Costi energia e materie prime. Assolombarda analizza gennaio 2022: forte aumento dei prezzi, +660% e +45% rispetto al 2019.
Aumenta bruscamente il prezzo di materie prime ed energia a gennaio 2022, che si riflette con sempre più intensità sulle imprese lombarde e sulle prospettive economiche generali.
È quanto emerge da un’analisi del Centro Studi di Assolombarda, secondo cui, a gennaio, l’indice delle quotazioni delle materie prime non energetiche continua a crescere e raggiunge il +45% rispetto al pre Covid, con forti differenze al suo interno tra le diverse commodity (fonte: Banca Mondiale).
Il quadro si è ulteriormente aggravato con la recente impennata dell’energia. Il gas naturale in Europa (TTF Olanda), soprattutto, ha registrato un’impressionante fiammata dei prezzi pari al +660% rispetto al pre Covid. Più contenuti, ma sempre rilevanti, gli aumenti delle quotazioni del petrolio (Brent) pari al +31%. Il forte rialzo dei beni energetici, soprattutto del gas, si è trasferito sul prezzo dell’energia elettrica italiana. A dicembre 2021 il PUN (Prezzo Unico Nazionale energia elettrica) in Italia ha raggiunto il picco storico di 281 €/MWh (+492% rispetto al valore di gennaio 2020) e a gennaio si attesta sui 224 €/MWh (+372%).
“La situazione legata all’aumento del prezzo di materie prime ed energia è allarmante e rischia di compromettere seriamente la ripresa economica – ha dichiarato Alessandro Spada, Presidente di Assolombarda – Per l’industria lombarda non solo stimiamo un costo energetico quadruplicato nel 2022, che passa dai 2 miliardi del 2019 agli 8,3 di quest’anno. Ma la salita dei prezzi si accompagna a problemi di disponibilità e a strozzature nelle catene di approvvigionamento, con quasi il 20% delle manifatturiere del Nord Ovest che segnala ostacoli alla produzione per mancanza di materiali e impianti a fine 2021 (dall’1% un anno prima) e lamenta un allungamento nei tempi di consegna (dal 5%).
Ne deriva che le crescenti tensioni sui prezzi si traducono, nel migliore dei casi, in una sensibile compressione dei margini operativi, e, in altri casi, con sofferenze che alcune volte vengono scaricate nei settori più a valle, e spingono al rialzo le aspettative sull’andamento dei prezzi. Le imprese da tempo lanciano l’allarme: è fondamentale agire subito con decisione per contrastare un’emergenza che arriva nel momento in cui il Paese deve assolutamente rilanciarsi a livello internazionale grazie ai fondi del PNRR”.
Nel dettaglio l’analisi del Centro Studi di Assolombarda
Andando nel dettaglio sul prezzo di alcune specifiche materie, tra le materie prime ferrose, il prezzo dell’acciaio sperimenta una forte crescita fino a novembre 2021, quando tocca il suo punto di massimo storico per poi diminuire nei mesi successivi. A gennaio, il prezzo dell’acciaio è aumentato del +54% rispetto ai livelli pre Covid. Nel comparto dei non ferrosi, l’alluminio mostra una nuova impennata di prezzo a gennaio 2022, dopo aver evidenziato un deciso calo a novembre. Rispetto ai livelli pre pandemici si rileva un aumento del +65%. Il rame si è invece sostanzialmente stabilizzato a partire da ottobre 2021, con aumenti che oscillano intorno al +55%/+60% rispetto al pre Covid. A gennaio 2022 si registra un +59%. L’evoluzione del prezzo di stagno e nichel è decisamente in rialzo e non accenna a fermarsi: a gennaio 2022 la corsa dei prezzi spinge il primo al +139% sopra il pre Covid e il secondo al +61%.
Per quanto riguarda plastiche ed elastometri, a gennaio 2022 l’indice sintetico sul mercato europeo è aumentato del +34% rispetto al pre-Covid.
A gennaio 2022 il prezzo di legno e carta interrompe la sua rapida salita, pur rimanendo sopra ai livelli pre pandemici del +48%. Il prezzo del grano presenta un andamento più altalenante ma comunque in crescita rispetto al periodo gennaio 2020 (+34% a gennaio 2022). Infine, il cotone continua la sua vigorosa ascesa e a gennaio raggiunge un nuovo record, pari al +66% rispetto al pre Covid.
Un altro tema di grande attualità è la carenza sul mercato di componenti elettroniche (chip shortage), la cui scarsità rappresenta un ostacolo rilevante in molti processi produttivi. Tuttavia, guardando ai prezzi alle importazioni della componentistica elettronica, alcuni beni hanno registrato marcati rialzi negli ultimi due anni, altri hanno visto prezzi in diminuzione.
Tra i primi, spiccano: i multichip, il cui prezzo mediano a novembre 2021 ha evidenziato una crescita del +390% su novembre 2019. Tra i secondi, invece, i processori multicomponenti MCO (-32%).
Economia circolare in retail. ECR Community – l’associazione che raggruppa le iniziative nazionali ECR in tutto il mondo, in Italia parte di GS1 Italy – annuncia la pubblicazione di “A Global Review of Circular Economy Case Studies from the Retail & CPG Sector”, il report che raccoglie 18 case history relative all’adozione dell’economia circolare da parte delle aziende di Produzione e Distribuzione del largo consumo di tutto il mondo.
Un lavoro messo gratuitamente a disposizione della business community, degli stakeholder e di tutti coloro che si interessano di sostenibilità, con cui ECR vuole fornire esempi concreti, interessanti e attuali di come le imprese stanno affrontando le sfide poste dall’economia circolare e di come la stanno implementando nelle loro attività.
Le case history
Questa pubblicazione, sponsorizzata da GfK, presenta nel dettaglio le case history di 18 tra distributori e produttori internazionali, in aree quali packaging, gestione dei rifiuti, eccedenze alimentari e soluzioni digitali.
Le esperienze delle aziende, raccolte dalla rete globale ECR, forniscono esempi reali di come l’economia circolare può aiutare le imprese a ridurre il proprio impatto ambientale e le emissioni globali di gas serra e sono presentate in modo tale da essere facilmente comprese nella loro complessità e contestualizzate nel loro impatto.
Le aziende includono retailer (tra cui AB Vassilopoulos & Chalkiadakis SA, Coop, Jerónimo Martins, Pingo Doce), imprese industriali (tra cui Alpla, Birra Peroni, Cycle, Henkel, Inditex, Nestlé) e aziende che forniscono soluzioni circolari (come Cameleon Group, FoodCloud, GS1 Austria, Pandobac, Uzaje).
Gli approfondimenti
A completare il report ci sono anche articoli di approfondimento, dedicati al tema della transizione verso un’economia circolare e all’evoluzione della domanda dei consumatori, e articoli firmati dai rappresentanti di ECR Community (tra cui ECR Italia) che illustrano il ruolo collaborativo che svolgono a livello nazionale. La pubblicazione include, inoltre, un approfondimento sul ruolo dei dati nell’economia circolare firmato da Francesca Poggiali, chief public policy officer GS1 Europe, e un articolo della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa dedicato allo sviluppo di metriche di economia circolare per le aziende.
La transizione verso un’economia circolare, del resto, è un viaggio collaborativo, in cui le aziende di Industria e Distribuzione sono chiamate a collaborare con i partner lungo l’intera catena del valore. Per questo ECR Community e le organizzazioni nazionali come ECR Italia sono a disposizione per supportarle nell’adozione di nuove soluzioni di economia circolare e di sostenibilità grazie al suo “Modello di collaborazione ECR”, che riunisce aziende e partner commerciali (retailer, produttori e fornitori di servizi) per collaborare a beneficio dei consumatori (e del pianeta) in modo sostenibile.
La parola a…
Declan Carolan, co-presidente di ECR Community & general manager ECR Ireland: «L’economia circolare richiede un impegno globale. I consumatori e le aziende hanno iniziato a rendersi conto che è necessaria una vera sostenibilità per ridurre la quantità di materie prime in entrata nell’economia e di rifiuti in uscita. Eppure c’è molta incomprensione all’interno delle aziende su come procedere per incoraggiare la circolarità. Pertanto, l’obiettivo di questa pubblicazione è evidenziare casi di applicazione durante tutto il ciclo di vita di un prodotto che contribuiscono a un’economia circolare nella speranza che le azioni di queste aziende ispirino altre».
Lenneke Schils, global insights director GfK: «È motivante leggere così tanti casi rilevanti di aziende che stanno aprendo la strada alla circolarità. Non perché sia affascinante essere ecologici, ma perché c’è una domanda reale, in crescita e senza compromessi da parte dei consumatori. Sempre più spesso i consumatori rispondono all’onere ambientale con azioni chiare. Di conseguenza, molti stanno fuggendo verso alternative di marca che abbiano un impatto positivo. E non ci sono segnali che questa sia una moda passeggera. Al contrario: nel mercato più verde del mondo, gli acquirenti eco-attivi sono già quasi la maggioranza.
L’ECR Review è una lettura obbligata per riflettere sull’imperativo commerciale di un’industria circolare dei beni di largo consumo e sulle sue implicazioni pratiche».
Jaroslava Haid-Jarkova, general manager Laundry & Home Care Austria Henkel: «Un design accurato degli imballaggi gioca un ruolo centrale nell’economia circolare. Il nostro obiettivo in Henkel è lanciare solo imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. La sfida più grande al momento è ancora la disponibilità di materiale riciclato in quantità sufficiente e di qualità soddisfacente: vogliamo contrastare questo problema con soluzioni pionieristiche sui materiali e informazioni mirate per i consumatori sul riciclo».
Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy: «Con questo report ECR prosegue nella sua opera di sensibilizzazione, informazione, monitoraggio e misurazione dell’applicazione delle soluzioni di economia circolare nel mondo del largo consumo. Siamo certi che si tratti di un lavoro prezioso per tutti coloro che sono attenti al tema della sostenibilità e che vogliono conoscere le esperienze più virtuose per valutare le strategie e le azioni da intraprendere nella loro attività».
“A Global Review of Circular Economy Case Studies from the Retail & CPG Sector”
Commercialisti per la sostenibilità delle aziende assistite. Il documento ” Finanza sostenibile e fattori “esg”: stato dell’arte, sviluppi futuri e opportunità” pubblicato dal Consiglio e dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti
Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Finanza sostenibile e fattori “esg”: stato dell’arte, sviluppi futuri e opportunità”. Un approfondimento delle opportunità future per imprese e professionisti nel campo della finanza sostenibile. Il lavoro è diviso in sette capitoli. Nel primo si traccia un inquadramento normativo del settore sempre più strategico per la Commissione Europea che, sottoscrivendo gli Accordi di Parigi, ha concordato sulla necessità di raggiungere, entro il 2030, obiettivi in termini di riduzione dei gas serra rispetto ai livelli del 1990 (- 40%), percentuale di fabbisogno energetico soddisfatto attraverso fonti rinnovabili (32%) e miglioramento dell’efficienza energetica rispetto al 1990 (+32,5%).
La Commissione ha anche invitato gli Stati membri a fare monitorare l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nei rispettivi programmi nazionali di riforma (PNR), che consentirà di cogliere gli aspetti trasversali all’economia delle politiche connesse agli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Per ciò che concerne gli aspetti più strettamente connessi alle dinamiche finanziarie e agli strumenti per il supporto ai target di crescita sostenibile e, più in generale, alla realizzazione dell’Agenda 2030, le istituzioni europee hanno avviato un ampio programma di riforme con un Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile. Spazio poi alla definizione di investimenti sostenibili e regime informativo. Nei capitoli centrali il documento approfondisce i temi del Non- Financial reporting e oneri formativi per le imprese, la normativa bancaria, merito creditizio e fattori ESG, e il legame tra questi ultimi, performance di sostenibilità e aspetti squisitamente connessi al mondo della corporate finance e del capital budgeting, quali il costo del capitale e della redditività aziendale.
Nel penultimo capitolo si dà una diffusa panoramica dei principali strumenti di finanza sostenibile, orientati al raggiungimento e al rispetto degli obiettivi definiti dai fattori ESG. Tra questi i i green bonds (“GB”), vale a dire obbligazioni la cui emissione e il cui use of proceeds sono legati a progetti che hanno un impatto positivo per l’ambiente, come l’efficienza energetica, la produzione di energia da fonti rinnovabili, il trattamento dei rifiuti, l’uso sostenibile dei terreni. La Commissione Europea ha enfatizzato le potenzialità e il funzionamento del mercato dei Green Bond, presentando nel 2016 un pacchetto di misure intitolato “Energia pulita per tutti gli europei”, secondo il quale dal 2021 sarà necessario un supplemento di 177 miliardi di euro all’anno per raggiungere gli obiettivi individuati per il 2030 su clima ed energia, nell’ambito dei quali nuovi meccanismi di finanziamento e di investimento potrebbero giocare un ruolo essenziale.
In conclusione attenzione focalizzata sull’importanza delle competenze di commercialisti e professionisti ai fini della predisposizione della struttura e della valutazione degli strumenti di finanza sostenibile. La professione del commercialista può svolgere attività di grande rilievo sia nell’ambito delle criticità inerenti al rapporto tra normativa e prassi, da un lato, sia nel contesto della consulenza strategica ai soggetti che intendano avvalersi di strumenti di sustainable finance, dall’altro. In effetti, nella prima prospettiva, risultano centrali le competenze professionali sviluppate con riguardo all’analisi dei mercati finanziari e all’applicazione dei principi procedurali e metodologici e risultano altresì essenziali le competenze maturate con riguardo al reporting e, in generale, alla disclosure relativa ai progetti cui tali strumenti (GB in primis) sono connessi. Nella seconda prospettiva, le conoscenze e le sensibilità nella valutazione, le capacità di risk assessment e risk management di variabili ESG, anche nell’ottica di allineamento alla succitata definizione di “successo sostenibile” proposta dal nuovo Codice di Corporate Governance di Borsa italiana, sembrano imprescindibili nella pianificazione di strategie di finanziamento di lungo periodo articolate in funzione di tali strumenti finanziari.
Nella visione di sistema, infine – con riguardo alla trasparenza della disclosure dei soggetti coinvolti – e nell’ambito delle attività volte alla tutela dell’interesse pubblico, i commercialisti possono contribuire in maniera decisiva alla diffusione e all’utilizzo di GB e altri strumenti di finanza sostenibile, svolgendo così un ruolo fondamentale per la creazione di una vera e propria “cultura della sostenibilità”, che guidi le aziende in un processo di creazione di valore sempre più allargato a tutti gli stakeholders.
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Climate impact of new buildings much too high, finds BPIE analysis. A failure to decarbonise newly constructed buildings could prevent the EU from achieving its climate targets for 2030 and 2050, according to a recent report, Ready for carbon neutral by 2050? Assessing ambition levels in new building standards across the EU, published by BPIE (Buildings Performance Institute Europe).
A close examination of six EU focus geographies shines a spotlight on wide-ranging discrepancies between EU countries’ performance standards for new buildings, both in terms of consistency regarding the definition of Nearly Zero Energy Buildings (‘NZEBs’) as laid out in the Energy Performance of Buildings Directive (EPBD), and in terms of overall ambition levels.
Governments need to align the national building-sector decarbonisation efforts with the EU’s wider climate change mitigation ambition, but the current policy framework does not encourage Member States to move in a consistent and concerted way towards carbon neutrality by 2050. Not one of the focus geographies featured in the report, for example, has a set date by which new construction will meet a net zero energy and carbon level. In fact, the EPBD definition of ‘NZEB’, and therefore the standard applying to new buildings being constructed, has not been changed for more than 10 years.
While the European Commission’s December 15 proposal for a revised EPBD proposes an updated definition, BPIE warns that the current proposal is weak: zero emission building stock is solely defined in terms of operational energy, and the levels of energy performance are not more ambitious than the ones previously recommended by the Commission in 2016 (which they should be).
“There are encouraging changes in the policy landscape, but unless all EU Member States become more ambitious, energy and carbon emissions reductions in the buildings sector are likely to fall short in the quest to meet Europe’s 2050 decarbonisation objectives,” says BPIE Executive Director Oliver Rapf.
Among its policy recommendations, BPIE insists that the revised EPBD should intensify focus on reducing energy demand and implementing the energy efficiency first principle. This would include more ambitious provisions on maximum energy-consumption levels and the use of renewable energy sources, in addition to a fossil-fuel phase-out plan.
Metrics to measure operational and embedded carbon emissions, prior to setting carbon limits should also be included in the EPBD revision. There is also a clear need to integrate metrics to measure operational and embedded carbon emissions, and to set carbon limits, taking in to account the ‘whole life cycle’ perspective.
“Both the European Commission and EU Member States should read this report as a red flag that the energy transition is not on track,” concludes Rapf. “New buildings are creating a carbon legacy which will generate costs for many decades to come. The revision of the EPBD this year is the opportunity to introduce a zero carbon rule for new buildings.”
BPIE (Buildings Performance Institute Europe) is Europe’s leading centre of expertise on decarbonising the built environment, providing independent analysis, knowledge dissemination and evidence-based policy advice and implementation support to decision-makers in the public, private, and non-profit sectors. Founded in 2010, BPIE combines expertise on energy efficiency, renewable energy technologies, and health and indoor environment with a deep understanding of EU policies and processes. A not-for-profit think-tank based in Brussels and Berlin, our mission is to make an affordable, carbon-neutral built environment a reality in Europe and globally.
Shipping carbon price loophole lets millions of tonnes of CO2 off the hook. Over 25 million tonnes of CO2 – equivalent to the total CO2 emissions of Denmark [1] – are exempt from the EU’s proposed carbon price for shipping, a new Transport & Environment (T&E) study shows.
Arbitrary exemptions of ships such as those servicing oil and gas facilities, as well as yachts, will undermine the EU’s shipping law and let millions of tonnes of emissions off the hook, says T&E.
In July 2021 the European Commission proposed a carbon pricing scheme (ETS) for shipping. It only applies to ships above a certain size (5,000 GT) and there are a number of exemptions for certain ship types.
Alongside exemptions for fishing and military vessels, ships such as those servicing offshore gas and oil vessels are also excluded, despite emitting more on average than bulk carriers and oil tankers. This means just over half of Europe’s ships are exempt from the proposal, despite them accounting for nearly 20% of the EU’s shipping emissions – double what the Commission originally claimed the exemption would cover [2].
Jacob Armstrong, sustainable shipping officer at T&E, said: “It’s good that the EU is finally trying to address shipping’s appalling climate impact. But its proposal based on arbitrary loopholes lets too many heavily polluting vessels off the hook. The EU must rethink its shipping laws to ensure that millions of tonnes of CO2 don’t go unregulated.”
The Commission claims this would reduce the administrative burden by cutting down the number of ships that are covered, while still covering the vast majority of emissions. However, an approach that covers only ships that pollute over a certain amount – rather than based on size – would regulate more emissions without putting an administrative burden on small businesses, says T&E. T&E recommends a carbon threshold of 1,000 tonnes of CO2 per year, which would cover 12% more emissions than the current proposal [3].
The EU’s shipping industry emits nearly 130 millions tonnes of CO2 each year, making up roughly 4% of the bloc’s total emissions.
[1] Total CO2 emissions from the exempted vessels amounted to 25.8 Mt – comparable to the total CO2 emissions of Denmark in 2020, 26.2 Mt. (https://ourworldindata.org/co2/country/denmark, using Global Carbon Project data, 2021). This figure does not include Denmark’s non-CO2 emissions.
For another comparison, it is also equivalent to all of France’s aviation emissions (https://unfccc.int/process-and-meetings/transparency-and-reporting/greenhouse-gas-data/ghg-data-unfccc/ghg-data-from-unfccc).
[2] T&E understands that the Commission has calculated 90% of emissions coverage according to the 50% extra-EU scope, covering all voyages between EU ports and half of all voyages departing from and entering the EU. The Commission, however, does not make this explicit.
[3] Currently, only ships above 5000GT must report their emissions. The system suggested by T&E would require all ships above 400GT to report their emissions but only be subject to the ETS if their yearly emissions exceed 1,000 tonnes of CO2.
Transport & Environment’s (T&E) vision is a zero-emission mobility system that is affordable and has minimal impacts on our health, climate and environment.
Since we were created 30 years ago, T&E has shaped some of Europe’s most important environmental laws. We got the EU to set the world’s most ambitious CO2 standards for cars and trucks but also helped uncover the dieselgate scandal; we campaigned successfully to end palm oil diesel; secured a global ban on dirty shipping fuels and the creation of the world’s biggest carbon market for aviation – just to name a few.
Credibility is our key asset. We are a non-profit organisation and politically independent. We combine the power of robust, science-based evidence and a deep understanding of transport with memorable communications and impactful advocacy.
Our staff in Brussels, Rome, Madrid, Berlin, Warsaw and London collaborate with our 63 national member and supporter organisations in 24 countries across Europe. All together our members and supporters represent more than 3.5 million people.
We coordinate the International Coalition for Sustainable Aviation (ICSA), which has observer status at the International Civil Aviation Organisation (ICAO) and are members of the Clean Shipping Coalition (CSC), which has observer status at the International Maritime Organisation (IMO).
We hold a seat on the board of ECOS, and are members of the Green 10 group of European environmental NGOs, Agora Verkehrswende, the Platform for Electromobility, the Coalition for Energy Savings, the Renewable Grids Initiative and the Electrification Alliance.
Cile per export idrogeno verde. Dal 17 al 22 gennaio il Cile accoglie la Mission HV, un incontro che riunisce i più importanti attori europei nel settore energetico con l’obiettivo di discutere i progetti infrastrutturali necessari per garantire la catena di approvvigionamento di idrogeno verde e pianificare le condizioni necessarie per stabilire un corridoio di esportazione – importazione di energia pulita tra Cile ed Europa.
Con questo evento, ProChile, l’agenzia governativa incaricata della promozione internazionale del paese, segna l’inizio di una nuova tappa del suo progetto che mira a fare del Cile l’esportatore di energie rinnovabili più competitivo del mondo entro il 2030.
Per cinque giorni, i rappresentanti di aziende europee come Engie, Total, Enel, Siemens, RWE, Austria Energy, Linde o Statkraft, insieme ai principali attori dell’ecosistema cileno si incontrano con una delegazione guidata dal Porto di Rotterdam e visitano importanti progetti pilota nel nord e nel sud del Cile. La Mission HV, il progetto, che è stato sviluppato dal Ministero dell’energia cileno e il Porto di Rotterdam, con il sostegno delle ambasciate di entrambi i paesi e ProChile, genererà sinergie e soluzioni di progetto relative alla catena di approvvigionamento di idrogeno verde tra il Cile e l’Europa, comprese le questioni relative alla certificazione, questioni normative, commerciali, tecnologiche, di capitale umano e di sviluppo delle infrastrutture.
I Paesi Bassi e il Cile hanno lavorato insieme per creare un corridoio in grado di permettere di esportare l’idrogeno prodotto in modo rinnovabile in Cile e distribuirlo in modo efficiente ai diversi paesi d’Europa dal porto di Rotterdam.
Con questo evento, entrambi i paesi cercano di associare tutti i loro alleati europei e cileni intorno a un obiettivo comune.
Con la più potente radiazione solare del pianeta e venti on-shore che competono con i potenziali off-shore in altre aree geografiche, il Cile ha le condizioni naturali per produrre più di 1800 GW di energia rinnovabile, 75 volte il bisogno del paese per il consumo interno. Per accompagnare questo potenziale di esportazione, il paese ha lanciato nel 2020 la sua Strategia Nazionale di Idrogeno Verde, una tabella di marcia con cui mira, entro il 2030, ad essere il leader mondiale nella produzione di H2 per elettrolisi e a produrre l’idrogeno verde più economico del mondo con un prezzo inferiore a 1,5 USD / kgH2.
Da parte sua, il porto di Rotterdam, considerato il più grande complesso industriale d’Europa e attraverso il quale arriva circa il 13% dell’energia totale utilizzata in Europa, è una delle forze trainanti della strategia nazionale olandese per l’idrogeno, la cui missione è quella di mantenere la leadership logistica del paese e porsi come principale piattaforma europea per l’importazione di combustibili a bassa emissione di carbonio.
“La nostra capacità di diventare un esportatore di energia rinnovabile dipende dalla creazione di una nuova infrastruttura di produzione, stoccaggio e trasporto che ci permetta di sfruttare al massimo le condizioni naturali del Cile” afferma Marcelo Villagrán, direttore di ProChile nei Paesi Bassi e responsabile di Hydrogen for Europe. “Lo sviluppo di questa nuova industria è una grande sfida che richiede importanti investimenti industriali e sviluppi tecnologici. Lavorare mano nella mano con le parti interessate europee è fondamentale per attirare gli investitori e gli sviluppatori, ma anche per garantire che le norme e le certificazioni necessarie per la futura esportazione di idrogeno verde e dei suoi derivati saranno soddisfatte”.
Monica Swanson, Senior Business Manager, International Hydrogen, Porto di Rotterdam spiega: “La strategia olandese per l’idrogeno prevede le importazioni e per questo motivo stiamo sviluppando l’infrastruttura per ricevere e distribuire energia pulita in tutta l’Europa. Ma inoltre vogliamo collegare i principali attori e stabilire partenariati per promuovere progetti legati alla produzione e sostenere così i nostri futuri fornitori. Il Cile è un paese con un grande potenziale, in particolare nella produzione di idrogeno verde e dei suoi derivati come l’ammoniaca verde il metanolo e i combustibili sintetici. Siamo convinti che il paese può diventare un fornitore chiave delle fonti di energia del futuro, in grado di soddisfare una parte sostanziale della domanda prevista nei Paesi Bassi e in altri paesi europei.“
4th Green Hydrogen Summit – Cile 2022
Oltre a Mission HV, la quarta versione del Green Hydrogen Summit organizzato da Corfo, l’agenzia di sviluppo economico del governo cileno, è programmata dal 17 al 23 gennaio. L’evento virtuale riunisce più di 5.000 persone provenienti da tutto il mondo, principalmente legate allo sviluppo di progetti di produzione di idrogeno verde in America Latina.
ProChile è un’istituzione del Ministero degli Affari Esteri che promuove l’offerta di beni e servizi cileni nel mondo. Attraverso una rete di più di 50 uffici internazionali e 16 uffici nelle diverse regioni del Cile, i suoi team di professionisti specializzati lavorano per rafforzare la posizione del paese nei mercati internazionali, diffondere le opportunità di investimento in Cile e per promuoverne il turismo. ProChile possiede in Europa 12 uffici che forniscono informazioni di elevata qualità agli importatori ed esportatori cileni per generare collegamenti e individuare nuove opportunità.
Legno-arredo “green” strategico. Si chiude un anno importante per il settore del legno-arredo, nel quale si è consolidata la scelta strategica della sostenibilità. Lo confermano i dati di FSC, Forest Stewartship Council ®, l’organizzazione internazionale no profit che si occupa di gestione forestale responsabile.
A fronte delle importanti oscillazioni di prezzo della materia prima, provocate dalla forte domanda e dalla scarsa disponibilità di legno, che hanno condizionato il mercato insieme alla pandemia da Coronavirus, la sostenibilità e l’innovazione si sono rivelate infatti la chiave di volta nel settore “furniture” italiano ed europeo: a novembre di quest’anno un quarto delle oltre 20mila aziende delle filiere europee certificate FSC appartengono al settore del mobile in legno per interni ed esterni. I Paesi con numeri di certificazione più elevati, come rileva il database di FSC International aggiornato a novembre 2021, sono la Polonia (861), il Regno Unito (746) e, appunto, l’Italia (602).
Numeri importanti, che trovano conferma nella crescente domanda di prodotti di origine sostenibile: una nuova ricerca condotta da Globescan per conto di FSC International segnala infatti che l’84% dei consumatori si aspetta che le aziende si assicurino che i prodotti in legno/carta che vendono non contribuiscano alla deforestazione. Il rapporto fa parte degli sforzi di FSC per descrivere come le foreste, le persone e i mercati stiano rispondendo ai cambiamenti globali.
“Il settore – spiega Diego Florian, direttore di FSC Italia – sta imparando a puntare su sostenibilità e filiere corte e flessibili, capaci quindi di rispondere meglio alle fluttuazioni nell’approvvigionamento della materia prima, con una riscoperta anche delle filiere nazionali. La pandemia ha insegnato infatti che la sostenibilità va garantita in tutta la filiera. Come FSC il nostro impegno è accompagnare, favorire e valorizzare la scelta della sostenibilità da parte delle aziende. Lo facciamo anche con il nostro Furniture Awards, che quest’anno per la prima volta ha avuto infatti un respiro europeo”.
La terza edizione dell’FSC Furniture Awards, che si è conclusa un mese fa, ha così premiato, quest’anno, Composad (Italia), Melaco (Polonia), Hammerbacher (Germania), Schafer Trennwandsysteme (Germania), Roda (Italia), Community Products (UK), Buoyant Upholstery (UK), Stosa (Italia), Calligaris (Italia), Cantarutti (Italia) ed Era Grupa (Croazia). Sei le categorie di premi (home-living, home-office, arredo ufficio, arredo spazi pubblici, arredo esterno per la casa, arredo esterno per spazi pubblici) e cinque premi speciali (csr, comunicazione, green, etichettatura e piccole imprese) assegnati da una giuria composta da rappresentanti FSC degli uffici degli 11 Paesi concorrenti (Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Polonia, San Marino, Serbia, Slovenia, Regno Unito). È stata assegnata anche una menzione speciale.
“Nell’era del cambiamento climatico dobbiamo fornire soluzioni praticabili ed esempi positivi di come la conservazione delle foreste, le comunità e i mercati possano coesistere. L’FSC Furniture Awards promuove le best practice, premiando i risultati delle aziende che hanno deciso di condividere con FSC il loro percorso verso la sostenibilità” afferma Alexia Schrott, marketing manager di FSC Italia e coordinatrice del premio.
I campioni dell’arredo sostenibile FSC del 2021
L’azienda italiana Composad, con sede a Viadana (Mantova), ha vinto il premio della categoria Home-living con i sistemi letto Velata; Melaco è l’impresa polacca specializzata in componenti per la progettazione di mobili che ha vinto la categoria Home-office. Due aziende tedesche sono state premiate invece, rispettivamente, nelle categorie mobili per ufficio e mobili per spazi pubblici: Hammerbacher, realtà certificata FSC di Neumarkt in der Oberpfalz, vicino a Norimberga, e Schäfer Trennwandsysteme, produttore di porte e divisori in legno, spogliatoi e armadietti per spazi pubblici.
Il premio Outdoor furniture for home è andato invece all’italiana Roda e ai suoi lettini in legno Orson, mentre l’azienda britannica Community Products (UK) LTD ha vinto ben due categorie: Outdoor furniture per spazi pubblici, con i suoi mobili in legno e attrezzature da gioco per bambini e lo speciale Green award per la sua politica di sostenibilità. Un’altra azienda britannica, Buoyant Upholstery, è stata premiata con il premio speciale per le politiche di CSR, mentre all’italiana Stosa è stato riconosciuto l’impegno nel promuovere i valori di FSC con il premio speciale per la comunicazione. Calligaris ha ricevuto il premio speciale per la migliore etichettatura FSC dei suoi iconici prodotti di design, mentre Cantarutti ha ottenuto il premio riservato alle piccole imprese. Infine, una menzione speciale è stata conferita all’azienda croata Era Grupa per la dedizione nell’approvvigionamento di input certificati FSC.
Il Forest Stewardship Council (FSC) è un’organizzazione non governativa e no-profit che include tra i suoi 900 membri internazionali gruppi ambientalisti e sociali, comunità indigene, proprietari forestali, industrie che lavorano e commercializzano prodotti forestali, gruppi della grande distribuzione organizzata, ricercatori e tecnici, che operano insieme allo scopo di promuovere in tutto il mondo una gestione responsabile delle foreste.
FSC Italia nasce nel 2001 come associazione no-profit, in armonia con gli obiettivi di FSC International. Il marchio ha assunto un ruolo di primo piano nel mercato dei prodotti forestali quali legno, carta e prodotti non legnosi (come ad esempio il sughero), collocando il nostro Paese al secondo posto nella classifica internazionale e al primo in quello europeo per quel che riguarda le certificazioni FSC della Catena di Custodia (Chain of Custody, CoC).
Il marchio FSC identifica infatti i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. La foresta di origine viene infatti controllata e valutata in maniera indipendente in conformità a questi standard (principi e criteri di buona gestione forestale), stabiliti ed approvati dal Forest Stewardship Council International tramite la partecipazione e il consenso di tutte le parti interessate.