Category: Tecnologie

Smart Grids: Technology and Trading. Next-Kraftwerke digitally aggregate distributed units and trade their power smartly.

Energy transition means decentralization. The age of a few huge power plants providing for all of the energy supply is passé. Distributed energy resources are already and will continue to be the trade mark for an energy system based more and more on renewable energy resources.
In order to ensure that supply and demand are still met at all times, Virtual Power Plants (VPP) like ours play an important role in the energy system: We digitally aggregate the capacity of distributed energy resources and control them smartly, thereby contributing to stabilizing the grid. How do we do that? Next Kraftwerke has specialized in short-term dispatch and trading.

Eneco Group invests in Next Kraftwerke. Dutch sustainable energy company Eneco Group has acquired a minority interest of 34% in Germany-based Next Kraftwerke, operator of one of the largest Virtual Power Plants (VPP) in Europe.
The investment will allow for the further strategic expansion of Next Kraftwerke in Europe and contribute to the joint ambition of Eneco Group and Next Kraftwerke to accelerate the energy transition by means of technology, enabling more renewable and decentralized energy.

Next Kraftwerke, founded in 2009 in Cologne, has become one of the largest independent digital aggregators of renewable energy in Europe. The company has a strong position in the German market, with more than 4,000 decentralized assets aggregating more than 2,800 MW of energy capacity.
The company offers its customers forecasting and trading of renewable energies, optimized production of distributed assets, and demand response solutions. By connecting to Next Kraftwerke’s VPP, customer assets can be used to balance the grid. Access to ancillary services markets provides customers with further financial benefits.

Next Kraftwerke has recently been named one of Europe’s fastest growing companies by the Financial Times and is expanding throughout Europe with operations in Austria, Belgium, France, Italy, the Netherlands, Poland, and Switzerland.

Joeri Kamp, managing director Smart Energy at Eneco Group: “Eneco Group aims to play a leading role in the progress toward decentralized and sustainable energy production and consumption. Digitization and technologies such as Virtual Power Plants will help make this possible. The experience and expertise of Next Kraftwerke in this area will prove to be of great value. Furthermore, we will focus on how this partnership can further accelerate Next Kraftwerke’s international expansion and development of valuable services for its customers.”

Hendrik Sämisch, co-CEO and co-founder of Next Kraftwerke: “We have seen significant growth of our company with the rise of renewable energy assets in the market and are excited about the continuing opportunities this trend will bring. With this investment, we are looking toward further growth (both organic and acquired) into new European markets, while maintaining a strong relationship with our existing partners and customers. We believe Eneco Group is the right partner for this, since we have a shared vision on the energy transition and its opportunities. Additionally, we are proud that all current shareholders will remain within the company.”

The partnership is subject to approval by Germany’s national merger and competition authority, the Bundeskartellamt.

Eneco Group is a group of companies active internationally in the field of renewable energy and innovation. Together with our customers, partners and more than 3,000 employees, we work on our mission: sustainable energy for all. We invest in wind farms, biomass plants, heat and solar parks to increase the supply of renewable energy. And we develop innovative products and services so that our customers can control how to generate, store, use or share energy.

www.next-kraftwerke.com

www.eneco.com

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Renewable Energy Report MIP. Energie innovabili in Italia: filiera solida e buone prospettive. Energy e Strategy Group – School of Management Politecnico di Milano, ha presentato i dati aggiornati al 2016.
Nel corso dell’anno sono stati installati in Italia 778 MW di nuova potenza da rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico. Un numero che conferma la tendenza positiva dell’ultimo triennio, dal 2014 ad oggi, e l’uscita definitiva dalla “turbolenza” innescata dalle profonde modifiche al regime di incentivazione cominciate nel 2012. Se infatti tra il 2008 e il 2012 il settore era decollato, con un tasso di crescita medio annuo del 7,5%, si è assistito tra il 2012 e il 2015 a un calo drammatico quantificabile in un -14,2% annuo, che ha sostanzialmente vanificato l’effetto degli anni precedenti, ma che tuttavia ha lasciato una filiera per certi versi più solida, specialmente per quanto riguarda le aziende detentrici degli asset.

Infatti, oggi ci si trova davanti a una filiera industriale di tutto rispetto (risultato di un inevitabile processo di concentrazione) caratterizzata da una certa solidità della redditività operativa e capace di garantire – a meno di ulteriori “stravolgimenti” normativi che questa volta però metterebbero in ginocchio il settore – una prospettiva di stabilità nel tempo, con le conseguenti ricadute positive in termini economici ed occupazionali.
Sono alcune delle conclusioni che emergono dall’ultimo Renewable Energy Report redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, presentato questa mattina: un’attenta fotografia di tutti gli aspetti legati alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia nel 2016, realizzata con il contributo di numerosi partner e di oltre 500 imprese, enti e associazioni.

Tuttavia, 778 MW sono un numero piccolo se lo si paragona ai 51 GW di potenza da fonte rinnovabili (33 GW se si esclude l’idroelettrico “storico” installato) e dunque insufficiente a garantire il necessario ricambio e il miglioramento tecnologico che può farne un asset strategico fondamentale per l’intero sistema elettrico.
“Servono interventi virtuosi di revamping e di repowering sulla base installata – è il parere di Vittorio Chiesa, Direttore dell’Energy&Strategy Group – come del resto chiedono in modo pressante anche gli operatori del settore, permettendo talora di riparare gli errori che la fretta, nei periodo di finestre strette per il conseguimento degli incentivi, ha fatto commettere.
Sono interventi per i quali è necessaria la lungimiranza dei proprietari di asset, alle prese con la convenienza economica e i ritorni degli investimenti, la capacità della filiera di offrire soluzioni adeguate, la visione del legislatore nel garantirne la fattibilità. Insomma, serve un’azione dell’intero sistema”.

Rispetto al 2013-2016, le previsioni di mercato per il prossimo quadriennio sono più favorevoli. Si attendono infatti nuove installazioni per 4,4 GW così suddivisi: 2,3 GW nel fotovoltaico, 1,6 GW nell’eolico, 320 MW nell’idroelettrico e 200 MW in tutte le altre fonti (biomasse, geotermia, CSP). A questo vanno aggiunte le stime sull’andamento del mercato (dal 2017 al 2025) degli interventi di revamping/repowering.

Nello scenario ottimistico, sono oltre 9 GW (il 17% del parco installato attuale, escluso l’idroelettrico “storico”) gli impianti che si pensa saranno oggetto di interventi di efficientamento, per un controvalore di investimenti pari a circa 5,5 miliardi di euro; cifre che scendono rispettivamente a 5,8 GW e 2,2 miliardi nello scenario pessimistico.
“Sono numeri importanti alla stessa stregua di quelli del mercato primario e sono numeri che hanno ricadute economiche e occupazionali estremamente significative sulla filiera impiantistica, dell’EPC e degli O&M delle rinnovabili – conclude Vittorio Chiesa -. Tuttavia, richiedono uno sforzo di coordinamento tra operatori, proprietari di impianti e ovviamente il regolatore, nazionale e locale, uno sforzo di sistema che forse il mercato delle rinnovabili in Italia è finalmente pronto a fare”.

Il quadro del mercato primario delle rinnovabili in Italia
Dopo il rallentamento del 2015, in Italia le installazioni legate alla produzione di energia rinnovabile sono tornate a crescere, a riprova che il mercato esprime ormai una domanda indipendente dai meccanismi di incentivazione, sebbene non ai livelli del periodo 2010-2013. La nuova potenza installata nel corso del 2016 è stata di 778 MW, inferiore di circa 112 MW (-12%) a quella dello stesso periodo del 2015, ma superiore di 78 MW di quella del 2014.
Complessivamente la potenza installata da rinnovabili ha quindi superato la soglia dei 51 GW.

E’ di nuovo il fotovoltaico a guidare la classifica delle installazioni con 369 MW, seguito dall’eolico con 290 MW, mentre le biomasse chiudono con soli 40 MW. Il volume complessivo di potenza fotovoltaica installata a fine 2016 ha dunque raggiunto i 19.261 MW (+24% rispetto all’anno precedente) e il valore del mercato delle nuove installazioni i 637 milioni di euro: il comparto residenziale ha pesato per oltre 417 milioni (66% del totale), rappresentando il 57% della potenza installata con livelli di costo al kW di circa 2.000 euro.
Ciononostante, si è registrata anche una leggera inversione di tendenza, con il 7% della potenza totale in impianti di taglia superiore a 1 MW.

Per quanto riguarda l’eolico, il volume complessivo di potenza installata superava i 9.450 MW a fine 2016, con un valore di nuove installazioni pari a circa 290 MW (-30% rispetto al 2015) e a 454,5 milioni di euro, oltre il 75% del totale (più di 344 milioni) rappresentati da impianti di taglia superiore a 10 MW. In numero di impianti, però, il 97% delle nuove installazioni riguarda quelli inferiori ai 200 kW, soprattutto a causa del fatto che al di sotto dei 60 KW è possibile accedere direttamente all’incentivo.

Il volume complessivo di potenza idroelettrica installata a fine 2016, invece, era di 18.606 MW, con un valore delle nuove installazioni pari a circa 79 MW, volumi simili rispetto al 2015. Le Regioni più attive risultano essere la Lombardia (13,3 MW), il Piemonte (12,8) e la Valle D’Aosta (8,4). Il valore del mercato delle nuove installazioni è pari a circa 327 milioni di euro, in larga parte attribuibile agli impianti di piccola taglia.

Infine, sommando le diverse tipologie di biomassa utilizzate per la produzione elettrica (biomasse agroforestali, biogas, bioliquidi, forsu) la potenza cumulata al termine del 2016 ha raggiunto i 4,2 GW, con una crescita di soli 40 MW nell’anno. Il trend di discesa delle nuove installazioni è qui tale da poter parlare di un mercato sostanzialmente fermo. Le uniche variazioni riguardano le biomasse agroforestali (+30 MW) ed il biogas (+10 MW). Sostanzialmente invariata la potenza delle altre fonti.

Il ruolo degli incentivi
Un ruolo ancora importante lo hanno giocato, ad esclusione del fotovoltaico, gli incentivi. Con il DM 23 Giugno 2016 sono stati incentivati 1,2 GW di potenza totale, circa la metà dei 2,4 GW assegnati con il DM Luglio 2012 (rispetto agli oltre 4,4 GW messi a bando). Se si mettono a confronto i due provvedimenti, tenendo presente che il primo comprende 3 tornate di aste, registri e rifacimenti mentre il secondo solamente una, si può notare che in entrambi l’eolico è quello che ha riscontrato tra gli operatori un maggiore interesse (con una potenza totale richiesta sempre molto superiore al contingente messo a bando) e che si riscontrano notevoli differenze in termini di potenza incentivata rispetto a quella messa a bando.
Il fatto indubbiamente positivo, vero soprattutto per l’eolico, è l’esistenza di una domanda di realizzazione di impianti da rinnovabili che esula dall’incentivo. Da qui si dovrebbe partire – a detta degli operatori – studiando soluzioni che vadano al di là del contingentamento per fonte, ad esempio attraverso aste “tecnologicamente neutre” che permettano un più efficace impiego del contingente a disposizione.

Una filiera finalmente solida
Partendo da un’analisi campionaria di oltre 914 imprese appartenenti alle diverse fasi della filiera, il report ha valutato lo stato di salute degli operatori delle rinnovabili in Italia, misurato attraverso la redditività del core business (EBITDA%). I dati raccolti hanno permesso di scattare diverse fotografie – anche per taglia dimensionale delle imprese – e di confrontare i dati dei periodi 2008-2012 (quello della grande espansione delle rinnovabili) e 2012-2015 (quello invece della grande crisi e del tentativo di ripresa).

“Il quadro che ne esce dovrebbe essere tenuto in debita considerazione nel momento in cui si decidano modifiche al contesto normativo e regolatorio – commenta Chiesa –. Innanzitutto, il tasso medio di crescita annuo (CAGR) di tutto il settore delle rinnovabili tra il 2008 ed il 2015 è pari a -2,4%, segno di un comparto che si trova oggi in una condizione peggiore, per quanto riguarda la redditività del core business, rispetto al 2008.
Tuttavia, il pesante processo di razionalizzazione che ha lasciato sul terreno diversi operatori ha fatto sì che oggi, delle 914 imprese analizzate, ben 550 (il 60%) si trovi in una situazione di prestazione superiore alla media”.
Alla fase di crescita (CAGR medio +7,5% annuo) tra il 2008 e il 2012 è infatti seguito un calo drammatico (-14,2% all’anno) dovuto alle modifiche repentine del quadro normativo che ha sostanzialmente vanificato l’effetto degli anni precedenti, ma che tuttavia ha lasciato una filiera per certi versi più solida.
E’ la categoria dei detentori di asset quella che (dati 2015) esprime ancora la maggiore redditività, con un EBITDA % che varia dal 14% circa del fotovoltaico sino al 27% dei detentori di portafogli multi-fonte, nonostante sia gravato dagli ammortamenti e dal servizio del debito.

Sono gli operatori di O&M invece quelli che hanno sopportato la maggior accelerazione (+68,5% annuo dell’EBITDA nel periodo 2008-2012 per il fotovoltaico) e decelerazione (-33,6% annuo dell’EBITDA nel periodo 2012-2015 per l’eolico) sulle “montagne russe” delle rinnovabili. Eppure, gli operatori di O&M risultano oggi solidi, con una redditività compresa tra i 7,2% delle biomasse ed il 16% dell’eolico.
“La filiera rimasta a seguito della contrazione del mercato è costituita dai soggetti più strutturati e organizzati, che esprimono redditività coerenti con un’attività industriale svolta in un mercato che ha raggiunto un maggior grado di maturità – conclude Chiesa -.
Tuttavia, se si provasse ad applicare alla redditività misurata nel 2015 per le varie categorie lo stesso stress sperimentato nel periodo 2012-2015, tutti gli operatori di O&M, per non parlare della componentistica elettrica, si troverebbero in situazioni difficilmente sostenibili”.

Opportunità concrete di crescita: il revamping ed il repowering degli impianti esistenti
Allo stato degli impianti in esercizio per fotovoltaico, eolico ed idroelettrico e alle concrete potenzialità di revamping/repowering è dedicata un’ampia parte del Report. In particolare si sono valutate, insieme agli operatori del settore, le alternative concrete di investimento e la redditività attesa, prendendo anche in considerazione gli impatti di questi interventi sulla produzione elettrica degli impianti e le possibilità concesse dall’attuale quadro regolatorio.
Il mercato del fotovoltaico italiano può vantare un parco impianti di notevole potenza: grazie agli oltre 19 GW è il secondo mercato europeo per base installata. Il performance ratio (PR) caratteristico degli impianti di grande taglia si attesta intorno al 75%, mentre per gli impianti nuovi sale all’84-86%. Prendendo in considerazione il triennio 2010-2012 – quando è entrato in funzione il 70% dell’installato e le centrali solari rappresentavano oltre il 50% delle nuove installazioni – si deduce che il deterioramento degli impianti è stato più elevato di quanto ci si aspettasse.

L’analisi economica sulle opportunità di revamping e repowering nel fotovoltaico permette di evidenziare l’assoluta convenienza degli interventi che hanno per oggetto il riassetto del layout (e che fanno registrare IRR medi nell’ordine del 40-50%) e il posizionamento comunque sopra la soglia di convenienza, con la sola parziale eccezione degli impianti residenziali, degli interventi di sostituzione degli inverter. Per gli impianti più obsoleti questo intervento porta ad incrementi della produzione anche nell’ordine del 9%. Il fotovoltaico si conferma dunque un ambito dove gli interventi di revamping e repowering possono rappresentare alternative di investimento interessanti.

Il mercato dell’eolico conta un parco impianti di oltre 9 GW, il 30% dei quali (circa 2,7 GW) ha almeno 10 anni di vita ed entro la fine del 2019 vedrà terminare il regime incentivante dei certificati verdi. Nello specifico, circa 1.200-1.500 MW si apprestano a compiere 14-15 anni di attività e si avvicinano alla loro data di fine vita utile (20 anni), perciò si presentano appetibili ad attività di revamping o ricostruzione completa.
Il mercato dell’idroelettrico italiano, il più anziano tra quello delle rinnovabili, ha già subìto in passato un forte rinnovamento grazie ai regimi incentivati (certificati verdi e aste & registri per i rifacimenti/ricostruzioni parziali/totali): tra il 2001-2003 e nel quinquennio 2008-2013 oltre l’80% degli impianti di taglia superiore a 3 MW ha subìto opere importanti di ammodernamento.
L’analisi economica sulle opportunità di revamping e repowering nell’idroelettrico evidenzia, a differenza di quanto visto negli altri casi, come la convenienza economica sia ancora lontana. A differenza di quanto successo con i grandi impianti, che però hanno beneficiato di incentivi interessanti, è quindi assai più ardua la strada dell’efficientamento per gli impianti di taglia piccola o media.

Le forme di finanziamento innovative
L’andamento delle emissioni a livello globale di Green Bond dal 2007 al 2016 ha registrato una crescita estremamente significativa, con un balzo verso emissioni complessive per oltre 100 miliardi di euro che sembra essere solo l’inizio (le previsioni per il 2017 parlano di quasi 200 miliardi di euro di nuove emissioni).
Si tratta di obbligazioni con una determinata scadenza e un vincolo “forte” all’utilizzo dei capitali raccolti per impieghi quali gli investimenti in rinnovabili. La crescita del mercato delle obbligazioni verdi si deve nel 2016 soprattutto all’ingresso massiccio della Cina (44% delle risorse complessive raccolte).
Anche l’Europa si sta muovendo in maniera significativa: Polonia e Francia sono stati i primi Paesi europei ad emettere Green Bond di Stato tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 e anche Germania e Lussemburgo paiono essere mercati con una certa vitalità.

Discorso a parte merita l’Italia, che sta muovendo i suoi primi passi in questo ambito. Spetta ad HERA il primato dello strumento: la multi-utility è stata infatti la prima impresa italiana ad aver lanciato nel 2014 un’emissione obbligazionaria decennale che tuttavia è stata inizialmente quotata sul mercato Lussemburghese e solo recentemente inclusa nel segmento dedicato ai green e/o social bond sul mercato ExtraMOT di Borsa Italiana.
Sempre all’estero in Lussemburgo – e non ancora rientrato in Italia – è stato emesso nel 2016 il Green Bond da 375 milioni di euro di Alperia. E’ però Enel, attraverso la controllata Enel Finance International, ad essere a tutti gli effetti la prima impresa italiana a collocare il 9 Gennaio 2017 in Italia un Green Bond Corporate, destinato ad investitori istituzionali e assistito da una garanzia rilasciata dalla stessa Enel.
L’operazione ha raccolto adesioni per un importo di circa 3 miliardi di euro, manifestando chiaramente l’interesse del mercato.
In Italia dunque sono gli operatori industriali ad avere fatto il primo passo. Ora potrebbe toccare al Governo, seguendo l’esempio francese, dove si sono mossi contemporaneamente sia il Governo sia i principali operatori industriali del Paese, oppure si potrebbe pensare ad una terza via dove siano le banche a convogliare nuovi capitali per gli investimenti in rinnovabili.

La crescita dello storage e del biogas
Uno dei segmenti di mercato più vivaci nel mondo delle rinnovabili è quello dello storage, che vede la presenza in Italia di diversi operatori e tipologie di offerta. Nonostante le aspettative di riduzione dei costi è però ancora limitata la redditività economica per questa tipo di investimenti, dal punto di vista dell’impiego sia nel residenziale che negli impianti di produzione da rinnovabili.
Tuttavia, nell’ottica di una progressiva elettrificazione dei consumi (ad esempio a seguito della diffusione della mobilità elettrica) e della conseguente maggiore redditività dell’autoconsumo per i prosumer, il potenziale per questo tipo di soluzioni è destinato a crescere.
La scelta, peraltro già fatta da altri Paesi, di consentire anche alle rinnovabili (e a maggior ragioni a quelle dotate di sistemi di storage) di partecipare al mercato dei servizi di rete appare dunque l’unica via per garantire un’opportunità di sviluppo di queste applicazioni anche in Italia.

Altro mercato in relativo fermento è quello del biogas, soprattutto per la produzione di biometano. Al 2016 sono stati realizzati in Italia solo 7 impianti che producono biometano, la maggior parte dei quali di tipo dimostrativo, in pratica prototipi di impiantisti, società di engineering o soggetti che vogliono proporsi come partner tecnologici. Questa situazione certo non incoraggiante è comunque il frutto di un percorso normativo lungo e assai articolato, ampiamente descritto nel Report.

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Commissione europea agevola cogenerazione. Aiuti di Stato: la Commissione ha approvato la riduzione delle maggiorazioni sulla cogenerazione per le imprese ad alta intensità energetica in Germania e in Italia
Nell’ambito delle norme dell’Unione in materia di aiuti di Stato, la Commissione europea ha approvato le riduzioni, concesse alle imprese ad alta intensità energetica, sulle maggiorazioni destinate a finanziare il sostegno alla cogenerazione in Germania, nonché le riduzioni sulle maggiorazioni destinate a finanziare il sostegno alla cogenerazione e alle fonti rinnovabili in Italia.

La Commissione ha constatato che entrambe le misure promuovono gli obiettivi dell’UE in materia di energia e clima e garantiscono la competitività delle industrie ad alta intensità energetica sul mercato internazionale, preservando nel contempo la concorrenza nel mercato unico unionale.

Margrethe Vestager, Commissaria responsabile per la Concorrenza, ha dichiarato: “La cogenerazione produce energia elettrica e in più sfrutta il calore prodotto nel processo, un’efficienza che contribuisce a raggiungere gli obiettivi europei in materia di energia e clima. Grazie alle decisioni odierne, gli Stati membri possono progettare finanziamenti sostenibili a favore della cogenerazione, come per le energie rinnovabili, in modo da promuovere le politiche ecologiche preservando la competitività delle imprese fortemente dipendenti dall’energia.”

Le norme UE in materia di aiuti di Stato, in particolare la Disciplina in materia di aiuti di Stato a favore dell’ambiente e dell’energia 2014, permettono riduzioni delle maggiorazioni destinate a finanziare regimi di sostegno alle energie rinnovabili per alcuni settori e imprese, e fino a un certo livello, per consentire agli Stati membri di garantire il sostegno all’energia elettrica da fonti rinnovabili e assicurare la competitività globale delle industrie europee ad alta intensità energetica.

Analogamente, i sistemi di cogenerazione (per gli impianti di produzione combinata di calore ed energia elettrica) hanno spesso bisogno di contributi finanziari dai consumatori di energia elettrica. La disciplina non si applica alle riduzioni delle maggiorazioni destinate a finanziare i regimi di sostegno per la cogenerazione. Tuttavia, nella valutazione la Commissione ha rilevato numerose analogie fra l’obiettivo dei regimi di sostegno alle energie rinnovabili e alla cogenerazione, l’obiettivo e la struttura delle maggiorazioni e l’obiettivo delle riduzioni. La Commissione ha constatato che le riduzioni delle maggiorazioni da cogenerazione potrebbero essere necessarie per rendere sostenibile il finanziamento dei regimi di sostegno alla cogenerazione, in particolare laddove la maggiorazione per la cogenerazione si somma a quella per le fonti rinnovabili.

L’Italia fornisce sostegno all’energia elettrica da fonti rinnovabili e alla cogenerazione di energia elettrica e calore. Il sostegno è finanziato mediante maggiorazioni su consumi e connessioni di energia elettrica riscosse dai fornitori e dai distributori.
In base ai piani dell’Italia, le riduzioni delle maggiorazioni destinate a finanziare il sostegno all’energia elettrica da fonti rinnovabili e alla cogenerazione saranno limitate alle imprese ad alta intensità energetica che operano nei settori esposti agli scambi internazionali e ad un massimo dell’85% delle maggiorazioni sulle energie rinnovabili e la cogenerazione.
L’Italia ha anche presentato un piano di adeguamento per sopprimere gradualmente le riduzioni destinate alle imprese non ammissibili e allineare il livello delle riduzioni destinate a quelle ammissibili.
Su queste basi la Commissione ha ritenuto i piani dell’Italia in linea con le norme UE sugli aiuti di Stato nella misura in cui promuovono gli obiettivi climatici ed energetici dell’UE senza falsare indebitamente la concorrenza nel mercato unico.

IKN Forum Retail 2017: SmartEfficiency e BYinnovation sono media Partners dell’evento in programma a Milano il 30 novembre e 1 dicembre. Innovazione – Interazione – Ispirazione.
La manifestazione, giunta alla diciassettesima edizione, diventata l’evento di riferimento del settore, in virtù della completezza e dell’approfondimento dei contenuti, dell’alto livello degli Speaker e dei visitatori.
Le passate edizioni hanno registrato numeri da record: oltre 900 Speaker hanno lasciato la loro prestigiosa testimonianza, 580 Sponsor hanno creduto nell’evento e più di 12.000 partecipanti hanno preso parte alla manifestazione.

Forum Retail è l’occasione per condividere i trend, le innovazioni tecnologiche e i nuovi servizi che consentono alle Aziende Retail di crescere e di espandere il proprio business. La conoscenza del mercato di riferimento non è sufficiente all’evoluzione dell’azienda: è, infatti, necessario per tutte le realtà uscire dagli schemi e creare nuove tipologie di business model per vincere le sfide dei mercati.

L’edizione 2017 si focalizzerà su tre temi fondamentali: innovazione, interazione e ispirazione. L’appuntamento sarà strategico per indirizzare e supportare l’evoluzione del settore Retail, affiancando le aziende nel cambiamento; comprendere in quali settori l’innovazione ha maggior bisogno di impulso e di soluzioni concrete e affidabili per affrontarla; investire dove c’è una reale e documentata domanda di settore (Retail, Gdo & Fashion); capire come instaurare, mantenere e sviluppare relazioni proficue con C-Level e decision maker aziendali.

Forum Retail 2017 presenta una serie di novità:
– Experience Corner: nasce per proporre tecnologie all’avanguardia per il coinvolgimento del cliente;
– Future Shop: è un evento nell’evento, si tratta di un’area dedicata all’innovazione in cui presentare le ultime soluzioni per generare più valore nel punto di vendita;
– Forum Retail APP: la APP dedicata all’evento, per essere sempre aggiornati e fare networking;
– Forum Retail Tour: una giornata per trarre ispirazione dai punti vendita innovativi, capire quali tecnologie possono migliorare l’esperienza in store e facilitare il customer journey.

Infine, la grande novità della nuova edizione è rappresentata dai Forum Retail Awards: l’iniziativa prevede ben 10 Awards e la premiazione avverrà in occasione del Gala Dinner che si svolgerà il 30 novembre in una location esclusiva in Milano.

L’edizione 2017 affronta temi strategici, sviluppati in 3 Sessioni Plenarie, 14 Sessioni Parallele e 2 Sessioni CEO – Invitation Only.
Queste ultime affronteranno le seguenti tematiche:
– Customer Behavior,
– Dal Mobile Commerce al Mobile Payment,
– Trends, Innovation, New technology per la GDO
– Customer Experience, CRM & Loyalty
– Trends & Innovation in Fashion Industry
– Efficienza nella Gestione del Magazzino: dall’Automazione alla scelta dei corretti KPI
– Quali tecnologie e stategia per rendere il pdv più sicuro?
– Dall’e-commerce al mobile Commerce per una strategia omnicanale
– Trends, Innovation, new technology in retail
– Logistica Collaborativa & Logistic Customer Experience per l’e-commerce
– Dall’ecommerce al mobile Commerce per una strategia omnicanale
– Customer Experience in Store
– Dall’ecommerce alla logistica nel fashion
– Innovazione e sviluppo risorse umane

Di seguito i nomi dei primi Speaker che hanno confermato la loro presenza a Forum Retail 2017:

– Paolo Ambrosino, Responsabile Logistica e Pianificazione Produzione Kimbo
– Bettina De Luca, International Supply Chain Manager DR Schaer
– Giuseppe Gentile, Direttore Logistica Crai Code Ovest
– Silvia Greco, Capo Progetto Programma Fedeltà Bricocenter
– Alessandra Gregori, Digital and Mobile Marketing Manager Bricocenter Italia
– Sara Leonetti, Marketing Manager Sixty Spa
– Andrea Lorenzi, Director of Engineering and Security Park Hyatt Milano
– Claudio Marchionni, Supply Chain Manager Unieuro
– Giuseppe Mastromattei, Security Manager H&M
– Alessia Milanese, Fashion, neauty & lifestyle blog TheChiliCool
– Luigi Milani, Group Logistic Controller Barilla
– Giuseppe Naro, Security Manager Inditex
– Theo Ricoveri, Direttore Logistica Coop Italia
– Massimiliano Rossi, Head of Marketing & Sales Todi’s
– Salvatore Russo, Head of Logistic Dalani Home & Living
– Federico Saini, Profit Protection Manager South Europe Adidas
– Luca Saporetti, Customer Logistic & Planning Director Campari
– Alberto Spinelli, Responsabile Logistica Latteria Soresina
– Ugo Zamparelli, Logistics Manager Unilever

I contenuti dell’evento sono stati sviluppati grazie al contributo di 5 Advisory Board – Information Technology, Logistica, Marketing, Retail e Sicurezza – presieduti da Mario Gasbarrino, AD Unes.

www.forumretail.com

Retail Food Energy 2017: Protocollo Itaca, Leed, Breeam. I Protocolli per la sostenibilità energetica ed ambientale degli edifici commerciali e industriali.
– Obiettivi e risultati. Dalla riqualificazione delle aree dismesse alle agevolazioni ottenute.
– Perché i Retailer decidono di certificare le attività di sostenibilità ambientale e quali risultati ottenuti.
– Progettare edifici a basso consumo e alto impatto sostenibile: dall’uso del fotovoltaico alle postazioni di ricarica per le auto elettriche.
– Come essere compliant ai criteri del CNR.
– L’interesse di fondi di investimento stranieri per le certificazioni internazionali.

I nuovi Experience Store stanno stravolgendo le regole del Retail: il Cliente è al centro e la Direzione Tecnica è il perno per il corretto funzionamenti degli impianti e garante del confort del Punto Vendita.
L’iniziativa di IKN Italy vuole dare delle risposte concrete su quali investimenti puntare per mantenere stabili le bollette o risparmiare, dal momento in cui i costi dell’energia sono sempre più elevati.
L’evento, giunto alla 5 edizione, è inoltre dedicato agli Energy Manager che puntano alla sostenibilità e alla propria crescita professionale.
Grazie alla collaborazione con il nostro Advisory Board, abbiamo rinnovato contenuti e formato dell’iniziativa, favorendo il networking e includendo momenti di interazione.

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Retail Food Energy. Manager R-Evolution. Milano. 18 maggio 2017 Atahotel Expo Fiera.
Illuminazione e Layout nel Retail
focus su regolazione, controllo, domotica e IoT dell’illuminazione, relamping e indoor positioning

Efficienza Energetica nel Retail
panel discussion dedicata alla GDO e al Retail. Dall’audit energetico al contenimento degli sprechi, dagli edifici a basso impatto alle rinnovabili.

Climatizzazione e Refrigerazione Retail & Industria Alimentare
garantisci il confort del tuo cliente con lo studio delle curve climatiche e con soluzioni di condizionamento a zone. Speciale tavola rotonda sulla refrigerazione

Efficienza Energetica nell’Industria Alimentare
8 Energy Manager dell’industria alimentare si confronteranno sugli incentivi per l’efficienza energetica, trigenerazione e risparmio idrico
Istituto Internazionale di Ricerca diventa IKN Italy – Institute of Knowledge & Networking per rispecchiare le trasformazioni del business e guidare il cliente verso l’innovazione.
– Institute: realtà riconosciuta nel mondo della Formazione e del Content Networking. Competenza ed eccellenza dimostrate nelle diverse aree di business, ci hanno permesso di creare le nostre communities, luoghi fisici e virtuali che racchiudono contenuti esclusivi condivisi da figure dello stesso settore.
– Knowledge: punto di raccolta dei dinamici bisogni dei clienti che soddisfiamo attraverso una continua ricerca e analisi del mercato per offrire temi e programmi sempre up-to-date e innovativi e attraverso una Faculty di esperti in grado di portare un sapere unico e internazionale.
– Networking: teatro esclusivo di incontro che mette in contatto i professionisti. La creazione di communities specializzate, ci consente di costruire una fitta rete di relazioni e interazioni tra tutti gli esponenti del settore, attraverso grandi appuntamenti in cui confrontarsi con partner, colleghi e protagonisti di spicco.

Possediamo la Certificazione di Qualità UNI EN ISO 9001: 2008 e siamo qualificati per la presentazione di piani formativi a organi istituzionali e fondi interprofessionali che si occupano delle richieste di finanziamento e della gestione dei processi burocratici.

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Gruppo EF biogas: l’ecosistema del cambiamento. Il biogas è una delle fonti alternative più utilizzate per la produzione di energia rinnovabile. Costituito da una miscela di metano ed anidride carbonica, può essere alternativamente utilizzato come combustibile in cogeneratori per produrre calore ed energia elettrica, oppure depurato, per ottenere il biometano, un metano ad alto grado di purezza, destinato all’immissione in rete o per l’utilizzo come carburante per autotrazione.

L’energia della terra
L’impianto per la produzione di biogas agricolo può essere alimentato:
– da prodotti dell’agricoltura (mais, grano, triticale, sorgo, etc…);
– da sottoprodotti dell’allevamento (liquami e letame);
– da sottoprodotti delle industrie agroalimentari.

La ricchezza dei rifiuti
Gli impianti a biogas da F.O.R.S.U. (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani) e da scarti alimentari consentono di realizzare un processo di digestione anaerobica sui rifiuti organici e su prodotti scaduti o non conformi.
Biometano, risorsa del futuro
Quando non serve produrre energia elettrica il biogas può essere trasformato in un vettore energetico comodo e pulito: il biometano.

Nell’ottica di una sempre maggiore transizione verso un’economia circolare il biogas (prodotto con matrice agricola, sottoprodotti e FORSU) si trasforma in una nuova risorsa in grado di produrre, a seguito di un processo di upgrading, biometano utilizzabile per l’autotrazione o per l’immissione diretta in rete.

Il Governo Italiano sta adottando una politica di incentivazione per favorirne l’utilizzo come combustibile sostenibile, economico e utilizzabile per l’autotrazione commerciale e dei privati cittadini grazie all’innovazione tecnologica che ha portato allo sviluppo di motori più performanti. Gruppo EF Tecnologie è stato il primo operatore sul mercato italiano a ricevere la qualifica per la costruzione di un impianto di produzione di biometano da biogas. Nella fase di sviluppo di questo nuovo settore emergente dell’agroenergia, Gruppo EF Tecnologie ha scelto come partner Air Liquide, leader mondiale nei gas, nelle tecnologie e nei servizi ad esso associati.

Air Liquide affianca Gruppo EF Tecnologie nel processo di upgrading (purificazione) e liquefazione dello stream in uscita dal biodigestore anaerobico con soluzioni tecnologicamente avanzate ed economicamente sostenibili. Il biometano prodotto può quindi essere compresso (CNG) e immesso nella rete nazionale oppure liquefatto (LNG) e stoccato in idonei serbatoi criogenici di adeguata capacità per raggiungere i distributori dislocati su tutto il territorio nazionale.

www.gruppoef.it

 

Industria 4.0: Governo e Open Innovation nelle aziende manifatturiere.

Industria 4.0, la rivoluzione che rende il digitale protagonista dello sviluppo delle imprese, è uno dei temi al centro della nuova legge di bilancio per il 2017.

Tante, infatti, le occasioni per imprese e startup: dagli incentivi quali i super e iperammortamenti e il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, fino alle detrazioni fiscali del 30% per gli investimenti in startup.

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