Conversion of Hard-to-Recycle Plastic. The Alliance to End Plastic Waste, a Global non-profit Organisation, and the Center for Regenerative Design and Collaboration (CRDC Global) announced a partnership to scale up a solution to convert hard-to-recycle plastic waste into a concrete additive for building and construction applications.
Through the collaboration, CRDC will expand its footprint in North America with the development of a 14,000 square foot production plant in York, Pennsylvania.
The company will also scale up its existing production plant in Costa Rica, from small-scale commercial production to a full-scale commercial capacity of 90 tons per day when fully operational by mid-2022.
Combined, the two facilities will be able to process up to 24,000 metric tons of plastic waste per year. They will accept all types of mixed plastic waste that would otherwise be sent to landfill or be incinerated—to produce concrete additive, RESIN8. It is suitable for numerous applications including concrete blocks and pavers, pre-cast concrete and poured-in-place concrete. The resultant material is up to 15% lighter or stronger depending on its usage, with up to 20% better insulation properties than traditional concrete. It has already been used by Habitat for Humanity to build housing in Latin America.
“CRDC Global is proud to partner with the Alliance to End Plastic Waste to put circularity to work by scaling up the production of RESIN8, a product that has a positive impact on both the plastics and the construction industries,” said Donald Thomson, Chairman & Founder of CRDC Global. “RESIN8 was designed by and for the construction industry as a functional step towards net-zero. We spent years on research and development to ensure we have a process that can be rapidly scaled to help resolve the waste plastic dilemma.”
“The Alliance is on a mission to end plastic waste in the environment—which means finding viable solutions to advance a circular economy and ensuring their ability to scale for impact. Together with CRDC, we can help drive environmental, economic and social value for hard-to-recycle plastics,” said Jacob Duer, President and CEO of the Alliance. “We’re excited to deliver this solution to the North and Central American markets, with the aim of bringing this to a global audience.”
“We are glad to see innovative solutions like RESIN8 move forward to help improve reuse of plastic waste,” said Marc Forman, President of Georgia-Pacific Recycling, a partner of CRDC. “At Georgia- Pacific, we actively engage in continuous improvement and exploration of innovative solutions that benefit society as part of our business strategy and success measures. In this respect, we welcome the opportunity to work with this unique effort to produce building materials from mixed, hard-to-recycle plastic waste, and we’re looking forward to helping CRDC scale this initiative in the U.S.”
About the Alliance to End Plastic Waste
The Alliance to End Plastic Waste is an international non-profit organisation partnering with government, environmental and economic development NGOs and communities around the world to address the challenge to end plastic waste in the environment. Through programmes and partnerships, the Alliance focuses on solutions in four strategic areas: infrastructure, innovation, education and engagement, and clean up. As of January 2021, the Alliance has more than 50 member companies and supporters representing global companies and organisations across the plastic value chain.
Circolarità plastica in agricoltura. Ecopolietilene, consorzio per la gestione dei beni in polietilene, insieme con Eiffel, Aniplast, Ecolight Servizi, Metaplas e Plastimontella, ha certificato il completo riciclo dei teli per la copertura delle serre: possono diventare film tecnici usati in edilizia.
Dall’agricoltura all’edilizia il passo è breve se si vuole bene all’ambiente
Nasce la prima filiera circolare per il recupero dei rifiuti plastici (beni in polietilene) che permette ai teli dismessi per la copertura dei vigneti di essere interamente recuperati e reinseriti nel ciclo di produzione di particolari film usati nelle costruzioni.
Ecopolietilene, consorzio per la gestione dei rifiuti da beni in polietilene, insieme con il produttore Eiffel e il distributore Aniplast, con il supporto operativo di Ecolight Servizi, Metaplas e Plastimontella, attraverso il progetto “La nuova vita del film agricolo” ha individuato un nuovo percorso circolare per una particolare tipologia di rifiuto: i teli da copertura usati in agricoltura.
«Parliamo di un bene in polietilene che è risultato interamente riciclabile. Una sua corretta gestione, dalla raccolta al trattamento, permette di ottenere un granulo plastico facilmente utilizzabile nella produzione di un film in polietilene usato nelle costruzioni come barriera al vapore», afferma il direttore generale di Ecopolietilene, Giancarlo Dezio. «È l’inizio di un percorso che, partendo da una raccolta puntuale dei rifiuti di beni in polietilene, vuole dare un significativo contributo all’economia circolare, garantendo una destinazione finale alla materia prima secondaria e una maggiore tracciabilità di questi rifiuti».
Il progetto, che si è sviluppato tra maggio e settembre 2021, ha preso avvio da una duplice esigenza: avviare una raccolta specifica dei beni in polietilene utilizzati in ambito agricolo e, al contempo, individuare uno sbocco industriale alle materie prime seconde ottenute dai processi di recupero.
Sono state coinvolte alcune aziende agricole in Puglia e Basilicata dalle quali Ecolight Servizi e Metaplas hanno raccolto oltre 34 tonnellate di rifiuti – delle quali 30 sono risultate idonee al recupero – derivanti da teli per la copertura dei vigneti prodotti da Eiffel e distribuiti, dopo un ulteriore lavorazione, da Aniplast.
Il processo di riciclo avviato da Plastimontella ha visto la produzione di un granulo in polietilene idoneo alla filmatura in bolla.
È stato quindi il produttore Eiffel a individuare come poter impiegare questa materia prima seconda. Le prove fatte hanno consentito una produzione industriale stabile per la realizzazione di film barriera al vapore grazie a una miscela di materie prime seconde prodotte all’interno del progetto del 20%. Così le 30 tonnellate di teli per la copertura delle serre, miscelate con altre plastiche riciclate, hanno dato vita a 100 tonnellate di film per l’edilizia interamente green.
«I benefici ambientali ed economici riscontrati hanno spinto tutti i partner del progetto a proseguire su questa strada dando continuità a un’iniziativa che vuole stimolare gli operatori della raccolta, del riciclo e della trasformazione di materie prime seconde ricavate da teli agricoli a un maggior recupero di questi particolari beni in polietilene», conclude Dezio. «Questo progetto, inoltre, evidenzia l’importanza del ruolo dei produttori per la costruzione di una reale economia circolare dove il rifiuto di oggi diventa un bene di domani».
Ecopolietilene – consorzio per il riciclaggio dei rifiuti dei beni in polietilene, Ecopolietilene è un sistema autonomo, senza fini di lucro e riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. È composto dalle aziende produttrici, dai distributori e dai riciclatori dei beni in polietilene e nasce dalla professionalità e dal know-how nella gestione dei rifiuti maturata dal Sistema Ecolight, al quale fanno riferimento il consorzio Ecolight ed Ecolight Servizi, società che si occupa della gestione integrata dei rifiuti professionali generati dalle aziende.
Green Thermal Energy Storage. L’espansione delle fonti di energia rinnovabile richiede una fornitura di energia stabile e indipendente dalle condizioni metereologiche.
Il nuovo sistema MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage risponde a questa esigenza grazie a un innovativo sistema di accumulo a impatto zero in grado di catturare l’energia in eccesso e di rilasciarla al bisogno.
Appena presentato al Wetex di Dubai, la più importante manifestazione fieristica degli Emirati Arabi Uniti dedicata alla filiera delle tecnologie ambientali e delle energie rinnovabili, tenuta quest’anno dal 5 al 7 ottobre, il nuovo sistema MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage risponde all’esigenza di attenuare e superare la natura intermittente e non programmabile degli impianti eolici e solari. L’innovativo sistema di accumulo energetico nasce da una tecnologia totalmente italiana brevettata Magaldi Green Energy, startup di Magaldi Power, leader mondiale negli impianti per il trasporto di materiali ad altissime temperature.
RINNOVABILI, COSÌ RETI PIÙ STABILI ED EFFICENTI
Il sistema MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage acquisisce l’energia prodotta in eccesso da un impianto solare o eolico, riesce a conservarla anche per settimane riducendone al massimo gli effetti di dispersione, e ne permette il rilascio nei momenti “critici”, quando il sole e il vento non sono disponibili, per un intervallo compreso tra le 4 e le 10 ore (Long Duration Energy Storage). In questo modo il sistema permette di immagazzinare energia quando è a basso costo e di rilasciarla quando invece scarseggia, bilanciando lo squilibrio esistente tra la domanda e l’offerta e contribuendo a stabilizzare la rete.
UN LETTO DI SABBIA CHE CATTURA ENERGIA
Il sistema MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage sviluppa una tecnologia di accumulo basata su un letto di sabbia fluidizzato (Energy from the sand), alimentato esclusivamente da energie rinnovabili e radiazione solare. L’energia proveniente dall’esterno del sistema viene diretta nel serbatoio di accumulo contenente un letto fluidizzato di sabbia silicea, all’interno del quale viene conservata l’energia per poter poi essere restituita quando richiesto.
Il letto di sabbia alla base del processo di immagazzinamento energetico è ad alta diffusività termica e può raggiungere temperature operative fino a 1000 C°, garantendo così in modo sostenibile flessibilità e continuità alla rete elettrica.
Il sistema di fluidizzazione della sabbia presenta notevoli vantaggi: grandi capacità di accumulo termico (fino all’ordine dei GWh); elevata efficienza termica; tempi di risposta rapidi; nessun impatto ambientale grazie all’impiego di materiali naturali.
MGTES – Magaldi Green Thermal Energy Storage ha raggiunto un’elevata maturità tecnologica (TRL7), con oltre 10.000 ore di generazione di produzione di energia termica. Attualmente è in fase di costruzione avanzata il primo modulo industriale.
“Il processo di transizione energetica ha bisogno di soluzioni concrete, efficaci e accessibili. La tecnologia di storage che abbiamo presentato in anteprima qui a Dubai permette accumulare e produrre calore ed elettricità verde, utilizzando solo materiali riciclabili 100% come acciaio e sabbia. Si tratta di una svolta importante per il mercato globale delle rinnovabili basata su tecnologia interamente italiana”, afferma Letizia Magaldi, Executive Vice-President Corporate Development di Magaldi Green Energy.
Quando la penetrazione di energie rinnovabili supererà il 50% dell’energia elettrica annuale prodotta, l’esigenza di storage avrà una crescita esponenziale. “La nostra tecnologia – aggiunge Letizia Magaldi – costituisce un elemento essenziale per la maggiore flessibilità del sistema elettrico e per il raggiungimento dei target di decarbonizzazione”.
MAGALDI GREEN ENERGY
Magaldi Green Energy (MGE) nasce per sviluppare a livello industriale tecnologie innovative nel campo della generazione e dell’accumulo di energia rinnovabile Focalizzata sulla ricerca, sviluppo e commercializzazione di tecnologie di generazione e storage di energia rinnovabile, Magaldi Green Energy è una startup di Magaldi Power, leader mondiale negli impianti per il trasporto di materiali ad altissima temperatura. Grazie a una spinta attività di ricerca, innovazione e brevettazione, la missione di MGE è contribuire alla decarbonizzazione del settore industriale, alla flessibilizzazione delle reti e alla elettrificazione dei consumi basati su energie rinnovabili.
MGE, NUOVA SEDE A DUBAI
La partecipazione di MGE al Wetex è l’occasione per inaugurare Magaldi Green Energy Middle East con sede a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. General Manager della distaccata è Massimiliano Masi, già CFO di Edison e CEO di Edipower, Partner&Associate Director presso il Boston Consulting Group. Masi è anche Chairman Advisory Board di MGE. L’apertura di Magaldi Green Energy Middle East consente all’azienda di presidiare i mercati degli Emirati Arabi Uniti (EAU), dell’Arabia Saudita, dell’Oman, Qatar, Kuwait e degli altri paesi della Gulf Cooperation Council (GCC).
“In questa area – spiega Massimiliano Masi – si svilupperà presto una grande rivoluzione Green. Riteniamo che l’accumulo termico possa svilupparsi e diventare parte integrante dei grandi progetti ad energia rinnovabile del Middle East. In questo quadro la nostra tecnologia basata sulla sabbia, si interfaccia naturalmente con le grandi quantità di energia solare che saranno prodotte e offrirà molteplici applicazioni sia in campo termico che per le reti elettriche”.
Bio-compound plastici innovativi. Sirmax Group ha debuttato a Ecomondo per contribuire alla riduzione di CO2 nell’atmosfera. Teli per pacciamatura agricola biodegradabili, capsule del caffè compostabili, shopper, prodotti accoppiati carta-plastica.
Nell’edizione 2021 della fiera riminese, l’azienda di Cittadella (Padova), specializzata nella produzione di compound di polipropilene, tecnopolimeri, compound circolare da post-consumo e bio-compound per molteplici settori di applicazione, ha messo a punto famiglie di prodotti green dalle altissime performance.
Forte di un decennale know how e dell’operato di cinque Centri Ricerca, il gruppo Sirmax è in grado di produrre bio-compound biodegradabile e compostabile al 100%, ma anche plastica nobilitata proveniente dal riciclo meccanico del rifiuto post-consumo, utilizzabile per un bene durevole, e soluzioni di stampaggio che riducono l’utilizzo di plastica vergine.
Il bio-compound è biodegradabile e compostabile al 100%
Sirmax Group ha messo a punto Biocomp®, un’innovativa famiglia di bioplastiche ottenute da materie prime sia di origine rinnovabile che fossile. Biocomp® viene prodotto da Microtec –l’azienda veneziana acquisita da Sirmax nel 2019 – in forma granulare tramite tecnologie di trasformazione delle materie plastiche già note ma adattate secondo un know-how specifico per trattare polimeri biodegradabili e compostabili. Questi granuli possono essere utilizzati per realizzare prodotti con caratteristiche simili o addirittura migliorate rispetto alle plastiche tradizionali, sebbene completamente biodegradabili e compostabili come richiede la Normativa EN 13432.
BIOCOMP® ha molte applicazioni e aree di consumo nell’ambito dell’imballaggio flessibile e rigido: dalla GDO al settore agro-alimentare, dalla ristorazione all’imballaggio a perdere. Non solo sacchetti da asporto, quindi, ma anche imballaggi compostabili per mozzarelle e gelati e per alimenti solidi e liquidi in genere, sacchetti frigorifero, imballaggi accoppiati carta per l’industria degli insaccati, imballaggi e accessori per confezionamento di abiti e articoli di moda, produzione di piatti, bicchieri, vassoi e posaterie per il catering, sacchetti freezer e cubetti ghiaccio.
Per il settore dell’agricoltura, sono in fase di sperimentazione sul campo i teli per la pacciamatura, sempre a marchio Biocomp®, realizzati con un materiale completamente biodegradabile e compostabile, che Sirmax Group propone in sostituzione dei tradizionali teli in polietilene. Questo prodotto, oggi in fase di omologazione, a fine ciclo colturale può essere fresato assieme ai residui di coltivazione, contribuendo alla fertilizzazione del terreno.
“Stiamo lavorando anche su altri progetti – specifica il presidente e AD di Sirmax Group Massimo Pavin – Oltre alla frontiera della pacciamatura, su cui la nuova generazione di imprenditori agricoli è particolarmente sensibile, c’è anche il settore delle capsule da caffè. Il consumo di capsule si è affermato in modo importante; durante il periodo della pandemia si è registrato un notevole aumento di acquisti di macchine da caffè casalinghe. Oggi le capsule sono fatte di alluminio o di plastica tradizionale; Sirmax sta mettendo a punto una bioplastica compostabile che trasformi la capsula in fertilizzante. Un fertilizzante del tutto particolare perché arricchito di residui di caffè, ottimo concime per le piante.
Il gruppo può contare sulla partecipazione in una cartiera di famiglia, che vanta già importanti accordi per forniture di packaging alimentare e non. In questi mesi stiamo valutando l’ipotesi di aggiungere la carta all’interno dell’offerta di plastica tradizionale, plastica riciclata e biopolimeri. Il mondo degli accoppiati, oggi impopolari per la difficoltà di separare i materiali a fine vita, possono in realtà rappresentare, impermeabilizzando la carta con biopolimero compostabile, una soluzione ideale per prodotti come bicchieri monouso, carte da salumeria e pescheria”.
Circular economy, la plastica da post-consumo rivive nobilitata
Sirmax Group nobilita la plastica da post-consumo, dando vita ad un prodotto che, nonostante provenga dalla raccolta del rifiuto urbano, può essere utilizzato per la realizzazione di beni durevoli. Il valore aggiunto di Sirmax è nel processo di nobilitazione della plastica: il compound riciclato di Sirmax viene formulato per attribuirgli elevate capacità meccaniche e tecniche. Ai granuli viene aggiunta fibra di vetro, oppure talco o altre componenti che rendono il materiale resistente, performante e affidabile come la plastica vergine. Questo piccolo “miracolo” viene commercializzato con la famiglia compound Green ISO®.
Inoltre, con Smart Mold, società di ingegneria che fa parte del gruppo, Sirmax è in grado di completare l’offerta prodotto-servizio grazie a un particolare brevetto: un trattamento della superficie degli stampi utilizzati per iniettare la materia plastica, che permette di diminuire la pressione di iniezione, rendendo più agevole il riempimento dello stampo. I materiali riciclati, per loro natura, presentano una viscosità più elevata e variabile rispetto al materiale vergine e questo limita il loro utilizzo. Con i brevetti Smart Mold si aprono nuove possibilità per la plastica proveniente da post-consumo, con la conseguenza di una riduzione dell’impatto ambientale e di un maggiore rispetto per l’ambiente.
Smart Mold si focalizza anche sulla riduzione del consumo di plastica all’interno di un manufatto, utilizzando materie prime con con tecnologie all’avanguardia. Con l’utilizzo combinato dei materiali più performanti prodotti da Sirmax e dei trattamenti superficiali per stampi sviluppati da Smart Mold, è possibile ridurre significativamente lo spessore di molti componenti strutturali, diminuendo il peso del manufatto e, di conseguenza, il consumo di plastica vergine.
I prodotti Sirmax contribuiscono alla riduzione della CO2
Sirmax Group produce compound che contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2. Lo dimostra uno studio commissionato a Spinlife, società dell’Università di Padova, sulla valutazione del ciclo di vita (LCA). Oggetto dello studio sono stati due compound di polipropilene destinati ai settori auto ed elettrodomestico: Isofil®, prodotto a partire da polipropilene vergine, e Green Isofil®, caratterizzato dal 33,8% di Serplene®, materiale plastico riciclato da post consumo, prodotto da SER, società di Salsomaggiore Terme (Pr) specializzata nel riciclo meccanico di plastica da post-consumo, parte del Gruppo. Entrambi i prodotti sono additivati con cariche minerali, masterbatch coloranti e altri additivi in diverse percentuali.
Si sono prese in esame diverse categorie di impatto: la protezione della salute umana e degli ecosistemi in correlazione all’estrazione di minerali e combustibili fossili, l’impatto potenziale delle sostanze acidificanti su suolo e aria, l’esaurimento dell’ozono stratosferico, il cambiamento climatico legato all’emissione di gas serra, l’impatto sull’ambiente da emissione di sostanze nutritive nell’aria (nitrificazione), la formazione foto-ossidante, la quantificazione del potenziale di deprivazione della risorsa idrica. Dall’analisi emerge come la sostituzione di polipropilene vergine con riciclato da post consumo può comportare in molti casi il dimezzamento delle emissioni di anidride carbonica.
“Oggi Sirmax è un gruppo sostenibile a tutto tondo – prosegue Pavin – Gli investimenti effettuati negli ultimi due anni ci hanno permesso di avere una capacità per trattare fino a 45.000 tonnellate di polipropilene e polietilene proveniente da packaging post consumo, nobilitandoli in compound che l’industria dell’elettrodomestico e dell’auto trasformerà in componenti con un ciclo di vita di molti anni. Il nostro obiettivo è dar vita a cicli virtuosi attraverso un know-how interamente sviluppato in Sirmax e condiviso con i clienti finali. È la logica su cui, da sempre, si fondano le nostre scelte strategiche e che ha guidato l’acquisizione di SER e Microtec, così come il potenziamento dei reparti di Ricerca e sviluppo e della business unit “opportunity to market”. Un percorso in linea con le direttive europee e con la visione dei nostri partner, ai quali intendiamo trasmettere un messaggio non solo di vicinanza al territorio e all’ambiente, ma anche di apporto di capacità per migliorare i loro processi e prodotti”.
Sirmax Group, con headquarter a Cittadella (PD), è il primo produttore europeo non integrato, tra i primi al mondo di compound di polipropilene per tutti i settori di impiego – automotive, elettrodomestico, power tools e casalingo, elettrico, elettronico, costruzioni, arredamento. Attiva dagli anni ’60, ha 13 stabilimenti produttivi: sei in Italia – Cittadella (PD), Tombolo (PD), Isola Vicentina (VI), San Vito Al Tagliamento (PN), Salsomaggiore Terme (PR), Mellaredo di Pianiga (VE) –, due in Polonia (2006-2019), uno in Brasile (2012), due in USA (2015-2020), due in India (2017), un ufficio commerciale a Milano, filiali estere in Francia, Spagna e Germania. Sirmax ha conquistato importanti quote di mercato in Europa, Americhe e Asia, diventando così un riferimento globale per il mercato internazionale. Tra i clienti, figurano Whirlpool, Bosch-Siemens, Electrolux, Karcher, Philips, Honeywell, ABB, Technogym, Stellantis, Volkswagen Group, Daimler, De’ Longhi, Haier, BMW, Audi, Mercedes. Nel 2020 il gruppo Sirmax ha consolidato un volume di affari di 315 milioni di euro, impiegando 700 addetti nel mondo. Nel primo semestre del 2021 il fatturato complessivo registrato è stato di 220 milioni di euro, dato che proietta il previsionale dell’anno a più di 400 milioni di euro complessivi.
Investimenti Smart Building 2020 in calo dell’11% nonostante il Superbonus. Va invertita la rotta: gli edifici potrebbero consumare il 40% dell’energia. Migliorare l’efficienza energetica e il comfort degli edifici tramite sistemi automatici di gestione, utilizzare maggiormente le fonti rinnovabili, ridurre i consumi finali e garantire la salute e la sicurezza degli occupanti: in una parola, favorire la diffusione degli smart building, che invece in Italia stentano a decollare – nonostante il successo del Superbonus – visto che gli investimenti del 2020 (7,67 miliardi di euro) nelle principali tecnologie connesse all’edilizia intelligente sono calati dell’11% rispetto al 2019.
Per tornare ai livelli pre-pandemia bisognerà attendere almeno il 2024
Tuttavia, se è vero che gli edifici sono responsabili in Occidente di circa il 40% dei consumi energetici complessivi, un’Unione Europea che vuole azzerare le emissioni di gas serra al 2050 non può non mettere mano in maniera consistente al suo parco immobiliare.
“La Commissione Europea ha tracciato un percorso molto chiaro che deve condurre alla completa decarbonizzazione di tutti i settori, compreso quello degli edifici – conferma Federico Frattini, vicedirettore dell’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che ha presentato lo Smart Building Report 2021, frutto anche di un confronto continuo con gli operatori del settore – Ma gli obiettivi europei di edifici a zero emissioni potranno essere raggiunti solo attraverso ingenti investimenti che portino a ridurre i consumi, aumentare la penetrazione delle fonti rinnovabili e installare infrastrutture digitali per gestire correttamente i carichi termici ed elettrici. Per quanto riguarda l’Italia, gli stanziamenti previsti dal PNRR sono certamente un buon inizio, ma non bastano”.
Uno smart building infatti non è semplicemente un edificio con accorgimenti di risparmio energetico, ma una costruzione in cui gli impianti sono gestiti in maniera intelligente e automatizzata da un’infrastruttura di controllo, in modo da minimizzare i consumi e garantire il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti (ad esempio ottimizzando i sistemi di condizionamento e di ventilazione o riducendo la rumorosità, tutti temi divenuti centrali con il lockdown), oltre ad assicurare l’integrazione con il sistema elettrico. La sensoristica installata permette non solo di gestire l’utilizzo di energia, ma anche di monitorare le prestazioni di un impianto e intervenire in caso di malfunzionamento prima ancora che il guasto si verifichi.
Eppure, nel 2020 in Italia gli investimenti nell’edilizia intelligente, considerando i settori residenziale e terziario (negozi, hotel, uffici, centri commerciali), si sono fermati a 7,67 miliardi di euro, mentre l’anno precedente avevano superato gli 8 miliardi. Escludendo le superfici opache, il 63% della spesa ha riguardato le building devices & solutions (tecnologie di generazione di energia, di efficienza energetica o che garantiscono il comfort, la sicurezza e la salute degli occupanti: si tratta delle soluzioni che più sono state frenate dalla pandemia, -14,3%, e che riprenderanno a crescere più lentamente), il 16% le automation technologies, cioè la sensoristica finalizzata alla raccolta dati, il 15% le piattaforme di gestione e controllo per elaborare le informazioni e il 6% le infrastrutture di rete.
Gli investimenti in Smart building nel 2020
Le tematiche di riduzione dei consumi e sostenibilità ambientale continuano a farla da padrone, catalizzando da sole 4,8 miliardi di investimenti in tecnologie per la produzione efficiente di energia elettrica e termica. La spesa per il comfort abitativo si ferma a 1,3 miliardi di euro (27%), quella per la sicurezza degli abitanti e degli asset a 1 miliardo (20%), mentre è ancora marginale, seppur in continua crescita, il contributo delle tecnologie legate alla salute degli occupanti (0,3%). Ci sono poi alcune tecnologie destinate a diffondersi notevolmente nel prossimo futuro, in particolare gli impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo (a seguito dell’entrata in vigore della Direttiva RED II), l’illuminazione intelligente e i punti di ricarica privati, che secondo uno scenario moderato di previsioni al 2025 potrebbero raggiungere 11 volte il numero attuale.
Gli investimenti in automation technologies e nelle piattaforme di gestione e controllo hanno superato nel 2020 i 2,3 miliardi di euro, divisi abbastanza equamente: entrambi sono risultati in calo di circa il 7% rispetto al 2019. Per ultima viene l’infrastruttura di rete con 500 milioni di investimenti, l’89% dei quali (440 milioni) relativo a edifici ristrutturati, per oltre la metà del settore residenziale.
Gli scenari al 2025: dal 2021 trend di nuovo in crescita per quasi tutte le tecnologie
Considerando l’impatto del Covid-19, il livello di maturità del comparto tecnologico e la sua penetrazione nel mercato, la carenza di materie prime, gli sviluppi normativi, gli incentivi fiscali e la propensione all’adozione di queste soluzioni, sono stati costruiti tre possibili scenari di sviluppo del mercato degli smart building, a seconda che prevalgano le variabili negative o positive. Rispetto al valore degli investimenti nel 2020, nello scenario moderato, cioè intermedio, si prevede un trend di crescita per quasi tutte le tecnologie a partire dal 2021, tranne il solare termico, il fotovoltaico senza accumulo e le superfici opache.
Un aggiornamento sul Superbonus
A un anno dall’entrata in vigore del Decreto Rilancio, i dati pubblicati dall’Agenzia delle Entrate confermano il forte interesse del mercato per il Superbonus: al 31 agosto 2021 erano state presentate oltre 37.000 dichiarazioni di conformità, per un valore di mercato di 5,7 miliardi di euro, che corrispondono a oltre 6,2 miliardi di detrazioni. Il 69% degli investimenti stanziati è riferito a lavori che sono già stati completati. La ripartizione degli investimenti è sbilanciata nei confronti dei condomìni, che assorbono circa il 47% del totale, sebbene sia stato effettuato solo il 13% delle richieste.
Il valore di mercato del Superbonus nel 2020
Dal confronto con gli operatori di mercato è emersa l’esigenza di sviluppare un sistema di incentivi con una visione di medio termine, che permetta di strutturare un piano di interventi con una prospettiva temporale superiore a un anno, così da avere la certezza di riuscire a completare i lavori. Anche l’aumento del costo dei materiali rappresenta un ostacolo agli investimenti: l’introduzione dell’incentivo al 110% ha generato un effetto volano su alcuni prezzi, come quelli del polistirene e dei ponteggi, che ha ridotto notevolmente i margini realizzabili dagli operatori e la volontà dei clienti di intraprendere gli interventi.
La cybersecurity negli smart building
Il concetto di cybersecurity per gli edifici intelligenti sta diventando sempre più rilevante, perché il numero di dispositivi smart connessi alla rete – legati a sistemi di riscaldamento e condizionamento, ascensori, rilevatori di fumo, allarmi, controlli degli accessi, videosorveglianza – è in continua crescita e rende gli smart building vulnerabili agli attacchi informatici, con conseguenze costose e pericolose: dal blocco del funzionamento alla perdita dei dati, ai rischi per la sicurezza degli occupanti. Nonostante l’adozione di soluzioni di cybersecurity risulti al momento ancora insoddisfacente, dal confronto con gli operatori filtra un cauto ottimismo, anche per effetto della messa a punto di nuove e attese normative.
Le startup attive a livello internazionale e italiano
Un’analisi condotta sulle startup ha permesso di evidenziare i principali trend tecnologici e di innovazione nel settore, che nel medio-lungo periodo potranno condizionare le strategie e i modelli di business degli operatori di mercato. Un primo campione comprende 172 startup europee, statunitensi o israeliane indipendenti, fondate tra il 2016 e il 2020 e con almeno un finanziamento raccolto: quelle attive in ambito building devices & solutions sono le più numerose (62%, quasi la metà nel settore energia) e offrono soluzioni integrate che comprendono dispositivi in cui è presente sempre di più una componente software embedded.
Nonostante siano meno numerose, le startup americane attraggono finanziamenti in misura significativamente superiore rispetto a quelle europee, segno della diversa disponibilità di strumenti di finanza imprenditoriale nelle due aree geografiche. Quanto all’Italia, grazie al coinvolgimento diretto di 27 incubatori è stato costruito un campione di 25 startup che hanno sede nel nostro Paese, in netta prevalenza (84%) nell’ambito building devices and solutions.
BenEssere Felicità a Forum Retail. La Felicità al Forum Retail 2021: Nativi digitali meno felici e in forte isolamento sociale, la Generazione X teme per il proprio futuro. Disponibile la quarta serie di dati scientifici raccolti dall’Osservatorio Italiano sulla Felicità riguardanti il benessere dei lavoratori italiani lungo la penisola italiana
Un panel riservato all‘Osservatorio BenEssere Felicità nato a marzo 2021 da Sandro Formica, Ph.D. della Florida International University, Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle, per comprendere lo stato attuale di felicità e benessere nel nostro Paese
Presente anche la felicità al Forum Retail 2021, il più grande networking hub per la community del retail da 21 anni, attraverso i dati emersi da una survey del primo osservatorio italiano sul tema della felicità nel mondo del lavoro.
La quarta analisi dell’Associazione “Ricerca Felicità” sullo stato di felicità e benessere dei lavoratori italiani, mette in evidenza l’infelicità dei giovani della Generazione Z (nati tra 1995 e 2010) nel periodo attuale e mette in mostra i timori della Generazione X (nati tra 1965 e 1979) verso il proprio futuro professionale. La survey ha coinvolto solo i lavoratori attivi e si articola in domande e affermazioni che richiedono una risposta da 1 a 6, dove 1 corrisponde a “per niente d’accordo” e 6 a “totalmente d’accordo”. Tale indagine fornisce il primo sistema di misurazioni oggettive in Italia e invita istituzioni, organizzazioni profit e non profit, scuole, enti educativi e media al confronto, fornendo il punto di partenza di un’analisi che sarà svolta anno su anno.
“Nel momento che stiamo vivendo è di fondamentale importanza non perdere l’attenzione sui giovani che oggi sono molto più attenti alle loro esigenze personali, le sentono sempre più prioritarie e di conseguenza partecipano attivamente ai temi che toccano la sostenibilità personale e la capacità di soddisfare i bisogni autentici della propria vita. Noi crediamo sia importante accompagnare i ragazzi, che hanno tutti un grande potenziale, verso la felicità che ricordiamo essere una meta competenza che si può allenare. Abbiamo scelto non a caso di essere un hub proprio per essere una “piazza”, un “centro” in cui è possibile generare reciprocamente felicità e positività, riconoscendo i propri talenti e le proprie unicità” afferma Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità. “Per questo motivo, era fondamentale partire dall’analisi di dati oggettivi che ci aiutassero a comprendere meglio da dove iniziare a lavorare”.
A seguito dell’analisi sulle risposte ottenute dall’affermazione “Ho la sensazione che gli altri mi isolino” si osserva una vera e propria linea retta tra generazioni. Emerge che la solitudine e l’isolamento siano sentiti dai giovani in misura maggiore rispetto agli adulti, si passa infatti dal 21% fino al 10% (dai più giovani ai più anziani) di coloro che sentono questi problemi mentre coloro che non si sentono particolarmente toccati dalla questione sono rispettivamente il 42% al 57%.
“Sul podio dell’infelicità si trova la Generazione Z, di cui il 33% afferma di sentirsi isolata dagli altri, seguita dai Millennials che, con il 28%, condividono questa percezione di isolamento in maniera minore, mentre la Generazione X, con il 77% non si ritrova affatto nell’affermazione “Ho la sensazione che gli altri mi isolino”. All’ultimo posto si posizionano i Baby Boomers: l’80% di loro sente attorno a sé una forte coesione sociale” afferma Elga Corricelli, co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità. “Si tratta di evidenze importanti che dovrebbero farci riflettere. Inoltre, se ci focalizziamo sulla Generazione Z, si denota che il 47% manifesta una forte mancanza di compagnia e, il 34%, un senso di esclusione. Potremmo pensare che queste intense emozioni siano probabilmente influenzate anche dalla situazione attuale in cui tutti ci troviamo, ma parliamo comunque di nativi digitali, ovvero ragazzi che dovrebbero essere molto più abituati dei Baby Boomers, ad esempio, a comunicare usando i mezzi tecnologici a loro disposizione, che tuttavia risultano – appunto – essere i più isolati”.
Altro dato che merita di essere evidenziato riguarda le opportunità di carriera e sviluppo, in cui la Generazione Z si dimostra al 50% soddisfatta per le prospettive future, nonostante il clima di infelicità e solitudine generale. In contrapposizione troviamo la Generazione X, in cui il 68% si mostra totalmente insoddisfatta dal punto di vista delle opportunità di carriera.
“Possiamo dire che la Generazione X si trova in una fase di stallo e di crisi professionale. Chi non ha ancora ottenuto una carriera di un certo livello in questo momento economico, potrebbe avere maggiori difficoltà nel raggiungere il proprio obiettivo professionale, in quanto potrebbe non avere tutte le competenze che oggi vengono richieste sia dal punto di vista relazionale che tecnologico” afferma Sandro Formica, Vice Presidente e Direttore scientifico dell’Associazione Ricerca Felicità.
Emerge una spaccatura fra i più giovani e i più adulti riguardo al cambiare lavoro nel corso della vita: la Generazione Z, con il 60% e i Millennials con il 61%, sono più propensi a vivere nuove sfide di carriera rispetto alla Generazione X e ai Baby Boomers che rappresentano il 52%.
“Poter portare il tema della felicità nel più grande evento dedicato al retail per noi è molto significativo. Il futuro del commercio e le relazioni non potranno prescindere dal benessere individuale e collettivo” afferma Elga Corricelli, co-founder dell’Associazione Ricerca Felicità.
Forum Retail è l’evento annuale della community On Forum Retail di IKN Italy, la risorsa più completa e aggiornata per il mondo retail, che mette a disposizione dei professionisti del settore contenuti e aggiornamenti continui con incontri e attività periodiche. Rappresenta lo strumento più adatto per costruire una fitta rete di relazioni e interazioni tra professionisti che hanno l’opportunità di essere sempre aggiornati su quanto accade nel mondo del Retail in Italia e a livello internazionale.
“Da 21 anni Forum Retail è una grande un’opportunità di aggiornamento sugli argomenti più caldi e contemporanei del settore Retail. Il welfare aziendale rappresenta sicuramente uno dei temi attuali di maggiore rilevanza, vuoi perché la pandemia ci ha posti di fronte a una obbligata riorganizzazione del lavoro, vuoi perché tutti i responsabili aziendali sono ben consapevoli che la produttività va di pari passo con la crescita del benessere dei dipendenti” dichiara Francesca Cattoglio, Owner IKN Italy. “Siamo davvero lieti di aver ospitato in questa edizione di Forum Retail l’Associazione Ricerca Felicità che con la sua survey ha fornito dati di grande interesse per tutta l’imprenditoria italiana”.
La survey ha coinvolto 1314 partecipanti suddivisi in lavoratori dipendenti (72,3%) e liberi professionisti (27,7%), nello specifico 759 uomini e 555 donne, appartenenti a diverse generazioni (Baby Boomers – Generazione X – Millennials – Generazione Z) e dislocati sul territorio nazionale (Nord-Ovest – Nord-Est – Centro – Sud), con l’obiettivo di ottenere una panoramica sullo stato di felicità e soddisfazione lavorativa della popolazione italiana attiva.
Associazione Ricerca Felicità: nasce dall’incontro tra ELEhub e Sandro Formica e mira a voler comprendere lo stato attuale di felicità e benessere nel nostro Paese attraverso un’indagine annuale che, nella prima edizione, ha coinvolto 1314 partecipanti lavoratori divisi a seconda di età (Baby Boomers, Generazione X, Millennials e Generazione Z), sesso e appartenenza territoriale (Italia nord ovest, nord est, centro e sud).
ELEhub è una società benefit creata da Elga Corricelli ed Elisabetta Dallavalle due professioniste con una lunga carriera manageriale in diverse realtà multinazionali ora Chief Happiness Officer certificate.
ELEhub nasce come impegno personale e di restituzione verso il bene comune ed è per sua natura un sistema positivo generativo, un Hub appunto, dove persone ed esperienze si contaminano per arricchirsi e contribuire alla crescita felice dei sistemi. ELEhub aiuta persone, organizzazioni e aziende a co-creare e implementare i propri modelli di Wellbeing & Happiness attraverso tecniche e percorsi che generano positività, creatività e innovazione per il bene comune, consapevole che la felicità è una competenza scientificamente provata.
Sandro Formica. Umbro di origine, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza a Perugia. A seguito di un incontro con dei professori americani, ha intrapreso il dottorato in Hospitality&Tourism Management ed è diventato docente della materia stessa presso l’IMHI Institut Management Hotelier International di Parigi e alla Temple University di Filadelfia. La ricerca del proprio “perchè”, ha portato Sandro ad abbandonare la cattedra in corsi che sentiva non gli appartenessero, per potersi dedicare quella che invece era, ed è, la sua passione più grande: la padronanza del sé e della felicità. Sandro oggi è professore di “Scienza della Felicità”, “Potere Personale” e “Gestisci Te Stesso, Gestisci gli Altri” presso la Florida International University, visiting professor di “Economia della Felicità” e “Organizzazioni Positive” all’Università di Palermo e visiting professor di Strategia Aziendale all’Università Bocconi di Milano.
IKN Italy è l’acronimo di:
“I” come INSTITUTE: IKN Italy nasce da Istituto Internazionale di Ricerca. Grazie all’esperienza maturata in più di 30 anni di attività, si posiziona all’interno di una rete internazionale in grado di proporre sia tematiche di grande attualità e interesse, sia relatori di alto livello. La reale fotografia di IKN la “scattano” i numeri di questi 30 anni: oltre 70.000 partecipanti, 20.000 aziende e 10.000 tra relatori e docenti; numeri che posizionano IKN leader indiscusso nel suo settore.
“K” come KNOWLEDGE: ricerca continua e ascolto del mercato garantiscono a IKN Italy lo sviluppo di una formazione e informazione uniche, esclusive e non “googlabili”, fruibili in modalità sia fisica sia online, per ispirare il cambiamento e promuovere l’innovazione nelle aziende.
I settori nei quali IKN è presente sono: Farmaceutico e Dispositivi Medici, Energy & Utilities, Sanità, Banca e Assicurazioni, Retail e GDO, Industrial, Logistica, Green & Sostenibilità, Marketing e Vendite, Project Management.
“N” come NETWORKING: La rete di IKN Italy permette di organizzare eventi e iniziative formative che diventano occasioni di incontro per condividere esperienze uniche e sviluppare nuove partnership. Le iniziative di IKN Italy generano relazioni ad alto valore aggiunto, attraverso incontri B2B qualificati.
L’Azienda è certificata UNI EN ISO 9001 : 2008 e qualificata per la presentazione di piani formativi finanziati da organi istituzionali e fondi interprofessionali.
– BYinnovation è Media Partner Forum Retail
Recupero componenti elettronici. OSAI, la società canavesana impegnata nella Circular Economy, con lo sviluppo del progetto “Re4M” – sistema innovativo per l’estrazione e selezione dei componenti elettronici destinati al recupero dei metalli preziosi – si è presentata alla fiera Ecomondo quale nuovo partner per modelli di economia circolare.
OSAI (Ticker AIM – OSA), società attiva nella progettazione e produzione di macchine e linee complete per l’automazione e il testing su semiconduttori, ha partecipato a ECOMONDO per illustrare il proprio approccio tecnologico all’urban mining rappresentato dal progetto “Re4M”, il sistema ideato per il riciclo efficiente dei rifiuti elettronici (RAEE) e per la trasformazione in nuova materia prima.
Il progetto, sul quale verranno investiti 5 milioni di Euro, proseguirà nei prossimi due anni con attività di ricerca e sviluppo e la realizzazione di un primo prototipo nel 2023 con la successiva commercializzazione entro la fine del 2025.
Marco Guolo, CTO di OSAI, ha commentato: “Sei anni fa siamo stati chiamati dal Fraunhofer Institute per partecipare ad un innovativo progetto, chiamato ADIR, per la realizzazione di un sistema automatizzato per il disassemblaggio, la seperazione e il recupero dei materiali preziosi dai dispositivi elettronici in disuso. L’obiettivo ambizioso era quello di individuare un nuova tecnologia per lo sfruttamento della miniera urbana.
Dopo l’esperienza positiva maturata nel progetto ADIR e diversi anni di sviluppo nei quali abbiamo appreso le problematiche, le esigenze e le opportunità, siamo in grado di affermare con certezza che applicare l’automazione industriale cambiando il paradigma, ovvero smontare invece di montare, separare invece di unire, in un ambito dove tutto o quasi è fatto a mano, genera grande valore.
L’automazione porta efficienza, applicazione di nuove tecnologie, velocità e qualità e garantisce valore nel recupero della materia prima. Il progetto Re4M sul quale stiamo investendo permetterà di applicare le nostre migliori tecnologie nel riciclo efficiente dei rifiuti elettronici (RAEE), trasformandoli in nuova materia prima da inserire all’interno del processo produttivo in ottica di economia circolare.
Siamo ad Ecomondo per comunicare che abbiamo concretizzato alcune delle nostre idee, abbiamo concepito un impianto di trattamento delle schede elettroniche da RAEE per generare nuovo valore dal rifiuto in maniera efficiente e sostenibile e per applicare quei concetti di economia circolare che ci stanno così a cuore anche dal punto di vista etico”.
Per meglio valorizzare il contesto e l’applicazione del sistema sviluppato dalla Società in ottica di filiera, OSAI ha condiviso lo stand con BTT Italia, azienda italiana che da oltre 40 anni opera nel settore della raffinazione dei metalli preziosi occupandosi di estrarre da diverse matrici, con diverse provenienze, l’elemento più raro, restituendolo alla sua forma più pura.
La complementarietà delle soluzioni presentate in fiera da OSAI e BTT rappresentano una grande occasione per i visitatori di Ecomondo affinchè possano scoprire le potenzialità che la tecnologia sviluppata mette a disposizione del mercato quale soluzione completa per la valorizzazione della miniera urbana.
Fabio Benetti, CEO di OSAI, ha commentato: “con piacere ed emozione OSAI partecipa per la prima volta, quale espositore, ad ECOMONDO, vetrina di grande prestigio nella quale presentare il nostro progetto Re4M, sul quale stiamo investendo in maniera importante per offrire nuove soluzioni in ambito automation al settore dell’urban minig. Avremo inoltre l’onore di condividere lo stand con gli amici di BTT Italia i quali hanno sviluppato una soluzione tecnologica, perfettamente complementare alla nostra, in grado di arrivare dal componente alla raffinazione del metallo prezioso.
La complementarietà delle due soluzioni ci permetterà di far comprendere in manierà più chiara il potenziale al cliente finale e le opportunità di una soluzione completa, perfettamente integrata, che rende il progetto unico al mondo in questo momento”
Osai Automation System, fondata nel 1991 da Carlo Ferrero, è attiva a livello worldwide nella progettazione e produzione di macchine e linee complete per l’automazione e il testing su semiconduttori.
La Società, con sede operativa a Parella (TO), occupa 195 dipendenti ed opera prevalentemente attraverso 5 divisioni: Automazione, Elettronica, Laser Applicato, Semiconduttori e After-sales. La rete distributiva di Osai è costituita da oltre 40 distributori in tutto il mondo, con oltre 50 staff locali e 3 filiali commerciali (USA, Germania e Cina).
Osai è identificabile nel mercato quale solution provider nell’automazione di processo per linee di prodotti che operano prevalentemente in settori ad elevato technology content e tramite un portafoglio di tecnologie trasversale.
OSAI, the Canavese company committed to the Circular Economy, with the development of the “Re4M” project – an innovative system for the extraction and selection of electronic components for the recovery of precious metals – has presented itself at the Ecomondo fair as a new partner for circular economy models.
OSAI (Ticker AIM – OSA), the company that operates in the field of design and production of machines and complete lines for automation and testing on semiconductors, has illustrate in Ecomondo its technological approach to urban mining represented by the “Re4M” project, the system designed for the efficient recycling of electronic waste (WEEE) and for its transformation into new raw material.
The project, in which 5 million euros will be invested, will continue over the next two years with research and development activities and the construction of a first prototype in 2023 with subsequent commercialization by the end of 2025.
Marco Guolo, CTO of OSAI, stated: “Six years ago we were called by the Fraunhofer Institute to participate in an innovative project, called ADIR, for the construction of an automated system for the disassembly, separation and recovery of precious materials from disused electronic devices. The ambitious goal was to identify a new technology for the exploitation of the urban mine.
After the positive experience gained in the ADIR project and several years of development in which we learned the problems, needs and opportunities, we are able to say with certainty that applying industrial automation by changing the paradigm, i.e. disassembling instead of assembling, separating instead of joining, in an area where everything or almost everything is done by hand, generates great value. Automation brings efficiency, application of new technologies, speed and quality and guarantees value in the recovery of raw materials.
The Re4M project in which we are investing will allow us to apply our best technologies in the efficient recycling of electronic waste (WEEE), transforming them into a new raw material to be included in the production process with a view to circular economy. We were at Ecomondo to communicate that we have implemented some of our ideas, we have conceived a treatment plant for electronic cards from WEEE to generate new value from waste in an efficient and sustainable way and to apply those concepts of circular economy that are so important to us from an ethical point of view “.
To better enhance the context and application of the system developed by the Company from a supply chain perspective, OSAI will share the stand with BTT Italia, an Italian company that has been operating in the precious metals refining sector for over 40 years, taking care of extracting from different matrices, with different origins, the rarest element, returning it to its purest form.
The complementarity of the solutions presented at the fair by OSAI and BTT represent a great opportunity for Ecomondo visitors to discover the potential that the developed technology makes available to the market as a complete solution for the enhancement of the urban mine.
Fabio Benetti, CEO of OSAI, commented: “With pleasure and emotion, OSAI participates for the first time, as an exhibitor, in ECOMONDO, a highly prestigious showcase in which to present our Re4M project, in which we are investing heavily to offer new automation solutions for the urban minig. We will also have the honor of sharing the stand with friends of BTT Italia who have developed a technological solution, perfectly complementary to ours, able to go from the component to the refining of the precious metal. The complementarity of the two solutions will allow us to make the end customer understand more clearly the potential and the opportunities of a complete, perfectly integrated solution, which makes the project unique in the world at the moment “
Osai Automation System, founded in 1991 by Carlo Ferrero, operates worldwide in the design and production of machines and complete lines for automation and testing on semiconductors.
The Company, with operational headquarters in Parella (TO), employs 195 people and operates mainly through 5 divisions: Automation, Electronics, Applied Laser, Semiconductors and After-sales.
The Osai distribution network is made up of over 40 distributors all over the world, with over 50 local staff and 3 commercial branches (USA, Germany and China).
Osai can be identified in the market as a solution provider in process automation for product lines that operate mainly in sectors with high technology content and through a cross technology portfolio.