Sustainable Food Systems – Supply Chains. DNV lancia un nuovo programma di ricerca: la nuova unità partirà dall’Italia, a Milano. Il focus inizialmente sarà sul Food & Beverage.
DNV, ente indipendente che fornisce servizi di assurance, certificazione e verifica in tutto il mondo, annuncia la creazione di una nuova unità di ricerca e sviluppo: “Sustainable Food Systems and Supply Chains”. Il programma partirà dall’Italia (Milano) e si concentrerà inizialmente sul settore Food & Beverage. L’iniziativa è parte integrante del più ampio programma di Research and Development di DNV, al quale ogni anno viene destinato il 5% del fatturato del gruppo con l’obiettivo sviluppare quella conoscenza, capacità di previsione e legittimità scientifica alla base di tutti i servizi del Gruppo.
Il programma, che sarà guidato da Nicola Rondoni – Head of Section and Director del programma “Sustainable Food Systems and Supply Chains”, ha come obiettivo la creazione di conoscenza, anche attraverso la collaborazione con università, partner di ricerca e clienti, nella forma di studi, insight, documenti di approfondimento, concept e soluzioni prototipiche, eventualmente replicabili anche in altri settori.
In un’era di trasformazione di tutte le principali industrie guidata dall’applicazione diffusa delle tecnologie digitali e dalla necessità di lavorare nel rispetto degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, la nuova unit di DNV porterà avanti attività di ricerca nel campo delle soluzioni di assurance digitale per sistemi alimentari e filiere, potenzialmente replicabili in industry diverse dal food & beverage.
L’obiettivo di DNV è sempre quello di affiancare le aziende clienti nell’affrontare le sfide e le trasformazioni degli anni a venire, combinando conoscenza, nuove tecnologie e soluzioni digitali: dall’IOT, alla blockchain, al digital tagging fino all’IA per citarne alcune.
“La scelta dell’Italia non è casuale, riconosciuta in tutto il mondo come polo di eccellenza dell’agroalimentare. Il nuovo programma ha l’ambizione di plasmare il futuro dell’assurance con un focus particolare sull’agroalimentare e le supply chain”, spiega Pierre C Sames, Senior Vice President e Group Research and Development Director. “Le crescenti esigenze di conformità, gli investimenti coerenti con i criteri ESG (Environmental, Social e Governance), consumatori sempre più attenti ed esigenti in quanto a trasparenza dei prodotti e tecnologie digitali avanzate indicano che i tempi ormai sono maturi. Sono certo la digitalizzazione delle tecnologie darà un contributo importante in questo ambito e fornirà ampie opportunità di business a chi saprà padroneggiarla”.
Il nuovo programma di ricerca si concentrerà su quattro aree tematiche collegate tra loro dalla necessità di implementare tecnologie digitali per raccogliere, generare, convalidare, verificare, analizzare e progressivamente visualizzare dati in tempo reale, affrontando:
– documentazione e gestione della footprint per i prodotti e le relative supply chain
– trasparenza nell’uso circolare dei materiali nei prodotti e nei sistemi
– ottimizzazione della produzione di prodotti alimentari, per una maggiore efficienza e migliore qualità
– incremento della qualità e della sicurezza alimentare, riduzione delle frodi o contaminazioni alimentari
Luca Crisciotti, CEO di Supply Chain & Product Assurance in DNV, afferma: “Sempre più spesso le aziende del food & beverage ci coinvolgono per supportarle nella costruzione di un ecosistema digitale che colleghi le supply chain globali, dal produttore al consumatore; cresce sempre di più, quindi, l’importanza del monitoraggio della sostenibilità e delle pratiche etiche – parallelamente alla garanzia di trasparenza e responsabilità. Attraverso questo nuovo programma di ricerca, lavoreremo affinché l’agenda della sostenibilità nella industry del food & beverage possa continuare a progredire”.
DNV è un ente indipendente che fornisce servizi di assurance, certificazione, verifica e gestione del rischio a livello globale. Opera in più di 100 Paesi con l’obiettivo di salvaguardare la vita, la proprietà e l’ambiente. DNV lavora con i propri clienti per cogliere le opportunità, affrontare le sfide e i rischi che derivano dalle trasformazioni globali, è una voce fidata per molte tra le aziende più lungimiranti e di maggior successo nel mondo. DNV è impegnata nel mettere a frutto la propria esperienza e competenze specialistiche per lo sviluppo della sicurezza e sostenibilità delle performance, la definizione di benchmark di settore e la messa a punto di soluzioni innovative.
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AquaFarm NovelFarm a maggio. Pordenone Fiere annuncia il posticipo delle date di AquaFarm e NovelFarm. Appuntamento il 25, 26 e 27 maggio.
L’appuntamento con AquaFarm, NovelFarm e il nuovo progetto AlgaeFarm slitta nuovamente. Alla luce dell’attuale situazione epidemiologica in Italia, in Europa e nel resto del mondo, la Fiera di Pordenone si è vista costretta a rimandare l’evento al fine di garantire una manifestazione in sicurezza e di soddisfare quanto più possibile le aspettative di espositori e visitatori italiani ed esteri. L’appuntamento, dunque, è per il 25 e 26 maggio con uno Special Conference day di caratura internazionale il 27 maggio.
AquaFarm e NovelFarm hanno saputo ritagliarsi negli anni un posto di rilievo tra gli eventi del settore ittico e di quello agricolo e all’interno del panorama italiano ed europeo rappresentano un’unicità nel loro genere. Lo confermano i dati: le due manifestazioni, giunte rispettivamente alla quinta e alla terza edizione, vantano il 35% di espositori dall’estero e un pubblico internazionale pari al 15% del totale con provenienza da Croazia, Spagna, Francia, Egitto, Belgio, Bosnia-Erzegovina, Slovenia, Paesi Bassi, Norvegia e Serbia.
“Abbiamo preso la decisione di rinviare la manifestazione soprattutto per permettere l’affluenza dall’estero: dall’Europa e non solo.” afferma Renato Pujatti, Presidente di Pordenone Fiere. “Abbiamo riscontrato in entrambi i settori il desiderio di ritornare a incontrarsi personalmente per portare avanti il lavoro in modo professionale e soddisfacente, posticipare l’evento è stata una scelta necessaria per offrire a tutti gli stakeholder la consueta qualità organizzativa e la riconosciuta eccellenza dei contenuti dell’evento.”
L’evento offre possibilità di confronto, di networking e di aggiornamento per tutti i professionisti interessati. L’area espositiva è accompagnata da una serie di conferenze che trattano temi attuali e importanti per gli sviluppi futuri dell’acquacoltura e dell’agritech. E quest’anno ad arricchire l’evento ci saranno anche AlgaeFarm, appuntamento interamente dedicato all’algocoltura, il contest di AquaFarm R&D Award che premia progetti innovativi volti a migliorare la produttività in acquacoltura, e non da ultimo lo Special Conference Day, giornata interamente dedicata ad una serie di conferenze internazionali tra cui spicca il seminario IYAFA 2022 (International Year of Artisanal Fisheries and Aquaculture) organizzato in collaborazione con FAO, API (Associazione Piscicoltori Italiani) e GFCM (General Fisheries Commission for the Mediterranean).
AquaFarm è la mostra-convegno internazionale dedicata ad acquacoltura e industria della pesca sostenibile.
NovelFarm è il più importante evento italiano interamente dedicato alle nuove tecniche di coltivazione, fuori suolo e vertical farming.
Quest’anno saranno affiancate da AlgaeFarm, appuntamento dedicato a tecnologie e applicazioni in alghicoltura.
25, 26 e 27 maggio a Pordenone Fiere
BYinnovation è Media Partner di AquaFarm e NovelFarm
Prevenzione Spreco Alimentare. Too Good To Go celebra il primo anniversario del Patto contro lo Spreco Alimentare. In un anno salvate 368.000 Magic Box e 212.000 prodotti, 10 milioni di confezioni in commercio con Etichetta Consapevole e 1.5 milioni di consumatori sensibilizzati
Le 23 aziende che hanno aderito al Patto promosso da Too Good To Go si sono impegnate in azioni concrete e di sensibilizzazione, che Too Good To Go ha raccolto nel primo Impact Report dedicato all’iniziativa
In occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione contro lo Spreco Alimentare del 5 febbraio, il Patto contro lo Spreco Alimentare promosso da Too Good To Go compie un anno. Il momento ideale per un primo bilancio sull’iniziativa, che nel 2021 ha coinvolto 25 partner tra aziende, terzo settore e organizzazioni dei consumatori, desiderosi di impegnarsi su una tematica che sta diventando sempre più attuale ed urgente per i consumatori, le imprese e l’ambiente.
Contrastare lo spreco alimentare è infatti stata identificata da Project Drawdown come la soluzione n.1 per contrastare il cambiamento climatico e mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 2°C entro la fine del secolo, limitando i danni dei cambiamenti climatici su persone e ambiente.* Per raggiungere l’ambizioso obiettivo, formulato anche dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, di dimezzare lo spreco alimentare pro capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo tutta la filiera entro il 2030, è necessario l’impegno di tutti gli attori del settore, e degli stessi consumatori.** Il 53% dello spreco alimentare in Europa avviene proprio entro le mura domestiche, mentre il 17% in fase di distribuzione e vendita al dettaglio e il 19% in fase di lavorazione.*** L’intento del Patto è quindi quello di coinvolgere enti, aziende e supermercati con l’obiettivo di portare il tema sempre più al centro del dibattito pubblico e privato, attraverso azioni concrete e di sensibilizzazione.
All’interno del Patto, Too Good To Go prevede una serie di impegni basandosi su cinque punti fondamentali: Etichetta Consapevole, Azienda Consapevole, Consumatore Consapevole, Supermercato contro lo Spreco, Fabbrica contro lo Spreco. Le aziende che ne hanno preso parte, hanno sottoscritto almeno un’azione di sensibilizzazione (tra Azienda Consapevole e Consumatore Consapevole) e almeno un’azione concreta (tra Etichetta Consapevole e Supermercato/Fabbrica contro lo Spreco), con l’obiettivo di incidere positivamente sul contrasto dello spreco alimentare a 360 gradi.
Per misurare e rendicontare al meglio questo primo anno di attività, e in occasione dell’anniversario e della Giornata Nazionale di Prevenzione contro gli Sprechi Alimentari, Too Good To Go pubblica il primo Impact Report relativo al Patto contro lo Spreco Alimentare: un modo immediato e chiaro per rendere accessibili i risultati già raggiunti e monitorare le aree in cui intervenire per un maggiore impatto nel 2022. Grazie al Patto, Too Good To Go e le aziende aderenti hanno contribuito a salvare 368.000 Magic Box e 212.000 prodotti, specificare meglio il significato del TMC su 10 milioni di confezioni arrivate sugli scaffali e sensibilizzato 1.5 milioni di persone tra dipendenti e consumatori raggiunti da webinar, eventi e campagne di comunicazione. Inoltre, all’interno dell’azione Fabbrica contro lo Spreco Alimentare e grazie al supporto di Croce Rossa Italiana al progetto, sono stati salvati e donati alle persone più fragili 145.000 euro di prodotti alimentari.
Un lavoro che verrà intensificato nel corso del 2022, con l’obiettivo di aprire tavoli di lavoro tra i diversi attori coinvolti, approfondire e ampliare il raggio d’azione e far sì che il contrasto allo spreco alimentare diventi una buona pratica diffusa tra aziende e consumatori.
“Il Patto contro lo Spreco Alimentare è un progetto che abbiamo lanciato con l’intento di andare oltre l’attività dell’app, creando un sistema virtuoso che si occupi di contrasto allo spreco alimentare a 360 gradi: tramite la sensibilizzazione, con azioni concrete e senza dimenticare la parte sociale. Rimane importantissimo misurare e quantificare gli sforzi fatti, cosa che abbiamo cercato di mettere nero su bianco già dopo il primo anno di attività con il nostro Impact Report, una solida base per migliorarci ed essere ancora più ambiziosi nel 2022.”, dichiara Eugenio Sapora, Country Manager Italia di Too Good To Go.
Le aziende aderenti al Patto contro lo Spreco Alimentare a febbraio 2021
Carrefour, CIRFOOD, Danone, Fruttagel, Granarolo, Gruppo Montenegro, Gruppo VéGé, Ikea, Kraft Heinz, La Marca del Consumatore, Mare Aperto, NaturaSì, Nestlé, Peroni, Raspini Salumi, Salumi Pasini, Unilever, Wami. Le aziende aderenti a ottobre 2021: Bauli, cameo, Gruppo Felsineo, Raineri, Sperlari.
Too Good To Go, nata nel 2015 in Danimarca con l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare, l’applicazione è presente in 17 Paesi (Europa, Stati Uniti e Canada), conta oltre 50 milioni di utenti. Nel 2021, secondo il Report App Annie, Too Good To Go è stata l’app più scaricata in Italia nel settore Food & Drink.
Too Good To Go permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online – a prezzi ribassati – il cibo invenduto “troppo buono per essere buttato” grazie alle Magic Box, delle “bag” con una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. Gli utenti della app non devono far altro che geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla tramite l’app e andarla a ritirare nella fascia oraria specificata per scoprire cosa c’è dentro.
In Italia Too Good To Go è stata lanciata in oltre 80 città, conta più di 5 milioni di utenti, ha permesso di salvare 6 milioni di pasti e di non emettere in atmosfera oltre 14 milioni di kg di CO2e.
Caro energia e chiarezza. Prima di parlare di interventi è necessario comunicare le somme da trovare, solo così si possono garantire azioni efficaci dove tutti devono fare la propria parte.
Necessaria la massima condivisione, trasparenza e chiarezza del processo decisionale per giungere a una soluzione che non penalizzi il settore delle rinnovabili a vantaggio dei combustibili fossili.
ITALIA SOLARE condivide la necessità di approntare misure in grado di garantire l’immediata riduzione delle bollette di energia elettrica e gas naturale che stanno minacciando la competitività del tessuto industriale e il benessere delle famiglie nel nostro Paese, tuttavia si chiede se siano stati fatti dei calcoli in merito a quante risorse economiche siano necessarie.
“Solo una volta che sono stati fatti calcoli precisi si può capire la strategia da adottare e come intervenire. Se servono 20 o 30 miliardi non si può perdere tempo a parlare di extraprofitti, ma è necessario prevedere un fondo straordinario di supporto a famiglie e imprese per sopravvivere nel 2022 e in parallelo adottare un piano efficace per svincolarsi dal gas”, commenta Paolo Rocco Viscontini Presidente di ITALIA SOLARE.
Le parole espresse dal Ministro Cingolani durante la sua audizione in Senato non aiutano a capire le intenzioni del governo e rischiano di generare molti malintesi. La partita è così grave e urgente da richiedere massima condivisione, trasparenza e chiarezza, oltre a un rigore tecnico imprescindibile.
“A nostro giudizio – sostiene l’associazione – in nessun modo si dovrebbe ricorrere a interventi tali da alterare il funzionamento del mercato e soprattutto i rapporti tra i soggetti dell’intera filiera. In particolare, nel caso dell’energia elettrica, non riteniamo possibile l’introduzione o il rafforzamento di forme di ritiro amministrato dell’energia a opera di soggetti istituzionali, che dovrebbero semmai essere incaricati di fornire opportune garanzie agli operatori di settore a sostegno dell’efficiente funzionamento del mercato”.
ITALIA SOLARE ribadisce la propria posizione, già espressa nella lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Draghi a fine anno: gli operatori del fotovoltaico sono disponibili a fare la loro parte, ma solo ed esclusivamente mettendo un limite massimo ai prezzi di vendita dell’energia sul mercato e non toccando in alcun modo le tariffe incentivanti dei conti energia, se e solo se i soldi trattenuti verranno restituiti in modalità da concordare e se tutti partecipano allo sforzo, a cominciare da chi produce e vende i combustibili fossili, per arrivare ai concessionari che devono abbassare i loro guadagni.
“È arrivato il momento di intaccare i sussidi ai combustibili fossili, perché altrimenti ci troviamo al paradosso di andare a toccare chi ha investito nelle rinnovabili, senza intaccare invece il mondo dei fossili che è quello che ci ha portato al disastro in cui ci troviamo. I sussidi alle fossili sono oltre i 10 miliardi di euro all’anno e devono essere urgentemente rivisti”, commenta Rocco Viscontini.
Fondamentale è che ci sia una convocazione delle parti chiamate in causa perché scelte così importanti vengano prese in seguito a un veloce ed efficace confronto con le associazioni più rappresentative del settore.
“La proposta di riaprire i giacimenti nazionali è antistorica, miope e certamente non influirà sul prezzo delle bollette – sostiene l’associazione – “Il prezzo del gas in Europa si forma all’hub olandese ed è ormai condizionato dal prezzo asiatico. Il gas estratto in Italia sarebbe una goccia nel mare che automaticamente entrerebbe nel mercato e assumerebbe un valore uguale al resto del gas movimentato (centinaia di miliardi di mc/anno). Abbiamo molti dubbi che la vendita del gas nazionale si svincoli completamente dalle logiche dei prezzi di mercato internazionali a cui siamo indissolubilmente legati. Senza contare che i tempi necessari per riattivare i giacimenti sono molto lunghi, mentre molti GW di rinnovabili, fotovoltaico in testa, possono essere messi in campo in poche settimane o mesi.”
ITALIA SOLARE è dell’opinione che sia necessario lavorare a misure di lungo termine, volte a esempio alla promozione dei PPA (Power Purchase Agreement) di energia rinnovabile che sono la soluzione per aiutare da subito i consumatori industriali e residenziali.
Sia dal lato dell’offerta sia della domanda sono giunti segnali inequivocabili di un’ampia disponibilità all’attivazione di contratti di questo tipo, se viene garantito un contesto normativo che riduce gli ostacoli alla loro stipula. In tal senso vale la pena ribadire che andrebbe favorita (o resa obbligatoria) la vendita di energia da parte dei produttori agli operatori del mercato libero, in modo da aumentare al massimo la liquidità dell’offerta.
“È il momento di guardare alle soluzioni concrete ed efficaci già presenti nel nostro Paese, senza andare a cercare tecnologie, come il nucleare, o soluzioni francamente inaccettabili per le tempistiche e i risvolti ambientale ed economici che hanno”, conclude il Presidente di ITALIA SOLARE.
ITALIA SOLARE è un’associazione di promozione sociale che sostiene la difesa dell’ambiente e della salute umana supportando modalità intelligenti e sostenibili di produzione, stoccaggio, gestione e distribuzione dell’energia attraverso la generazione distribuita da fonti rinnovabili, in particolare fotovoltaico. Promuove inoltre la loro integrazione con le smart grid, la mobilità elettrica e con le tecnologie per l’efficienza energetica per l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici.
“ITALIA SOLARE è l’unica associazione in Italia dedicata esclusivamente al fotovoltaico e alle integrazioni tecnologiche per la gestione intelligente dell’energia”.
ph. © Enrico Rainero
Air Quality Guidelines. The World Health Organisation (WHO) has published an update to its Global Air Quality Guidelines (AQGs), which provide thresholds and limits for key pollutants that pose a risk to health.
The European Environmental Bureau (EEB) welcomes the new guidelines, that are meant to help protect human health, the environment and climate from dangerous air pollutants.
They offer guidance for legislation and policies to curb air pollution and decrease the burden of disease resulting from exposure to toxic air worldwide. The key pollutants covered by the guidelines are particulate matter (PM2.5 and PM10), ozone (O3), nitrogen dioxide (NO2), sulphur dioxide (SO2) and carbon monoxide (CO).
This is the first time that the guidelines have been updated since 2005. The scientific understanding on the short- and long-term harmful impacts of air pollution on human health has developed significantly in this time.
Emilia Samuelsson, EEB Policy Officer for Air Quality and Noise, said: “The new air quality guidelines by the WHO are a wakeup call: it is time to tighten EU air quality standards and extend them to cover more pollutants. Air pollution harm us all, and reducing harmful emissions from all sectors should be a priority across EU policies – or citizens will end up footing the bill with their own health”.
In 2016, 91% of the global population lived in areas where the guideline thresholds were exceeded. A recent analysis by the Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA) found that even if the previous thresholds had been met, air pollution would still be responsible for around 5.5 million deaths every year.
Stricter levels for NO2 and particulate matter air pollution are particularly welcomed, as severe health risks are associated with these pollutants. Exposure to NO2 is associated with cardiovascular and respiratory diseases, and the pollutant also contributes to the formation of ozone and particulate matter. Particulate matter affects people more than any other pollutant and is associated with cardiovascular and respiratory diseases and adverse birth outcomes and impacts to nervous system development in children.
Samuelsson said: “Clean air is a fundamental human right: there are no safe levels of air pollution. We demand that the revised EU Ambient Air Quality Directives (AAQDs) at the bare minimum align to the new guidelines and reflect the latest scientific evidence on the health and environmental impacts of air pollution, to ensure that people’s right to clean air is respected”.
The updated WHO guidelines do not include recommendations regarding multiple exposures to air pollutants at the same time, which is the reality for people in everyday life. There is a need to develop comprehensive models to quantify the effects of these instances of multiple human health.
The EEB also calls upon the EU and national governments to support the adoption of new laws to tackle sources of air pollution, especially in sectors lagging behind, such as agriculture, domestic heating and transport, including shipping.
A new study from the EEB and Green Transition Denmark reveals that domestic heating with wood and coal in small private stoves and boilers emits about half of all fine particulate matter and black carbon within the EU.
The European Environmental Bureau (EEB) is Europe’s largest network of environmental citizens’ organisations, standing for environmental justice, sustainable development and participatory democracy. Our experts work on climate change, biodiversity, circular economy, air, water, soil, chemical pollution, as well as policies on industry, energy, agriculture, product design and waste prevention. We are also active on overarching issues as sustainable development, good governance, participatory democracy and the rule of law in Europe and beyond.
We have over 160 members in over 35 countries.
Where there’s fire, there’s smoke – Emissions from domestic heating with wood
report
Non sono green: nucleare, gas, allevamenti intensivi. La pubblicazione della proposta per la “tassonomia UE” con la possibile inclusione del gas fossile e del nucleare nell’elenco degli investimenti sostenibili, elaborata dalla Commissione UE, è attesa entro dicembre.
Gli Stati Membri e il Parlamento europeo avranno quindi quattro mesi per avanzare obiezioni sulla proposta della Commissione, che altrimenti sarà adottata.
«La tassonomia UE potrebbe essere uno strumento utile per contrastare le troppe iniziative di greenwashing a cui assistiamo. Ma purtroppo rischia di trasformarsi invece in un mostro pericoloso, perché il gas fossile e il nucleare non sono affatto green», commenta Ariadna Rodrigo della European Unit di Greenpeace.
Per il clima del pianeta, le emissioni fuggitive di metano, ampiamente sottostimate, rendono infatti il gas una fonte di energia fossile dannosa almeno quanto il carbone, se non addirittura peggiore.
Mentre l’industria nucleare, dopo settant’anni di promesse, è ancora ben lontana dagli obiettivi di innovazione e sicurezza che millanta, e non ha la minima idea di come risolvere il problema delle scorie, se non continuando a rinviare la questione e mantenendo in vita impianti sempre più obsoleti e pericolosi. È quel che accade in Francia dove, senza alcuna consultazione transfrontaliera, si intende prolungare di un altro decennio l’operatività di ben sedici vecchi reattori che distano meno di 200 chilometri dai confini italiani.
I piani della Commissione Europea di includere il gas fossile, il nucleare e gli allevamenti intensivi nella tassonomia sono stati oggetto di critiche severe anche da parte di alcuni Stati Membri, gruppi finanziari, agenzie dell’ONU e ambientalisti, nonché del Gruppo di esperti tecnici della stessa Commissione che aveva redatto le raccomandazioni iniziali della proposta.
Un nucleo di Paesi a favore del gas e del nucleare, guidato dalla Francia, ha però convinto la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a includere gas e nucleare nella tassonomia.
«In questo contesto spicca negativamente anche il ruolo dell’Italia, riassunto dalla posizione del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani che, a dispetto di ben due referendum nazionali, continua ad appoggiare l’introduzione del nucleare nella tassonomia UE e a promuovere l’impiego del gas fossile come soluzione alla crisi climatica: due follie dal punto di vista dei rischi e degli impatti ambientali», commenta Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia.
Deforestazione: agroalimentare, legno. UE importa ingenti quantità di prodotti che causano deforestazione: la produzione di olio di palma, soia, cacao, caffè, legno e derivati determina ogni anno la distruzione di circa 190.000 ettari di foreste a livello globale.
Per arginare questo fenomeno, la Commissione propone un radicale ripensamento dell’EUTR, attuale norma vigente in materia di contrasto al legno illegale.
“Elaborare strumenti e procedure necessari all’effettuazione della rinnovata due diligence anti-deforestazione costituirà un impegno quotidiano per Conlegno che continuerà a supportare le imprese italiane”, afferma Angelo Mariano, Responsabile Area Operativa Legnok.
Nel 2003 l’Unione europea pubblicò il suo Piano d’azione FLEGT, stabilendo specifiche misure di contrasto al cosiddetto illegal logging (prelievo legnoso non autorizzato) che affliggeva, e continua tuttora a danneggiare, il patrimonio forestale di diversi Paesi del mondo.
Di fatto, la necessità di frenare tale fenomeno distruttivo era già stata riconosciuta come un’azione prioritaria ai fini della gestione forestale sostenibile in occasione del 24° summit G8 di Birmingham del 1988.
Nell’ambito del citato piano d’azione comunitario, l’UE approvò alcuni regolamenti volti a promuovere la legalità dei tagli boschivi effettuati nei vari Paesi esportatori di legno e derivati, nonché quella degli analoghi prodotti commercializzati in territorio comunitario.
I regolamenti fondamentali del pacchetto legislativo comunitario sono ben noti agli operatori dei settori del legno con gli acronimi FLEGT (Forest Law Enforcement Governance and Trade del 2005) ed EUTR (European Union Timber Regulation del 2010).
Quest’ultimo è conosciuto anche come regolamento sulla due diligence in quanto si basa su tale procedura chiave per determinare e contenere al massimo il rischio che legno e derivati commercializzati nell’UE possano essere illegali, ossia essere stati raccolti o prodotti contravvenendo alle leggi vigenti nei paesi d’origine.
Per gli Operatori EUTR, dimostrare che le merci di cui approvvigionarsi sono compatibili con le prescrizioni introdotte dal regolamento è spesso cosa ardua quando non problematica, soprattutto nel caso di prodotti caratterizzati da processi industriali complessi, ripetute intermediazioni commerciali o provenienti dai cosiddetti “Paesi a rischio” in cui coesistono condizioni di scarsa governance del settore forestale ed alti tassi di corruzione.
Non meno gravoso è il compito delle Autorità competenti dei vari Stati membri deputate ai controlli degli operatori ed in particolare, della congruità delle procedure di due diligence da essi messe in pratica.
Il FLEGT – che si basa su accordi bilaterali di partenariato tra l’UE ed i Paesi terzi che ne fanno richiesta e che dimostrano di essere in grado di assicurare la legalità del legno e dei derivati da esportare in territorio comunitario – non ha avuto particolare fortuna in quanto, ad ormai 16 anni dalla promulgazione, risulta completamente attuato soltanto per l’Indonesia.
Di fatto i processi propedeutici al varo delle cosiddette “licenze FLEGT”, attestanti la piena legalità dei prodotti esportati, si sono dimostrati troppo spesso complessi e farraginosi, anche a causa dell’instabilità socio-politica che contraddistingue una buona parte dei Paesi con cui l’UE ha intrapreso i necessari negoziati preliminari.
Le suddette criticità hanno portato le Istituzioni europee ad interrogare sé stesse, gli Stati membri e la Società civile riguardo all’efficacia dei due suddetti regolamenti; ciò anche a mezzo di specifiche consultazioni pubbliche.
In linea di massima, l’utilità del piano d’azione FLEGT e delle relative norme comunitarie di riferimento viene abbastanza riconosciuta anche dall’opinione pubblica che ne condivide sempre più gli obiettivi generali di contrasto alla deforestazione ed alla degradazione delle risorse forestali globali: oggi, come non mai, oggetto di importanti dibattiti ed accordi internazionali, quale la recente COP 26 dell’ONU sul cambiamento climatico.
Il 17 novembre, la Commissione ha presentato la nuova proposta di regolamento (Regulation on deforestation-free products) mirante a sostenere la protezione del patrimonio forestale del pianeta ed in particolare a porre un sostanziale freno alla deforestazione.
L’approccio di tale regolamento è a dir poco innovativo, ma forse è più giusto definirlo “rivoluzionario” in quanto la Commissione non si limita più a voler accertare che legno e derivati commercializzati negli Stati membri siano legali (e quindi a contrastare l’illegal logging), ma intende prevenire l’importazione di derrate alimentari (olio di palma, soia, carne bovina, caffè e cacao) e legno prodotti in aree deforestate di qualsiasi parte del mondo.
Così facendo, entro il 2030, l’UE dovrebbe contenere di oltre 70.000 ettari all’anno la deforestazione indotta dall’importazione di tali prodotti in territorio comunitario. Di pari passo, questo comporterebbe la mancata immissione di circa 32 milioni di tonnellate di carbonio in atmosfera (valutabile anche in un risparmio annuale di almeno 3 miliardi di euro) con ovvie ripercussioni positive in termini di prevenzione del cambiamento climatico e protezione della biodiversità.
In sostanza, l’attenzione del legislatore si estende dal concetto della legalità a quello più ampio della sostenibilità. Sarà possibile importare soltanto prodotti che non hanno causato deforestazione e danneggiato irrimediabilmente ecosistemi preziosi e delicati quali quelli boschivi.
Questo è effettivamente realizzabile? La stessa domanda, chi lavora in ambito EUTR se la pone da anni e le risposte possibili sono molte e spesso contraddittorie.
Di fatto il nuovo regolamento anti-deforestazione beneficerà proprio delle esperienze maturate attuando l’EUTR. Fermo restando per gli operatori l’obbligo della due diligence da effettuare prima dell’acquisizione e della seguente commercializzazione dei prodotti oggetto del regolamento, le procedure collaterali che essi dovranno attuare saranno abbastanza diverse da quelle ora imposte dall’EUTR.
Tra i cambiamenti più significativi, si segnalano: l’obbligo di depositare una dichiarazione preliminare che i prodotti da importare ed esportare non abbiano causato deforestazione e degradazione forestale, la geolocalizzazione delle superfici agro-forestali di provenienza, il coinvolgimento diretto delle Agenzie delle dogane degli Stati membri nelle fasi di controllo, la pubblicazione da parte della CE del livello di rischio legato ai vari Paesi esportatori (cosiddetto benchmarking).
In proposito, Angelo Mariano – responsabile della due diligence Legnok di Conlegno (la prima Monitoring organisation EUTR riconosciuta dalla Commissione europea, nel 2013) afferma: “Quello che abbiamo appreso lavorando assiduamente per la migliore attuazione dell’EUTR – norma destinata a restare vigente fino alla promulgazione del nuovo regolamento – costituirà una solida base conoscitiva ed operativa a disposizione degli addetti ai settori del legno e della carta, nonché nel prossimo futuro, di quello agroalimentare.
Elaborare e rendere disponibili strumenti e procedure necessari all’effettuazione della rinnovata due diligence anti-deforestazione, costituirà, non solo un obbligo morale, ma anche un impegno quotidiano per Conlegno che continuerà a supportare le imprese italiane ed a camminare al loro fianco. Ciò, con l’intento di coniugare al meglio le legittime attività economiche e produttive delle aziende ed il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla legislazione comunitaria”.
Per il momento, è possibile soltanto aggiungere che l’appena avviato iter della “Regulation on deforestation-free products”, per quanto complesso e travagliato, dovrà necessariamente tradursi in azioni concrete; anche in considerazione del fatto che l’approvvigionamento responsabile di materie prime rappresenta oggi una delle soluzioni più verosimilmente attuabili per limitare l’impatto antropico sugli ecosistemi naturali e sulle foreste in particolare.
ph. © Enrico Rainero
Multinazionali food dietro Cop26? Secondo Slow Food, che ha seguito i lavori della due giorni dedicata alla natura e all’uso del suolo, la Cop26 non ha centrato un approccio corretto sulla produzione agricola: parlare di agricoltura sostenibile senza considerare l’intero sistema alimentare non permette infatti di avere una visione complessiva e veritiera sui problemi.
Le proposte emerse sembrerebbero andare in due direzioni diverse presentate come complementari: da un lato la riforestazione e dall’altro le nuove tecnologie in agricoltura.
In realtà a essere riproposto è un vecchio modello, secondo il quale il cibo è considerato come un insieme di merci prodotte su larga scala, con monocolture assistite da tecnologie futuristiche che non faranno altro che far dipendere i contadini sempre di più dalle multinazionali e dai loro brevetti.
Marta Messa, direttore di Slow Food Europa, commenta: «Uno degli eventi alla Cop26 riguardava la transizione verso un’agricoltura sostenibile e giusta. Per noi di Slow Food una transizione giusta deve basarsi sulla biodiversità, l’agroecologia e la giustizia sociale e non sulle innovazioni tecnologiche proposte dalle grandi multinazionali, lontane dalle innovazioni reali che le comunità locali sviluppano. Il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità dovrebbero essere affrontati insieme, in quanto facce della stessa medaglia collegati dai medesimi problemi».
Shane Holland, Executive Chairman of Slow Food in the UK aggiunge: «La produzione industriale casearia e di carne è responsabile di una ampia parte delle emissioni, eppure importanti gruppi in questi giorni hanno proposto l’allevamento intensivo come la salvezza. Dall’altro lato abbiamo ascoltato anche la testimonianza di chi è convinto della necessità di aumentare la produzione agricola come riserva contro i raccolti scarsi. Questa visione è inaccettabile, specialmente se consideriamo che già oggi il 30% del cibo prodotto per il consumo umano è sprecato, e questo non fa altro che esacerbare la crisi climatica. Sembra che i governi non siano in grado di fuggire dall’influenza delle multinazionali e che siano incapaci di fare scelte davvero sostenibili, che esistono già ma che andrebbero promosse e supportate su larga scala».
Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, la Cop26 dovrebbe abbracciare la via della transizione verso sistemi alimentari agroecologici, che mantengono il carbonio organico nel terreno, supportano la biodiversità, ricostruiscono la fertilità del suolo e garantiscono una vita dignitosa agli agricoltori e diete sane a tutte le persone.
Energie rinnovabili in agricoltura. Il CIB – Consorzio Italiano Biogas ha presentato in anteprima alla Fiera di Ecomondo a Rimini la nuova azione del progetto “Farming for Future. 10 azioni per coltivare il futuro”, dedicata alle energie rinnovabili in agricoltura.
Lo sviluppo delle energie rinnovabili in agricoltura ha favorito in questi anni un processo di innovazione tecnologica e l’implementazione di buone pratiche all’interno delle aziende agricole, promuovendo lo sviluppo del territorio in senso sempre più circolare. Tale sviluppo ha avuto ed ha tuttora riflessi positivi anche in termini di decarbonizzazione di altri settori.
La nuova azione, inserendosi in questo scenario, pone l’attenzione sull’importanza di uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’impiego di fonti rinnovabili in agricoltura finalizzato alla graduale sostituzione delle fonti fossili e al contempo al contrasto al cambiamento climatico e alla diminuzione delle emissioni di CO2.
“L’azienda agricola è in grado di produrre energie rinnovabili diverse e perfettamente integrabili e di spingere sull’efficientamento dei propri consumi. Per raggiungere gli ambiziosi obiettivo posti in capo all’agricoltura, la sostituzione delle fonti fossili negli usi agricoli deve prima essere accompagnata e supportata da una politica di sostegno all’agricoltore che gli riconosca gli effetti positivi generati anche in termini climatici e che rafforzi al contempo la competitività delle nostre filiere agroalimentari”. – ha dichiarato Lorella Rossi, Responsabile Area tecnica del CIB – Consorzio Italiano Biogas.
Particolare attenzione è posta all’importanza di un mix energetico dove elettrificazione e utilizzo del biometano sono visti vettori da impiegare in sinergia.
“L’azione incentrata sull’uso delle fonti rinnovabili in azienda agricola, tipicamente ricondotta ad azioni di efficientamento dell’energia e di sostituzione da fonti fossili a rinnovabili dell’alimentazione, deve essere inquadrata in un contesto più ampio che richiama le metriche sulla sostenibilità tipicamente adottate a livello internazionale – ha sottolineato nel suo intervento Marco Pezzaglia, Centro Studi del Consorzio Italiano Biogas – In questo modo le aziende agricole potranno caratterizzare i propri prodotti con un linguaggio universalmente riconosciuto in materia di sostenibilità. L’azione si arricchisce, inoltre, dei nuovi assetti che la regolamentazione sta rendendo sempre più disponibili quali, ad esempio, la condivisione di energia rinnovabile a livello locale”.
Livio de Santoli, Presidente del Coordinamento FREE, ha aggiunto, inoltre, che – “Nel percorso di transizione ecologica gli obiettivi sfidanti che dobbiamo conseguire impongono anche all’agricoltura di fare la propria parte. In questo contesto, l’integrazione di fotovoltaico e agricoltura, in primo luogo utilizzando le coperture degli edifici aziendali e le soluzioni agro-voltaiche, possono consentire alle imprese agricole di diventare protagoniste sfruttando, e non subendo, le opportunità derivanti dalla possibilità di produrre energia rinnovabile, per migliorare allo stesso tempo competitività e qualità delle produzioni tipicamente agricole”.
Le dieci azioni di Farming for Future:
#1 ENERGIE RINNOVABILI IN AGRICOLTURA
#2 AZIENDA AGRICOLA 4.0
#3 GESTIONE DEGLI EFFLUENTI DA ALLEVAMENTO
#4 FERTILIZZAZIONE ORGANICA
#5 LAVORAZIONI AGRICOLE INNOVATIVE
#6 QUALITÀ E BENESSERE ANIMALE
#7 INCREMENTO FERTILITÀ DEI SUOLI
#8 AGROFORESTAZIONE
#9 PRODUZIONE E USO DI BIOMATERIALI
#10 BIOGAS E ALTRI GAS RINNOVABILI
CIB – Consorzio Italiano Biogas è la prima aggregazione volontaria che riunisce oltre 770 aziende agricole produttrici di biogas e biometano da fonti rinnovabili e più di 200 società industriali fornitrici di impianti, tecnologie e servizi per la produzione di biogas e biometano, enti ed istituzioni che contribuiscono alla promozione della digestione anaerobica per il comparto agricolo. Il CIB è attivo sull’intera area nazionale e rappresenta tutta la filiera della produzione di biogas e biometano in agricoltura, con l’obiettivo di fornire informazioni ai Soci per migliorare la gestione del processo produttivo e orientare l’evoluzione del quadro normativo per favorire la diffusione del modello del Biogasfattobene® che contribuisce al contrasto della crisi climatica.
Nel 2020 il Consorzio ha lanciato il progetto “Farming for Future – 10 azioni per coltivare il futuro” dedicato alla transizione agroecologica dell’agricoltura.
Attualmente il CIB conta oltre 980 aziende associate e quasi 500 MW di capacità installata.
Agroecologia e Giustizia Sociale. Slow Food a Cop26. Agricoltura e suolo al centro del dibattito: ci aspettiamo interventi concreti che mettano al centro l’agroecologia e la giustizia sociale. Dalla produzione e distribuzione di cibo un terzo delle emissioni di CO2
I temi dell’agricoltura sono entrati nell’agenda della Cop26
Si parla tanto, e giustamente, di energia, di produzioni industriali e troppo poco di agricoltura. Non va dimenticato che il settore primario, con quanto a esso legato, è responsabile di un terzo delle emissioni di CO2.
“Dalla produzione, distribuzione e consumo di cibo possono venire soluzioni importanti, ma serve un cambiamento di passo che vada a scalfire consolidate abitudini e vecchi interessi. Bisogna spingere perché si finanzino le alternative all’agricoltura industriale, a quella che si fonda su monoculture, pesticidi e fertilizzanti chimici, brevetti e sfruttamento dei suoli. Occorre indirizzare gli sforzi per il consolidamento di un’agricoltura attenta alla biodiversità, alla fertilità dei suoli e al rispetto delle persone e dell’ambiente. Le risposte ci sono: lotta allo spreco, agricoltura di piccola scala, riduzione della produzione e del consumo di carne da allevamenti intensivi, difesa dei suoli e soprattutto diffusione di metodi agroecologici” sottolinea Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia commentando i lavori della Cop 26.
“L’agroecologia è uno strumento centrale per affrontare le molteplici crisi del sistema produttivo, inclusa quella climatica: è la strada che si deve intraprendere se si vogliono davvero ricostruire le relazioni tra agricoltura e ambiente, tra sistemi alimentari e comunità, e rappresenta un elemento fondamentale se si vuole davvero assicurare a tutte le persone uguale accesso alle risorse economiche e alla proprietà della terra. Se ne parla tanto a tutti i livelli ma poi nel momento in cui si devono prendere decisioni prevalgono le solite logiche che guardano solo agli aspetti quantitativi – più che qualitativi – delle produzioni, senza tener presente la complessità economica, sociale e ambientale legata al sistema agricolo e alimentare. Diventa urgente procedere verso sistemi alimentari agroecologici, che mantengono il carbonio organico nel terreno, supportano la biodiversità, ricostruiscono la fertilità del suolo e garantiscono una vita dignitosa agli agricoltori e diete sane a tutte le presone. Quindi Slow Food chiede che la questione agricola e quelle legate alle produzioni alimentari vengano prese in considerazione nelle decisioni della Cop26 e di tutti gli incontri che hanno come focus la neutralità climatica e la giustizia sociale. Speriamo che da questa Cop26 arrivino incoraggianti soluzioni in questa direzione” conclude Varazi.
Slow Food e Slow Food in the UK, presenti a Glasgow per seguire i lavori della Cop26, hanno lanciato già nei mesi scorsi la propria Dichiarazione Climatica che consegneranno ufficialmente in questi giorni al governo britannico.
Marta Messa, direttore di Slow Food Europa, ha partecipato all’incontro organizzato da Ifad con Renzo Tomellini del ministero della Transizione Ecologica e Donal Brown, vice-presidente Ifad, per discutere insieme ai giovani e ai giovani indigeni delle loro proposte per mitigare e affrontare la crisi climatica.