Conclusi Ecomondo e Key Energy 2021. La strada per la transizione ecologica è tracciata e passa da Rimini, dove si sono tenuti Ecomondo e Key Energy, i due saloni dedicati all’economia circolare ed alle energie rinnovabili, organizzati da Italian Exhibition Group, con risultati ben oltre le più rosee previsioni.
Quasi l’85% di presenze rispetto all´ultima edizione pre-covid, più di 1.080 marchi presenti a tutto quartiere per il 90% della superficie, 500 ore di convegni e seminari, con il decennale degli Stati Generali della Green Economy, sono i numeri che confermano che la spinta alla transizione ecologica passa anche dalle due storiche manifestazioni di Rimini.
Luogo di confronto e soprattutto business per una comunità di imprese, istituzioni, enti e organizzazioni che nei saloni di Rimini si sono confrontati sulle tematiche oggi al centro delle agende di tutti i governi, e legate in particolare alle opportunità connesse all’avvio del PNRR alla vigilia di un appuntamento politico fondamentale come la COP26 di Glasgow.
Importante e qualificata, inoltre, la partecipazione governativa italiana, così come l´egida della Commissione europea, a rimarcare l’importanza che queste manifestazioni hanno assunto negli anni come punto di riferimento sia nell’area del Mediterraneo sia per istituzioni di primo livello europeo per policy e ricerca ed innovazione nei settori indicati.
Bioeconomia circolare, risorse idriche, trattamento dei rifiuti e processi di digitalizzazione che portano la green economy nel perimetro di industria 4.0 sono tra le novità di filiera più interessanti di questa edizione 2021.
Le aziende che lavorano sui processi e il monitoraggio sono l’anello di raccordo tra la raccolta dei materiali di scarto e la materia prima seconda. Cresciuti, anche in termini di business generato in fiera, le bioenergie e il fotovoltaico e tutto il settore dell’illuminazione smart nelle città legato all’efficientamento e alla sicurezza.
Il salone biennale dei veicoli per l’ecologia SAL.VE ha messo insieme in un’unica vetrina telaisti e allestitori dei mezzi per l’igiene urbana e gli allestimenti per la raccolta differenziata con mezzi a propulsione ibrida o full electric.
Dalle presse meccaniche alle stampanti 3D alimentate da plastiche bio, industria e startup sono state visitate da operatori qualificati e orientati al business, che fanno dei due saloni appuntamenti di green business.
Cresciuta anche la percentuale di stand che sono stati allestiti con materiali sostenibili, ottenuti dal riciclo di legno d’arredi o altri materiali di edilizia, dai pannelli alle piastrelle.
Con gli eventi di Ecomondo, curati dal Comitato scientifico presieduto dal professor Fabio Fava – è stata condotta un’analisi puntuale sul tema della rigenerazione dell’ambiente, in linea con le raccomandazioni del Green Deal europeo.
Grazie alle “conferenze faro” sono state identificate le azioni che potranno consentire una rigenerazione sistemica ed inclusiva delle nostre manifatture, delle nostre città, del patrimonio naturale, suolo, acque e mari, per un pronto recupero economico, ambientale e sociale del Paese assieme all’Europa e all’area del Mediterraneo.
Nella sessione inaugurale di Key Energy, uno studio preparato per questo evento dall’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano ha approfondito le opportunità legate al PNRR, in particolare in termini di ricadute economiche e occupazionali: si parla di più di 64 miliardi di euro di ricavi aggiuntivi, oltre a 132mila posti di lavoro in più.
Si è parlato inoltre, nei convegni curati dal Comitato scientifico presieduto da Gianni Silvestrini, delle novità in arrivo, dall’eolico off-shore all’agro-fotovoltaico, dalle Comunità energetiche all’idrogeno, di strategie climatiche, nonché dei primi interessanti risultati sui fronti del Superbonus e della mobilità elettrica.
Italian Exhibition Group dà l’appuntamento al mondo della Green Economy e delle energie rinnovabili al 2022, anno in cui è da segnare in calendario anche il nuovo evento SOLAR EXHIBITION AND CONFERENCE by Key Energy, dal 23 al 25 marzo 2022 nel quartiere fieristico di Rimini: una tre giorni dedicata esclusivamente all’industria dell’energia solare e alle sue filiere con area espositiva, convegni, incontri e dibattiti.
L’evento, dal format innovativo e altamente focalizzato sulle esigenze delle aziende e delle community del solare, si terrà in sinergia e in contemporanea con la seconda edizione di FORUMTECH, l’evento di formazione e informazione di ITALIA SOLARE organizzato il 23 marzo 2022.
Sempre nel 2022, in programma anche due eventi internazionali: CDEPE – Chengdu International Environmental Protection Expo powered by Ecomondo, la più grande fiera di tecnologia verde nel mercato della Cina occidentale, dal 20 al 22 maggio 2022 a Chengdu (e quest’anno dal 18 al 20 novembre) e Ecomondo Mexico, dal 12 al 14 luglio 2022 a León, organizzato in partnership con Deutsche Messe.
FOCUS ON ITALIAN EXHIBITION GROUP
Italian Exhibition Group (IEG), quotata sul Mercato Telematico Azionario organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., ha maturato negli anni, con le strutture di Rimini e Vicenza, una leadership domestica nell’organizzazione di eventi fieristici e congressuali e ha sviluppato attività estere – anche attraverso joint-ventures con organizzatori globali o locali, negli Stati Uniti, Emirati Arabi, Messico, India e in Cina – che l’hanno posizionata tra i principali operatori europei del settore.
Green mining is a myth: EU must slash resource consumption by two-thirds. New analysis suggests the EU must ditch plans under its European Green Deal to increase mining and set hard limits to the natural resources it extracts in order to prevent human and ecological disaster.
European Green Deal plans will fail to stop runaway mining, creating further permanent damage to the environment and wreaking havoc on human rights. The EU must reduce extraction of natural resources by 65%, according to a new study released today by Friends of the Earth Europe and the European Environmental Bureau. [1]
The report shows that the EU is already extracting and consuming a dangerous proportion of the world’s limited resources, with serious consequences:
– The EU material footprint [2] is currently 14.5 tonnes per capita, about double what is considered a sustainable and just limit, and well over the global average.
– The EU alone already uses between 70% and 97% of the global environmentally ‘safe operating space’ related to resource extraction impacts. Any resource extraction beyond this ‘safe’ threshold threatens the stable functioning of the earth’s biophysical systems.
– More environmental defenders are killed for opposing mining than opposing any other industry. 50 of the 212 environmental defenders killed worldwide in 2019 were campaigning to stop mining projects.
Yet European Green Deal plans are continuing on the path of ‘consumption as usual’, meaning enormous increases in mining for certain metals and minerals. For example batteries, primarily for electric vehicles, are predicted to drive up EU demand for lithium by almost 6000% by 2050.
Supplying such demand will inevitably lead to scarcity, conflicts and destructive mining, closely resembling social and environmental harms from digging up fossil fuels. The answer here is not simply to replace cars running on fossil fuels with electric cars – it is to also reduce private car use overall. [3]
These issues demonstrate that the green transition must be used as an opportunity to tackle the root causes of the broader climate and environmental crises – an economic system which drives overconsumption and social inequities in all sectors. As an urgent first step, the EU must set a material footprint reduction target of 65%.
Meadhbh Bolger, Resource Justice Campaigner at Friends of the Earth Europe said: “The EU has a history of passing weak laws which fail again and again to reduce the amount of natural resources we consume, putting the remaining parts of the natural world and many communities under apocalyptic stress. The reason is simple: the laws are all predicated on economic growth, which is not compatible with a sustainable future. The EU needs to wake up and set a headline target to cut material use by two-thirds so that the European Green Deal doesn’t become another footnote in the history of the destruction of the planet.”
Diego Marin, Associate Policy Officer for Environmental Justice at the European Environmental Bureau said: “Recognising that we cannot mine our way out of the climate crisis means that we need to stop the growth frenzy. It is as if current policies were driving a bus toward a cliff edge and the passengers were arguing about whether the bus should run on electricity or fossil fuels, when the more urgent question we should be asking is how we can stop the bus from plummeting down the cliff in the first place. End of pipe solutions alone no longer cut it, we need to tackle the many issues with the linear take-make-use-lose economy at the very source”
[1] The report analyses various policies under the European Green Deal including the Circular Economy Action Plan, Raw Materials Strategy, trade policies and human rights legislation. It focuses on mining of metals and metallic minerals.
[2] Total consumption of fossil fuels, biomass, metals and non-metallic minerals, including embodied in imports
[3] The mining industry and governments must also stop attempts to greenwash mining, using the fact that certain metals and minerals are key for green technologies to greenwash the metal mining industry in general and promote the nonsensical concept of ‘green mining’. Metals like copper, iron and aluminum are overwhelmingly used in construction and other industries, such as the destructive military sector.
The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 160 members in over 35 countries.
EC register for interest representatives: Identification number 06798511314-27
International non-profit association – Association internationale sans but lucratif (AISBL)
Inconsapevolezza crisi climatica: ricerca Epson: allarmante il divario tra percezione del clima e realtà dell’emergenza. Un sondaggio di Epson rivela un allarmante divario in merito alla percezione della reale situazione climatica: il 46% delle persone crede che eviterà la crisi climatica nel corso della propria vita
Anticipando il vertice COP26, in programma a Glasgow (Scozia) in novembre, Epson annuncia i risultati del suo Climate Reality Barometer (Barometro sulla Realtà Climatica).
Il sondaggio raccoglie esperienze e percezioni globali sui cambiamenti climatici: hanno partecipato 15.264 persone da 15 Paesi (1), tra cui l’Italia. La ricerca di Epson scopre un divario potenzialmente pericoloso tra la realtà climatica e la comprensione dei suoi effetti catastrofici.
L’obiettivo dell’Epson Climate Reality Barometer, pensato per inquadrare il dibattito in occasione del COP26, è sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto dei cambiamenti climatici, influenzare decisioni aziendali importanti e informare meglio i decisori.
Il divario con la realtà: c’è ottimismo nonostante le evidenze
Quando sono state poste domande sulla capacita` del genere umano di evitare una crisi climatica nel corso della loro vita, quasi la metà degli intervistati (46%) ha affermato di essere “molto” o “abbastanza” ottimista. Questo dato supera in modo significativo il 27% di coloro che si dichiarano molto o abbastanza pessimisti.
Il quadro europeo (Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito) suggerisce una visione più equilibrata.
In Europa l’ottimismo generale sulla capacità di evitare una crisi climatica scende al 39%, rispetto al pessimismo che sale al 33%. Mentre i francesi sono i più ottimisti (42%) e gli spagnoli si rivelano i più pessimisti (39%), il 38,8% degli italiani si dichiara ottimista contro un 34,1% che afferma di essere pessimista.
Nel complesso, i motivi più comuni a sostegno di questo ottimismo sono la crescente consapevolezza dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici (32%), la capacità della scienza e della tecnologia di fornire soluzioni (28%) e la transizione verso le energie rinnovabili (19%).
In termini globali, il 5% degli intervistati ritiene che non vi sia affatto un’emergenza climatica, con la Germania (7%) e il Regno Unito (6%) in cima all’elenco dei negazionisti climatici europei.
Per quanto riguarda l’Italia, gli ottimisti sono guidati soprattutto dalla convinzione che le persone sono più consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (32,9%) e che scienza e tecnologia permetteranno di risolvere i problemi (26,9%) oltre che dalla ricaduta positiva che avrà la riduzione nell’uso di combustibili fossili come il carbone a favore di fonti rinnovabili come l’energia eolica (23,3%).
I pessimisti sono invece guidati principalmente dalla convinzione che le persone non sono consapevoli dei pericoli del cambiamento climatico (52,2%), dalla sensazione che c’è una mancanza di azioni da parte del governo (23,1%) e dall’idea che il passaggio a fonti di energia rinnovabile non sarà abbastanza veloce (14,8%).
Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) indica che ci vorranno millenni per invertire alcuni cambiamenti climatici causati dall’uomo (2) e, data una serie di eventi – tra cui la massima temperatura europea fatta registrare (3) in Italia, gli incendi boschivi in Francia e Spagna (4) e le alluvioni (5) in Germania – i risultati del Barometer suggeriscono un trionfo dell’ottimismo in rapporto alle evidenze e un pericoloso divario rispetto alla reale situazione climatica.
Henning Ohlsson, Director of Sustainability, Epson Europe, ha dichiarato: “L’emergenza climatica è davanti agli occhi di tutti ed è davvero preoccupante che così tante persone non ne riconoscano l’esistenza, o addirittura la neghino. E’ un campanello d’allarme per tutti, governi, aziende e singoli cittadini, affinchè tutti collaborino in modo che il vertice COP26 prenda le decisioni e ispiri le azioni necessarie per mitigare i cambiamenti climatici”.
Fare i conti con la realtà: la comprensione di fronte all’azione
Il Barometer suggerisce che l’ottimismo può essere il risultato di un’incapacità di riconoscere i cambiamenti climatici e, pertanto, di comprenderne la portata.
Oltre tre quarti degli intervistati (77%) vedono un collegamento tra i cambiamenti climatici e l’aumento delle temperature globali, le condizioni meteorologiche estreme (74%) e gli incendi boschivi (73%). Al contrario, la consapevolezza scende a poco più della metà per eventi come le carestie (57%), le migrazioni di massa (55%) e le epidemie di insetti (51%). In Europa il clima nazionale sembra essere rilevante, con la Germania che fa registrare il 73% di consapevolezza delle temperature piu` elevate, mentre (forse comprensibilmente) questo dato sale all’84% in Italia.
Molti ritengono che la responsabilità di affrontare l’emergenza ricada su stati e industrie. Tra gli intervistati, più di uno su quattro (27%) identifica i governi e il 18% le aziende come “più responsabili”. Quasi il 18% riconosce la responsabilità personale. Un dato incoraggiante è che il maggior numero di intervistati identifica la responsabilità come collettiva (31%).
In Italia il Barometer mostra che i principali tre eventi maggiormente associati al cambiamento climatico sono: le temperature più alte (83,8%), la riduzione delle calotte glaciali (81,1%) e la maggiore siccità (80,8%); i meno riconosciuti sono invece: le migrazioni di massa (49,8%), le epidemie di insetti (51,7%) e le carestie (55,8%).
Anche se diverse persone sono disposte a modificare il proprio stile di vita per affrontare la crisi, alcune non prendono l’iniziativa. Il Barometer mostra che: il 65% e` d’accordo a ridurre i viaggi di lavoro e di piacere (già la fa o ha in programma di farlo), ma solo il 40% lo ha fatto; il 68% concorda di passare ai veicoli elettrici, ma solo il 16% lo ha fatto; e il 58% concorda di adottare una dieta vegetariana, ma solo il 27% lo ha fatto. Se si considerano scelte relativamente semplici, come evitare marchi non sostenibili, anche se il 63% e` d’accordo, solo il 29% ha già cambiato le proprie abitudini di acquisto.
La realtà per le aziende: il momento di agire è adesso
Il Climate Reality Barometer suggerisce che, per molti, la crisi climatica rimane qualcosa che non li interessa direttamente.
Poichè il sondaggio rivela che solo il 14% degli intervistati riconosce le maggiori responsabilità di affrontare l’emergenza climatica da parte delle grandi aziende e solo il 3% pensa siano invece delle piccole imprese (meno del 5% dei negazionisti dei cambiamenti climatici), suggerisce anche che tutte le aziende, a prescindere dalle dimensioni, devono iniziare a svolgere un ruolo più importante.
Le aziende possono offrire alle altre imprese e ai consumatori soluzioni sostenibili a supporto delle innovazioni. Epson, ad esempio, ha sviluppato iniziative volte a ridurre l’impatto ambientale da parte dei clienti attraverso l’uso di tecnologie di stampa a freddo ad alta efficienza energetica; e la Ricerca e Sviluppo della società sta lavorando sulle tecnologie ambientali, come materiali di derivazione naturale (non plastici).
Oltre all’innovazione di prodotti e materiali, le aziende possono fare una grande differenza promuovendo e dimostrando responsabilità in merito al climatica. Epson si e` prefissata l’obiettivo di passare al 100% di elettricità rinnovabile e si è impegnata in iniziative come il progetto RE100 per le energie rinnovabili. Inoltre, ha lavorato per chiudere il “ciclo di risorse” promuovendo, ad esempio, il ricondizionamento e il riutilizzo dei prodotti; e ha sottoscritto partnership ad alto impatto, come quella il con National Geographic per proteggere il permafrost (6)
In Europa, la Spagna pone la massima enfasi sulla responsabilità del governo (31%). Il Regno Unito registra il dato più basso per la responsabilita` aziendale (16%) e la Germania il più elevato (27%). Gli intervistati francesi riportano il più alto senso di responsabilità personale (23%), mentre il più basso e` stato registrato in Germania (11%). Il Regno Unito e` al primo posto nella classifica europea di chi crede nella responsabilità collettiva (34%); l’Italia, invece, e` all’ultimo posto (23,6%).
Yasunori Ogawa, presidente di Epson, ha commentato: “La scoperta del divario in merito alla reale situazione sul clima dimostra che la consapevolezza, unita all’azione, sara` fondamentale per affrontare l’emergenza. L’obiettivo di Epson e` farsi portavoce di questa consapevolezza e offrire le tecnologie necessarie, sia per la nostra azienda che per le altre aziende e i consumatori, per apportare cambiamenti drastici. La sostenibilità è fondamentale per il nostro business plan ed e` supportata da risorse significative, perche? anche se sappiamo che c’e` ancora molta strada da fare, crediamo di poter costruire un futuro migliore”.
(1) I partecipanti del Barometer erano residenti in Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Regno Unito, Singapore, Spagna, Stati Uniti e Taiwan.
(2) https://www.ipcc.ch/2021/08/09/ar6-wg1-20210809-pr/
(3) https://www.meteoweb.eu/2021/08/caldo-senza-precedenti-49c-a-siracusa-nuovo-record-italiano-ed-europeo/1713361/
(4) https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-08-17/wildfires-burn-in-france-and-spain-after-heatwaves
(5) https://edition.cnn.com/2021/08/23/europe/germany-floods-belgium-climate-change-intl/index.html
(6) https://www.epson.it/insights/article/in-collaborazione-con-la-national-geographic-society-epson-presenta-la-campagna-turn-down-the-heat
Gruppo Epson
Epson è leader mondiale nel settore tecnologico e si impegna a cooperare per generare sostenibilità e per contribuire in modo positivo alle comunità facendo leva sulle proprie tecnologie efficienti, compatte e di precisione e sulle tecnologie digitali per mettere in contatto persone, cose e informazioni.
L’azienda si concentra sullo sviluppo di soluzioni utili alla società attraverso innovazioni nella stampa a casa e in ufficio, nella stampa commerciale e industriale, nella produzione, nella grafica e nello stile di vita. Entro il 2050 Epson diventerà carbon-negative ed eliminerà l’uso di risorse naturali esauribili quali petrolio e metallo.
Guidato da Seiko Epson Corporation con sede in Giappone, il Gruppo Epson genera un fatturato annuo di circa 1.000 miliardi di Yen (circa 7,5 miliardi di euro).
A SANA le B Corp alimentari. Ambiente, sostenibilità, sociale, modelli di consumo etici, biologico, sono trend emergenti che evidenziano una crescente sensibilità verso le tematiche ambientali e la ricerca di nuovi equilibri capaci di coniugare qualità della vita e sviluppo dell’economia secondo nuovi paradigmi.
Tematiche, da sempre al centro dell’attenzione di SANA, il Salone internazionale del biologico e del naturale che, da oltre trenta anni BolognaFiere organizza.
Si inserisce perfettamente in questo contesto Espositivo, condividendone i valori, il movimento globale delle B Corp, un fenomeno emergente, in rapida diffusione all’estero e in Italia, le cui protagoniste sono aziende che si distinguono per l’impegno e la volontà a diffondere un paradigma evoluto di “fare impresa”, con una visione di benessere diffuso verso i territori in cui operano, i collaboratori, l’ambiente e gli stakeholder.
A SANA 2021 le aziende B Corp italiane avranno un palcoscenico per presentare la campagna #UnlockTheChange con la testimonianza di centinaia di aziende che vanno oltre il solo obiettivo del profitto e si impegnano con successo per massimizzare il proprio impatto positivo.
Nata, per il secondo anno consecutivo, per raccontare valori, spirito, azioni delle aziende B Corp, #UnlockTheChange ha infatti l’obiettivo di informare, influenzare e attivare il settore privato – ma non solo – sui temi chiave che devono guidare e accelerare la transizione verso un modello di business evoluto e sostenibile.
Basandosi sul paradigma della ‘stakeholder company’ (creatrice di valore per tutti i portatori d’interesse, e non soltanto per gli azionisti), obiettivo e missione dell’azienda B Corp è usare il business come forza positiva di cambiamento, costruito a partire dai valori-chiave di sostenibilità, responsabilità, trasparenza, interdipendenza, inclusione, innovazione.
Durante SANA 2021, in uno spazio dedicato all’interno dello stand di Bierba/Antica Erboristeria, le B Corp metteranno la propria esperienza al servizio del settore del biologico e del naturale: racconteranno come è possibile raggiungere la certificazione, come può un’azienda misurare e migliorare il proprio impatto su persone e ambiente e quali aziende hanno già scelto di utilizzare il business come strumento fondamentale per la creazione di benessere per la società e per il pianeta.
Iniziative che sono culminate con la presentazione della campagna, con la presenza di B Corporation Italia e Assobenefit, delle B Corp presenti in fiera e B Corp Beauty Coalition. Un’occasione per conoscere meglio un movimento di aziende in costante crescita: sono oltre 4000 le B Corp certificate nel mondo (125 in Italia) e oltre 140.000 le aziende che ne usano gli strumenti (la misurazione disponibile online BIA – B Impact Assessment) in 153 settori e 77 paesi.
Turismo borghi e Recovery Plan: due workshop per scoprire le nuove possibilità. Piccoli borghi e turismo un binomio finora considerato, troppo spesso, impossibile ma che sta per trovare piena concretezza.
In questo nuovo processo il PNRR si appresta a giocare un ruolo importante, con i suoi 6,68 miliardi di euro stanziati per interventi mirati alla tutela e valorizzazione dei centri minori ed alla promozione di nuove esperienze turistico-culturali.
Un’opportunità inedita che, per non andare persa, va affrontata con il corretto approccio e le giuste conoscenze.
Dal recupero del patrimonio storico alla creazione di servizi – passando per la predisposizione di Fondi integrati per la competitività delle imprese turistiche – il Recovery Plan può dare la spinta necessaria, in termini economici, a cambiare volto ai piccoli comuni.
Se ne parlerà in due differenti workshop inseriti nel cartellone di ‘Progetto Borghi’, il forum digitale dedicato alla rigenerazione dei paesi italiani organizzato da Host B2B per le giornate del 6 e 7 ottobre 2021:
“Investire nel rilancio dei borghi: sfide e opportunità”
“Borghi del futuro”
Il primo workshop online ha, tra i suoi obiettivi, quello di sciogliere i nodi relativi all’impiego delle risorse finanziarie. Analizzando le diverse sfide che si prospettano all’orizzonte e le diverse opportunità per investire nella rigenerazione dei borghi. Sfruttando le possibilità contenute nel PNNR per favorire la valorizzazione delle destinazioni e il cambiamento delle comunità residenti. Accanto a quello sul ruolo del coordinatore turistico territoriale, ci saranno poi specifici approfondimenti sulla funzione degli investitori istituzionali, delle famiglie con grandi patrimoni e delle società di gestione del risparmio.
Argomenti di stretta attualità, che saranno illustrati da professionisti di rilievo nei settori di competenza. C’è chi si occupa di organizzazione e gestione di fondi comuni di investimento immobiliare, come Giovanna Della Posta, Amministratore delegato di ‘Invimit Sgr’, società partecipata del Ministero dell’Economia e Finanza. E chi opera direttamente con il segmento risparmio e investimenti, come Giorgio Righetti, Direttore Generale ACRI, ‘Associazione di Fondazioni e Casse di Risparmio Spa’. Chi si occupa dell’area sviluppo e promozione, come Barbara Argiolas, CEO di ‘Betools’ e consulente strategico e di marketing territoriale. E chi opera nel settore comunicazione, come Francesco Colamartino, Giornalista di ‘Citywire Italia’ specializzato su risparmio gestito e finanza responsabile. E chi, infine, è un qualificato esperto di analisi degli scenari economici e di finanza agevolata, come Saverio Coppola.
Il secondo workshop riguarda, più in particolare, i modelli di sviluppo dei borghi del domani. All’interno della sessione, sul tema ‘Borghi del futuro’, è previsto un intervento di Ottavia Ricci (consulente del Ministero della Cultura che si occupa di promozione e valorizzazione del patrimonio diffuso italiano), articolato sul PNNR e sulle iniziative del Ministero della Cultura rivolte alla rivalutazione di queste piccole realtà. Accanto a Ottavia Ricci, interverranno Eleonora Odorizzi, cofondatrice di Italian Stories (primo marketplace di turismo esperienziale e culturale per l’artigianato italiano), Florinda Saieva, fondatrice di Farm Cultural Park (Parco Culturale e Turistico Contemporaneo creato dalla riconversione di vecchi edifici abbandonati), Nicola Barbuti, docente di Turismo culturale digitale ed esperienziale all’Università degli studi di Bari e Michele Trimarchi, docente di Economia Pubblica all’Università ‘Magna Grecia’ di Catanzaro.
Di questo e di altri numerosi aspetti legati alla rinascita dei paesi si occuperà ‘Progetto Borghi’, evento di alta formazione che mira a fornire gli strumenti teorici ed operativi più innovativi per la realizzazione di sistemi
turistici integrati nelle piccole realtà.
Il forum si rivolge agli studenti ed ai neolaureati, ai docenti e agli Atenei Universitari, ai professionisti e agli operatori dell’extralberghiero, agli enti pubblici e privati, alle associazioni, alle comunità residenti nei paesi ed alle istituzioni. Si tratta, vale la pena ricordare, di un appuntamento formativo aperto a tutte le figure interessate a vario titolo alla rigenerazione dei paesi. Quindi anche agli enti locali, primi fra tutti i Comuni, che intendano approfondire i diversi aspetti legati alla riqualificazione urbana in vista di nuove possibilità di sviluppo. Anzi, proprio su questo fronte ‘Progetto Borghi’ mira a rappresentare un’importante occasione di confronto tra pubbliche amministrazioni, comunità locali, istituzioni ed operatori del settore. Per rappresentare esigenze e problematiche del territorio e individuare possibili percorsi condivisi.
L’evento vede la partecipazione di 40 relatori di comprovata esperienza nelle aree di riferimento, provenienti dal mondo universitario, imprenditoriale, associazionistico, istituzionale, della pubblica amministrazione, della comunicazione e delle libere professioni.
Gli speaker affronteranno i temi più salienti del comparto, in base ad un’agenda suddivisa in sei topic: Innovazione e rigenerazione (per scoprire le start up e i modelli innovativi d’impresa); Strategie e strumenti (per fare il punto sui temi dell’accessibilità, sostenibilità e formazione); Reti territoriali (per approfondire il rapporto tra associazioni, enti territoriali e Dmo); Fondi e finanza (per valutare le possibilità offerte dagli attuali fondi per lo sviluppo di progetti); Borghi ed ospitalità (per conoscere i modelli di ospitalità già attuati o ancora da attuare nei paesi italiani); Mercati turistici dei borghi (per individuare i percorsi tematici e i flussi turistici).
6 – 7 ottobre 2021
EPBD revision marks ‘make-or-break’ opportunity for climate-neutral buildings. The keystone of European buildings legislation, the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), will be opened for revision by the end of 2021. This new policy briefing highlights a make-or-break opportunity to make the EPBD ‘fit for 2030’, ensuring that the buildings sector contributes significantly to the overall EU-wide target of more than halving emissions by 2030, and crucially, that it is fit to respond to the climate emergency.
The EU must now deliver on announced targets by taking bold actions and showing results
The ambition of the EPBD revision should go beyond simply ‘aligning’ with the Renovation Wave, since the latter was published before the new 2030 climate target of reducing greenhouse gas (GHG) emissions by at least 55%, was agreed. The revision should be comprehensive and not take a ‘cherry-picking’ approach to legislative revision.
Crucially, it must ensure the buildings sector will contribute to the achievement of the updated 2030 climate target; and second, to make the EPBD a milestone towards reaching climate-neutrality by 2050.
This means reaching an annual 3% deep renovation rate and a 60% reduction in GHG emissions by 2030. It should do this while taking a people-centered approach that supports energy-poor, low- and middle-income households; the integration of whole-life carbon considerations next to the Energy Efficiency First principle; and building performance requirements guided by climate-neutrality rather than cost optimality.
Oliver Rapf, Executive Director of BPIE, declares: “Almost every day we are receiving disturbing news about the impacts of climate change, and the recent IPCC report summarising the latest scientific findings is a stark reminder that we have to act now. No more time for delay or hesitation, the time for meaningful action to reduce CO2 emissions is now. This decade is the make-or-break moment, and so we are calling for a comprehensive revision of European legislation for buildings in our latest paper.
Legislation needs implementation to have an impact. We are continuing to present solutions, such as the opportunities of industrial scale renovation, or ways to implement in the Energy Efficiency First principle in policymaking. To foster exchange and mutual learning in policymaking, we will run a series of webinars this autumn, both with the US and with Russia, make sure you register for these exciting exchanges. And there are many other events which present solutions to accelerate the zero-carbon transformation so urgently needed.
As the summer is slowly coming to an end, we are seeing busy months ahead which should be used to make the right decisions, so that we have a realistic chance to avert more serious consequences of a changing climate.”
Over the summer, the e-SAFE project was busy revamping its website – have a look and discover the project’s innovative concepts and affordable solutions for deep energy and seismic building renovation. If this is something you’re involved in, we’d also like to invite you to become part of the e-SAFE stakeholder community to receive relevant updates about the development of the technical systems, research reports, upcoming events and the pilot project in Catania, as well as networking opportunities.
Finally, on July 9, 2021 the University of Catania (the leading partner of e-SAFE) launched the local platform in Catania. It is a working group that involves both public and private actors in a co-design process to develop and implement a tailored strategy to make renovation projects a driving force of the local economy
– BYinnovation is Media Partner of BPIE
CHEESE 2021: animali e cibo. È giunto il momento di approfondire il rapporto tra uomo e animali, soprattutto quelli allevati. Dopo il documento sulle Dop e Igp dei formaggi del 2019, presentata la ricerca sui trasformati di carne suina: tre Indicazioni Geografiche su quattro non contengono alcuna limitazione né indicazione in merito al luogo di nascita dei suini.
Quello tra uomo e animali non umani è un rapporto senza dubbio impari, ma ciò non significa che sia lecito essere senza scrupoli.
«Dobbiamo comprendere che è arrivato il momento di capire i fabbisogni e le preferenze degli animali allevati» sostiene Jacopo Goracci, zootecnico e collaboratore della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.
Per questo motivo l’edizione 2021 di Cheese – la manifestazione internazionale dedicata alle forme del latte che si svolge a Bra da oggi fino al 20 settembre – mette al centro del proprio programma gli animali. E lo fa a partire dal claim scelto per questa edizione, Considera gli animali.
Non solo caci
La riflessione di Cheese si allarga anche ai trasformati di carni suine e dopo il documento su Dop e Igp europee dei formaggi del 2019, Slow Food presenta oggi una ricerca sui disciplinari delle denominazioni dei salumi. Del resto, il lavoro di sensibilizzazione sul naturale non riguarda solo i formaggi a latte crudo prodotti senza fermenti industriali, ma anche pani, birre, vini e, appunto, i salumi, prodotti con tecniche tradizionali, senza l’uso di nitriti e nitrati.
La ricerca su Dop e Igp
Tra i prodotti alimentari più presenti sulle tavole occidentali spiccano i salumi, una delle voci più importanti dell’export europeo, sostenuti dalle Indicazioni Geografiche (Ig) come la Denominazione di origine protetta (Dop) e l’Indicazione geografica protetta (Igp). In occasione di Cheese 2021, Slow Food ha presentato la ricerca intitolata Le denominazioni europee tra valori identitari e mercato, nella quale sono stati analizzati 176 disciplinari di produzione della filiera dei trasformati di carne suina, cioè tutte le Dop e tutte le Igp europee.
«Il quadro che emerge è sconfortante e fortemente disomogeneo – spiega Chiara Palandri, autrice della ricerca – perché in molti casi i disciplinari lasciano deregolamentati aspetti che secondo noi non dovrebbero esserlo».
Prima di vedere di quali si tratta, una doverosa premessa: nel mondo, le razze suine registrate sono complessivamente 650, di cui 150 estinte e altre 164 a rischio di perdita.
Oltre il 95% della produzione europea di carne suina ruota però intorno a poche razze, selezionate geneticamente per le loro prestazioni in modo da aumentare la redditività dell’azienda. Dei 176 disciplinari analizzati, 79 (il 44,9%) non fanno riferimento ad alcuna razza suina specifica e 30 (il 17%) indicano l’utilizzo di razze cosmopolite, come la large white, la landrace e il duroc.
Le denominazioni più virtuose, cioè i disciplinari che richiedono l’utilizzo di razze autoctone, sono concentrate in Portogallo, Spagna e Francia, i tre paesi europei che, dalla ricerca di Slow Food, sono risultati quelli più attenti a diversi indicatori.
Guardando all’origine della carne, il discorso non cambia
I confini fissati dai disciplinari sono ben poco definiti. In 89 di questi (il 50,6% del totale) non vi è alcuna indicazione in merito all’origine delle carni. Altri 74 disciplinari (il 42%) prevedono invece che i suini utilizzati per la produzione dei trasformati debbano essere almeno allevati nell’areale di produzione e, di questi, 41 (il 23,3%) richiedono che i suini siano non solo allevati ma anche nati entro lo stesso areale. Guardando a quest’ultimo dato da un altro punto di vista, si scopre che 135 disciplinari su 176 (il 76,7% del totale) non contengono alcuna limitazione né indicazione in merito al luogo di nascita dei suini.
Ombre importanti riguardano anche le tecniche di allevamento
127 disciplinari (il 72,2% di quelle complessive) non prendono posizione sull’argomento, consentendo qualsiasi pratica che non sia vietata dalla legge nazionale o europea. Dal momento che oltre il 75% dei 150 milioni di suini dell’Ue è allevato in grandissimi allevamenti (e solo il 3% in aziende da poche decine di capi) è facile capire che la stragrande maggioranza dei prodotti (insaccati, prosciutti, conserve a base di carne suina) arriva da allevamenti intensivi dove le tecniche utilizzate sono ben lontane dall’ideale di rispetto animale.
Le eccezioni, anche in questo caso, riguardano Portogallo, Spagna e Francia, i paesi dai quali arrivano i 47 disciplinari che richiedono allevamenti estensivi o semi-estensivi.
Ma che cosa significa tutto questo?
Proviamo a tradurre in concetti ciò che abbiamo detto finora. Guardiamo al peso e all’età dell’animale al momento della macellazione, ad esempio: il 40,3% dei disciplinari (71 su 176) non fissa alcuno standard in merito, 21 solo il peso e 3 soltanto l’età. Meno della metà del totale (81) specificano entrambe le cose.
Un altro aspetto a cui porre seria attenzione è la distanza del macello dal luogo di allevamento, poiché il trasporto è fonte di grave stress per l’animale: il 72,2% dei disciplinari (127) non prevede limiti a tale distanza. Ogni anno, nei soli paesi dell’Unione europea, vengono trasportati 1 miliardo e 37 milioni di animali “da reddito”: 1 miliardo di polli o altre specie avicole e 37 milioni tra bovini, suini, pecore, capre ed equini. Di questi viaggi, 8 milioni superano le 8 ore, non di rado sfiorano le 30 ore e in alcuni casi raggiungono addirittura le 96 ore, cioè quattro giorni consecutivi.
Viaggi lunghissimi durante i quali la salute degli animali è spesso seriamente compromessa: le operazioni di carico e scarico, il trasporto su lunga distanza, il sovraffollamento, la mancanza di riposo, la fame e la sete sono cause di stress e sofferenza, a cui si aggiunge la concreta probabilità di cadute, di ferimenti e dell’insorgere malattie che possono condurre anche alla morte.
Quel che mangiano gli animali lo ingeriamo anche noi
Da considerare c’è anche il tema che riguarda l’alimentazione dei suini: 119 disciplinari su 176 (67,6%) non contengono indicazioni circa l’origine dell’alimentazione, e tutti tranne due (174, il 98,9%) non offrono riferimenti circa l’utilizzo di Ogm: in questo modo, viene di fatto implicitamente consentito l’uso di soia o mais geneticamente modificati. Non sorprende, visto che il 74% della soia coltivata al mondo è Ogm.
Il pascolo, infine? Un miraggio
Soltanto 46 disciplinari su 176 (il 26,1% del totale) prevedono il pascolamento degli animali. Ancora una volta, si tratta di disciplinari francesi, portoghesi e spagnoli.
Nitriti e nitrati
Concludiamo con una riflessione su nitriti e nitrati, due sostanze utilizzate nella lavorazione dei salumi per controllarne la crescita microbica, svolgendo una funzione conservante, mantenerne il colore, contribuendo a definire l’aroma. Si tratta tuttavia di sostanze considerate pericolose e potenzialmente cancerogene, se consumate in quantità eccessive: i quantitativi di nitriti e nitrati nei salumi non sono tali da rappresentare un pericolo, ma occorre porre attenzione al fatto che si tratta di composti che assumiamo ogni giorno attraverso altre fonti, come verdure e acqua. Limitarne l’assunzione attraverso i derivati animali, insomma, sarebbe importante, soprattutto dal momento che produrre senza nitriti o nitrati è possibile: si tratta dei cosiddetti salumi naturali, che Slow Food promuove da tempo.
Alla luce di questa analisi, Slow Food chiede che:
– nei disciplinari di produzione sia inclusa in maniera esplicita la modalità di allevamento degli animali dai quali si ottengono i salumi, esigendo un maggiore rispetto, una migliore alimentazione legata al territorio, la macellazione nell’area della denominazione;
– sia valorizzato l’utilizzo delle razze locali con il recupero dove è possibile dei genotipi storici e il loro allevamento estensivo;
– sia interdetto l’utilizzo di nitriti, nitrati e altri additivi chimici, sostituendoli con processi tecnologici che agiscono sulle temperature e eventualmente con sostanze naturali di origine vegetale;
– venga posta maggiore attenzione, per quanto riguarda le Dop, al recupero degli aspetti storici e tradizionali delle pratiche produttive, compresa la definizione delle aree di produzione storiche e i locali naturali di stagionatura;
– sia proibito il trasporto degli animali vivi sulle lunghe distanze e che sia minimizzato anche il trasporto su distanze inferiori ai 100 km, in quanto costituisce un trauma per gli animali.
Biodiversità, futuro del pianeta e dell’uomo e rispetto degli animali
Considerare gli animali, sostiene Simone Pollo, professore di filosofia morale all’Università La Sapienza di Roma, intervenuto in una conferenza organizzata nell’ambito della manifestazione, significa «metterli al centro della nostra riflessione, non dare per scontate le nostre abitudini, discutere degli utilizzi che ne facciamo, sia nel caso dell’allevamento da latte sia in quello da carne». Gli animali fanno parte della nostra vita da millenni, aggiunge Pollo, «e tutti noi siamo cresciuti come onnivori: fin da bambini, ci è stata messa la bistecca nel piatto e il latte nel bicchiere, e chi oggi è vegetariano o vegano ha affrontato un processo di riflessione e di messa in discussione di tradizioni di lungo corso».
Slow Food, da oltre trent’anni, si impegna a dare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi. Difende la biodiversità e sostiene la necessità di ridurre sensibilmente il consumo di carne e combattere gli allevamenti intensivi.
Meno carne, ma di migliore qualità
Questa la sintesi della campagna Slow Meat di Slow Food. D’altro canto, il ruolo degli animali non si riduce al loro utilizzo alimentare: è grazie all’allevamento che territori marginali sono abitabili, ad esempio.
I pascoli consentono all’uomo di vivere la montagna, e ogni razza – anzi ogni singola specie – ha saputo evolversi per adattarsi al meglio al proprio habitat. Un rapporto, quello tra ambiente e animali, di stretta dipendenza: come ricorda Fred Provenza, professore emerito di Behavioral Ecology presso il Wildland Resources Department della Utah State University negli Stati Uniti, «per la salute degli animali non c’è niente di importante come la varietà di piante con cui si alimentano. Gli animali sanno scegliere determinate piante disponibili in natura per curare eventuali malattie, in totale autonomia». Niente farmaci, niente mangimi: considerare gli animali significa anche pensare a questi aspetti, perché «la ricchezza nella dieta degli animali si riflette nella qualità del latte, del formaggio e della carne, perciò la salute degli animali si traduce nella salute dell’uomo».
Cheese, la manifestazione internazionale dedicata alle forme del latte, si terrà a Bra (Cn) dal 17 al 20 settembre 2021 ed è organizzata dalla Città di Bra e da Slow Food con il sostegno della Regione Piemonte. Considera gli animali è il tema della tredicesima edizione, un focus sul regno animale e la varietà di connessioni con le azioni dell’uomo. Senza di loro infatti non esisterebbe l’infinita biodiversità casearia che tocchiamo con mano ogni due anni a Bra. Straordinaria già oggi l’attenzione nei confronti dell’evento – che si garantisce con il consueto programma, nella massima sicurezza – sia da parte dei protagonisti di Cheese che da parte del mondo della ristorazione e dell’ospitalità del territorio. Cheese 2021 è possibile grazie al supporto di moltissime realtà, pubbliche e private, che credono in questo progetto. Tra tutte, ringraziamo i main partner: BBBell, BPER Banca, Consorzio del Parmigiano Reggiano, Egea, Pastificio Di Martino, Quality Beer Academy (QBA) e Reale Mutua; la Fondazione CRT e la Fondazione CRC per il loro contributo.
Sistemi alimentari comunità rurali. Se ignoriamo i problemi e le necessità delle popolazioni rurali nei paesi più poveri del mondo, i nostri tentativi di creare sistemi alimentari più equi e sostenibili sono destinati al fallimento, ha dichiarato il presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) alla vigilia del pre-Vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari che si aprirà a Roma lunedì.
“Le popolazioni rurali sono state a lungo relegate ai margini delle catene alimentari del valore. A fronte del duro lavoro con cui producono molto del nostro cibo, troppo spesso ricevono compensi irrisori e vengono lasciati in una condizione di vulnerabilità di fronte alle crisi”, ha dichiarato Gilbert F. Houngbo, presidente dell’IFAD, l’agenzia leader delle Nazioni Unite nella lotta alla povertà rurale e alla fame. “In questo momento è indispensabile correggere l’iniquità dei nostri sistemi alimentari. Senza un’azione incisiva che generi cambiamenti concreti per i contadini, la fame e la povertà non faranno che aumentare, generando maggiore instabilità e migrazioni”.
I piccoli agricoltori producono circa un terzo degli alimenti nel mondo e forniscono fino all’80 per cento del cibo in alcune regioni dell’Africa e dell’Asia. Nonostante abbiano un ruolo essenziale nel funzionamento dei sistemi alimentari, loro stessi spesso soffrono la fame.
Secondo un rapporto pubblicato congiuntamente la settimana scorsa da cinque agenzie delle Nazioni Unite, tra cui l’IFAD, nel 2020 questa situazione è stata aggravata dal cambiamento climatico, dai conflitti e dall’impatto della pandemia di COVID-19, con un conseguente drammatico aumento di quanti, nel mondo, soffrono la fame.
Attualmente, una persona su dieci.
L’IFAD prenderà parte al pre-Vertice sui sistemi alimentari (26-28 luglio), insieme a migliaia di esponenti di governi, imprese, agenzie di sviluppo, agricoltori e organizzazioni della società civile, per identificare modi diversi, più sostenibili ed equi, di coltivare, trsformare, vendere e consumare i cibi. Il pre-Vertice punta a definire una visione strategica comune, assumere impegni e promuovere partenariati finanziari.
“Se si vogliono migliorare i sistemi alimentari, bisogna ascoltare le persone che ci lavorano”, ha aggiunto Houngbo. “I piccoli agricoltori conoscono le sfide che devono affrontare e possono aiutare a identificare le soluzioni necessarie.“
Per raccogliere i contributi dei piccoli agricoltori in tutto il mondo, l’IFAD ha lanciato questa settimana la sua Piattaforma di voci rurali.
Shirley Casachagua, che vive in una regione isolata del Perù, è tra coloro che hanno partecipato all’iniziativa: “Non importa in quale continente, paese o repubblica viviamo, siamo tutti figli della Terra e viviamo dei suoi frutti. Vorrei chiedere ai leader mondiali di esercitare un controllo sulle grandi industrie, perché contribuiscono molto più degli altri al cambiamento climatico, a danno di tutti noi che viviamo nelle campagne.”
L’IFAD ha anche collaborato con Farm Radio International per realizzare sondaggi di opinione attraverso programmi radiofonici tra persone che vivono in aree rurali isolate, e ha sostenuto l’organizzazione di oltre 40 gruppi indipendenti di dialogo, promossi da organizzazioni di agricoltori e gruppi di popoli indigeni, i cui contributi confluiranno nei lavori del Vertice.
L’IFAD promuove l’introduzione di una serie di cambiamenti essenziali nei sistemi alimentari, tra cui:
– l’impegno finanziario e politico a garantire alle popolazioni rurali accesso ai fattori di produzione, mercati, servizi finanziari, tecnologie e informazioni di cui hanno bisogno per far crescere e prosperare le loro imprese, adattarsi al cambiamento climatico, proteggere l’ambiente e la biodiversità e sviluppare maggiori capacità di resilienza rispetto alle crisi economiche, sanitarie e climatiche.
– rendere i sistemi alimentari più giusti ed equi. I sistemi alimentari dipendono dal lavoro delle persone e queste persone devono poter vivere dignitosamente.
L’IFAD sta anche promuovendo un’iniziativa per sfruttare appieno, a livello mondiale, il potenziale delle banche pubbliche di sviluppo per finanziare la trasformazione dei sistemi alimentari e riorientare gli investimenti verso sistemi più equi ed ecologicamente sostenibili; ospiterà inoltre la sessione ufficiale del pre-Vertice: Mobilizzare migliaia di miliardi per la trasformazione dei sistemi alimentari —finanziamenti mirati a ottenere un impatto sociale, sfruttando il ruolo chiave delle banche pubbliche di sviluppo.
Dopo il Vertice sui sistemi alimentari di settembre, i paesi svilupperanno percorsi individuali per trasformare i loro sistemi alimentari e l’IFAD sosterrà i propri stati membri, aiutandoli a sviluppare e mettere in atto le rispettive strategie.
IFAD investe sulle popolazioni rurali, mettendole in condizione di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell’alimentazione e rafforzare la loro capacità di resilienza. Dal 1978, abbiamo investito 23,2 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti di cui hanno beneficiato circa 518 milioni di persone.
L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
European Green Deal’s gender blind spots set to widen inequalities and weaken environmental protection. Despite the European Union’s declared commitment to gender equality, women are invisible in the EU’s flagship European Green Deal, which risks turning the gender gap into a chasm and delaying the transition to sustainability, concludes a major new report.
The environment and gender have topped the European Union’s political agenda since Ursula von der Leyen became president of the European Commission. This is reflected in the EU’s flagship European Green Deal and its Gender Equality Strategy (2020-2025), which seeks to create a Union of Equality.
However, despite these high-level commitments, the proven intersection between gender and the environment is missing from the EU’s green transition, which risks widening the already significant gap between men and women in Europe, according to a major new report.
Missing in inaction
‘Why the European Green Deal needs ecofeminism’ highlights the link between gender and the environment, exposing the missing gender dimension from EU policies. The report is presented by the European Environmental Bureau (EEB) and Women Engage for a Common Future (WECF), with support from the Austrian and German environment ministries, Heinrich Böll Foundation and the Climate of Change project.
“The climate crisis is one of the key challenges of our time and affects men and women quite differently. For instance, the majority of people impacted by energy poverty are women,” explains Austrian Minister for Climate Action Leonore Gewessler. “It is therefore crucial, to take gender differences into the equation, if we want to develop solutions and a transformation that works for everyone.”
“The European Green Deal policies are, at best, gender-blind and, at worst, widen gender inequalities,” notes the EEB’s Nadège Lharaig, a co-author of the report. “By adopting an ecofeminist framing in policymaking, the EU can create more effective, impactful, acceptable and gender-transformative policies.”
“Climate justice means recognising the overlapping forms of discrimination and barriers all genders are facing. Climate policies will never be people-centred if they lack an intersectional dimension,” said Miriam Müller, a WECF trustee and member of the advisory board of the report.
Greenprint for change
The report does not only highlight problems but also proposes solutions. It provides a blueprint for transformative change in EU policies to ensure that the environmental and economic transitions make Europe both greener and fairer.
“Concrete solutions include dedicating more funds to research and data collection on the gender-environment nexus, recognising the benefits of care work for the green transition or applying gender mainstreaming methodologies in environmental policies,” says Lharaig. “For this to happen, we need strong political will.”
Farming is a good example of where gender-sensitive policies would bear fruit
“Women agricultural producers are more likely to use regenerative farming practices and soil restoration,” observes Sally Shortall, Duke of Northumberland Chair of Rural Economy at Newcastle University and a co-author of the report. “If the different impact of women farmers is recognised and valued, our policies can become more effective.”
In related news, another recent report, produced by the EEB in collaboration with Oxfam Germany in the context of the Climate of Change project, also provides solutions for how the gender dimension can be integrated into the transition towards a wellbeing economy.
The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 160 members in over 35 countries.
Food For Change. Slow Food e gli chef di Relais & Châteaux cercano nuovi passeggeri per l’Arca del Gusto, il progetto di Slow Food che salva i cibi a rischio di estinzione in tutto il mondo.
Per la prima volta nella sua storia Relais & Châteaux si impegna a far salire nuovi prodotti locali in via di estinzione sull’Arca del Gusto di Slow Food, per preservare le tradizioni dei territori e garantire la conservazione del patrimonio culinario.
Creata nel 1996, l’Arca del Gusto di Slow Food è un catalogo online di oltre 5500 prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta. Un patrimonio straordinario di frutta, verdura, razze animali, formaggi, pani, dolci, salumi: l’Arca del Gusto segnala l’esistenza di questi prodotti e denuncia il rischio che possano scomparire.
A oggi Slow Food ha già approvato 39 prodotti segnalati da Relais & Châteaux in 21 paesi, con l’obiettivo di raggiungere 99 nuove candidature entro ottobre, quando questo traguardo sarà celebrato con la campagna Food for Change (7-10 ottobre 2021). Le candidature, prima di essere inserite nell’Arca del Gusto, sono sottoposte a un rigoroso processo di valutazione da parte delle commissioni tecniche nazionali, dell’Hub Contenuti e Progetti di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Il Pollo nero del Valdarno è uno dei 39 prodotti approvati e saliti a bordo dell’Arca del Gusto.
Nominato dallo Chef Gaetano Trovato del ristorante Relais & Châteaux Arnolfo (2 stelle Michelin a Colle di Val d’Elsa), questo pollo locale del Chianti è originario del Valdarno, nella pianura pisana, ed era raro già nei primi decenni del 1900. Oggi le sue caratteristiche sono altrettanto uniche, ha un piumaggio nero intenso e deciso con riflessi verdi. Nonostante sia una razza ovaiola, la sua carne è particolarmente adatta ai piatti della tradizione locale come il pollo al sedano e i piatti in umido. Non è adatto all’allevamento intensivo, e c’è bisogno di molti allevatori di piccola scala per preservare la sopravvivenza della specie. «Come Lara Peri, con cui collaboro da diversi anni – spiega chef Gaetano Trovato. Nella sua azienda agricola a Montevarchi alleva i polli in 5 ettari di bosco recintato. Insieme abbiamo intrapreso un percorso di valorizzazione di questo prodotto di qualità che è nel DNA del nostro territorio: buono, ben bilanciato dal punto di vista nutrizionale, oltre alla cucina casalinga trova una sua perfetta collocazione anche nell’alta gastronomia».
La campagna Food for Change 2021
Per proteggere e preservare questi prodotti dell’Arca del Gusto, molti devono essere riscoperti e rimessi in tavola, i produttori devono essere sostenuti e le loro storie raccontate. Così, dal 7 al 10 ottobre, gli chef Relais & Châteaux faranno conoscere ai loro ospiti gli alimenti in via di estinzione che hanno nominato e spiegheranno perché la biodiversità e il patrimonio culinario sono importanti e come proteggere e cucinare gli ingredienti. D’altra parte, alcuni prodotti dell’Arca del Gusto sono specie selvatiche in pericolo, il cui consumo deve essere ridotto per permettere loro di riposare e rigenerarsi. In generale, l’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza in tutti noi.
La biodiversità agricola e i sistemi di produzione alimentare su piccola scala e a conduzione familiare sono in pericolo in tutto il mondo a causa dell’industrializzazione, dell’erosione genetica, del cambiamento dei modelli di consumo, del cambiamento climatico, dell’abbandono delle aree rurali, delle migrazioni e dei conflitti. Attraverso le nostre scelte alimentari possiamo influenzare collettivamente il modo in cui il cibo viene coltivato, prodotto e distribuito, e cambiare il mondo di conseguenza. Le dimore associate a Relais & Châteaux, molte delle quali situate in campagne e lontano dalle rotte del turismo di massa, hanno firmato all’UNESCO nel 2014 un manifesto con cui si sono impegnate a rendere il mondo migliore attraverso la cucina e l’ospitalità. Cucinando prodotti locali (al di sotto dei 50 chilometri) e stagionali, aumentando la domanda di varietà locali, eliminando la carne di produzione industriale e concentrandosi su un approccio vegetale, gli chef riducono significativamente l’impronta di carbonio di ogni piatto e sostengono gli agricoltori che allevano razze e usano prodotti locali. Attraverso la campagna Food for Change, Relais & Châteaux e Slow Food vogliono aumentare la consapevolezza dell’impatto del nostro sistema alimentare, responsabile del 30% delle emissioni di gas serra.
«La biodiversità non è solo genetica, ma anche culturale, proviene e appartiene al patrimonio e alle tradizioni dell’intero pianeta», commenta il presidente di Slow Food Carlo Petrini. «Con l’industrializzazione del nostro sistema alimentare rischiamo di perdere sia le centinaia di varietà di mais che il savoir-faire del produttore di formaggio di un piccolo villaggio».
Per Olivier Roellinger, vicepresidente di Relais & Châteaux, «Che senso ha mangiare lo stesso cibo o bere lo stesso vino in ogni paese del mondo? Le dimore Relais & Châteaux valorizzano la diversità delle cucine locali; sono custodi della biodiversità, e condividono con i loro ospiti tutto ciò che è buono e bello in questo mondo».
Questa iniziativa si inserisce all’interno della partnership in corso – giunta al 5° anno – tra Relais & Châteaux e Slow Food, che culminerà nella 4° campagna annuale Food for Change dal 7 al 10 ottobre 2021.
Ecco le prime 39 nomination:
Cece Rugoso Maremmano, ITALIA
Nominato da Chef Fabrizio Reffo del Relais & Châteaux Gallia Palace Beach Hotel
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/il-cece-rugoso-maremmano/
Pollo nero del Valdarno, ITALIA
Nominato da Chef Gaetano Trovato del ristorante Relais & Châteaux Arnolfo
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pollo-nero-del-valdarno/
Zotolo, ITALIA
Nominato da Chef Loris Indri del Relais & Châteaux Hôtel Londra Palace
Vaciarin Valsesiano, ITALIA
Nominato da Chef Fabrizio Reffo del Relais & Châteaux Gallia Palace Beach – Golf – Spa – Resort
Farro della Garfagnana, ITALIA
Nominato da Chef Luca Landi del Relais & Châteaux Hotel Plaza e de Russie (Lunasia Ristorante)
Mascherpa d’alpeggio, ITALIA
Nominato dagli Chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani del ristorante Relais & Châteaux Il Luogo di Aimo e Nadia
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/mascherpa-dalpeggio/
Carruba di Ragusa, ITALIA
Nominato da Chef Vincenzo Candiano del Relais & Châteaux Locanda Don Serafino
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/carrubo-di-ragusa/
Algarroba, ARGENTINA
Nominato da Chef Léo Bramajo del Relais & Châteaux El Colibrì
Ulluco, Jujuy, ARGENTINA
Nominato da Chef Diego Fernandez del Relais & Châteaux House of Jasmines
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/ulluco/
Merluzzo dei fiumi Murray-Darling, AUSTRALIA
Nominato da Chef Josep Espuga del ristorante Relais & Châteaux Laura at Pt Leo Estate
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/merluzzo-dei-fiumi-murray-darling/
Erbe salate tradizionali, CANADA
Nominato da Chef Alex Bouchard del Relais & Châteaux Auberge Saint-Antoine
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/herbe-salate-tradizionali/
Miele Jicote Barcino, COSTA RICA
Nominato da Chef Nicolás Di Paolo del Relais & Châteaux El Silencio Lodge & Spa
Malanga, COSTA RICA
Nominato da Chef Quentin Villers del Relais & Châteaux Nayara Springs
Chontaduro, cachipay, jijirre, bobi, cachipaes, pichuguao, pijuayo, pupunha, supa, tembé, ECUADOR
Nominato da Chef Christian Puente G. del Relais & Châteaux Pikaia Lodge
Chaource a latte crudo, FRANCIA
Nominato da Chef Philippe Mille del Relais & Châteaux Domaine Les Crayères
Pisello biondo della planèze, FRANCIA
Nominato da Chef César Troisgros del Relais & Châteaux Troisgros
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pisello-biondo-della-planeze/
Cardamomo di Ixcan, GUATEMALA
Nominato da Chef Alvari Perera del Relais & Châteaux Casa Palopó
https://www.fondazioneslowfood.com/it/presidi-slow-food/cardamomo-di-ixcan/
Kumatiya, Rajasthan, INDIA
Nominato dalla Maitresse de Maison Megha Verma del Relais & Châteaux The SUJÁN Jawai
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/kumatiya/
Seeraga Samba, INDIA
Nominato da Chef Kannan Sridhar del Relais & Châteaux Svatma, Thanjavur
Razza Dexter iralndese, IRLANDA
Nominato da Chef Stephen Hayes del Relais & Châteaux Cashel Palace
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/razza-dexter-irlandese/
21. Miele degli alveari di Inzerki, MAROCCO
Nominato da Chef Jean-Claude Orly di Relais & Châteaux Villa des Orangers
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/miele-degli-alveari-di-inzerki/
22. Maiale Wessex Saddleback, NUOVA ZELANDA
Nominato da Chef Jimmy McIntyre del Relais & Châteaux Otahuna Lodge
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/maiale-wessex-saddleback/
Grano saraceno grigio del Brabante, PAESI BASSI
Nominato da Chef Robert Levels del Relais & Châteaux Chateau Neercanne
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/brabantse-grijze-boekweit-grano-saraceno-grigio/
Galinha Preta Lusitânica, PORTOGALLO
Nominato da Chef Ricardo Costa del Relais & Châteaux The Yeatman
Alentejo breed, PORTOGALLO
Nominato da Chef Rodrigo Madeira del Relais & Châteaux Herdade da Malhadinha Nova
Pecora di montagan del Galles Badger Face, REGNO UNITO
Nominato da Chef Gareth Stevenson del Relais & Châteaux Palé Hall
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pecora-di-montagna-del-galles/
Aglio Copălău,¬¬ ROMANIA
Nominato da Chef Bogdan Alexandrescu del Relais & Châteaux Epoque Hotel
Razza ovina Maellana, SPAGNA
Nominato da Chef Rubén Catalan del Relais & Châteaux La Torre del Visco
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/razza-ovina-maellana/
Pita Pinta Asturiana, SPAGNA
Nominato da Chef Ignacio Garcìa Canellada del Relais & Châteaux Palacio de Luces
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pita-pinta-asturiana/
Maiale iberico – Cerdo Ibérico, SPAGNA
Nominato da Chef Toño Perez del Relais & Châteaux Atrio Restaurante Hotel
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/maiale-iberico-puro-alimentato-a-ghiande/
Pomodoro rosa di Albesa, SPAGNA
Nominato da Chef Alain Guiard del Relais & Châteaux Hotel Neri
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/pomodoro-rosa-di-albesa/
Buchu, SUDAFRICA
Nominato da Chef Peter Tempelhoff del Relais & Châteaux Ellerman House
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/buchu/
Radice di loto, SRI LANKA
Nominato da chef Susantha Medagedara del Relais & Châteaux Wild Coast Tented Lodge
Fire shrimp (velvet shrimp), TAIWAN
Nominato da Chef Jackie Chou del Relais & Châteaux Volando Urai Spring Spa & Resort
Zucca Candy Roaster, North Carolina, USA
Nominato da Chef Jake Schmidt del Relais & Châteaux The Swag
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/zucca-candy-roaster/
Sommaco americano, USA
Nominato da Chef Daniel Boulud del ristorante Relais & Châteaux Daniel
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/sommaco-americano/
Aglio selvatico americano, USA
Nominato da Chef Matt Voskuil del Relais & Châteaux Ocean House
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/porre-selvatiche-americane/
Peperone Jimmy Nardello’s Sweet Italian, California, USA
Nominato da Chef Robert Curry del Relais & Châteaux Auberge du Soleil
https://www.fondazioneslowfood.com/it/arca-del-gusto-slow-food/peperone-jimmy-nardellos-sweet-italian/
Fondata nel 1954, Relais & Châteaux è un’associazione di 580 hotel e ristoranti unici in tutto il mondo, che appartengono e sono gestiti da imprenditori indipendenti – nella maggior parte dei casi, famiglie – uniti dalla passione per il proprio mestiere e dal desiderio di instaurare con gli ospiti un legame autentico. Presente in tutti e cinque i continenti, dai vigneti della Napa Valley alla Provenza e fino alle spiagge dell’Oceano Indiano, Relais & Châteaux invita i viaggiatori da ogni angolo del mondo a vivere dei “delicious journeys”, assaporare l’inimitabile art de vivre radicata in ogni cultura locale e condividere esperienze uniche e indimenticabili. Gli associati Relais & Châteaux sono animati dal desiderio di salvaguardare e promuovere la ricchezza e la varietà delle cucine e delle tradizioni dell’ospitalità in tutto il mondo, affinché possano continuare ad essere tramandate e a prosperare. Nel novembre del 2014 Relais & Châteaux ha presentato all’UNESCO un Manifesto che sancisce questa volontà e l’impegno a tutelare il patrimonio culturale di ciascun territorio e l’ambiente.
Slow Food è una rete globale di comunità locali, fondata nel 1989 per contrastare la scomparsa delle tradizioni alimentari locali e il diffondersi della cultura del fast food. Da allora, Slow Food è cresciuta diventando un movimento globale che coinvolge milioni di persone in oltre 160 paesi e che lavora affinché tutti possano avere accesso a un cibo buono, pulito e giusto. Slow Food con la sua struttura e i suoi organismi rappresentativi guida l’intero movimento.