Eco-compattatori PET. Sono già 19 gli eco-compattatori inaugurati nella rete di negozi di Etruria Retail, che hanno già raccolto oltre 550 mila bottiglie di plastica PET.
Circa 10 tonnellate di bottiglie Pet raccolte per riprodurre bottiglie, con più di 30.000 passaggi da parte dei clienti.
Sono questi i numeri del progetto “bottle to bottle” per la raccolta e il riciclo delle bottiglie ad uso alimentare in PET (polietilene tereftalato), realizzato da Etruria Retail in collaborazione con il consorzio Coripet.
L’azienda leader della grande distribuzione organizzata nell’Italia centrale, dove è presente con 321 punti vendita a marchio Carrefour e La Bottega Sapori e Valori, ha iniziato, nel maggio del 2022 l’installazione di eco-compattatori intelligenti Coripet ed oggi sono 19 i negozi che hanno deciso di offrire ai propri clienti questo servizio.
Numeri e geografia degli eco-compattatori
Il primo eco-compattatore della rete di Etruria Retail è stato installato a Grosseto, lo scorso maggio, mentre l’ultimo ad Abbadia San Salvatore, sul Monte Amiata, a fine gennaio.
Nel frattempo sono state inaugurate macchine in molte altre località: Monteroni d’Arbia, Orbetello, Montemurlo, Ponsacco, Pitigliano, Subbiano, Sansepolcro, Loro Ciuffenna, Forcoli, Calcinaia e Manciano.
A Grosseto e Siena sono stati installati tre eco compattatori in altrettanti negozi delle città capoluogo.
La diffusione sempre più capillare si riflette nei numeri del conferimento: il totale delle bottiglie consegnate è di 552.009, con un numero di passaggi pari a 30.556.
Calcolando che ogni bottiglia pesa, in media, 16 grammi, le tonnellate di plastica recuperata si aggirano poco al di sotto della 10 tonnellate.
L’impegno di Coripet
Coripet ha raggiunto nel 2022, con oltre il 51%, la maggioranza delle quote dell’immesso a consumo sul mercato delle bottiglie in PET da parte dei propri soci. In particolare, durante il secondo trimestre 2022 si è registrato un totale di immesso al consumo pari a 120.300 tonnellate, raggiungendo la quota di mercato del 51,4%.
Come funziona bottle to bottle
L’ eco-compattatore intelligente Coripet, macchina sposata da molti negozi di Etruria Retail, è un vantaggio per l’ambiente perché con il bottle to bottle, si dà vita più e più volte al Pet già prodotto riducendo così la produzione di nuova plastica. E’ un vantaggio anche per i clienti, visto che il conferimento delle bottiglie consentirà di accumulare punti e sconti.
Ogni bottiglia, deve aver contenuto liquidi alimentari, vale un punto e 200 punti raccolti danno il diritto a 2 euro di sconto su una spesa minima di 25 euro.
La raccolta punti avviene scaricando l’app gratuita di Coripet o ritirando la Card Coripet nel punto vendita.
Il percorso “bottle to bottle” si sviluppa così: le bottiglie conferite nell’ eco-compattatore in prossimità del negozio, vengono ritirate da Coripet e portate ad un riciclatore dove vengono lavate e sminuzzate in piccoli pezzi.
Il PET così riciclato verrà utilizzato per produrre nuove bottiglie. I tappi sono separati nel corso del lavaggio finale ed anche essi avviati a riciclo.
“Siamo orgogliosi e felici dei numeri – afferma Maurizio Nicolello, direttore commerciale di Etruria Retail – ottenuti in questi primi mesi dal progetto che stiamo portando avanti con Coripet. Etruria da sempre è attenta ai bisogni dei propri clienti e del territorio. Il nostro obiettivo è quello di proporre ai nostri clienti e non solo, la possibilità di riciclare in piena libertà ed autonomia i contenitori di pet che talvolta vengono dimenticati o riciclati in modo errato. Lo spirito con il quale abbiamo deciso di sostenere questo progetto è quello di migliorare l’ambiente con l’aiuto fattivo di tanti clienti. I nostri punti vendita sono inseriti in un territorio dove vivono e coesistono quotidianamente insieme ad una comunità e, nel nostro piccolo, vogliamo dare il nostro contributo. Per noi è un dovere, oltre che un valore profondo, offrire un contributo per l’ambiente, rispondendo così a un sentimento sempre più diffuso, anche nelle nuove generazioni”.
“Come si vede dai numeri la collaborazione con Etruria Retail sta dando ottimi risultati – afferma Monica Pasquarelli, responsabile ecocompattatori CORIPET – e i volumi di materiale recuperato e di conseguenza poi riutilizzato cominciano a farsi molto interessanti. Fa piacere riscontrare un interesse dei clienti, perché in questo modo ne trae vantaggio l’ambiente ma anche il carrello della spesa. Più bottiglie si conferiscono e più si risparmia sulla spesa. Insomma – prosegue Pasquarelli – un vantaggio per l’ambiente e la collettività ma anche per il singolo, che vede premiato il proprio gesto green”.
BFWE 2023 BolognaFiere Water&Energy, a Roma il primo Forum Fuels Mobility. Il 10 e 11 maggio BFWE porterà nella capitale, presso l’ex Gazometro Eni, l’intero settore per un confronto sulle nuove tecnologie a disposizione e sulle possibili integrazioni di tutti i vettori energetici, alla luce dei nuovi obiettivi ambientali europei
“Trasporti e mobilità al centro della transizione energetica”
Il mondo della mobilità e dei trasporti si prepara a una due giorni intensa di convegni e tavole rotonde, in cui esponenti politici di rilievo, esperti, imprese e associazioni del settore, organizzazioni pubbliche e private, si confronteranno sulle sfide ed opportunità legate alla transizione energetica e alla decarbonizzazione del settore.
Il 10 e 11 maggio 2023 si svolgerà infatti, presso il contesto architettonico del Gazometro Ostiense ENI a Roma (Via del Commercio, 9/11), il primo Forum Fuels Mobility, l’evento convegnistico biennale all’insegna dell’innovazione tecnologica che, a partire da quest’anno, si alternerà alla manifestazione fieristica prevista nel 2024 a Bologna.
Il Forum è promosso da BFWE – BolognaFiere Water&Energy, joint venture fondata da BolognaFiere, uno dei principali player italiani del mercato fieristico, e Mirumir, società che, da oltre venti anni, promuove e organizza iniziative espositive e convegnistiche sui temi dell’energia e dell’innovazione tecnologica.
L’evento è realizzato in collaborazione con Assogasliquidi-Federchimica, Assopetroli-Assoenergia e Unem.
Saranno due giorni dedicati alla trasformazione della mobilità e della rete di distribuzione carburanti, in cui l’intero settore si confronterà sulle nuove tecnologie a disposizione e sulle possibili integrazioni di tutti i vettori energetici. Verranno esaminate le normative di riferimento, il contesto geopolitico, le opportunità e le strategie di crescita economica, di tutela ambientale e sociale del settore.
“La mobilità e i trasporti sono fondamentali nel processo di transizione energetica. Il nuovo regolamento Ue vieterà dal 2035 la vendita di auto e furgoni con motori benzina e diesel, con l’obiettivo intermedio di ridurre del 55% le emissioni per le auto e del 50% per i furgoni entro il 2030 fino a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il settore deve gestire questa transizione al meglio, senza pregiudizi, e anzi trasformarla in nuove opportunità tecnologiche, economiche, sociali e lavorative”, commenta Paolo Angelini, Amministratore Delegato BFWE, sottolineando che “ricerca, innovazione, sostenibilità sono le parole chiave del Forum Fuels Mobility”.
Va in questa ottica la scelta della location dell’evento, l’ex Gazometro di Roma, dove Eni sta procedendo al progressivo recupero delle aree industriali e alle opere di bonifica per creare un vero e proprio “Distretto dell’Innovazione” con aree dedicate allo sviluppo e alla sperimentazione per l’innovazione nel campo delle nuove energie, anche con la partecipazione di altre imprese, start up, università e centri di ricerca.
Nella prima giornata sono previsti interventi istituzionali di primo piano sui nuovi scenari energetici e ambientali nell’attuale contesto geopolitico. Sono stati invitati il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e il Commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni. Seguiranno tavole rotonde, con aziende e associazioni del settore carburanti, elettrico e idrogeno, sulla sfida della decarbonizzazione dei trasporti e su come la logistica si adatta e risponde a tale sfida. Per l’apertura del secondo giorno è stato invitato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Molti i temi trattati da associazioni e aziende durante le tavole rotonde a seguire: si parlerà di “Fuels rinnovabili”, trasporto pubblico e commerciale, tecnologie per la mobilità sostenibile, logistica, costi di approvvigionamento per le aziende e di rifornimento per i consumatori. La due giorni si chiuderà con una tavola rotonda sulla tema della ristrutturazione della rete carburanti, alla quale è stato invitato Massimo Bitonci, Sottosegretario del Ministero dell’Imprese del Made in Italy e coordinatore dell’apposito tavolo interministeriale.
BFWE e le manifestazioni in programma a ottobre
BFWE costituita nel 2021, intende sviluppare un progetto imprenditoriale che contribuisca alla conoscenza e alla condivisione delle tematiche connesse al valore economico e sociale dell’acqua, dell’energia e delle nuove applicazioni tecnologiche. BFWE gestirà, dal 11 al 13 ottobre 2023, sette manifestazioni dedicate alla transizione ecologica che si svolgeranno in contemporanea nel quartiere fieristico di Bologna.
– ACCADUEO – manifestazione biennale internazionale dedicata alla filiera del settore idrico (www.accadueo.com);
– CH4 – evento nazionale dedicato allo sviluppo della filiera di metano e biometano (www.ch4expo.it);
– ConferenzaGNL – evento internazionale dedicato alla filiera del GNL (www.conferenzagnl.com);
– Dronitaly – fiera italiana di riferimento per il settore dei droni per uso professionale (www.dronitaly.it);
– Fuels Mobility – evento nazionale dedicato alla trasformazione della mobilità e all’evoluzione della rete di distribuzione (www.fuelsmobility.com);
– HESE – Hydrogen Energy Summit&Expo – manifestazione nazionale dedicata allo sviluppo della filiera dell’idrogeno (www.hese.it);
– Forum della Geotermia – alle manifestazioni già consolidate da quest’anno si aggiunge l’evento convegnistico dedicato alla geotermia, risorsa rinnovabile fondamentale per accelerare il processo di transizione energetica.
– BYinnovation è Media Partner di BFWE
IT’S ALL RETAIL 2023. BRAINZ organizza la nuova edizione della mostra convegno IT’S ALL RETAIL con la partecipazione di 130 Relatori provenienti dal mondo Retail, GDO e Fashion.
Il mondo del Retail sta vivendo una profonda trasformazione e gli investimenti nella tecnologia e nell’innovazione influenzeranno sempre più questi cambiamenti che già oggi il settore sta cercando di affrontare.
IT’S ALL RETAIL rappresenta un’opportunità esclusiva per agevolare l’incontro e il confronto tra Retail, GDO e Fashion con esperti di Soluzioni, Sistemi e Tecnologie.
Che cosa serve a Retail, GDO e Fashion per realizzare l’innovazione?
– Quali sono gli effetti del cambiamento che sta rivoluzionando il mondo del Retail?
– Quali sono i nuovi modelli di business ?
– Quali sono i trend che stanno influenzando l’esperienza dello shopping?
– Quali asset tecnologici sono necessari per innovare?
I partecipanti di IT’S ALL RETAIL sono impegnati professionalmente nei settori GDO – RETAIL – FASHION & LUXURY – ECOMMERCE – CONSUMER GOODS nei ruoli:
TOP MANAGEMENT
Amministratore Delegato – Direttore Generale – Retail Director – Responsabile Strategie – Direttore Vendite – HR Director
MARKETING & CRM
CRM Director – Marketing Director – Loyalty Manager – Ecommerce Director – Chief Digital Officer – Chief Data Officer
IT & TECHNOLOGY
Chief Information Officer – Chief Technology Officer – IT Manager – Chief Security Information Officer
POS & PAYMENT
CFO, Finance Director, Direttore Amministrazione e Finanza, Pos & Payment Director, Treasury Director
LOGISTICA e MAGAZZINO
Supply Chain Director, Logistics Director – Responsabile Logistica – Responsabile Magazzino
UFFICIO TECNICO
Energy Manager – Facility Manager – Technical Director – Layout & Store Design – Visual Merchandising – Security Manager – Real Estate Director – Construction Manager
21 Marzo 2023 – Mi.Co. Milano Congressi
– BYinnovation è Media Partner di IT’S ALL RETAIL
Nuova vita gomma zerbini. Grazie al marketplace Cyrkl l’azienda multinazionale Lindstrom è riuscita a trovare una soluzione alternativa ai suoi zerbini, dando una seconda vita a questo scarto.
Il flusso degli zerbini Lindstrom
Se da una parte il riciclo della gomma si presenta come un processo già complesso di per sé, nel momento in cui al materiale da riciclare vengono aggiunte altre sostanze il riciclo si complica ulteriormente.
Facciamo un esempio concreto. L’azienda Lindstrom produce una vastissima gamma di indumenti protettivi per gli addetti del processo produttivo. Tra questi realizzano anche zerbini in grandi quantità, che ritirano ai propri clienti una volta che questi giungono al fine vita. Il flusso di questo genere di rifiuti è molto consistente siccome include gli zerbini venduti e ritirati, quelli utilizzati internamente dall’azienda e il materiale di scarto che si forma durante la produzione.
A causa della loro composizione formata prevalentemente da gomma e una fibra sintetica, il nitrile, il trattamento del rifiuto non è dei più semplici rendendo la discarica una soluzione più frequente; questo perchè la separazione tra questi due elementi rende il loro riciclo molto complesso. Di conseguenza, Lindstrom ha deciso di affidarsi a Cyrkl per trovare una soluzione alternativa più sostenibile dal punto di vista ambientale. Si tratta di un marketplace B2B dove le aziende possono caricare online i propri materiali di scarto per trovare controparti interessate a riciclare o riutilizzare i materiali risultando in soluzioni più efficienti dal punto di vista economico ed ambientale.
Tutto ritorna in circolo
Una volta caricato l’annuncio online, gli esperti di Cyrkl sono stati messi a dura prova per trovare alternative sostenibili a questo materiale complesso. Ma grazie alla rete del marketplace di oltre 17.000 aziende, è stato trovato un riciclatore in grado di estrarre le fibre sintetiche di nitrile, producendo così un granulato di gomma che è caratterizzato da un prezzo positivo. Su Cyrkl infatti questi granulati sono valutati per circa 150 euro a tonnellata.
Una volta separati, questi due materiali hanno preso strade diverse
Nel primo caso, il granulato di gomma è stato processato internamente dal riciclatore per la formazione di mattonelle in gomma ed è stato inoltre rivenduto come rigranulato. Ma non è l’unico utilizzo di questo materiale riciclato, infatti i granuli in gomma possono rientrare in circolo anche tramite altre produzioni come ad esempio quella della segnaletica stradale realizzando dossi o paletti segnaletici. Le piastrelle e i granuli di gomma sono stati entrambi caricati su Cyrkl, in modo tale da poter trovare nuovi potenziali utilizzi per questi materiali. Per quanto riguarda il nitrile invece, è possibile impiegare le fibre estratte, ad esempio, per la produzione di guanti in nitrile, che risultano molto resistenti e preferibili per chi presenta allergie al lattice.
Questo esempio di simbiosi industriale ha consentito all’azienda produttrice di ridurre il suo impatto ambientale rimettendo in circolo dei materiali che non avrebbero trovato una seconda vita. Ed è proprio grazie ad aziende come questa che si impegnano da un punto di vista ambientale che potremmo riuscire a ridurre le emissioni di gas serra e limitare il nostro impatto su questo pianeta.
Cyrkl è un’azienda tecnologica internazionale la cui missione principale è di applicare i principi dell’economia circolare alla gestione dei rifiuti attraverso tecnologie innovative, analisi dei dati e apprendimento automatico. Aiuta migliaia di aziende a ricavare risorse dai rifiuti, grazie alla più grande piattaforma digitale sugli scarti in Europa. Grazie a Cyrkl le aziende risparmiano centinaia di migliaia di tonnellate di emissioni di CO2 che verrebbero rilasciate nell’atmosfera. Come parte delle sue attività di consulenza, il suo team di esperti di rifiuti si occupa inoltre delle Scansioni Circolari sui Rifiuti offrendo risparmi finanziari alle aziende in termini di gestione dei rifiuti. Le consulenze contengono analisi di mercato e assistenza nell’implementazione delle nuove tecnologie di riciclaggio. Il portafoglio clienti include anche grandi aziende come LIDL e Škoda Auto.
IFPSM-ADACI World Summit. 44 Associazioni di procurement riunite. Il 22 e 23 settembre 2023 si terrà a Firenze IFPSM World Summit, il Congresso Mondialie della International Federation of Procurement and Supply Management, alla quale aderiscono 44 associazioni di procurement in tutto il mondo.
Il pomeriggio del venerdì 22 è dedicato ai saluti istituzionali e agli interventi di alcuni illustri esponenti del procurement, della politica, dell’economia e dell’imprenditoria italiana e internazionale.
Il giorno successivo (sabato 23 settembre) presenta un programma molto articolato che prevede sessioni parallele su alcuni tra i temi più rilevanti del procurement internazionale, tra i quali segnaliamo il reengineering della supply chain, risk management, sostenibilità, automazione e intelligenza artificiale nel procurement, blockchain, logistica, modelli operativi, specificità del procurement in alcuni settori di attività etc.
La conferenza rappresenta una magnifica e quasi irripetibile occasione di formazione, i buyer, i category manager e i team leader avranno la possibilità sia di seguire le relazioni di specialisti internazionali sia di incontrare colleghi provenienti da tutto il mondo. L’ascolto di best practice crea un flusso formativo aggiornato che consentirà ai professionisti del procurement e della supply chain di acquisire informazioni e notizie esclusive.
Gli acquisti come promotore di innovazione e valore aggiunto e contrasto all’inflazione, carenza di materiali e instabilità geopolitica.
Oltre 20 relatori italiani e stranieri, provenienti da continenti diversi in rappresentanza di varie realtà economiche e industriali, parleranno dei temi portanti del procurement e supply management, evidenziando come innovazione, integrazione, connettività, sostenibilità e resilienza caratterizzeranno il futuro dell’impresa di successo.
Il World Summit è:
– informazione, valore aggiunto, network, community,
– opportunità, cultura, conoscenza, e formazione.
Partecipare è una tappa importante nel percorso di crescita professionale di compratori e CPO, un riferimento culturale unico per ogni operatore economico.
GLI ORGANIZZATORI
L’IFPSM, nata a Londra nel 1974, raggruppa 44 associazioni nazionali di categoria, in rappresentanza di circa 250.000 compratori che gestiscono un portafoglio acquisti globale di 3,4 triliardi di dollari.
Essa supporta lo sviluppo delle funzioni di procurement e supply management, al fine di renderle più competitive, efficienti, innovative e sostenibili a livello globale.
È un network internazionale unico ed esclusivo che analizza e ottimizza ogni tematica sia strategica che operativa del settore e fornisce opportunità per la promozione e qualifica della professione.
ADACI, nata nel 1968, è uno dei soci fondatori dell’IFPSM e rappresenta il punto di riferimento nazionale in tema di acquisti e gestione integrata delle forniture.
La sua mission è supportare la crescita culturale e professionale attraverso convegni, workshop, tavole rotonde, networking, studi e ricerche, pubblicazioni e corsi di formazione finalizzati all’attestazione di qualificazione professionale e al posizionamento ottimale del procurement nel panorama aziendale italiano.
ADACI Formanagement è la società di ADACI che promuove formazione e consulenza nell’area acquisti e logistica.
L’evento si aprirà presso il Centro Conferenze di Firenze Fiera, il venerdì 22 settembre alle ore 14.00 e si svolgerà nei palazzi rinascimentali fiorentini per vivere un’esperienza irripetibile, in sedi storiche che valorizzeranno contenuti di indiscusso valore professionale.
Energia in Deco Industrie. SMARTEFFICIENCY per POWER QUALITY a Bagnacavallo. In questo stabilimento si producono oltre 53 milioni di flaconi l’anno.
I prodotti sono detergenti per piatti a mano (anche in busta ecoricarica), candeggine, WC disgorganti, detergenti grandi superfici, detergenti per piccole superfici, additivi bucato lavatrice (anche in busta ecoricarica), delicati e bucato a mano, ammorbidenti (anche in busta ecoricarica).
Gli impianti di produzione comprendono miscelazione automatizzata detersivi liquidi, 13 soffiatrici PE e 6 PET e 1 macchinario per il riciclaggio della plastica, 6 linee di confezionamento nei diversi formati completate da pallettizzatori automatici.
Circolarità salva miliardi. Energy&Strategy – School of Management Politecnico di Milano ha presentato il Circular Economy Report 2022, terza edizione.
Oltre 14,4 miliardi di euro: sono i risparmi già ottenuti in Italia, a fine 2021, grazie all’adozione efficace di pratiche manageriali di economia circolare, che hanno permesso di utilizzare meno risorse e di estendere il ciclo di vita utile dei prodotti nei sette macrosettori oggetto d’indagine.
Una bella cifra che tuttavia rappresenta solo il 14% circa di quanto si potrebbe risparmiare entro il 2030 se la circular economy venisse applicata nella sua totalità: più di 103 miliardi di euro all’anno, cui vanno aggiunte, in ottica di impatto ambientale, quasi 1,9 MtCO2 di emissioni in meno (il 45% dalle costruzioni, il 21% dal food&beverage, il 20% dall’automotive).
A dirlo è il Circular Economy Report 2022 dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, giunto alla sua terza edizione e presentato oggi in una mattinata di dibattito che ha coinvolto come sempre le aziende partner.
Ma il bicchiere va visto mezzo pieno: per la prima volta ha superato la metà (57%, era il 44% nel 2021) la quota di imprese intervistate dall’Osservatorio che ha adottato almeno una pratica di economia circolare, tra cui praticamente tutto il comparto tessile e del food&beverage (80% o più), mentre è scesa al 27% la soglia degli irriducibili, che non ne vogliono nemmeno sentire parlare. Inoltre, è salita al 61% la percentuale di aziende che ha investito significativamente, rispetto alla propria taglia, in questo nuovo paradigma e che in più di metà dei casi stima tempi di rientro inferiori o pari a 2 anni: una scommessa che oggi vede a fianco degli imprenditori anche il sistema bancario-finanziario, il cui interesse verso l’economia circolare è cresciuto nell’ultimo anno al punto da mettere a disposizione oltre 30 miliardi di euro di finanziamenti per supportare la transizione.
“Sono tante le sfide ancora da affrontare con una più decisa volontà di azione, da quelle normative a quelle industriali, soprattutto legate alla riconversione dei business lineari – commenta Davide Chiaroni, responsabile della ricerca e vicedirettore dell’E&S –, eppure pare lecito chiudere questo 2022 con un po’ di ottimismo. Rispetto ai temi energetici, che nell’ultimo anno hanno subìto shock e ribaltamenti quasi quotidiani, questo Osservatorio vuole avere uno sguardo ‘di lungo termine’ e cogliere tutti i segnali della transizione verso un sistema economico più responsabile nella produzione e nel consumo. Non bisogna lasciarsi distrarre dai temi ‘caldi’ né sottovalutare la portata, e il tempo necessario, per questa trasformazione. L’economia circolare infatti è altra cosa rispetto allo sviluppo sostenibile, né si può circoscrivere alle pratiche di riciclo dei materiali e di gestione dei rifiuti (dove peraltro l’Italia spicca a livello europeo), anche se così potrebbe sembrare guardando gli stanziamenti del PNRR: al contrario, è un approccio in cui si minimizzano le risorse usate, ma senza diminuire la crescita economica e sociale, il progresso tecnico e l’innovazione. È una prospettiva complessa che richiede un ripensamento dell’intero ecosistema di filiera”.
La survey: diventare circolari crea valore?
Quanto è diffusa in Italia l’economia circolare?
Sono state intervistate oltre 200 aziende di sette macrosettori fondamentali per l’economia italiana – automotive, costruzioni, elettronica di consumo, food&beverage, impiantistica industriale, mobili e arredamenti, tessile – e si è calcolato che a fine 2021 i risparmi conseguiti da chi aveva implementato pratiche manageriali di economia circolare ammontavano a 14,4 miliardi di euro: sul podio, food&beverage e impiantistica industriale, rispettivamente con 5,4 e 1,2 miliardi di euro, mentre all’estremo opposto troviamo elettronica di consumo, tessile e automotive. In tutti i casi però, anche i più virtuosi, si tratta di un percorso di transizione appena intrapreso.
Il contributo maggiore al risparmio, a livello complessivo, deriva dalle pratiche di Recycle, con circa 3,5 miliardi di euro annui, seguite da quelle di Remanufacturing/Reuse e Take Back Systems (rispettivamente 2,3 e 2,2 miliardi). Di contro, le pratiche che al momento incidono meno, perché meno applicate, sono quelle di Design for Upgradability e Repurpose (0,7 e 0,6 miliardi). Il focus delle imprese infatti è ancora legato al riciclo dei prodotti/componenti e alle fasi di progettazione, per ridurre l’impatto ambientale e allo stesso tempo fornire opportunità di recupero e riutilizzo di prodotti e materiali all’interno dei propri sistemi produttivi: aspetti fondamentali ma certamente non esaustivi del valore della circolarità.
Tra i principali benefici di processo indicati dalle aziende che hanno applicato pratiche di economia circolare ci sono la riduzione dei rifiuti derivati dalla produzione e quella dell’impatto ambientale generato, oltre all’uso efficace di materiali riutilizzati o riciclati. Quanto ai benefici a livello aziendale, in testa troviamo lo sviluppo del brand aziendale e dell’immagine «green», la creazione di progetti e prodotti innovativi e le partnership con soggetti terzi per programmi di logistica inversa. Tra i benefici economici, il più apprezzato è la valorizzazione economica degli scarti produttivi, seguita dalla crescita aziendale, dallo sviluppo di progetti e prodotti innovativi e dalla riduzione dei costi di produzione e dell’approvvigionamento dei materiali.
Il 57% delle aziende intervistate ha affermato di aver adottato almeno una pratica di economia circolare, in crescita rispetto al 44% dello scorso anno, e di conseguenza sono calati gli “scettici”, ossia coloro che non le hanno adottate e non intendono farlo, scesi dal 34% al 27%.
Il settore tessile è quello con la percentuale più alta (82%) di aziende che hanno implementato almeno una pratica manageriale di economia circolare, seguito dal food&beverage (80%), mobili e arredamento (62%) e impiantistica industriale (59%), mentre l’elettronica di consumo si ferma poco sopra il 15%.
Il 61% delle aziende che hanno investito nell’economia circolare hanno stanziato fino 50.000 euro (per alcune una grossa cifra, se raffrontata alla loro dimensione), un quarto si è spinto tra i 50.000 e i 150.000 euro, il 4% ha superato i 500.000 euro. Tuttavia, appena il 10% ha beneficiato di incentivi o agevolazioni fiscali, a testimonianza di un’attenzione ancora scarsa sul fronte normativo e fiscale. Il tempo di ritorno degli investimenti è inferiore ai due anni in oltre il 50% dei casi, in circa il 30% addirittura inferiore all’anno (in genere si tratta di pratiche di Design out Waste e Recycle), ma per un altro 30% occorrono invece più di 3 anni.
Chi sceglie di adottare il paradigma dell’economia circolare lo fa per esigenze di sviluppo del business (52%) e per la richiesta del CdA (25%), dimostrando ancora una volta come la consapevolezza del top management rappresenti un driver fondamentale per la trasformazione. Tuttavia, ci si ferma al riciclo dei prodotti/componenti e alle fasi di progettazione, per ridurre l’impatto ambientale e fornire opportunità di riuso di prodotti e materiali all’interno dei propri sistemi produttivi. Solamente il 18% del campione intervistato, meno ancora del già esiguo 23% dello scorso anno, dichiara poi di partecipare a un ecosistema di simbiosi industriale, in cui stabilimenti anche di filiere differenti interagiscono per massimizzare il riutilizzo di risorse normalmente considerate rifiuti; è però altrettanto vero che in genere le imprese che adottano l’economia circolare lo fanno per l’intera gamma di prodotti (35%) o per un buon numero di essi (28%).
Ciò che invece dissuade le aziende dall’affrontare la transizione è essenzialmente l’incertezza governativa, che non agevola nella valutazione di decisioni strategiche, insieme ai costi e ai tempi di ritorno degli investimenti. Dal punto di vista normativo qualcosa sta cambiando, ma si è ancora ben lontani dall’affrontare il tema in maniera complessiva e integrata, continuando a concentrare l’attenzione sul riciclo e la gestione dei rifiuti. A giugno 2022 il Ministero della Transizione Ecologica ha definito un nuovo ordine di programmi e strumenti coerenti con la Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, basato su tre pilastri: il Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti e il PNRR, dove per l’economia circolare sono stati stanziati 2,1 miliardi di euro, il 40% dei quali destinati all’agricoltura sostenibile.
Il ruolo della finanza sostenibile: oltre 30 miliardi di euro per supportare la transizione
Tra gli attori finanziari interessati alle tematiche ESG, la cosiddetta finanza sostenibile, si assiste a un aumento degli strumenti di debito e di capitale legati all’economia circolare, anche con la creazione di nuovi prodotti dedicati che risultano determinanti per supportare la transizione. Nei criteri utilizzati per la valutazione ESG vi sono infatti voci legate all’economia circolare che favoriscono il raggiungimento degli obiettivi in tutti e tre i pilasti della sostenibilità. All’intero del Rapporto sono analizzati, a titolo puramente esemplificativo, alcuni di questi prodotti.
Complessivamente emerge come vi siano oltre 30 miliardi di euro disponibili tra fondi di private equity, venture capital e private debt (circa 1 miliardo di euro), fondi di public equity (oltre 2 miliardi), strumenti di debito (circa 14 miliardi), finanziamenti di progetti con fondi della Banca Europea per gli Investimenti-BEI (12,7 miliardi).
Alcuni operatori e associazioni, a livello europeo e italiano, hanno stabilito propri criteri o linee guida che li indirizzino nel valutare se un’impresa o un progetto contribuiscono o meno all’economia circolare: si attende la definizione dei Technical Screening Criteria che potrebbero costituire un metodo condiviso per la valutazione degli investimenti sostenibili, e quindi anche circolari, in tutta l’Unione Europea.
RAEE nella filiera retail. Il documento dell’accordo tra Centro di Coordinamento RAEE, associazioni nazionali del mondo retail, dei produttori di AEE, delle aziende di raccolta rifiuti disciplina le condizioni di raccolta e gestione presso i luoghi di raggruppamento della distribuzione per il triennio 2022-2024.
È stato sottoscritto tra il Centro di Coordinamento RAEE, le associazioni di categoria maggiormente rappresentative a livello nazionale della distribuzione, i produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) e le aziende di raccolta dei rifiuti, il nuovo Accordo di Programma che disciplina le condizioni di servizio dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) di origine domestica presso i luoghi di raggruppamento della distribuzione su tutto il territorio nazionale.
Il documento elaborato dalle parti è previsto dall’articolo 16 del Decreto legislativo 49/2014, in attuazione della Direttiva 2012/19/CE e ha validità per tutto il triennio 2022-2024.
La normativa sui RAEE prevede l’obbligo per la distribuzione del ritiro gratuito del RAEE al momento della fornitura di una nuova AEE – sia tramite la rete fisica sia con la vendita on-line – in ragione del servizio “uno contro uno” (D.M 65/2010) e il ritiro senza obbligo di acquisto in regime del servizio “uno contro zero” (DM 121/2016) per le piccole apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Il nuovo Accordo di Programma definisce le modalità e i tempi di ritiro dei RAEE da quelli che vengono denominati luoghi di raggruppamento della distribuzione, l’organizzazione della raccolta in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale e la premialità.
Sono riconosciuti i premi di efficienza erogati dai produttori di AEE attraverso i sistemi collettivi ai luoghi di raggruppamento della distribuzione al verificarsi di condizioni di buona operatività.
I contributi economici consistono in un importo definito per i cinque raggruppamenti per ogni tonnellata di RAEE correttamente raccolta.
Nel testo, i livelli delle premialità economiche riconosciute ai luoghi di raggruppamento della distribuzione sono stati rivisti al rialzo a partire dal primo trimestre del 2023.
Per la prima volta viene introdotto un meccanismo di incentivazione ulteriore che premia in forma incrementale quei luoghi di raggruppamento che accrescono da un anno all’altro i quantitativi conferiti ai Sistemi Collettivi.
Una importante novità introdotta nel documento è la costituzione da parte dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche attraverso i Sistemi Collettivi di un fondo di 300mila euro per il triennio 2022-24, da assegnare alle associazioni di categoria che si impegnano a promuovere la creazione di nuovi luoghi di raggruppamento della distribuzione presso i loro associati.
Ulteriore novità introdotta nel documento è la costituzione da parte dei produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche attraverso i Sistemi Collettivi di un fondo di 300mila euro per il triennio 2022-24, da assegnare tramite bandi specifici ai distributori che svilupperanno progetti sperimentali per effettuare azioni di incremento della raccolta.
“La distribuzione in questi anni ha costantemente accresciuto il suo ruolo ai fini della cor-retta gestione ambientale delle apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita” commenta Alberto Canni Ferrari, presidente del Centro di Coordinamento RAEE. “Il sistema non può però considerarsi pienamente funzionante, il coinvolgimento diretto e atti-vo degli operatori retail, fisici e virtuali, nella raccolta dei RAEE ha ancora ampi margini di crescita. Siamo certi che le premialità e i meccanismi ad essi correlati, previsti dal nuovo Accordo di programma favoriranno la crescita della rete complessiva di luoghi di raggrup-pamento della distribuzione iscritti al CdC RAEE in tutto il Paese e conseguentemente so-sterranno il miglioramento continuo della raccolta complessiva all’interno del circuito del CdC RAEE. Al tempo stesso favoriranno la riduzione del fenomeno della dispersione dei rifiuti tecnologici”.
Carlo Samori, rappresentante unico Industria, ha dichiarato per i Produttori di AEE: “L’accordo di programma è stato sottoscritto con grande soddisfazione perché prevede, oltre all’incremento dei premi d’efficienza per tutti, un miglioramento significativo dell’efficienza, della capillarità e della comunicazione con l’obiettivo comune di incrementa-re la raccolta RAEE. Per la prima volta sono previsti target specifici sui singoli LDR per i quali si accederà a premi efficienza più elevati. È stato inoltre istituito un fondo specifico con contributo unitario raddoppiato con l’obiettivo di aumentare gli LDR del 25%. In più è stato previsto un nuovo fondo a sostegno di attività sperimentali con l’obiettivo di migliora-re la raccolta RAEE anche attraverso i canali informativi della distribuzione in ottica inte-grata e addizionale rispetto alla comunicazione già svolta dal CdC RAEE”.
Andrea Scozzoli, presidente della Aires Confcommercio ha commentato per la Distribuzione: “Siamo soddisfatti di questo accordo che rappresenta certamente un passo molto positivo per una migliore gestione dei RAEE in Italia. Guardiamo con fiducia alle riforme normative che sono in preparazione a Bruxelles affinché il sistema possa compiutamente sostenere le tante iniziative in tema di economia circolare. Grazie a tutti e in particolare ai colleghi della Distribuzione con i quali è stato possibile lavorare in piena sintonia in ogni fase della trattativa”.
Elisabetta Perrotta, direttore di Assoambiente, ha affermato per le Associazioni delle aziende della raccolta: “L’auspicio è che le novità introdotte in entrambi gli Accordi di Programma RAEE possano consentire il prioritario obiettivo di incrementare la capacità di intercettazione di questi rifiu-ti, non solo con lo sviluppo di centri di raccolta e luoghi di raggruppamento, ma anche at-traverso una adeguata campagna di informazione e comunicazione a cittadini e consuma-tori” evidenzia. “Una maggiore intercettazione dei RAEE consentirà di aumentare anche il recupero di importanti quantità di MPS destinate a una indispensabile collocazione sul mercato e nell’economia”.
Il Centro di Coordinamento RAEE è un consorzio di natura privata, gestito e governato dai Sistemi Collettivi sotto la supervisione del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e del Ministero dello Sviluppo Economico. È costituito dai Sistemi Collettivi dei produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elet-troniche (AEE), in adempimento all’obbligo previsto dal Decreto Legislativo n. 49 del 14 marzo 2014.
Il compito primario del Centro di Coordinamento RAEE è garantire su tutto il territorio nazionale una corret-ta gestione dei RAEE originati dalla raccolta differenziata, assicurando che tutti i Sistemi Collettivi lavorino con modalità ed in condizioni operative omogenee; il Centro di Coordinamento RAEE stabilisce, inoltre, come devono essere assegnati i Centri di Raccolta RAEE ai diversi Sistemi Collettivi.
Circolarità largo consumo in Italia: le best practice raccolte e misurate da GS1 Italy in un nuovo report. Tra stato dell’arte e sfide future. 23 aziende hanno analizzato il loro livello di circolarità, mostrando di aver raggiunto una media settoriale del 53%.
Occorre uno sforzo di sistema, al fine di risolvere i fattori critici che ostacolano il percorso verso la circular economy. Un report di GS1 Italy fa il punto.
Molto si sta già facendo, molto si può migliorare. Soprattutto se verranno scardinate le barriere di sistema che frenano la crescita di questo percorso virtuoso, favorevole non solo per le imprese ma anche per l’intera società. È questa, in estrema sintesi, la conclusione della nuova ricerca “Stato dell’arte dell’economia circolare nel largo consumo italiano”, condotta da GS1 Italy, in ambito ECR e in collaborazione con l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Partendo da Circol-UP – lo strumento di GS1 Italy che consente alle aziende di misurare e identificare le opportunità` per massimizzare la circolarità` dei processi produttivi, della filiera e dei prodotti – lo studio ha analizzato il livello di circolarità e le performance di 23 imprese italiane appartenenti a tre settori del largo consumo: alimentari e bevande, cura casa e cura persona, retail. Ne è emerso un quadro proattivo e con un impegno strutturato verso una transizione in favore della circolarità. Ma con margini di miglioramento.
Il campione di 23 aziende ha infatti evidenziato un livello medio di circolarità del 53%. Il settore più virtuoso è quello di alimentari e bevande con il 61% di media, seguito dal cura casa e cura persona con il 48% e dal retail con il 45%.
«Abbiamo riscontrato un buon livello medio di circolarità e abbiamo rilevato numerose buone pratiche, di natura materiale e immateriale, messe in atto in ciascuna fase della value chain» spiega Silvia Scalia, ECR Italia e training director di GS1 Italy. «Questo dimostra, da un lato, che le imprese dispongono di un set composito di approcci e di metodi per ottimizzare i loro percorsi verso la circolarità e, dall’altro, che li hanno già integrati all’interno delle proprie organizzazioni per definire strategie e compiere azioni coerenti».
Nel report “Stato dell’arte dell’economia circolare nel largo consumo italiano” vengono analizzati in maniera aggregata i risultati delle 23 aziende partecipanti, ripercorrendo l’applicazione di buone pratiche di circolarità lungo le sei fasi del ciclo di vita dei prodotti analizzate (approvvigionamento, design, produzione, distribuzione, utilizzo, gestione del fine vita e dei rifiuti) e approfondendo alcuni casi virtuosi nei tre settori raccontati in 12 schede dedicate.
Nel mondo di alimentari e bevande la fase di design è affidata alle case history sul packaging riutilizzabile di Nutella e sul design circolare degli imballaggi di Parmalat, quella di produzione ai casi dell’efficientamento idrico dei processi di Auricchio e del programma Manufacturing Integrated Lean 6 Sigma di Mondelez, la fase distributiva alla logistica automatizzata di Bauli e quella di consumo alla app “Dove lo butto” di Gruppo Nestlé in Italia. Nell’universo del cura casa e cura persona vengono presentati i packaging circolari di Sutter Industries e le attività di comunicazione e sensibilizzazione del consumatore attuate da Procter & Gamble Italia. Nel retail le case history riguardano invece il trasporto “franco fabbrica” di Conad Logistics e il percorso di eco-valutazione dei fornitori delle private label di D.IT per la fase di approvvigionamento in ottica di circolarità, i nuovi canali di comunicazione della sostenibilità adottati da Bennet per la fase di consumo, e l’economia circolare nella gestione dei rifiuti di imballaggio applicata da Esselunga per la fase di fine vita.
L’analisi condotta da GS1 Italy ha permesso di individuare non solo cosa funziona, ma anche cosa non funziona nel percorso verso la piena circolarità delle imprese italiane.
«Questo studio ha fatto emergere alcuni gap strutturali, determinati da barriere di sistema che ostacolano l’implementazione di altre buone pratiche nelle aziende, come il trasporto intermodale o la raccolta differenziata di sotto-tipologie di rifiuti da imballaggio» aggiunge Fabio Iraldo, professore dell’Istituto di Management della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa. «Per questo nel report abbiamo raccolto e dettagliato le cinque condizioni abilitanti che, potenzialmente, potrebbero incidere in maniera significativa sulle performance dei singoli permettendo di generare un cambiamento sociale su larga scala».
Queste cinque condizioni abilitanti, che rappresentano un primo punto di partenza verso l’implementazione di azioni mirate alla risoluzione progressiva delle barriere di sistema, sono:
1. Redigere un’agenda comune che permetta di allineare gli sforzi, definire l’impegno e il ruolo di ogni organizzazione, mappare le competenze, determinare i flussi secondo i quali saranno condivisi i dati e le informazioni all’interno e all’esterno del gruppo.
2. Definire un sistema di misurazione condiviso, in particolare per quanto riguarda gli indicatori usati per misurare gli effetti di ogni iniziativa. Su questo fronte il percorso realizzato tramite Circol-UP ha sviluppato un know-how vasto e valorizzabile in attività future.
3. Predisporre l’ambito di azione di ogni organizzazione sulla base delle specifiche competenze. Formazione su competenze chiave, mappatura delle competenze, nonché contributo alla creazione di networking e sinergie tra aziende, sono attività core rispetto a cui GS1 Italy potrebbe contribuire in modo decisivo.
4. Condividere le informazioni. Tutti coloro che partecipano all’attuazione dell’azione di sistema dovrebbero avere uno scambio frequente e strutturato di informazioni, facilitato dalla digitalizzazione. L’utilizzo degli standard globali e aperti GS1 agevola il raggiungimento del livello di efficienza richiesto dal concetto di economia circolare.
5. Costruire la “spina dorsale” del progetto, ossia un gruppo indipendente di soggetti che faccia da “cabina di regia”, dedicandosi all’iniziativa e guidandone la visione.
GS1 Italy. A partire dall’introduzione rivoluzionaria del codice a barre nel 1973, l’organizzazione non profit GS1 sviluppa gli standard più utilizzati al mondo per la comunicazione tra imprese. In Italia, GS1 Italy riunisce 40 mila imprese dei settori largo consumo, sanitario, bancario, della pubblica amministrazione e della logistica. I sistemi standard GS1, i processi condivisi ECR, i servizi e gli osservatori di ricerca che GS1 Italy mette a disposizione semplificano e accelerano il processo della trasformazione digitale delle imprese e della supply chain, perché permettono alle aziende di creare esperienze gratificanti per il consumatore, aumentare la trasparenza, ridurre i costi e fare scelte sostenibili.