Kyoto Club e Transport-Environment: destinare 41 miliardi del Recovery Plan alla mobilità sostenibile. 41,15 miliardi del PNRR per una ripresa sostenibile del settore trasporti italiano. Puntare su mobilità urbana e regionale, elettrificazione dei trasporti e transizione ecologica dell’industria automotive. Queste le proposte di Kyoto Club e Transport Environment illustrate nel nuovo rapporto Un Piano di Ripresa e Resilienza per la mobilità sostenibile che sarà commentato oggi in occasione del convegno annuale di Kyoto Club sull’Accordo di Parigi. Risorse che mettano al centro le città, insieme ad una green and just transition del settore produttivo del comparto trasporti.
Secondo Kyoto Club e Transport Environment, che hanno visionato la bozza del Consiglio dei Ministri del 7 dicembre 2020 del PNRR, il Recovery Plan italiano è troppo sbilanciato sulle grandi opere, che assorbirebbero la maggior parte delle risorse in modo inefficiente sia dal punto di vista della necessaria e rapida decrescita delle emissioni di CO2 che è urgente indurre nel settore, sia dal punto vista sociale ed economico. Per decarbonizzare il settore e rilanciare i trasporti in versione green servirebbero piuttosto: un deciso impulso alle reti per la ciclabilità, la pedonalità e la rigenerazione dello spazio urbano, azioni mirate per l’elettrificazione dei trasporti, il potenziamento del TPL elettrico, della mobilità condivisa e degli hub intermodali nelle stazioni, la logistica delle consegne merci a emissioni zero e un’adeguata rete di ricarica per permettere alla mobilità elettrica di continuare con il trend positivo che ha caratterizzato il 2020.
“L’obiettivo di dedicare risorse e progetti alla mobilità urbana, prevista dai PUMS delle città, diviene “uno dei tanti” obiettivi e non assume quel ruolo centrale che merita per il suo peso e impatto, per migliorare i servizi per cittadine/i e imprese. Nella bozza del testo, invece, si punta ancora una volta a potenziare le grandi opere AV piuttosto che dare priorità al trasporto locale e regionale e al potenziamento delle reti ferroviarie del mezzogiorno. Resta in sospeso il giudizio sui singoli progetti e la loro qualità, dato che sono indicati in modo aggregato e sommario, senza una definizione puntuale delle risorse assegnate. Cosi come andrà verificata la sostenibilità complessiva del PNRR, che non può limitarsi alla parte green del 37%” specifica Anna Donati, coordinatrice del gruppo di lavoro Mobilità sostenibile di Kyoto Club.
Servono inoltre politiche industriali decise per permettere al settore industriale di stare al passo con i tempi e scongiurare il rischio che l’Italia resti tagliata fuori dalla rivoluzione elettrica della mobilità. L’elettrificazione dei trasporti rappresenta una delle più importanti rivoluzioni industriali del secolo odierno e una necessità impellente per il settore, che a fronte di mancanza di innovazione potrebbe trovarsi in gravi difficoltà. Grazie ai fondi stanziati dal PNRR possiamo accelerare la spinta alla riconversione della nostra industria in chiave ecologica e garantire un futuro solido al settore automotive e relativa forza lavoro.
“Questa è la nostra occasione per portare a compimento quella transizione verso un’economia a zero emissioni nette al 2050, realizzando la filosofia che è alla base dell’Accordo di Parigi e del più recente Green Deal Europeo. Tra le varie misure sottolineiamo quelle per una reindustrializzazione Green del nostro comparto dei trasporti in modo da recuperare il ritardo che abbiamo accumulato. L’indicazione di una data, il 2030, oltre la quale si potranno vendere solo auto elettriche rappresenta uno stimolo formidabile per accelerare gli investimenti in questa nuova filiera. È arrivato il momento di dare risposte concrete alla crisi che stanno attraversando cittadini e cittadine.” sostiene il direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini.
In merito alla governance del PNRR le associazioni chiedono inoltre l’istituzione di un Comitato permanente di consultazione delle associazioni ambientali, al fine di assicurare che la quota parte green del fondo (almeno il 37%) sia spesa a favore della transizione ecologica e che il 100% sia stanziato nel rispetto dei criteri della sostenibilità.
Veronica Aneris, Direttrice di T&E per l’Italia aggiunge “Questi soldi li stiamo chiedendo in prestito alle generazione future ed è doveroso assicurare la costruzione di nuove e solide fondamenta per lo sviluppo sostenibile e la transizione ambientale, energetica e sociale di cui abbiamo urgente bisogno. Utilizzare queste risorse per continuare ad alimentare l’economia business as usual, basata sui combustibili fossili, sarebbe non solo un grave errore strategico, ma anche eticamente inaccettabile. Le competenze in materia di ambiente e sostenibilità devono essere al centro del processo del PNRR sia nella fase di pianificazione e selezione dei progetti che in quella attuativa ed operazionale. Per questo chiediamo l’istituzione di un Comitato consultivo di responsabilità ambientale che veda coinvolte anche le associazioni ambientali.”
In Italia, nel 2018 le emissioni di gas serra dai trasporti sono state pari a 108 mln di tonnellate di CO2, equivalenti al 26% delle emissioni totali. Rispetto al 1990, le emissioni nei trasporti invece di ridursi, come prescritto dagli accordi internazionali sul clima, sono aumentate.
Il raggiungimento del nuovo obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 del blocco UE, recentemente portato per il 2030 dal 40% al 55%, richiede una drastica riduzione delle emissioni del settore trasporti nei prossimi 10 anni.
ph. © Enrico Rainero
Investire in decarbonizzazione dell’economia favorirà il rilancio dalla crisi generata dall’attuale pandemia e contribuirà a uno sviluppo socioeconomico di lungo periodo: la finanza sostenibile può ricoprire una funzione cruciale in questo processo attraverso l’integrazione del “fattore clima” nelle politiche d’investimento.
Il nuovo manuale del Forum per la Finanza Sostenibile individua 4 azioni prioritarie per gli investitori e 6 settori strategici d’intervento, anche in una dimensione di partnership pubblico-privato.
La pubblicazione è stata realizzata a partire dai contributi raccolti in un gruppo di lavoro organizzato in collaborazione con WWF e con il supporto di BPER Banca, Etica Sgr, Natixis Investment Managers e UBS Asset Management.
La presentazione del manuale si è svolta in occasione dell’evento conclusivo della nona edizione della Settimana SRI, che ha coinvolto circa 5.000 persone in 13 eventi online organizzati dal Forum (complessivamente, il calendario della Settimana SRI comprende 17 convegni e 2 eventi culturali).
Investimenti sostenibili per il clima: i contenuti
Il punto di partenza: l’attuale crisi legata alla pandemia di COVID-19 non deve oscurare il problema del cambiamento climatico
L’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature medie globali entro 1,5° non può passare in secondo piano rispetto all’uscita dalla crisi generata dalla pandemia di COVID-19 per due motivi. Anzitutto perché gli aspetti sanitari e ambientali sono strettamente connessi: l’alterazione degli ecosistemi aumenta i rischi per la salute umana e, viceversa, la tutela della biodiversità e il contrasto al riscaldamento globale comportano ripercussioni positive anche dal punto di vista sanitario. In secondo luogo, perché investire sul clima può creare opportunità di rilancio dell’economia. Occorre quindi allineare i portafogli agli obiettivi di decarbonizzazione e investire in soluzioni di mitigazione e di adattamento al cambiamento climatico. Come?
4 azioni strategiche e 6 settori prioritari
Il manuale esamina 4 azioni che gli investitori possono integrare nelle politiche d’investimento per tenere conto dei temi ambientali e climatici:
1) analizzare i rischi finanziari legati al clima;
2) migliorare la trasparenza sui temi di sostenibilità – essenziale è quindi la rendicontazione delle imprese e la disponibilità di dati ESG per gli investitori;
3) ridurre gli impatti ambientali negativi dei portafogli – attraverso la combinazione di engagement, esclusioni, disinvestimenti e riallocazioni;
4) investire in soluzioni di mitigazione e di adattamento.
Per la quarta azione, il manuale esamina 6 settori strategici, anche per interventi in partnership pubblico-privato:
1) energia;
2) agricoltura e foreste;
3) trasporto e mobilità;
4) città ed edilizia;
5) digitale;
6) economia circolare.
L’interconnessione tra dimensione ambientale e sociale del cambiamento climatico
Uno degli aspetti peculiari del manuale è l’analisi dei fenomeni sociali legati al cambiamento climatico e la loro rilevanza dal punto di vista finanziario, in termini sia di rischi (per esempio danni alla salute, aumento delle disuguaglianze e migrazioni involontarie), sia di opportunità (in chiave di giusta transizione e di maggiore resilienza di imprese e società umane).
Il convegno di presentazione
Gian Franco Giannini Guazzugli e Francesco Bicciato, rispettivamente Presidente e Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, hanno aperto il convegno.
“Nell’evento di oggi, che conclude la nona edizione della Settimana SRI, trattiamo la stretta connessione tra azione per il clima e rilancio dell’economia. Il manuale “Investimenti sostenibili per il clima”, realizzato a partire dai contributi di un Gruppo di Lavoro che ha coinvolto i Soci del Forum, evidenzia il valore aggiunto della natura multistakeholder della nostra associazione”, ha sottolineato Giannini Guazzugli.
“L’emergenza climatica e quella sanitaria sono profondamente legate: gli strumenti di finanza sostenibile focalizzati sulla decarbonizzazione possono essere efficaci anche in ottica di ripresa dell’economia, inclusione sociale, salvaguardia del capitale naturale e tutela della salute. Questo è il presupposto per le otto proposte che abbiamo inviato al Governo sull’impiego di strumenti di finanza sostenibile per il rilancio dell’economia”, ha dichiarato Bicciato.
Arianna Lovera, Senior Programme Officer del Forum, ha illustrato i contenuti del manuale.
La mattinata è proseguita con una tavola rotonda moderata da Emanuele Bompan, Direttore Responsabile della rivista Materia Rinnovabile, con la partecipazione di: Ugo Biggeri, Presidente di Etica Sgr; Barbara Galliano, Deputy Country Head, Head of Retail Distribution di Natixis Investment Managers Italia; Eugenio Garavini, Vice Direttore Generale di BPER Banca; Matteo Leonardi, Energy Advisor di WWF e Valeria Piani, Strategic Engagement Lead di UBS Asset Management.
Ugo Biggeri ha dichiarato: “Etica Sgr conferma la sua attenzione alle tematiche socio-ambientali e il suo impegno per una finanza sostenibile nel suo ventesimo anno di vita. Con un pizzico di orgoglio possiamo affermare di essere stati tra i primi protagonisti in Italia e di aver agito sempre con coerenza. Oggi siamo sempre più convinti che occorre crescere ancora, rafforzando l’efficacia del proprio impegno per il clima: con prodotti, certo, ma anche numeri, dati e rendicontazioni. Sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio significa prendersi cura del futuro del nostro Pianeta. Questo è il nostro lavoro e il nostro impegno”.
“Per riuscire ad affrontare sfide ambientali, indissolubilmente legate a quelle sociali, come il cambiamento climatico e il degrado del territorio, della biodiversità, delle risorse idriche e marine, sarà indispensabile una combinazione tra investimenti pubblici e privati. La finanza sostenibile deve fare la differenza per essere parte integrante della soluzione. Dimostrare chiarezza seppur nella diversità degli approcci ESG, impegno attivo e convinzione, risultati e impatto: questo significa per Natixis IM essere un gestore responsabile”, ha detto Galliano.
“Emerge nuovamente come le Banche svolgano un ruolo determinante nell’evoluzione della società: è ciò che sta avvenendo nella transizione delle imprese e delle famiglie verso un’economia a basso impatto ambientale – ha dichiarato Garavini – BPER Banca, da sempre legata ai territori, ha intrapreso un percorso che l’ha portata a individuare le linee guida strategiche dello sviluppo dei processi aziendali e delle politiche creditizie e di investimento in chiave di sostenibilità. Per i mercati finanziari, questo termine è sinonimo di miglior gestione del rischio e di capacità di creare valore nel medio-lungo periodo: business e sostenibilità sono due facce della stessa medaglia”.
Leonardi ha affermato: “L’innovazione è l’elemento indispensabile per la crescita economica di oggi. Ancora di più per affrontare la ripresa post COVID. Gli investimenti in settori non compatibili con la decarbonizzazione non sono un’opzione percorribile. La politica deve riconoscere la decarbonizzazione come un’opportunità, tracciare una strategia coerente e solida nel tempo e innescare l’effetto moltiplicativo degli investimenti privati. L’innovazione implica una dimensione di rischio, per gestire il quale lo Stato deve mettersi in gioco con le risorse del Green Deal e di Next Generation EU, e altrettanto di opportunità, senza le quali non si cresce e non si potrà mettere mano alle disuguaglianze generate dalla crisi”.
Piani ha commentato: “Le conseguenze del cambiamento climatico non possono più essere ignorate. Sono necessari ingenti capitali per passare a un’economia a ridotte emissioni di carbonio e limitare il riscaldamento globale sotto i 2°C. Oltre ai benefici per il pianeta, l’impegno a contrastare il cambiamento climatico offre importanti opportunità di investimento e la possibilità di potenziare i rendimenti futuri in diverse asset class e regioni e su vari orizzonti temporali. In questa ottica, UBS AM ha creato la metodologia interna “Climate Aware” per sviluppare prodotti di investimento attivi e passivi che siano allineati con scenari di transizione verso una economia più pulita. Accompagniamo inoltre i nostri investimenti con un dialogo continuo con il management aziendale per accelerare il cambiamento”.
È seguita una relazione sull’azione per il clima di Stefano Caserini, Docente di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici al Politecnico di Milano, che ha commentato: “Le recenti dichiarazioni del Primo Ministro cinese, la svolta negli Stati Uniti e l’European Green Deal mostrano che la transizione fuori dal sistema dei combustibili fossili è iniziata, ma deve essere accelerata enormemente se si vuole rispettare l’obiettivo dell’Accordo di Parigi. E i dati della scienza del clima confermano sempre più come non c’è più spazio per i rinvii e le azioni ambigue”. Il Forum per la Finanza Sostenibile
ll Forum per la Finanza Sostenibile è nato nel 2001. È un’associazione non profit multi-stakeholder: ne fanno parte operatori del mondo finanziario e altri soggetti interessati agli effetti ambientali e sociali dell’attività finanziaria. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è parte di Eurosif, l’European Sustainable Investment Forum.
Scenari Immobiliari Real Value 20.20 è la nuova piattaforma informativa dedicata agli operatori del real estate, realizzata da Scenari Immobiliari che, a partire dal 1990, analizza le principali variabili del mercato immobiliare italiano.
Negli ultimi anni il flusso di informazioni relative ai principali mercati è stato standardizzato ed archiviato in un unico database di valori immobiliari, che ora viene implementato con nuove funzionalità e nuovi set di informazioni per un’analisi completa del mercato immobiliare.
Una risposta per tante domande
In uno scenario economico e congiunturale complesso e in continua evoluzione, l’informazione qualificata è uno strumento fondamentale per guidare le scelte e le strategie di operatori e investitori.
Real Value 20.20 è in grado di sostenere non solo il monitoraggio dei valori (prezzi e canoni) per tutti i principali settori di mercato (residenziale nuovo e usato, uffici nuovi, usati e direzionali, negozi, high street e gdo, logistico e industriale ecc..), ma anche l’andamento dei mercati immobiliari (serie storiche per tutti i capoluoghi e aree metropolitane) e una valutazione più ampia della realtà immobiliare ed economica attraverso indicatori immobiliari specifici e analisi del contesto immobiliare e socioeconomico – indispensabili per conoscere e interpretare le dinamiche di città e territori.
Copertura territoriale completa con navigazione su mappa
Real Value consente di avere una copertura informativa completa per tutto il territorio nazionale:
– 1.827 microaree omogenee per 180 città
– 8.371 macroaree distribuite in tutti gli altri comuni
Valori per tutti i principali mercati – con aggiornamento semestrale
Real Value include i valori (prezzi e canoni) per tutti i principali mercati:
– Residenziale nuovo e usato con box e posti auto
– Terziario nuovo, usato e direzionale moderno
– Negozi, High Street, GDO
– Industriale e logistica
Serie storiche con aggiornamento annuale
Real Value include le serie storiche dal 2010, disponibili per microzona per tutti i capoluoghi e aree metropolitane e tutti i mercati (tranne la GDO).
Dal 2021 saranno coperti tutti i comuni italiani (residenziale).
Indicatori immobiliari – con aggiornamento annuale
Per tutti i capoluoghi sono presenti le serie storiche (dal 2010) degli indicatori immobiliari necessari per conoscere i mercati residenziale, terziario e commerciale/retail:
– Offerta
– Scambiato
– Assorbimento
– Fatturato
Corporate transactions – con aggiornamento mensile
Sono inserite le principali transazioni immobiliari rilevate sul mercato per tutte le destinazioni d’uso degli ultimi 5 anni.
I dati, ove disponibili, sono relativi a:
– Venditore
– Acquirente
– Prezzo
– Superficie
– Numero di camere (per gli alberghi)
– Valore a camera (per gli alberghi)
– Sono caricate circa 800 posizioni
Contesto immobiliare
Per i capoluoghi e per il resto della provincia/città metropolitana sono presenti i dati di inquadramento immobiliare:
– Stock residenziale
– Stock uffici
– Stock negozi
– Incidenza area
– Sconto abitazioni soggette a procedimento d’asta (solo capoluoghi)
– Sconto uffici soggetti a procedimento d’asta (solo capoluoghi)
– Sconto negozi soggetti a procedimento d’asta (solo capoluoghi)
Contesto socioeconomico
Per tutti i comuni sono disponibili i dati sul contesto socioeconomico locale e sull’andamento dei mercati residenziale e terziario:
– Popolazione residente
– Stranieri residenti
– Famiglie e numero componenti
– Saldo migratorio, naturale e totale
– Imponibile pro-capite
– Andamento delle transazioni
– Prezzi e canoni medi
– Sconto medio sull’offerta
– Tempo medio di vendita
– Indice di attrattività residenziale e terziaria
Analisi di mercato
Sono disponibili report con le analisi di mercato per i mercati residenziale e terziario per:
– Il mercato italiano (4 pagine descrittive)
– Tutti i capoluoghi (4 pagine descrittive)
– Tutti i comuni (2 pagine infografiche)
Città internazionali
Sono disponibili i valori correnti (minimo, massimo e massima frequenza) per il mercato residenziale suddivisi per microzone di:
– Londra
– Parigi
– Berlino
– Madrid
DATABASE GEOLOCALIZZATO QGIS – Offline
Disponibile il database geolocalizzato con le microzone e i valori di Scenari Immobiliari, che offre la massima integrabilità con basi dati proprie.
Real Value 20.20
I dati di Real Value sono ora geolocalizzati e possono essere consultati tramite navigazione diretta su mappe, su tutto il territorio nazionale.
È possibile effettuare una ricerca puntuale per indirizzo (via e numero civico) oppure tramite navigazione attiva.
Una volta individuata la localizzazione si seleziona il/i mercato/i di riferimento e si accede alla scheda dei valori (prezzi e canoni aggiornati semestralmente), che include anche dati sul contesto immobiliare e socioeconomico.
EU energie rinnovabili offshore per un’Europa climaticamente neutra. Per contribuire a raggiungere l’obiettivo europeo della neutralità climatica entro il 2050, la Commissione europea ha presentato la strategia dell’UE per le energie rinnovabili offshore. La strategia propone di aumentare la capacità eolica offshore dell’Europa: dagli attuali 12 GW passare ad almeno 60 GW entro il 2030, e a 300 GW entro il 2050. La Commissione si propone di integrare questa capacità entro il 2050 con 40 GW provenienti da energia oceanica e da altre tecnologie emergenti, come l’eolico e il fotovoltaico galleggianti.
Questa crescita ambiziosa potrà contare sull’ampio potenziale dell’insieme dei bacini marittimi europei e sulla leadership mondiale delle imprese dell’UE nel settore. La crescita creerà nuove opportunità per l’industria, genererà posti di lavoro verdi in tutto il continente e rafforzerà la leadership mondiale dell’UE nel settore delle tecnologie energetiche offshore, assicurando inoltre la protezione dell’ambiente, della biodiversità e della pesca.
Nelle parole di Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo responsabile per il Green Deal europeo: “La strategia odierna evidenzia l’urgenza e l’opportunità di aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili offshore. Con i nostri vasti bacini marittimi e la nostra leadership industriale, l’Unione europea ha tutto il necessario per affrontare la sfida. Le energie rinnovabili offshore sono già un vero successo europeo: intendiamo trasformarlo in un’opportunità ancora maggiore per energia pulita, posti di lavoro di alta qualità, crescita sostenibile e competitività internazionale.“
La Commissaria per l’Energia Kadri Simson, ha dichiarato: “L’Europa è leader mondiale nel settore delle energie rinnovabili e può diventarne il motore di sviluppo a livello globale. Dobbiamo intensificare l’azione, sfruttando tutto il potenziale dell’energia eolica offshore e facendo avanzare più rapidamente altre tecnologie come quelle per l’energia del moto ondoso e delle maree e il fotovoltaico galleggiante. La strategia odierna delinea una direzione chiara e un quadro stabile – fondamentali per le autorità pubbliche, gli investitori e gli sviluppatori del settore. Dobbiamo stimolare la produzione interna dell’UE per conseguire i nostri obiettivi in materia di clima, rispondere alla crescente domanda di energia elettrica e sostenere l’economia nella ripresa post-COVID.”
Virginijus Sinkevičius, Commissario responsabile per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, ha affermato: “La strategia odierna indica come sviluppare le energie rinnovabili offshore integrandole con altre attività umane – come la pesca, l’acquacoltura o il trasporto marittimo – e in armonia con la natura. Le proposte ci consentiranno inoltre di proteggere la biodiversità e affrontare possibili conseguenze socioeconomiche per i settori che dipendono dalla buona salute degli ecosistemi marini, promuovendo così una solida coesistenza all’interno dello spazio marittimo.”
Per promuovere l’espansione della capacità energetica offshore, la Commissione incoraggerà la cooperazione transfrontaliera tra gli Stati membri riguardo pianificazione a lungo termine e diffusione. Ciò richiederà l’integrazione degli obiettivi di sviluppo delle energie rinnovabili offshore nei piani nazionali di gestione dello spazio marittimo che gli Stati costieri sono tenuti a presentare alla Commissione entro marzo 2021.
La Commissione proporrà inoltre, nell’ambito del regolamento TEN-E riveduto, un quadro per la pianificazione a lungo termine delle reti offshore coinvolgendo le autorità di regolamentazione e gli Stati membri in ciascun bacino marittimo.
La Commissione stima che da oggi al 2050 saranno necessari investimenti per quasi 800 miliardi di € per conseguire gli obiettivi proposti.
Per contribuire a generare e sbloccare gli investimenti, la Commissione:
– fornirà un quadro giuridico chiaro ed efficace. A tal fine, in un documento di lavoro dei suoi servizi che accompagna la strategia, oggi la Commissione ha anche chiarito le norme sul mercato dell’energia elettrica e valuterà se siano necessarie norme più specifiche e mirate. La Commissione si assicurerà che il riesame della disciplina in materia di aiuti di Stato per la protezione ambientale e l’energia e della direttiva sulle energie rinnovabili faciliti una diffusione delle energie rinnovabili offshore efficiente sotto il profilo dei costi.
– contribuirà a mobilitare tutti i fondi pertinenti a sostegno dello sviluppo del settore. La Commissione incoraggia gli Stati membri a utilizzare il dispositivo per la ripresa e la resilienza e a collaborare con la Banca europea per gli investimenti e altre istituzioni finanziarie per sostenere gli investimenti nell’energia offshore attraverso InvestEU. I fondi di Orizzonte Europa saranno mobilitati per sostenere ricerca e sviluppo, in particolare per le tecnologie meno mature.
– assicurerà una catena di approvvigionamento rafforzata. La strategia sottolinea la necessità di migliorare la capacità produttiva e le infrastrutture portuali e di aumentare la disponibilità di manodopera adeguatamente qualificata per far fronte a tassi di installazione più elevati. La Commissione prevede di creare una piattaforma dedicata alle energie rinnovabili offshore nell’ambito del Forum industriale per l’energia pulita, che consenta di riunire tutti i soggetti coinvolti e facilitare lo sviluppo della catena di approvvigionamento.
Il mercato mondiale delle energie rinnovabili offshore è in rapida crescita, in particolare in Asia e negli Stati Uniti, con opportunità per l’industria dell’UE ovunque nel mondo. La Commissione sosterrà l’adozione di queste tecnologie a livello mondiale attraverso la diplomazia del Green Deal, la politica commerciale e i dialoghi dell’UE con i paesi partner incentrati sull’energia.
Per analizzare e monitorare gli impatti ambientali, sociali ed economici delle energie rinnovabili offshore sull’ambiente marino e le attività economiche che ne dipendono, la Commissione consulterà regolarmente una comunità di esperti provenienti dalle autorità pubbliche, dai portatori di interessi e dalla comunità scientifica. Oggi la Commissione ha adottato anche un nuovo documento di orientamento sullo sviluppo dell’energia eolica e la legislazione dell’UE in materia di natura.
Contesto
Oggi l’eolico offshore produce energia elettrica pulita in grado di competere con le tecnologie esistenti basate sui combustibili fossili, e talvolta addirittura meno costosa. Le industrie europee stanno rapidamente sviluppando una serie di tecnologie in grado di sfruttare la potenza dei nostri mari per produrre elettricità verde.
Dall’energia eolica offshore galleggiante, alle tecnologie basate sull’energia oceanica – come gli impianti che sfruttano il moto ondoso e le maree o gli impianti fotovoltaici galleggianti, oppure l’uso di alghe per produrre biocarburanti – le imprese e i laboratori europei sono attualmente all’avanguardia.
La strategia per le energie rinnovabili offshore stabilisce il più ambizioso obiettivo di diffusione delle turbine eoliche offshore (sia a fondazione fissa che galleggiante), dove l’attività commerciale è già a buon punto. In questi settori l’Europa ha già acquisito notevole esperienza tecnologica, scientifica e industriale e può già contare su forti capacità lungo tutta la catena di approvvigionamento, dalla produzione all’installazione.
Sebbene la strategia sottolinei le opportunità in tutti i bacini marittimi dell’UE — Mare del Nord, Mar Baltico, Mar Nero, Mediterraneo e Atlantico — e per specifiche comunità costiere e insulari, i vantaggi di queste tecnologie non si limitano alle regioni costiere. La strategia mette in evidenza molte zone interne in cui la produzione e la ricerca sostengono già lo sviluppo energetico offshore.
Slow Food 20 anni dei Presìdi e 1000 prodotti sull’Arca del Gusto italiana: emblemi dell’impegno a tutela della biodiversità, i produttori che, con il loro lavoro, danno vita ai Presìdi Slow Food. Dal Piemonte alla Sicilia, dall’Emilia-Romagna al Lazio persone che ogni giorno mantengono in vita colture secolari, salvaguardando prodotti a rischio estinzione, tramandando tecniche tradizionali e tutelando paesaggi e ambiente.
Dal Cappone di Morozzo a oggi…
Torniamo per un attimo alla fine del millennio scorso, al 1998. A Morozzo, nel Cuneese, si tiene la tradizionale fiera del cappone: si celebra da un secolo, eppure sta per scomparire. Colpa di un sistema alimentare per cui i capponi sono allevati in batteria, trattati con dosi potenti di ormoni. Costano meno e rendono di più, e pazienza se non è un modo né sano né giusto di allevare.
È in quel momento, da questo paesino piemontese di duemila abitanti, che nasce il concetto di Presidio Slow Food. All’epoca già da un paio d’anni l’associazione della Chiocciola stava lavorando a un progetto sugli alimenti a rischio scomparsa: era l’Arca del Gusto, un vero e proprio catalogo nel quale la rete in tutto il mondo aveva iniziato a segnalare prodotti a rischio di estinzione.
I Presìdi nascono da questo impegno e ne diventano presto “il braccio operativo”: sono i progetti con cui Slow Food, attraverso la Fondazione per la Biodiversità Onlus, si impegna concretamente a tutelare questi saperi e questi alimenti e – per dirla con il presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus Piero Sardo – anche «lo strumento più efficace per difendere, sostenere e sviluppare la biodiversità domestica, cioè non quella delle specie selvatiche bensì di quelle selezionate da agricoltura e allevamento».
… e oltre
Oggi, a oltre vent’anni di distanza da quel giorno a Morozzo, i Presìdi Slow Food sono 593, di cui 324 in Italia, mentre i prodotti segnalati sull’Arca del Gusto sono 5.327. «Il bilancio è estremamente positivo – ha spiegato Serena Milano, segretaria generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus, nel corso del convegno 20 anni in nome della biodiversità organizzato presso Nuvola Lavazza a Torino per fare il punto sul progetto dei Presìdi -. Sono un progetto originale e innovativo che all’inizio sembrava un’utopia e che invece ha funzionato. I dati che oggi dimostrano l’impatto positivo dei Presìdi sono tantissimi: sono economici, ma anche sociali e ambientali. Uno per tutti: le emissioni generate dalle aziende agricole estensive e di piccola scala dei Presìdi sono inferiori del 30% a quelle di analoghe produzioni convenzionali».
E poi, naturalmente, ci sono gli effetti sociali e culturali: «In molti casi siamo partiti con pochissimi produttori, spesso anziani, poi si sono aggiunte nuove famiglie, molti giovani che hanno deciso di lavorare in campagna, magari dopo aver conseguito una laurea. Sono nate associazioni, consorzi di produttori orgogliosi del proprio lavoro e che hanno condiviso disciplinari di produzione». Si sono dati, in altre parole, regole ferree per assicurare un cibo buono, pulito e giusto. Ed è proprio per questa adesione ai principi dell’associazione e per il rispetto dei rigidi disciplinari di produzione, che da oggi per la prima volta i Presìdi possono costituirsi in Comunità Slow Food, come gruppo di persone che opera sul territorio con un obiettivo comune, mentre i prodotti possono fregiarsi della chiocciola rossa ed essere raccontati attraverso l’etichetta narrante, una grande operazione di trasparenza per descrivere tecniche di allevamento, coltivazione o trasformazione utilizzate da ogni singolo produttore.
A proposito del disciplinare di produzione: secondo Francesco Sottile, del comitato esecutivo di Slow Food Italia, «è il punto più vicino tra Slow Food e la ricerca scientifica, perché all’interno di quel documento sono contenuti tanti elementi frutto della conoscenza scientifica, dell’innovazione e della consapevolezza dei meccanismi che regolano il rapporto tra produzione e ambiente».
Non è insomma un vezzo, quello di tutelare i prodotti e le tradizioni che ci giungono dal passato: è il modo scelto da Slow Food per preservare la biodiversità. Per salvaguardare la vita sul nostro pianeta.
«I Presìdi sono una visione di Slow Food che ha teso a proteggere, molto prima del tempo, la biodiversità alimentare. Insieme ai sistemi naturali messi in pericolo dal prelievo dell’uomo, dall’industrializzazione, da un’idea di sviluppo miope e sbagliata erano a rischio tanti saperi e tante culture e Slow Food lo ha visto con anticipo. Dietro un Presidio c’è sempre il racconto di un territorio, storie di persone» ha ricordato nel suo intervento Sveva Sagramola, conduttrice di Geo su Rai 3, che da sempre è a fianco di Slow Food per far conoscere al grande pubblico i Presìdi.
Largo ai giovani
Al convegno hanno partecipato anche quattro giovani produttori, in rappresentanza della seconda generazione impegnata nei Presìdi: «Mi sono appassionato all’agricoltura e alla vita nei campi quando ero bambino, grazie a mia nonna paterna che fin dagli anni Sessanta ha coltivato il cardo, dando così vita all’azienda di famiglia, e che mi ha insegnato molto di quello che oggi conosco» ha raccontato Lorenzo Agatiello, 20 anni, produttore del Presidio del cardo gobbo di Nizza Monferrato.
Lorenzo, come Lucia e Nicola Ceccarelli, che vengono invece dall’Umbria dove fanno parte del Presidio Slow Food del vino santo affumicato dell’Alta Valle Tevere, non hanno alcuna intenzione di abbandonare l’azienda che hanno ereditato: «La porteremo avanti anche perché rappresenta gli sforzi della nostra famiglia – dicono – Ci piacerebbe iniziare a produrre vino con metodologie all’avanguardia e anche costruire un frantoio per l’olio».
Il friulano Manuel Gambon, del Presidio Slow Food della pitina, ha cominciato a produrre nel 2016, quando ha aperto con il fratello un laboratorio di lavorazione delle carni. Producono principalmente pitina, “polpette di carne” molto particolare che può essere consumata sia cruda, a fettine, che cotta. «A casa le abbiamo sempre fatte seguendo la ricetta di mio zio Danilo, che le produce per l’autoconsumo secondo gli insegnamenti di suo padre» ha spiegato. «Che cos’è il Presidio per me? Una garanzia di qualità e di tradizione. Sono contento che il disciplinare di produzione sia ancora più rigido inserendo l’obbligo di non utilizzare nitriti e nitrati».
Qualche dato
I numeri non sanno rendere l’importanza del progetto e neppure trasmettere l’entusiasmo e la passione dei produttori, ma possono restituire una fotografia di quanto accaduto in vent’anni. In Italia nel 2000 i Presìdi erano 90; oggi sono 324. I produttori coinvolti erano 500, oggi sono cinque volte di più, circa 2500.
Diamo uno sguardo a qualche caso specifico: quello della razza bovina piemontese, ad esempio, dove da sette gli allevatori sono diventati 62; il pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto (Br), ha vissuto una ripresa che ha consentito di passare da una produzione di 250 a 1500 quintali. A Ustica viene invece coltivata una lenticchia dagli eccezionali valori nutrizionali: in due decenni la produzione è aumentata da 2600 a 9000 kg, e insieme anche il prezzo, da 3 a 12 € al kg, consentendo alle persone che abitano l’isola di occuparsi di agricoltura.
Sono progetti nati nei campi, negli allevamenti, sulle barche di chi la mattina presto esce a pescare, in tutta Italia. E sono diventati, in pochi anni, un esempio: casi da studiare per le università e soggetti in grado di interloquire con le istituzioni.
A quota mille
Il 2020 è anche l’anno in cui in Italia si raggiunge quota 1000 sull’Arca del Gusto: il millesimo prodotto italiano è il peperoncino tri pizzi della Calabria, indispensabile per fare l’autentica ‘nduja di Spilinga.
Detto anche minni di vacca (cioè mammelle di vacca) per via delle tre protuberanze all’estremità inferiore, è un ecotipo selezionato nel tempo da generazioni di contadini dell’area del Monte Poro. Il valore del tri pizzi è elevato, perché la produzione non è abbondante e non è sufficiente per tutta l’nduja prodotta localmente. Molti produttori preferiscono dunque usare peperoncini coltivati fuori regione o addirittura provenienti dall’estero, in particolare dall’Asia, spesso rischiosi a causa dei prodotti chimici impiegati nella loro coltivazione ma il cui prezzo può essere inferiore anche di cinque volte.
La due giorni dedicata ai 20 anni dei Presìdi fa parte del ricco palinsesto di eventi organizzati dalla rete in 160 Paesi per la tredicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto, la manifestazione dedicata al cibo buono, pulito e giusto e alle politiche alimentari organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino.
È inoltre l’iniziativa con cui Slow Food ha partecipato alla Green Week europea (dal 19 al 22 ottobre), un momento in cui tutti i paesi dell’Unione celebrano la biodiversità, confrontandosi sulle strategie da attuare nei prossimi anni per salvare il pianeta.
Riqualificazione energetica Forum Retail. Focus Retail & Food Energy. Lo scenario della riqualificazione del patrimonio edilizio appare oggi una leva davvero credibile per il rilancio del Paese, soprattutto a seguito della pandemia, dove la sostenibilità rappresenta la forma per creare nuove opportunità di sviluppo.
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