebbe dare, è già noto che non si raggiungeranno gli obiettivi al 2030.
In Italia non mancano le risorse economiche per lo sviluppo delle rinnovabili, ma il Paese vive una serie di problematiche che ne limitano l’evoluzione. E’, infatti, complesso finalizzare i progetti: PPA se ne sono fatti pochi e sono uno strumento fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Sarebbe necessario per gli industriali integrare le rinnovabili per raggiungere gli obiettivi ESG, ma non ci sono abbastanza impianti a disposizione. È necessario un Project Finance per il futuro. I processi autorizzativi sono onerosi e lenti: è fondamentale un intervento governativo per spingere le dinamiche di mercato. La PA dovrebbe rispondere in tempi inferiori e le tempistiche dei ricorsi dovrebbero essere compresse.
Quali i nuovi trend cui stanno andando incontro le rinnovabili?
Ci troviamo di fronte a un settore in cui il numero di operatori presenti è enormemente superiore a 10 anni fa: le rinnovabili indubbiamente attraggono. Le pipeline sono i quadranti più popolati: lo sviluppo (e ora anche co-sviluppo) è di nuovo lo sport nazionale. Inoltre, aumenta il numero di IPP/Utility a discapito dei fondi – la componente merchant è più naturale per questi operatori – e gli operatori sono meno polarizzati su un’unica attività.
IKN Italy, leader nella creazione e sviluppo di contenuti, eventi e corsi di formazione BtoB, raggiungerà nel 2022 il traguardo dei 35 anni. Credibilità, specificità, indipendenza e ricerca continua con i responsabili, C-Level d’azienda, sono gli elementi che distinguono e caratterizzano IKN nel mercato.
Company Profile
IKN Italy, Leader nella creazione e sviluppo di eventi e progetti di formazione rivolti ai professionisti d’azienda, festeggia nel 2022 il 35° anniversario. Credibilità, esperienza, indipendenza, know-how, innovazione e networking sono le parole chiave che caratterizzano l’azienda. Sin dalla sua nascita, IKN Italy è stata in grado di rispondere in modo tempestivo alle esigenze di un mercato in costante trasformazione. Il suo obiettivo principale: assicurare contenuti aggiornati e concreti per accompagnare il middle management nella sua crescita professionale.
Il nome racconta la mission e i valori di un’azienda che ha nel suo DNA la capacità di innovarsi e reagire in maniera tempestiva per affiancare le aziende nell’approfondimento e nella scoperta delle competenze e delle metodologie per essere competitive nel loro mercato di riferimento.
IKN è, infatti, l’acronimo di:
“I” come INSTITUTE: IKN Italy nasce da Istituto Internazionale di Ricerca, filiale italiana di IIR Holding. Grazie all’esperienza maturata dal 1987 ad oggi, è in grado di proporre sia tematiche di grande attualità e interesse che relatori di alto livello. La reale fotografia di IKN Italy la “scattano” i numeri di questi 35 anni: oltre 90.000 partecipanti, 25.000 aziende e 15.000 tra relatori e docenti; cifre che posizionano IKN Italy leader indiscusso nel suo settore.
“K” come KNOWLEDGE: ricerca continua e ascolto delle esigenze degli attori dei diversi mercati di riferimento garantiscono lo sviluppo di contenuti non standardizzati ma specifici, unici ed esclusivi.
I settori sui quali IKN Italy concentra la sua attenzione sono: Farmaceutico e Dispositivi Medici, Energy & Utilities, Sanità, Banca e Assicurazioni, Retail e GDO, Industrial, Logistica, Green & Sostenibilità, Marketing e Vendite, Project Management.
“N” come NETWORKING: gli eventi e le iniziative formative di IKN Italy sono delle occasioni di confronto per interagire in maniera dinamica, condividere esperienze concrete e sviluppare nuove opportunità di business.
Le principali milestones di IKN Italy
1987 – Apertura della sede italiana di IIR – Istituto Internazionale di Ricerca. L’azienda è specializzata in 4 aree di business: Finance, Marketing, Tax & Law e Industrial.
1997 – Prima edizione del Forum Gestione Sinistri, precursore dell’attuale Italy Insurance Forum.
1999 – Lancio del primo corso di formazione nel Project Management and Soft Skills. Presentazione del primo corso In-Company.
2000 – Prima edizione di Forum Retail.
2005 – Informa PLC, società che fornisce conoscenze specialistiche e collegamenti pertinenti a imprese e professionisti, acquisisce IIR Holding
2007 – Prima edizione di Forum Banca.
2011 – Ottenimento della certificazione UNI EN ISO 9001 : 2008, che qualifica IKN Italy per la presentazione di piani formativi finanziati da organi istituzionali e fondi interprofessionali
2013 – Attraverso un’operazione di Management Buyout, Francesca Cattoglio prende le redini di IIR per i mercati di Italia e Spagna.
2017 – In occasione del trentesimo compleanno, IIR diventa IKN Italy.
2020 – IKN Italy amplia l’offerta introducendo nuovi format di formazione digitali e di nuove aree, come quella Green e Sostenibilità.
2022 – IKN Italy compie 35 anni.
Italian Renewable Summit dà appuntamento al 2023
– BYinnovation è Media Partner di Italian Renewable Summit
Italia Solare a Presidente Mattarella. La drammatica situazione ucraina impone un’urgente revisione del sistema energetico italiano, per motivi etici, economici e di sicurezza nazionale.
I recenti interventi messi in campo dall’attuale governo per contrastare il caro energia sono inefficaci, paradossalmente tutelano il gas e ostacolano lo sviluppo delle rinnovabili.
Tutto questo quando invece le soluzioni al problema del caro energia esistono e sono immediatamente attuabili.
È per questo che ITALIA SOLARE ha deciso di scrivere una lettera aperta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Egregio Presidente Sergio Mattarella,
la drammatica situazione ucraina impone un’urgente revisione del sistema energetico italiano, per motivi etici, economici e di sicurezza nazionale.
Importiamo dalla Russia il 40% circa del gas che utilizziamo. Aumentare le estrazioni delle esigue risorse di gas nazionale non è sufficiente per ridurre le bollette di famiglie e imprese italiane. Né tantomeno ha senso puntare all’incremento delle importazioni perché richiede tempo e comunque non risolverebbe il problema dei prezzi e della sicurezza.
L’attuale situazione è il risultato della politica energetica dei governi degli ultimi anni, che non hanno mai intrapreso una rapida e vera transizione energetica a favore delle rinnovabili, che rappresentano l’unica soluzione immediatamente disponibile per dare ai nostri concittadini energia pulita e a costi accessibili. Tra le rinnovabili, il fotovoltaico è la tecnologia energetica economicamente più conveniente e quella che più di altre può garantire nuova potenza in breve tempo e, con gli accumuli, la continuità nelle forniture di energia.
Nonostante queste evidenze in Italia si installa sei volte meno che in Germania, quattro volte meno che in Spagna, tre volte meno di Olanda e Polonia perché in tutti questi anni non si sono volute sbloccare le autorizzazioni per realizzare nuova potenza fotovoltaica.
I progetti sono pronti, ma per autorizzarli e consentirne la realizzazione serve un cambio di passo immediato.
Non farlo è irresponsabile nei confronti delle famiglie e delle imprese italiane, oltre che immorale, perché acquistare gas dalla Russia significa finanziare un regime autoritario e le sue azioni belliche.
E invece i recenti interventi messi in campo dall’attuale governo per contrastare il caro energia non solo sono inefficaci, come è facilmente verificabile dai livelli raggiunti dalle ultime bollette, ma paradossalmente tutelano il gas e ostacolano lo sviluppo delle rinnovabili, come dimostrato dal prelievo dei ricavi provenienti dalla vendita di energia applicato solo alle fonti rinnovabili e non alle fossili (DL del 27.01.2022, art. 16 e DL del 25.02.2022, art. 5).
Il processo di transizione deve essere avviato subito, con un confronto costante con gli operatori delle rinnovabili e smettendo di assecondare le lobby fossili.
Egregio Presidente, è nell’interesse del Paese e nell’interesse supremo della sicurezza nazionale, che ci rivolgiamo a Lei affinché sensibilizzi il Parlamento e il Governo per un vero cambio del paradigma energetico, con iniziative rapide, concrete e incisive.
Distinti saluti,
Paolo Rocco Viscontini,
Presidente ITALIA SOLARE